Lettera Da Rescos Per Debiti Vecchi: Come Difenderti Da Un Sollecito Di Pagamento E Trattare Un Saldo E Stralcio

Introduzione: Ricevere una lettera di sollecito di pagamento per debiti bancari o finanziari anziani affidati a società di recupero (come Rescos) può generare forte apprensione. Un’impugnativa trascurata o un pagamento affrettato possono aggravare la posizione del debitore, esponendolo a procedure esecutive (pignoramenti, ipoteche) o a ulteriori interessi e sanzioni. In questo articolo giuridico-divulgativo forniamo una guida completa e aggiornata (al 22 gennaio 2026) su come difendersi. Illustreremo i rischi da evitare, i diritti del debitore e le possibili soluzioni legali, dall’opposizione di atti giudiziari alla trattativa di un saldo e stralcio, passando per i piani di rientro e gli strumenti di composizione del debito (come la Legge 3/2012).

L’Avv. Giuseppe Angelo Monardo (Cassazionista e gestore della crisi da sovraindebitamento iscritto negli elenchi del Ministero della Giustizia, nonché professionista fiduciario di un Organismo di Composizione della Crisi e negoziatore esperto ai sensi del D.L. 118/2021) coordina un team di avvocati e commercialisti con provata esperienza in diritto bancario e tributario. Grazie a queste competenze multidisciplinari, l’Avv. Monardo e il suo staff offrono assistenza integrata: dall’analisi dell’atto ricevuto (verifica di legittimità, prescrizione e vizi formali) alla predisposizione di ricorsi e opposizioni, fino alla negoziazione di accordi di saldo e stralcio o alla definizione di piani di rientro sostenibili.

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Contesto normativo e giurisprudenziale

I debiti bancari e finanziari sono soggetti alle norme generali sulla prescrizione civile. In base all’art. 2946 c.c., salvo disposizioni speciali, i diritti si estinguono per prescrizione con il decorso di dieci anni . L’art. 2948 c.c. specifica termini più brevi (5 anni) per le prestazioni periodiche (ad esempio gli interessi di obbligazioni rateali) . Nella prassi i mutui, i prestiti personali e le carte di credito producono obbligazioni soggette a prescrizione decennale. La giurisprudenza conferma, poi, il principio dell’unitarietà del debito rateizzato: nei contratti di mutuo, le singole rate non sono obbligazioni indipendenti, ma frazionamenti di un obbligazione unica. Ne consegue che il termine di prescrizione decorre dalla scadenza dell’ultima rata , non da ciascuna singola scadenza rateale. Del pari, gli interessi inclusi nel piano di ammortamento seguono la stessa causa del debito principale (e non sono soggetti a prescrizione separata quinquennale) .

In campo tributario la Corte di Cassazione ha di recente delineato regole specifiche: nell’ordinanza n. 24900/2025 la Cassazione ha ribadito che il diritto alla riscossione delle imposte erariali si prescrive in 10 anni, mentre quello relativo alle sanzioni e agli interessi si prescrive in 5 anni (quando la definizione del tributo non derivi da un provvedimento giudiziario definitivo) . In altri termini, ad esempio IRPEF, IVA, IRES ecc. seguono il decennale; mentre multe e tributi locali seguono il quinquennale (cfr. anche le tabelle riepilogative in calce).

La cessione del credito a società di recupero è regolata dagli artt. 1260-1265 c.c.: il creditore originario può trasferire a terzi il credito senza il consenso del debitore, ma l’operazione ha efficacia verso il debitore solo quando questi l’ha accettata o gli è stata notificata . La Cassazione ha sottolineato che la “notifica” prevista dall’art.1264 c.c. non richiede la forma tipica del procedimento giudiziario: può consistere in qualsiasi comunicazione idonea a far prendere coscienza al debitore della nuova titolarità del credito . Ciò significa che Rescos (o il suo cessionario) deve semplicemente fornirti in modo comprensibile i dati essenziali (importo, contratto originale, data cessione, ecc.), ma non è necessario che la notifica avvenga tramite ufficiale giudiziario se è chiaro l’avvenuto trasferimento.

Un caso particolare è la cessione in blocco ex art. 58 TUB (D.Lgs. 385/1993): questo consente alle banche di vendere pacchetti di crediti deteriorati pubblicando un avviso in Gazzetta Ufficiale anziché notificare ogni singolo debitore. In tal caso la pubblicazione sostituisce la notifica individuale e produce gli effetti dell’art. 1264 c.c. nei confronti dei debitori . Tuttavia, la giurisprudenza evidenzia che la pubblicità in Gazzetta ha valore di pubblicità-notizia e rende opponibile la cessione, ma non prova di per sé la legittimazione del cessionario. Il cessionario (Rescos) deve dimostrare che quel particolare credito appartiene effettivamente al portafoglio ceduto (ad esempio esibendo il contratto di cessione o documenti contabili specifici) .

