Introduzione
La contestazione dei “compensi ai soci” da parte dell’Agenzia delle Entrate è uno degli accertamenti che, nella pratica, crea più danni “a catena”: recuperi a tassazione per la società (IRES/IRAP e talvolta IVA), riqualificazioni del reddito in capo al socio (reddito di lavoro, di capitale, o “utili occulti”), sanzioni, interessi e—nei casi più delicati—rischio di contenzioso plurimo e azioni di riscossione (cartelle, fermi, ipoteche, pignoramenti). A rendere il tutto più urgente, dal 2024 la disciplina procedimentale è stata riscritta in modo significativo: oggi gli atti “autonomamente impugnabili” devono essere preceduti da un contraddittorio preventivo informato ed effettivo (in linea generale) e la violazione può portare all’annullabilità dell’atto.
Se stai leggendo perché ti è arrivata una comunicazione, uno “schema di atto”, un invito o un avviso di accertamento che mette in discussione i compensi erogati a soci (o a soci-amministratori), il punto non è solo “avere ragione”: è impostare da subito una difesa tecnica che: – non lasci scoperti i profili procedurali (contraddittorio, accesso al fascicolo, motivazione e prove); – ricostruisca la sostanza economica dell’attività svolta dal socio (e la sua coerenza con l’oggetto sociale e con i risultati); – dimostri la correttezza formale (delibere, contratti, fatture, ritenute, tracciabilità, contabilità); – valuti in modo realistico se convenga “chiudere” in adesione/definizione, oppure impugnare.
Nell’articolo troverai, in un taglio pratico e dal punto di vista del contribuente/debitore: il quadro normativo aggiornato al 20 febbraio 2026, una procedura operativa passo-passo, le difese tipiche contro le principali contestazioni (inesistenza del costo, antieconomicità/inerenza, riqualificazione come utili occulti, vizi di motivazione/contraddittorio), gli strumenti deflattivi e le soluzioni di gestione del debito fino alle procedure di crisi.
L’approccio è quello che normalmente si applica in studio: “prima bloccare le falle procedurali, poi costruire il dossier probatorio, infine scegliere la via più efficace (stragiudiziale o giudiziale)”.
L’autore e il suo team:
L’Avv. Giuseppe Angelo Monardo è avvocato cassazionista; coordinatore di uno staff multidisciplinare operante a livello nazionale in diritto bancario e tributario; Gestore della crisi da sovraindebitamento (L. 3/2012) iscritto negli elenchi del Ministero della Giustizia; professionista fiduciario di un OCC; Esperto Negoziatore della crisi d’impresa ai sensi del D.L. 118/2021.
In concreto, il team può supportarti per: analisi tecnica dell’atto e del fascicolo, predisposizione delle memorie nel contraddittorio, istanze di accesso agli atti, autotutela, accertamento con adesione, ricorso e sospensione, trattative e piani di rientro, nonché soluzioni giudiziali e stragiudiziali di gestione del debito.
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Che cosa significa davvero “contestazione dei compensi ai soci”
Quando il Fisco “contesta compensi a soci”, di solito non sta contestando semplicemente un numero: sta contestando la qualificazione giuridico-tributaria di somme uscite dalla società verso un soggetto “correlato” (il socio) e, spesso, la deducibilità di quei costi.
Nella pratica, le contestazioni più ricorrenti (con effetti diversi) sono queste:
Contestazione di deducibilità del costo in capo alla società – Il costo è ritenuto non inerente o non sufficientemente provato (mancanza di contratto, attività non dimostrata, documentazione incompleta). – Il costo è ritenuto antieconomico/sproporzionato (compenso “troppo alto” rispetto a fatturato, utili, marginalità, ruolo effettivo, settore). – Il costo è ritenuto formalmente “debole” (assenza di delibera o di un titolo societario/civilistico adeguato, soprattutto per compensi ad amministratori; incoerenza fra bilancio, verbali e pagamenti; pagamenti non tracciati).
Riqualificazione in capo al socio – Il pagamento viene riqualificato come distribuzione di utili (palese o occulta) o come reddito diverso da quello dichiarato dal socio. – In presenza di recuperi a tassazione in capo alla società, l’Ufficio può sostenere in alcuni casi la “sostanza” di utili non contabilizzati poi “usciti” verso i soci (tema classico nelle società a ristretta base, con presunzioni e oneri probatori oggetto di ampio contenzioso; su questo articolo ti dà soprattutto un metodo difensivo, perché la ricostruzione dipende molto dai fatti).
