Introduzione
Ricevere una comunicazione da Kerdos SPV S.r.l. relativa a un vecchio debito può generare sorpresa e preoccupazione. Kerdos SPV è una società veicolo specializzata nel mercato dei crediti deteriorati (Non-Performing Loans, NPL) : acquisisce in blocco portafogli di prestiti insoluti da banche o finanziarie e poi si attiva per recuperarli, spesso molti anni dopo la scadenza originaria del debito. La notifica di un semplice “sollecito di pagamento” o persino di un atto monitorio da parte di Kerdos può riguardare importi significativi e contenere avvertimenti di possibili azioni legali (ingiunzioni, pignoramenti, ipoteche). È quindi fondamentale conoscere i propri diritti, le regole sulla prescrizione dei debiti, le formalità richieste per la cessione del credito e le opportunità di negoziare un saldo e stralcio oppure di accedere a strumenti di definizione agevolata.
L’articolo che segue, aggiornato al 22 gennaio 2026, offre un inquadramento completo e pratico dell’argomento dal punto di vista del debitore. Verranno illustrati i riferimenti normativi del codice civile (ad es. gli articoli sulla cessione del credito, artt. 1260 e segg. c.c.; l’art. 2946 c.c. sulla prescrizione ordinaria decennale; l’art. 2948 c.c. sulla prescrizione quinquennale) e del Testo Unico Bancario (art. 58 D.Lgs. 385/1993 sulle cessioni in blocco di crediti). Si esamineranno le pronunce più recenti della Corte di Cassazione sul tema: ad esempio l’ordinanza n. 25496/2025 sulla sufficienza di una comunicazione semplice per rendere opponibile la cessione ; l’ord. n. 27915/2025 sull’onere di provare l’inclusione del credito ceduto nel portafoglio ; le ord. nn. 28706/2025 e 35019/2025 sull’obbligo di impugnare tempestivamente l’intimazione di pagamento dell’Agente della Riscossione . Saranno inoltre richiamate le novità legislative più recenti, come la Legge n. 199/2025 (Legge di Bilancio 2026) che ha introdotto la cosiddetta “Rottamazione-quinquies” per i debiti fiscali, e il D.L. 118/2021 convertito in L. 147/2021 sulla composizione negoziata della crisi d’impresa. Infine, verranno presentati gli strumenti di soluzione stragiudiziale e giudiziale a disposizione del debitore: dalla procedura di sovraindebitamento di cui alla Legge 3/2012 (ora confluita nel Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza) per ristrutturare o cancellare i debiti, fino a esempi concreti, tabelle riassuntive e un’ampia sezione di Domande e Risposte (FAQ).
Presentazione dell’Avv. Giuseppe Angelo Monardo
L’Avv. Giuseppe Angelo Monardo è un avvocato Cassazionista e coordina un team multidisciplinare composto da avvocati e commercialisti di comprovata esperienza nei settori del diritto bancario e tributario. È Gestore della crisi da sovraindebitamento iscritto negli elenchi del Ministero della Giustizia ai sensi della Legge 3/2012; è professionista fiduciario di un Organismo di Composizione della Crisi (OCC) e anche Esperto negoziatore della crisi d’impresa ex D.L. 118/2021. Grazie a queste competenze l’Avv. Monardo coordina a livello nazionale strategie efficaci per sospendere pignoramenti, contestare la legittimazione delle società di recupero crediti, trattare accordi di saldo e stralcio, presentare ricorsi giudiziali e definire piani di rientro sostenibili. L’Avv. Monardo e il suo staff offrono ai debitori un’analisi approfondita dell’atto ricevuto, valutando la prescrizione, eventuali errori formali e la corretta individuazione del creditore, al fine di attivare la migliore strategia difensiva.
Se hai ricevuto una lettera da Kerdos SPV o un sollecito di pagamento per un vecchio debito, contatta subito l’Avv. Giuseppe Angelo Monardo per una valutazione legale personalizzata. Troverai i recapiti al termine di questo articolo.
1 Contesto normativo e giurisprudenziale
1.1 Chi è Kerdos SPV S.r.l. e come opera
Kerdos SPV S.r.l. è una società veicolo di cartolarizzazione (Special Purpose Vehicle, SPV). A differenza di una banca tradizionale, non concede finanziamenti né mutui, ma acquista in blocco pacchetti di crediti – spesso deteriorati o inesigibili – da banche, società finanziarie o di leasing . In sostanza, Kerdos compra debiti che gli originari creditori considerano difficilmente recuperabili, pagandoli solo una frazione del loro valore nominale. Questi crediti possono avere diversa natura, ad esempio:
- Prestiti personali non rimborsati (finanziamenti al consumo, cessioni del quinto, ecc.);
- Scoperti di conto o fidi bancari non rientrati;
- Carte di credito “revolving” non pagate;
- Mutui ipotecari con rate arretrate o contratti risolti per morosità;
- Garanzie personali o fideiussioni escusse e rimaste impagate.
Quando Kerdos SPV acquista un credito, ne diventa la nuova titolare e formalmente ha diritto di esigere l’intero importo dovuto, comprensivo di interessi moratori e spese maturate. Tuttavia, è cruciale comprendere un aspetto: solitamente queste società comprano i crediti a un prezzo molto inferiore al loro valore nominale, spesso tra il 5% e il 15%. Ciò significa che, nella maggior parte dei casi, c’è margine per negoziare un saldo e stralcio molto vantaggioso, pagando solo una parte del dovuto, se si adottano le giuste strategie.
Perché Kerdos SPV ti sta contattando ora? Le ragioni possono essere principalmente tre:
- Kerdos ha acquistato il tuo vecchio debito dalla banca o finanziaria originaria (nell’ambito di una cessione individuale o di una cartolarizzazione);
- Oppure sta agendo come mandataria per conto di un’altra società che ha comprato il credito (ad esempio una società collegata o un servicer specializzato incaricato del recupero);
- In altri casi, Kerdos ha affidato la gestione operativa a una tradizionale agenzia di recupero crediti esterna, che invia materialmente lettere o effettua telefonate per sollecitare il pagamento.
In ogni caso, anche se il tuo contratto originario era con un altro istituto, Kerdos è ora la titolare del credito. Ciò non significa però che tu debba accettare passivamente tutto quanto ti viene richiesto. Prima di compiere qualunque passo (pagare, firmare piani di rientro, ignorare la lettera, ecc.) è fondamentale analizzare con attenzione:
- la documentazione in possesso di Kerdos (contratti, estratti conto, eventuali atti giudiziari);
- la legittimità della cessione del credito (cioè se Kerdos può effettivamente vantare quel credito nei tuoi confronti);
- l’eventuale prescrizione del debito (se è trascorso troppo tempo, il diritto di Kerdos di esigere potrebbe essersi estinto);
- la correttezza degli importi pretesi (controllando il calcolo di interessi e spese, per individuare possibili errori).
1.2 La cessione del credito: normativa e requisiti
1.2.1 Norme del codice civile
La disciplina generale della cessione del credito è dettata dagli artt. 1260 e seguenti del codice civile. In base a tali norme, un creditore (detto cedente) può trasferire a terzi (cessionario) un suo credito, senza bisogno del consenso del debitore, salvo che il credito abbia natura strettamente personale o che la legge ne vieti la cedibilità (art. 1260 c.c.).
Perché la cessione sia efficace nei confronti del debitore ceduto, l’art. 1264 c.c. stabilisce che essa deve essergli notificata oppure accettata dallo stesso in forma scritta . In altre parole, dal momento in cui il debitore riceve la notifica dell’avvenuto trasferimento (o dichiara di accettarlo), non può più liberarsi pagando il cedente originario. Se invece il debitore paga all’originario creditore prima di sapere della cessione, resta liberato solo se il nuovo creditore (cessionario) non prova che il debitore era a conoscenza della cessione al momento del pagamento (art. 1264, comma 2).
È importante chiarire che la notifica al debitore ceduto prevista dall’art. 1264 c.c. non richiede forme particolari: non serve un atto pubblico o una notifica tramite ufficiale giudiziario, potendo concretarsi in qualsiasi comunicazione idonea a informare il debitore del cambio di titolarità del credito . La stessa Corte di Cassazione ha ribadito che una semplice comunicazione scritta inviata dal cessionario (ad esempio una lettera in cui intima il pagamento al debitore) è sufficiente a produrre gli effetti dell’art. 1264 c.c., purché contenga tutti gli elementi necessari a individuare il credito ceduto . Non è dunque indispensabile una “notifica” formale da parte di un ufficiale giudiziario prima di agire in giudizio: la comunicazione dell’avvenuta cessione può avvenire anche contestualmente all’atto di citazione o durante il processo . Ciò che conta è che il debitore sia posto a conoscenza della mutata titolarità del rapporto obbligatorio.
In sintesi, quando Kerdos acquista un credito da una banca deve comunicare al debitore l’avvenuta cessione identificando chiaramente il credito ceduto. Se tale comunicazione manca del tutto, o è generica e non permette di capire quale debito sia stato ceduto, il debitore potrà contestare che la cessione non gli è opponibile (cioè potrà eccepire che Kerdos non ha diritto di esigere da lui, per difetto di notifica ai sensi dell’art. 1264 c.c.).
1.2.2 Cessione in blocco ex art. 58 TUB
L’art. 58 del D.Lgs. 385/1993 (Testo Unico Bancario – TUB) consente alle banche di cedere in blocco portafogli di crediti, beneficiando di una procedura semplificata di pubblicità. Invece di notificare singolarmente ogni debitore, la banca cedente può rendere efficace la cessione pubblicando un avviso di cessione sulla Gazzetta Ufficiale e iscrivendo l’operazione nel Registro delle Imprese . Questa modalità è tipica delle cartolarizzazioni (disciplinate anche dalla Legge 130/1999) ed è probabilmente quella impiegata per molte posizioni acquistate da Kerdos SPV.
Tuttavia, è cruciale evidenziare cosa ha chiarito la giurisprudenza in materia. La Corte di Cassazione ha più volte affermato che la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale ha valore di mera pubblicità-notizia: rende sì la cessione opponibile erga omnes (ossia valida verso i debitori), ma non costituisce di per sé prova sufficiente che uno specifico credito faccia parte del pacchetto ceduto . In altre parole, se il debitore contesta in giudizio la titolarità del credito da parte di Kerdos, questa dovrà provare l’effettiva inclusione del suo credito nell’operazione di cessione in blocco.
Cass. Civ. Sez. III, ord. n. 3405/2024: in tema di cessione di crediti in blocco ex art. 58 TUB, quando il debitore ceduto contesti l’inclusione del proprio credito, non basta produrre l’estratto dell’avviso pubblicato in G.U.; occorre che il cessionario produca il contratto di cessione o altri documenti idonei a identificare con certezza il credito ceduto . La pubblicazione in Gazzetta ha valore indiziario e dispensa dalla notifica individuale, ma non prova l’avvenuta cessione se i criteri indicati nell’avviso sono generici .
Spetta dunque al cessionario (Kerdos, nel nostro caso) l’onere di dimostrare che il singolo credito rientra tra quelli ceduti; la semplice esibizione della Gazzetta Ufficiale o di un generico elenco di posizioni cedute non basta, specialmente se i criteri descritti nell’avviso sono formulati in modo tale da non permettere di individuare con sicurezza il tuo rapporto . I giudici valuteranno concretamente le prove: se Kerdos si limita a produrre la copia dell’avviso in G.U. e magari qualche estratto conto, senza un documento che colleghi univocamente il tuo nominativo o il tuo contratto alla cessione, il rischio per Kerdos è di vedersi eccepire con successo il difetto di legittimazione attiva (cioè la mancanza di prova di essere il legittimo creditore) e quindi il rigetto della sua pretesa .
Questi principi sono fondamentali perché molti debiti affidati a Kerdos derivano appunto da cessioni in blocco. Se Kerdos non è in grado di dimostrare che il tuo credito specifico era incluso nel portafoglio che ha acquistato, potrai sollevare un’eccezione di difetto di legittimazione e, in sostanza, far valere che Kerdos non ha titolo per riscuotere quel debito.
1.3 Prescrizione dei debiti: termini, norme e giurisprudenza
La prescrizione è l’istituto giuridico che estingue un diritto quando il titolare non lo esercita per un determinato periodo di tempo (art. 2934 c.c.). In altre parole, decorso un certo numero di anni senza che il creditore abbia compiuto atti per esigere il credito, il debitore può opporre la prescrizione e rifiutare il pagamento. Nel contesto dei debiti finanziari e fiscali, occorre distinguere varie situazioni con i rispettivi termini di prescrizione:
| Tipo di debito | Norma di riferimento | Termine di prescrizione | Note |
|---|---|---|---|
| Debiti civili (prestiti personali, mutui, carte di credito, finanziamenti) | Art. 2946 c.c. | 10 anni | Termine ordinario salvo casi particolari di prescrizioni più brevi previste da norme specifiche . |
| Rate periodiche, interessi, canoni di locazione e in generale prestazioni periodiche | Art. 2948 n.4 c.c. | 5 anni | Comprende gli interessi (anche moratori) e le rate scadute di finanziamenti, in quanto obbligazioni con scadenze periodiche . |
| Cartelle esattoriali per imposte statali (es. IRPEF, IVA, registro) | Art. 19 D.Lgs. 472/1997;<br>Cass. ord. n. 24900/2025 | 10 anni (imposte) <br>5 anni (sanzioni e interessi) | I tributi erariali si prescrivono in dieci anni, mentre le sanzioni amministrative e gli interessi si prescrivono in cinque anni se la definitività non deriva da una sentenza passata in giudicato . |
| Tributi locali (IMU, TARI) e contributi previdenziali (INPS, INAIL), multe stradali | Art. 2948 c.c.;<br>Giurisprudenza costante | 5 anni | La giurisprudenza applica il termine quinquennale a tasse locali, contributi previdenziali e sanzioni amministrative comuni, in assenza di titolo giudiziale definitivo. |
| Bollo auto (tassa automobilistica) | Leggi regionali;<br>Art. 5, c.51 D.L. 953/1982 | 3 anni | Tre anni dall’anno successivo a quello di scadenza. (Esempio: bollo 2022, prescrizione al 31/12/2025 se nessun atto interruttivo). |
La prescrizione ordinaria decennale è stabilita dall’art. 2946 c.c., il quale dispone che “salvi i casi in cui la legge dispone diversamente, i diritti si estinguono per prescrizione con il decorso di dieci anni” . Dunque, per un prestito bancario o un debito derivante da contratto, in mancanza di termini speciali, si applica il termine di 10 anni. Viceversa, la prescrizione breve quinquennale (art. 2948 c.c.) riguarda, tra l’altro, “gli interessi e, in generale, tutto ciò che deve pagarsi periodicamente ad anno o in termini più brevi”. Ciò significa che obbligazioni di pagamento a cadenza periodica – come le singole rate di un finanziamento, le rate di un fido, le commissioni bancarie periodiche – si prescrivono in 5 anni dal singolo pagamento dovuto. Ad esempio, gli interessi moratori o le rate scadute di un prestito cadono in prescrizione in cinque anni dal loro rispettivo termine .
Per i debiti fiscali, la Cassazione a Sezioni Unite (v. ord. n. 24900/2025) ha chiarito che si applica la prescrizione decennale per i tributi erariali (es. imposte sui redditi, IVA) e quella quinquennale per le sanzioni amministrative e gli interessi, purché la pretesa non sia fondata su un provvedimento giurisdizionale irrevocabile . In pratica, se ad esempio un avviso di accertamento diventa definitivo senza passare da un giudice (perché non impugnato), il relativo credito d’imposta si prescrive in 10 anni, mentre le sanzioni collegate (non confermate da un giudice) in 5 anni. Se invece c’è una sentenza di condanna definitiva, anche la sanzione segue il termine decennale (perché derivante da titolo giudiziale).
1.3.1 Interruzione della prescrizione
Affinché la prescrizione non maturi, il creditore deve compiere entro il termine previsto atti interruttivi, idonei a far “ripartire da zero” il conteggio del tempo (art. 2943 c.c.). Tra gli atti interruttivi rientrano, ad esempio:
- la notifica di un decreto ingiuntivo o di un atto di precetto;
- la notifica di un pignoramento o di altro atto di esecuzione forzata;
- la proposizione di una domanda giudiziale (citazione in tribunale, ricorso, ecc.);
- un riconoscimento esplicito del debito da parte del debitore (ad esempio una lettera in cui il debitore promette di pagare, ai sensi dell’art. 2944 c.c.).
Un punto delicato riguarda le semplici lettere di sollecito inviate dal creditore: un mero sollecito di pagamento non sempre costituisce formale costituzione in mora idonea a interrompere la prescrizione. In generale, una lettera raccomandata o PEC contenente l’intimazione di pagamento e l’indicazione del credito ha efficacia interruttiva dalla data in cui il debitore la riceve (art. 2943, comma 4 c.c.) . Tuttavia, se la comunicazione è inviata con posta ordinaria (non tracciabile) o ha contenuto troppo vago, potrebbe non essere riconosciuta come atto interruttivo. Nel dubbio, molte società di recupero preferiscono far inviare una diffida di pagamento da un avvocato tramite raccomandata A/R o PEC, così da poterne provare la spedizione e il contenuto in caso di contestazioni.
Discorso diverso vale per l’intimazione di pagamento emessa dall’Agenzia delle Entrate–Riscossione (AER) ai sensi dell’art. 50 D.P.R. 602/1973. Si tratta di un atto inviato al contribuente quando, dopo la notifica di una cartella esattoriale, trascorre più di un anno senza che sia iniziata l’esecuzione. La Cassazione ha affermato che l’intimazione è un atto autonomamente impugnabile e che, nel settore tributario, la prescrizione va fatta valere impugnando subito l’intimazione: chi non la contesta entro 60 giorni si vede “cristallizzato” il debito e poi non potrà più eccepire la prescrizione . In particolare, due pronunce del 2025 (Cass. ord. n. 28706/2025 e n. 35019/2025) hanno stabilito che l’intimazione di pagamento non è un semplice sollecito ma un atto con una sua autonoma rilevanza, la cui mancata impugnazione rende definitiva la pretesa tributaria . Ne consegue che, se il contribuente resta inerte, non potrà successivamente eccepire la prescrizione impugnando l’eventuale pignoramento o fermo amministrativo: quel silenzio ha sanato eventuali vizi e consolidato il debito.
Riassumendo: per i debiti civili, una lettera di sollecito interrompe la prescrizione solo se adeguatamente comprovata (meglio se tramite raccomandata o PEC ricevuta); per i debiti fiscali, invece, l’atto interruttivo tipico è l’intimazione di pagamento, che va impugnata entro 60 giorni dalla notifica, altrimenti non sarà più possibile far valere la prescrizione in seguito .
1.4 Onere di prova e legittimazione della società cessionaria
Quando un debitore riceve un sollecito di pagamento da Kerdos SPV (o da un’altra società di recupero a cui il credito è stato ceduto), è lecito chiedersi: questa società può effettivamente esigere il pagamento? In altre parole, Kerdos deve dimostrare di essere il nuovo creditore legittimato. In sede stragiudiziale Kerdos tipicamente allega pochi elementi (ad esempio, comunica di aver acquisito il credito citando genericamente un contratto di cessione); ma in sede giudiziale – qualora si arrivi a un decreto ingiuntivo o a una causa – dovrà fornire prove rigorose.
Secondo la Cassazione, spetta al cessionario che agisce in giudizio l’onere di provare :
- L’esistenza del contratto originario da cui nasce il credito (ad es. il contratto di finanziamento o mutuo firmato) e l’importo effettivamente dovuto dal debitore;
- L’inclusione del credito ceduto nel portafoglio oggetto di cessione, ad esempio producendo il contratto di cessione integrale o un elenco nominativo dei crediti ceduti in cui compare anche la posizione del debitore ;
- L’opponibilità della cessione al debitore, dimostrando che il debitore è stato informato della cessione (mediante una comunicazione contenente gli elementi identificativi essenziali, oppure mediante l’avviso in Gazzetta Ufficiale, purché quest’ultimo fosse sufficientemente dettagliato) .
