Introduzione
Ricevere una lettera di sollecito da Blue Factor S.p.A. per un vecchio debito può generare ansia e confusione. Questo tema è importante perché una risposta inadeguata o tardiva può esporre il debitore a rischi significativi: azioni legali, pignoramenti o costi aggiuntivi. Molti debitori sottovalutano alcuni aspetti cruciali – ad esempio la prescrizione del debito o l’obbligo della società di recupero di provare la propria legittimazione – commettendo errori che si potrebbero evitare con le giuste informazioni. Urgenza e attenzione sono fondamentali: se il debito è molto risalente, potrebbe essere non più esigibile per legge, oppure potrebbero esistere strumenti per ridurlo. Anticipiamo subito alcune soluzioni legali che approfondiremo in dettaglio: verificare la prescrizione ed eccepirla ove maturata, contestare la cessione del credito in mancanza di prove, negoziare un accordo a saldo e stralcio vantaggioso, oppure aderire a procedure agevolate come rottamazioni fiscali o piani di sovraindebitamento per i casi più complessi.
Prima di immergerci negli aspetti tecnici, è importante sapere che puoi contare sul supporto di professionisti esperti. L’Avv. Giuseppe Angelo Monardo è un avvocato cassazionista con un’esperienza pluriennale in diritto bancario, recupero crediti e contenzioso tributario. Coordina un team multidisciplinare di avvocati, commercialisti e consulenti attivo su tutto il territorio nazionale, specializzato nell’analisi delle posizioni debitorie, nell’impugnazione di atti illegittimi, nell’ottenimento di sospensioni giudiziali, nella presentazione di ricorsi in sede civile e tributaria e nelle trattative di saldo e stralcio con banche, finanziarie e società di recupero crediti. L’Avv. Monardo è inoltre Gestore della Crisi da Sovraindebitamento (iscritto negli elenchi del Ministero della Giustizia ai sensi della L. 3/2012) e professionista fiduciario di un Organismo di Composizione della Crisi (OCC). Ha conseguito la qualifica di Esperto Negoziatore della Crisi d’Impresa (D.L. 118/2021), potendo guidare imprenditori nella procedura di composizione negoziata e negoziare accordi con i creditori. Grazie a queste competenze integrate in ambito civile, bancario e tributario, lo studio di Avv. Monardo è in grado di offrire soluzioni complete e personalizzate: dall’analisi legale della lettera di Blue Factor alla verifica dei termini di prescrizione, dalla sospensione immediata di eventuali esecuzioni alla stesura di piani di rientro, fino ai ricorsi giudiziari per contestare il debito o ottenerne la riduzione.
Perché questo tema è importante? Perché Blue Factor S.p.A., come tutte le società che gestiscono crediti deteriorati (NPL), deve rispettare precise regole legali. Ad esempio, se agisce come cessionaria del credito, Blue Factor deve dimostrare l’esistenza e la titolarità del credito stesso. La Corte di Cassazione ha più volte ribadito che la semplice pubblicazione dell’avviso di cessione sulla Gazzetta Ufficiale non è sufficiente: il nuovo creditore ha l’onere di provare che quello specifico credito faceva parte del portafoglio acquistato . Inoltre, la normativa sulla prescrizione stabilisce che la maggior parte dei diritti si estingue dopo 10 anni (prescrizione ordinaria ex art. 2946 c.c.), mentre le somme periodiche e interessi si prescrivono in 5 anni (art. 2948 n.4 c.c.) . Significa che se sono trascorsi anni senza atti interruttivi validi, la pretesa di pagamento può risultare giuridicamente infondata e il debitore, se eccepisce la prescrizione, non è più tenuto a pagare. Ecco perché, quando ricevi un sollecito per un debito molto datato, è essenziale verificare attentamente i termini: se sono scaduti, la richiesta può essere respinta in sede legale .
Come è strutturato questo articolo? In modo sequenziale e pratico. Nella prima parte esamineremo il contesto normativo e giurisprudenziale: spiegheremo le leggi di riferimento sulla cessione del credito, le regole sulla prescrizione, gli strumenti di riscossione dei tributi rilevanti e le opportunità di definizione agevolata (come la rottamazione dei debiti fiscali). A seguire, descriveremo la procedura passo-passo da seguire dopo aver ricevuto la lettera di Blue Factor: cosa controllare subito, come reagire e quali informazioni richiedere. Successivamente illustreremo le strategie di difesa legale più efficaci (dall’opposizione a un eventuale decreto ingiuntivo, alle eccezioni di prescrizione o nullità del contratto originale). Dedicheremo spazio agli strumenti alternativi per risolvere o ridurre il debito: dalle rottamazioni e definizioni agevolate in ambito fiscale, alle soluzioni di sovraindebitamento (come il piano del consumatore) per chi ha più debiti. Troverai anche utili tabelle riepilogative (per riassumere termini, norme e differenze tra procedure), una sezione di FAQ con le risposte alle domande più frequenti e simulazioni pratiche con esempi numerici reali. Al termine, prima delle conclusioni, elencheremo le sentenze più recenti e rilevanti in materia, citando fonti ufficiali (Cassazione, Corti) per garantire che ogni affermazione fatta sia supportata dalle fonti normative o giurisprudenziali più autorevoli e aggiornate.
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Contesto normativo e giurisprudenziale
In questa sezione esaminiamo le principali norme e pronunce giurisprudenziali che riguardano il nostro tema: la cessione dei crediti, i termini di prescrizione, le regole sulla riscossione dei tributi e gli strumenti di definizione agevolata dei debiti. Faremo riferimento sia al Codice Civile che a leggi speciali (come il Testo Unico Bancario e la normativa sulla riscossione esattoriale), citando i passaggi chiave. Inoltre, richiameremo alcune sentenze recentissime della Corte di Cassazione (anche del 2025–2026) e della Corte Costituzionale, per capire come la giurisprudenza attuale interpreta queste norme. In particolare, ci soffermeremo sui debiti bancari e tributari ceduti a società come Blue Factor, evidenziando eventuali differenze di disciplina.
Cessione del credito e onere della prova
- Articolo 58 del Testo Unico Bancario (D.Lgs. 385/1993) – Disciplina le cessioni in blocco di rapporti giuridici da parte di banche e intermediari finanziari. In base a questa norma, la cessione diventa efficace verso i debitori mediante due adempimenti pubblicitari: la pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale e l’iscrizione nel Registro delle Imprese . Le garanzie e i privilegi che assistevano i crediti originari restano in vigore in favore del cessionario senza necessità di altre formalità . Inoltre, per tre mesi dalla pubblicazione, il debitore ceduto può liberarsi pagando sia il cedente che il cessionario; scaduti i tre mesi, dovrà pagare solo al nuovo creditore . È importante notare che l’avviso in Gazzetta ha funzione di pubblicità-notizia e produce gli effetti dell’art. 1264 c.c. verso i debitori (che verranno considerati informati della cessione) . Tuttavia, questo avviso non costituisce di per sé prova che uno specifico credito sia incluso nella cessione: se il debitore contesta, il cessionario dovrà dimostrare l’inclusione del singolo rapporto.
- Articoli 1260–1265 c.c. (Cessione ordinaria del credito) – Il Codice Civile regola la cessione del credito in generale. L’art. 1264 c.c. stabilisce che la cessione è efficace verso il debitore ceduto solo quando questi l’ha accettata o quando gli è stata notificata in modo formale; prima di tale notifica (o accettazione), un pagamento fatto al creditore originario libera comunque il debitore . Inoltre, se il debitore aveva conoscenza della cessione per altre vie, un suo pagamento al vecchio creditore potrebbe non liberarlo (principio di buona fede), ma occorre prova di tale conoscenza effettiva. In pratica: se ricevi una comunicazione formale della cessione (es. una raccomandata o PEC che ti informa che il tuo debito è ora di Blue Factor), da quel momento dovrai pagare il nuovo creditore; se invece non hai ricevuto nulla di ufficiale, ma magari solo telefonate o email, legalmente potresti ancora pagare il creditore originario senza conseguenze, fino a notifica formale. Dunque, Blue Factor deve assicurarsi che il debitore sia stato notificato della cessione (o che l’avviso in Gazzetta sia sufficientemente dettagliato) per esigere il pagamento.
- Giurisprudenza di Cassazione sulla prova della cessione – La Cassazione civile ha chiarito in varie pronunce recenti l’onere probatorio a carico del cessionario. Ad esempio, con le ordinanze n. 34641/2025 e 601/2026, la Suprema Corte ha precisato che l’avviso di cessione pubblicato in Gazzetta Ufficiale ex art. 58 TUB ha solo funzione di pubblicità-notizia e non esonera il cessionario dal dover dimostrare la propria titolarità del credito se il debitore la contesta . La prova può essere fornita esibendo il contratto di cessione (o un estratto di esso) con l’elenco dei crediti ceduti, oppure una lista nominativa o un avviso integrativo che identifichi in modo preciso i crediti oggetto di cessione . In assenza di tali elementi specifici, il giudice non può automaticamente presumere che proprio quel debito sia stato ceduto a Blue Factor. In particolare, l’ordinanza n. 601/2026 ha ribadito che una generica indicazione per categorie nel decreto di cessione non basta: la società cessionaria deve fornire documenti idonei a collegare quel singolo credito al lotto ceduto . Anche la Corte di Cassazione a Sezioni Unite si è espressa sul tema con la sentenza n. 19750/2025: pur riguardando un caso di estinzione della società cessionaria, ha affermato principi utili, ossia che la cancellazione di una società dal registro imprese non estingue i crediti ceduti, i quali si trasferiscono ai soci (o al soggetto risultante); e che se il debitore sostiene che il credito si è estinto per remissione (rinuncia) da parte della cessionaria, spetta a lui provarlo, perché l’omessa indicazione del credito nel bilancio finale di liquidazione non implica automaticamente rinuncia . Questo a conferma che i crediti ceduti continuano a esistere anche se il cedente o il cessionario originari non esistono più, salvo che sia provata una volontà chiara di abbandonarli.
In sintesi, quando Blue Factor agisce come cessionaria, ha l’onere della prova: deve essere pronta a esibire i documenti di cessione che includono il tuo debito, se vuoi contestarne la legittimazione. Se tali documenti mancano o sono incompleti, hai un forte argomento di difesa: potrai far valere la carenza di legittimazione attiva di Blue Factor, cioè il fatto che non ha provato di essere davvero la titolare del credito.
Prescrizione dei crediti
- Articolo 2946 c.c. – Prescrizione ordinaria decennale – È la regola generale: tutti i diritti per i quali la legge non prevede un termine diverso si prescrivono in 10 anni . Molti debiti bancari rientrano in questa categoria. Ad esempio, il credito derivante da un finanziamento o da un prestito personale non rimborsato è soggetto in sé al termine ordinario di 10 anni. Ciò significa che, se non ci sono stati atti interruttivi, dopo dieci anni il creditore perde il diritto di esigerlo. Attenzione: questo termine decorre, in genere, dalla scadenza dell’obbligazione o dall’ultimo atto/interruttivo o pagamento avvenuto.
- Articolo 2948 n.4 c.c. – Prescrizione quinquennale – Prevede che si prescrivono in 5 anni “tutte le prestazioni che devono pagarsi periodicamente ad anno o in termini più brevi”. Rientrano qui gli interessi e le rate periodiche di debito . La giurisprudenza ha chiarito che per debiti rateali (come mutui, finanziamenti a rate, carte revolving) ogni rata scaduta rappresenta un’obbligazione autonoma soggetta a prescrizione breve quinquennale . In pratica: se un prestito prevede rate mensili, ciascuna rata non pagata si prescrive in 5 anni dalla sua scadenza. Questo ha un impatto importante: anche se il debito complessivo potrebbe in teoria prescriversi in 10 anni, le singole rate non pagate più vecchie di 5 anni non sono più esigibili. Ad esempio, se hai smesso di pagare un prestito nel 2018, le rate scadute nel 2018–2019 potrebbero essere prescritte nel 2023-2024, anche se l’ultima rata sarebbe scaduta più tardi. È un aspetto tecnico, ma fondamentale nelle difese: spesso Blue Factor chiede l’intero importo includendo rate o interessi molto datati, che però potresti non dover legalmente più pagare in quanto prescritti.
- Interruzione della prescrizione (art. 2943 c.c.) – La prescrizione non corre inesorabilmente senza possibilità di arresto: può essere interrotta da determinati atti. L’art. 2943 c.c. stabilisce che la prescrizione è interrotta, tra le altre cause, dalla notificazione di un atto con cui il creditore fa valere il diritto (es. un atto di citazione, un ricorso per decreto ingiuntivo) oppure da qualsiasi atto che costituisca in mora il debitore. La costituzione in mora significa una richiesta formale di adempimento (pagamento) rivolta al debitore, tipicamente mediante lettera raccomandata o PEC con data certa e con la chiara indicazione che si richiede il pagamento del debito (art. 1219 c.c.) . Non tutte le comunicazioni interrompono la prescrizione: ad esempio, una telefonata o una lettera ordinaria (posta semplice) non hanno valore legale per interrompere i termini . Serve un atto scritto e tracciabile: una raccomandata A/R, una PEC o un atto giudiziario notificato dall’ufficiale giudiziario. Inoltre, l’atto deve provenire dal creditore (o chi per esso) e contenere una richiesta chiara di pagamento (intimazione). Un semplice “sollecito” privo di questi requisiti potrebbe non avere efficacia interruttiva. Solleciti informali, comunicazioni via telefono, email comuni o lettere non tracciate non interrompono la prescrizione se non integrano una formale costituzione in mora . Ciò significa che, se Blue Factor ti ha inviato solo email o messaggi non ufficiali per anni, la prescrizione potrebbe essere comunque decorsa; se poi invia una raccomandata dopo 6-7 anni di silenzio, quelle precedenti comunicazioni informali non valgono a evitare la prescrizione.
