Accertamento Fiscale Per Welfare Aziendale Irregolare: Come Difendersi Con L’Avvocato

L’welfare aziendale (fringe benefit, premi di risultato, buoni spesa, sanità integrativa, ecc.) rappresenta un sistema di benefici concessi ai dipendenti per migliorare il benessere sul lavoro. Tali benefici, per la legge tributaria italiana, sono in genere considerati reddito da lavoro dipendente «a tutti gli effetti», salvo le eccezioni espressamente previste (art. 51 TUIR) . Negli ultimi anni il Legislatore ha introdotto numerosi bonus fiscali (soglie esenti, deduzioni, franchigie) per incentivare i piani di welfare: ad esempio, sono esenti da tassazione (entro certi limiti) i rimborsi di utenze domestiche, i buoni acquisto fino a € 2.000 con figli a carico, il valore dell’auto aziendale ad uso promiscuo con aliquote ridotte, nonché i contributi del datore di lavoro a fondi sanitari integrativi (fino a € 3.615,20 annuali) . Tuttavia, un piano di welfare aziendale può rivelarsi irregolare – ad esempio se non si è rispettata la normativa sui limiti di esenzione o sulle modalità di erogazione – esponendo l’impresa o il contribuente a un accertamento fiscale da parte dell’Agenzia delle Entrate o della Guardia di Finanza. In tali circostanze diventa fondamentale saper difendere i propri diritti con l’ausilio di un professionista. Questa guida, aggiornata al 12 gennaio 2026, descrive in dettaglio il quadro normativo italiano, i vantaggi fiscali delle varie forme di welfare, le tecniche di controllo del fisco e le possibili strategie di difesa del contribuente (imprenditore o privato), con esempi pratici, domande frequenti e tabelle di sintesi. Teniamo presente il punto di vista del debitore: l’obiettivo è capire come prepararsi, quali prove raccogliere e quali argomentazioni giuridiche utilizzare per contrastare l’accertamento. Tutte le fonti normative e giurisprudenziali aggiornate (leggi, circolari, sentenze) sono citate in nota e raggruppate in fondo alla guida.

Quadro normativo generale

In base al Testo Unico delle Imposte sui Redditi (TUIR) – DPR 917/1986 – si applica il principio di onnicomprensività del reddito da lavoro dipendente: «tutte le somme e i valori in genere […] percepiti nel periodo d’imposta, anche sotto forma di erogazioni liberali, in relazione al rapporto di lavoro» concorrono a formare il reddito imponibile . Ne deriva che qualunque fringe benefit (cioè un bene o servizio erogato all’impiegato, come auto, abitazione, buoni acquisto, ecc.) va considerato reddito imponibile IRPEF, salvo i casi in cui la legge dispone espressamente un’esenzione . L’art. 51, comma 1 TUIR è la norma chiave: qui si elencano le deroghe fiscali (voci escluse dal reddito) come i rimborsi spese documentati (limitatamente agli importi previsti dalla legge), i contributi previdenziali a carico del datore di lavoro, i piccoli vantaggi con valore di modico importo, ecc. In particolare:

  • Fringe benefit di modico valore. L’art. 51, c.3 TUIR prevede che “non concorre a formare il reddito il valore dei beni ceduti e dei servizi prestati se complessivamente di importo non superiore, nel periodo d’imposta, a € 258,23; se il predetto valore è superiore, lo stesso concorre interamente a formare il reddito” . Tale “soglia di esenzione” è soggetta a modifiche transitorie. Ad es., dal 2024 al 2027 le soglie sono state elevate a € 1.000 (base) e € 2.000 per lavoratori con figli a carico .
  • Ammontari specifici di welfare. Oltre alla soglia suddetta, altre tipologie di benefit hanno esenzioni specifiche. Ad esempio, i buoni pasto elettronici sono esenti fino a € 4 (cartacei) o € 8 (elettronici) fino al 2025, saliti a € 10 dal 2026 ; premi di risultato legati a incrementi di produttività possono beneficiare di un’imposta sostitutiva ridotta (fino all’1-10%) sulla quota di premio erogata entro certi limiti (v. pag. 18); contributi del datore a fondi sanitari integrativi (art. 51, c.2 lett. c bis) sono esclusi dal reddito fino a € 3.615,20 lordi all’anno (limite introdotto dal DL 34/2024 e confermato) ; rimborsi per spese di affitto o per utenze domestiche (acqua, luce, gas) sono esenti entro i nuovi limiti complessivi di € 1.000 (base) o € 2.000 (con figli a carico) introdotti dalla Legge di Bilancio 2024 . Vedi il riepilogo seguente:
Benefit / ErogazioneTrattamento fiscaleRiferimento
Fringe benefit di “modico valore”Esenti per complessivi € 1.000/€ 2.000 (2024-27); soglia € 258,23 (prev. art.51, c.3 TUIR) superata → tassati integralmente .Legge 197/2023 (art.1 c.16 LB2024) ; DPR 917/86, art.51.
Buoni pasto elettroniciEsenti fino a € 10 per buono (dal 2026); (limite cartacei 4€, elettronici 8€ fino al 2025) .Legge 234/2025 (art.1 LB2026).
Buoni acquisto, carburante, buoni spesaConsiderati beni/servizi erogati ai dipendenti; rientrano nel plafond esente di € 1.000/2.000 (quindi, imponibili se superano tale soglia).Legge 207/2024 (art.1 c.390-391) .
Rimborso utenze domestiche (acqua, luce, gas)Esenti nel limite di € 1.000/2.000 annui (salvo condizione figli); oltre il limite, il valore intero diventa reddito.Legge 207/2024 (art.1 c.390) .
Spese di locazione o mutuo prima casaEsenti entro € 1.000/2.000 annui complessivi (salvo cond. figli); oltre tale soglia, l’intero importo rimborsato è tassabile.Legge 207/2024 (art.1 c.390) .
Contributi a fondi sanitari integrativi (DL 34/2024)Contributi erogati dal datore di lavoro esclusi dal reddito fino a € 3.615,20 annui .Legge 208/2015 (commi sanitari); DL 34/2024.
Premi di produttività e partecipazione agli utiliFino a € 5.000 (conf. a lavoratore) tassati al 1-10% (salvo nuova aliquota 2026: 1% su premi € 1.500/2.000); convertibili in beni welfare solo se decisione collettiva (non “ad personam”) .Legge 232/2016 (art.1 commi 182-184); DL 3/2025.

