Introduzione
Ricevere una sanzione “automatica” dall’Amministrazione finanziaria è una delle esperienze più destabilizzanti per un contribuente: spesso l’atto arriva senza un confronto preventivo, con importi già “cristallizzati” (imposta, interessi, sanzioni), e con la sensazione che “il sistema” abbia deciso al posto tuo. Il rischio concreto è duplice: pagare somme non dovute (per meri errori di incrocio dati, imputazioni o versamenti già effettuati) oppure perdere tempo prezioso e ritrovarsi, in breve, tra cartelle, intimazioni, fermi amministrativi o pignoramenti.
L’attualità del tema è aumentata dopo la riforma dello Statuto dei diritti del contribuente: oggi il principio del contraddittorio preventivo è formalmente generalizzato, ma non si applica (o può essere escluso) proprio per una serie di atti automatizzati / sostanzialmente automatizzati / di pronta liquidazione / di controllo formale individuati con decreto ministeriale. Questo significa che la difesa non può limitarsi a dire “manca l’istruttoria”: occorre impostare una strategia che distingua quando l’automatismo è legittimo e quando, invece, è abusivo o viziato (per carenza di motivazione, errata qualificazione dell’atto, difetto di prova, violazione di regole procedurali, sproporzione, assenza di colpevolezza, ecc.).
In questo scenario, la tutela del contribuente si fonda su un “trittico” operativo:
1) Difesa amministrativa rapida (autotutela, CIVIS/istanze, prova dell’errore e richiesta di sgravio o correzione).
2) Difesa giudiziale mirata (ricorso su vizi e merito, sospensione cautelare, gestione dei rischi esecutivi).
3) Gestione del debito e soluzioni alternative (rateazioni “nuove” dal 2025, definizioni agevolate, rottamazioni, strumenti di sovraindebitamento / crisi).
L’autore e il suo team:
L’Avv. Giuseppe Angelo Monardo è avvocato cassazionista; coordinatore di uno staff multidisciplinare operante a livello nazionale in diritto bancario e tributario; Gestore della crisi da sovraindebitamento (L. 3/2012) iscritto negli elenchi del Ministero della Giustizia; professionista fiduciario di un OCC; Esperto Negoziatore della crisi d’impresa ai sensi del D.L. 118/2021.
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Quadro normativo aggiornato e cosa significa davvero “sanzione automatica senza istruttoria”
Perché oggi molte sanzioni “nascono” da automatismi
Nel linguaggio pratico del contribuente, “sanzione automatica” è quella che sembra derivare da un algoritmo o da un incrocio di banche dati, senza che l’ufficio svolga una vera istruttoria “umana”. Giuridicamente, questi automatismi sono tipici di:
- controlli di pronta liquidazione basati su quanto dichiarato e su dati già in possesso dell’Amministrazione;
- controlli formali (riscontro documentale dei dati dichiarati);
- atti di riscossione che sono, in concreto, il primo atto con cui ti viene comunicata una pretesa.
Il punto decisivo, per la difesa, è capire se l’atto:
- poteva legittimamente essere prodotto “a macchina” (perché riguarda errori materiali, dati dichiarati, incroci “meccanici”); oppure
- avrebbe richiesto valutazioni, prove e contraddittorio (perché l’errore non è meramente contabile, o perché servono verifiche sostanziali).
Il nuovo principio del contraddittorio preventivo e la grande eccezione degli atti automatizzati
Dal 2024 lo Statuto dei diritti del contribuente, come modificato, prevede che gli atti autonomamente impugnabili siano, di regola, preceduti da un contraddittorio informato ed effettivo, a pena di annullabilità. Il meccanismo passa tramite uno “schema di atto” e un termine minimo (non inferiore a 60 giorni) per controdeduzioni e accesso agli atti, con regole che incidono anche sui termini di decadenza dell’Amministrazione.
Ma lo stesso Statuto prevede che non sussista il diritto al contraddittorio per gli atti automatizzati/sostanzialmente automatizzati/di pronta liquidazione/di controllo formale individuati con decreto del MEF, oltre ai casi di fondato pericolo per la riscossione.
