Introduzione
Quando l’Agenzia delle Entrate contesta la competenza economica (cioè “in quale anno” un ricavo o un costo doveva essere tassato o dedotto), il problema non è solo tecnico-contabile: può trasformarsi rapidamente in un contenzioso costoso, con effetti a cascata su imposte, interessi, sanzioni, bilanci, rating bancario, affidabilità commerciale e – nei casi più delicati – sulla continuità aziendale. La contestazione, infatti, non riguarda “solo” l’esistenza del costo o del ricavo, ma la collocazione temporale del componente reddituale: un’errata imputazione può portare a una ripresa a tassazione nell’anno ritenuto corretto dall’Ufficio e, se il componente è già confluito (o avrebbe potuto confluire) in un altro periodo, può generare anche rischi di doppia imposizione o perdita “definitiva” del beneficio fiscale se l’annualità corretta non è più recuperabile con gli strumenti ordinari.
Questo articolo (aggiornato al 20 febbraio 2026) ti guida, dal punto di vista del contribuente, in modo giuridico-divulgativo e operativo, su:
- che cosa significa davvero “competenza economica” in ambito tributario e perché l’Ufficio la contesta;
- quali sono le norme chiave (TUIR, Statuto del contribuente, termini di accertamento, regole processuali dal 1° gennaio 2026);
- cosa succede dopo la notifica dell’atto (scadenze, scelte obbligate, sospensioni e misure cautelari);
- quali difese usare nel merito (documenti, prova, ricostruzione della competenza) e nel rito (vizi procedurali, motivazione, contraddittorio, decadenze);
- strumenti alternativi: rateizzazione, definizioni agevolate (inclusa la rottamazione “quinquies” introdotta dalla Legge di Bilancio 2026), composizione negoziata e procedure da sovraindebitamento/crisi.
In questo percorso, l’assistenza di un professionista “ibrido” (avvocato + commercialista, con competenze su processo tributario, bilancio e gestione del debito) fa la differenza soprattutto nei primi 30–60 giorni, quando si decide se impostare una difesa che sposta l’esito, oppure se il caso va governato con una strategia di definizione e sostenibilità finanziaria.
L’autore e il suo team:
L’Avv. Giuseppe Angelo Monardo è avvocato cassazionista; coordinatore di uno staff multidisciplinare operante a livello nazionale in diritto bancario e tributario; Gestore della crisi da sovraindebitamento (L. 3/2012) iscritto negli elenchi del Ministero della Giustizia; professionista fiduciario di un OCC; Esperto Negoziatore della crisi d’impresa ai sensi del D.L. 118/2021.
In concreto, l’Avv. Monardo e il suo team possono aiutarti a: leggere e “smontare” l’atto, ricostruire la competenza economica con documenti e principi contabili, impostare istanze e memorie, valutare ricorsi e sospensioni, negoziare definizioni e piani sostenibili, e – quando serve – attivare strumenti giudiziali e stragiudiziali per bloccare o prevenire azioni esecutive.
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Mappa pratica del problema
Che cos’è la “competenza economica” in ambito fiscale
Nel reddito d’impresa, il principio di base è: ricavi e costi concorrono nell’esercizio di competenza, salvo che nell’esercizio “giusto” non siano ancora certi o determinabili in modo obiettivo, nel qual caso concorrono nell’esercizio in cui tali condizioni si verificano. Questo è il cuore dell’art. 109 TUIR.
Accanto a questo, per i soggetti IRES il reddito complessivo si determina partendo dall’utile/perdita di conto economico e operando variazioni in aumento/diminuzione secondo le regole fiscali (art. 83 TUIR): quindi la competenza vive nel rapporto (non sempre “pacifico”) tra bilancio e norma tributaria.
Tradotto: la contestazione di competenza economica è una contestazione sul “quando”, ma il “quando” si dimostra con “che cosa è successo” (fatti) e “con quale titolo” (contratto, consegna, ultimazione, collaudo, accettazione, provvedimento amministrativo, sentenza, ecc.). E spesso il contenzioso nasce perché Ufficio e contribuente ricostruiscono in modo diverso quel fatto-tempo.
Perché l’Agenzia delle Entrate contesta la competenza economica
Nella prassi, l’Ufficio contesta la competenza economica soprattutto per quattro ragioni:
1) Spostamento del reddito: se un ricavo è “anticipato” o “posticipato”, il reddito imponibile cambia per anno e può attivare sanzioni, interessi e (talvolta) riflessi su perdite fiscali, ACE, crediti d’imposta, plafond, ecc.
2) Disallineamento fattura/competenza: fattura e pagamento non determinano da soli la competenza; ciò che conta è il momento “fiscale” definito dall’art. 109 (competenza, certezza, determinabilità).