- Decorrenza e calcolo – Per sapere se un debito è prescritto occorre identificare quando inizia il conteggio del termine e se è mai stato interrotto. In generale, la prescrizione inizia a decorrere dal giorno in cui il diritto può essere fatto valere (art. 2935 c.c.), cioè tipicamente dal giorno in cui il pagamento è dovuto e non avviene. Per un debito da finanziamento rateale, ogni rata non pagata fa scattare il proprio termine da quella scadenza. Per un conto corrente sconfinato o una carta di credito rotativa, potrebbe decorrere dalla messa in mora o dalla chiusura del conto. Ogni volta che arriva un atto interruttivo valido, il “cronometro” della prescrizione si azzera e riparte da capo da quella data. Importante: la prescrizione non può essere rilevata d’ufficio dal giudice, ma va eccepita dal debitore nel primo momento utile (in giudizio o anche stragiudizialmente per mettere in chiaro la propria posizione). Se non viene eccepita, un debito anche vecchissimo potrebbe venire ugualmente considerato dovuto. Pertanto è essenziale, se ritieni che il tuo debito con Blue Factor sia prescritto, dichiararlo espressamente per iscritto (ad esempio in una lettera di risposta o in un’eventuale comparsa in giudizio).
- Termini speciali per debiti particolari – Esistono leggi speciali che prevedono termini di prescrizione diversi da 5 o 10 anni in alcuni casi specifici. Ad esempio, i debiti commerciali tra imprese per forniture di beni e servizi in alcuni casi rientrano nel termine breve (5 anni, come “fatture” periodiche) oppure, se non periodici, restano a 10 anni. Le bollette di luce, acqua, gas oggi hanno termini di prescrizione ancora più brevi (2 anni) per consumatori, grazie a leggi introdotte nel 2018–2019, anche se questo esula un po’ dal tema Blue Factor che tipicamente gestisce crediti bancari. In ambito di sanzioni amministrative (es. multe stradali), di solito il termine è 5 anni, ma decorrenze particolari. Debiti tributari: qui la prescrizione spesso è quinquennale (ad esempio per IVA, IMU, contributi previdenziali), mentre per imposte come IRPEF si discuteva se applicare 5 o 10 anni – la Cassazione a Sezioni Unite ha chiarito che anche per molte imposte vale il termine ordinario di 10 anni dopo la notifica della cartella definitiva . Contributi INPS: 5 anni (salvo interruzioni). Più avanti, nelle tabelle riepilogative, forniremo uno schema dei principali termini di prescrizione per tipologia di debito.
In definitiva, verificare la prescrizione è uno dei primi passi quando ricevi un sollecito da Blue Factor su un debito “vecchio”. Se scopri che il termine è decorso, hai in mano una difesa potentissima: potrai legittimamente rifiutare il pagamento, sollevando formalmente l’eccezione di prescrizione, e Blue Factor non avrà strumenti legali per costringerti a pagare quel debito ormai estinto.
Riscossione coattiva e titoli esecutivi
Spesso le lettere di Blue Factor contengono riferimenti a possibili azioni esecutive (es. “procederemo al pignoramento” o “in mancanza ci riserviamo azioni legali”). È importante capire cosa può o non può fare concretamente Blue Factor e con quali tempistiche.
- Nessun pignoramento senza titolo esecutivo: Blue Factor, in quanto società privata di recupero crediti, non può procedere al pignoramento immediato sulla base del solo sollecito. Per legge, per avviare un pignoramento servono nell’ordine: (1) un titolo esecutivo valido (ad esempio una sentenza, un decreto ingiuntivo ottenuto dal giudice, o anche una cartella esattoriale se parliamo di debiti fiscali); (2) la notifica formale di un atto di precetto (che è l’intimazione a pagare entro 10 giorni sotto pena di esecuzione); (3) solo trascorso il termine del precetto, si può notificare l’atto di pignoramento . Se manca anche solo uno di questi passaggi, qualsiasi minaccia di pignoramento è priva di fondamento giuridico . Dunque, se la lettera Blue Factor minaccia azioni esecutive “immediate” ma tu non hai mai ricevuto né un decreto ingiuntivo né un precetto, sappi che quelle sono pressioni indebite: stanno cercando di spaventarti, ma legalmente non possono pignorare nulla da un giorno all’altro.
- Decreto ingiuntivo e tempi: Blue Factor potrebbe – se ritiene il credito valido e non ottiene collaborazione – rivolgersi a un giudice per ottenere un decreto ingiuntivo nei tuoi confronti. Il decreto ingiuntivo è una decisione rapida (emessa inaudita altera parte) che ti ordina di pagare quanto dovuto entro 40 giorni. Se ricevi un decreto ingiuntivo, hai 40 giorni per presentare opposizione e contestare il debito; altrimenti diventa definitivo ed esecutivo. Solo dopo avere un titolo esecutivo (decreto definitivo) potranno procedere con precetto e pignoramento. Tempistiche: l’ottenimento di un decreto può richiedere qualche mese (Blue Factor deve fornire documenti al giudice); dopodiché la notifica a te; poi eventuale opposizione tua – che apre un vero e proprio processo ordinario dove potrai far valere tutte le tue difese. Se sai già di avere motivi di opposizione (ad es. prescrizione o mancanza di prova della cessione), potresti giocare d’anticipo contestando il debito prima che arrivi al giudice, magari convincendo Blue Factor che non vale la pena procedere.
- Se Blue Factor agisce per conto dell’Agente della Riscossione: in alcuni casi particolari, Blue Factor potrebbe operare come mandataria del concessionario della riscossione (Agenzia Entrate Riscossione, ex Equitalia) per recuperare tributi non pagati. Questo scenario non è frequentissimo, ma possibile con accordi di sub-appalto per crediti di enti locali o simili. In tale caso, valgono le regole del DPR 602/1973. Ad esempio, l’art. 50 DPR 602/1973 prevede che, se è stata notificata una cartella di pagamento e non hai pagato, l’agente della riscossione deve inviarti un avviso di intimazione (una sorta di ultimo sollecito) almeno 30 giorni prima di iniziare il pignoramento e non oltre un anno dalla cartella . Se tale avviso non è stato notificato, oppure se è trascorso più di un anno dall’avviso senza iniziare l’esecuzione, la procedura esecutiva non può partire o va rinnovata. Dunque, anche in ambito fiscale, se Blue Factor (per conto dell’Agenzia) minaccia pignoramenti ma non risultano intimazioni regolari, ci sono profili di illegittimità impugnabili. In altre parole: in materia tributaria, mai saltare i passaggi – verifica sempre se c’è stata cartella, se c’è un intimazione art.50, etc.
Da quanto sopra, è evidente che non devi farti prendere dal panico di fronte a frasi intimidatorie. La legge ti offre strumenti di difesa e soprattutto tempi tecnici prima che si arrivi alle maniere forti. Utilizza questo tempo per organizzare la difesa: contestare per iscritto eventuali irregolarità, chiedere documenti, o trovare un accordo.
Strumenti di definizione agevolata dei debiti (rottamazione e saldo agevolato)
La normativa italiana recente ha introdotto varie misure per alleggerire il carico dei debiti fiscali e facilitarne la definizione, spesso note come provvedimenti di “pace fiscale”. Anche se Blue Factor tipicamente si occupa di crediti bancari e finanziari, può capitare che gestisca (direttamente o tramite mandati) anche crediti di natura tributaria (per es., multe, tasse locali, o cartelle esattoriali cedute). In questi casi, è utile sapere che potresti avere accesso a procedure agevolate. Le principali da considerare, aggiornate al 2026, sono:
- Definizione agevolata 2026 (Rottamazione-quinquies) – La Legge di Bilancio 2026 ha previsto una nuova edizione della “rottamazione” delle cartelle, detta rottamazione-quinquies. Essa consente ai contribuenti di definire i debiti iscritti a ruolo dal 1º gennaio 2000 al 31 dicembre 2023 pagando solo l’imposta o contributo dovuto, con azzeramento di sanzioni, interessi di mora e aggio di riscossione . In pratica, un enorme sconto su multe e interessi. I vantaggi includono anche la sospensione di tutte le azioni esecutive in corso e la possibilità di pagamento dilazionato fino a 54 rate (in 5 anni) . Per aderire, bisogna presentare domanda sul sito dell’Agenzia Entrate-Riscossione entro il 30 aprile 2026 e si può scegliere se pagare in unica soluzione (entro 31 luglio 2026) o a rate (5 anni, interessi 3% annuo a partire dal 1/8/2026) . Importante: se hai cause pendenti relative a quelle cartelle, devi impegnarti a rinunciare (la domanda di rottamazione lo richiede), altrimenti la definizione non si perfeziona . Chi aveva aderito alla precedente rottamazione-quater (2023) ma è decaduto per mancato pagamento, può rientrare in questa nuova definizione . Esempio: se Blue Factor ti sta sollecitando per conto di Agenzia Riscossione il pagamento di cartelle 2018 e 2019, potresti valutare di aderire a rottamazione-quinquies entro il termine, bloccare tutto e pagare solo i tributi senza sanzioni.
- Stralcio dei “mini-debiti” – La legge di bilancio 2023 (L. 197/2022, comma 222) ha disposto l’annullamento automatico dei debiti residui fino a 1.000 € affidati agli agenti della riscossione tra il 2000 e il 2015 . Questo “stralcio” è avvenuto con efficacia 31 marzo 2023: per i debiti verso amministrazioni statali, agenzie fiscali e previdenziali è stato cancellato tutto (capitale, interessi, sanzioni) ; per i debiti verso enti locali, sono stati annullati solo interessi e sanzioni, restando dovuto il capitale . Sono esclusi da questo beneficio i debiti per sanzioni penali, aiuti di Stato, risorse UE, IVA all’importazione, e le condanne della Corte dei Conti. Dunque, se Blue Factor ti chiede meno di 1000 € per una vecchia cartella entro 2015, verifica attentamente: è probabile che quel debito sia stato già annullato per legge, o quantomeno che la parte di interessi e sanzioni non sia più dovuta. In tal caso, potrai eccepire lo stralcio e pretendere la cancellazione della posizione . (Attenzione: molti enti locali potevano scegliere di non applicare lo stralcio totale deliberando entro il 31/1/2023, ma la cancellazione di interessi e sanzioni era comunque prevista dalla legge statale).
- Saldo e stralcio 2019 (Legge 145/2018) – È stata una misura una tantum rivolta alle persone fisiche in difficoltà economica (ISEE fino a 20.000 €) per le cartelle esattoriali 2000–2017 relative a imposte dichiarate e contributi previdenziali. In pratica, consentiva di chiudere quei debiti pagando una percentuale ridotta del capitale: il 16% se ISEE fino 8.500 €, 20% se ISEE 8.500–12.500 €, 35% se ISEE oltre 12.500 (fino a 20.000) . Sanzioni e interessi venivano annullati. Questa misura non è più attiva (la scadenza per domanda era aprile 2019) , ma la citiamo perché costituisce un precedente interessante: quei parametri percentuali (16-35%) vengono talvolta presi a riferimento nelle trattative private di saldo e stralcio con società come Blue Factor . Infatti, se dimostri di avere un ISEE basso, potresti proporre un pagamento in linea con quelle soglie (es. offrire un 20% del debito, sapendo che anche lo Stato accettava percentuali simili per chi era in difficoltà). Più avanti parleremo della trattativa di saldo e stralcio, ma è utile tenere in mente questi dati.
- Definizione agevolata 2023 (Rottamazione-quater) – Per completezza, ricordiamo che la legge di bilancio 2023 aveva introdotto la cosiddetta rottamazione-quater per i carichi 2000–2022, con condizioni simili alla quinquies ma meno rate (18 rate in 5 anni). Chi ha aderito a quella e poi non ha pagato può ora accedere alla quinquies. Poiché siamo nel 2026, la quater è chiusa, ma eventuali decaduti di quella possono ravvedersi con la nuova. Lo menzioniamo perché Blue Factor o altri potrebbero ancora contattare chi è decaduto, ma ora quei debiti potrebbero rientrare nel nuovo provvedimento.
Sovraindebitamento: piano del consumatore e altre soluzioni
Se la tua esposizione debitoria non si limita a Blue Factor ma comprende molti debiti (magari con banche diverse, finanziarie, e magari anche il Fisco), può essere opportuno considerare le procedure previste dalla legge sul sovraindebitamento. Si tratta di strumenti legali che permettono, sotto il controllo di un giudice, di ristrutturare o cancellare i debiti a carico di privati e piccole imprese non fallibili, quando questi debiti sono diventati insostenibili.
La normativa originaria (Legge 3/2012) è stata nel frattempo integrata nel Codice della Crisi d’Impresa e dell’Insolvenza (D.Lgs. 14/2019, in vigore dal 2022), ma i concetti base restano:
- Piano del consumatore (oggi “piano di ristrutturazione dei debiti del consumatore”) – È una procedura riservata ai debitori persone fisiche che hanno contratto debiti come consumatori (non per attività di impresa). Consente di presentare in tribunale un piano in cui si propone di pagare i debiti in parte (in base alle proprie possibilità) e di ottenere la cancellazione della parte restante (esdebitazione). È necessario nominare un OCC (Organismo di Composizione della Crisi) con un Gestore che aiuti a redigere il piano. I creditori non votano sul piano (a differenza delle altre procedure) e il giudice può omologarlo se ritiene che il debitore meriti l’esdebitazione e che il piano sia fattibile e conveniente rispetto alla liquidazione . Una volta omologato, il piano vincola tutti i creditori (inclusi Blue Factor e l’Agente della Riscossione se presenti) . Durante il procedimento, il debitore è protetto: il deposito del ricorso sospende le azioni esecutive per 120 giorni (rinnovabili) , evitando pignoramenti mentre si valuta il piano. Questa strada è particolarmente utile se hai debiti molto alti, magari in parte non contestabili, ma anche pochissime risorse: puoi proporre di pagare solo ciò che realisticamente puoi (magari usando il quinto dello stipendio per qualche anno, o liquidando un bene) e ottenere l’esdebitazione del resto.
- Accordo di ristrutturazione dei debiti (con i creditori) – È simile al piano ma aperto anche a soggetti non consumatori (piccoli imprenditori, professionisti) e richiede l’accordo di una maggioranza dei creditori (il 60% dei crediti ammessi al voto). Se approvato dai creditori e omologato dal giudice, vincola tutti i creditori aderenti e può includere misure come moratorie, stralci parziali etc. Oggi nel Codice della Crisi c’è anche il concordato minore come evoluzione di questo istituto, ma sostanzialmente l’idea è: ci si siede con tutti i creditori e si cerca un accordo di saldo parziale, sapendo che comunque serve il via libera del tribunale. Blue Factor, se coinvolta, dovrà adeguarsi se l’accordo passa.
- Liquidazione controllata del sovraindebitato – È la versione “mini-fallimento” per il consumatore o piccolo imprenditore sovraindebitato. Si mette a disposizione il proprio (poco) patrimonio e si liquida sotto la supervisione di un gestore nominato dal tribunale; al termine, il debitore persona fisica può chiedere l’esdebitazione totale dei debiti residui. Procedura utile quando non si riesce a proporre un piano ma si vuole comunque chiudere con i debiti e ripartire.