Effetti collaterali – Se il costo contestato era fatturato con IVA, si apre il fronte della detraibilità IVA e delle relative sanzioni. – Se il compenso presupponeva ritenute, l’Ufficio può contestare ritenute omesse/errate e relativi accessori. – Se, durante l’istruttoria, la società o il socio non hanno prodotto documenti richiesti, il Fisco può tentare un “colpo” processuale: chiedere l’inutilizzabilità in giudizio di documentazione tardiva. Qui entra in gioco una giurisprudenza molto importante (vedi più avanti la sentenza della Corte costituzionale del 2025 su DPR 600/1973, art. 32).
La difesa efficace non è “una sola”: dipende da come l’Ufficio ha costruito la pretesa e da quale anello della catena è più vulnerabile: – vulnerabilità procedurali (contraddittorio, motivazione, prove); – vulnerabilità sostanziali (assenza di presupposti per disconoscere il costo o per riqualificare il reddito); – vulnerabilità probatorie (documenti e ricostruzione economica).
Quadro normativo aggiornato al 20 febbraio 2026 e principi chiave per la difesa
Questa sezione è il “telaio” su cui si innesta ogni strategia difensiva. L’obiettivo non è fare teoria: è capire quali leve legali puoi azionare subito.
Contraddittorio preventivo generalizzato e “schema di atto”
Dal 2024, con la riforma dello Statuto dei diritti del contribuente, in via generale tutti gli atti autonomamente impugnabili devono essere preceduti—a pena di annullabilità—da un contraddittorio “informato ed effettivo”.
In concreto: – l’Amministrazione deve comunicarti uno schema di atto; – deve assegnarti un termine non inferiore a 60 giorni per controdeduzioni o per chiedere accesso/copia degli atti del fascicolo; – l’atto non può essere adottato prima di quel termine; – se il termine dei 60 giorni “mangia” la decadenza dell’Ufficio, la decadenza si sposta (regola dei 120 giorni successivi).
Eccezioni: non c’è diritto al contraddittorio ex art. 6-bis per atti automatizzati/sostanzialmente automatizzati/di pronta liquidazione/controllo formale individuati con decreto MEF, e per casi motivati di fondato pericolo per la riscossione.
Per la tua difesa questo è cruciale: se l’Ufficio contesta compensi ai soci con un atto “serio” (accertamento/recupero) normalmente rientra nel perimetro dei provvedimenti che richiedono contraddittorio. Se manca o è “finto” (schema incompleto, prove non esibite, tempo insufficiente, osservazioni ignorate), hai un fronte difensivo procedurale forte.
Motivazione rafforzata e mezzi di prova
Sul piano della motivazione, la riforma ha rafforzato gli obblighi: gli atti impugnabili devono essere motivati (a pena di annullabilità) indicando presupposti e mezzi di prova su cui si fonda la decisione e, dopo il contraddittorio, devono dare conto delle osservazioni non accolte.
Questo si traduce in un criterio pratico: se non capisci esattamente “da dove viene” la pretesa (quali documenti, quali presunzioni, quali calcoli), spesso c’è un problema di motivazione utilissimo in ricorso.
Annullabilità e nullità degli atti: cosa cambia per te
La riforma distingue: – annullabilità (violazione di legge, procedimento, partecipazione del contribuente, validità atti): va dedotta nel ricorso introduttivo, non è normalmente rilevabile d’ufficio; – nullità per difetto assoluto di attribuzione, violazione/elusione giudicato o vizi di nullità qualificati espressamente come tali da norme successive.
Per il contribuente questo significa: molte “armi” procedurali vanno sparate subito e bene, perché se non le inserisci nei motivi iniziali rischi decadenze.
Autotutela obbligatoria e facoltativa: un’opzione più concreta che in passato
Lo Statuto, come modificato, disciplina un’autotutela: – obbligatoria in casi di manifesta illegittimità (errore di persona, errore di calcolo, errore sul tributo, errore sul presupposto, mancata considerazione di pagamenti, ecc.), anche senza istanza e anche con atto definitivo entro limiti specifici; – facoltativa per illegittimità o infondatezza, anche in pendenza di giudizio o su atti definitivi.
Operativamente: l’autotutela non è “la soluzione magica”, ma diventa molto interessante quando la contestazione sui compensi ai soci contiene: – errori materiali/calcoli; – duplicazioni; – evidenti equivoci su pagamenti già tracciati o fatturazioni; – applicazioni distorte di norme procedurali.
