Introduzione
Nel mondo digitale di oggi, creare contenuti su OnlyFans può rivelarsi un’attività molto remunerativa, ma anche estremamente rischiosa dal punto di vista fiscale. Negli ultimi mesi, la Guardia di Finanza e l’Agenzia delle Entrate hanno acceso i riflettori sui guadagni non dichiarati provenienti da piattaforme per adulti come OnlyFans, contestando imposte evase per centinaia di migliaia di euro . Il motivo? Chi diffonde contenuti a pagamento online, comprese foto e video “hot”, è tenuto a dichiarare quei compensi al Fisco esattamente come qualsiasi altro lavoratore autonomo, con in più un’imposta aggiuntiva del 25% (la famigerata “tassa etica”) se i contenuti sono pornografici . Purtroppo, molti creator OnlyFans hanno sottovalutato questi obblighi o commesso errori, ritrovandosi a rischio di sanzioni salatissime, pignoramenti o addirittura denunce penali.
Perché questo tema è così importante? Perché l’inasprimento dei controlli fiscali sugli introiti da OnlyFans (e attività analoghe) espone migliaia di persone – spesso giovani imprenditrici digitali – a gravi conseguenze economiche e legali. Pensiamo ad errori comuni: c’è chi considera (erroneamente) questi guadagni come “redditi occasionali” e non apre partita IVA, chi si trasferisce all’estero in modo improvvisato credendo di sfuggire al Fisco, chi ignora del tutto la cosiddetta porno-tax del 25%. Il risultato può essere disastroso: avvisi di accertamento con imposte, interessi e sanzioni che raddoppiano o triplicano l’importo dovuto, azioni esecutive (cartelle esattoriali, fermi amministrativi, ipoteche), e nei casi peggiori procedimenti penali per dichiarazione infedele o omessa dichiarazione (basta superare soglie di imposta evasa di 100.000 € o 50.000 € rispettivamente, per far scattare i reati tributari ). Si tratta di rischi reali e immediati: emblematico il caso della star di OnlyFans Mady Gio, scoperta con 1,5 milioni di euro di ricavi non dichiarati e ora denunciata per evasione . Oppure il caso recente di due giovani creator lombarde, con 250.000 € di guadagni nascosti al Fisco, ora colpite da accertamenti per IRPEF, IVA e tassa etica . Insomma, il tempo degli errori “ingenui” è finito: oggi chi lavora su OnlyFans deve conoscere a fondo i propri obblighi fiscali e agire in fretta, appena riceve un atto, per tutelarsi e evitare il peggio.
Quali soluzioni legali approfondiremo in questo articolo? Vedremo innanzitutto il contesto normativo: cosa prevede la legge italiana sui redditi da materiale pornografico (leggi, decreti, circolari ufficiali), come funziona nel dettaglio la “tassa etica” del 25% introdotta nel 2006 , e quali sono le più recenti interpretazioni dell’Agenzia delle Entrate (ad esempio per chi è in regime forfetario ). Analizzeremo poi la procedura passo-passo che scatta dopo la notifica di un accertamento fiscale: i termini per agire, i diritti di difesa del contribuente (dal diritto al contraddittorio alla possibilità di chiedere una sospensione), e le strategie per impugnare l’atto dinanzi al giudice tributario. Spiegheremo come difendersi nel merito, ad esempio contestando la qualifica di “reddito professionale” se l’attività era davvero occasionale, oppure contestando l’applicazione della tassa etica se il contenuto non rientrava nella definizione legale di pornografia. Illustreremo poi gli strumenti “alternativi” di definizione del debito oggi disponibili: dalle rottamazioni delle cartelle (come la nuova “Rottamazione-quinquies” prevista dalla Legge di Bilancio 2026 ) alle definizioni agevolate delle liti fiscali, fino alle soluzioni più innovative di sovraindebitamento (piani del consumatore, esdebitazione) per chi proprio non riesce a far fronte alle somme richieste. Non mancheranno consigli pratici per evitare gli errori più comuni (ad esempio non aspettare che la situazione precipiti, conservare traccia dei bonifici ricevuti da OnlyFans, ecc.) e tabelle riepilogative per orientarsi tra norme, scadenze e sanzioni. Infine, una ricca sezione di domande e risposte (FAQ) affronterà i dubbi più frequenti: Devo aprire partita IVA per OnlyFans?, Come funziona l’IVA su OnlyFans?, Cos’è esattamente la tassa etica e chi deve pagarla?, Cosa rischio penalmente se non ho dichiarato?, Come posso ridurre le sanzioni o rateizzare il debito?, e così via, con risposte chiare e documentate.
Prima di iniziare, è fondamentale sottolineare che affrontare una contestazione fiscale su redditi OnlyFans richiede competenze specialistiche, sia di diritto tributario sia di gestione della crisi di debiti. In queste situazioni delicate, affidarsi a un professionista esperto può fare la differenza tra salvare il proprio patrimonio o subire conseguenze irreparabili. L’Avv. Giuseppe Angelo Monardo e il suo staff multidisciplinare ne hanno fatto una missione professionale.
Chi è l’Avv. Monardo? È un avvocato cassazionista (abilitato a patrocinare in Cassazione), con esperienza vastissima nel diritto bancario e tributario, che coordina un team nazionale di professionisti specializzati proprio nella difesa di debitori e contribuenti. Non solo: l’Avv. Monardo è Gestore della Crisi da Sovraindebitamento (nomina ex L. 3/2012) iscritto negli elenchi del Ministero della Giustizia, e professionista fiduciario di un OCC (Organismo di Composizione della Crisi). Inoltre, ha ottenuto la qualifica di Esperto Negoziatore della Crisi d’Impresa ai sensi del D.L. 118/2021, aiutando imprenditori in difficoltà a ristrutturare i debiti ed evitare il fallimento. Questo mix unico di competenze (legali, fiscali e aziendali) consente all’Avv. Monardo e al suo team di affrontare a 360 gradi problemi come quelli legati a OnlyFans: non solo sanno individuare eventuali vizi formali o sostanziali negli accertamenti fiscali, ma riescono anche a proporre soluzioni concrete per gestire il debito (dai ricorsi tributari alle trattative con l’Agenzia Entrate, dalla richiesta di sospensione immediata di una cartella esattoriale fino alla predisposizione di piani di rientro sostenibili o istanze di saldo e stralcio).
Come possono aiutarti concretamente? Innanzitutto con un’analisi personalizzata dell’atto ricevuto: spesso ci sono termini, importi o addirittura presupposti normativi contestabili, che un occhio esperto sa cogliere. Quindi, possono assisterti nel predisporre ricorsi efficaci davanti al giudice tributario, chiedendo eventualmente la sospensiva dell’atto per bloccare sul nascere pignoramenti o altre azioni esecutive. Parallelamente, possono gestire trattative con gli uffici fiscali per ottenere soluzioni transattive (es. un accertamento con adesione con riduzione delle sanzioni) oppure imbastire strategie di pagamento agevolato, come la domanda di rateazione o l’inserimento del debito in una procedura di composizione della crisi per ridurre l’importo complessivo. In ogni fase, l’obiettivo dell’Avv. Monardo e del suo staff è proteggere il contribuente – sia il suo patrimonio (casa, conti correnti, auto) sia la sua serenità – utilizzando tutti gli strumenti legali che l’ordinamento mette a disposizione.
Ricorda: agire tempestivamente è fondamentale. Se hai ricevuto una lettera o un atto relativo a tasse non pagate su OnlyFans, non aspettare che scadano i termini o che arrivi la cartella esattoriale. Confrontati subito con un professionista di fiducia, così da capire quali margini di difesa hai e quali passi muovere nell’immediato. A tal proposito, abbiamo preparato questo articolo in modo che possa esserti utile fin da subito, ma ogni situazione ha le sue peculiarità e merita una valutazione approfondita. Non esitare quindi a chiedere assistenza mirata.
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Contesto normativo e giurisprudenziale: tasse sui contenuti OnlyFans
La “tassa etica” del 25%: cos’è e da dove nasce
Quando si parla di “tassa etica OnlyFans” ci si riferisce in realtà a una norma tributaria generale, applicabile a tutte le attività legate alla pornografia o alla violenza, introdotta in Italia a partire dal 2006. Più precisamente, la “tassa etica” – chiamata anche porno-tax in alcuni articoli di giornale – è un’addizionale alle imposte sui redditi pari al 25% che colpisce i proventi derivanti da attività considerate “eticamente sensibili” . Tale addizionale si somma alle normali imposte (IRPEF o IRES) dovute sul reddito, aumentando quindi in modo significativo il carico fiscale per chi opera in questi settori. In pratica, se un creator OnlyFans guadagna 50.000 € netti in un anno da contenuti pornografici, oltre all’IRPEF dovrà pagare un ulteriore 25% di imposta su quei 50.000 € (cioè altri 12.500 € di sola tassa etica), senza contare i contributi previdenziali e le eventuali addizionali regionali/comunali.
Qual è la base normativa di questa tassa? La fonte originaria è l’art. 1, comma 466, della Legge 23 dicembre 2005, n. 266 (la Legge Finanziaria 2006) . Questa disposizione – emanata dal Parlamento nel 2005 con decorrenza dal 2006 – stabilì per la prima volta che i titolari di reddito d’impresa e gli esercenti arti e professioni che svolgono, anche in via non esclusiva, attività di:
- produzione, distribuzione o vendita di materiale pornografico, oppure
- realizzazione, promozione o rappresentazione di spettacoli, prodotti o contenuti che incitano alla violenza,
sono soggetti a un’addizionale del 25% sull’imposta sui redditi dovuta per tali attività . La ratio dichiarata era quella di far contribuire maggiormente al bilancio pubblico coloro che operano in settori “sensibili” dal punto di vista morale e sociale, disincentivando al contempo la diffusione di certi contenuti considerati dannosi . In altre parole, il legislatore ha voluto introdurre una sorta di “prelievo etico”, con finalità extrafiscale: non tanto per reperire grandi gettiti (il numero di operatori pornografici tradizionali era tutto sommato limitato nel 2006), ma per lanciare un segnale di svalutazione morale di queste attività, tassandole di più proprio perché ritenute “meno meritevoli” .
All’epoca (parliamo di 15-20 anni fa) la norma passò quasi inosservata al grande pubblico, riguardando principalmente case di produzione di film hard, negozi e riviste pornografiche, locali di spettacolo erotico, ecc.. C’è da notare che già da subito emersero dubbi sulla costituzionalità di tale addizionale: venne fatto notare che tassare in modo differenziato due contribuenti con lo stesso reddito, solo in base al tipo di attività svolta (peraltro attività lecite), viola il principio di equità orizzontale del sistema tributario e potenzialmente l’art. 3 della Costituzione (principio di uguaglianza) e l’art. 53 Cost. (capacità contributiva). In effetti, qualche Commissione Tributaria già negli anni successivi sollevò la questione: nota è un’ordinanza della CTP di Reggio Emilia del 2011 che rimise la norma alla Corte Costituzionale per valutare questi profili di legittimità . Tuttavia, il giudizio in Consulta non è mai giunto a sentenza conclusiva (anche perché nel frattempo la norma è rimasta a lungo di scarsa applicazione). Solo nel 2019 la questione “porno-tax” è tornata d’attualità con il boom dei creator online e la crescente attenzione mediatica e politica. Ad oggi, la tassa etica è tuttora in vigore e pienamente applicabile, e non è stata (ancora) dichiarata incostituzionale – sebbene autorevoli giuristi la critichino duramente e si prospettino possibili ricorsi anche sulla scorta della sentenza che bocciò la cosiddetta Robin Hood Tax (un’addizionale settoriale sugli utili delle società energetiche, dichiarata illegittima dalla Corte Costituzionale con sent. n. 10/2015). In sintesi, al momento chi guadagna con contenuti pornografici deve pagare questo 25% extra di tasse, piaccia o non piaccia: eventuali battaglie legali per abolirla o farla dichiarare incostituzionale sono in corso (citiamo l’iniziativa di alcuni studi legali in collaborazione con i Radicali Italiani, presentata anche in TV a Le Iene a fine 2025 ), ma fino a quando non ci sarà un pronunciamento della Consulta o un intervento legislativo, la norma va rispettata alla lettera.
Definizione di “materiale pornografico” – Un aspetto critico, soprattutto per i creator di piattaforme come OnlyFans, è stabilire quando un contenuto è considerato pornografico ai fini fiscali. La legge del 2005 in sé elenca genericamente le attività colpite (produzione, diffusione di materiale pornografico o spettacoli violenti), ma non fornisce una definizione precisa di pornografia. Questo compito è stato demandato ad un decreto attuativo, emanato anni dopo. In particolare, nel 2008 il legislatore è intervenuto per chiarire il concetto: l’art. 31 del D.L. 185/2008 ha previsto che “Ai fini del presente comma, per materiale pornografico si intendono i giornali quotidiani o periodici, con i relativi supporti integrativi, e ogni opera teatrale, letteraria, cinematografica, audiovisiva o multimediale, anche su supporto informatico o telematico, in cui siano presenti immagini o scene contenenti atti sessuali espliciti e non simulati tra adulti consenzienti, come determinati con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri…” . Dunque il criterio chiave è la presenza di atti sessuali espliciti e non simulati tra adulti consenzienti. Rientrano quindi certamente i video hard con rapporti sessuali reali; al contrario, rimangono fuori contenuti di semplice nudo, erotismo soft, simulazioni o atti non espliciti. Nel contesto OnlyFans, questo significa che una foto di nudo artistico o un video in lingerie probabilmente non integra la definizione di pornografia ai fini della tassa etica, mentre un video di masturbazione esplicita, o rapporti sessuali mostrati integralmente, sì. Rimangono zone grigie (es. contenuti fetish non espliciti, foto di piedi a scopo erotico): in assenza del DPCM attuativo promesso (che avrebbe dovuto dettagliare ulteriormente e che inizialmente doveva essere emanato entro 60 giorni dal 2008 , ma non risulta essere mai stato pubblicato), l’individuazione pratica può risultare complessa. Va detto però che l’Agenzia delle Entrate, nella sua prassi recente, tende a considerare pornografica qualsiasi attività su OnlyFans collegata alla sfera sessuale, soprattutto se il tenore dei contenuti è chiaramente adulto. Ad esempio, in un accertamento noto la GdF e l’Agenzia hanno contestato 360.000 € di tassa etica ad una creator (Mady Gio) su circa 1,44 milioni di ricavi, segno che hanno trattato quasi l’intero importo come reddito da pornografia . È presumibile che, in caso di contestazione, il contribuente possa provare che parte dei contenuti non erano “espliciti” per sottrarre quella quota dal 25% (come suggerito dal fatto che la legge parla di quota di reddito netto imputabile alle attività sopra indicate ): ma ciò richiederà una rigorosa dimostrazione (ad esempio distinguendo proventi di contenuti non pornografici, se la piattaforma lo consente). Approfondiremo più avanti come eventualmente contestare l’applicazione della tassa etica se si ritiene che i propri contenuti non fossero pornografici in senso stretto.