Questo “doppio binario” è la chiave difensiva: se l’atto rientra davvero nell’elenco, la mancanza di istruttoria non basta; se invece l’atto è solo apparentemente automatizzato, allora puoi colpire la pretesa su errata qualificazione, carenza di motivazione/prova, violazioni procedurali e, nei casi, anche sul contraddittorio.
Il Decreto MEF 24 aprile 2024: quali atti sono esclusi dal contraddittorio
Il Decreto MEF 24 aprile 2024 (in GU 30 aprile 2024) individua, “in fase di prima applicazione”, gli atti esclusi dal contraddittorio preventivo. Per la tua difesa, interessa soprattutto la “mappa” delle categorie:
- Atti automatizzati e sostanzialmente automatizzati: il decreto considera tali gli atti basati esclusivamente su violazioni rilevate dall’incrocio di dati presenti nelle banche dati dell’Amministrazione. Tra quelli elencati figurano anche ruoli/cartelle e altri atti dell’agente della riscossione, alcuni accertamenti “parziali” costruiti solo su incrocio dati, e accertamenti per omesso/insufficiente/tardivo versamento di specifici tributi (inclusa irrogazione sanzioni).
- Atti di pronta liquidazione: sono esclusi, tra l’altro, le comunicazioni esiti controllo ex art. 36-bis DPR 600/1973 e le comunicazioni esiti controlli IVA ex art. 54-bis e seguenti DPR 633/1972, oltre a diversi avvisi di liquidazione per omessi/tardivi versamenti e registrazioni su tributi indiretti.
- Atti di controllo formale: è esclusa la comunicazione esiti del controllo formale ex art. 36-ter DPR 600/1973.
Motivazione dell’atto e “prima comunicazione” della pretesa: la leva più sottovalutata
La riforma dello Statuto ha irrigidito l’obbligo di motivazione: gli atti impugnabili devono indicare specificamente presupposti e mezzi di prova; inoltre, gli atti della riscossione che siano il primo atto con cui ti viene comunicata una pretesa (tributi, interessi, sanzioni, accessori) devono indicare dettagli sugli interessi (tipologia, norma, criterio, decorrenza, tassi).
Questo è centrale proprio nei casi “senza istruttoria”: spesso l’automatismo produce atti formalmente corretti, ma motivati male (o con richiami generici) e, soprattutto, con quantificazioni poco trasparenti. In difesa, l’obiettivo non è “contestare l’algoritmo in astratto”, ma dimostrare che manca o è insufficiente ciò che la legge richiede per rendere l’atto controllabile e difendibile.
Cosa succede dopo la notifica e cosa fare subito
Primo passaggio: capire “che atto è” e se è davvero automatizzato
Quando ricevi una sanzione “automatica”, la prima cosa è classificare l’atto in una di queste famiglie operative:
- Comunicazione di esito (pronta liquidazione o controllo formale): spesso è il primo campanello, ma non sempre è già un atto “immediatamente esecutivo”. La difesa inizia qui, perché è il momento migliore per correggere errori e impedire il passaggio alla riscossione.
- Atto di accertamento / recupero / liquidazione con sanzioni: spesso è già impugnabile e, in molti casi, può (o dovrebbe) essere stato preceduto da contraddittorio salvo eccezioni.
- Cartella, intimazione, atto esecutivo: qui il rischio di misure cautelari/esecutive cresce. Inoltre, dopo la riforma, se quell’atto è il primo che comunica la pretesa, la motivazione deve essere più “densa” (e questo diventa una linea difensiva tipica).
Secondo passaggio: raccogliere prove “a prova di automatismo”
Il contribuente vince contro l’automatismo quando porta prove semplici e incontestabili, perché l’automatismo vive di dati. La checklist minima (da costruire prima di scrivere qualsiasi istanza) è:
- ricevute F24, quietanze, estratti conto, “ricevute telematiche” di invio;
- dichiarazione presente e dichiarazione correttiva/integrativa (se esiste), protocolli;
- eventuali comunicazioni ricevute (esiti controllo) o omissione delle stesse;
- ricostruzione cronologica: data scadenza, data versamento, eventuali compensazioni;
- prospetto di calcolo: come l’ufficio è arrivato a quell’importo e dove “non torna”.
