Introduzione
Ricevere un avviso di accertamento, un atto di recupero o una contestazione in cui l’Agenzia delle Entrate disconosce (in tutto o in parte) i compensi agli amministratori è un evento molto più serio di quanto appaia “a prima lettura”. La contestazione, infatti, non riguarda solo un costo “in più o in meno” nel conto economico: può trascinare con sé una catena di effetti su IRES/IRPEF, IRAP, IVA, ritenute, interessi e sanzioni, e può aprire scenari di responsabilità anche organizzativa (governance societaria, delibere, libri sociali, tracciabilità dei pagamenti, coerenza tra bilancio e fiscale).
Il rischio pratico, dal punto di vista del contribuente/debitore, è duplice:
1) Difetto di “fondamento documentale” (mancanza o irregolarità delle delibere, contratti, nomine, evidenza del pagamento, giustificativi), che rende la difesa più difficile e spesso “sposta” l’onere della prova sul contribuente, specie quando l’Ufficio utilizza presunzioni e contestazioni di antieconomicità o inerenza;
2) Effetto “valanga” in riscossione, perché una pretesa trasformata in ruolo può portare rapidamente a misure cautelari/esecutive (iscrizioni, fermi, ipoteche, pignoramenti), e proprio gli atti della riscossione rientrano tra quelli tipicamente esclusi dall’obbligo di contraddittorio preventivo “statutario”.
In questa guida (aggiornata al 20 febbraio 2026) troverai un’impostazione difensiva e operativa: cosa controllare subito, quali eccezioni sollevare, quali documenti “salvano” la deducibilità, come usare contraddittorio, adesione, ricorso e sospensione, e come valutare — se necessario — strumenti di gestione del debito e della crisi (rateazioni, definizioni agevolate, composizione negoziata e sovraindebitamento).
L’autore e il suo team:
L’Avv. Giuseppe Angelo Monardo è avvocato cassazionista; coordinatore di uno staff multidisciplinare operante a livello nazionale in diritto bancario e tributario; Gestore della crisi da sovraindebitamento (L. 3/2012) iscritto negli elenchi del Ministero della Giustizia; professionista fiduciario di un OCC; Esperto Negoziatore della crisi d’impresa ai sensi del D.L. 118/2021.
📩 Contatta subito qui di seguito l’Avv. Giuseppe Angelo Monardo per una valutazione legale personalizzata e immediata.
Quadro normativo e logica della contestazione
Il punto di partenza: perché l’Agenzia “attacca” i compensi agli amministratori
In Italia la contestazione sui compensi agli amministratori nasce quasi sempre da una di queste matrici:
- Formalità societarie mancanti o tardive: delibera assembleare assente/non specifica, o compenso “ratificato” solo in bilancio;
- Criterio temporale di deduzione errato (competenza vs cassa, o cassa “allargata”);
- Inerenza e congruità: compensi percepiti come sproporzionati rispetto a attività/risultati della società;
- Riqualificazione (da compenso a utili/distribuzione occulta, o da prestazione professionale a compenso “organico” e viceversa);
- Riflessi su ritenute e IVA (errata qualificazione del rapporto o dell’operazione).
Queste aree hanno basi giuridiche diverse: una difesa efficace, quindi, inizia identificando la “tesi giuridica” dell’Ufficio, non limitandosi a contestare genericamente l’importo.
Contraddittorio obbligatorio e impatto pratico sulla difesa
Dal 2024 lo Statuto dei diritti del contribuente è stato profondamente riformato e ha introdotto, come regola generale, il principio del contraddittorio per gli atti autonomamente impugnabili davanti al giudice tributario: l’atto deve essere preceduto da un contraddittorio “informato ed effettivo”, a pena di annullabilità, con invio di uno schema di atto e termine non inferiore a 60 giorni per controdeduzioni/accesso agli atti.