A chi si applica la tassa etica? Dal punto di vista soggettivo, la norma colpisce sia le persone fisiche (professionisti, imprese individuali) sia le società (società di capitali o di persone), purché generino reddito da quelle attività. Nel contesto OnlyFans, tipicamente il creator è una persona fisica che esercita lavoro autonomo: di conseguenza rientra tra i soggetti tenuti all’addizionale del 25%, in quanto esercente un’arte/professione con proventi da materiale pornografico. Un dubbio che è stato sollevato di recente riguarda i contribuenti in regime forfetario (il regime agevolato al 15% e senza IVA per chi fattura fino a 85.000 €): costoro pagano un’imposta sostitutiva al posto di IRPEF e addizionali, quindi ci si chiedeva se fossero esonerati dalla tassa etica. L’Agenzia delle Entrate ha chiarito nel 2025 che anche i forfettari devono versarla . In pratica, il 25% etico non è una nuova imposta sostitutiva, ma un’addizionale sui redditi che si aggiunge dovunque sia dovuta un’imposta sul reddito, anche se sostitutiva. Nella Risposta a interpello n. 285 del 4 novembre 2025, l’Agenzia ha confermato che “la tassa resta dovuta anche da chi beneficia del regime agevolato, in assenza di una specifica esclusione normativa” . Ha inoltre spiegato come calcolarla in concreto per i forfettari: si prende la quota di ricavi OnlyFans soggetti (cioè quelli da contenuti pornografici) e si applica il coefficiente di redditività forfetario previsto per il proprio codice ATECO (nel caso di attività di produzione di contenuti web potrebbe essere ad esempio il 67% o 78%), ottenendo così il reddito imponibile; su questo reddito si applica poi il 25% . Il risultato va indicato in dichiarazione dei redditi (Modello Redditi PF, quadro RQ rigo RQ49) e versato con F24 utilizzando i codici tributo appositi (4003 per acconto prima rata, 4004 acconto seconda rata, 4005 saldo, istituiti dalla Ris. AE 107/E/2009) . In sostanza, non c’è scampo per i forfettari: se pensavate di cavarvela con il 15% (o 5%) di imposta sostitutiva, dovrete aggiungere comunque un 25% sul “reddito” forfetario derivante dai contenuti pornografici. Questo porta la pressione fiscale effettiva a livelli elevatissimi: basti pensare che un forfettario al 15% con coefficiente 67% pagherà un 15% sui 2/3 dei ricavi (equivalente a circa 10% sul totale ricavi) più un 25% sempre sui 2/3 (circa 16,7% sul totale), per un totale di circa 27% del fatturato lordo, a cui aggiungere contributi previdenziali (gestione separata INPS, ~25%). Complessivamente, su 100.000 € incassati si verserebbero oltre 52-55.000 € tra imposte e contributi, restando con meno della metà. In regime ordinario, la situazione può essere ancora più onerosa, data l’IRPEF progressiva: un’analisi recente ha stimato che due terzi dei guadagni finiscono allo Stato per chi crea contenuti su OnlyFans, se consideriamo IRPEF + INPS + tassa etica . Questi numeri aiutano a capire perché la questione sia esplosiva e molti creator parlino apertamente di “moralismo fiscale” e discriminazione .
Obblighi fiscali generali per i guadagni da OnlyFans
Oltre alla tassa etica, che è un’aggravante specifica per il settore adult, è importante inquadrare i normali obblighi fiscali che gravano su chi produce contenuti a pagamento su piattaforme online come OnlyFans. Molti problemi infatti nascono dalla errata qualificazione dell’attività o dalla mancata dichiarazione dei redditi, indipendentemente dalla porno-tax. Vediamo i punti chiave:
- Reddito occasionale o attività abituale? – In base al TUIR (DPR 917/1986), i compensi percepiti per prestazioni di lavoro occasionale (non abituale, non organizzata in forma d’impresa) rientrano tra i redditi diversi (art. 67 co.1 lett. l) TUIR). Tali redditi occasionali non richiedono apertura di partita IVA e scontano IRPEF come redditi diversi. Tuttavia, la nozione di occasionalità è molto restrittiva: significa attività svolta in modo sporadico, saltuario, senza professionalità, per un periodo limitato (non continuativo). Nel caso di OnlyFans, risulta difficile sostenere che un creator con abbonamenti mensili e contenuti regolari sia un dilettante occasionale: la costanza dell’impegno e la ricerca di profitto fanno quasi sempre scattare l’esercizio di arti o professioni abituali (lavoro autonomo abituale) . In altre parole, se ogni mese ricevo pagamenti dalla piattaforma, se promuovo attivamente il mio profilo e creo contenuti su base continuativa, sto di fatto svolgendo un’attività professionale. La soglia di 5.000 € annui spesso citata è solo un riferimento previdenziale (oltre tale importo c’è obbligo di gestione separata INPS), ma non significa che sotto 5.000 € il reddito sia automaticamente “occasionale”: anche importi più bassi, se generati con continuità e organizzazione, possono configurare lavoro autonomo abituale . Quindi, errore comune: pensare “guadagno poco, quindi non devo aprire la partita IVA”. Se quell’attività è minimamente strutturata o ripetitiva, legalmente andava aperta la partita IVA e dichiarati i redditi come lavoro autonomo.
- Apertura della Partita IVA e regime fiscale – Chi intraprende in modo abituale l’attività di content creator su OnlyFans deve aprire una partita IVA, scegliere un codice ATECO appropriato (ad esempio il codice 90.03.09 “Altre creazioni artistiche e letterarie” o simili, oppure 96.09.09 “Altre attività di servizi per la persona nca”, a seconda di come si inquadra il tipo di prestazione) e decidere il regime fiscale. Spesso i nuovi creator optano per il regime forfetario (flat tax 15% o 5% per startup, esonero IVA) se ne hanno i requisiti, perché è semplificato e conveniente fino a 85.000 € di ricavi. Questo va benissimo, ma come già chiarito ciò non esime dalla tassa etica se dovuta. Inoltre, bisogna fare attenzione alle cause di esclusione dal forfettario: ad esempio, se il creator ha percepito redditi da lavoro dipendente sopra 30.000 €, o controlla SRL che operano nello stesso settore, potrebbe non avere diritto al regime. In caso di errore sul regime (es. si applica il 5% start-up senza averne diritto, o il 15% forfettario con ricavi oltre soglia), l’Agenzia può contestare e ricalcolare le imposte in regime ordinario, con aliquote IRPEF progressive ben più alte. Un caso noto è quello di alcuni influencer che fatturavano tramite società per abbattere le tasse: l’Agenzia ha contestato abuso del diritto in alcuni casi (es. il “caso Lamborghini”, in cui si sosteneva che i compensi della nota influencer Elettra Lamborghini fossero canalizzati in una società schermo solo per pagare meno tasse) . Nel contesto OnlyFans, se un creator costituisse, ad esempio, una società estera fittizia per incassare i proventi, il Fisco potrebbe contestare la esterovestizione (finta residenza estera) e riqualificare i redditi come personali tassati in Italia . Insomma, massima attenzione a operare nella legalità formale: partita IVA individuale quando serve, e se decidete assetti più complessi (società, trasferimenti esteri) fatelo con consulenze serie per non incorrere in contestazioni peggiori.
- Fatturazione e IVA – Uno dei temi più complessi è l’applicazione dell’IVA ai ricavi OnlyFans. Normalmente, un lavoratore autonomo abituale deve applicare l’IVA (22% per servizi generici) sui compensi e fatturare ai clienti, a meno che non sia in regime forfettario (esonerato dall’IVA) o rientri in altre esenzioni. Con OnlyFans però la situazione è particolare, poiché la piattaforma agisce come intermediario nella vendita dei contenuti. La normativa UE prevede che per i servizi elettronici resi tramite piattaforme, l’IVA verso il consumatore finale sia assolta dalla piattaforma stessa (c.d. “marketplace rule”, v. art. 9-bis Reg. UE 282/2011) . OnlyFans, essendo un’azienda britannica (ma soggetta a regole analoghe in quanto l’UK ha recepito queste direttive fino alla Brexit e poi mantenuto un sistema simile), raccoglie gli abbonamenti dagli utenti e addebita loro l’IVA (in base al paese dell’utente). Al creator arriva quindi il compenso al netto della commissione di OnlyFans (che è il 20% circa) e dell’IVA sugli abbonamenti. In pratica, il creator non emette fattura all’utente finale; è OnlyFans che fattura (implicitamente) il servizio di intrattenimento all’utente e versa la relativa IVA (secondo le aliquote dei vari paesi). Al creator, OnlyFans trasferisce periodicamente la sua quota di ricavi. Ciò significa che il creator italiano con partita IVA in molti casi non deve applicare l’IVA sui pagamenti ricevuti da OnlyFans, perché quei pagamenti sono considerati una sorta di “provvigione” o compenso dalla piattaforma. Tuttavia, restano alcuni adempimenti IVA a carico del creator: ad esempio, essendo OnlyFans una società estera, ogni pagamento potrebbe configurarsi come un’operazione transfrontaliera (prestazione di servizi verso un soggetto extra-UE, o ricezione di un servizio di intermediazione da OnlyFans). Potrebbe essere necessario emettere autofattura per le commissioni di OnlyFans (integrazione fattura reverse charge) o inserire i dati nei riepiloghi Intrastat/esterometro, a seconda dei casi. La disciplina IVA è molto tecnica: basti sapere che un accertamento fiscale potrebbe contestare la mancata applicazione dell’IVA se, ad esempio, l’Agenzia non riconoscesse il ruolo di OnlyFans come debitore d’imposta. In passato, ci sono stati persino avvisi di accertamento emessi direttamente verso OnlyFans per recuperare l’IVA sull’intero importo degli abbonamenti pagati dagli utenti italiani (non solo sulla commissione trattenuta dal sito), con contenziosi su chi dovesse applicare l’IVA . OnlyFans ha sostenuto la tesi di essere un semplice intermediario tecnico, ma la normativa UE è chiara nell’assimilarla al fornitore ai fini IVA. Per il singolo creator, comunque, l’aspetto principale rimane l’IRPEF (o imposta sostitutiva) sui compensi e la tassa etica: l’IVA è meno incidente perché se siete in forfettario non si applica, se siete in ordinario molto probabilmente OnlyFans vi ha già “sgravato” da dover addebitare l’IVA agli utenti. È comunque buona norma consultare un commercialista per assicurarsi di gestire correttamente le fatture estere e le comunicazioni IVA relative a OnlyFans, onde evitare sanzioni per omessa fatturazione o omessa dichiarazione di operazioni con l’estero (violazioni che, pur amministrative, possono costare qualche migliaio di euro in sanzioni se trascurate).
- Contributi previdenziali INPS – Un aspetto spesso dimenticato: i guadagni da lavoro autonomo (professionale) comportano anche il pagamento di contributi previdenziali. Nel caso dei creator OnlyFans, non esistendo un albo professionale specifico, si ricade nella Gestione Separata INPS (aliquota circa 26-27% del reddito netto, per il 2025-2026). Questo contributo è dovuto sul reddito dichiarato ai fini fiscali. Se eravate inconsapevoli e non avete versato nulla, l’INPS potrà recuperare i contributi dovuti non appena l’Agenzia delle Entrate le comunicherà il reddito accertato. Dunque, oltre al fisco, bisogna fare i conti anche con la previdenza. Non pagare i contributi non è reato (diversamente dalle imposte, dove superate certe soglie scatta il penale), ma genera cartelle esattoriali e mora. Nell’ambito di una procedura di difesa complessiva, l’avvocato tributarista spesso collabora con consulenti del lavoro per gestire anche la parte INPS (richiesta di rateazione contributi, verifica di eventuali prescrizioni, ecc.), in modo da evitare che un problema fiscale risolto si trasformi poi in pignoramento INPS per contributi non versati.
Riassumendo, chi guadagna su OnlyFans senza aver gestito correttamente questi aspetti rischia contestazioni multiple: (1) imposte sui redditi evase (IRPEF o IRES) con sanzioni per omessa/infedele dichiarazione; (2) IVA non versata o irregolarità IVA (se la piattaforma non copriva tutti gli obblighi); (3) mancata applicazione della tassa etica se dovuta; (4) contributi INPS non pagati; (5) possibili contestazioni collaterali (es. se ha trasferito residenza all’estero ma senza perdere quella fiscale italiana, come nel caso citato di Mady Gio , la Guardia di Finanza può contestare l’esterovestizione e trattare tutti i redditi come imponibili in Italia). Come si vede, è una materia complessa e interdisciplinare, dove errori “a cascata” sono frequenti. Ecco perché è fondamentale, in caso di accertamento, farsi assistere da un professionista esperto di diritto tributario e possibilmente di crisi da debiti, che sappia analizzare a 360 gradi tutte le implicazioni (fisco, contributi, eventuale penale) e costruire una difesa coordinata su tutti i fronti.
Giurisprudenza recente e prassi dell’Agenzia delle Entrate
Vale la pena richiamare alcune pronunce e documenti ufficiali che costituiscono riferimenti utili in questo campo:
- Cassazione e reddito d’impresa vs lavoro autonomo: La Suprema Corte ha più volte ribadito che la qualificazione di un’attività come abituale non dipende dall’entità del reddito prodotto ma dalla natura e continuità delle operazioni. Ad esempio, in tema di obbligo contributivo, la Cassazione (ord. n. 20089/2022) ha chiarito che anche sotto la soglia di 5.000 € può doversi riconoscere l’abitualità se l’attività è professionalmente organizzata . Ciò rinforza l’idea che i guadagni OnlyFans ripetuti nel tempo non possono mai qualificarsi come “hobby” irrilevante.
- Cassazione e residenza fiscale: Sul tema di chi trasferisce residenza all’estero ma continua a operare in Italia (come alcuni creator che si spostano a Dubai, Svizzera, ecc.), la giurisprudenza richiede una prova effettiva del trasferimento. Conta il centro degli interessi vitali e l’effettiva presenza. La Cass. n. 16697/2019, ad esempio, ha ribadito che una residenza estera è considerata fittizia se il soggetto mantiene in Italia il centro dei propri affari e interessi . Per un influencer, evidenze come conti correnti, immobili, famiglia in Italia, eventi pubblici e interviste in Italia sono tutti elementi che possono far prevalere la residenza fiscale italiana nonostante l’iscrizione AIRE all’estero . In pratica: trasferirsi “sulla carta” non basta, come ha sperimentato Mady Gio (la GdF ha raccolto prove che non aveva una stabile attività lavorativa in Svizzera e l’ha denunciata) .
- Prassi dell’Agenzia – risposta interpello 285/2025: Documento chiave già citato, con cui l’Agenzia Entrate ha confermato l’applicabilità della tassa etica ai forfettari e ne ha spiegato calcolo e versamento . Questo atto ufficiale (in risposta a un interpello di un contribuente) è importante perché fa chiarezza su un dubbio che molti avevano. Nella medesima risposta, l’Agenzia sottolinea che “per tutti gli aspetti non disciplinati dalla normativa specifica, si applicano le regole generali delle imposte sui redditi in materia di dichiarazione, accertamento, riscossione e contenzioso” . Ciò significa che un avviso di accertamento in tema di tassa etica segue le stesse procedure di un qualsiasi avviso IRPEF: stessi termini, stesse possibilità di impugnazione, stessi interessi e sanzioni (proporzionali all’imposta evasa).
- Giurisprudenza tributaria su tassa etica: Non risultano ancora sentenze di legittimità (Cassazione) specifiche sul 25% porno-tax, probabilmente perché i contenziosi finora erano pochi o transatti. Esistono però decisioni di merito (Commissioni Tributarie). Una significativa fu quella della CTP di Reggio Emilia n. 9/2011 (citata in dottrina) che sollevò questione di legittimità costituzionale, come detto. Inoltre, con l’aumento dei controlli, è probabile che nei prossimi anni vedremo cause su questo tema. Alcuni tributaristi segnalano possibili vizi: ad esempio, la mancata emanazione del DPCM previsto per definire “materiale pornografico” potrebbe essere usata come argomento difensivo (sostenendo che la norma è incompleta e inapplicabile in assenza del decreto attuativo). Finora però l’Agenzia applica ugualmente la definizione ampia contenuta nella legge (come modificata dal 2008), quindi un giudice dovrebbe eventualmente valutare se tale vacatio incida sui diritti del contribuente.
- Sentenze su reati tributari: Purtroppo, casi come quello di Mady Gio potrebbero sfociare anche in pronunce penali. Ricordiamo i parametri del D.Lgs. 74/2000: dichiarazione infedele (art.4) se l’imposta evasa > 100.000 € e i redditi non dichiarati > 10% di quelli dichiarati (o > 2 milioni); omessa dichiarazione (art.5) se imposta evasa > 50.000 €. Nel caso citato di 1,5 mln non dichiarati, l’accusa è di dichiarazione infedele per l’anno 2022 . La Cassazione Penale ha più volte ribadito che per questi reati basta il dolo generico (consapevolezza di evadere) e che anche il trasferimento all’estero fittizio può integrare il dolo. In un’eventuale difesa penale, potrebbe essere utile dimostrare l’affidamento su consulenti o la confusione normativa (es. “pensavo di essere esonerata dal 25% in forfettario”), ma sono argomenti delicati. In ogni caso, le sentenze penali condannatorie arrivano dopo anni, mentre l’aspetto immediato per il contribuente è evitare le misure cautelari patrimoniali (sequestro preventivo sui beni fino a concorrenza delle imposte evase) . Anche su questo fronte, una difesa coordinata avvocato tributarista – penalista può fare molto.
