Introduzione
L’accertamento fiscale su costi intragruppo non adeguatamente documentati rappresenta un problema serio per imprese e professionisti. Se i contratti di cost sharing – ossia i patti di ripartizione di costi sostenuti per attività comuni – non sono pienamente tracciabili o vengono considerati “inidonei” dall’Amministrazione finanziaria, il rischio è di pagare imposte aggiuntive, sanzioni e interessi, con il pericolo di azioni esecutive (cartelle esattoriali, fermi amministrativi, ipoteche, pignoramenti) sui beni personali o aziendali. Errori di documentazione o interpretazioni errate possono trasformarsi in debiti tributari ingenti, minando la stabilità finanziaria del contribuente.
In questo articolo approfondiremo le principali soluzioni legali e difensive – sia giudiziali che stragiudiziali – per affrontare un accertamento su accordi di cost sharing non documentati. Dalla presentazione del ricorso, fino alle possibili definizioni agevolate e ristrutturazioni del debito, vedremo come intervenire concretamente per proteggere gli interessi del contribuente.
Un ruolo centrale in questa battaglia legale lo svolge l’Avv. Giuseppe Angelo Monardo, cassazionista e coordinatore di un team multidisciplinare di avvocati e commercialisti, esperto di diritto bancario e tributario a livello nazionale. L’Avv. Monardo è anche Gestore della crisi da sovraindebitamento (L. 3/2012) iscritto negli elenchi del Ministero della Giustizia, professionista fiduciario di un OCC (Organismo di Composizione della Crisi) ed Esperto Negoziatore della Crisi d’Impresa (ex D.L. 118/2021). Grazie a queste competenze, egli e il suo staff possono assistervi nell’analisi dell’atto di accertamento, nella predisposizione di ricorsi e istanze di sospensione, nella negoziazione di piani di rientro e nella ricerca di soluzioni giudiziali o stragiudiziali efficaci.
Esempio: un’impresa italiana che ha ripartito spese di ricerca e sviluppo con una consociata estera tramite un cost sharing agreement scritto ma incompleto, rischia di vedersi contestare le spese come servizio non inerente o addirittura come reddito non dichiarato. Con l’assistenza dell’Avv. Monardo si potrà valutare la strategia migliore (dal ricorso alla commissione tributaria fino alla transazione fiscale) per conservare la deducibilità dei costi o limitare al minimo la pretesa erariale.
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Quadro normativo e giurisprudenziale
Il cost sharing agreement è un contratto infragruppo volto alla condivisione dei costi per attività comuni (es. ricerca e sviluppo, utilizzo di marchi, servizi centralizzati). Pur non disciplinato da una specifica norma italiana, in ambito tributario si applicano i principi generali dell’art. 109 del TUIR (D.P.R. 917/1986) sulla deducibilità dei costi: le spese devono essere “certe, effettivamente sostenute, inerenti all’attività d’impresa, congrue e documentate” (art. 109, c. 5 TUIR). In presenza di parti collegate, si applica inoltre il regime dei prezzi di trasferimento (art. 110 TUIR).
La giurisprudenza della Cassazione è oggi costante sul punto: «in tema di accertamento delle imposte sui redditi, spetta al contribuente l’onere della prova dell’esistenza, dell’inerenza e, ove contestata dall’Amministrazione, della coerenza economica dei costi deducibili» . Tradotto nel caso di cost sharing, ciò significa che il contribuente deve dimostrare non solo l’esistenza formale del contratto (ad esempio con fatture e documenti contabili), ma la reale utilità economica dei servizi infragruppo ricevuti e la legittimità dei costi sostenuti. Contratti generici o documentazione lacunosa non sono ritenuti sufficienti: la Cassazione ha sottolineato che bisogna provare “in modo adeguato l’effettiva utilità dei servizi ricevuti”, secondo criteri oggettivi di coerenza economica .
