L’accertamento fiscale sulle spese di formazione verte quasi sempre su due profili: l’inerenza dei costi (ossia la loro correlazione con l’attività esercitata) e la reale esistenza/documentazione delle spese dichiarate . In pratica, il Fisco può sostenere che un corso sia estraneo (o marginale) al core business e dunque indeducibile, oppure che la formazione «in realtà non sia mai avvenuta» (per esempio è stata documentata con fatture false o irregolari) . Un esempio tipico: un’impresa edile che deduce spese per un corso di yoga aziendale senza alcun legame con l’attività, o un libero professionista che scarica un master in marketing non inerente alla propria professione. L’ufficio, in tali casi, contesta la deducibilità (e talvolta la stessa esistenza) dei costi sostenuti .
D’altra parte, le spese di formazione – come corsi di aggiornamento, master, convegni e percorsi formativi – rappresentano investimenti comuni per professionisti, imprenditori e dipendenti, finalizzati a migliorare competenze tecniche e professionali . Possono comprendere, ad esempio, corsi obbligatori (ad es. sicurezza sul lavoro, GDPR), master universitari, seminari, workshop aziendali, training on the job e riqualificazione del personale . In un’impresa o studio moderno queste spese sono spesso necessarie per restare competitivi e aggiornati . L’articolo si concentra sui casi in cui tali costi non sono adeguatamente documentati (ad es. manca la fattura o il corso non è attestato da documenti formali) e l’Amministrazione finanziaria ne contesta la deducibilità. Vedremo le norme applicabili, le sentenze più recenti della Cassazione e delle Commissioni tributarie, nonché strategie difensive pratiche dal punto di vista del contribuente (professionista, imprenditore o società).
Riassumendo: il Fisco contesta le spese di formazione quasi sempre per (1) difetto di inerenza (il corso non è collegato all’attività) o (2) irregolarità/esistenza inesistente (fatture false, spese fittizie, documenti non validi) . A ciò si aggiunge che la normativa fiscale richiede sempre adeguata documentazione (fatture, ricevute intestate, registri, attestati) per riconoscere i costi . Se mancano gli elementi probatori, l’onere di dimostrare tutto spetta al contribuente .
Quadro normativo di riferimento
Iniziamo dal regime fiscale delle spese di formazione in Italia, distinguendo professionisti (reddito di lavoro autonomo) da imprese (reddito di impresa). Le norme principali sono:
- Art. 54 TUIR, comma 5 (lavoro autonomo). Prima della Legge 81/2017 era il riferimento per i professionisti, con deducibilità al 50% entro certi limiti. Dal 2017 l’art.54 c.5 è stato riscritto dalla L.81/2017 art.9 . Oggi il professionista può dedurre integralmente entro un plafond di €10.000 annui tutte le spese sostenute per master, corsi di formazione o aggiornamento professionale, convegni e congressi (comprendendo anche viaggio e soggiorno) . Oltre tale soglia la parte in eccesso non è deducibile. In ogni caso vale il principio generale dell’inerenza: il corso deve attinere alla professione esercitata (un meccanico non deduce il corso di pediatria, ad es.).
- Art. 100 TUIR (imprese). Per le società e ditte individuali il TUIR prevede che le spese sostenute per l’istruzione/formazione della generalità dei dipendenti volontariamente sostenute per scopi di istruzione ed educazione siano deducibili nel limite complessivo del 5‰ del costo del lavoro dipendente dichiarato . In pratica, se un’azienda organizza corsi di formazione (non obbligatori) per il proprio personale, potrà dedurre solo 0,5% dei costi complessivi del personale (fermo restando che alcune spese obbligatorie per legge – es. sicurezza – sono invece sempre deducibili integralmente). Non ci sono invece tetti quantitativi annuali specifici: l’azienda può teoricamente sostenere corsi anche molto costosi, purché rispetti i suddetti requisiti (inerenza e limite del 5 per mille per i corsi non obbligatori). Le spese obbligatorie per legge (ad es. formazione sicurezza, antincendio, privacy) sono infatti di norma deducibili integralmente come costi inevitabili per produrre reddito .
- Art. 109 TUIR. In generale la legge distingue i costi “deducibili” di impresa/professione (art.100 e segg. DPR 917/1986) da quelli indeducibili (art. 109 c.5, es. multe, sanzioni). In base a art. 109 TUIR sono deducibili i costi necessari a produrre il reddito; poiché i corsi obbligatori sono imposti dalla legge, essi rientrano nella deduzione dei costi di cui al c.1(lett. a) di quell’articolo .
- Art. 2729 c.c. (onere della prova). In contenzioso tributario vale il principio comune del codice civile: chi asserisce un fatto ha l’onere di provarlo. Quindi il contribuente che deduce un costo deve dimostrare (con prove documentali o altri elementi) la reale sussistenza del costo stesso. Se l’Ufficio sostiene che la spesa è fittizia, spetta al contribuente fornire elementi contrari (esibizione di fatture, contratto, testimonianze, ecc.) .