Per quanto riguarda l’interruzione della prescrizione, la Corte ha fornito indicazioni contrastanti a seconda dei contesti. L’ordinanza n. 7835/2022 ha affermato che basta anche una semplice “richiesta scritta di adempimento” del credito, indirizzata al debitore con indicazione del credito stesso, per interrompere la prescrizione . Invece, nel contesto delle sanzioni amministrative recenti (Cass. 25226/2023) si è ribadito che un mero sollecito di pagamento non interrompe la prescrizione: solo gli atti tipici del procedimento esecutivo o il riconoscimento formale del debito possono bloccare il termine . In pratica, quindi, una semplice lettera da parte del creditore o del suo legale da sola non fa ripartire il termine prescrizionale (ma la prudenza suggerisce comunque di rispondere, per evitare che l’inizio della prescrizione sfugga inosservato).

Tipo di debito/creditoTermine di prescrizioneRiferimento normativo o giurisprudenziale
Debiti civili/finanziari ordinari (es. mutuo)10 anni (decorrenza: fine dell’ultima rata)Art. 2946 c.c. ; Cass. 19291/2010 (mutuo)
Interessi periodici su debiti (rate, bollo)5 anni (previsioni periodiche annue/semestrali)Art. 2948 n.4 c.c. ; Cass. 4232/2023 (interessi mutuo)
Tributi statali (IRPEF, IVA, IRES, ecc.)10 anniCass. ord. 24900/2025
Sanzioni tributarie e interessi5 anni (se non definitivi da sentenza)Cass. ord. 24900/2025
Bolli auto arretrati, accertamenti catastali3 anniArt. 2948 n.3 c.c.

Procedura passo-passo dopo la ricezione

Quando arriva la lettera da Rescos, il primo passo è non allarmarsi e non agire d’impulso. Questa missiva – solitamente una comunicazione raccomandata o PEC – non è un provvedimento esecutivo: contiene un invito al pagamento ma non stabilisce formalmente scadenze di legge. Occorre però prenderla sul serio: ignorarla potrebbe permettere al creditore di trasformarla più facilmente in un provvedimento giudiziario (ad esempio un decreto ingiuntivo non opposto) . Pertanto, controlla subito l’importo reclamato, confrontalo con i tuoi documenti (estratti conto, contratti, ricevute di pagamento) e verifica se corrisponda al debito residuo. Accerta chi è il creditore originario e su quali transazioni si basa il credito. Se rilevi anomalie o voci contestabili (moratorie eccessive, oneri non dovuti, ecc.), segnala subito per iscritto tali punti.

Subito dopo, valuta se il debito sia già prescritto. Se sono passati più di 10 anni dalla scadenza dell’ultima obbligazione (o dall’ultimo pagamento) senza interruzione valida, il credito può essere nullo . Verifica ogni data con attenzione: anche un piccolo pagamento o una comunicazione precedente da parte tua può aver interrotto la prescrizione. In caso di dubbi, segnala al cessionario (Rescos) con lettera raccomandata che il debito risulta prescritto, citando gli estremi normativi. Se invece il debito è ancora efficace, decidi se contestarlo o negoziare. In ogni caso, è utile rispondere formalmente (anche tramite un avvocato) entro pochi giorni, per non lasciare campo libero: questo permette di fissare per iscritto i tuoi rilievi e di attivare le tutele (ad es. chiedere la sospensione di azioni esecutive in corso).

Diritti del debitore: ricorda che hai diritto a essere informato del credito: puoi richiedere copia del contratto originario, del piano di ammortamento o della polizza di finanziamento da cui nasce il credito. Se tali documenti non sono allegati al sollecito, Rescos dovrebbe fornirli su richiesta. Inoltre, il Codice del Consumo tutela il consumatore da pratiche aggressive: se Rescos supera certi limiti di contatto (ad es. chiamate continue, minacce ingiustificate), potrebbe incorrere in illecito civile o anche nel reato di molestia . Approfitta di questa tutela: se vieni molestato telefona alle autorità o segnala alla Polizia Postale. Importante: non ignorare mai eventuali atti giudiziari notificati successivamente (come un decreto ingiuntivo dell’Agenzia delle Entrate o di un tribunale civile). Questi vanno impugnati entro i termini di legge (di norma 40 giorni dalla notifica) presentando opposizione o ricorso, altrimenti il debito diventa irrevocabile.

In sintesi, la procedura consigliata è la seguente:

  • Verifica il credito: controlla importo, data, contratto e chi lo vanta.
  • Nessun pagamento automatico: non inviare subito denaro senza prima comprendere e, se del caso, negoziare. Un pagamento senza accordo scritto può legittimare richieste ulteriori.
  • Controlla la prescrizione: calcola i termini (vedi tabella). Se il credito è prescritto, comunicalo per iscritto al cessionario.
  • Richiedi documenti: se mancano informazioni (atto di cessione, piano, contratto), chiedili formalmente a Rescos per valutare la legittimità.
  • Pianifica la difesa: se la richiesta appare illegittima, prepara una risposta scritta (possibilmente con un legale), segnalando vizi e riservando ogni diritto.
  • Attenzione ai tempi: se Rescos avvia un’azione esecutiva (ad esempio ottiene un decreto ingiuntivo), agisci subito entro i termini (40 giorni per opposizione) per bloccare il procedimento.
  • Mantieni traccia scritta: ogni contatto, offerta o comunicazione va documentata (PEC, raccomandata) per evitare fraintendimenti e per tutelarsi giuridicamente in seguito.

