Accertamento Fiscale per Influencer OnlyFans: Come Difendersi Bene con l’Avvocato

Introduzione

La crescita dei creator di OnlyFans e di altre piattaforme digitali a pagamento ha attirato l’attenzione del Fisco italiano. Sempre più influencer e content creator si trovano di fronte a accertamenti fiscali che contestano redditi non dichiarati generati online. Questo tema è estremamente importante perché le conseguenze di un avviso di accertamento fiscale possono essere gravi: sanzioni elevate, richieste di pagamento di imposte arretrate con interessi, fino al rischio di azioni esecutive (pignoramenti di conti, ipoteche, fermi amministrativi) e addirittura denunce penali per evasione fiscale oltre certe soglie . È quindi fondamentale sapere quali errori evitare (ad esempio credere che i guadagni online non siano tracciabili) e soprattutto conoscere le soluzioni legali a disposizione per difendersi efficacemente.

In questa guida completa e aggiornata a gennaio 2026 esamineremo le strategie difensive e gli strumenti che un contribuente – dal punto di vista del debitore fiscale – può utilizzare in caso di accertamento sui redditi OnlyFans. Anticipiamo subito alcune soluzioni chiave che verranno approfondite: la possibilità di impugnare l’avviso di accertamento davanti alle Corti di Giustizia Tributaria (ex Commissioni Tributarie) entro 60 giorni; gli strumenti di definizione agevolata come l’accertamento con adesione per ridurre sanzioni o i piani di rateizzazione del debito; le recenti sanatorie fiscali (come le rottamazioni delle cartelle o le definizioni agevolate delle liti) per chiudere le pendenze con il Fisco a condizioni vantaggiose; e, nei casi di sovraindebitamento grave, l’accesso a procedure di esdebitazione (piano del consumatore, accordo di ristrutturazione dei debiti) per trovare una soluzione sostenibile.

Chi può aiutarti in tutto questo? L’Avv. Giuseppe Angelo Monardo e il suo staff multidisciplinare di avvocati tributaristi e commercialisti offrono un supporto completo e personalizzato. L’Avv. Monardo è un cassazionista (abilitato al patrocinio in Corte di Cassazione) e coordina un team di professionisti esperti a livello nazionale in diritto tributario e bancario. Inoltre, vanta qualifiche specifiche nella gestione delle crisi da debiti: è Gestore della Crisi da Sovraindebitamento (L. 3/2012) iscritto negli elenchi del Ministero della Giustizia e professionista fiduciario di un OCC (Organismo di Composizione della Crisi). È anche Esperto Negoziatore della Crisi d’Impresa ai sensi del D.L. 118/2021, una figura che assiste le aziende in difficoltà nelle trattative con i creditori. Grazie a questa combinazione unica di competenze, l’Avv. Monardo può offrire sia difesa tecnica in ambito fiscale (ricorsi, sospensive, cause tributarie) sia soluzioni concrete per ristrutturare il debito ed evitare il tracollo finanziario del contribuente.

Come può aiutarti concretamente lo studio? Innanzitutto con un’analisi immediata dell’atto fiscale ricevuto (avviso di accertamento, PVC della Guardia di Finanza, cartella esattoriale, ecc.), per individuarne punti deboli e vizi. In base al caso, lo staff potrà proporre un ricorso tributario efficace per annullare o ridurre le pretese fiscali, attivando se necessario la sospensione dell’atto così da bloccare temporaneamente qualsiasi azione di riscossione durante la causa. Parallelamente, gli avvocati potranno gestire trattative con l’Agenzia delle Entrate (accertamento con adesione, reclamo-mediazione) per cercare soluzioni stragiudiziali vantaggiose – ad esempio una rideterminazione del debito con sanzioni ridotte. Qualora il debito fosse confermato, i professionisti potranno assisterti nel rateizzare gli importi dovuti o nell’accedere alle procedure di definizione agevolata previste dalla legge (come la rottamazione delle cartelle, se disponibile). Infine, se il carico fiscale risulta insostenibile e sussistono i requisiti, l’Avv. Monardo – in veste di Gestore della crisi e OCC – potrà guidarti in piani del consumatore o altre soluzioni di sovraindebitamento per bloccare sul nascere pignoramenti, ipoteche e altre azioni esecutive, arrivando eventualmente a far cancellare i debiti residui con l’esdebitazione finale.

