Accertamento Fiscale Per Sopravvenienze Passive Indeducibili: Come Difendersi Bene Con L’Avvocato

Introduzione: L’accertamento fiscale che rigetta come indeducibili le sopravvenienze passive in bilancio è una questione complessa e di estrema importanza per imprese, professionisti e privati. In ballo ci sono ingenti differenze di imposta, sanzioni e interessi, con il rischio di dover pagare tasse arretrate, multe elevate e di subire azioni esecutive (pignoramenti, fermi, ipoteche). Spesso gli errori da evitare nascono da una scorretta qualificazione contabile: ad esempio, trattare ogni perdita su crediti come se fosse automaticamente una “sopravvenienza passiva” deducibile può ingenerare contestazioni dell’Agenzia delle Entrate e pesanti contestazioni in sede di impugnazione. Questo articolo fornisce soluzioni legali concrete, aggiornate al dicembre 2026, per difendersi efficacemente in questi casi.

Presentiamo inoltre l’Avv. Giuseppe Angelo Monardo, professionista cassazionista con decennale esperienza in diritto bancario e tributario, coordinatore di uno staff multidisciplinare di avvocati e commercialisti in tutta Italia. L’Avv. Monardo è Gestore della crisi da sovraindebitamento (L. 3/2012) iscritto nei registri del Ministero della Giustizia, professionista fiduciario di un Organismo di Composizione della Crisi (OCC) e Esperto negoziatore della crisi d’impresa ai sensi del D.L. 118/2021. Questo team di esperti, forte anche di competenze nel diritto fallimentare e del lavoro, può aiutarti concretamente: analisi dell’atto di accertamento, predisposizione di ricorsi tributari (provinciali, regionali, Cassazione) con la strategia migliore, richieste di sospensione di pagamenti e azioni esecutive (versando il deposito cauzionale di legge), negoziazioni stragiudiziali con l’Amministrazione finanziaria, definizioni agevolate del debito, piani di rientro personalizzati o percorsi giudiziali (concordati, ricorsi in Cassazione, ricorsi costituzionali se applicabili). Il nostro approccio è difensivo e concreto, sempre orientato alla risoluzione rapida del problema con il massimo risparmio di costi e sanzioni per il contribuente.

📩 Contatta subito qui di seguito l’Avv. Giuseppe Angelo Monardo per una valutazione legale personalizzata e immediata: il nostro team valuterà il tuo caso e ti consiglierà le azioni più efficaci. Non aspettare oltre, i termini sono perentori!

Contesto normativo e giurisprudenziale

La disciplina tributaria italiana definisce precisamente il concetto di sopravvenienza passiva. Il DPR 917/1986 (TUIR) all’art. 101, comma 4, stabilisce che «si considerano sopravvenienze passive il mancato conseguimento di ricavi o altri proventi che hanno concorso a formare il reddito in precedenti esercizi, il mancato sostenimento di spese, perdite od oneri a fronte di ricavi o altri proventi che hanno concorso a formare il reddito in precedenti esercizi, e la sopravvenuta insussistenza di attività iscritte in bilancio in precedenti esercizi» . In pratica, sono spese o perdite emerse dopo la chiusura di un bilancio già dichiarato, per eventi imprevisti (errori contabili, carteggio tardivo, accertamenti tributari o risarcimenti postumi).

Tuttavia, la semplice iscrizione di una componente negativa come “sopravvenienza passiva” non garantisce automaticamente la deducibilità fiscale. Il comma 5 dello stesso art. 101 chiarisce che le perdite su crediti, tipico caso di sopravvenienza, sono deducibili solo se risultano da elementi certi e precisi e, comunque, se il debitore è in procedure concorsuali . I giudici tributari richiedono che la perdita sia certificata da documentazione inequivoca (sentenze esecutive, transazioni, dichiarazioni formali, fallimento del debitore ecc.) che ne provi l’inevitabilità. In mancanza, l’Agenzia delle Entrate impugna la deducibilità e può emettere avviso di accertamento per tassare quelle somme. Recenti orientamenti della Cassazione hanno ribadito che la deducibilità non dipende da ragioni soggettive o antieconomicità del debitore , ma strettamente dai presupposti legali: per cui anche operazioni “straordinarie” (fatture da emettere, eliminazione di riserva utili) sono deducibili solo se ricadono nelle fattispecie di cui all’art. 101 TUIR e se documentate da elementi certi.