Accertamento con adesione: nuove finestre “agganciate” al contraddittorio
Con il D.Lgs. 12 febbraio 2024, n. 13, il procedimento di adesione si coordina con lo schema di atto: per gli avvisi/atti preceduti dallo schema, il contribuente può presentare istanza entro 30 giorni dalla comunicazione dello schema e (in certe ipotesi) anche nei 15 giorni successivi alla notifica dell’avviso/atto; inoltre è prevista una sospensione dei termini di impugnazione in casi specifici.
Queste finestre sono preziose quando: – la pretesa è discussa ma “negoziabile” (ad esempio sull’ammontare ritenuto non deducibile); – hai bisogno di tempo per completare un dossier; – vuoi ottenere riduzioni su sanzioni e definire senza anni di contenzioso (anche per evitare escalation in riscossione).
Contenzioso tributario: impatto della riforma e reclamo-mediazione
Il D.Lgs. 30 dicembre 2023, n. 220 ha riformato ulteriormente il contenzioso tributario.
Un punto pratico, spesso sottovalutato: il MEF ha chiarito il regime transitorio sull’abrogazione del reclamo-mediazione, con riferimento alle date di notifica dei ricorsi e alle regole intertemporali.
Per chi deve difendersi su compensi ai soci, la conseguenza è semplice: non ragionare con schemi “vecchi”. Prima si inquadra: – quale atto hai ricevuto; – se rientra nel contraddittorio preventivo; – quale rito/termine applicare in contenzioso oggi, non nel 2020.
La regola “documentale”: quando il Fisco può precludere i documenti in giudizio
Una delle trappole peggiori nelle contestazioni di compensi (dove la prova è spesso documentale) è la seguente: “Non hai prodotto i documenti quando te li ho chiesti, quindi ora non li puoi usare”.
Sul punto, è fondamentale la sentenza n. 137/2025 della Corte costituzionale (deposito 28 luglio 2025), resa su DPR 600/1973, art. 32, commi quarto e quinto (recte). La decisione ricostruisce il senso della previsione di inutilizzabilità e ribadisce che l’Amministrazione deve informare il contribuente delle conseguenze della mancata esibizione; inoltre richiama criteri di ragionevolezza delle richieste (no richieste generiche “a strascico”, congruo termine, no documenti già in possesso dell’Amministrazione).
Per te, in pratica: mai sottovalutare inviti, richieste documentali e contraddittorio. Se non rispondi bene, non perdi solo “tempo”: rischi di complicarti la vita in giudizio.
Procedura passo-passo dopo la contestazione: cosa fare subito, cosa fare dopo, cosa non fare mai
Questa sezione è volutamente operativa. L’obiettivo è evitare gli errori “irreversibili” e prendere il controllo del dossier.
Primo snodo: che documento hai ricevuto?
Nelle contestazioni sui compensi ai soci, i documenti tipici (in sequenza) sono: – richiesta di documenti / invito a fornire chiarimenti; – comunicazione dello schema di atto (contraddittorio preventivo); – avviso di accertamento / atto di recupero / provvedimento impugnabile “finale”; – (successivamente) cartella/atto di riscossione.
L’elemento decisivo non è il nome: è capire se siamo: – nella fase istruttoria (ancora nessun atto impugnabile); – nella fase di contraddittorio ex art. 6-bis (schema di atto); – nella fase dell’atto definitivo (si decide adesione/ricorso e, se serve, sospensione).
Secondo snodo: attiva subito l’accesso e “fotografa” il fascicolo
Quando l’Ufficio invia uno schema di atto, deve anche consentire—se richiesto—di “accedere ed estrarre copia degli atti del fascicolo” nel termine del contraddittorio.
Dal punto di vista difensivo, questo serve a: – verificare quali prove l’Ufficio sta realmente usando (non quelle “immaginate”); – identificare presunzioni o salti logici (tipico: “compenso alto = utile occulto” senza passaggi); – capire se l’Ufficio ha già in mano (o non ha) documenti fondamentali (contratti; fatture; bonifici; verbali; mail; deliverables).
Terzo snodo: prepara le controdeduzioni in modo “forense”, non “narrativo”
Nel contraddittorio (almeno 60 giorni), devi ragionare come se stessi già scrivendo un ricorso, ma con un vantaggio: puoi ancora influenzare la decisione dell’Ufficio prima dell’atto finale. La legge impone che l’atto finale tenga conto delle osservazioni e motivi quelle non accolte.
