Accertamento Fiscale Per Holding Senza Funzioni Reali: Come Difendersi Con L’Avvocato

L’accertamento fiscale per una holding senza funzioni reali è un tema di cruciale importanza per imprenditori e amministratori di gruppo. In sostanza, le autorità fiscali tendono a inquadrare queste società come “società di comodo” (art. 30 L. 724/1994), applicando presunzioni di reddito minimale e sanzioni severe. L’errore di sottovalutare un avviso di accertamento può comportare gravose conseguenze economiche (imposte, sanzioni, interessi) e giuridiche. Nel corso di questo articolo analizzeremo il quadro normativo aggiornato al 2026, i principi giurisprudenziali più recenti e illustreremo passo per passo come affrontare l’accertamento con le strategie difensive più efficaci.

Introdurremo inoltre l’Avv. Giuseppe Angelo Monardo e il suo staff di esperti, spiegando come il loro supporto legale e fiscale può fare la differenza. L’Avv. Monardo è un cassazionista e coordina un team di avvocati e commercialisti esperti in diritto bancario e tributario a livello nazionale. È inoltre Gestore della Crisi da Sovraindebitamento (Legge 3/2012) iscritto negli elenchi del Ministero della Giustizia, professionista fiduciario di un Organismo di Composizione della Crisi (OCC) e Esperto Negoziatore della Crisi d’Impresa (D.L. 118/2021). Grazie a queste competenze, Monardo e il suo staff assistono concretamente il debitore nell’analisi dell’atto impositivo, nella predisposizione dei ricorsi tributari, nella sospensione delle misure esecutive (fieri, ipoteche, pignoramenti) e nella negoziazione di piani di rientro (sia giudiziali che stragiudiziali).

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Contesto normativo e giurisprudenziale

La disciplina chiave per le holding prive di attività è contenuta nell’art. 30 della L. 724/1994, recentemente modificata dal D.Lgs. 13 dicembre 2024, n. 192. Questa norma introduce un regime penalizzante per le “società non operative”, ossia imprese che, pur godendo dello statuto fiscale dell’impresa, detengono beni o partecipazioni a beneficio dei soci anziché svolgere una reale attività commerciale. Con l’entrata in vigore delle novità 2025, il legislatore ha ribadito l’obbligo di contrastare gli abusi delle holding passive. Inoltre, sono rilevanti le cause di innesco “secondarie”: le società in perdita sistematica (minimo cinque anni consecutivi in perdita) vengono equiparate alle società di comodo .

Sotto il profilo procedurale, un elemento centrale è l’interpello disapplicativo (art. 37-bis, c. 8, DPR 600/1973): il contribuente può chiedere prima dell’accertamento che venga disapplicata la disciplina delle società di comodo, motivando con “cause oggettive” il mancato raggiungimento del reddito minimo. I provvedimenti dell’Agenzia delle Entrate n. 23681 del 14/2/2008 e n. 87956 del 11/6/2012 hanno precisato alcuni criteri per valutare tali istanze.

La Cassazione ha pronunciato in merito diversi arresti recenti. Ad esempio, con l’ordinanza n. 3272/2025 (09/02/2025) ha stabilito che nel caso di holding “pura” – ovvero una società che detiene solo partecipazioni in altre imprese – il test di operatività va valutato sulle società partecipate. In pratica, se le controllate superano il test di operatività (sono quindi “attive”), allora anche la holding ne beneficia automaticamente. Inoltre, la Cassazione ha riconosciuto che la mancata distribuzione di utili da parte di una partecipata può costituire una “impossibilità oggettiva” estranea alla volontà della holding, giustificando la disapplicazione del regime di comodo.

Un altro indirizzo importante è contenuto nell’ordinanza n. 27038/2025 (Cass., 08/10/2025): i giudici hanno confermato la possibilità di impugnare immediatamente il diniego di interpello (senza attendere l’atto impositivo), e hanno chiarito che l’onere probatorio a carico del contribuente è particolarmente rigoroso. In particolare, la Cassazione ha ribadito che le scelte imprenditoriali discrezionali (come abbassare i canoni d’affitto) non possono giustificare da sole il mancato raggiungimento delle soglie reddituali previste dall’art. 30, dovendo invece emergere circostanze straordinarie indipendenti dalla volontà dell’imprenditore. Nel caso esaminato, la diminuzione dei canoni di locazione per crisi di mercato è stata giudicata una scelta discrezionale (non una forza maggiore) e dunque non sufficiente a far venir meno il regime sanzionatorio.