Terzo passaggio: scegliere la “traiettoria” difensiva
In pratica, hai tre traiettorie (anche cumulabili, ma con attenzione a tempi e preclusioni):
Traiettoria amministrativa (autotutela)
Punti a far correggere/annullare l’atto dall’ufficio, dimostrando l’errore “manifesto” o l’infondatezza. La riforma dello Statuto ha introdotto un’articolazione nuova:
- autotutela obbligatoria nei casi tassativi di manifesta illegittimità (errore di persona, errore di calcolo, errore sul tributo, errore sul presupposto d’imposta, mancata considerazione di pagamenti regolari, ecc.), con limiti temporali e con l’idea che l’Amministrazione debba annullare anche senza richiesta.
- autotutela facoltativa fuori dai casi tassativi, quando l’atto è illegittimo o infondato ma non “manifestamente” nei termini dell’obbligatoria.
Traiettoria giudiziale (ricorso e cautelare)
Serve quando l’ente non corregge, quando i vizi sono “di diritto/strutturali” o quando serve bloccare la riscossione. Il processo tributario è disciplinato dal D.Lgs. 546/1992 (aggiornato al 31/12/2025), e opera davanti alle Corti di giustizia tributaria.
Traiettoria negoziale/gestionale (rate, rottamazioni, crisi)
Non è “resa”: spesso è lo strumento più intelligente quando una parte del debito è dovuta, ma serve tempo, protezione da azioni esecutive e una strategia di sostenibilità. Dal 1° gennaio 2025 le regole di rateizzazione sono state riformate (modifica dell’art. 19 DPR 602/1973 richiamata dall’Agenzia delle entrate-Riscossione).
Difese e strategie legali contro sanzioni automatiche “senza istruttoria”
Difesa “madre”: l’atto è davvero automatizzato oppure richiedeva valutazioni?
È la contestazione più potente quando la pretesa sembra “matematica” ma in realtà non lo è.
Il nuovo impianto distingue:
- atti che, per definizione normativa, possono essere emessi senza contraddittorio perché automatizzati o di pronta liquidazione;
- atti che, invece, devono passare dallo schema di atto e dal contraddittorio, salvo eccezioni.
Se il tuo caso richiede valutazioni (ad esempio: interpretazione di una norma su spettanza di un credito, qualificazione di un’operazione, prova documentale complessa non desumibile da banche dati), puoi sostenere che l’ufficio abbia “forzato” un canale automatizzato per produrre un atto che, nella sostanza, non è automatizzabile.
Obiettivo difensivo: ottenere l’annullabilità dell’atto per violazione delle regole procedimentali e/o per difetto di motivazione/prova, facendo emergere che la conclusione non è raggiungibile con un mero incrocio dati.
Difesa sulla motivazione e sulla trasparenza del calcolo
Dopo la riforma, l’obbligo di motivazione è diventato più “esigente”:
- gli atti impugnabili devono indicare presupposti e mezzi di prova;
- se un atto richiama altri atti non già conosciuti, occorrono regole più rigorose (o riproduzione del contenuto essenziale e ragioni espresse della fondatezza);
- gli atti della riscossione che sono il primo atto comunicativo della pretesa devono dettagliare gli interessi.
Strategia pratica: costruire il ricorso o l’istanza di autotutela “a strati”:
1) chiedere l’accesso agli atti / estrazione di copia del fascicolo, se necessario;
2) evidenziare l’insufficienza motivazionale (mancanza mezzi di prova, calcolo non verificabile, rinvii generici);
3) dimostrare l’errore con documento “chiuso” (pagamento già fatto, doppia iscrizione, errata imputazione, ecc.), per agganciare anche l’autotutela obbligatoria quando possibile.