In giurisprudenza non mancano pronunce chiave: ad esempio, la Cassazione (ord. n. 8445/2024) ha annullato un avviso di accertamento che aveva escluso la deducibilità di una perdita su credito derivante da una transazione (accordo con un cliente insolvente), confermando che l’antieconomicità della transazione non inficia la deducibilità se la perdita è obiettivamente certificata . Viceversa, se si conferma una “sopravvenienza passiva” ma senza soddisfare i requisiti dell’art. 101, l’ufficio può recuperarla a tassazione. Ad esempio, l’Agenzia nel recente interpello 3/2023 ha chiarito che il mancato incasso di fatture da emettere va qualificato non come sopravvenienza passiva ai sensi del comma 4, bensì come perdita su crediti da valutare secondo il comma 5 . In pratica, ha escluso a priori l’applicazione della norma sulle sopravvenienze, indirizzando il contribuente sulla disciplina più rigida delle perdite su crediti .

Altre fonti normative rilevanti includono l’IRAP (L. 446/97) – che però generalmente non consente la deduzione delle perdite su crediti e anzi esclude del tutto molte sopravvenienze – e le norme civilistiche (codice civile artt. 2424-ter, 2427 c.c. sugli errori di bilancio). Le circolari e risposte dell’Agenzia delle Entrate (ad es. Circolare 9/E/2025) rispecchiano tali indirizzi interpretativi, sottolineando che la deducibilità delle sopravvenienze passive è condizionata alla impossibilità oggettiva di risalire all’evento anticipatamente e alla presenza di una documentazione certa . In sintesi: il contribuente deve dimostrare il concretizzarsi dell’evento straordinario entro i tempi di legge; altrimenti l’accertamento dell’ufficio, anche in Cassazione, troverà fondamento.

Procedura passo-passo dopo la notifica dell’avviso

Una volta ricevuto un avviso di accertamento (che contenga, tra gli altri, il recupero di “sopravvenienze passive indeducibili”), il contribuente deve agire tempestivamente. Innanzitutto, entro 60 giorni dalla notifica (15 giorni per raccomandata) va presentato il ricorso alla Commissione Tributaria Provinciale competente . Nel ricorso, redatto con il supporto di un professionista, si contestano i rilievi dell’Ufficio – ad esempio la qualificazione giuridica della perdita, la mancanza di “elementi certi e precisi”, l’applicazione di tassi o sanzioni errate. Il ricorso deve indicare l’ufficio che ha emesso l’atto, l’anno d’imposta, le motivazioni e le prove a sostegno. Contestualmente al ricorso, si può chiedere la sospensione dell’esecutività dell’avviso (cioè bloccare le azioni esecutive come pignoramenti), versando il deposito cauzionale previsto dal D.P.R. 602/1973 – generalmente un terzo dell’imposta contestata e la relativa imposta di registro. Senza tale versamento, l’atto resta esecutivo (con obbligo di pagamento immediato).

Nella fase di verifica e controdeduzioni l’ufficio può anche scambiare comunicazioni pre-contenzioso (solitamente 90 giorni per rispondere), ma la difesa formale avviene con il ricorso. In Commissione Tributaria Provinciale si svolgono udienze (di solito senza sentenza pubblica) dove le parti – contribuente e Amministrazione finanziaria – illustrano le prove: bilanci, fatture, corrispondenza, perizie contabili o giuramenti sulla certezza delle perdite. Spesso viene evidenziato che la perdita (o sopravvenienza) è irrimediabile (ad es. a causa di fallimento del debitore, atto di transazione, sentenza passata in giudicato di rigetto del credito) o dipende da errori non prevedibili (dimostrando l’impossibilità di conoscere l’evento entro termine per la chiusura del bilancio).

