Ricevere improvvisamente una lettera di sollecito da Credit Factor per il pagamento di debiti “vecchi” può generare ansia e timore. Spesso si tratta di crediti ceduti in blocco da banche, finanziarie o gestori di servizi (es. telefonici, luce, acqua), che Credit Factor ha acquistato a sconto come portafogli NPL (non‐performing loans) . Il debitore si trova così a dover fronteggiare richieste di somme ingenti, magari dimenticate o già saldate anni prima. Il rischio è duplice: pagare somme non dovute o ignorare la lettera, rischiando procedure esecutive future.
Tuttavia, la normativa e la giurisprudenza italiane offrono importanti tutele al contribuente/debitore che riceve questi solleciti . È possibile contestare la legittimità della cessione del credito (art. 58 TUB), verificare puntualmente la prescrizione (artt. 2946 e 2948 c.c.), difendersi da notifiche nulle e accedere a strumenti deflattivi come rottamazione, stralcio mini‐debiti, piani del consumatore, accordi negoziati o procedure di sovraindebitamento . In questo modo si possono evitare errori gravi e scegliere la strategia di difesa migliore.
Chi siamo: Avv. Giuseppe Angelo Monardo e il suo staff multidisciplinare
L’Avv. Giuseppe Angelo Monardo è cassazionista e coordina uno studio legale e fiscale operante in tutta Italia. Assiste da anni privati, imprese e professionisti in materia di diritto bancario e finanziario, recupero crediti e contenzioso tributario. Il suo team comprende avvocati, commercialisti e consulenti esperti sia in diritto civile che tributario, in grado di analizzare la tua posizione debitoria, impugnare atti illegittimi, ottenere sospensioni cautelari, proporre ricorsi sia in tribunale ordinario che tributario e condurre trattative di saldo e stralcio con banche, finanziarie e società di recupero crediti .
L’Avv. Monardo è inoltre Gestore della Crisi da Sovraindebitamento (legge 27 gennaio 2012 n. 3) iscritto negli elenchi del Ministero della Giustizia. È professionista fiduciario di un OCC (Organismo di Composizione della Crisi) e Esperto Negoziatore della Crisi d’Impresa ai sensi del D.Lgs. 118/2021. Queste competenze gli consentono di guidare sia privati che piccoli imprenditori attraverso procedure di composizione della crisi, dalla presentazione di un piano del consumatore o accordo di ristrutturazione fino alla negoziazione con i creditori.
Il nostro team può aiutarti concretamente a rispondere alla lettera di Credit Factor, ad esempio con: analisi legale dell’atto di sollecito; verifica della prescrizione e della validità della cessione; ricorsi in tribunale o presso il giudice tributario; richieste di sospensione cautelare; trattative per saldo e stralcio; elaborazione di piani di rientro; percorsi di composizione negoziata o gestione della crisi da sovraindebitamento. In pratica, valuteremo insieme se la tua posizione è difendibile, come contestarla e quali soluzioni applicare.
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Contesto normativo e giurisprudenziale
Di seguito un quadro delle norme e delle sentenze rilevanti in materia di cessione di crediti bancari/finanziari e solleciti di pagamento, aggiornato alle più recenti pronunce della Cassazione e alle nuove leggi.
- Art. 58 TUB (D.Lgs. 385/1993) – Regola le cessioni in blocco di crediti da parte di banche/intermediari. La cessione è efficace nei confronti dei debitori solo dopo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale e l’iscrizione nel Registro degli Operatori. Per 3 mesi dal provvedimento i debitori possono pagare indifferentemente cedente o cessionario, poi solo il cessionario. La pubblicazione serve a dare pubblicità, ma non prova di per sé l’inclusione di ciascun credito nel portafoglio ceduto . La giurisprudenza di legittimità conferma che se il debitore contesta l’esistenza o l’inclusione del proprio debito nella cessione, il cessionario deve fornire prova documentale precisa (contratto di cessione, liste nominative, estratti contratto, etc.) . In altre parole, la sola notifica di cessione (es. con avviso in G.U.) costituisce solo un indizio pubblicitario e non esonera il cessionario dall’onere di dare prova concreta dell’avvenuta cessione del tuo specifico credito .
- Cassazione, ordinanza n. 16668/2025 – In caso di cessione in blocco (art. 58 TUB), la Suprema Corte ha ribadito che “il cessionario, in presenza di contestazione, ha l’onere di fornire la prova che il credito di cui si controverte sia compreso tra quelli ceduti” . Dunque, in giudizio l’onere probatorio spetta a Credit Factor (o altro cessionario) che ha chiesto il pagamento: deve dimostrare il decreto di cessione e l’elenco nominativo dei crediti ceduti oppure allegare elementi univoci collegabili al tuo rapporto. Non può limitarsi a esibire l’avviso generico di cessione pubblicato in G.U. (che serve solo a evidenziare l’operazione, ma non qualifica i singoli posizioni) . Se il cessionario non fornisce tale documentazione, la tua richiesta di pagamento risulta infondata.
- Cassazione, ordinanza n. 3405/2024 – Ha chiarito che “in caso di cessione di crediti in blocco ex art. 58 TUB, ove il debitore ceduto contesti l’esistenza dei contratti, la prova non è sufficiente con la sola notificazione/diffida pubblicata in G.U.”. Il giudice deve quindi procedere ad un accertamento complessivo delle risultanze: l’avviso in Gazzetta costituisce un mero elemento indiziario e non prova certa del trasferimento .
- Cassazione, sezioni unite, sent. 19750/2025 – Ha stabilito che se il cessionario (ad esempio Credit Factor) viene cancellato dal registro imprese, i crediti in suo favore non si estinguono automaticamente; restano esigibili in capo ai soci/eredi. In assenza della produzione del bilancio finale, il debitore può eccepire l’eventuale remittenda (rinuncia) solo se ne prova l’esistenza. Questa pronuncia interviene quando il credito originario è passato a una società poi estinta (caso frequente negli NPL). L’assenza di documenti di bilancio però non autorizza di per sé il debitore a dichiarare nulla la cessione.
