Azienda Di Saldatura Industriale Con Debiti: Cosa Fare E Come Difendersi Da Fisco, Inps E Banche

INTRODUZIONE: L’azienda di saldatura industriale che si trova oberata da debiti tributari (cartelle esattoriali non pagate), contributivi (versamenti INPS arretrati) o bancari corre rischi gravi: interessi e sanzioni crescenti, iscrizioni ipotecarie, pignoramenti di beni mobili o immobili, fermi auto e persino la chiusura forzata dell’attività. In questo contesto complesso, è fondamentale reagire subito con strategie legali adeguate, evitando gli errori più comuni (ignorarе le cartelle, scadenze perdute, trattative mal gestite) e scegliendo i rimedi giusti offerti dalla legge (opposizioni, accordi agevolati, procedure concorsuali, ecc.). Nel corso dell’articolo verranno descritte soluzioni pratiche e aggiornate (rottamazioni, piani di rientro, procedure di crisi, ecc.) per salvare l’azienda, tutte basate su fonti normative recenti e giurisprudenza ufficiale.

L’autore e il suo team:

L’Avv. Giuseppe Angelo Monardo è avvocato cassazionista; coordinatore di uno staff multidisciplinare operante a livello nazionale in diritto bancario e tributario; Gestore della crisi da sovraindebitamento (L. 3/2012) iscritto negli elenchi del Ministero della Giustizia; professionista fiduciario di un OCC; Esperto Negoziatore della crisi d’impresa ai sensi del D.L. 118/2021.

  • Esempi di assistenza concreta: verifica e impugnazione della cartella esattoriale o del precetto di pagamento; richiesta di sospensione cautelare di un pignoramento; predisposizione di ricorso al giudice tributario o del lavoro; elaborazione di piani di pagamento rateali o di accordi stragiudiziali con i creditori; apertura di procedura di composizione della crisi (es. accordo dei creditori, concordato preventivo); supporto per la definizione agevolata (rottamazione) e per le pratiche INPS (addebiti contributivi, DURC).

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Contesto normativo e giurisprudenziale

Un imprenditore deve conoscere i riferimenti normativi di base per affrontare debiti con il fisco, l’INPS e le banche. Tributi e riscossione: il d.P.R. 602/1973 disciplina la riscossione coattiva (cartelle, ruolo, iscrizione ipotecaria); l’imprenditore può impugnare la cartella davanti alla Commissione Tributaria Provinciale entro 60 giorni dalla notifica . La legge non fissa limiti diversi per enti pubblici come INPS: a partire dal 2011, i contributi dovuti all’INPS vengono iscritti a ruolo (ex avviso di addebito) e possono essere impugnati davanti al Giudice del Lavoro entro 40 giorni dalla notifica della cartella di pagamento . Attenzione: per Cassazione, se si contestano solo vizi formali di notifica (ad es. mancata indicazione del titolo esecutivo), l’opposizione deve seguire le regole dell’opposizione agli atti esecutivi (art. 617 c.p.c.), con termine perentorio di 20 giorni . Ciò significa che errori di notifica richiedono un intervento molto rapido.

Diritto fallimentare e crisi d’impresa: la nuova disciplina del 2019 (D.Lgs. 14/2019, “Codice della crisi d’impresa”) ha aggiornato le procedure concorsuali. Resta l’istituto della liquidazione giudiziale (fallimento), ora denominato genericamente “liquidazione del patrimonio” (D.Lgs. 14/2019, artt. 224-227), dove l’impresa viene sciolta e un curatore vende i beni per soddisfare i creditori. Accanto a ciò esistono strumenti innovativi: l’accordo di composizione negoziata della crisi (introdotto dal D.L. 118/2021) permette all’imprenditore in crisi di trattare con i creditori in via protetta (sospendendo le esecuzioni) attraverso la nomina di un esperto indipendente . Il piano attestato di risanamento (ex art. 56 del Codice della crisi) è un progetto di rilancio aziendale corredato da una relazione di fattibilità redatta da un professionista. Altri strumenti concorsuali: il concordato preventivo in continuità o liquidatorio (piani di ristrutturazione approvati dai creditori e omologati dal tribunale), nonché gli accordi di ristrutturazione dei debiti con creditori privilegiati (banche, fisco, INPS) ex artt. 60-67 D.Lgs. 14/2019 (ex art. 182-bis L.F.). Infine, la Legge sul sovraindebitamento (L. 3/2012) offre percorsi di composizione della crisi destinati a imprenditori non fallibili (piani del consumatore, accordo di composizione del debito) , con possibilità di esdebitazione finale (cancellazione del debito residuo) dopo l’approvazione del piano .