Infine, sul fronte IVA la Cassazione si è allineata alla giurisprudenza comunitaria (sent. CGUE 7/3/2024, causa C‑341/22 “Feudi di San Gregorio”), affermando che le limitazioni alla detrazione IVA imposte dall’art. 30 L. 724/1994 sono incompatibili con la Direttiva UE n. 2006/112. In pratica, anche se la holding viene dichiarata di comodo, il contribuente potrà esercitare normalmente il diritto alla detrazione IVA sugli acquisti.

Oltre alle sentenze di Cassazione, segnaliamo che anche la Corte Costituzionale ha menzionato la definizione di “società di comodo” (cfr. sent. n. 241/2012), sottolineando l’importanza dei commi 3 e 3-bis dell’art. 30 per calcolare il reddito minimo presunto. In sintesi, il quadro normativo e giurisprudenziale attuale insiste sull’oggettività dei motivi di esclusione e sul rigore probatorio a carico del contribuente, rendendo la difesa tecnica e documentata indispensabile.

Procedura passo-passo dopo l’atto di accertamento

  1. Ricevimento dell’avviso di accertamento (o di liquidazione): una volta notificato l’atto dell’Agenzia delle Entrate, inizia a decorrere il termine per agire. È fondamentale verificare subito la data di notifica e il contenuto della contestazione.
  2. Termini per impugnare: il termine ordinario per ricorrere è di 60 giorni dalla notificazione dell’atto. Si tratta di un termine decadenziale: il ricorso in Commissione Tributaria deve essere depositato entro 60 giorni (art. 21 D.Lgs. 546/1992). Se si tratta di cartella di pagamento (riscossione), il termine di 60 giorni decorre dalla data di ricezione della cartella stessa. In generale, non è previsto alcun rinvio in termini (art. 184 c.p.c.), per cui un ritardo anche di un giorno rende il ricorso irricevibile. Va inoltre considerata la sospensione feriale (festività di agosto) che può allungare i termini se il termine naturale scade in quel periodo.
  3. Presentazione del ricorso tributario: nel ricorso vanno indicati i motivi di doglianza, le ragioni giuridiche e le prove di fatto. Per le holding senza funzioni reali, i punti chiave sono:
  4. contestare l’applicazione dell’art. 30 L. 724/94 e dimostrare l’operatività reale della società (ad es. con contratti, spese di gestione, personale, ecc.);
  5. produrre documentazione che giustifichi eventuali ricavi ridotti per ragioni oggettive (contratti di affitto a prezzi ridotti per manutenzione straordinaria, difficoltà di mercato comprovate, ecc.);
  6. chiedere eventualmente la disapplicazione della disciplina di comodo secondo l’art. 37-bis, comma 8, DPR 600/1973, anche ex post (come confermato da Cass. 27038/2025);
  7. segnalare eventuali vizi formali (es. dati mancanti nell’atto, notifiche irregolari).
  8. Ricorso in Commissione Tributaria (CT): il ricorso va depositato presso la CT provinciale competente. Il giudice tributario valuterà la sussistenza dei presupposti di legge. Secondo Cassazione 3272/2025, se la holding è “pura”, l’esame del test di operatività avverrà sul perimetro delle partecipate. Pertanto, in ricorso va evidenziato lo stato di operatività delle controllate (con bilanci, verbali assembleari, ecc.). Se la CT rigetta il ricorso, si potrà appellare la sentenza entro 60 giorni presso la CT regionale.
  9. Possibili mediazioni: durante il contenzioso, è possibile tentare un’Accertamento con adesione (D.Lgs. 218/1997) o una conciliazione giudiziale (art. 17 D.Lgs. 546/92), cercando un compromesso sul quantum dovuto. L’Avv. Monardo e il suo team potranno negoziare con l’Agenzia le migliori condizioni – ad esempio un pagamento rateizzato o ridotto – prima dell’udienza di Cassazione. In alcuni casi, un accordo stragiudiziale (es. saldo e stralcio) può essere più vantaggioso di un lungo contenzioso.
  10. Risultato della controversia: se la Commissione Tributaria prevale, l’Amministrazione potrà iscrivere a ruolo l’importo accertato. Se anche il giudice di secondo grado conferma l’accertamento, il contribuente potrà ricorrere in Cassazione (appello per cassazione) nei successivi 60 giorni. L’Avv. Monardo, in quanto cassazionista, è abilitato a proporre tali impugnazioni in Corte di Cassazione.
  11. Cartella di pagamento: in caso di rigetto definitivo del ricorso, l’Agenzia delle Entrate emette cartella esattoriale di riscossione. Anche contro la cartella si ha un termine di 60 giorni per proporre ricorso (equivalente a quello del ruolo). Attenzione: la cartella sospende i termini di prescrizione delle somme richieste (art. 22 D.P.R. 602/1973).
  12. Provvedimenti cautelari: nel frattempo, se il debito è ingente, l’Agenzia (tramite Agenzia delle Entrate–Riscossione) può iscrivere ipoteche immobiliari o disporre fermi amministrativi su beni mobili. Per bloccare tali esecuzioni si può chiedere il ricorso d’urgenza al giudice tributario o proporre un’istanza di sospensione (art. 47 D.P.R. 602/73), spesso garantita con fideiussione bancaria o ipoteca preventiva.
  13. Strumenti di dilazione: dopo l’iscrizione a ruolo, il contribuente può richiedere una rateazione del debito (ad esempio in 20 o 72 rate, secondo la normativa vigente). In alternativa, rientrano in gioco forme agevolate come la definizione agevolata delle cartelle (cd. “rottamazione” o “saldo e stralcio”) stabilita da leggi ordinarie (ad es. D.L. 119/2018, L. 234/2021 e norme successive). Il costo di questi interventi può essere inferiore al contenzioso prolungato e vale la pena valutarlo.