Difese e strategie legali

Le principali strategie difensive ruotano intorno a due linee d’azione: contestare formalmente l’eventuale pretesa e/o negoziare un accordo vantaggioso. Se l’azione di Rescos diventa giudiziaria (ad esempio con un decreto ingiuntivo), bisogna presentare tempestivamente opposizione al tribunale, indicando tutte le eccezioni (prescrizione, pagamento già effettuato, carenza di prova). Nell’opposizione si potrà invocare la prescrizione decennale ex art.2946 c.c. e le regole sul mutuo , oppure addurre vizi contrattuali o di calcolo. Ad esempio, la Cassazione riconosce che in un mutuo i tassi includono interessi nel debito principale ; se il piano di ammortamento era illegittimo (tassi usurari), è possibile anche chiedere la nullità di alcune clausole. Se non ci sono atti giudiziari, si può comunque depositare presso il tribunale competente un’istanza di accertamento o di opposizione sommaria per impegnare subito il debitore procedente.

Un altro fronte è la contestazione formale della legittimazione: poiché la cessione del credito si perfeziona con l’accordo tra cedente e cessionario (non serve il consenso del debitore), il debitore può eccepire la mancata notificazione o l’inesistenza della cessione. Come detto, l’avviso in G.U. vale come notifica solo se la cessione è tra banche ; se il credito originario era di un privato o di una società non bancaria, Rescos deve provarti di aver correttamente notificato l’accordo di cessione come previsto dall’art.1264 c.c. Qualora non lo faccia, il pagamento effettuato al cedente originario estingue comunque l’obbligazione nei tuoi confronti. In altre parole: se il debitore riceve solo un generico sollecito cartaceo senza prova della cessione, può opporre che la cessione non gli è mai stata portata a conoscenza. Recenti sentenze indicano che, in caso di contestazione del contratto sottostante, neppure la pubblicazione ai sensi dell’art.58 TUB basta a provare la titolarità del credito : il giudice richiederà documenti certe che indichino il credito reclamato.

Un tema pratico: se sei già in trattativa scritta con Rescos, evita di riconoscere tacitamente debiti. Ad esempio, fornire elementi per un calcolo nuovo o proporre un pagamento “a saldo” è spesso legato ad una tacita ammissione. Meglio esplicitare che ogni pagamento sarà “effettuato sotto riserva di legge” o tramite accordo formale. Se decidi di pagare in parte, chiedi di concordare per iscritto che il saldo pattuito estingue definitivamente il debito e da quali pagamenti specifici è composto (capitale, interessi, spese). Fai attenzione anche alla visura CRIF (sistema di segnalazione dei cattivi pagatori): se hai già saldato un debito, la segnalazione deve essere cancellata entro 30 giorni dalla richiesta. In caso contrario, puoi agire chiedendo la rimozione alla banca o alla società di recupero, o addirittura rivolgendoti all’Autorità Garante per i dati personali.


Pur se possibili accordi stragiudiziali possono sembrare complessi, spesso sono i più vantaggiosi. Ad esempio, un saldo e stralcio può accordare al debitore una notevole riduzione: immagina un debito residuo di €10.000 con Rescos. Se viene negoziato uno sconto del 40–50%, bastano €5.000–6.000 pagabili in soluzione unica o dilazionati (ad es. 5 rate semestrali da €1.200), per chiudere la posizione senza interessi aggiuntivi. Ciò comporta un risparmio di 4–5.000 euro rispetto al pagare il 100% in più anni. La chiave è presentare una proposta sostenibile basata sulle reali capacità di pagamento (ad es. dimostrando un reddito o un piano aziendale). L’avvocato esperto verificherà che la somma offerta sia in linea con il cosiddetto “valore di realizzo” del credito (cifra che Rescos potrebbe realisticamente recuperare).

Durante la negoziazione mantieni sempre un profilo collaborativo ma fermo: indica chiaramente i pagamenti che puoi effettuare, chiedi per iscritto la conferma che il debito sarà estinto al verificarsi di tali pagamenti, e non firmare impegni prematuri. Ogni accordo di saldo e stralcio dovrebbe essere redatto in forma scritta (anche via PEC) con firma delle parti, in modo che sia vincolante per Rescos. Questo blocca potenziali iniziative legali, purché si rispettino i versamenti concordati. In alternativa, si può proporre un piano di rientro rateale strutturato (es. rata mensile commisurata al reddito) da presentare al creditore: la legge 3/2012 prevede proprio questa soluzione per i consumatori in crisi, che permette di diluire il debito senza interessi aggiuntivi, a condizione di pagare tutti i creditori in misura proporzionale al reddito disponibile.