Ad esempio, la Cassazione nel 2022 ha confermato che se il contratto di ricerca e sviluppo tra società italiane e consociate estere prevede una ripartizione di costi e rischi tra le parti, la qualificazione dei corrispettivi versati – se da considerare royalties o semplici costi per servizi – deve tener conto della comune intenzione e dei benefici effettivi ricevuti . Inoltre un accertamento con adesione concluso positivamente sugli stessi rapporti infragruppo può impedire riallineamenti divergenti nei periodi successivi (con effetto di giudicato tributario) .
Sul piano normativo si può richiamare l’art. 2729 c.c., che capovolge l’onere probatorio nel caso di documenti scritti (come i contratti), ma in campo tributario questo vale solo fino a prova contraria. Per i rapporti infragruppo nazionali non esiste una particolare norma che “scriva fuori” l’art. 110 Tuir (riservato al transfer pricing internazionale), perciò il Fisco può verificare la congruità dei prezzi anche internamente e riallineare unilateralmente gli utili di ciascuna impresa se l’operazione è irrazionale o solo a vantaggio di un’altra parte del gruppo. È chiaro che il contribuente deve difendersi sostenendo la normalità economica dell’operazione.
In sintesi: la legge fiscale richiede che i costi – anche quelli ripartiti in cost sharing – siano adeguatamente documentati e effettivamente funzionali all’attività aziendale. Le prassi dell’Agenzia delle Entrate (es. circolari in tema di transfer pricing) ricordano l’importanza di evitare “duplicazioni di costi” e di definire criteri oggettivi di ripartizione. La Corte Costituzionale e la Cassazione hanno ribadito che in caso di accertamento tributario l’Amministrazione può ricostruire la “realtà sostanziale” e che il contribuente deve adeguarsi alle prove richieste .
Procedura passo-passo dopo l’avviso di accertamento
Quando il contribuente riceve un avviso di accertamento (o invito di pagamento) relativo a costi di cost sharing non riconosciuti, ecco i passi fondamentali:
- Verifica immediata del contenuto: il contribuente deve leggere con attenzione l’atto, verificando quali voci di costo sono contestate, come vengono ricostruiti i redditi imponibili e calcolate sanzioni/interessi. Spesso il Fisco contesta la “non inerenza” dei costi e procede a riaddebitarli all’imponibile, applicando imposte aggiuntive e percentuali di sanzione (ad es. da 30% a 90% secondo D.Lgs. 472/1997).
- Scadenze legali: dal momento della notifica decorrono i termini per le risposte e i ricorsi. Solitamente l’avviso di accertamento è un atto non definitivo, mentre la cartella esattoriale (avviso bonario o rottamazione) stabilisce termini brevi (60 giorni) per presentare reclami o opposizioni in Commissione Tributaria. Se si vuole proporre ricorso (succedaneo al reclamo in forma di opposizione), i termini vanno rispettati rigorosamente.
- Richiesta di documentazione integrativa: prima di agire, è utile raggruppare ogni documento a supporto dell’accordo di cost sharing: copie di contratti, verbali assembleari, report di consulenti o revisori, fatture emesse, corrispondenza tra le società. Anche comunicazioni interne ed e-mail che illustrino la natura dell’accordo sono preziose.
- Istanza di sospensione (se applicabile): in caso di ricorso dinanzi alla Commissione Tributaria, si può richiedere la sospensione dell’efficacia esecutiva dell’avviso (es. rigetto dei rimborsi o cartelle) se il debito è garantito, oppure valutare forme di rateazione/consolidamento con l’Agenzia delle Entrate Riscossione (ex Equitalia).
- Ricorso alla Commissione Tributaria: con l’ausilio di un legale si formula il ricorso motivato. Tra i motivi va posto l’omesso esame delle prove di inerenza, l’errata qualificazione delle spese di cost sharing, la violazione dell’art. 2697 c.c. (onere della prova) e delle norme fiscali sulle imposte sui redditi. Nel ricorso si può chiedere anche la disapplicazione di sanzioni (per esempio per “errore incolpevole” o dubbi interpretativi), o il riconoscimento di attenuanti.
- Possibili conciliazioni: parallelamente al contenzioso, è possibile tentare l’accertamento con adesione (negoziazione diretta con il Fisco), un’istituto che consente di chiudere la vertenza con criteri di favore, rinunciando parte delle sanzioni e interessi. Un avvocato esperto coordinerà la proposta di accordo con i documenti necessari.