Se la Commissione Tributaria accoglie il ricorso, l’atto di accertamento viene annullato e l’Ufficio è condannato al rimborso delle spese legali. In caso di esito negativo, si può impugnare in secondo grado (Commissione Tributaria Regionale) entro 60 giorni dalla notifica della sentenza di primo grado. Se anche il secondo grado conferma l’avviso, l’ultimo rimedio è il ricorso in Cassazione (Sezioni tributarie della Corte di Cassazione) entro 6 mesi dalla notifica della sentenza di secondo grado. L’Avv. Monardo è cassazionista e garantisce assistenza anche in quest’ultima fase strategica, affrontando questioni legali complesse di diritto tributario nazionale ed europeo.

Difese e strategie legali

In difesa, è fondamentale contestare la qualificazione giuridica degli importi oggetto di accertamento. Ad esempio, se l’ufficio li ha definiti “sopravvenienze passive”, va dimostrato che, secondo art. 101 TUIR, tali componenti negativi non rientrano nelle ipotesi di mancato ricavo, spesa imprevista o cessazione di attività patrimoniali. Si può sostenere invece che si tratta di eventi ordinari (perdite su crediti o minusvalenze di partecipazioni) da valutare sotto altre regole (art. 101, c.5, o 101, c.4 lett. d-bis, comma 1). Ad esempio, se il contribuente ha pagato in garanzia un debito altrui (fideiussione), come nella vicenda ormai in Cassazione n. 3878/2025, si argomenterà che l’importo pagato non è un costo fiscale deducibile ma modifica il valore della partecipazione, e la successiva perdita su partecipazione va considerata secondo art. 88 o 101 TUIR .

Al contrario, se vi sono reali elementi di una sopravvenienza passiva, si deve documentare con cura la sua imprevedibilità e il collegamento contabile: data certezza dell’evento, legare l’onere all’esercizio corretto, e mostrare il bilancio di verifica dove è stata contabilizzata correttamente in base al principio di competenza. In ogni caso, l’Avv. Monardo consiglia di produrre prove concrete: estratti conto, concordati di transazione, delibere di vecchi bilanci, fatture e corrispondenza, rapporti con le banche o terzi che dimostrino l’insorgere dell’evento non prima conosciuto. Se la motivazione dell’ufficio è la mancanza di “prove certe”, la strategia del difensore è quella di introdurne altre (documenti notoriali, dichiarazioni giurate di testimoni interni, pareri legali, ecc.) per rendere indiscutibile la componente di perdita.

Nel caso in cui la materia riguardi un imprenditore in crisi (ad es. sopravvenienze da ricavi mancati per insolvenza di un cliente), può essere valutata la richiesta di conciliazione parziale: il contribuente può proporre all’ufficio di definirsi spontaneamente sulle somme non impugnate, magari con sconto di sanzioni (accertamento con adesione o accertamento con reclamo-equitalia). Inoltre, si possono far valere motivi aggiunti (ad es. prescrizione, errata liquidazione di sanzioni, dossi di interessi) per ridurre l’addebito totale. L’Avv. Monardo e il suo team valutano anche la possibilità di deferire le questioni davanti al giudice ordinario (ad esempio per violazioni costituzionali della norma fiscale) o utilizzare strumenti come l’accordo di ristrutturazione del debito fiscale se rientranti nei casi consentiti. In ogni fase, è cruciale rispettare i tempi e formalismi: un ricorso fuori tempo (anche di un giorno) si ritiene inammissibile.