3) Errori contabili e correzioni: la correzione di errori in bilancio può far emergere componenti in anni successivi, ma fiscalmente la correzione non “legittima” automaticamente lo spostamento della competenza. La prassi ufficiale ha chiarito che la deroga contabile (ad esempio per errori “immateriali”) non è di per sé una deroga fiscale, e richiede l’uso degli strumenti fiscali corretti (integrative, rimborsi, ecc.).
4) Profili probatori: l’Ufficio tende a “cristallizzare” l’anno in cui ritiene maturato il ricavo/costo; se tu non hai documenti forti, rischi di perdere anche se il componente è reale. Qui il processo diventa una guerra di carta e logica.
Le contestazioni tipiche (e perché devi riconoscerle subito)
Di seguito una griglia pratica. Non è teoria: serve per capire quale difesa costruire già dalla lettura dell’atto.
| Contestazione tipica sulla competenza | Cosa afferma l’Ufficio | Cosa devi provare tu (in sintesi) | Norma “madre” |
|---|---|---|---|
| Ricavo imputato in anno successivo | “Dovevi tassarlo prima” | Che prima mancavano certezza/determinabilità o che la prestazione non era ultimata/accettata | art. 109 TUIR |
| Costo dedotto troppo presto | “È costo di anno successivo” | Momento di maturazione/ultimazione/accettazione e correlazione col ricavo; oppure che è certo e determinabile nel periodo dedotto | art. 109 TUIR |
| Costo dedotto troppo tardi | “Non è di competenza dell’anno” | Anno esatto di competenza e, soprattutto, strategia per evitare doppia imposizione e recuperare il beneficio (integrativa/rimborso) | art. 109 TUIR + prassi su doppia imposizione |
| Correzione errore contabile “immateriale” | “Non puoi spostare la competenza per scelta contabile” | Che stai usando lo strumento fiscale corretto (integrativa o rimborso) e non sposti arbitrariamente il momento impositivo | prassi MEF/AE su errori contabili |
Contesto normativo e giurisprudenziale
Le fonti normative che devi avere in testa (versione “da difesa”)
Principio di competenza (reddito d’impresa)
– Art. 109 TUIR: regola generale + clausola di “certezza e obiettiva determinabilità” che, quando manca, sposta l’imputazione all’anno in cui la certezza/determinabilità si realizza.
– Art. 83 TUIR: raccordo tra risultato civilistico e imponibile fiscale (variazioni).
Termini di accertamento (decadenza per l’Ufficio)
– Imposte sui redditi: art. 43 D.P.R. 600/1973 (regola generale del quinto anno successivo alla dichiarazione; settimo in caso di omessa/nulla).
– IVA: art. 57 D.P.R. 633/1972 (termini analoghi).
Garanzie nelle verifiche
– Art. 12 dello Statuto del contribuente (L. 212/2000): diritti e garanzie in accessi/ispezioni/verifiche, compreso il tema delle osservazioni e del contraddittorio “post-PVC”.
Riforma dello Statuto e contraddittorio
– D.Lgs. 219/2023 (riforma e nuove disposizioni nello Statuto, compreso il rafforzamento di principi di collaborazione, contraddittorio e tutela del contribuente).
– Art. 6-bis L. 212/2000 (come modificata): disciplina del contraddittorio preventivo “generalizzato” secondo la riforma.
– Art. 10-quater L. 212/2000: nuova disciplina dell’autotutela (profilo centrale nella strategia difensiva, perché incide su come e quando chiedere l’annullamento in via amministrativa).
Processo tributario dal 1° gennaio 2026
Dal 1° gennaio 2026 si applica il “Testo unico della giustizia tributaria” (D.Lgs. 175/2024), che riordina in un corpus unico le regole del contenzioso.
Per la tua difesa conta soprattutto sapere che:
– il termine di proposizione del ricorso è di 60 giorni dalla notifica dell’atto impugnato (art. 67).
– la tutela cautelare sulla sospensione dell’atto impugnato è disciplinata (tra l’altro) dall’art. 96.
– sono previste forme di conciliazione (es. conciliazione fuori udienza, art. 99), utili quando vuoi chiudere la lite con un accordo sostenibile.
Accertamento “esecutivo” e rischio immediato di riscossione
In alcuni casi l’avviso di accertamento può contenere già un meccanismo di “concentrazione della riscossione” (accertamento esecutivo): significa che, decorso un certo termine, l’atto può diventare base per l’esecuzione senza passare da ulteriori atti tradizionali. È la logica dell’art. 29 D.L. 78/2010.