Nota: il valore complessivo dei fringe benefit deve tener conto di tutti i beni e servizi erogati nel periodo d’imposta. Per un dipendente con figli a carico, la soglia esentasse annua è € 2.000, per chi senza figli è € 1.000 (per gli anni 2024–2027) . Se la soglia è superata, l’intero importo percepito come benefit diventa reddito tassabile (alla propria aliquota IRPEF) e concorre anche al calcolo dei contributi previdenziali .

Il concetto di “familiari a carico” è cruciale: dal 2025 la legge fiscale ha ridefinito chi è considerato fiscalmente a carico (circolare AdE n. 5/E/2025). Ora rientrano i figli (fino a 30 anni, o fino a 24 se studenti o disabili) e il coniuge non separato, nonché gli ascendenti (genitori) a certe condizioni . Di conseguenza, le agevolazioni “familiari” (come la soglia € 2.000) si applicano solo in tali casi . Il dipendente che intende usufruire delle agevolazioni per figli a carico deve dichiarare al datore di lavoro tale condizione e fornire i dati anagrafici dei figli . Ad esempio, per usufruire della soglia € 2.000 nel 2024-27, il lavoratore dichiara il codice fiscale del figlio entro il 31/12 e conserva documenti che comprovino la condizione di carico . In assenza di figli a carico, rimane applicabile la soglia generale di € 1.000 .

Accertamento Fiscale: modalità e conseguenze

Un accertamento fiscale può scaturire da controlli a campione, incroci fra dati aziendali, segnalazioni o analisi di contraddittorio interno (ad es. spese di welfare ingenti rispetto alla retribuzione). Possono intervenire l’Agenzia delle Entrate o la Guardia di Finanza (in genere quest’ultima agisce nell’ambito di verifiche fiscali o in materia penale tributaria). Nel caso di un piano di welfare irregolare, i controlli possono riguardare:

  • Documenti contabili e payroll: ad esempio, se in busta paga non sono stati tassati correttamente i fringe benefit o se mancano cedolini integrativi per premi di produttività convertiti in benefit.
  • Contraddittorio obbligatorio: per la “doppia soglia” (accertamento analitico o induttivo) è previsto un invito formale al contraddittorio prima dell’atto (DLgs 128/2015); il contribuente ha diritto di svolgere un contraddittorio con gli uffici e presentare memorie e documenti giustificativi. È quindi consigliabile, al ricevimento di un invito, preparare con cura una risposta motivata (eventualmente con l’ausilio di un avvocato tributarista) entro il termine (solitamente 60 giorni) . L’atto finale può essere un avviso di accertamento (che contesta mancata tassazione e fissa imposte e sanzioni) o una conclusione motivata dell’ufficio.
  • Accertamento analitico o sintetico: l’ufficio può ricostruire il reddito dei dipendenti riclassificando i benefit non regolari come redditi imponibili. In tal caso, recupera imposte IRPEF e contributi non versati.
  • Ispezioni e accessi: la GdF può fare accessi in azienda, acquisire documenti interni (statuti di piani welfare, liste dipendenti beneficiari, delibere). Durante le visite fiscali, è essenziale far valere i propri diritti (diritto al silenzio, diritto di assistere con un difensore) e conservare ogni documentazione.

Se dall’accertamento emerge un’imposta dovuta, il contribuente rischia imposte aggiuntive, interessi e sanzioni. Le sanzioni amministrative per omissione possono arrivare dal 100% al 200% dell’imposta evasa (più interessi di mora), ridotte con ravvedimento operoso se l’errore viene sanato spontaneamente prima della contestazione (ad esempio, integrando la dichiarazione con un versamento 0,1% per mese di ritardo) . Se invece la condotta è dolosa e significativa può anche configurare il reato di dichiarazione fraudolenta (art. 2 T.U.I.R.) . In caso di accertamento, il debitore d’imposta ha diritto di impugnare l’avviso davanti alla Commissione Tributaria Provinciale entro 60 giorni dalla notifica (art. 24 T.U.I.R.) e, se necessario, proseguire in appello fino alla Cassazione.

Di seguito riepiloghiamo in tabella alcuni passaggi tipici di un accertamento fringe benefit/welfare (sempre verificare le disposizioni più recenti):

FaseDescrizioneRiferimenti
Invito al contraddittorioL’Agenzia invita il contribuente a un incontro per contestare gli omessi redditi da welfare.Art. 7 DLgs 128/2015; art. 12 DLgs 472/97.
Osservazioni del contribuenteIl contribuente (o il difensore) presenta memorie scritte con documenti giustificativi (es. buste paga, fatture benefit, accordi sindacali).Principio del contraddittorio.
Notifica avviso di accertamentoSe persistono contestazioni, segue l’avviso formale di accertamento con esposizione motivi.Art. 8 DLgs 218/1997; art. 24 TUIR.
Ricorso tributarioImpugnazione davanti alla CTP. L’onere della prova delle circostanze che escludono il reddito (inerenza, rispetto soglie) spetta al contribuente .Cass. n. 26307/2025 (onere inerenza).
Pagamenti sostitutiviSe l’accertamento è fondato, il contribuente paga imposte integrate, contributi e sanzioni.DLgs 472/97 (sanzioni).
Ravvedimento operosoEntro i termini di legge, il contribuente può sanare spontaneamente con versamenti ridotti (interessi ridotti a 0,1% al mese e sanzioni diminuite).DLgs 472/97 (art. 13, 18).