In ogni fase è fondamentale rispettare scrupolosamente i termini e gli adempimenti formali. Una tempestiva azione con assistenza legale evita di perdere i diritti alla difesa e consente di guadagnare tempo prezioso per elaborare strategie (anche di composizione negoziale del debito) antesignane.

Difese e strategie legali

Per il contribuente/titolare di una holding di comodo le strategie difensive possibili sono molteplici e complementari. Ecco i più importanti:

  • Contestazione formale dell’atto: verificare se l’avviso di accertamento contiene errori di compilazione (numero di protocollo, dati anagrafici, riferimenti temporali). Errori meramente formali possono talvolta invalidare l’avviso o costringere l’Amministrazione a riformularlo.
  • Disapplicazione della norma di comodo: se sussistono cause oggettive che hanno impedito il raggiungimento dei livelli reddituali minimi (es.: crisi settoriale documentata, ritardi nell’avvio operativo, investimenti ancora in fase di messa a regime), si può chiedere la disapplicazione dell’art. 30 L.724/94. Bisogna però fornire prove specifiche (contratti, corrispondenze, bilanci, perizie). Ricordiamo che la Cassazione 27038/2025 ha confermato che l’onere di prova è gravoso: servono fattori indipendenti dalla volontà imprenditoriale (forza maggiore, crisi straordinaria, norme vigenti, ecc.).
  • Richiesta di interpello tardivo: se non è stata richiesta l’istanza prima dell’accertamento, si può comunque far valere le stesse ragioni in sede di ricorso (Cass. 27038/2025 consente il ricorso immediato contro il rifiuto di interpello). In pratica, il contribuente può invocare l’art. 37-bis DPR 600/73 anche durante il contenzioso, pur di far valutare la scarsa redditività da un punto di vista oggettivo.
  • Accertamento con adesione: poco dopo l’accertamento, è aperta la possibilità di una definizione concordata. Con l’assistenza del nostro studio è possibile avviare una trattativa con l’Agenzia, limando le pretese fiscali e sanando il debito con dilazioni o sconti, anche riducendo al minimo interessi e sanzioni. L’adesione permette di offrire un pagamento rateizzato e di chiudere rapidamente la controversia tributaria.
  • Ricorso al Giudice Tributario: se si ritiene infondato l’avviso, si propone ricorso in Commissione Tributaria. Le argomentazioni possono riguardare: errata qualificazione della holding come passiva, errato test di operatività, presunzioni di reddito esagerate, violazione delle norme UE (ad es. VAT), ecc.. Si forniscono allegati (statuti, bilanci, documenti contabili, perizie) e si citano casi giurisprudenziali analoghi (come Cass. 3272/2025 in tema di holding pure) e disposizioni normative a supporto.
  • Possibile opposizione cautelare: in presenza di atti esecutivi imminenti (fermo, pignoramento), lo studio Monardo può proporre ricorso per ottenere la sospensione d’urgenza (art. 56 D.P.R. 602/73) o avanzare ricorso in opposizione a decreto ingiuntivo fiscale (art. 615 c.p.c.). Il giudice tributario valuta le garanzie (fideiussione, pegno) ed eventuali profili di illegittimità formale.
  • Scala gerarchica del contenzioso: in caso di pronunciamenti sfavorevoli, si può ricorrere in Cassazione. L’Avv. Monardo, in quanto cassazionista, è abilitato a redigere ricorsi per cassazione nei termini previsti. Ad esempio, Cass. 30907/2024 (segnalata in dottrina) ha ammesso il ricorso contro il diniego di un interpello antielusivo, aprendo la strada all’impugnazione anche nel nostro settore.
  • Ristrutturazione e composizione negoziata: se l’accertamento mette in crisi la liquidità della società, il nostro team valuta anche soluzioni straordinarie paraconcorsuali. Ad esempio:
  • Accordi di ristrutturazione dei debiti (ex art. 182-bis L. Fall., con omologazione del tribunale) per piani di risanamento aziendale che includano anche le posizioni fiscali;
  • Composizione negoziata della crisi d’impresa (D.L. 118/2021) con il supporto di un esperto negoziatore (figura di cui dispone l’Avv. Monardo), sia per società singole che per gruppi, utile a rinegoziare i debiti (anche fiscali) con i creditori.