Non è sufficiente, ad esempio, che Kerdos produca in giudizio solo degli estratti conto o le proprie scritture contabili interne: si tratta di documenti unilaterali che non provano la titolarità del credito. Anche la sola copia dell’avviso di cessione in Gazzetta Ufficiale, come visto, ha valore meramente indiziario e non prova la cessione se il debitore contesta. Se Kerdos non adempie a questo onere probatorio, il debitore può eccepire il difetto di legittimazione e ottenere il rigetto della domanda di pagamento. In termini pratici: in un’opposizione a decreto ingiuntivo o in un giudizio ordinario, il giudice potrebbe dichiarare che Kerdos non ha provato di essere il titolare del credito e quindi respinge la sua pretesa, lasciando il debitore esente da obbligo di pagamento.
È dunque buona prassi, fin da subito, chiedere a Kerdos la documentazione (come vedremo) e verificare la solidità della sua posizione. Spesso, a seguito di una richiesta formale di documenti, emerge che la società cessionaria non è in grado di produrre il contratto di cessione o un elenco nominativo: ciò la pone in notevole difficoltà nel procedere legalmente.
1.5 Effetti dell’intimazione di pagamento e dell’avviso di accertamento
Nel campo della riscossione esattoriale (debiti verso l’Erario o enti pubblici), esistono atti specifici disciplinati dalla legge. Come accennato, dopo la notifica di una cartella esattoriale, se trascorre più di un anno senza che il concessionario (Agenzia Entrate–Riscossione) avvii il pignoramento, deve essere notificata al debitore un’intimazione di pagamento (art. 50 D.P.R. 602/1973) per evitare che la procedura decada . L’intimazione intima il pagamento entro 5 giorni e ha la funzione di “ricordare” al debitore l’esistenza della cartella non pagata.
Come visto, la Cassazione ha di recente stabilito (ord. nn. 28706/2025 e 35019/2025) che questa intimazione è un atto impugnabile autonomamente davanti al giudice tributario . Il contribuente, entro 60 giorni dalla notifica, può presentare ricorso eccependo la prescrizione sopravvenuta o altri vizi (ad es. la mancata notifica originaria della cartella, errori di persona, ecc.). Se invece ignora l’intimazione, il debito contenuto nelle cartelle si consolida definitivamente: l’inerzia del debitore viene letta come una tacita acquiescenza, che “sana” eventuali vizi pregressi e rende non più contestabili né la cartella né la prescrizione maturata fino a quel momento . In altre parole, ignorare l’intimazione equivale ad accettare il debito: successivamente, in sede di opposizione al pignoramento o al fermo amministrativo, non sarà ammessa l’eccezione di prescrizione né altri motivi che si sarebbero dovuti far valere contro l’intimazione. Questa interpretazione – assai rigorosa – mira a evitare che il contribuente attenda l’esecuzione forzata per eccepire questioni che poteva sollevare prima.
Occorre sottolineare che per i debiti civili (prestiti bancari, finanziamenti privati) non esiste un atto analogo all’intimazione di pagamento previsto per legge. Le società di recupero come Kerdos SPV, dopo un sollecito iniziale, possono eventualmente far seguire una messa in mora formale tramite legale, ma non hanno uno strumento “ufficiale” con effetti decadenziali. Dunque, se non paghi dopo la lettera, Kerdos potrà decidere di procedere con un’azione giudiziaria (es. un decreto ingiuntivo), ma non può iscriverti un’ipoteca o pignorare senza aver prima ottenuto un titolo esecutivo valido (vedi oltre). Le lettere di sollecito inviate via posta semplice o email non interrompono i termini di prescrizione né costituiscono atti esecutivi, a meno che non siano effettuate nelle forme di legge (ad es. diffida tramite raccomandata o atto notificato). In caso di successiva notifica di un decreto ingiuntivo (40 giorni per opporsi) o di un atto di precetto (20 giorni per opporsi), sarà indispensabile reagire entro i termini per evitare che il titolo divenga definitivo.
1.6 Rottamazione-quater e Rottamazione-quinquies
Nel 2023, la Legge n. 197/2022 (Legge di Bilancio 2023) ha introdotto la cosiddetta Rottamazione-quater, cioè una definizione agevolata delle cartelle esattoriali affidate all’Agente della Riscossione dal 1° gennaio 2000 al 30 giugno 2022. Questa misura ha permesso ai debitori di estinguere i carichi pagando solo il capitale e un interesse ridotto del 2% annuo, senza sanzioni né interessi di mora.
Successivamente, con la Legge n. 199/2025 (Legge di Bilancio 2026) è stata varata la Rottamazione-quinquies, che estende l’ambito temporale includendo i carichi affidati all’Agente della Riscossione fino al 31 dicembre 2023. Secondo quanto riportato da fonti ufficiali (Agenzia Entrate – Riscossione, circolari attuative), la Rottamazione-quinquies consente ai contribuenti di estinguere le somme iscritte a ruolo senza corrispondere sanzioni, interessi di mora e aggio di riscossione . In pratica, si paga solo la sorte capitale delle imposte/contributi dovuti oltre alle spese vive di notifica e alle eventuali spese per procedure già avviate.
I punti chiave della “quinquies” sono:
- Ambito oggettivo: carichi affidati dal 2000 al 2023 (compresi quindi anche quelli più recenti esclusi dalla “quater”). Rientrano tributi erariali (Irpef, Iva, ecc.), tributi locali (IMU, TARI) e contributi previdenziali all’INPS. Restano esclusi, per legge, solo pochi tipi di debiti come il recupero di aiuti di Stato, le somme derivanti da condanne della Corte dei Conti, le multe penali e le cosiddette “risorse proprie UE”.
- Beneficio: stralcio totale di sanzioni e interessi. Il debitore paga solo il capitale e un importo minimo di interessi (in caso di pagamento rateale si applica un interesse del 3% annuo dal 1° agosto 2026 ).
- Modalità di pagamento: a scelta tra unica soluzione (entro il 31 luglio 2026) oppure fino a 54 rate bimestrali in 5 anni (9 anni in totale). Se si dilaziona, le scadenze sono prefissate (es. 31 luglio e 30 novembre 2026, poi quattro rate all’anno fino al 2029) e dal 1° agosto 2026 sulle rate si applica un interesse di dilazione del 3% annuo .
- Decadenza: è fondamentale rispettare le scadenze. Il mancato pagamento anche di una sola rata (dopo 5 giorni di tolleranza) comporta la perdita dei benefici della definizione agevolata e la ripresa delle azioni di riscossione ordinarie per l’intero importo, senza possibilità di dilazione ulteriore .
- Domanda: va presentata telematicamente sul portale dell’Agenzia Entrate-Riscossione entro il 30 aprile 2026 (termine indicativo, suscettibile di proroga solo per intervento legislativo).
Le rottamazioni rappresentano un’occasione importante per chi ha debiti fiscali, poiché consentono risparmi notevoli eliminando sanzioni e interessi. Tuttavia, vanno tenute distinte dai debiti di natura privatistica: i debiti bancari o finanziari come quelli eventualmente richiesti da Kerdos non rientrano in queste definizioni agevolate statali. Pertanto, non è possibile “rottamare” un debito verso Kerdos; in quel caso bisognerà percorrere altre strade (saldo e stralcio privatistico, piani di rientro, procedure concorsuali). Inoltre, impegnarsi in una rottamazione significa assumere l’obbligo di pagare puntualmente tutte le rate: in caso contrario, si perde il beneficio e tornano dovuti anche sanzioni e interessi, senza che i pagamenti fatti vengano restituiti.
1.7 Legge 3/2012 e Codice della crisi d’impresa (sovraindebitamento)
La Legge 27 gennaio 2012 n. 3, nota come “legge salva-suicidi”, ha introdotto per la prima volta nell’ordinamento italiano delle procedure concorsuali destinate ai soggetti non fallibili (privati cittadini, professionisti, piccoli imprenditori sotto le soglie di fallibilità) in condizioni di sovraindebitamento. La normativa, poi modificata nel tempo, mira a offrire una via di uscita legale a chi si trova schiacciato dai debiti.
Innanzitutto, la legge definisce il sovraindebitamento come “la situazione di perdurante squilibrio tra le obbligazioni assunte e il patrimonio prontamente liquidabile per farvi fronte, che determina la rilevante difficoltà ad adempiere le proprie obbligazioni ovvero la definitiva incapacità di adempierle regolarmente” (art. 6, comma 2, lett. a) L. 3/2012) . In parole semplici, è lo stato di chi ha più debiti di quanti ne possa ragionevolmente pagare con il suo patrimonio e reddito, trovandosi in una condizione di difficoltà grave o insolvenza civile.
La Legge 3/2012 prevedeva tre diversi strumenti per il debitore sovraindebitato:
- Accordo di composizione della crisi: un accordo di ristrutturazione dei debiti con i creditori, che viene proposto dal debitore (eventualmente suddividendo i creditori in classi) e deve essere approvato da almeno il 60% dei crediti e omologato dal tribunale;
- Piano del consumatore: un piano di rientro proposto da un consumatore (persona fisica che ha contratto debiti per scopi estranei all’attività imprenditoriale/professionale), senza bisogno di voto dei creditori ma soggetto al giudizio di fattibilità e meritevolezza da parte del giudice;
- Liquidazione del patrimonio: una procedura di liquidazione giudiziale di tutti i beni del debitore (esclusi quelli impignorabili e i necessari al sostentamento), al termine della quale il debitore persona fisica può ottenere l’esdebitazione, cioè la cancellazione dei debiti residui non pagati.
Per avviare una di queste procedure, il debitore deve rivolgersi a un Organismo di Composizione della Crisi (OCC) o a un professionista nominato dal Tribunale (il Gestore della crisi), che lo assiste nella redazione di un progetto di piano o accordo e nella raccolta di tutta la documentazione necessaria (elenco dei creditori, delle risorse, attestazione sulla fattibilità, ecc.). I presupposti di ammissibilità includono il fatto che il debitore non sia soggetto a procedure fallimentari classiche, che non abbia già beneficiato di una procedura ex L.3/2012 nei 5 anni precedenti e che abbia svolto con sincerità e completezza gli obblighi informativi verso il gestore (art. 7 L.3/2012) .
A partire dal 15 luglio 2022, le procedure di sovraindebitamento sono confluite nel nuovo Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza (D.Lgs. 14/2019), in attuazione della riforma organica della materia. I principi di fondo restano però analoghi, e ancora oggi si continua a parlare comunemente di “Legge 3/2012” per riferirsi a queste soluzioni. In base al Codice della crisi (artt. 65 e segg. D.Lgs. 14/2019), le procedure ora si chiamano “piano di ristrutturazione dei debiti del consumatore”, “concordato minore” (ex accordo) e “liquidazione controllata” (ex liquidazione del patrimonio). La novità è che anche il piccolo imprenditore può accedere a un concordato minore. Rimane comunque la possibilità di ottenere l’esdebitazione finale per le persone fisiche meritevoli.
Per il debitore sommerso dai debiti – inclusi quelli eventualmente ceduti a Kerdos – la procedura di sovraindebitamento può rappresentare la soluzione definitiva, perché consente di congelare immediatamente tutte le azioni esecutive dei creditori e di ridurre i debiti anche in modo molto significativo (in certi casi pagando solo il 20-30% del totale dovuto, se ciò rappresenta il massimo delle sue possibilità) . Naturalmente, serve l’assistenza di professionisti specializzati in queste procedure, come l’Avv. Monardo (che, ricordiamo, è Gestore della crisi da sovraindebitamento iscritto al Ministero della Giustizia e opera come professionista di un OCC).
1.8 Composizione negoziata della crisi d’impresa (D.L. 118/2021)
Per gli imprenditori commerciali e agricoli in difficoltà, il legislatore ha introdotto nel 2021 uno strumento innovativo e volontario di soluzione della crisi: la composizione negoziata della crisi d’impresa. Introdotta col D.L. 118/2021 (convertito nella L. 147/2021), è operativa dal 15 novembre 2021. Si tratta di una procedura stragiudiziale assistita: l’imprenditore che si trova in condizioni di squilibrio patrimoniale o economico-finanziario (pur non ancora insolvente in modo irreversibile) può richiedere la nomina di un esperto indipendente tramite una piattaforma telematica gestita dalle Camere di Commercio . L’esperto (di solito un commercialista o un avvocato con specifica formazione) ha il compito di esaminare la situazione e favorire le trattative tra l’imprenditore e i suoi creditori, nel tentativo di individuare una soluzione per il risanamento dell’impresa.
La composizione negoziata non prevede automaticamente il blocco delle azioni esecutive (salvo misure protettive richieste al tribunale) ma offre un “ombrello” per negoziare. L’esperto, una volta accettato l’incarico, convoca le parti e cerca di facilitare un accordo. Possibili esiti della composizione negoziata sono, ad esempio:
- Accordi di moratoria con le banche (sospensione dei pagamenti dei finanziamenti per un certo periodo);
- Ristrutturazione dei debiti mediante accordi stragiudiziali o accordi di ristrutturazione ex art. 182-bis L.F. (ora Codice della crisi);
- Operazioni sul capitale (conversione di crediti in partecipazioni, ingresso di nuovi soci);
- Cessione di rami d’azienda o altri atti di risanamento dell’impresa.
Se la trattativa ha successo, si formalizza negli accordi raggiunti (che possono poi essere omologati, se richiesto, per maggior efficacia). Se invece non è possibile trovare una soluzione, l’imprenditore può accedere a procedure concorsuali semplificate, come il concordato preventivo semplificato (introdotto anch’esso dal D.L.118/2021) o, più tradizionalmente, al concordato preventivo ordinario o alla liquidazione giudiziale (ex fallimento).
L’Avv. Monardo è abilitato come Esperto negoziatore e iscritto nell’elenco degli esperti tenuto presso la Camera di Commercio, e può quindi assistere gli imprenditori sia come professionista di parte durante le trattative, sia – su nomina – in qualità di esperto indipendente. Questo doppio ruolo gli consente di aiutare concretamente le aziende in crisi a valutare la percorribilità del risanamento, ad attivare la piattaforma telematica e, se possibile, a raggiungere una soluzione concordata con i creditori che eviti il ricorso alle procedure giudiziali più drastiche.
2 Procedura passo per passo dopo la notifica di una lettera di Kerdos SPV
Di seguito delineiamo un percorso operativo che il debitore dovrebbe seguire appena riceve una lettera o un sollecito di pagamento da Kerdos SPV (o da una società di recupero crediti per suo conto). Ogni fase è accompagnata da riferimenti normativi o indicazioni pratiche utili.
2.1 Non ignorare la comunicazione
Anche se il debito risale a molti anni fa, ignorare la comunicazione può pregiudicare i tuoi diritti. È vero che una semplice lettera di sollecito non è un atto esecutivo e di per sé non comporta un pignoramento immediato, ma spesso precede l’avvio di un’azione giudiziale (es. un decreto ingiuntivo). Inoltre, lasciar passare troppo tempo senza reagire potrebbe complicare eventuali trattative o opposizioni future.
Cosa fare dunque subito? Conserva la busta ed il documento ricevuto, annota la data esatta di ricezione e verifica come ti è stato inviato: posta ordinaria, raccomandata A/R, PEC o altro. Se era una raccomandata, controlla l’eventuale ricevuta di ritorno. Questi dettagli saranno importanti in seguito per calcolare i termini e l’eventuale efficacia interruttiva della lettera (se raccomandata, interrompe la prescrizione dal giorno della consegna).
In ogni caso, non cestinare e non procrastinare: la prima mossa da fare è passare alla fase successiva, ossia la verifica tecnica della posizione.
2.2 Verificare la prescrizione
Appena ottenuto il sollecito, è essenziale chiedersi: il debito è ancora esigibile o è trascorso tanto tempo da poter eccepire la prescrizione? Come visto (par. 1.3), occorre calcolare da quando decorre il termine di prescrizione e se ci sono stati atti validi che lo hanno interrotto.
In pratica:
- Individua la data di origine del credito: ad esempio, la data in cui hai saltato la prima rata non pagata del prestito, oppure la data di scadenza del conto corrente poi chiuso a debito, ecc. Da quel momento parte il “conto alla rovescia” della prescrizione (salvo eventi interruttivi successivi).
- Determina il termine applicabile: se era un prestito personale o un mutuo, si applica la prescrizione ordinaria decennale (art. 2946 c.c.). Se invece sono rate di una carta revolving o interessi di mora, si applica la quinquennale (art. 2948 c.c.), almeno per le singole rate/interessi non pagati . Nel dubbio, considera prudenzialmente il termine più lungo (10 anni), ma sappi che puoi eccepire la prescrizione parziale di interessi più vecchi di 5 anni anche all’interno di un credito principale non prescritto.
- Verifica eventuali atti interruttivi: ad esempio, ci sono stati decreti ingiuntivi, precetti, pignoramenti o cause relative a questo debito? Hai firmato per caso in passato un riconoscimento di debito o un piano di rientro con la banca originaria o col recupero crediti? Oppure hai ricevuto raccomandate di sollecito a cui magari non hai badato? Tutti questi eventi, se documentati, azzerano il termine di prescrizione e lo fanno ripartire da capo dal loro verificarsi.
- Conta gli anni trascorsi: se (considerati gli eventuali atti interruttivi) sono passati oltre 5 o 10 anni senza alcuna azione, allora il debito potrebbe essere prescritto. Ad esempio, per un prestito non pagato dal 2015, che non ha visto alcuna diffida o decreto fino al 2025, la prescrizione decennale sarebbe maturata e Kerdos non potrebbe più legalmente pretenderlo.
Facciamo qualche esempio tipico:
- Prestito personale con ultima rata non pagata scaduta il 31 marzo 2016: prescrizione decennale al 31 marzo 2026, salvo atti interruttivi. Se Kerdos ti scrive a gennaio 2026, la prescrizione non è ancora compiuta (sono trascorsi circa 9 anni e 9 mesi).
- Carta di credito revolving utilizzata fino al 2014, poi non più pagata: le rate mensili scadute dal 2014 al 2015 cadono ciascuna in prescrizione in 5 anni; l’eventuale saldo finale potrebbe considerarsi prescritto in 10 anni (interpretazioni variano). Se nessuno ti chiede niente dal 2015 al 2025, potresti eccepire prescrizione almeno delle singole rate e forse dell’intero.
- Fido bancario revocato nel 2010, sollecito nel 2012, poi più nulla fino alla lettera Kerdos del 2023: dal 2012 al 2023 intercorrono 11 anni senza atti –> debito quasi certamente prescritto, eccepibile.
- Cartelle esattoriali per tributi 2012 notificate nel 2018, poi intimazione nel 2023: la prescrizione di 5 anni delle sanzioni è stata interrotta nel 2023 dall’intimazione; se il debitore non la impugna entro 60 giorni, non potrà poi dire che è prescritto.
Se, dalle tue verifiche, risulta che sono trascorsi i termini di legge senza atti interruttivi, hai il diritto di contestare il debito perché prescritto. Attenzione: la prescrizione non opera automaticamente, va sempre eccepita dal debitore. Quindi dovrai formalizzare questa eccezione (idealmente con l’aiuto di un legale) al momento opportuno: in sede stragiudiziale, rispondendo al sollecito di Kerdos con una lettera in cui opponi la prescrizione; in sede giudiziale, sollevando l’eccezione nelle tue difese (es. nell’opposizione al decreto ingiuntivo). Se non la eccepisci, il giudice non la rileva d’ufficio e rischi di dover pagare comunque un debito ormai non più dovuto.
Un’ultima distinzione importante: prescrizione vs decadenza. La prescrizione estingue il diritto del creditore dopo un certo tempo di inerzia; la decadenza è la perdita di un diritto per mancato esercizio entro un termine perentorio stabilito dalla legge (tipicamente l’Agente della Riscossione deve notificare la cartella o il pignoramento entro certi termini decadenziali, altrimenti decade dalla possibilità di far valere il credito pur non estinguendosi il diritto sottostante). Nel nostro contesto, la decadenza rileva più che altro per i debiti fiscali (es. decadenza per notifica della cartella entro determinati anni dall’accertamento). È bene parlarne col legale per capire se, oltre alla prescrizione, si può far valere anche qualche decadenza (che va eccepita anch’essa tempestivamente).