In sintesi, le difese e strategie pratiche includono: – Opposizione giudiziaria: impugnare un decreto ingiuntivo o un atto esecutivo entro i termini previsti (40 giorni per ingiunzione, ex art.650 c.p.c.) invocando prescrizione o vizi formali.
Richiesta di sospensione: presentare istanza al giudice per sospendere i termini esecutivi (pignoramenti, sequestri) in attesa della decisione, o versare in esecuzione una somma a titolo di deposito.
Contro-ricorso o difesa preventiva: depositare un’eccezione presso il giudice competente, anche in mancanza di citazione, per congelare l’azione.
Trattativa formale: proporre un accordo scritto con Rescos (saldo e stralcio o piano rateale), magari attraverso un negoziatore professionista.
Accertamenti stragiudiziali: coinvolgere enti come il Giudice di Pace (per piccoli importi bancari) o l’Arbitro Bancario Finanziario (per questioni di trasparenza bancaria) se applicabile.

Strumenti alternativi di composizione del debito

Oltre alla semplice difesa, vanno considerate le soluzioni straordinarie offerte dalla legge per ristrutturare o cancellare i debiti:

  • Definizioni agevolate (rottamazioni fiscali): per i debiti con l’Agenzia delle Entrate – Riscossione esistono varie rottamazioni. Ad oggi le più rilevanti sono la rottamazione-quater (L.197/2022) e la definizione agevolata 2023. Queste consentono di estinguere i debiti affidati fino al 2017 con il pagamento del solo capitale (con notevole stralcio di sanzioni/interessi). Ancora più ampia è la rottamazione-quinquies introdotta dalla Legge 199/2025 (Legge di Bilancio 2026): riguarda i carichi affidati dal 2000 al 2023 e permette di versare solo il capitale, eliminando integralmente sanzioni e interessi . Chi aderisce a queste misure blocca automaticamente ogni ingiunzione o pignoramento in corso (fino al completamento delle rate) e può fruire di ulteriori facilitazioni di pagamento (fino a 5 rate mensili senza interessi). In pratica, se nella ricevuta Rescos sono comprese anche cartelle fiscali prescrivibili in queste misure, conviene valutare l’adesione per azzerare quei debiti fiscali onerosi.
  • Piano del consumatore (Legge 3/2012): i consumatori sovraindebitati (famiglie, lavoratori dipendenti o autonomi non fallibili) possono proporre un piano al tribunale, prevedendo il pagamento ridotto delle rate in base al reddito residuo. Se accettato dai creditori (o omologato in sede giudiziaria), permette di estinguere i debiti residui proporzionalmente alle capacità di spesa senza ulteriori interessi. Al termine del piano, si può ottenere l’esdebitazione: i debiti residui non coperti dal piano vengono azzerati, liberando il debitore da vecchie pendenze. Questo strumento è rivolto a chi ha oneri finanziari insostenibili e offre una soluzione di lungo periodo evitando il fallimento personale.
  • Accordo di composizione della crisi (L. 3/2012): per i privati non consumatori (ad es. liberi professionisti, soci di SRL non fallibili), esiste l’accordo con i creditori per ristrutturare i debiti. Coinvolgendo i creditori in un accordo unitario, spesso sotto supervisione del tribunale, il debitore ottiene uno sconto sui crediti (a volte consistente) e tempi di pagamento dilazionati. Anche in questo caso, se il piano viene rispettato, i debiti residui possono essere ridotti e si può ottenere l’esdebitazione.
  • Composizione negoziata della crisi d’impresa (D.L. 118/2021) : si tratta di un accordo riservato tra l’imprenditore in difficoltà e i suoi creditori (anche i creditori pubblici) che può essere stragiudiziale. Se l’accordo non viene rispettato da tutti i creditori, è possibile ricorrere al c.d. “cram-down” in tribunale per imporre il piano anche ai dissenzienti. Questa procedura è utile per le PMI con debiti complessi, poiché permette di rinegoziare i debiti mantenendo l’azienda in attività.
  • Concordato preventivo o liquidazione del patrimonio: le imprese con insolvenza conclamata possono valutare il concordato fallimentare o il piano di liquidazione previsto dalla nuova disciplina fallimentare (D.Lgs. 14/2019). Tali procedure, pur onerose, possono bloccare tutte le azioni esecutive e redistribuire equamente le risorse. In tal modo si ottiene una ristrutturazione formale dei debiti, spesso con una forte riduzione degli importi complessivi da pagare.

