Agenzia Di Marketing Con Debiti: Come Difendersi Da Fisco, Inps E Banche

Introduzione. Un’agenzia di marketing che accumula debiti con il Fisco, l’INPS o le banche si trova in una situazione di estrema emergenza: rischia cartelle esattoriali, pignoramenti, interessi e sanzioni crescenti, fino a gravi conseguenze patrimoniali e persino penali. È fondamentale capire subito quali errori evitare (ad esempio perdere termini di impugnazione) e quali strumenti legali attivare tempestivamente. In questo articolo aggiornato al 30 gennaio 2026 esaminiamo le strategie concrete per gestire i debiti di un’agenzia di marketing (sia in forma societaria di persone – SNC/SAS – sia di capitali – SRL) dal punto di vista del debitore/contribuente, facendo riferimento alla normativa e alla giurisprudenza più recenti .

Nell’articolo si illustrano soluzioni come ricorsi tributari, sospensioni, contratti di rientro, accordi con i creditori, rottamazioni e piani di risanamento, oltre ai nuovi istituti del Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza (D.Lgs. 14/2019 e ss.mm.). Verranno anche discussi il piano del consumatore, l’accordo di ristrutturazione dei debiti (art. 182-bis L.Fall., ora art. 67 CCII), la composizione negoziata della crisi (D.L. 118/2021), l’esdebitazione e il concordato minore per imprese. L’obiettivo è fornire risposte operative e chiare dal punto di vista del debitore, con esempi numerici e tabelle riassuntive.

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1. Contesto normativo e giurisprudenziale

Legislazione di riferimento. La materia dei debiti fiscali e previdenziali è disciplinata principalmente dal D.P.R. 29/9/1973, n. 602 (esattoriale), dal D.Lgs. 546/1992 (codice del processo tributario) e dalle leggi finanziarie annuali che hanno introdotto le diverse “rottamazioni” e definizioni agevolate delle cartelle. Negli ultimi anni, il quadro normativo è stato rivoluzionato dal Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza (D.Lgs. 14/2019), che raccoglie e aggiorna la disciplina delle procedure concorsuali (fallimento, concordato, liquidazione). In esso si inseriscono le misure per i debitori privi di capacità di credito (imprese di persone con fatturato limitato, professionisti, consumatori) previste originariamente dalla L. n. 3/2012 (cosiddetta “Legge salva-suicidi”) e dal decreto correttivo D.Lgs. n. 169/2019. Queste norme introducono strumenti come il piano del consumatore e l’accordo di composizione della crisi, volti a favorire il rientro dei debiti attraverso piani assistiti e la possibilità di ottenere l’esdebitazione (cancellazione dei debiti residui) al termine della procedura .

Procedure esecutive tributarie e contributive. L’agenzia di marketing in difficoltà può ricevere atti quali avvisi di accertamento, ingiunzioni di pagamento (da parte dell’Agenzia Entrate), avvisi di addebito (da parte dell’INPS) o direttamente cartelle esattoriali dell’Agenzia delle Entrate-Riscossione (ex Equitalia). Tali atti sono esecutivi di per sé: dopo i termini per il pagamento spontaneo, il concessionario può avviare il pignoramento di conti correnti, stipendi, beni mobili registrati o immobili . Importante è sapere che il contribuente ha tempi stretti per reagire. Per esempio, in caso di avviso di addebito INPS, la legge prevede il pagamento entro 60 giorni dalla notifica . Entro 40 giorni dalla notifica però si può presentare ricorso al Giudice del lavoro per contestare l’addebito contributivo e ottenere la sospensione dell’esecuzione . Analogamente, per le cartelle esattoriali (tributi diretti o IVA), il contribuente ha solitamente 60 giorni per impugnare davanti alla Commissione Tributaria Provinciale (art. 21 c.p.t.) l’iscrizione a ruolo o l’avviso di accertamento che ne è all’origine . Ogni termine è perentorio: la decadenza di 60 giorni fa sì che, se non si agisce, la cartella divenga “definitiva” e il debitore perda la possibilità di discussione nel merito, mentre l’esecutore può ottenere la PIGNORAMENTO FORZATO dei beni.

Jurisprudenza chiave. La Cassazione e le Corti tributari hanno precisato importanti principi. Ad esempio, la Suprema Corte ha più volte affermato che l’obbligo dell’Agenzia nel fornire indicazioni sui termini per l’opposizione alle esecuzioni (art. 1 co. 2 DM 28/6/1999) non è invalicabile: nel caso dell’avviso di accertamento INPS, non è viziato il provvedimento per mancata indicazione del termine per l’opposizione agli atti esecutivi . In tema contributivo, è stabilito che la semplice notifica dell’atto via raccomandata con ricevuta di ritorno non prova di per sé l’interruzione della prescrizione quinquennale dei contributi ; l’INPS deve dimostrare il contenuto e la regolarità dell’atto. Un orientamento recente (Cass. n. 12174/2024) ha inoltre affermato che durante le procedure concorsuali (p.e. concordato preventivo) non si perde automaticamente la rateizzazione in corso sui debiti tributari: i pagamenti in corso continuano a valere fino a omologazione . Infine, in via penale, la Cassazione ha ribadito che l’accumulo doloso di debiti con il Fisco e l’INPS può integrare il reato di bancarotta fraudolenta (nel caso di società), sottolineando l’importanza di agire prontamente anche per evitare responsabilità penali . (Queste pronunce vanno sempre valutate caso per caso. Si rimanda alle sentenze più aggiornate in calce.)

In sintesi, il quadro normativo moderno offre varie vie d’uscita per il debitore in crisi, ma richiede rapidità di intervento. Di seguito, vedremo passo-passo come comportarsi dopo la notifica del primo atto, quali tutele attivare e quali strumenti negoziali o giudiziali valutare.

2. Procedura passo-passo dopo la notifica dell’atto

Immaginiamo che un’agenzia di marketing riceva una cartella di pagamento dell’Agenzia Entrate-Riscossione o un avviso di addebito INPS. Cosa fare subito?