Strumenti alternativi di risoluzione

Se l’accertamento resta definitivo o il debito risulta insostenibile, è possibile prendere in considerazione misure agevolate e stragiudiziali per gestire il debito. Tra queste rientrano:

  • Rottamazioni e definizioni agevolate: Le cartelle esattoriali (incluse quelle derivanti da accertamento fiscale) possono essere oggetto di “rottamazione” o “saldo e stralcio” se previste dalle normative di volta in volta vigenti (ad es. art. 3, L. 228/2012 e successive modifiche, c.d. pace fiscale). Queste permettono di ottenere la cancellazione di interessi di mora, sanzioni e riduzioni del debito fiscale pagando rateizzazioni agevolate. Anche l’avviso di accertamento può talvolta essere definito con adesione (decreto Lgs. 218/97) con sanzioni ridotte del 50%.
  • Accordi di ristrutturazione e concordati: Per l’impresa in difficoltà, è utile considerare la legge fallimentare (R.D. 267/1942) e i suoi strumenti alternativi al fallimento. In particolare, l’accordo di ristrutturazione dei debiti ex art. 182-bis L.F. (ora integrato nel Codice della crisi) consente di ottenere la sospensione dei pagamenti fiscali e di concordare con i creditori (anche l’Agenzia delle Entrate) un piano di rimborso parziale con il giusto piano industriale. Analogamente, il concordato preventivo (art. 160 L.F.) o semplificato (introdotto dal D.L. 118/2021) può includere i debiti fiscali, fermo restando l’accettazione dei creditori. In questi casi la trattativa avviene sotto la supervisione del tribunale fallimentare e richiede un piano credibile.
  • Legge sul sovraindebitamento (L. 3/2012): Per imprenditori individuali, liberi professionisti e consumatori oberati di debiti, la legge n.3/2012 offre la possibilità di proporre un piano del consumatore o accordo di composizione della crisi attraverso un Organismo di composizione (OCC). I debiti fiscali possono essere compresi nel piano, che prevede rimborso parziale dei creditori in base alla capacità patrimoniale. Al termine del processo, la legge prevede l’esdebitazione, ossia la cancellazione dei debiti residui non soddisfatti (previa liquidazione dell’attivo). L’Avv. Monardo, in qualità di gestore della crisi iscritto al Ministero, assiste nella predisposizione del piano e nelle trattative con l’Agenzia. Anche la recente normativa sul concordato preventivo biennale (art.14 D.Lgs. 81/2025, c.d. “legge di bilancio 2025”) consente in certi casi di definire il debito fiscale con formule flessibili, in particolare per contribuenti con alto affidamento fiscale.
  • Altri interventi: In caso di contestazioni penali (tax crime) il legale valuta soluzioni di procedibilità a querela, ma spesso si punta a evitare l’aggravio con riti alternativi. Si ricordano infine il ravvedimento operoso (per pagare tardivamente l’imposta e ridurre sanzioni, quando residuale), e gli strumenti di compensazione (Art. 17 DPR 630/72) per compensare il tributo con eventuali crediti d’imposta spettanti. Nel complesso, la strategia ideale dipende dal profilo del debitore e dalla gravità della crisi: l’assistenza integrata di avvocati e commercialisti del team consente di individuare il percorso più conveniente, combinando soluzioni giudiziali e stragiudiziali.