Difesa sulla proporzionalità e sulla “natura punitiva” di alcune misure
Quando la conseguenza non è solo pecuniaria ma produce effetti gravemente afflittivi (es. misure interdittive, confische, esclusioni automatiche), la giurisprudenza costituzionale ribadisce l’applicabilità del principio di proporzionalità anche alle sanzioni amministrative “punitivo-afflittive”, con lettura collegata anche a vincoli europei.
Per il contribuente, ciò significa che, in casi idonei, puoi:
- contestare automatismi sanzionatori “rigidi” quando producono un risultato manifestamente sproporzionato rispetto al disvalore o quando ignorano condotte riparatorie;
- valorizzare condotte di pagamento/rientro (anche rateizzazioni), quando l’ordinamento mostra una tendenza a premiare la collaborazione e a modulare l’afflittività.
Difesa sulla gestione del rischio riscossione
Se la sanzione “automatica” arriva già in forma di atto di riscossione o è destinata a diventarlo, la difesa deve includere una componente “di protezione”:
- rateizzazione: dal 1° gennaio 2025 la disciplina è stata modificata (con indicazioni operative e vademecum dell’Agenzia delle entrate-Riscossione).
- definizioni agevolate/rottamazioni e riammissioni: sono strumenti che, se disponibili e compatibili con la tua posizione, possono “congelare” o rendere sostenibile il debito.
La difesa efficace non è solo “giuridica”, ma anche “finanziaria”: presentare un’istanza (rate/definizione) nel momento giusto può evitare che l’automatismo si trasformi in esecuzione.
Strumenti alternativi e gestione del debito
Rateizzazione dal 2025: perché è un’arma difensiva, non solo un pagamento a rate
L’Agenzia delle entrate-Riscossione evidenzia che dal 1° gennaio 2025 sono operative regole aggiornate per la rateizzazione; la pagina informativa richiama espressamente la modifica dell’art. 19 del DPR 602/1973 e fornisce criteri e massimali (con vademecum).
Per il contribuente, la rateizzazione è spesso utile quando:
- la contestazione non è “100% vittoria” ma c’è un rischio serio di soccombenza;
- serve tempo per istruire un ricorso robusto;
- occorre bloccare l’escalation esecutiva (fermi, ipoteche, pignoramenti), mantenendo regolarità dei pagamenti.
Definizioni agevolate e Rottamazione-quinquies: aggiornamento a febbraio 2026
La Legge di Bilancio 2026 (Legge 30 dicembre 2025, n. 199) è pubblicata in GU 30-12-2025.
Sul piano operativo, l’Agenzia delle entrate-Riscossione ha attivato pagine dedicate e un set di FAQ ufficiali sulla Definizione agevolata (Rottamazione-quinquies), con indicazioni su domanda, ambito applicativo e piano pagamenti, inclusa la domanda telematica entro una finestra temporale indicata nelle pagine informative.
Uso difensivo: la rottamazione non cancella i vizi dell’atto, ma può essere decisiva quando:
- il debito è ormai “consolidato” e l’obiettivo diventa sostenibilità e riduzione accessori;
- vuoi evitare l’esecuzione senza attendere l’esito del contenzioso;
- devi gestire più carichi in modo ordinato.
Sovraindebitamento e crisi: quando la difesa tributaria deve cambiare piano
Quando il debito fiscale (insieme a quello bancario e commerciale) diventa insostenibile, la difesa non può restare confinata all’impugnazione della singola sanzione: può servire una soluzione organica.
Sul fronte istituzionale, il Ministero della Giustizia mantiene la pagina dedicata agli Organismi di composizione della crisi da sovraindebitamento (OCC) e alle modalità di consultazione del registro (con documentazione collegata).
In questi scenari, l’approccio tipico del professionista (avvocato + commercialista) diventa:
- ricostruire il passivo complessivo;
- difendere dai singoli atti “viziati” (quando ci sono margini);
- e, parallelamente, costruire una soluzione di sistema: rateazioni, definizioni, accordi, oppure percorsi di composizione della crisi/sovraindebitamento compatibili con la posizione del debitore e con i requisiti di legge.