- Legge 212/2000 – Statuto del Contribuente. Disposizioni generali (art.1-12) che garantiscono il diritto alla difesa del contribuente. In particolare, l’art.7 stabilisce l’onere della prova – l’amministrazione deve fornire un «presunzione fondata» di falsità per inficiare le dichiarazioni, prima di richiedere controdeduzione al contribuente. Tuttavia, nel pratico delle spese di formazione contestate spesso il contribuente deve comunque contraddire i sospetti dell’Ufficio.
- Normativa penale (D.Lgs. 74/2000). Se emerge una frode con fatture false, può configurarsi il reato di “dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture per operazioni inesistenti” (art. 2 D.Lgs.74/2000), punito con anni di reclusione. In questo contesto, infatti, l’Agenzia tributaria in caso di persistenza degli elementi indiziari potrebbe inoltrare gli atti alla Procura. Le sanzioni “astratte” (massime) sono molto severe (fino a 8 anni), ma nella realtà spesso si valuta l’ipotesi di patteggiamento o l’eventuale ravvedimento.
Deducibilità delle spese di formazione: regole generali
Professionisti (liberi professionisti, partite IVA). Grazie alla L.81/2017 (c.d. “Jobs Act autonomi”) l’art.54 comma 5 TUIR prevede oggi che i professionisti possano scaricare integralmente le spese di iscrizione a master e corsi di formazione/aggiornamento nonché convegni e congressi, entro un limite di 10.000 euro annui . Nel calcolo del tetto rientrano anche costi di viaggio e soggiorno relativi ai corsi. Fino al 2016 la deducibilità era ridotta al 50% e con ulteriori vincoli (ad es. alimenti/bevande al 75%, e comunque in parte tassata come fringe benefit) . Oggi invece, entro 10.000€ si applica un’aliquota del 100%. Al di sopra di questo importo eccedente, la parte viene irrimediabilmente scartata dalla deduzione. Importante: anche per i professionisti si applica sempre il criterio dell’inerenza. Ad esempio, un commercialista può dedurre corsi di aggiornamento contabile, ma difficilmente potrà far valere come inerente un master in psicologia aziendale (se non legato alla sua attività). In ogni caso le fatture o i documenti fiscali relativi al corso devono essere intestati al professionista o al suo studio, altrimenti la deducibilità decade.
Imprese (ditte individuali, SRL, società di capitali, ecc.). Le spese di formazione erogate a dipendenti o collaboratori sono in linea di principio deducibili come costi di impresa, a condizione che siano inerenti all’attività. Non esistono tetti annui per complessivi (a differenza dei professionisti), ma vige il limite del 5‰ del costo del lavoro dipendente per i corsi volontari ai sensi dell’art.100 TUIR . Ciò significa che se una società spende in formazione più di tale soglia, la parte eccedente è indeducibile (salvo se i corsi sono obbligatori per legge, nel qual caso sono considerati costi necessari e superano la limitazione). Inoltre, i corsi erogati dalla stessa impresa per propri finalità di educazione sono in ogni caso sottoposti a limiti di deduzione del 5 per mille. Ad esempio, un piano formativo aziendale interno deve rispettare questo vincolo. In pratica, nel disegno di legge attuativo è stato riscontrato che le spese di formazione per i dipendenti (non obbligatorie) sono soggette al richiamato tetto del 5‰.
Registro contabile e prova documentale. Per qualunque categoria di contribuente vale sempre l’obbligo di conservare fatture e ricevute regolari intestate (o cartelle esattoriali per i liberi professionisti) che attestino esattamente il costo sostenuto. Anche se i corsi sono interni o svolti dall’azienda stessa, devono esistere documenti (ordini, contratti, elenchi di partecipanti con firma, attestati). Queste formalità servono sia per la deduzione ai fini IRES/IRPEF, sia per legittimare eventuali detrazioni IVA (che non è il caso trattato qui, ma occorre comunque che ci sia fattura). In assenza di documenti formali il costo rischia di essere considerato indeducibile tout court. Ad es. l’art. 1 del DPR 600/1973 esige che i costi siano anteriormente e puntualmente documentati per essere dedotti .
Contenzioso tributario: contestazioni tipiche e onere della prova
Quando il Fisco decide di verificare i libri e i dati del contribuente, le spese di formazione “senza documenti” diventano un obiettivo di accertamento. In genere l’iter è il seguente:
- Verifica fiscale o indagine: gli agenti (o Guardia di Finanza) possono riscontrare anomalie (es. importi elevati attribuiti a “servizi di formazione” ma senza fatture di evidenza), oppure decidere di approfondire in seguito a dati ESTERNI (segnalazioni, controlli incrociati, segnalazioni di ex-allievi, ecc.). Possono ispezionare la sede o richiedere all’imprenditore chiarimenti orali e scritti.
- Processo verbale di constatazione (PVC): se emergono dubbi, viene redatto un PVC con le contestazioni preliminari: ad es. «Spesa per formazione non inerente/discriminante» o «mancanza di documentazione fiscale». Spesso si chiede di integrare la documentazione (es. fatture, registri di presenza, contratti con enti formativi).
- Contraddittorio e integrazione: entro 60 giorni dal PVC il contribuente può presentare memorie o integrazioni documentali. Un buon avvocato/coordinatore fiscale aiuta a predisporre risposte esaustive con prove alternative (ricevute bancarie, fatture intestate a “coniugi/altre imprese” se lecite, contratti firmati, ecc.). È utile chiedere, se non già fatto, il Contraddittorio preventivo su base formale ex art. 5 DLgs 218/1997 (art. 31 DPR 600/73), che obbliga l’Ufficio a giustificare bene i rilievi.