Il punto giuridico più importante: competenza inderogabile, ma niente doppia imposizione
La linea “istituzionale” che devi saper usare in difesa è questa:
1) Il principio di competenza è inderogabile: non puoi scegliere tu l’anno più conveniente in cui dedurre un costo o tassare un ricavo. Lo ricorda la prassi ufficiale richiamando giurisprudenza di legittimità.
2) Ma: se l’applicazione rigida della competenza genera il rischio di una duplicazione (o di un danno fiscale “a somma zero” sull’intero ciclo, ma penalizzante per decadenze/termini), il sistema deve offrire strumenti per recuperare la maggiore imposta corrisposta o evitare la doppia imposizione, mediante gli strumenti e nei termini previsti.
3) La prassi ufficiale chiarisce, inoltre, che il riconoscimento del recupero può avvenire anche in sede di adesione (profilo strategico: l’adesione non è solo “sconto sanzioni”, ma può diventare sede di riequilibrio temporale).
Questa triade è la base della tua difesa “seria”: non negare il principio, ma dimostrare (i) che l’anno corretto è quello da te usato, oppure (ii) che se anche l’Ufficio sposta l’anno, devi ottenere la neutralizzazione dell’effetto distorsivo con gli strumenti ordinari.
Cosa succede dopo la notifica dell’atto
Qui entra la parte che, nella pratica, decide se vinci o perdi: la gestione dei tempi e delle scelte.
Gli atti che più spesso contengono una contestazione di competenza economica
Nella vita reale, la contestazione può arrivare tramite:
- processo verbale di constatazione (PVC) o chiusura verifica (se c’è stata verifica nei locali);
- invito, questionario, richiesta documentale (fase istruttoria);
- avviso di accertamento / atto di recupero (fase impositiva);
- cartella/ruolo (fase di riscossione, soprattutto se si discute di termini e impugnazioni).
Nota difensiva: non trattare tutti gli atti allo stesso modo. Un PVC non è (di regola) immediatamente “esecutivo”, ma è la base su cui devi costruire la prova; un avviso di accertamento è già la pretesa; un atto esecutivo può portarti rapidamente alla riscossione.
Scadenze fondamentali (aggiornate al 20 febbraio 2026)
Semplifico, ma senza perdere rigore:
| Fase | Cosa fai tu | Termine che devi tenere (regola generale) | Fonte |
|---|---|---|---|
| Dopo verifica e PVC | Depositi osservazioni/memoria e chiedi contraddittorio | 60 giorni (regola dello Statuto nelle verifiche in loco) | L. 212/2000, art. 12 |
| Dopo notifica dell’atto impugnabile | Valuti ricorso, definizione, adesione, autotutela; e (se serve) istanza cautelare | Ricorso entro 60 giorni | D.Lgs. 175/2024, art. 67 |
| Se rischio di danno grave | Chiedi sospensione dell’atto (cautelare) | Procedura/termini secondo disciplina cautelare del TU | D.Lgs. 175/2024, art. 96 |
| Se l’atto è “esecutivo” | Valuti subito “doppio binario”: difesa + contenimento riscossione | Meccanismo di concentrazione riscossione nell’accertamento | D.L. 78/2010, art. 29 |
Procedura passo-passo: cosa fare (davvero) nei primi 15 giorni
Passo 1: identifica cosa ti contestano, in una frase
Esempi di frasi utili (da scrivere a margine dell’atto):
- “Contestano che il ricavo X era certo e determinabile già nel 2022, non nel 2023.”
- “Contestano che il costo Y non è di competenza 2023 perché la prestazione è ultimata nel 2024.”
- “Contestano che ho corretto un errore contabile nel 2024 e voglio dedurre nel 2024 ciò che era del 2022.”
Se non sai dire “in una frase” qual è il cuore, rischi di fare una difesa dispersiva.
Passo 2: ricostruisci la linea del tempo documentale
Per competenza economica vince chi produce una timeline credibile. In pratica devi raccogliere (almeno):
- contratto/ordine + eventuali SAL (stati avanzamento) + verbali di consegna/collaudo/accettazione;
- DDT / documenti di trasporto (per beni) e report di esecuzione (per servizi);
- fatture (date emissione) e note di credito (eventuali rettifiche);
- corrispondenza (PEC, mail, contestazioni, accettazioni, penali);
- se c’è contenzioso o provvedimento esterno (sentenza, lodo, provvedimento amministrativo): data di definitività/efficacia e momento in cui il diritto diventa “certo e determinabile”.
Passo 3: decidi subito se la difesa è “anno giusto” o “neutralità”
Le difese si dividono in due famiglie:
- Difesa A – anno giusto: dimostri che l’anno corretto è proprio quello usato da te.