- Art. 1260 e seguenti c.c. – Il codice civile disciplina la cessione ordinaria. L’art. 1264 c.c. stabilisce che la cessione di un credito verso persona determinata ha effetto verso il debitore soltanto dal momento in cui questi l’ha accettata o gli è stata notificata. Finché il debitore non è stato informato, può liberarsi pagando il cedente originario. Una volta notificata, invece, qualsiasi pagamento al cedente non libera più il debitore dall’obbligazione.
- Cassazione 6014/2014 e 16890/2019 – La Corte ha chiarito che il debitore ceduto può opporsi all’esecuzione fornendo prova della prescrizione o dell’inesistenza del credito, e che l’onere della prova spetta al creditore (cessionario) . In particolare, la sentenza 16890/2019 ribadisce che per ciascuna cessione deve esserci documentazione dettagliata (contratto, elenchi di portafoglio, estratti). La semplice indicazione dell’avviso pubblicato in G.U. non è sufficiente a dimostrare la titolarità del credito . Anche in caso di procedura fallimentare o civili, la giurisprudenza impone al cessionario di provare in modo puntuale il trasferimento .
- Art. 2946 c.c. – Prescrizione ordinaria (10 anni). Salvo leggi speciali, tutti i crediti si estinguono dopo dieci anni (Art. 2946 c.c.), decorso il termine dall’ultima esigibilità. Molti debiti bancari/finanziari (mutui, prestiti, finanziamenti) rientrano in questo termine generale, a meno che siano rateali (vedi art. 2948).
- Art. 2948 c.c., n. 4 – Prescrizione quinquennale. Sono soggette a prescrizione di cinque anni le obbligazioni periodiche dovute ad anno o a termine più breve, come rate di mutui, interessi moratori, canoni e contratti di somministrazione continuativa. La Cassazione ha confermato che ogni rata scaduta costituisce obbligazione autonoma: pertanto ogni rata può prescrivere in 5 anni dalla scadenza, indipendentemente dal capitale . Nei fatti, se hai smesso di pagare una rata di mutuo o un piano di rientro, quella rata prescrive dopo 5 anni e non si “allunga” ad ogni nuovo sollecito.
- Art. 2943 c.c. – Interruzione della prescrizione. Gli atti introduttivi di un giudizio (citazione, decreto ingiuntivo) e la notifica di una diffida in mora notificata validamente interrompono la prescrizione . In pratica, per bloccare i termini di prescrizione è necessaria una richiesta formale di pagamento notificata (via raccomandata A/R o PEC) contenente l’esatta esazione dovuta. Una semplice lettera di sollecito spedita “a casa” senza data certa o consegna pec non interrompe il termine .
- Art. 1219 c.c. – Stabilisce che il debitore è costituito in mora mediante “intimazione o richiesta formale” di pagamento . La nostra giurisprudenza conferma che occorre una chiara messa in mora con data certa (es. raccomandata) per rendere efficaci gli interessi di mora e per interrompere la prescrizione con quella notifica .
- Art. 50 D.P.R. 602/1973 (esecuzione tributi) – Dispone che dopo la notifica di una cartella esattoriale l’Agenzia delle Entrate-Riscossione attende 60 giorni prima di pignorare; se entro un anno non inizia l’esecuzione forzata, deve inviare un avviso di intimazione. Trascorso ulteriori 12 mesi senza esecuzione, la cartella perde efficacia . Ciò vale per i debiti tributari affidati all’esattore: una cartella di pagamento notificata oltre dieci anni fa può essere inefficace per prescrizione dell’atto. In ogni caso, l’avviso ex art.50 è impugnabile davanti al giudice tributario se difettoso.
- Nuova disciplina del processo tributario (D.Lgs. 175/2024) – Entrata in vigore dal 1° gennaio 2026, ridefinisce l’elenco degli atti impugnabili e i termini processuali . In particolare, l’art. 65 indica che davanti al giudice tributario si possono impugnare atti come cartelle di pagamento, avvisi di intimazione (art.50 DPR 602/73), iscrizioni ipotecarie, fermi amministrativi, ecc. Si conferma inoltre il termine di 60 giorni per proporre ricorso tributario (art. 67) . La Corte di Cassazione (sent. 31033/2025) ha precisato che vanno interpretati in modo estensivo gli atti impugnabili: se Credit Factor agisce “come agente dell’Erario” notificandoti dei ruoli affidati, anche tali comunicazioni sono impugnabili davanti alla Commissione tributaria .
- Altre sentenze rilevanti: ad esempio, la Cass. 22281/2022 e la 34643/2023 hanno ribadito che per i tributi e contributi le sanzioni e gli interessi si prescrivono in cinque anni, separatamente dal tributo principale . La Cass. 15677/2009 (richiamata in ) conferma che in molti casi gravano sul cessionario le prove di insolvenza del debitore ceduto per attivare garanzie. Tutte queste pronunce sono utili a ricordare che puoi sempre eccepire mancanza di titolo esecutivo, difetti di forma, prescrizione o nullità contrattuali in giudizio.
Procedura passo‑passo dopo la notifica della lettera
Dopo aver ricevuto la lettera di Credit Factor, è fondamentale agire con metodo. Ecco i passi principali da seguire:
- 1. Verifica immediata della lettera: controlla data di ricezione (PEC o raccomandata) e dati identificativi. La lettera deve indicare in modo chiaro se è un semplice sollecito bonario o una messa in mora (intimazione). Nota il mittente: deve essere proprio Credit Factor S.p.A. (o società collegata). Cerca di capire la natura del debito: indica la lettera quale finanziaria, mutuo, bolletta o cartella tributaria. Se è legata a tributi, dovrebbe contenere riferimenti ad avvisi di accertamento o cartelle. In ogni caso, qualsiasi minaccia di pignoramento o ipoteca senza aver prodotto un titolo esecutivo è infondata. Senza un decreto ingiuntivo o cartella esattoriale valida non si può procedere. Scorri anche le firme: notifiche via PEC devono essere da indirizzi certificati.
