Introduzione
Nel contenzioso tributario, l’appello dell’Amministrazione finanziaria è spesso il “secondo round” decisivo: anche quando hai vinto in primo grado, un’impugnazione può riaprire il gioco, allungare i tempi, far riemergere effetti esecutivi o bloccare rimborsi, e costringerti a difenderti su un terreno procedurale complesso. Proprio per questo, l’“appello generico” (cioè privo di motivi specifici, stereotipato o non mirato alle ragioni della sentenza) è un tema cruciale: se correttamente eccepito, può portare all’inammissibilità dell’appello e consolidare la tua vittoria, con possibili riflessi su spese e responsabilità processuale.
L’aggiornamento normativo più rilevante, al 27 marzo 2026, è che le regole del processo tributario sono confluite nel Testo unico della giustizia tributaria (D.Lgs. 14 novembre 2024, n. 175), applicabile dal 1° gennaio 2026, con una struttura sistematica che conferma l’onere di indicare “i motivi specifici dell’impugnazione” nell’atto di appello e la relativa sanzione di inammissibilità se l’atto è carente in modo sostanziale.
Accanto al quadro normativo, conta moltissimo la giurisprudenza: in particolare, la giurisprudenza di legittimità (Corte di cassazione) tende a valutare la “genericità” in concreto, distinguendo tra: – appello davvero vuoto o meramente apparente (rischio inammissibilità); – appello sintetico ma intellegibile e “agganciato” alla sentenza (tendenziale ammissibilità).
In questo articolo trovi: – il quadro normativo vigente (con le norme chiave dell’appello nel processo tributario); – una guida passo-passo su cosa fare quando ricevi l’appello; – le strategie difensive più efficaci, con check-list operative e formule logiche da usare; – strumenti alternativi e “paralleli” (definizioni agevolate, rateizzazione, gestione crisi); – tabelle, esempi numerici e una sezione FAQ ampia; – un elenco finale di pronunce e fonti autorevoli aggiornate, da consultare prima della conclusione.
L’autore e il suo team:
L’Avv. Giuseppe Angelo Monardo è avvocato cassazionista; coordinatore di uno staff multidisciplinare operante a livello nazionale in diritto bancario e tributario; Gestore della crisi da sovraindebitamento (L. 3/2012) iscritto negli elenchi del Ministero della Giustizia; professionista fiduciario di un OCC; Esperto Negoziatore della crisi d’impresa ai sensi del D.L. 118/2021.
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Quadro normativo dell’appello tributario e definizione di appello generico
Le fonti oggi centrali
Dal 1° gennaio 2026, l’ossatura del processo tributario è nel D.Lgs. 175/2024 (Testo unico della giustizia tributaria), che: – disciplina l’appello davanti alla Corte di giustizia tributaria di secondo grado; – conferma i requisiti essenziali dell’atto di appello e la sanzione dell’inammissibilità; – regola termini di costituzione, appello incidentale, rinunce, preclusioni e poteri del giudice.
Un intervento fondamentale nel percorso di riforma è il D.Lgs. 30 dicembre 2023, n. 220, che (nel testo previgente al TU e poi trasfuso) ha inciso, tra l’altro, anche sulla disciplina dei “nova” in appello (nuove prove / nuovi documenti) e sul processo telematico.
Un ulteriore tassello, direttamente connesso alla disciplina dell’appello, è: – la sentenza della Corte costituzionale n. 36/2025, che ha inciso su una parte del divieto assoluto di deposito in appello di taluni documenti e sulla disciplina intertemporale, chiarendo anche che la novella è stata trasfusa nel TU.
– il D.Lgs. 18 dicembre 2025, n. 192, che ha modificato il TU (tra cui l’art. 112, comma 3) per adeguarlo alla pronuncia costituzionale.
La regola cardine: l’appello deve contenere motivi specifici
L’articolo chiave, oggi, è l’art. 107 TU (“Forma dell’appello”), che richiede che il ricorso in appello contenga: – indicazione della Corte adita; – parti; – estremi della sentenza impugnata; – esposizione sommaria dei fatti; – oggetto della domanda; – motivi specifici dell’impugnazione.
E stabilisce che l’appello è inammissibile se: – manca o è “assolutamente incerto” uno degli elementi richiesti; – manca la sottoscrizione “a norma” delle regole del TU.