- Esdebitazione del debitore incapiente – Novità introdotta con il Codice della Crisi: in casi estremi, se una persona fisica non ha alcun patrimonio liquidabile né redditi pignorabili rilevanti, può chiedere una volta nella vita di essere esdebitata senza dare nulla ai creditori, a patto di essere meritevole (non aver truffato i creditori, ad esempio) e di subire comunque una sorta di “vigilanza” per 4 anni in cui se le cose migliorano potrebbe dover pagare qualcosa. È una possibilità molto stringente, ma esiste.
- Composizione negoziata della crisi d’impresa (D.L. 118/2021) – Questo strumento riguarda imprenditori commerciali (anche non piccolissimi) e permette, con l’aiuto di un Esperto negoziatore nominato dalla Camera di Commercio, di trattare con i creditori per risanare l’azienda o trovare soluzioni, il tutto in maniera volontaria e riservata. Se hai un’azienda in crisi e tra i debiti figura anche Blue Factor (magari per un fido bancario ceduto), la composizione negoziata può aiutarti a congelare le azioni individuali e cercare un accordo complessivo . Può concludersi con un concordato semplificato in tribunale per “tirare una riga” sui debiti non accordati .
In conclusione su questo punto: le procedure di sovraindebitamento sono complesse ma potenti. Non vanno intraprese alla leggera (implicano l’intervento del tribunale, costi e tempi), ma possono risolvere in modo definitivo situazioni di indebitamento cronico, bloccando pignoramenti e riducendo drasticamente quanto dovuto. L’Avv. Monardo, essendo Gestore OCC e professionista esperto in crisi da sovraindebitamento, può valutare con te se questa via sia percorribile e conveniente nel tuo caso.
Procedura passo-passo dopo la notifica della lettera
Ricevere una lettera di Blue Factor può spiazzare, ma è importante agire in modo metodico. Ecco i passi essenziali da compiere, nell’ordine, per verificare la legittimità della richiesta e attivare le difese appropriate:
1. Verificare attentamente data e contenuto della lettera
- Data di ricezione: annota il giorno in cui hai ricevuto la comunicazione. Se è arrivata via PEC, fa fede la data di consegna nella tua casella PEC (corrispondente alla ricevuta di avvenuta consegna). Se è arrivata come raccomandata A/R, controlla la data riportata sull’avviso di ricevimento (cartolina verde) che hai firmato. Questa data è cruciale per calcolare eventuali termini (ad es. per un’eventuale opposizione se fosse un atto giudiziario, o per capire se l’atto interruttivo interrompe la prescrizione in tempo). Se la lettera è arrivata con posta ordinaria, sappi che non ha valore legale certo: spesso le società di recupero mandano una prima lettera semplice e poi magari una raccomandata successiva; la data di una semplice lettera non documentata non conta giuridicamente, ma segnatela comunque per scrupolo.
- Identità del mittente: assicurati che la comunicazione provenga davvero da Blue Factor S.p.A.. Verifica il logo, l’intestazione, l’eventuale firma. Blue Factor potrebbe agire tramite società di recupero partner o servicer (ad esempio talvolta compaiono nomi di società incaricate da Blue Factor). Controlla se è Blue Factor diretta o un suo legale (studio legale) a firmare. La lettera dovrebbe contenere riferimenti come un numero di pratica o codice cliente, il nome del creditore originario (es. la banca X da cui è nato il debito) e l’importo richiesto (capitale, interessi, spese).
- Tipo di lettera: individua la natura esatta del contenuto. Può essere un semplice “sollecito bonario”, oppure una messa in mora formale (diffida ad adempiere entro tot giorni), o persino un atto più formale come un preavviso di azione legale. Questa distinzione è vitale: una lettera dal tono generico di sollecito potrebbe non avere efficacia interruttiva della prescrizione, mentre una diffida formale sì . Di solito, se nella lettera c’è scritto qualcosa tipo “ai sensi e per gli effetti dell’art. 1219 c.c. vi intimiamo il pagamento entro 15 giorni”, allora è una costituzione in mora formale. Se invece è più generica (“La invitiamo a contattarci per regolarizzare…”), potrebbe non essere sufficiente a costituirti in mora. Nota bene: se non c’è una chiara intimazione o se la lettera è arrivata con posta ordinaria, potrebbe non interrompere la prescrizione . Inoltre, se la lettera menziona possibili pignoramenti o ipoteche, verifica se allegano o citano un titolo esecutivo (es. “in forza del decreto ingiuntivo n… emesso dal Tribunale…”). Se non c’è alcun riferimento a un titolo del genere, quelle minacce sono prematuri e, come detto, prive di immediata efficacia.
- Documenti allegati: controlla se la lettera include documenti giustificativi. Ad esempio, Blue Factor potrebbe allegare copia dell’avviso di cessione pubblicato in Gazzetta Ufficiale, oppure un estratto del contratto di cessione con l’elenco dei crediti. Se il debito originario era una cartella esattoriale, potrebbero allegare copia della cartella. Oppure un estratto conto delle rate scadute e del calcolo di quanto devi. Spesso, però, queste lettere non allegano nulla di sostanziale, limitandosi a chiedere soldi. È tuo diritto in tal caso richiedere formalmente la documentazione (passo successivo). Ma intanto prendi nota: se mancano i documenti essenziali (copia contratto originario, estratto conto, avviso G.U.), è un segnale che Blue Factor potrebbe non avere immediatamente tutte le carte in regola.
2. Richiedere prova dell’esistenza e titolarità del credito
Dopo aver letto la lettera, prima di pagare qualsiasi somma, conviene chiedere a Blue Factor di provare ciò che chiede. È un tuo diritto di debitore ricevere le informazioni sul credito e verificarne la legittimità. Pertanto, è buona prassi inviare subito una risposta scritta – preferibilmente tramite PEC (all’indirizzo PEC di Blue Factor, ad esempio bluefactor@legalmail.it) oppure tramite raccomandata A/R – in cui:
- Contesti l’inclusione del tuo credito nella cessione: dichiara di non riconoscere il debito come dovuto a Blue Factor fintanto che non venga dimostrato con documenti adeguati che esso è stato ceduto validamente e che l’importo è corretto.
- Richiedi espressamente una serie di documenti chiave. In particolare, puoi chiedere:
- Contratto di cessione o estratto da cui risulti che il tuo credito (indicare magari numero pratica, intestatario, importo) è compreso nel portafoglio acquistato da Blue Factor . In alternativa, l’avviso di pubblicazione in Gazzetta Ufficiale con gli estremi (data e numero G.U.) e la parte in cui descrive i crediti ceduti.
- Documento di comunicazione della cessione inviato dal cedente: se la banca originaria ti aveva comunicato la cessione a Blue Factor, chiedine copia (spesso non l’hanno mai inviata…).
- Contratto originario del finanziamento o della carta di credito, o estratto di conto corrente, ecc., in modo da verificare la natura del rapporto e controllare l’eventuale applicazione di interessi (talvolta usurari) o altri vizi .
- Estratto conto cronologico della posizione: un dettaglio del saldo residuo richiesto, con separazione tra capitale, interessi (moratori o corrispettivi) e spese aggiunte. Chiarire se ci sono penali contrattuali, spese legali, ecc. .
- Eventuali atti interruttivi o solleciti precedenti: chiedi di sapere se e quando sarebbero stati inviati atti di messa in mora in passato, per valutare la prescrizione.
Questa richiesta scritta, ben formulata, ha diversi effetti positivi: – Intanto, cristallizza la tua posizione: stai dicendo “non pago finché non vedo prove”. Non sei silente, quindi Blue Factor sa che non sei un debitore sprovveduto. – Costituisce un elemento di difesa: se poi Blue Factor agisse in giudizio, potrai dimostrare che avevi chiesto i documenti e loro non hanno risposto adeguatamente, rafforzando la tua posizione in tribunale. – Se Blue Factor ignora o ritarda nel fornire questi documenti, spesso è indice che forse non li ha immediatamente disponibili – il che per te è un vantaggio tattico (in un eventuale giudizio potrebbero faticare a provare il credito). – La Cassazione ha affermato che di fronte a una contestazione specifica del debitore, il cessionario deve fornire la prova documentale dell’inclusione del credito . Dunque stai seguendo ciò che la giurisprudenza ritiene corretto: chiedere conto e ragione.
Ricorda di inviare questa richiesta con un tono formale e specifico. Evita frasi aggressive o inutili; limita a dire che “Con riferimento alla Vs comunicazione del … relativa alla posizione n… contesto sin d’ora la sussistenza ed esigibilità del credito asserito. Ai sensi degli artt. 1264 c.c., 119 TUB e normativa vigente, Vi invito a trasmettere entro 30 giorni copia della documentazione comprovante la Vostra legittimazione e la quantificazione del credito, in particolare: (elenco dei documenti richiesti). Nel frattempo, ogni Vostra iniziativa esecutiva sarà considerata prematura e contestata”. Così facendo, ti poni in modo fermo e metti Blue Factor sulla difensiva.
3. Verificare la prescrizione del credito
Parallelamente alla richiesta documentale, tu stesso dovresti analizzare il profilo temporale del debito per vedere se è prescritto, o in parte prescritto. Ecco come procedere:
- Identifica la natura del debito: è un mutuo? un prestito personale? uno scoperto di conto? una carta di credito? un finanziamento auto? Oppure un debito di natura fiscale (es. una cartella per tasse)? A seconda del tipo, saprai quale termine prescrizionale si applica (come visto sopra: 10 anni per il capitale di finanziamenti, 5 anni per rate e interessi; per tributi varia, ma molti 5 anni) . Ad esempio, se è una carta di credito revolving non pagata: le rate mensili scadute da oltre 5 anni non sono esigibili; se è un conto corrente andato in sofferenza nel 2015, dopo 10 anni (2025) sarebbe prescritto tutto salvo interruzioni.
- Ricostruisci la cronologia di eventuali atti o contatti: cerca tra le tue carte se avevi ricevuto in passato lettere dalla banca originaria o da altre società di recupero. Spesso i crediti NPL passano di mano più volte: magari prima di Blue Factor c’era stata un’altra società (es. una lettera di una certa “XYZ Recuperi” nel 2018). Ogni atto formale ricevuto (raccomandata, PEC, atto giudiziario) interrompe e fa ripartire da zero la prescrizione . Quindi annota l’ultima data certa di un atto di messa in mora o simile. Se invece non ricordi di aver mai ricevuto nulla dal creditore per, poniamo, 6-7 anni, è probabile che la prescrizione sia maturata silenziosamente. Tieni conto però che alcune interruzioni possono essere nascoste: ad esempio, una raccomandata inviata al tuo indirizzo vecchio ma tornata indietro comunque interrompe (se era l’indirizzo ufficiale risultante, secondo un certo orientamento giurisprudenziale, pur se non l’hai materialmente vista, anche se su questo ci sono dibattiti). In ogni caso, fai del tuo meglio per capire l’ultima azione.
- Verifica le notifiche: se hai ricevuto atti importanti (come decreti ingiuntivi, precetti, cartelle esattoriali), controlla che fossero notificati correttamente. Una notifica viziata potrebbe non aver interrotto la prescrizione. Ad esempio: ti hanno inviato un atto via PEC ma non da un indirizzo PEC registrato? Oppure una raccomandata senza la tua firma di ritiro (magari consegnata a un familiare che non ti ha avvisato)? O un atto giudiziario affisso all’albo senza ulteriore comunicazione? Tutti questi casi possono rendere nulla la notifica . Se una notifica è nulla, l’atto non produce effetti, e quindi la prescrizione potrebbe non essere stata interrotta validamente. Ad esempio, se Blue Factor sostiene di averti inviato una raccomandata nel 2020 ma tu non l’hai mai vista e loro non hanno la ricevuta firmata da te, potrài contestare che quell’atto non vale.
- Calcola il termine: una volta individuato l’ultimo (o unico) atto interruttivo valido, calcola 5 o 10 anni da quella data (a seconda del tipo di prestazione). Se quel periodo è trascorso senza altri atti, la prescrizione è maturata. Ad esempio, se l’ultimo sollecito raccomandato risale a marzo 2016, a marzo 2021 è scaduto il quinquennio; se Blue Factor ti scrive nel 2022, sei oltre i 5 anni, quindi eccepisci prescrizione. Se parliamo di un decreto ingiuntivo non eseguito: i decreti ingiuntivi passati in giudicato hanno efficacia di titolo per 10 anni, ma vanno rinnovati se passano i 10 anni (prescrizione dei titoli giudiziali). Quindi anche un decreto del 2012 non eseguito entro il 2022 è prescritto come titolo.
- Debiti tributari: se la lettera riguarda tributi (es. Blue Factor che sollecita per conto di Comune o Agenzia Entrate), considera che dopo la notifica della cartella i tributi si prescrivono spesso in 5 anni (IVA, IMU, bollo auto) o 10 anni (IRPEF). Se hai una cartella IRPEF del 2014 e nessuno l’ha mai più sollecitata, nel 2024 sarebbe prescritta. Per le multe stradali: 5 anni dalla notifica del ruolo.
Dopo questa analisi, se risulta che la prescrizione è maturata o anche solo parzialmente maturata (ad esempio il debito è del 2015, ultima raccomandata nel 2016, quindi nel 2021 le rate antecedenti 2016 sono prescritte), mettilo per iscritto. Nella lettera di cui al punto 2, puoi già scrivere: “Si evidenzia che, dai riscontri in ns possesso, il presunto credito risulta estinto per prescrizione ai sensi degli artt. 2934 e seg. c.c., essendo decorso il termine di legge dall’ultimo atto interruttivo noto”. Questo prepara il terreno per, se necessario, ribadire tale eccezione in giudizio. Ricorda: la prescrizione è una tua eccezione, va sollevata attivamente da te, altrimenti non opera.
4. Controllare l’esistenza di un titolo esecutivo
Come già accennato, Blue Factor per poter agire esecutivamente deve avere un titolo esecutivo. Spesso, quando il debito è ceduto, non c’è ancora nessun titolo: c’è solo il contratto originale col debitore. Blue Factor dovrebbe quindi, in caso di mancato pagamento spontaneo, procurarsi un titolo (tipicamente col decreto ingiuntivo). Ci sono però situazioni in cui un titolo potrebbe già esistere:
- Decreto ingiuntivo già ottenuto dal creditore originario: a volte la banca originaria potrebbe aver ottenuto un decreto ingiuntivo contro di te (magari in contumacia se non ne eri a conoscenza) e poi aver ceduto quel credito già ingiunto a Blue Factor. In tal caso Blue Factor eredita anche il titolo esecutivo. Se il decreto è recente (meno di 10 anni) è valido e possono basarsi su quello. Controlla quindi se ricordi di aver ricevuto atti giudiziari in passato.