- 2. Richiedi prova del credito e della cessione: invia subito una risposta scritta (PEC con ricevuta, oppure raccomandata A/R) in cui contestualmente chiedi a Credit Factor di fornire la documentazione che attesti la legittimità del credito e della cessione. Ad esempio, chiedi:
- Contratto di cessione o suo estratto, da cui risulti che il credito che ti viene reclamato è incluso nel portafoglio ceduto a Credit Factor (art. 58 TUB).
- Data di pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del decreto di cessione e registro operatori, nonché l’elenco dei crediti ceduti (per categoria).
- Contratto originario (mutuo, finanziamento, carte di credito) o documentazione bancaria che provi l’importo originario, i tassi, le rate scadute e i pagamenti effettuati.
- Eventuali comunicazioni della banca/intermediario cedente che hai ricevuto in passato riguardo al debito o alla cessione del credito.
- Calcolo dettagliato del saldo residuo richiesto, con evidenza di capitale, interessi e spese applicate.
Questa richiesta non è un obbligo legale per te, ma un tuo diritto di difesa. La Cassazione ricorda che se il debitore contesta con motivazioni specifiche (ad es. “non ho ricevuto nulla” o “il debito è già pagato” o “è prescritto”), spetta al cessionario produrre la prova dell’inclusione del credito . Se Credit Factor non risponde o non dimostra concretamente la propria titolarità con atti idonei (contratto di cessione, contratto originario, estratti conto), la sua pretesa è infondata e potrai contestarla in giudizio.
- 3. Calcolo della prescrizione: verifica subito se il credito è scaduto in prescrizione. Procedi così:
- Individua la natura del credito: mutuo, prestito personale, carta di credito, fatture per utenze, tributo, ecc. Se ad esempio si tratta di un mutuo o prestito, le singole rate scadute si prescrivono in 5 anni (art. 2948 c.c.), mentre il capitale residuo segue la prescrizione ordinaria decennale (art. 2946 c.c.). Per prestiti personali senza ratazioni formalmente suddivise, anche in tale caso si può applicare spesso la prescrizione quinquennale sulle singole quote. Se è un debito tributario, la prescrizione varia (per es. IRPEF 10 anni, IVA 5, contributi 5).
- Ricostruisci gli atti interruttivi: raccogli tutte le notifiche o raccomandate ricevute nel tempo. Per interrompere legalmente la prescrizione serve un atto notificato (es. una citazione in tribunale o un decreto ingiuntivo). Una semplice lettera di sollecito inviata con posta ordinaria non interrompe i termini . Se in passato ti è stata notificata una diffida al pagamento via raccomandata A/R, quella ha fermato il conteggio fino a 5 anni dopo la ricevuta. Se invece l’ultima comunicazione valida è datata oltre 5 anni fa (per rate/interessi) o 10 anni (per capitale), il credito è prescritto.
- Verifica formalità notifiche: controlla se gli atti passati erano perfettamente notificati: le notifiche tramite PEC sono valide solo se gli indirizzi sono ufficiali (pec@pec.it, INI-PEC). Se un atto è irregolare o senza relata, può essere impugnato come nullo. In generale, se dal giorno dell’ultimo atto valido sono trascorsi i termini prescrizionali, puoi eccepire l’estinzione del debito.
- 4. Valuta l’efficacia del sollecito: molte lettere di Credit Factor contengono frasi minacciose come “ultimatum prima del pignoramento” o “procederemo con azioni esecutive”. Ricorda però che, secondo legge, senza un titolo esecutivo valido non si può pignorare nulla. Un titolo esecutivo è, ad esempio, un decreto ingiuntivo non opposto, una sentenza o (per i tributi) una cartella di pagamento notificata. Se Credit Factor agisce come incaricato di riscossione (mandatario dell’Agente della riscossione o di un gestore), per procedere deve averti già inviato una cartella/esecuzione o un avviso di intimazione ex art. 50 D.P.R. 602/73 e deve rispettare i tempi di 1 o 2 anni indicati. Se ad esempio ti è arrivata solo una “lettera amichevole” e non c’è alcuna esecuzione in corso, sei ancora in una fase extragiudiziale. Puoi rispondere o ignorare, ma con cautela: meglio reagire formalmente per sicurezza.
- 5. Controlla possibilità di definizioni agevolate: se il debito di cui si occupa Credit Factor è di natura tributaria o contributiva, valuta subito le recenti opportunità di sanatoria. Ad esempio, la rottamazione-quinquies 2026 (Legge n. 199/2025) consente di estinguere i debiti affidati all’Agente della riscossione fino al 2023 pagando solo il capitale (sanzioni e interessi sono cancellati) . Verifica se la tua cartella rientra nei requisiti (carichi 2000–2023) e valuta di fare domanda entro il 30 aprile 2026. In ogni caso, non pagare nulla prima di avere conferma di accoglimento: l’adesione si perfeziona con il pagamento della prima rata, e un versamento spontaneo prima di aderire non blocca la procedura.
- 6. Verifica lo stralcio dei mini-debiti: se il credito è modesto (es. < 1.000€) ed è stato affidato all’esattore molti anni fa, controlla se rientra nella disciplina dello stralcio mini-debiti . Ad esempio, i debiti fino a 1.000€ affidati dal 2000 al 2015 ad amministrazioni statali, agenzie fiscali e previdenziali potrebbero essere stati cancellati (capitale, interessi e sanzioni) con la norma di stralcio del 2023. Se così, il tuo debito tributario residuo potrebbe essere azzerato. Questo strumento si applica però solo a debiti pubblici; non riguarda debiti puramente bancari/privati con Credit Factor.