2.3 Richiedere la documentazione a Kerdos
Prima di versare qualsiasi somma o di intavolare una trattativa di saldo e stralcio, è dirimente esigere la prova del credito. Hai il diritto di chiedere a Kerdos SPV di dimostrare la fondatezza della sua pretesa. Questo significa ottenere copia di tutti i documenti rilevanti:
- Contratto originario da cui deriva il debito, con la tua firma (ad es. il contratto di mutuo o di finanziamento, o il contratto della carta di credito, ecc.);
- Estratto conto cronologico con il calcolo dettagliato di quanto sarebbe dovuto (capitale, interessi, spese), in modo da verificare eventuali addebiti non dovuti o usurai;
- Documentazione della cessione del credito: il contratto di cessione o almeno un certificato attestante che il tuo specifico credito è stato ceduto a Kerdos (ad esempio, una dichiarazione del cedente che includa il tuo nominativo o un codice pratica riconducibile a te, oppure l’elenco dei crediti ceduti con evidenziato il tuo) ;
- Comunicazione di avvenuta cessione inviata al debitore (a te) contenente gli elementi identificativi del credito ceduto. Se Kerdos o la banca cedente ti hanno inviato una lettera di notifica della cessione, chiedine copia.
Questa richiesta va fatta preferibilmente per iscritto, inviando una raccomandata A/R o una PEC a Kerdos (o al soggetto che ti ha scritto per conto suo, ad es. uno studio legale). Nella lettera dovrai indicare i tuoi dati, il riferimento della loro comunicazione (es. numero pratica) e dichiarare che, per poter valutare la posizione, richiedi copia della suddetta documentazione. Mantieni un tono formale ma fermo, sottolineando che senza i documenti non potrai riconoscere alcuna legittimità alla richiesta.
Effetti di questa mossa: intanto sospendi la trattativa finché non ottieni risposte. Kerdos, ricevuta la tua diffida, dovrà attivarsi per recuperare i documenti presso la banca originaria o presso l’intermediario che ha curato la cessione. Spesso ciò richiede tempo e talvolta emergono problemi (documenti incompleti, contratti mancanti, ecc.). Se Kerdos non produce quanto richiesto, sarai in una posizione di forza: potrai rifiutare il pagamento motivando il rifiuto con la mancata prova del credito. Tieni presente che, in un eventuale giudizio, sarà comunque Kerdos a dover esibire quei documenti; quindi la tua richiesta serve anche a “metterla alla prova” prima del tempo.
Inoltre, una volta ricevuti i documenti, potrai analizzarli (magari con l’aiuto di un legale o di un consulente tecnico) per individuare eventuali vizi: ad esempio, se mancassero firme, se emergessero clausole nulle nel contratto, errori nel calcolo degli interessi, applicazione di tassi usurari o anatocistici, irregolarità nella notifica della cessione, ecc. Tutto ciò costituirà materiale prezioso per le tue eventuali contestazioni o per contrattare un forte sconto.
2.4 Analizzare l’eventuale decreto ingiuntivo
Prima di cedere il credito a Kerdos, la banca originaria potrebbe aver ottenuto un decreto ingiuntivo nei tuoi confronti. Capita infatti che, dopo un periodo di morosità, la banca si sia rivolta al tribunale per munirsi di un titolo esecutivo, soprattutto se il debito era cospicuo o garantito (per esempio, nei mutui fondiari con clausola di immediata esecutività la banca può emettere direttamente precetto senza passare dal giudice ).
Verificare la presenza di un decreto ingiuntivo (D.I.) è essenziale, perché cambia radicalmente lo scenario:
- Se esiste un D.I. regolarmente notificato e non opposto nei termini, quel decreto è divenuto esecutivo e costituisce titolo esecutivo definitivo. La prescrizione, in tal caso, diventa decennale dal passaggio in giudicato del D.I. (art. 2953 c.c., actio iudicati) e non decorre più dalla data delle rate originarie . Ad esempio, un decreto ingiuntivo emesso nel 2018 e non opposto si prescriverà nel 2028, indipendentemente dalla data originaria delle fatture o rate.
- Se il D.I. non ti è mai stato notificato oppure lo hai opposto a suo tempo, la situazione è diversa: il procedimento può essere ancora pendente oppure il titolo non è utilizzabile. Occorre approfondire con un controllo presso la cancelleria del tribunale o tramite l’avvocato.
- Se esiste un D.I. ma presenta vizi di notifica (ad esempio notificato ad un vecchio indirizzo dove non risiedevi più, o mai effettivamente ricevuto), potresti avere la possibilità di impugnarlo anche tardivamente, dimostrando di averne avuto conoscenza solo ora.
In pratica, quando Kerdos ti chiede un pagamento, verifica se fa riferimento ad un decreto ingiuntivo o ad una sentenza. Spesso nelle lettere iniziali non lo menzionano esplicitamente (anche perché molti crediti ceduti sono privi di titolo giudiziale), ma non di rado accade che acquistino anche crediti già “ingiunti”. Un decreto ingiuntivo definitivo nelle mani di Kerdos significa che quest’ultima potrebbe procedere direttamente con atti esecutivi (precetto e pignoramento) senza dover passare per un nuovo giudizio sul merito del credito. Ciò restringe le tue possibilità difensive alle sole opposizioni esecutive (vedi par. 3.3).
Se scopri che c’è un D.I. definitivo, valuta bene le opzioni: contestare il merito del debito diventa difficile (perché coperto dal giudicato), ma potresti ancora trattare un saldo e stralcio vantaggioso, facendo leva magari su difficoltà economiche e sulla disponibilità a pagare subito una parte. Se invece non c’è alcun D.I., Kerdos dovrà ottenerlo ex novo se vorrà agire coercitivamente, e ciò – come vedremo – rappresenta un’opportunità enorme per difendersi (potrai opporti eccependo tutti i vizi possibili).
2.5 Impugnare la notifica (se viziata)
Spesso la lettera di Kerdos contiene informazioni sommarie e il debitore potrebbe non sapere se in passato siano stati notificati atti importanti (come una cessione del credito o un decreto ingiuntivo). È quindi opportuno controllare se le notifiche obbligatorie sono state eseguite correttamente, poiché eventuali vizi di notifica possono costituire valide difese.
Ecco alcune situazioni tipiche di irregolarità:
- Mancata notifica della cessione del credito: se né la banca cedente né Kerdos ti hanno mai inviato una comunicazione della cessione (né per raccomandata, né tramite pubblicazione in G.U. adeguatamente dettagliata), potrai eccepire che la cessione non ti è opponibile ex art. 1264 c.c., con la conseguenza che Kerdos non potrebbe pretendere pagamento per difetto di notifica. (Attenzione: come abbiamo visto, la Cassazione ora ammette che la notifica possa avvenire anche in causa; dunque quest’eccezione è temporanea finché Kerdos non rimedia notificandoti qualcosa di regolare).
- Notifica eseguita a soggetto o indirizzo errato: esempi comuni sono l’invio di atti all’indirizzo vecchio dove il debitore non risiede più, oppure la consegna a una persona che non convive col destinatario (un parente, un vicino) senza rispettare le formalità. Oppure ancora, la notifica a mezzo posta mai consegnata e tornata indietro senza che sia stata fatta la compiuta giacenza. Questi vizi possono inficiare tanto la notifica della cessione quanto quella di un eventuale decreto ingiuntivo.
- Mancanza di procura alle liti: se il recupero è affidato a un avvocato, quest’ultimo deve avere idonea procura da parte di Kerdos. In sede giudiziale, Kerdos dovrà dimostrare che l’avvocato che firma l’eventuale ingiunzione o precetto era da essa validamente incaricato (di solito con procura notarile per rappresentarla). In mancanza, l’atto potrebbe essere nullo.
Come far valere questi vizi? Se Kerdos intraprende un’azione giudiziaria (es. notifica un precetto o ottiene un pignoramento), potrai proporre opposizione all’esecuzione ex art. 615 c.p.c. (per contestare il titolo o la sua notificazione) o opposizione agli atti esecutivi ex art. 617 c.p.c. (per vizi formali della notifica) entro i termini di legge. Se invece arriva un decreto ingiuntivo, dovrai fare opposizione entro 40 giorni dalla notifica sollevando in quella sede anche i vizi di notifica pregressi (es. “il decreto è nullo perché la cessione non era opponibile per difetto di notifica al debitore”).
È importante agire tempestivamente: molti vizi di notifica, se non contestati nei termini, vengono sanati col tempo (ad es. l’art. 156 c.p.c. prevede che la nullità della notifica è sanata se il destinatario si costituisce in giudizio, o anche per raggiungimento dello scopo dell’atto). Quindi, appena sorge la questione (ricevi un atto tardivo, scopri che ti avevano notificato male qualcosa), consulta un legale per valutare subito l’opposizione.
2.6 Valutare il ricorso al giudice o ad organismi alternativi
Dopo aver esaminato la documentazione e le circostanze, potresti trovarti con elementi solidi per contestare il debito. Se emergono difetti sostanziali – come la mancata prova della titolarità del credito da parte di Kerdos, l’intervenuta prescrizione, vizi di notifica insanabili, tassi usurari nel contratto, ecc. – il debitore ha fondamentalmente due strade: la via giudiziale o la via stragiudiziale (negoziazione).
Le possibili azioni giudiziali includono:
- Opposizione a decreto ingiuntivo (se Kerdos ha ottenuto ingiunzione): presentando il ricorso in tribunale nei 40 giorni, contestando il diritto di Kerdos, la prescrizione, gli interessi, ecc. (vedi par. 3.3).
- Ricorso al Giudice di Pace o al Tribunale per far accertare l’inesistenza del debito, se Kerdos dovesse agire con un atto di citazione ordinario.
- Opposizione all’esecuzione (art. 615 c.p.c.) se sei già in fase di pignoramento: puoi chiedere anche la sospensione immediata, dimostrando ad esempio che il credito era prescritto o non dovuto.
- Ricorso in autotutela all’Agente della Riscossione o al giudice tributario se l’azione viene da una cartella esattoriale (ma in tal caso Kerdos in genere non c’entra, salvo ipotesi di crediti ex bancari passati per il fisco, cosa rara).
In alternativa, considera i percorsi stragiudiziali/concorsuali:
- Procedura di sovraindebitamento (piano del consumatore o accordo): se hai molti debiti oltre a Kerdos e una situazione di insolvenza complessiva, può convenire intraprendere la procedura ex L.3/2012 (ora Cod. crisi) per risolvere tutti i debiti in un colpo solo (vedi par. 3.6). In tal caso, ogni azione esecutiva viene sospesa una volta ammesso il ricorso.
- Composizione negoziata: se sei un imprenditore con un’azienda in difficoltà gravata da vari debiti (banche, fornitori, ecc.), l’accesso alla composizione negoziata ti protegge temporaneamente e consente di trovare un accordo generale (vedi par. 3.7).
- Mediazione o negoziazione assistita: per alcune controversie è possibile tentare mediazioni formali, ma nel recupero crediti bancari non è obbligatoria. Puoi comunque proporre un incontro di mediazione per vedere se Kerdos accetta un accordo, oppure ricorrere alla negoziazione assistita tramite avvocati.
La scelta tra fare causa (o resistere in causa) e negoziare dipende da molti fattori: l’importo del debito, la fondatezza delle tue eccezioni, i costi e tempi di un giudizio, la tua situazione economica e obiettivi (difendersi per non pagare nulla vs pagare qualcosa pur di chiudere in fretta). Un legale esperto può aiutarti a valutare i pro e contro. Ad esempio, se hai la certezza di una prescrizione già maturata e Kerdos non demorde, potresti decidere di andare davanti al giudice per far dichiarare l’estinzione del debito. Viceversa, se il debito è vivo ma sei nullatenente, potresti non aver timore di eventuali azioni esecutive e prendere tempo. Ogni caso è a sé.
Ricorda che avviare un procedimento giudiziale può portare a ottenere la sospensione di eventuali misure esecutive in corso (pignoramenti, aste) ma comporta costi legali e incertezze. Spesso l’esito di una causa non è scontato (magari salta fuori una ricevuta che interrompeva la prescrizione di cui non eri a conoscenza, ecc.), quindi valuta sempre anche l’opzione di una soluzione transattiva se ragionevole.
2.7 Trattare un saldo e stralcio
Quando il debito risulta legittimo (ossia non hai eccezioni dirimenti come prescrizione o inesistenza) ma non sei comunque in grado di pagare l’intero importo, la via del saldo e stralcio è spesso la più indicata. Significa negoziare con Kerdos SPV la chiusura definitiva della posizione tramite il pagamento di una sola parte del dovuto, ottenendo lo stralcio (cancellazione) del residuo.
Perché Kerdos dovrebbe accettare di prendere meno? Come detto, queste società acquistano i crediti a prezzi stracciati e puntano a incassare rapidamente, evitando lunghe cause e spese ulteriori . Inoltre sanno che spesso i debitori in difficoltà potrebbero non riuscire a pagare comunque l’intero, o potrebbero opporsi trascinando le cose per anni. Quindi, conviene anche a loro chiudere con uno sconto, specie se il debitore offre un pagamento immediato.
Quando conviene il saldo e stralcio? Quando non hai valide difese legali per azzerare il debito, oppure preferisci una soluzione rapida e certa anziché una battaglia in tribunale. Anche nel caso in cui potresti eccepire qualche vizio (es. interessi contestabili), potresti comunque optare per un saldo e stralcio se la controparte si mostra disponibile a un robusto sconto – risparmiando tempo, spese e stress.
Ecco alcuni consigli per intavolare la trattativa con Kerdos:
- Studia il valore del credito: cerca di stimare a quanto Kerdos potrebbe averlo acquistato. Spesso, come detto, si tratta del 5-15% del nominale . Se ad esempio ti chiedono 20.000 €, è probabile che l’abbiano pagato 1.000-3.000 €. Questa informazione ti aiuta a capire fin dove puoi spingerti: offrire una somma poco sopra il loro costo di acquisto (es. 4.000-5.000 €) potrebbe già rappresentare per loro un ottimo affare (profitto del 100% o più). Ovviamente non avrai certezza del prezzo di cessione, ma a volte si può intuire dalla vetustà del credito e dal tipo (più è vecchio/deteriorato, minore il prezzo).
- Offerta motivata per iscritto: fai sempre le proposte in forma scritta (una lettera o PEC) e motiva il perché dell’importo offerto. Ad esempio, puoi evidenziare la tua situazione economica precaria (ISEE basso, disoccupazione, famiglia a carico), sottolineare eventuali contestazioni legali (prescrizione vicina, mancanza di documenti: questo farà percepire a Kerdos il rischio che nulla otterrà se fai opposizione) e infine formulare una cifra concreta che sei disposto a pagare subito.
- Sii realistico: un errore comune è fare offerte “troppo basse” senza criterio, che vengono rifiutate. Meglio offrire un importo sostenibile ma credibile. Ad esempio, se devi 10.000 €, offrire 500 € (5%) rischia di essere liquidato come provocazione; offrire 3.000 € (30%) con adeguata motivazione potrebbe invece aprire la negoziazione. Ricorda che Kerdos valuterà anche la tua capacità di pagare: se sa (o scopre) che hai proprietà, difficilmente accetterà un forte stralcio.
- Pagamento in unica soluzione: il saldo e stralcio funziona meglio se offri un pagamento immediato e in un’unica soluzione. Dal loro punto di vista, incassare subito è preferibile che dilazionato. Se non hai tutta la liquidità, tenta di racimolare almeno una somma forfettaria (anche con l’aiuto di familiari) da proporre come una tantum. In caso contrario, potrebbero comunque accettare un pagamento rateale del saldo e stralcio, ma spesso pretendono che sia breve (es. 6-12 mesi) e magari con cambiali o garanzie.
- Pretendi la liberatoria scritta: punto fondamentale, in cambio del pagamento concordato devi ottenere per iscritto da Kerdos una dichiarazione che la somma versata estingue ogni obbligazione residua e che il creditore rinuncia ad ogni ulteriore pretesa. Inoltre, deve impegnarsi a non effettuare ulteriori segnalazioni negative in Centrale Rischi/CRIF (o a cancellarle se presenti). Questa “liberatoria” sarà la tua tutela per il futuro .
- Usa l’assistenza di un legale: se possibile, fai condurre la trattativa al tuo avvocato. Un avvocato sa come argomentare (es. prospettando i rischi legali a Kerdos) e come formalizzare l’accordo. Inoltre, evita che tu commetta errori, come firmare accordi poco chiari o rinunce improprie. Il costo dell’assistenza può essere ampiamente compensato dal miglior esito economico dell’accordo.
Tieni presente che i margini tipici di saldo e stralcio con società come Kerdos sono spesso dal 50% all’80% di sconto sul totale nominale , ma ogni caso fa storia a sé. Se il debito è molto vecchio o palesemente difficile da riscuotere (per prescrizione imminente, mancanza di beni aggredibili), potresti strappare anche sconti maggiori (abbiamo visto casi chiusi al 85-90% di sconto). L’importante è negoziare senza fretta: raramente la prima offerta va a buon fine, di solito si riceve una controproposta più alta, e da lì si cerca un punto d’incontro.
Quando raggiungi un accordo verbale, fatti inviare da Kerdos una proposta scritta controfirmata o una bozza di accordo transattivo. Leggila bene (con il tuo avvocato) e assicurati che contenga: l’importo concordato, i tempi/modalità di pagamento, la dicitura che quella somma è “a saldo e stralcio” e che nulla più sarà dovuto, la liberatoria per le centrali rischi. Solo allora procedi al pagamento con lo strumento concordato (bonifico, assegno circolare, etc.), conservando prova.
Infine, conserva tutti gli atti di questa transazione (proposta, accettazione, ricevuta di pagamento, liberatoria definitiva) per sempre: se mai in futuro qualcun altro tentasse di rivalersi per lo stesso debito (è raro, ma può succedere per errori o vendita duplicata), avrai le carte in mano per dimostrare che è stato estinto.
2.8 Alternative al saldo e stralcio
Se l’importo è molto elevato e non disponi di liquidità immediata per proporre un saldo e stralcio soddisfacente, non disperare: esistono altre opzioni per gestire i debiti. Abbiamo già accennato ad alcune, ma le riepiloghiamo:
- Definizioni agevolate fiscali (Rottamazione-quater/quinquies): qualora una parte dei tuoi debiti sia di natura tributaria (cartelle esattoriali, avvisi di addebito INPS, multe), verifica se rientrano in qualche provvedimento di condono o rottamazione in corso. Ad esempio, la Rottamazione-quinquies consente di chiudere le cartelle 2000-2023 pagando solo il capitale . Certo, questo non riguarda Kerdos (che è un creditore privato), ma se alleggerisci il carico fiscale potrai meglio dedicare risorse per transigere il resto.
- Piano di rateizzazione con l’Agente della Riscossione: per i debiti con Agenzia Entrate-Riscossione che non puoi rottamare o preferisci dilazionare, ricorda che puoi ottenere un piano fino a 72 rate mensili (6 anni), estendibili a 120 rate (10 anni) in casi di comprovato peggioramento della situazione economica . La domanda va presentata all’AER e, sotto certi importi (fino a 120 mila €), è concessa automaticamente.
- Procedura di sovraindebitamento: se hai più debiti (es. Kerdos + altre finanziarie + magari debiti fiscali) che complessivamente superano la tua capacità di rimborso, considera seriamente di rivolgerti a un OCC e avviare un piano del consumatore o un accordo (vedi par. 3.6). Questo ti permetterebbe di raggruppare tutti i debiti in un’unica procedura e proporre un pagamento sostenibile magari solo per una parte del totale, con la protezione del tribunale e l’esdebitazione finale . È una soluzione più lunga ma ti dà la certezza che, completato il piano, sarai libero da tutti i debiti residui.