Attenzione però: un decreto MEF ha individuato una serie di atti esclusi dal contraddittorio (automatizzati, di pronta liquidazione e controllo formale), includendo tra gli “automatizzati/sostanzialmente automatizzati” anche ruoli, cartelle e vari atti dell’Agente della riscossione. Questo è cruciale nella strategia del debitore, perché impone di agire tempestivamente prima che la pretesa si trasformi in riscossione “dura”.
Deducibilità e “cassa allargata”: la regola che spesso decide l’esito
Per la difesa sui compensi agli amministratori, una regola pratica (spesso decisiva) è questa: quando è stato pagato il compenso e come è qualificato.
La prassi dell’Amministrazione ha ribadito che la ratio della deduzione “per cassa” è far coincidere il periodo di tassazione in capo al percettore e quello di deduzione in capo all’erogante; inoltre, per i compensi pagati entro il 12 gennaio dell’anno successivo, la logica del “criterio di cassa allargato” può farli rientrare nel periodo precedente (a determinate condizioni).
Nella pratica difensiva, ciò significa che una contestazione può essere “vinta” o “persa” su un documento semplice: la data del bonifico, la quietanza, la distinta, e la coerenza CU/cedolino/ritenute.
Ritenute alla fonte: il punto debole che l’Ufficio usa come leva
Quando i compensi amministratore sono qualificati come redditi soggetti a ritenuta (assimilati o comunque soggetti a sostituzione), l’obbligazione del sostituto d’imposta scatta “all’atto del pagamento” secondo le regole del DPR 600/1973, e l’Ufficio spesso utilizza incongruenze (mancata ritenuta, CU errata, versamenti tardivi) come elemento indiziario per sostenere che il rapporto non è coerente o che il costo non è “pulito”.
Per il contribuente, la difesa deve quindi essere a doppio binario: non basta dimostrare che “l’amministratore ha dichiarato il reddito”; occorre dimostrare che la società ha gestito correttamente ritenute e adempimenti, oppure spiegare tecnicamente perché non erano dovuti (es. diversa qualificazione).
IVA e amministratori: un’area da maneggiare con cautela
In tema IVA, l’inquadramento dell’attività dell’amministratore (come attività “indipendente” o meno) è cruciale e negli ultimi anni è stato oggetto di attenzione anche a livello europeo; nella pratica, l’Agenzia e la giurisprudenza ragionano spesso sulla sussistenza o meno di autonomia e assunzione del rischio economico. Una difesa efficace deve evitare schemi incoerenti (es. “fatturo IVA come consulente” per attività che in realtà sono funzioni tipiche dell’organo amministrativo) perché l’Ufficio può usare questa incoerenza per disconoscere costi o IVA.
Procedura passo-passo: cosa accade dopo la notifica e quali scadenze contano davvero
Prima ancora dell’avviso: schema di atto e contraddittorio
Quando il contraddittorio “statutario” si applica, la sequenza è (in sintesi):
- comunicazione dello schema di atto;
- termine ≥ 60 giorni per controdeduzioni e/o accesso al fascicolo;
- divieto di adottare l’atto prima della scadenza;
- possibile “allungamento” dei termini di decadenza se il contraddittorio finisce troppo vicino alla decadenza.
Mossa difensiva: in questa fase, l’obiettivo non è “scrivere tanto”, ma scrivere ciò che serve: contestare i punti di diritto (delibere, cassa, inerenza, qualificazione), depositare i documenti-chiave e chiedere accesso se manca il fascicolo istruttorio.
Attenzione alle eccezioni: quando il contraddittorio può non esserci
Il decreto MEF ha escluso dal contraddittorio alcune macro-categorie: atti automatizzati/sostanzialmente automatizzati, di pronta liquidazione e di controllo formale. Tra gli esclusi, ad esempio, rientrano (in area automatizzata) cartelle e atti di riscossione e, in area “pronta liquidazione”, comunicazioni ex 36-bis DPR 600/1973 e analoghe procedure IVA.