- Difesa B – neutralità / anti-doppia imposizione: ammetti (o valuti) che l’anno corretto possa essere diverso, ma pretendi che l’effetto non diventi punitivo (doppia imposizione, perdita del beneficio), usando gli strumenti previsti (integrative, rimborso, adesione con riconoscimento, ecc.).
Passo 4: proteggi la posizione “finanziaria” (non solo legale)
Se l’atto ha effetti di riscossione (o può diventare base per riscossione), devi valutare:
- sospensione giudiziale dell’atto impugnato (cautelare);
- eventuali profili di accertamento esecutivo (se applicabile);
- in parallelo, strategie di rateizzazione/definizione per evitare il collasso di liquidità mentre difendi il merito.
Difese e strategie legali
Questa è la parte centrale: come ti difendi nel merito e nel rito, come costruisci prova, e come eviti che una discussione “sul quando” diventi un disastro economico.
Difesa nel merito: la regola d’oro (e come usarla)
La regola d’oro è sempre l’art. 109 TUIR:
- competenza nell’esercizio “giuridico-economico”;
- ma se nell’esercizio di competenza non è certa l’esistenza o non è determinabile obiettivamente l’ammontare, allora il componente concorre nell’esercizio in cui tali condizioni si verificano.
Come la trasformi in prova?
Non basta dire “non era certo”. Devi dimostrare perché, con documenti o logica vincolante.
Caso pratico: ricavo da prestazione “a fine anno”
Se ti contestano che un ricavo di servizio doveva stare nell’anno precedente:
- prova A: la prestazione non era ultimata (mancava ultimazione/accettazione/collegamento SAL);
- prova B: anche se eseguita, l’ammontare non era determinabile obiettivamente (correzioni, contestazioni, conguagli, provvedimenti successivi);
- prova C: il diritto al corrispettivo era condizionato (es. verifica, validazione, provvedimento di liquidazione).
Questa struttura è coerente con l’impianto della prassi istituzionale in materia di competenza/certezza/determinabilità e con la logica di evitare spostamenti arbitrari del momento impositivo.
Caso pratico: costo di servizio “fatturato dopo”
Se ti contestano un costo perché la fattura è di gennaio ma tu lo hai dedotto a dicembre (o viceversa), ricorda che:
- la competenza non dipende dalla data fattura o pagamento, ma dal momento in cui la prestazione è ultimata e dal momento in cui il costo è certo e determinabile;
- la difesa deve ricostruire “che cosa è stato fatto entro l’anno” e “con quale evidenza” (verbali, report, consuntivi, SAL, accettazioni).
Difesa nel merito: la “correzione errori” e la trappola più frequente
La trappola più frequente è questa:
“Ho scoperto un errore e l’ho corretto in bilancio nel 2025. Quindi deduco/tasso nel 2025.”
Fiscalmente, non funziona così in automatico.
La prassi istituzionale (documento ufficiale su correzione errori contabili) chiarisce che la correzione contabile non consente, di per sé, di disapplicare le regole ordinarie di competenza fiscale; e che, quando la correzione fa emergere componenti negativi o positivi, bisogna valutare gli strumenti corretti per riportare il componente nell’annualità “giusta”, evitando lo spostamento del momento impositivo e, insieme, evitando doppie imposizioni.
In particolare, nello scenario classico “costo omesso nell’anno corretto e rilevato in anno successivo”, la prassi spiega che:
- se l’annualità è ancora “emendabile”, si procede con dichiarazione integrativa;
- l’approccio deve evitare che lo stesso componente produca duplicazioni o perdita del beneficio;
- la logica vale non solo quando la rettifica nasce da accertamento, ma anche quando la correzione è “autonoma” del contribuente, proprio per i principi di capacità contributiva e collaborazione.
Strategia difensiva: se la contestazione riguarda una correzione, sposta il discorso su due assi:
- “non sto scegliendo un anno a piacere”: sto applicando la competenza inderogabile;
- “sto usando gli strumenti dell’ordinamento per evitare doppia imposizione”: integrativa/rimborso/adesione (a seconda dei casi e dei termini).
Difesa nel rito: garanzie, decadenze, contraddittorio e motivazione
Una buona difesa non si gioca solo sul merito. Spesso si vince (o si riduce drasticamente la pretesa) anche per vizi procedurali.
Decadenza dell’accertamento (se l’atto arriva tardi)
Prima domanda da farti, sempre:
- “L’Ufficio era ancora nei termini per accertare quell’anno?”
Per le imposte sui redditi, la regola generale è nel D.P.R. 600/1973, art. 43.
Per l’IVA, D.P.R. 633/1972, art. 57.
Nota pratica: anche quando la contestazione è “solo” competenza, se l’atto è decaduto non ti interessa più dimostrare l’anno giusto: l’atto è illegittimo per tardività (questione spesso decisiva).