In tutte le fasi, l’approccio è tecnico e concreto. L’obiettivo è dimostrare la genuina operatività della holding (o quantomeno l’assenza di colpa del contribuente nel risultato negativo), e allo stesso tempo usare tutti gli strumenti legislativi agevolativi (vedi oltre) per attutire il carico fiscale complessivo. L’assistenza legale completa del nostro studio significa presidiare ogni possibile rimedio: dal ricorso tributario, alla negoziazione, fino ai rimedi anti-pignoramento in sede giudiziaria.

Strumenti alternativi per gestire il debito

Oltre al contenzioso ordinario, il contribuente/debitore dispone di strumenti normativi straordinari per definire il debito fiscale o risolvere la crisi:

  • Definizioni agevolate (rottamazioni): varie leggi finanziarie e decreti hanno introdotto sanatorie per i carichi in riscossione (cartelle). Ad esempio, la rottamazione delle cartelle (D.L. 119/2018 e ss.mm.) e il saldo e stralcio (Legge di Bilancio 2020 n. 160/2019 e successive). Queste misure permettono di estinguere il debito pagando in un’unica soluzione o rate decennali le imposte dovute, riducendo o eliminando multe e interessi. È necessario aderire nei termini e presentare domanda.
  • Ravvedimento operoso: se si regolarizza spontaneamente la propria posizione (dichiarazione omessa/incongrua, omessa imposta) pagando imposte, sanzioni e interessi ridotti, si può evitare l’accertamento (art. 13 D.Lgs. 472/1997). Questo strumento è utile soprattutto se si ritiene che l’errore sia stato involontario.
  • Piani del consumatore e concordati minori (L. 3/2012): se la holding (o i soci persone fisiche debitori) sono in grave crisi di sovraindebitamento, si possono attivare le procedure previste dalla Legge n. 3/2012. Con l’aiuto di un organismo di composizione della crisi e un gestore (ruoli di cui l’Avv. Monardo dispone), è possibile proporre un piano di rientro negoziato verso tutti i creditori (bancari, fiscali, amministrativi). Se approvato, anche le posizioni tributarie possono essere ristrutturate o condonate parzialmente. Al termine della procedura (piano del consumatore o concordato minore) può essere concesso l’esdebitazione, cioè l’azzeramento residuale dei debiti non soddisfatti, se il debitore è cooperativo .
  • Accordi di ristrutturazione (art. 182-bis L.Fall.): in caso di insolvenza aziendale conclamata, si può definire un accordo con i creditori (banche, fisco, fornitori) presentando un piano economico-finanziario da certificato. Se sottoscritto dai creditori di classe, l’accordo viene omologato in tribunale e vincola tutti (anche il Fisco). Questo strumento permette una ristrutturazione più ampia dei debiti, compresi quelli tributari, se inseriti nel piano di ristrutturazione.
  • Rateizzazioni speciali: in casi eccezionali, l’Agenzia delle Entrate può concedere piani di rientro pluriennali fuori dai normali limiti di legge (es. oltre 72 rate mensili), qualora il contribuente dimostri grave temporanea difficoltà.
  • Accordi transattivi: su istanza motivata (art. 183-bis D.Lgs. 546/92), si può richiedere al giudice tributario di chiudere la lite con un accordo transattivo, versando ad es. una somma inferiore a quella accertata e rinunciando alle spese di giudizio. Questo è previsto in caso di contenziosi particolarmente complessi ma è uno strumento raro e riservato.

Ogni soluzione alternativa va valutata caso per caso. Il nostro staff verifica costantemente opportunità di definizioni agevolate e procedure concorsuali. Spesso, abbinare alle argomentazioni difensive una richiesta di piano o di dilazione consente di rassicurare il fisco (dimostrando volontà di pagamento) e contemporaneamente risparmiare sugli oneri complessivi.