In ogni caso, non ignorare le comunicazioni del fisco e rispettare i termini per la risposta o il ricorso . È consigliabile farsi assistere da un avvocato tributarista specializzato fin dall’inizio: egli potrà valutare eventuali vizi di forma (mancata indicazione precisa dei motivi nell’avviso), eccepire il decorso dei termini di accertamento, o proporre soluzioni bonarie quali l’adesione con il Fisco.

Strategie di difesa e punti di forza del contribuente

Per impostare la difesa contro un accertamento sui fringe benefit, è essenziale raccogliere tutte le prove e gli argomenti possibili:

  • Documentazione contabile e amministrativa: conservare fatture, contratti, dichiarazioni e accordi sindacali relativi al piano welfare. In particolare, per i rimborsi fino a € 1.000/2.000 previsti dalla legge, il datore deve acquisire la documentazione che giustifichi le spese e dimostri la corretta destinazione dei soldi . Ad esempio, per un rimborso mutuo o affitto l’azienda dovrà avere copia del contratto di locazione o dell’atto di mutuo, le ricevute dei pagamenti e la dichiarazione del dipendente sullo stato di famiglia . In mancanza di documenti, la stessa circolare AdE consente al datore di lavoro di acquisire una dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà del lavoratore . Chi è sottoposto a verifica deve esibire tali documenti al più presto e sottolineare la validità formale ed economica degli accordi.
  • Prova dell’“inerenza”: nell’ambito giudiziario tributario, se l’Agenzia considera illegittimo un costo o beneficio, spetta al contribuente dimostrare la relazione (inerenza) con l’attività d’impresa . Ciò vale anche per i fringe benefit: il contribuente deve provare che il vantaggio erogato rientra nelle finalità aziendali (ad es. auto aziendale usata per lavoro, buono carburante per missioni), ossia esibire qualsiasi elemento che colleghi il beneficio all’attività produttiva . In pratica, si portano in giudizio contratti di servizio, carte carburante, dati di servizio per il veicolo, testimonianze sui benefici aziendali o deliberazioni aziendali. Più informazioni si forniscono, meglio si può argomentare in giudizio. Ricordiamo che, come ribadito dalla Corte di Cassazione, l’onere di provare il “nesso causale” del costo grava sul contribuente .
  • Rispetto delle norme formali: verificare che tutte le condizioni di legge siano state rispettate. Ad esempio: le soglie di esenzione (per i periodi in questione), i limiti di reddito del dipendente per accedere a certi bonus, la presenza di accordi collettivi per conversioni di premio in benefit , la comunicazione preventiva ai sindacati (richiesta dal comma 390 c.1 LB2024) , ecc. Un errore formale (es. mancata delibera sindacale o accordo scritto) può dare margini per contestare la legittimità formale dell’agevolazione, anche se la prestazione c’è stata. Ad esempio, per i premi di risultato “ad personam” (riservati a singoli dirigenti) l’Agenzia Entrate ha chiarito che la conversione in benefit non conferisce alcuna agevolazione: tali premi devono essere tassati integralmente . Se la verifica contesta un MBO convertito in welfare senza accordo collettivo, si potrà far valere questa interpretazione ufficiale come difesa.
  • Dare valore giuridico ai benefit: qualora l’accertamento riguardi l’uso personale di beni aziendali da parte di soci/amministratori, è utile far emergere ogni deliberazione aziendale, anche postuma. Ad esempio, se un amministratore-socio ha usufruito di un’auto, si può dimostrare che in assemblea è stato deliberato almeno un compenso in natura (anche retroattivamente) per ricondurre il fatto sotto il regime di reddito di lavoro (più favorevole rispetto all’ipotesi di “utili occulti” ). In sostanza, ogni atto scritto o testimonianza che giustifichi la natura lavorativa di un beneficio è un valido alleato difensivo.
  • Piccoli valori e franchigie: se i benefit contestati rientrano nella franchigia di € 258,23 (o raddoppiata in passato), sottolineare che sono di “modico valore” come previsto dall’art. 51, c.3 TUIR. Ad esempio, piccole ricorrenze aziendali (buoni spesa di poche decine di euro, omaggi natalizi entro i limiti consentiti, ecc.) possono essere esentati come di modico valore. Se persiste qualche dubbio interpretativo, citare le circolari ministeriali e il principio che la legge mira a non tassare l’“occasionale piccolo beneficio” . Se l’accertamento invece ha già calcolato imposte e contributi aggiuntivi su tali importi, si può chiedere una rideterminazione applicando correttamente la franchigia.
  • Sanatoria e ravvedimento: in corso di contraddittorio, valutare se è il caso di “ravvedersi” spontaneamente per parte dei tributi (pagando imposte, interessi e una sanzione minima). Ciò può scongiurare le sanzioni pesanti e chiudere l’accertamento in via bonaria. L’avvocato può calcolare il ravvedimento (art. 13 DLgs 472/1997) e assistere nell’accordo con l’Agenzia. Se invece l’accertamento già è notificato, va preparato il ricorso tributarista indicando tutti i motivi di illegittimità (ad es. eccessiva tassazione, vizi procedurali, mancata applicazione di franchigie) e allegando i documenti raccolti.