- Accordi di ristrutturazione / concordato per imprese: se sei un imprenditore con debiti aziendali, potresti valutare strumenti come gli accordi di ristrutturazione (art. 57 Codice crisi) o il concordato preventivo. Questi però esulano dall’ambito di questo articolo, essendo procedure concorsuali vere e proprie. La composizione negoziata (par. 1.8) può essere un preludio a tali soluzioni.
- Piano di rientro extragiudiziale: altra alternativa, se né saldo e stralcio immediato né procedure concorsuali sono fattibili, è negoziare con Kerdos un pagamento rateale dell’intero importo o di una parte consistente. Ad esempio, potresti concordare di pagare in 24 mesi un certo importo ogni mese. Questa via va percorsa con cautela: spesso le società concedono piani di rientro ma pretendono la firma di riconoscimenti di debito o cambiali (che se non pagate aggravano la situazione con un titolo esecutivo). Se decidi per un piano di rientro, assicurati che:
- le rate siano effettivamente sostenibili per te (non accettare rate troppo alte nella speranza irrealistica di farcela, perché saltare il piano peggiorerebbe le cose);
- gli eventuali interessi aggiunti siano ragionevoli (no tassi usurari o spese eccessive);
- sia formalizzato per iscritto e firmato da entrambi, meglio se su carta intestata di Kerdos, con indicato che finché rispetti il piano non intraprenderanno azioni esecutive;
- contenga comunque una clausola di liberatoria finale (soprattutto se è un accordo a saldo e stralcio parziale del debito).
In sintesi, cerca di adattare la soluzione alla tua situazione. Se hai pochi debiti, meglio negoziare singolarmente saldo e stralcio con ciascuno. Se hai tanti debiti, meglio una procedura collettiva. Se hai reddito ma non patrimonio, un piano del consumatore può essere ideale. Se hai patrimonio ma poca liquidità, forse vendere qualcosa per offrire un saldo e stralcio immediato conviene, e così via.
Ricordati che ignorare i problemi non li risolve: per ogni strada scelta – transazione, rateazione o procedura – è fondamentale agire tempestivamente e con il supporto di professionisti, così da evitare errori che potrebbero compromettere l’esito (ad es. decadenze dai benefici, accordi nulli, ecc.).
3 Difese e strategie legali
Le strategie difensive da adottare contro una richiesta di pagamento dipendono da vari fattori: il tipo di debito (privato o fiscale), gli atti già notificati (c’è un decreto ingiuntivo? un precetto? solo una lettera?), la posizione economica del debitore e gli obiettivi che si pone (guadagnare tempo, ridurre l’importo, evitare il pignoramento di un bene specifico, ecc.). Di seguito analizziamo le principali difese applicabili al caso di Kerdos SPV e situazioni analoghe.
3.1 Eccepire la prescrizione e l’inesigibilità del debito
La prescrizione è spesso la prima linea di difesa: se il debito risulta legalmente estinto per decorso del tempo, hai il pieno diritto di rifiutare il pagamento. Tuttavia, come già sottolineato, la prescrizione va eccepita espressamente dal debitore in sede opportuna. Come procedere:
- Calcola con esattezza il decorso del termine: individua la data di partenza (ultima rata scaduta, o data di scadenza originaria del contratto se è stato risolto, ecc.) e vedi quanti anni sono trascorsi senza atti interruttivi. Se sei oltre il termine (5 o 10 anni a seconda dei casi), hai in mano l’eccezione di prescrizione.
- Verifica atti interruttivi: assicurati che Kerdos (o la banca prima di lui) non abbia notificato atti giudiziari che interrompono la prescrizione. Ad esempio, un decreto ingiuntivo notificato in questi anni, un atto di precetto, un pignoramento tentato (anche se infruttuoso) interrompono la prescrizione. Anche una tua lettera di riconoscimento del debito lo farebbe (ma raramente un debitore inconsapevole invia tali riconoscimenti). Se non risulta nulla, la prescrizione è spendibile; se risulta qualcosa, il termine decorre nuovamente da quell’evento.
- Raccogli prove del silenzio: può essere utile, in vista di un eventuale giudizio, avere prove a supporto del fatto che per oltre 5/10 anni non ci sono state richieste. Ad esempio, estratti conto con saldo invariato, assenza di comunicazioni raccomandate, testimonianze, ecc. Anche se in teoria spetta a Kerdos provare di aver interrotto, è meglio essere preparati a controbattere se adducono di averti mandato una raccomandata (magari mai ricevuta da te).
Se la prescrizione effettivamente è maturata, la tua difesa consiste nel sollevare formalmente l’eccezione di prescrizione. In via stragiudiziale, potresti rispondere a Kerdos con lettera del tuo avvocato dichiarando che il diritto di credito risulta estinto per intervenuta prescrizione ai sensi degli artt. 2934 e segg. c.c., diffidandola dal proseguire la richiesta. In via giudiziale, come già detto, dovrai eccepirla nel primo atto difensivo utile (comparsa di risposta nell’opposizione a D.I., atto di citazione in opposizione a precetto, ecc.). Il giudice, accertati i fatti, dichiarerà il debito non più esigibile.
Oltre alla prescrizione, vi sono situazioni in cui il debito può dirsi “inesigibile” per altri motivi: ad esempio, se manca un titolo esecutivo indispensabile (vedi mutuo fondiario non preceduto da D.I.), oppure se il creditore non è titolato (cessione non opponibile). Sono tutte eccezioni che vanno fatte valere caso per caso e che, se accolte, bloccano o annullano la pretesa di Kerdos.
Infine, una cautela: talvolta le società potrebbero sostenere che hai “riconosciuto il debito” con qualche comportamento (ad es. un pagamento parziale, o una richiesta di dilazione firmata da te in passato). Un pagamento parziale interrompe la prescrizione (perché equivale a riconoscere il debito residuo). Anche la richiesta di rateizzazione può costituire riconoscimento se firmi qualcosa dove ammetti il debito. Quindi, se in passato hai fatto azioni del genere, la prescrizione decorre da lì. E in futuro, prima di firmare qualsiasi proposta di accordo, assicurati di essere d’accordo a proseguire: perché firmare un piano di rientro e poi non rispettarlo ti toglie la difesa della prescrizione maturata fino a quel momento.
3.2 Contestare la legittimazione attiva del cessionario
Come approfondito nel par. 1.4, Kerdos SPV deve provare di essere il legittimo creditore. Una strategia difensiva efficace è quindi quella di contestare la legittimazione di Kerdos, ossia sostenere che non ha dimostrato il suo diritto a riscuotere.
Questa difesa può essere articolata su vari punti, ad esempio:
- L’avviso di cessione (se c’è stato) non contiene gli elementi identificativi essenziali del tuo credito: magari la banca ha pubblicato in G.U. un elenco di crediti “a sofferenza” senza dettagli, o Kerdos ti ha mandato una lettera generica (“abbiamo acquisito un tuo debito”) senza indicare numero contratto, data, importo iniziale, ecc. In tal caso, sostieni che la cessione non è opponibile perché non ti è stata comunicata nelle forme dovute .
- Nessuna prova dell’inclusione: se Kerdos non esibisce il contratto di cessione né un elenco nominativo, puoi eccepire che non v’è certezza che il tuo credito sia compreso nel pacchetto ceduto . Molte volte le società si limitano a dire “credito ceduto con Gazzetta n. X del…” ma non allegano il dettaglio. Questo è un tallone d’Achille per loro. Puoi anche citare la Cassazione (ord. 27915/2025 ad esempio) che ha chiarito tale onere probatorio a loro carico.
- Mancata produzione del contratto di cessione: se in giudizio Kerdos non deposita il contratto di cessione integrale (magari perché è riservato o voluminoso), puoi insistere su questo punto. Anche se la legge non obbliga a depositarlo in originale, la giurisprudenza ha detto che serve per provare la cessione . Un foglio Excel col tuo nome non basta, serve un nesso con un atto formale.
- Problemi di rappresentanza: verifica che chi agisce in nome di Kerdos (società spesso con sede altrove e amministratori fiduciari) abbia effettivamente i poteri. Se vedi firme di avvocati, controlla che abbiano allegato procura; se vedi firme di dirigenti di Kerdos su documenti, verifica che siano effettivamente suoi organi. Sono questioni tecniche, ma a volte emergono falle (es. procure non conformi) che possono invalidare l’azione.
In sede giudiziale, contestare la legittimazione significa chiedere al giudice di dichiarare che Kerdos non ha provato il suo diritto e quindi di rigettare la domanda. Questa eccezione, se accolta, ti fa vincere la causa senza nemmeno entrare nel merito del debito. È successo in molti casi: Cass. 3405/2024, ad esempio, ha confermato la carenza di legittimazione passiva (del debitore) e attiva (del cessionario) perché non aveva provato la cessione .
In sede stragiudiziale, la contestazione va inserita nelle tue risposte: puoi scrivere a Kerdos che, non avendo ricevuto prova idonea della cessione, rigetti la sua richiesta finché non dimostra la legittimità. Questo mette pressione: se sanno di non avere tutti i documenti in ordine, potrebbe indurli a preferire un accordo transattivo su basi più favorevoli a te.
Riassumendo: obbliga Kerdos a uscire allo scoperto con le carte. Se non le hanno o sono incomplete, la tua difesa sarà fortissima. Se invece presentano tutto e per bene, quantomeno avrai la conferma che il debito è “loro” e potrai eventualmente concentrarti su altre difese (prescrizione, usura, ecc.) o su un saldo e stralcio.
3.3 Opporsi al decreto ingiuntivo e al pignoramento
Se Kerdos SPV passa dalle lettere ai fatti – ovvero ti notifica un atto giudiziario – è cruciale non farsi trovare impreparati. Le due ipotesi principali sono: un decreto ingiuntivo o un atto di precetto/pignoramento (che presuppone già un titolo esecutivo in mano a Kerdos).
Opposizione a decreto ingiuntivo: hai 40 giorni dalla notifica del D.I. per proporre opposizione (termine ordinario, potrebbe essere 10 giorni in caso di provvisoria esecutività concessa inaudita altera parte). L’opposizione si propone con atto di citazione dinanzi al tribunale competente (generalmente quello che ha emesso l’ingiunzione). Nell’atto di citazione dovrai indicare tutte le tue difese contro la pretesa di Kerdos. Le principali da valutare:
- Prescrizione del credito: se il decreto è stato richiesto quando il credito era già prescritto (es. Kerdos ottiene un D.I. nel 2025 per un debito fermo dal 2010), puoi eccepirlo in opposizione e chiedere che venga revocato per intervenuta prescrizione . La Cassazione ha chiarito che la prescrizione può essere eccepita anche dopo un D.I. non opposto se maturata successivamente (ma non è questo il caso; qui parliamo di prescrizione pregresso).
- Difetto di legittimazione attiva di Kerdos: come sopra, se Kerdos non ha provato la cessione allegando i documenti al ricorso monitorio, eccepisci che non poteva ottenere decreto perché non legittimata. Chiedi la revoca del D.I. per questo motivo.
- Mancanza di prova del contratto originario: verifica cosa Kerdos ha allegato al ricorso. Se non ha messo il contratto firmato o documenti indispensabili (es. il conteggio degli interessi), puoi contestare che il decreto non doveva essere emesso per carenza di prova. Spesso i giudici concedono ingiunzioni su documentazione sommaria, ma in opposizione puoi far valere la questione.
- Eventuali vizi sostanziali del rapporto originario: ad esempio, nel contratto di finanziamento potrebbero esserci tassi di usura o clausole di anatocismo non valide. Se riesci a dimostrarlo, potresti chiedere una rideterminazione del saldo. In alcuni casi estremi, se il tasso effettivo supera la soglia, il contratto è nullo in parte qua e non sono dovuti gli interessi usurari. Queste difese tecniche richiedono di solito una perizia contabile, ma sono da considerare.
- Eccezioni procedurali: ad esempio, il decreto poteva essere richiesto impropriamente da Kerdos presso un foro incompetente (verifica competenza territoriale). Oppure la notifica del decreto è viziata (se notifica sbagliata, si può fare opposizione tardiva chiedendo rimessione in termini).
L’opposizione a decreto ingiuntivo trasforma il procedimento in un giudizio ordinario a tutti gli effetti, in cui Kerdos diventa attore sostanziale e dovrà provare il suo credito, e tu convenuto-opponente potrai far valere tutte le eccezioni del caso. L’esito può essere: conferma del decreto (se Kerdos vince), revoca totale (se vinci tu su tutto) o revoca parziale (ad es. togli interessi non dovuti). Se hai ragionevoli motivi, vale la pena opporsi: evita che l’ingiunzione passi in giudicato e consente di portare davanti al giudice tutte le tue ragioni.
Opposizione al precetto/pignoramento: se invece ti arriva direttamente un atto di precetto (cioè l’intimazione di pagare entro 10 giorni sotto pena di esecuzione) o addirittura un pignoramento (su stipendio, conto corrente, ecc.), significa che Kerdos è già in possesso di un titolo esecutivo (forse un decreto ingiuntivo non opposto, o un mutuo fondiario con clausola esecutiva). In tal caso, puoi reagire con:
- Opposizione all’esecuzione (art. 615 c.p.c.): serve a contestare il diritto di procedere ad esecuzione da parte di Kerdos. Puoi proporla davanti al giudice dell’esecuzione (Tribunale) competente, con ricorso se la procedura esecutiva è già iniziata (pignoramento notificato) oppure con atto di citazione se sei ancora alla fase di precetto. In questa opposizione puoi riproporre le eccezioni di merito (prescrizione, pagamento già avvenuto, mancanza di legittimazione, nullità del titolo, ecc.). Se l’esecuzione non è ancora iniziata (sei al precetto), puoi chiedere al giudice di sospendere la possibilità di iniziare il pignoramento. Se è già in corso (pignorato conto o stipendio), puoi chiedere la sospensione dell’esecuzione. Il giudice valuterà fumus e periculum e potrà sospendere.
- Opposizione agli atti esecutivi (art. 617 c.p.c.): questa invece serve per vizi formali degli atti esecutivi. Ad esempio, un precetto con importi sbagliati o privo di indicazioni obbligatorie può essere opposto entro 20 giorni dalla notifica. Oppure un pignoramento eseguito senza rispettare forme di legge (es. notifica irregolare) può essere annullato. Queste sono difese più tecniche.
Tra le difese specifiche in fase esecutiva c’è quella di far valere che il titolo è prescritto: ad esempio, se Kerdos ha un decreto ingiuntivo del 2010 mai eseguito fino ad ora, quel titolo si prescrive in 10 anni (nel 2020) per prescrizione del giudicato ex art. 2953 c.c. Quindi un precetto nel 2025 sarebbe tardivo. In tal caso l’opposizione all’esecuzione otterrebbe l’estinzione. Su questo la Cassazione ha più volte dato ragione ai debitori.
Ricorda: i termini per opporsi in ambito esecutivo sono molto stringenti (20 giorni dal precetto per l’opposizione tardiva a D.I. scaduti, immediata o entro prima udienza per opposizione a esecuzione già iniziata, 20 giorni per atti esecutivi). Serve muoversi subito con un avvocato.
3.4 Sospendere le misure cautelari (fermo amministrativo, ipoteca)
Quando un debitore ha debiti, soprattutto con il Fisco, può incorrere in misure cautelari come il fermo amministrativo sul veicolo o l’ipoteca su un immobile iscritta dall’Agente della Riscossione. Queste misure, sebbene diverse dal caso Kerdos (che essendo privato non dispone del fermo amministrativo “pubblico”), sono spesso un campanello d’allarme per il debitore indebitato a più livelli.
Se hai ricevuto preavvisi di fermo o comunicazioni di iscrizione ipoteca da parte di Agenzia Entrate-Riscossione, è segno che hai cartelle esattoriali pendenti. In tal caso, puoi:
- Presentare una richiesta di sospensione direttamente all’Agente della Riscossione se ritieni che il debito sia inesistente o già pagato (c’è un modulo di autotutela per chiedere la sospensione immediata in attesa di verifica).
- Oppure proporre un ricorso al giudice tributario chiedendo misure cautelari se contesti la fondatezza del debito o la prescrizione. Ad esempio, se ritieni che la cartella fosse prescritta e hai perso l’occasione di impugnarla, puoi comunque impugnare il fermo o l’ipoteca motivando che il credito sottostante era prescritto, nella speranza che il giudice valuti nel merito. Su questo però la Cassazione, come detto, è rigida: se hai ignorato la cartella e l’intimazione, difficilmente potrai far valere la prescrizione solo impugnando il fermo .
- Se aderisci a una rottamazione o presenti una domanda di sovraindebitamento, l’Agente della Riscossione sospende d’ufficio le azioni esecutive e cautelari in corso. Quindi, se hai depositato un piano del consumatore o hai fatto domanda di definizione agevolata, puoi comunicare gli estremi e ottenere la sospensione di ipoteche e fermi (che poi verranno cancellati a saldo avvenuto o omologazione del piano).
Nel contesto privato, Kerdos stesso non può iscrivere ipoteca giudiziale se non dopo aver ottenuto un titolo esecutivo e un’autorizzazione del giudice se il debito è inferiore a certi limiti (per ipoteca giudiziale serve una sentenza o D.I. definitivo e di solito lo si fa per importi rilevanti su immobili). Il fermo amministrativo è strumento dell’ente pubblico, ma teoricamente un privato potrebbe ottenere un pignoramento dell’auto. Tuttavia, prima deve passare dal titolo anche in quel caso.
Quindi, se temi per la tua auto o casa a causa del debito Kerdos:
- Auto: finché non c’è un titolo esecutivo, non rischi nulla. Se Kerdos ottenesse un titolo, potrebbe pignorare l’auto (diverso dal fermo, ma di fatto te la potrebbero far vendere all’asta). Per evitarlo, potresti volontariamente proporre di cedere l’auto per pagare un saldo e stralcio, o comunque agire prima che si arrivi a tanto. In sovraindebitamento, sappi che l’auto se ti serve per lavoro puoi spesso tenerla (è considerato bene indispensabile entro certi valori).
- Casa: Kerdos potrebbe iscrivere ipoteca giudiziale sulla tua casa se ha un titolo. Lo fanno raramente per crediti piccoli, ma per debiti sopra 20-30 mila € è possibile. Un’ipoteca può poi portare a pignoramento. Dunque, se possiedi casa e hai un debito grosso, è doppiamente importante risolvere il debito (transare o difendersi) prima che arrivi a questo punto. In procedura di sovraindebitamento, l’ipoteca del creditore privato rimane ma si può ridurre la percentuale da pagare al creditore ipotecario col consenso (nell’accordo) o con il piano (il giudice può confermare se la proposta è equa).
In conclusione, agire tempestivamente è di nuovo la chiave: non lasciare che i problemi diventino emergenze (un fermo auto quando ti serve l’auto, un’ipoteca che blocca la vendita di un immobile, etc.). Se ti muovi per tempo con le strategie dette (opposizioni, rottamazioni, sovraindebitamento), puoi bloccare o evitare queste misure. Ad esempio, presentando un ricorso L.3/2012 ben fatto, ottieni un provvedimento dal giudice che sospende tutte le azioni esecutive e impedisce nuovi vincoli sui beni fino alla decisione .
3.5 Trattare un saldo e stralcio in modo sicuro
Abbiamo già visto come negoziare un saldo e stralcio nel paragrafo 2.7. Qui sottolineiamo alcuni aspetti per farlo in sicurezza, cioè evitando che, dopo aver pagato, possano sorgere problemi.
- Negoziare tramite legale: avere un avvocato al tuo fianco durante la trattativa ti tutela. Il legale può calcolare meglio che importo offrire (rapportandolo al valore di acquisto del credito, come visto) e può gestire le controfferte senza coinvolgere emotivamente te. Inoltre, evita che tu dichiari qualcosa di sconveniente. Ad esempio, non scrivere mai frasi come “riconosco il debito ma chiedo uno sconto” se non sei seguito da un legale: equivarrebbe ad ammettere integralmente la pretesa, eliminando ogni tua futura difesa. L’avvocato userà le parole giuste per proporre senza riconoscere più del dovuto.