Errori comuni e consigli pratici

Ecco alcuni errori frequenti dei contribuenti coinvolti in accertamenti di holding di comodo, con i relativi suggerimenti:

  • Non impugnare per tempo l’atto: ritardare il ricorso o ignorare la notifica è fatale: trascorsi i 60 giorni si perde ogni diritto di difesa. Consiglio: non aspettare, calcola immediatamente la scadenza e fissa un incontro urgente con l’avvocato.
  • Sottovalutare la disciplina di comodo: trattandosi di norme speciali e complesse, è pericoloso pensare di poterle aggirare ignorandole. Consiglio: valuta bene se la tua situazione rientra nei parametri di legge (beni patrimoniali >50%, ricavi inferiori, ecc.) e preparati a dimostrare l’eccezionalità del caso.
  • Scarsa documentazione probatoria: presentare ricorsi generici senza allegare prove è inefficace. Consiglio: raccogli tutte le evidenze di operatività (contratti di lavoro, fatture di acquisti o spese, piani industriali, delibere societarie) e organizza un fascicolo completo.
  • Ignorare l’interpello antielusivo: l’istanza di interpello disapplicativo (art. 37-bis DPR 600/73) è uno strumento utile prima dell’accertamento per ottenere rassicurazioni dall’Agenzia. La giurisprudenza ha riconosciuto che il diniego d’interpello è impugnabile subito. Consiglio: se non è stato fatto, sfruttalo nel ricorso.
  • Confondere i piani personali con quelli societari: spesso i soci di una holding pensano di poter risolvere le pendenze fiscali “attraverso” altre procedure (ad es. concordato personale) senza capire che servono strumenti dedicati. Consiglio: rivolgersi a professionisti specializzati (come il nostro team) per scegliere l’iter di crisi più adatto (societario vs. personale).
  • Non valutare alternative di composizione: molti ignorano soluzioni come il piano del consumatore o l’accordo di ristrutturazione. Consiglio: considera queste opzioni, soprattutto se i debiti (non solo fiscali) sono complessivi e insostenibili.
  • Comunicazione insufficiente con l’Agenzia: a volte è utile dialogare con l’ufficio competente, anche tramite lettere formali difensive o incontri, prima o dopo il contenzioso. Consiglio: lascia che siano i legali a gestire i contatti con gli uffici, per evitare comunicazioni spontanee inopportune.
  • Rimandare la consulenza legale: infine, l’errore più grave è pensare di poter risolvere autonomamente. Consiglio: coinvolgi subito un avvocato tributarista esperto per valutare la situazione e costruire la strategia difensiva.

Affidarsi tardivamente o non coordinare le varie attività (ricorso, piani, definizioni) può comportare costi molto più alti. Con il supporto giusto si guadagna tempo e si ottengono maggiori chance di successo o di accordo soddisfacente.

Riepilogo norme, termini e strumenti

Istituto / StrumentoNormativa di riferimentoScadenze/TerminiCaratteristiche principali
Ricorso in Commissione TributariaArt. 21 D.Lgs. 546/1992; Codice del Processo Tributario60 giorni dalla notifica dell’attoTermine perentorio. Si impugna l’avviso di accertamento, liquidazione, cartella, ecc.
Impugnazione cartella esattorialeArt. 47 e 70 D.P.R. 602/1973; D.Lgs. 546/199260 giorni dalla notifica della cartellaE’ equiparato al ricorso sul ruolo sottostante. Decade in 60 giorni.
Ricorso per Cassazione TribunaleArt. 65 D.P.R. 600/1973; Art. 360 c.p.c.60 giorni dalla sentenza di CTRImpugnazione di decisioni adverse di Commissioni Provinciale/Regionale.
Interpello antielusivo (disapplicativo)Art. 37-bis DPR 600/1973Nessun termine fisso; va presentato prima dell’atto definitivoL’istanza è facoltativa e preventiva: l’Agenzia valuta cause oggettive di esclusione. Il diniego è impugnabile subito.
Accertamento con adesioneD.Lgs. 218/1997Di norma entro 90 giorni dall’avviso di accert.Definizione consensuale del contenzioso, possibilità di rateazione in 5 anni senza interessi.
Sospensione esecutivaArt. 47, D.P.R. 602/1973Deposito cauzione o fideiussione (importo 1,5x debito)Blocca fermi/fermi-amm/condanne espropriative previo deposito garanzie.
Rateazione carichi fiscaliArt. 19 D.P.R. 602/1973; Art. 24 L. 289/2002 (cumulativi)Richiesta prima della scadenza del pagamento a saldoRateizzazione ordinaria 20 rate mensili, o minori più lunghe con cauzione.
Definizione agevolata (rottamazione)Norme ordinarie plurime (D.L. 119/2018, L. 234/2021, ecc.)Termine di adesione variabili (consultare i bandi annuali)Estinzione parziale del debito con riduzione sanzioni e interessi.
Piano del consumatore / Concordato minoreLegge 3/2012 e smi (ora Codice della crisi, D.Lgs. 14/2019)Attuabile a seguito di verifica giudiziale; tempi procedura variabiliSoluzioni riservate a debitori non fallibili (privati, piccole imprese): piano sui creditori, eventuale esdebitazione.
Accordo di ristrutturazione dei debitiArt. 182-bis L.Fall.Deposito in Tribunale con piano attestatoOmologa giudiziale di piano di risanamento concordato con i creditori, salva la continuità aziendale.
EsdebitazioneArt. 14 L. 3/2012; Art. 2741 c.c.Dopo l’esito positivo di Piano/Concordato/LDCancellazione dei debiti residui non soddisfatti, se debitore cooperativo.