In sintesi, l’argomentazione difensiva si basa sulla buona fede del contribuente e sulla corretta applicazione delle agevolazioni esistenti. Va sempre ribadito (con prove) il rispetto delle condizioni normative: ad esempio, dichiarare di aver rispettato il limite reddito dei dipendenti per il beneficio, di averli informati della normativa sui fringe benefit, di aver sottoscritto moduli predefiniti, ecc. Spesso ci sono margini di flessibilità: se l’errore è solo formale (ad es. un benefit conteggiato male), si può chiedere quantomeno la riduzione delle sanzioni ai sensi del nuovo ravvedimento operoso.

Domande e risposte frequenti (FAQ)

D – Quali voci di welfare aziendale sono davvero esenti da imposte?
R – Nel welfare rientrano numerosi benefit: buoni spesa, carte acquisto, carburante, abbonamenti, contributi sanitari, rimborsi di utenze, alloggi, ecc. Sono esenti entro certi limiti. Ad esempio, i buoni spesa e buoni carburante si sommatoria nel plafond annuo (€ 1.000/2.000) ; le spese di affitto o mutuo per la prima casa fino a € 1.000/2.000; i contributi a fondi sanitari fino a € 3.615,20 ; i premi di risultato convenzionali (se accordo collettivo, reddito annuo ≤ € 80.000) fino a € 5.000 tassati al 1-10%. Se rientrano in questi limiti, tali voci non concorrono a formare il reddito, altrimenti tutto il loro valore diventa imponibile . È fondamentale conoscere e applicare le soglie in vigore per l’anno di imposta oggetto di accertamento.

D – Cosa fare se la Guardia di Finanza contesta i benefit?
R – Quando interviene la GdF, si tratta in genere di un’ispezione fiscale (magari con natura anche penale). Conviene innanzitutto nominare subito un difensore di fiducia e fornire solo le informazioni strettamente necessarie. All’accertamento successivo (avviso Agenzia) si prepari puntualmente la documentazione che giustifica i benefici: manuali piani di welfare, policy aziendali, liste di chi ne ha diritto, prove di dichiarazioni e consensi. In altre parole, mostrare che l’azienda ha seguito le procedure previste. Inoltre, si valuti insieme al legale la possibilità di sanare spontaneamente (ravvedimento) per ridurre sanzioni.

D – È vero che con figli a carico la franchigia sale a € 2.000? Come lo dimostro?
R – Sì. Per i periodi dal 2024 al 2027 il valore dei benefit esente è € 1.000 in generale, elevato a € 2.000 se il lavoratore ha figli fiscalmente a carico . Lo status di “figlio a carico” va verificato secondo gli art. 12 TUIR: per essere a carico il figlio deve avere reddito annuo lordo ≤ € 2.840,51 (o ≤ € 4.000 se ha fino a 24 anni) al 31 dicembre . Per usufruire della soglia maggiorata, il dipendente deve dichiararlo al datore consegnando il codice fiscale del figlio . Si consiglia di conservare copia di questa dichiarazione e della documentazione fiscale del figlio (certificazioni UNICO) per eventuali controlli.

D – Posso sanare con un versamento spontaneo se manca qualche dichiarazione?
R – Se sei nei termini per la definizione agevolata, puoi sanare i contributi e le imposte non versate con la procedura di ravvedimento operoso (pagando gli interessi e una sanzione ridotta, pari allo 0,1% mensile per ritardo parziale). Questo funziona se l’Ufficio non ha ancora notificato l’atto. Se invece è già stato inviato un avviso di accertamento, il ravvedimento non si applica direttamente; tuttavia, è possibile tentare una definizione agevolata con l’Agenzia (accertamento con adesione), in cui si concorda un nuovo ammontare delle imposte dovute con sanzioni ridotte (fino al 7,5% anziché 100-200%). Un avvocato tributarista può valutare il caso specifico e negoziare con l’Ufficio (entro 60 giorni dalla notifica dell’avviso) per chiudere l’iter senza ricorrere in giudizio.

D – Se supero la soglia di esenzione, devo tassare tutto il benefit o solo l’eccedenza?
R – La legge non prevede un’applicazione “a scaglioni”. Se il totale dei fringe benefit distribuiti in un anno supera la soglia (€ 1.000 o 2.000), l’intero ammontare dei benefit percepiti in quell’anno concorre a formare il reddito (non solo la parte eccedente) . In pratica, basta superare di € 1 la soglia per perdere completamente l’esenzione. Nell’esempio: se un lavoratore con figli riceve € 2.050 di benefici, l’intera somma di € 2.050 viene tassata (per un dipendente senza figli, se riceve € 1.200 andrebbe dichiarata tutta). È quindi fondamentale rispettare i limiti, anche quando i benefici sono diversi (auto + buoni spesa, ecc.).

D – Cosa succede se un beneficiario non ha diritto al bonus (ad es. reddito troppo alto)?
R – In casi del genere non sussiste la condizione per l’agevolazione. Ad esempio, i premi di produttività agevolati spettano solo a lavoratori con reddito annuo ≤ € 80.000 (art.51 TUIR) . Se il beneficio è stato riconosciuto a un dipendente fuori soglia, l’Agenzia può recuperare l’imposta come reddito da lavoro ordinario. In difesa si può verificare se il requisito soglia era correttamente calcolato (talvolta si considerano i redditi dell’anno precedente) o se esiste un periodo di tolleranza. Tuttavia, generalmente l’inesistenza della condizione tributaria invalida l’agevolazione e i benefici già goduti diventano tassabili integralmente.