- Chiedere il conteggio aggiornato: prima di chiudere l’accordo, fatti mandare da Kerdos un conto estintivo dettagliato. Serve a capire bene cosa compone la cifra richiesta (capitale, interessi, spese legali, ecc.). Ciò aiuta anche a individuare eventuali voci non dovute. Inoltre, se sono passati anni, potrebbero esserci interessi di mora da ridurre in sede di trattativa.
- Pagamento in un’unica soluzione (se possibile): come detto, paga subito in forma tracciabile (bonifico, assegno circolare intestato a Kerdos SPV, ecc.). Evita contanti o pagamenti strani. Se il pagamento è immediato, scrivilo nell’accordo (es. “pagherà entro 10 giorni dalla sottoscrizione”).
- Cancellazione della segnalazione: inserisci sempre la clausola per cui il creditore s’impegna a far cancellare la segnalazione in CRIF, Experian, Centrale Rischi Bankitalia o dove presente, entro 30 giorni dall’incasso del saldo e stralcio. È un tuo diritto ottenere la riabilitazione creditizia una volta chiuso il debito.
- Liberatoria scritta vincolante: non accontentarti di promesse verbali o email informali. Pretendi un documento, su carta intestata Kerdos (o del suo legale), firmato in originale, che attesti chiaramente che la somma X ricevuta “è accettata quale saldo e stralcio definitivo” del debito, con rinuncia a ogni ulteriore pretesa. Questa liberatoria dovrai conservarla a tempo indeterminato . Meglio farla firmare dopo che Kerdos ha incassato (così non hanno problemi a dichiarare estinto il debito). Spesso viene inviata via PEC o raccomandata poco dopo il pagamento, sollecitala se tardano.
- Attenzione alle clausole vessatorie: leggi l’accordo, di solito redatto da loro. A volte infilano clausole come “in caso di mancato pagamento anche di una sola rata dell’accordo, l’intero importo originario tornerà dovuto dedotti gli acconti come acconto spese” – che è normale – ma stai attento che non includano rinunce a far valere diritti futuri. Non dovrebbero, ma meglio controllare. Ad esempio, accade che qualche finanziaria faccia firmare di rinunciare a cause per interessi usurari. Se non hai quelle intenzioni, poco male; ma sappilo.
- Non dare più del dovuto prima di avere l’accordo: non iniziare a pagare a rate senza un accordo scritto confidando che poi chiudano lì. Purtroppo molti debitori pagano 2-3 rate “a fondo perduto” e poi la società pretende ancora tutto il resto. Quindi prima l’accordo scritto (o contestuale), poi l’eventuale rateazione concordata.
Seguendo queste precauzioni, il saldo e stralcio è un’ottima soluzione: ti togli il pensiero, normalmente con un significativo risparmio economico, e puoi ripartire senza quell’incubo. Ricorda solo che, una volta firmato l’accordo ed eseguito il pagamento, non potrai più tornare indietro: il debito sarà estinto ma avrai rinunciato a contestarlo. Quindi valuta bene prima di farlo, assicurati che sia la cosa giusta e sostenibile.
3.6 Utilizzare la procedura di sovraindebitamento
Se la tua situazione vede molteplici debiti e il loro ammontare complessivo supera di gran lunga le tue possibilità, la procedura di sovraindebitamento (oggi nel Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza) potrebbe essere la scelta più efficace e definitiva. Questo strumento, rivolto a consumatori, professionisti e piccole imprese non fallibili, consente di gestire unitariamente tutti i debiti con l’ausilio e il controllo del Tribunale.
Le tre procedure principali – come già enunciate – sono:
- Piano del consumatore: riservato alle persone fisiche che hanno debiti di natura personale (non legati ad attività d’impresa). La caratteristica è che non richiede il voto dei creditori: il debitore propone un piano di pagamento sulla base di ciò che può offrire (ad es. paga il 30% del totale in 5 anni) e il giudice lo omologa se ritiene il debitore “meritevole” (ossia che non abbia colpe gravi o frodi all’origine dei debiti) e il piano fattibile . I creditori possono opporsi ma la decisione finale spetta al giudice che può imporlo ugualmente.
- Accordo di composizione della crisi: è simile a un concordato, richiede il consenso di almeno il 60% dei crediti. Si applica a soggetti anche non consumatori (imprenditori minori, professionisti). Il piano può prevedere stralci di crediti chirografari e ristrutturazione dei privilegiati (es. paghi una parte dell’IVA se i creditori chirografari prendono il massimo possibile). Serve l’adesione qualificata dei creditori e poi l’omologa giudiziale.
- Liquidazione controllata del patrimonio: il debitore mette a disposizione tutti i suoi beni (presenti e futuri per 4 anni) per soddisfare i creditori. È una sorta di “fallimento del privato”. Al termine, però, se il debitore ha collaborato e non ha frodato, può ottenere la esdebitazione ossia la cancellazione di tutti i debiti residui . È la via più gravosa (perdi i beni) ma garantisce la liberazione dai debiti.
Quali benefici concreti ottieni avviando un sovraindebitamento? Intanto, il tribunale può emettere un provvedimento di sospensione immediata delle azioni esecutive e cautelari dei creditori non appena accoglie la domanda iniziale. Ciò significa che, ad esempio, eventuali pignoramenti in corso vengono bloccati, Kerdos non potrà avviarne di nuovi, né altri creditori (Esattoria compresa) potranno procedere contro di te. Inoltre, durante la procedura non maturano ulteriori interessi moratori sui debiti.
Poi, se riesci a far omologare il piano o l’accordo, tutti i creditori sono vincolati ad accettare quanto previsto da quel piano. Ad esempio, se l’omologa stabilisce che Kerdos riceverà solo il 20% del suo credito e il resto è stralciato, Kerdos dovrà accontentarsi e cancellare il residuo. Dopo l’omologa, i creditori non possono più agire individualmente e devono attendere i pagamenti secondo il piano.
Infine, completato il piano o la liquidazione, ottieni la discharge: i debiti vengono considerati estinti (per la quota falcidiata) e tu riparti pulito. Anche le iscrizioni pregiudizievoli (pignoramenti, ipoteche giudiziali) decadono.
Naturalmente, la procedura ha i suoi costi (bisogna pagare il Gestore nominato e le spese di giustizia, anche se spesso sono proporzionate e rateizzabili nell’ambito del piano stesso) e richiede disciplina (rispettare il piano per gli anni previsti). Inoltre, va preparata con accuratezza, allegando tutti i documenti, l’elenco completo dei creditori, delle risorse, e una proposta seria. Il ruolo di un professionista esperto (come l’Avv. Monardo, che ha gestito molte di queste procedure) è fondamentale per predisporre un piano credibile e conveniente.
In sintesi, la procedura di sovraindebitamento è l’arma finale se sei sommerso dai debiti: meglio di qualsiasi saldo e stralcio individuale, perché offre una soluzione collettiva e definitiva con il sigillo del giudice. Il rovescio della medaglia è che dovrai “mettere le carte in tavola” su tutta la tua situazione economica e sottoporti a un percorso legale più strutturato. Ma se il debito Kerdos è solo uno dei tanti e magari non riesci a trovare accordi con tutti, questa può essere la via per uscire dal tunnel.
3.7 Composizione negoziata e strumenti per imprenditori
Per le imprese in difficoltà, oltre al sovraindebitamento (se sono piccole) o al concordato, va considerato lo strumento della composizione negoziata introdotto dal D.L. 118/2021. Pur non essendo una “difesa” in senso stretto contro la singola pretesa di Kerdos, la composizione negoziata offre un contesto protetto per rinegoziare i debiti aziendali.
Poniamo il caso che la tua azienda abbia debiti bancari ceduti a varie SPV (Kerdos, Gardant, etc.), debiti fiscali e debiti verso fornitori. Attivando la composizione negoziata tramite la Camera di Commercio, verrà nominato un esperto che ti aiuterà a predisporre un piano e a sederti al tavolo con tutti i creditori. In quella sede potrai proporre ad esempio:
- una moratoria sui debiti bancari (sospensione temporanea delle azioni esecutive e dei pagamenti capitali);
- la conversione di crediti di alcuni fornitori in quote della società (se sono interessati a salvare l’impresa);
- la vendita di asset non strategici per fare cassa e pagare in parte i creditori;
- accordi di saldo e stralcio globali o parziali con soggetti come Kerdos.
Durante le trattative, se necessario, l’imprenditore può chiedere al tribunale misure protettive (simili all’automatic stay del Chapter 11 americano) che bloccano temporaneamente le azioni esecutive dei creditori per dare spazio alle negoziazioni. Se l’esperto certifica che la trattativa sta facendo progressi, la protezione può essere prolungata.
Alla fine della composizione negoziata, se si raggiunge un accordo con i creditori (anche con alcuni soltanto), lo si formalizza e di solito lo si esegue privatamente. Se invece la situazione non si risolve, l’imprenditore ha comunque guadagnato tempo e può scegliere percorsi successivi, come un concordato semplificato (liquidatorio) previsto dal D.L. 118/21, o il concordato preventivo tradizionale, o la liquidazione giudiziale.
Nel contesto di Kerdos SPV, per un’impresa ciò significa che invece di trattare con Kerdos singolarmente subendo eventualmente la pressione di un decreto ingiuntivo, la tratterai insieme agli altri creditori, potenzialmente ottenendo soluzioni integrate (ad esempio: vendi un capannone e con quel ricavato proponi una percentuale a Kerdos e altri).
L’Avv. Monardo, essendo esperto negoziatore iscritto nelle liste, può anche essere designato come tale per seguire procedure di composizione per altre imprese – il che è una garanzia di competenza anche per assisterti come consulente della tua azienda durante la negoziazione.
In conclusione, per un imprenditore la regola d’oro è: non aspettare di essere insolvente per agire. La composizione negoziata va attivata quando capisci che la crisi sta per diventare acuta ma sei ancora in tempo per trattare. Così magari eviti di far degenerare la situazione in un fallimento o in un cumulo di decreti ingiuntivi e pignoramenti.
4 Strumenti alternativi di definizione del debito
Dopo aver esplorato le difese tecniche e legali, dedichiamo una sezione a riassumere gli strumenti di definizione (agevolata, transattiva o concorsuale) che consentono di risolvere i debiti in modo organico. Sono stati in parte già descritti, ma qui li elenchiamo per chiarezza.
4.1 Rottamazione e definizioni agevolate
Le definizioni agevolate sono procedure straordinarie previste per i debiti fiscali iscritti a ruolo (cartelle esattoriali). Negli ultimi anni si sono succedute varie “rottamazioni”, denominate in ordine cronologico Rottamazione-ter, poi quater e infine quinquies:
- Rottamazione-ter: introdotta dal D.L. 119/2018, riguardava i carichi 2000-2017 e prevedeva pagamento in 18 rate fino al 2021.
- Rottamazione-quater: introdotta dalla Legge 197/2022 (Bilancio 2023), per carichi 2000-2022. Permetteva pagamento in unica soluzione o 18 rate (quattro nel 2023, le restanti entro il 2027).
- Rottamazione-quinquies: introdotta dalla Legge 199/2025 (Bilancio 2026), per carichi 2000-2023 . Consente di estinguere i debiti con pagamento del solo capitale (oltre alle spese di notifica ed eventuali diritti di esecuzione) senza sanzioni né interessi. Pagamento entro 31/7/2026 o in 54 rate bimestrali (9 anni) con interesse 3% . Termine per la domanda: 30/4/2026.
Il beneficio principale di queste misure è che il debito fiscale viene ridotto spesso in maniera significativa (le sanzioni amministrative possono essere anche il 30% del debito, gli interessi di mora maturano al ~6% annuo: tutto risparmiato). Inoltre, bloccano le azioni esecutive: dalla presentazione dell’istanza di rottamazione fino alla scadenza della prima rata, Agenzia Entrate-Riscossione non può procedere a pignoramenti o altri atti esecutivi . E quando il debito definito è pagato integralmente, i carichi si estinguono e vengono cancellati.
Limiti: la rottamazione non copre debiti diversi da quelli affidati all’AER. Quindi non riguarda debiti verso banche, finanziarie, privati (Kerdos inclusa). Inoltre, se non rispetti il pagamento anche di una sola rata del piano rottamazione, decadi dai benefici e torni a dover pagare tutto il debito originario al netto di quanto versato, senza possibilità di una nuova dilazione agevolata.
In definitiva, se hai cartelle esattoriali aperte, sfruttare queste definizioni può alleggerire il tuo panorama debitorio (magari risolvendo la parte fiscale) così da poter poi concentrarti sui debiti privati con soluzioni ad hoc.
4.2 Saldo e stralcio privatistico
Per i debiti con banche, finanziarie o società di recupero crediti, come appunto quello eventualmente vantato da Kerdos SPV, lo strumento più diffuso di componimento stragiudiziale è il saldo e stralcio. Ne abbiamo parlato estensivamente: è l’accordo in base al quale il creditore accetta di chiudere la posizione a fronte del pagamento di un importo inferiore a quello dovuto .
Riassumiamo i punti chiave per condurre un saldo e stralcio efficace:
- Analisi del valore effettivo: cerca di capire quanto vale davvero quel credito per il creditore. Se è stato ceduto con forte sconto, c’è più margine per offrire poco . Se invece il creditore l’ha acquisito a valore pieno (caso raro, solo se è il creditore originario), sarà meno disposto a sconti.
- Leve legali come argomentazione: se hai delle obiezioni legali (prescrizione vicina, vizi contrattuali, ecc.), falle presenti in modo costruttivo. Ad esempio: “Il debito sarebbe di 10.000 €, ma considerata la possibile prescrizione maturanda e l’assenza di documentazione completa, offro 3.000 € a saldo immediato.” – Stai dicendo tra le righe: potrei anche non pagarti nulla se vado in causa, quindi accetta questi 3.000 € ora. È una leva negoziale potente .
- Tempestività del pagamento: offri di pagare in tempi brevi, se possibile subito. Un pagamento cash al 100% è molto più attraente per il creditore di un pagamento parziale incerto con spese legali.
- Tutela della reputazione creditizia: negozia anche la parte “privacy”. Spesso chiudere un debito comporta la segnalazione a centrali rischi come “saldo a stralcio” (il che tecnicamente vuol dire che non hai pagato tutto). Chiedi che nell’accordo e liberatoria sia previsto che la posizione sarà segnalata come “saldo a stralcio – definito” e che decorsi i tempi previsti sarà cancellata. Non possono segnalarti come inadempiente se hai rispettato l’accordo.
- Personalizzazione: ogni caso è diverso. A volte i creditori guardano anche al profilo soggettivo: se vedono che il debitore è giovane e magari potrà in futuro guadagnare di più, tirano la corda; se vedono che è anziano con solo la pensione minima, preferiscono prendere quel poco ora che rischiare nulla poi. Devi far capire (con documenti alla mano, se utile) qual è la tua situazione.
Ricorda: il saldo e stralcio non è un diritto, ma una trattativa volontaria. Quindi devi convincere la controparte che le conviene accettare la tua proposta. Finché non la convincerai, tenderà a rifiutare o rilanciare. Abbi pazienza e allo stesso tempo fai capire che la tua offerta è ragionevole e forse l’ultima chance (senza minacciare in modo improprio, ma con fermezza).
Le percentuali di sconto, come detto, possono variare tantissimo: dal 30% (per crediti ancora relativamente “buoni”) fino al 90% (per crediti disperati). Quindi non scoraggiarti a priori se devi tanto: abbiamo visto casi di debiti da 50.000 € chiusi con 5.000 €. Certo, dipende dalle circostanze.
Una volta formalizzato l’accordo, rispetta scrupolosamente i termini di pagamento. Se sgarri, l’accordo di solito salta e potresti ritrovarti peggio di prima (perdi anche eventuali acconti versati).
4.3 Piani di rientro e rateizzazioni
Non tutti i debiti si prestano a essere saldati in un’unica soluzione ridotta. A volte il debitore non ha somme immediate ma potrebbe pagare poco per volta. In tali casi si può optare per un piano di rientro dilazionato.
Per i debiti privati (banche, finanziarie), il piano di rientro è in pratica una transazione rateale. Conviene negoziarlo con la stessa attenzione del saldo e stralcio, perché firmare un piano di rientro significa spesso impegnarsi all’intero importo (salvo diverso accordo). Dunque:
- Assicurati che le rate mensili siano davvero sostenibili per il tuo budget . Non ha senso firmare per 500 € al mese se poi ne puoi pagare 200 €: meglio negoziare 200 € subito, perché se salti una rata di 500 € ti salta tutto.
- Disciplina gli interessi: il creditore privato vorrà applicare interessi sulle rate (non essendo un saldo e stralcio). Va bene, ma negozia un tasso onesto (magari lo stesso interesse legale o poco più, comunque < usura). Mettete tutto per iscritto.
- Ottieni l’accordo scritto con eventualmente la cancellazione della segnalazione a conclusione. Certo, durante il pagamento resterai segnalato in sofferenza, ma a fine piano deve risultare “pagato” e devi poter riabilitare la tua posizione creditizia.
- Come per il saldo e stralcio, firma entrambe le parti e ognuna tenga copia. Non fidarti di accordi verbali su rate (“paga così e poi chiudiamo”) perché se cambia l’operatore di recupero rischi fraintendimenti.
Per i debiti fiscali, come già detto, esiste la rateizzazione standard delle cartelle: fino a 72 rate (6 anni) senza dover dare garanzie, e fino a 120 rate (10 anni) se dimostri grave e comprovata difficoltà . Il tasso di interesse per le dilazioni AER è relativamente basso (intorno al 3-4%). La domanda è semplice e si fa online o agli sportelli AER. Una volta concessa, devi rispettare le scadenze: se salti 5 rate (anche non consecutive) decadi e il residuo torna esigibile in unica soluzione. Però durante la rateazione sei al riparo da fermi, ipoteche e pignoramenti, a meno che tu non decada.
Dunque, se hai cartelle e non riesci ad aderire a rottamazione o saldo, la dilazione ordinaria è un paracadute. Puoi anche presentarla subito per bloccare azioni e poi, se esce una rottamazione, aderire a quella (rinunciando alla dilazione in corso).
4.4 Legge 3/2012: accordo di composizione, piano del consumatore e liquidazione
Questa sezione, in parte ridondante rispetto a 3.6, serve a ribadire i tre strumenti offerti dalla Legge 3/2012 (oggi Codice crisi):
- Accordo di composizione della crisi: adatto a piccoli imprenditori, professionisti, associazioni, startup non fallibili. Consiste in un piano di ristrutturazione dei debiti che coinvolge tutti i creditori (banche, fisco, fornitori, privati). Puoi prevedere classi di creditori (ad es. privilegiati pagati 80%, chirografari 20%). Devi ottenere almeno il 60% di assenso in valore dai crediti. Una volta ottenuto, il giudice omologa e lo rende vincolante per tutti . Se l’accordo non raggiunge il voto richiesto, il giudice non omologa (può convertire in liquidazione).
- Piano del consumatore: per persone fisiche non imprenditori. Non richiede consenso dei creditori, ma un giudice che approva. Il piano può anche prevedere di non pagare interamente tutti i debiti (esdebitazione parziale) in base alla capacità di rimborso del debitore . Il giudice valuta che il consumatore sia meritevole (cioè che l’indebitamento non derivi da sua colpa grave, comportamenti fraudolenti, ecc.). Se ok, omologa. I creditori devono accettare il verdetto anche se non prendono tutto.
- Liquidazione del patrimonio: simile al fallimento personale. Tutti i beni del debitore (tranne quelli impignorabili per legge e quelli necessari per vivere) vengono liquidati da un liquidatore nominato. I creditori vengono soddisfatti pro quota. Al termine, il debitore persona fisica chiede ed ottiene l’esdebitazione (cioè la cancellazione di ogni importo residuo non pagato) . Questa procedura spesso dura qualche anno (liquidare immobili ecc. richiede tempo), ma è l’ultima spiaggia per chi non ha possibilità di offrire pagamenti anche parziali con un piano.