Questa norma è la base, in diritto positivo, per sostenere che un appello dell’Amministrazione: – non basta che dica “la sentenza è errata”; – deve spiegare perché è errata, quale parte contesta e su quali ragioni.
Che cosa si intende, in pratica, per “appello generico”
In chiave difensiva (punto di vista del contribuente), “appello generico” è un’etichetta utile ma va sempre “riempita” con elementi concreti. Nella pratica, ricorre quando l’atto: – non individua le statuizioni della sentenza da riformare; – non si confronta con la motivazione (non attacca la “ratio” della decisione); – usa frasi standard (“la sentenza è ingiusta”, “erronea valutazione dei fatti”, “violazione di legge”) senza ricostruire il percorso logico-giuridico contestato; – ripete in modo meccanico contenuti dell’atto originario (accertamento / controdeduzioni) senza spiegare “dove” e “come” la sentenza avrebbe sbagliato.
Al contrario, un appello può essere sintetico (specie nel processo tributario, dove sono valorizzati sinteticità e chiarezza), ma comunque specifico se: – rende intelligibile la critica; – consente alla controparte (tu) di capire cosa devi difendere; – consente al giudice di capire quale giudicato interno si vuole evitare e quale parte della sentenza si vuole riformare.
Il punto decisivo: la “genericità” va agganciata alla sentenza impugnata
La tua difesa non dovrebbe limitarsi a dire “è generico”. Dovrebbe dimostrare, ad esempio:
- La sentenza di primo grado ha deciso su X e Y (due rationes).
- L’appello dell’Ufficio contesta solo X (o nessuna delle due), oppure contesta in modo apodittico.
- Quindi, non devolve al giudice di appello il punto Y, che resta giudicato interno, e/o l’atto è inammissibile perché manca l’indicazione di motivi specifici.
Questa impostazione “chirurgica” è quella che, di regola, aumenta le probabilità che l’eccezione venga esaminata seriamente.
Procedura passo-passo quando ricevi l’appello dell’Amministrazione
La sequenza degli eventi e i termini base
Quando ti viene notificato l’appello (in genere via PEC, se sei difeso e il processo è telematico), devi ragionare su tre piani:
- piano dei termini (quando devi costituirti e depositare controdeduzioni);
- piano dei contenuti (eccezioni preliminari, inammissibilità, merito);
- piano delle misure urgenti (sospensioni, gestione riscossione, eventuali definizioni).
Nel TU: – la parte diversa dall’appellante (cioè tu, se l’appello lo propone l’Amministrazione) deve costituirsi depositando atto di controdeduzioni nei modi e termini previsti (richiamo all’art. 69).
– l’art. 69 stabilisce la costituzione entro 60 giorni dalla notificazione del ricorso, con deposito degli atti e documenti e fascicoli.
Cosa fare nelle prime 48–72 ore
Appena ricevi l’appello, la difesa efficace parte da una “triage list”:
- salvare e protocollare la PEC e i relativi allegati (appello, relata, procura, eventuali documenti);
- verificare chi ha notificato e a chi (indirizzi, domicili digitali, eventuali errori);
- verificare se l’appello è tempestivo (termine breve da notificazione della sentenza; e, se manca, valutare il termine lungo secondo le regole applicabili);
- controllare se l’appello è stato proposto contro tutte le parti del primo grado, come richiesto.
- soprattutto: fare una lettura comparata “sentenza vs appello” per capire se i motivi sono specifici (o solo “fumo”).
Come costruire l’atto di controdeduzioni
L’art. 108 TU chiarisce che: – l’appellato si costituisce con atto di controdeduzioni; – nello stesso atto può proporre appello incidentale (a pena d’inammissibilità se tardivo rispetto a quel veicolo).
In ottica contribuente, anche se sei “totalmente vittorioso” in primo grado, l’appello incidentale può essere utile quando: – vuoi correggere capi della sentenza che ti sono sfavorevoli (es. motivazione su un’eccezione rigettata); – vuoi rafforzare, in via subordinata, basi giuridiche diverse; – vuoi evitare che, se l’appello dell’Ufficio fosse ritenuto ammissibile e fondato, tu rimanga senza “paracadute” su altri profili.