D – Quali sono le sanzioni e come evitarle?
R – Le principali sanzioni per omessa tassazione di fringe benefit sono disciplinate dal DLgs 471/97. In sintesi: si applica una sanzione amministrativa pari al 100%-200% delle imposte non versate (ridotta se si ricorre al ravvedimento operoso). Per errori formali (es. un benefit calcolato in modo impreciso), si può chiedere la riduzione alle sanzioni dimezzate (50%) qualora l’errore sia giudicato di lieve entità. Inoltre, se l’accertamento viene notificato oltre i termini di decadenza (in genere 5 anni dall’anno d’imposta, o 7 in caso di omissione dichiarativa), la pretesa può essere considerata prescritta. Un difensore esperto controllerà anche i termini di notifica. Infine, se l’accertamento si collega a condotte fraudolente ripetute, possono scattare responsabilità penali (che esulano dalla mera difesa tributaria).

Simulazione pratica (esempio)
Supponiamo che nel 2025 un’azienda eroghi a un dipendente senza figli a carico € 900 in vari fringe benefit (carte acquisto, buoni benzina, ecc.) e € 1.200 all’altro dipendente con un figlio a carico. Entrambi i dipendenti hanno reddito annuo inferiore a € 80.000.

  • Il primo dipendente ha fruito di € 900 totali, sotto la soglia di € 1.000: nessun fringe benefit è imponibile, né ai fini IRPEF né contributivi . L’azienda non deve trattenere né versare nulla in più; tuttavia, deve conservare i giustificativi delle spese.
  • Il secondo dipendente con figlio ha ricevuto € 1.200: supera la soglia di € 1.000 ma non quella di € 2.000 per i figli a carico . Purtuttavia, i limiti per i figli sono € 2.000, quindi da € 1.000 in su fino a € 2.000 (in questo caso € 1.200) rientrano ancora nella fascia agevolata. Quindi anche in questo caso il beneficio è totalmente esente (non scatta tassazione perché € 1.200 ≤ € 2.000). Se invece fosse stato € 2.100, l’intera somma € 2.100 sarebbe stata tassata in capo al dipendente come reddito da lavoro .

Questa simulazione mostra l’importanza di calcolare correttamente le soglie di esenzione e di trattenere la documentazione: durante un accertamento, i funzionari del fisco controlleranno se gli importi erogati rientrano nelle soglie di legge. Se invece il secondo dipendente avesse ricevuto € 3.200, allora supererebbe la soglia € 2.000, e sarebbe tassato su € 3.200. L’azienda dovrebbe recuperare € (3.200 × aliquota IRPEF) più i contributi INPS, oltre a sanzioni sul ritardato versamento.

Strategie di assistenza legale

In presenza di un accertamento, il ruolo dell’avvocato tributarista è cruciale. Ecco alcuni suggerimenti pratici:

  • Analisi preliminare. Il legale esaminerà l’avviso di accertamento e tutta la documentazione prodotta dall’Agenzia (verbale di constatazione, inviti al contraddittorio, ecc.) per individuare vizi di forma e formulare le osservazioni preliminari. Verificherà ad esempio che siano specificate le violazioni contestate e le norme applicabili (l’atto deve essere motivato e rispettare il diritto di difesa).
  • Richiesta di elementi aggiuntivi. Talvolta è utile chiedere all’ufficio di visionare gli atti (art. 10 DLgs 546/92) prima di preparare la difesa. L’avvocato potrà formulare quesiti tecnici (ad es. sulla determinazione dei limiti) e ottenere chiarimenti utili.
  • Contraddittorio tecnico. Nel confronto diretto con l’Agenzia, l’avvocato presenterà in forma scritta (o orale, se previsto) tutte le osservazioni a favore del contribuente, corredandole di documenti. Ad esempio, dimostrerà che ogni voce di spesa rientra nel perimetro agevolabile e che le regole interne di contabilità erano rispettate.
  • Indicazione di precedenti giurisprudenziali. Se esistono sentenze a favore del contribuente (anche in casi affini), il difensore le citerà. Ad esempio, Cass. n. 26307/2025 ha ribadito che l’onere probatorio delle spese (inerenza) spetta al contribuente . Oppure Cass. n. 39696/2021 ha stabilito che, tra regole di fringe e utili ai soci, prevale l’imposizione più favorevole al contribuente se il socio è anche lavoratore . Citazioni di questo tipo (e di eventuali decisioni favorevoli in Commissione Tributaria) rafforzano l’argomentazione.
  • Attenzione a soci e amministratori. Se i benefici coinvolgono soci o amministratori, si valuti l’imputazione corretta (reddito assimilato di lavoro vs reddito diverso) . Se emerge un’abituale conflittualità – p. es. un amministratore ha usato un bene sociale senza delibera – bisogna valutare le conseguenze (doppia tassazione, indeducibilità) e cercare una linea di difesa, magari riorganizzando formalmente il compenso in natura. Un avvocato tributarista esperto saprà consigliare la strategia migliore (es. contestare la riconduzione automatica a utili occulti se applicabile).
  • Mediazione e ravvedimento assistito. Se la controversia sembra prevedere un risultato sfavorevole, si può considerare di “adeguarsi” con pagamento agevolato. L’avvocato può negoziare con l’Agenzia (ad esempio un adeguamento con sanzione ridotta) oppure preparare la documentazione per un ravvedimento operoso prima della notifica ufficiale.
  • Procedure alternative (accertamento con adesione). Se le trattative vanno per le lunghe, è possibile “fissare” i termini dell’accertamento con l’adesione (entro 60 giorni). Il difensore prepara la proposta concordata di imposte dovute e cerca un consenso sull’aliquota sanzionatoria (che può scendere fino all’1/7 o 1/10 a seconda dei casi) .
  • Impugnazione. Se la strada bonaria fallisce, l’avvocato redige il ricorso tributario. In esso occorre esporre i motivi di diritto e di fatto per cui l’accertamento è illegittimo: inerenza, errore materiale, superamento termini, interpretazioni normative alternative (richiamando, ove possibile, la circolare AdE n. 23/E/2023 o n. 5/E/2024), ecc. Durante il processo, l’avvocato illustrerà al giudice tutte le prove raccolte. Come ribadisce la Cassazione, in giudizio il contribuente ha ampia facoltà di prova per dimostrare la sua versione .