- 7. Prendi in considerazione accordi o procedure concorsuali: se il debito con Credit Factor è rilevante e non rientra nelle definizioni agevolate, valuta soluzioni negoziali o strutturate. Puoi tentare una transazione privata (saldo e stralcio) offrendo a Credit Factor un pagamento immediato ridotto, chiedendo in cambio la cancellazione di ipoteche/fermi e la chiusura definitiva della posizione . In alternativa, se sei “sovraindebitato” (troppi debiti rispetto al reddito), potresti attivare una procedura di composizione della crisi: il piano del consumatore (legge 3/2012) o l’accordo di ristrutturazione dei debiti . Queste procedure, omologate dal Tribunale, ti permettono di proporre ai creditori, incluso Credit Factor, di pagare solo una parte dei debiti in base alle tue possibilità. Se il piano viene omologato, i creditori non possono più aggredire i tuoi beni. Un consulente esperto può valutare se rientri nei requisiti per queste soluzioni.
Difese e strategie legali
Esistono varie mosse difensive da impiegare, a seconda delle criticità emerse. Ecco le principali:
- Eccezione di mancata prova della cessione: se Credit Factor non allega il contratto o listato dei crediti ceduti che comprenda espressamente il tuo nominativo, puoi eccepire la carenza di legittimazione attiva. In pratica, scrivi che il suo atto è insufficiente a dimostrare la titolarità del credito . Il tribunale (o il giudice tributario) dovrà richiedere al creditore di provare l’inclusione del tuo debito nella cessione. Se non prova nulla, l’ingiunzione o la cartella sono illegittime.
- Eccezione di prescrizione: se i termini di prescrizione sono ormai scaduti, puoi formalizzare l’eccezione di estinzione del diritto. Ad esempio, se dal 2015 non hai più ricevuto nulla fino al 2023, è probabile che le rate pregresse siano prescritte dal 2020 (5 anni). All’opposizione o al ricorso dicci che il credito è estinto per prescrizione. Ricorda: un atto di Credit Factor (lettera amichevole) di solito non interrompe, mentre un decreto ingiuntivo sì. Dovrai dimostrare in giudizio i momenti ultimi di pagamento o diffida ricevuti. Cassazione 6014/2014 conferma che l’onere probatorio sulla prescrizione spetta a chi la invoca (il debitore) , ma una difesa ben strutturata può bloccare subito ogni esecuzione.
- Eccezione di nullità del contratto originario: esamina il contratto da cui deriva il debito. Se si tratta di mutui o prestiti, verifica clausole vessatorie o illegittime (es. anatocismo non pattuito, interessi usurari oltre il tasso soglia, mancanza di firma del contratto, mancata consegna di moduli obbligatori). Anche gli intermediari finanziari devono rispettare obblighi informativi; in mancanza potresti contestare la validità del titolo. Queste argomentazioni sono valide soprattutto se Credit Factor propone un decreto ingiuntivo basato solo su modelli o note di conteggio senza contratti sottoscritti.
- Opposizione alla cartella di pagamento (per debiti tributari): se il sollecito di Credit Factor è connesso a una cartella esattoriale, puoi opporla in commissione tributaria. Con la riforma del 2026, hai 60 giorni dalla notifica della cartella o dell’avviso successivo (art. 67 D.Lgs. 175/2024) per ricorrere . Puoi impugnare il vizio di notifica, la prescrizione del credito tributario, errori nell’accertamento, ecc. L’art. 50 DPR 602/73 fa decadenza della cartella se sono passati anni senza esecuzione . Usa anche la Cassazione 31033/2025 (menzionata sopra) per contestare eventuali violazioni del giusto processo tributario.
- Sospensione dell’esecuzione: se Credit Factor (o la banca cedente) avvia un pignoramento (ad es. sullo stipendio o sulla prima casa) o iscrive ipoteca, puoi chiedere al giudice l’immediata sospensione cautelare dell’esecuzione. Nel rito ordinario, l’opposizione all’esecuzione ex art. 615 c.p.c. consente di eccepire prescrizione, inesistenza del credito o difetti di titolo, sospendendo l’espropriazione. In ambito tributario, se l’esecuzione è di natura fiscale, è possibile impugnare l’iscrizione ipotecaria o il fermo come atto impugnabile e sospendere il pignoramento (previa garanzia). In ogni caso, agire con un ricorso cautelare può bloccare gli atti esecutivi fino alla decisione di merito.
- Transazione e saldo e stralcio: le società di recupero crediti (come Credit Factor) sono spesso disponibili a chiudere la posizione con una transazione. In pratica, puoi proporre di pagare una somma ridotta in cambio della liberazione del debito residuo. Le forme comuni sono:
- Pagamento in unica soluzione di una percentuale del debito (ad es. 20–50% del capitale).
- Rateizzazione agevolata del debito residuo, a tassi ridotti o senza interessi (ad esempio 12–24 mesi senza interessi).
- Rimborso misto (un piccolo anticipo, più rate più basse).
- Cancellazione dei pregiudizi (ad esempio, impegno scritto di rimuovere segnalazioni sui sistemi di informazione creditizia come CRIF, cancellare ipoteche/fermi) una volta saldato.
Per negoziare efficacemente, prepara un quadro della tua situazione economica: certificazione ISEE, buste paga, stato patrimoniale. Formula una proposta sostenibile. Se necessario, fatti assistere da un avvocato esperto in NPL. Un buon accordo di saldo e stralcio dev’essere sempre redatto per iscritto, con firma delle parti e clausole di liberatoria. Impone in genere a Credit Factor di rinunciare a ogni ulteriore azione (giudiziale o stragiudiziale) per quel credito. Se il piano viene accettato, estingui il debito residuo versando quanto pattuito (capitale ridotto più spese concordate).
Strumenti alternativi: rottamazioni, definizioni agevolate, sovraindebitamento
Oltre alle difese civili, valuta gli strumenti legislativi di sanatoria recenti, soprattutto se il debito è fiscale:
- Rottamazione‐quinquies (Legge 30 dicembre 2025 n. 199) – introdotta nella Finanziaria 2026, è una nuova definizione agevolata dei carichi affidati all’Agenzia delle Entrate-Riscossione fino al 31/12/2023 . Possono accedere tutti i contribuenti (persone fisiche e giuridiche). Consente di pagare solo il capitale e le spese, con cancellazione totale di interessi di mora, sanzioni e aggio di riscossione. Termine di domanda: 30 aprile 2026. Pagamento in soluzione unica entro 31 luglio 2026 o fino a 54 rate (il 3% di interesse annuo). Utile se Credit Factor sta sollecitando debiti già affidati all’esattore in cartelle 2000–2023 (IRPEF, IVA, etc.), perché ti assicura lo stop di ipoteche/sequestri e un notevole risparmio sui costi (ad es. dimezza il dovuto).