Misure urgenti in appello: la sospensione
Nel processo tributario, l’appello convive spesso con profili di esecutività e con la necessità di evitare danni gravi e irreparabili. Il TU disciplina la sospensione dell’esecutività della sentenza impugnata in appello e impone che l’udienza cautelare non coincida con quella di merito.
In pratica: – se l’Ufficio chiede sospensione, tu devi opporsi evidenziando l’assenza di fumus/periculum; – se sei tu ad aver impugnato e temi riscossione, puoi valutare istanza cautelare con focus su pregiudizio concreto.
Difese e strategie legali contro l’appello generico
Strategia madre: eccezione di inammissibilità per difetto di motivi specifici
Il cuore della difesa è trasformare la “sensazione” di genericità in una eccezione argomentata:
- Norma di riferimento: art. 107 TU (motivi specifici; inammissibilità se manca/è incerto).
- Tecnica difensiva: dimostrare che l’atto non contiene una critica “devolutiva” reale rispetto alla sentenza.
Un modo operativo è costruire una tabella interna (anche solo nel tuo lavoro) con:
- “capo della sentenza” → “ragione decisoria” → “come l’appello la contesta” → “perché è insufficiente”.
Se un intero capo è non contestato o contestato in modo solo apparente, devi chiedere: – declaratoria di inammissibilità dell’appello (in tutto o, se ammesso, per singoli capi); – in subordine, rigetto nel merito.
L’eccezione va proposta subito, ma non basta “un paragrafo”
Nel tuo atto di controdeduzioni conviene dedicare: – una sezione preliminare “In rito”; – una sezione “Nel merito” solo in via subordinata.
Perché? Perché, se il giudice non accoglie l’eccezione di rito, non vuoi arrivare scoperto sul merito.
Focus su sinteticità e chiarezza: quando la genericità diventa “inintellegibilità”
Il legislatore ha introdotto regole che valorizzano la chiarezza e sinteticità degli atti nel processo tributario (anche con riflessi sulle spese).
Questa stessa impostazione può essere “ribaltata” difensivamente: – se l’appello è un collage confuso, contraddittorio o non riconducibile a censure determinate, – puoi sostenere che non consente né il contraddittorio effettivo né l’esercizio del potere decisorio in modo corretto, e quindi ricade nell’area della mancanza/incertezza di elementi essenziali.
Attenzione alle eccezioni “rinunciate” e alle preclusioni in appello
Il TU prevede che questioni ed eccezioni non accolte in primo grado, se non riproposte specificamente in appello, si intendono rinunciate.
Questo vale anche contro di te: se l’Ufficio, nel suo appello, non ripropone in modo specifico alcune eccezioni o questioni da lui sollevate e respinte, puoi: – eccepire che sono rinunciate; – chiedere dichiarazione di giudicato interno su quei punti.
È una difesa “silenziosa” ma spesso decisiva.
Strategia “a forbice”: inammissibilità totale vs inammissibilità parziale
Non sempre l’appello è “tutto” generico. Talvolta: – un motivo è specifico (es. su un’eccezione processuale), – ma gli altri sono vaghi.
In quel caso, la difesa più realistica è chiedere: – inammissibilità dei motivi generici; – rigetto del motivo specifico; – conferma della sentenza sul resto.
Questo approccio evita l’effetto boomerang (“l’appello non è del tutto generico, quindi è ammissibile e basta”) e si allinea meglio alla logica devolutiva.
Strategie su prove e documenti: quando l’Ufficio prova a “rimediare” in appello
Nel processo tributario l’appello è sempre più un giudizio con preclusioni. Il TU prevede: – divieto di nuovi mezzi di prova e nuovi documenti, salvo indispensabilità o non imputabilità della mancata produzione;
– possibilità di motivi aggiunti se emergono documenti non prodotti prima.
Sul punto, la Corte costituzionale (sent. 36/2025) ha: – dichiarato illegittimo il divieto assoluto limitatamente alla parte sulle deleghe/procure/atti di conferimento potere;
– ritenuto invece non fondate le questioni relative al divieto di produrre in appello notifiche dell’atto impugnato e degli atti presupposti, confermando la tenuta costituzionale di quella preclusione.
Coerentemente, il correttivo (D.Lgs. 192/2025) ha modificato il TU sopprimendo, nell’art. 112, comma 3, il riferimento a deleghe/procure/atti conferimento potere.