Domande frequenti (FAQ)

  • D: Cos’è una “società di comodo” e perché il fisco accerta una holding priva di funzioni?
    R: Secondo l’art. 30 L. 724/1994, sono di comodo le società di capitali che, pur avendo i requisiti formali di impresa (ad es. più di 50 soci o un capitale sociale consistente), realizzano redditi molto bassi rispetto al patrimonio (per esempio possiedono immobili o partecipazioni in modo passivo). Le holding senza attività reale rientrano spesso in tale categoria. Se sussistono i presupposti, il Fisco presume un reddito minimo (calcolato su percentuali degli attivi) e applica sanzioni e limitazioni (caratteristiche patrimoniali, perdita sistematica, ecc.).
  • D: Qual è il reddito minimo presunto per una società di comodo?
    R: Il reddito minimo si ottiene applicando alle immobilizzazioni finanziarie e patrimoniali della società percentuali normative (es. 1,5% alle partecipazioni, 4–5% agli immobili) . Sul totale così determinato si calcolano l’IRES (26%) e l’IRAP (3,9% o più). In pratica, se i redditi reali dichiarati sono inferiori a questo minimo presunto, il contribuente paga tasse sul presunto e perdipiù una maggiorazione IRES (quota del 15% sul differenziale).
  • D: Entro quando posso impugnare l’avviso di accertamento?
    R: Il termine ordinario è di 60 giorni dalla notifica dell’atto. Dopo aver ricevuto l’avviso, il contribuente/debitore ha 60 giorni (a pena di inammissibilità) per depositare ricorso in Commissione Tributaria Provinciale. Se l’atto non è regolarmente notificato, il termine non scatta; in caso contrario, è tassativo. Anche dalla cartella di pagamento decorrono 60 giorni.
  • D: Cosa succede se non ricorro nei termini?
    R: Se il ricorso non è presentato entro 60 giorni, l’atto diventa definitivo e non più impugnabile. Ciò significa che le somme richieste diventano esigibili: il Fisco potrà procedere con la riscossione coatta (cartella, ipoteca, pignoramento). In poche parole, il contribuente perde ogni diritto di difesa.
  • D: Posso contestare solo le sanzioni o anche l’accertamento principale?
    R: Il ricorso riguarda l’intero accertamento, sia le imposte dovute sia le sanzioni e gli interessi. Si possono contestare tutte le motivazioni alla base dell’avviso: la presunzione di reddito, l’applicazione dell’art. 30, eventuali vizi procedurali. Se vanno eliminati i presupposti (dimostrando eccezionalità delle perdite), si annullano anche le sanzioni collegate.
  • D: Cos’è e come si usa l’interpello disapplicativo (art. 37-bis DPR 600/73)?
    R: È una istanza facoltativa che il contribuente può presentare prima dell’accertamento, chiedendo all’Agenzia di disapplicare le norme da società di comodo. L’istanza va motivata con circostanze oggettive (es. crisi di settore). L’Agenzia risponde con un provvedimento che non vincola, ma consente al contribuente di sapere il parere ufficiale. Anche il diniego di interpello è impugnabile immediatamente, come ha stabilito la Cassazione (ricorribilità ex art. 19 D. Lgs. 546/92). In ogni caso, le ragioni portate nell’interpello possono essere utilizzate anche in sede di ricorso se il diniego arriva troppo tardi.
  • D: Quanto costa un contenzioso tributario su una holding di comodo?
    R: Dipende dall’esito del procedimento. Se si vince, il Fisco rifonderà le spese di giudizio (non sempre integralmente). Se si perde e non si definisce, alla tassazione oggetto di accertamento si sommano sanzioni (fino al 200-240% dell’imposta non pagata) e interessi legali, oltre alle spese legali. Per questo motivo è spesso più economico trovare soluzioni concordate (rieditazione del debito, rateizzazione o definizione agevolata) piuttosto che sostenere un lungo contenzioso senza garanzie di successo.