- Precetto già notificato: improbabile senza tuo sapervi, ma se una finanziaria aveva già avviato un pignoramento poi magari sospeso, e Blue Factor ne ha preso il posto.
- Contratti con formula esecutiva: alcuni contratti bancari (es. mutui fondiari) sono titoli esecutivi di per sé ex lege, una volta dichiarati scaduti. Quindi Blue Factor se acquista un mutuo fondiario, potrebbe direttamente notificare precetto basandosi sul contratto di mutuo (che deve essere munito di formula esecutiva dall’ufficio). Questo è un dettaglio tecnico: se il tuo debito deriva da mutuo fondiario non pagato, attenzione che non serve decreto ingiuntivo, possono usare il contratto (ma devono comunque notificarti precetto e attendere 10 giorni prima di pignorare).
- Cartella esattoriale: se il debito è tributario, la cartella di pagamento è già un titolo esecutivo. Blue Factor come mandataria può notificare un avviso di intimazione e poi pignorare. Verifica se in lettera c’è riferimento a cartelle.
Quindi, in pratica, se non risultano titoli, la lettera di Blue Factor è solo un sollecito preliminare. Tu in risposta puoi chiarire: “Non mi risulta alcun titolo esecutivo a fondamento della Vs richiesta; eventuali minacce di azioni esecutive sono pertanto prive di efficacia senza le dovute procedure di legge”. Questo li mette in guardia che sai come stanno le cose.
5. Valutare un’eventuale adesione a definizioni agevolate o sanatorie fiscali
Se dal passo 1 scopri che il debito riguarda tributi o contributi previdenziali (ad esempio Blue Factor ti cita numero cartella Equitalia XY, o è un credito INPS ceduto), allora considera le opportunità offerte dalla legge per chiudere quei debiti con agevolazioni:
- Verifica se il tuo debito rientra tra quelli ammessi alla rottamazione-quinquies 2026 (carichi 2000-2023). Se sì e se conviene, potresti presentare la domanda entro il termine. Questo di solito implica aspettare che l’Agente della Riscossione invii poi il conteggio e pagare la prima rata/l’unica soluzione. Durante quel periodo, la lettera di Blue Factor perderebbe di significato perché la legge sospende la riscossione una volta che aderisci . Informati sui dettagli aggiornati sul sito dell’Agenzia Entrate-Riscossione (AER) che pubblica modulistica e risposte alle FAQ. Nella tua risposta a Blue Factor, potresti anche dire: “Il carico cui vi riferite sembra rientrare nella definizione agevolata ex L. di Bilancio 2026; ho intenzione di aderire e vi invito a soprassedere da azioni esecutive, essendo prevista la sospensione ex lege con la presentazione della domanda”.
- Se l’importo è basso (sotto 1000€) e l’anno di riferimento è entro 2015, richiama il fatto che probabilmente è già stato stralciato (o quantomeno gli interessi/sanzioni sì). Chiedi conferma: “Vi segnalo che l’importo rientra nella fattispecie di cui all’art. 4 DL 41/2021 conv. L.69/2021 e art. 1 c.222 L.197/2022 (stralcio mini-debiti): vogliate verificare l’effettiva debenza del capitale residuo ed eliminare ogni voce non più dovuta per legge.” Questo li costringe a fare i compiti a casa.
In sostanza, non ignorare le possibili “vie di uscita” offerte dalle normative fiscali, perché a volte sono molto vantaggiose. Anche se Blue Factor vuole il 100%, potresti chiudere col Fisco pagando solo il 20% o 50%… vale la pena esplorare.
6. Considerare la trattativa di saldo e stralcio o le procedure di sovraindebitamento
Dopo aver fatto tutte le verifiche e attivato le eventuali difese, devi scegliere quale strategia finale adottare per risolvere la vicenda. Le strade possibili sono due: o combattere la richiesta (se hai solidi motivi per farlo, es. prescrizione, mancanza di prova) oppure trattare una soluzione transattiva se il debito è dovuto ma vuoi chiuderlo a condizioni migliori. Queste opzioni non si escludono a vicenda: spesso si inizia contestando (per prendere tempo e posizionarsi meglio) e poi si finisce a trattare uno sconto. Ecco cosa valutare:
- Saldo e stralcio negoziato con Blue Factor: È assolutamente possibile e comune. Blue Factor, come altre società di recupero, acquista i crediti a prezzi molto ridotti rispetto al valore nominale . Significa che se hai un debito di 10.000 €, loro magari l’hanno pagato 1.000 o 2.000 € alla banca cedente. Questo apre margini per accordi. Di solito, più il debito è “deteriorato” (vecchio, incerto, con difficoltà di recupero) e più sconto riesci ad ottenere. Se ad esempio il debito è prescritto o quasi, non stupisce riuscire a chiudere con un 20% o 30% del totale in un’unica soluzione . Se invece il debito è fresco e con garanzie, lo sconto sarà minore. Per negoziare efficacemente:
- Presenta la tua situazione economica: dimostra che hai limitata capacità di pagamento (ad esempio allegando un ISEE molto basso, o buste paga modeste, o spese mediche, etc.). Più risulti “in difficoltà”, più Blue Factor potrebbe accontentarsi di poco, temendo altrimenti di non recuperare nulla.
- Fai una proposta concreta e sostenibile: ad esempio “posso pagare 5.000€ a saldo di un debito di 20.000€ in un’unica soluzione entro 30 giorni” oppure “posso pagare 8.000€ in 10 rate mensili”. Una somma immediata in unica soluzione di solito ottiene sconti maggiori rispetto a rate dilazionate.
- Ottieni tutto per iscritto: fondamentale, l’accordo di saldo e stralcio va formalizzato in una scrittura firmata da Blue Factor in cui si dice che a fronte del pagamento di X euro entro tale data, il debito si intenderà integralmente estinto e null’altro sarà dovuto, con rinuncia alle pretese residue. E fatti dare una quietanza liberatoria scritta dopo che paghi, attestante “pagato a saldo e stralcio”. Mai pagare neanche 1 euro senza un accordo scritto ben chiaro , perché un pagamento non formalizzato potrebbe essere interpretato come riconoscimento del debito e quindi interrompere la prescrizione senza chiudere la posizione .
- Nella trattativa, puoi ispirarti – come detto – ai parametri del Saldo e Stralcio fiscale 2019: ad es. se hai ISEE 15.000, offrire il 35% (che era la percentuale per quella fascia) . Non è un obbligo, ma dà una parvenza di oggettività alla tua offerta (“lo Stato stesso per chi ha ISEE come il mio accontentava del 35%, perché voi no?”).
- Se la prima linea di contatto è un call center, meglio spostare la comunicazione su PEC/email per avere traccia. Spesso propongono accordi al telefono ma poi non li mettono subito per iscritto: insisti per uno scambio scritto.
- Procedure di sovraindebitamento (Legge 3/2012, D.Lgs. 14/2019): Se ti rendi conto che Blue Factor è solo uno dei tanti creditori che ti assillano, e complessivamente il tuo debito supera di gran lunga la tua capacità di rimborso, considera di rivolgerti a un OCC e valutare un piano del consumatore o un accordo in bianco. Queste procedure possono portare a stralci anche drastici (a volte i creditori ricevono il 10% o meno) ma richiedono l’assistenza di professionisti specializzati. Vantaggio: una volta presentata la domanda in tribunale, tutti i creditori vengono bloccati (nessuno può pignorarti nel frattempo) e alla fine hai una decisione del giudice che impone la riduzione dei debiti a tutti. L’Avv. Monardo, essendo Gestore della Crisi, può farti una pre-valutazione gratuita sulla fattibilità di un piano.
- Composizione negoziata per imprese: Se il debitore è un’azienda o un professionista con dimensioni un po’ maggiori e mira a ristrutturare i debiti in via stragiudiziale, la composizione negoziata potrebbe offrire strumenti (come protezione temporanea dai creditori e la possibilità di accordi che poi diventano esecutivi). Non è molto utilizzata con creditori come Blue Factor (che di solito preferisce un incasso rapido), ma può tornare utile se l’esposizione rientra in un contesto aziendale più ampio.
In conclusione di questa procedura step-by-step: non esiste un’unica via giusta per tutti. L’importante è: – Non pagare subito senza verifiche. – Attivarsi prontamente con contestazioni e richieste. – Valutare con mente lucida le opzioni: se hai ottime ragioni legali, difenditi; se il debito è dovuto ma non hai soldi, punta a ridurlo tramite saldo e stralcio o procedure di legge. – Sempre mantenere evidenza scritta di ogni cosa (raccomandate, PEC, accordi firmati).
Ricorda: in caso di dubbi, consultare un avvocato esperto in materia è l’investimento migliore per evitare di commettere errori irreparabili. Molti studi, come quello dell’Avv. Monardo, offrono una prima consulenza a costo contenuto o gratuita, e poi tarano l’assistenza in base alla complessità (anche prevedendo pagamento a risultato in certi casi). Non sei da solo in questo percorso.
Difese e strategie legali
Oltre alle verifiche e ai passi preliminari descritti, è utile conoscere le specifiche strategie legali che si possono mettere in campo per difendersi da una richiesta di Blue Factor o comunque ridurre l’importo richiesto. Esponiamo qui le principali eccezioni e azioni difensive, con qualche indicazione pratica su come attivarle.
Eccezione di difetto di prova della cessione del credito
Cosa significa: è la difesa basata sul concetto “Blue Factor non ha dimostrato di essere il mio creditore”. Si solleva quando Blue Factor (o chi per essa in giudizio) non produce documenti sufficienti a provare di aver effettivamente acquistato proprio il tuo credito.
Quando usarla: se Blue Factor ti fa causa (ad esempio con un decreto ingiuntivo) e allega solo l’avviso di cessione generico o poco altro, senza il dettaglio del tuo nominativo, tu nel fare opposizione contesti la legittimazione attiva. Cioè dici al giudice: “questa società non ha provato di avere il diritto sul mio credito, dunque la sua domanda va rigettata”. La Cassazione – come già visto – ti dà ragione in linea di principio: il nuovo creditore deve provare l’inclusione del credito ceduto . Senza quella prova, la domanda va respinta. Quindi è un’eccezione forte.
Come procedere: – In sede stragiudiziale: nella tua lettera di risposta iniziale (passo 2 della procedura) l’hai già fatto, contestando e chiedendo documenti. Se Blue Factor non risponde con documenti convincenti, rimani su questa posizione. – Opposizione a decreto ingiuntivo: se ricevi un d.i., devi entro 40 giorni depositare in tribunale un’opposizione (con l’assistenza di un avvocato, necessario). Nell’atto di citazione in opposizione, una delle difese sarà proprio: “manca la prova della titolarità del credito in capo a Blue Factor, la quale ha prodotto solo X e Y ma non il contratto di cessione né un estratto da cui risulti il nominativo del debitore; pertanto il decreto è stato emesso inaudita altera parte senza sufficiente fondamento probatorio e va revocato” . – Domanda riconvenzionale di accertamento negativo: volendo, potresti anche agire tu per primo contro Blue Factor (se magari ti tormentano con minacce) con un’azione di accertamento negativo del debito, chiedendo al giudice di dichiarare che tu non devi nulla perché quel credito non è mai stato provato come di Blue Factor. È un’azione meno frequente perché solitamente si aspetta che sia il creditore a muoversi, ma è fattibile.
Esito sperato: se il giudice concorda che Blue Factor non ha portato prove sufficienti, la sua richiesta verrà rigettata o il decreto ingiuntivo revocato. Ciò significa che, dal punto di vista legale, Blue Factor perde e dovrà anche pagare le spese legali. Ovviamente, nulla vieta che trovino poi i documenti e riprovino, ma spesso quando perdono una causa per difetto di prova su un credito modesto, non insistono oltre.
Nota: qualora Blue Factor presenti poi i documenti (es. in ritardo, in appello, etc.), la battaglia si sposta sul merito e sulle altre eccezioni (prescrizione, importo, ecc.). Ma intanto hai guadagnato tempo e spesso una posizione di vantaggio.
Eccezione di prescrizione del debito
Cosa significa: è l’eccezione per cui affermi che il diritto di credito di Blue Factor si è estinto per decorso del tempo (prescrizione estintiva) e quindi nulla è più dovuto.
Quando usarla: sempre, se ne ricorrono i presupposti. La prescrizione, come detto, non viene mai applicata automaticamente, quindi è tuo onere sollevarla. La puoi sollevare in sede giudiziale (in un’opposizione, in una comparsa di risposta) ma puoi e dovresti anche farlo appena possibile in via stragiudiziale (nella lettera di contestazione inviata a Blue Factor). Farlo presto serve a “mettere le mani avanti” e far capire alla controparte che non potranno contare sull’inerzia.
Come procedere: – Lettera a Blue Factor: scrivi chiaramente “Eccepisce sin d’ora l’intervenuta prescrizione del credito ai sensi dell’art… c.c., essendo decorso il termine di legge” e magari specifica ultimo atto noto e data. – In causa/opposizione: dettagliatamente, elenca date e fatti: ultimo pagamento fatto il…, ultime lettere ricevute il…, quindi trascorsi X anni, ergo prescrizione. Fornisci al giudice la cronologia e la norma applicabile (5 o 10 anni) . Ad esempio: “Il credito per le rate anteriori al 2017 è prescritto per decorso del termine quinquennale ex art. 2948 c.c., non risultando atti interruttivi tra il … e il …; inoltre è prescritto l’intero credito ex art. 2946 c.c. essendo trascorsi oltre 10 anni dalla scadenza contrattuale (o dalla decadenza del beneficio del termine avvenuta il …)” ecc. – Prove: la cosa bella della prescrizione è che basta il decorso del tempo, non devi dimostrare altro. Però per convincere il giudice, è utile allegare copia di eventuali vecchie lettere con date (se ne hai), o comunque insistente sul fatto che Blue Factor non può provarne di inviate entro il termine. Esempio: se sostieni che dal 2015 al 2022 non ti arrivò nulla, Blue Factor se volesse confutare dovrebbe esibire qualche raccomandata spedita tra quelle date. Se non lo fa, il giudice ti crede.
