I Pignoramenti Si Bloccano Con L’avvio Della Liquidazione Coatta Amministrativa?

Perché la risposta la danno i giudici, più che la norma

La risposta breve è sì: dal giorno del provvedimento che ordina la liquidazione coatta amministrativa (LCA) nessun creditore può iniziare o proseguire un’azione esecutiva o cautelare individuale sui beni dell’impresa. La risposta lunga, quella che serve davvero a chi ha già notificato un atto di pignoramento, sta tutta nelle sentenze. La legge, infatti, è scritta per rinvio: l’art. 201 della legge fallimentare per le procedure aperte prima del 15 luglio 2022, l’art. 304 del Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza (CCII) per quelle aperte dopo. Entrambi rimandano al divieto di azioni esecutive dettato per il fallimento (art. 51 l.fall.) e per la liquidazione giudiziale (art. 150 CCII). Tutto ciò che sta in mezzo è stato costruito dalla giurisprudenza: che fine fa il pignoramento già trascritto, se il giudice dell’esecuzione debba dichiarare l’improcedibilità d’ufficio, se la banca fondiaria possa andare avanti, se il sequestro conservativo sopravviva, come si interrompe la prescrizione mentre il creditore aspetta.

In questa guida trovi le decisioni che devi conoscere, ciascuna tradotta in una conseguenza pratica per il creditore che aveva già pignorato e per l’impresa che subisce l’esecuzione. Diciamo subito un limite di metodo: buona parte delle pronunce sul tema riguarda la legge fallimentare, perché sul CCII la Cassazione si è espressa ancora poco. Ogni volta lo segnaliamo, e spieghiamo perché il principio resta utilizzabile anche oggi.

Perché proprio lo Studio Monardo su questo tema? Perché la LCA è una procedura concorsuale dell’impresa, e la gestione dei rapporti tra creditori e debitore in una crisi d’impresa è il terreno dell’Avv. Giuseppe Angelo Monardo, Esperto Negoziatore della crisi d’impresa ai sensi del D.L. 118/2021: chi conduce trattative tra impresa e creditori sa leggere il momento in cui l’azione individuale diventa inutile e conviene spostarsi sul tavolo concorsuale. E poiché molte imprese soggette a LCA sono cooperative e piccoli enti i cui soci e garanti finiscono a loro volta sovraindebitati, conta anche la sua qualifica di Gestore della crisi da sovraindebitamento (L. 3/2012) e fiduciario di un OCC.

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Il quadro normativo in breve

La liquidazione coatta amministrativa è una procedura concorsuale disposta dall’autorità amministrativa che vigila sull’impresa (ad esempio il Ministero competente per le cooperative, la Banca d’Italia per le banche, l’IVASS per le imprese di assicurazione). Nel CCII è disciplinata dagli artt. 293 e seguenti: l’art. 293 ne delimita l’ambito, l’art. 300 regola il provvedimento che la dispone, l’art. 304 ne fissa gli effetti per i creditori. Restano poi le regole speciali di settore, come gli artt. 80 e seguenti del Testo unico bancario (TUB) per le banche e gli artt. 245 e seguenti del Codice delle assicurazioni private per le compagnie.

Il meccanismo che interessa i pignoramenti funziona così:

Passaggio Legge fallimentare (procedure aperte prima del 15/7/2022) CCII (procedure aperte dopo)
Norma sugli effetti per i creditori Art. 201 l.fall. Art. 304 CCII
Rinvio al divieto di azioni esecutive Art. 51 l.fall. Art. 150 CCII (sezione sugli effetti per i creditori)
Momento da cui opera Data del provvedimento che ordina la liquidazione Data del provvedimento che ordina la liquidazione
Chi prende il posto del curatore Commissario liquidatore Commissario liquidatore
Chi prende il posto di tribunale e giudice delegato Autorità di vigilanza Autorità di vigilanza

L’art. 51 l.fall. stabiliva che, salvo diversa disposizione della legge, dal giorno della dichiarazione di fallimento nessuna azione individuale esecutiva o cautelare, anche per crediti maturati durante il fallimento, può essere iniziata o proseguita sui beni compresi nella procedura. L’art. 150 CCII riproduce la stessa regola per la liquidazione giudiziale. L’art. 304 CCII, a sua volta, dispone che dalla data del provvedimento che ordina la liquidazione coatta si applichino le disposizioni della sezione sugli effetti della liquidazione giudiziale per i creditori, che si apre proprio con l’art. 150, e quelle sui rapporti giuridici pendenti. Il secondo comma sostituisce gli organi: l’autorità di vigilanza al posto di tribunale e giudice delegato, il commissario liquidatore al posto del curatore, il comitato di sorveglianza al posto del comitato dei creditori.

Tre elementi del testo vanno tenuti a mente perché su ciascuno si è innestata la giurisprudenza:

  1. “Iniziata o proseguita”: il divieto colpisce sia le esecuzioni nuove sia quelle già pendenti. È qui che nasce la domanda del creditore che aveva già pignorato.
  2. “Esecutiva o cautelare”: oltre ai pignoramenti, il divieto riguarda sequestri conservativi e altre misure strumentali all’esecuzione.
  3. “Salvo diversa disposizione della legge”: è la porta d’ingresso delle eccezioni, la più nota delle quali è quella del credito fondiario (art. 41, comma 2, TUB).

C’è poi un dato che distingue la LCA dal fallimento e dalla liquidazione giudiziale: l’accertamento dei crediti non avviene davanti a un giudice delegato ma in una fase amministrativa gestita dal commissario liquidatore, con la successiva possibilità di opposizione davanti al tribunale. Per questo, come vedremo, i giudici hanno parlato per decenni di “difetto temporaneo di giurisdizione” e poi, più correttamente, di improponibilità o improseguibilità temporanea delle domande. I termini numerici della fase di accertamento (comunicazioni, domande, deposito dell’elenco dei crediti, opposizioni) sono fissati dalla legge e vanno letti sul testo vigente al momento dell’apertura della procedura; in questa guida non li ripetiamo per non rischiare di indicare scadenze sbagliate per la tua procedura.