Tutte queste procedure vengono gestite sotto il controllo dell’OCC e del Tribunale. Il debitore viene affiancato da un Gestore nominato (spesso un professionista di fiducia dell’OCC o indicato dal debitore stesso se già seguito) che redige una relazione e aiuta a predisporre la proposta.
Attenzione: c’è anche la possibilità di una esdebitazione del debitore incapiente (art. 14-quaterdecies L.3/2012, ora art. 283 CCII) ovvero la “esdebitazione senza utilità”: se uno proprio non ha nulla da offrire, può chiedere al giudice di essere ugualmente esdebitato. È una procedura particolare concessa una tantum a chi è davvero nullatenente e meritevole, e richiede comunque almeno un tentativo di liquidazione. Ma in alcuni casi disperati può liberare dai debiti anche senza pagamento (salvo alcune eccezioni tipo debiti per mantenimenti familiari, risarcimenti del danno da illecito etc, che restano fuori).
Il bello delle procedure ex L.3/2012 è che, una volta attivate, sospendono tutte le azioni esecutive: ciò ti dà respiro e impedisce che, ad esempio, Kerdos proceda col pignorare stipendio o casa mentre stai cercando la soluzione . Ovviamente se poi la procedura fallisce o vien meno, i creditori potranno riprendere.
4.5 Composizione negoziata per la crisi d’impresa
Ribadiamo, per chi è imprenditore in crisi ma vuole salvare l’attività, lo strumento più innovativo oggi è la composizione negoziata. A differenza delle procedure concorsuali tradizionali, qui non c’è immediatamente l’intervento di un tribunale o la pubblicità di una “ammissione al concordato” (che spesso spaventa clienti e fornitori). È un percorso confidenziale (almeno nella fase iniziale) in cui un esperto terzo analizza l’azienda e convoca i creditori per trovare una soluzione.
Le possibili soluzioni all’interno della composizione negoziata possono includere:
- Accordi con le banche: ad esempio proroghe di finanziamenti, consolidamento di linee di credito, rinuncia a quote di credito in cambio di conferimenti, ecc.
- Interventi societari: ingresso di nuovi soci investitori, cessione di quote ai creditori (debt-equity swap) .
- Ristrutturazione operativa: cessione di rami d’azienda per fare cassa, taglio di costi, messa in cassa integrazione di personale (se serve), ecc., con l’obiettivo di presentare un piano industriale credibile.
- Protezione temporanea: l’imprenditore può chiedere misure protettive (tipo blocco delle azioni esecutive). Se concesse dal Tribunale, tutti i creditori, compresi Kerdos e similari, devono astenersi dall’eseguire pignoramenti per la durata della protezione (rinnovabile fino a max 6 mesi).
Se la trattativa va a buon fine, quello che ne risulta può essere formalizzato in diversi modi:
- Un contratto privatistico (es. un accordo di moratoria firmato da tutti i principali creditori).
- Un accordo di ristrutturazione dei debiti ex art. 182-bis L.F. (ora 61 CCII) da omologare in Tribunale, se si vuole dargli efficacia erga omnes e includere eventuali creditori dissenzienti.
- Un piano attestato di risanamento ex art. 56 CCII, pubblicato ma non omologato (valido per evitare revocatoria fallimentare).
- Se il risanamento proprio non è possibile, l’esperto lo attesta e l’imprenditore può ripiegare su un concordato preventivo semplificato per cedere l’azienda o liquidarla in modo ordinato.
La Composizione negoziata è uno strumento relativamente nuovo e ancora non diffusissimo, ma sta dando buoni risultati in molti casi, perché evita i costi e lo stigma del fallimento e cerca soluzioni di mercato. L’Avv. Monardo, come esperto negoziatore iscritto nell’elenco camerale, può essere direttamente nominato come esperto per la tua impresa in crisi , oppure può affiancarti come advisor. In entrambe le vesti, la sua esperienza con banche e crediti deteriorati sarà un valore aggiunto nel convincere soggetti come Kerdos (o banche come Gardant, DoValue, etc.) ad accettare un accordo ragionevole invece di andare per vie legali lunghe e costose.
5 Errori comuni e consigli pratici
Nel gestire vecchi debiti, molti debitori commettono passi falsi per disinformazione o impulsività. Ecco un elenco di errori frequenti da evitare assolutamente, insieme a consigli pratici:
- Ignorare la comunicazione: come sottolineato, non fare l’errore di mettere la testa sotto la sabbia. Lasciare la lettera di Kerdos nel cassetto pensando che “tanto è un debito vecchio, lasceranno perdere” è pericoloso. Potresti ritrovarti dopo qualche mese con un decreto ingiuntivo o un pignoramento e termini scaduti per opporti. Reagisci subito: analizza la situazione, consulta un esperto e pianifica una strategia . Il tempo è una risorsa essenziale nella difesa.
- Pagare senza verificare: presi dall’ansia o magari minacciati telefonicamente, alcuni debitori finiscono per pagare in fretta e furia quanto chiesto, magari rateizzando al telefono, senza prima aver chiesto i documenti o valutato la prescrizione. Pagare senza avere un quadro chiaro comporta due rischi: potresti pagare somme non dovute (magari il debito era parzialmente prescritto, o includeva interessi illegittimi) e, soprattutto, rinunci alle eccezioni. Dopo che hai iniziato a pagare, difficilmente potrai tornare indietro a contestare che non dovevi pagare. Quindi, mai pagare nulla (nemmeno un acconto) finché non hai verificato la legittimità e l’esattezza dell’importo .
- Fidarsi di accordi verbali: ogni accordo con il creditore deve essere messo per iscritto e firmato. Le parole volano, gli scritti rimangono. Se un operatore di recupero al telefono ti promette uno sconto se paghi entro domani, fatti mandare subito un’email o PEC di conferma con i termini. Non inviare soldi “fidandoti” che poi loro chiuderanno la posizione: esigi sempre la formalizzazione (lettera o PEC) dove dichiarano che accettano la somma X a saldo e stralcio . Allo stesso modo, se concordi un piano di rate, pretendi un documento sottoscritto. In mancanza, rischi che domani cambino idea o chi ti ha parlato neghi la concessione.
- Non calcolare la prescrizione: ancora una volta, occhio alle date. Spesso il debitore medio non sa cos’è la prescrizione e paga debiti che, di fatto, erano già “morti” legalmente. Oppure, all’opposto, dà per scontato che il debito sia prescritto senza verificarlo con precisione, ignorando magari che c’era stata una raccomandata 6 anni fa che ha interrotto tutto. Quindi, informati bene sui termini prescrizionali applicabili al tuo caso (5 o 10 anni? da quando? eventuali atti interruttivi?) . Se non sei sicuro, un avvocato può fare questo calcolo/ricerca per te in breve tempo.
- Ignorare l’intimazione di pagamento: questo punto vale per i debiti fiscali. Come detto, se ti arriva un’intimazione da AER, non archiviarla pensando “vabbè è solo un altro sollecito, tanto la cartella era vecchia e credo prescritta”. È esattamente l’errore che porterebbe a cristallizzare il debito . Devi invece correre dal professionista e valutare un ricorso entro 60 giorni. Anche se poi vai a mediazione o rottamazione, intanto l’intimazione non diventa definitiva. Se invece lasci passare 60 giorni, quell’intimazione diventa incontestabile e con essa il debito.
- Utilizzare modulistica generica: attenzione alle lettere “fai da te” trovate su internet. Ci sono siti e forum dove circolano modelli di diffida o di opposizione. Non dico che non possano essere utili come traccia, ma ogni caso è unico. Un modulo generico potrebbe non contenere le eccezioni specifiche di cui hai bisogno, o peggio contenere frasi che nel tuo caso sono controproducenti. Ad esempio, ho visto modelli di risposta al sollecito in cui il debitore, nel tentativo di contestare, finiva in realtà per riconoscere il debito. Quindi, meglio farsi scrivere la lettera da un esperto, oppure se la si scrive da soli, limitarsi al minimo indispensabile: “In riferimento alla Vs. lettera del…, contesto la Vs. pretesa per i seguenti motivi… (breve elenco)…”. Evita toni aggressivi o minacciosi, cita possibilmente riferimenti di legge o sentenze pertinenti (questo li fa prendere più seriamente la risposta) . E invia sempre con raccomandata/PEC per avere prova.
- Sottovalutare la consulenza professionale: il fai-da-te può andare bene per questioni semplici, ma quando in ballo ci sono decine di migliaia di euro di debito, possibili pignoramenti della casa o dello stipendio, ecc., affidarsi a un avvocato esperto è un investimento che di solito ripaga. Un professionista sa dove mettere le mani: può scovare vizi tecnici che tu non avresti mai notato (una nullità nel contratto, la mancanza di licenza di un’agenzia di recupero, ecc.), può negoziare sconti molto maggiori (perché dall’altra parte sanno che quell’avvocato è pronto a fare opposizione, dunque accettano la transazione), e ti evita passi falsi . Certo, c’è un costo da sostenere, ma è spesso di gran lunga inferiore al beneficio economico ottenuto grazie al suo intervento (ad esempio, ti fa risparmiare 10.000 € sul debito e ti chiede 1.000 € di onorario: mi pare un affare). Inoltre, ti fa risparmiare tempo e stress, occupandosi lui delle scartoffie e scadenze.
Riassumendo questi punti: informazione e azione consapevole sono le tue alleate. Non avere paura di fare domande, di chiedere spiegazioni, di “sembrare pignolo”: è un tuo diritto sapere perché devi pagare e quanto esattamente. Un debitore informato è un debitore che non verrà raggirato né pagherà più del dovuto.
6 Tabelle riepilogative
Di seguito proponiamo alcune tabelle riepilogative che riassumono norme chiave, termini e strumenti difensivi citati nell’articolo, per una consultazione veloce.
6.1 Sintesi delle norme sulla prescrizione e sulle difese
| Normativa | Oggetto | Principio chiave | Fonte |
|---|---|---|---|
| Art. 2946 c.c. | Prescrizione ordinaria | I diritti si estinguono per prescrizione con il decorso di 10 anni (salvo altro termine previsto) | Codice civile |
| Art. 2948 c.c. | Prescrizione quinquennale | Si prescrivono in 5 anni gli interessi e tutto ciò che deve pagarsi periodicamente ad anno o frazioni (es. rate) | Codice civile |
| Art. 1264 c.c. | Cessione del credito | La cessione ha effetto verso il debitore quando l’ha accettata o gli è stata notificata (prima, il debitore che paga al cedente non è liberato se il cessionario prova che sapeva della cessione) | Codice civile |
| Cass. ord. 25496/2025 | Cessione del credito | Non è necessaria una notifica formale tramite ufficiale giudiziario; basta una comunicazione idonea a informare il debitore, contenente tutti gli elementi identificativi del credito ceduto | Corte di Cassazione |
| Cass. ord. 27915/2025 | Prova della cessione in blocco | Il cessionario deve dimostrare l’inclusione del credito nel portafoglio ceduto; la sola pubblicazione in G.U. è insufficiente se i criteri indicati sono generici e non permettono di identificare il singolo credito | Corte di Cassazione |
| Cass. ord. 28706/2025 e 35019/2025 | Intimazione di pagamento | L’intimazione di pagamento (cartelle) è un atto autonomamente impugnabile; ignorarla cristallizza il debito rendendo inutili eccezioni tardive . Va impugnata entro 60 giorni per far valere la prescrizione o altri vizi. | Corte di Cassazione |
| Art. 58 D.Lgs. 385/1993 (TUB) | Cessione in blocco | La pubblicazione in G.U. dell’atto di cessione rende la cessione opponibile ai debitori ceduti ma non prova la titolarità se il debitore contesta; serve prova integrativa (contratto, elenco) | Testo Unico Bancario |
| Legge 3/2012 (artt. 6–7) | Sovraindebitamento | Definisce il sovraindebitamento come squilibrio tra obblighi e patrimonio ; introduce le procedure di accordo, piano del consumatore e liquidazione per debitori civili e piccoli imprenditori. | Legge speciale |
| Legge 199/2025 | Rottamazione-quinquies | Introduce la definizione agevolata dei carichi affidati dal 2000 al 2023 (Rottamazione-5): consente di estinguere i debiti fiscali pagando il solo capitale (niente sanzioni/interessi) . Termine domanda 30/4/2026, pagamento entro 31/7/2026 (o rate fino 9 anni). | Legge di Bilancio 2026 |
| D.L. 118/2021 | Composizione negoziata | Introduce la composizione negoziata per imprenditori in crisi: nomina di un esperto indipendente che assiste nelle trattative di risanamento . Procedura volontaria e confidenziale per evitare il fallimento tramite accordi con i creditori. | Decreto-Legge (conv. L.147/2021) |
6.2 Strumenti difensivi e benefici
| Strumento | A chi si rivolge | Benefici principali | Criticità |
|---|---|---|---|
| Saldo e stralcio | Debitori verso banche/finanziarie (creditori privati) | Permette di estinguere il debito pagando solo una parte (sconto spesso 50–80%). Si chiude la posizione con liberatoria e cancellazione dalle banche dati . | Richiede liquidità immediata. L’accordo va formalizzato in modo vincolante; senza adeguata assistenza, si rischia di ottenere sconti modesti. |
| Rottamazione-quinquies | Debitori fiscali con cartelle 2000–2023 | Stralcio totale di sanzioni, interessi e aggio: si paga solo il capitale (in 1 soluzione o max 54 rate) . Sospende le azioni esecutive durante la procedura. | Bisogna presentare domanda entro i termini e pagare puntualmente le rate. Il mancato pagamento di una rata fa decadere i benefici e rivivere l’intero debito . |
| Rateizzazione AER | Contribuenti con cartelle esattoriali | Consente pagamento dilazionato (fino a 72 o 120 rate mensili) con interessi moderati. Evita provvedimenti come fermi/ipoteche durante il piano. | Non riduce l’importo (si paga tutto il dovuto con interessi). La decadenza per morosità fa perdere il beneficio e ripartono le azioni esecutive. |
| Piano del consumatore (L.3/2012) | Persone fisiche sovraindebitate (non imprenditori) | Non richiede voto dei creditori; il giudice omologa se il piano è fattibile e il debitore meritevole. Può prevedere tagli anche consistenti ai debiti e una volta completato c’è l’esdebitazione . | Necessita l’assistenza di un OCC e l’intervento del tribunale. Il debitore deve rispettare il piano per anni; se inadempiente, la procedura viene revocata e riprendono le azioni esecutive . |
| Accordo di composizione | Piccoli imprenditori, professionisti, enti non commerciali | Possibilità di ridurre e rateizzare i debiti con il consenso del 60% dei creditori . Si possono prevedere moratorie e parziali falcidie dei privilegiati. Blocco delle azioni esecutive durante la procedura. | Richiede l’approvazione dei creditori (non garantita). Se l’accordo non raggiunge le maggioranze o salta, si rischia la conversione in liquidazione. |
| Liquidazione del patrimonio | Tutti i soggetti non fallibili (persona fisica o impresa minore) | Consente di liberarsi definitivamente di tutti i debiti residui mediante esdebitazione a fine procedura . Il debitore dopo può ripartire da zero. | Implica la perdita della proprietà di tutti i beni (vengono liquidati). Procedura lunga e impegnativa; l’esdebitazione è subordinata alla condotta diligente del debitore. |
| Composizione negoziata | Imprenditori commerciali/agricoli in crisi (di qualsiasi dimensione) | Consente di trattare con i creditori in modo riservato con l’assistenza di un esperto indipendente, per trovare soluzioni di risanamento (accordi, ristrutturazioni) senza ricorrere subito a procedure concorsuali . Misure protettive disponibili. | Richiede che esista una ragionevole prospettiva di risanamento. Non garantisce un accordo: dipende dalla disponibilità dei creditori. Se le trattative falliscono, bisogna ripiegare su procedure concorsuali ordinarie. |
7 FAQ – Domande frequenti su Kerdos SPV
Vediamo ora una serie di domande comuni che i debitori si pongono riguardo alle lettere di Kerdos SPV e ai vecchi debiti, con risposte concise e chiare.
1. Che cosa significa ricevere una lettera da Kerdos SPV?
Ricevere una lettera da Kerdos SPV S.r.l. significa che la banca o finanziaria originaria ha ceduto il tuo credito a questa società. Kerdos ora si presenta come creditore del debito. La lettera di sollecito non è un atto giudiziario definitivo, ma una richiesta di pagamento. È importante non ignorarla: va verificato che Kerdos sia legittimata (cioè che il credito sia effettivamente passato a loro) e va controllato lo stato del debito (importo, eventuale prescrizione, ecc.).
2. Come posso sapere se il mio debito è prescritto?
Devi calcolare il tempo trascorso dall’ultima volta in cui il debito è stato “vivo”. In pratica, prendi la data di scadenza dell’ultima rata non pagata (o la data di eventuale risoluzione del contratto) e vedi quanti anni sono passati senza che tu abbia ricevuto atti formali di richiesta (raccomandate, decreti ingiuntivi, ecc.). Se sono passati più di 10 anni (per prestiti, mutui, finanziamenti) o più di 5 anni (per interessi, rate di carte di credito, fidi), potrebbe essere prescritto. Esempio: ultimo pagamento effettuato nel marzo 2015, nessuna comunicazione da allora, nel 2026 il diritto si sarebbe prescritto (10 anni dopo). Per esserne certi, verifica anche se nel frattempo c’è stata qualche raccomandata o atto: anche una raccomandata A/R di sollecito ricevuta interrompe e fa ripartire il conteggio . In caso di dubbi, consulta un legale con le carte che hai.
3. Una semplice lettera di sollecito interrompe la prescrizione?
No, un mero sollecito epistolare non garantisce l’interruzione, a meno che non sia inviato con modalità tracciabili e contenuto idoneo. Per interrompere la prescrizione serve un “atto di messa in mora” (art. 2943 c.c.) recapitato al debitore. Una lettera raccomandata A/R o PEC inviata da Kerdos e ricevuta dal debitore di solito interrompe la prescrizione a partire dalla data di ricezione , perché costituisce una richiesta formale di adempimento. Tuttavia, una lettera semplice (posta ordinaria) non fa fede e dunque da sola non basta. Inoltre, nel contesto di debiti fiscali, la Cassazione ha precisato che la semplice intimazione non impugnata non interrompe la prescrizione se non viene contestata (vedi la FAQ 5 e 8 su intimazione). In sintesi: il sollecito raccomandato sì, quello via posta semplice no.
4. È obbligatorio pagare un debito ceduto a Kerdos?
Se il debito è legittimo e non prescritto, in linea generale sì, sei tenuto a pagarlo (ora a Kerdos, nuovo creditore). Tuttavia, prima di pagare devi accertarti che Kerdos abbia fornito tutte le prove: contratto originale, conteggio degli importi, documenti della cessione. Se Kerdos non prova il suo diritto (ad esempio non dimostra di aver davvero acquisito il tuo credito), puoi contestare la legittimazione e, finché la questione non è chiarita, non sei tenuto a pagare . Inoltre, potresti non dover pagare l’intero importo: se ci sono interessi non dovuti o se il debito è in parte prescritto, puoi opporti a quelle voci. Infine, “obbligatorio” non significa che devi pagare subito tutto e per intero: hai facoltà di negoziare un accordo (saldo e stralcio) per pagare meno, oppure di chiedere un piano di dilazione. Quindi: verifica la pretesa e poi decidi la strategia.