- Stralcio mini‐debiti (2023) – per debiti residui fino a 1.000€ affidati all’agente della riscossione tra il 2000 e il 2015. Nel 2023 si è previsto l’annullamento automatico (per statali/Agenzia Entrate) o parziale (solo interessi/sanzioni per enti locali) di questi mini‐crediti . Se per caso il tuo debito è un piccolo importo di tributi o multe di quell’epoca, potrebbe essere stato azzerato (capitale incluso, se è verso lo Stato). Anche se Credit Factor te lo richiede, in base a questa norma potresti non dover pagare nulla. Va verificato l’ente creditore: se è una pubblica amministrazione, lo stralcio potrebbe eliminare tutto, altrimenti conservare solo il capitale (con penali azzerate).
- Saldo e stralcio (Legge 145/2018) – è un’agevolazione fiscale per persone fisiche con ISEE entro certi limiti (oggi superati). Non è più attiva, ma fornisce un parametro di trattativa: in quel piano i debiti affidati dal 2000 al 2017 potevano essere saldati pagando solo una percentuale contenuta del capitale (16–35%) e ottenendo la cancellazione di sanzioni e interessi . Nel rapporto con Credit Factor, puoi ricordare questa categoria per chiedere una riduzione simile del debito bancario privato, specie se hai ISEE limitato.
- Definizioni agevolate precedenti (Rottamazione-quater 2023) – la Legge di Bilancio 2023 (commi 231–252) ha rifatto una rottamazione per i carichi 2000–2022 con rate fino a 18 mesi. Questa norma è chiusa, ma indica che il legislatore ha già previsto soluzioni simili. Le eventuali decadenze da questa quater rientrano comunque nella quinquies 2026.
- Piani del consumatore e accordi di ristrutturazione (L. 3/2012 e D.Lgs. 14/2019) – per i debitori privati “in difficoltà” (privati consumatori e piccoli imprenditori), la legge sulla crisi da sovraindebitamento offre procedure concorsuali protette dal tribunale. Con il piano del consumatore o l’accordo di ristrutturazione puoi proporre ai tuoi creditori (incluso Credit Factor, come credito chirografario) di pagare solo in parte i debiti in base alle tue risorse disponibili. Il piano può prevedere espropriazione e vendita di un bene o semplice rateizzazione attenuata. Se approvato dal giudice, i creditori sono vincolati: non possono proseguire l’esecuzione. L’esdebitazione finale cancella i debiti residui in eccesso. Queste procedure richiedono assistenza di un Gestore della crisi iscritto, ma rappresentano una via per “tagliare” i debiti anche molto consistenti.
Errori comuni da evitare
Quando si riceve un sollecito di Credit Factor, molti debitori commettono errori che possono peggiorare la situazione. I più frequenti da evitare sono:
- Pagare subito senza verificare: accontentare il primo sollecito pagando l’importo richiesto può comportare la perdita delle tutele. Prima di pagare chiedi tutti i documenti e calcola la prescrizione. Spesso la somma richiesta include interessi e penali superflue, o il credito è già prescritto. Analizza con calma e non versare nulla finché un professionista non ti conferma che il debito è dovuto.
- Ignorare del tutto la lettera: pensare “non rispondo e passerà” può essere controproducente. Se il credito è legittimo, Credit Factor potrebbe ottenere un decreto ingiuntivo in contumacia (con una semplice documentazione di spese accessorie) o avviare un’esecuzione. È meglio rispondere formalmente (anche solo per chiedere spiegazioni) piuttosto che lasciare il silenzio. Allo stesso modo, non procrastinare: un ritardo può far scadere termini processuali (es. ricorso tributario entro 60 giorni) e limiti di tempo di definizione agevolata.
- Fidarsi di numeri o conti non spiegati: Credit Factor potrebbe inviare conteggi complessi. Se non capisci come sono stati calcolati importi e interessi, non firmare nulla. Un vecchio piano di ammortamento o estratto conto bancario può chiarire il dovuto. Diffida dei conteggi “chiavi in mano” se non viene fornito un estratto conto certificato dalla banca o un calcolo firmato.
- Sottovalutare la tutela legale: Pensare di risolvere da soli senza assistenza può portare a perdere vantaggi. Molti crediti ceduti sono affetti da vizi formali o prescrizione, ma individuare e dimostrare questi aspetti richiede esperienza. Consulta subito un avvocato/consulente specializzato in diritto bancario/tributario: potrà preparare le lettere, i ricorsi e pianificare l’azione migliore.
- Non valutare la convenienza di un accordo: A volte resistere a tutti i costi è controproducente. Se ti viene proposto un saldo e stralcio vantaggioso (ad esempio sconto 50% o meno), confrontalo con l’eventuale costo di una causa. Potrebbe essere preferibile chiudere subito pagando una parte. L’importante è formalizzare tutto per iscritto e ottenere impegni certi (es. cancellazione in CRIF, impegni di non ulteriori azioni).
Domande frequenti (FAQ)
- Perché ricevo una lettera da Credit Factor se il mio debito era con una banca o un altro creditore? – Molte banche e finanziarie cedono i crediti deteriorati (sofferenze) in blocco a società specializzate come Credit Factor. Queste acquistano portafogli di debiti a sconto e poi ne tentano il recupero . Se la tua banca ha venduto il portafoglio che includeva il tuo contratto, Credit Factor diventa cessionaria del tuo debito. Deve però aver seguito le procedure di legge (pubblicazione in G.U., iscrizione albo) e contattarti formalmente.