Chi può finire in LCA e perché questo cambia la lettura del pignoramento

Il creditore che si vede bloccare un pignoramento spesso non sapeva neppure che il suo debitore fosse soggetto a LCA anziché al fallimento o alla liquidazione giudiziale. Il punto è rilevante, perché la sede in cui far valere il credito, gli organi a cui rivolgersi e alcune regole speciali cambiano. Le categorie più frequenti sono:

Tipo di impresa Autorità che dispone la LCA Regole speciali da considerare
Società cooperative ed enti mutualistici Autorità governativa di vigilanza Art. 2545-terdecies c.c. e CCII artt. 293 ss.
Banche Su proposta della Banca d’Italia Artt. 80 ss. TUB (rinvio dell’art. 83 TUB per gli effetti)
Imprese di assicurazione Su proposta dell’IVASS Artt. 245 ss. Codice delle assicurazioni private
Altri enti indicati da leggi speciali Autorità prevista dalla legge di settore Disciplina di settore più CCII

Per alcune imprese la legge prevede sia la LCA sia la liquidazione giudiziale (art. 295 CCII): in questi casi conta quale procedura è stata aperta per prima. Inoltre il CCII disciplina l’accertamento giudiziale dello stato di insolvenza anteriore alla LCA (art. 297) e successivo (art. 298, che riprende l’art. 202 l.fall.). Ai fini del pignoramento, però, il momento decisivo resta sempre uno: la data del provvedimento che ordina la liquidazione, non la data dell’eventuale sentenza che accerta l’insolvenza.

Questo dettaglio ha una ricaduta pratica immediata. Il creditore che consulta il registro delle imprese e trova la cooperativa “in liquidazione” non deve confondere la liquidazione volontaria, che non blocca i pignoramenti, con la liquidazione coatta amministrativa, che li blocca. Nel dubbio, il provvedimento dell’autorità e la sua pubblicazione sono i documenti da acquisire prima di decidere se proseguire, sospendere o abbandonare l’esecuzione. Anche lo scioglimento per atto dell’autorità senza nomina di un commissario liquidatore, previsto per alcune cooperative, non va confuso con la LCA: gli effetti sui pignoramenti sono diversi e vanno verificati sul provvedimento.

L’orientamento consolidato: l’azione individuale si ferma, il credito no

Il divieto copre ogni azione individuale, anche per i crediti sorti dopo

La prima vicenda utile riguarda un creditore che, dopo l’apertura di una LCA, aveva agito in via ordinaria per un credito prededucibile, cioè sorto durante la procedura e quindi da pagare prima degli altri. Con la sentenza n. 339 del 9 gennaio 2013, la Prima Sezione civile della Cassazione ha chiarito che nella LCA tutti i crediti vanno fatti valere esclusivamente nelle forme concorsuali previste dalla legge fallimentare (artt. 201, 207 e 209 l.fall.). Neppure il credito prededucibile autorizza una domanda di condanna o di accertamento davanti al giudice ordinario.

Il principio, calato nella pratica, significa che il creditore non ha una corsia preferenziale per il solo fatto che il suo credito è “più forte”: la forza del credito incide sull’ordine di pagamento nel riparto, non sulla possibilità di aggirare il concorso con un’azione individuale. A maggior ragione non può pignorare.

Lo stesso concetto era stato espresso dalla Cassazione, Sez. III, sentenza n. 4913 del 1° aprile 2003: i crediti verso l’impresa in LCA, anteriori o posteriori all’apertura, sono temporaneamente sottratti al giudice ordinario e vanno fatti valere davanti al commissario liquidatore; i provvedimenti sullo stato passivo si impugnano poi davanti al tribunale fallimentare. In altre parole, il percorso è obbligato: prima la fase amministrativa, poi eventualmente il giudice dell’opposizione.

La natura del blocco: temporaneo, non definitivo

Su che cosa sia, tecnicamente, questo blocco, le Sezioni Unite sono intervenute più volte. Con la sentenza n. 3034 del 18 aprile 1988 hanno affermato che il creditore non può agire in giudizio prima che si sia conclusa la fase amministrativa di verifica del passivo, anche quando il credito deriva da atti compiuti dal commissario, e che questa regola non contrasta con il diritto di difesa garantito dall’art. 24 della Costituzione. Con la sentenza n. 8635 del 3 ottobre 1996 le Sezioni Unite hanno precisato che la domanda proposta contro l’impresa in LCA è improponibile, se proposta dopo l’apertura, o improseguibile, se già pendente, fino alla verifica del passivo; e che la relativa pronuncia è di merito, non di giurisdizione, sicché non si contesta con il regolamento di competenza o di giurisdizione.

L’orientamento si è consolidato nel senso che il blocco è temporaneo e strumentale: serve a convogliare tutte le pretese nel concorso, non a cancellarle. La sentenza delle Sezioni Unite n. 5037 dell’8 aprile 2002 ha esteso la stessa improponibilità temporanea alle banche in LCA, in forza del rinvio dell’art. 83 TUB.

Il principio, calato nella pratica, significa che chi aveva un giudizio di cognizione o un’esecuzione contro l’impresa non perde il diritto: perde lo strumento individuale e deve “trasferire” la pretesa nella procedura.

Il blocco non tocca la prescrizione nel modo che molti credono

Una vicenda decisa dalla Cassazione, Sez. I, sentenza n. 17955 del 25 novembre 2003, riguardava un creditore che riteneva di essere protetto dalla prescrizione per il solo fatto che la LCA fosse aperta. La Corte ha chiarito che la LCA impedisce le azioni esecutive individuali ma non l’esercizio del diritto in sede concorsuale, e che l’apertura della procedura, di per sé, non sospende né interrompe la prescrizione. La prescrizione si interrompe con l’insinuazione al passivo o con un atto di messa in mora, e l’effetto interruttivo dura fino alla chiusura della procedura.

