Accertamento Fiscale Per Prestazioni Infragruppo Non Provate: Come Difendersi Con L’Avvocato

Perché è importante affrontare bene un accertamento sulle prestazioni infragruppo? Un avviso di accertamento che contesti costi interni al gruppo mai documentati può comportare l’eliminazione delle relative deduzioni IRES/IRPEF e la riqualificazione di tali costi come distribuzione di utili. Ciò genera imposte maggiori, sanzioni elevate e interessi che possono far lievitare enormemente il debito fiscale. In pratica, se l’Agenzia delle Entrate accerta che un servizio infragruppo non è stato realmente prestato o non è giustificato da alcun beneficio economico, annulla la deduzione del costo, recupera imposte e applica sanzioni (fino al 90% per IVA ). È quindi fondamentale evitare questi errori, perché rischia di essere cassata la deducibilità di spese rilevanti e addirittura punite come frode.

Come ci si difende? Innanzitutto, occorre raccogliere ogni prova possibile: contratti con data certa, fatture interne, documentazione della prestazione (rapporti, verbali, elaborati tecnici, testimonianze). Successivamente, l’avvocato prepara l’impugnazione nei termini (60 giorni dall’avviso di accertamento) e può negoziare con l’Amministrazione. In tribunale tributario si sosterrà che i costi infragruppo sono deducibili se reali e funzionali all’attività, mostrando che l’impresa ha tratto un concreto vantaggio economico dalle prestazioni . In alternativa si valutano strumenti deflattivi – definizione agevolata del debito, rottamazione cartelle, piani di rientro – per ridurre sanzioni e interessi.

Chi vi guida? L’Avv. Giuseppe Angelo Monardo è cassazionista e coordina uno staff multidisciplinare di avvocati e commercialisti esperti in diritto bancario e tributario. È iscritto negli albi del Ministero della Giustizia come Gestore della crisi da sovraindebitamento (L. 3/2012) e come professionista fiduciario di Organismi di Composizione della Crisi, nonché Esperto Negozatore per la crisi d’impresa (ex D.L. 118/2021). Con il suo team nazionale affronta strategie difensive mirate: dall’analisi dettagliata dell’atto impositivo, alla redazione dei ricorsi e delle memorie, fino alla negoziazione con l’Agenzia (contraddittorio, rimborsi, accordi stragiudiziali). In caso di necessità, propone piani di rientro del debito o procedure di crisi (concordato, piano del consumatore) tutelando il contribuente.

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Contesto normativo e giurisprudenziale

In Italia la deducibilità dei costi aziendali, inclusi quelli da servizi infragruppo, è regolata dai principi generali del TUIR. L’art. 109 del DPR 917/1986 stabilisce che tutti i componenti positivi e negativi del reddito di impresa devono essere certi e determinabili oggettivamente, mentre i costi (componenti negativi) richiedono un’ulteriore inerenza all’attività d’impresa . In pratica, per dedurre un costo interno al gruppo deve essere dimostrabile un nesso di funzionalità effettivo col business: non basta il contratto, serve provare che il servizio ha portato benefici concreti all’impresa. La Corte di Cassazione ha più volte ribadito che l’autonomia negoziale tra società dello stesso gruppo non può derogare alle norme fiscali: contratti infragruppo anche stipulati validamente non dispensano dal requisito dell’inerenza .

Per le operazioni tra parti correlate vale anche la disciplina del transfer pricing: l’art. 110, c.7, del TUIR dispone che i compensi tra correlate vanno determinati come se fossero pattuiti tra imprese indipendenti in libera concorrenza . Ciò significa che, se l’autorità fiscale ritiene un servizio infragruppo sovra-prezzato (o infra-prezzato), può rettificarlo in base ai prezzi di mercato. Tuttavia la giurisprudenza (ispirata alla Corte di Giustizia UE) ha precisato che, dal punto di vista IVA, prezzi diversi dal “market” tra correlate non comportano automaticamente evasione se entrambe le parti detratta (ad esempio in caso di semplice rialzo di prezzo tra affiliate che detraono completamente l’IVA) .