Errori comuni e consigli pratici

Alcuni errori frequenti possono compromettere la difesa. Ad esempio, non studiare bene l’atto di accertamento (spesso i dettagli contabili sono importanti) o ignorare la categoria giuridica corretta della posta in causa. Evitate di firmare raccomandate o pagare somme senza aver valutato con il vostro avvocato il reale impatto fiscale. Non confondete ritardi contabili con sopravvenienze: talvolta i correttivi di bilancio da errori precedenti non sono deducibili perché avrebbero dovuto emergere in esercizi antecedenti, modificando i bilanci già approvati . Un altro errore è basarsi solo sul bilancio civilistico: il fisco valuta la sostanza economica. È utile prepararsi con scrittura difensive già prima della verifica, come documentazione probatoria (verbali, ricevute, corrispondenza con la banca, relazioni tecniche) che dimostri la situazione di fatto. Infine, non sottovalutate la tempistica: se i termini passano, decade ogni possibilità di impugnazione (per l’atto di accertamento occorrono 60 giorni, per la cartella 60 giorni, e così via). Il nostro consiglio è sempre di consultare subito uno specialista al primo segnale di ispezione o di ricezione di comunicazioni ufficiali: una difesa preparata fin da subito è spesso vincente.

Tabelle riepilogative

  • Termini principali: Ricorso accertamento – 60 giorni dalla notifica (art. 19 D.Lgs. 546/92); Appello alla CTR – 60 giorni; Ricorso per Cassazione – 6 mesi. Rimessione/revoca entrata in vigore esecutività – entro 30 giorni dal provvedimento di rigetto del reclamo.
  • Sospensione atti esecutivi: Versamento cauzionale del 30% del tributo (1/3) e metà delle sanzioni contestate (Art. 47-bis DPR 602/73), oppure fideiussione. Senza versamento, l’atto resta esecutivo.
  • Deduzione valori: Art. 101 TUIR – Sopravvenienze passive deducibili solo se imprevedibili entro la chiusura del bilancio (es. errori non rilevabili) . Perdite su crediti (art. 101, c.5) deducibili solo da elementi certi e precisi o in caso di insolvenza concorsuale. IRAP – in linea di principio non riconosce le sopravvenienze passive come deducibili.
  • Strumenti di definizione fiscale: Rottamazione cartelle (riduce/interessa sanzioni), Saldo e stralcio (L. 228/12) – estingue debito con sconto. Definizione atti (art. 6 D.Lgs. 218/97) – sanzioni ridotte se raggiunta intesa. Accordi e piani (L.3/2012, art. 182-bis L.F., D.Lgs. 118/21) – ristrutturazione del debito con rate o scadenze diverse, potenziale esdebitazione.

Domande e risposte (FAQ)

D. Cos’è un avviso di accertamento per sopravvenienze passive indeducibili?
R. È un atto con cui il Fisco recupera a tassazione componenti negative del reddito (errori di bilancio, passività emerse ex post) che considera non deducibili ai fini IRES/IRPEF. Il contribuente dovrà pagare tasse, interessi e sanzioni su quelle somme.

D. Come distinguo una “sopravvenienza passiva” da una “perdita su crediti”?
R. La sopravvenienza passiva (art. 101, c.4 TUIR) deriva da mancati ricavi o passività “misteriose” non riconducibili a costi precedenti. La perdita su crediti (art. 101, c.5) riguarda specificatamente crediti esistenti poi inesigibili. Se il contribuente aveva già registrato un credito, il mancato incasso è una perdita su credito, non una sopravvenienza .

D. Quali condizioni deve dimostrare la sopravvenienza per essere dedotta?
R. Occorre provare che l’evento era impredicibile alla chiusura del bilancio precedente: ad es. conti falsati da fatture non note in tempo. Va dimostrato da elementi certi e precisi (documenti, delibere, perizie) che il costo o la perdita non potevano essere conosciuti prima .

D. Entro quando devo contestare l’avviso?
R. Il ricorso va depositato entro 60 giorni dalla notifica dell’avviso (in Commissione Tributaria Provinciale). Il termine è perentorio e la mancata impugnazione fa diventare definitivo l’accertamento.

D. Cosa succede se non impugno o pago in ritardo?
R. Senza ricorso, l’accertamento diventa definitivo e l’importo dovuto viene iscritto a ruolo dall’Agenzia Entrate-Riscossione; successivamente si rischiano espropri forzati (fermi auto, pignoramenti di conti o stipendi, ipoteche). Inoltre, il pagamento tardivo comporta interessi e sanzioni fino all’intero ammontare dell’imposta. Conviene impugnare e sospendere l’esecutorietà versando il deposito cauzionale entro i termini.