Per chi aveva pignorato è un’indicazione decisiva: l’esecuzione dichiarata improcedibile non è un “parcheggio” sicuro. Se il creditore resta inerte nella procedura, rischia che il tempo lavori contro di lui, soprattutto nei confronti dei coobbligati e dei garanti, che non sono soggetti al divieto.

L’improcedibilità si rileva d’ufficio

Ultimo tassello dell’orientamento consolidato: la Cassazione, Sez. III, sentenza n. 5662 del 9 marzo 2010, decidendo su una causa contro un assicuratore poi posto in LCA, ha affermato che la domanda ordinaria diventa temporaneamente improcedibile fino alla fine dell’accertamento del passivo e che il vizio è rilevabile d’ufficio in ogni stato e grado, anche in Cassazione.

Tradotto per il processo esecutivo: il giudice dell’esecuzione che viene a conoscenza del provvedimento di LCA non può proseguire nemmeno se nessuno solleva la questione. Il creditore che spera nel silenzio del commissario per arrivare alla vendita o all’assegnazione corre un rischio concreto di vedersi travolgere gli atti compiuti.

Questione aperta n. 1: che fine fa il pignoramento già eseguito?

La questione

Il creditore ha notificato l’atto di pignoramento, lo ha trascritto (se immobiliare) o ha già ottenuto l’udienza per l’assegnazione (se presso terzi). Poi arriva il provvedimento di LCA. Il pignoramento è nullo? Si può tenere in vita in attesa della chiusura della procedura? Chi può farne valere l’inefficacia? E le somme già accantonate dal terzo pignorato?

Cosa hanno deciso i giudici

La Suprema Corte ha chiarito, con riferimento al fallimento, che il divieto di azioni esecutive non incide sulla validità del pignoramento ma sulla sua opponibilità alla massa. Nella sentenza n. 17109 del 3 dicembre 2002 (Cass., Sez. I) si legge, in sostanza, che il pignoramento compiuto in violazione del divieto non è oggettivamente nullo, ma è inefficace nei confronti della procedura, e che solo l’organo della procedura (lì il curatore, nella LCA il commissario liquidatore) è legittimato a farne valere l’inefficacia. La pronuncia riguarda la legge fallimentare, ma il principio è trasferibile alla LCA grazie al rinvio dell’art. 201 l.fall. e oggi dell’art. 304 CCII, che sostituisce espressamente il commissario al curatore.

Sul pignoramento presso terzi, la Cassazione, Sez. III, sentenza n. 28 del 7 gennaio 2009, ha affermato che il giudizio di accertamento dell’obbligo del terzo (art. 548 c.p.c., nella disciplina allora vigente) è autonomo rispetto al processo esecutivo: il fallimento del debitore esecutato non ne impedisce la prosecuzione, e a opporsi può essere soltanto il curatore. Anche qui si tratta di una pronuncia in materia fallimentare.

Per i giudizi di cognizione pendenti, infine, rileva la Cassazione, Sez. III, sentenza n. 16758 del 27 novembre 2002: non c’è improseguibilità se la sentenza che accerta il credito, anche non definitiva, è stata pronunciata prima che la LCA fosse comunicata e acquisita al processo. È un dettaglio che conta per il creditore che stava costruendo il titolo esecutivo: se il titolo si è formato in tempo, la sua posizione nella procedura sarà diversa.

Le diverse forme di pignoramento davanti alla LCA

Il principio di inopponibilità si declina in modo diverso a seconda del tipo di esecuzione. Lo schema che segue applica le pronunce citate, tenendo presente che quasi tutte riguardano il fallimento e arrivano alla LCA per rinvio.

Forma di esecuzione Stato al momento della LCA Effetto pratico
Pignoramento immobiliare Trascritto, vendita non ancora disposta Esecuzione improcedibile; il bene entra nella liquidazione gestita dal commissario
Pignoramento immobiliare Bene aggiudicato, prezzo non ancora distribuito Il ricavato va alla procedura, salva l’eventuale eccezione fondiaria
Pignoramento mobiliare Beni pignorati in custodia Il commissario può chiedere la liberazione e la consegna dei beni
Pignoramento presso terzi Prima dell’ordinanza di assegnazione Il giudice non può assegnare; il credito pignorato torna alla massa
Pignoramento presso terzi Assegnazione già disposta, pagamenti in corso Zona grigia: i pagamenti successivi alla LCA sono esposti a contestazione
Giudizio di accertamento dell’obbligo del terzo Pendente Autonomo (Cass. n. 28/2009); l’organo della procedura può intervenire e opporsi

La tabella mostra che la posizione del creditore dipende dal punto esatto in cui la LCA intercetta il procedimento. Per questo la prima cosa da fare non è una valutazione astratta, ma la ricostruzione degli atti con le loro date, confrontate con la data del provvedimento dell’autorità.

C’è anche un profilo che il creditore tende a trascurare: l’ipoteca giudiziale. Se il creditore, prima della LCA, aveva iscritto ipoteca sulla base di un decreto ingiuntivo o di una sentenza, la garanzia non viene meno per effetto del divieto di azioni esecutive, ma la sua tenuta nel concorso va verificata alla luce delle regole sugli atti pregiudizievoli e del momento dell’iscrizione. È una verifica da fare sulla documentazione ipotecaria, non a memoria.

Se c’è contrasto

Sul principio generale non c’è contrasto: l’esecuzione individuale non può proseguire. Le zone grigie riguardano gli effetti già prodotti: somme assegnate e non ancora pagate dal terzo, pagamenti eseguiti dal terzo dopo il provvedimento, distribuzioni parziali. Non abbiamo individuato in questa ricerca pronunce recenti specifiche sulla LCA che risolvano questi casi, e preferiamo non citarne a memoria. L’assunzione prudenziale è che tutto ciò che il creditore riceve dopo il provvedimento di LCA, in forza di un’esecuzione individuale, possa essere richiesto in restituzione dal commissario liquidatore.