- Ricorso in Cassazione: se si arriva fino alla Suprema Corte (dopo la CTR e la CTR di appello), il contribuente avrà bisogno di elementi di diritto solidi (es. giurisprudenza citata) per contestare leggi o principi e ottenere l’annullamento delle sentenze di merito.
A ogni passo, l’attenzione ai termini è cruciale: dall’impugnazione dell’atto al deposito di memoria difensive, dal ricorso all’eventuale opposizione alla cartella esattoriale, rispettare le scadenze è il primo dovere del contribuente.
Difese e strategie legali
Le strategie difensive si articolano su vari fronti:
- Prova documentale: raccogliere ogni elemento che dimostri la genuinità dell’accordo di cost sharing. Se esiste un contratto scritto, va esaminato clausola per clausola (spesso il Fisco contesta l’assenza di clausole di condivisione di rischi e benefici). Vanno evidenziati i profili di attività effettivamente svolte e i vantaggi conseguiti, anche tramite report di consulenti o perizie indipendenti. In mancanza di contratto scritto, si può ricorrere a documenti alternativi (ad es. lettere, delibere, e-mail) che dimostrino le intese tra le parti.
- Argomentazioni giuridiche: sottolineare che il contribuente ha agito in buona fede e secondo prassi di mercato, chiedendo la riduzione delle sanzioni (art. 12 D.Lgs. 472/97) per “errore scusabile”. Si può eccepire che una posizione conservativa dell’Amministrazione (p.e. riconoscimento preliminare dell’inerenza in altro periodo) vincola la stessa per il giudicato (Cass. 7109/2022 ). Va ricordato che l’onere di provare la non inerenza o il vantaggio fiscale addossato all’ufficio: se il costo è ragionevole e motivato, il Fisco deve dimostrare l’incongruità.
- Impugnazione delle sanzioni: spesso l’avviso applica sanzioni da infedele dichiarazione (30–90%). Conviene far valere ogni causa di riduzione (buona fede, dubbio interpretativo). La Corte Suprema ha permesso di abbattere le sanzioni in presenza di normative complesse o dubbi sostanziali, e l’Avv. Monardo potrà proporre istanze in tal senso, chiedendo ad esempio l’eliminazione o riduzione ai minimi degli obblighi sanzionatori (art. 5 D.Lgs. 472/1997).
- Opposizione di falsità dichiarativa: in alcuni casi il contribuente può sostenere che l’accertamento è illegittimo in assenza di motivazione adeguata (art. 360 c.p.c., n. 5) o che contrasti evidenti con prove raccolte (es. perizie esterne). Difendere il proprio diritto significa anche controllare che la CTR abbia davvero analizzato le prove presentate e che eventuali contraddizioni tra il primo e secondo grado (doppia conforme) siano superate correttamente.
- Azioni cautelari o monocratiche: è possibile ricorrere in via d’urgenza alle Commissioni Tributarie se si teme l’effetto estintivo del tempo (p.e. decorrenza del termine di riscossione) o si necessita della sospensione immediata del debito. L’Avv. Monardo valuterà in concreto se procedere con un ricorso cautelare in sede amministrativa o tributaria.
- Scelta del foro giusto: la competenza può spaziare fra le Commissioni tributarie provinciali e regionali o, in caso di espropriazione immobiliare, il tribunale ordinario. La strategia difensiva tiene conto di quale ricorso sia più rapido o efficace (ad esempio l’azione di opposizione allo stato passivo in procedure concorsuali).
In definitiva, la difesa si basa su una combinazione di elementi di fatto (documentazione economica, prove esterne, testimonianze) e argomenti di diritto (errata applicazione dell’art. 109 TUIR, vizio motivazionale, abuso del potere di accertamento). L’assistenza di un avvocato cassazionista esperto come l’Avv. Monardo è fondamentale per costruire una difesa solida e orientata alla risoluzione favorevole.