In sintesi, la difesa dell’imprenditore o del lavoratore chiamato a rispondere di un welfare irregolare si fonda sulla preparazione documentale, sulla conoscenza aggiornata della normativa e sulla tempestività d’azione. Un professionista qualificato farà le opportune eccezioni di diritto, valorizzerà ogni elemento favorevole (come la conservazione della documentazione contabile o la contrattazione collettiva siglata) e cercherà di ottenere il massimo risultato (anche ad esempio raggiungendo una riduzione delle sanzioni per errore formale ). Non va dimenticato che spesso è possibile ottenere la definizione del contenzioso con risultati accettabili se si procede con metodo, anziché subire passivamente l’accertamento.

Tabelle riepilogative

Tavola 1 – Evoluzione delle soglie esenti di fringe benefit (art. 51 TUIR)

Anno / PeriodoLimite ordinarioLimite per figli a caricoNormativa di riferimento
fino al 2019€ 258,23Art. 51, c.3 TUIR (testo originario)
2020–2021€ 516,46 (soglia raddoppiata)DL 104/2020 (Decreto Agosto), art. 112 (conv. in L.126/2020)
2022€ 600 + utenze (fino a € 3.000 con DL 176/2022)DL 115/2022 (Aiuti-bis), DL 176/2022 (Aiuti-quater)
2023€ 258,23 (generale)€ 3.000 (solo con figli)L. 29 luglio 2022, n. 115, art. 12 (cd. Aiuti-bis); LP 2/2023 (art.40 DL Lavoro)
2024€ 1.000€ 2.000Legge 30/12/2022, n. 197 (Legge Bilancio 2023, confermata DL 1/2023)
2025–2027€ 1.000€ 2.000Legge 30/12/2024, n. 207 (Legge Bilancio 2025), art.1, commi 390-391
2026(stessa di 2025)(stessa di 2025)Legge 29/12/2025, n. 234 (Legge Bilancio 2026), non muta la soglia fringe benefit

Tavola 2 – Esempio di calcolo di fringe benefit su auto aziendale (uso promiscuo)

Un comune vantaggio in natura è l’auto aziendale data in uso promiscuo al dipendente. Il valore imponibile (fringe benefit) si calcola in base alle tabelle ACI, moltiplicando il valore normale dell’auto per una percentuale indicata nelle medesime tabelle. Ad esempio, per un’auto immatricolata nel 2024 il valore al 100% è 30% del costo fiscale della vettura. Quindi, se l’auto valeva 20.000€ (costo fiscalmente rilevante), il dipendente ha percepito un fringe benefit di € 6.000 all’anno. Questo importo concorre al reddito di lavoro dipendente ai fini IRPEF. Se nel 2024 il limite di esenzione generale era € 1.000 (o € 2.000 con figli), l’intera somma € 6.000 sarebbe stata tassabile .

Tavola 3 – Sanzioni per omissioni nelle dichiarazioni di welfare

ViolazioneSanzione minimaSanzione massimaRiduzione (ravvedimento)
Omessa dichiarazione fringe30% dell’imposta (min 258€)240% dell’impostaDal 90% al 30% (in base al tempo e contesto, DLgs 472/97)
Omessa ritenuta su benefit30% contributo dovuto150% contributo dovuto (art. 1, commi 679-680 L. 197/2022)Ravvedimento fino a 0,2% al giorno (art. 13 DLgs 472/97)
Errori formali minorida € 150 a € 70020% dell’imponibile omessoRiduzione al minimo previsto (art. 1 L. 388/2000)
Dichiara dati falsi sulla famiglia100% dell’imposta (min 500€)200% dell’imposta– (reato penale se dolo)

Queste percentuali sono indicative e il calcolo effettivo dipende dal contesto (ad es. omissioni multiple, dolo o colpa). L’avvocato calcolerà sempre l’imposta dovuta e verificherà se è possibile ottenere sanzioni ridotte (ravvedimento operoso può abbassare l’importo delle sanzioni drasticamente se effettuato in tempo ).

Conclusioni

L’incertezza sul corretto inquadramento dei piani di welfare può condurre a contestazioni fiscali gravose. Tuttavia, il contribuente dispone di diversi mezzi di difesa. Un’adeguata assistenza legale consente di chiarire tempestivamente con il fisco le modalità di applicazione della normativa, di sfruttare ogni agevolazione legale possibile e di tutelarsi nel contenzioso tributario. In sintesi, per difendersi efficacemente conviene agire subito (non attendere la scadenza dei termini), produrre tutte le evidenze contabili (contratti, certificazioni, dichiarazioni sostitutive) e articolare una strategia giuridica solida (citando leggi, circolari e precedenti giurisprudenziali aggiornati). Con l’aiuto di un avvocato, è spesso possibile ridurre o annullare l’accertamento, anche con soluzioni di definizione agevolata, evitando così la trasformazione di un beneficio in un debito fiscale definitivo .