  • D: Posso sospendere temporaneamente il debito o i pignoramenti?
    R: Sì, la legge consente la sospensione in caso di proposta di definizione agevolata o di ricorso. In concreto, è necessario offrire una garanzia (fideiussione bancaria o ipoteca) pari a circa 1,5 volte il debito per ottenere dalla CT la sospensione dell’esecuzione (art. 47 D.P.R. 602/73). L’Avv. Monardo può assistere nel predisporre la documentazione per il giudice, ottenendo l’arresto cautelare di fermi e pignoramenti fino alla decisione di merito.
  • D: Quali errori devo assolutamente evitare?
    R: Non ritardare la risposta al Fisco (impugnare tempestivamente l’atto); non ignorare la situazione; non fornire dichiarazioni fuorvianti spontaneamente. È fondamentale preparare il ricorso con precisione. Inoltre, non firmare accordi o concedere pagamenti parziali prima di aver consultato l’avvocato tributarista.
  • D: Che documentazione devo mettere insieme per la difesa?
    R: Ogni prova che attesti la reale attività o le cause oggettive: bilanci delle società partecipate, contratti di affitto o appalto, giustificativi di spese (personale, consulenze, investimenti), estratti conto aziendali, videochiamate o email che dimostrino deliberazioni, perizie tecniche sul mercato, ecc. In sintesi, tutto ciò che prova la vera natura dell’attività. Un consulente fiscale interno e l’avvocato fiscale devono collaborare per raccogliere documenti contabili e testimonianze adeguate.
  • D: Posso trasformare la holding o chiuderla per evitare l’accertamento?
    R: Nessuna “magia” del genere è possibile una volta che l’accertamento è notificato. La trasformazione societaria o lo scioglimento non invalidano l’avviso già emesso. Queste azioni vanno pianificate prima dell’accertamento (ad esempio con scissione, cessazione del controllo o trasferimento) per avere effetto. Dopo l’atto, l’unica strada è contestarlo o definire il debito come previsto dalla legge.
  • D: Quanto tempo occorre per definire o risolvere la controversia?
    R: Dipende dal percorso. Un ricorso in commissione tributaria dura mediamente 1–2 anni (anche più, tra primo e secondo grado). Un ricorso in Cassazione aggiunge altri mesi. Le definizioni agevolate (rottamazioni) hanno scadenze annuali stabilite dalla normativa; un accordo di ristrutturazione può essere concluso in poche settimane, se i creditori cooperano. Un piano del consumatore richiede invece diversi mesi (istruttoria OCC, omologa del tribunale). L’intervento tempestivo e integrato del nostro studio contribuisce a ridurre al minimo i tempi complessivi.
  • D: Cosa fa di diverso l’Avv. Giuseppe Angelo Monardo?
    R: L’Avv. Monardo è un cassazionista esperto in diritto tributario: conosce approfonditamente la giurisprudenza di Cassazione sui casi di comodo (anche holding internazionali). Coordina inoltre un team di commercialisti e gestori della crisi: ciò significa che alla consulenza legale si affianca quella fiscale e quella della composizione negoziata del debito, per una difesa a 360 gradi. In pratica, non solo fa ricorso: valuta subito tutte le alternative (piani di rientro, ammortamenti, esdebitazione) e agisce di conseguenza. Il suo staff ha comprovata esperienza nella consulenza alle società in crisi; assicura un’assistenza “su misura” in ogni fase (pre-contenzioso e contenzioso).

