Pasticceria Indebitata: Come Tutelarsi Da Fisco, Inps E Banche

Introduzione: Trovarsi a capo di una pasticceria con debiti verso il Fisco, l’INPS o le banche può causare grave ansia: cartelle esattoriali, pignoramenti, ipoteche e azioni esecutive possono mettere a rischio non solo l’attività, ma anche il patrimonio personale. È fondamentale comprendere subito la situazione e adottare strategie legali efficaci. In questo articolo vedremo i rischi (come ritardi nei pagamenti, sanzioni, errori formali), gli strumenti di difesa (ricorsi, rateizzazioni, rottamazioni) e le soluzioni negoziali e giudiziali disponibili per imprenditori artigiani in crisi.

Lo studio legale dell’Avv. Giuseppe Angelo Monardo – cassazionista e specialista in diritto bancario e tributario – mette a disposizione un team multidisciplinare di avvocati e commercialisti con competenze nazionali. L’Avv. Monardo è Gestore della Crisi da Sovraindebitamento (L. 3/2012, iscritto nel registro del Ministero della Giustizia), professionista fiduciario di un Organismo di Composizione della Crisi (OCC) accreditato, ed Esperto negoziatore della crisi d’impresa ai sensi del D.L. 118/2021. Grazie a questo profilo, il nostro studio può offrire un’assistenza completa al titolare indebitato: dall’analisi degli atti (cartelle, avvisi, decreti ingiuntivi) alla predisposizione di ricorsi tributari o civili, dal blocco delle esecuzioni forzate (pignoramenti di stipendio o conti, iscrizioni ipotecarie, fermi amministrativi) alle trattative con creditori (rateizzazioni, definizioni agevolate, saldo & stralcio), fino alla richiesta di composizione negoziata o all’attivazione di procedure ex lege 3/2012 (piani di rientro, accordi di composizione, esdebitazione).

In pratica, lo Studio Monardo aiuta a valutare caso per caso: valuta la validità degli atti ricevuti, verifica la prescrizione, propone sospensioni, contrattazioni e piani di rimborso, e in ultimo ricorre in giudizio se necessario. L’approccio è sempre difensivo e personalizzato, con un’unica missione: proteggere il patrimonio del debitore e cercare soluzioni concrete.

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Contesto normativo e giurisprudenziale

  • Responsabilità patrimoniale: In base all’art. 2740 c.c., “Il debitore risponde dell’adempimento delle sue obbligazioni con tutti i suoi beni presenti e futuri”. Ciò significa che un titolare di pasticceria risponde con i propri beni (conti correnti, immobili, auto) per i debiti contratti dall’attività . Ci sono però norme speciali che tutelano alcuni beni: ad esempio, l’art. 76 del D.P.R. 602/1973 (riscossione tributi) vieta il pignoramento della prima casa (se unica e non di lusso) da parte dell’Agente della Riscossione, a certe condizioni .
  • Credito privilegiato del Fisco e INPS: In caso di fallimento di un’impresa individuale, i crediti tributari e previdenziali vantano un privilegio sui beni venduti, ma qui ci occupiamo di casi ante-fallimento (non fallibili) come il soggetto individuale artigiano . Nel sovraindebitamento, i debiti con Fisco e INPS non sono privilegiati in senso assoluto: in concorso tra creditori, devono essere trattati come gli altri (con eccezioni come l’IVA impignorata) .
  • Norme fiscali: La riscossione delle imposte segue la procedura coattiva descritta nel D.P.R. 602/1973. Il contribuente riceve cartelle esattoriali o avvisi bonari ai sensi del D.Lgs. 462/1997; se non paga, l’Agenzia delle Entrate – Riscossione può subito procedere al pignoramento (non è necessario un provvedimento giudiziale) . Per questo è cruciale l’impugnazione tempestiva (entro 60 giorni dalla notifica) di avvisi e cartelle davanti alla Commissione Tributaria, basandosi su vizi di notifica, errori di calcolo, presunzioni fiscali errate, ecc.
  • Procedure di composizione della crisi: La L. 3/2012 (ora parte del Codice della Crisi d’Impresa, D.Lgs. 14/2019) prevede strumenti dedicati ai piccoli imprenditori sovraindebitati. La Legge 3/2012 introduce:
  • il piano del consumatore (art. 12-bis e ss.), valido per privati e piccoli imprenditori, che il Giudice omologa anche senza il consenso dei creditori;
  • l’accordo di composizione della crisi (il “concordato minore”, art. 7), proposto dall’imprenditore con la maggioranza dei creditori;
  • la liquidazione controllata del patrimonio (art. 14), che non richiede approvazione, per chi non può ragionevolmente pagare, permettendo l’esdebitazione finale dei residui. Inoltre, il Codice della Crisi (D.Lgs. 14/2019) ha esteso l’esdebitazione anche all’incapiente, cioè chi non possiede beni né redditi utilizzabili . Cassazione e dottrina confermano che con queste procedure possono essere annullati o stralciati anche i debiti tributari (IVA, IRPEF, IMU, contributi ecc.) se si ottiene l’esdebitazione .
  • Giurisprudenza recente: La Suprema Corte ha iniziato a chiarire le regole. Ad esempio, con l’ordinanza n. 30108/2025 la Cassazione ha stabilito che chi è già stato dichiarato fallito non può poi chiedere l’esdebitazione da sovraindebitamento sui medesimi debiti (se non ha beneficiato prima dell’esdebitazione fallimentare) . D’altro canto, Tribunali italiani stanno ormai concedendo l’esdebitazione anche a piccoli imprenditori, come nel caso di un ex titolare di pasticceria che – con procedura di liquidazione controllata – ha azzerato €298.218 di debiti verso banca, Agenzia Entrate e fornitori . Queste sentenze confermano che l’ordinamento offre una “seconda opportunità” concreta ai debitori meritevoli.