- L’avviso di cessione in Gazzetta Ufficiale era generico: devo per forza pagare? – No. La pubblicazione in G.U. è richiesta dalla legge (TUB art.58) per dare pubblicità, ma da sola non prova l’esistenza del tuo debito in quel portafoglio . La Cassazione ha chiarito che l’avviso in Gazzetta ha valore solo informativo: se tu contesti di non aver contratto quel debito, Credit Factor deve dimostrare documentalmente di averlo acquistato . Senza documenti specifici, la tua opposizione è fondata.
- Posso eccepire la prescrizione se ho pagato qualche rata in passato? – Il pagamento (anche parziale) di una rata costituisce di per sé un riconoscimento parziale del debito. Questo interrompe la prescrizione solo relativamente alla parte ancora dovuta (art. 2943 c.c.). Ad esempio, se nel 2015 hai pagato l’ultima rata di un mutuo e poi hai smesso, la prescrizione quinquennale decorre dalla data di quella rata (2015) e scade nel 2020. Se nel 2026 ricevi un sollecito, gran parte delle rate è prescritto . In pratica, devi verificare l’ultima volta che hai pagato qualcosa: da allora calcoli cinque anni per le quote residue. Eventuali diffide ricevute entro quei cinque anni avrebbero riniziato i termini. Senza documenti che fermano la prescrizione, il debito che residua potrebbe non essere più dovuto.
- Una lettera di sollecito inviata con posta semplice interrompe la prescrizione? – No. Solo gli atti notificati secondo le regole (PEC certificata, raccomandata A/R, ufficiale) con espressa intimazione di pagamento interrompono la prescrizione (artt. 2943, 1219 c.c.). Una “raccomandata” non firmata o una e-mail ordinaria inviata a mezza alla scrivania non sono valide. In pratica, se Credit Factor ha spedito solo una lettera cartacea generica senza avviso di ricevuta, quella lettera non costituisce un atto interruttivo.
- Cosa succede se non rispondo al sollecito? – Se il debito è legittimo, la società cedente o Credit Factor può chiedere al giudice un decreto ingiuntivo (con semplici documenti) e farlo notificare per avere titolo esecutivo. Potrebbe anche tentare direttamente l’esecuzione (pignoramento) se dispone di un titolo preesistente. Se ignori il sollecito e poi esce un decreto ingiuntivo a tuo carico, rischi un pignoramento forzato. Se invece dimostri che il credito è nullo o prescritto, puoi far cadere ogni azione. È quindi sempre meglio non sottovalutare il sollecito: contattaci prima per valutare come rispondere correttamente.
- Posso aderire alla rottamazione-quinquies se il mio debito è stato ceduto a Credit Factor? – Sì, purché il debito sia di natura tributaria (ad esempio cartelle, avvisi di accertamento, contributi previdenziali) e rispetti i requisiti (carichi affidati fino al 2023). In quel caso, la procedura di rottamazione-quinquies 2026 permette di definire i debiti con il Fisco, cancellando interessi e sanzioni . Spesso credit factor agisce come mandatario dell’Agenzia delle Entrate: in pratica trasmette la tua cartella. Se è così, tu puoi comunque fare domanda di rottamazione-quinquies entro i termini. Fino alla presentazione della domanda, sospendi il pagamento: l’adesione si perfeziona con la prima rata, non con la domanda.
- È possibile contestare una cartella di pagamento dopo molti anni? – Sì, specialmente se la cartella non ti è stata notifica o è prescritta. L’art. 50 del DPR 602/1973 stabilisce che se dopo l’intimazione trascorre 1 anno senza esecuzione, la cartella perde efficacia (cassata). Se ricevi una cartella ultra-decennale, puoi eccepire la prescrizione tributaria (ad es. l’IRPEF prescrive in 10 anni dall’ultima notifica valida ). Inoltre, la nuova riforma del processo tributario (D.Lgs. 175/2024) prevede che se un atto (es. cartella) non ti è stato notificato, puoi impugnare l’atto successivo che lo contiene . Quindi verifica sempre la corretta notifica: ogni cartella deve avere allegati la notifica del primo atto di accertamento, altrimenti potresti farla annullare.
- Quali debiti possono rientrare nel “saldo e stralcio” del 2019? – Il “saldo e stralcio” (Legge 145/2018) riguardava solo persone fisiche con ISEE fino a 20.000€, per debiti tributari affidati all’Agenzia fino al 2017. Veniva pagata solo una percentuale del capitale (tipicamente dal 16% al 35%), cancellando integralmente sanzioni e interessi . Quel programma non è più attivo, ma i parametri possono esser usati in negoziazione. Se tu hai situazione economica modesta (ISEE basso) e debiti fiscali vecchi, potresti proporgli di applicare uno sconto simile sul capitale residuo per chiudere. L’importante è farne un documento scritto e firmato (transazione) in cui Credit Factor accetta di riscattare il tuo debito versando solo una quota ridotta.
- Che differenza c’è tra OCC e “composizione negoziata” (D.L. 118/2021)? – L’Organismo di Composizione della Crisi (OCC) è previsto dalla legge sul sovraindebitamento (L.3/2012) per consumatori, professionisti e piccoli imprenditori in difficoltà. Presso un OCC si possono chiedere l’ammissione a un piano del consumatore o a un accordo di ristrutturazione. È una procedura giudiziale che termina con omologa del tribunale e falcidia dei debiti residui (vedi sopra). Invece, la composizione negoziata della crisi d’impresa (DL 118/2021, legge di conversione DL n. 118/21) è un procedimento mirato ai soli imprenditori commerciali (società e ditte individuali) per negoziare un accordo con i creditori prima di dichiarare fallimento o accordo preventivo. Il curatore/professionista negoziatore, abilitato, media tra impresa e creditori per evitare insolvenza. Entrambe le procedure possono includere un accordo di saldo e stralcio tra debitore e Credit Factor, ma la differenza fondamentale è il soggetto coinvolto (privati vs imprese) e la forma (giudiziaria vs negoziata).