In materia IVA, si applica il criterio dell’afferanza (afferenza all’attività imponibile). Il DPR 633/1972 art.19, c.2 esclude la detrazione dell’IVA pagata su acquisti di beni o servizi destinati ad operazioni esenti o non soggette . Di conseguenza, se un servizio infragruppo non risulta inerente all’attività imponibile (ad esempio utile solo personalmente o per l’estero), l’IVA non può essere recuperata. Inoltre, il DPR 633/1972 art.17-ter (reverse charge) impone che le prestazioni di servizi intragruppo dall’estero vengano assoggettate a inversione contabile: il beneficiario italiano autoliquida l’IVA a debito e, se inerente, ne detrae l’imposta . Un errore comune è dimenticare che la fattura della controllante estera deve essere integrata nel mod. IVA con il meccanismo del reverse charge (art. 17-ter) o addirittura emessa come non imponibile sotto condizione.

Giurisprudenza recente: Numerose decisioni della Cassazione hanno confermato l’orientamento rigoroso sull’onere della prova a carico del contribuente. Ad esempio, l’ordinanza n. 8001/2021 afferma che per le spese infragruppo non basta esibire il contratto e le fatture; il contribuente deve allegare “gli elementi necessari per determinare l’utilità effettiva o potenziale” del servizio erogato dalla controllante alla controllata . Analogamente, con l’ordinanza n. 2471/2023 (servizi di aerotaxi), la Corte ha ribadito che il soggetto ricevente deve dimostrare effettiva utilità, obiettivamente determinabile e adeguatamente documentata ; non è sufficiente l’esibizione del contratto o della fattura. Una recente sentenza (Cass. n. 7416/2022) ha confermato il principio secondo cui “l’onere della prova dell’esistenza e dell’inerenza dei costi incombe sulla società che affermi di aver ricevuto il servizio” .

In sostanza, l’orientamento di legittimità è chiaro: chi sostiene i costi infragruppo deve provare che gli stessi siano stati effettivamente prestati e funzionali all’impresa . In assenza di tale prova, le maggiori imposte vengono legittimamente accertate. Queste decisioni giurisprudenziali recenti (solo alcune delle più significative) evidenziano come la strategia difensiva debba puntare soprattutto sulla documentazione dell’inerenza e dell’effettiva utilità economica dei servizi intercompany .

Procedura dopo la notifica dell’avviso

Quando si riceve un avviso di accertamento per prestazioni infragruppo non provate, è fondamentale agire tempestivamente. L’atto di accertamento, secondo il D.Lgs. 546/1992, va impugnato entro 60 giorni dalla notifica (30 giorni nei casi di rifiuto espresso o tacito a un’istanza) . Durante questo periodo, si può cogliere l’occasione del contraddittorio preventivo se previsto (per esempio negli accertamenti sui redditi il D.Lgs. 128/2015 ha potenziato tale procedura). In ogni caso, conviene subito consultare un avvocato specializzato: con il professionista si redigono le memorie difensive, depositando tutta la documentazione che prova le prestazioni (accordi, report di attività, giustificativi, ecc.).

Scadenze tipiche:60 giorni dall’avviso per presentare ricorso alla Commissione Tributaria Provinciale competente. Questo termine è perentorio: scaduto, l’impugnazione è inammissibile. L’avvocato calcola accuratamente i giorni utili (escludendo agosto, festivi) e prepara il ricorso, allegando prove e argomenti di diritto.
Contraddittorio e istanze: in alcuni casi l’Agenzia concede al contribuente un termine (almeno 30 giorni) per fornire spiegazioni e documenti prima di definire definitivamente l’atto. È il momento ideale per integrare elementi probatori e cercare un accordo senza ricorso.
Ricorso e deposito cauzionale: se si decide di impugnare, è possibile chiedere la sospensione del pagamento contestando l’accertamento nel merito. Per ottenere la sospensione delle cartelle esattoriali derivanti dall’accertamento (ruolo), occorre versare in giudizio una cauzione – di solito il 20% dell’ammontare contestato – entro 30 giorni dal ricorso . Se si deposita correttamente questa somma, fino alla sentenza di primo grado non si procede ad azioni esecutive (pignoramenti, ipoteche).

Se il contribuente non paga né ricorre, l’avviso si trasforma in ingiunzione fiscale e poi in cartella di pagamento. Ma con ricorso tempestivo si evita ogni esecuzione coattiva (fermi, pignoramenti). In sede di giudizio tributario, il contribuente può controdedurre che i costi hanno requisito dell’inerenza: qui entrano in gioco sia fatti (prove tecniche e documentali del servizio) sia diritto (art. 109 TUIR, dottrina giudiziaria) per convincere la Commissione Tributaria. Qualora il primo grado (CTP) dia torto all’Agenzia, l’Amministrazione può appellare alla Commissione Tributaria Regionale (140 giorni per appellare); in caso di esito sfavorevole anche in appello, è possibile ricorrere in Cassazione entro 60 giorni dalla sentenza di secondo grado.