Diritti nelle verifiche e regola dei 60 giorni post-verifica
Se la contestazione nasce da verifica in azienda, l’art. 12 dello Statuto del contribuente è la norma da usare per:
- pretendere rispetto delle garanzie;
- valorizzare il diritto di interlocuzione e le osservazioni;
- contestare forzature istruttorie.
È un punto difensivo rilevante soprattutto quando l’Ufficio “decide l’anno” senza confrontarsi su documenti tecnici o quando la pretesa si fonda su ricostruzioni approssimative.
Contraddittorio preventivo e autotutela
Nel 2026, due leve “procedurali” sono sempre più centrali:
- contraddittorio preventivo (art. 6-bis dello Statuto, come riformato);
- autotutela nella nuova disciplina (art. 10-quater dello Statuto): utile sia per correggere errori evidenti, sia per costruire la “storia difensiva” (dimostrare collaborazione, buona fede, e mettere a verbale il disaccordo prima del giudizio).
Consiglio operativo: anche quando l’autotutela non è risolutiva, spesso è utile perché obbliga l’Ufficio (o almeno lo incentiva) a prendere posizione su documenti e argomenti che poi userai in ricorso.
Misure cautelari: come bloccare effetti mentre discuti il merito
Se l’atto produce un pregiudizio grave e immediato (es. rischio di riscossione, danno finanziario, blocco di operazioni), la strada è la tutela cautelare:
- nel TU giustizia tributaria, la sospensione dell’atto impugnato è disciplinata dall’art. 96.
Approccio pratico: la cautelare non è “un’aggiunta”: è spesso il cuore della strategia, perché ti dà il tempo per far maturare la prova e impedisce che la lite sia già persa economicamente prima della sentenza.
Simulazioni pratiche e numeriche (esempi realistici)
Le simulazioni che seguono sono illustrative (aliquote e interessi possono variare per casi specifici). L’obiettivo è farti vedere la “meccanica” del danno e della difesa.
Simulazione A: costo dedotto nell’anno sbagliato e recupero per competenza
- Impresa Alfa deduce nel 2023 un costo di € 50.000 (servizio), ma l’Ufficio sostiene che la prestazione è ultimata nel 2024, quindi il costo è “non di competenza 2023”.
- L’Ufficio riprende a tassazione € 50.000 nel 2023 (aumento reddito 2023).
Rischio: se il 2024 sarebbe stato in perdita o con capienza fiscale diversa, lo spostamento cambia l’imposta e può creare un “danno di cassa” anche a parità di risultato complessivo pluriennale.
Difesa possibile:
1) Difesa “anno giusto”: dimostrare che la prestazione era ultimata nel 2023 o che nel 2023 esistevano certezza e determinabilità.
2) Difesa “neutralità”: se l’Ufficio insiste, chiedere – con strumenti ordinari – che il costo sia riconosciuto nel 2024 evitando doppia imposizione e distorsioni. La prassi ufficiale esplicita la necessità di evitare duplicazioni e riconosce strumenti e termini; inoltre evidenzia la praticabilità del riconoscimento anche in adesione.
Simulazione B: ricavo “posticipato” perché non determinabile
- Impresa Beta esegue nel 2022 una prestazione con corrispettivo variabile, oggetto di contestazioni e conguagli.
- Incassa e fattura in modo definitivo nel 2023, quando il prezzo diventa “certo e determinabile”.
Se l’Ufficio vuole tassare il ricavo nel 2022, la difesa deve costruirsi su:
- prova che nel 2022 mancavano certezza/determinabilità;
- dimostrazione del momento in cui queste condizioni si verificano;
- coerenza con art. 109 TUIR e con la funzione anticiclica della clausola di certezza/determinabilità.
Errori comuni (che fanno perdere cause “vincibili”)
1) Confondere fattura/pagamento con competenza: la prova si costruisce su ultimazione, accettazione, condizioni contrattuali, determinabilità.
2) Non impostare la difesa anti-doppia imposizione: quando l’Ufficio sposta l’anno, devi immediatamente ragionare su come recuperare l’effetto nell’annualità corretta con gli strumenti dell’ordinamento.
3) Lasciare scadere i termini “pensando di sistemare dopo”: il processo tributario ha termini corti (60 giorni) e la perdita del termine rende irrilevante anche la migliore prova.
4) Fare istanze generiche: nel contenzioso di competenza vince chi porta una timeline documentale “blindata”.
5) Sottovalutare la cautelare: se l’atto produce effetti di riscossione, devi valutare subito la sospensione.