Struttura pratica delle controdeduzioni (che di solito funziona): – premessa: fatti, periodi, soggetti, tipologia di compenso; – titolo giuridico: perché il pagamento è dovuto (contratto / delibera / incarico / progetto); – prova dell’attività: cosa ha fatto il socio (risultati, ore, deliverables); – prova della congruità: criteri di determinazione (benchmark, complessità, responsabilità); – prova dei pagamenti: tracciabilità, coerenza con contabilità e dichiarazioni; – confutazione delle presunzioni: perché non è distribuzione di utili, perché non c’è abuso, ecc.; – vizi procedurali: motivazione, prove non esibite, contraddittorio incompleto.
Quarto snodo: valuta se attivare l’adesione nei tempi giusti
Il D.Lgs. 13/2024 collega l’istanza di adesione allo schema di atto e prevede finestre specifiche (30 giorni dalla comunicazione dello schema; 15 giorni successivi alla notifica dell’avviso/atto in casi descritti).
Quando conviene, in pratica: – se la questione è soprattutto quantitativa (ammontare “congruo” vs “esagerato”); – se hai margine per ricostruire e documentare rapidamente (anche perché in adesione spesso l’ufficio è più disponibile a un confronto tecnico); – se vuoi ridurre tempi, costi e rischio “riscossione mentre litighi” (da valutare caso per caso).
Quinto snodo: se arriva l’atto finale, decidi rapidamente la strategia giudiziale e la gestione del rischio riscossione
Qui la partita diventa doppia: – merito e vizi: impugnazione sulla pretesa; – liquidità e tutela: prevenire o gestire iscrizioni, fermi, ipoteche, pignoramenti.
La regola aurea: non aspettare “l’ultima settimana”. Anche perché—con la riforma—molti vizi (annullabilità) vanno dedotti subito, a pena di decadenza.
Difese e strategie legali: come contestare davvero una ripresa su “compensi a soci”
Qui entriamo nel cuore: come costruire la difesa a seconda della contestazione tipica.
Scenario tipico: “costo inesistente/non provato”
Come si presenta – L’Ufficio dice: “Non risulta provata l’attività resa dal socio; il costo è fittizio o non inerente”.
Difesa principale: dossier probatorio “a strati” 1) Titolo giuridico dell’incarico
Contratto/lettera d’incarico; in caso di socio-amministratore, delibera o decisione dei soci. (Sulla necessità di chiarezza e formalizzazione del compenso dell’amministratore, il diritto societario richiede un titolo certo; per le S.p.A. la disciplina civilistica di riferimento è l’art. 2389 c.c.).
2) Prova dell’esecuzione
Qui devi “materializzare” la prestazione: attività, output, risultati, cronologia. Esempi: – report periodici, piani industriali, budget, presentazioni; – documenti di progetto, ticket, check-list; – email, verbali riunioni, call summary; – file con versioning (con data certa o almeno tracciabilità coerente); – organigramma e mansioni effettive.
3) Prova della coerenza economica
Spiega “perché quel lavoro serve alla società”: collegamento con fatturato, clienti, commesse, compliance, gestione.
4) Prova contabile e finanziaria
Bonifici, quietanze, riconciliazioni; coerenza tra contabilità e bilancio; ritenute/contributi se dovuti.
Difesa procedurale complementare – Se l’Ufficio ti ha chiesto documenti con modalità irragionevoli e poi tenta la preclusione in giudizio, la giurisprudenza costituzionale del 2025 sul DPR 600/1973, art. 32 ti aiuta a inquadrare i limiti della “sanzione processuale” e la necessità che la richiesta sia specifica, non esplorativa e con termine congruo; inoltre opera il principio per cui non possono essere richiesti documenti già in possesso dell’Amministrazione (richiamato nella sentenza).
Scenario tipico: “compenso sproporzionato/antieconomico”
Come si presenta – “Compenso troppo alto” rispetto a fatturato, utili, settore, numero dipendenti, patrimonio, oppure rispetto a compensi storici.
Errore difensivo frequente – Rispondere con frasi del tipo: “È stato deciso dai soci, quindi è legittimo”.
In realtà, nelle contestazioni tributarie la difesa deve dimostrare anche la razionalità economica, soprattutto quando l’Ufficio qualifica la spesa come indice di antieconomicità e la usa come base per presunzioni.