- Avviso di accertamento: se il problema non si risolve, si passa alla notifica di un avviso di accertamento (versamento contestato). Qui scattano i termini per ricorso tributario (90 gg se imposte dirette, 60 gg IVA/IRAP, ex art. 24 DPR 600/73). A questo punto è decisivo costruire l’impugnazione con perizie e testimonianze.
In questa fase l’onere della prova è cruciale. In linea generale, il contribuente che deduce un costo grava di provare la sua fondatezza e connessione all’attività . La Cassazione (sez. Lavvocato) ha ribadito che spetta sempre al contribuente dimostrare l’esistenza e l’inerenza dei costi sostenuti . Non è sufficiente esibire contabilità tenuta dal contribuente: deve esserci documentazione che indichi l’importo, la natura e la coerenza economica della spesa . In pratica, se l’Ufficio ha gravi indizi (ad es. dichiarazioni di dipendenti che negano un corso, evidenze di fornitori fantasma, anomalie nei libri) la prova cade sulle spalle del contribuente: deve dimostrare (anche con mezzi di prova extra-contabili) che la formazione è effettivamente avvenuta.
Casi di spese “fittizie” e documentazione extrapp. Se il Fisco sospetta operazioni inesistenti, può agire come in un tipico accertamento per false fatture (DLgs 74/2000). Ad es., in un famoso caso di Cassazione (2018) relativo a procedure concorsuali, i giudici hanno lasciato intendere che se i costi di formazione “obbligatori per legge” erano chiaramente dovuti, la loro deducibilità doveva essere accolta . Tuttavia, nelle contestazioni ordinarie il contribuente viene spesso sfilato su aspetti tecnici: per esempio, Cassazione 2024 (ord. 24725) ha stabilito che nel recupero di ricavi non dichiarati non è sufficiente mostrare appunti o schede interne: devono esserci documenti dettagliati . Analogamente, per i rimborsi spese (non il caso specifico dei corsi, ma concettualmente simile), la Cassazione delinea che soltanto con documentazione analitica si ottiene lo sgravio fiscale; in mancanza, scatterebbe la tassazione .
Sintesi: cosa deve fare il contribuente. In un contenzioso, dopo che l’Ufficio produce i suoi rilievi, spetta al contribuente produrre ogni prova documentale e testimoniale possibile. Ad esempio: estratti conto bancari che mostrino pagamenti al centro di formazione, attestati di partecipazione al corso con firma, elenchi dei dipendenti presenti, programmi del corso, comunicazioni interne aziendali sul piano formativo, curriculum/qualifica dei docenti, contratto con l’ente erogatore, e così via. In mancanza di fatture, vanno allegati anche bonifici (o fatture di prestiti di servizi per i quali si sostenevano i costi di formazione) e dichiarazioni giurate di coloro che hanno frequentato. È cruciale costruire una “narrazione probatoria” che contrasti gli indizi del Fisco. Se non si trovano prove dirette, anche elementi indiretti (es. fatture generiche emesse dallo stesso ente per altri corsi) possono supportare la credibilità della spesa.
Strategie difensive e prassi consigliate
Di seguito alcuni suggerimenti pratici dal punto di vista del contribuente/debitore (privato, professionista o azienda), operatore del diritto tributario:
- Controllo dei documenti. Prima di tutto, ricostruite analiticamente la spesa: data del corso, titoli e materie, numero di partecipanti, pagamenti effettuati e modalità. Raccolta DUCUMENTI: anche una semplice ricevuta bancaria senza fattura può essere valorizzata, specie se accompagnata da ordini/contratti o lettere circolari dell’azienda (es. piano formativo annuale). Conservate attestati di frequenza o partecipazione, e ogni comunicazione all’AdE inviata per crediti di imposta (ad es. Formazione 4.0). Una buona prassi è chiedere all’ente formatore fatture duplicate o estratti conto intestati. Se l’ente era una società poi fallita, cercate contatti con gli ex-docenti o ex-dipendenti che possano confermare l’operazione.
- Interlocuzione con l’Ufficio. È fondamentale rispondere sollecitamente a questionari e richieste di chiarimenti del Fisco. Se arriva un “invito a dedurre” o un questionario, preavvisare subito il proprio consulente legale/fiscale per predisporre una risposta coordinata, evitando omissioni. In contraddittorio preventivo (art.31 DPR 600/1973) i termini sono in genere stretti; una memoria dettagliata con allegati può far desistere l’Ufficio dal proseguire. Ci si può avvalere anche di periti tecnici (ad es. un commercialista con incarico di consulente) che confermino la legittimità dell’operazione.
- Accertamento con adesione e mediazione. Se gli importi contestati sono elevati, valutate la definizione (art.6 DLgs 218/97) o conciliazione. Con l’avvocato potete calcolare l’incidenza delle sanzioni (in genere, l’iva non detratta + sanzioni ampie) e fare un’offerta. L’adesione e la conciliazione stragiudiziale possono farvi risparmiare le aggravanti penali se il caso approda al penale, rendendo più fluida la trattativa.