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Quadro Normativo e Rischi Fiscali per i Creator OnlyFans

Obblighi fiscali per i guadagni su OnlyFans

Dal punto di vista della legge italiana, tutti i redditi percepiti da un soggetto fiscalmente residente in Italia sono tassabili in Italia, indipendentemente da dove o come siano stati prodotti . Questo principio vale quindi anche per i compensi ottenuti tramite piattaforme estere come OnlyFans. Il fatto che OnlyFans abbia sede all’estero (nel Regno Unito) non esonera il creator italiano dal dichiarare quei compensi al Fisco italiano . Che si tratti di pagamenti ricevuti sul conto corrente, su PayPal, in criptovalute o in contanti, ogni somma guadagnata rientra in una delle categorie di reddito previste dal TUIR (Testo Unico Imposte sui Redditi) e deve essere indicata nella dichiarazione annuale, salvo rare eccezioni.

In particolare, i guadagni da OnlyFans possono inquadrarsi come redditi di lavoro autonomo (se l’attività è svolta con abitualità e organizzazione autonoma, pur senza un ordine professionale) oppure come redditi d’impresa (in alcuni casi di attività molto organizzate o gestite tramite società). Non sono invece, generalmente, considerati “redditi occasionali” esenti: la occasionalità in ambito fiscale implica prestazioni episodiche, sporadiche e di breve durata. Nel caso di OnlyFans, chi ottiene entrate significative tipicamente lo fa attraverso abbonamenti mensili e interazioni continuative, il che configura un’attività professionale abituale. La prassi dell’Agenzia delle Entrate considera vari elementi per distinguere tra attività occasionale e abituale: la durata e frequenza delle prestazioni, l’ammontare dei compensi, l’esistenza di una struttura organizzativa, la promozione continuativa sui social, ecc. . Quasi sempre, un creator con migliaia di follower paganti rientra nell’attività abituale, con obbligo di apertura della partita IVA.

Partita IVA e regime fiscale. Dunque, il creator di OnlyFans che svolge l’attività in modo non meramente sporadico deve aprire la partita IVA e rispettare una serie di obblighi fiscali, contabili e contributivi . In fase di apertura, occorrerà scegliere un codice ATECO appropriato (spesso si utilizzano codici generici per creatori di contenuti web o intrattenimento digitale) e un regime fiscale: molti optano per il regime forfettario (se ne hanno i requisiti), che tassa il reddito con un’imposta sostitutiva al 15% (ridotta al 5% per i primi anni) e semplifica gli adempimenti IVA. In alternativa c’è il regime ordinario, con tassazione IRPEF progressiva a scaglioni e obbligo di tenuta delle scritture contabili. Attenzione: il regime forfettario ha limiti (fatturato annuo non oltre 85.000 €, nessuna partecipazione in società, etc.) e non esonera da tutti gli altri oneri: ad esempio, anche i forfettari pagano i contributi previdenziali (Gestione Separata INPS al ~26% del reddito netto, oppure gestione artigiani/commercianti se l’attività è considerata d’impresa). Inoltre, come vedremo, il regime forfettario non protegge dall’“imposta etica” del 25% sui redditi pornografici: quest’ultima si applica comunque sui proventi “hot” anche ai forfettari .

Un errore comune dei creator, in passato, è stato presumere che i propri guadagni rientrassero tra le “attività occasionali” non soggette a tassazione ordinaria. Molti si limitavano a emettere ricevute per prestazioni occasionali (entro il limite di 5.000 € annui per non aprire posizione INPS) o addirittura non dichiaravano nulla, confidando sul fatto che i flussi da OnlyFans fossero difficilmente rintracciabili o venissero percepiti all’estero. In realtà, le entrate di un certo rilievo su OnlyFans non possono essere considerate meramente occasionali: la regolarità degli abbonamenti mensili e la durata dell’attività (che spesso si protrae per mesi o anni) fanno scattare l’obbligo di dichiarare quei redditi in modo completo. Come spiegheremo, oggi l’Amministrazione finanziaria ha gli strumenti per scoprire redditi online non dichiarati e per ricostruire il volume d’affari reale di un influencer. Di conseguenza, i creator che non si sono messi in regola rischiano seriamente un avviso di accertamento per omessa o infedele dichiarazione.

Come il Fisco scopre i compensi da OnlyFans: controlli incrociati, banche dati e social media

Fino a pochi anni fa esisteva la percezione che i guadagni online fossero “invisibili” al Fisco. Oggi non è affatto così: l’attività di accertamento fiscale nell’economia digitale è diventata estremamente raffinata e proattiva . L’Agenzia delle Entrate e la Guardia di Finanza dispongono di varie fonti informative e strumenti investigativi per individuare redditi non dichiarati da piattaforme come OnlyFans. Vediamo i principali:

  • Sistema degli incroci telematici e analisi finanziaria: L’Agenzia delle Entrate utilizza potenti software per analizzare i flussi bancari dei contribuenti e segnalare movimenti anomali rispetto ai redditi dichiarati . Bonifici ricorrenti provenienti dall’estero o accrediti da società note (es. pagamenti con causali riconducibili a piattaforme) possono far scattare un controllo. Inoltre l’Agenzia riceve dati dalle banche: esiste l’Anagrafe dei rapporti finanziari dove sono registrati saldi e movimentazioni dei conti correnti. Se un influencer incassa migliaia di euro che non trovano corrispondenza nelle sue dichiarazioni fiscali, quelle somme possono emergere tramite verifica finanziaria. In base all’art. 32 del DPR 600/1973, i versamenti sul conto del contribuente si presumono redditi occulti salvo prova contraria. Dunque, trovare soldi sul conto e chiedere al contribuente di giustificarli è una tecnica standard di accertamento.
  • DAC7 – comunicazioni dalle piattaforme digitali: Una svolta cruciale è l’entrata in vigore della direttiva UE DAC7 sulla cooperazione amministrativa. Questa normativa, recepita in Italia dal D.Lgs. 32/2023, obbliga i gestori di piattaforme digitali a trasmettere periodicamente alle autorità fiscali dei Paesi UE i dati sui compensi generati dagli utenti sulle loro piattaforme . OnlyFans rientra in questa categoria: essendo marketplace di servizi digitali, deve comunicare quanto i suoi creator guadagnano. Ciò significa che l’Agenzia delle Entrate italiana può già ricevere (o richiedere) i report con i redditi percepiti da ogni creator italiano su OnlyFans. In pratica il Fisco potrebbe sapere direttamente dalla piattaforma che Tizio ha incassato 100.000 € in un anno e confrontare questo dato con la dichiarazione presentata da Tizio. DAC7 elimina buona parte dell’opacità: anche se i pagamenti avvengono su circuiti esteri, le informazioni arrivano al Fisco italiano, riducendo lo scudo dell’anonimato. Un caso emblematico è quello della creator nota come Mady Gio: secondo fonti giornalistiche, la piattaforma OnlyFans avrebbe comunicato alle autorità italiane compensi per circa 1,5 milioni di euro da lei guadagnati nel 2021-2022 , poi risultati non dichiarati in Italia (Mady Gio aveva trasferito la residenza in Svizzera, ma la GdF ha contestato l’assenza di un’effettiva residenza fiscale estera). Questo fa capire come i controlli siano diventati mirati: dietro una singola star di OnlyFans possono celarsi enormi somme non tassate.
  • Monitoraggio dei social media e stile di vita: I verificatori non trascurano ciò che il contribuente ostenta online. Foto e post sui social network (Instagram, TikTok, YouTube, ecc.) in cui l’influencer mostra beni di lusso, vacanze costose, auto sportive o un tenore di vita elevato costituiscono indizi importanti. La Guardia di Finanza già dal 2017 ha incluso l’analisi dei social nelle proprie attività di intelligence fiscale . Addirittura una recente sentenza della Corte di Cassazione ha sancito la piena legittimità di acquisire come prova le fotografie tratte da Internet e social media, ai fini di ricostruire reddito e capacità contributiva . In tale pronuncia (Cass. pen. n. 38800/2024) la Cassazione ha dato via libera alla quantificazione del reddito tramite i post social: se un soggetto sfoggia sistematicamente spese incompatibili coi redditi dichiarati, quei post possono costituire prove documentali dell’evasione . Questo significa che gli influencer e content creator “esibizionisti” sono avvisati: foto da “nababbi” sul web possono essere utilizzate per legittimare un accertamento sintetico del reddito in base al tenore di vita. In caso di contestazione, inoltre, spetta al contribuente dimostrare che ciò che appare non corrisponde a vera capacità di spesa (onere della prova invertito) – ad esempio provando che certi beni erano presi a noleggio, che i viaggi erano offerti da sponsor, ecc. Se invece “sui social c’è la verità”, come nota ironicamente l’articolo, il contribuente dovrà rassegnarsi a pagare .
  • Indagini della Guardia di Finanza e controlli sul territorio: La GdF ha facoltà di svolgere verifiche fiscali sia d’iniziativa che su delega dell’Agenzia. Negli ultimi tempi si registrano operazioni mirate proprio verso influencer e creator. Ad esempio, la Guardia di Finanza di Bologna a fine 2022 ha avviato controlli su quattro noti influencer e cinque content creator attivi su OnlyFans ed Escort Advisor, recuperando a tassazione circa 11 milioni di euro non dichiarati . In alcuni casi gli influencer controllati erano completamente sconosciuti al Fisco, costringendo i verificatori a ricostruire i proventi da zero tramite l’analisi di post sponsorizzati, liste di clienti abbonati e collaborazioni con aziende . Per alcuni content creator adult è stata persino segnalata l’applicazione di una addizionale etica del 25% sui redditi (ne parleremo a breve) . Un altro caso: a Ferrara nel 2025 la GdF ha scoperto che una camgirl locale non aveva dichiarato oltre 110.000 € guadagnati su OnlyFans e Mondo Cam Girls tra il 2018 e il 2023 . Anche in quel caso è stata segnalata all’Agenzia l’applicazione della tassa etica del 25% sui redditi pornografici non dichiarati . Questi interventi dimostrano come l’Amministrazione finanziaria consideri rilevanti e controllabili anche attività nuove e “informali” come quella dei creator digitali: non esistono zone franche. La GdF può inoltre attivare controlli indiziari basandosi su elementi come la sproporzione tra beni disponibili e reddito dichiarato, oppure verificare se il contribuente ha fittiziamente spostato la residenza fiscale all’estero. Su quest’ultimo punto, è bene sottolineare: trasferire la residenza in un Paese a fiscalità privilegiata (es. Dubai, Malta, Svizzera) non mette al sicuro se la persona continua di fatto a vivere o guadagnare in Italia. In assenza di un trasferimento pianificato in ogni dettaglio e di un’effettiva vita all’estero, il Fisco italiano può contestare la “esterovestizione” della residenza e pretendere tutte le imposte come se il soggetto fosse sempre stato residente in Italia .