Fonti e riferimenti

Tutte le informazioni fornite sono basate sulla normativa e sulla prassi fiscale italiana, nonché su circolari e sentenze aggiornate. In particolare, si segnala:

  • DPR 917/1986 – Testo Unico delle imposte sui redditi (TUIR), art. 51 e seguenti (definizione di reddito da lavoro dipendente e disposizioni sulle esenzioni).
  • Legge 30/12/2024, n. 207 (Legge di Bilancio 2025): commi 386-391, art. 1 (introduzione delle soglie esenti € 1.000/2.000 e rimborsi affitto/utenze) .
  • Legge 29/12/2022, n. 197 (Legge di Bilancio 2023, conv. DL 27/2022): contiene disposizioni transitorie sui fringe benefit per il 2023 (soglia € 3.000 con figli a carico).
  • DL 176/2022 (Aiuti-quater 2022): incremento temporaneo limite fringe benefit a € 3.000 (solo 2022) .
  • DL 115/2022 (Aiuti-bis 2022), art. 12: soglia fringe € 600 + rimborsi utenze (poi aumentata) .
  • DL 104/2020 (Decreto Agosto), art. 112: raddoppio temporaneo della franchigia a € 516,46 per il 2020-21 .
  • Circolare Agenzia Entrate n. 23/E del 1/8/2023: chiarimenti su welfare 2023 (aumento soglia a € 3.000 con figli) .
  • Circolare Agenzia Entrate n. 5/E del 7/3/2024: istruzioni operative su welfare 2024 (soglie € 1.000/2.000) .
  • Circolare Agenzia Entrate n. 4/E del 16/5/2025: istruzioni su reddito lavoro 2025, welfare e sanità integrativa .
  • Circolare AdE n. 23/E/2023: istruzioni welfare per il 2023 (definizioni di “figli a carico”, modalità dichiarative) .
  • Agenzia Entrate – Risposta a interpello n. 77/E del 20/3/2025: premi di risultato “ad personam” e conversioni in welfare .
  • Bollettino ADAPT (Associazione Diritti Lavoratori) n. 1 del 7/1/2025: commento alle novità welfare 2025 (soglie € 1.000/2.000 confermate per 2025-27) .
  • Bollettino ADAPT “Circolare 4/E – Lavoro dipendente” del 14/7/2025: analisi delle modifiche fiscali sul welfare e assistenza sanitaria .
  • Giurisprudenza: Corte di Cassazione – sez. trib./lavoro: importanti pronunce su fringe benefit e inerenza (v. Cass. n. 26307/2025 sull’onere della prova ; Cass. n. 39696/2021 sui beni ai soci; Cass. 18146/2016 sui fringe benefit penalmente; Cass. 14216/2023 su agevolazioni personali; Corte Conti su costi welfare deducibili).

Il Fisco ti contesta welfare aziendale ritenuto irregolare (buoni, servizi, flexible benefits, piani welfare) e recupera imposte, sanzioni e contributi? Sai che molti accertamenti sul welfare aziendale sono tecnici, interpretativi e spesso difendibili? Fatti Aiutare da Studio Monardo

Il Fisco ti contesta welfare aziendale ritenuto irregolare (buoni, servizi, flexible benefits, piani welfare) e recupera imposte, sanzioni e contributi? Sai che molti accertamenti sul welfare aziendale sono tecnici, interpretativi e spesso difendibili?

Nel 2026 l’Agenzia delle Entrate ha intensificato i controlli su:

– piani welfare non conformi ai requisiti di legge,
– benefit qualificati come retribuzione ordinaria,
– superamento o errata applicazione delle soglie di esenzione,
– assenza di accordi o regolamenti idonei,
– presunti vantaggi fiscali e contributivi indebiti.

Le conseguenze possono essere molto pesanti:

👉 recupero di IRPEF e addizionali,
👉 sanzioni e interessi,
👉 recupero contributivo e sanzioni previdenziali,
👉 rettifiche su più annualità,
👉 responsabilità anche in capo al datore di lavoro.

La domanda decisiva è questa:
come difendersi efficacemente da un accertamento fiscale per welfare aziendale irregolare?

Devi saperlo subito:

👉 nel 2026 molti accertamenti sono contestabili,
👉 il welfare è legittimo ma regolato da condizioni precise,
👉 non ogni irregolarità formale comporta tassazione piena,
👉 la strategia difensiva va attivata subito.


Cos’è l’Accertamento per Welfare Aziendale Irregolare

L’accertamento si fonda sull’idea che la società:

– abbia erogato benefit senza rispettare i requisiti normativi,
– abbia sostituito retribuzione in denaro con welfare non ammesso,
– abbia applicato esenzioni non spettanti,
– abbia ridotto indebitamente il carico fiscale e contributivo.

👉 Ma il welfare aziendale è uno strumento legittimo, se correttamente strutturato e documentato.

La legittimità dipende da:

– tipologia dei benefit erogati,
– modalità di accesso e fruizione,
– presenza di accordi collettivi o regolamenti aziendali,
– rispetto dei limiti e delle condizioni di legge,
– corretta qualificazione fiscale delle utilità.


Perché il Fisco Contesta il Welfare Aziendale

Nel 2026 l’Amministrazione finanziaria contesta quando ritiene che:

– il welfare sia usato come retribuzione mascherata,
– manchi un valido presupposto contrattuale o regolamentare,
– i benefit siano monetizzabili o discrezionali,
– le soglie di esenzione siano superate o male applicate,
– il piano non abbia finalità sociale o collettiva.