- Impugnazione giudiziale. Se si riceve l’avviso di accertamento, entro i termini stabiliti va proposto ricorso alla Commissione Tributaria Provinciale (CTP), illustrando i motivi di fatto e diritto (assenza dei presupposti di indeducibilità e, comunque, errori dell’accertamento). Un avvocato tributario esperto predispone un memoriale tecnico-giuridico, inserendo massime di Cassazione e di Commissioni tributarie che sottolineino i principi di prova. Alcuni spunti di linea giurisprudenziale da citare:
- Cassazione sez. lavoro, ord. n.26434/2025: conferma che l’onere di provare esistenza e inerenza del costo è in capo al contribuente. In assenza di documentazione adeguata, è legittimo per il giudice negare la deducibilità di un costo sproporzionato rispetto al reddito o all’oggetto sociale .
- Cass. n.6265/2018: anche se riguardava un fallimento, ha ribadito che per i costi obbligatori per legge (formazione del personale imposta dalla normativa) non esiste dubbio sulla deducibilità: essi sono da considerare integralmente deducibili (seppur soggetti al limite del 5‰ in caso di formazione volontaria) . In altri termini, un corso di formazione richiesto da leggi vigenti (es. sicurezza sul lavoro) viene considerato automaticamente inerente e necessario.
- Statuto del contribuente (art. 7 DLgs 546/92): l’Agenzia deve motivare l’atto impositivo e indicare gli elementi di fatto sui quali basa l’accertamento. In sua difesa è bene replicare con tabelle e grafici che ricostruiscano la correlazione fra corso e attività (ad esempio, curriculum del docente vicino alla disciplina dell’azienda).
- Cass. civ. sez.V (Cass. 16597/2021): in tema di costi di lavoro, indica che tocca al contribuente provare di aver effettivamente sostenuto il costo portato in deduzione (non basta la registrazione contabile) .
- Tutela penale. Se la verifica ha elementi di possibile frode, non bisogna ignorare la sezione di polizia tributaria. Se avete dubbi che l’accusa possa arrivare al penale, è importante fare ravvedimento operoso (dichiarazione integrativa spontanea) il prima possibile, versando tasse e sanzioni minori, per alleggerire la posizione. In tribunale tributario potete contestare la volontarietà (ad es. “abbiamo agito in buona fede, c’era stata un’errata interpretazione”, chiedendo la riduzione delle sanzioni amministrative) – ma in caso di frode conclamata potrebbe essere il giudice penale a valutare la responsabilità penale.
Domande e Risposte (FAQ)
D: Le spese di formazione sono deducibili? Con quali limiti?
R: Sì, sono generalmente deducibili a condizione di inerenza e di documentazione adeguata. Per i professionisti, la normativa attuale consente la deduzione al 100% fino a 10.000€ annui (cfr. art.54 c.5, introdotto da L.81/2017) ; per i corsi e master oltre tale cifra, la parte eccedente è indeducibile. Per le imprese, i costi di formazione del personale sono deducibili integralmente, entro i limiti “ordinari” (cioè nel rispetto del principio di competenza economica e dell’inerenza), ma valgono regole particolari: i corsi volontari rientrano negli “oneri di utilità sociale” (art.100 TUIR) e seguono il tetto del 5‰ del monte salari ; i corsi obbligatori (per legge) sono deducibili al 100% come costi necessari. Vale sempre l’art.109 TUIR che consente deduzione per spese necessarie a produrre reddito.
D: Cosa succede se non ho la fattura o la ricevuta intestata per il corso di formazione?
R: In mancanza della documentazione formale il costo è a forte rischio di essere escluso dalla deduzione. Può essere rigettata la deducibilità sia per carenza di prova dell’esistenza del corso sia per presunta irrealtà dell’operazione . In pratica, il contribuente dovrà trovare prove alternative (bonifici, contratti, scritture interne, testimonianze). Se anche questi mancano o sono generici, l’accertamento si qualifica come indeducibilità per “difetto di prova” .
D: Che documenti conservare per difendere i costi di formazione?
R: Conservare sempre fatture o ricevute corrette (intestate all’azienda o professionista), con descrizione del corso. Tenere anche: programmi dettagliati, elenchi dei partecipanti con firma, attestati di frequenza, ordini/contratti stipulati con enti formativi, pagamenti (mandati di bonifico). Se non esiste fattura, almeno il bonifico con causale inequivocabile (e magari una lettera dell’azienda che spiega lo svolgimento). In mancanza di documenti tradizionali, si può provare anche con testimoni (es. dichiarazioni giurate dei formatori o degli stessi lavoratori). Ogni elemento va annotato e raccolto in un fascicolo probatorio che l’avvocato allega in giudizio.
D: Il mio commercialista/scuola di formazione era una società fallita o inesistente. Cosa fare?
R: Questo scenario è molto delicato, perché la Cassazione presume che le fatture emesse da un soggetto inesistente siano false (operazioni inesistenti). Occorre allora dimostrare in modo molto documentato che il corso era vero e che il presunto fallimento non ha invalidato il servizio. Ad esempio, procurandosi contratti originali, dichiarazioni di dipendenti che hanno partecipato e materiali del corso consegnati ai partecipanti. In ogni caso, la prudenza richiede di far verificare subito la posizione da un avvocato: se emergono elementi di reato (art. 2 D.Lgs 74/2000), potrebbe essere opportuno proporre immediatamente un’interpello difensivo o un ravvedimento (versando tasse e sanzioni ridotte), per evitare l’apertura di un procedimento penale.