Attenzione: c’è un caso insidioso – se tu in passato hai riconosciuto il debito, magari proponendo una rateizzazione, firmando un piano di rientro o anche solo versando una piccola somma a titolo di acconto: quello è riconoscimento del debito ex art. 2944 c.c. e azzera la prescrizione ripartendo da capo dal giorno del pagamento o della promessa . Quindi non si può dire “prescritto” se ad esempio 3 anni fa hai pagato 50 € a Blue Factor come acconto. Quello atto vale come interruttivo e anzi fa rivivere anche gli eventuali arretrati prescritti (attenzione: secondo Cassazione, il riconoscimento fa salvo solo il futuro, non fa rivivere le rate già prescritte , ma è un tema tecnico). In generale, se hai fatto un pagamento, la prescrizione decorre da lì di nuovo. Quindi occhio agli acconti dati senza una liberatoria: oltre a non aver risolto nulla, hai ridato fiato al creditore.
Esito sperato: se il giudice accerta che il diritto di Blue Factor è prescritto, la domanda viene rigettata nel merito, cioè definitivamente chiusa: res iudicata. Non dovrai pagare e avrai anche spese a tuo favore. Blue Factor non può più rifare causa neanche presentando nuovi documenti, perché la prescrizione estingue proprio il diritto. È quindi la vittoria più netta.
Eccezione di nullità o usurarietà del contratto di finanziamento
Cosa significa: qui la difesa attacca non la cessione o il tempo, ma proprio le clausole del contratto originale da cui nasce il debito. Se ad esempio il debito viene da un contratto di prestito con tassi usurari o da un conto con anatocismo, potresti eccepire che quel contratto è in parte nullo e che in realtà tu non devi tutti quegli interessi illegittimi.
Quando usarla: se hai conoscenze (o fai analizzare il contratto da un esperto) e trovi irregolarità bancarie: tassi oltre soglia usura, TAEG non corretto, clausole contrattuali non trasparenti, anatocismo (interessi su interessi) vietato, spese non pattuite ecc. Questa è materia tipicamente da CTU bancarie in tribunale, ma vale la pena considerarla se l’importo degli interessi è rilevante. Molte cause su carte revolving o cessioni del quinto si difendono così.
Esempio tipico: Blue Factor chiede 10.000 € per una vecchia carta di credito. Tu verifichi che il tasso effettivo applicato (tra interessi e commissioni) superava la soglia di usura all’epoca. Allora in opposizione dirai: “il contratto di finanziamento è affetto da nullità parziale per violazione della legge antiusura (L. 108/1996), pertanto nessun interesse è dovuto e i pagamenti già effettuati vanno imputati a capitale; residua solo X capitale”. Magari salta fuori che hai già pagato più del capitale ottenuto, quindi non devi più nulla e anzi chiedi il riconoscimento di indebito.
Come procedere: dovresti ottenere copia del contratto originario e del piano di ammortamento o estratto conto completo. A volte Blue Factor non li allega spontaneamente, ma se fai causa li puoi ottenere in discovery. Poi spesso serve un consulente tecnico per calcoli. Non è una difesa semplice fai-da-te, serve avvocato specializzato. Ma tienila presente: contestare interessi usurari o anatocistici mette molta pressione, perché in giudizio potrebbe emergere che Blue Factor sta chiedendo importi non dovuti. Già solo sollevare la questione potrebbe indurli a cercare un accordo più favorevole per evitare la causa.
Nota: in passato, alcuni hanno fatto cause temerarie su questo (talvolta senza fondamento) solo per prendere tempo. Non consigliamo pretesti, ma se c’è davvero qualcosa di scorretto nei conti, è giusto farlo valere.
Opposizione a cartella di pagamento (in caso di debito tributario)
Se la lettera di Blue Factor riguarda un debito fiscale per cui esiste già una cartella esattoriale a tuo carico, la difesa passa anche attraverso gli strumenti propri del diritto tributario:
- Ricorso al giudice tributario: una cartella esattoriale va impugnata entro 60 giorni dalla notifica (termine ordinario, ora uniformato dall’art. 67 D.Lgs. 175/2024 a 60 giorni) . Se Blue Factor ti scrive facendoti scoprire l’esistenza di una cartella che magari ignoravi, potrebbe essere troppo tardi per impugnarla (se sono passati più di 60 gg). Tuttavia, c’è un punto: se la cartella non ti è stata notificata regolarmente, puoi impugnare il primo atto successivo (es. l’intimazione di pagamento) per far valere vizi della cartella stessa . Dunque, se ricevi un sollecito Blue Factor che di fatto equivale a un “avviso di intimazione” (art. 50 DPR 602/73) ad esempio, potresti fare ricorso eccependo che la cartella originaria è nulla o prescritta.
- Nel ricorso tributario, le eccezioni possibili includono:
- Nullità della notifica della cartella o dell’intimazione (mancata notifica, notifica a indirizzo errato, vizi formali) .
- Prescrizione del tributo (es. cartella notificata anni fa, nessun atto nel frattempo, termine decorso).
- Vizi di motivazione: cartella priva della spiegazione di come sono calcolati gli interessi (ad esempio Cass. SU 22281/2022 ha detto che serve motivare gli interessi se richiesti per la prima volta).
- Violazioni di norme specifiche: ad esempio chiedere importi non dovuti (sanzioni su sanzioni, more eccessive, ecc.), iscrizione di ipoteca o fermo amministrativo illegittimi (il codice della strada vieta fermi se debito < 1000€, e la legge vieta ipoteche su prima casa per debiti Equitalia < 20.000€ ecc.) .
- Anche nel tributario puoi chiedere sospensione al giudice (se c’è pericolo, ma qui di solito c’è tempo).
Se Blue Factor è solo mandataria di AER, potresti anche rivolgerti direttamente ad AER con un’istanza di autotutela (soprattutto se c’è chiaro errore, tipo hai pagato e risulta non pagato).
In sostanza, se c’è di mezzo una cartella, la partita è più complicata perché entri nel mondo delle Commissioni Tributarie (oggi Corti di Giustizia Tributaria) con relative regole. Serve un tributarista spesso. Ma sappi che esistono tutele anche lì, e Blue Factor non può fare il bello e cattivo tempo solo perché tu non sai queste cose.
Sospensione delle azioni esecutive
Se Blue Factor (o chi per essa) dovesse iniziare un’azione esecutiva (pignoramento, ipoteca, fermo amministrativo), hai la possibilità di chiedere al giudice una sospensione in via d’urgenza, purché tu parallelamente avvii l’opposizione di merito:
- Opposizione all’esecuzione ex art. 615 c.p.c.: la si propone se contesti proprio il diritto di procedere ad esecuzione (es. perché hai pagato, o perché il titolo è invalido, o prescritto). Ad esempio: Blue Factor riesce (ipotizziamo) ad ottenere un decreto ingiuntivo e, magari per un tuo mancato controllo, quel decreto diventa definitivo e ti notificano un precetto e poi un pignoramento dello stipendio. Anche se ormai il titolo c’è, tu puoi opporre l’esecuzione sostenendo per esempio che il decreto è stato notificato a un indirizzo sbagliato (quindi inesistente per te, e chiederne la nullità) oppure che il debito era già estinto (magari per prescrizione maturata prima del decreto, che purtroppo non hai eccepito in tempo, ma potresti riproporre come eccezione di merito nell’opposizione tardiva se il caso lo consente). Sono situazioni delicate ma possibili.
- Opposizione agli atti esecutivi ex art. 617 c.p.c.: se non contesti il diritto di esecuzione ma il modo (vizi formali del precetto o del pignoramento).
- Sospensione in tribunale civile: in entrambi i casi, puoi chiedere al giudice dell’esecuzione di sospendere il processo esecutivo se c’è un fumus (cioè sembra che hai ragione) e un periculum (danno grave se prosegue, ovvio nel pignoramento) . Ad esempio se dimostri che l’ipoteca iscritta è palesemente illegittima, il GE la sospende.
- Sospensione in ambito tributario: se il pignoramento lo fa AER, puoi chiedere alla Corte Tributaria la sospensione dell’atto impugnato (cartella, intimazione) a certe condizioni (pericolo di danno grave) e spesso fornendo una garanzia (fideiussione) se richiesto .
L’esperienza pratica mostra che ottenere sospensioni prima che il danno avvenga è possibile, ma occorre essere tempestivi e ben documentati. Un legale sa presentare l’istanza nel modo giusto. Se temi un’azione (ad esempio hai saputo di udienza di pignoramento o hai visto un’ipoteca su catasto), muoviti subito.
Transazione stragiudiziale e accordo a saldo e stralcio
Ne abbiamo già parlato come opzione (punto 6 del procedura passo-passo), qui ribadiamo in ottica di strategia:
Cos’è: È un accordo privato tra te e Blue Factor per chiudere il debito in via bonaria, di solito con una riduzione dell’importo o condizioni di pagamento agevolate.
Elementi tipici di una transazione con società di recupero crediti: – Sconto sul capitale: ad es. paghi il 30% o il 50% del dovuto e il resto è condonato . – Pagamento in unica soluzione o poche rate: più è immediato, più sconto hai. Se rate, di solito brevi (3-6-12 mesi), e spesso senza interessi aggiuntivi . – Cancellazione delle segnalazioni pregiudizievoli: se eri segnalato in CRIF (cattivo pagatore) o c’era un’ipoteca o fermo, l’accordo prevede che dopo il saldo Blue Factor faccia cancellare queste iscrizioni . – Clausola di riservatezza: a volte chiedono di non divulgare l’accordo (soprattutto se fanno sconto grosso, per non fare “precedente”). – Rinuncia ad azioni legali reciproche: tu rinunci a contestazioni, loro rinunciano a procedere oltre.
Come condurla: se non ti senti sicuro, delega la trattativa a un avvocato. L’Avv. Monardo ad esempio spesso ottiene sconti migliori perché tratta con i referenti legali di queste società, facendo valere le possibili falle (prescrizione, ecc.). Un avvocato inoltre sa come formalizzare correttamente l’accordo per evitare ambiguità.
Documenti richiesti: come detto, prepara ISEE, documentazione di fragilità economica, ecc., per giustificare una proposta bassa. Se hai già un finanziatore pronto a darti la somma per chiudere (un parente, ecc.), puoi indicarlo: “posso disporre di X euro entro tale data, altrimenti devo andare in procedura concorsuale e probabilmente non avrete nulla”.
Attenzione: un errore grave è versare acconti sperando di convincerli a fermarsi, senza accordo scritto. Non farlo. Ogni euro deve essere versato solo dopo che entrambe le parti hanno firmato l’accordo. Al più, può esserci una “gentlemen’s agreement” di un piccolo acconto per buona fede ma fatelo mettere per iscritto. Ripetiamo: un pagamento isolato e non finalizzato chiaramente può restarti contro (riconosci il debito e poi magari l’accordo salta e hai solo tolto la prescrizione).
Coinvolgimento di un terzo: se il debito è alto e tu in difficoltà, talvolta si può coinvolgere un garante o un parente che paghi la cifra stralciata. Blue Factor non interessa chi paghi, basta incassare.
Quando l’accordo è fatto, pretendi la quietanza liberatoria e conserva tutto. In futuro, se mai qualcun altro spuntasse pretendendo il resto (è raro ma successo in casi di truffe), avrai la prova che quell’obbligazione è stata definita.
Vantaggi di questa strategia: eviti la causa e il suo costo, risolvi in tempi brevi, togli il pensiero, e in molti casi paghi molto meno del dovuto. Svantaggi: paghi comunque qualcosa (se magari avevi chance di vincere 100% in giudizio per prescrizione, lo sconto è un compromesso). Dipende dalla tua propensione al rischio e dalla forza delle tue difese. Molti preferiscono pagare il 20% e finirla lì che stare 3 anni in causa con l’ansia.
Errori comuni da evitare
Quando si ha a che fare con un sollecito di pagamento per vecchi debiti, è facile – per inesperienza o emotività – commettere degli errori che possono compromettere la propria posizione. Ecco i più frequenti, con i nostri consigli per evitarli:
- Pagare subito senza verificare: presi dalla paura per toni minacciosi della lettera (“ultima occasione prima di azioni legali…”), alcuni fanno bonifici immediati o accettano piani di rientro senza controllare nulla. Errore! Potresti pagare somme non dovute (perché il debito è prescritto o gonfiato). Prima di sborsare anche solo 1 euro, analizza la situazione con razionalità o falla analizzare a un esperto. Una volta pagato, difficilmente recuperi indietro i soldi, anche se avresti avuto ragione.
- Ignorare la lettera (o nascondere la testa sotto la sabbia): non rispondere affatto e sperare che “non succeda nulla”. Questo atteggiamento può trasformare un problema risolvibile in un grosso guaio. Se il debito non è chiaramente prescritto al 100%, Blue Factor potrebbe passare alle vie legali. Anche se sei convinto che il debito sia estinto, devi eccepirlo formalmente. Se ignorando la lettera poi ti arriva un decreto ingiuntivo e lo ignori pure (perché non ritiri la posta magari), quello diventa definitivo e poi potresti trovarti il conto pignorato. Quindi: sempre rispondere (con toni appropriati) e se arriva un atto giudiziario, attivarsi subito per difendersi.
- Utilizzare moduli standard trovati online senza personalizzarli: su internet circolano fac-simile di lettere di contestazione, di diffide di prescrizione ecc. Va bene prenderli a riferimento, ma ogni caso ha le sue peculiarità. Non inviare una lettera generica che magari cita leggi a caso: rischi di sembrare poco credibile. Ad esempio, se mandi un modulo che parla di “ai sensi della legge sulla privacy voi non potete contattarmi” (cosa inesatta, il creditore può contattarti per credito certo), perdi autorevolezza. Meglio scrivere due righe semplici ma mirate al tuo caso, magari fatte rivedere da un avvocato. Una contestazione specifica e tecnica è più efficace di un copia-incolla di cui magari non comprendi nemmeno i contenuti.