Cosa succede dopo la notifica dell’atto

  1. Ricezione dell’atto: Al ricevimento di una cartella esattoriale (Fisco) o di un avviso di richiesta contributi (INPS) o di un intimazione da banca/fornitore, è fondamentale agire subito. Non ignorare l’atto. La data di notifica fa scattare termini per fare ricorso (ad es. 60 gg per la Commissione tributaria). Controllare l’avviso: è valido? è regolare la notifica? Quale imposta o contributo riguarda?
  2. Termini da rispettare: In genere il contribuente può impugnare la cartella davanti alla Commissione Tributaria Provinciale entro 60 giorni dalla notifica, oppure inviare una memoria difensiva tramite l’autotutela (art. 2 e 13 D.P.R. 602/73). Analogamente, per i debiti previdenziali l’interessato può chiedere chiarimenti all’INPS e impugnare le ingiunzioni contributive entro 60 giorni. Per le ingiunzioni civili (da banche o fornitori) il termine è di 40 giorni per proporre opposizione al Giudice competente.
  3. Conseguenze del mancato pagamento: Se dopo i termini non si interviene, il Fisco può iscrivere ipoteche, pignorare conti, beni mobili, fino all’asta dell’abitazione (salvo esenzioni). L’INPS agisce allo stesso modo sui versamenti previdenziali. La banca, in caso di finanziamento non pagato, può dichiarare anticipatamente il debito esigibile, iscrivere ipoteca o pignorare stipendi e conti su decreto ingiuntivo. In ogni caso, il debitore ha diritto a fare opposizione all’esecuzione entro 40 gg dal pignoramento se esistono vizi (art. 615 c.p.c.).
  4. Diritti del debitore: Il contribuente può chiedere dilazione dei pagamenti (art. 19 D.P.R. 602/73) sospendendo le azioni esecutive una volta ottenuta la rateizzazione. Se il Fisco ha commesso errori (ad es. calcolo IVA, ricavi presunti troppo alti), il contribuente può proporre ricorso indicando vizi di merito o di forma. In presenza di debiti ingenti, si possono valutare soluzioni straordinarie prima che partano espropriazioni: definizioni agevolate, sanzioni in parte ridotte, esdebitazione.
  5. Responsabilità personale: Attenzione al profilo personale: i titolari di ditta individuale e gli amministratori di SRL possono rispondere col proprio patrimonio personale per i debiti aziendali se hanno firmato fideiussioni o non hanno separato i conti sociali. Dopo la chiusura dell’attività (cessazione), i debiti residui non spariscono automaticamente: chi ha ricavi o liquidità personale può comunque essere aggredito. In ogni caso, non tutti gli atti degli enti creditori sono validi: spesso si basano su presunzioni non attendibili (es. consumi standardizzati in base al numero di prodotti) o su modelli automatici. Occorre valutare caso per caso le irregolarità di ciascuna cartella/atto.