Simulazioni pratiche

Esempio 1 – Calcolo del reddito presunto di una holding:

Supponiamo una holding che al 31/12 del 2025 possiede 2 immobili strumentali del valore complessivo netto di 4.000.000€ e detiene partecipazioni finanziarie (quote di controllo) per 6.000.000€. Secondo l’art. 30 L. 724/1994 il reddito minimo presunto è dato dall’applicazione delle percentuali normative:

  • Immobili ed altre immobilizzazioni (4.000.000€) al 4,75% ⇒ 190.000€;
  • Partecipazioni (6.000.000€) all’1,5% ⇒ 90.000€.

Totale reddito minimo presunto = 280.000€. Sull’importo di 280.000€ si calcola l’IRES (26%) e l’IRAP (3,9% in Lombardia). Quindi l’imposta complessiva minima sarebbe circa +77.000€.

Se invece la società di fatto ha dichiarato (o prodotto) utili per 0€, l’Agenzia potrebbe integrare il reddito a 280.000€ (art.30 co.3) e pretendere 77.000€ d’imposta minima, più le sanzioni (30%–90% di 77.000€ a seconda della contestazione) e interessi.

Strategia difensiva: il contribuente dovrà dimostrare perché questo reddito minimo non è pertinenti alla sua situazione: ad esempio, mostrando che il valore di bilancio usato non corrisponde alla realtà economica (immobili non ancora ultimati, partecipazioni in perdita), o che è intervenuta cause eccezionali (crisi settore immobiliare). Presentando fatture di spesa su altri asset, la holding potrebbe ridurre il valore netto contabile. In alternativa, potrebbe chiedere un interpello di disapplicazione (art.37-bis DPR 600) motivato con perizie sul mercato.

Esempio 2 – Efficacia di un piano di rientro:

Immaginiamo che l’avviso abbia definito un debito di 200.000€ (imposte e sanzioni). Il contribuente non può pagare subito, ma propone di rateizzare in 60 rate mensili. Il suo avvocato tributario presenta alla Commissione Tributaria l’istanza di sospensione del pignoramento (offrendo fideiussione ridotta) e al contempo contatta l’ufficio riscossioni per concordare un piano straordinario. Con un accordo di rateazione triennale (36 mesi), potrebbe pagare ~5.500€ al mese con interessi contenuti, evitando l’esproprio immediato. Se la Commissione tributaria accogliesse le prove contrarie della holding (crisi di un partecipato) tale debito potrebbe annullarsi quasi completamente.

In ogni simulazione, la consulenza preventiva e la scelta di opzioni alternative (definizione agevolata, piano del consumatore, ecc.) diventano fattori chiave di risparmio economico.

Conclusioni

In conclusione, le strategie difensive esaminate mostrano come affrontare un accertamento fiscale per holding senza funzioni reali con attenzione e competenza. Riassumendo i punti chiave:

  • Conviene impugnare sempre l’avviso nei termini, contestando la natura di “non operativa” della holding;
  • È possibile chiedere l’interpello disapplicativo e sfruttare il diritto di difesa cautelativo (es. sospensione atti esecutivi);
  • In alternativa al contenzioso si valutano piani di rientro, definizioni agevolate, o strumenti della composizione negoziata della crisi (Legge 3/2012, D.L. 118/2021);
  • Le recenti pronunce della Cassazione ribadiscono che serve una prova robusta per superare la presunzione fiscale: affidarsi a professionisti esperti è quindi indispensabile;
  • L’Avv. Monardo e il suo team di avvocati e commercialisti dispongono delle competenze legali e tecniche per assistere il debitore: impugneranno l’atto e, parallelamente, cercheranno tutte le soluzioni operative (piani, riduzioni, definizioni) atte a tutelarti concretamente.

Importante: non aspettare che inizi l’esecuzione coattiva prima di muoverti. Con un intervento tempestivo puoi bloccare pignoramenti, iscrizioni ipotecarie o fermi amministrativi, e al contempo portare avanti ricorsi e negoziazioni. L’assistenza di un professionista cassazionista come l’Avv. Giuseppe Angelo Monardo garantisce una difesa mirata, sia in sede tributaria che fallimentare/crisi. Monardo e il suo staff sapranno valutare la tua situazione punto per punto e indicare il percorso più vantaggioso, operando in modo integrato tra diritto tributario e diritto della crisi d’impresa.

📞 Contatta subito l’Avv. Giuseppe Angelo Monardo per una consulenza personalizzata: lui e il suo team di avvocati e commercialisti valuteranno la tua posizione, predisporranno il ricorso o il piano migliore e ti difenderanno con strategie legali concrete ed efficaci. Non rischiare di farti trovare impreparato: agisci ora per tutelare i tuoi interessi.

Sentenze e fonti normative aggiornate

  • Corte Costituzionale, sent. n. 241/2012 – Disposizioni sulle “società di comodo” (rif. art. 30 L. 724/1994).
  • Cass. SS.UU., ord. n. 3272/2025 (09/02/2025) – Società di comodo, holding pure: test di operatività sulle partecipate.
  • Cass. sez. V, ord. n. 27038/2025 (08/10/2025) – Ricorribilità del diniego di interpello; rigore probatorio per il contribuente.
  • Cass. sez. V, ord. n. 30907/2024 (03/12/2024) – Impugnabilità immediata del silenzio-rifiuto su interpello.
  • Direttiva UE 2006/112/CE e CGUE (sent. 7/3/2024, Feudi di San Gregorio) – Applicazione incompatibile dell’art. 30 L. 724/1994 ai fini IVA.
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La consulenza fisica, a differenza di quella digitale, viene organizzata a partire da due settimane dal primo contatto.

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