Implication difensiva pratica: se l’Amministrazione in appello tenta di depositare documenti “di notifica” o “atti presupposti” producibili in primo grado, la tua eccezione può essere molto forte; se invece deposita atti di conferimento poteri, la preclusione assoluta è stata ridotta (non puoi più contare su un divieto “cieco” per quella specifica categoria, dopo sentenza 36/2025 e adeguamento normativo).
Tabella sintetica: cosa contestare quando l’Ufficio fa appello “generico”
| Nodo difensivo | Cosa controllare | Base normativa / giurisprudenziale | Esito che chiedi |
|---|---|---|---|
| Motivi specifici | L’appello indica quali capi impugna e perché? | Art. 107 TU | Inammissibilità totale/parziale |
| Rinuncia implicita | L’Ufficio ha riproposto specificamente eccezioni respinte? | Art. 110 TU | Questione rinunciata / giudicato interno |
| Domande/eccezioni nuove | L’appellante introduce nuove domande o eccezioni non rilevabili d’ufficio? | Art. 111 TU | Inammissibilità d’ufficio del nuovo |
| Nuovi documenti | L’Ufficio deposita in appello documenti producibili prima? | Art. 112 TU + Corte cost. 36/2025 | Inammissibilità/irrilevanza del deposito |
| Disciplina intertemporale | È un appello “nel periodo di transizione”? | Corte cost. 36/2025 su art. 4, co. 2 D.Lgs 220/2023 | Applicazione della regola corretta al tuo caso |
Strumenti alternativi e gestione del rischio economico mentre ti difendi
La difesa processuale è spesso necessaria, ma non sempre è l’unica leva. Da contribuente, la domanda è: come ridurre il rischio economico durante l’appello, senza compromettere la posizione in giudizio?
Definizione agevolata 2026: rottamazione-quinquies
Al 27 marzo 2026 risulta operativa una definizione agevolata dei carichi affidati all’agente della riscossione, comunemente indicata come “Rottamazione-quinquies”, con presentazione della domanda in via telematica entro il 30 aprile 2026.
La base normativa è la Legge 30 dicembre 2025, n. 199 (Legge di bilancio 2026):
– i commi 82 e seguenti prevedono la definizione agevolata dei carichi affidati dal 1° gennaio 2000 al 31 dicembre 2023;
– l’adesione avviene con dichiarazione entro 30 aprile 2026;
– sono previste modalità di pagamento anche rateali fino a un massimo di 54 rate, con prima scadenza e disciplina dettagliata nei commi successivi.
Sul piano operativo, l’Agenzia delle entrate-Riscossione mette a disposizione pagine dedicate, domanda di adesione, ambito applicativo e FAQ.
Quando può aiutarti rispetto a un appello “generico”?
Non perché “cancella” l’appello, ma perché può: – ridurre la pressione esecutiva sui carichi già in riscossione; – creare un perimetro di sostenibilità economica mentre il contenzioso prosegue su altri fronti; – in alcuni casi, consentire scelte strategiche (proseguire il contenzioso su atti non in carico; definire il “vecchio” ruolo per neutralizzare pignoramenti e fermi).
Rateizzazione 2025–2026: nuove regole e soglie
Dal 1° gennaio 2025, l’assetto della rateizzazione dei debiti iscritti a ruolo ha regole aggiornate. Le fonti istituzionali chiariscono che: – per importi fino a 120.000 euro, la dilazione ordinaria può arrivare fino a 84 rate per le richieste presentate nel 2025 e 2026;
– per la rateizzazione “documentata”, nel 2025–2026 si può arrivare a un range che consente anche fino a 120 rate in presenza dei requisiti.
Queste misure non sostituiscono la tua difesa processuale, ma riducono il rischio di default finanziario durante l’appello.
Procedure di crisi e sovraindebitamento: quando il contenzioso è solo un pezzo del problema
La Legge di bilancio 2026 collega esplicitamente la definizione agevolata anche a contesti concorsuali e di gestione della crisi, richiamando la disciplina delle procedure e il Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza (D.Lgs. 12 gennaio 2019, n. 14) nella cornice dei commi sulla definizione.