Cosa significa per te

Se sei il creditore che aveva pignorato: il tuo pignoramento non “sparisce”, ma non ti dà più nulla di esclusivo verso la massa. Devi presentare domanda nella procedura (o verificare che il commissario abbia inserito il tuo credito nell’elenco che comunica ai creditori) e far valere lì eventuali cause di prelazione, come un’ipoteca regolarmente iscritta prima dell’apertura. Le spese sostenute per la procedura esecutiva vanno anch’esse indicate nella domanda, documentate.

Se sei l’impresa o il commissario: depositare nel fascicolo dell’esecuzione il provvedimento di LCA e chiedere la declaratoria di improcedibilità evita che il creditore ottenga un’assegnazione destinata a essere contestata.

Il pignoramento eseguito prima della LCA resta un atto valido ma inopponibile alla procedura: per il creditore il centro della partita si sposta dal giudice dell’esecuzione al commissario liquidatore.

Questione aperta n. 2: il creditore fondiario può andare avanti?

La questione

La banca che ha erogato un mutuo fondiario gode, nel fallimento, di un trattamento particolare: l’art. 41, comma 2, TUB le consente di iniziare o proseguire l’azione esecutiva sui beni ipotecati anche dopo la dichiarazione di fallimento. È la “diversa disposizione della legge” che l’art. 51 l.fall. faceva salva. La domanda è se lo stesso vantaggio valga quando il debitore è in LCA, e oggi quando la procedura è regolata dal CCII.

Cosa hanno deciso i giudici

La Suprema Corte ha costruito la figura del cosiddetto privilegio processuale fondiario già sotto la disciplina previgente. Con la sentenza n. 23572 del 17 dicembre 2004 (Cass., Sez. I), pronunciata sull’art. 42 del R.D. 646/1905 poi trasfuso nel TUB, ha chiarito che il creditore fondiario può iniziare o proseguire l’esecuzione individuale e ottenere l’assegnazione del ricavato nei limiti del proprio credito, ma che l’assegnazione è provvisoria: per renderla definitiva deve insinuarsi al passivo, e spetta all’organo della procedura che chiede la restituzione dimostrare la graduazione e l’incapienza.

Il principio è stato ribadito dalla Cassazione, Sez. III, sentenza n. 23482 del 28 settembre 2018: la distribuzione disposta dal giudice dell’esecuzione a favore del fondiario sulla base dei provvedimenti della procedura concorsuale, anche non definitivi, ha carattere provvisorio e diventa definitiva solo dopo l’accertamento definitivo in sede concorsuale; la procedura può chiedere la restituzione delle somme eccedenti. Nella stessa linea si colloca Cass. n. 12673/2022, citata dalla dottrina a sostegno dell’assegnazione provvisoria del ricavato (della quale non abbiamo potuto riscontrare la data esatta).

Il passaggio più recente è la sentenza della Cassazione, Sez. I, n. 22914 del 19 agosto 2024, che ha riconosciuto il privilegio processuale fondiario non solo nella liquidazione giudiziale del CCII ma anche nella liquidazione controllata del sovraindebitato, ragionando sul fatto che il rinvio del Codice alle regole della liquidazione giudiziale porta con sé anche le relative eccezioni.

Un limite va però ricordato: la Cassazione, Sez. III, sentenza n. 14003 del 26 luglio 2004, ha qualificato le norme sul credito fondiario come eccezionali, e quindi di stretta interpretazione, negando in quel caso il beneficio al cessionario che non aveva curato le annotazioni richieste. Il carattere eccezionale della norma è l’argomento che chi contesta l’estensione del privilegio usa più spesso.

Se c’è contrasto

Per la LCA in senso stretto non abbiamo trovato in questa ricerca una pronuncia di legittimità specifica e verificabile sull’applicazione dell’art. 41, comma 2, TUB. Il ragionamento della Cassazione n. 22914/2024 (il rinvio porta con sé le eccezioni) è però lo stesso che si può fare per l’art. 304 CCII, che richiama la sezione aperta dall’art. 150 e la sua clausola “salvo diversa disposizione della legge”. Di contro, la natura eccezionale della norma, sottolineata dalla Cassazione n. 14003/2004, è un argomento per un’interpretazione restrittiva. L’assunzione prudenziale è che il creditore fondiario possa chiedere di proseguire l’esecuzione anche in LCA, ma debba comunque presentare domanda nella procedura e consideri ogni somma ricevuta come provvisoria, esposta alla restituzione.

Cosa significa per te

Se sei la banca o il cessionario del credito fondiario, la prosecuzione dell’esecuzione non è un’alternativa al concorso: è un binario parallelo che anticipa i tempi, ma che deve essere “agganciato” all’accertamento del commissario. Se sei l’impresa o un suo garante, la verifica della natura fondiaria del mutuo (requisiti di legge, limiti di finanziabilità, regolarità della cessione e delle annotazioni) è il primo controllo da fare, perché da essa dipende se quell’esecuzione possa davvero proseguire.

Qui il lavoro è di coordinamento tra diritto bancario e procedura concorsuale: lo Studio Monardo lo affronta con lo staff multidisciplinare nazionale in diritto bancario e tributario coordinato dall’Avv. Giuseppe Angelo Monardo, Esperto Negoziatore della crisi d’impresa ex D.L. 118/2021.

Il privilegio fondiario, quando opera, accelera la liquidazione del bene ipotecato ma non sottrae il credito alla verifica concorsuale: la somma incassata resta provvisoria fino all’accertamento definitivo.