Difesa che funziona meglio – Benchmarking: confronto con: – retribuzioni di figure analoghe (contratti, executive compensation, range); – dati di settore (se reperibili); – compensi in società comparabili (dimensione, complessità, responsabilità). – Narrativa economica “documentata”: collegare compenso ad obiettivi misurabili: – incremento fatturato o marginalità; – acquisizione clienti; – risanamento, riduzione costi; – gestione di contenziosi o ristrutturazioni. – Coerenza temporale: se il compenso cresce quando l’azienda cresce o quando il ruolo si espande, è più difendibile.
Rischio specifico – Se il socio coincide anche con l’amministratore e il compenso “assorbe” quasi tutto l’utile o porta la società in perdita, l’Ufficio può tentare la riqualificazione come distribuzione indiretta.
Scenario tipico: “riqualificazione come utili occulti/distribuzione indiretta”
Qui la difesa deve muoversi su due assi: fatto e diritto.
Asse dei fatti – Dimostrare che il socio ha svolto una prestazione reale e che il compenso è corrispettivo di quella prestazione, non utili. – Dimostrare che la società non ha distribuito utili (o che la distribuzione è tracciata come tale) e che la gestione finanziaria è coerente.
Asse del diritto – Contestare la “scorciatoia logica” secondo cui “se il costo non è deducibile allora è utile occulto distribuito”. In alcuni casi questa scorciatoia viene tentata in modo automatico; la difesa deve riportare la discussione sui requisiti della presunzione e sull’onere probatorio (tema in cui la giurisprudenza è ampia e molto fattuale; per questo, l’analisi del fascicolo e delle prove è decisiva).
Tecnica difensiva pratica – costruisci un “ponte” tra documenti e contabilità: – contratto/incarico → attività → deliverable → fattura/nota → pagamento → dichiarazione del socio. – Se un anello manca (ad es. manca un titolo formale), si valuta: – se esiste documentazione equivalente (scambi email, decisioni) e se è sanabile; – se conviene orientarsi a una definizione in adesione per ridurre danni.
Scenario tipico: “vizi del contraddittorio e della motivazione”
Questa è spesso la difesa più sottovalutata e, al contempo, una delle più efficaci (se reale).
Cosa controllare – Hai ricevuto lo schema di atto?
– Ti hanno dato almeno 60 giorni?
– Ti hanno dato accesso/copia del fascicolo se richiesto?
– Nell’atto finale rispondono alle tue osservazioni e indicano i mezzi di prova?
– L’atto finale è annullabile per violazione di procedimento/partecipazione?
Perché è importante – Perché, in alcuni casi, anche quando il merito è “discutibile”, un vizio procedurale serio può: – far annullare l’atto; – riaprire i termini e costringere l’Ufficio a rifare correttamente il procedimento; – creare spazio negoziale.
Scenario tipico: l’ufficio “blocca” i documenti prodotti in giudizio
Se l’Ufficio sostiene che documenti decisivi sono inutilizzabili perché non consegnati in fase amministrativa, la sentenza 137/2025 della Corte costituzionale è un riferimento obbligato per impostare la difesa, perché ricostruisce: – la finalità della norma (evitare ostruzionismi); – la necessità di informare il contribuente della preclusione; – i criteri per valutare richieste ragionevoli e comportamenti scusabili; oltre a richiamare il principio per cui non possono essere richiesti documenti già in possesso dell’Amministrazione.
Operativamente: si lavora su due piani: – dimostrare che la richiesta non era idonea/era generica o non informata; – dimostrare che l’omissione non era “cosciente e volontaria” (o che vi era una causa non imputabile), secondo i criteri richiamati nella pronuncia.
Strumenti alternativi: definizioni, piani di rientro e soluzioni di crisi quando il debito diventa ingestibile
La difesa non è sempre “vincere in giudizio”. A volte il vero obiettivo è evitare che l’accertamento diventi insolvenza personale o aziendale.
Accertamento con adesione: quando usare la leva negoziale
Come visto, il D.Lgs. 13/2024 prevede finestre e coordinamenti con lo schema di atto, con termini (30 giorni dallo schema; 15 giorni dopo la notifica nei casi previsti) e regole sulla sospensione dei termini.
In ottica contribuente, l’adesione è spesso utile se: – vuoi ridurre l’esposizione evitando anni di contenzioso; – vuoi “tarare” l’ammontare contestato su parametri documentabili (congruità e attività effettiva); – vuoi evitare escalation in riscossione (da gestire in parallelo).
Autotutela: da usare quando c’è un errore “manifesto” o un atto chiaramente infondato
Con la disciplina dell’autotutela obbligatoria e facoltativa introdotta nello Statuto, ci sono casi in cui l’Amministrazione deve annullare (entro i limiti) o può annullare anche in pendenza di giudizio.