In ottica difensiva: – se il debito tributario è uno dei fattori che rende insostenibile la situazione, la strategia spesso migliore è integrare contenzioso e gestione della crisi, evitando che un appello (anche generico) si trasformi in un “rischio sistemico” per l’impresa o la famiglia.
Errori comuni, consigli pratici, simulazioni e FAQ
Errori comuni del contribuente quando riceve l’appello dell’Ufficio
Il primo errore è psicologico: “Ho vinto, quindi non devo fare nulla”. In realtà, se non ti costituisci e non presenti controdeduzioni nei termini, perdi la possibilità di: – eccepire l’inammissibilità dell’appello; – contrastare eventuali istanze cautelari; – presidiare giudicato interno e rinunce implicite.
Altri errori tipici: – attaccare solo il merito, lasciando scoperto il rito (quando l’appello è davvero fragile); – eccepire genericità senza correlare motivi e rationes della sentenza; – dimenticare l’appello incidentale quando serve; – non gestire in parallelo rateizzazione/definizioni e subire escalation esecutiva.
Simulazioni pratiche e numeriche
Simulazione su rischio economico durante appello
Scenario: hai un contenzioso su un avviso da 60.000 euro. In parallelo hai cartelle pregresse (carichi affidati 2009–2022) per 25.000 euro.
- Se l’appello dell’Ufficio è realmente generico e riesci a farlo dichiarare inammissibile, consolidi la sentenza favorevole.
- Ma nel frattempo, i 25.000 euro possono generare misure esecutive. Qui puoi valutare:
- rateizzazione (fino a 84 rate in 2025–2026 per le richieste entro soglia, fonte istituzionale);
- oppure, se i carichi rientrano nell’ambito 2000–2023, domanda di rottamazione-quinquies entro 30 aprile 2026.
Effetto pratico: anche se il processo continua, riduci la probabilità di pignoramenti o blocchi operativi, mantenendo ossigeno finanziario per sostenere la difesa.
Simulazione “tecnica” sull’appello generico
Sentenza di primo grado: annulla l’accertamento per due ragioni: – ragione A: difetto di motivazione dell’atto; – ragione B: carenza di prova dell’Ufficio.
Appello dell’Ufficio: “La sentenza è errata perché l’atto è motivato e la pretesa è fondata”.
Difesa: – dimostri che l’appello non indica dove sarebbe motivato, non contesta con precisione la ratio A, e non prende posizione sulla ratio B (oppure fa frasi standard).
– chiedi inammissibilità ex art. 107 TU, e in subordine rigetto.
Tabelle riepilogative rapide
Tabella termini essenziali lato contribuente
| Evento | Termine | Norma |
|---|---|---|
| Costituzione dell’appellato con controdeduzioni | entro 60 giorni dalla notifica dell’appello | Art. 69 + art. 108 TU |
| Appello incidentale (se necessario) | nello stesso atto di controdeduzioni e nei termini di costituzione | Art. 108 TU |
| Domanda rottamazione-quinquies | entro 30 aprile 2026 (telematica) | L. 199/2025, art. 1, commi 82 ss. + portali istituzionali |
Tabella “cosa rende l’appello realmente vulnerabile”
| Indizio | Perché è serio | Come usarlo |
|---|---|---|
| Motivi non riferiti alla sentenza | manca devoluzione reale | eccezione inammissibilità, confronto riga-per-riga |
| Mancata riproposizione eccezioni respinte | rinuncia implicita | chiedi giudicato interno su quei punti |
| Deposito in appello di notifiche e atti presupposti producibili prima | divieto confermato in parte anche da Corte cost. | eccepisci preclusione e irrilevanza |
FAQ pratiche
L’appello dell’Ufficio è sempre “specifico” se ripete le difese di primo grado?
No: la ripetizione meccanica può essere indizio di genericità, ma la valutazione concreta dipende da quanto l’appello si confronta con la sentenza e rende intellegibili le censure.
Devo eccepire l’inammissibilità anche se sono sicuro di vincere nel merito?
Sì, perché l’inammissibilità può chiudere il giudizio prima e consolidare la sentenza. Inoltre, è prudente “coprire” rito e merito in via subordinata.
Se non mi costituisco in appello cosa rischio?
Rischi di non far valere eccezioni e difese, subire decisioni senza contraddittorio pieno e perdere l’occasione di appello incidentale quando utile.