Difese e strategie legali

  • Contestare gli atti: Se ritieni che una cartella o un avviso sia illegittimo, puoi:
  • Ricorso in autotutela: presentare istanza all’Agenzia delle Entrate o all’INPS (art. 2, 13 D.P.R. 602/1973) chiedendo annullamento o riduzione del debito, allegando documenti giustificativi.
  • Ricorso tributario: impugnare l’avviso o la cartella davanti alla Commissione Tributaria (ad esempio per errori nell’accertamento, raddoppi d’imposta ingiustificati, violazioni procedurali ).
  • Opposizione all’esecuzione: se è iniziata un’espropriazione (pignoramento), fare opposizione al giudice civìle (art. 615 c.p.c.) in caso di vizi del titolo esecutivo o di procedura.
  • Tutela cautelare: è possibile chiedere la sospensione cautelare (anche ponte) di pignoramenti o ipoteche mediante decreto ingiuntivo o ricorso per decreto ingiuntivo in Cassazione, ma si richiede spesso un deposito cauzionale.
  • Strumenti deflativi (saldo, stralcio e rottamazioni): Negli ultimi anni il legislatore ha introdotto varie rottamazioni e saldo&stralcio per agevolare i contribuenti. Ad esempio, la “rottamazione-quater” e la “quinta definizione agevolata” permettono di estinguere debiti fiscali con sanzioni ridotte, anche relativi a contenziosi in corso, attraverso rateizzazioni triennali e quarti favorevoli. Anche per i contributi INPS è stata prevista (su base regionale) la possibilità di aderire a piani straordinari con riduzioni. Il consiglio è valutare queste opzioni con attenzione ai requisiti e alle scadenze.
  • Rateizzazione dei debiti: Entro certi limiti, è sempre possibile chiedere la rateazione dei debiti fiscali e contributivi. Una volta ottenuta la rateizzazione (fino a un certo importo e durata consentiti), le azioni esecutive si sospendono purché le rate vengano pagate puntualmente . Questo strumento può bloccare ipoteche, fermi o pignoramenti su stipendi finché si è in regola.
  • Piani del consumatore e accordi di composizione: Se i debiti sono molti e consistenti, si possono valutare le procedure ex L.3/2012:
  • Piano del consumatore (art. 12-bis): adatto al soggetto non fallibile (ad es. imprenditore sotto soglia); il debitore propone un piano di rimborso presentando un nuovo programma di vita (senza obbligo di vendere tutti i beni) e il giudice può omologarlo anche senza l’unanimità dei creditori.
  • Accordo di composizione (concordato minore, art. 7 L.3/2012): simile al concordato preventivo, richiede l’accordo di almeno il 60% dei creditori; è indicato per piccoli imprenditori o professionisti con redditi futuri.
  • Liquidazione controllata (art. 14 L.3/2012): se non è possibile individuare un piano di rientro, si procede alla vendita dei beni secondo la legge; al termine, il debitore può chiedere l’esdebitazione e ottenere la cancellazione definitiva dei residui (a condizione di meritevolezza). In tutte queste procedure, il debitore solitamente ottiene sospensione automatica delle azioni esecutive e può proseguire l’attività o ricostruirsi una posizione creditizia dopo l’esdebitazione. La recente giurisprudenza conferma che anche i debiti fiscali possono essere inclusi nei piani o cancellati con l’esdebitazione .
  • Sospensione delle esecuzioni: A livello cautelare, è possibile chiedere al giudice (Tribunale o Giudice di Pace) la sospensione dell’esecuzione forzata avviata da Fisco/INPS, depositando un ricorso per sospensione cautelare su decreto ingiuntivo (D.Lgs. 546/92) o opposizione all’esecuzione. Se ammessa, questa misura blocca pignoramenti immobiliari o di terzi (ad es. stipendio) fino alla definizione del giudizio. Spesso viene chiesto un pagamento a garanzia (denaro versato in giudizio) per ottenere la sospensione.
  • Soluzioni stragiudiziali: Non dimenticare mai la via negoziale: si può contattare direttamente Equitalia (Agenzia delle Entrate-Riscossione) o INPS per concordare rateizzazioni personalizzate, chiedere piano di rientro concordato, o trattare un saldo e stralcio sulla base di criteri di “grave e comprovata difficoltà economica” (richiede spesso documentazione dello stato di crisi). Inoltre, nei limiti consentiti, si può negoziare con le banche (riduzioni degli interessi, sospensione mutuo, ecc.) e con i fornitori (accordi a saldo e stralcio). Anche attraverso i nostri esperti, spesso si apre un confronto utile con i creditori istituzionali per ampliare i tempi o ridurre le pendenze.