D: Se il Fisco contesta i costi di formazione, come si valuta la sanzione?
R: Se i costi vengono riqualificati come indeducibili in dichiarazione, scatteranno tasse + interessi + sanzioni amministrative, in genere la sanzione da omessa o infedele dichiarazione (30%-90% dell’imposta evasa a seconda dei casi). Se l’accertamento si basa su presunzione di operazioni inesistenti (frode), può scattare l’aggravante di “frode”, che porta la sanzione al massimo (sino al 240%) . Se il caso approda al penale, invece le pene astratte sono molto più gravi (anni di reclusione), come si è visto. In ogni caso, una difesa ben condotta può far cadere la contestazione o ridurre gli importi (ad es. facendo valere che era un errore di interpretazione, applicando gli sconti del ravvedimento operoso e del rito abbreviato).
Tabelle riepilogative
Tabella 1 – Deducibilità delle spese di formazione per categoria di contribuente
| Categoria contribuente | Riferimenti normativi | Trattamento fiscale | Note / Limiti |
|---|---|---|---|
| Professionista / Libero professionista | TUIR art.54 c.5 (come modificato da L.81/2017) | Deduzione al 100% fino a €10.000 annui per master, corsi di formazione/aggiornamento, convegni (compresi viaggio/soggiorno) | Oltre €10.000: parte eccedente non deducibile. Fino al 2016, deducibilità al 50% con altri limiti . |
| Impresa individuale / SRL / Spa (IRPEF-IRES) | TUIR art.100 (oneri utilità sociale) | Spese di formazione del personale deducibili come costo d’impresa, entro i limiti di cui all’art.100 (5‰ del costo del lavoro) | I corsi obbligatori per legge (es. sicurezza) sono considerati costi necessari e deducibili al 100%. I corsi volontari sottostanno al limite del 5 per mille. Inerenza richiesta. |
| Ente non profit / Altri soggetti forfetari | Norme specifiche (vary by case) | Varia a seconda del regime fiscale (IRAP, forfettario, ecc.) | Nel regime forfettario non si deducono i costi di formazione. Gli enti non profit seguono regole analoghe alle imprese commerciali, fatte salve particolarità. |
Tabella 2 – Fasi del contenzioso fiscale e ruolo del contribuente
| Fase | Azione del contribuente (con avvocato) | Azioni dell’Ufficio | Elementi chiave di difesa |
|---|---|---|---|
| 1. Controllo fiscale / verifiche | Fornire dati contabili, documenti e spiegazioni richiesti (preventivi) | Accertamento preliminare, PVC di constatazione | Preparare fin dall’inizio un fascicolo prove (fatture, programmi dei corsi, contratti) . |
| 2. Contraddittorio preventivo | Partecipare agli incontri, inviare memorie e integrazioni | Chiede chiarimenti, valuta documenti forniti | Difendere l’inerenza spiegando le finalità professionali del corso e mostrando testimonianze o attestati. |
| 3. Avviso di accertamento | Impugnare l’atto con ricorso tributario (entrare giudizio) con giuste motivazioni | Notifica accertamento; inizia il computo delle sanzioni | Allegare prova documentale ed extraprocessuale, citare giurisprudenza rilevante ; richiedere istruttorie integrative. |
| 4. Commissione Tributaria | Udire la CT, produrre memorie difensive e testimonianze, sostenere comparizioni | Difende l’atto davanti a giudici tributari regionali e poi supremi | Puntare su mancanza di prove certe dell’Ufficio (art.2729 c.c.), e sulle riserve giurisprudenziali (es.: Cass. 26434/2025 sulla prova a carico del contribuente) . |
Tabella 3 – Possibili motivi di ricorso e contro-motivazioni del contribuente
| Accertamento contestato | Richiesta/Argomentazione Ufficio | Risposta/Prove del contribuente |
|---|---|---|
| Costo non inerente | Il corso non è collegato all’attività (indeducibile). | Fornisco curriculum/certificati: spiego come il corso aiuta l’attività (e.g. corso tecnico per impiegato tecnico). Cito docenze, statuto aziendale, testimonianze. |
| Costo documentato solo parzialmente | Fattura mancante o incompleta, richiede prova addizionale. | Allego bonifico, contratto, e/o dichiarazioni dell’ente formatore che confermano la prestazione, insieme a programmi e ricevute. |
| Corso mai erogato (fittizio) | Sospetto di “corsi fantasma”; eventuale notizia di reato (art.2 DLgs74/00). | Dimostro di aver sostenuto la spesa: pagamenti bancari, registri di presenza, perizia di professionista/CTU, dichiarazioni dei partecipanti. |
| Superamento plafond/procedure 5‰ | Azienda: ammontare oltre 5‰; Professionista: oltre 10k | Ammissibile solo l’importo legittimamente deducibile; se contestano eccesso, calcolo corretto e chiedo annullamento della parte irrilevante. |
Simulazioni pratiche
Caso 1 – Professionista con master non fatturato: Mario, dottore commercialista, ha frequentato un master di 7.000€ nel 2023 sostenendone direttamente le spese (bonifico all’università). Nella dichiarazione 2023 aveva incluso 7.000€ come spesa di formazione (entro i 10k ammessi). Nel 2024 l’Agenzia avvia un controllo: non risulta fattura intestata, solo quietanza di pagamento. In sede di verifica Mario, con l’avvocato, fornisce il contratto di iscrizione, l’attestato di frequenza e un estratto conto bancario con causale “master contabilità”. Il Fisco nega la deduzione per mancanza di fattura. All’ufficio contesta l’eccessivo esborso, lo ritiene indeducibile. In giudizio, l’avvocato di Mario espone che il master è inerente alla professione (certificati Univ.) e presenta la documentazione raccolta. Cita la legge 81/2017 e chiede di ammettere il costo per intero, evidenziando l’art.54 TUIR aggiornato e la norma sul limite di 10.000€. Se il tribunale dà ragione al contribuente (ad es. perché le prove alternative sono convincenti), Mario potrà dedurre i 7k. Se invece fosse risultata una fattura falsa o un ente fittizio, si configurerebbe reato; però in questo scenario la prova alternativa è riuscita, quindi vince la linea difensiva.