Implicazione: se la tua posizione è già in fase di “comunicazioni” o “riscossione”, spesso non avrai un contraddittorio strutturato; dovrai ragionare in termini di autotutela/adesione/ricorso con tempi stretti.
Dopo la notifica dell’atto: il termine per impugnare
Nel processo tributario, il ricorso deve essere proposto entro 60 giorni dalla notificazione dell’atto impugnato (a pena di inammissibilità).
Strategia del contribuente: qualunque iniziativa stragiudiziale (istanze, CIVIS, autotutela, richieste di chiarimenti) va gestita senza “bruciarsi” il termine del ricorso. Se hai dubbi, si imposta una difesa che tenga aperta la via giudiziale, perché una volta decaduto il termine, lo spazio difensivo si riduce drasticamente.
Accertamento con adesione: quando conviene e cosa sospende
L’accertamento con adesione, disciplinato dal D.Lgs 218/1997, è uno strumento negoziale che può essere decisivo quando:
- l’atto contiene contestazioni parzialmente fondate (es. delibere ok ma congruità discutibile);
- vuoi ottenere una riduzione del carico sanzionatorio e una definizione “controllata”;
- serve tempo per completare la documentazione.
La presentazione dell’istanza comporta, in determinate ipotesi, la sospensione dei termini per impugnare per un periodo di 90 giorni.
Nota pratica: l’adesione funziona quando hai un dossier chiaro e quando la trattativa è impostata su elementi verificabili (delibere, pagamenti, comparabili, attività svolte). Se vai “a mani vuote”, rischi di trasformare l’adesione in una perdita di tempo.
Autotutela riformata: una leva in più, ma va usata bene
Dal 2024 esiste una disciplina rinnovata dell’autotutela (obbligatoria e facoltativa) nello Statuto, con tipizzazione di casi e regole. Per il contribuente questo significa: se l’atto è affetto da vizi “manifesti” (es. errore di persona, errore di calcolo, mancata considerazione di pagamenti, errore sul presupposto), l’Amministrazione può/dover intervenire.
In ottica difensiva, l’autotutela è utile soprattutto quando:
- vuoi correggere un errore oggettivo prima o durante il giudizio;
- vuoi ottenere un annullamento parziale che renda sostenibile un accordo.
Ma non deve diventare un alibi per non ricorrere: il tuo obiettivo è evitare la definitività dell’atto.
Difese e strategie legali nel merito: come smontare la contestazione sui compensi
Di seguito trovi le principali “tesi” dell’Agenzia sui compensi amministratore e, accanto, l’approccio difensivo tipico dal lato contribuente.
Contestazione per mancanza di delibera o formalità: la difesa documentale
Scenario tipico: l’Agenzia sostiene che il costo è indeducibile perché il compenso non risulta deliberato nei modi previsti, e che l’approvazione del bilancio non basta come “delibera implicita”.
Questa è una delle contestazioni più frequenti e più pericolose, perché colpisce la deducibilità alla radice: se manca la “fonte” del diritto al compenso (o manca la prova certa e determinabile dell’obbligazione), l’Ufficio prova a sostenere che il costo non è fiscalmente riconoscibile. In giurisprudenza di legittimità, il tema è ricorrente: la delibera specifica è vista come elemento decisivo e l’approvazione del bilancio, di regola, non sana automaticamente l’assenza.
Difesa operativa (checklist essenziale): – verbale di nomina e attribuzione poteri;
– delibera assembleare (o previsione statutaria) di determinazione del compenso, con data certa;
– libro verbali e prova della regolare tenuta;
– coerenza tra delibere e bilancio;
– prova dei pagamenti (bonifici, quietanze) e degli adempimenti (ritenute/CU se dovute).