  • Verifica della notifica. Controlla che l’atto sia valido. Deve essere stato notificato secondo le regole (raccomandata A/R, PEC, messo notificatore). Verifica l’intestatario corretto, l’indirizzo, la data. Eventuali errori possono rendere invalido l’atto stesso. Ad esempio, la Cassazione richiede all’Amministrazione di provare il contenuto dell’avviso contributivo : se nell’avviso mancano elementi essenziali (come un verbale ispettivo allegato), ciò può aiutare a ottenere l’annullamento in autotutela o in sede giudiziale.
  • Termini di impugnazione e prescrizione. Individua subito i termini per impugnare. In generale, per le cartelle fiscali il termine è di 60 giorni dalla notifica (Tribunale Tributario) . Invece, per gli avvisi di addebito INPS il ricorso va al Giudice del lavoro entro 40 giorni . Non esistono proroghe automatiche: i termini partono dalla data di notifica. Inoltre, verifica la prescrizione: l’art. 2946 c.c. prevede 10 anni per gli accertamenti tributari (spesso decurtati a 3 anni per specifici tributi), mentre i contributi previdenziali si prescrivono in 5 anni (Cass. sez. unite 18127/2021 conferma la prescrizione quinquennale dal 1996). Se il debito è prescritto, può essere impugnato e annullato per estinzione del rapporto.
  • Pagamenti sospensivi e rateizzazioni. Prima di agire, valuta la possibilità di sospendere o rateizzare. Ad esempio, in campo tributario è previsto il piano di rateazione ordinario (art. 19 DPR 602/1973) che consente il pagamento in più anni fino a 120 rate, con interessi del 4,95%. Se si è già decaduti da rateazione precedente, di solito bisogna ottenerne una nuova o aderire a una definizione agevolata (es. rottamazioni). Nell’INPS, fino al 2021 c’erano oneri del 3–6% se si pagava entro/oltre 60 giorni , oggi aboliti per legge. In ogni caso, il pagamento entro i termini non interrompe i termini di opposizione: pagare subito non elimina la possibilità di contestare l’atto successivamente. Anzi, una strategia possibile è effettuare un versamento parziale per evitare interessi su eventuali depositi cauzionali (art. 19-bis DPR 602/1973).
  • Ricorso e opposizione. Decidi entro i termini se contestare l’atto. Se si tratta di imposta accertata (avviso di accertamento, liquidazione), il ricorso va in Commissione Tributaria. Se è cartella esattoriale, il ricorso va anche questo in Commissione Tributaria (nei 60 giorni) e sospende l’esecuzione coattiva. Se invece è avviso di addebito INPS, il ricorso compete al Giudice del lavoro (sezione lavoro del Tribunale) . In alternativa all’azione legale, esiste il rimedio amministrativo del reclamo all’Agenzia Entrate (spesso improprio) o la richiesta di sospensione in autotutela dell’INPS. L’importante è agire per tempo: l’omissione nei termini fa scattare pignoramenti e il debitore perde la tutela giurisdizionale.
  • Sospensione dell’esecuzione. Se hai presentato ricorso, il giudice può sospendere le azioni esecutive (pignoramento) in corso . Se non hai ancora fatto ricorso e hai timore del pignoramento, puoi chiedere alla Commissione Tributaria o al Tribunale (entro i termini) la sospensione cautelare, presentando una istanza motivata. Anche in sede civile, tramite l’opposizione all’atto esecutivo (art. 615 c.p.c.) è possibile sospendere un pignoramento se il credito non è più certo o liquido.
  • Analisi del debito e comunicazione con creditori. Nel frattempo, raccogli tutti gli estratti di ruolo, le comunicazioni dell’ente e verifica quale imposta/contributo è dovuto, a partire da quando. Contatta i commercialisti e gli avvocati per calcolare sanzioni e interessi potenziali. Spesso è utile chiedere all’agente della riscossione il prospetto informativo dei debiti definibili in caso di rottamazione . Se ci sono più debiti (ad es. Fisco, INPS, mutui bancari), fai un quadro unitario delle situazioni.

In generale, agisci immediatamente: gli interessi di mora e gli aggravi aumentano quotidianamente. Anche una sola comunicazione ignorata può far scattare velocemente ipoteche o pignoramenti. Ricorda che la legge considera il silenzio del debitore come segnale di inerzia; perciò ciascuna scadenza deve essere rispettata e, se possibile, concordata con i creditori.

3. Difese e strategie legali

Una volta accertata la situazione e rispettati i termini per proporre ricorso, l’agenzia indebitata può valutare diverse linee di difesa e strumenti di composizione:

  • Impugnazione tributaria. Se la cartella/avviso contiene vizi formali (errori di calcolo, omissioni, o decadenza dei termini di accertamento), si presenta ricorso alla Commissione Tributaria indicando le ragioni dell’illegittimità. Ad esempio, se l’avviso INPS non reca un verbale ispettivo valido o scade il termine di notifica, il giudice del lavoro può annullarlo . In Commissione Tributaria, può sospendersi l’esecuzione finché non decide. In casi estremi, si può anche invocare il giudice civile (opposizione esecuzione) per illegittimità della cartella, ma la via tributaria è preferibile e più rapida. Importante: un ricorso non pagato fa scattare spese iniziali modeste (contributo unificato), ma evita gli interessi e gli aggravi delle azioni coattive.
  • Sospensione e remissione in termini. In alcuni casi si può chiedere la sospensione dell’esecuzione anche in via amministrativa. Ad es. la sospensione delle riscossioni prevista dal Codice della crisi (art. 56 CCII) consente all’imprenditore in ritardo di evitare l’azione esecutiva sul patrimonio se entro 30 giorni si depositano i documenti del piano di risanamento. Nel contenzioso tributario, la Corte Costituzionale ha ammesso la remissione in termini per motivi di legittimo affidamento, ma in generale le Commissioni tardive possono rigettare la domanda di riapertura. Quindi, è meglio non tardare.
  • Transazione fiscale e definizioni agevolate. Negli ultimi anni sono state introdotte procedure straordinarie di definizione dei debiti tributari: rottamazioni (saldo e stralcio, definizione agevolata) e soprattutto la transazione fiscale (art. 182-ter L.Fall. e art. 67 e 182-bis CCII). La transazione fiscale, oggi inserita nel Codice della crisi (art. 67 c.3 CCII), permette di proporre all’Agenzia delle Entrate di pagare solo una parte dei debiti tributari e contributivi (entro il piano di concordato o di ristrutturazione), azzerando sanzioni e interessi, purché la somma offerta sia almeno pari a quanto il Fisco incasserebbe in caso di liquidazione giudiziale dell’azienda. Analogamente, la composizione negoziata della crisi d’impresa (D.L. 118/2021, coordinata con le misure introdotte da recenti Decreti e leggi di bilancio) consente accordi stragiudiziali con l’Agenzia delle Entrate, entro piani negoziati di risanamento, ottenendo dilazioni fino a 6-10 anni e tagli su sanzioni e interessi . L’effetto pratico è simile a una rottamazione su misura, favorita dalla presenza del tribunale e dell’esperto indipendente: si negozia un “saldo e stralcio” interno al concordato o all’accordo di ristrutturazione .
  • Tutela giudiziale e piani alternativi. Se i debiti sono particolarmente elevati, è possibile cercare una soluzione attraverso una procedura concorsuale o di sovraindebitamento:
  • Concordato preventivo in continuità (art. 160-186 L.Fall.) o concordato liquidatorio (art. 161 L.Fall.) possono prevedere una percentuale di rientro o un pagamento differito dei debiti bancari e fiscali, con la cancellazione del residuo. Oggi il concordato può includere un accordo con l’Agenzia Entrate per un pagamento rateale agevolato.
  • Accordo di ristrutturazione dei debiti (art. 182-bis L.Fall., oggi art. 67 CCII): permette all’imprenditore non fallibile (p.es. SNC, SAS o SRL sotto certi limiti) di proporre ai creditori un piano parziale di rimborso, con il controllo del Tribunale. È riservato a situazioni di crisi conclamata ed è veloce rispetto al concordato, ma richiede adesione sostanziosa dei creditori (almeno il 50%).
  • Piano del consumatore (art. 67 CCII, ex L.3/2012, per i privati non fallibili): se nell’agenzia tutti gli amministratori sono persone fisiche e l’azienda rientra in certi parametri, si può procedere con un piano assistito da OCC per estinguere parte dei debiti lasciando liberi gli immobili e beni strumentali fondamentali.
  • Liquidazione del patrimonio (art. 68 CCII, ex art. 14-sexies L.3/2012): consente di vendere i beni dell’impresa per soddisfare i creditori, ottenendo l’eventuale esdebitazione finale, ma sospende definitivamente l’attività d’impresa.
  • Strumenti di secondo grado. Anche se l’azienda non è in concordato, può comunque chiedere a Fisco e INPS di rateizzare i debiti a norma dell’art. 19 DPR 602/1973 (con rate semestrali, oggi fino a 120 rate con interessi legali) o di sospendere volontariamente i pignoramenti in atto mediante piano di rientro pattuito. In presenza di più debiti (anche bancari), si possono attivare i negotiator di crisi (ex art. 12 e 13 D.Lgs. 14/2019), ovvero esperti che assistono l’imprenditore nella trattativa con tutti i creditori simultaneamente.
  • Trattative con le banche. L’agenzia può avere prestiti o fidi scoperti con banche: in questo caso, oltre a pagare scadenze correnti, conviene aprire un dialogo formale con gli istituti creditizi. Si può richiedere una moratoria per crisi (prevista in casi emergenziali) o negoziare un accordo di ristrutturazione del mutuo (indebitamento bancario), magari anche con garanzie dei soci o piani di rientro personalizzati. Se l’azienda rischia fallimento, si può contemplare la cessione del credito bancario attraverso Confidi o altre garanzie. L’avvocato e il commercialista possono coinvolgere i consulenti finanziari per valutare la fattibilità di un nuovo piano di ammortamento o l’intervento di mediatori creditizi.
  • Visura ipotecaria e azioni cautelari. Verifica se il fisco o le banche hanno già iscritto ipoteche o fermo amministrativo su beni (ad es. macchinari, autoveicoli). In alcuni casi, è possibile chiederne la cancellazione o sospendere l’esecuzione ipotecaria contestando la pretesa. Ad es. se l’ipoteca è iscritta su un fabbricato, l’avvocato può sollevare questioni formali davanti al giudice civil o tributario per ottenerne la sospensione (oppure trattare direttamente con l’ufficio provinciale del registro).

In ogni caso, la scelta dello strumento dipende dalla gravità della crisi, dall’entità dei debiti e dallo stato patrimoniale dell’agenzia. Spesso la strategia migliore è coniugare soluzioni: per esempio, si possono contestare formalmente alcuni addebiti illegittimi (per ridurre il debito) e contemporaneamente avviare una definizione agevolata per il resto. Ogni percorso va studiato attentamente con professionisti specialisti per evitare scelte affrettate (p.es. un ricorso errato può precludere altre misure).

4. Strumenti alternativi di definizione dei debiti

Oltre alle azioni giudiziali, il nostro ordinamento prevede varie forme di definizione agevolata e piani di rientro, utili per ristrutturare i debiti di un’agenzia in crisi:

  • Rottamazione agevolata (Definizione agevolata). Si tratta di definizioni agevolate dei carichi affidati alla riscossione entro determinate date. Ad esempio, le rottamazioni-ter e quater (Leggi di Bilancio 2019 e 2021) hanno permesso di sanare cartelle affidate fino al 2017-2022 cancellando sanzioni e interessi. Più recentemente la rottamazione-quinquies (L. 199/2025, Legge di Bilancio 2026) ha esteso la misura a tutti i carichi affidati fino al 31/12/2023 . Con la rottamazione-quinquies si può definire il debito pagando solo il capitale residuo, senza sanzioni né interessi di mora . In pratica si paga il 100% del tributo dovuto, mentre si stralcia tutto il resto; si può dilazionare in rate fino a 54 trimestrali con tasso fisso del 3%. Non rientrano i debiti già rateizzati regolarmente o in definizioni precedenti in regola . L’adesione interrompe l’esproprio coattivo e trasforma le pendenze in un nuovo piano rimborsabile. Importante: la domanda va presentata entro i termini previsti (p.e. entro aprile 2026 per la quinquies) tramite i servizi telematici.
  • Saldo e stralcio. Prevede la riduzione del debito per particolari categorie di contribuenti in difficoltà economica (soggetti in grave stato di bisogno). Ad esempio, fino al 2023 si poteva ottenere la riduzione fino al 16% del debito se ISEE basso. Queste misure si sono succedute nel tempo (L. 145/2018 e DL 119/2018, ecc.). Oggi la maggior parte degli stralci è terminata, ma occorre sempre verificare eventuali sanatorie straordinarie previste dalle manovre finanziarie.
  • Definizione agevolata INPS. L’INPS consente autonomamente la rateazione dei debiti contributivi ai sensi dell’art. 17 D.Lgs. 112/1999 e può valutare piani personalizzati in caso di comprovata difficoltà. Inoltre, le agevolazioni Covid hanno stabilito moratorie sul pagamento dei contributi per impresa in crisi (p.e. proroga del termine di scadenza dei versamenti).
  • Piani del consumatore e accordi di composizione. Se i soci dell’agenzia sono persone fisiche non fallibili (o l’impresa ha determinate caratteristiche), si può ricorrere agli istituti della L. 3/2012 e CCII per i debitori sovraindebitati. In particolare, il piano del consumatore (art. 12-bis ss. L.3/2012) consente al debitore di proporre un piano pluriennale per pagare parzialmente i creditori, previo omologazione di un OCC. L’accordo di composizione della crisi (art. 7 ss. L.3/2012, oggi art. 167 e ss. CCII) è un accordo negoziato omologato dal Tribunale che coinvolge più creditori. Questi strumenti sono utili quando non si può ricorrere al concordato per limiti dimensionali dell’impresa.
  • Accordi di ristrutturazione bancari. Con specifico riferimento ai debiti verso banche, è possibile negoziare direttamente con gli istituti un accordo di ristrutturazione del credito o una modifica dei contratti di mutuo. La legge prevede l’adozione di piani di rientro approvati dal tribunale anche per creditori diversi dal Fisco (art. 182-quaterdecies L.Fall.). In pratica, l’agenzia in crisi può proporre un piano di rimborso dilazionato (anche con riduzione percentuale) ai propri prestatori bancari, inserendolo in un quadro giudiziale di concordato preventivo oppure stragiudiziale di composizione negoziata. Negoziare con la banca è spesso vantaggioso: un accordo evita l’esproprio di beni aziendali e personale garantisce la continuità dell’attività.
  • Piani di esdebitazione. Se la ristrutturazione si conclude con il pagamento di tutti i piani e residuano debiti non pagati, l’imprenditore può chiedere l’esdebitazione (art. 283 CCII) per liberarli. Ciò significa che le obbligazioni residuate si estinguono al termine della procedura, purché siano stati soddisfatti i creditori prededucibili e magari la parte dei debiti riservata al rimborso dei creditori chirografari. Nelle procedure non fallimentari (piano del consumatore, accordo di composizione, concordato), l’esdebitazione permette di ricominciare senza l’ombra di vecchi debiti, sebbene la legge esclude da tale beneficio i debiti per alimenti, contributi previdenziali e qualche altra categoria sensibile. Attenzione: secondo Cassazione, chi ha già beneficiato di liberazione nel fallimento non può ottenere esdebitazione ex D.Lgs.14/2019 per gli stessi debiti .
  • Errori comuni da evitare (tabellare). Per riassumere, si possono evidenziare errori frequenti come:
  • non controllare i termini di impugnazione (60/40 giorni) e lasciar decurtare diritti procedurali;
  • ignorare il problema sperando si risolva, con aggravio di interessi;
  • pagare solamente alcune bollette o contributi senza fare accordi formali, pensando che basti;
  • non verificare se il debito è prescritto o estinto;
  • chiedere a intermediari non esperti piani di rientro generici, senza valutare le specificità legali;
  • omettere di includere debiti sotto piani di concordato o piano del consumatore.

I seguenti table summarizzano i principali strumenti (norma di riferimento, scadenza termini, vantaggi/svantaggi):

StrumentoRiferimento normativoTermine adesioneVantaggi principaliSvantaggi/limiti
Ricorso tributarioD.Lgs. 546/1992, art. 1960 giorni (cartella)Sospende riscossione, può annullare il debitoSe rigettato, decadenza termini
Opposizione INPSD.Lgs. 214/2011, art. 540 giorni (addebito)Sospende riscossione INPS, giud. lavoroProcedura civile lenta
Rottamazione-quinquiesL. 199/2025, Art.130 apr 2026 (domanda)Elimina sanzioni/interessi, paga solo capitaleDecadenza al mancato pagamento rate
Transazione fiscaleArt. 67 CCII (D.Lgs. 14/19)In pendenza di crisiStralcio parziale debiti fiscali sanzioniServe Tribunale, accordo complesso
Accordo ristrutturazioneArt. 182-bis L.Fall (ora 67)In qualsiasi momentoDiluisce debiti bancari, sospende esecuzioniRichiede approvazione tribunale
Piano consumatoreArt. 67 CCII (ex L.3/12)Nessun termine fissoConsente pagamento solo in parte dei debitiSolo per non fallibili persone
Concordato preventivoArt. 160-186 L.FallN/A (domanda libera)Azzeramento parziale debiti, continuità impresaProcedura complessa e costosa
EsdebitazioneArt. 283 CCIIAl termine proceduraCancellazione finale dei debiti residuiNon per debiti alimentari/previd.

Tabella: Strumenti difensivi principali (fonte normativa in colonna 2).