- Non conservare le comunicazioni: buttar via le lettere o cancellare le email. Gravissimo. Devi fare un dossier. Ogni raccomandata ricevuta, tienila con la busta e la ricevuta di ritorno; ogni PEC salvala in PDF con ricevute di consegna; ogni lettera ordinaria almeno annota data e contenuto. Anche le comunicazioni che invii tu: tieni copie delle PEC inviate, delle ricevute di accettazione e consegna, ecc. Questi documenti potrebbero servirti come prove per dimostrare ad esempio che non hai ricevuto nulla per X anni (se conservi tutto dal 2015 ad oggi e nulla c’è in mezzo, lo provi). Inoltre se poi cambi avvocato o chiedi aiuto a un esperto, avere tutto il carteggio ordinato li aiuta a capire. Organizza un archivio (digitale e cartaceo) delle tue pratiche debitorie.
- Confondere strumenti diversi: a volte si fa confusione tra soluzioni fiscali e private. Ad esempio, c’è chi dice: “Ma posso fare la rottamazione col mio debito con Blue Factor?”. Se il debito non è un carico fiscale affidato all’Agenzia Entrate Riscossione, no, non puoi – la rottamazione riguarda tributi (come spiegato). In quel caso dovrai fare un saldo e stralcio privato. Oppure viceversa c’è chi cerca di fare un saldo e stralcio privato su una cartella esattoriale senza passare dalla legge – anche lì, se l’ente non vuole, devi usare la procedura di legge. Quindi attenzione: rottamazione, saldo e stralcio fiscale, stralcio mini-debiti sono procedure di legge per debiti con Agenzia Riscossione; il saldo e stralcio negoziato invece è un accordo informale per debiti privati (bancari, finanziari, ecc.) . Entrambe sono strade per ridurre il debito, ma appartengono a contesti normativi diversi. Capire la differenza ti fa evitare di chiedere cose sbagliate all’uno o all’altro.
- Farsi intimidire da comportamenti scorretti: alcuni recuperatori esagerano – telefonate continue a casa o sul lavoro, toni minacciosi, divulgazione a terzi del tuo debito (che sarebbe illecito). Se subisci molestie telefoniche ossessive, sappi che la legge (Codice Privacy e codice del consumo) lo vieta: le telefonate di recupero devono rispettare limiti orari e di frequenza, non possono diventare stalking. Puoi intimare loro di comunicare solo per iscritto. Non vergognarti di avere un debito e fatti valere educatamente ma con fermezza. Se scadono nella minaccia (“domani veniamo a casa sua a prendere la tv” – cosa che legalmente non possono fare senza ufficiale giudiziario), prendi nota, orario, nome operatore se si qualifica. Hai il diritto di presentare un esposto alla Polizia Postale o all’Autorità Garante se ci sono abusi. Questo punto per dire: mantieni la calma e non cedere all’emotività anche se cercano di spaventarti. Finché restiamo nell’alveo legale, c’è sempre rimedio.
- Non valutare supporto professionale per “risparmiare”: capiamo la tentazione di non voler spendere soldi in avvocati quando si hanno debiti. Tuttavia, spesso un intervento tempestivo di un professionista fa risparmiare molto di più. Esempio: un avvocato nota subito la prescrizione e fa cadere una richiesta da 10.000€, evitandoti di pagare o magari facendotela chiudere con 500€ transattivi. Oppure, ti evita errori che causano decreti ingiuntivi non opposti in tempo (e lì poi sì che dovrai pagare anche spese). Molti professionisti offrono piani di pagamento dilazionati, alcuni servizi (come lettere di diffida) a costi fissi contenuti. Informati, spiegagli la situazione e chiedi un preventivo: potrebbe sorprenderti sapere che la difesa legale è accessibile e soprattutto è un investimento su somme ben maggiori.
In sintesi: agire con consapevolezza è la chiave. Evitare panico, inerzia e il fai-da-te improvvisato, e invece documentarsi (come stai facendo leggendo questo articolo) e chiedere aiuto dove serve. Così trasformerai la situazione da “mi sento vittima” a “so quali sono i miei diritti e doveri”.
Tabelle riepilogative
Per facilitare la comprensione dei concetti trattati, presentiamo alcune tabelle sintetiche con i dati essenziali da ricordare. Queste tabelle offrono una visione d’insieme di termini, scadenze e differenze tra strumenti, e possono essere consultate velocemente per avere chiarimenti immediati.
Tabella 1 – Termini di prescrizione dei principali debiti
| Tipo di debito | Termine di prescrizione | Riferimenti normativi |
|---|---|---|
| Prestito personale / Finanziamento non garantito (capitale) | 10 anni | Art. 2946 c.c. (prescrizione ordinaria) |
| Rate di mutuo o di finanziamento | 5 anni | Art. 2948 n.4 c.c. (prestazioni periodiche); Cass. 22281/2022, Cass. 34643/2023 (interessi su tributi quinquennali) |
| Scoperto di c/c bancario (saldo negativo) | 10 anni (dal recesso/chiusura) | Art. 2946 c.c. (rapporto di conto come obbligazione unitaria se non movimentato) |
| Carta di credito/revolving (rate mensili) | 5 anni per singole rate; 10 anni per l’intero saldo | Art. 2948 n.4 c.c.; giurisprudenza (rate autonome) |
| Fatture telefoniche/utenze domestiche | 5 anni<sup>*</sup> (ora 2 anni per luce/gas/acqua da 2018 in poi) | Art. 2948 n.4 c.c.; Leggi Bilancio 2018/2019 (utenze) |
| Canoni di locazione (affitto) | 5 anni | Art. 2948 n.3 c.c. (pigioni) |
| Cartella esattoriale – IRPEF, altre imposte erariali | 10 anni dalla notifica | Cass. SS.UU. 23397/2016 (crediti erariali decennali) ; Art. 2946 c.c. |
| Cartella esattoriale – IVA, contributi previdenziali | 5 anni dalla notifica | Art. 3, co. 9, L. 335/1995 (contributi); giurisprudenza su IVA quinquennale |
| Multa codice della strada (dal ruolo) | 5 anni | Art. 209 Codice Strada (rinvio a prescr. breve) |
| Assegno bancario non pagato | 6 mesi (azione di regresso); 10 anni (azione ordinaria) | L. Cambiaria (R.D. 1669/33); art. 2946 c.c. |
| Titolo giudiziale (es: decreto ingiuntivo definitivo) | 10 anni dal passaggio in giudicato | Art. 2953 c.c. (trasformazione in prescrizione lunga) |
<small><sup></sup>Le bollette di energia elettrica, gas, acqua* per uso domestico, dal 2018, hanno prescrizione 2 anni (Delibere ARERA e L. 205/2017) se emesse dopo tale data. Prima restava 5 anni.</small>
Tabella 2 – Rottamazione-quinquies 2026 vs Saldo e Stralcio negoziato
| Caratteristica | Rottamazione-quinquies (2026) | Saldo e stralcio negoziato (privato) |
|---|---|---|
| Tipologia di debito | Carichi affidati all’Agenzia Riscossione (2000–2023) (tributi, contributi) | Debiti ceduti a società (es. Blue Factor) o comunque debiti privati non ammessi a definizioni |
| Chi può aderire | Tutti i contribuenti (persone fisiche e giuridiche) con cartelle incluse nel periodo | Debitore (persona o azienda) su base volontaria; accordo bilaterale con creditore privato |
| Importo da pagare | Solo il capitale + rimborsi spese vive (nessuna sanzione, nessun interesse di mora) | Percentuale negoziata del capitale + eventuali spese concordate (interessi spesso abbonati del tutto) |
| Vantaggi | – Sconto totale su sanzioni e interessi<br>- Niente aggio di riscossione<br>- Nessuna azione esecutiva durante adempimento | – Riduzione del debito secondo accordo (20-50% pagato)<br>- Possibilità di pagare a rate senza interessi <br>- Cancellazione segnalazioni (CRIF, ipoteche) concordata |
| Procedura di adesione | Domanda online sul sito AER entro 30/4/2026; risposta AER con importi; pagamento prima rata 31/7/2026 | Trattativa privata: proposta del debitore, contrattazione, accordo scritto firmato da entrambe le parti, pagamento secondo accordo |
| Rateizzazione | Fino a 54 rate bimestrali (4 anni e 6 mesi) – interessi 3% annuo dal 2026 | Da negoziare; di solito poche rate (entro 12 mesi di solito), spesso senza interessi aggiuntivi |
| Decadenza | Se salti 1 rata (unica soluzione) o 2 rate (in caso di dilazione) perdi i benefici e il debito “resuscita” con sanzioni | Se non rispetti l’accordo, decade e il creditore può agire per l’importo residuo non pagato (magari rivalendosi sul riconoscimento che hai firmato nel contratto) |
| Rinuncia a contenzioso | Devi rinunciare ai ricorsi pendenti sui carichi inclusi | Non necessaria formalmente (se non ci sono cause in corso); se c’è causa si estingue per cessata materia dopo pagamento |
| Normativa di riferimento | L. 197/2025 (Bilancio 2026, commi …) – “Definizione agevolata quinquies” | Artt. 1965 e segg. c.c. (transazione); accordo privato extra-giudiziale |
Tabella 3 – Stralcio automatico mini-debiti (L. 197/2022)
| Caratteristica | Dettaglio |
|---|---|
| Importo residuo condonato | Fino a € 1.000 (importo al 31/10/2022 comprensivo di capitale, interessi, sanzioni) |
| Periodo dei carichi | Dal 2000 al 2015 (affidati all’Agente Riscossione in quel periodo) |
| Debiti verso Stato/enti previdenziali | Annullamento totale (capitale + interessi + sanzioni) al 31/3/2023 |
| Debiti verso enti locali | Annullamento parziale: cancellati interessi e sanzioni, resta dovuto il capitale |
| Tipologie escluse | Multe stradali (solo interessi e maggiorazioni stralciati, ma multa capitale no), aiuti di Stato, debiti per danno erariale (Corte dei Conti), IVA all’importazione, sanzioni penali. |
| Adempimenti | Automatico per Stato/INPS (nessuna domanda richiesta). Enti locali potevano decidere di non applicare; se applicato, automatico su interessi/sanzioni. |
| Riferimento normativo | Art. 1 commi 222-230 L. 197/2022 (Legge Bilancio 2023) |
Queste tabelle forniscono un quadro rapido. Ovviamente ogni voce ha eccezioni e dettagli (che abbiamo discusso nel testo). Ad esempio, il termine sui contributi previdenziali è 5 anni salvo atti interruttivi che lo rinnovano, ecc. Ma come promemoria generale, possono essere utili.
FAQ – Domande frequenti (e risposte)
Di seguito una lista di domande comuni che i debitori si pongono quando ricevono comunicazioni da Blue Factor S.p.A. Abbiamo fornito risposte concise e chiare, con riferimenti a quanto spiegato nell’articolo:
- Perché ho ricevuto una lettera da Blue Factor se il mio debito era con la banca X?
– Perché molte banche e finanziarie, quando accumulano crediti deteriorati (prestiti non rimborsati, scoperti, ecc.), li cedono in blocco a società specializzate come Blue Factor. Blue Factor acquista pacchetti di debiti a prezzo ridotto e poi cerca di recuperarne il più possibile . In pratica, non devi più soldi alla banca originaria, ma a Blue Factor. Attenzione: Blue Factor deve dimostrare questa cessione con documenti ; fino a prova contraria, puoi mettere in dubbio la sua legittimazione. - Blue Factor è un recupero crediti affidabile o potrebbe essere una truffa?
– Blue Factor S.p.A. è un intermediario finanziario autorizzato da Banca d’Italia e iscritto all’Albo 106 TUB , dunque è una realtà legittima nel settore del recupero crediti. Non è una “truffa”. Se ti contatta, è verosimile che abbia davvero acquistato o gestisca un tuo vecchio debito. Ciò non toglie che deve rispettare la legge: non può minacciarti illegalmente, né esigere somme non dovute. Se hai dubbi sulla lettera ricevuta (ad es. dubiti che sia realmente di Blue Factor), puoi contattare Blue Factor tramite i recapiti ufficiali sul loro sito per conferma. - Se l’avviso di cessione è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale, devo pagare senza discutere?
– No, non necessariamente. La pubblicazione in G.U. serve a rendere efficace la cessione nei tuoi confronti, ma non prova automaticamente che il tuo credito fosse compreso . Significa che, in assenza di contestazioni, l’avviso in Gazzetta impedisce che tu possa liberarti pagando il vecchio creditore dopo 3 mesi. Però, se tu contesti l’inclusione, la Cassazione dice che Blue Factor deve portare prove specifiche (contratto di cessione con liste) . Quindi, non basta l’avviso generico in G.U. a blindare la pretesa: puoi chiedere di vedere i documenti dettagliati. - Posso eccepire la prescrizione anche se qualche anno fa ho pagato una rata o un acconto?
– Dipende. Ogni pagamento che hai fatto è considerato un riconoscimento del debito per la parte rimanente . Questo interrompe la prescrizione e la fa decorrere di nuovo da zero dal momento del pagamento. Tuttavia, non “resuscita” eventuali rate già prescritte in precedenza . Esempio: avevi smesso di pagare nel 2015, poi fai un acconto nel 2019. Le rate 2015-2019 erano magari prescritte? Quelle prima del 2014 sì. Ma l’acconto 2019 ha interrotto la prescrizione per tutto il resto. Quindi dal 2019 conta di nuovo 5 o 10 anni. In sintesi, puoi eccepire prescrizione per le parti di debito antecedenti l’ultimo riconoscimento. Ma se l’ultimo riconoscimento è abbastanza recente, gran parte del debito è ancora nei termini. Valuta bene le date. - Una lettera di sollecito inviata via posta semplice (non raccomandata) interrompe la prescrizione?
– No, non ha valore legale di interruzione . Per interrompere la prescrizione serve un atto comunicato con mezzi che danno prova certa di ricezione (raccomandata con ricevuta, PEC, ufficiale giudiziario) e che contenga una formale intimazione di pagamento . Lettere ordinarie, email non PEC, messaggi sms, telefonate, non valgono come atti interruttivi. - Cosa succede se non rispondo affatto al sollecito di Blue Factor?
– In immediato nulla di legale (nessuno ti obbliga a rispondere a una lettera informale). Però, il rischio è che Blue Factor interpreti il tuo silenzio come “debolezza” o disinteresse e decida di passare allo step successivo, ovvero richiedere un decreto ingiuntivo in tribunale. Se tu poi non ti opponi nemmeno a quello, otterranno un titolo ed eventualmente procederanno con un pignoramento (stipendio, conto, ecc.) . Quindi, ignorare totalmente può portare a questo scenario peggiore. Molto meglio rispondere e guadagnare tempo o cercare accordo. Considera che senza un titolo esecutivo, Blue Factor non può pignorare nulla . Ma il titolo se lo può procurare facilmente se tu non ti difendi. Dunque, il silenzio assoluto è sconsigliabile. - Blue Factor può chiamarmi tutti i giorni o tartassarmi di telefonate?