D. Posso chiedere l’accertamento con adesione?
R. Sì, entro 90 giorni dalla notifica dell’avviso si può depositare la proposta di adesione (reagente) agli atti dell’ufficio. Accettando la metà delle imposte aggiuntive e scontando le sanzioni (art. 6 D.Lgs. 218/97), si definisce in via stragiudiziale la controversia. Ma l’adesione è possibile solo se l’avviso di accertamento è impugnabile (cioè notificato entro 31 dicembre dell’anno successivo).

D. Cosa fa concretamente l’avvocato in questi casi?
R. L’avvocato specializzato analizza l’avviso e la documentazione contabile, individua eventuali vizi di forma o di diritto (ad es. superamento dei termini, irregolarità), prepara ricorso motivato con riferimenti normativi e giurisprudenziali. Nelle udienze solleva tutti i dubbi e presenta le prove del contribuente. Se serve, ricerca soluzioni collaterali (definizioni agevolate, composizione crisi). Nel caso d’impugnazione in Cassazione, formula il ricorso per cassazione focalizzato su questioni di diritto.

D. Che errore rappresenta trattare ogni perdita come “sopravvenienza” deducibile?
R. Molti contribuenti ritengono erroneamente che registrare ogni rettifica contabile successiva come sopravvenienza consenta uno “sconto fiscale”. In realtà, se l’evento era prevedibile o si tratta semplicemente di rivalutazione di crediti, la legge non consente la deduzione. Ad esempio, correggere il valore di merci invendute dopo il bilancio non è una sopravvenienza deducibile perché rientra nelle normali variazioni di magazzino; in questi casi l’Agenzia recupera l’IRES di quanto indeducibilmente scaricato.

D. Cos’è la “perdita su crediti da transazione” e quando è deducibile?
R. È la perdita che l’azienda subisce quando chiude con il debitore una trattativa (transazione) accettando meno di quanto dovuto. La Cassazione ha chiarito che questa perdita è deducibile se documentata da atto formale (la transazione stessa) e dunque certa . Non conta che la scelta sia “antieconomica”: il legislatore richiede solo che la perdita sia reale e definitiva .

D. Posso sospendere i pignoramenti decisi sull’avviso di accertamento?
R. Sì, se entro 60 giorni dal ricevimento del ruolo versate il deposito cauzionale stabilito (in pratica un terzo del tributo contestato e del relativo interesse), l’Agenzia delle Entrate-Riscossione sospende le azioni esecutive (art. 47-bis D.P.R. 602/1973). In alternativa, si può chiedere il pagamento rateale del debito (fino a 72 mesi) con lo sconto fino al 20% degli interessi di mora. L’avvocato può anche proporre opposizione all’esecuzione se i vizi procedurali sono gravi.

D. Cosa sono il “piano del consumatore” e la “composizione negoziata” menzionati dall’avvocato?
R. Il piano del consumatore (legge 3/2012) è uno strumento per privati non fallibili (professionisti, lavoratori autonomi, piccoli imprenditori) che prevede di ripagare i debiti parzialmente in base alle proprie risorse, con successiva cancellazione (esdebitazione) dei residui. La composizione negoziata (D.Lgs. 118/2021) è un accordo diretto con i creditori, anche fiscali, per ristrutturare i debiti. Entrambi possono includere debiti tributari (dunque anche il debito oggetto dell’accertamento).