Se la delibera manca davvero, la difesa cambia: si valuta se esistono elementi per sostenere una diversa qualificazione (es. prestazione professionale autonoma effettiva e separata dall’ufficio di amministratore) ma questa via è delicata perché la Cassazione ha mostrato severità verso “contratti di consulenza” usati per aggirare regole imperative sulla determinazione del compenso.
Contestazione sul momento di deduzione: cassa, cassa allargata e prova del pagamento
Scenario tipico: l’Ufficio sostiene che la società ha dedotto nel periodo sbagliato (es. deduzione per competenza nonostante il pagamento successivo), oppure che il pagamento non è dimostrato, oppure che si è abusato della “cassa allargata”.
Qui la difesa è spesso “matematica”: serve ricostruire con precisione il flusso: – quando nasce il diritto al compenso (delibera/contratto);
– quando viene contabilizzato;
– quando viene pagato;
– come viene tassato in capo al percettore.
La prassi chiarisce l’idea di fondo e, soprattutto, collega deduzione e tassazione, e spiega il trattamento dei pagamenti entro il 12 gennaio (cassa “allargata”), con riflessi anche sulla deduzione della società.
Difesa operativa: non discutere “a parole” con l’Agenzia; preparare un prospetto con: – delibera (data);
– cedolini/compensi deliberati;
– date bonifici;
– CU e F24 ritenute (se dovute);
– riconciliazione in contabilità.
Contestazione di inerenza e congruità: come rispondere senza farsi intrappolare
Scenario tipico: compensi ritenuti “sproporzionati” o “antieconomici”, specie in società piccole, in perdita, o con ricavi limitati.
Qui il Fisco tenta spesso una manovra: non contesta solo l’assenza di documenti, ma afferma che l’importo non è coerente con l’attività e quindi non è inerente o non è congruo.
Dal lato contribuente, la difesa efficace non è “il Fisco non può sindacare”; la difesa efficace è dimostrare: – attività effettivamente svolta (verbali CdA, relazioni, deleghe operative, attività commerciali seguite, incarichi specifici);
– criteri di determinazione (benchmark di mercato, retribuzioni alternative, costo equivalente di un manager esterno);
– coerenza con la fase aziendale (startup, turnaround, operazioni straordinarie, gestione crisi).
Tecnica difensiva: trasformare la congruità in “prova” e non in opinione. Anche una micro-società può avere bisogno di un amministratore altamente qualificato, ma devi dimostrarlo con documenti, incarichi e risultati, non solo con dichiarazioni.
Riqualificazione come distribuzione di utili o utilità ai soci: prevenire l’effetto domino
Quando l’amministratore è anche socio (o quando la società è a base ristretta), l’Ufficio può provare a sostenere che il compenso è in realtà un modo per distribuire utili (o trasferire ricchezza) e quindi: – disconosce il costo;
– “sposta” l’imposizione su altre categorie;
– moltiplica gli effetti (società + persone fisiche).
In difesa, la chiave è separare: – titolo: compenso deliberato per funzioni;
– misura: congruità;
– pagamento: tracciabilità e regolarità;
– tassazione: ritenute e dichiarazioni coerenti.
Quando questa catena è solida, la riqualificazione perde forza.
Contratti di consulenza con l’amministratore: rischio elevato se non c’è “separazione reale”
Negli ultimi anni la Corte di cassazione ha evidenziato criticità quando la società stipula con i propri amministratori contratti di consulenza “onerosi” senza le formalità previste per la determinazione del compenso dell’organo amministrativo, valorizzando la natura imperativa delle norme civilistiche e l’impossibilità di derogarle con schemi contrattuali di comodo.
Regola prudenziale (difensiva): se l’amministratore presta anche consulenze, la società deve poter provare: – oggetto diverso, specifico, tecnico;
– autonomia e rischio;
– corrispettivo coerente;
– delibere e gestione dei conflitti di interesse;
– separazione chiara tra funzioni gestorie e prestazioni professionali.