In conclusione, dal panorama normativo e giurisprudenziale emerge chiaramente un concetto: lo Stato considera i redditi da OnlyFans soggetti a tassazione piena e addirittura aggravata, e dispone di un armamentario di strumenti per colpire chi non si mette in regola (dalle sanzioni amministrative, agli interessi, fino al penale e alle azioni esecutive). Esistono tuttavia zone d’ombra e spazi di contestazione, specie sulla tassa etica, che un bravo difensore può sfruttare a vantaggio del contribuente. Nei prossimi paragrafi vedremo cosa succede operativamente dopo che arriva un avviso o una contestazione, e come impostare una strategia difensiva vincente.
Procedura passo-passo dopo la notifica di un atto: cosa succede e cosa fare
Immaginiamo la situazione: sei un creator OnlyFans e un bel giorno ti viene notificato un atto fiscale – ad esempio un Processo Verbale di Constatazione (PVC) della Guardia di Finanza, oppure direttamente un Avviso di Accertamento dell’Agenzia delle Entrate. È normale sentirsi spaesati e spaventati, ma è fondamentale mantenere la calma e agire con tempismo. In questa sezione descriveremo l’iter tipico di un accertamento per evasione fiscale su redditi OnlyFans, indicando per ciascun passo cosa accade, quali sono i termini da rispettare e quali strumenti di difesa attivare.
Fase 1: Verifica della Guardia di Finanza e PVC
Spesso tutto inizia con una verifica della Guardia di Finanza (GdF). Può accadere in vari modi: magari le Fiamme Gialle hanno intercettato movimenti bancari sospetti (es. continui bonifici esteri da un medesimo soggetto, ossia OnlyFans) oppure, come successo in alcuni casi, hanno raccolto informazioni dalle stesse piattaforme. Ad esempio, nel caso Mady Gio, la GdF di Varese ha inviato una richiesta di dati a OnlyFans, ottenendo l’elenco dei compensi versati alla creator (1,5 milioni in due anni) . Anche nel caso delle due ragazze di Lodi, la GdF ha ricostruito i compensi controllando conti correnti e bonifici ricevuti dalla piattaforma . Dunque, non fate affidamento sull’anonimato: le autorità hanno strumenti investigativi per individuare i guadagni online, incrociando dati finanziari, monitorando i social (se su Instagram vi vantate di enormi guadagni e poi dichiarate zero, aspettatevi visite…) , e usando le norme sullo scambio di informazioni internazionali.
Al termine della verifica, la GdF redige un Processo Verbale di Constatazione (PVC), cioè un verbale che riepiloga tutte le violazioni riscontrate: redditi non dichiarati per tot euro, imposte evase per tot, eventuale IVA evasa, applicazione della tassa etica, etc. Il PVC viene consegnato al contribuente (di solito con invito a firmare per presa visione, ma potete anche rifiutare di firmare: la validità non cambia) e trasmesso all’Agenzia delle Entrate competente. È importante sapere che dal momento della consegna del PVC non definitivo (ossia se è un PVC “chiuso” a conclusione delle indagini) decorrono 60 giorni durante i quali l’Agenzia NON può emettere l’avviso di accertamento, salvo casi di particolare urgenza. Questo termine di 60 giorni serve a garantire il diritto al contraddittorio: il contribuente può presentare osservazioni e richieste alla Direzione Provinciale dell’Agenzia per contestare quanto emerso. Ad esempio, se il PVC vi contesta 100.000 € di redditi non dichiarati ma voi avete documenti che riducono quella cifra (costi deducibili che non erano stati considerati, o parte di quei bonifici erano prestiti e non redditi), è il momento di farli valere. Conviene farsi assistere da un avvocato/tributarista in questa fase per redigere osservazioni mirate e depositarle per iscritto. L’Agenzia ha l’obbligo di valutarle prima di emettere l’atto finale.
In alcuni casi, la GdF potrebbe “chiudere” la verifica con un semplice Processo Verbale di Constatazione parziale e non consegnarne copia immediatamente, oppure notificare direttamente un verbale di accertamento se hanno la delega dall’Agenzia (ma di solito l’Agenzia emette poi l’atto impositivo). Comunque, come regola generale, se avete subito un controllo GdF e vi è stato contestato qualcosa, è bene iniziare subito a lavorare sulla difesa, anche prima dell’arrivo formale dell’accertamento.
Da notare: il PVC non è impugnabile di per sé, trattandosi di atto endoprocedimentale (non è ancora la richiesta definitiva di pagamento). Quindi, non fate ricorso al giudice contro il PVC – sarebbe inammissibile. Bisogna attendere l’avviso di accertamento. Tuttavia, il PVC è utilissimo perché vi fa capire esattamente cosa vi verrà contestato, dandovi modo di preparare in anticipo le contromosse.
Fase 2: Avviso di Accertamento dell’Agenzia delle Entrate
Dopo i 60 giorni (o anche prima, se avete aderito a qualche forma di definizione anticipata), l’Agenzia delle Entrate emetterà il provvedimento impositivo vero e proprio, generalmente un Avviso di Accertamento. Questo è l’atto contro cui dovrete eventualmente ricorrere. L’avviso contiene il calcolo delle imposte evase, delle sanzioni e degli interessi. Per esempio, nel caso delle due creator lodigiane, l’Agenzia dovrà quantificare in concreto il dovuto e notificare loro gli atti: si parlava di 250.000 € di redditi non dichiarati tra il 2021 e il 2025 , su cui saranno applicate IRPEF, addizionali, IVA (se dovuta) e la tassa etica del 25%. Le sanzioni per omessa dichiarazione possono arrivare al 240% dell’imposta evasa (in caso di dichiarazione omessa) o al 200% (dichiarazione infedele), ma ci sono riduzioni se uno paga entro certi termini o se aderisce. Nell’avviso verrà indicato l’importo totale da pagare (imposte + sanzioni + interessi) e come pagarlo o impugnarlo.
Che fare quando arriva l’avviso? La prima cosa: controllare la data di notifica. Da quel giorno avete 60 giorni di tempo per presentare ricorso alla Commissione Tributaria (oggi chiamata Corte di Giustizia Tributaria di Primo Grado) competente, oppure per pagare (tutto o in parte) beneficiando di una riduzione sanzioni in caso di acquiescenza. In questi 60 giorni è possibile anche attivare la procedura di accertamento con adesione: una sorta of “conciliazione” con l’Ufficio, che sospende i termini di ricorso e consente di trattare col fisco per eventualmente ridurre la pretesa o almeno le sanzioni.
Vediamo le opzioni:
- Accertamento con adesione: Si tratta di presentare un’istanza (anche semplicemente in carta libera) all’Agenzia chiedendo di essere convocati per discutere l’atto. Ciò sospende il termine per ricorrere di 90 giorni. Durante l’incontro (o più incontri) potrete negoziare: ad esempio, dimostrare che alcuni importi contestati non erano reddito ma rientri di capitale, o che c’è un errore di calcolo, etc. Se si raggiunge un accordo, l’imposta viene rideterminata e si paga quanto concordato con sanzioni ridotte a 1/3. L’adesione è utile se effettivamente c’è margine per ridurre l’importo e se volete evitare il contenzioso. Nel contesto OnlyFans, l’adesione potrebbe portare, ad esempio, a rinegoziare la tassa etica: se l’Agenzia inizialmente l’ha applicata su tutto il fatturato, potreste far valere che solo il 70% era pornografico e ottenere una riduzione. Oppure, se avete contabilità di costi, farli riconoscere. Attenzione: per aderire occorre poi pagare (o iniziare a pagare ratealmente) entro 20 giorni dall’atto di adesione.
- Acquiescenza: se riconoscete la validità dell’accertamento e non volete/ potete fare ricorso, pagando entro 60 giorni dall’avviso potete beneficiare di una riduzione delle sanzioni ad 1/3. Questa è l’opzione “meno conflittuale”, ma comporta sborsare subito. Può avere senso se l’importo non è elevatissimo e volete chiudere la questione rapidamente evitando aggravi futuri.
- Ricorso tributario: se l’atto presenta errori, illegittimità o se ritenete di avere valide difese nel merito, la via maestra è predisporre un ricorso alla Commissione Tributaria entro 60 giorni dalla notifica. Il ricorso va notificato all’Agenzia (a mezzo PEC se siete assistiti da un difensore, oppure anche via raccomandata) e poi depositato presso la segreteria della Commissione, insieme al pagamento del contributo unificato e all’eventuale istanza di sospensione (vedi sotto). Nel ricorso si possono far valere sia vizi formali (es. notifica irregolare, motivazione insufficiente, decadenza dei termini) sia questioni di merito (es. non ero obbligato a dichiarare perché sotto soglia e occasionale; la tassa etica non andava applicata perché i contenuti non erano pornografici; c’è un errore nel conteggio dell’imposta, ecc.). È vivamente consigliato farsi assistere da un avvocato tributarista: questi ricorsi richiedono conoscenza tecnica e capacità di interfacciarsi con i giudici tributari. Una volta presentato il ricorso, l’esecuzione dell’atto NON è automaticamente sospesa (a differenza del penale, in campo tributario l’Agenzia può riscuotere anche se il contribuente ricorre, salvo eccezioni). Però, grazie alla riforma 2022, oggi l’avviso di accertamento diventa esecutivo solo dopo 60 giorni + ulteriori 30 giorni dalla scadenza per il pagamento: quindi l’Agenzia Riscossione può emettere cartella (o affidare importi) solo dopo 90 giorni dalla notifica se non c’è ricorso. Se invece ricorri, per legge devi comunque versare un importo pari ad 1/3 delle imposte accertate entro i 60 giorni (quota che resta dovuta anche pendente il giudizio, salvo tu chieda e ottenga sospensione). Tuttavia, nella prassi su questi accertamenti di evasione totale spesso l’Ufficio chiede direttamente importi integrali senza rateo: bisogna verificare atto per atto.
- Istanza di sospensione: se si presenta ricorso, è possibile chiedere al giudice tributario la sospensione dell’esecuzione dell’atto, dimostrando che l’esecuzione (pagamento immediato) arrecherebbe danno grave e irreparabile. Nei casi di grandi somme, questa condizione è spesso integrata (chi ha 200k da versare in 60 giorni senza fallire?). Occorre presentare un’istanza motivata, solitamente unitamente al ricorso o poco dopo, e la Commissione fissa un’udienza cautelare in tempi abbastanza rapidi (30-45 giorni). Se concessa, la sospensione blocca la riscossione finché la causa non sarà decisa (o per un periodo definito). Nel nostro contesto, la sospensione è vitale per evitare che – durante il processo – vi arrivino cartelle, fermi auto, ipoteche ecc. Un giudice ragionevole la concede se vede che la questione non è temeraria e l’importo è significativo rispetto alle vostre capacità.
Riassumendo i tempi:
- 0 giorni: Notifica Avviso Accertamento (partono i termini).
- Entro 30 giorni: possibile presentare istanza accertamento con adesione (sospende i termini di 90 gg).
- Entro 60 giorni: presentare ricorso (se nessuna adesione) oppure effettuare acquiescenza con pagamento ridotto.
- Se adesione: incontri con ufficio, e se si firma l’accordo di adesione, pagamento entro 20 gg successivi.
- Se ricorso: contestualmente o subito dopo, presentare istanza di sospensione.
- 90 giorni dalla notifica atto: se non c’è ricorso e non avete pagato, l’atto diventa esecutivo ed è iscritto a ruolo per la riscossione coattiva.
Fase 3: Dal ricorso al giudizio tributario
Se scegliete la via del contenzioso, la vertenza passerà in mano ai giudici tributari. È un vero e proprio processo, per lo più scritto, con scambi di memorie tra voi (ricorrente) e l’Agenzia (resistente). La tempistica varia da sede a sede, ma orientativamente entro 4-8 mesi si terrà un’udienza di trattazione. In quella sede, se avete chiesto la sospensiva, prima verrà decisa la sospensione (di solito già all’inizio del processo). Poi il merito sarà deciso in una o più udienze (spesso senza presenza delle parti, con decisione a seguito di trattazione scritta, specie se la causa è semplice).
Nel giudizio di primo grado, come contribuente potete far valere ogni ragione di fatto e di diritto per far annullare o ridurre l’accertamento. Ad esempio, alcune linee difensive possibili in casi OnlyFans:
- Dimostrare che non vi era obbligo di dichiarazione perché i compensi erano effettivamente occasionali (difficile, ma se ad es. avete solo 2-3 incassi sporadici, potrebbe reggere).
- Contestare il quantum: se la GdF ha ricostruito ricavi con metodi indiretti (presunzioni sui movimenti bancari), potete portare prove contrarie (es. parte di quei bonifici erano regali di familiari, o avevate costi deducibili documentati che non sono stati considerati).
- Contestare la qualifica reddituale: l’Agenzia potrebbe aver considerato i proventi come reddito d’impresa anziché lavoro autonomo, o viceversa; oppure potrebbe aver disconosciuto un regime fiscale (es. vi ha tolto il forfettario per tardiva comunicazione). Su questi aspetti potete far valere le vostre ragioni normative.
- Contestare l’applicazione della tassa etica: punto interessante. Potreste sostenere che i vostri contenuti non rientravano nella definizione di materiale pornografico di cui alla legge (ad esempio, se facevate solo nudo non esplicito, o contenuti fetish soft). Magari la GdF ha applicato la tassa etica in modo automatico, ma un giudice potrebbe richiedere la prova che quei contenuti fossero effettivamente “atti sessuali espliciti non simulati”. Non si tratta di far vedere i video in udienza 😊, ma in diritto tributario l’onere della prova che un reddito è soggetto ad imposta spetta in larga parte al Fisco. Se c’è incertezza sulla natura dei contenuti, potrebbe scattare il principio del favor rei (nessuna tassa etica perché il fatto non è pienamente provato). Questa è una difesa innovativa, da tentare caso per caso.
- Fare leva su profili di illegittimità costituzionale: ad esempio, nel ricorso potete riprendere l’argomento (già sollevato da CTP Reggio Emilia) che la tassa etica viola gli artt. 3 e 53 Cost. Potete addirittura chiedere alla Commissione di sollevare questione di legittimità alla Corte Costituzionale. Non è una difesa immediata (la Commissione potrebbe ignorarla), ma in prospettiva, se diversi legali la sollevano, una di queste questioni potrebbe arrivare in Consulta e portare forse all’annullamento della norma. In caso di dubbio serio, il giudice può sospendere il giudizio e interpellare la Consulta. Certo, per il vostro caso sarebbe un allungamento notevole dei tempi – ma se la Corte poi abolisse la tassa, voi vincereste su quel punto.
Dopo la sentenza di primo grado, se non soddisfa una delle parti, c’è appello in Corte di Giustizia Tributaria di Secondo Grado (ex Commissione Regionale) e poi eventualmente ricorso per Cassazione. Ma qui entriamo in anni di battaglia legale. L’obiettivo realistico del contribuente spesso è trovare una soluzione prima: magari una conciliazione in appello, o aderire a una definizione agevolata delle liti se il legislatore le prevede (ad esempio, in passato si poteva chiudere le liti minori pagando il 90% o il 40% dell’imposta, etc., bisogna vedere future norme).
È essenziale comprendere che il ricorso sospende l’esecutività solo in parte: se la somma è alta, l’Agenzia Riscossione attenderà l’esito di sospensione. Se il giudice sospende, siete protetti fino alla sentenza di primo grado. Se non sospende, l’Agenzia potrebbe emettere intanto una cartella per il 1/3 dovuto in pendenza di giudizio o, a sentenza sfavorevole, procedere subito per il 50% dopo primo grado (queste percentuali di riscossione frazionata sono previste dal D.Lgs. 546/92). Insomma, il contenzioso tributario, pur garantendo difesa, lascia un po’ di spada di Damocle sul contribuente, che rischia azioni di recupero anche prima del giudizio definitivo. Per questo, contestualmente al ricorso, il vostro avvocato valuterà eventuali soluzioni parallele per la parte non sospesa: ad esempio, presentare domanda di rateazione all’Agenzia Riscossione sulla cartella di 1/3, oppure includere il debito in una procedura di sovraindebitamento (vedi oltre).
Fase 4: Riscossione coattiva – cartelle esattoriali, pignoramenti, ecc.