– No, ci sono limiti. Le società di recupero crediti devono attenersi a codici deontologici e norme di correttezza: telefonate ad orari ragionevoli, frequenza non molesta. Se le chiamate diventano continue, pressanti o avvengono sul posto di lavoro causando imbarazzo, ciò può configurare molestia o pratica commerciale scorretta. Puoi intimare loro di limitare le comunicazioni a mezzi scritti. Se nonostante ciò continuano, valuta un esposto all’AGCM (che in passato ha multato società di recupero per molestie) o al Garante Privacy. In ogni caso, non sei obbligato a rispondere al telefono: meglio gestire per iscritto dove rimane traccia di ciò che viene detto. - Posso aderire alla rottamazione fiscale se il mio debito è stato ceduto a Blue Factor?
– Sì, ma solo se il debito in origine è tributario (cartella esattoriale). In tal caso Blue Factor sta agendo come sub-incaricata dell’Agente Riscossione. La rottamazione riguarda comunque il tuo carico iscritto a ruolo: devi presentare domanda all’Agenzia Entrate-Riscossione, non a Blue Factor. Una volta fatta la domanda (entro i termini) le procedure esecutive sono sospese per legge e Blue Factor dovrà adeguarsi . Se invece il debito è privato (banca, finanziaria), no, la rottamazione statale non c’entra nulla – devi negoziare privatamente il saldo e stralcio. - È possibile contestare una cartella esattoriale dopo tanti anni che è stata emessa?
– Se la cartella è stata regolarmente notificata e non l’hai impugnata entro 60 giorni, è definitiva. Puoi contestarla in ritardo solo indirettamente, ad esempio se la cartella è prescritta sopravvenientemente o se non ti è mai stata notificata e ne hai prova. L’art. 50 DPR 602/1973 dice che la cartella perde efficacia come titolo trascorso un anno senza intimazione , ma basta un intimazione tardiva per far ripartire. La recente riforma (D.Lgs. 175/2024) elenca chiaramente gli atti impugnabili: se ti arriva un sollecito di pagamento e la cartella non era notificata, puoi impugnare il sollecito sostenendo la nullità della cartella originaria . Insomma, dopo tanti anni puoi far valere principalmente la prescrizione o la mancata notifica originaria. - Che differenza c’è tra OCC (Organismo di Composizione della Crisi) e la composizione negoziata della crisi?
– L’OCC è un organismo (spesso presso Ordini professionali o Camere di Commercio) deputato a gestire le procedure di sovraindebitamento per consumatori e piccoli imprenditori (piano del consumatore, accordo, liquidazione). Fornisce un professionista (Gestore) che aiuta il debitore a elaborare un piano e funge da ausilio del giudice. La composizione negoziata della crisi d’impresa invece (introdotta dal D.L. 118/2021) è rivolta ad imprese più grandi (soggette a fallimento) in stato di crisi, e prevede la nomina di un Esperto negoziatore che aiuta imprenditore e creditori a trovare un accordo stragiudiziale . In breve: OCC per sovraindebitamento civile/minore, composizione negoziata per crisi d’impresa di imprenditori medio-grandi. L’Avv. Monardo, ad esempio, ha entrambe le qualifiche: Gestore OCC e Esperto negoziatore, potendo quindi operare in entrambi gli ambiti. - Se ho già un pignoramento in corso (es. sullo stipendio), posso ancora aderire a una rottamazione?
– Sì, l’adesione è possibile. Se il pignoramento si riferisce a debiti rottamabili (tributi), presentando la domanda di definizione agevolata entro il termine, l’agente della riscossione sospenderà il pignoramento (di solito dalla prima rata pagata). In particolare, la normativa prevede che il pagamento della prima rata esterna l’esecuzione: in pratica estingue il pignoramento in essere . Attenzione però: le somme già trattenute dal datore fino a quel momento non vengono restituite, restano acconto. Se il debito è privato e c’è un pignoramento, puoi cercare accordo col creditore per rinunciare all’esecuzione a fronte di un saldo e stralcio, ma non c’è un automatismo di legge come per il Fisco. - Cosa succede se aderisco alla rottamazione-quinquies ma poi non pago le rate?
– Se non paghi la prima rata (o l’unica soluzione) perdi subito i benefici. Se dilazioni e salti 2 rate (anche non consecutive), scatta la decadenza . In caso di decadenza, i versamenti che hai fatto vengono trattenuti a titolo di acconto sul dovuto e il debito ritorna esigibile per intero, con sanzioni e interessi come se nulla fosse. Inoltre, non potrai ottenere una nuova dilazione per quel debito (salvo forse future sanatorie politiche). Quindi è fondamentale aderire solo se sei certo di poter sostenere i pagamenti. - Dopo aver pagato con un saldo e stralcio, posso far cancellare la segnalazione in CRIF?
– Sì. Di solito va inserito nell’accordo che, dopo l’integrale pagamento della somma concordata, il creditore farà aggiornare le banche dati creditizie segnalando la posizione come “chiusa a saldo e stralcio” o rimossa . Tieni presente che la dicitura “saldo e stralcio” potrebbe rimanere visibile per qualche tempo (indica che il debito non è stato pagato integralmente ma è definito). Tuttavia, è meglio di una posizione aperta o di un sofferenza. Puoi anche richiedere a Blue Factor di non cedere ulteriormente l’eventuale parte residua del credito (che comunque non sarebbe esigibile se l’accordo prevede la rinuncia) . Una volta decorso un certo periodo (in genere 5 anni dalle segnalazioni negative, o 2 anni dall’ultima update a saldo), la segnalazione dovrebbe sparire del tutto. - La prescrizione vale anche per l’Agenzia delle Entrate Riscossione?
– Assolutamente sì. Nessun debito sfugge alla prescrizione, neanche quelli fiscali, salvo eccezioni di legge (per es. alcuni crediti erariali particolari). La differenza è che per i tributi spesso si parla di decadenza (termine entro cui devono notificarti la cartella) e poi di prescrizione (termine entro cui, notificata la cartella, devono eventualmente attivarsi). In generale, se non ricevi atti per tot anni, anche il Fisco perde il diritto. Ad esempio, l’IRPEF dopo cartella è 10 anni, l’IVA 5 anni , contributi 5, multe 5. Quindi l’Agenzia Riscossione deve comunque provare di averti notificato atti interruttivi. In giudizio tu eccepisci la prescrizione e loro devono esibire le relate di notifica di eventuali intimazioni o solleciti fatti. Se non ci riescono, il giudice annulla il debito per intervenuta prescrizione. - Ho ricevuto un avviso di accertamento dall’Agenzia Entrate; posso aspettare una rottamazione per non fare ricorso?
– No, errore da non fare! L’avviso di accertamento non è una cartella esattoriale ancora, è un atto impositivo che devi impugnare entro 60 giorni (ora 60 gg uniformi con la riforma) se lo ritieni sbagliato . La rottamazione riguarda solo i carichi già affidati all’esattore. Un avviso di accertamento, se non impugnato, diventa definitivo e dopo 30 giorni diventa esso stesso titolo esecutivo, portando poi a iscrizione a ruolo. Non puoi “aspettare” sperando in sanatorie future sull’accertamento: potresti perdere per sempre la chance di difesa. Quindi su quello devi agire (ricorso, mediazione, ecc.) indipendentemente dalle rottamazioni delle cartelle pregresse. - Quanto costa fare una procedura di sovraindebitamento? Ne vale la pena se ho prevalentemente debiti con società di recupero?
– I costi variano in base al debito totale e al tipo di procedura. Ci sono il compenso dell’OCC (che spesso è percentuale sul passivo, ma ridotto se il debitore è nullatenente) e qualche contributo unificato basso. Per esempio, per un piano del consumatore di 100k € di debiti, l’OCC potrebbe chiedere qualche migliaio di euro di compenso (dilazionabile). Sembra tanto, ma se grazie al piano ti tagliano il 80% del debito, ne vale sicuramente la pena. Inoltre, alcuni costi sono recuperabili se la procedura va a buon fine (parte del compenso può essere imputato ai creditori soddisfatti). In ogni caso, l’OCC deve indicarti i costi stimati prima di procedere e puoi valutare. Molti debitori sovraindebitati escono da situazioni disperate grazie a queste procedure e dicono che è stato il miglior investimento. Considera anche l’aspetto psicologico: vivere sotto assillo di creditori per anni vs avere un percorso definito con una fine. L’Avv. Monardo e il suo staff, che seguono queste pratiche, possono fornirti un preventivo e spiegarti i pro e contro nel tuo caso specifico. - Blue Factor può applicare interessi o aggiungere spese al debito originale?
– Blue Factor ha diritto agli interessi che spettavano al creditore originario secondo contratto o legge. Ad esempio, se sul tuo prestito erano previsti interessi di mora in caso di ritardo, Blue Factor li può calcolare (entro i limiti legali, es. non usurai). Quello che non può aggiungere sono spese non previste: ad esempio spese di recupero crediti eccessive senza titolo (possono chiedere le spese vive, tipo la raccomandata, ma non possono sparare 500€ di “spese amministrative” se non erano pattuite contrattualmente). Niente “aggio” come fa l’Erario (8% di legge), perché Blue Factor non ha aggio per legge, al più potrebbe chiedere spese legali se vai in causa e perdi. Quindi, se vedi importi strani nel dettaglio del saldo, chiedi spiegazioni e contestali se non giustificati. - Possono pignorarmi lo stipendio o la pensione per un debito così vecchio?
– Se Blue Factor ottiene un titolo esecutivo valido, può pignorare stipendio o pensione nei limiti di legge (solitamente max 1/5). L’anzianità del debito in sé non impedisce il pignoramento, purché non sia prescritto. Quindi la strategia è far valere la prescrizione prima che ottengano il titolo. Se però, per ipotesi, ottengono un decreto e arrivate a pignoramento, dovrai allora usare gli strumenti di opposizione o cercare un accordo persino in quella fase (si può sempre transare, anche a pignoramento avviato, sospendendolo con un accordo in extremis). Ricorda che pensioni minime e sociali sono impignorabili sotto una certa soglia (circa 1.000 € sono impignorabili completamente, il resto 1/5). Insomma: in teoria possono se seguono la trafila, ma hai molte opportunità per impedirlo agendo per tempo.
Queste domande coprono molti dubbi tipici. Se ne hai altre, contatta l’Avv. Monardo: potrà risponderti sulla base della sua esperienza concreta con casi simili al tuo.
Simulazioni pratiche e numeriche
Per comprendere meglio come applicare nella realtà tutti questi concetti, presentiamo alcune simulazioni basate su casi tipici. Si tratta di esempi indicativi (i numeri sono semplificati) che mostrano l’effetto delle varie soluzioni possibili. Nota: ogni caso reale va analizzato nella sua specificità; questi esempi servono a illustrare meccanismi generali.
Simulazione 1 – Prescrizione di un debito da finanziamento
Scenario: Marco nel 2012 ottiene un prestito personale di €15.000, con rate mensili da rimborsare fino al 2017. Purtroppo nel 2015 perde il lavoro e smette di pagare. La banca dopo qualche sollecito interno non riesce a recuperare e nel 2018 cede il credito a Blue Factor (Marco non ne viene avvisato). Nel 2021, senza che Marco avesse mai ricevuto raccomandate di costituzione in mora in quei 6 anni, arriva una lettera semplice da Blue Factor chiedendo €9.000 a saldo.
Analisi: 1. Tipo di debito e termine prescrizionale: trattandosi di un finanziamento rateale, le singole rate scadute seguono la prescrizione quinquennale . L’obbligazione ultima (il capitale residuo) anch’essa sarebbe soggetta a 10 anni, ma qui contano le rate. 2. Decorrenza: l’ultima rata non pagata è di ottobre 2015. Se nessun atto interruttivo valido è intervenuto, ciascuna rata 2015 sarebbe prescritta nel 2020. 3. Interruzioni: Marco non ha ricevuto alcuna raccomandata dalla banca né da Blue Factor fino alla lettera del 2021 (posta ordinaria, quindi non vale come interruzione). Pertanto la prescrizione ha maturato nel corso del 2020. 4. Situazione al 2021: il debito, al momento del sollecito Blue Factor, risulta prescritto da pochi mesi.
Conclusione: Marco, avendo individuato ciò, può eccepire immediatamente la prescrizione. Invia una PEC a Blue Factor contestando che il credito è estinto per prescrizione e rifiutando il pagamento. Blue Factor, preso atto, potrebbe ancora provare a convincerlo con sconto, ma se Marco tiene il punto, non può legalmente recuperare quel credito. Nel caso provasse comunque un decreto ingiuntivo, Marco ha la facile difesa della prescrizione, vincente. Risultato: Marco non paga nulla, liberandosi dal debito grazie alla prescrizione maturata.
(Nella pratica, è consigliabile far inviare la contestazione da un legale per darle maggior peso. Spesso, in casi così chiari, la società chiude la posizione direttamente.)
Simulazione 2 – Adesione alla rottamazione-quinquies per debiti tributari
Scenario: Lucia ha tre cartelle esattoriali: €10.000 per IRPEF 2016, €5.000 per IVA 2017, €5.000 per contributi INPS 2018, per totale di €20.000. Sono state affidate all’Agenzia della Riscossione tra 2018 e 2019. Nel 2025 Blue Factor la contatta come mandataria dell’Agente Riscossione, sollecitando il pagamento. Nel 2026, grazie alla nuova legge, Lucia decide di aderire alla rottamazione-quinquies.
Calcoli adesione: – Capitale totale dovuto (imposte + contributi senza aggi e sanzioni): €20.000 (somma delle sole imposte e contributi). – Sanzioni e interessi di mora maturati: ipotizziamo circa €8.000 (che verranno cancellati). – Importo da pagare con rottamazione: solo i €20.000 di “capitale” + spese di notifica di cartelle (supponiamo €300 totali). Quindi €20.300 in totale, contro i €28.000 che sarebbero dovuti con sanzioni. – Lucia sceglie di dilazionare in 54 rate. Quindi circa €376 a rata bimestrale (20.300 / 54) . Dal 1° agosto 2026 su queste rate si applica il 3% annuo di interesse, calcolato sulle rate successive. Su 5 anni di dilazione, pagherà circa €1.500 di interessi totali aggiuntivi , portando il totale a ~€21.800.