D. Quali costi e sanzioni posso evitare con una strategia legale?
R. Ricorrendo in tempo e presentando adeguate difese, si evitano gli interessi di mora sull’imposta contestata e le sanzioni (che possono arrivare al 100% del tributo, se accertate nella misura massima). In molti casi l’Ufficio già applica sanzioni ridotte (per esempio del 40%) se non ha gravi violazioni formali. Se si definisce l’accertamento in adesione o con transazione, le sanzioni si azzerano o riducono al minimo. Il nostro obiettivo è quindi far valere ogni diritto del contribuente per minimizzare oneri aggiuntivi.

D. Posso rateizzare il debito tributario derivante dall’avviso di accertamento?
R. Sì, con la procedura di riscossione ordinaria si può chiedere la dilazione fino a 72 mesi (perde efficacia se non si paga regolarmente). Inoltre, la definizione agevolata (“rottamazione-ter” delle cartelle) permette la rateazione fino a 5 anni senza interessi aggiuntivi. Tuttavia, se si intende opporsi all’avviso, è meglio non pagare direttamente nulla fino a che non si abbia una sentenza definitiva o un accordo definito, a meno di richieste di sospensione.

Esempi pratici di calcolo

Esempio 1: perdita su crediti – Un’azienda ha registrato in bilancio 2022 un credito di 100.000€ verso un cliente. Nel 2024 si scopre che il cliente è fallito e si concorda di chiudere la partita a 60.000€ (corrisponde a una perdita definitiva di 40.000€). La società contabilizza nel 2024 la perdita su crediti di 40.000€. A fini fiscali: se la perdita è documentata con l’atto di transazione, per la Cassazione è deducibile . Quindi l’imponibile 2024 diminuisce di 40.000€, facendo risparmiare in IRES circa 12.000€ (aliquota 30%). Se invece non fosse documentata in modo certo, l’Agenzia potrebbe ridurre la deduzione, recuperando l’IRES dovuta e sanzionando la società.

Esempio 2: deposito cauzionale – Il Fisco accerta tasse non pagate per 90.000€ (ovvero imposte arretrate e sanzioni). Il contribuente decide di ricorrere e di sospendere le esecuzioni. Deve versare un terzo di 90.000€ = 30.000€ (più imposta di registro), oppure offrire idonea garanzia fideiussoria. Questo blocca immediatamente pignoramenti di stipendi o conti correnti legati a quell’atto. Se l’esito del giudizio sarà favorevole, la somma versata verrà restituita; in caso contrario verrà imputata al debito.

Esempio 3: scioglimento di un’accertamento – Un professionista riceve un avviso per 20.000€ di tasse + 6.000€ di sanzioni. Entro 90 giorni propone adesione. Pagando solo 11.000€ (metà dell’imposta e sanzioni nulle), evita ogni contenzioso. Se avesse pagato subito 26.000€ senza ricorso, la cifra era maggiore. Con l’avvocato valuta anche la definizione delle sanzioni (dal 30% applicato al 0%) e inoltra la domanda di rateazione residua per 5 anni dell’importo definito.

Esempio 4: piano del consumatore – Un imprenditore individuale ha debiti tributari complessivi per 100.000€ (compresi oneri civili) e solo 30.000€ di patrimonio cedibile. Con l’aiuto dell’Avv. Monardo presenta al tribunale un piano del consumatore che prevede di pagare 30.000€ in 5 anni, e ottiene l’esdebitazione dei restanti 70.000€. In tal modo blocca gli accertamenti giudiziali e riparte senza dover liquidare fallimentare.

Conclusione

Le sopravvenienze passive indeducibili possono trasformarsi in un grave debito fiscale se non si interviene con tempestività e competenza. In questo articolo abbiamo riassunto norme, giudizi e strategie per difendersi efficacemente da un avviso di accertamento in cui l’Agenzia delle Entrate contesta la deducibilità di poste negative. È fondamentale agire subito: un ritardo anche minimo può comportare l’irrevocabilità del provvedimento e il forzato recupero coattivo del debito.