In sintesi, l’imprenditore debitore dispone di una vasta gamma di norme e sentenze di riferimento (Cassazione, Corte Costituzionale, Circolari AdE, etc.) che tutelano i suoi diritti: è cruciale conoscerle per chiedere annullamenti, sospensioni o definizioni dei debiti. Per esempio, anche la Legge 3/2012 stabilisce che “è consentito al debitore concludere un accordo con i creditori nell’ambito della procedura di composizione della crisi” , riconoscendo così la possibilità di ristrutturare i debiti anche fuori dal fallimento.

Cosa succede dopo la notifica dell’atto? Procedura passo-passo

  1. Verifica dell’atto e dei termini. Subito dopo la notifica di una cartella di pagamento (o di un avviso INPS, precetto bancario, ingiunzione tributaria ecc.), l’imprenditore deve controllare attentamente il contenuto: importi richiesti, calcolo di sanzioni e interessi, dati anagrafici, eventuali errori materiali. Contemporaneamente occorre annotare la data di notifica, perché da lì partono i termini per impugnare. Ad esempio, per la cartella tributaria il termine è di 60 giorni (Commissione Tributaria); per l’avviso di addebito INPS è di 40 giorni (Tribunale del Lavoro) ; per violazione di norme amministrative (es. codice della strada) il termine è di 30 giorni davanti al Giudice di Pace. Con l’avvento dell’esecuzione digitale si sottolinea l’obbligo di reagire entro i termini indicati, perché la norma prevede decadenze rigorose.
  2. Ricorsi e opposizioni. Se emergono vizi (errata notifica, inesattezza dell’importo, carenze motivazionali), va subito valutata l’impugnazione dell’atto. In primo luogo si prepara un ricorso tributario per Commissione (se è tributo) o un’opposizione giudiziale (Tribunale Lavoro per contributi, Giudice ordinario per altri crediti). Ad esempio, contro un avviso INPS l’imprenditore può proporre opposizione al Giudice del Lavoro entro 40 giorni . Se invece contesta solo la forma (es. mancata notifica della cartella di pagamento o del titolo), la Cassazione impone che l’atto venga impugnato come un’opposizione all’esecuzione ex art. 617 c.p.c. entro 20 giorni . In ogni caso occorre depositare il ricorso completo di documenti, spese di giustizia e – se richiesto – istanza di sospensione cautelare per far sospendere il pagamento o l’esecuzione.
  3. Pagamento e rateizzazione. Se non è possibile (o opportuno) contestare, l’imprenditore può cercare di dilazionare o definire il debito. Fino a 72 rate mensili possono essere concesse per legge (art. 26 D.P.R. 602/1973) per tributi già definiti, altrimenti scatta di norma il pagamento in un’unica soluzione (salvo misure agevolate). È possibile chiedere una rateizzazione anche per le cartelle (se il debito supera 1000 €). Per i contributi INPS esistono piani di rateazione specifici. Tuttavia, nell’attuale quadro legislativo si possono attivare strumenti agevolati (rottamazioni, definizioni agevolate, saldo e stralcio) entro le scadenze stabilite.
  4. Sospensione dell’esecuzione forzata. Se è in corso un pignoramento (conto corrente, stipendi, beni mobili/immobili), si può chiedere al giudice l’immediata sospensione cautelare dell’esecuzione, mostrando l’illegittimità del titolo esecutivo. Ad esempio, ai sensi dell’art. 615 c.p.c. la presentazione di un’opposizione (secca) causa la sospensione dei pignoramenti fino alla definizione del giudizio. Bisogna agire prontamente, anche perché dopo l’iniziativa esecutiva le difese si complicano (artt. 617 e ss. c.p.c.). In ogni caso, nel corso del procedimento giudiziale l’Agente della riscossione potrà effettuare il fermo amministrativo (per auto) o ipoteca giudiziale, ma l’intervento legale tempestivo può bloccare questi provvedimenti.
  5. Avvio di procedure di crisi. In una situazione di debito gravissimo, si valuta l’apertura di procedure speciali: ad esempio la composizione negoziata della crisi (istanza a CCIAA), gli accordi di ristrutturazione (concordati interni), o addirittura la liquidazione giudiziale (fallimento) se l’azienda non è nelle condizioni di continuare. Ognuno di questi passi implica adempimenti formali (richieste in tribunale o al Ministero) e scelte strategiche che richiedono consulenza qualificata.