Errori comuni, checklist, tabelle e simulazioni
Errori comuni che fanno perdere difese
Il contesto riformato (contraddittorio generalizzato ma con ampia area di esclusione) genera errori tipici:
- Confondere “assenza di contraddittorio” con “atto nullo”: per molti atti automatizzati l’esclusione è prevista espressamente. In quei casi devi cambiare bersaglio: motivazione, prova, errore di dati, qualificazione dell’atto, proporzionalità, ecc.
- Aspettare l’esecuzione: quando la questione è “documentale”, l’autotutela (soprattutto nei casi tassativi) è spesso la via più veloce.
- Non governare la riscossione: ignorare rateazioni/definizioni quando disponibili può trasformare un contenzioso tecnico in un’emergenza (fermi, ipoteche, pignoramenti).
Tabella di orientamento rapido
| Scenario reale | Atto tipico | “Perché sembra automatico” | Difesa più efficace |
|---|---|---|---|
| Errori/emersioni da controllo dichiarazione | Comunicazione esito controllo (pronta liquidazione / formale) | Basata su dati dichiarati + banche dati | Dimostrazione documentale dell’errore + correzione in autotutela / interlocuzione (la mancanza di contraddittorio può essere fisiologica) |
| Sanzione irrogata “senza spiegazione” | Atto impugnabile o primo atto di riscossione | Rinvii generici, importi “chiusi” | Attacco su motivazione e mezzi di prova; trasparenza interessi se primo atto; richiesta accesso atti |
| Passaggio alla riscossione | Cartella/atti esecutivi | Automatismo di iscrizione a ruolo | Difesa integrata: ricorso/sospensiva + rateizzazione o definizione agevolata per protezione |
| Debito complessivo insostenibile | Molteplici carichi | Accumulo di accessori e sanzioni | Strategia di composizione: rate, definizioni, sovraindebitamento/crisi con OCC |
Simulazioni numeriche “prudenziali” (modello di calcolo)
Senza entrare in percentuali che variano per fattispecie e periodo, il metodo corretto (utile anche per riconoscere errori dell’automatismo) è sempre questo:
Formula base
Debito complessivo = imposta + interessi + sanzione + (eventuali accessori)
Esempio A (omesso/insufficiente versamento)
– imposta: € 10.000
– sanzione: = imposta × aliquota prevista (norma di riferimento: art. 13 D.Lgs. 471/1997, nel sistema riformato del 2024)
– interessi: calcolati per giorni di ritardo secondo normativa (da verificare nell’atto, anche perché oggi la motivazione deve rendere controllabile la quantificazione).
Uso difensivo del calcolo: se l’atto non ti consente di ricostruire le variabili (decorrenza, tasso, base), hai un problema di trasparenza/motivazione spendibile in ricorso e, in parallelo, in autotutela.
Esempio B (atto che “sembra” automatizzato ma richiede valutazioni)
– credito d’imposta contestato come “non spettante” o “inesistente”
– automatismo: incrocio banche dati
– difesa: dimostrare che il tema non è un mero incrocio ma richiede valutazione giuridica/fattuale e prova, quindi l’atto non è coerente con il perimetro dell’automatismo (o, comunque, è carente di mezzi di prova e motivazione).
FAQ operative
Una sanzione “automatica” è sempre valida?
No. Può essere emessa legittimamente in canali automatizzati, ma resta contestabile per errori di fatto, difetti di motivazione/prova e, nei casi, errata qualificazione dell’atto come automatizzato.
Posso eccepire sempre la mancanza di contraddittorio?
No. Il contraddittorio è principio generale, ma la legge prevede esclusioni per atti automatizzati/pronta liquidazione/controllo formale individuati con decreto MEF.
Quali sono esempi tipici di atti esclusi dal contraddittorio perché “di pronta liquidazione”?
Le comunicazioni esiti controllo ex 36-bis DPR 600/1973 e 54-bis DPR 633/1972 rientrano tra gli atti esclusi, secondo il Decreto MEF 24 aprile 2024.
Se l’atto è escluso dal contraddittorio, sono “senza difese”?
No: sposti la difesa su motivazione, mezzi di prova, errori “cartolari”, e – quando ricorrono i casi – autotutela obbligatoria.