Strumenti alternativi di definizione del debito
Oltre al contenzioso tributario, il contribuente può valutare strumenti stragiudiziali o concorsuali per gestire il debito fiscale e patrimoniale:
- Accertamento con adesione: procedura negoziata con l’Agenzia delle Entrate prima o durante il giudizio tributario. Permette di chiudere la causa pagando gran parte dell’imposta contestata, ma con significative riduzioni di sanzioni e interessi. È utile se le prove documentali sono forti ma si vuole evitare il rischio di esito negativo in tribunale. L’avvocato orienterà l’adesione negoziando condizioni di favore (spesso sconto di una parte delle maggiorazioni).
- Definizioni agevolate (rottamazione, saldo e stralcio): secondo le leggi vigenti (ad esempio i condoni e rateazioni periodici del Fisco), si può chiedere di definire le cartelle con riduzione di sanzioni/interessi. Il termine massimo per aderire varia a seconda del provvedimento, ma di solito è possibile per le somme a ruolo (cartelle) o per accertamenti diventati definitivi. I parametri di reddito e patrimonio possono influire sull’ammissibilità (per il saldo e stralcio ad es. serve “oggettiva difficoltà”). L’Avv. Monardo e i commercialisti del team forniranno una simulazione dell’ammontare dovuto in queste procedure.
- Rateazione del debito fiscale: se non si ottiene la definizione agevolata, si può comunque chiedere una rateizzazione (anche pluriennale) del debito iscritto a ruolo. Questo non elimina sanzioni/interessi, ma ne concede la dilazione.
- Ristrutturazione del debito e piani del consumatore: per imprenditori o professionisti in crisi di liquidità, esistono strumenti concorsuali come l’Accordo di ristrutturazione dei debiti (art. 182-bis L.Fall.) o il Piano del consumatore (L. 3/2012, se soggetto privato non titolare di P.IVA). Questi istituti permettono di concordare con i creditori (anche l’Erario) un pagamento rateale, talvolta a rimborso parziale. Il Gestore della crisi (ruolo ricoperto dall’Avv. Monardo) può facilitare l’iter e la composizione del piano. L’accordo di ristrutturazione, se omologato dal tribunale, può sospendere le azioni esecutive sui beni aziendali (fino all’approvazione finale).
- Concordato preventivo e transazione fiscale: per grandi debiti fiscali, si può ipotizzare il concordato in bianco (sospensione generale delle azioni esecutive) o la transazione fiscale (istituto introdotto per certi crediti IVA/accise). Queste strade richiedono assistenza legale specializzata.
- Revoca delle vendite con azioni revocatorie: nel caso in cui il pagamento sia già stato effettuato (ad es. il contribuente ha già versato somme contestate, subendo uno svantaggio), il debitore può far valere vie eccezionali in sede civile (azioni revocatorie ex art. 2901 c.c.) per recuperare somme pagate indebitamente.
In tutte queste opzioni, l’obiettivo è alleggerire il carico fiscale e patrimoniale in eccesso. L’avvocato aiuta a scegliere l’iter più rapido o vantaggioso, orientando verso i requisiti specifici (per il saldo e stralcio serve un ISEE basso, per il concordato serve piano tecnico-finanziario, ecc.) e assicurando che ogni possibilità di definizione non pregiudichi i diritti del debitore.
Errori comuni e consigli pratici
Nella gestione di un accertamento su cost sharing sono frequenti alcuni errori che vanificano la difesa. Evitarli è fondamentale:
- Non resistere fin dall’inizio: attendere passivamente l’accertamento o pagare semplicemente le cartelle è un errore grave. Appena ricevuto l’avviso, è indispensabile rivolgersi a un esperto e valutare subito contenzioso o definizione.
- Documentazione incompleta o confusa: non raccogliere in tempo la documentazione rilevante. Consigliamo di preparare un fascicolo con contratti, lettere, e-mail, verbali che dimostrino i costi e i servizi infragruppo. Anche dati economici (bilanci delle controllanti/controllate) possono dimostrare che la spesa è proporzionata.
- Burocrazia e ripetizione degli errori: pensare che “tanto l’ho già dichiarato” o ignorare le modifiche normative (p.e. nuove guide OCSE sul transfer pricing) rischia di aggravare la posizione. Un approccio proattivo, con consulti periodici, evita di ripetere errori simili in più esercizi.