Se manca questa separazione, la contestazione è molto probabile e la difesa diventa difficile.
Indagini finanziarie e presunzioni: come proteggersi quando l’accertamento nasce dai conti
Molte contestazioni su compensi e costi emergono da indagini finanziarie: l’Ufficio vede bonifici, prelievi, flussi e ricostruisce “compensi non dichiarati” o “pagamenti non giustificati”.
Dal punto di vista difensivo, due regole contano:
- l’indagine finanziaria è un terreno in cui la prova documentale analitica è spesso decisiva;
- su alcune presunzioni (come quelle relative ai prelevamenti) si è espressa anche la Corte costituzionale, confermando la tenuta dell’impianto presuntivo in specifici perimetri.
Mossa difensiva: se l’accertamento usa i conti, devi costruire una “mappa” movimento-per-movimento, con giustificativi, evitando risposte generiche. Questo lavoro, se fatto bene, spesso ribalta l’esito (o rende l’adesione molto più favorevole).
Strumenti difensivi e alternative: impugnare, sospendere, definire, rateizzare
Ricorso e sospensione: bloccare la riscossione quando serve
Quando l’atto è impugnabile e i presupposti ci sono, la difesa giudiziale si costruisce su due livelli:
- motivi di merito (delibere, cassa, inerenza, IVA/ritenute, riqualificazioni);
- motivi procedurali (contraddittorio mancante quando dovuto, motivazione insufficiente, prova non circostanziata).
Il nuovo impianto dello Statuto ha rafforzato l’idea di motivazione più “probatoria” e di partecipazione del contribuente come elemento di garanzia.
Sul piano pratico, la sospensione serve per evitare che, durante il giudizio, la pretesa entri in riscossione con effetti aggressivi; per il debitore è spesso la differenza tra “discutere” e “subire”.
Adesione all’accertamento: definire con riduzione e piano sostenibile
Lo strumento di adesione è spesso il migliore quando: – la contestazione è parzialmente difendibile ma non “blindata”;
– vuoi ridurre sanzioni e fissare un debito sostenibile;
– vuoi prevenire la fase esecutiva.
La disciplina e i suoi effetti (anche in termini di sospensione) sono fissati nel D.Lgs 218/1997.
Autotutela: correggere errori manifesti e costruire un accordo
Con la riforma dello Statuto, l’autotutela ha un perimetro più definito: l’idea difensiva è usarla per far emergere l’errore “oggettivo” e ottenere un annullamento totale/parziale prima che la lite diventi più costosa.
Rottamazione-quater e definizioni: quando il problema è già “in riscossione”
Se il debito è già in carico all’Agente della riscossione, può entrare nel perimetro della definizione agevolata (rottamazione-quater) secondo le regole e i limiti pubblicati dall’Agente stesso (ambito temporale dei carichi, esclusioni, modalità).
Dal punto di vista del debitore, la rottamazione è utile quando: – vuoi chiudere senza interessi/sanzioni/aggi secondo la disciplina applicabile;
– vuoi evitare misure esecutive;
– vuoi rendere bancabile/gestibile la posizione.
Ma attenzione: la rottamazione non risolve il “merito” della contestazione; risolve il debito in riscossione secondo una logica di pace fiscale. Va coordinata con eventuali giudizi pendenti.
Rateazioni e piani di rientro: la linea difensiva “di continuità”
Quando l’obiettivo è evitare l’aggressione immediata (fermo/ipoteca/pignoramento) e mantenere operativa la società o proteggere il patrimonio personale, la costruzione di un piano di rientro (anche rateale) è spesso la prima linea di contenimento del rischio.
In questa guida non entro nei dettagli “procedurali” delle rateazioni (che variano per natura del debito e fase), ma l’approccio difensivo resta costante: evitare la decadenza dai benefici e coordinare la gestione della liquidità con scadenze fiscali.