Che ruolo ha l’autotutela dopo la riforma?
È stata tipizzata e rafforzata: esiste un’autotutela obbligatoria in casi tassativi di manifesta illegittimità ed una facoltativa negli altri casi di illegittimità/infondatezza.
Quali errori rientrano più facilmente nell’autotutela obbligatoria?
Errori di persona, calcolo, tributo, presupposto, mancata considerazione di pagamenti regolari, e altri casi tassativi.
Se ho pagato, perché mi arriva lo stesso una sanzione automatica?
Perché l’automatismo può “non vedere” un pagamento correttamente eseguito (errore di imputazione, codici, tempi, banche dati non allineate). In difesa, la prova regina è la quietanza/F24 e la ricostruzione cronologica.
La cartella deve essere motivata?
Sì, e dopo la riforma lo Statuto impone regole più puntuali soprattutto quando l’atto di riscossione è il primo atto che comunica la pretesa: devono risultare anche criteri e dettagli sugli interessi.
Come contesto interessi “incomprensibili”?
Chiedi accesso agli atti e contesti la motivazione insufficiente e l’impossibilità di verifica del calcolo, facendo leva sui nuovi obblighi informativi.
Se rischio azioni esecutive, cosa posso fare subito?
Valuta strumenti di protezione: rateizzazione (disciplinata con regole aggiornate dal 2025) e, se applicabile, definizioni agevolate/rottamazioni.
La rateizzazione è compatibile con la difesa giudiziale?
Dipende dalla strategia e dalla fase, ma in molti casi è usata come misura di contenimento del rischio. Le regole operative e gli effetti sono descritti dall’Agenzia delle entrate-Riscossione.
Cosa cambia con la Rottamazione-quinquies (bilancio 2026)?
È una nuova definizione agevolata disciplinata nel quadro della Legge di Bilancio 2026 e gestita operativamente con pagine e FAQ ufficiali dell’Agenzia delle entrate-Riscossione (domanda telematica, ambito applicativo, piano pagamenti).
Se ho già una rottamazione precedente, posso “rientrare” se sono decaduto?
Esistono meccanismi di riammissione e pagine operative dedicate, con scadenze pubblicate dall’Agenzia delle entrate-Riscossione.
Quando ha senso passare dal contenzioso alla “gestione crisi”?
Quando il debito complessivo è strutturalmente insostenibile. In quel caso, la difesa tributaria va integrata con strumenti di sovraindebitamento/crisi, anche tramite OCC (registro e riferimenti ministeriali).
Il principio di proporzionalità può aiutarmi nelle sanzioni?
Sì, soprattutto quando l’effetto sanzionatorio è punitivo-afflittivo e “rigido”. La Corte costituzionale ribadisce l’applicabilità del principio di proporzionalità anche alle sanzioni amministrative tributarie, con agganci ai vincoli europei.
Le riforme 2024-2025 sul procedimento e sulle sanzioni incidono sulla mia posizione?
Sì: la riforma dello Statuto (contraddittorio, motivazione, annullabilità/nullità, autotutela) e la revisione del sistema sanzionatorio incidono sulla costruzione della difesa, specialmente contro automatismi.
Qual è l’errore più grave che posso fare?
Trattare la sanzione automatica come “inevitabile” e non attivare subito una strategia: o perdi la finestra per correggere errori documentali, o arrivi tardi quando la riscossione è già partita.
Devo farmi assistere da un professionista?
Quando l’atto è significativo o quando c’è rischio di esecuzione, sì: la partita si gioca su vizi tecnici (procedura, motivazione, prova) e su scelte strategiche (autotutela/ricorso/rate/definizione). La riforma rende ancora più importante impostare correttamente i motivi e la documentazione.
Giurisprudenza istituzionale recente e orientamenti da usare “in fondo all’atto”
Di seguito una selezione ragionata (aggiornamento a febbraio 2026) di pronunce e materiali istituzionali utili per inquadrare la difesa contro automatismi sanzionatori.