- Sottovalutare oneri accessori: molti contribuenti dimenticano che interessi e sanzioni coprono somme anche molto superiori all’imposta dovuta. Ad esempio, un debito principale di 10.000€ sanzionato al 30% e con interessi può quasi raddoppiare. Difendersi tempestivamente riduce tempi e costi dell’azione erariale.
- Non usare le tabelle riassuntive e checklist: per orientarsi nelle norme (termini di impugnazione, aliquote sanzioni, tassi di interesse), è utile predisporre riassunti chiari. L’uso di tabelle aiuta a non perdere opportunità (come il termine breve di 60 giorni per ricorso o il termine di imposta decennale).
- Illudersi di risolvere tutto da soli: la complessità del diritto tributario e i rapidi cambiamenti (nuove sentenze o circolari) rendono indispensabile l’assistenza di un professionista. Un avvocato tributarista e un commercialista al vostro fianco valutano il caso con occhio tecnico ed evitano “sorprese” procedurali.
Concreto consiglio operativo: non trascurate nemmeno gli “errori minori” (ritardi formali nella produzione documentale al fisco, irregolarità di trascrizione contratti); in caso di dubbio, date loro un valore difensivo anziché considerarle ininfluenti. Ogni elemento può essere utile in sede giurisdizionale per mostrare la buona fede e il rigore del contribuente.
Tabelle riepilogative
| Aspetto | Norma/Strumento | Annotazioni |
|---|---|---|
| Deduzione costi (inerenza) | Art. 109 c.5 TUIR | Occorre utilità effettiva e coerenza economica, oltre alla documentazione (Cass. 26307/2025) . |
| Onere della prova | Art. 2697 c.c.; Cass. 32436/2018 | Il contribuente deve dimostrare l’esistenza del costo e la sua inerenza . |
| Accertamento (diniego costi) | D.P.R. 600/73 art. 12; D.Lgs. 471/97 | Ufficio può ricostruire i redditi con rettifiche; sanzioni da 30–90% sulle imposte evase (riducibili se buona fede). |
| Ricorso tributario | D.Lgs. 546/92, Lgt. 218/1998 | Termine ordinario per ricorso: 60 giorni dalla notifica di cartella; servizio telematico opzionale. |
| Definizione agevolata | Varie Leggi (es. L. 164/2014, etc.) | Si applica alle cartelle o avvisi d’accertamento; riduzione sanzioni/interessi se aderisce entro i termini previsti. |
| Piano del consumatore (privati) | L. 3/2012 | Riservato a persone fisiche senza P.IVA; consente piano di rientro dei debiti tributari se il giudice lo omologa. |
| Accordo ristrutturazione (aziende) | Art. 182-bis L.Fall.; D.Lgs. 83/2015 | Per debitori che superano crisi; l’accordo (con votazione creditori) può sospendere pignoramenti in corso. |
| Termini principali | – | Ricorso avviso accertamento: 60 giorni dalla notifica; istanza ravvedimento brevi (versamento spontaneo in 90 gg). |
Domande e risposte (FAQ)
- Cos’è un “cost sharing agreement” e quando viene contestato dal Fisco?
Un cost sharing è un contratto infragruppo in cui due o più società si accordano per ripartirsi i costi di un’attività comune (es. sviluppo software, uso di marchi, servizi di direzione aziendale). Se manca un contratto scritto o se le condizioni sono anomale (ad esempio la controllata paga sempre anche se non ottiene benefici concreti), l’Amministrazione può contestare i costi come non inerenti. In sostanza, dubita della reale corrispondenza dei pagamenti ai servizi ricevuti.
Fonte: Principi generali di deducibilità (art. 109 TUIR) e Cass. 32436/2018 . - Quali sono i requisiti per far valere i costi in cost sharing?
Bisogna provare: (1) esistenza effettiva del contratto di cost sharing; (2) inerenza dei servizi, ossia che fossero funzionali all’attività; (3) coerenza economica e congruità del costo (cioè proporzionato ai ricavi o allo scopo). È fondamentale mostrare le attività svolte, le risorse impiegate e i risultati ottenuti.