Questione aperta n. 3: sequestri, cautele ed esecuzioni esattoriali

La questione

Il creditore non aveva pignorato, ma aveva ottenuto un sequestro conservativo sui beni dell’impresa. Oppure il creditore è l’agente della riscossione, che procede con le regole speciali della riscossione a mezzo ruolo. O ancora sui beni grava un sequestro disposto in un procedimento penale. Il provvedimento di LCA blocca anche queste misure?

Cosa hanno deciso i giudici

Sulle misure cautelari civili la risposta della giurisprudenza è netta. La Cassazione, Sez. III, sentenza n. 5323 del 4 aprile 2003, ha affermato che l’inammissibilità delle azioni esecutive individuali si estende alle azioni cautelari ad esse strumentali, la cui valutazione passa all’organo della procedura; nel caso, è stata negata al socio creditore la possibilità di agire in via surrogatoria a tutela del patrimonio sociale dopo il fallimento. La Cassazione, Sez. I, sentenza n. 7110 del 25 maggio 2001, ha poi chiarito un effetto collaterale importante: il giudizio di convalida del sequestro conservativo diventa improcedibile per effetto del divieto, ma ciò non libera il fideiussore che aveva prestato garanzia per ottenere la revoca del sequestro, perché il rapporto di garanzia resta autonomo. Entrambe le pronunce riguardano il fallimento e si applicano alla LCA per effetto del rinvio.

Non tutto ciò che colpisce un bene è “azione esecutiva”. La Cassazione, Sez. I, n. 2814/1991, ha escluso che la confisca obbligatoria di un veicolo circolante senza assicurazione rientri nel divieto: è un provvedimento ablatorio sul bene, mentre il credito per la sanzione pecuniaria va fatto valere nel concorso. È un’indicazione utile per distinguere le misure che si arrestano con la procedura da quelle che rispondono a finalità pubblicistiche diverse.

Per le misure cautelari penali il CCII contiene un’apposita disciplina di coordinamento (artt. 317 e seguenti) scritta con riferimento alla liquidazione giudiziale; la sua estensione alla LCA e i rapporti tra sequestro penale e commissario liquidatore vanno verificati caso per caso, e non abbiamo trovato in questa ricerca pronunce verificabili specifiche sulla LCA da citare.

Quanto all’agente della riscossione, la clausola “salvo diversa disposizione della legge” ha storicamente consentito alla riscossione esattoriale regole proprie. Nella disciplina della riscossione a mezzo ruolo (d.P.R. 602/1973) è prevista la domanda di ammissione al passivo sulla base del ruolo quando il debitore è sottoposto a procedura concorsuale; non abbiamo individuato in questa ricerca pronunce verificabili sulla prosecuzione di esecuzioni esattoriali dopo l’apertura di una LCA, e per questo non ne citiamo.

Se c’è contrasto

Per le cautele civili non c’è contrasto: si fermano. Per le misure penali e per la riscossione esattoriale mancano, nei materiali verificati, pronunce specifiche sulla LCA. L’assunzione prudenziale è che ogni misura con finalità di soddisfazione individuale del credito si arresti, mentre le misure con finalità pubblicistica diversa (penale, ablatoria) seguano regole proprie da verificare sul provvedimento concreto.

Cosa significa per te

Il creditore che aveva un sequestro conservativo non ottiene, con la convalida, una prelazione da far valere contro la massa: deve entrare nel concorso come gli altri. Se però aveva ottenuto la revoca del sequestro contro una fideiussione, quella garanzia resta un’arma utilizzabile verso il garante, che non è in LCA. Per l’impresa e per il commissario, il controllo da fare è la natura di ciascuna misura che grava sui beni: civile, esattoriale o penale, ciascuna con il suo regime.

Prima di rinunciare a una cautela o di proseguirla, verifica sempre se esistono garanzie autonome (fideiussioni, coobbligati) che il divieto della LCA non tocca: spesso è lì che il creditore recupera.

La pronuncia più recente e rilevante: Cass. n. 22914 del 19 agosto 2024

Tra le decisioni riscontrate, la più recente e quella con maggiori ricadute sul tema è la sentenza della Prima Sezione civile n. 22914 del 19 agosto 2024. Non riguarda direttamente la LCA, ma il suo ragionamento è quello che oggi si applica, per analogia, a ogni procedura che il CCII costruisce per rinvio alla liquidazione giudiziale.

Il contesto. Il caso riguardava una procedura di liquidazione controllata, cioè la procedura liquidatoria del sovraindebitato introdotta dal CCII. Il creditore fondiario intendeva proseguire l’esecuzione individuale sull’immobile ipotecato. La questione era se l’eccezione dell’art. 41, comma 2, TUB, scritta per il fallimento, potesse operare anche in una procedura diversa, regolata dal Codice con richiami alla liquidazione giudiziale.

La motivazione in linguaggio piano. La Corte ha ritenuto che il privilegio processuale fondiario operi sia nella liquidazione giudiziale sia nella liquidazione controllata. Il ragionamento è che, quando il Codice rinvia alle regole della liquidazione giudiziale, rinvia anche alle eccezioni che quelle regole fanno salve. Il divieto di azioni esecutive individuali viene richiamato “con la sua clausola”, cioè con l’inciso “salvo diversa disposizione della legge”, e tra queste diverse disposizioni c’è appunto l’art. 41 TUB.

Cosa cambia rispetto a prima. Prima di questa decisione la giurisprudenza di merito sul sovraindebitamento era divisa e una parte negava al fondiario la prosecuzione nella liquidazione del patrimonio, valorizzando il carattere eccezionale della norma. La Cassazione ha scelto la lettura “per rinvio”, che privilegia la coerenza del sistema. Per la LCA la conseguenza è indiretta ma importante: l’art. 304 CCII usa la stessa tecnica, richiamando la sezione che si apre con l’art. 150. Chi sostiene che il fondiario possa proseguire anche in LCA ha oggi un argomento di legittimità in più; chi lo nega deve spiegare perché il rinvio dell’art. 304 dovrebbe funzionare diversamente.