Strumenti di crisi e tutela del debitore: quando il problema supera la singola contestazione
Quando la contestazione sui compensi agli amministratori è solo un pezzo di un quadro più ampio (debiti fiscali + banche + fornitori + INPS), la difesa “vera” non è solo vincere un accertamento: è mettere in sicurezza la continuità o il patrimonio.
Composizione negoziata della crisi: prevenire l’escalation con una regia unica
La composizione negoziata è stata introdotta dal D.L. 118/2021 e rappresenta uno strumento stragiudiziale e strutturato per gestire risanamento e trattative, attraverso un percorso disciplinato e assistito.
Dal punto di vista del debitore/contribuente, serve quando: – devi negoziare contemporaneamente con più creditori (Fisco, banche, fornitori);
– vuoi ottenere protezioni e tempo “ordinato”;
– vuoi evitare che la crisi degeneri in esecuzioni sparse.
Sovraindebitamento e procedure minori: liberarsi dal debito quando è insostenibile
Il Codice della crisi (D.Lgs 14/2019) disciplina strumenti per debitori non fallibili e situazioni di sovraindebitamento, con percorsi che possono condurre a ristrutturazione e, in determinate condizioni, a esdebitazione.
Chiave difensiva: questi strumenti non sono “scorciatoie”, ma procedure con requisiti e un impianto probatorio rigoroso. Se la contestazione sui compensi genera un debito impossibile, valutare tempestivamente l’accesso a strumenti di crisi può impedire l’erosione del patrimonio e l’effetto domino su famiglia e impresa.
Tabelle, FAQ, simulazioni pratiche e giurisprudenza rilevante
Tabelle riepilogative
Tabella termini e snodi
| Fase | Cosa succede | Perché è decisiva per la difesa | Fonte |
|---|---|---|---|
| Contraddittorio “statutario” | Schema di atto + 60 giorni per controdeduzioni | Se manca quando dovuto: vizio forte; se presente: occasione per chiudere prima dell’accertamento | |
| Atti esclusi dal contraddittorio | Alcuni atti non richiedono il confronto preventivo | In riscossione spesso non hai contraddittorio: devi usare ricorso/definizioni | |
| Ricorso | 60 giorni dalla notifica | Se perdi il termine, perdi l’arma principale | |
| Adesione | Istanze e sospensioni secondo D.Lgs 218/1997 | Può ridurre sanzioni e chiudere in modo sostenibile | |
| Rottamazione-quater | Definizione agevolata dei carichi in riscossione | Utile quando il debito è “già a ruolo” e vuoi evitare esecuzioni |
Tabella documenti “salva-deducibilità” sui compensi amministratore
| Documento | Serve a provare | Errore tipico | Perché pesa |
|---|---|---|---|
| Delibera compenso | Titolo e misura del compenso | “C’è solo il bilancio” | È spesso il primo bersaglio dell’Ufficio |
| Prova pagamento | Cassa / cassa allargata | Bonifico mancante o tardivo | Decide l’anno di deduzione e spesso la contestazione |
| CU/ritenute/F24 | Coerenza sostituto d’imposta | Ritenute non versate o CU incoerente | L’Ufficio usa l’incoerenza come indizio |
| Verbali CdA/deleghe | Attività effettiva e inerenza | Ruolo “di facciata” | Serve per difendersi su congruità/antieconomicità |
| Contratti consulenza (se presenti) | Separazione tra funzioni e prestazioni | Consulenza usata come “scorciatoia” | Rischio alto di riqualificazione/indeducibilità |
FAQ operative
Se l’Agenzia contesta i compensi agli amministratori, devo pagare subito?
Dipende dall’atto. In generale, la regola difensiva è: non aspettare. Verifica termini e valuta subito ricorso/adesione/sospensione, perché i tempi processuali e la riscossione non aspettano.
L’approvazione del bilancio basta a “deliberare” il compenso?