FAQ operative (segrete” di studio): 20 domande che ricevo più spesso
Posso impugnare un accertamento solo perché “non c’è danno per l’erario”?
No: la competenza è inderogabile e non si fonda sul criterio “danno sì/danno no”. Tuttavia, l’assenza di vantaggio fiscale può diventare argomento di buona fede/assenza di arbitrarietà e sostenere soluzioni deflattive o di riequilibrio (anti-doppia imposizione) se l’Ufficio sposta l’anno.
Se il costo è reale ma di altro anno, lo perdo per sempre?
Non automaticamente: la prassi istituzionale prevede strumenti per recuperare o riconoscere la maggiore imposta versata/evitare doppia imposizione, usando integrative o altre modalità nei termini. Il punto decisivo è: quale annualità è ancora emendabile e quale strumento è attivabile.
Se l’Agenzia sostiene che un ricavo era certo nel 2022, cosa devo provare io?
Devi provare che nel 2022 mancavano certezza/determinabilità e che queste maturano nel 2023 (documenti, contratti, contestazioni, conguagli, provvedimenti). È la struttura logica dell’art. 109: il rinvio è ammesso solo se manca certezza/determinabilità nell’anno di competenza.
Se correggo un errore contabile nel 2025, posso dedurre nel 2025 un costo che era del 2023?
Di regola no “in automatico”. La prassi ufficiale spiega che la correzione contabile non consente, da sola, di superare le regole fiscali di competenza; va valutato l’uso di dichiarazioni integrative e altri strumenti.
Qual è il primo documento che devo cercare quando contesto la competenza?
Il documento che “blocca” il momento: verbale di consegna/collaudo/accettazione, SAL, provvedimento di liquidazione, chiusura prestazione, ecc. Senza un “documento-tempo”, spesso perdi.
Ho 60 giorni per il ricorso: da quando decorrono?
Dalla notifica dell’atto impugnato. Nel TU giustizia tributaria dal 1° gennaio 2026, il termine è in art. 67.
Se chiedo la sospensiva, il processo “si ferma”?
La sospensione è una misura cautelare sull’efficacia/esecuzione dell’atto: ti serve a evitare un danno grave mentre discuti il merito. La disciplina è nel TU (art. 96).
Se l’atto è “esecutivo”, rischio pignoramenti subito?
In determinati casi l’ordinamento prevede la concentrazione della riscossione nell’accertamento (art. 29 D.L. 78/2010). Questo rende ancora più urgente costruire difesa e, se serve, cautelare, oltre a misure finanziarie (rate, definizioni).
Durante una verifica in azienda ho diritti specifici?
Sì: lo Statuto del contribuente disciplina diritti e garanzie negli accessi/ispezioni/verifiche (art. 12), fondamentali anche per impostare osservazioni e contestazioni.
Se ricevo un PVC, devo già “giocarmi” la partita?
Sì: spesso la causa si vince (o si perde) nella fase di osservazioni e contraddittorio, perché costruisci la prova prima che l’Ufficio cristallizzi la pretesa nell’avviso.
Cos’è più efficace: autotutela o ricorso?
Dipende: l’autotutela è utile per errori evidenti e per costruire una posizione “cooperativa”; il ricorso è la tutela giurisdizionale. Nel 2026 l’autotutela è stata riformata nello Statuto (art. 10-quater). Spesso la strategia migliore è “autotutela + ricorso” quando i termini stringono.
Se ho già pagato, posso ancora contestare la competenza?
In generale, sì: dipende dal tipo di atto e dalla strategia (rimborso, ricorso contro diniego/silenzio, ecc.). Nel TU sono disciplinati termini e modalità di ricorso anche contro il rifiuto tacito (art. 67, comma 2).
Se l’Agenzia mi sposta il ricavo a un anno precedente, posso chiedere lo “scomputo” dell’imposta pagata nell’anno successivo?
Questo è il tema della doppia imposizione interna: la prassi ufficiale richiama il divieto di doppia imposizione e riconosce che il contribuente deve poter recuperare la maggiore imposta indebitamente corrisposta con gli strumenti e nei termini del sistema.
Che differenza c’è tra “competenza” e “inerenza”?
Competenza è “quando”; inerenza è “perché”: il costo deve essere collegato all’attività e al reddito (profilo probatorio tipico). Nelle liti reali spesso l’Ufficio contesta entrambe.
Se la mia contabilità è formalmente corretta, basta?
No: nel contenzioso tributario la contabilità aiuta ma non basta se il fatto-tempo è contestato; servono documenti esterni e coerenza con art. 109.
Vale la pena fare conciliazione?
Vale la pena quando la prova è incerta o quando vuoi chiudere riducendo rischio e impatto finanziario. La conciliazione fuori udienza è disciplinata nel TU (art. 99).