Fonte: Cass. 26307/2025 (contratto e fatture non bastano: va dimostrata l’utilità economica del servizio). - Il Fisco mi contesta i costi di cost sharing: posso ridurre le sanzioni?
Sì, se era un dubbio ragionevole, si può chiedere l’eliminazione o la riduzione delle sanzioni. Ad esempio, si applica una riduzione automatica al 3-15% con ravvedimento operoso (L. 413/1991) se si paga spontaneamente prima del controllo. In giudizio, si può invocare buona fede o complessità normativa per abbassare la sanzione al 30% (minimo). L’Avv. Monardo saprà sollevare queste censure con memoria difensiva.
Nota: Le sanzioni ordinarie per infedele dichiarazione vanno dal 30% al 90% del tributo evaso (art. 5, D.Lgs. 472/1997). - Cosa succede se il contratto è scritto ma il Fisco lo ritiene “inidoneo”?
Se il cost sharing è documentato ma il Fisco non ritiene soddisfatte le condizioni economiche, la difesa dovrà evidenziare ogni elemento integrativo: perizie, report di revisori, testimoni qualificati (manager coinvolti), prospetti costi/benefici. A volte si riesce a ottenere un accertamento con adesione dimostrando al Fisco che anche il metodo di ripartizione adottato era conforme alla prassi di settore.
Esempio: Cass. 7109/2022 – si è vinto il ricorso dimostrando che il contratto prevede anche la condivisione dei rischi, segno che il fatto stesso di partecipare alle spese era giustificato dai benefici comuni. - Quale documentazione serve per provare l’inerenza dei costi?
Contratto di cost sharing, fatture con dettagli del servizio, eventuali verbali di assemblea che approvano l’accordo, relazioni di consulenti o revisori esterni che descrivono l’attività svolta, dati di bilancio delle società estere. Anche e-mail o lettere di incarico possono dimostrare la natura del servizio. In generale servono prove circostanziate delle attività svolte per l’azienda italiana e del vantaggio potenziale acquisito.
Riferimento: Onere della prova a carico del contribuente, come spiegato dalla Cassazione . - Chi deve dimostrare la congruità del costo?
Secondo Cassazione e normativa, il contribuente deve dimostrare la congruità del costo e la sua inerenza . Il Fisco può contestare, ma in giudizio l’onere principale spetta a chi dichiara il costo. Spetta quindi a te fornire studi di comparabilità, business plan o altri dati che rendano ragione del prezzo sostenuto. - Quali sono i termini di ricorso?
Per l’avviso di accertamento inizia normalmente un contenzioso tributario: la commissione tributaria provinciale solitamente ha una term dell’impugnazione di 60 giorni dalla notifica (o 90 giorni se per via telematica). Se invece l’avviso si conclude con una cartella esattoriale o un ruolo, vale il termine di 60 giorni per l’opposizione (oppure 30 giorni se si opta per il reclamo-mediazione). Conviene non aspettare scadenze ravvicinate: l’Avv. Monardo ricorderà ogni termine cruciale. - Posso sospendere il pagamento dell’accertamento?
In generale no, l’avviso di accertamento non sospende automaticamente l’obbligo di pagamento. Si può però chiedere un provvedimento cautelare alla Commissione Tributaria (art. 47 D.Lgs. 546/92) depositando una garanzia, oppure bloccare l’esecuzione mediante istanza di sospensione all’Agenzia delle Entrate Riscossione (ex Equitalia). Queste misure vanno valutate rapidamente, perché la sospensione si ottiene solo con motivazioni forti (ad es. gravissimo pregiudizio economico). - Esistono rateizzazioni del debito fiscale?
Sì, sia in sede amministrativa sia in via giudiziaria è possibile chiedere la rateizzazione del debito tributario definito o iscritto a ruolo. Fino a 72 rate mensili per importi elevati, a seconda della legge di bilancio vigente. Tuttavia non esonera dalle sanzioni, semplicemente le diluisce nel tempo. L’assistenza di consulenti fiscali del team di Monardo consente di predisporre la richiesta in modo corretto (incluso piano di rientro aziendale). - Quando conviene l’accertamento con adesione?