👉 Ma il Fisco non può disconoscere automaticamente il welfare senza analizzare la struttura concreta del piano.


Il Principio Chiave: Welfare Irregolare ≠ Retribuzione Automatica

Un principio fondamentale è questo:

👉 non ogni irregolarità del welfare comporta automaticamente la riqualificazione in retribuzione imponibile.

Questo significa che:

– conta la natura del benefit,
– rileva la modalità di erogazione,
– la tassazione va valutata caso per caso,
– non sono ammessi automatismi repressivi.

👉 Qui si costruisce la difesa principale.


Quando l’Accertamento è Illegittimo o Sproporzionato

L’accertamento è contestabile se:

– il Fisco ignora accordi o regolamenti esistenti,
– riqualifica i benefit solo per la loro frequenza,
– disconosce la finalità collettiva del piano,
– applica sanzioni piene per errori interpretativi,
– non dimostra un vantaggio fiscale effettivo.

👉 La presunzione non basta: serve un’analisi giuridica e fiscale rigorosa.


Gli Errori Più Spesso Contestati nel 2026

Le contestazioni più frequenti riguardano:

– welfare sostitutivo del premio in denaro,
– buoni e servizi considerati monetizzabili,
– piani privi di regolamento formale,
– benefit erogati selettivamente,
– errata cumulabilità con altri fringe benefit.

👉 Molti rilievi sono tecnici e difendibili.


Le Strategie Difensive Più Efficaci nel 2026

🔹 1. Dimostrare la Corretta Struttura del Piano Welfare

La difesa parte dalla domanda chiave:

👉 il piano welfare rispettava i requisiti di legge?

È decisivo dimostrare:

– accordi sindacali o regolamenti aziendali,
– accesso non discrezionale ai benefit,
– finalità sociale e collettiva.

👉 Se la struttura è corretta, la riqualificazione cade.


🔹 2. Dimostrare la Non Monetizzabilità dei Benefit

Un principio fondamentale è questo:

👉 i benefit welfare non devono essere convertibili in denaro.

È possibile dimostrare:

– vincoli di utilizzo,
– erogazione tramite provider qualificati,
– assenza di alternative monetarie.

👉 Qui si vincono molte difese.


🔹 3. Contestare la Riqualificazione Automatica in Retribuzione

La legge distingue tra:

– welfare aziendale,
– retribuzione ordinaria.

👉 La riqualificazione richiede prova rigorosa dell’uso elusivo.


🔹 4. Far Valere Buona Fede e Assenza di Finalità Elusiva

La difesa può dimostrare che:

– il piano non è stato creato ad hoc,
– l’interpretazione adottata era ragionevole,
– non vi è stato vantaggio fiscale indebito.

👉 Questo incide fortemente su sanzioni e contributi.


Gli Strumenti di Difesa nel 2026

🔹 Contraddittorio Preventivo

Serve per:

– illustrare il piano welfare,
– chiarire i criteri di erogazione,
– evitare l’atto definitivo.


🔹 Risposta a Questionari e PVC

Utile per:

– produrre regolamenti e documentazione,
– dimostrare la conformità del welfare,
– smontare la tesi dell’Ufficio.


🔹 Ricorso Tributario

Necessario quando:

– i benefit sono riqualificati senza prova,
– le sanzioni sono sproporzionate,
– il Fisco ignora la disciplina applicabile.

👉 Molti accertamenti per welfare aziendale irregolare vengono annullati o ridotti.


Il Punto Chiave: Welfare Contestato ≠ Welfare Illegittimo

Un principio essenziale è questo:

👉 un piano welfare contestato non è automaticamente illegittimo o imponibile.

Questo significa che:

– il Fisco deve dimostrare l’abuso,
– l’azienda ha diritto a una valutazione concreta,
– non sono ammessi automatismi punitivi.

👉 Dove il Fisco semplifica, la difesa può vincere.


Il Ruolo dell’Avvocato Tributarista

La difesa sugli accertamenti per welfare aziendale è giuridica, fiscale e strategica.

L’avvocato:

– analizza la struttura del piano,
– verifica la corretta qualificazione fiscale,
– contesta le presunzioni dell’Ufficio,
– tutela azienda e lavoratori da recuperi indebiti.

👉 Qui la specializzazione è decisiva.


Cosa Può Fare Concretamente l’Avvocato

Con assistenza qualificata puoi:

– evitare il recupero di imposte e contributi indebiti,
– ridurre o annullare sanzioni e interessi,
– mettere in sicurezza il welfare aziendale futuro,
– prevenire nuove contestazioni.

👉 Agire subito cambia l’esito.


Le Specializzazioni dell’Avv. Giuseppe Monardo

La difesa in materia di accertamenti fiscali sul lavoro richiede competenze avanzate.

Giuseppe Monardo è:

– Avvocato Cassazionista
– Esperto in contenzioso tributario
– Specializzato in fiscalità del lavoro e welfare aziendale
– Difensore di imprese e datori di lavoro
– Coordinatore nazionale di avvocati e commercialisti


Conclusione

Nel 2026, un accertamento fiscale per welfare aziendale irregolare:

👉 non va subito,
👉 è spesso interpretativo,
👉 può e deve essere contestato.

La regola è chiara:

👉 dimostrare la corretta struttura del piano,
👉 difendere la natura non retributiva dei benefit,
👉 contestare automatismi e presunzioni,
👉 agire subito con un avvocato esperto.

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Nel 2026, difendersi correttamente da un accertamento sul welfare aziendale può fare la differenza tra una ripresa fiscale ingiusta e la piena tutela delle politiche di benessere aziendale.

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