Durante l’intero iter, l’Avv. Monardo e il suo team affiancano il contribuente in ogni fase. Ad esempio, possono richiedere in Cassazione misure cautelari (ordinanza d’urgenza) per sospendere pignoramenti immediati, oppure concordare con l’Agenzia a mezzo istanze per ridurre il contenzioso (es. definizione anticipata). L’obiettivo primario è evitare l’esecuzione forzata: bloccare ipoteche, fermi amministrativi, pignoramenti bancari fino a che non sia chiara la posizione tributaria.

Difese e strategie legali

Le difese in un contenzioso infragruppo si basano su due linee principali: giustificare i servizi e contestare eventuali vizi formali o procedurali.

  • Giustificare i servizi prestati: il contribuente deve illustrare puntualmente il contenuto delle prestazioni rese dalla controllante alla sua impresa. Ad esempio, si allegano verbali di riunioni, report di consulenza, analisi di marketing, contratti di R&D con piani e risultati attesi. Questi documenti servono a dimostrare che, seppur internamente fatturati, quei servizi hanno portato un beneficio economico (utile superiore) alla società infragruppo . L’avvocato cura la ricostruzione dei fatti (meglio con perizie tecniche o testimoniali, se necessario) in modo da ricondurre la prestazione all’attività aziendale. Ad esempio, in Cass. n. 25566/2017 la Corte ha osservato che in operazioni infragruppo la mera corrispondenza contrattuale non basta: bisogna dimostrare che l’ammontare speso era proporzionato all’utilità perseguibile . Analogamente, anche nei casi di IVA, la Cassazione ha giudicato rilevante la “valutazione qualitativa sull’afferenza” ai fini della detrazione .
  • Contestare la motivazione dell’Ufficio: spesso l’avviso di accertamento afferma genericamente che mancano prove di inerenza. L’avvocato verificherà se l’amministrazione si è limitata a negare la prova senza argomentare, o se ha applicato erroneamente una norma. Ad es., in Cass. 23698/2018 l’Agenzia aveva tassato i costi «per relationem» senza un proprio accertamento specifico; la Corte lo ha ritenuto illegittimo, in quanto l’ufficio deve motivare distintamente la decisione . Se emerge un vizio procedurale (es. mancata convocazione obbligatoria al contraddittorio, motivazione carente, ecc.), l’atto può essere annullato.
  • Sospendere il contenzioso per trattativa: durante il processo tributario è possibile chiedere all’Agenzia una definizione agevolata del debito. Ad esempio, la definizione agevolata dei carichi (leggi 2019-2021) consente di estinguere gli importi dovuti pagando solo imposta e interessi legali, con forti riduzioni di sanzioni. Oppure l’adesione alla rottamazione ter delle cartelle (Legge di Bilancio 2020) permette di stralciare le sanzioni penali. In questi casi la strategia può essere transattiva: si valutano i costi del contenzioso vs i vantaggi di sanare la pretesa con un pagamento agevolato, magari concordato con un ravvedimento operoso parziale.
  • Impugnare le sanzioni: se l’avviso applica sanzioni IVA fino al 90% (art. 6, D.Lgs. 471/1997) per servizi infondati, si può sostenere che tale punizione sia sproporzionata. In Cassazione 8716/2021 la Corte ha osservato che la sanzione ridotta del 5-10% per operazioni inesistenti (art. 6, c.9-bis(3), D.Lgs. 471/97) non si applica se la prestazione esisteva ma era soltanto in parte non inerente . Tuttavia, se il contribuente ha indebitamente detratto l’IVA e poi provvede a versarla, la Cassazione ha invitato a limitare la sanzione all’imposta non recuperata . Questi principi possono essere argomentati per ridurre il carico sanzionatorio e rappresentano una difesa aggiuntiva.
  • Ricorso in tribunale amministrativo: in casi estremi o a fronte di contenziosi molto gravosi, si può valutare se esista un profilo costituzionale o di eccesso di potere da sollevare al TAR; tuttavia, di norma la via è tributaria.

In tutte le fasi, l’avvocato esperto sottolineerà sempre l’urgenza di agire: ritardi o passività nell’impugnare possono comportare la perdita di diritti (ad esempio l’impossibilità di sospendere il ruolo o di definire agevolmente). L’assistenza professionale aiuta infine a evitare errori di forma (ricorso poco chiaro, fotocopie non conformi, ecc.) che comporterebbero l’inammissibilità del ricorso.