- Se mi pignorano lo stipendio posso ugualmente aderire alla rottamazione? – Sì, anche con un pignoramento in corso puoi richiedere la definizione agevolata, purché il debito sia tra quelli ammessi (carichi fiscali affidati) e presenti la domanda nei termini. Di norma il versamento della prima rata della rottamazione estingue automaticamente l’esecuzione in corso . Quindi se hai un pignoramento per tasse, aderire può bloccarlo. Attenzione però: devi essere nella finestra temporale prevista e non aver già pagato la cartella.
- Cosa succede se non rispetto le rate di una rottamazione-quinquies? – La legge prevede che la definizione decade se non paghi l’unica rata o due rate anche non consecutive . In tal caso perdi i benefici: i versamenti effettuati restano “acconto” sul debito originario, e tutto il debito residuo (capitale + sanzioni + interessi) diventa di nuovo esigibile. In sostanza, perderesti il vantaggio e ritroveresti la cartella attiva. È quindi fondamentale rispettare le rate pattuite: in caso di difficoltà, valuta subito una dilazione successiva con il Fisco oppure una trattativa diretta con Credit Factor.
- Posso chiedere la cancellazione della segnalazione in CRIF dopo un accordo? – Sì. Se chiudi con un saldo e stralcio, nel contratto transattivo (scrittura privata) conviene includere una clausola che obbliga Credit Factor a cancellare eventuali segnalazioni negative (Crif, CTC, pregiudizievoli) una volta pagata la somma concordata. In questo modo non resterai in “black list” crediti e potrai tornare a richiedere prestiti o finanziamenti. Assicurati che l’accordo sia completo: cancellazione segnalazioni, rinuncia a ogni pretesa, niente nuove cessioni del residuo.
- La prescrizione vale anche per i crediti dell’Agente della riscossione (fisco)? – Sì, anche i crediti tributari si prescrivono. In generale, il termine è di 10 anni per tributi diretti (IRPEF, IRES) e di 5 anni per quelli indiretti (IVA) e per contributi previdenziali . Le sanzioni tributarie seguono il quinquennio (art. 2948 c.c.). Il conteggio parte dall’ultima notifica valida: quindi se hai ricevuto un’ultima cartella IRPEF nel 2010 e poi nulla, quell’azione diventa prescritta nel 2020. Eventuali atti di sollecito o pignoramenti intercorsi possono aver interrotto il termine, ma anche qui l’onere di dimostrarlo spetta all’Ente (o a Credit Factor se agiva come suo agente).
- Se ricevo un avviso di accertamento posso aspettare la rottamazione? – No. La definizione agevolata riguarda esclusivamente debiti già affidati all’esattore (cartelle, ruoli). Un avviso di accertamento è un atto impositivo anteriore all’iscrizione a ruolo, quindi va impugnato davanti alla Commissione tributaria entro 60 giorni . Se attendi la scadenza per fare ricorso, potresti perdere la possibilità di annullare l’accertamento e ritrovarti con una cartella attiva. Solo dopo l’eventuale iscrizione a ruolo e avviso di pagamento si potrà pensare a definizioni agevolate.
- Quali sono i costi di una procedura di sovraindebitamento? – La legge 3/2012 non prevede oneri a carico del debitore per la sola ammissione al piano del consumatore o accordo di ristrutturazione. Tuttavia, servono professionisti (Gestore della crisi, avvocati, commercialisti) per redigere il piano e accompagnarti. Di solito si chiede un rimborso spese o un contributo una tantum all’avvio, commisurato al valore dell’attivo liquidabile e all’impegno. In ogni caso, i vantaggi (cancellazione dei debiti residui) superano di gran lunga i costi professionali. L’Avv. Monardo, nella sua veste di Gestore della crisi, potrà fornirti un preventivo dettagliato in base alla tua situazione.
Simulazioni pratiche e numeriche
Per chiarire l’effetto di queste difese e strumenti, proponiamo alcune simulazioni:
Simulazione 1 – Verifica della prescrizione
Scenario: Mario stipula nel 2012 un prestito personale di €15.000 con rate mensili. Smette di pagare a metà 2015. Nel 2022 riceve una lettera di Credit Factor che chiede €9.000 residui. In tutto questo periodo non ha mai ricevuto notifiche di ingiunzioni o diffide formali.
Analisi: Il prestito è rateale: ogni rata di capitale/interessi matura prescrizione quinquennale (art. 2948). Mario ha pagato fino a metà 2015, quindi l’ultima rata non pagata matura prescrizione a metà 2020. Dal 2015 al 2020 sono trascorsi 5 anni senza atti interruttivi validi (le comunicazioni ricevute erano solo solleciti). Quindi nel 2022 tutte le rate pregresse sono prescritte. La richiesta di €9.000 da Credit Factor è infondata.
Conseguenze: Mario può opporsi formalmente contestando la prescrizione del debito. Non deve pagare nulla e può rifiutare il sollecito. Se Credit Factor ottiene comunque un decreto ingiuntivo, Mario lo opporrà eccependo prescrizione (art. 642 c.p.c.). In questo esempio, l’assistenza legale evita il pagamento di somme non dovute e un pignoramento futuro.
Simulazione 2 – Adesione alla rottamazione-quinquies
Scenario: Lucia è libera professionista. Ha ricevuto tre cartelle esattoriali affidate tra il 2020 e il 2022 per un totale di €18.000 (IRPEF 2016, IVA 2018 e contributi 2017). Credit Factor la contatta come agente di riscossione. Lucia rientra nei parametri della definizione agevolata 2026.
Calcoli:
– Capitale residuo complessivo: €18.000 (tutto da pagare).
– Sanzioni e interessi dovuti (non addebitati): €7.200 (che verranno azzerati dalla rottamazione).
– Importo da pagare con la nuova rottamazione: €18.000 + spese notifica (circa €300) = €18.300.
– Sceglie la rateazione in 54 rate, con un 3% annuo: ogni rata sarà circa € 340 (calcolo approssimativo), per un totale di €1.350 di interessi in 4 anni.