5. Kerdos può pignorare il mio stipendio o la mia casa?
Kerdos SPV non può pignorare nulla senza un titolo esecutivo valido. Ciò significa che per arrivare a pignorare stipendio, conto o casa, deve prima avere in mano un decreto ingiuntivo (non opposto) oppure una sentenza o un altro titolo esecutivo (es. mutuo fondiario con clausola esecutiva). Se hai ricevuto solo una lettera di sollecito finora, siamo ben lontani dal pignoramento: Kerdos dovrebbe, in caso di mancato pagamento, farti citare in giudizio o chiedere un decreto ingiuntivo. Solo se non ti opponi nei termini e il titolo diventa definitivo, allora può notificare un atto di precetto e, trascorsi almeno 10 giorni, avviare il pignoramento. Quindi, il tuo stipendio o la tua casa sono al sicuro finché tu reagisci per tempo. Se invece dovessi ignorare tutto e lasciar passare ogni termine, alla fine sì, Kerdos potrebbe ottenere un pignoramento come qualsiasi creditore munito di titolo. In pratica: difenditi subito e non si arriverà mai a un pignoramento.
6. Come si svolge la trattativa di saldo e stralcio?
La trattativa di saldo e stralcio inizia di solito con una tua proposta scritta a Kerdos. Nella proposta indichi l’importo che sei disposto a pagare, possibilmente motivandolo (es. “offro il 30% del debito, pari a € X, da pagare immediatamente, dati i miei gravi problemi economici documentati dall’ISEE allegato”). Kerdos valuterà e in genere risponde in uno di questi modi: accettando, rifiutando o facendo una controproposta (es. chiedono il 60% anziché il 30%). Si negozia magari per qualche round finché non ci si accorda su una cifra a metà strada. Il tutto può avvenire per telefono, email o lettera, ma l’importante è che alla fine venga redatto un accordo scritto e firmato. Nel frattempo, tu dovresti: raccogliere la somma offerta (così da poter pagare appena raggiunto l’accordo), chiedere la liberatoria (dichiarazione che quel pagamento chiuderà ogni pretesa) e prevedere il pagamento con un metodo sicuro (bonifico, assegno circolare). I tempi variano: a volte Kerdos risponde in pochi giorni, altre volte ci vogliono settimane o mesi. Spesso il primo contatto telefonico viene integrato poi da scambi email. L’importante è non pagare niente finché non si è d’accordo sulle condizioni finali. Una volta concordato (preferibilmente via PEC o scritto firmato), paghi l’importo e ricevi conferma che la posizione è estinta. L’intera trattativa può durare da poche settimane a alcuni mesi.
7. Cos’è la Rottamazione-quinquies e quali debiti comprende?
La Rottamazione-quinquies è una misura di definizione agevolata introdotta con la Legge di Bilancio 2026 (Legge n. 199/2025) per i debiti affidati all’Agente della Riscossione tra il 1° gennaio 2000 e il 31 dicembre 2023 . In pratica riguarda le cartelle esattoriali e gli avvisi di pagamento di quel periodo. I benefici: pagando il solo importo residuo delle tasse/contributi dovuti (il capitale) ed un piccolo interesse se si rateizza, vengono azzerate tutte le sanzioni e gli interessi di mora . Per esempio, se hai una cartella per IRPEF di € 10.000 di cui € 7.000 di imposta e € 3.000 tra sanzioni e interessi, con la rottamazione pagherai circa € 7.000 (più un 3% annuo se fai rate) risparmiandone 3. La rottamazione-quinquies non copre però: debiti oltre 2023, multe penali, alcuni aiuti di Stato, recuperi da sentenze della Corte dei Conti, e altre eccezioni specifiche. Comprende invece la maggior parte dei tributi statali, locali e contributi previdenziali. Attenzione: riguarda solo i debiti iscritti a ruolo (cartelle AER). Non si applica ai debiti verso banche, finanziarie o privati (quindi non riguarda Kerdos). Per aderire bisogna presentare domanda online entro indicativamente 30 aprile 2026 (termine fissato inizialmente, soggetto a possibili proroghe). Una volta accettata la domanda, il pagamento potrà essere in un’unica soluzione entro 31 luglio 2026 oppure in massimo 54 rate bimestrali (9 anni) .
8. Se aderisco alla rottamazione, posso sospendere i pignoramenti?
Sì. La normativa sulla definizione agevolata prevede che la semplice presentazione della domanda di rottamazione comporta l’automatica sospensione di eventuali procedure esecutive già avviate dall’Agente della Riscossione . In pratica, se hai un pignoramento dello stipendio in corso per cartelle e presenti istanza di rottamazione-quinquies, dal quel momento le trattenute dovrebbero essere congelate (fino alla scadenza della prima rata). Lo stesso vale per fermi amministrativi: sono sospesi nuovi provvedimenti e quelli in essere non vengono eseguiti (il fermo già iscritto però viene cancellato solo a saldo completato). Attenzione: ciò vale purché il debito rientri nella rottamazione. Se hai un pignoramento da parte di un creditore privato (una banca, Kerdos, etc.), la rottamazione non incide su quello. Inoltre, la sospensione dura fino alla prima scadenza di pagamento: se poi paghi puntuale la prima rata il 31 luglio 2026, la sospensione prosegue; se non paghi decadi e le azioni riprendono. Quindi, aderire alla rottamazione mette in pausa i pignoramenti fiscali e, completando i pagamenti, li elimina del tutto (perché il debito si estingue). Non blocca però eventuali azioni di creditori non rientranti (privati).
9. Posso combinare saldo e stralcio e rottamazione?
Sì, assolutamente. Se hai debiti di natura diversa, puoi utilizzare strumenti differenti in parallelo. Ad esempio, potresti avere un vecchio debito bancario ceduto a Kerdos e, allo stesso tempo, delle cartelle esattoriali. Nulla vieta di trattare un saldo e stralcio con Kerdos per chiudere il debito privato, e contestualmente aderire alla rottamazione per i debiti fiscali. Sono percorsi diversi, ma anzi è consigliabile affrontare ogni debito con lo strumento più adatto. L’importante è gestire la cosa in maniera coordinata: ad esempio, se pensi di impiegare una somma per il saldo con Kerdos, assicurati di riservare anche le somme per le rate della rottamazione, in modo da non decadere. Ogni posizione va negoziata separatamente. Quindi sì, puoi tranquillamente chiudere con Kerdos al 30% e aderire alla rottamazione per Equitalia, ottenendo un doppio beneficio. Ricorda solo che uno non sostituisce l’altro: la rottamazione non copre Kerdos, e il saldo con Kerdos non incide sulle cartelle fiscali. Sono due pratiche diverse da seguire parallelamente .
10. Cos’è la procedura di sovraindebitamento?
La procedura di sovraindebitamento (oggi disciplinata nel Codice della crisi, ma comunemente ancora chiamata “Legge 3/2012”) è un procedimento giudiziario che consente a chi ha troppi debiti rispetto alle proprie risorse di proporre ai creditori un piano di ristrutturazione e ottenere la cancellazione di eventuali debiti residui . È pensata per soggetti non fallibili (privati, piccoli imprenditori, professionisti). Ne esistono di tre tipi: – Il Piano del consumatore, rivolto a persone fisiche che hanno debiti personali (es. famiglie soffocate da prestiti e carte di credito). Si presenta un piano di pagamento sostenibile, anche parziale, e il giudice può omologarlo senza bisogno di voto dei creditori. – L’Accordo di composizione, simile a un concordato per piccoli imprenditori o professionisti: qui serve l’accordo di almeno il 60% dei creditori (per valore). Se si ottiene, il giudice omologa e taglia i debiti come da accordo. – La Liquidazione del patrimonio, dove il debitore mette tutti i suoi beni a disposizione per pagarci quel che si può ai creditori, e alla fine ottiene l’esdebitazione (cancella i debiti rimanenti). In sintesi, il sovraindebitamento consente di pagare in base alle proprie reali possibilità, magari solo una frazione (es. 20%) del totale dei debiti, e poi ottenere la liberazione dal resto . È una procedura svolta davanti al tribunale con l’assistenza di un Organismo di Composizione della Crisi (OCC) e di un gestore nominato. Dura qualche mese per l’omologazione del piano e poi gli anni previsti per eseguire i pagamenti. Alla fine, se tutto va bene, i creditori non possono più avanzare pretese.
11. In quanto tempo si conclude la procedura di sovraindebitamento?
La tempistica dipende dalla complessità del caso e dal tipo di procedura scelta. Indicativamente: – Per un piano del consumatore o accordo, la fase di ammissione e omologazione può durare pochi mesi (diciamo 4-6 mesi dal deposito ricorso all’omologa, salvo intoppi). Dopo l’omologa, c’è la fase di esecuzione: ad esempio un piano potrebbe durare 4 o 5 anni di pagamenti mensili. Quindi complessivamente si può concludere in 5 anni e mezzo (per dire). – Per una liquidazione del patrimonio, molto dipende dai beni da liquidare. Se il debitore non ha immobili e ha solo da cedere un quinto dello stipendio per 4 anni, la procedura dura quei 4 anni. Se invece ci sono immobili da vendere, può volerci del tempo (aste giudiziarie, ecc.), quindi anche 4-5 anni per vendere e ripartire. Diciamo che può protrarsi alcuni anni. In ogni caso, l’avvio è abbastanza rapido: una volta presentata la domanda, il tribunale nomina il gestore e fissa l’udienza. L’istruttoria può chiudersi in meno di un anno. L’esecuzione poi dipende dal piano proposto (se il piano prevede saldo immediato grazie a un finanziamento, può chiudersi in pochi mesi; se prevede rate in 5 anni, dura 5 anni). Quindi la risposta breve: qualche mese per ottenere l’omologa, e poi il tempo del piano (che tu stesso scegli in base a quanto puoi pagare) .
12. Posso accedere alla procedura se ho già avuto protesti o segnalazioni in CRIF?
Sì, assolutamente sì. Avere protesti (assegni o cambiali non pagati) o essere segnalato come cattivo pagatore non preclude affatto l’accesso al sovraindebitamento. Anzi, spesso chi vi ricorre ha proprio una situazione creditizia compromessa. L’importante è che il debitore sia meritevole nel senso di non aver provocato dolosamente la sua insolvenza. Il giudice guarda a cose come: indebitamento colposo eccessivo, frodi, etc., non certo alle segnalazioni. Quindi protesti e CRIF negativo non sono ostacoli. Durante la procedura, anzi, quelle segnalazioni rimangono ma non impediscono l’omologa. Una volta completata e ottenuta l’esdebitazione, potrai iniziare un percorso di riabilitazione creditizia (le segnalazioni verranno aggiornate a “debito rinunciato a seguito procedura L.3/2012”, e col tempo potrai farle cancellare). Ma ripeto: si può accedere anche con protesti e segnalazioni in corso .
13. Il piano del consumatore prevede il pagamento integrale di tutti i debiti?
Non necessariamente. La forza del piano del consumatore sta proprio nella possibilità di pagare solo parzialmente i debiti, in misura proporzionata alla propria capacità economica. Ad esempio, se una persona ha 100.000 € di debiti e può permettersi (dimostrandolo) di pagare 30.000 € in 5 anni (500 € al mese), il piano può prevedere che ai creditori vadano 30.000 € in totale ripartiti proporzionalmente, e i restanti 70.000 € siano cancellati. Il giudice valuta che questa proposta sia il massimo sforzo possibile senza sacrificare oltremodo il sostentamento del debitore. Ovviamente, se il debitore ha beni o redditi alti, dovrà offrire di più (non è un condono arbitrario, è calibrato). Dunque, non è affatto obbligatorio pagare il 100%: spesso si pagano percentuali minori (il cosiddetto “falcidiamento” dei debiti chirografari) . In alcuni piani del consumatore, addirittura, se la situazione è disperata, si paga una percentuale simbolica (ho visto casi di piani al 10%). I creditori privilegiati (es. ipoteca su casa) invece vanno trattati meglio: o li si paga integralmente o comunque quella parte garantita dal bene. Ma in generale il piano è costruito su misura: se puoi pagare solo il 50%, proporrai 50%. Il giudice verificherà solo che tu non stia dolosamente offrendo poco avendo in realtà di più.
14. Cosa succede se non rispetto il piano omologato?
Se, dopo l’omologazione, non rispetti le obbligazioni previste dal piano o accordo, la procedura può essere revocata o risolta. In pratica, se salti delle rate senza giustificazione o non adempi agli impegni (es. non vendi un bene che dovevi vendere, non versi ai creditori quanto stabilito), il tribunale revoca l’omologazione su istanza del gestore o dei creditori. A quel punto, tutti i debiti originari rivivono per intero, detratto solo ciò che eventualmente hai già pagato ai creditori durante il piano. I creditori potranno riprendere le azioni esecutive come se la procedura non ci fosse mai stata . Inoltre, perdi i benefici come il blocco degli interessi: gli interessi ricominciano a maturare dal momento della revoca. In poche parole, torni al punto di partenza. Ci sono anche altri effetti: non potrai fare una nuova procedura per i successivi 5 anni, e ovviamente la fiducia del tribunale viene meno. Quindi è fondamentale, se intraprendi un piano del consumatore o un accordo, che sia realistico e sostenibile, in modo da poterlo rispettare integralmente. Se durante l’esecuzione sopravvengono difficoltà (perdi il lavoro, ecc.), devi tempestivamente informare il gestore e il giudice: in certi casi è possibile apportare modifiche o chiedere una proroga. Ma non puoi semplicemente smettere di pagare: ciò vanificherebbe tutto lo sforzo fatto.
15. Cos’è la composizione negoziata per la crisi d’impresa?
È una procedura introdotta nel 2021 per aiutare le imprese in difficoltà a risanarsi senza passare subito dal tribunale. In pratica, l’imprenditore che prevede una crisi (o è già in crisi) può fare richiesta sulla piattaforma delle Camere di Commercio per la nomina di un esperto indipendente. Questo esperto (avvocato, commercialista o consulente del lavoro con specifica formazione) esamina la situazione aziendale e poi convoca l’imprenditore e i principali creditori per negoziare soluzioni (dilazioni, riduzioni, accordi vari) . Tutto ciò avviene in modo riservato. Durante la composizione negoziata, l’azienda continua ad operare e può anche ottenere dal tribunale misure protettive (blocco di azioni esecutive). L’obiettivo è evitare il fallimento trovando un accordo stragiudiziale o preparando l’azienda a una procedura minore. Si applica a tutte le imprese, grandi e piccole, commerciali e agricole. Esempio: un’azienda con debiti bancari e fornitori scaduti potrebbe, in composizione negoziata, concordare con le banche una moratoria e con i fornitori un taglio del 30% sul dovuto, con pagamento dilazionato, il tutto sotto la supervisione dell’esperto. Se ci si riesce, si esce dalla crisi senza procedure concorsuali formali. È insomma un tentativo di accordo assistito prima di arrendersi al concordato preventivo o alla liquidazione .
16. L’esperto negoziatore può essere lo stesso avvocato che mi difende?
No, l’esperto nominato nella composizione negoziata deve essere un soggetto terzo e imparziale, iscritto in un elenco tenuto dalle Camere di Commercio. Non può avere legami di consulenza con l’impresa in crisi. Quindi il tuo avvocato di fiducia non potrà essere l’esperto, perché l’esperto deve mantenere indipendenza. Tuttavia, nulla ti vieta di farti assistere dal tuo consulente di fiducia (avvocato o commercialista) durante le trattative. Anzi, è consigliabile: tu avrai comunque il tuo avvocato al tavolo, solo che l’esperto sarà un altro professionista che fa da mediatore. In alcune situazioni, se il tuo avvocato possiede i requisiti per essere esperto, potrebbe capitare che la Camera di Commercio lo nomini, ma dovrebbe astenersi se c’è conflitto. Quindi in pratica considera ruoli separati: l’esperto è indipendente, tu comunque puoi avere il tuo avvocato che ti assiste nella negoziazione .
17. I debiti con le finanziarie possono essere rottamati come quelli fiscali?
No, purtroppo la rottamazione è un provvedimento riservato ai debiti verso l’Erario e enti pubblici (affidati all’agente pubblico della riscossione). Non esiste un’analoga rottamazione di tipo “statale” per i debiti privati (banche, finanziarie, carte di credito). Quei debiti vanno trattati con strumenti privati: o li paghi integralmente secondo i contratti, o negozi un saldo e stralcio direttamente con la finanziaria o la società di recupero, oppure se proprio non riesci ricorri alle procedure di sovraindebitamento . Alcune banche/finanziarie periodicamente lanciano campagne interne di “saldo e stralcio” (ad esempio, propongono ai debitori uno sconto se pagano entro fine anno), ma sono iniziative private, non leggi statali. Quindi, se hai debiti Equitalia e debiti con finanziarie, potrai rottamare i primi e per i secondi dovrai procedere diversamente (es. transazione privata o piano del consumatore). Occhio anche alle segnalazioni: i debiti con banche/finanziarie comportano segnalazione in CRIF. La rottamazione non toglie segnalazioni (perché non si applica a quei debiti). Serve proprio un accordo col creditore privato per ottenere la cancellazione di eventuali “cattivi pagamenti”.
18. Cosa succede se la società di recupero non risponde alla mia richiesta di documenti?
Se hai inviato a Kerdos (o al recupero crediti per conto suo) una richiesta formale di documentazione – ad esempio copia del contratto, estratto conto, atto di cessione – e non ottieni risposta entro un tempo ragionevole (diciamo 30 giorni), hai diverse opzioni: – Puoi inviare una diffida successiva, intimando che in mancanza di documenti considererai contestato il debito e che non pagherai nulla finché non verranno esibite le prove. Questa diffida meglio inviarla via PEC o raccomandata. – Dal punto di vista sostanziale, l’assenza di risposta ti mette in una posizione favorevole: in un eventuale giudizio potrai eccepire che Kerdos non ha fornito prova nemmeno a seguito di tua specifica richiesta, il che getta un’ombra sulla fondatezza della pretesa. Ovviamente in giudizio poi dovranno fornire i documenti; se non li hanno, perderanno la causa. – Nel frattempo, tu puoi sospendere ogni pagamento e rifiutarti legittimamente di aderire a piani o saldi finché non vedi le carte. In sintesi, se la società non risponde, non è che automaticamente il debito sparisce, ma tu acquisisci un forte argomento: “mi chiedono soldi ma non provano di averne diritto; finché non lo fanno, io non pago”. Se poi loro decidono di agire legalmente, tu in giudizio userai la mancanza di documenti come difesa. Tieni presente che in tribunale l’onere della prova grava su di loro: dovranno produrre contratto, estratti, atto di cessione . Se nemmeno lì li producono, il giudice rigetterà la loro domanda. Quindi la loro non risposta può essere un segnale che forse neanche loro hanno tutta la documentazione (tipico nei crediti molto vecchi). In tal caso, sei in una botte di ferro: potrai resistere e far valere il difetto di prova. Riassumendo: continua a pretendere i documenti; se non li danno, non riconoscere il debito e, se serve, fatti valere in giudizio con l’eccezione di carenza di prova .
19. Quando conviene pagare subito e quando impugnare?
In generale, pagare subito (magari negoziando uno sconto) conviene quando: – Il debito è effettivamente dovuto e certo (nessun dubbio che la somma sia quella e il creditore sia legittimo); – Il debito non è prescritto e il creditore ha tutti i documenti in regola, quindi impugnare servirebbe solo a ritardare ma con scarse chance di vittoria; – Hai la liquidità disponibile o comunque pagando subito eviti conseguenze più gravi (es. un pignoramento su un bene a cui tieni); – Sei riuscito a ottenere un accordo vantaggioso di saldo e stralcio e vuoi chiudere la questione. Al contrario, impugnare (o contestare) conviene quando: – Ci sono dubbi sulla legittimità del creditore (cessione non provata, vizi formali); – Ci sono questioni di prescrizione o decadenza da far valere (ad es. decreto ingiuntivo notificato dopo troppi anni, cartella prescritta, ecc.); – L’importo sembra gonfiato da addebiti illegittimi (interessi usurari, anatocismo, doppie spese); – Il pagamento immediato sarebbe per te insostenibile e vuoi quantomeno guadagnare tempo per trovare risorse o soluzioni. In pratica, se il creditore ha “il coltello dalla parte del manico” (titolo esecutivo valido, prescrizione lontana, prova solida) e magari ti offre anche uno sconto ragionevole, conviene trattare e pagare per toglierti il pensiero e limitare danni . Se invece vedi falle nella sua pretesa o pensi che in tribunale potresti spuntarla (o quantomeno ottenere una riduzione), allora impugna/opponiti. Ogni situazione va valutata: spesso la scelta migliore è iniziare con la linea dura (contestare, opporsi) per poi, nel corso della causa o trattativa, trovare un accordo transattivo più favorevole. La consulenza di un professionista ti aiuta a capire se hai possibilità di vittoria in causa o se è meglio concentrarsi su una transazione vantaggiosa .