Strumenti alternativi

Oltre alla linea difensiva “in sé” del contenzioso, il contribuente può ricorrere ad altri strumenti normativi per gestire il debito maturato:

  • Rateizzazioni e definizioni agevolate: se l’impegno di pagamento immediato è eccessivo, l’Agenzia consente di dilazionare il debito fiscale. Ad esempio, la rottamazione delle cartelle (Legge n. 160/2019 e altri interventi successivi) ha consentito di cancellare multe e interessi di mora per ruoli fino a qualche anno fa. Anche la definizione agevolata del contenzioso (art. 3 della L. 160/2019 o art. 3 della L. 142/2020, cui è seguito D.L. 4/2022 in GU 2026) ha offerto di chiudere pendenti tributi pagando quasi solo l’imposta. Sebbene alcuni termini siano ormai scaduti, restano possibili analogie con interventi futuri a favore dei contribuenti morosi. Inoltre, il “ravvedimento operoso” ordinario permette di sanare l’irregolarità pagando interessi legali e sanzioni ridotte, offrendo una via d’uscita prima che scatti il ruolo esattoriale.
  • Piani di consumatore ed esdebitazione: per imprenditori o professionisti altamente indebitati a causa di accertamenti ingenti, la legge 3/2012 (codice della crisi da sovraindebitamento) prevede il piano del consumatore e l’esdebitazione finale. Pur non essendo specifici per tributi, questi strumenti consentono a persone fisiche/imprenditori “sommersi” di concordare con i creditori (anche erariali) un piano di rientro dilazionato. Al termine del piano, eventuali debiti residui sono azzerati (esdebitazione), liberando da pignoramenti futuri. L’avvocato specializzato in crisi può guidare il debitore verso questi percorsi se sussistono i requisiti (es. persona fisica non fallibile).
  • Accordi di ristrutturazione del debito e concordato preventivo: aziende in grave crisi possono usare strumenti del diritto fallimentare ormai estesi agli imprenditori in crisi (D.Lgs. 14/2019 – Codice della crisi). È possibile chiedere al tribunale l’approvazione di un accordo di ristrutturazione (art. 182-bis LF) o di un concordato (art. 160 L.F.), includendo i debiti tributari. Con l’accordo omologato il tribunale sospende le azioni esecutive mentre si definisce un piano che può prevedere dilazioni o tagli delle imposte dovute (entro limiti di legge). Anche la composizione negoziata della crisi (Legge 3/2012 art. 50 e ss., integrata dal Codice della Crisi e dal D.L. 118/2021) offre uno strumento extra-giudiziale di negoziazione del debito con creditori pubblici. L’Avv. Monardo, come Gestore della crisi iscritto al Ministero della Giustizia, può assistere il debitore nella redazione e negoziazione di questi piani con l’agenzia di riscossione.
  • Altri provvedimenti: in casi specifici si verificano bonus fiscali (ad esempio, crediti d’imposta non utilizzati che possono compensare debiti tributari), oppure sostegni agli investimenti che consentono di alleggerire il debito netto. Anche il ricorso alla Causa di Forza Maggiore non è previsto per i tributi, ma un consulente potrebbe valutare ogni possibile «storno» di carico con altri crediti pendenti (compensazione).

Errori comuni e consigli pratici

Molte critiche fiscali su costi infragruppo si aggravano perché il contribuente ha commesso errori evitabili. Ecco alcuni consigli concreti:

  • Non ignorare l’avviso: anche se l’importo sembra eccessivo o non giusto, è essenziale reagire entro i termini. Rinviare o non impugnare significa accettare tacitamente l’accertamento (il debito diventa esigibile).
  • Provare subito la documentazione: ancor prima di ricevere un eventuale contenzioso, è prudente acquisire e conservare contratti con data certa, verbali e ogni prova dei servizi. Spesso si parla di intragruppo come se bastasse “aver fatto qualcosa”, ma senza documenti scritti è molto difficile ribaltare l’accertamento .
  • Attenzione ai termini: ricordarsi le scadenze (60 giorni per il ricorso; 30/40 giorni per la sospensione; etc.). Considerare le sospensioni estive: in agosto il termine si ferma. Un avvocato esperto verifica subito i calcoli dei giorni utili.
  • Non limitarsi al contratto: pur avendo regolari accordi infragruppo, non occuparsi solo di quello. Se si riesce a produrre in giudizio solo il contratto e le fatture, la Corte lo ritiene “inammissibile ribaltamento dell’onere della prova” . Bisogna preparare allegati ad hoc (relazioni di attività, corrispondenza interna, ordini di lavoro) che dimostrino ciò che dice il contratto.
  • Non affrontare da soli il contenzioso: spesso i contribuenti sottovalutano la complessità del diritto tributario e dicono all’Agenzia “sarò a posto” senza leggere gli atti. Invece un avvocato specialista sa individuare le leve giuridiche (vizi di motivazione, errori di calcolo IVA, limiti di decadenza) che il contribuente comune potrebbe ignorare. Per esempio, se l’atto contesta IVA e IRES, talvolta conviene ricorrere per questioni processuali (inammissibilità “per relationem” o difetto di motivazione) piuttosto che solo sui fatti.
  • Evitare valutazioni economiche soggettive: concentrarsi sui requisiti legali (esistenza, inerenza, congruità). Non rispondere a logiche di “utile/buon senso” dell’Ufficio, ma portare dati concreti (ad es. incrementi di fatturato grazie al servizio, risparmi di costi) che dimostrino l’utilità.
  • Richiedere sempre aiuto professionale per accordi di pace fiscale: se il saldo del debito è molto alto, bisogna calcolare se conviene chiudere con definizioni semplificate. Un errore sarebbe lasciar scadere l’unica chance di rottamazione disponibile. Il team Monardo valuta sempre anche questa opzione per affiancare il contenzioso.

Riepiloghi normativi e pratici

Per aiutare il contribuente, ecco alcune tabelle sintetiche con termini, strumenti e sanzioni principali:

Norma / StrumentoContenuto essenzialeTermini chiave
D.P.R. 917/1986 (TUIR) art. 109Costi deducibili se certi, oggettivi e inerenti all’attività . Spese servizi considerate sostenute a ultimazione prestazioni .
TUIR art. 110, co.7Transfer pricing: le operazioni con correlate si valutano a condizioni di libero mercato .
TUIR art. 109, co.5(Ex 95 TUIR) spese inerenti se utili o necessarie all’impresa.
D.P.R. 633/1972 (TUIR IVA) art. 19(2)IVA non detraibile su acquisti “afferenti” operazioni esenti o non soggette (concept di afferenza).
DPR 633/72 art.17-terReverse charge sulle prestazioni di servizi infragruppo ricevute da estero.Inversione contabile obbligatoria
D.Lgs. 546/1992 art.21Ricorso tributario entro 60 gg dalla notifica; termine sospeso dal 1 al 31 agosto .60 giorni dall’avviso (non agosto)
D.Lgs. 546/1992 art.12Contraddittorio preventivo: l’ufficio concede almeno 30 giorni (o 20 gg per altri tributi) per produrre memorie.min 30 giorni di istruttoria previa
D.Lgs. 546/1992 art. 38Sospensione dei ruoli in caso di ricorso: cauzione pari al 20% del ruolo (50% o 100% se ricorso in CTP r.p.).Versamento cauzione in 30 gg dal ricorso
D.Lgs. 472/1997 art.6Sanzioni IVA: 90% del tributo per operazioni inesistenti; 5-10% se sistematicamente indebita (reverse non corretta) .5-90% a seconda dei casi
L. 3/2012Piani del consumatore ed esdebitazione per privati/imprenditori sovraindebitati (eventualmente includono debiti erariali).
D.Lgs. 14/2019 (Codice Crisi) art.182-bisConcordato preventivo (accordo di ristrutturazione) con creditori, compresi crediti tributari.Omologazione giudiziale
Azioni difensive/strumentiCosa comportano
Ricorso all’Autorità TributariaL’avvocato presenta la memoria di opposizione e prova in giudizio che i servizi infragruppo erano reali ed inerenti.
Accordo in contraddittorioIn fase di verifica, possibile collaborazione con l’Agenzia per sforare documenti o trovare soluzioni transattive.
Definizione agevolata del contenziosoPagamento di imposte e soli interessi legali (sanzioni azzerate) su debiti definiti, evitando sanzioni fino a 240% (L.160/2019).
Rottamazione delle cartelleEstinzione dilazionata dei debiti iscritti a ruolo con stralcio totale di interessi e sanzioni (per modelli ammessi).
Concordato/Accordo di ristrutturazionePossibile riduzione dell’esposizione tributaria nell’ambito di una procedura fallimentare o di composizione della crisi.
Piano del consumatoreDefinizione di un piano rateale esteso per debiti fiscali (solo per soggetti non fallibili e in gravi difficoltà).
Sanzioni e beneficiImpatto economico
Sanzione IVA 90%Si applica se l’atto è considerato completamente inesistente (art.6 c.9).
Sanzione IVA 5-10%Se l’operazione è esistente ma la detrazione si dimostra indebita (art.6 c.9-bis).
Sanzioni IRES/IRPEF 90%Se documenti falsi (ad es. fatture inesistenti), art. 1 L. 24/11 (parimenti applicabile).
Abbattimento sanzioniCon la pace fiscale la sanzione si riduce al 3% o viene annullata se aderente a definizione agevolata.
Interessi di mora0,2% mensile (2,4% annuo) dall’accertamento o da notifica ruolo, fino al pagamento.
Vantaggi definizione agevolataAd es. con DL 3/2019 si potevano cancellare fino all’80-100% di sanzioni e interessi residui se versato entro termine.