Se sono in difficoltà economica, posso “difendermi” anche con strumenti di crisi, non solo col ricorso?
Sì: rateizzazione, definizioni agevolate e strumenti del Codice della crisi possono essere parte di una strategia integrata (difesa + sostenibilità).
La rottamazione “quinquies” è utile se ho una lite sulla competenza economica?
Può essere utile se il debito è già in riscossione e rientra nel perimetro della definizione agevolata (Legge di Bilancio 2026, L. 199/2025; FAQ e istruzioni di Ader). Ma attenziona: la rottamazione riguarda carichi affidati e categorie specifiche.
Se faccio definizione agevolata, perdo il ricorso?
Dipende dal tipo di definizione e dal contenuto della domanda: in molte situazioni la definizione incide sulla lite (cessazione materia del contendere o rinuncia). Nel processo, gli istituti conciliativi e deflattivi hanno effetti processuali specifici.
Qual è l’errore più grave da evitare?
Aspettare. La competenza economica è un tema in cui la prova si costruisce “a caldo” e i termini processuali sono rigidi: se perdi i 60 giorni, perdi la causa anche se hai ragione nel merito.
Strumenti alternativi e gestione del debito
Quando la contestazione di competenza economica è forte (o quando la situazione finanziaria non permette di reggere tempi e rischi del contenzioso), una difesa intelligente non è solo “fare ricorso”: è anche scegliere strumenti deflattivi e di sostenibilità.
Rateizzazione ordinaria dei carichi: la prima ancora (quando si è nella riscossione)
La rateizzazione ordinaria è disciplinata, in generale, dal D.P.R. 602/1973, art. 19, che prevede – tra l’altro – regole aggiornate sul numero massimo di rate per richieste presentate nel 2025 e 2026.
Per chi subisce un impatto di liquidità da una contestazione (anche se poi intende difendersi nel merito), la rateizzazione può:
- prevenire azioni esecutive;
- diluire l’impatto;
- consentire di “comprare tempo” per la cautelare o per una definizione.
Definizione agevolata 2026: rottamazione “quinquies”
La Legge 30 dicembre 2025, n. 199 (Bilancio 2026) ha introdotto una nuova definizione agevolata dei carichi affidati all’agente della riscossione (comunemente “rottamazione-quinquies”).
Sul piano operativo, la cornice informativa ufficiale è sul portale dell’Agenzia delle entrate-Riscossione, che riporta ambito applicativo e istruzioni, e nelle FAQ ufficiali.
Rilevanza per la competenza economica: la definizione agevolata non “risolve” la questione giuridica della competenza; però può essere decisiva quando:
- il debito è già in riscossione e vuoi ridurre sanzioni/interessi/aggi previsti per quella definizione;
- la tua priorità è evitare esecuzioni (pignoramenti, ipoteche, fermi) mentre valuti eventuali rimedi sul merito;
- vuoi rientrare in regola e poi agire con rimedi separati su annualità e componenti (quando tecnicamente possibile).
Composizione negoziata della crisi e strumenti del Codice della crisi
Quando la contestazione fiscale è solo un pezzo di un problema più grande (debiti bancari, fornitori, INPS/INAIL, calo ricavi), entra in gioco il Codice della crisi (D.Lgs 14/2019) e la composizione negoziata.
- Il Codice della crisi disciplina le situazioni di crisi o insolvenza del debitore (anche consumatore o professionista).
- La composizione negoziata (originata nel quadro del D.L. 118/2021, oggi inserita nel sistema) prevede la nomina di un esperto per agevolare le trattative con i creditori.
Perché è utile in un contenzioso tributario sulla competenza: perché spesso la vera domanda non è “ho ragione?”, ma “posso reggere tempi e rischi di cassa mentre faccio valere le mie ragioni?”. La composizione negoziata e gli strumenti di regolazione della crisi possono affiancare la difesa tributaria e prevenire misure aggressive di riscossione.
Sovraindebitamento (consumatore e imprenditore minore) ed esdebitazione
Nel perimetro del Codice della crisi, per persone fisiche e soggetti sovraindebitati, gli strumenti includono:
- piano di ristrutturazione dei debiti del consumatore;
- procedure dedicate e strumenti di regolazione;
- esdebitazione del sovraindebitato incapiente (art. 283).
Per un contribuente con contestazioni fiscali (anche per competenza) e carichi complessivi insostenibili, questi strumenti possono essere l’unico modo realistico di ripartire, soprattutto se la riscossione minaccia beni essenziali o redditi.