Quando è efficace sulla contestazione compensi a soci: – errore di persona (ad esempio imputano al socio pagamenti non suoi); – errore di calcolo (sommano imponibile due volte); – mancata considerazione di pagamenti o documenti già agli atti;
– errore sul presupposto (ad esempio “pagamento” non avvenuto o già stornato).
Composizione negoziata e strumenti di crisi d’impresa
Se la contestazione fiscale arriva su un’impresa già stressata, la strategia difensiva deve includere anche strumenti “di sistema”.
Composizione negoziata della crisi – Introdotta dal D.L. 24 agosto 2021, n. 118 e coordinata con la legge di conversione, è uno strumento per favorire il risanamento con l’assistenza dell’esperto e un percorso di negoziazione.
– Sul piano operativo, sono rilevanti anche i provvedimenti attuativi e i test di perseguibilità pubblicati sul portale del Ministero (ad es. contenuti relativi alla verifica della ragionevole perseguibilità del risanamento).
Procedure di sovraindebitamento/CCII – Le procedure oggi sono incardinate nel Codice della crisi (D.Lgs. 12 gennaio 2019, n. 14), pubblicato in Gazzetta Ufficiale, comprendendo strumenti che possono portare a ristrutturazione e, in taluni casi, a esdebitazione.
Per il contribuente/debitore, il punto è pragmatico: – se la contestazione sui compensi rischia di trasformarsi in cartelle e pignoramenti, devi avere un “piano B” (e spesso un “piano C”) per evitare l’effetto valanga.
Nota pratica sulle definizioni agevolate e “rottamazioni”
Le definizioni agevolate sono materia estremamente mutevole: la convenienza dipende da (a) tipo di carico, (b) fase (accertamento, riscossione, giudizio), (c) requisiti, (d) scadenze e decadenze. Se vuoi inserirle in una strategia difensiva, il criterio è: prima metti in sicurezza il merito (o negozi l’imponibile), poi valuti lo strumento di definizione.
Tabelle operative, simulazioni numeriche ed errori comuni
Tabella sintetica dei passaggi e dei termini più “pericolosi”
| Passaggio | Cosa succede | Termine chiave | Perché ti riguarda |
|---|---|---|---|
| Schema di atto e contraddittorio | Lo schema di atto deve precedere l’atto impugnabile (in via generale) | Termine non inferiore a 60 giorni per controdedurre o chiedere accesso/copia fascicolo. | È il momento migliore per chiudere la contestazione prima dell’atto finale |
| Atto finale dopo contraddittorio | L’atto deve tener conto delle tue osservazioni e motivare su quelle non accolte | Se contraddittorio violato → annullabilità (da dedurre). | Vizio procedurale spesso decisivo |
| Istanza di adesione “agganciata” allo schema | Puoi chiedere adesione entro 30 giorni dallo schema (con regole ulteriori) | 30 giorni dallo schema; e finestre ulteriori indicate dalla norma. | Ti consente di negoziare prima che la pretesa diventi definitiva |
| Preclusione documentale | Se non produci documenti richiesti può esserci preclusione in giudizio (art. 32 DPR 600) | Dipende dall’invito e dalle condizioni; la Corte cost. 137/2025 ricostruisce limiti e presupposti. | Se sbagli qui, rischi di “perdere la prova” |
Simulazione numerica: contestazione di compenso al socio come costo indeducibile
Dati ipotetici – Società (S.r.l.) paga nel 2024 € 80.000 a un socio (non dipendente) per attività commerciale/consulenziale. – L’Ufficio disconosce integralmente il costo e recupera a tassazione € 80.000.
Effetti tipici (semplificati) – Ai fini IRES: incremento imponibile € 80.000 → maggiore imposta (aliquota ordinaria) + interessi + sanzioni. – Ai fini IRAP: dipende dalla base e dalla qualificazione del costo nel conto economico. – Se la somma è riqualificata come “utile” o altra categoria in capo al socio: possibile accertamento parallelo sul socio.
Come si difende (metodo) – Prima di calcolare “quanto costa”, si ricostruisce: 1) titolo (contratto/incarico); 2) activity proof (deliverables); 3) congruità (benchmark, risultati); 4) procedure (contraddittorio e motivazione).