In sintesi, non esiste un’unica via: il debitore può accedere a definizioni agevolate per i carichi fiscali (ottenendo sconti e stralci), oppure può affidarsi agli strumenti di composizione della crisi (piano del consumatore, accordi, concordati) per ottenere soluzioni personalizzate. Il ruolo del professionista è fondamentale per individuare la combinazione migliore: ad esempio, spesso conviene aderire alle nuove rottamazioni prima di avviare un piano di crisi, poiché estinguere i debiti fiscali riduce il carico complessivo da trattare nel piano.

Errori comuni e consigli pratici

Per orientarsi correttamente, ecco alcuni errori da evitare e consigli utili:

  • Non fidarsi delle telefonate insistenti: i centralini di recupero crediti possono essere molesti, ma ogni comunicazione vale solo se confermata per iscritto. Chiedi sempre conferma scritta di qualsiasi proposta.
  • Non firmare nulla al telefono o verbalmente: mai accettare impegni senza metterli nero su bianco. Un accordo verbale può essere smentito; un documento firmato ha validità legale.
  • Non pagare il primo importo richiesto senza controlli: chiudere frettolosamente il debito può precludere trattative migliori. Verifica sempre la convenienza di eventuali sconti (un grande risparmio immediato spesso supera gli interessi pagabili in futuro).
  • Non attendere troppo a reagire: aspettare passivamente può permettere al creditore di ottenere un decreto ingiuntivo e avviare subito l’espropriazione dei beni. Rispondere a un sollecito in tempi brevi dà modo di contestarlo in anticipo o di negoziare prima che diventi esecutivo.
  • Leggere attentamente ogni comunicazione ufficiale (es. notifiche giudiziarie): se ricevi un atto formale (ad es. ingiunzione), annota subito i termini di risposta (di solito 40 giorni per presentare opposizione). Il tempo scorre dalla notifica, non dalla data sulla lettera.
  • Attenzione alle scadenze dei piani in corso: se hai già rate in corso (ad es. RateAZIO banca, piano 3/2012 attivo, ecc.), continuare a pagare regolarmente evita la decadenza dai benefici (es. chiusura del piano o reintegro delle sanzioni stralciate).
  • Non sottovalutare l’importanza della consulenza legale: un avvocato esperto (come l’Avv. Monardo) conosce i meccanismi giusti per contestare errori, bloccare procedure illegittime e negoziare al meglio. Un piccolo onere professionale può far risparmiare migliaia di euro.
  • Restare aggiornato sulle novità normative: se intervengono nuove leggi (ad es. ulteriori rottamazioni, slittamenti di termini, modifiche procedurali), potrebbero aprirsi opportunità aggiuntive per ridurre i debiti. Ad esempio, la recente legge di bilancio 2026 ha ampliato la rottamazione di debiti arretrati .
  • Documentare ogni contatto: conserva copie di lettere, PEC, email e ricevute, sia tue che di Rescos. In caso di controversia, questi documenti potranno dimostrare la tua buona fede, l’offerta fatta e i termini pattuiti.

Tabelle riepilogative

Debito/creditoTermine di prescrizioneFonte norm./giurisprudenziale
Debito civile/finanziario (prestito bancario)10 anni (dalla scadenza dell’ultima rata)Art. 2946 c.c. ; Cass. 19291/2010 (mutuo unitario)
Interessi in un piano rateale5 anni (se ricorrenti periodicamente)Art. 2948 n.4 c.c. ; Cass. 4232/2023 (consolidamento del debito)
Imposte statali (IRPEF, IVA, IRES, ecc.)10 anniCass. ord. 24900/2025 (decennale per tributi erariali)
Sanzioni tributarie e interessi non definitivi5 anni (in assenza di sentenza definitiva)Cass. ord. 24900/2025 (quinquennale per sanzioni)
Bolli auto arretrati, tasse locali arretrate3 anniArt. 2948 n.3 c.c.
Strumento di definizioneDebiti interessatiVantaggi principali
Rottamazione-Quinquies (L.199/2025)Cartelle esattoriali caricate 2000–2023Pagamento solo del capitale, stralcio totale di sanzioni e interessi ; blocco espropri fino a definizione.
Rottamazione-Quater (L.197/2022)Cartelle affidate fino al 2017Sconto di sanzioni e interessi (pagamento dilazionato in 5 rate)
Piano del consumatore (L.3/2012/Codice Crisi)Debiti non fiscali (privati, piccoli imprenditori)Dilazione in base al reddito, riduzione/eliminazione interessi; possibile esdebitazione finale.
Accordo di composizione (L.3/2012/Codice Crisi)Debiti civili/professionali (non consumatori)Ristrutturazione del debito su misura, convalidata in tribunale; possibilità di estinzione parziale del debito.
Composizione negoziata (D.L.118/2021)Debiti di impresa (anche con fisco)Rinegoziazione privata dei debiti, con potere di cram-down giudiziale; protezione temporanea.
Concordato preventivoDebiti aziendali (imprese in insolvenza)Possibilità di pagare frazionato o a percentuali ridotte sotto controllo giudiziario, bloccando le esecuzioni.