Spesso no: la giurisprudenza ha più volte escluso che l’ok al bilancio equivalga automaticamente a una delibera specifica sul compenso (salvo ipotesi peculiari).
Se il compenso è stato tassato in capo all’amministratore, la società può dedurlo comunque?
Non è automatico: la deduzione societaria richiede regole proprie (titolo, certezza, determinabilità, criteri temporali). La tassazione del percettore non “cura” di per sé i vizi di deducibilità.
Pagamento entro il 12 gennaio: posso dedurre nell’anno precedente?
In molti casi il principio di “cassa allargata” viene richiamato per far coincidere tassazione e deduzione, ma va applicato correttamente e provato con documenti.
Se l’amministratore ha partita IVA e fattura, è più sicuro?
Non necessariamente: se la fatturazione copre attività tipiche dell’organo amministrativo senza separazione reale, aumenti il rischio di riqualificazione.
L’Agenzia può contestare la “congruità” del compenso?
Può contestare inerenza/antieconomicità e chiedere prova della ragione economica; la difesa efficace usa documenti e comparabili, non solo argomenti astratti.
Se non ho la delibera, è tutto perso?
Non sempre, ma la difesa diventa più complessa. Devi valutare subito strategie alternative (ricostruzione formale, qualificazione corretta, eventuale adesione, e gestione del rischio).
Se mi arriva una cartella, ho diritto al contraddittorio preventivo?
Di regola, le cartelle e atti di riscossione rientrano tra gli atti esclusi dal contraddittorio preventivo individuati dal decreto MEF.
Quanto tempo ho per fare ricorso?
In generale, 60 giorni dalla notifica dell’atto impugnato.
L’adesione mi fa perdere il diritto al ricorso?
La relazione tra istanza e impugnazione va gestita tecnicamente: in alcuni casi l’impugnazione comporta rinuncia all’istanza, e comunque i termini e le sospensioni seguono le regole del D.Lgs 218/1997.
Posso chiedere autotutela?
Sì, e dal 2024 la disciplina è più strutturata, ma va usata senza compromettere i termini del ricorso.
Se la contestazione nasce da indagini bancarie, come mi difendo?
Con prova analitica e ricostruzione movimento-per-movimento; le presunzioni bancarie sono un terreno probatorio duro e richiedono risposte precise.
La Corte costituzionale si è espressa sulle presunzioni bancarie?
Sì, anche in relazione all’art. 32 DPR 600/1973, in specifici profili.
Rottamazione-quater: posso usarla per chiudere il debito?
Solo se i carichi rientrano nell’ambito di applicazione e secondo le regole pubblicate dall’Agente della riscossione; è uno strumento di definizione, non una “vittoria nel merito”.
Se la società è in crisi, posso usare la composizione negoziata?
È uno strumento introdotto dal D.L. 118/2021 per gestire in modo strutturato risanamento e trattative.
Se il debito è insostenibile, esiste una via per liberarsene?
Il Codice della crisi disciplina strumenti di ristrutturazione e procedure che possono portare a esdebitazione in specifiche condizioni.
Cosa devo fare nelle prime 72 ore dopo la notifica?
Bloccare l’ansia e fare tre cose: (i) verificare termini; (ii) leggere “tesi dell’Ufficio” e basi giuridiche; (iii) raccogliere subito delibere-pagamenti-ritenute.
Simulazioni pratiche e numeriche
Simulazione A: pagamento a cavallo d’anno (effetto sulla deduzione)
– Compenso deliberato: € 30.000 per l’anno X.
– Pagamento effettuato il 10 gennaio dell’anno X+1.
Se ricorrono i presupposti del meccanismo “cassa allargata”, il compenso può concorrere (in certe strutture) al reddito del percettore per l’anno X e risultare deducibile per la società nello stesso anno, ma solo se la catena documentale è coerente (delibera, pagamento, gestione fiscale).
Simulazione B: compenso elevato in società con ricavi bassi
– Difesa sbagliata: “è una scelta dell’assemblea e il Fisco non può dire nulla”.