Il limite da non dimenticare. La stessa giurisprudenza che riconosce il privilegio ne ha sempre affermato la natura processuale e provvisoria (Cass. n. 23572/2004 e n. 23482/2018): il bene resta nell’attivo, il fondiario deve insinuarsi, la distribuzione è soggetta a conguaglio. Per la LCA, dove l’accertamento è affidato al commissario e non a un giudice delegato, il coordinamento tra giudice dell’esecuzione e procedura amministrativa è ancora più delicato: il giudice dell’esecuzione dovrà conformarsi all’elenco dei crediti ammessi formato dal commissario e alle eventuali decisioni sulle opposizioni.

Il principio, calato nella pratica, significa che dal 2024 la prosecuzione dell’esecuzione fondiaria in una procedura costruita per rinvio è la lettura con il sostegno della Cassazione, ma resta un’esecuzione “sotto condizione” del concorso.

I principi applicati ai casi reali

Le ipotesi che seguono sono esercizi dimostrativi, non casi reali: servono a vedere come i principi si combinano su numeri concreti.

Ipotesi 1: pignoramento presso terzi su una cooperativa

Un fornitore vanta 18.740 € verso una cooperativa di servizi. Il 14 febbraio notifica un pignoramento presso terzi sui crediti della cooperativa verso un ente committente; l’udienza è fissata per il 9 aprile. Il 26 marzo il Ministero dispone la LCA della cooperativa.

  • Alla luce di Cass. n. 17109/2002 e del rinvio dell’art. 304 CCII, il pignoramento non è nullo ma non è opponibile alla procedura; il giudice, informato del provvedimento, non può assegnare le somme (Cass. n. 5662/2010 sulla rilevabilità d’ufficio).
  • Il fornitore deve presentare domanda nella procedura per 18.740 € più le spese documentate dell’esecuzione; si tratta di un credito chirografario salvo prelazioni.
  • Le somme dovute dall’ente committente restano a disposizione del commissario per il riparto tra tutti i creditori.
  • Se il fornitore avesse ottenuto una fideiussione personale del presidente della cooperativa, potrebbe agire contro il garante, che non è soggetto al divieto.

Ipotesi 2: mutuo fondiario e immobile già all’asta

Una banca vanta 412.680 € per un mutuo fondiario verso una società poi posta in LCA. L’esecuzione immobiliare è iniziata due anni prima; l’immobile è aggiudicato per 296.300 € poco dopo l’apertura della procedura.

  • Se si accoglie la lettura della Cass. n. 22914/2024 applicata per analogia all’art. 304 CCII, l’esecuzione può proseguire e il giudice dell’esecuzione può attribuire alla banca il ricavato al netto delle spese in prededuzione.
  • Secondo Cass. n. 23572/2004 e n. 23482/2018, l’attribuzione è provvisoria: la banca deve essere ammessa al passivo; se il commissario dimostra che altri creditori la precedono sul ricavato, può chiedere la restituzione della differenza.
  • La parte eccedente del ricavato, se ve ne fosse, spetta alla procedura.
  • Prudenzialmente, la banca presenta domanda subito, senza attendere la fine della vendita, e interrompe così la prescrizione anche ai fini della quota non coperta dal ricavato (Cass. n. 17955/2003).

Ipotesi 3: sequestro conservativo con fideiussione per la revoca

Un ex agente vanta 63.215 € di provvigioni verso una compagnia di assicurazione. Ottiene un sequestro conservativo; la compagnia ne chiede e ottiene la revoca offrendo una fideiussione di una società terza. Prima della convalida, la compagnia è posta in LCA.

  • Per Cass. n. 5323/2003 la cautela strumentale all’esecuzione si arresta; per Cass. n. 7110/2001 il giudizio di convalida diventa improcedibile.
  • La fideiussione, però, resta un rapporto autonomo (sempre Cass. n. 7110/2001): l’agente può agire contro il garante in un giudizio separato.
  • Per il credito verso la compagnia, l’agente deve seguire la fase di accertamento davanti al commissario (Cass. SU n. 8635/1996 proprio su corrispettivi di agenzia).

La giurisprudenza in tabella

La tabella riepiloga tutte le pronunce citate. Sono state riscontrate in questa sessione su fonti indipendenti. Dove la decisione riguarda la legge fallimentare lo indichiamo, perché il principio arriva alla LCA disciplinata dal CCII attraverso il rinvio dell’art. 304.