Quando la posizione non è eclatantemente vincente o i documenti mancanti rendono rischioso un ricorso pieno. L’accertamento con adesione permette di chiudere la vertenza con accordo su base conciliativa, tipicamente entro il doppio della maggiore imposta contestata, riducendo sanzioni (fino al 50%) e interessi . Conviene se la documentazione è buona ma incompleta; Monardo e il suo staff negozieranno con l’Agenzia le condizioni più favorevoli. - Che ruolo ha l’avvocato in queste situazioni?
L’avvocato tributarista fornisce assistenza strategica: analizza l’atto, raccoglie le prove, presenta ricorsi e memorie, interloquisce con l’Agenzia delle Entrate e l’AdER. Nel caso di Monardo, la competenza in Cassazione garantisce anche la strategia di lungo periodo (es. valutare ricorsi in Cassazione se passa il merito di merito), oltre al coordinamento con commercialisti per aspetti contabili. - Come posso contattare l’Avv. Monardo e il suo team?
Gli interessati possono compilare il form di contatto sul sito professionale dell’Avv. Monardo o telefonare allo studio. Una consulenza preliminare permette di valutare subito punti di forza e criticità. Grazie alla sua esperienza, l’Avv. Monardo può intervenire rapidamente in tutta Italia. - Quali sono i costi di difesa?
Dipendono dalla complessità del caso e dai servizi richiesti (ricorso, assistenza in contraddittorio, consulenze esterne). Normalmente si concorda un compenso professionale con parcella a forfait più eventuali spese vive. Il vantaggio di un preventivo chiaro è evitare cattive sorprese: il costo di un avvocato esperto spesso si ammortizza con il risparmio di sanzioni e imposte evitate. - Quali errori NON fare mai?
- Non ignorare l’avviso di accertamento (lo si farebbe sanare con una cartella).
- Non firmare soluzioni non condivise (come transazioni invise).
- Non perdere i termini per il ricorso.
- Non sottovalutare la raccolta di prove aggiuntive dopo l’inizio del contenzioso.
- Cosa posso fare se ho già pagato somme contestate?
Se hai versato l’imposta senza contestare, potresti avere diritto al rimborso (se la pretesa era ingiusta) o potresti far valere, in sede civile, l’azione revocatoria fallimentare/ordinaria (art. 2901 c.c.) se il tuo pagamento ha danneggiato altri creditori. In pratica potresti chiedere che vengano resi inutili i pagamenti fatti illegittimamente, fatti valere tramite un legale che promuova il recupero delle somme. - Cosa cambia se ho un affare con l’estero?
Se la controparte del cost sharing è in un paese UE o extracomunitario, vanno considerate anche le normative internazionali. La mancata ritenuta alla fonte sulle royalties (se qualificate così) può portare a sanzioni aggiuntive. Importante è valutare se si applica una convenzione contro le doppie imposizioni (e quindi se il pagamento va considerato reddito da capitale o costo per servizi) . L’avvocato verificherà se residui esonero di ritenuta o se sono invece dovute imposte estere. - Che documenti raccogliere entro oggi?
Procurati: copia del contratto di cost sharing (anche bozza o accordo collegiale), tutte le fatture ricevute e emesse, relazioni interne di progetto, bilanci delle società coinvolte, note spese se pertinenti. Se possibile, testimonianze scritte di dirigenti che confermino i servizi ottenuti. Anche ricevute di bonifici tracciabili sono utili per dimostrare spese effettive. Una documentazione solida fa la differenza in sede di ricorso.