Domande e risposte (FAQ)

1. Che cosa si intende per “prestazioni infragruppo”?
Si tratta di servizi o attività svolte da una società di un gruppo (capogruppo o altra controllata) a favore di un’altra società dello stesso gruppo, spesso senza fornitori esterni. Esempi: consulenze direzionali, assistenza tecnica, pubblicità, leasing interno, ecc. In caso di verifica fiscale, le prestazioni infragruppo vengono controllate per verificare se esistono davvero e se hanno apportato un vantaggio economico alla società che li riceve.

2. Quando scatta un accertamento per prestazioni infragruppo?
Tipicamente l’Agenzia delle Entrate nota un’anomalia di profitti (in diminuzione) o di costi elevati con soggetti correlati; può anche emergere da controlli incrociati sulle imprese del gruppo. Se non si hanno fatture estere o contratti chiari, il Fisco può inviare un accertamento analitico con cui cancella i costi non documentati, recuperando imposte (IRES, IRAP) e IVA sulle somme contestate.

3. Qual è il rischio concreto per il contribuente?
Il principale rischio è che l’importo dei costi infragruppo venga interamente eliminato dal reddito imponibile. Questo comporta l’aumento immediato di IRES/IRAP dovuti su quegli importi (con interessi) e l’eventuale recupero dell’IVA detratta. In più, vengono applicate sanzioni fiscali (fino al 90% sulle maggiori imposte) che possono far decuplicare il debito. Inoltre, l’esistenza di un accertamento può bloccare finanziamenti, introdurre fermi amministrativi sui beni e complicare le relazioni con banche e fornitori.

4. Cosa devo fare non appena ricevo l’avviso di accertamento?
Verifica subito i termini: hai 60 giorni per impugnare (riservati, non compresi agosto). Nel frattempo, contatta immediatamente un avvocato tributarista. Con lui: – Studia l’avviso e prepara le controdeduzioni.
– Prepara tutta la documentazione che giustifichi le prestazioni (contratti, verbali, rapporti di spesa, registrazioni contabili).
– Valuta se chiedere un contraddittorio (se non già preceduto da uno) per allegare prove e discutere con l’ufficio prima dell’atto definitivo.

5. Quali sono i termini per impugnare l’avviso?
Il ricorso tributario va presentato entro 60 giorni dalla notifica (art. 21 D.Lgs. 546/92 ). In casi particolari (ad es. rifiuto tacito ad interpello), il termine è comunque di 60 giorni. Per la sospensione del ruolo (eventuale cartella), va versata cauzione del 20% entro 30 giorni dal ricorso .

6. Come si prova l’inerenza delle prestazioni?
Bisogna dimostrare che il servizio ha davvero prodotto un risultato utile all’impresa. Per esempio:
Contratto dettagliato con data certa (art. 2704 c.c.): serve per opporlo ai controlli (Cass. 7416/2022 ).
Documenti operativi: report, verbali di consiglio o commissioni, piani di lavoro.
Riscontro economico: dati che mostrano l’impatto sui ricavi o sui costi (es. aumento vendite dopo una campagna infragruppo di marketing).
Intermediazioni contabili: registrazioni di rivalsa interna, flussi finanziari intercompany trasparenti.
Non basta la sola fattura interna: come ribadito dalla Corte, è necessario allegare elementi specifici che attestino l’effettiva utilità ottenuta .

7. Se l’Agenzia dice che il costo è privo di “inerenza”, cosa significa?
Significa che l’ufficio ritiene che il costo non abbia avuto alcun collegamento pratico con l’attività produttiva dell’azienda. In pratica, giudica il servizio come inutile o personale. In questo caso l’Agenzia nega la deducibilità. La difesa consiste nel dimostrare esattamente il contrario, provando con elementi oggettivi che il costo era ragionevole rispetto all’effetto economico generato.