Pronuncia Questione Principio in una riga Rilevanza pratica
Cass. Sez. I n. 339 del 9/1/2013 (l.fall.) Crediti verso impresa in LCA Tutti i crediti, anche prededucibili, passano dalle forme concorsuali Nessuna corsia individuale, nemmeno per i crediti “più forti”
Cass. Sez. III n. 4913 dell’1/4/2003 (l.fall.) Giudice competente Crediti anteriori e posteriori vanno al commissario, poi al tribunale Percorso obbligato per il creditore
Cass. SU n. 3034 del 18/4/1988 (l.fall.) Domanda prima della verifica Non si agisce prima della fase amministrativa; nessun contrasto con l’art. 24 Cost. Il blocco è legittimo
Cass. SU n. 8635 del 3/10/1996 (l.fall.) Natura del blocco Improponibilità o improseguibilità temporanea, questione di merito Errori di qualificazione costano un grado di giudizio
Cass. SU n. 5037 dell’8/4/2002 (l.fall./TUB) Banche in LCA Improponibilità temporanea estesa alle banche (art. 83 TUB) Vale anche contro la banca debitrice
Cass. Sez. I n. 17955 del 25/11/2003 (l.fall.) Prescrizione La LCA non sospende la prescrizione; la interrompe la domanda o la messa in mora Non restare inerti
Cass. Sez. III n. 5662 del 9/3/2010 (l.fall.) Rilievo del vizio Improcedibilità temporanea rilevabile d’ufficio, anche in Cassazione Il giudice si ferma anche senza eccezione
Cass. Sez. III n. 16758 del 27/11/2002 (l.fall.) Giudizio già deciso Nessuna improseguibilità se la sentenza precede la conoscenza della LCA nel processo Il titolo formato in tempo conta
Cass. Sez. I n. 17109 del 3/12/2002 (l.fall.) Pignoramento in violazione del divieto Atto valido ma inopponibile; lo fa valere l’organo della procedura Il pignoramento non è nullo ma non giova
Cass. Sez. III n. 28 del 7/1/2009 (l.fall.) Pignoramento presso terzi L’accertamento dell’obbligo del terzo è autonomo; si oppone il curatore Spazio di manovra per l’organo della procedura
Cass. Sez. III n. 5323 del 4/4/2003 (l.fall.) Cautele Il divieto si estende alle cautelari strumentali Il sequestro conservativo si ferma
Cass. Sez. I n. 7110 del 25/5/2001 (l.fall.) Convalida sequestro e garanzia Convalida improcedibile, fideiussione per la revoca resta autonoma Recupero verso il garante
Cass. Sez. I n. 2814/1991 (l.fall.) Confisca La confisca obbligatoria non è azione esecutiva Distinguere misure pubblicistiche
Cass. Sez. I n. 23572 del 17/12/2004 (l.fall.) Credito fondiario Esecuzione consentita, assegnazione provvisoria, insinuazione necessaria Il fondiario incassa con riserva
Cass. Sez. III n. 14003 del 26/7/2004 Credito fondiario e cessione Norme eccezionali, di stretta interpretazione Verificare titolarità e annotazioni
Cass. Sez. III n. 23482 del 28/9/2018 (l.fall.) Distribuzione al fondiario Distribuzione provvisoria, restituzione dell’eccedenza Conguaglio con la procedura
Cass. n. 12673/2022 Credito fondiario Assegnazione provvisoria del ricavato al fondiario Conferma l’orientamento
Cass. Sez. I n. 22914 del 19/8/2024 (CCII) Fondiario nelle procedure “per rinvio” Il rinvio alla liquidazione giudiziale porta con sé le eccezioni Argomento per la prosecuzione anche in LCA

La sintesi operativa

Dalle pronunce esaminate si ricavano alcune regole pratiche, valide sia per il creditore sia per l’impresa e i suoi garanti:

  • Dal giorno del provvedimento di LCA nessun pignoramento può essere iniziato o proseguito sui beni dell’impresa, anche per crediti sorti durante la procedura.
  • Il pignoramento già eseguito non è nullo, ma non è opponibile alla procedura: solo il commissario può farne valere l’inefficacia.
  • Il giudice dell’esecuzione rileva l’improcedibilità anche d’ufficio: contare sul silenzio della procedura è un azzardo.
  • Il credito non si perde: si trasferisce nel concorso, davanti al commissario liquidatore e poi, se serve, al tribunale in sede di opposizione.
  • L’apertura della LCA non ferma la prescrizione: serve la domanda nella procedura o un atto di messa in mora.
  • I sequestri conservativi seguono la sorte dei pignoramenti; le garanzie prestate da terzi, invece, sopravvivono.
  • Il creditore fondiario ha argomenti solidi per proseguire anche in LCA, ma ciò che incassa resta provvisorio fino all’accertamento definitivo.
  • Per le misure penali e le esecuzioni esattoriali valgono regole speciali: vanno verificate sul provvedimento concreto, senza automatismi.
  • Se la procedura è stata aperta prima del 15 luglio 2022 si applica l’art. 201 l.fall.; dopo, l’art. 304 CCII: verificare la data del provvedimento è il primo passo.

Il filo conduttore è uno: la LCA non cancella i diritti dei creditori, ne cambia la sede. Chi lo capisce subito non perde tempo in un’esecuzione destinata a fermarsi e si posiziona nella procedura con il credito ben documentato.

Le domande sul “quindi in pratica?”

Ho pignorato un mese prima della LCA: devo rinunciare all’esecuzione?

Non serve una rinuncia formale: l’esecuzione diventa improcedibile e il giudice la dichiara tale, anche d’ufficio (Cass. n. 5662/2010). Ciò che devi fare è attivarti nella procedura: controlla la comunicazione del commissario sul tuo credito e, se è incompleta o assente, presenta domanda nei termini fissati dalla legge. Ricorda che la domanda interrompe la prescrizione (Cass. n. 17955/2003).

Le spese che ho sostenuto per pignorare sono perse?

Non necessariamente: vanno indicate e documentate nella domanda insieme al capitale e agli interessi. Il loro trattamento (chirografario o privilegiato) dipende dalla natura del credito e dalle regole del riparto. Non le recuperi, però, proseguendo l’esecuzione.

Il terzo pignorato ha pagato a me dopo il provvedimento di LCA: devo restituire?

È lo scenario a rischio. Sulla base dell’inopponibilità affermata dalla Cassazione (n. 17109/2002), il commissario può chiedere la restituzione di quanto incassato in forza di un’esecuzione individuale non più opponibile. Prima di trattenere quelle somme è opportuno farsi verificare la cronologia esatta: data del provvedimento, data dell’ordinanza di assegnazione, data del pagamento.

La mia banca ha un mutuo fondiario: può vendere l’immobile della società in LCA?

Ci sono argomenti forti in questo senso dopo Cass. n. 22914/2024, ma manca, nei materiali che abbiamo verificato, una pronuncia di legittimità specifica sulla LCA. In ogni caso la banca deve insinuarsi e l’assegnazione del ricavato resta provvisoria (Cass. n. 23572/2004 e n. 23482/2018).

Quando la LCA si chiude posso riprendere l’esecuzione?