– Difesa corretta: dossier con incarichi, risultati, benchmark e motivazione economica dell’ammontare, spiegando perché quel compenso sostituisce (o è inferiore) al costo di una figura equivalente esterna.
Simulazione C: contestazione + riscossione rapida
– Se non impugni entro 60 giorni, l’atto diventa definitivo e la difesa si sposta su gestione del debito (rateazioni/definizioni).
– Se impugni e ottieni sospensione, guadagni tempo e impedisci che la riscossione diventi aggressiva mentre discuti il merito.
Sentenze e fonti istituzionali più utili da citare
Di seguito un elenco ragionato (con doppio controllo su corte/ente indicato), da utilizzare in atti e memorie come “colonna portante”:
- Riforma Statuto e contraddittorio (fonte: Gazzetta Ufficiale): introduzione dell’art. 6-bis (contraddittorio informato ed effettivo), con disciplina di schema atto e termini.
- Decreto MEF 24 aprile 2024 (fonte: Gazzetta Ufficiale): elenco atti esclusi dal contraddittorio; inclusione di cartelle/atti riscossione tra gli “automatizzati”.
- Circolare 57/E del 18 giugno 2001 (fonte: Dipartimento Finanze – banca dati prassi): chiarimenti su pagamento dei compensi agli amministratori e logica di coincidenza tassazione/deduzione; riferimento alla cassa “allargata” entro 12 gennaio.
- Corte costituzionale, 31 gennaio 2023 (fonte: Gazzetta Ufficiale – Corte Costituzionale): profili sulle presunzioni relative alle movimentazioni ex art. 32 DPR 600/1973.
- Accertamento con adesione (fonte: Gazzetta Ufficiale / Parlamento): disciplina D.Lgs 218/1997 e sospensione dei termini in caso di istanza.
- Composizione negoziata (fonte: Gazzetta Ufficiale / banca dati finanze): D.L. 118/2021, accesso e funzionamento della procedura.
- Codice della crisi (fonte: Gazzetta Ufficiale): D.Lgs 14/2019, strumenti di gestione della crisi e del sovraindebitamento.
- Orientamenti di legittimità su delibera e compensi (fonte giornalistica di settore con richiamo a legittimità): ricorrenza dell’indeducibilità quando manca la delibera specifica e la non automatica “sanatoria” via bilancio.
Conclusione
Difendersi quando l’Agenzia delle Entrate contesta i compensi agli amministratori significa, in concreto, fare tre cose in modo coordinato:
- chiudere le falle documentali (delibere, libri, pagamenti, ritenute, coerenza contabile-fiscale);
- usare la procedura a tuo favore (contraddittorio quando dovuto, adesione quando conviene, ricorso e sospensiva quando serve);
- mettere in sicurezza il patrimonio se la contestazione si inserisce in una crisi più ampia (definizioni agevolate, negoziazione, strumenti del Codice della crisi).
Il fattore che fa davvero la differenza — dal punto di vista del contribuente/debitore — è la tempestività. Perché, una volta che la pretesa entra in riscossione, molti atti sono esclusi dal contraddittorio preventivo e l’azione può diventare rapidamente invasiva (fermi, ipoteche, pignoramenti).
L’Avv. Giuseppe Angelo Monardo e il suo team multidisciplinare (avvocati e commercialisti) possono intervenire subito per: leggere l’atto e individuare vizi e difese, impostare contraddittorio/adesione o ricorso, chiedere sospensioni, negoziare piani e — se necessario — attivare strumenti di gestione della crisi per bloccare o prevenire azioni esecutive.
📞 Contatta subito qui di seguito l’Avv. Giuseppe Angelo Monardo per una consulenza personalizzata: lui e il suo staff di avvocati e commercialisti sapranno valutare la tua situazione e difenderti con strategie legali concrete e tempestive.