Corte costituzionale
- Sentenza n. 93/2025: riafferma che il principio di proporzionalità si applica anche alle sanzioni amministrative tributarie; nel caso esaminato, la Corte interviene su un automatismo sanzionatorio (in materia IVA/dogane) e valorizza la necessità di congruità tra sanzione e gravità dell’illecito, con richiami a vincoli europei.
- Sentenza n. 116/2025: ribadisce che, quando una misura ha natura “punitiva” e particolarmente afflittiva, il controllo di proporzionalità e ragionevolezza è pienamente praticabile anche per sanzioni amministrative “punitivo-afflittive”. È un precedente utile per contestare automatismi con effetti eccessivi rispetto al caso concreto.
Corte di Cassazione e materiali istituzionali MEF/DocTrib
- Cass., Sez. 5, ordinanza 31 ottobre 2025, n. 28785: richiamata in banca dati istituzionale DocTrib (MEF). È utile nell’area dei controlli “cartolari” e del perimetro applicativo dei controlli automatizzati (art. 36-bis) e dei relativi effetti sul contenzioso.
- Cass., Sez. 5, sentenza 6 marzo 2024, n. 5981: reperita su banca dati istituzionale DocTrib, attinente a cartelle/controlli ex 36-bis e profili di conformità dell’atto notificato rispetto alla procedura.
(Nota metodologica per l’uso in difesa: quando richiami pronunce su controlli automatizzati, fai sempre “match” con il tuo caso concreto: se la questione è davvero di calcolo/dati dichiarati, la Cassazione tende a trattarla come cartolare; se invece ci sono valutazioni sostanziali, l’automatismo diventa più attaccabile, specie sul versante motivazionale e probatorio, oggi rafforzato dallo Statuto.)
Riforme che incidono direttamente sul contenzioso “anti-automatismo”
- D.Lgs. 30 dicembre 2023, n. 219: introduce nello Statuto l’art. 6-bis (contraddittorio) e rafforza in modo decisivo motivazione, annullabilità/nullità e soprattutto autotutela (10-quater e 10-quinquies). Queste norme sono oggi “armi” centrali contro sanzioni automatiche non verificabili o manifestamente errate.
- D.M. MEF 24 aprile 2024: delimita l’area degli atti esclusi dal contraddittorio (automatizzati/pronta liquidazione/formale), includendo espressamente le comunicazioni ex 36-bis, 54-bis e 36-ter. In difesa, è il “perimetro” da cui partire per capire quale vizio colpire.
- Legge di Bilancio 2026 (L. 30 dicembre 2025, n. 199) e disciplina operativa di Rottamazione-quinquies (Agenzia delle entrate-Riscossione): fondamentale per la parte “gestionale” del contenzioso nei casi in cui la riduzione del rischio esecutivo e la sostenibilità finanziaria diventano prioritarie.
Conclusione
Difendersi da sanzioni automatiche “senza istruttoria” non significa combattere contro un algoritmo: significa capire quale canale procedurale ha generato l’atto (automatizzato, pronta liquidazione, controllo formale, primo atto di riscossione) e colpire la pretesa con gli strumenti giusti. Oggi, con Statuto riformato, decreto sugli atti esclusi dal contraddittorio, motivazione rafforzata e autotutela tipizzata, la difesa del contribuente è più “tecnica” ma anche più efficace, se impostata subito e con documenti solidi.
Il valore aggiunto sta nella tempestività: prima correggi l’errore (autotutela obbligatoria quando ricorrono i presupposti), prima impedisci che l’automatismo si trasformi in riscossione aggressiva; e, se serve, affianchi al contenzioso una strategia di gestione (rateizzazione 2025, definizioni agevolate, rottamazioni 2026, strumenti di crisi/sovraindebitamento tramite OCC).
📞 Contatta subito qui di seguito l’Avv. Giuseppe Angelo Monardo per una consulenza personalizzata: lui e il suo staff di avvocati e commercialisti sapranno valutare la tua situazione e difenderti con strategie legali concrete e tempestive, anche per bloccare azioni esecutive, pignoramenti, ipoteche, fermi o cartelle.