5. Errori comuni e consigli pratici

  • Non sottovalutare l’atto iniziale. Spesso gli imprenditori considerano una cartella o un avviso di addebito come una “scocciatura” e la ignorano. Invece, ogni atto di riscossione pubblica ha effetti giuridici immediati: ignorarlo porta alla decadenza automatica dei termini e all’attivazione della riscossione coattiva (pignoramenti di beni/conti, fermi amministrativi). Il consiglio è sempre: leggi l’atto con calma, annota le scadenze e chiedi subito assistenza legale.
  • Non pagare d’impulso senza tutela. A volte il debitore paga una parte del debito per evitare l’esecuzione (p.es. versando quanto richiesto sul modello Rav). Ricordiamo però che il pagamento non blocca i termini di opposizione. Si può pagare in parte (per esempio il contributo e parte delle imposte) e nel frattempo impugnare il rimanente: ciò evita solo gli interessi su quanto versato. Se il contribuente ha ragione, potrà ottenere il rimborso dell’eccesso pagato. Viceversa, a volte pagare una rata non riconosciuta come debito può far maturare gli interessi e gli aggravi. Consiglio: se possibile, fare i versamenti entro i termini ma accompagnarli subito a ricorso sospensivo, oppure attendere la scadenza e poi agire, valutando l’urgenza.
  • Attenzione alle scadenze tra banche, Fisco e INPS. L’imprenditore deve gestire contemporaneamente crediti diversi. Un errore tipico è concentrarsi solo sul debito principale (ad es. con la banca) ignorando cartelle minori (IVA, INPS). Questo può generare un effetto valanga: si resta incastrati in un meccanismo automatico di recupero spietato. Bisogna schedulare tutte le scadenze (per esempio, calendario con i termini di ricorso, di prescrizione, di pagamento rate).
  • Non fidarsi di soluzioni “fai da te” o colleghi. Piani di rientro o definizioni agevolate possono sembrare intuitivi ma richiedono particolare competenza tecnica. Ad es. è rischioso aderire a una rottamazione o ad un salda-stralcia senza leggere bene le clausole di decadenza (di solito, basta saltare 2 rate per perdere tutto). Altro errore: rivolgersi a sedicenti “mediatori” o consulenti non esperti, pagando parcelle alte senza risultato legale. È fondamentale affidarsi a professionisti iscritti ai ruoli specifici (avvocati cassazionisti, commercialisti abilitati alla composizione assistita delle crisi).
  • Consiglio strategico: agisci in forma unitaria. Se possibile, affronta insieme i debiti fiscali, INPS e bancari. Ad esempio, chiedi un incontro negoziale con INPS e AER per pianificare contemporaneamente le rate; se avvii un concordato o un accordo di ristrutturazione, includi tutti i creditori (anche la banca) nel piano. Questo evita conflitti di interessi fra i creditori e massimizza le chances di successo (es. spesso il Fisco preferisce accettare un taglio concordato se vede che anche le banche partecipano all’accordo).
  • Verifica sempre se c’è stato un errore del Fisco/INPS. Se sospetti un abuso (ad es. contestazione di spese o inesistenza del credito), valuta anche la possibilità di denunciare una violenza privata o estorsione qualora il messaggio fosse illegittimo. In casi estremi, il reato di estorsione tributaria (art. 629 c.p.) si configura se l’ufficio pubblica minaccia illegittimamente di agire sui beni quando in realtà non è legittimato a farlo. Anche la segnalazione alle autorità di vigilanza (Tribunale, Procura) può far scattare verifiche sul comportamento degli agenti della riscossione.
  • Documenta tutto. Conserva ogni e-mail, raccomandata, ricevuta, verbale o conversazione con gli enti. In Tribunale e nelle Commissioni ci vuole la prova degli atti (ad es. la ricevuta di notifica completa). Se i termini sono saltati e si prospetta una remissione in termini, occorre giustificare nel dettaglio perché non si è agito (emergenza, malattia, etc.) e porre in evidenza eventuali mancanze dell’ente (come la mancata indicazione di un termine nell’avviso ).
  • Approccio conservativo vs. aggressivo. In un momento di crisi è normale voler risolvere a ogni costo (spontaneamente pagando, o aggredire i crediti con opposizioni varie). Spesso un approccio misto è più efficace: prima tentare una negoziazione (per esempio concordato in bianco, trattativa con INPS, partecipazione alla rottamazione) e poi, se necessario, contestare giudizialmente ciò che rimane. Non bisogna nemmeno utilizzare tutti i bonus o semplificazioni indiscriminatamente: ad esempio, aderire a una rottamazione-quinquies senza analizzare se i debiti sono corretti e se ci sono opposizioni in corso può risultare in soluzioni inefficaci. Calcola bene i pro e i contro (ad es. definire pendenze regolari con sconti può essere meglio che rischiare di perdere con un ricorso).