Sul piano pratico, molte contestazioni crollano non perché “il compenso è basso”, ma perché: – l’Ufficio non prova adeguatamente l’inesistenza/antieconomicità; – il contribuente prova in modo credibile attività e coerenza; – emergono vizi procedurali nel percorso (contraddittorio o motivazione).
Errori comuni che fanno “perdere” anche chi ha ragione
1) Rispondere tardi o non rispondere allo schema di atto: oggi il contraddittorio è una finestra legale strutturale, non un optional.
2) Produrre documenti in modo disordinato: l’Ufficio seleziona ciò che gli conviene; tu devi guidare la lettura (indice, allegati, riferimenti incrociati).
3) Confondere titolo civilistico e prova fiscale: la delibera/contratto è necessaria, ma non basta senza prova dell’esecuzione.
4) Ignorare il rischio di preclusione documentale: la Corte cost. 137/2025 mostra quanto il tema sia serio.
5) Fare affidamento solo sull’autotutela: va bene, ma con un piano B (adesione o ricorso), perché l’autotutela non sospende automaticamente termini e effetti.
FAQ operative: domande reali con risposte pratiche
Posso difendermi da solo?
Puoi presentare memorie e documenti, ma la contestazione compensi a soci è tecnica e multidimensionale (civilistico, fiscale, procedura, prova). L’errore tipico del “fai da te” è non individuare i vizi procedurali da dedurre subito, specie dopo la riforma sull’annullabilità.
Se mi hanno mandato lo schema di atto, quanti giorni ho per rispondere?
Il termine assegnato deve essere non inferiore a 60 giorni per controdeduzioni o per chiedere accesso/copia degli atti del fascicolo.
Se l’atto esce prima dei 60 giorni, che succede?
È un profilo di violazione del contraddittorio preventivo che può portare all’annullabilità dell’atto, da far valere tempestivamente.
L’Ufficio deve rispondere alle mie osservazioni?
Sì: l’atto adottato all’esito del contraddittorio deve tenere conto delle osservazioni e motivare su quelle non accolte.
Posso chiedere accesso agli atti durante il contraddittorio?
Sì: lo schema deve consentire al contribuente, se richiesto, di accedere ed estrarre copia degli atti del fascicolo, dentro il termine del contraddittorio.
Se l’Ufficio mi chiede documenti senza specificare conseguenze, posso poi usarli in giudizio?
Il tema è complesso e dipende dal caso, ma la Corte costituzionale (sent. 137/2025) ricostruisce che l’ufficio deve informare il contribuente delle conseguenze della mancata esibizione e richiama requisiti di ragionevolezza della richiesta.
Cosa vuol dire “richiesta a strascico” e perché mi interessa?
È una richiesta generica/esplorativa. La giurisprudenza richiamata dalla Corte costituzionale sottolinea la necessità di richieste specifiche e ragionevoli, con congruo termine.
Se il socio ha lavorato davvero, perché il Fisco contesta lo stesso?
Perché spesso l’attacco non è “lavoro sì/lavoro no”, ma: – congruità economica (quanto); – formalizzazione (come è deciso); – inerenza (perché serve); – coerenza contabile e finanziaria.
Che documenti devo preparare per “provare” il compenso?
Minimo sindacale: – titolo (contratto/lettera incarico/delibera); – traccia attività (report, deliverable, email, verbali); – prova pagamenti (bonifici, riconciliazioni); – giustificazione economica (KPI, confronto settore); – dichiarazioni/ritenute (se rilevanti).
Se il compenso è pagato a un socio che è anche amministratore, cambia qualcosa?
Sì: aumenta la necessità di un impianto documentale e societario robusto (titolo e decisione). Il diritto societario disciplina la determinazione dei compensi degli amministratori (per S.p.A. art. 2389 c.c.).
L’autotutela può annullare l’atto anche se è già definitivo?
In casi tipizzati di autotutela obbligatoria e entro limiti (ad esempio un anno dalla definitività per mancata impugnazione in alcune ipotesi), la norma prevede annullamento anche su atti definitivi.
Quali sono i casi tipici di autotutela obbligatoria utili nei compensi ai soci?
Errore di persona, errore di calcolo, errore sul tributo, errore sul presupposto, mancata considerazione di pagamenti eseguiti, ecc.
Quando conviene l’accertamento con adesione?
Quando la contestazione è “negoziabile” (specie sull’ammontare) e hai elementi documentali e tecnici per proporre una ricostruzione alternativa credibile. Le finestre temporali sono collegate allo schema di atto e alla notifica dell’avviso nei casi previsti.
Se la mia società è già in crisi, la contestazione fiscale può essere gestita “a sistema”?