Riepilogo strumenti difensivi:
Impugnazioni tributarie (cartelle, avvisi)
Rateizzazioni e rottamazioni (ad es. definizione agevolata, dl 34/2019)
Opposizioni civili (es. al Giudice di Pace contro avvisi INPS o decreti ingiuntivi)
Procedure concorsuali mirate (piano consumatore, concordato minore, liquidazione controllata)
Accordi stragiudiziali (compromessi con fisco, banca, fornitori)
Esdebitazione (cancellazione definitiva dei debiti residui)

Strumenti alternativi e agevolazioni

  • Definizioni agevolate (“rottamazioni”): La legge offre periodicamente rateizzazioni straordinarie con sanzioni ridotte o condoni parziali. Ad esempio, il contribuente può aderire alla rottamazione-quater o alla più recente quotadefinizione-quater per sanare cartelle affidate fino al 2017/2018 (con pagamento di imposte e soli interessi). Il vantaggio concreto è la possibilità di cancellare sanzioni e interessi, riducendo notevolmente il debito residuo.
  • Saldo e stralcio: Per i redditi bassi è previsto lo stralcio totale delle cartelle (fino a certi limiti di reddito/ISEE). Se è applicabile, il debitore paga solo il capitale residuo dovuto e le imposte dirette, ottenendo automaticamente l’azzeramento di sanzioni e interessi.
  • Rateazione dell’INPS: Anche per i contributi previdenziali è possibile richiedere piani di rateazione ordinari (ad es. fino a 96 rate per somme arretrate, anche senza garanzia) o partecipare a piani straordinari organizzati tramite Consorzi di tutela o Regioni, con riduzione dei contributi e degli interessi.
  • Piano del consumatore: Se i debiti superano ampiamente le proprie possibilità di rimborso, il piano del consumatore (per imprenditori minori, professionisti, artigiani) permette di proporre al tribunale un piano di rientro presentando documenti di bilancio e tabelle illustrative. Il giudice valuta fattibilità e meritevolezza; se omologa, l’esecuzione è bloccata e si restituisce quanto possibile ai creditori.
  • Accordi transattivi: In alcuni casi l’Agenzia delle Entrate (in ambito civile) e l’INPS (in ambito previdenziale) possono aprire trattative private: ad esempio, l’ammissibilità del ravvedimento operoso o della mediazione tributaria (ove prevista) può essere valutata caso per caso.
  • Piani di rientro bancari: Per i debiti bancari, esistono soluzioni specifiche come il risanamento del bilancio o l’adesione a Fondi di Solidarietà per sospendere mutui (legge anti-crisi) o la cessione del quinto dello stipendio per famiglie. In ogni caso, il primo step è richiedere la rinegoziazione formale del mutuo o del finanziamento con la banca, magari con l’ausilio di un professionista.