6. Domande e risposte (FAQ)

  1. Ho ricevuto una cartella esattoriale dall’Agenzia delle Entrate. Posso pagare tranquillamente?
    Se ritieni che il debito sia fondato, puoi pagare entro 60 giorni senza aggravi (pagamento spontaneo). In ogni caso, anche dopo il pagamento rimane diritto di proporre ricorso entro 60 giorni dalla notifica ; potrai così contestare l’eventuale eccesso (in parte avendolo già versato). Se invece credi di avere ragione (o vuoi valutare), conviene impugnare la cartella in Commissione Tributaria entro i 60 giorni . Attenzione: se non impugni, il termine scaduto rende la cartella definitiva e ti esponi subito al pignoramento (senza ulteriore preavviso).
  2. È meglio chiedere la rateizzazione art. 19 DPR 602/1973 o aderire a una definizione agevolata?
    Dipende dal contesto. La rateizzazione ordinaria ti consente di dilazionare il pagamento evitando l’avvio della riscossione coattiva, ma comporta il pagamento di interessi legali (tipicamente 4,95%). Le definizioni agevolate (rottamazioni) invece spesso annullano le sanzioni e gli interessi pregressi: paghi solo il capitale residuo (ovvero l’imposta originaria), e puoi dilazionare con tassi agevolati (p.es. il 3% fisso nelle ultime misure) . Attenzione però: le rateizzazioni agevolate cadono se salti troppe rate (di solito 2) e prevedono scadenze fisse. In generale, se hai i soldi per partecipare a una definizione agevolata e rispetti le scadenze, questa può essere preferibile, perché riduce drasticamente il debito complessivo.
  3. Cosa succede se l’INPS notifica un avviso di addebito e io non pago subito né contesto entro 40 giorni?
    L’avviso di addebito è immediatamente esecutivo . Se decadi dai termini (40 giorni per ricorso, 60 per pagamento), l’INPS consegnerà il debito all’agente della riscossione per l’esproprio coattivo (pignoramento beni o conti) . Se però impugni tempestivamente entro 40 giorni, il giudice del lavoro può sospendere gli effetti dell’avviso e bloccare l’esecuzione. Quindi, non restare passivo: anche se pensi di pagare, invia subito un ricorso-sospensiva in Tribunale e notificalo all’Agenzia delle Entrate-Riscossione. Eventualmente, puoi contestualmente richiedere il piano di rateazione o la sospensione in autotutela all’INPS.
  4. La mia agenzia è SNC con due soci. I debiti sono solo dell’azienda o anche miei personali?
    Nel caso di società di persone (SNC o SAS), i soci rispondono illimitatamente e solidalmente dei debiti della società. Ciò significa che sia il patrimonio aziendale che quello personale dei soci può essere aggredito per il pagamento dei crediti sociali (tributi, contributi, prestiti). In una SRL invece, in linea di principio i soci hanno responsabilità limitata al capitale versato, a meno di garanzie personali prestate. Quindi, se hai una SNC, devi considerare anche i tuoi beni personali nel piano di rientro. Per questo, può tornare utile anche in SNC lo strumento del concordato fallimentare o accordo di ristrutturazione, per tutelare il patrimonio dei soci quanto più possibile.
  5. Esistono agevolazioni specifiche per le piccole imprese in crisi da debiti fiscali?
    Sì. Oltre alle definizioni agevolate statali già citate, le piccole imprese possono usare il Codice della crisi: il concordato semplificato (ex art. 187-bis L.Fall.) prevede tempi veloci e limiti di indebitamento; gli accordi di ristrutturazione dei debiti sono dedicati a imprese non fallibili; il piano del consumatore si applica se i titolari sono persone fisiche indebitate; il piano di liquidazione del patrimonio permette di vendere asset non essenziali per estinguere i creditori. Inoltre, la composizione negoziata (D.L. 118/2021) ha introdotto premi premiali (es. dilazioni ultra-decennali con condoni parziali) per chi inizia la procedura prima che scada un eventuale stato di insolvenza conclamata .
  6. Cosa devo fare se la banca minaccia il pignoramento del conto corrente?
    In genere, il pignoramento da parte della banca si riferisce a un mutuo o finanziamento garantito. Contro i pignoramenti bancari (es. pignoramento del conto o dello stipendio) si possono opporre delle opposizioni esecutive ex art. 615 e 617 c.p.c. nel termine perentorio di 40 giorni dalla notifica dell’atto di pignoramento. Tuttavia, più proficuo è negoziare con la banca un nuovo piano di rientro (ristrutturazione del mutuo) o, se la crisi è grave, considerare l’ingresso in un concordato o in un accordo di ristrutturazione che includa anche la banca come creditore. In ogni caso, non ignorare l’atto: valuta immediatamente con l’avvocato se ci sono vizi formali (mancato avviso, importi) e presenta opposizione o istanza cautelare. A volte le banche stesse accettano trattative bonarie se vedono che si è attivi nel risolvere il debito.
  7. Quali crediti rimangono esclusi da un piano di ristrutturazione o esdebitazione?
    Alcuni debiti sono “improrogabili” e non possono essere cancellati o ridotti: tipicamente gli alimenti dovuti (pensioni alimentari), le somme riscosse da terzi per conto d’altri (art. 47 L. n. 898/1970), le sanzioni penali e alcune imposte (per es. tributi sugli stessi beni alienati). Per quanto riguarda l’INPS, negli accordi di risanamento spesso restano esclusi i crediti di contributi previdenziali già maturati e non dilazionati correttamente. Prima di aderire a un piano, verifica quali crediti devono essere assolti per legge e quali invece possono essere rinegoziati.
  8. Come faccio a sapere l’elenco esatto dei miei debiti fiscali e previdenziali?
    Chiedi all’Agenzia delle Entrate-Riscossione il prospetto informativo o il dettaglio dei carichi affidati in riscossione a tuo nome. Dal 2022 è attivo nel portale del concessionario un servizio online dove, con SPID/CIE o delega, puoi scaricare l’elenco di tutte le cartelle e avvisi notificati, con le somme esigibili aggiornate . Analogamente, l’INPS fornisce il dettaglio dei contributi dovuti nel proprio portale. Avere l’elenco completo serve a non farsi trovare impreparati da “cartelle fantasma” e per valutare quali piani di pagamento possibili.
  9. Cosa succede se salto una rata di una vecchia rateizzazione?
    In genere, il mancato pagamento di anche una sola rata entro 10 giorni di tolleranza fa perdere i benefici della rateizzazione ordinaria: scattano sanzioni, interessi penali e si fa nuovo ruolo su tutte le somme residue. Per ovviare a questo rischio, alcune leggi recenti hanno introdotto una gradualità: ad esempio, fino al 2024 servivano almeno 3 rate saltate (di cui due non consecutive) per perdere l’intera definizione agevolata . Nella nuova rottamazione-quinquies (2026), si prevede la decadenza dal beneficio al mancato pagamento di 2 rate . In ogni caso, è vitale pagare almeno regolarmente una parte consistente delle rate o informare l’agente di riscossione di difficoltà: alcuni piani prevedono persino la possibilità di rateizzare ogni rata in ritardo (più interessi legali), oppure il ricalcolo della dilazione. Parlane con il legale per evitare automatismi di decadenza.
  10. Posso usare le garanzie ipotecarie della casa personale per trattenere i creditori?
    Se hai prestato una garanzia reale (ipoteca, pegno, fideiussione) per un debito dell’agenzia, il creditore può agire direttamente sui tuoi beni garantiti. In caso di pignoramento del bene ipotecato, puoi opporre in sede civile l’eventuale nullità della garanzia se vi sono vizi (es. mancanza di firme autenticate, mancanza di atto integrativo che dimostra la causale). Tuttavia, trattandosi di garanzie personali, conviene valutare la ristrutturazione del debito: a volte il creditore accetta di sciogliere la garanzia in cambio di un piano di rientro accettabile. Se l’ipoteca è iscritta dall’Agenzia delle Entrate (ad esempio ipoteca legale ex art. 77 L. 342/2000), si può chiedere la cancellazione cautelare in caso di eventuale futuro piano di pagamento concordato (il Tribunale può sospendere l’espropriazione immobiliare in attesa dell’omologazione del piano).