In ogni fase è essenziale rispettare i termini di legge: la notifica “digitalizzata” delle cartelle (Agenzia Entrate-Riscossione) è attestata dalla data inserita negli atti telematici, e da lì decorrono i termini processuali. Nel calcolo dei giorni vanno considerati i periodi di sospensione feriale (agosto, Natale, Pasqua) previsti dalla L. 742/1969, che abbassano gli effetti delle notifiche estive. Comunque, non esistono proroghe automatiche oltre quei termini: ignorarli significa rinunciare a qualunque tutela e trovarsi poi gravati del debito aumentato di sanzioni e spese legali.

Strategie difensive legali

Le difese concrete del debitore si sviluppano su vari fronti:

  • Impugnazione presso Commissioni Tributarie: per un atto tributario (notifica di cartella o ingiunzione fiscale) si deposita ricorso davanti alla Commissione Tributaria Provinciale competente entro 60 giorni . Il ricorso deve indicare i motivi (errori di calcolo, improcedibilità, decadenza dell’accertamento, ecc.) e richiedere l’annullamento totale o parziale. Se la Commissione respinge, si può impugnare ulteriormente in appello tributarie e in Cassazione (solo questioni di diritto). Attenzione: non sono ammissibili richieste generiche, ma bisogna contestare specificamente ogni punto contestato dall’Agenzia delle Entrate (onere di specifica contestazione).
  • Impugnazione presso Tribunale del Lavoro: per un avviso di addebito INPS o contributivo iscritti a ruolo, l’azione si svolge davanti al Giudice del Lavoro territoriale. Si presenta opposizione a ingiunzione ai sensi del D.Lgs. 150/2011 (ex art. 24 D.Lgs. 46/1999) entro 40 giorni , eccependo vizi dell’accertamento (mancata iscrizione, calcolo errato, ecc.). Il giudice del lavoro controllerà la sussistenza dell’obbligo contributivo: la Corte ha stabilito che in questo giudizio l’INPS ha l’onere di provare la legittimità del credito contributivo, mentre il contribuente deve contestare «specificamente» l’entità del debito . Se in opposizione si sollevano vizi formali della notifica, in base all’interpretazione della Cassazione (Cass. 9912/2001) la controversia va trattata come opposizione agli atti esecutivi, con termine di legge di soli 20 giorni .
  • Opposizioni agli atti esecutivi (CPC): quando è notificato un atto di pignoramento (decreto ingiuntivo, precetto bancario, iscrizione ipoteca), si può proporre opposizione ex art. 615 c.p.c. o 617 c.p.c. Entro 20 giorni dalla notifica dell’atto impugnato il debitore deve depositare il ricorso (CPC 615-617); questo comporta in automatico la sospensione del provvedimento esecutivo. La giurisprudenza (Cassazione) ammette l’opposizione agli atti esecutivi della riscossione tributaria o contributiva per far valere difetti propri (es. messa in mora incompleta), anche cumulando con l’impugnazione del titolo di debito. In altri termini, se ad esempio arriva un pignoramento su un conto corrente per mancato pagamento delle cartelle, si può opporre in sede civile ai sensi del 615 c.p.c. per far valere vizi di notifica delle cartelle o errori nei conteggi .
  • Ricorsi in Commissione di Conciliazione o all’AdE: nelle fasi più iniziali si può tentare una conciliazione con l’Agenzia (Commissione di conciliazione tributaria, art. 48 T.U. 446/1997) o con l’INPS (istanza di autotutela o conciliazione aziendale) per ottenere sanatorie o riduzioni. Ad esempio, per l’INPS si può richiedere il rilascio del DURC e concordare un piano straordinario, mentre per l’Agenzia delle Entrate spesso è possibile riaprire la rateazione del debito e chiedere riduzione di interessi moratori. Le Circolari AdE del periodo Covid hanno introdotto distinte opportunità di ricalcolo di sanzioni ridotte o sospensioni per debiti in scadenza, quindi è sempre utile verificare le novità normative annuali.
  • Accertamento e contenzioso tributario: se il debito deriva da un avviso di accertamento fiscale, occorre prima impugnare quell’atto. Solo dopo aver vinto in commissione tributaria l’avviso di accertamento si potrà chiedere l’annullamento della cartella esattoriale. In ogni caso il contribuente può impugnare contemporaneamente atto impositivo e cartella, ma deve indicare chiaramente la scelta (come previsto dall’art. 19, comma 3, D.Lgs. 546/92). Per i tributi oggetto di definizione agevolata (come l’assegno unico o alcuni tributi locali) vale la normativa speciale relativa, oggetto di frequenti aggiornamenti nelle leggi di bilancio.