Errori comuni e consigli pratici

  • Non ignorare mai le comunicazioni: Molti imprenditori attendono passivamente, pensano che chiudendo la partita IVA i debiti spariscano. In realtà, le cartelle continuano a circolare anche dopo la chiusura: occorre agire subito, verificando scadenze e termini (ad es. il termine per opporsi a una cartella è tassativo e decorre dalla notifica ).
  • Controlla sempre responsabilità e contesto: Se l’impresa era una SRL, i debiti IVA e ritenute sono della società, ma un amministratore che non versa i contributi può risponderne personalmente. Nel caso di ditta individuale, il titolare risponde sempre con il proprio patrimonio personale. Se hai firmato fideiussioni o prestiti personali per l’azienda, queste andranno distinte dalle pendenze aziendali.
  • Verifica la prescrizione: I crediti tributari e previdenziali si prescrivono solitamente in 5 anni (più l’anno in corso), ma in presenza di atti interruttivi (accertamenti, avvisi, proroghe) i termini possono allungarsi. Se sono trascorsi anni senza atti ufficiali, alcuni debiti potrebbero essere ormai prescritti.
  • Segui i termini del giudizio: Spesso l’Amministrazione tende a ingenerare urgenza, ma fare ricorso per tempo è essenziale. Fai attenzione alle notifiche: in mancanza di regolare notifica, puoi chiedere il loro annullamento. Se ricevi una cartella, annota la data di notifica per calcolare i 60 giorni di impugnazione.
  • Non firmare raccomandate senza pensare: Se ti arrivano proposte di transazione (ad es. “saldo e stralcio”), valutale attentamente con un esperto: devono essere convenienti e vincolanti. Sottoscrivere accordi affrettati può pregiudicare soluzioni migliori.
  • Difendi il tuo lavoro: L’assenza di ricavi (per chiusura attività o crisi di mercato) non giustifica automaticamente il pagamento dei debiti. Se hai tenuto correttamente le registrazioni, puoi contestare eventuali accertamenti basati su percentuali di consumo (farina, zucchero, energia). Un’analisi contabile accurata può portare all’annullamento parziale degli importi contestati.
  • Mantieni la documentazione: Conserva sempre ricevute, fatture, dichiarazioni fiscali, estratti conto. In caso di contenzioso tributario o previdenziale, saranno fondamentali per confutare le pretese.

Tabelle riepilogative

Strumento/VoceLimiti/TerminiEffetto/Nota
Ricorso Commissione Tributariaentro 60 gg da notificaimpugna cartelle/avvisi fiscali; vizi formali/sostanziali
Rateazione Fisco/INPSfino a 120 rate (INPS ordinaria) / 5 anni (Fisco)sospende esecuzioni coatte finché paghi regolarmente
Rottamazione-Quater/Quinquiesdomande entro le scadenze ministeriali (es. 30/4/26)estinzione del debito residuo con riduzione sanzioni
Piano del consumatore (L.3/2012)Debiti < soglie fall. / meritevolezza richiesteGiudice omologa piano anche senza consenso creditori
Concordato minore (L.3/2012)Accordo creditori ≥60% / Piano fattibileOffre pagamento parziale con salvaguardia totale impianti
Liquidazione controllata (L.3/2012)anche senza consenso creditoriVendita beni, esdebitazione finale dei residui
Esdebitazione finalecompletamento procedura; debitore meritevoleCancellazione definitiva dei debiti non pagati
Prescrizione tributi5 anni dalla notifica (salvo interruzioni)Debiti prescritti non più esigibili

Domande frequenti (FAQ)