Caso 2 – SRL con corso aziendale senza fattura: La società Alfa S.r.l. ha organizzato un corso di aggiornamento tecnico interno (costi complessivi 12.000€) per i propri dipendenti. Solo una parte di questi costi (8.000€) sono supportati da fatture elettroniche intestate alla società; il resto (4.000€) era stato sostenuto come rimborso spese tramite contanti (senza ricevuta dettagliata) e indicato come “Formazione dipendenti”. In fase di controllo, il Fisco contesta i 4.000€ per mancanza di documentazione: li considera operazione non probabile e li riclassifica come “spese non deducibili”. L’azienda, attraverso il suo legale, fornisce testimonianze dei partecipanti che confermano la frequenza al corso e un prospetto dei pagamenti agli istruttori, chiedendo di tenere conto della realtà economica della formazione. La Commissione tributaria, richiamando l’onere della prova e l’assenza di fatture, decide però di accogliere solo gli 8.000€ con fattura e di escludere i 4.000€ senza documenti (applicando sanzioni proporzionate). In un esito alternativo, l’Avvocato avrebbe potuto negoziare una riduzione delle sanzioni, sostenendo che l’azienda abbia agito in buona fede, ma in mancanza di prove scritte la deduzione integrale degli altri 4.000€ resta un rischio.
Questi esempi illustrano l’importanza di anticipare l’azione difensiva: conservare prove, agire in contraddittorio e, se serve, impugnare gli atti del Fisco con argomenti tecnici (cfr. Cass. 26434/2025 sulla prova a carico del contribuente ). L’avvocato tributario in genere suggerisce anche di predisporre subito una “memoria difensiva” all’avviso di accertamento con tutte le carte, e di considerare soluzioni di definizione.
Conclusioni
L’accertamento fiscale sulle spese di formazione non documentate pone il contribuente di fronte a rischi concreti: esclusione dei costi, sanzioni pesanti e persino profili penali. Il punto di vista del debitore (professionista o imprenditore) deve tuttavia fondarsi su una strategia chiara: raccolta tempestiva ed esaustiva delle prove, consulenza legale e contabile integrata, azione difensiva puntuale. Grazie alle previsioni del TUIR (art.54/5 e art.100) un’ampia parte delle spese di formazione può essere regolarmente dedotta, ma solo se si rispettano i requisiti di legge. Il contribuente deve dimostrare, con elementi concreti, l’effettiva sostenibilità del costo e la sua inerenza economica. Nell’ultimo biennio la giurisprudenza (Cass. 2025) ha addirittura ribadito che un costo viene meno riconosciuto se non esiste una documentazione di supporto che ne chiarisca l’importo e la finalità . In pratica, la difesa di tali spese passa sempre per la dimostrazione fattuale: non bastano bilanci o registrazioni, occorrono documenti, testimoni e ogni prova idonea a far pendere la bilancia a favore del contribuente. Con la guida e l’assistenza dell’avvocato specialista, il contribuente può individuare l’impostazione giurisprudenziale favorevole (ad es. favor del contribuente se prova sufficiente) e presentare l’istanza nel modo più efficace. Le strategie di difesa possono includere anche la scelta del tipo di ricorso (tariffazione, consiglio giudiziario d’appello, ecc.) in base al caso concreto.
Infine, è utile rammentare che tutte le fonti normative e giurisprudenziali citate sono riportate nel dettaglio nella sezione “Fonti” in fondo, da cui è consigliabile partire per approfondire specifici riferimenti (leggi, articoli, sentenze di Cassazione aggiornate fino al 2025). La padronanza delle novità normative (es. L.81/2017) e delle più recenti pronunce (Cass. 26434/2025 sull’onere probatorio; Cass. 6265/2018 sui corsi obbligatori; Cass. 24725/2024 sulla prova extracontabile) consente di impostare una difesa solida e completa. In sintesi, quando il Fisco contesta le spese di formazione, il contribuente – con il supporto di un buon avvocato tributarista – deve costruire “il caso” nel dettaglio, mostrando concreti elementi a sostegno della propria versione dei fatti e facendo leva sulle garanzie procedurali dello Statuto del Contribuente. La prevenzione (corretta documentazione) e l’azione difensiva tempestiva sono le chiavi per non trovarsi “impreparati” e per tutelare al meglio i propri interessi.