Strumenti alternativi: definizioni agevolate, piani e piani del consumatore

Oltre alle opposizioni, le leggi italiane prevedono forme di definizione agevolata dei debiti che possono evitare processi lunghi:

  • Rottamazione/definizione agevolata cartelle: varie leggi recenti hanno aperto finestre temporali per chiudere i debiti versando solo il capitale. La “Rottamazione-ter” (Legge 160/2019) ha riguardato i carichi fino al 2017; la saldo e stralcio (Legge 178/2020) ha previsto l’estinzione dei debiti fino a 50.000 € (in base all’ISEE) senza sanzioni; la più recente “Definizione agevolata” (L. 197/2022, Bilancio 2023) consente di definire i debiti iscritti a ruolo entro fine 2021 pagando l’intero capitale e riducendo le somme aggiuntive (interessi e aggio) . Queste misure richiedono l’adesione entro scadenze precise (es. il termine per la Definizione agevolata 2023 era settembre 2023) e prevedono rateizzazioni a tassi agevolati fino a 60-72 mesi. Una tabella riepiloga i principali strumenti:
StrumentoRiferimentoCaratteristiche principali
Rottamazione-terL. 160/2019Debiti fiscali iscritti a ruolo fino al 2017; pagamento solo del capitale; rate fino a 18 anni.
Saldo e stralcioL. 178/2020 (DL 34/2019)Debiti fiscali fino a €50k (ISEE modesto); estinzione senza sanzioni/interessi; pagamento fino a 20 anni.
Definizione agevolata 2022L. 197/2022 (Legge 29/12/22)Debiti iscritti a ruolo fino al 2021; pagamento integrale del capitale, aggio ridotto; rate fino a 60 mesi.
Rateizzazione ordinariaD.P.R. 602/1973, art. 26Diluizione in 72 rate (0,5% annuo, ridotto a 0,30% con Sostegni); se approvata dal concessionario bloccati pignoramenti.

Ognuno di questi strumenti ha requisiti specifici (date di iscrizione a ruolo, limiti di reddito ISEE, documentazione) e richiede di fare domanda telematica o presentare istanze nei termini stabiliti. Ad esempio, la nuova Definizione agevolata prevede la compilazione di un modello online e l’adesione al piano di pagamento entro le scadenze del mese di presentazione.

  • Commissione sostitutiva e stralcio contenzioso: per grandi debiti IVA o di contributi possono operare istituti più recenti come la commissione sostitutiva (per i tributi nel processo esecutivo) e il fondo di garanzia per piani di rientro. In ogni caso va valutata l’ipotesi di definire singoli carichi con pagamento spontaneo entro 30 giorni dalla notifica (evitando il ruolo), cosa che spesso annulla alcune sanzioni di mora.
  • Piani e piani del consumatore (L. 3/2012): se l’imprenditore è persona fisica (anche titolare di ditta individuale) può valutare la composizione del debito da sovraindebitamento tramite un accordo di composizione della crisi, con l’assistenza di un professionista (gestore) e l’approvazione di un tribunale. In alternativa, se non ha alcuna attività aziendale o partita IVA, può accedere al piano del consumatore (richiede consulenza legale per fondi pensione, affitti non pagati, prestiti senza garanzie, ecc.). L’Accordo di composizione prevede l’inclusione di tutti i creditori (banche, fisco, fornitori) e una ristrutturazione concordata; se approvato, produce effetti legali vincolanti sulle parti (compresa la sospensione delle azioni esecutive). Al termine, se si sono regolarmente pagate le quote concordate, il debitore può chiedere l’esdebitazione (cancellazione delle rimanenze), liberandosi definitivamente dei debiti non soddisfatti .
  • Accordi con i creditori (D.Lgs. 14/2019): per società è prevista la possibilità di piani di ristrutturazione del debito privato («accordi di ristrutturazione dei debiti») che vincolano tutti i creditori aderenti purché approvati dalla maggioranza qualificata e depositati presso il tribunale (art. 60 e seguenti Codice della crisi). Esistono anche particolari accordi per crediti tributari e contributivi che coinvolgono Agenzia Entrate e INPS, con regole semplificate. L’obiettivo è sempre quello di coinvolgere tutti i creditori rilevanti in una trattativa negoziale, evitando il fallimento.