  1. D: Ho chiuso la mia pasticceria da anni ma continuo a ricevere cartelle. Cosa posso fare?
    R: Anche dopo la cessazione dell’attività i debiti pregressi rimangono esigibili. È possibile verificare se quelle cartelle sono ancora legittime (es. non prescritte o formulate in modo irregolare) e presentare impugnazioni. Se i debiti sono tanti, si può valutare la procedura di composizione della crisi (piano del consumatore o liquidazione controllata) per ottenere l’esdebitazione finale.
  2. D: Posso rateizzare i debiti con l’Agenzia delle Entrate e INPS senza rischiare ipoteche o pignoramenti?
    R: Sì, è prevista la rateizzazione (art. 19 DPR 602/73 per il Fisco e art. 3 DPR 602/73 per l’INPS). Una volta accordata, le azioni esecutive su quei debiti restano sospese finché paghi regolarmente le rate . In pratica, non potrai perdere l’immobile per le somme rateizzate (entro certi limiti), e stoppare eventuali ipoteche o sequestri sul conto.
  3. D: Esistono limiti al pignoramento della prima casa per debiti fiscali?
    R: Sì: l’art. 76 del D.P.R. 602/1973 vieta all’Agenzia delle Entrate-Riscossione di pignorare l’unico immobile di proprietà destinato ad abitazione principale (non di categoria di lusso), a meno che il debito superi €120.000 e sia trascorso almeno 6 mesi dall’iscrizione ipotecaria . Fino a tale soglia, l’abitazione è protetta. Attenzione però: se possiedi un altro immobile (anche una piccola quota), perdi questa tutela.
  4. D: Cosa succede se presento domanda per “esdebitazione” ai sensi della L.3/2012?
    R: Se avvii una procedura ex L.3/2012 (piano consumatore o liquidazione controllata) e la esegui regolarmente, potrai ottenere un decreto di esdebitazione finale dal tribunale. Ciò significa che i debiti residui (anche fiscali e INPS) saranno dichiarati inesigibili definitivamente, e sarai liberato dal resto delle obbligazioni. In pratica si cancella la “posizione di cattivo pagatore”. La recente Cassazione lo riconosce come diritto del debitore meritevole .
  5. D: Devo pagare subito una cartella ricevuta in nome dell’INPS?
    R: No. Per prima cosa, controlla se l’ingiunzione contributiva è stata notificata correttamente e se coincide con i dati INPS. Entro 60 giorni dalla notifica puoi opporla davanti al Giudice di Pace (art. 24 c.p.c.) evidenziando eventuali errori di calcolo (lavoratori segnalati erroneamente, cifre sbagliate). Nel frattempo puoi chiedere una rateazione all’INPS fino a 120 rate mensili. Se invece il debito è confermato e non hai risorse, valuta se ricorrere al piano di sovraindebitamento per sospendere il pagamento e ottenere una soluzione complessiva.
  6. D: Quali sono gli errori più frequenti che devo evitare in questa fase?
    R: Tra gli errori comuni ci sono: 1. non verificare la notifica (ad esempio, se la cartella è irregolare, è annullabile); 2. non impugnare tempestivamente (anche una presunta piccola somma); 3. non distinguere bene debiti aziendali da debiti personali (fideiussioni, leasing personali, ecc.); 4. non valutare le soluzioni alternative offerte dalle leggi anti-crisi. È importante agire con consapevolezza, aiutandosi con un professionista per evitare decisioni affrettate.

(Altre 15-20 domande pratiche possono essere formulate caso per caso, come ad es. sul Credito d’Imposta, cancellazione dei debiti sotto €1.000 o utilizzo del Fondo di Garanzia.)

Conclusione

In situazioni di crisi come quella di un’ex pasticceria indebitata, agire tempestivamente è fondamentale. Rimandare le decisioni o ignorare i messaggi degli enti creerebbe solo maggiori problemi: contenziosi, spese legali, e possibile aggressione del patrimonio. Invece, con una strategia legale mirata – che coinvolga impugnazioni mirate, negoziazioni e l’uso degli strumenti di diritto concorsuale – si può spesso bloccare le azioni esecutive in corso, ridurre l’esposizione complessiva e tutelare il proprio patrimonio personale.

Lo Studio dell’Avv. Giuseppe Angelo Monardo, con la sua squadra di avvocati tributaristi e commercialisti, è specializzato nel difendere i debitori artigiani. Siamo pronti a intervenire rapidamente. Possiamo assisterti fin dalla fase iniziale per chiedere sospensioni, proporre ricorsi e trovare la soluzione più adatta alla tua situazione (che si tratti di definizione agevolata, piano di rientro, composizione della crisi o concordato).

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Sentenze e norme di riferimento (aggiornate): Cass. ord. 30108/2025 (no esdebitazione dopo fallimento) ; Trib. Milano 30/3/2023 (Liquidazione controllata, esdebitazione) ; D.P.R. n.602/1973 art.76 (tutela prima casa) ; D.Lgs. 14/2019 (Codice della Crisi); L. 3/2012 (composizione crisi da sovraindebitamento).

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