Sentenze più aggiornate e fonti istituzionali rilevanti
Di seguito un elenco ragionato (aggiornato al 20 febbraio 2026) di decisioni e riferimenti istituzionali che, nella pratica, vengono richiamati nelle difese sulla competenza economica e sui suoi “effetti collaterali” (onere della prova, inderogabilità, doppia imposizione, strumenti di recupero).
Principi istituzionali su competenza, errori contabili e doppia imposizione
- Documento istituzionale su correzione errori contabili e riflessi fiscali: richiama inderogabilità della competenza, tutela contro doppia imposizione e strumenti (integrative/riconoscimenti), con richiamo a giurisprudenza e prassi (circolari e orientamenti) e con esempi/tabella.
- Statuto del contribuente, art. 12 (garanzie nelle verifiche): base per contestazioni procedurali e diritto di interlocuzione.
- TUIR art. 109 (principio cardine: competenza + certezza/determinabilità).
Giurisprudenza di legittimità su competenza economica e imputazione temporale (selezione)
- Pronunce richiamate come orientamento consolidato sull’inderogabilità della competenza e recupero della maggiore imposta per evitare doppia imposizione (Cass. 1648/2013; Cass. 10981/2009; Cass. 16819/2007; Cass. 24474/2006; Cass. 16198/2001; Cass. 6331/2008; Cass. 16023/2009) – richiamate in documento istituzionale.
- Cassazione, ordinanza 15 luglio 2025, n. 19574 (tema competenza e art. 109; indicazioni sul transito a conto economico e imputazione temporale nei componenti) – banca dati istituzionale.
- Cassazione, ordinanza 9 settembre 2025, n. 24881 (competenza in violazione art. 109; contestazioni su costi/servizi e imputazioni) – banca dati istituzionale.
- Cassazione, ordinanza 15 febbraio 2025, n. 3869 (richiami a violazione/falsa applicazione art. 109 in tema di competenza; profili anche IVA nel caso) – banca dati istituzionale.
- Cassazione, ordinanza 13 febbraio 2024, n. 3936 (criterio di competenza ex art. 109: inderogabilità salvo ipotesi tassative) – banca dati istituzionale.
- Cassazione, sentenza 9 settembre 2021, n. 24257 (richiamo a regole inderogabili d’imputazione temporale e art. 109) – banca dati istituzionale.
Riferimenti processuali “chiave” per difenderti (dal 1° gennaio 2026)
- D.Lgs 175/2024 (TU giustizia tributaria), art. 67: ricorso entro 60 giorni dalla notifica dell’atto; disciplina anche per rifiuto tacito.
- D.Lgs 175/2024, art. 96: sospensione dell’atto impugnato e regole di impugnazione delle ordinanze cautelari.
- D.Lgs 175/2024, art. 99: conciliazione fuori udienza (definizione totale/parziale).
Conclusione
Se l’Agenzia delle Entrate contesta la competenza economica, la tua difesa non può ridursi a “è un costo vero” o “il ricavo l’ho dichiarato”: devi governare il tempo fiscale del componente, dimostrare con documenti e logica il momento di competenza (o l’assenza, in quell’anno, di certezza e determinabilità), e – quando la partita è sullo spostamento d’anno – devi pretendere l’applicazione degli strumenti che evitano duplicazioni e distorsioni, secondo la prassi istituzionale e i principi richiamati.
I punti da ricordare, in estrema sintesi:
- Competenza inderogabile: non si sceglie l’anno “comodo”.
- Certezza e determinabilità: se mancano nell’esercizio di competenza, il componente slitta legittimamente all’anno in cui maturano.
- Anti-doppia imposizione: se l’Ufficio sposta l’anno, la strategia deve includere il recupero/neutralizzazione con gli strumenti previsti (integrative/rimborso/riconoscimenti, anche in sede di definizione).
- Tempi stretti: il ricorso è, in regola generale, entro 60 giorni (dal 1° gennaio 2026, art. 67 TU).
- Se c’è rischio di riscossione: valuta subito cautelare (art. 96 TU) e le implicazioni dell’accertamento esecutivo (art. 29 D.L. 78/2010).
- Soluzioni integrate: quando il contenzioso si intreccia con crisi di liquidità, non è “resa”: è strategia. Rateizzazioni, definizioni agevolate e strumenti di crisi (composizione negoziata, sovraindebitamento, esdebitazione) possono affiancare la difesa tributaria e bloccare scenari peggiori.
In questo quadro, l’assistenza dell’Avv. Monardo e del suo team multidisciplinare può essere decisiva per intervenire tempestivamente, impostare una difesa tecnica sulla competenza economica e – quando necessario – attivare strumenti per fermare o prevenire azioni aggressive come pignoramenti, ipoteche, fermi o cartelle, coordinando la tutela tributaria con la gestione del debito e degli strumenti di crisi.
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