Domande frequenti (FAQ)

  • Cosa devo fare appena ricevo la lettera di Rescos?
    Prima di tutto leggila con attenzione ma con calma. Verifica se il debito indicato corrisponde a un tuo obbligo effettivo (importo, data, creditore originario). Controlla i documenti: un errore può capitare. Non pagare niente subito: valuta se il debito è stato già pagato o è prescritto. Se è lecito, rispondi entro pochi giorni, anche semplicemente chiedendo chiarimenti o documenti integrativi, per dimostrare buona volontà e tenere aperta la trattativa.
  • Una lettera di sollecito interrompe la prescrizione?
    In generale, no. Una semplice raccomandata o PEC di sollecito da parte di Rescos non interrompe automaticamente il termine prescrizionale . L’interruzione della prescrizione avviene solo con atti particolari (es. riconoscimento scritto del debito da parte del debitore, notifiche giudiziarie formali). Quindi, se il tuo debito era prossimo alla prescrizione, un sollecito da solo non lo salva. Tuttavia, se accetti di pagare o fai un piano di rientro, il fatto stesso di negoziare può equivalere a riconoscimento, per cui è meglio fare attenzione a come si risponde.
  • Quanto dura la prescrizione di un vecchio debito bancario?
    Come regola generale civile, dieci anni (art.2946 c.c. ) dal momento in cui il debitore sarebbe stato tenuto a eseguire l’ultima prestazione (p.es. ultima rata di un mutuo) . Se il debito è rateale, il calcolo parte dall’ultima rata non pagata. Se sono passati 10 anni senza interruzioni (pagamenti o atti validi di morosità), il debito dovrebbe essere estinto per prescrizione. Ricorda però di verificare anche eventuali termini abbreviati (p.es. 5 anni per interessi periodici o sanzioni tributarie).
  • Cosa succede se ignoro la lettera e non rispondo?
    Non rispondere a un sollecito non annulla il debito, ma può dare tempo al creditore di passare all’azione giudiziaria senza opposizione preventiva. Se Rescos ritiene fondata la richiesta, può infatti rivolgersi a un tribunale per chiedere un provvedimento esecutivo. A quel punto dovrai difenderti comunque, ma potresti aver perso la possibilità di risolvere prima extragiudizialmente. In pratica, ignorare può essere rischioso se la richiesta è legittima: è meglio usare il tempo iniziale per analizzare la situazione e preparare una difesa o una proposta di accordo.
  • Posso proporre un saldo e stralcio immediato con Rescos?
    Sì, un saldo e stralcio è proprio un accordo volto a chiudere il debito con un pagamento ridotto. Se ne hai la possibilità economica, puoi proporre a Rescos di versare una somma inferiore al totale (es. il 50-60%) entro una scadenza breve, in cambio dell’annullamento del debito residuo. Molte volte le società di recupero sono aperte a questo perché garantisce subito loro liquidità senza ulteriori rischi legali. L’offerta va fatta per iscritto e deve essere accettata da tutti i creditori (o dal cessionario stesso). Se Rescos accetta, è bene formalizzare l’accordo con un documento scritto (anche breve, via PEC) che dichiari che il pagamento pattuito estingue definitivamente il debito.
  • Devo temere azioni esecutive immediate (pignoramenti, ipoteche)?
    Non se si tratta solo di una lettera di sollecito. Fino a quando non scatta un provvedimento giudiziario (decreto ingiuntivo o sentenza) non esistono ancora formali titoli esecutivi. Tuttavia, una volta ricevuto un titolo esecutivo, il debitore deve agire. Ad esempio, se Rescos ottiene un decreto ingiuntivo non opposto, da quel momento può far partire il pignoramento. Per questo motivo, se la lettera di sollecito evolve in atto giudiziario (ingiunzione), bisogna impugnarlo subito. Ma finché c’è solo la comunicazione, non è ancora partita nessuna esecuzione forzata. Tieniti pronto a difenderti nel caso di notifiche formali, ma non cedere al panico subito.
  • Come contesto la legittimazione di Rescos?
    Chiedendo sempre le prove formali della cessione. Se il debitore originario era una banca, Rescos dovrebbe mostrare il contratto di cessione o almeno l’avviso di cessione pubblicato in Gazzetta (art.58 TUB) . Se invece la banca non era coinvolta, il debitore può eccepire che non è stata mai eseguita notificazione ai sensi dell’art.1264 c.c. (ossia non è stato informato). Puoi contestare che il “titolo” per pretendere il credito è nullo se mancano questi requisiti, e chiedere l’annullamento della pretesa. In sostanza: Se non è provata la corretta cessione, Rescos non può legittimamente esigere il pagamento.
  • Quali documenti devo richiedere a Rescos o al mio ex creditore?
    Chiedi copia del contratto originario (mutuo, finanziamento, estratto conto finale), dell’atto di cessione del credito a Rescos e di qualsiasi conteggio aggiornato (inclusivo di interessi). Inoltre, se sono presenti sanzioni o spese, chiedi la specifica normativa che le giustifica. Il creditore deve fornirti tutti gli elementi che giustifichino la somma richiesta. Se ti opponi in giudizio, queste prove saranno fondamentali.