Sì: oltre alle difese tributarie, si valuta composizione negoziata (D.L. 118/2021) e strumenti del Codice della crisi (D.Lgs. 14/2019) per evitare escalation esecutive.
La riforma del contraddittorio vale per tutti gli atti?
In via generale sì per gli atti autonomamente impugnabili, ma con eccezioni per atti automatizzati e casi motivati di pericolo per la riscossione.
Se non capisco su quali prove si fonda l’atto, posso contestarlo?
Sì: la motivazione deve indicare presupposti e mezzi di prova; la carenza può essere motivo di annullabilità.
Cosa devo fare se temo pignoramenti o ipoteche mentre contesto l’atto?
Serve una strategia integrata: (a) difesa sull’atto, (b) gestione del rischio riscossione, (c) valutazione strumenti deflattivi o di crisi. Il “come” dipende dal tipo di atto e dallo stato del debito.
La riforma del reclamo-mediazione incide sulla mia causa?
Dipende dalla data di notifica del ricorso e dalle regole transitorie; il MEF ha fornito chiarimenti sul tema.
Sentenze e riferimenti istituzionali aggiornati da considerare prima della conclusione
Di seguito una selezione di pronunce e atti istituzionali utili per impostare (o rafforzare) le difese, con particolare attenzione a procedure, prova e contraddittorio—temi spesso decisivi anche nelle contestazioni su compensi ai soci.
- Corte costituzionale , sentenza n. 137/2025 (deposito 28/07/2025), su DPR 600/1973, art. 32: limiti e presupposti della preclusione documentale, ragionevolezza delle richieste istruttorie, necessità di informativa sulle conseguenze, richiamo a criteri di congruo termine e no “pesca a strascico”.
- Ministero dell’economia e delle finanze , comunicato su abrogazione reclamo-mediazione e regole intertemporali (riferimento alle notifiche dei ricorsi e al quadro del contenzioso riformato).
- D.Lgs. 219/2023: introduzione dell’art. 6-bis (contraddittorio preventivo), disciplina dell’annullabilità/nullità degli atti, autotutela obbligatoria e facoltativa, motivazione rafforzata e mezzi di prova.
- D.Lgs. 13/2024: coordinamento fra contraddittorio e accertamento con adesione, finestre e sospensioni legate allo schema di atto e alla notifica dell’avviso.
- Gazzetta Ufficiale , D.Lgs. 14/2019 (Codice della crisi): cornice normativa delle soluzioni di crisi (ristrutturazione, liquidazione ed esdebitazione) come strumenti “di sistema” quando l’accertamento fiscale diventa rischio esecutivo.
- Ministero della Giustizia , portale istituzionale su composizione negoziata: aggiornamenti e atti attuativi, inclusa la documentazione sulla verifica della perseguibilità del risanamento.
Conclusione
Difendersi quando l’Agenzia delle Entrate contesta compensi ai soci significa, quasi sempre, difendersi su tre livelli simultanei: (a) procedura e contraddittorio, (b) prova e sostanza economica, (c) strategia di gestione del rischio (definizione, adesione, ricorso e—se serve—strumenti di crisi).
I punti chiave emersi lungo la guida, aggiornati al 20 febbraio 2026, sono questi: – il contraddittorio preventivo oggi è una garanzia centrale: schema di atto, almeno 60 giorni, accesso al fascicolo, obbligo di motivare e considerare le osservazioni; la violazione porta a annullabilità (da far valere tempestivamente).
– la difesa efficace sui compensi ai soci richiede un dossier probatorio “serio” (titolo, attività effettiva, congruità, contabilità e pagamenti) e attenzione massima al tema della documentazione e delle possibili preclusioni (Corte costituzionale 137/2025).
– l’accertamento con adesione, nella versione coordinata con lo schema di atto, è spesso lo strumento più pragmatico quando il margine è quantitativo o negoziabile.
– quando la contestazione fiscale minaccia di sfociare in riscossione aggressiva, vanno valutate soluzioni “di sistema” (composizione negoziata e Codice della crisi) per proteggere impresa e patrimonio.
In questi casi, la tempestività è tutto: molte difese (soprattutto procedurali) vanno impostate prima che l’atto diventi definitivo o che partano misure esecutive. E quando l’obiettivo è bloccare o prevenire azioni come pignoramenti, ipoteche, fermi o cartelle, serve un lavoro integrato tra fiscalità, contenzioso e, se necessario, crisi d’impresa.
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