In tutti questi casi è fondamentale una gestione trasparente dell’impresa: il tribunale o il professionista incaricato richiederà rendiconti finanziari e dichiarazioni patrimoniali aggiornate (ad es. bilanci degli ultimi tre anni e situazione debitoria completa) prima di autorizzare qualsiasi accordo . Ad esempio, l’art. 5 del D.L. 118/2021 prevede che l’istanza di composizione negoziata includa obbligatoriamente bilanci/trimestrali, elenco dei creditori con indicazione dei crediti, certificati INPS e Agenzia delle Entrate aggiornati al massimo a 3 mesi , garanzia di completezza informativa e confronto con i creditori (banche, fornitori) senza che l’accesso alla procedura determini automaticamente il ritiro del credito bancario .

Errori comuni da evitare

  1. Ignorare i termini: il primo grande errore è pensare di poter procrastinare. Non ci sono proroghe tacite oltre quelle feriali: un ricorso depositato in ritardo è inammissibile per decadenza.
  2. Pagare senza controllo: versare le somme richieste senza verifiche significa spesso congelare l’ingiustizia e rinunciare a eventuali riduzioni; talvolta è meglio impugnare l’atto prima di pagare (si possono ottenere sconti).
  3. Non contestare ogni voce: in tribunale tributario o del lavoro le difese si basano su fatti specifici: il contribuente deve contestare ogni elemento costitutivo del debito che ritiene sbagliato (es. sanzioni, interessi) , non solo esprimere dissenso generale. L’omessa specifica contestazione si traduce nell’accettazione tacita del debito .
  4. Non valutare soluzioni concorsuali: molti imprenditori ignorano le procedure di crisi perché pensano al fallimento come alla fine. Al contrario, strumenti come il concordato o la composizione negoziata possono salvare l’azienda se gestiti in tempo. A volte è meglio chiedere volontariamente la liquidazione per evitare peggio (se l’impresa è insolvente, il tribunale può dichiarare fallimento d’ufficio).
  5. Subire passivamente la banca: se la banca avvia azioni legali o minaccia escussioni sui fidi, non rassegnarsi. Esistono piani di salvataggio aziendale, possibili moratorie con sostegno pubblico, o forme di concordato bancario. È un errore strategico ignorare l’opzione di una rinegoziazione mediata (anche attraverso procedure giudiziali) per evitare decadenze degli affidamenti.
  6. Non usare le agevolazioni disponibili: chi è indebitato spesso non sa di rientrare in misure agevolative (es. saldo e stralcio, un tempo riservato ai piccoli). Verificare se l’azienda ha diritto a tali definizioni può eliminare migliaia di euro di sanzioni.
  7. Negligere gli obblighi di legge: adempimenti come il rilascio del DURC o i piani di rateizzazione vanno sempre curati – ritardi o omissioni possono far scattare penalità aggiuntive e congelare opportunità di aiuto statale.

Tenere presente che la conoscenza delle novità legislative è essenziale: ad esempio le norme fiscali anti-crisi e di sostegno imprenditoriale emanate dal 2020 in poi hanno introdotto diversi strumenti temporanei (moratorie, garanzie pubbliche, abbuoni); servirsi di un professionista aggiornato può fare la differenza.