  • Quali sono i tempi per rispondere legalmente a un decreto ingiuntivo?
    Se dopo la lettera Rescos ottiene un decreto ingiuntivo notificato, tu avrai di norma 40 giorni dalla notifica per presentare opposizione al tribunale (art. 645 c.p.c.). È un termine perentorio: se scade senza opposizione, il decreto diventa esecutivo. Nell’opposizione, potrai sollevare tutte le eccezioni (prescrizione, errata quantificazione, inesistenza contratto). Oltre questo termine non è più possibile contestare nel merito (salvo casi molto particolari). Se l’ingiunzione riguarda un debito tributario (intimazione di pagamento), il termine è sempre 40 giorni ex art. 19 c.p.a.
  • Cosa succede se pago una parte del debito?
    Se versi anche una piccola somma senza aver prima concordato nulla, il pagamento può essere interpretato come riconoscimento tacito del debito residuo (anche se c’è chi sostiene possa essere tratto valido solo se fatto “sub silentio”). Per sicurezza, se devi necessariamente pagare una somma (es. perché Concordata un minimo), fallo specificando per iscritto “salvo controfirma” di un accordo; oppure paga in tribunale in sede di opposizione. In generale, è meglio negoziare prima di pagare.
  • Conviene presentare subito un ricorso (anche in Cassazione)?
    Il ricorso in Cassazione è un rimedio straordinario che serve solo dopo aver ricevuto una sentenza sfavorevole in appello. Se Rescos non ha ancora fatto un decreto o sentenza, non c’è materia per Cassazione. Quindi è prematuro: prima devi opporvi o patteggiare nei gradi ordinari. Solo se vincessi in appello e avessi motivi di diritto molto rilevanti (violazioni di legge da parte del giudice), potresti considerare un ricorso in Cassazione. In pratica, finché si tratta di pre-sentenza (sollecito, opposizione, ecc.), si agisce in primo o secondo grado, non in Cassazione.
  • Il vecchio debito era con una banca: come funziona l’art.58 TUB?
    Se il credito è stato ceduto da una banca, l’art.58 TUB semplifica la notifica: la banca deve registrare la cessione nel registro delle imprese e pubblicarla in Gazzetta . Quella pubblicazione vale come notificazione generale al debitore. Tuttavia, come detto, essa basta solo a rendere la cessione opponibile, non a provarne i dettagli . Rimane necessario che il cessionario (Rescos) sappia esattamente quale tuo credito era nell’elenco venduto. Quindi, attenzione: anche se hai visto la pubblicazione in G.U., hai diritto di chiedere i dettagli (numero di contratto, data sottoscrizione, ecc.). Se la banca non è coinvolta, l’art.58 non si applica e la cessione deve essere notificata individualmente (come detto, con comunicazione libera ex art.1264 c.c.).
  • Come influisce il piano del consumatore (L.3/2012)?
    Se sei un consumatore sovraindebitato (es. autonomo, dipendente, pensionato senza attività imprenditoriale) potresti chiedere al tribunale l’apertura di un piano del consumatore. In pratica, presentando un piano al giudice, concordi di pagare una certa somma proporzionalmente al tuo reddito e alle tue spese quotidiane. Durante l’esame, ogni pignoramento in corso viene sospeso . Se il piano viene omologato e rispettato, al termine ottieni l’esdebitazione, e i debiti residui vengono cancellati. Ciò significa che potrai liberarti di molte delle vecchie posizioni creditorie, pagando solo ciò che il tuo piano stabilisce. È uno strumento utile quando il debito complessivo supera di molto le tue possibilità.
  • Cos’è l’accordo di composizione della crisi?
    È una procedura che permette al debitore non fallibile (ad es. libero professionista, socio di SRL) di raggiungere un accordo quadro con tutti i creditori per ristrutturare i debiti. Deve essere depositato in tribunale e, se i creditori lo approvano o se è omologato dal giudice, diventa vincolante. Spesso comporta la rateizzazione pluriannuale del debito o riduzioni concordate. La trattativa è condotta da un “gestore della crisi” professionista (come l’Avv. Monardo). A differenza del piano del consumatore, si rivolge a chi non è escluso dal fallimento e può prevedere anche la vendita di beni societari.
  • Cosa ottengo contattando subito un professionista?
    Rivolgersi subito a un avvocato specializzato permette di analizzare l’atto ricevuto, valutare tutti i vizi (prescrizione, errori di calcolo, legittimazione) e fermare subito le azioni più pericolose. Per esempio, l’Avv. Monardo potrà depositare in tempo i ricorsi necessari, negoziare con i creditori una sospensione e un piano di rientro, e magari interfacciarsi con l’agente di recupero per trovare un accordo. In pratica, anziché perdere tempo a cercare informazioni da soli, un professionista competente mette in campo tutte le strategie difensive più opportune .