Vantaggi: Con la rottamazione-quinquies Lucia estingue i suoi debiti pagando solo il capitale (€18.000) e versando gli interessi del finanziamento agevolato. Risparmia €7.200 di sanzioni e blocca subito ogni pignoramento. Basta presentare domanda entro il 30/4/26 e versare la prima rata per perfezionare la definizione. Con questa scelta, Credit Factor (se agiva come agente) si ritrova senza credito da recuperare su Lucia, che ha regolarizzato la sua posizione.
Simulazione 3 – Stralcio dei mini-debiti
Scenario: Paolo ha un vecchio debito di €600 relativo a una multa del 2012 affidata alla riscossione. Nel 2023 Credit Factor gli invia un sollecito di €650 (capitale più interessi). Paolo verifica l’estratto del debito residuo e conferma gli €600 di capitale + spese.
Analisi: Il debito rientra nei limiti dello stralcio mini-debiti (carichi ≤1.000€, affidati dal 2000 al 2015). Se l’ente creditore è lo Stato (ad es. ente statale o Agenzia Entrate), quel debito sarebbe stato annullato automaticamente al 31/3/2023 (capitale, interessi, sanzioni) . Se l’ente fosse locale, sarebbero stati cancellati interessi e sanzioni, pagando solo i €600 di capitale.
Conseguenze: Paolo può chiedere ufficialmente la cancellazione del debito: con una PEC alla PA o all’ente locale e a Credit Factor, allegando la normativa sullo stralcio e il proprio estratto conto. Credito Factor, sapendo dello stralcio, non potrà pretendere nulla o chiederà solo il capitale originario. Nel caso statale, Paolo non deve più pagare nulla: il suo debito è annullato per legge.
Simulazione 4 – Saldo e stralcio negoziato
Scenario: Giulia ha un debito residuo di €30.000 derivante da un finanziamento aziendale non garantito ceduto a Credit Factor. Dal 2019 ha cessato di pagare. Il suo ISEE è di €14.000 e ha perso il lavoro. La banca minaccia di avviare un’esecuzione. Giulia non vuole aumentare il contenzioso.
Proposta di saldo e stralcio: Giulia valuta il suo margine negoziale:
– Prescrizione parziale: le rate del finanziamento si prescrivono in 5 anni. L’ultima rata è del 2019, quindi dal 2024 sono passati 5 anni: le rate pregresse sono prescritte. Rimane da negoziare il capitale residuo non pagato.
– Offerta in percentuale: ispirandosi al saldo e stralcio 2018, Giulia propone a Credit Factor di pagare il 30% del capitale residuo (30% di €30.000 = €9.000) in unica soluzione, chiedendo la cancellazione di ogni pretesa futura e delle segnalazioni CRIF. Se Credit Factor chiede di più, Giulia è disposta a salire al 40% (€12.000) oppure a proporre un pagamento rateale senza interessi.
– Documentazione: allega ISEE, situazione patrimoniale (libretto, CUD) e spiega la sua situazione.
Esito ipotetico: Credit Factor valuta la proposta (tenendo conto che una causa costerebbe molto e c’è il rischio prescrizione) e accetta un accordo al 30% (€9.000), con pagamento in 4 rate. Così Giulia riduce il debito di 70%, ottiene la liberatoria per il resto e la cancellazione delle segnalazioni. L’accordo viene redatto per iscritto: Credit Factor rinuncia a ogni ulteriore azione e a ulteriori interessi, Giulia si impegna al pagamento concordato. In questo modo chiude la posizione con un onere sostenibile.
Conclusione
In sintesi, ricevere una lettera di Credit Factor per debiti ormai vetusti non equivale a dover pagare a occhi chiusi. La legge e le sentenze offrono numerose difese per il debitore: il creditore ceduto deve dimostrare in modo inequivocabile la cessione e l’esistenza del credito , mentre la prescrizione e i vizi contrattuali possono annullare la pretesa. Inoltre, con le nuove possibilità di definizione agevolata (es. rottamazione-quinquies) e con le procedure di composizione della crisi si possono spesso ridurre fortemente i debiti residui .
È fondamentale agire tempestivamente e con competenza: rispondere a un sollecito ignorando le garanzie formali o il potere di reazione rischia di compromettere le tutele. Un professionista esperto può aiutarti a bloccare subito ogni azione illegittima (pignoramenti, ipoteche, fermi) e a scegliere la strategia più efficace (ricorsi, sospensioni, accordi stragiudiziali, piani).
L’Avv. Giuseppe Angelo Monardo e il suo team, con le competenze combinate in diritto bancario, civile e tributario, sono a tua disposizione per valutare la tua situazione. Possono esaminare il tuo sollecito di Credit Factor, verificare la validità della cessione e calcolare l’eventuale prescrizione. Se emerge un profilo di illegittimità, possono preparare subito i ricorsi o le opposizioni necessarie. Se, invece, è opportuno trovare un’intesa, sapranno negoziare il miglior saldo e stralcio, redigere l’accordo e assisterti nella presentazione di un piano di rientro o di crisi.
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Fonti normative e giurisprudenziali (aggiornate): Cass. civ. Sez. III, ord. 16668/2025; Cass. civ. Sez. III, ord. 3405/2024; Cass. civ. Sez. III, sent. 19435/2025; Cass. civ. Sez. Un., sent. 19750/2025; Cass. civ. Sez. III, sentt. 6014/2014, 16890/2019, 22281/2022, 34643/2023; D.Lgs. 385/1993 (TUB) art.58; Art. 58 TUB avviso GU (G.U. 9/8/2025, Avviso Credit Factor) ; D.Lgs. 175/2024 (Codice giustizia tributaria) artt.65-67; Legge 27/01/2012 n.3; D.Lgs. 14/2019; L. 199/2025 (Legge bilancio 2026); DPR 602/1973 art.50; Cass. civ. Sez. V, sent. 31033/2025; Cass. civ. Sez. III, sent. 7736/2020 (giurisdizione); Cass. civ. 23758/2020 (cessione pro solvendo); Cass. civ. 3469/2007; Cass. civ. 15677/2009; Corte Cost. ord. 2009/2014;