8. Quali errori comuni devo evitare?
Non rispondere all’atto o farlo tardi (fuori termine).
– Limitarsi a dire “abbiamo sempre fatto così” senza prove.
– Penuria di documentazione di supporto.
– Pensare che il contratto intragruppo basti di per sé: la Cassazione dice di no .
– Ignorare la possibilità di definire la controversia in via conciliativa (es. richiesta di definizione agevolata).
– Affidare tutto all’amministrazione senza assistenza legale: si corre il rischio di pagare più del dovuto.

9. È possibile rateizzare o definire il debito in carico?
Sì. Se il contenzioso è già in corso o se il contribuente preferisce chiudere senza ulteriori cause, può aderire a misure come la rottamazione cartelle o la definizione agevolata (pace fiscale). Queste consentono di stralciare sanzioni e interessi, pagando solo l’imposta. Anche un ravvedimento operoso semplice può aiutare se non è ancora scattato il ruolo. In alternativa, si può chiedere il pagamento rateale (“saldo e stralcio” se in condizione di fragilità). L’Avv. Monardo valuta di volta in volta il piano migliore: in molti casi è possibile bloccare esecuzioni (pignoramenti) offrendo subito una forma di pagamento rateale concordata.

10. Che sanzioni rischio se non dimostro le prestazioni?
Se l’accertamento dichiara “servizi inesistenti” o “non provati”, si applicano pesanti sanzioni. Ad esempio, IVA: si considera operazione inesistente e scatta la sanzione fino al 90% dell’imposta non versata (art. 6, D.Lgs. 471/97) . Se invece si dimostra che il servizio c’era ma solo parzialmente inerente, può applicarsi la sanzione ridotta 5-10% (art. 6 c.9-bis). Per l’IRES, le sanzioni per omesso versamento di tributo (per fatti contestati) possono arrivare dal 30% al 90% (a seconda se ricorre dolo o colpa grave), più interessi. Se i documenti si dimostrassero falsi, scatta anche il reato penale di dichiarazione fraudolenta. Ecco perché è meglio prevenire e preparare una difesa solida: anche una lieve riduzione di sanzioni e interessi fa risparmiare migliaia di euro.

11. Cosa fa l’avvocato durante il giudizio?
L’avvocato redige le memorie difensive illustrando giurisprudenza e norme (ad es. art.109 TUIR, Cass. 7416/2022, Cass. 2471/2023) per sostenere la deducibilità . Produce le prove dell’effettivo servizio e contesta eventuali vizi di motivazione. Eventualmente può interrogare testimoni o esperti di settore. Se ottiene una sentenza favorevole in primo grado, può chiedere rimborso delle spese e il blocco dell’esecuzione. Se il giudizio è perdente, valuta un possibile ricorso in Cassazione solo su questioni di diritto (mai su fatti nuovi).

12. Posso oppormi all’estrazione di somme dalla mia impresa (es. pignoramenti)?
Sì, una delle priorità è chiedere la sospensione dell’esecuzione mediante il deposito cauzionale del 20% o richiedere misure urgenti in tribunale. Se per esempio il Fisco ha già iscritto ipoteca o fermato veicoli, l’avvocato può chiedere al giudice tributario (ai sensi dell’art. 47 D.Lgs. 269/2003) l’accoglimento di un’istanza di sospensione cautelare, che vincola l’Agenzia a non procedere finché si decide sul merito. Nel contempo, la costituzione del ricorso stesso e il versamento in giudizio dei fondi necessari bloccano automaticamente i provvedimenti esecutivi sui beni dell’impresa, a tutela del contribuente.

13. Qual è la differenza tra contenzioso e soluzioni stragiudiziali?
Il confronto in sede giudiziaria può portare, in caso di vittoria, all’annullamento totale o parziale dell’avviso di accertamento. È la via formale e definitiva, ma lunga e incerta. Le soluzioni stragiudiziali (rottamazione, ravvedimento, definizioni) invece chiudono subito il debito con l’Amministrazione pagando somme concordate. Ad esempio, con un’offerta di risarcimento (ravvedimento operoso o accordo bonario) si evita la causa ma si paga l’imposta dovuta (e qualche interessetto). Con la rottamazione si azzerano sanzioni e il rimborso IVA. Queste soluzioni possono essere integrate alla strategia difensiva: il contribuente, mentre impugna, può anche trattare per definire il debito e poi ritirare il ricorso in cambio di quanto pattuito.