Simulazioni pratiche

  • Esempio 1 – Debito personale con Rescos: Supponiamo di avere un debito bancario residuo originario di €10.000 (mutuo o prestito) risalente a 10 anni fa, con interessi accumulati che fanno salire la somma attuale a €13.000. Rescos ci invia un sollecito per €13.000. Dopo verifica, scopriamo che è prescrivibile (sono passati 10 anni dall’ultima rata) . Possiamo quindi notificare la prescrizione. In alternativa, se il debito fosse a giorno, potremmo proporre un saldo e stralcio: ad es. offrire €6.000 in pagamento immediato. Se Rescos accetta, risparmieremmo €7.000 rispetto al versare l’intero ammontare. Se optiamo invece per un piano rateale in 5 anni, pagheremmo 60 rate semestrali da €200 (tot. €12.000), contando un risparmio di €1.000 rispetto all’importo pieno con interessi legali).
  • Esempio 2 – Piccolo imprenditore con debiti misti: Un libero professionista ha debiti totali per €50.000 (di cui €30.000 verso banche e €20.000 verso l’Agenzia delle Entrate). Con le nuove normative, può cedere i debiti fiscali alla rottamazione-quinquies: pagherà solo il capitale di €20.000 e annullerà sanzioni/interessi, riducendo quel pozzo debitorio del 100%. Sui €30.000 bancari, supponiamo di negoziare un piano di rientro quinquennale con Rescos. Se otteniamo uno sconto del 40% (pagando €18.000 in 5 anni, cioè €300 al mese), il nostro esborso totale diventa €38.000 invece di €50.000 originali. Inoltre, mentre è in corso la definizione agevolata fiscale e il piano accordato, ogni pignoramento si blocca. In questo scenario il risparmio netto è di €12.000 (più l’eventuale stralcio delle spese legali), con estinzione dei debiti in 5–6 anni complessivi.
  • Esempio 3 – Calcolo di un piano di rientro: Un dipendente con debito residuo di €9.000 da finanziamento personale, propende per un piano dilazionato. Con l’accordo stragiudiziale, si convenziona di pagare €300 al mese per 36 mesi, pari a €10.800 totali (comprensivi di interessi previsti). Rispetto al debito originario più tardivo (€9.000), pagherà €1.800 in più spalmati nel tempo. Se però il pagamento a rate evita penali e procedimenti, può valere la pena. Altrimenti, potremmo offrire meno: ad esempio €700/mese per 12 mesi (€8.400 totali) per chiudere il debito più rapidamente con uno sconto implicito.

Tali esempi dimostrano come, attraverso negoziazione e strumenti legali, sia spesso possibile ridurre notevolmente l’onere finanziario rispetto al debito pieno. Ogni caso richiede simulazioni specifiche: l’Avv. Monardo e il suo staff possono elaborare insieme a te il calcolo migliore basato sulla tua situazione reddituale e patrimoniale.

Conclusione

Affrontare la lettera di Rescos relativa a debiti vecchi richiede prontezza, conoscenza delle norme e delle sentenze più aggiornate. Dal contesto normativo emerge che il debitore dispone di numerose leve difensive: è possibile verificare e far valere la prescrizione legale , contestare la legittimità del cessionario (e la corretta notifica dell’avvenuta cessione) , e impugnare tempestivamente eventuali decreti ingiuntivi o cartelle esattoriali a proprio nome . Contestualmente, esistono strumenti stragiudiziali e giudiziali per risolvere il debito: dal saldo e stralcio negoziato alla definizione agevolata dei carichi fiscali , fino alle procedure di composizione della crisi (piani, accordi, concordati) che possono ridurre o addirittura cancellare parzialmente i debiti .

Agire con tempestività è fondamentale: ad esempio, l’impugnazione immediata di un atto giurisdizionale può bloccare ipoteche, fermi o pignoramenti in corso . L’Avv. Giuseppe Angelo Monardo – con la sua esperienza di cassazionista e gestore della crisi – dispone degli strumenti e delle strategie giuste per difenderti. Grazie al suo intervento potrai valutare subito i vizi formali del sollecito, sospendere eventuali azioni esecutive e negoziare piani di pagamento sostenibili.

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Fonti: Gli orientamenti giurisprudenziali citati (Cass. civili, Ordinanze n.7835/2022, 25226/2023, 24900/2025, 4232/2023, 25496/2025 ecc.) e le norme richiamate (art. 2946, 2948, 1264 c.c., art.58 TUB, Legge 3/2012, D.L. 118/2021, Legge 199/2025, ecc.) sono disponibili nelle banche dati ufficiali della Cassazione, nel Codice Civile e nella Gazzetta Ufficiale . Le strategie indicate si basano sulle più recenti pronunce della Corte di Cassazione e sulle circolari normative in vigore al 2026.

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