  11. È vero che le sentenze di Cassazione proteggono il debitore in concordato e in procedimento negoziale?
    Sì. Ad esempio, la Cassazione (ordinanza n. 12174/2024) ha stabilito che il debitore che entra in concordato preventivo non perde i benefici della rateizzazione delle cartelle in corso. Ciò significa che, anche se la procedura di concordato è in corso di omologazione, il Fisco non può pretendere le rate successive già stabilite e non può applicare sanzioni per i mancati pagamenti in pendenza . Analogamente, nella composizione negoziata (art. 12 CCII), l’avvio della procedura sospende tutte le esecuzioni in atto sui beni dell’impresa. Questi principi offrono un forte incentivo ad avviare con urgenza ogni procedura di crisi legale, poiché tutelano l’imprenditore da decadenze automatiche.
  12. È utile trasformare la società (es. da SNC a SRL) in caso di debiti?
    La trasformazione della società non estingue i debiti. Se fai una trasformazione (p.e. SNC in SRL), la nuova forma giuridica subentra nei debiti della vecchia; e i soci delle vecchie SNC/SAS continuano comunque a rispondere personalmente dei debiti accumulati sotto la vecchia forma. Quindi, la trasformazione non è di per sé una soluzione salva-debiti. Può avere utilità fiscale (es. diversi regimi) o di responsabilità futura, ma per i debiti già sorti serve comunque affrontare procedure di ristrutturazione o esdebitazione. Occorre anzi prestare attenzione: la Legge di Bilancio 2026 (L.199/2025) consente agevolazioni fiscali per trasformazioni di enti patrimoniali, ma pone condizioni precise (p.e. tutti i soci devono essere iscritti nel libro dei soci entro certe date) . Prima di cambiare forma, valuta i vantaggi e gli svantaggi con professionisti.
  13. Gli interessi di mora sulle cartelle: come si calcolano?
    Dal 2023 gli interessi di mora sulle cartelle fiscali sono caduti allo 0,01% annuo (Legge di Bilancio 2023, art. 1 comma 233-238). Ciò significa che mentre le sanzioni sono spesso stralciate nelle definizioni agevolate, gli interessi attuali contano pochissimo (poco più dell’inflazione). Importante invece sono le maggiorazioni ex art. 29 DPR 602/1973 (“aggio di riscossione”): fino al 2021 era del 6% del debito residuo, ma per le cartelle INPS affidate dopo il 2022 è stato abolito . Attenzione comunque: nelle rottamazioni si stralcia anche l’aggio, e se paghi in ritardo nella rateizzazione si applicano gli interessi legali (+0,5% dal 2023), come concordato dal Provvedimento del 29/3/2023 (Agenzia Entrate-Riscossione).
  14. Ci sono sanzioni per i dirigenti della società in caso di insolvenza?
    In presenza di super-indebitamento, i dirigenti (o soci di fatto) di una società rischiano anche responsabilità penali. Se la crisi porta a dissesto e si scopre che il fallimento (o la liquidazione) è derivato da condotte fraudolente come omissione dolosa dei versamenti di imposte o contributi, può configurarsi il reato di bancarotta semplice aggravata (art. 216 L.Fall.). Recenti pronunce hanno ribadito che la mancata contribuzione fiscale e previdenziale con coscienza può integrare il dolo nelle condotte delittuose di bancarotta . Ciò significa che gestire la crisi tempestivamente con le tutele previste dalla legge non serve solo a salvare il patrimonio, ma può proteggere gli amministratori da accuse penali.
  15. Ho già aderito a una vecchia rottamazione e poi sono decaduto dal piano. Posso rientrare?
    Con la nuova rottamazione-quinquies (2026) puoi definire anche i debiti per i quali hai già presentato domanda di rottamazione-ter/quater ma sei decaduto , a patto che si tratti di carichi rientranti nei limiti temporali (fino al 2023) e non già regolati regolarmente . In pratica, anche chi ha perso i benefici delle precedenti definizioni può fare domanda per i medesimi debiti. Tuttavia, non possono aderirvi i debiti già in regolare piano di pagamento (ad es. se hai un piano di rottamazione-quater ancora in corso senza mancanze, non puoi ridefinirli nuovamente) . Conviene verificare, caso per caso, la compatibilità con le precedenti adesioni.
  16. Quali documenti servono per aderire a una rottamazione o presentare ricorso?
    Per le rottamazioni di solito l’Agenzia invia una dichiarazione di adesione precompilata (operata dal concessionario) da presentare entro scadenza, senza bisogno di documentazione se non le generalità. Per i ricorsi tributari servono copie dell’atto impugnato, generalità, codice fiscale, documento di identità, procura (se c’è un difensore), motivazioni con il dettaglio delle voci contestate. Per i piani di composizione della crisi (concordato, accordo di ristrutturazione ecc.) occorre depositare bilanci, elenchi creditori, relazione dell’esperto, piano economico-finanziario, proposte di pagamento, ecc. In ogni caso, l’avvocato e il commercialista preparano l’istanza esecutiva (ricorso) o di adesione e gestiscono il deposito agli uffici competenti (Tribunale, Commissione, INPS, AER).
  17. Si può annullare o chiedere l’autotutela di una cartella piena di errori?
    Se la cartella contiene errori evidenti (dati anagrafici sbagliati, importi palesemente errati, mancanza del dettaglio imposte), è possibile presentare istanza di autotutela all’Agenzia delle Entrate per far cancellare l’atto senza andare subito in giudizio. In alternativa, l’avvocato può impugnare direttamente la cartella in Commissione Tributaria indicando questi vizi formali. Se l’errore è grave (ad es. la cartella non reca alcuna spiegazione o riferimento a un atto presupposto), la Commissione può annullare l’atto per nullità. Attenzione però: anche la presentazione tardiva di un’istanza di autotutela (dopo 60 giorni) non interrompe i termini di ricorso; quindi è consigliabile parallelamente fare ricorso in giudizio.
  18. Le spese legali o del commercialista nei procedimenti di crisi sono “prededucibili”?
    Sì. Le spese e gli onorari necessari per l’espletamento della procedura concorsuale o negoziale (ad es. del commissario, dell’esperto, dei professionisti) sono trattati come crediti prededucibili. In pratica, vengono pagati per primi sugli eventuali beni liquidati. Ciò significa che affidarsi a un buon avvocato e a un commercialista non sacrifica gli attivi dell’impresa: le loro spettanze possono essere incluse nel piano e soddisfatte integralmente (anche se gli altri creditori ricevono meno).
  19. Cosa cambia per una SRL (rispetto a SNC) che non paga i contributi INPS?
    Nelle SRL i soci non rispondono personalmente dei debiti sociali (salvo garanzie o conferimenti non versati). Quindi, le azioni esecutive per contributi (avviso, cartella) colpiscono solo il patrimonio della società. Tuttavia, l’INPS può aggredire i soci firmatari delle dichiarazioni di responsabilità (art. 14 L. 230/2005) se dimostra false attestazioni o indebite elusioni contributive. In caso di liquidazione o concordato SRL, la quota di risorse da destinare ai crediti contributivi è predeterminata di legge. In ogni caso, la società potrà utilizzare gli stessi strumenti (rottamazioni, definizioni, convenzioni, concordato) per regolare i debiti previdenziali.
  20. Posso “nascondere” fatture o dichiari Iva in nero per evitare di essere scoperto dal Fisco?
    Assolutamente no. Oltre ad essere reato penale, tale condotta aggrava drammaticamente la situazione: se l’Agenzia delle Entrate scopre una frode fiscale (es. fatture false, occultamento di ricavi), il debitore incorre in sanzioni penali (dichiarazione fraudolenta, omessa dichiarazione) e rischia il carcere. Inoltre, in fase di recupero, il Fisco può chiedere il pagamento immediato di tutte le accise e i tributi evasi, con sanzioni molto più gravose del normale inadempimento. Il consiglio dei legali è mantenere la massima trasparenza: è meglio far emergere subito la totalità del debito e trattare con le opportune definizioni, piuttosto che rischiare un accertamento penale futuro.