Fonti normative e giurisprudenziali
- Legge 22 maggio 2017, n. 81 – Art. 9, “Deducibilità delle spese di formazione e accesso alla formazione permanente” . (Modifica art.54 TUIR: spese formazione professionale deducibili fino a €10.000.)
- DPR 22 dicembre 1986, n. 917 (TUIR) – Art. 100, comma 1 “Oneri di utilità sociale” . (Spese di formazione ai dipendenti deducibili fino al 5‰ del costo del lavoro.)
- Corte di Cassazione – Ordinanza n. 6265 del 14 marzo 2018 . (Costi formazione e aggiornamento del personale obbligatori deducibili integralmente; quote ammortizzabili.)
- Corte di Cassazione – Ordinanza n. 26434 del 30 settembre 2025 . (Onere della prova: il contribuente deve dimostrare esistenza, inerenza e coerenza economica dei costi; non basta la mera registrazione contabile.)
- Corte di Cassazione – Ordinanza n. 24725 del 16 settembre 2024 . (Valore probatorio dei documenti extrabili e principio di cassa; richieste di documentazione analitica.)
- Agenzia delle Entrate (rivista Fiscooggi e prassi). Ad es.: chiarimenti sul principio di inerenza e sulle spese connesse .
- DLgs 74/2000 – Art. 2, disposizioni penali in tema di documenti fiscali inesistenti (citata in contesto giurisprudenziale ).
- Norme cod. civ. – Art. 2729 c.c. (onere della prova).
- L. 27 luglio 2000, n. 212 – “Statuto del Contribuente” (garanzie procedurali dell’accertamento).
Il Fisco ti contesta spese di formazione ritenute non documentate o non inerenti (corsi, master, aggiornamento professionale, formazione del personale) e recupera imposte, sanzioni e interessi? Sai che molti accertamenti sulle spese di formazione sono valutativi, interpretativi e spesso difendibili? Fatti Aiutare da Studio Monardo
Il Fisco ti contesta spese di formazione ritenute non documentate o non inerenti (corsi, master, aggiornamento professionale, formazione del personale) e recupera imposte, sanzioni e interessi? Sai che molti accertamenti sulle spese di formazione sono valutativi, interpretativi e spesso difendibili?
Nel 2026 l’Agenzia delle Entrate ha intensificato i controlli su:
– spese di formazione prive di documentazione ritenuta idonea,
– corsi considerati personali e non professionali,
– mancanza di collegamento con l’attività svolta,
– errata imputazione tra spese aziendali e spese private,
– utilizzo delle spese di formazione per ridurre il reddito imponibile.
Le conseguenze possono essere molto pesanti:
👉 indeducibilità dei costi,
👉 recupero di IRPEF/IRES e IRAP,
👉 sanzioni e interessi,
👉 rettifiche su più periodi d’imposta,
👉 effetti a catena su crediti d’imposta e agevolazioni collegate.
La domanda decisiva è questa:
come difendersi efficacemente da un accertamento fiscale per spese di formazione non documentate?
Devi saperlo subito:
👉 nel 2026 molti accertamenti sono contestabili,
👉 la formazione è deducibile se inerente e dimostrabile,
👉 non ogni carenza formale giustifica l’indeducibilità,
👉 la strategia difensiva va attivata subito.
Cos’è l’Accertamento per Spese di Formazione Non Documentate
L’accertamento si fonda sull’idea che il contribuente:
– abbia dedotto spese di formazione senza adeguata prova,
– abbia sostenuto costi ritenuti di natura personale,
– non abbia dimostrato l’inerenza all’attività economica,
– abbia ridotto indebitamente il reddito imponibile.
👉 Ma le spese di formazione sono deducibili se funzionali all’attività, anche quando l’utilità non è immediatamente quantificabile.
La deducibilità dipende da:
– natura professionale del corso o dell’evento formativo,
– collegamento con l’attività svolta,
– finalità di aggiornamento, specializzazione o miglioramento,
– documentazione disponibile,
– coerenza con il profilo del contribuente o dell’impresa.
Perché il Fisco Contesta le Spese di Formazione
Nel 2026 l’Amministrazione finanziaria contesta quando ritiene che:
– la formazione sia generica o culturale,
– il corso non sia direttamente collegato all’attività,
– la documentazione sia incompleta o carente,
– la spesa abbia natura mista o personale,
– il beneficio economico non sia dimostrabile.
👉 Ma il Fisco non può limitare l’inerenza a un collegamento rigido e immediato con i ricavi.
Il Principio Chiave: Formazione ≠ Spesa Personale Automatica
Un principio fondamentale è questo:
👉 una spesa di formazione non è personale solo perché migliora le competenze del soggetto.
Questo significa che:
– la crescita professionale è funzionale all’attività,
– l’inerenza può essere anche indiretta o prospettica,
– conta la coerenza con il settore e il ruolo svolto,
– non sono ammessi automatismi repressivi.