20. Posso essere segnalato come cattivo pagatore durante la trattativa?
Sì, purtroppo la segnalazione nelle banche dati dei crediti (CRIF, Experian, Cerved, Centrale dei Rischi Bankitalia per importi rilevanti) dipende dai ritardi di pagamento effettivi, non dal fatto che tu stia trattando o meno. Se il tuo debito era già stato segnalato come sofferenza dal creditore originario, quella segnalazione rimane finché non risolvi il debito. Durante la trattativa con Kerdos, se continui a non pagare, la segnalazione rimane (o potrebbe peggiorare se prima eri solo in ritardo e ora sei in sofferenza). In pratica, la trattativa non sospende le segnalazioni negative: la morosità risulta comunque. Solo quando si chiude l’accordo e paghi la somma pattuita, Kerdos comunicherà la definizione del debito. Nelle banche dati verrà aggiornato lo status a “saldo a stralcio” (che comunque indica che il debito non è stato pagato integralmente, ma è definito). Dopo di che, a seconda della banca dati, la posizione verrà cancellata trascorso un certo periodo (in CRIF ad esempio i dati negativi rimangono 36 mesi dalla data di aggiornamento a saldo). Quindi, durante la trattativa aspettati pure che tu risulti “cattivo pagatore”. Questo può rendere difficile ottenere nuovi crediti nell’immediato. Ecco perché, se ti serve un mutuo o altro, conviene chiudere quanto prima l’accordo in modo da iniziare la riabilitazione creditizia . In conclusione: sì, la segnalazione avviene o rimane finché sei in ritardo, e viene cancellata solo a debito estinto (o definito con stralcio) trascorso il tempo previsto. Meglio concludere la transazione il prima possibile se il tuo obiettivo è pulire la reputazione creditizia.
8 Simulazioni pratiche ipotetiche
Per comprendere meglio le possibili soluzioni e i loro effetti, presentiamo alcune esempi pratici (di fantasia ma realistici nei numeri) relativi a vecchi debiti ceduti e altre situazioni comuni.
8.1 Saldo e stralcio su debito bancario ceduto a Kerdos
Situazione:
Giorgio, 60 anni, ex titolare di una piccola impresa commerciale a Milano, nel 2015 ottiene un prestito personale di € 20.000 da una banca, con rate mensili da € 400. Dopo due anni, nel 2017, la sua attività chiude e Giorgio non riesce più a pagare le rate. La banca lo sollecita qualche volta tra 2018 e 2019 (raccomandate che Giorgio riceve), poi più nulla. Nel 2024 la banca cede il credito a Kerdos SPV S.r.l. per un importo stimato attorno al 10% del valore (quindi circa € 2.000). Nel 2025 Giorgio riceve da uno studio legale incaricato da Kerdos una lettera che gli intima di pagare € 30.000 – l’importo lievitato con interessi di mora e spese – entro 15 giorni, minacciando in caso contrario azioni legali.
Analisi:
– Il termine di prescrizione decennale è iniziato a decorrere dall’ultima rata non pagata nel 2017. Nel 2025 sono trascorsi 8 anni; tuttavia, Giorgio ha ricevuto alcune raccomandate di sollecito nel 2018-2019, che costituiscono atti interruttivi . Dunque la prescrizione è stata interrotta e decorre nuovamente, portando il nuovo termine al 2028 circa. Quindi il debito non è prescrivibile prima di tre anni. – Kerdos dovrà provare la cessione. Documenti da verificare: il contratto di prestito originale (Giorgio lo possiede in copia), gli estratti conto con il calcolo degli interessi di mora dal 2017, e la prova che il suo credito era incluso nell’operazione di cessione del 2024 (numero contratto o nominativo nell’elenco ceduto) . Se Kerdos non fornisce questi elementi, Giorgio potrà eccepire difetto di legittimazione. – L’importo richiesto di € 30.000 include molti interessi di mora dal 2017 al 2025. Giorgio può farli ricontrollare: dato che il tasso di mora era, poniamo, il 10% annuo, in 8 anni su € 15.000 di capitale residuo generano circa € 12.000 di interessi. La cifra torna. Non sembrano usurari, ma potrebbe esserci margine di trattativa sugli interessi. – Kerdos ha acquistato il credito a circa € 2.000. Anche considerando spese legali e costi vari, se incassa più di € 5.000 farebbe un ottimo affare. Quindi c’è potenziale per uno saldo e stralcio vantaggioso.
Strategia:
1. Giorgio, tramite il suo avvocato, richiede a Kerdos la documentazione completa: contratto, estratto conto, atto di cessione. Nel frattempo, prepara un dossier sulla sua attuale situazione economica: ha solo una pensione minima e nessun immobile di proprietà. 2. Verificato che Kerdos può provare la cessione (rispondono inviando copia del contratto di cessione con allegato un elenco contenente il suo prestito) e che il debito non è prescritto, Giorgio decide di negoziare invece di opporsi in giudizio (visti i costi e la prescrizione ancora lontana). 3. Con l’aiuto del legale, formula una proposta di saldo e stralcio: offre € 6.000 in unica soluzione – pari a circa il 20% del totale preteso – motivando che: (a) Kerdos ha acquistato il credito a valore ridotto; (b) Giorgio è nullatenente e un’eventuale azione legale porterebbe forse a un pignoramento della pensione di piccola entità; (c) l’operazione farebbe guadagnare subito Kerdos. 4. Kerdos inizialmente rifiuta e contropropone di chiudere a € 12.000 (40%). Dopo un paio di rilanci reciproci, le parti si accordano per € 8.000 da pagare entro 30 giorni. 5. L’accordo viene messo per iscritto: Kerdos firma una lettera in cui si impegna a considerare € 8.000 “a saldo e stralcio” dell’intero debito di Giorgio e a rinunciare a qualsiasi ulteriore azione, fornendo liberatoria a pagamento avvenuto. 6. Giorgio raccoglie i fondi (chiede aiuto a un familiare) e paga € 8.000 con un assegno circolare intestato a Kerdos SPV S.r.l. entro la scadenza concordata. 7. Kerdos invia la conferma scritta che il debito è estinto e provvede entro un mese a far cancellare la segnalazione di sofferenza che gravava su Giorgio in CRIF. 8. Giorgio riesce così a chiudere il debito senza ulteriori azioni legali e con un esborso molto inferiore ai € 30.000 richiesti inizialmente (ha ottenuto circa il 73% di sconto). Inoltre, evita il pignoramento di un quinto della pensione che, se fosse avvenuto, sarebbe potuto durare molti anni per ripagare € 30.000.
8.2 Rottamazione-quinquies su cartelle esattoriali
Situazione:
Luca ha cinque cartelle esattoriali emesse tra il 2010 e il 2018 per vari debiti: IVA non versata, contributi previdenziali e una multa stradale. L’importo totale iscritto a ruolo è di € 40.000, di cui € 30.000 di tributi/contributi e € 10.000 tra sanzioni e interessi di mora. Nel 2026 è ancora pendente un pignoramento sul suo conto corrente da parte di Agenzia Entrate-Riscossione (AER) per queste cartelle. Luca viene a conoscenza della Rottamazione-quinquies prevista dalla Legge di Bilancio 2026 e decide di aderirvi.
Analisi:
– Tutte le cartelle di Luca rientrano tra il 2000 e il 2023, quindi sono ammissibili alla definizione agevolata . – Aderendo, Luca dovrà pagare solo i € 30.000 di capitale, risparmiando i € 10.000 di sanzioni e interessi. Dovrà aggiungere solo le spese di notifica (minime) e un interesse ridotto del 3% annuo se dilaziona . – Può scegliere se pagare in unica soluzione o a rate. Valuta di rateizzare al massimo (54 rate in 9 anni) per avere rate basse dato che il reddito è modesto. – Presentando la domanda entro il 30/4/2026, il pignoramento sul conto verrà sospeso da AER . Ciò gli sblocca il conto, dandogli respiro. – Dovrà però essere molto diligente nel rispettare il pagamento delle rate per non decadere.
Strategia:
1. Luca compila online sul portale Ader la domanda di adesione alla Rottamazione-quinquies, includendo tutte le sue cartelle (indicando i relativi numeri). Lo fa a marzo 2026, ben prima della scadenza di fine aprile, per sicurezza. 2. Nella domanda, opta per il pagamento in 54 rate bimestrali (9 anni). Questo significa – come gli viene anche comunicato – 54 rate da circa € 556 ciascuna (30.000 / 54) più un interesse del 3% annuo sul residuo . La prima rata scadrà il 31 luglio 2026. 3. Appena presentata l’istanza, ogni azione esecutiva è sospesa: il pignoramento sul conto corrente di Luca viene congelato da AER e non verranno avviate nuove procedure. 4. A giugno 2026, AER comunica a Luca l’esito positivo della domanda e il prospetto delle rate: 54 rate bimestrali da ~€ 556 l’una, con scadenze fine luglio, fine settembre, fine novembre 2026, poi marzo 2027 e così via. Il tasso applicato è 0% sulle prime due annualità e 3% annuo dal 2026 in poi (come previsto). 5. Luca paga regolarmente la prima rata il 31 luglio 2026, la seconda il 30 settembre 2026 e la terza il 30 novembre 2026. A quel punto, avendo onorato le prime tre rate, si consolida il piano: non rischia più la decadenza immediata (che scatta dopo 5 rate omesse) . 6. Proseguendo con i pagamenti, entro il 2030 Luca avrà saldato tutte le 54 rate (più l’interesse sul lungo termine, che porta l’esborso totale a circa € 33.000). 7. A fine piano, nel 2030, tutte le cartelle sono definite: le sanzioni e gli interessi originari vengono annullati . AER emette i provvedimenti di sgravio per i € 10.000 non dovuti e revoca definitivamente il pignoramento (in realtà già sospeso) e l’ipoteca che nel frattempo aveva anche iscritto su un terreno di Luca. 8. Luca è riuscito così a risolvere i suoi debiti fiscali pagando circa il 75% del dovuto originario, con comode rate. Ha evitato di pagare sanzioni e more, e soprattutto ha evitato che il pignoramento sul conto drenasse all’asta i suoi pochi risparmi. Adesso è in regola col Fisco e può ricominciare senza quella pesante esposizione.
8.3 Piano del consumatore
Situazione:
Veronica, madre single con un figlio, lavora come impiegata a Torino con stipendio netto di € 1.500 al mese. Negli anni ha accumulato circa € 70.000 di debiti: ha tre prestiti personali e due carte revolving, per i quali paga rate mensili complessive troppo elevate; inoltre ha arretrati sulle bollette domestiche. Non possiede casa (vive in affitto) né beni di valore. A causa di spese mediche impreviste e del costo dell’affitto, da un certo punto non è più riuscita a stare al passo con le rate e i debiti si sono ingigantiti con interessi di mora e penali. Ha ricevuto lettere da varie società di recupero crediti, alcune relative a crediti ceduti (es. uno da Gardant, uno da Kerdos per i due prestiti principali). Veronica si trova in una classica situazione di sovraindebitamento e teme pignoramenti sullo stipendio.
Strategia:
1. Veronica si rivolge all’Avv. Monardo, esponendo la sua situazione. Dopo valutazione, viene ritenuto opportuno attivare la procedura di piano del consumatore prevista dalla Legge 3/2012 , così da inglobare tutti i debiti e trovare un rientro su misura. 2. Con l’aiuto dell’Avv. Monardo, Veronica presenta ricorso all’OCC territoriale. Viene nominato un Gestore della crisi, che la assiste nel redigere il piano e raccogliere i documenti. 3. Si elabora un piano quinquennale: Veronica può destinare € 300 al mese (circa il 20% del suo stipendio) al pagamento dei debiti, mantenendo il resto per vivere (suo figlio a carico, ecc.). In 5 anni, ciò equivale a € 18.000 (300 x 60 mesi), pari al ~25% dei € 70.000 dovuti. 4. Nel piano si propone di pagare integralmente eventuali crediti privilegiati (nel suo caso c’è forse qualche bolletta di gas con interessi legali – comunque tutto chirografario in gran parte) e di ripartire la somma tra i vari creditori chirografari in percentuale ai loro crediti. In media, otterranno circa il 25% del dovuto ciascuno. 5. Viene depositato il ricorso in Tribunale per l’omologazione del piano. Il giudice concede subito una sospensione delle azioni esecutive: le società di recupero (Kerdos & co.) devono fermarsi e non possono pignorare nulla nel frattempo. 6. All’udienza, il giudice esamina la relazione del Gestore che attesta la buona fede di Veronica (i debiti sono derivati da necessità familiari e non da spese voluttuarie, nessun comportamento fraudolento). Rileva che il piano offre il massimo che Veronica realisticamente può pagare, dato il suo reddito e l’assenza di beni. Dunque, il giudice omologa il piano del consumatore anche se i creditori (convocati) non erano contenti di prendere solo il 25%. 7. Da quel momento, Veronica inizia a versare € 300 al mese all’OCC, che li distribuisce ai creditori secondo il piano. Le società di recupero non possono più contattarla se non per l’esecuzione del piano. 8. Veronica riesce a sostenere i pagamenti per i 5 anni previsti, grazie anche alla supervisione del Gestore che l’aiuta in caso di piccole difficoltà. Non salta alcuna rata. 9. Al termine dei 5 anni, Veronica ha versato i € 18.000 concordati. Il Tribunale dichiara esdebitata Veronica da ogni importo residuo. Ciò significa che i creditori (Kerdos, Gardant, banche, ecc.) non possono più pretendere il restante 75% circa dei loro crediti: vengono cancellati per legge . 10. Veronica ha così risolto la sua situazione debitoria: ha pagato solo una frazione (25%) e ha ottenuto la cancellazione del resto. Non ci saranno pignoramenti né ulteriori interessi. Può finalmente dedicare quel reddito mensile alla sua famiglia e rifarsi una reputazione creditizia (le pregresse segnalazioni in CRIF saranno eliminate con il tempo, ora che c’è l’omologa del piano).
Come si vede da questi esempi, le procedure legali e le strategie di negoziazione possono portare a soluzioni molto vantaggiose per il debitore, se ben utilizzate.
9 Sentenze recenti e fonti ufficiali
Di seguito si riportano le pronunce più significative della Corte di Cassazione e le norme ufficiali citate nell’articolo. È consigliabile consultare il testo integrale delle sentenze per un approfondimento.
- Corte di Cassazione, ordinanza n. 25496 del 17 settembre 2025 – Cessione del credito: non è necessaria una notifica formale per rendere opponibile al debitore la cessione; basta una comunicazione idonea con gli elementi identificativi .
- Corte di Cassazione, ordinanza n. 27915 del 20 ottobre 2025 – Legittimazione della società cessionaria: il cessionario deve dimostrare l’inclusione del credito nell’operazione di cessione; la pubblicazione in Gazzetta ha valore di pubblicità-notizia e non costituisce prova sufficiente .
- Corte di Cassazione, ordinanza n. 28706 del 30 ottobre 2025 – La prescrizione delle cartelle esattoriali deve essere eccepita impugnando immediatamente l’intimazione di pagamento; l’inerzia cristallizza il debito e impedisce successive eccezioni .
- Corte di Cassazione, ordinanza n. 35019 del 31 dicembre 2025 – L’intimazione di pagamento è un atto autonomamente impugnabile; non impugnarla nei termini preclude di eccepire vizi delle cartelle precedenti e rende definitivo il debito .
- Corte di Cassazione, ordinanza n. 24900 del 9 settembre 2025 – In tema di riscossione, il diritto alla riscossione delle sanzioni amministrative si prescrive in 5 anni e quello relativo all’imposta in 10 anni; il termine quinquennale si applica quando la definitività non deriva da provvedimento giurisdizionale .
- Art. 2946 c.c. – Prescrizione ordinaria decennale: i diritti si estinguono con il decorso di 10 anni .
- Art. 2948 c.c. – Prescrizione quinquennale: riguarda, fra l’altro, gli interessi e le prestazioni periodiche, e si compie in 5 anni .
- Art. 1264 c.c. – Cessione del credito: la cessione ha effetto verso il debitore quando l’ha accettata o gli è stata notificata .
- Art. 58 D.Lgs. 385/1993 (TUB) – Cessione in blocco: la pubblicazione in Gazzetta rende opponibile la cessione ma non prova la titolarità (il cessionario deve comunque provare il credito specifico).
- Legge 3/2012 (artt. 6–7) – Definizione di sovraindebitamento e istituzione delle procedure di composizione (piano del consumatore, accordo e liquidazione) .
- Legge 199/2025 – Introduce la Rottamazione-quinquies, definizione agevolata dei carichi affidati dal 2000 al 2023 senza sanzioni né interessi (Legge di Bilancio 2026) .
- D.L. 118/2021 – Introduce la composizione negoziata della crisi d’impresa (convertito in L. 147/2021) , con l’esperto indipendente per assistere le trattative di risanamento.
Conclusione
La gestione di un vecchio debito ceduto a Kerdos SPV S.r.l. richiede un mix di competenza giuridica, attenzione ai dettagli e rapidità d’azione. Come abbiamo visto, il debitore dispone di numerosi strumenti per difendersi e per risolvere la propria esposizione in modo sostenibile:
- Verificare immediatamente la prescrizione e gli eventuali termini di decadenza, eccependo tempestivamente in sede stragiudiziale o giudiziale ogni vizio riscontrato (un debito contestato per prescrizione può portare all’annullamento totale della pretesa).
- Contestare la legittimazione della società cessionaria come Kerdos, chiedendo tutta la documentazione e costringendo il cessionario a provare il proprio diritto; in mancanza di prova, opporsi al pagamento o al decreto ingiuntivo ottenendone la revoca .
- Trattare un saldo e stralcio vantaggioso, basato sulla concreta possibilità di Kerdos di recuperare quel credito: sapendo che l’ha acquistato a pochi centesimi sul euro, sfruttare i margini per negoziare uno sconto elevato (50-80%) e chiudere la posizione pagando il meno possibile .
- Aderire alle definizioni agevolate (come la rottamazione-quinquies) per i debiti fiscali, così da abbattere sanzioni e interessi e diluire il pagamento del capitale senza azioni esecutive .
- Accedere alle procedure di sovraindebitamento – piano del consumatore, accordo di composizione o liquidazione controllata – o alla composizione negoziata per le imprese, allo scopo di ottenere la ristrutturazione o persino la cancellazione dei debiti insostenibili, con il crisma dell’omologazione giudiziale e la protezione da pignoramenti durante il percorso .
Ogni situazione debitoria è diversa e va analizzata su misura: i debiti possono essere di natura bancaria, finanziaria, fiscale o verso privati; i termini di prescrizione e decadenza variano; le procedure da seguire possono essere complesse e tecniche. Per questo è fondamentale affidarsi a professionisti specializzati.
L’Avv. Giuseppe Angelo Monardo e il suo staff multidisciplinare, grazie all’esperienza nel diritto bancario e tributario, sono in grado di analizzare gli atti ricevuti, individuare eventuali errori dei creditori (ad es. vizi di notifica, usura nei contratti, carenza di prova nelle cessioni), ottenere in tempi rapidi la sospensione di esecuzioni in corso e negoziare soluzioni come piani di rientro sostenibili o accordi di saldo e stralcio. In qualità di avvocato Cassazionista, Gestore della crisi da sovraindebitamento ed Esperto negoziatore della crisi d’impresa, l’Avv. Monardo può offrire soluzioni personalizzate combinando gli strumenti giudiziali e stragiudiziali più efficaci per bloccare cartelle, ipoteche, pignoramenti e liberarti dai debiti.
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