7. Simulazioni pratiche ed esempi

Esempio 1: Cartella da €150.000 (IVA e IRPEF) più €30.000 di contributi INPS.
Immaginiamo che l’agenzia riceva nel gennaio 2026 una cartella di pagamento di €150.000 (con aggravio di €45.000 di sanzioni e interessi) e un avviso di addebito INPS di €30.000 (con interessi €3.000). Ipotizziamo che l’agenzia non abbia liquidità. Cosa fare?

  • Step 1: Calcolare il debito netto e i termini. Il debito fiscale effettivo (capitale) è di €150.000. Le sanzioni ed interessi (nel frattempo) sono di €48.000. Il debito contributivo netto è €30.000 con interessi €3.000. I termini di ricorso sono scaduti? Se la notifica è di poche settimane fa, abbiamo ancora 60 gg per la cartella e 40 per l’avviso INPS.
  • Step 2: Valutare una definizione agevolata. Con rottamazione-quinquies (domanda entro 30/4/2026) potremmo definire tutti i €180.000 totali (150+30) pagando solo €180.000 di capitale, con sanzioni e interessi stralciati . Oppure, con saldo e stralcio, potremmo pagare meno (per es. 16% per ISEE basso).
  • Step 3: Oppure, procedere al ricorso contestando errori o proporre un accordo di composizione della crisi. Ad esempio, predisporre un piano di rientro di 10 anni per €180.000, con versamenti mensili (rendimento ridotto grazie agli incentivi).
  • Step 4: Nel caso più estremo, si potrebbe ipotizzare un concordato preventivo liquidatorio, in cui i creditori (Fisco+INPS, eventuali fornitori, banca) concordano un pagamento di, diciamo, il 40% in 5 anni (€72.000 complessivi), azzerando il resto. Il piano, con l’approvazione del Tribunale, ottiene l’esdebitazione dei residui.

Esempio 2: Società in concordato con piani tributari in corso.
Supponiamo una SRL con concordato in continuità presentato a marzo 2025. Essa aveva un piano di rateizzazione di una cartella di €100.000, con rate semestrali da €5.000. Se il debitore non versa una rata, prima dell’entrata in concordato avrebbe perso il beneficio, con sanzioni. Ma secondo Cassazione 2024, in presenza di concordato il debitore non decade dal piano in corso: dunque, anche se manca una rata di aprile 2025, il Tribunale non applicherà le sanzioni e permetterà di mantenere il piano come previsto, sospendendo ogni esecuzione in attesa di omologazione del concordato .

Esempio 3: Piano del consumatore.
Un titolare individuale di agenzia (non professionista) ha 5 anni di debiti verso INPS e banca per €60.000 complessivi. L’ISEE familiare è modesto. Redige con un OCC un piano triennale per pagare solo €30.000 (dilazionati), e ottiene l’esdebitazione dei restanti €30.000 alla fine del piano . Grazie al piano, l’INPS e la banca ricevono i loro €30.000 in 3 anni, mentre il rimanente viene cancellato.

Questi esempi illustrano come gli istituti siano combinabili. Nella pratica, lo staff legale e contabile analizzerà la situazione specifica e calibrerà la soluzione (oppure una procedura plurima: ricorso + definizione + piano).

Conclusione

In conclusione, fare fronte ai debiti di un’agenzia di marketing richiede un’azione tempestiva e coordinata. Le difese legali disponibili (impugnazioni, opposizioni) offrono un primo scudo contro cartelle e pignoramenti , mentre gli strumenti di composizione (composizione negoziata, piani, concordati) permettono di risanare la situazione sul lungo termine. Abbiamo visto come le nuove normative consentano oggi di negoziare stralci del debito, rinegoziare dilazioni pluriennali e persino cancellare parte dei debiti residui attraverso esdebitazione .

È fondamentale non perdere tempo: ogni giorno di inerzia aumenta gli interessi, le sanzioni e il rischio di azioni esecutive decisive (sequestro dei conti, ipoteche, fermi). Per questo è essenziale affidarsi a un professionista esperto. L’Avv. Giuseppe Angelo Monardo e il suo team mettono a disposizione le proprie competenze per esaminare ogni atto ricevuto, suggerire le azioni legali più efficaci, negoziare con il Fisco, l’INPS e le banche e predisporre piani seri di risanamento. Grazie al supporto di commercialisti e consulenti finanziari esperti, il nostro Studio può costruire un percorso difensivo concreto che blocchi immediatamente pignoramenti e cartelle, e porti la tua agenzia verso la riqualificazione economica.

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Di seguito, le sentenze più recenti e rilevanti (fonti ufficiali): – Cass., Sez. Lav., Ord. 12 ottobre 2022 n. 29763 (opposizione INPS instaura giudizio ordinario; onere probatorio INPS) .
– Cass. Civ. Sez. Lav., Ord. 30/12/2009 n. 27824 (nullità Avviso di Accertamento INPS per mancata indicazione termine opposizione non essenziale) .
– Cass., Sez. VI-III, Ord. 2 luglio 2019 n. 17877 (contributi prescritti quinquennalmente; notifica non prova da sola interruzione) .
– Cass., Sez. III, Ord. 28 aprile 2016 n. 8488 (ingresso in concordato non comporta decadenza automatica dalla rateizzazione in corso).
– Cass., Sez. Civ. U, Sent. 27 maggio 2021 n. 18127 (contributi INPS: prescritto il diritto, occorre prova dell’atto).
– C. Cost. 20/2021 (diritto di difesa tributaria, pieno accesso a rimedio giurisdizionale).
– Cass., Pen., Sez. I, Sent. 11/1/2026 n. 927 (bancarotta aggravata per omessi versamenti tributari e previdenziali rilevanti) .
– Cass. Civ. sez. Lav., Ord. 12/3/2025 n. 6588 (estratto di ruolo INPS non autonomamente impugnabile, occorre cartella formale).

Queste pronunce confermano i principi sopra illustrati e rafforzano la necessità di un’azione legale coordinata. Per qualsiasi domanda specifica sulle tue cartelle o piani di rientro, il team dell’Avv. Monardo è a tua disposizione.

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La consulenza fisica, a differenza di quella digitale, viene organizzata a partire da due settimane dal primo contatto.

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