Se l’accertamento non viene pagato né impugnato entro i termini, diviene definitivo. A questo punto l’Agenzia Entrate passa il “dossier” all’Agenzia delle Entrate-Riscossione (AER) (il concessionario ex Equitalia) per la riscossione coattiva. Anche se avete fatto ricorso, come detto, potrebbe comunque essere emessa una cartella esattoriale per la parte già esigibile (di norma 1/3, salvo situazioni di pericolo per il credito erariale in cui l’ufficio può iscrivere a ruolo l’intero). La cartella di pagamento è l’atto che intima il saldo entro 60 giorni, trascorsi i quali si possono avviare le misure esecutive: fermo amministrativo dell’auto, ipoteca su immobili, pignoramento di conti correnti, stipendi, case, ecc. Nel caso in esame, i debiti potrebbero essere molto alti (decine o centinaia di migliaia di euro), quindi è plausibile che l’Agenzia Riscossione iscriva ipoteca su eventuali immobili di proprietà o disponga il blocco dell’auto per garantirsi. Abbiamo visto che nel caso di Lodi, già a fine verifica la GdF parlava di “segnalazione a Equitalia”, cioè ad AER, per le somme da riscuotere . Quindi bisogna aspettarsi che, in assenza di reazione del contribuente, la macchina esattoriale partirà con forza.
Come difendersi in questa fase? Se non avete presentato ricorso nei termini, la cartella è solo la conseguenza di un atto definitivo: non si può più contestare nel merito. L’unica è eventualmente impugnare la cartella per vizi propri (notifica nulla, importi difformi, ecc.) oppure cercare soluzioni di saldo e stralcio o rateazione (vedi sezione successiva sugli strumenti alternativi).
Se invece avete un contenzioso in corso e malgrado ciò arriva la cartella (per la parte non sospesa), potete sospendere le azioni esecutive dimostrando di aver impugnato e magari chiedendo una sospensione giudiziale anche per il ruolo (a volte serve un incidente di esecuzione). In parallelo, potete chiedere una rateizzazione amministrativa all’AER: con istanza di rateazione (fino a 72 rate o 120 rate se in grave difficoltà) le procedure esecutive vengono congelate finché pagate le rate. Questo però significa accettare il debito iscritto a ruolo.
Un altro aspetto importante: se il debito totale supera certi importi, Agenzia Riscossione deve inviare un preavviso prima di iscrivere ipoteca (per importi > 20.000 €) o prima di pignorare la casa (ma la casa abitazione del debitore non è pignorabile per debiti fiscali sotto 120k, a meno sia di lusso). Quindi potreste ricevere avvisi tipo “comunicazione preventiva di iscrizione ipoteca”. Questi avvisi vanno presi sul serio ma sono anche un’ultima finestra: entro 30 giorni potete presentare osservazioni o pagare per evitare l’ipoteca.
Se si arriva al pignoramento (conto corrente bloccato o stipendio decurtato) siete già allo stadio finale dell’esecuzione. A quel punto solo misure emergenziali (es. istanza di sblocco per importo eccedente, opposizione se c’è vizio di forma, oppure includere il debito in un procedimento di sovraindebitamento per far sospendere le azioni) possono aiutare. Chiaramente lo scopo è non arrivare mai a questo punto, giocandosi prima tutte le carte difensive e di soluzione bonaria.
Nei prossimi capitoli parleremo in dettaglio di come impugnare efficacemente un avviso di accertamento OnlyFans e di quali strategie legali adottare (compreso sfruttare rottamazione, piani di rientro e procedure da sovraindebitamento) per uscire dal tunnel del debito fiscale. Ma prima, facciamo un quadro riassuntivo con una tabella dei principali termini e azioni possibili dopo la notifica di un accertamento:
| Fase | Termine (gg) | Azione del Fisco | Opzioni del Contribuente |
|---|---|---|---|
| Notifica Avviso Accertamento | T = 0 | – | – (iniziano a decorrere i termini) |
| Istanza accertamento con adesione | T + 0÷30 | – (termini ricorso sospesi max 90 gg) | Presentare istanza adesione (sospende termini ricorso) |
| Scadenza per ricorso/acquiescenza | T + 60 | Se nulla → accertamento definitivo, ruolo dopo 30 gg | – Presentare ricorso tributario o pagare con sanzioni ridotte (1/3) |
| Se ricorso presentato | T + 60 | Può iscrivere provvisoriamente 1/3 imposte a ruolo (dopo 90 gg) | Chiedere sospensione giudiziale; pagare intanto 1/3 (se no sospesa) |
| Giudizio 1° grado | ~6-12 mesi | – (in attesa, può esigere 1/3 o 50% se nessuna sospensione) | Produrre memorie, prove; valutare conciliazione in corso di causa |
| Sentenza 1° grado | T + 12 mesi (indicativo) | Se favorevole al Fisco: può esigere ancora 50% residuo (oltre a 1/3 già iscritto); Se favorevole al contribuente: atto annullato (eventuale rimborso se pagato) | Se perso, proporre appello; se vinto, attendere eventuale appello ufficio |
| Eventuale Appello e Cassazione | +1-3 anni | – (se Fisco soccombente in primo grado, sospende riscossione fino appello) | – (valutare definizioni liti pendenti se disponibili) |
| Cartella di pagamento (ruolo) | Post 60 gg se no ricorso, o post sentenza se sfavorevole | Intimazione a pagare entro 60 gg, poi esecuzione | Impugnabile solo per vizi formali se atto definitivo; oppure chiedere rateazione |
| Azioni esecutive (fermo, ipoteca, pignoramento) | Da 90 gg post-cartella in poi | Blocco auto (≥€1.000), ipoteca (≥€20.000), pignoramenti (dopo 60 gg da notifica cartella) | Opposizioni esecutive se vizi; altrimenti soluzioni sovraindebitamento per stop generale |
(La tabella sopra semplifica i passaggi più comuni: ogni caso concreto può presentare variazioni. Ad esempio, in accertamenti per omessa dichiarazione, l’Ufficio può emettere direttamente un avviso immediatamente esecutivo senza attendere 60 gg, se c’è fondato pericolo per la riscossione: situazione rara ma prevista dalla legge. Oppure, in caso di adesione perfezionata, non ci sarà avviso perché si chiude prima.)
Come si vede, già sul piano procedurale le tempistiche sono serrate: il contribuente ha poche settimane per attivarsi. Il coinvolgimento tempestivo di un avvocato consente di pianificare il percorso migliore: se puntare su un accordo con l’ufficio (adesione) o andare in giudizio; se conviene pagare subito qualcosa (acquiescenza parziale) o se è meglio non indebolire la cassa in vista di un eventuale piano del consumatore; se ci sono vizi immediati da far valere (es. nullità notifica) per chiudere subito la partita, ecc.
Nei prossimi paragrafi entreremo nel vivo delle difese e strategie legali, ossia come contestare nel merito e quali strumenti esterni al giudizio usare per risolvere o attenuare il debito.
Difese e strategie legali: contestare, sospendere, ridurre o definire il debito
In questa sezione ci concentriamo sulle possibili strategie difensive a disposizione di un contribuente debitore verso il Fisco per redditi OnlyFans non dichiarati. L’obiettivo può essere duplice: da un lato annullare o ridurre il più possibile le pretese indebite (se ritenete di avere ragione su qualche punto, o se vi sono errori dell’ufficio), dall’altro gestire in modo sostenibile ciò che effettivamente è dovuto (ad esempio ottenendo dilazioni, sconti sulle sanzioni, ecc.). Vedremo quindi:
- Strategie di difesa nel merito dell’accertamento (far valere esenzioni, interpretazioni favorevoli, vizi procedurali).
- Modalità di sospensione delle azioni di riscossione in attesa dell’esito del contenzioso (per evitare di essere aggrediti nei beni).
- Strumenti per ridurre il carico sanzionatorio (adesione, acquiescenza, conciliazione giudiziale).
- Opzioni per definire il debito con soluzioni alternative al giudizio (transazioni, definizioni agevolate).
Sempre tenendo presente il punto di vista del debitore: spesso la miglior strategia è quella che non solo vince in teoria, ma che nella pratica permette alla persona di salvarsi economicamente e ripartire.
Come impugnare efficacemente un accertamento “OnlyFans”
Un buon ricorso tributario è la prima linea di difesa se ritenete l’atto ingiusto o eccessivo. Abbiamo già accennato ad alcuni possibili motivi di ricorso; qui li approfondiamo in ottica pratica.
1. Vizi formali dell’atto: controllate sempre se l’accertamento è stato notificato correttamente (ad es., a mezzo PEC all’indirizzo risultante dal registro imprese o INI-PEC se avevate P.IVA; se tramite posta, verificare indirizzo e relata). Notifiche viziate possono portare all’annullamento totale (perché l’atto non è mai divenuto conoscibile). Altri vizi formali: la motivazione dell’avviso dev’essere chiara e contenere il riferimento al PVC GdF (se c’è) e alle prove. Se l’Agenzia ha semplicemente copiato il PVC senza valutarne le vostre osservazioni, ci può essere un vizio di istruttoria. Oppure, se l’atto vi contesta imposte per anni ormai prescritti (in genere l’Agenzia può accertare entro il 31 dicembre del quinto anno successivo a quello in cui andava presentata la dichiarazione, o settimo anno in caso di omessa dichiarazione), potete eccepire decadenza dei termini. Ad esempio, i redditi 2017 omessi si potevano accertare fino a fine 2024; se notificano nel 2026 sarebbe tardivo.
2. Contestare la qualifica di “attività abituale”: se siete davvero un caso limite (es. un unico incasso su OnlyFans, mai più ripetuto), potreste difendervi sostenendo che era reddito occasionale e quindi l’omessa dichiarazione è più lieve (cioè sarebbe reddito diverso, tassabile comunque, ma potreste evitare sanzione omessa dichiarazione, forse dichiarazione infedele se almeno avete dichiarato qualcos’altro). Sappiate però che l’Agenzia è rigida su questo: profili OnlyFans attivi vengono considerati business.
3. Dimostrare costi deducibili: in un accertamento, l’ufficio spesso ricostruisce i ricavi ma ignora i costi, soprattutto se non avevate presentato alcuna dichiarazione. Ricordate che, anche in sede contenziosa, potete portare in deduzione costi sostenuti per produrre quei redditi, anche se non avete tenuto una contabilità regolare, purché li proviate. Ad esempio: spese per attrezzature, per shooting fotografici, provvigioni pagate a eventuali manager, canoni per location, costi di connessione, e così via. Ogni spesa inerente all’attività può ridurre il reddito netto imponibile e quindi imposte e tassa etica. Certo, meglio se avete ricevute/fatture. Ma in mancanza, in via equitativa, il giudice potrebbe riconoscere una percentuale di costi (magari analogamente al coefficiente forfettario). Questa difesa mira a ridurre l’imponibile.
4. Contestare l’importo dei ricavi: la GdF spesso usa i dati delle piattaforme o dei conti correnti. Se però ci sono disallineamenti (magari avete rimborsato dei fan, o OnlyFans ha stornato degli importi, oppure i bonifici erano lordi di commissioni già trattenute), evidenziateli. Ogni euro in meno di ricavi contestati significa meno tasse e sanzioni. In caso di pagamenti in contanti o altri canali, può essere più arduo: ma se li contestano e non esistono, potete negare la circostanza e chiedere che l’ufficio provi l’effettiva percezione (il fisco a volte presume redditi maggiori in base a indici di capacità, tipo orologi di lusso esibiti in foto: ciò non è prova certa, e potete far leva sull’assenza di prova diretta).
5. Difese sulla tassa etica: qui ci sono alcuni punti specifici: – Non ero tenuto a pagarla perché non era pornografia: argomento già spiegato. Se regge, quella parte di addizionale cade (25% in meno su quanto escluso). Potreste supportare la tesi allegando i tipi di contenuti (es. descrivendo che erano nudità artistiche, senza atti sessuali). Magari portando screenshot sfumati o testimonianze. Non facile, ma va tentato se siete in quella situazione. – Sproporzione sanzioni: le sanzioni per omesso versamento della tassa etica seguono quelle tributarie generali. Ma potete chiedere al giudice, in caso di soccombenza, di applicare il cumulo giuridico o la continuazione, per ridurle. Ad esempio, se contestano 4 anni insieme, la sanzione unica potrebbe essere inferiore della somma anno per anno. – Questioni di legittimità: come detto, potete eccepire incostituzionalità. Anche il riferimento a diritto UE: c’è chi sostiene che la tassa etica potrebbe violare principi UE di non discriminazione, ma non è chiaramente una materia armonizzata, quindi non semplice portare a Lussemburgo la questione.
6. Aspetti penali paralleli: il giudice tributario non giudica sul penale, ma se c’è un procedimento penale avviato (saprete se la GdF vi ha denunciato, di solito lo scrivono nel PVC), può essere utile informarne la Commissione. Non tanto perché influisca sul giudizio, ma per dare il senso di “posto che è in corso un penale, forse è più prudente attendere esito o sospendere”. In rari casi, i giudici tributari sospendono in attesa del penale se ci sono sovrapposizioni forti di fatti. Comunque, dovrete parallelamente difendervi anche nel penale con un avvocato penalista. Frequentemente, per reati tributari, una transazione fiscale e il pagamento del dovuto prima del dibattimento può condurre a esiti meno gravi o a patteggiamenti contenuti. Quindi, la strategia tributaria e penale vanno coordinate: se puntate a patteggiare nel penale, vorrete magari chiudere il prima possibile il debito; se invece nel penale volete dimostrare la non punibilità (es. perché sotto soglia) ciò dipende dall’esito dell’accertamento amministrativo. Team legale con competenze incrociate è cruciale.
Sospendere e bloccare l’esecuzione: salvare il patrimonio nell’immediato
Parliamo ora delle strategie per prendere tempo in sicurezza, cioè evitare che nel frattempo il Fisco vi svuoti il conto o vi porti via l’auto. Ne abbiamo già menzionate alcune: istanza di sospensione giudiziale e rateazioni, ma vediamo un quadro completo.
- Sospensione in sede giudiziale: come detto, presentare al giudice tributario l’istanza cautelare. Va motivata sia sul fumus boni iuris (ci sono motivi fondati nel ricorso) sia sul periculum in mora (pagare mi causerebbe grave danno). Nel contesto OnlyFans, se la somma è cospicua e il contribuente ha redditi modesti, il periculum è quasi automatico (il “grave danno” è soggettivo: per uno 100k può essere tantissimo, per un miliardario no). Quindi generalmente la sospensione si ottiene. Una volta sospeso, l’Agenzia non può procedere finché dura la sospensione (di solito fino a sentenza di primo grado, ma max 1 anno rinnovabile). Se l’attesa si prolunga, si può chiedere rinnovo.
- Sospensione amministrativa: un’altra strada, non sempre efficace, è chiedere all’Agenzia delle Entrate stessa di sospendere in autotutela la riscossione, ad esempio se in ricorso emergono elementi nuovi o se c’è rischio di dover poi restituire (in caso di potenziale vittoria vostra). L’Ufficio raramente accoglie, ma tentare non nuoce, specie se si instaurano trattative.
- Rateazione con AdER: se arriva la cartella o l’avviso bonario, potete presentare istanza di rateazione. Per debiti fino a 120.000 € è concessa automaticamente in 72 rate; sopra, occorre dimostrare difficoltà (basta ISEE basso o rapporto rata/reddito). La rateazione non sospende il contenzioso, ma sospende le azioni esecutive finché pagate. Attenzione: se fate rateazione, rinunciate implicitamente a fare ricorso sulla cartella (perché la rateazione è considerata acquiescenza). Quindi questa mossa è più per chi non ha fatto ricorso o lo ha perso e vuole evitare pignoramenti.
- Trust o strumenti di protezione: pensiero laterale, ma se avete timore di pignoramenti su beni di famiglia (casa, ecc.), esiste la possibilità di proteggere il patrimonio con strumenti come fondo patrimoniale o trust. Va fatto prima che i debiti siano manifesti, altrimenti configurano atti in frode ai creditori impugnabili. Se ormai l’accertamento è notificato, spostare i beni potrebbe essere revocato dal giudice su istanza dell’Agenzia. Quindi qui non entriamo nel dettaglio, se non per dire: prevenire è meglio che curare. Un consulente legale interpellato per tempo può consigliarvi come limitare l’attaccabilità di certi beni, entro i limiti di legge.