Le Sezioni Unite hanno sempre qualificato il blocco come temporaneo (n. 3034/1988 e n. 8635/1996): la ragione è che il credito deve passare dal concorso. Nella maggior parte dei casi, però, la chiusura della LCA coincide con la liquidazione dell’intero patrimonio e con la cancellazione dell’ente, sicché in concreto resta ben poco da aggredire. Contare sulla “ripresa” dell’esecuzione dopo la chiusura, anziché partecipare al riparto, significa di regola rinunciare all’unica occasione reale di essere pagati.

Posso agire contro il fideiussore dell’impresa in LCA?

Sì: il divieto riguarda i beni compresi nella procedura, non i patrimoni dei terzi. La Cassazione (n. 7110/2001) lo conferma persino per la fideiussione prestata per ottenere la revoca di un sequestro. Il garante, a sua volta, se non riesce a far fronte al debito, può valutare gli strumenti del sovraindebitamento.

Cosa può fare lo Studio Monardo

Applichiamo gli orientamenti appena esaminati al tuo fascicolo, da una parte o dall’altra del rapporto. In concreto:

  1. Verifichiamo la data e il contenuto del provvedimento di LCA per stabilire se la procedura è regolata dall’art. 201 l.fall. o dall’art. 304 CCII e da quale giorno opera il divieto.
  2. Ricostruiamo la cronologia dell’esecuzione (notifica, trascrizione, ordinanza di assegnazione, pagamenti del terzo) per individuare quali atti sono inopponibili e quali somme sono esposte a restituzione.
  3. Depositiamo nel processo esecutivo l’istanza di declaratoria di improcedibilità, se assistiamo l’impresa, il commissario o un garante, oppure difendiamo il creditore quando l’improcedibilità è invocata fuori dai suoi presupposti.
  4. Predisponiamo la domanda nella procedura, quantificando capitale, interessi e spese della procedura esecutiva e documentando le cause di prelazione.
  5. Esaminiamo l’elenco dei crediti formato dal commissario e, se il credito è escluso o collocato male, proponiamo opposizione davanti al tribunale.
  6. Analizziamo il mutuo fondiario (requisiti, limiti di finanziabilità, cessioni e annotazioni) per sostenere o contestare la prosecuzione dell’esecuzione individuale.
  7. Individuiamo garanzie autonome, fideiussioni e coobbligati non soggetti al divieto, e impostiamo le azioni nei loro confronti o, se assistiamo il garante, le difese.
  8. Inviamo atti interruttivi della prescrizione verso la procedura e verso i coobbligati, coordinandoli con la domanda nel concorso.
  9. Valutiamo la natura delle misure che gravano sui beni (cautele civili, misure esattoriali, sequestri penali) e ne verifichiamo il regime caso per caso.
  10. Per soci e garanti che rischiano di restare schiacciati dai debiti dell’impresa, valutiamo gli strumenti di composizione della crisi da sovraindebitamento.

L’Avv. Giuseppe Angelo Monardo è avvocato cassazionista; coordinatore di uno staff multidisciplinare operante a livello nazionale in diritto bancario e tributario; Gestore della crisi da sovraindebitamento (L. 3/2012) iscritto negli elenchi del Ministero della Giustizia; professionista fiduciario di un OCC (Organismo di Composizione della Crisi); Esperto Negoziatore della crisi d’impresa ai sensi del D.L. 118/2021.

La qualifica di cassazionista pesa su questo tema in modo particolare: gli orientamenti visti (improcedibilità, inopponibilità, privilegio fondiario) nascono quasi tutti in Cassazione, e una contestazione sull’improcedibilità o sull’esclusione dallo stato passivo può arrivare fino alla Suprema Corte. Seguiamo la pratica dall’analisi iniziale fino all’ultimo grado con lo stesso difensore e la stessa linea strategica, senza passaggi di mano.

Lo staff è composto da avvocati e commercialisti che lavorano insieme sullo stesso caso: i primi sugli atti processuali e sulla procedura, i secondi sulla quantificazione del credito, sulla lettura delle scritture contabili da cui il commissario ricava l’elenco dei crediti e sui profili bancari e tributari. La competenza di Esperto Negoziatore della crisi d’impresa consente inoltre di leggere la LCA nel quadro più ampio degli strumenti di regolazione della crisi, mentre quella di Gestore della crisi L. 3/2012 e fiduciario OCC è decisiva quando il problema si sposta sui soci e sui garanti persone fisiche.

Ogni intervento è un impegno di mezzi: analizziamo, verifichiamo e costruiamo la strategia, senza promettere un esito che dipende dalla procedura e dal giudice.

In chiusura

Il provvedimento di liquidazione coatta amministrativa ferma i pignoramenti, ma non chiude la partita: la sposta nella procedura concorsuale, con regole, tempi e organi diversi da quelli dell’esecuzione individuale. È proprio questo passaggio, dalla logica del singolo creditore a quella del concorso, il terreno su cui lavora un Esperto Negoziatore della crisi d’impresa (D.L. 118/2021) come l’Avv. Giuseppe Angelo Monardo, abituato a gestire i rapporti tra impresa in crisi e creditori; e quando le conseguenze ricadono su soci e garanti persone fisiche, entra in gioco la sua qualifica di Gestore della crisi da sovraindebitamento ai sensi della L. 3/2012 e fiduciario di un OCC. Per questo lo Studio è in grado di seguire il creditore che aveva pignorato e l’impresa (o il garante) che subisce l’esecuzione, nello stesso linguaggio della procedura.

Se il tuo pignoramento si è fermato, o se ne subisci uno contro un’impresa in LCA, il tempo conta: la prescrizione non si sospende da sola e i termini per presentare la domanda sono fissati dalla legge.

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Il presente contenuto è stato predisposto con il supporto di strumenti di intelligenza artificiale ed è stato sottoposto a revisione umana sostanziale, controllo editoriale e approvazione professionale. La responsabilità editoriale è assunta dallo Studio Monardo. Il contenuto ha finalità informativa e non costituisce parere legale sul caso concreto.

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