Tabelle riepilogative

Termini principali e azioni difensive:

Situazione / AttoTermine d’impugnazioneRimedio giurisdizionale
Cartella esattoriale tributaria60 giorni (Tribunale tributario)Ricorso in Commissione Tributaria Provinciale (art. 19 D.Lgs.546/92)
Avviso di addebito INPS40 giorni (Tribunale del Lavoro)Opposizione al Giudice del Lavoro (art. 24 D.Lgs. 46/99)
Atto esecutivo (pignoramento, precetto)20 giorni (art. 615-617 c.p.c.)Opposizione all’esecuzione (artt. 615, 617 c.p.c.)
Accertamento fiscale (atto presupposto)60 giorni (Tribunale tributario)Ricorso in Commissione Tributaria; annulla cartella se avviso illegittimo
Notifica vizi formali (cartella, titolo)5→20 giorni (art. 617 c.p.c.)Opposizione agli atti esecutivi (Cass. 9912/2001)
Richiesta di rateizzazione tributiNessun termine fisso (ma va fatta subito)Istanze di dilazione (art. 26 DPR 602/73; attivazione telematica)
Richiesta di conciliazione ADESecondo la procedura AdE (senza termine)Domanda in Commissione Tributaria di Conciliazione (art. 48 T.U.)
Istanza moratoria INPS/UETempistica variabile (decisa dall’INPS)Richiesta di revisione piani di pagamento (art. 10 DPR 46/99)

Strumenti e tutele del debitore:

  • Opposizione all’esecuzione (art. 615 c.p.c.): sospende il pignoramento, vieta l’espropriazione fino a decisione.
  • Sospensione feriale: Agosto (1-31) non conta nel calcolo dei termini processuali (L. 742/1969).
  • Compensazione: se l’azienda vanta crediti fiscali/INPS, può compensarli con debiti certi e liquidi (art. 17 D. Lgs. 241/1997 per tributi, art. 10 D.Lgs. 66/2014 per contributi).
  • Commissione sostitutiva: in alcuni casi (spesso IVA) permette di rateizzare con tassi agevolati anche dopo il pignoramento.

Sanzioni e benefici:

  • Per tributi: interessi di mora (0,3% annuo) e sanzioni fino al 30-200% a seconda del tipo di violazione. Definizioni agevolate possono ridurre quasi tutto.
  • Per contributi: interessi legali e sanzione unificata pari al 30% dell’importo principale, riducibili con accordi INPS o piani di rateazione (aggiornamento Covid ha eliminato quasi del tutto gli interessi su contributi in ritardo).
  • Per ritardi di pagamento bancari: l’azienda paga tassi di interesse e commissioni concordati; in caso di sofferenza bancaria può ricevere un “avviso di mora” con spese aggiuntive (su cui esiste giurisprudenza pacifica che consente l’impugnazione se non giustificate).

Domande e risposte (FAQ)

1. Ho ricevuto una cartella esattoriale: cosa devo fare subito?
Prima di tutto, leggere con attenzione ogni voce (importo, codice tributo, periodo). Annotare la data di notifica. Rivolgersi a un legale per verificare la regolarità formale della notifica (indirizzo corretto, presenza del titolo esecutivo). Nel frattempo, se possibile, valutare una richiesta di dilazione (“rottamazione” o pagamento rateale) contattando Agenzia delle Entrate-Riscossione. Se sussistono motivi di contestazione, bisogna preparare un ricorso. Il punto chiave: non ignorare la cartella.

2. Quali sono i termini per opporsi a una cartella o a un avviso INPS?
Per le cartelle tributarie, il termine ordinario è di 60 giorni dalla notifica (ricorso in Commissione Tributaria). Per le cartelle contributive INPS (avviso di addebito), è di 40 giorni davanti al Giudice del Lavoro . È importante non confondere questo termine con il termine perentorio di 20 giorni: quest’ultimo si applica solo se nell’opposizione si discutono vizi formali della notifica, in tal caso l’opposizione si inquadra ex art. 617 c.p.c. e scade in 20 giorni .

3. Cos’è la sospensione feriale e come mi aiuta?
La sospensione feriale (legge 742/1969) stabilisce che dall’1 al 31 agosto non si computano i termini di legge. Pertanto se ricevi un atto proprio in estate, i giorni di agosto non vengono conteggiati nel termine di impugnazione, offrendo un “bonus” di tempo. Questo non estende la durata complessiva del termine oltre i previsti 60/40 giorni, ma tiene conto della pausa estiva nel conteggio. Attenzione: questa sospensione non vale per tutte le procedure (es. processi di lavoro urgenti esclusi).

4. Si può rateizzare il pagamento delle cartelle o contributi?
Sì. L’Agenzia delle Entrate–Riscossione di solito concede dilazioni fino a 72 rate mensili (art. 26 D.P.R. 602/73) per cartelle non ancora in contenzioso. L’INPS concede rateazioni specifiche per contributi (con procedure comunicate annualmente). È possibile chiedere anche una rateazione ponte in caso di avviso di mora. Il vantaggio è diluire gli importi, anche se vengono applicati interessi agevolati (oggi circa 0,5%-0,30% annuo). In alternativa, le definizioni agevolate (vedi sopra) consentono di estinguere i debiti senza interessi aggiuntivi.