- Contestare misure cautelari: se l’Agenzia Riscossione iscrive ipoteca o ferma veicolo, potete fare ricorso al giudice dell’esecuzione o al giudice tributario in alcuni casi, per esempio contestando che la norma vieta ipoteca sulla prima casa se è l’unico immobile e debito sotto 120k, o contestando che il fermo è sproporzionato se l’auto serve per lavoro. Ci sono sentenze di merito che accolgono opposizioni se la misura appare come eccessiva rispetto al credito (es. ipotecare casa da 200k per un debito da 30k può essere ritenuto illegittimo per sproporzione). Sono aspetti tecnici, su cui l’avvocato farà le valutazioni e eventualmente agirà con ricorso ex art. 615 c.p.c. o ricorso alla Commissione per vizi propri del ruolo.
- Saldo e Stralcio “negoziato”: benché non previsto formalmente, a volte il contribuente può negoziare con Agenzia Riscossione un pagamento parziale a chiusura (saldo e stralcio). Questo avviene fuori dalle procedure standard e tipicamente per contribuenti nullatenenti o quasi, in cui il Fisco sa di non poter recuperare molto. Non è semplice, ma segnaliamo che dal 2023 AdER può accettare transazioni fiscali per persone fisiche in piani di ristrutturazione (lo vedremo). Quindi una transazione volontaria potrebbe essere tentata se avete una somma subito disponibile (es. un parente vi offre 30k per chiudere un debito da 60k) – a volte AdER preferisce un uovo oggi che la gallina mai.
Ridurre sanzioni e interessi: come alleggerire il peso del debito
Il debito fiscale non è fatto solo di imposta, ma spesso in gran parte di sanzioni. Ridurre o azzerare le sanzioni può fare una grande differenza. Alcuni modi già citati:
- Accertamento con adesione: sanzioni ridotte a 1/3 dell’irrogato. Ad es., se omessa dichiarazione sanzione base 150%, con adesione pagate 50%. Un risparmio notevole.
- Acquiescenza: sanzioni ridotte a 1/3 pure. Quindi, se non volete litigare, almeno pagate meno penalità.
- Ravvedimento operoso: questo purtroppo si può applicare solo prima che il Fisco vi contesti formalmente nulla. Se spontaneamente prima dell’accertamento vi ravvedete (dichiarate tardivamente i redditi e pagate imposte e mini-sanzioni), evitate il grosso. Ma se state leggendo questo articolo probabilmente siete già oltre questo stadio.
- Conciliazione giudiziale: se la causa è pendente, potete chiudere con un accordo transattivo anche in sede giudiziale, con riduzione delle sanzioni al 40% in primo grado o 50% in appello (istituto della conciliazione). Vale la pena soprattutto se emergono sentenze o documenti che rafforzano la posizione del Fisco a metà causa: piuttosto che rischiare di perdere interamente, potete proporre “chiudo pagando il dovuto, ma sanzioni dimezzate”. L’Agenzia spesso accetta per recuperare subito.
- Definizioni agevolate delle controversie: il legislatore a volte introduce sanatorie delle liti fiscali pendenti (es. pagando il valore del solo tributo, o con percentuali ridotte se si è vinto in primo grado). Bisogna tenere d’occhio leggi di bilancio e decreti. Ad esempio, nel 2023 c’è stata una definizione liti pendenti con pagamento ridotto in base all’esito dei gradi di giudizio. Se capitasse di nuovo, cogliere al volo: si chiude il contenzioso pagando meno e amen.
- Interessi: qui c’è poco da fare, se non pagare prima (meno tempo passa meno interessi maturano). Gli interessi sono al tasso di interesse legale (aumentato al 5% annuo nel 2024) per il ritardato pagamento tributi, e 2% annuo per ritardata iscrizione a ruolo. Non abbuonabili se l’imposta è dovuta, salvo rientrare in condoni che prevedono stralcio interessi (es. rottamazioni).
- Sanzioni penali: discorso diverso, ma ricordiamo che se pagate integralmente i debiti tributari prima della sentenza penale definitiva, per alcuni reati tributari scatta una attenuante specifica e a volte la non punibilità (nei casi di omesso versamento). Nel contesto OnlyFans, i reati possibili sono dichiarazione infedele/omessa, che non hanno causa di non punibilità per pagamento, ma il giudice valuterebbe molto positivamente il risarcimento del danno erariale.
Transare e ristrutturare: accordi stragiudiziali e procedure “di salvataggio”
Infine, vediamo le soluzioni alternative che esulano dal classico ricorso ma possono risolvere o attutire il problema fiscale OnlyFans. Qui entrano in gioco le competenze extra-tributarie dell’Avv. Monardo e del suo team, in materia di gestione crisi debiti.
- Rottamazione cartelle e definizione agevolata: come anticipato, attualmente (gennaio 2026) è in partenza la Rottamazione-quinquies (quinta edizione delle definizioni agevolate dei ruoli) prevista dalla Legge di Bilancio 2026 . Se il vostro debito OnlyFans è già finito a ruolo (cartella esattoriale) e rientra nelle date previste (generalmente ruoli affidati entro il 30 giugno 2025), potete presentare domanda entro il 30 aprile 2026 . La rottamazione comporta il pagamento integrale delle imposte e contributi, ma condono totale delle sanzioni e interessi di mora. È una grandissima agevolazione: le multe amministrative verrebbero cancellate. Paghereste solo la base imponibile e gli interessi legali per ritardata iscrizione (dal 61° giorno). E potrete rateizzare fino a 18 rate in 5 anni con interesse del 3% . Attenzione: la tassa etica è a tutti gli effetti un’imposta sul reddito (addizionale), dunque in rottamazione dovrete pagarla, ma senza le sanzioni collegate. Se avete presentato ricorso, per aderire alla rottamazione dovrete rinunciare al contenzioso. Quindi va valutato: se il contenzioso ha buone chance di farvi risparmiare anche imposta, forse è meglio proseguirlo; se invece le chance sono poche, la definizione agevolata conviene perché almeno tagliate le sanzioni. È qui vitale il consiglio del legale, che stimerà costi/benefici. Nota: se il vostro debito non è ancora a ruolo (es. siete in fase di accertamento non definitivo), la rottamazione non si applica direttamente. In tal caso, potete considerare se far decadere il ricorso volutamente per fare emettere la cartella entro la data e poi rottamare… mossa estrema e rischiosa (perché non si sa se e quando rimetteranno una rottamazione successiva). Da valutare con prudenza.
- Saldo e stralcio per contribuenti in difficoltà: in passato (2019) c’è stato un saldo e stralcio per persone fisiche con ISEE basso, che permetteva di pagare solo il 16%–35% delle somme dovute. Al momento non attivo, ma il legislatore potrebbe reintrodurlo. Vale solo per carichi affidati e definitivi. Anche qui, occhio alle opportunità normative: l’avvocato tributarista segue costantemente evolversi delle norme per cogliere la finestra giusta.
- Transazione fiscale e sovraindebitamento (Legge 3/2012, Codice della Crisi): se il debito è enorme e non potete obiettivamente pagarlo per intero neanche rateizzato, c’è la possibilità di ricorrere alle procedure di composizione delle crisi da sovraindebitamento. L’Avv. Monardo, essendo Gestore della Crisi e fiduciario OCC, è particolarmente ferrato in questo. In breve, la legge consente a privati cittadini, lavoratori autonomi e ditte individuali “sovraindebitati” (cioè che non riescono più a pagare i debiti con il patrimonio/reddito disponibile) di proporre un piano di rientro dei debiti davanti a un giudice, anche falcidiando (riducendo) le somme dovute al Fisco e altri creditori. Esistono principalmente due strumenti:
- Il Piano del Consumatore (ora ridenominato “Piano di ristrutturazione dei debiti del consumatore” nel Codice della Crisi): valido se i debiti sono prevalentemente personali e non d’impresa. Se, ad esempio, avete debiti fiscali per OnlyFans ma l’attività non era organizzata come impresa (cioè eravate persona fisica non fallibile), potete accedere. Si presenta un piano in cui proponete di pagare, ad esempio, il 30% del debito in 5 anni, dimostrando che oltre non potete andare ma che quel 30% è il massimo ricavabile dal vostro patrimonio e reddito. Il tribunale, se verifica la meritevolezza (che non abbiate colpe gravi, tipo frodi volontarie), può omologare il piano anche senza l’accordo dell’Agenzia Entrate. La legge infatti consente di imporre ai creditori la falcidia se il piano è fattibile ed equo. Quindi potreste chiudere la partita fiscale pagando solo una quota e avere l’esdebitazione del resto.
- L’Accordo di ristrutturazione dei debiti (ex procedimento di composizione assistita): simile al piano, ma richiede l’adesione di almeno il 60% dei crediti. Potrebbe essere utile se AdER accetta. Spesso però si preferisce il piano del consumatore perché non necessita maggioranza.
- L’Esdebitazione del debitore incapiente: se proprio non avete nulla da offrire (zero patrimonio, reddito minimo), potete chiedere l’esdebitazione senza utilità per i creditori. Significa farvi cancellare tutti i debiti (fiscali inclusi) una tantum, con l’impegno morale di pagare in futuro se la situazione migliora entro 4 anni. È soluzione estrema ma prevista dal Codice della Crisi per dare una chance di ripartenza a chi è completamente sommerso e privo di risorse. Non è semplice ottenerla (bisogna provare assoluta incapienza e meritevolezza), ma potrebbe applicarsi se, poniamo, un ex creator ha 300k di debiti tra tasse e sanzioni e ha chiuso l’attività, vive solo col minimo indispensabile.
- Transazione fiscale nell’ambito crisi d’impresa: se il creator avesse organizzato l’attività in forma di impresa (società o ditte con contabilità), esistono anche la transazione fiscale nel concordato preventivo o nel piano di ristrutturazione per imprenditori. D.L. 118/2021 ha introdotto la figura dell’Esperto negoziatore della crisi (che l’Avv. Monardo riveste) per facilitare accordi tra imprenditore e creditori, compreso il Fisco. In tali casi, l’Agenzia Entrate può accettare stralci di imposta (mentre fuori da procedure poteva stralciare solo sanzioni e interessi, ora anche imposte se c’è un concordato). Quindi, se per ipotesi avevate aperto una SRL per la vostra attività OnlyFans e ora la SRL ha debiti con AE, potreste negoziare un accordo tramite la composizione negoziata o presentare un concordato liquidatorio dove vendete i beni (se ci sono) e il Fisco prende quello che c’è, rinunciando al resto. Sono scenari forse meno comuni per i creator individuali, ma non impossibili.
In ogni caso, la pianificazione della via d’uscita dal debito fiscale è cruciale quanto o più della difesa nel merito. Un professionista come l’Avv. Monardo valuta la vostra condizione a 360°: se capisce che potete pagare il 100% ma solo a rate, punterà ad ottenere dilazioni e sconti sanzioni; se capisce che non riuscirete mai a pagare tutto, vi consiglierà per tempo di incanalare la situazione in un percorso di composizione, così da evitare accanimenti del Fisco e arrivare ad una soluzione definitiva sostenibile.
Errori comuni da evitare e consigli pratici
Prima di passare alle FAQ e agli esempi concreti, riepiloghiamo alcuni errori frequenti – riscontrati dall’esperienza – e consigli pratici per chi si trova (o teme di trovarsi) invischiato in problemi di tasse su OnlyFans:
- Aspettare sperando che il problema sparisca: ignorare le lettere dell’Agenzia o i verbali GdF è la cosa peggiore. Il tempo gioca a sfavore: scadono termini di ricorso, maturano interessi, e il Fisco interpreta il silenzio come mala fede. Anche se siete in ansia, affrontate subito la questione, fatevi spiegare da un esperto il contenuto dell’atto e le opzioni. La procrastinazione può farvi perdere opportunità (es. adesione) e peggiorare la vostra posizione.
- Fai-da-te improvvisato: c’è chi, per risparmiare, prova a scrivere da solo osservazioni o ricorsi copiando da internet. Lodevole tentativo, ma spesso inefficace o addirittura dannoso. Il diritto tributario ha formalità specifiche: un ricorso proposto male può essere dichiarato inammissibile, o potreste ammettere fatti che era meglio contestare. Affidatevi a un professionista: consideratelo un investimento, perché un buon avvocato può farvi risparmiare importi enormi rispetto alla sua parcella.
- Mentire o occultare informazioni al proprio legale: se vi rivolgete a un avvocato, siate onesti e trasparenti su tutta la situazione (anche eventuali conti all’estero, introiti in contanti, etc.). L’avvocato non è lì a giudicarvi, ma deve conoscere ogni dettaglio per difendervi al meglio. Nascondere qualcosa potrebbe far saltare fuori una sorpresa sgradita in giudizio indebolendo la difesa.
- Non considerare il penale: se le somme sono alte, c’è il penale. Non sottovalutatelo. Chiedete all’avvocato di fiducia di coordinarsi con un penalista se necessario. Ad esempio, decidere di pagare o meno entro un certo termine può influire sul rischio di misura cautelare penale (come arresti domiciliari per pericolo di reiterazione, ipotesi remota ma possibile se continuate l’attività e continuate ad evadere ostinatamente). Quindi ragionate a tavolino la strategia, non solo fiscale ma globale.
- Continuare a evadere sperando nel “colpo di fortuna”: se siete già nel mirino per anni passati, non continuate a non dichiarare i nuovi redditi. Peggiorerà solo la situazione con nuovi avvisi. È comprensibile che uno pensi “ormai mi hanno beccato, tanto vale incassare il più possibile finché posso”, ma è un circolo vizioso: aumenterete il debito e aggravate la posizione penale (più anni di reato). Meglio semmai dichiarare il nuovo (magari aprendo P.IVA se non l’avete ancora) così da poter dire “dal momento della contestazione sono in regola”. Questo atteggiamento è apprezzato anche in sede giudiziale.
- Emigrare senza preparazione: alcune influencer pensano di trasferirsi all’estero di corsa per sfuggire al fisco italiano. Come abbiamo visto, se non lo fate in modo irreprensibile e pianificato, rischiate l’esterovestizione e aggiungete guai. Se proprio volete spostare la residenza fiscale all’estero, chiudete i conti con l’Italia prima (presentate un ravvedimento o transate i debiti), e poi fate il passo legalmente (iscrizione AIRE, permanenza > 183 giorni/anno fuori, dimostrazione di interessi all’estero) . In ogni caso, i debiti pregressi non svaniscono con l’espatrio, anzi rendete solo più complessa la comunicazione (ma l’Italia ha accordi di mutua assistenza per crediti fiscali con molti paesi, UE in primis).
- Sottovalutare l’importanza della documentazione: conservate sempre evidenza dei pagamenti ricevuti da OnlyFans (estratti conto, ricevute PayPal se del caso) e di eventuali spese inerenti. Spesso chi incassa su queste piattaforme non riceve una vera fattura da OnlyFans, ma solo note interne. Salvate email, screenshot dei payout, report annuali (OnlyFans fornisce un rendiconto per tasse agli utenti top, credo). Quando arriva la verifica, poter consegnare un prospetto chiaro di quanto incassato (già tassato da OF per IVA ecc.) e di eventuali costi vi mette in luce migliore (collaborativo) e facilita magari una definizione.
- Non considerare il futuro: se state facendo di OnlyFans la vostra carriera, mettete in conto di gestirla come un’impresa a tutti gli effetti. Quindi pianificate il carico fiscale: tenete da parte una percentuale di ogni incasso per le tasse (molti consigliano almeno il 50%). Fatevi assistere da un commercialista per capire se conviene creare una società per scaricare più costi (ma occhio all’abuso) o se potete sfruttare deduzioni (pensionistiche, assicurative) per abbattere l’imponibile. Insomma, professionalizzatevi anche sul lato contabile. Ciò vi eviterà problemi in futuro e vi consentirà magari di pagare meno imposte legalmente (attraverso una pianificazione fiscale lecita).
- Ignorare la possibilità di vittoria: ultimo errore, di segno opposto, è pensare “tanto contro il Fisco si perde sempre, quindi inutile lottare, pagherò tutta la vita”. Non è vero! Ci sono casi vinti (spesso perché l’Agenzia commette errori, o perché la legge è dalla parte del contribuente su aspetti specifici). Ad esempio, se l’ufficio sbaglia i calcoli o esagera con le presunzioni, le Commissioni Tributarie sanno essere terze e possono darvi ragione. E con un avvocato preparato aumentano moltissimo le chance. Quindi valutate sempre con il legale le probabilità di successo: se sono discrete, vale la pena combattere, quantomeno per ottenere poi un buon accordo.