14. Mi conviene ricorrere in Corte di Cassazione?
Solo dopo due gradi favorevoli della CTR (terzo grado). In Cassazione si discute solo di questioni di diritto (vizi motivazionali o interpretazioni normative), non si possono introdurre nuovi fatti o prove. Se in secondo grado il collegio regionale ha dato torto all’Agenzia sostenendo ragioni del contribuente, l’Amministrazione potrebbe ricorrere in Cassazione e viceversa. L’Avv. Monardo valuta caso per caso se vale la pena di arrivare fino in Cassazione (costi, tempi) oppure se è preferibile chiudere con definizioni.

15. Qualche esempio numerico?
Esempio conteso puro: Società X sostiene di aver ricevuto servizi infragruppo per €100.000 e li deduce in bilancio (IVA esclusa). L’Agenzia li contesta come non provati. Conseguenze: X paga +IRES/IRAP su €100.000 (ca. €27.000 + IRAP), +IVA (€22.000) e sanzioni: IVA fino a €19.800 (90% di €22.000) e IRES 30% se dolo (fino a €8.100). Totale multe/interessi: superero i €50k. Oppure X può definire pagando solo imposte €49.000 circa (imposte + interessi) senza sanzioni se aderisce a sanatoria.
Esempio dilazione: Stessa X riceve un avviso di €100.000. Decide di rateizzare con L. 241/90 pagando in 120 rate, evitando misure cautelari. Risparmia oneri immediati e può confrontarsi con agente riscossione.
Accordo societario: La capogruppo decide di emettere fatture di servizio solo dopo aver svolto formalmente l’attività e tenuto un registro delle ore spese, così in futuro riduce la discrezionalità dell’ufficio e facilita la difesa.

Questi numeri sono puri esempi indicativi: ogni caso concreto richiede calcoli precisi con l’assistenza di professionisti.

Conclusione

Il tema dell’accertamento fiscale sulle prestazioni infragruppo è complesso e delicato. Abbiamo visto come il Fisco contesti costi interni alla luce dell’inerenza e della reale esecuzione dei servizi. Le difese più efficaci puntano a dimostrare, con ogni mezzo, che i costi contestati derivavano da prestazioni concrete e funzionali all’attività aziendale .

È fondamentale agire tempestivamente non appena si riceve l’avviso: impugnare entro i termini, depositare la cauzione per la sospensione del ruolo se necessario, chiedere un contraddittorio per integrare le prove e valutare le definizioni agevolate disponibili. In questa battaglia legale, l’assistenza di un professionista specializzato è essenziale. L’Avv. Giuseppe Angelo Monardo e il suo team di avvocati e commercialisti mettono a disposizione del contribuente tutta la loro competenza e strumenti operativi. Grazie alla sua esperienza in Cassazione e nella gestione dei debiti d’impresa, il nostro studio può intervenire subito per bloccare azioni esecutive (pignoramenti, ipoteche, fermi) e costruire un percorso di difesa concreto.

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Sentenze e fonti normative più aggiornate

  • Cass. Civ., Sez. V, Ord. n. 8001/2021 (22/03/2021) – Esibizione di contratto e fatture infragruppo non basta per la deducibilità: serve documentare l’utilità effettiva della prestazione .
  • Cass. Civ., Sez. V, Ord. n. 7416/2022 (07/03/2022) – Ribadito che l’onere di provare esistenza e inerenza grava sulla società ricevente; la deduzione è legittima solo se l’impresa trae “un’effettiva utilità, obiettivamente determinabile e documentata” dal servizio .
  • Cass. Civ., Sez. V, Ord. n. 2471/2023 (26/01/2023) – Ricorda che l’inerenza va dimostrata in modo qualitativo (compatibilità e coerenza all’attività) e che per servizi infragruppo l’onere probatorio grava sulla beneficiaria, la quale deve provare utilità documentata; né il contratto né la fattura sono sufficienti .
  • Cass. Civ., Sez. V, Sent. n. 3599/2020 (13/02/2020) – In tema di IVA, enuncia che prezzi infragruppo diversi dal normale non comportano evasione se entrambe le parti possono detrarre .
  • Cass. Civ., Sez. V, Ord. n. 8716/2021 (30/03/2021) – Affronta l’IVA infragruppo con reverse charge e conferma: l’IVA si applica sull’importo fatturato (art.21 DPR 633/72) ma se la detrazione è già stata indebitamente recuperata, va “abbattuta” la sanzione, poiché non c’è danno erariale .
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