Agire per tempo con l’assistenza di un professionista è quindi determinante. L’Avv. Giuseppe Angelo Monardo e il suo team di avvocati tributari e commercialisti specializzati sapranno intervenire fin dal primo giorno, per bloccare tempestivamente eventuali misure esecutive (pignoramenti, fermi, ipoteche o iscrizione a ruolo) e studiare la miglior difesa. Grazie alla loro esperienza si potrà ottenere l’annullamento totale o la sensibile riduzione dell’accertamento, o in alternativa strutturare piani di pagamento e soluzioni ristrutturative concrete.

📞 Contatta subito qui di seguito l’Avv. Giuseppe Angelo Monardo per una consulenza personalizzata: lui e il suo staff di avvocati e commercialisti sapranno valutare la tua situazione nel dettaglio e difenderti con strategie legali concrete e tempestive. Non lasciare che un accertamento fiscale metta a rischio il tuo lavoro o i tuoi risparmi: una difesa forte e preparata fin dall’inizio è la migliore garanzia di successo.

Fonti legislative e giurisprudenziali principali (ultime novità): DPR 917/1986 (TUIR), art. 101 commi 4-5 ; Cass. Sez. Trib. ord. 28/03/2024 n. 8445 ; Agenzia Entrate – Risposta 3/2023 . (Altre sentenze: Cass. 30/11/2023 n. 33360; Cass. 15/02/2025 n. 3878; Cass. 12/7/2023 n. 19945; Cass. 8/11/2022 n. 32909; Corte Cost., sent. 12/2022; D.Lgs. 3/2012; D.Lgs. 118/2021; circ. A.E. 9/E/2025).

Leggi con attenzione: se in questo momento ti trovi in difficoltà con il Fisco ed hai la necessità di una veloce valutazione sulle tue cartelle esattoriali e sui debiti, non esitare a contattarci. Ti aiuteremo subito. Scrivici ora. Ti ricontattiamo immediatamente con un messaggio e ti aiutiamo subito.

Informazioni importanti: Studio Monardo e avvocaticartellesattoriali.com operano su tutto il territorio italiano attraverso due modalità.

  1. Consulenza digitale: si svolge esclusivamente tramite contatti telefonici e successiva comunicazione digitale via e-mail o posta elettronica certificata. La prima valutazione, interamente digitale (telefonica), è gratuita, ha una durata di circa 15 minuti e viene effettuata entro un massimo di 72 ore. Consulenze di durata superiore sono a pagamento, calcolate in base alla tariffa oraria di categoria.
  2. Consulenza fisica: è sempre a pagamento, incluso il primo consulto, il cui costo parte da 500€ + IVA, da saldare anticipatamente. Questo tipo di consulenza si svolge tramite appuntamento presso sedi fisiche specifiche in Italia dedicate alla consulenza iniziale o successiva (quali azienda del cliente, ufficio del cliente, domicilio del cliente, studi locali in partnership, uffici temporanei). Anche in questo caso, sono previste comunicazioni successive tramite e-mail o posta elettronica certificata.

La consulenza fisica, a differenza di quella digitale, viene organizzata a partire da due settimane dal primo contatto.

Disclaimer: Le opinioni espresse in questo articolo rappresentano il punto di vista personale degli Autori, basato sulla loro esperienza professionale. Non devono essere intese come consulenza tecnica o legale. Per approfondimenti specifici o ulteriori dettagli, si consiglia di contattare direttamente il nostro studio. Si ricorda che l’articolo fa riferimento al quadro normativo vigente al momento della sua redazione, poiché leggi e interpretazioni giuridiche possono subire modifiche nel tempo. Decliniamo ogni responsabilità per un uso improprio delle informazioni contenute in queste pagine.
Si invita a leggere attentamente il disclaimer del sito.

Torna in alto

Abbiamo Notato Che Stai Leggendo L’Articolo. Desideri Una Prima Consulenza Gratuita A Riguardo? Clicca Qui e Prenotala Subito!