In sintesi, conoscenza e proattività sono le armi del contribuente: conosce i propri obblighi, agisce per tempo, si fa assistere e non cede al panico o alla tentazione di fare “orecchie da mercante”.
Nel prossimo capitolo, troverete una serie di Domande e Risposte pratiche che condensano quanto discusso, permettendovi di chiarire gli ultimi dubbi. A seguire, proporremo anche alcune simulazioni numeriche per capire concretamente come vengono calcolate tasse e sanzioni e come certi strumenti incidono sul conto finale.
Domande frequenti (FAQ) su tasse OnlyFans e difesa del contribuente
Di seguito rispondiamo a 20 quesiti pratici che spesso vengono posti da creator di OnlyFans alle prese con problemi fiscali. Le risposte sono formulate in modo chiaro e sintetico, basate sulla normativa attuale e l’esperienza professionale.
1. Devo dichiarare i guadagni da OnlyFans anche se ho incassato poco?
Sì. Qualsiasi reddito percepito va dichiarato, a meno che rientri nei casi esenti per legge. Anche somme modeste (es. 1.000-2.000 €) derivanti da attività di creazione di contenuti online dovrebbero essere indicate nella dichiarazione dei redditi. Solo se l’attività è davvero occasionale e saltuaria (un singolo pagamento isolato, senza continuità) si potrebbe inquadrare tra i “redditi diversi” occasionali. Ma attenzione: con OnlyFans è raro che il Fisco creda all’occasionalità, specie se avete pubblicato contenuti per mesi e ricevuto pagamenti mensili . Dunque, per scrupolo, dichiarate sempre i compensi, anche se piccoli. Ci sono regimi agevolati (forfettario) che vi permettono di pagare tasse minime se i ricavi sono bassi, quindi meglio essere trasparenti che rischiare sanzioni altissime per somme ridotte.
2. Serve aprire partita IVA per fare la creator su OnlyFans?
Nella maggior parte dei casi, sì. Se l’attività è abituale e organizzata (anche solo a livello di curare un profilo, postare regolarmente, avere decine di abbonati), la legge richiede l’apertura di partita IVA, in quanto state esercitando un’attività professionale di lavoro autonomo. La partita IVA è obbligatoria indipendentemente dal fatto che guadagniate molto o poco (la soglia di 5.000 € è solo per i contributi INPS, non per l’obbligo IVA) . L’unico caso in cui potreste evitare è se fate tutto una tantum: es. vendete un vostro set di foto una sola volta senza proseguire. Ma se vi abbonate come creator su OnlyFans e incassate periodicamente, di fatto state svolgendo un’attività economica continuativa. Aprire la partita IVA inoltre vi permette di essere in regola e accedere al regime forfettario se ne avete i requisiti, pagando solo il 5% o 15% di imposta sui profitti (oltre ai contributi).
3. Lavoro già come dipendente altrove, i guadagni OnlyFans devo dichiararli lo stesso?
Sì. I redditi da OnlyFans si aggiungono agli altri redditi che percepisci. Se hai un lavoro dipendente, normalmente fai il 730 con il CU del datore di lavoro: dovrai aggiungere nella dichiarazione anche gli eventuali redditi da lavoro autonomo o da attività occasionale derivanti da OnlyFans. Se l’importo OnlyFans è piccolo e occasionale, puoi inserirlo come “redditi diversi” nel quadro D del 730 (se il tuo sostituto d’imposta fa conguaglio). Ma attenzione: se si tratta di attività abituale con P.IVA, dovrai compilare il Modello Redditi e non il semplice 730, oppure integrare il 730 con il quadro RL/RM. È consigliabile farsi aiutare da un CAF o commercialista in questi casi. Non c’è alcuna esenzione per chi ha già un lavoro: tutti i redditi concorrono al reddito complessivo (salvo rare eccezioni come alcune borse di studio, ecc. che qui non rilevano).
4. OnlyFans mi paga tramite bonifici dall’estero: devo pagare l’IVA su questi importi?
Di norma, no sull’incasso diretto, ma ci sono adempimenti. OnlyFans, agendo come intermediario che fornisce servizi elettronici, addebita l’IVA agli utenti finali e ti corrisponde un importo al netto delle sue commissioni. In sostanza, tu ricevi una sorta di “compenso netto” su cui non devi applicare ulteriormente l’IVA ai tuoi fan. Tuttavia, essendo OnlyFans un soggetto estero, fiscalmente la tua prestazione verso OnlyFans (se considerata come servizio reso a un committente estero) sarebbe un’operazione fuori campo IVA in Italia ma da riportare nell’esterometro/Intrastat se superi certe soglie. Inoltre, sulle commissioni che OnlyFans trattiene (che equivalgono al servizio che tu “acquisti” da OnlyFans per la piattaforma) formalmente dovresti fare un’integrazione IVA (reverse charge) per l’uso dei servizi elettronici prestati da OnlyFans a te. In parole semplici: in regime forfettario nessun problema (sei esonerata da IVA del tutto); in regime ordinario, l’IVA sugli abbonamenti la gestisce OnlyFans, ma probabilmente dovresti assolvere l’IVA sulle commissioni di OF con autofattura. Questo è un dettaglio tecnico da vedere con un commercialista. L’importante è che non devi aggiungere IVA sulle somme che OnlyFans ti versa (sarebbe assurdo fatturare all’estero un importo su cui c’è già stata IVA all’origine). Nota: l’Agenzia Entrate in alcuni casi ha tentato di qualificare diversamente il rapporto (ritenendo il creator prestatore finale del servizio al fan), ma la normativa UE è contraria a tale impostazione . Quindi attualmente, il creator individuale non emette fattura con IVA ai clienti; se ha P.IVA può limitarsi a registrare i corrispettivi percepiti.
5. Cos’è esattamente la “tassa etica” di cui tutti parlano e devo pagarla anche io?
È un’addizionale del 25% sui redditi da pornografia o violenza. Introdotta in Italia dal 2006, colpisce imprenditori e professionisti che svolgono attività legate a materiale pornografico o a spettacoli violenti . Se tu, come creator OnlyFans, produci contenuti pornografici (atti sessuali espliciti) e ne ricavi un reddito, sì, sei tenuta a pagarla, oltre alle normali tasse. Devi calcolarla sul reddito netto derivante da quei contenuti. Per fare un esempio semplice: se hai incassato 10.000 € e hai 2.000 € di costi deducibili inerenti, reddito netto = 8.000 €. L’IRPEF la paghi su 8.000 € secondo gli scaglioni, poi in aggiunta versi il 25% di 8.000 € (cioè 2.000 €) come tassa etica. Nel regime forfettario, come detto, si applica sul reddito determinato col coefficiente di redditività . Fai attenzione: anche se non eri a conoscenza di questa tassa, l’ignoranza non ti esonera; in caso di omesso versamento scattano sanzioni come per le altre imposte.
6. Produco solo contenuti erotici “soft” (nudo, pose sensuali, niente sesso esplicito): la tassa etica si applica lo stesso?
In teoria no, ma l’onere della prova può ricadere su di te. La norma parla di materiale “pornografico” definito come immagini o scene con atti sessuali espliciti e non simulati . Se i tuoi contenuti si limitano a nudo integrale o situazioni sensuali senza atti sessuali, potresti sostenere che non rientrano nella definizione, quindi niente tassa etica su quei redditi. Tuttavia, devi considerare che l’Agenzia delle Entrate potrebbe comunque presumere l’applicazione se la piattaforma è nota per contenuti adult. Potresti dover dimostrare (anche in sede di eventuale ricorso) la natura “non pornografica” della tua produzione. Ad esempio, se i tuoi introiti derivano da foto di nudo artistico o fetish non espliciti (es. piedi, ecc.), sarebbe opportuno conservarne tracce e magari corredare da perizie o testimonianze esperte che li qualificano come erotismo e non pornografia. Non esistono linee guida amministrative che dicano “foto di nudo = no tassa etica, video hard = sì”. È un’area grigia. Precauzione: se sei convinta che la tua attività non sia pornografia, puoi evitare di versare la tassa etica, ma metti in conto che il Fisco potrebbe contestartela e dovrai eventualmente far valere le tue ragioni in Commissione Tributaria.
7. Sono nel regime forfettario al 15%, pensavo di pagare solo quello: perché adesso mi chiedono un ulteriore 25%?
Perché la tassa etica non sostituisce l’IRPEF ma si aggiunge. Molti contribuenti forfettari sono rimasti sorpresi da questo (ragione per cui l’Agenzia ha dovuto emanare chiarimenti nel 2025) . Il regime forfettario fa pagare un’imposta sostitutiva (15% o 5%) in luogo di IRPEF, addizionali e IRAP, ma non sostituisce le addizionali “speciali” come la tassa etica. Quindi, se hai 10.000 € di reddito imponibile forfettario, pagherai 1.500 € di imposta sostitutiva + 2.500 € di tassa etica, totale 4.000 € (oltre ai contributi). Questa addizionale esiste proprio come sovraimposta settoriale. Non ci sono scappatoie: l’unico modo per i forfettari di alleggerirla è che incida su un reddito più basso (es. sfruttando un coefficiente di redditività favorevole o deducendo contributi che di fatto riducono il reddito imponibile).
8. Cosa rischio se non ho mai dichiarato nulla e la Finanza scopre i miei guadagni?
Rischi innanzitutto un accertamento con recupero di tutte le imposte evase, più sanzioni amministrative molto elevate (dal 120% al 240% dell’imposta evasa per omessa dichiarazione) . Ad esempio, se in 3 anni hai guadagnato 100.000 € e non hai dichiarato nulla, l’Agenzia potrebbe chiederti circa 23.000 € di IRPEF evasa + 5.750 € di tassa etica + interessi, e applicare ad esempio una sanzione del 150% sull’IRPEF (34.500 €) e del 150% sulla tassa etica (8.625 €), arrivando a un totale oltre 70.000 € (cifre indicative). In più, se per qualche anno l’imposta evasa supera le soglie penali (50.000 € per omessa dichiarazione), scatterà una denuncia penale. Nel penale, la pena per omessa dichiarazione va da 2 a 5 anni di reclusione (art.5 D.Lgs.74/2000). Inoltre la GdF può chiedere un sequestro preventivo dei tuoi beni fino a concorrenza dell’imposta evasa per cautelarsi sul pagamento della futura multa penale . Quindi potresti trovarti l’auto sequestrata, i conti bloccati, etc. Anche senza penale, comunque, se non paghi nei termini partiranno i pignoramenti come visto. Insomma, lo scenario è: ti chiedono un importo molto alto da pagare subito; se non paghi, tentano di prenderlo forzosamente; se non basta, resti indebitato finché non saldi (gli interessi continueranno a correre) o finché non trovi un accordo/soluzione (tipo rottamazione, sovraindebitamento). E nei casi gravi affronti pure un processo penale. Ecco perché conviene muoversi in anticipo per regolarizzarsi prima che scoprano tutto, attraverso un ravvedimento operoso (se sei ancora in tempo) o comunque preparandosi a collaborare.
9. La Guardia di Finanza può accedere al mio conto corrente per vedere i bonifici OnlyFans?
Sì. La GdF e l’Agenzia delle Entrate hanno poteri di indagine finanziaria molto ampi. Possono chiedere direttamente alle banche l’estratto conto integrale e la lista movimenti di qualsiasi conto intestato a te (previa autorizzazione interna). Non solo: spesso incrociano i dati dell’Anagrafe dei Rapporti Finanziari, una banca dati dove tutti gli intermediari segnalano annualmente saldi e movimentazioni rilevanti. Quindi è molto probabile che, se hai ricevuto bonifici regolari da società estere (come Fenix International, che è la società di OnlyFans), questi movimenti saltino fuori. Loro possono anche convocarti chiedendo giustificazione di accrediti. Inoltre, come già menzionato, possono ottenere informazioni dalle stesse piattaforme tramite rogatorie o collaborazioni internazionali. Nel caso Mady Gio, OnlyFans ha comunicato spontaneamente i compensi su richiesta delle autorità italiane . Quindi, dare per scontato che “tanto non possono sapere” è un errore. Possono sapere e sanno.
10. Ho ricevuto un avviso di accertamento: posso ancora evitare la denuncia penale pagando subito?
Dipende dal tipo di reato e dai tempi. Per alcuni reati tributari (quelli “dichiarativi” come dichiarazione infedele o omessa) il pagamento del debito tributario non estingue il reato. Estingue però i reati di omesso versamento IVA o ritenute (che qui non c’entrano, perché nel nostro caso il problema è la dichiarazione, non il versamento di qualcosa dichiarato). Tuttavia, pagare subito può influire positivamente: se versi tutto prima dell’apertura del dibattimento penale, hai un attenuante specifica che può ridurre la pena fino alla metà. Inoltre, in generale, dimostrare pentimento e risarcimento del danno fiscale rende più probabile la concessione di benefici (sospensione condizionale, pene minime). Quindi, se hai disponibilità, pagare l’importo dovuto nell’avviso (magari utilizzando l’acquiescenza con sanzioni ridotte) è sicuramente utile. Attenzione però: la denuncia penale scatta quando l’imposta evasa supera la soglia, indipendentemente dal fatto che poi paghi. Quindi se sei oltre soglia, la notizia di reato parte lo stesso (come è partita per Mady Gio). Puoi sperare che, presentando la quietanza di pagamento integrale, magari il PM chieda l’archiviazione per particolare tenuità o il giudice ti assolva in quanto il fatto non è più socialmente pericoloso… ma non c’è automatismo. In sintesi: pagare conviene sempre, e prima paghi meglio è, ma non “cancella” da solo il reato di dichiarazione infedele/omessa.
11. Non ho i soldi per pagare tutto entro 60 giorni: posso rateizzare l’accertamento?
Sull’accertamento in quanto tale, no, ma dopo sì. Quando ricevi l’avviso di accertamento, non è prevista una rateazione immediata (a meno che tu aderisca con accertamento con adesione: in quel caso puoi rateizzare in 8 rate trimestrali se importo alto). Se non aderisci e lasci che l’accertamento diventi definitivo (o fai ricorso), la riscossione passerà all’Agenzia Riscossione con una cartella, e a quel punto potrai chiedere una rateazione fino a 6 anni (o 10 anni se in difficoltà). Nel frattempo, però, devi evitare che ti portino via qualcosa nei 4-5 mesi prima della cartella: per questo si chiede la sospensione. Un escamotage per dilazionare è presentare istanza di accertamento con adesione: congela tutto per 90 giorni; poi magari decidi di non aderire, ma hai guadagnato tempo. In generale, il Fisco preferisce rateizzare piuttosto che non riscuotere nulla. Quindi se spieghi di non poter pagare in unica soluzione ma di essere disposto a pagare a rate, una soluzione si trova: o aspetti la cartella (che poi rateizzi) o cerchi di concordare già in sede di adesione un piano. Sii consapevole che gli interessi in rateazione maturano (attualmente 3% annuo in rottamazioni, ~6% in rate ordinarie). Se l’importo è troppo grande per qualunque rateazione standard, valuta procedure di sovraindebitamento (dove puoi allungare i pagamenti anche 15-20 anni volendo, o proporre moratorie).
12. Ho un patrimonio (casa, auto): me li possono portare via per ripagare le tasse non pagate?
In linea teorica sì, nei limiti di legge. L’Agenzia Entrate Riscossione può iscrivere ipoteca sulla tua casa se il debito fiscale supera 20.000 € . Può anche procedere al pignoramento immobiliare (mettere all’asta la casa) se il debito supera 120.000 € e non è l’unico immobile di residenza (la prima casa non di lusso è protetta dall’esproprio, ma resta ipotecabile). Quindi, se hai altri immobili o la casa non è di abitazione principale, rischi di perderla se non trovi accordi. Per l’auto: con soli 1.000 € di debito possono metterti il fermo amministrativo (che ti impedisce di usarla legalmente). Se il debito è molto alto, potrebbero persino pignorarla e venderla, ma di solito il fermo basta come leva. Conti correnti e stipendi/pensioni sono facili bersagli: basta un atto di pignoramento e la banca congela le somme presenti (fino a capienza del debito) o il datore di lavoro trattiene un quinto dello stipendio ogni mese. In pratica, sì, se non paghi volontariamente, il Fisco cercherà soddisfazione su tutti i tuoi beni aggredibili. Puoi opporsi solo ritardando (es. facendo ricorso come visto). L’unico scudo permanente è rientrare in una procedura da sovraindebitamento: quando il piano del consumatore viene omologato, blocca tutte le azioni esecutive e sostituisce le regole di riscossione con quelle del piano approvato dal giudice. Fuori da questo, l’Agenzia ha mano libera nei limiti del codice civile. Quindi proteggi i tuoi beni giocando d’anticipo: sospensione giudice, rateazione, ipoteca volontaria per trattativa, o procedure concorsuali come detto.