L’appello può essere dichiarato inammissibile solo per mancanza di motivi specifici?
No: l’art. 107 TU prevede anche l’inammissibilità se mancano o sono assolutamente incerti elementi essenziali o manca la sottoscrizione.
L’Ufficio può introdurre in appello nuove eccezioni?
In generale il TU vieta nuove eccezioni non rilevabili d’ufficio e domande nuove in appello.
Se l’Ufficio non ripropone una sua eccezione respinta in primo grado, cosa succede?
Le questioni/eccezioni non riproposte specificamente in appello si intendono rinunciate.
L’Ufficio può depositare in appello nuove prove e documenti?
Il TU ammette nuove prove/documenti solo in casi limitati (indispensabilità o non imputabilità).
Il divieto assoluto di deposito in appello vale anche per procure e deleghe?
No, quella parte è stata dichiarata incostituzionale dalla Corte costituzionale e poi eliminata dal TU con intervento correttivo.
Resta vietato depositare in appello le notifiche dell’atto impugnato o degli atti presupposti?
La Corte costituzionale ha ritenuto non fondate le censure su quel divieto, quindi quel perimetro resta un punto forte per eccepire preclusioni quando l’Ufficio tenta di “rimediare” in appello.
Che termine ho per depositare controdeduzioni?
Entro 60 giorni dalla notifica dell’appello, con le modalità previste dal TU.
Posso proporre appello incidentale anche se ho vinto in primo grado?
Sì, se ci sono capi della sentenza sfavorevoli o questioni da preservare; va proposto nello stesso atto di controdeduzioni e nei termini.
Se l’appello è inammissibile, l’Ufficio può riproporlo?
Il TU prevede la non riproponibilità dell’appello dichiarato inammissibile.
La rottamazione-quinquies incide su un accertamento non ancora iscritto a ruolo?
La definizione agevolata riguarda i carichi affidati all’agente della riscossione nel periodo indicato; la verifica va fatta sul tipo di carico e sulla data di affidamento.
Qual è la scadenza per aderire alla rottamazione-quinquies?
Entro il 30 aprile 2026, con modalità telematiche secondo le fonti istituzionali e la legge.
Quante rate sono previste per la definizione agevolata 2026?
La legge prevede anche pagamento rateale fino a un massimo di 54 rate, con disciplina e scadenze nei commi dedicati.
La rateizzazione ordinaria nel 2025–2026 quante rate consente?
Le fonti istituzionali indicano fino a 84 rate mensili per le richieste presentate nel 2025 e 2026 entro determinate condizioni e soglie.
Se sono in difficoltà economica, posso combinare difesa in appello e strumenti di crisi?
Sì: la legge di bilancio 2026 richiama espressamente anche contesti concorsuali e di composizione della crisi, segnalando un’interazione possibile tra definizione dei carichi e procedure di crisi.
Giurisprudenza e fonti istituzionali aggiornate
Decisioni e norme chiave sull’appello e sulle preclusioni in appello
- Testo unico della giustizia tributaria (D.Lgs. 175/2024): disciplina dell’appello (art. 107 e seguenti), controdeduzioni e appello incidentale (art. 108), rinunce implicite (art. 110), preclusioni (artt. 111–112), non riproponibilità dell’appello inammissibile (art. 114).
- D.Lgs. 220/2023: riforma e riscrittura della disciplina dei “nova” in appello (art. 58 del previgente D.Lgs. 546/1992), poi trasfusa nel TU; regole di processo telematico e forma degli atti.
- Corte costituzionale, sentenza n. 36/2025:
- illegittimità costituzionale dell’art. 58, comma 3 (previgente), limitatamente alla parte su deleghe/procure/atti di conferimento potere;
- illegittimità della disciplina transitoria (art. 4, comma 2 D.Lgs. 220/2023) nella parte in cui applicava la novella ai giudizi instaurati in appello dopo l’entrata in vigore, invece che ai giudizi il cui primo grado fosse instaurato dopo l’entrata in vigore;
- non fondatezza delle censure sul divieto di produrre in appello notifiche dell’atto impugnato e atti presupposti producibili in primo grado.
- D.Lgs. 192/2025, art. 18: modifica del TU, con soppressione nell’art. 112, comma 3, delle parole riferite a deleghe/procure/atti conferimento potere.