Simulazioni pratiche e numeriche
- Esempio 1 (servizi non documentati):
Una S.r.l. italiana è stata accertata su 50.000€ di costi di consulenza estera non documentati. Imposta IRES (24%) e IRAP (4,82%) contestata= 24.910€. A questa base si aggiungono sanzioni (minimo 30% sulla maggior imposta, ~7.473€) e interessi (ad es. 6% annuo, in 2 anni ~2.490€). Totale = ~34.873€. Se il contribuente prova solo il contratto generico, rischia di dover pagare tutto. In caso di ricorso, l’Avv. Monardo potrebbe far rilevare l’incompletezza delle motivazioni, chiedendo l’azzeramento delle sanzioni o una riduzione (es. al 15%, dimezzando il supplementare di 5.921€). Anche un’adesione con riduzione del 20% sulle imposte avrebbe abbattuto di 4.982€ la richiesta, limitando le spese legali necessarie. - Esempio 2 (accordo scritto contestato):
Due società del gruppo pagano 100.000€ in cost sharing per ricerca. Il Fisco contesta metà (50k), ritenendo inammissibile il costo. L’imposta risultante è di 12.410€ (IRES+IRAP su 50k) e la sanzione minima del 30% (3.723€), più interessi. Con sforzi legali il contribuente prova che le attività sono effettivamente svolte: se vince in giudizio risparmia ~16k. In alternativa, con adesione paga 50k*25% (imposta ridotta = 12.410€) + sanzione dimezzata (1.861€) = ~14.271€. L’aiuto dell’avvocato consiste nel calcolare subito i risparmi e consigliare la strada meno onerosa (giudizio vs accordo). - Esempio 3 (definizione agevolata):
Un professionista con ISEE basso aderisce al saldo e stralcio per 20.000€ di debito iscritto a ruolo per accertamento di cost sharing. Vengono stralciate sanzioni e interessi (tot. 8.000€ risparmiati), dovendo pagare in unica soluzione solo i 20.000€. Se fosse ricorso in altro modo avrebbe probabilmente dovuto versare l’intero ammontare più extra. Questa definizione agevolata scadeva il 30/11/2023; l’Avv. Monardo tiene i clienti aggiornati sui termini di adesione a tali misure.
Sentenze recenti di riferimento
- Corte di Cassazione, Sez. V, sentenza n. 26307/2025 (29/09/2025) – Principio: per i costi infragruppo «non è sufficiente attestare l’esistenza formale del contratto e dell’operazione», ma occorre provare l’effettiva utilità economica dei servizi .
- Corte di Cassazione, Sez. V, ordinanza n. 6101/2024 (06/03/2024) – Affronta onere della prova su costi infragruppo (Corte ha ribadito onere contributivo di dimostrare inerenza di servizi con accordi infragruppo).
- Corte di Cassazione, Sez. V, ordinanza n. 7109/2022 (03/03/2022) – Ha stabilito che un precedente accertamento con adesione definitivo su costi infragruppo vincola i giudici successivi (e che l’interpretazione contrattuale dev’essere complessiva, valutando rischi e benefici) .
- Corte di Cassazione, Sez. V, sentenza n. 32436/2018 (14/12/2018) – Affermato il principio che «spetta al contribuente l’onere della prova dell’esistenza, dell’inerenza e della coerenza economica dei costi deducibili» .
- [Tra le pronunce più recenti cfr. anche Cass. n. 8010/2024, Cass. n. 6584/2024, Cass. n. 6100/2024.]
Conclusione
L’accertamento fiscale su costi infragruppo non documentati può generare debiti e sanzioni pesanti, ma la tutela legale del contribuente è forte se agito tempestivamente. Abbiamo visto che le difese ruotano attorno a un’analisi precisa del contratto di cost sharing e a prove dettagliate della reale attività e utilità dei servizi infragruppo. Anche le soluzioni alternative – dalla rateizzazione alle definizioni agevolate, fino agli strumenti di composizione della crisi – possono offrire valide strade per limitare l’impatto economico. L’intervento dell’Avv. Giuseppe Angelo Monardo e del suo staff multidisciplinare garantisce assistenza professionale a 360°: dalla consulenza preventiva alla difesa in giudizio, fino alla negoziazione di accordi favorevoli.
Agire in fretta è essenziale: se l’Amministrazione procede con fermi amministrativi o ipoteche, solo un intervento legale immediato può bloccare l’esecuzione. L’Avv. Monardo, forte della sua esperienza in Cassazione e delle competenze di gestione della crisi, è pronto a valutare la tua situazione.
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