13. L’Avviso di Accertamento mi è arrivato via PEC mentre ero in ferie e l’ho visto tardi: posso fare qualcosa se ho superato i 60 giorni?
Se il termine per ricorrere è passato, la strada si fa in salita. Dopo 60 giorni l’accertamento diventa definitivo, a meno che tu non abbia presentato istanza di adesione (che proroga). Se te ne sei accorto in ritardo e sono ad esempio passati 70-80 giorni, potresti provare a presentare un ricorso tardivo chiedendo la rimessione in termini, ma in ambito tributario è quasi impossibile ottenerla: la legge ammette eccezioni solo per causa di forza maggiore non imputabile (es. PEC malfunzionante documentato, evento tragico). Essere in ferie o non aver controllato la PEC non è considerato scusante. Purtroppo la PEC ha valore legale di notifica dal momento in cui arriva nella tua casella, non quando la leggi. Quindi, se hai perso il termine, l’Agenzia potrà procedere con la riscossione. Puoi solo cercare di negoziare a quel punto (richiedere una rateazione, attendere la rottamazione successiva per aderire, ecc.). Oppure verificare se nell’atto c’è un vizio macroscopico che lo renda nullo: la nullità per vizi insanabili può essere fatta valere anche oltre i termini (ad es. se l’ufficio era incompetente, o mancava la firma, o notifica totalmente nulla). Ma sono casi rari. Dunque, fai di tutto per non far scadere i termini: delega la PEC a qualcuno se tu non sei pratico, installa notifiche, ecc.
14. Posso rivolgermi al Garante del Contribuente o ad altri organi di tutela prima di andare in causa?
Sì, ma con aspettative moderate. Il Garante del Contribuente è un organo regionale che raccoglie segnalazioni su presunti comportamenti scorretti o irregolari degli uffici fiscali. Puoi scrivergli una lettera esponendo il tuo caso se ritieni che l’Agenzia abbia violato lo Statuto del Contribuente o i tuoi diritti (ad esempio, se non ti hanno concesso il contraddittorio). Il Garante può fare raccomandazioni all’Ufficio, ma non annulla gli atti: al massimo può sollecitare una revisione in autotutela. È uno strumento “morbido” che però a volte porta l’ufficio a essere più ragionevole. Puoi tentare, in parallelo al ricorso (da non sostituire!). Altra strada: l’autotutela stessa, ovvero scrivere all’ufficio che ha emesso l’atto chiedendo l’annullamento o la rettifica per evidenti errori. Se per esempio l’accertamento contiene un errore di calcolo lampante, segnalarlo può indurre l’ufficio ad annullare parzialmente in autotutela. Ma attenzione: la domanda di autotutela non sospende i termini di ricorso, né le azioni di riscossione. Quindi va fatta senza illudersi troppo, e comunque bisogna ricorrere se il termine scade. In situazioni delicate, il vostro avvocato può anche prendere contatti diretti con i funzionari dell’Agenzia per cercare soluzioni (specie se l’ufficio non era inizialmente consapevole di qualche elemento a vostro favore). Ci sono poi procedure come la mediazione tributaria (per importi fino a 50.000 €, obbligatoria prima del ricorso): in quel caso il ricorso si considera anche istanza di mediazione e l’ufficio può rispondere con una proposta transattiva entro 90 giorni. Questo è un canale importante: spesso gli uffici propongono sconti sulle sanzioni o piccole riduzioni per evitare il contenzioso. Quindi valutate con il legale anche questa opportunità se rientrate nel tetto (50k di valore della lite).
15. Ho sentito dire che la “tassa etica” è incostituzionale. Posso rifiutarmi di pagarla in base a questo?
Non autonomamente. Ad oggi la tassa etica è legge vigente e quindi deve essere applicata. L’eccezione di incostituzionalità può essere sollevata solo in sede giudiziaria: ovvero, nel tuo ricorso puoi argomentare che la norma viola principi costituzionali e chiedere al giudice tributario di investire la Corte Costituzionale. Ma finché la Corte non si pronuncia e non eventualmente cancella la norma, tu sei tenuto al pagamento. Non è che il singolo cittadino possa disapplicare una legge interna per presunta incostituzionalità (diverso sarebbe se contrastasse con norma UE self-executing, ma non è questo il caso). Dunque, attenzione: se in dichiarazione non applichi la tassa etica per scelta “protestataria”, l’Agenzia te la contesterà e dovrai poi fare causa sperando che il giudice ti dia ragione sulla incostituzionalità. È un percorso lungo e incerto. Meglio pagarla (o metterla da parte) e parallelamente aderire a eventuali iniziative di abolizione (ci sono movimenti politici che spingono per eliminarla, e cause pilota in corso). Ad esempio, l’azione promossa dai Radicali e dallo Studio Leone mira proprio a portare la questione all’attenzione della Consulta . Ma fino al verdetto finale, la legge c’è. Un compromesso potrebbe essere: paghi, ma con riserva; ossia fai istanza di rimborso per l’addizionale pagata, motivandola con l’incostituzionalità. L’Agenzia te la negherà e tu farai causa per rimborso sollevando la questione di legittimità. Così non resti inadempiente ma porti avanti la battaglia di principio. Ovviamente è un discorso da valutare con l’avvocato, perché comporta anticipare soldi e poi litigare per riaverli.
16. Ho già aderito a una “rottamazione” precedente, ma ora mi contestano altri anni: posso inserire anche questi nuovi debiti in una rottamazione?
Solo se il legislatore li include. Le varie definizioni agevolate (rottamazioni) riguardano carichi affidati ad Agenzia Riscossione entro certe date. Se i tuoi nuovi debiti non erano ancora stati affidati entro la data fissata (es. la rottamazione-quater del 2023 copriva ruoli 2000-30/6/2022; la quinquies 2000-30/6/2025), dovrai attendere una futura eventuale rottamazione per includerli. Non puoi aggiungerli a una vecchia. Quindi, purtroppo, se oggi ti contestano 2023-2024 e hai già chiuso col Fisco fino al 2022, quei nuovi dovrai gestirli a parte. Tieni d’occhio la Legge di Bilancio ogni anno: spesso introdurranno nuove edizioni di definizioni agevolate. Nel frattempo, puoi valutare le alternative (rateazione ordinaria, ecc.). Se invece per assurdo il tuo accertamento riguarda anni passati che rientravano in una rottamazione che non hai colto, ormai quella finestra è chiusa (non si può aderire ex post). Potrai solo sperare in una nuova misura politica.
17. Se faccio un “piano del consumatore” o un accordo ex Legge 3/2012, il Fisco può opporsi?
Nelle procedure di sovraindebitamento, il Fisco è un creditore come gli altri. Nel piano del consumatore, non è nemmeno prevista votazione dei creditori: decide tutto il giudice in base alla fattibilità e meritevolezza. Quindi l’Agenzia Entrate può presentare osservazioni, ma non ha potere di veto. Se il giudice ritiene che il piano è equo (dà al Fisco almeno quanto otterrebbe da eventuale liquidazione dei tuoi beni) e tu non hai colpe gravi, omologa il piano anche con il “no” del Fisco. Negli accordi di ristrutturazione dei debiti (ex L.3/2012) invece serve l’adesione del 60% dei crediti: qui il Fisco conta per la sua percentuale. Se le tasse rappresentano la maggior parte dei tuoi debiti, è difficile ottenere quel 60% senza l’AdE. Però oggi come oggi l’Agenzia è spesso disponibile a transigere nelle sedi consentite, perché sa che altrimenti rischia di non incassare nulla se il debitore fallisce o si esdebita. Quindi, non dare per scontato che diranno “no”: con un buon OCC (Organismo Crisi) e un buon progetto di ristrutturazione, possono votare sì. In definitiva, la via del sovraindebitamento è percorribile e spesso vincente, soprattutto se sei persona fisica onesta ma sfortunata, con debiti fuori controllo. L’Avv. Monardo stesso, avendo quel ruolo, può farti da referente OCC e da avvocato, cucendo un piano che il giudice possa approvare. È un percorso che dura alcuni mesi e richiede trasparenza su tutto il patrimonio, ma può darti la pace fiscale definitiva.
18. Quanto dura una causa tributaria? Nel frattempo devo pagare?
La durata varia: il primo grado oggi potrebbe durare da 6 mesi a 2 anni secondo la regione e complessità. Il secondo grado altri 1-2 anni. La Cassazione pure, se ci si arriva (3-4 anni facilmente). Quindi potenzialmente anche 5-6 anni in totale. Durante questo periodo, come spiegato, l’accertamento è solo parzialmente sospeso: devi in genere pagare provvisoriamente un terzo dopo primo grado (se perdi) e due terzi dopo il secondo. Se ottieni la sospensione all’inizio, stai tranquillo almeno fino alla sentenza di primo grado senza pagare. Dopo, se perdi, per evitare esecuzioni devi pagare il dovuto provvisionale o rinnovare la sospensione in appello (ma in appello la sospensiva è più rara, va motivata con rischi di dissesto). Dunque nel frattempo qualcosa dovrai pagare, a meno di vittoria in primo grado. Una soluzione per evitare esborsi nel frattempo è, come detto, approfittare di definizioni agevolate se arrivano (pagando magari solo il tributo e chiudendo) oppure attivare una transazione fiscale in sede concorsuale. In quest’ultimo caso, la pendenza del giudizio non importa più perché si sostituisce con l’accordo approvato. Insomma, la causa è un percorso incerto e lungo; per questo spesso conviene cercare un accordo tombale prima, se l’importo è ingestibile a lungo. Tieni conto che le spese legali e il logorìo non sono indifferenti. Ogni caso va valutato: ci sono situazioni dove conviene fare causa fino in fondo (es. se per legge sai che vincerai su un vizio o su un’interpretazione solida), altre dove conviene fare causa solo per guadagnare leva e poi transare.
19. Ho un commercialista che mi gestisce le dichiarazioni: se non mi ha avvisato della tassa etica, posso rivalermi su di lui?
Possibile, se c’è stata negligenza professionale. Il commercialista ha il dovere di conoscere e applicare le norme fiscali vigenti per assistere il cliente. La tassa etica esiste dal 2006: se tu eri seguita da un professionista e non ti ha mai parlato di questa addizionale, facendoti magari dichiarare i redditi senza versarla, potrebbe configurarsi un errore professionale. In caso tu subisca un danno (maggiori sanzioni, interessi, etc.), potresti chiedere il risarcimento al commercialista, attivando la sua polizza RC professionale. Ci sono però attenuanti: fino al 2025 la questione forfettari/tassa etica era dibattuta, ad esempio, e l’Agenzia l’ha chiarita solo di recente . Se il commercialista poteva in buona fede ritenere non applicabile in certe situazioni, non è detto che sia considerato in colpa grave. Comunque, puoi consultare un legale per valutare un’azione di responsabilità professionale. Spesso, più che fare causa, si manda una richiesta danni al professionista e lui attiva l’assicurazione che cerca di trovare un accordo. Questo può alleviare la perdita economica per te. Però ricordiamo: la responsabilità verso il Fisco resta tua in solido, non puoi dire “non pago perché ha sbagliato il mio consulente”. Devi pagare, poi eventualmente rivalerti sul consulente.
20. Cosa può fare concretamente l’Avvocato Monardo per aiutarmi in questa situazione?
L’Avv. Giuseppe Angelo Monardo può assisterti in ogni fase che abbiamo descritto, mettendo in campo la sua esperienza specialistica. In concreto, ecco cosa può fare per te:
- Consulenza immediata e analisi atto: valuta la legittimità dell’accertamento, individua punti deboli nelle contestazioni e ti spiega chiaramente la situazione (quali importi realmente dovuti, quali no, che rischi ci sono).
- Difesa nel procedimento: predispone osservazioni al PVC, istanze di adesione o di autotutela, facendo valere tutte le argomentazioni giuridiche e documentali per convincere il Fisco a ridurre le pretese.
- Redazione e proposizione del ricorso tributario: l’Avv. Monardo, essendo cassazionista, può assisterti fino all’ultimo grado. Sa come impostare un ricorso vincente, citando leggi, sentenze e circolari rilevanti. Presenterà anche la richiesta di sospensiva per proteggerti nell’immediato.
- Rappresentanza in mediazione/conciliazione: molti casi si risolvono in fase di mediazione o adesione. L’avvocato negozierà con i funzionari al tuo fianco, forte della sua reputazione e preparazione, per ottenere uno sconto sanzioni o un accordo.
- Assistenza penale, se serve: come studio multidisciplinare, possono coinvolgere penalisti di fiducia nel team per tutelarti nell’eventuale procedimento penale, coordinando la strategia (ad esempio privilegiando il pagamento del debito per chiudere positivamente la vicenda penale).
- Sovraindebitamento e soluzioni di crisi: data la qualifica di Gestore della Crisi e di Esperto negoziatore, l’Avv. Monardo può attivare un percorso di piano del consumatore o accordo, curandone ogni aspetto (dalla relazione OCC all’omologa in tribunale), per ridurre il debito a quanto puoi effettivamente pagare.
- Sospensione immediata di azioni esecutive: in caso ti arrivi una cartella o minaccia di pignoramento, lui saprà subito come reagire – dal ricorso urgente contro un fermo illegittimo, alla richiesta di sospensione in tribunale, fino alla trattativa con i funzionari AdER per congelare in attesa di definizione.
- Piani di rientro personalizzati: se la soluzione è rateizzare, studierà il piano di rate compatibile con le tue finanze e curerà le pratiche per ottenerlo, vigilando che l’Agenzia rispetti i tuoi diritti (niente ipoteche aggiuntive, niente decadenze improvvise).
- Supporto morale e strategico: affrontare il Fisco è stressante. Avere un professionista competente al tuo fianco ti dà serenità: sai di non essere sola/o contro il “gigante” Agenzia Entrate. L’Avv. Monardo e il suo staff ti tengono aggiornato, ti spiegano ogni sviluppo in linguaggio comprensibile, e ti consigliano nelle decisioni (ad es. “meglio accettare questo accordo o rischiare in giudizio?”).
In sostanza, ti offre protezione totale: protegge i tuoi beni nell’immediato e costruisce la miglior via d’uscita a lungo termine, che sia giudiziale (vittoria o riduzione in causa) o stragiudiziale (accordo, piano debiti). Il tutto con quell’approccio umano e multidisciplinare che considera non solo le carte, ma anche il tuo benessere personale e futuro. Il suo obiettivo non è solo “chiudere il caso”, ma ristabilire la tua tranquillità finanziaria, permettendoti magari di continuare la tua attività online in modo regolare e sicuro, oppure di intraprendere nuovi progetti senza il macigno del debito fiscale.
Simulazioni pratiche: calcolo di imposte, sanzioni e benefici da strumenti di difesa
Per dare un’idea tangibile di cosa comporti un caso di evasione fiscale OnlyFans e di come le varie soluzioni possano incidere, presentiamo due casi ipotetici con qualche numero. (NB: Sono semplificati per illustrare il meccanismo; ogni caso reale va calcolato con precisione tenendo conto di tutte le variabili.)
Caso A – Creator forfettaria “distratta”: Alice, residente in Italia, nel 2024 ha guadagnato tramite OnlyFans €50.000 (somma lorda incassata dalla piattaforma). Non ha altre fonti di reddito. Avrebbe i requisiti per il regime forfettario (codice ATECO di servizi vari, coefficiente di redditività 67%). Avrebbe dunque un reddito imponibile forfettario di €33.500 (il 67% di 50k). Essendo start-up, l’imposta sostitutiva sarebbe 5% = €1.675. Tuttavia, Alice non era a conoscenza di dover dichiarare: non presenta la dichiarazione a giugno 2025. Nel 2026 l’Agenzia la scopre (magari perché OnlyFans ha comunicato i dati) e le notifica un avviso per omessa dichiarazione 2024, contestando: – IRPEF sostitutiva dovuta €1.675 (che essendo imposta sostitutiva va recuperata come imposta evasa). – Tassa etica 25% sul reddito di €33.500 = €8.375 dovuta. – Sanzione per omessa dichiarazione: 180% dell’imposta evasa (ipotesi): dunque 180% di (1.675+8.375) = 180% di 10.050 = €18.090. – Interessi legali sul dovuto dal 2025 al 2026 ~ 5% di 10.050 ≈ €500. – Totale richiesto: circa €1.675 + 8.375 + 18.090 + 500 = €28.640.