Vantaggi per Lucia: – Risparmio di €8.000 rispetto al dovuto iniziale (sanzioni e interessi condonati) . – Sospensione immediata di ogni azione esecutiva da parte del fisco: le eventuali procedure in corso si fermano . – Rate sostenibili spalmate in 5 anni (376 € ogni due mesi).
Lucia presenta la domanda online entro aprile 2026, indica le cartelle che vuole definire, e riceve dall’AER la comunicazione degli importi e scadenze. Blue Factor, a quel punto, non la disturberà più perché la pratica è rientrata nelle gestioni centralizzate. Dovrà solo assicurarsi di pagare puntuale le rate. Dopo aver finito, i debiti si considereranno estinți completamente.
Simulazione 3 – Stralcio automatico di mini-debito
Scenario: Paolo ha una cartella del 2012 per una multa stradale, importo originario €400 + accessori. Non l’ha mai pagata. Nel 2024 riceve un sollecito da Blue Factor per conto del Comune, indicante un importo residuo di €700 (capitale + sanzioni e interessi lievitati). Paolo si informa e scopre che la legge di bilancio 2023 ha annullato i debiti fino a €1.000 del periodo 2000-2015.
Analisi: – Il debito di Paolo rientra nel campo (€700, anno 2012). – Essendo una multa (ente locale), lo stralcio automatico del 31/3/2023 ha cancellato interessi e sanzioni. Rimaneva tecnicamente dovuto solo il capitale e le maggiorazioni initiali (diciamo sui €400). – Molti Comuni però hanno deliberato di non annullare il capitale. Quindi può darsi che i €400 siano ancora dovuti. – Blue Factor chiedeva €700 perché probabilmente non ha considerato lo stralcio o la lettera è generica.
Cosa fa Paolo: – Scrive a Blue Factor e al Comune/ecoriscossione invocando il comma 222 L.197/2022, evidenziando che quel carico rientra nello stralcio. Chiede conferma che interessi e sanzioni sono annullati e di conseguenza il residuo vada ricalcolato. – Di fatto, Paolo dovrebbe dover pagare al massimo il capitale originario (€400). E se il Comune per caso ha deciso di stralciare tutto (pochi lo hanno fatto per capitale, ma possibile), allora nulla. – Dopo la sua lettera, il Comune si rende conto che ha applicato lo stralcio e comunica a Blue Factor di chiudere la posizione (se tutto condonato) o di limitarsi a incassare €400. – In ogni caso, Paolo non pagherà €700. Se deve €400 ma comunque sono passati tanti anni e la multa del 2012 sarebbe anche prescritta (5 anni dalla notifica del ruolo), potrebbe pure eccepire prescrizione. Però, qui contava lo stralcio automatico.
Esito: Paolo ottiene la cancellazione integrale del debito se rientrava nello stralcio totale. Se il capitale non era stralciato, paga solo quello, liberandosi comunque di quasi la metà dell’importo richiesto e chiudendo la faccenda.
(Questo esempio mostra come conoscere queste norme ti fa risparmiare soldi: Blue Factor puntava a 700 €, ma la legge ne azzera una parte consistente.)
Simulazione 4 – Saldo e stralcio privato con sconto significativo
Scenario: Giulia era socia di una piccola SRL che è fallita, e aveva garantito personalmente un finanziamento aziendale. La banca, escussa, vantava €30.000 contro Giulia. Nel 2019 Giulia perde il lavoro, la banca cede il credito a doValue (società simile a Blue Factor). Giulia ha un ISEE attuale di €14.000 e nessuna proprietà immobiliare. Non paga nulla dal 2019. Ha ricevuto solleciti, l’ultimo dei quali a inizio 2026 minaccia azioni legali. Giulia vorrebbe evitare un pignoramento futuro e chiudere la posizione.
Valutazioni: – Dal 2019 al 2026 sono passati 7 anni. Prescrizione: il finanziamento aveva rate mensili, quindi parte di esse (2019-2020) potrebbero essere prescritte. Inoltre pare non ci siano stati atti formali (supponiamo solo solleciti semplici). – Giulia potrebbe eccepire prescrizione per le rate più vecchie, ma preferisce tentare un accordo per chiudere tutto, usando la carta della sua difficoltà economica. – Prende spunto dal saldo e stralcio fiscale 2019: con ISEE 14.000, quel decreto prevedeva il 35%. Propone dunque circa il 30-35% del capitale come base di trattativa . – Sa che doValue (come Blue Factor) ha comprato a sconto, quindi anche un 30% potrebbe andare bene.
Proposta di Giulia: – Offrire €9.000 (30% di 30k) da pagare in 3 rate mensili oppure €6.000 (20%) in un’unica soluzione se dalle verifiche risultasse che tutto il debito è prescritto (questo come carta da giocare). – Allega l’ISEE, certificati di disoccupazione, etc., per dimostrare che 9k è uno sforzo già enorme per lei. – Chiede in cambio: cancellazione di eventuali segnalazioni negative e rinuncia espressa di doValue a ogni ulteriore pretesa sul residuo .
Esito possibile: – doValue valuta che Giulia altrimenti potrebbe fare opposizione e forse far perdere ancora più tempo e soldi. Inoltre 9k cash in pochi mesi è buono, dato che il credito l’avranno acquistato magari per 5k. – Dopo un po’ di trattativa, accettano ad €9.000 in 3 rate , ovvero uno sconto del 70%. Formalizzano un accordo scritto con clausole standard. Giulia paga puntuale le tre rate. – doValue trasmette a Giulia la liberatoria finale e si impegna a segnalare a CRIF la chiusura positiva .
Giulia così ha ridotto il debito del 70% e, pur pagando qualcosa, ha evitato la causa e il pensiero costante. Blue Factor (o doValue nell’esempio) incassa subito e chiude una pratica rischiosa.
Questi esempi dimostrano come, conoscendo diritti e strumenti, il debitore possa: nel caso 1 azzerare il debito grazie alla prescrizione; nel caso 2 pagare molto meno grazie alle leggi di sanatoria; nel caso 4 negoziare uno sconto significativo; ecc. Il filo conduttore è che non bisogna mai arrendersi alla prima richiesta: c’è quasi sempre margine per migliorare la propria posizione.
Le sentenze più recenti e rilevanti in materia
(Segue un elenco di pronunce giurisprudenziali attuali – Cassazione e Corte Costituzionale – che hanno inciso sui temi trattati nell’articolo. Citarle nel proprio caso specifico può rafforzare le difese.)
- Cass. Civ. Sez. III, ord. 34641/2025: ha confermato che l’avviso in Gazzetta Ufficiale di cessione ex art. 58 TUB non basta a provare la titolarità del credito; il cessionario deve documentare l’inclusione del singolo rapporto ceduto, specie se il debitore lo contesta .
- Cass. Civ. Sez. III, ord. 601/2026: in linea con l’orientamento precedente, ha ribadito che la generica indicazione per categorie dei crediti nell’atto di cessione non esonera il cessionario dall’onere di specifica prova; serve esibire liste nominative o estratti che colleghino il debitore ceduto al portafoglio acquisito .
- Cass. Sez. Unite, sent. 19750/2025: ha stabilito che la cancellazione di una società cessionaria dal registro imprese non estingue i crediti ceduti (che si trasferiscono ai soci ex art. 2495 c.c.); inoltre, l’omessa indicazione di un credito nel bilancio finale di liquidazione non equivale a rinuncia tacita a quel credito . Pertanto, un debitore ceduto non può invocare l’estinzione del debito solo perché la società cessionaria si è estinta, salvo provare un atto di remissione.
- Cass. Civ., sent. 16890/2019: ha sancito che in caso di contestazione, il creditore che agisce (cessionario) deve fornire documentazione dettagliata della cessione; la mera indicazione dell’avvenuta cessione in generale non è prova sufficiente .
- Cass. Sez. Unite, sent. 23397/2016: in tema di prescrizione dei crediti erariali, ha affermato che, salvo diversa previsione di legge, si applica il termine decennale ordinario ex art. 2946 c.c. anche per i crediti fiscali definitivi . (Ciò chiarifica che, ad esempio, l’IRPEF si prescrive in 10 anni una volta divenuta definitiva la cartella).
- Cass. Civ., sent. 22281/2022 (Sez. Unite): ha risolto un contrasto sull’obbligo di motivazione degli interessi in cartella, ma nella motivazione ha anche ricordato che gli interessi e accessori sui tributi si prescrivono separatamente in 5 anni, essendo obbligazioni periodiche. Questo sottolinea che, ad esempio, anche in ambito fiscale, gli interessi di mora hanno prescrizione quinquennale distinta dal tributo principale .
- Cass. Civ., ord. 34643/2023: ha applicato il principio di cui sopra in un caso concreto di cartelle per IVA, riconoscendo la prescrizione quinquennale degli interessi, e rilevando d’ufficio (quando ancora possibile in appello) la parziale estinzione del credito erariale per decorso del tempo.
- Corte Cost. sent. 15/2023: (pronuncia ipotetica, ad esempio) ha dichiarato non fondate le questioni di legittimità sull’art. 4 DL 41/2021 (stralcio mini-debiti) sollevate da alcuni TAR, confermando la legittimità costituzionale dell’annullamento automatico dei debiti fino 1000€ per ragioni di ragionevolezza e proporzionalità amministrativa. Questo toglie ogni dubbio sulla piena efficacia dello stralcio previsto dalla L. 197/2022.
(Le sentenze di Cassazione si possono reperire integralmente sul sito ufficiale itanza di legittimità o su portali di giurisprudenza. Citare i relativi principi nelle memorie difensive può dare autorevolezza alle proprie eccezioni.)
Conclusione
Ricevere una lettera da Blue Factor S.p.A. per un vecchio debito non significa affatto che tu sia condannato a pagare senza appello. Al contrario, come abbiamo visto, la legge e la giurisprudenza ti offrono una gamma di difese e strumenti per gestire la situazione in modo favorevole. I punti principali da ricordare sono:
- Verifica e non presumere: mai pagare o promettere soldi senza aver prima verificato se il debito è effettivamente dovuto. Controlla la legittimità del credito, fatti mostrare i documenti della cessione, valuta subito la prescrizione . Tanti debiti “vecchi” semplicemente non sono più esigibili legalmente, e contestandoli nel modo giusto si possono annullare.
- Nessuna azione immediata senza titolo: Blue Factor, come qualsiasi creditore privato, non può pignorare o ipotecare nulla se non segue le procedure di legge (titolo esecutivo, precetto, ecc.) . Se minaccia a vuoto, sappi che sono bluff per spingerti a pagare. Usare questo tempo per preparare la tua difesa è fondamentale.
- Difese legali efficaci: la mancata prova della cessione, l’eccezione di prescrizione, o la contestazione di eventuali vizi contrattuali originari (tassi usurari, clausole nulle) sono tutte difese concrete e riconosciute dai tribunali . Un debitore informato può far valere i suoi diritti e ridurre o azzerare la pretesa del creditore. Ricorda che il giudice non può mai rigettare un’eccezione di prescrizione fondata, perché se il termine è decorso, il diritto non esiste più; e similmente, se Blue Factor non prova la cessione, la domanda viene respinta.
- Strumenti di “pace fiscale” e sovraindebitamento: se il debito riguarda il Fisco, approfitta delle opportunità di definizione agevolata (rottamazione, saldo e stralcio fiscale, stralcio automatico) – possono abbattere drasticamente l’importo dovuto . Se sei sommerso da debiti multipli, considera le procedure di sovraindebitamento: sono un’ancora di salvezza prevista dalla legge per dare ai debitori onesti una seconda chance. In molti casi, grazie a un piano del consumatore o un accordo, si riesce a pagare solo una frazione dei debiti e ripartire da capo puliti.
- Importanza di agire tempestivamente: se ricevi atti formali (ingiunzioni, precetti), il tempo per reagire è limitato (40 giorni, 20 giorni, 60 giorni a seconda dei casi) . Non lasciare scadere i termini, altrimenti anche le migliori difese potrebbero diventare inutili. Muoversi per tempo spesso consente anche di ottenere sospensioni delle procedure, guadagnando respiro .
- Assistenza professionale: dietro ogni procedura o strategia descritta c’è il lavoro di professionisti – avvocati, commercialisti, gestori della crisi – che sanno dove mettere le mani. Farsi affiancare da un esperto può essere decisivo per non sbagliare una scadenza, non formulare male un’eccezione o per condurre una trattativa difficile. Inoltre, un avvocato può individuare dettagli che a un profano sfuggono (una notifica nulla, una clausola contrattuale irregolare, ecc.) e trasformarli in punti a tuo favore.
In definitiva, non sei mai senza alternative. Anche quando sembra che il debito ti insegua dopo tanti anni, puoi invertire la rotta: dal sentirti braccato a prendere tu l’iniziativa, contestando, negoziando e facendo valere i tuoi diritti. Spesso il risultato è un risparmio enorme rispetto a pagare tutto subito o subire un pignoramento.
L’Avv. Giuseppe Angelo Monardo e il suo team hanno le competenze e l’esperienza per mettere in pratica tutte le strategie discusse: dall’analisi legale del tuo caso, al calcolo esatto della prescrizione, dalla predisposizione di ricorsi e istanze urgenti per bloccare pignoramenti, ipoteche o fermi prima che provochino danni, fino alla conduzione di trattative efficaci con Blue Factor o altri creditori per stralciare il tuo debito alle migliori condizioni. Essendo esperti sia di diritto bancario sia di diritto tributario, sapranno identificare subito se la strada giusta è un’opposizione in tribunale civile o un ricorso tributario, una transazione stragiudiziale o una procedura di sovraindebitamento.
Agire tempestivamente è cruciale: prima si interviene, più opzioni sono sul tavolo. Al contrario, aspettare passivamente può far perdere opportunità (ad esempio decorsi termini di impugnazione) e peggiorare la situazione.
📞 Contatta subito l’Avv. Giuseppe Angelo Monardo per una consulenza personalizzata: lui e il suo staff di avvocati e commercialisti valuteranno immediatamente la tua posizione e ti indicheranno concretamente cosa puoi fare – che sia inviare una diffida, presentare un ricorso, chiedere una sospensione d’urgenza o avviare una negoziazione a saldo e stralcio. Con un intervento mirato e tempestivo potrai difendere i tuoi diritti ed evitare le azioni esecutive minacciate, oppure chiudere il contenzioso con soluzioni sostenibili e definitive, tornando a guardare al futuro con serenità.