5. Cosa succede se non impugno una cartella o non pago un contributo?
Se non si agisce, il debito rimane esecutivo e comincia a produrre interessi di mora (su tributi circa 0,3% annuo) e sanzioni (anche fino al 30%). Dopo 60 giorni dalla scadenza, il concessionario può iniziare espropriazioni: pignorare conti correnti, stipendi e beni mobili; iscrivere ipoteca su immobili; bloccare automobili con fermi amministrativi. L’unica “tutela” residua sarebbe la prescrizione (sopravvenuta dopo 5 anni dal termine di versamento per tributi, 10 anni per contributi), ma difficilmente applicabile in presenza di atti validi. In pratica, non fare nulla espone a un progressivo escalation di misure esecutive e costi.

6. Cos’è l’esdebitazione e come si ottiene?
L’esdebitazione (art. 12 L. 3/2012) è la cancellazione giudiziale dei debiti residui rimasti dopo aver soddisfatto i creditori nell’ambito di un accordo di composizione della crisi o di un piano del consumatore. In sostanza, se si ottiene l’omologazione del piano e lo si esegue regolarmente, si può chiedere al tribunale la liberazione dalle obbligazioni pecuniarie non ancora coperte, con esclusione del mutuo residuo sulla prima casa. È una via cruciale per liberarsi definitivamente del debito, ma richiede condizioni stringenti (onestà del debitore, mancato comportamento fraudolento) e una procedura formale di liquidazione.

7. Come funziona la composizione negoziata della crisi?
È una nuova procedura (D.L. 118/2021, attuato dal Codice della crisi) che permette all’imprenditore di chiedere al tribunale di nomina di un esperto indipendente e di accedere a trattative con i creditori sotto riserbo. Si presenta istanza telematica (piattaforma MCCIA) allegando i bilanci, l’elenco dei creditori (indicando crediti scaduti e da scadere), un piano finanziario di sei mesi, il certificato dei debiti tributari e contributivi aggiornati . L’esperto valuta poi la fattibilità e convoca i creditori, con l’obiettivo di trovare un accordo. Durante la procedura, le azioni esecutive sono sospese senza necessità di provvedimenti aggiuntivi. Se dopo 180 giorni non si raggiunge un’intesa, la procedura si chiude senza effetti. Se invece si trova un accordo, questo viene poi omologato dal tribunale.

8. Cosa succede se l’azienda dichiara fallimento?
Con la liquidazione giudiziale (ex fallimento), l’impresa viene sciolta e nominato un curatore fallimentare. Tutti i beni aziendali (macchinari, magazzino, credito verso clienti, ecc.) vengono liquidati e il ricavato distribuito ai creditori secondo l’ordine di priorità previsto dalla legge (costi di procedura, crediti privilegiati come IVA/INPS, quindi debiti chirografari come banche, fornitori, ecc.). I soci amministratori restano liberi da debiti societari ma possono subire azioni personali se ci sono responsabilità gestionali. Il vantaggio è che l’ordinamento pone un limite alle ulteriori azioni esecutive in corso; lo svantaggio è che l’impresa chiude e i creditori chirografari vengono soddisfatti solo in piccola parte. Dopo la chiusura, i residui di debito fiscale/contributivo possono essere cancellati se è prevista esdebitazione o compensati con crediti di terzi.

9. Banche: come si affrontano i debiti bancari?
Una volta scadute le rate di un finanziamento o revocati i fidi, la banca può agire giudizialmente (decreto ingiuntivo) per esigere il credito residuo. L’azienda può opporsi per vizi di merito (stato di insolvenza, estinzione del debito) o forma (notifica del decreto). A volte conviene negoziare direttamente con l’istituto: per legge, nel concordato preventivo o nella composizione negoziata, l’accesso alle trattative non fa venir meno automaticamente i crediti bancari . In pratica, l’avvocato può sostenere trattative per una rinegoziazione (es. allungamento del mutuo, sconto interessi) sapendo che la legge protegge parzialmente il credito. Se invece la banca ricorre al pignoramento (ad esempio di un immobile ipotecato), si deposita opposizione ex art. 617 c.p.c. entro 20 giorni dall’iscrizione ipotecaria, contestando ogni vizio nella procedura.