👉 Qui si costruisce la difesa principale.
Quando l’Accertamento è Illegittimo o Sproporzionato
L’accertamento è contestabile se:
– il Fisco qualifica la spesa come personale senza analisi concreta,
– ignora il contenuto e le finalità del corso,
– disconosce l’utilità professionale della formazione,
– applica sanzioni piene per carenze formali,
– presume l’assenza di inerenza senza prova.
👉 La presunzione non basta: serve una valutazione concreta e contestualizzata.
Gli Errori Più Spesso Contestati nel 2026
Le contestazioni più frequenti riguardano:
– corsi di aggiornamento professionale,
– master e percorsi di specializzazione,
– formazione manageriale o strategica,
– corsi online o all’estero,
– spese accessorie (viaggio, vitto, alloggio).
👉 Molti rilievi sono interpretativi e tecnicamente difendibili.
Le Strategie Difensive Più Efficaci nel 2026
🔹 1. Dimostrare il Collegamento con l’Attività Svolta
La difesa parte dalla domanda chiave:
👉 in che modo la formazione incide sull’attività professionale o d’impresa?
È decisivo dimostrare:
– coerenza tra contenuti del corso e attività svolta,
– utilità per lo sviluppo delle competenze,
– collegamento con servizi offerti o ruoli ricoperti.
👉 Se il collegamento esiste, l’inerenza è difendibile.
🔹 2. Integrare la Documentazione Disponibile
Un principio fondamentale è questo:
👉 la prova dell’inerenza può essere fornita anche in modo indiretto.
È possibile dimostrare:
– programmi dei corsi,
– attestati di partecipazione,
– contratti, email, materiali didattici,
– utilizzo concreto delle competenze acquisite.
👉 Qui si vincono molte difese.
🔹 3. Contestare la Qualificazione Automatica come Spesa Personale
La legge distingue tra:
– spese personali pure,
– spese sostenute per l’attività economica.
👉 La qualificazione personale va provata, non presunta.
🔹 4. Far Valere Buona Fede e Coerenza del Comportamento
La difesa può dimostrare che:
– la spesa è stata sostenuta per esigenze professionali,
– la contabilizzazione è stata coerente nel tempo,
– non vi è stato intento elusivo.
👉 Questo incide fortemente su sanzioni e recuperi.
Gli Strumenti di Difesa nel 2026
🔹 Contraddittorio Preventivo
Serve per:
– spiegare le finalità della formazione,
– chiarire il collegamento con l’attività,
– evitare l’atto definitivo.
🔹 Risposta a Questionari e PVC
Utile per:
– produrre documentazione integrativa,
– dimostrare l’inerenza concreta,
– smontare la tesi dell’Ufficio.
🔹 Ricorso Tributario
Necessario quando:
– la spesa è disconosciuta senza analisi,
– le sanzioni sono sproporzionate,
– il Fisco ignora la funzione formativa della spesa.
👉 Molti accertamenti per spese di formazione non documentate vengono annullati o ridotti.
Il Punto Chiave: Documentazione Carente ≠ Spesa Indeducibile
Un principio essenziale è questo:
👉 una carenza documentale non annulla automaticamente l’inerenza della spesa.
Questo significa che:
– il Fisco deve valutare la sostanza economica,
– il contribuente ha diritto a integrare la prova,
– non sono ammessi automatismi punitivi.
👉 Dove il Fisco semplifica, la difesa può vincere.
Il Ruolo dell’Avvocato Tributarista
La difesa sugli accertamenti per spese di formazione è giuridica, fiscale e strategica.
L’avvocato:
– analizza il contenuto della formazione,
– qualifica correttamente la spesa,
– contesta le presunzioni dell’Ufficio,
– tutela il contribuente da recuperi indebiti.
👉 Qui la specializzazione è decisiva.
Cosa Può Fare Concretamente l’Avvocato
Con assistenza qualificata puoi:
– difendere la deducibilità delle spese di formazione,
– ridurre o annullare sanzioni e interessi,
– mettere in sicurezza la gestione futura dei costi formativi,
– prevenire nuovi accertamenti.
👉 Agire subito cambia l’esito.
Le Specializzazioni dell’Avv. Giuseppe Monardo
La difesa in materia di accertamenti fiscali richiede competenze avanzate.
Giuseppe Monardo è:
– Avvocato Cassazionista
– Esperto in contenzioso tributario
– Specializzato in deducibilità dei costi e inerenza
– Difensore di imprese, professionisti e società
– Coordinatore nazionale di avvocati e commercialisti
Conclusione
Nel 2026, un accertamento fiscale per spese di formazione non documentate:
👉 non va subito,
👉 è spesso interpretativo,
👉 può e deve essere contestato.
La regola è chiara:
👉 dimostrare il collegamento con l’attività,
👉 integrare la documentazione e la prova dell’inerenza,
👉 contestare automatismi e presunzioni,
👉 agire subito con un avvocato esperto.
📞 Contatta l’Avv. Giuseppe Monardo per una consulenza riservata.
Nel 2026, difendersi correttamente da un accertamento sulle spese di formazione può fare la differenza tra un recupero fiscale ingiusto e la piena tutela del tuo percorso professionale e imprenditoriale.