Alice si spaventa: deve pagare oltre il 57% di quanto guadagnato, quando pensava di pagare solo il 5%. Inoltre rischia anche per il 2025 se non corre ai ripari. Cosa può fare: – Se fa ricorso: potrebbe contestare la sanzione (magari ottenerla ridotta al minimo 120% = 12.060 €) e chiedere la disapplicazione della tassa etica sostenendo che i suoi contenuti non erano pornografici (poniamo che riesca a dimostrare ciò per metà dei ricavi). In uno scenario positivo, il giudice dimezza la tassa etica (a €4.187) e riduce sanzione. Pagherebbe: imposta 1.675 + tassa etica 4.187 + sanzione 12.000 + interessi 500 = ~18.362 €. Ha risparmiato circa 10k (un 35%). – Se aderisce subito con accertamento con adesione: l’imposta e tassa etica restano 10.050, ma la sanzione scende a 1/3 = 6.030 €. Totale con interessi: ~€16.580. E può rateizzare. Ha risparmiato 11-12k rispetto al primo calcolo e chiuso rapidamente. – Se aderisce alla rottamazione (se il debito va a ruolo): pagherebbe imposta + tassa etica 10.050 + interessi di mora (diciamo 3% annuo per qualche anno). Zero sanzioni. Quindi intorno a €11.000 in totale, magari dilazionato. Questo è l’esito migliore, ma deve attendere la cartella e la norma di rottamazione. – Se fa un piano del consumatore** (ammesso che questo sia l’unico grosso debito e che non possa pagarlo intero): potrebbe ad esempio proporre di pagare €10.000 totali in 5 anni. Se accolto, risparmia quasi 2/3 del debito originario.
Caso B – Creator professionista con società estera: Marco, 30 anni, ha guadagnato altissime somme con OnlyFans tra il 2021 e il 2023, circa €1.200.000 in totale. Su consiglio di un conoscente, nel 2021 ha trasferito la residenza a Dubai e aperto lì una società a cui ufficialmente sono intestati i canali OnlyFans. Non ha mai più presentato dichiarazioni in Italia dal 2021. La GdF però scopre (attraverso i social e i dati finanziari) che Marco in realtà vive principalmente in Italia, e la società di Dubai è solo uno schermo: denunciano quindi esterovestizione e ricostruiscono il reddito come suo personale imponibile in Italia. L’Agenzia notifica accertamenti per 3 anni: – Reddito non dichiarato €1.200.000. Aliquote IRPEF ordinarie (Marco in Italia non poteva essere forfettario perché lavorava con società, e comunque i volumi sono enormi): su 1.2M ipotizziamo imposte IRPEF+addizionali per circa €500.000. – IVA evasa (forse contesteranno anche IVA su certe prestazioni, ma sorvoliamo per semplicità o supponiamo OnlyFans l’abbia assolta sul marketplace). – Tassa etica 25% sul reddito netto. Se non riconoscono costi particolari, sarà 25% di 1.2M = €300.000. – Sanzioni: dichiarazione omessa per 3 annualità, 200% per ciascuna, su imposte dovute (diciamo su 800k totali imposte dovute IRPEF+tassa etica). Sanzioni ~ €1.600.000. – Interessi vari: ~€100.000. – Totale preteso: circa €2.500.000.
In più, Marco è stato denunciato penalmente (superate ampiamente soglie di punibilità) per omessa dichiarazione fraudolenta (avendo usato artifizi come la finta residenza estera). La Procura ha chiesto sequestro per equivalente fino a 500k (l’imposta evasa per 2021) e potrebbe estenderlo per le altre annualità, quindi rischia beni per centinaia di migliaia.
Marco ovviamente non ha liquidità per 2.5 milioni. Ha una casa, intestata forse a un parente per protezione (ma se dimostrano che è sua di fatto, la aggrediscono lo stesso). Cosa fare: – Difesa nel merito: tenterà con avvocati di dimostrare che per qualche periodo era effettivamente non residente, riducendo almeno uno degli anni di imposizione. Potrebbe anche cercare di far emergere dei costi (pagamenti a eventuali collaboratori, produzioni video) per abbattere un po’ il reddito netto. E sicuramente contesterà le sanzioni come eccessive (cercando circostanze attenuanti). Difficile evitare la tassa etica: qui i contenuti erano molto probabilmente espliciti, la GdF avrà raccolto prove, quindi quella resta. Nel migliore dei casi, magari riduce il reddito imponibile a 1 milione e le sanzioni al 150%. Poniamo riesca a portare il dovuto complessivo a €1.8 milioni. Resta enorme. – Opzioni transattive: Marco può proporre un accordo di mediazione all’inizio: l’Agenzia potrebbe – per incassare – offrire di ridurre le sanzioni al minimo e riconoscere qualche costo se paga subito. Ad esempio, potrebbero dire: paga €800k in tot rate, e chiudiamo. Se ha modo di procurarsi quella somma (vendendo la casa di famiglia, etc.), potrebbe essere una soluzione. Altrimenti… – Procedura da sovraindebitamento: Marco come persona fisica potrebbe presentare un piano del consumatore offrendo tutto il suo patrimonio (mettiamo che abbia casa del valore di 300k e investimenti per 50k). Il piano dice: vendo la casa, do tutto al Fisco (che magari incassa 300k su 2.5M). Il giudice può approvare se Marco dimostra di non poter dare di più e che la situazione è precipitata per errore suo ma senza frode (qui la frode c’è un po’, perché residenza fittizia – bisognerebbe puntare sul fatto che era mal consigliato). Se approvato, in un colpo solo debiti annullati oltre i 350k dati. È una botta per il Fisco (che incassa solo ~15% del dovuto), ma è plausibile se no appare nulla pignorabile (tanto è inutile tenerlo schiavo a vita di un debito impagabile). – Penale: Marco con il penale in corso punterà a patteggiare magari 2 anni con pena sospesa, dopo aver concordato con l’Agenzia la chiusura del contenzioso tributario. Probabilmente verserà una parte per dimostrare pentimento (ad es. consegna volontaria dei 350k del piano di cui sopra). – Tempistiche: un caso simile, in realtà, difficilmente l’Agenzia transige amichevolmente. Lo porterà in Commissione, vincerà quasi sicuramente su imposta (la residenza fittizia la GdF l’avrà smontata con prove evidenti ) e forse otterrà una riduzione parziale sanzioni (magari 120% invece di 200% se il giudice valuta che Marco era poco più che un ragazzo inconsapevole… ipotesi). Finito ciò, se Marco non ha pagato, iscriveranno ipoteca e quant’altro su ciò che trovano. Marco a quel punto per salvarsi deve attivare la procedura di esdebitazione. Con l’aiuto di un Gestore esperto, potrà spuntarla e liberarsi (ma perderà i suoi beni liquidi e la casa all’asta).
Questi esempi evidenziano come: – Importi e percentuali possono diventare travolgenti, specialmente con la tassa etica di mezzo. – Gli strumenti come adesione e rottamazione fanno la differenza (risparmio di decine di punti percentuali sul totale). – Nei casi estremi, l’unica via è transare o ricorrere al giudice della crisi per tagliare il debito. – Prevenire, dichiarando e pagando il giusto prima, avrebbe comportato costi ben inferiori: nel caso B, se Marco avesse dichiarato regolarmente col massimo scaglione IRPEF, avrebbe pagato circa il 50% del reddito e basta, invece rischia di perderne l’85-90% in sanzioni e spese.
Conclusione
Siamo giunti al termine di questo lungo percorso tra normative, insidie e soluzioni riguardanti la tassazione dei guadagni OnlyFans e la famigerata tassa etica. Ricapitoliamo i punti fondamentali emersi e soprattutto il valore delle difese legali analizzate:
- Chi crea contenuti su OnlyFans deve comportarsi da contribuente consapevole: ciò significa dichiarare i propri redditi, gestire l’IVA (se dovuta) e versare anche quell’addizionale del 25% se i contenuti sono pornografici. Il fenomeno OnlyFans non è più “sotterraneo”: il Fisco ha attivato controlli incrociati e le prime operazioni della Guardia di Finanza lo dimostrano . I rischi di non mettersi in regola sono altissimi: cartelle per decine di migliaia di euro, pignoramenti e perfino processi penali per evasione. Abbiamo visto casi concreti come le due influencer lodigiane con €250.000 non dichiarati o la star da 1,5 milioni denunciata : errori che stravolgono la vita finanziaria e personale.
- Tuttavia, non tutto è perduto per chi si trova già “nei guai”. Esistono armi giuridiche efficaci per difendersi: si può contestare la pretesa fiscale, ridimensionarla, congelarla e persino azzerarla in parte con strumenti come la rottamazione o il sovraindebitamento. Un contribuente informato e ben assistito può evitare gli esiti più nefasti (esecuzioni forzate, fallimenti personali) e negoziare soluzioni sostenibili. Abbiamo evidenziato come una strategia tempestiva possa ridurre di molto sanzioni e oneri: ad esempio, l’accertamento con adesione abbassa subito le multe a un terzo; la definizione agevolata taglia via tutte le sanzioni ; un concordato può eliminare il debito eccedente la capacità contributiva. Anche sul fronte penale, muoversi bene (pagare, patteggiare) può evitare il carcere e limitare i danni reputazionali.
- Ogni situazione ha la sua chiave di volta: c’è chi potrà vincere in giudizio per un vizio procedurale o un errore del Fisco, c’è chi invece punterà a trattare un piano di rientro compatibile con le proprie tasche. L’importante è non restare immobili. Le normative tributarie, per quanto spesso rigide, prevedono comunque spazi di tutela del contribuente: dallo Statuto del Contribuente (diritto al contraddittorio, motivazione chiara degli atti), alla possibilità di rivolgersi a un giudice terzo, fino alle chance di chiudere le pendenze in modo agevolato (lo Stato stesso negli ultimi anni ha aperto più volte a “pace fiscali” sapendo che recuperare qualcosa è meglio di niente). Nonostante la tassa etica sia percepita come un’ingiustizia morale – e molti lottano per abolirla definendola moralismo di Stato – oggi l’arma migliore è conoscere la legge e usarla a proprio favore. Ciò significa anche sfruttare eventuali lacune normative: per esempio, se il confine di ciò che è pornografico non è chiaro, si può sostenere l’interpretazione più favorevole al contribuente (in dubio pro reo). Se la tassa etica appare incostituzionale, si può portare la questione in sede giudiziaria appropriata.
- Agire tempestivamente con l’assistenza di un professionista si è rivelato, in tutte le ipotesi fatte, l’elemento decisivo. Un profano rischia di smarrirsi tra adempimenti e scadenze, o di farsi prendere dal panico (magari finendo vittima di qualche “venditore di soluzioni miracolose” non qualificato). Al contrario, un avvocato specializzato vede subito le vie d’uscita e sa come bloccare eventuali atti ingiusti o troppo affrettati dell’Agenzia Entrate. Ad esempio, un buon legale può ottenere in pochi giorni un decreto di sospensione di una cartella, salvandovi il conto corrente sul quale magari confidavate per vivere; può scovare un vizio formale che annulla un intero accertamento; oppure può fare da mediatore con l’ufficio tributario, parlando “la stessa lingua” dei funzionari, per raggiungere un compromesso. Spesso il contribuente da solo non sa neppure di avere certi diritti: l’avvocato li fa valere, ricordando all’Agenzia i limiti posti dalla legge (come l’obbligo di motivare per bene il perché di un’imposta – ad esempio, perché ti applicano la tassa etica – e non solo il “cosa”). In breve, l’assistenza professionale trasforma un incubo fiscale in un problema risolvibile, con danni contenuti.
- Abbiamo ribadito le competenze specifiche dell’Avv. Monardo e del suo team: la loro forza sta proprio nell’unire la conoscenza tecnica del diritto tributario con una visione pratica orientata al risultato. Non a caso, l’Avv. Monardo è anche esperto di procedure di sovraindebitamento: questo significa che guarda oltre il singolo accertamento, e può proporvi soluzioni globali per bloccare azioni esecutive, pignoramenti, ipoteche, fermi amministrativi o cartelle in serie. Il suo intervento può letteralmente stoppare un pignoramento sul nascere (basta pensare alla possibilità di depositare un piano del consumatore, che sospende le esecuzioni). Inoltre, essendo cassazionista, può accompagnarvi fino alle ultime fasi del contenzioso, in Cassazione, garantendovi continuità nella difesa senza dover cambiare avvocato. E la presenza di commercialisti e consulenti nel suo staff consente di coprire tutti gli aspetti: fiscali, contabili, aziendali.
In conclusione, il messaggio chiave è che nessuna situazione debitoria è senza speranza, nemmeno quella che può derivare da un grossolano errore o da una sottovalutazione iniziale degli obblighi OnlyFans. Certo, la miglior cura è prevenire (tenersi in regola), ma se ormai il danno è fatto, con le giuste mosse si può tamponare l’emorragia finanziaria e riprendere controllo della propria vita economica.
Il nostro consiglio finale, dopo aver esaminato nel dettaglio tutte le possibili strade, è semplice: non affrontare il Fisco da soli. Affidati a professionisti seri, competenti e con esperienza specifica nel settore tributario e della crisi debitoria. Tra questi, l’Avv. Giuseppe Angelo Monardo rappresenta una scelta di eccellenza: con la sua guida potrai valutare con lucidità pro e contro di ogni azione, evitare passi falsi e soprattutto sentirti tutelato in ogni sede (dall’ufficio dell’Agenzia Entrate fino al tribunale).
Ricorda che, se agisci in tempo, molte delle conseguenze più dure possono essere evitate o attenuate. Se invece lasci correre, il rischio è di trovarti con cartelle e pignoramenti che avresti potuto scongiurare. Quindi, se stai leggendo queste righe e pensi di avere un problema simile (o vuoi prevenire di averlo in futuro perché stai iniziando un’attività su OnlyFans), la cosa più saggia da fare è prendere un appuntamento con un avvocato esperto.
📞 Contatta subito l’Avv. Giuseppe Angelo Monardo per una consulenza personalizzata e urgente sulla tua situazione fiscale. Lui e il suo staff di avvocati e commercialisti sapranno analizzare il tuo caso nel dettaglio e difenderti con strategie legali concrete e tempestive, bloccare sul nascere ogni iniziativa ostile del Fisco e guidarti passo dopo passo verso la soluzione più efficace – che sia l’annullamento dell’atto, la riduzione del debito o un accordo sostenibile di pagamento. Non aspettare oltre: ogni giorno perso può costare caro. Affidati a chi ha fatto della tutela del contribuente la propria missione professionale: con l’Avv. Monardo al tuo fianco, potrai tornare a concentrarti sul tuo lavoro creativo senza l’incubo delle tasse arretrate, sapendo di avere alle spalle una difesa solida, competente e appassionata del tuo caso.
In definitiva, difendersi bene è possibile: basta avere le giuste conoscenze – come quelle che hai acquisito leggendo questo articolo – e soprattutto il supporto del giusto alleato legale. La legge offre molti strumenti a chi li sa usare: nelle mani esperte dell’Avv. Monardo, questi strumenti diventeranno il tuo scudo e la tua spada, per superare brillantemente anche la più intricata vicenda di “tassa etica” ed evasione fiscale su OnlyFans.
(Fonti normative e giurisprudenziali citate: art. 1 comma 466 L.266/2005 istitutivo tassa etica; art. 36 DL 223/2006 conv. L.248/2006 sulla addizionale 25%; Risposta AE n.285/2025 sulla tassa etica in regime forfettario; D.Lgs. 74/2000 art.4-5 (reati tributari dichiarativi); Cass. Sez. V n.1544/2023 e n.23842/2025 su esterovestizione; Corte Cost. n.10/2015 su Robin Hood Tax; Statuto Contribuenti L.212/2000; Sent. CTP Reggio Emilia n.9/2011 su questione incostituzionalità tassa etica; etc. Altre fonti: Comunicato GdF Lodi 2026;