10. Perché rivolgersi subito a un legale?
Agire tempestivamente è fondamentale: consultare un avvocato specializzato permette di capire da subito il grado di urgenza (salvare il primo giorno di 60 vs ultimo giorno fa la differenza) e di evitare passi falsi. L’esperto può individuare errori formali (es. mancata indicazione degli estremi del decreto ingiuntivo) che rendono il titolo impugnabile. Può calcolare oneri, sanzioni e diritti arretrati; può definire se convenga pagare una piccola somma subito per fermare un pignoramento (c.d. sospensione di un quinto) o aspettare di proporre l’opposizione. Inoltre, con conoscenza aggiornata, il professionista sa cogliere ogni possibilità di sanatoria o di esdebitazione. Ad esempio, se il debito fiscale è ridotto, potrebbe essere attivata la procedura “saldo e stralcio” senza dover pagare i tributi arretrati. Senza una corretta consulenza, queste opportunità vanno perse.

Conclusione

In definitiva, il debitore titolare di un’azienda di saldatura industriale non è solo nella sua battaglia contro fisco, INPS e banche: la legge italiana offre numerose difese legali e strumenti di soluzione della crisi, a patto di conoscerli e usarli per tempo. Negare il problema o temporeggiare aggrava solo la situazione (gli interessi fanno scivolare i debiti verso cifre insostenibili, e i creditori intensificano le azioni esecutive). Al contrario, un approccio proattivo – con la guida di un professionista esperto – consente di ottenere spesso la sospensione degli atti e la rinegoziazione dei termini.

L’Avv. Giuseppe Angelo Monardo e il suo team di avvocati e commercialisti hanno le competenze giuste per intervenire in ogni fase: dall’analisi dell’atto notificato alle impugnazioni giudiziali, dalla sospensione dei pignoramenti alla negoziazione di piani di rientro . Possono, ove opportuno, avviare procedure concorsuali o di composizione della crisi che bloccano automaticamente ipoteche, fermi amministrativi, espropri. Hanno esperienza diretta in concordati e accordi di ristrutturazione, e assistono il cliente fino all’esdebitazione del debito residuo.

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Fonti: Analisi basata su norme e giurisprudenza italiane vigenti (legge 3/2012, D.Lgs. 14/2019 – Codice della crisi, D.L. 118/2021, D.P.R. 602/1973, D.Lgs. 46/1999, sentenze della Cassazione Civile e Corte Costituzionale, circolari Agenzia Entrate e INPS, ecc.) . Gli approfondimenti sulle procedure concorsuali (composizione negoziata, concordato preventivo, liquidazione) si basano sulle disposizioni di legge e sui principi giuridici in materia di crisi d’impresa.

Leggi con attenzione: se in questo momento ti trovi in difficoltà con il Fisco ed hai la necessità di una veloce valutazione sulle tue cartelle esattoriali e sui debiti, non esitare a contattarci. Ti aiuteremo subito. Scrivici ora. Ti ricontattiamo immediatamente con un messaggio e ti aiutiamo subito.

Informazioni importanti: Studio Monardo e avvocaticartellesattoriali.com operano su tutto il territorio italiano attraverso due modalità.

  1. Consulenza digitale: si svolge esclusivamente tramite contatti telefonici e successiva comunicazione digitale via e-mail o posta elettronica certificata. La prima valutazione, interamente digitale (telefonica), è gratuita, ha una durata di circa 15 minuti e viene effettuata entro un massimo di 72 ore. Consulenze di durata superiore sono a pagamento, calcolate in base alla tariffa oraria di categoria.
  2. Consulenza fisica: è sempre a pagamento, incluso il primo consulto, il cui costo parte da 500€ + IVA, da saldare anticipatamente. Questo tipo di consulenza si svolge tramite appuntamento presso sedi fisiche specifiche in Italia dedicate alla consulenza iniziale o successiva (quali azienda del cliente, ufficio del cliente, domicilio del cliente, studi locali in partnership, uffici temporanei). Anche in questo caso, sono previste comunicazioni successive tramite e-mail o posta elettronica certificata.

La consulenza fisica, a differenza di quella digitale, viene organizzata a partire da due settimane dal primo contatto.

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