In sintesi, i creator OnlyFans devono sapere che omettere o dichiarare infedelmente i propri redditi oggi è molto rischioso: i dati bancari, le informazioni trasmesse dalle piattaforme (DAC7), l’analisi dei social e le indagini mirate rendono l’evasione facilmente rilevabile . E quando il Fisco scopre il reddito non dichiarato, fa scattare sanzioni salate e – oltre certe soglie – persino il penale. Nel prossimo paragrafo vediamo nel dettaglio quali sono le sanzioni e i reati ipotizzabili in caso di evasione sui redditi da OnlyFans.

Sanzioni fiscali e conseguenze penali per omessa o infedele dichiarazione

Una volta individuati redditi non dichiarati, l’Amministrazione finanziaria procede a quantificare le imposte evase e ad applicare le relative sanzioni amministrative. Le norme di riferimento sono il D.Lgs. 471/1997 (sanzioni tributarie non penali) e il D.Lgs. 74/2000 (reati tributari). Vediamo i casi tipici per i creator:

  • Omessa dichiarazione dei redditi: si verifica quando il contribuente non presenta affatto la dichiarazione annuale (Modello Redditi) pur avendo prodotto redditi tassabili. La sanzione amministrativa ordinaria – aggiornata dalla riforma del 2024 – è pari al 120% dell’imposta dovuta, con un minimo di 250 euro . In altre parole, se un creator avrebbe dovuto versare 10.000 € di imposte e non ha presentato la dichiarazione, riceverà una sanzione di 12.000 € (oltre naturalmente al recupero dei 10.000 € dovuti e agli interessi). Se dall’omissione non risultano imposte dovute (caso raro per chi ha guadagni consistenti), la sanzione va da 250 a 1.000 € (aumentabili fino al doppio se il soggetto era obbligato a tenuta di scritture contabili). Questa è la nuova disciplina in vigore per le violazioni commesse dal 1° settembre 2024 in poi, introdotta dal D.Lgs. 87/2024 . In precedenza, le sanzioni erano dal 120% al 240% dell’imposta evasa ; ora il legislatore ha reso la pena più proporzionata ma fissa (120%). Esempio: se Tizio non dichiara 50.000 € di compensi OnlyFans, con un’imposta evasa ipotetica di 20.000 €, la sanzione sarà 24.000 € (120% di 20k).
  • Dichiarazione infedele: è la presentazione della dichiarazione con importi inferiori al dovuto (es: dichiarare solo una parte dei redditi OnlyFans). Si ha infedele dichiarazione se l’imposta evasa supera € 3.000 o i redditi non dichiarati superano il 10% di quelli dichiarati (altrimenti le differenze minori sono sanzionate in modo ridotto). La sanzione amministrativa, per le violazioni fino al 31/8/2024, era dal 90% al 180% dell’imposta sottratta . Dal 1/9/2024 anche questa dovrebbe essere rimodulata in base al D.Lgs. 87/2024 (si parla di riduzione al 90% fisso, ma occorre verificare i decreti attuativi – in ogni caso il range è stato rivisto in senso favorevole). Ad esempio, se Caio dichiara solo metà dei suoi redditi reali, evadendo 15.000 € di IRPEF, rischia attualmente una sanzione di circa 13.500 € (90% di 15k, se applicato il minimo).
  • Omissione del quadro RW (monitoraggio estero): questo aspetto tocca chi utilizza conti esteri, wallet di criptovalute o altre attività finanziarie fuori dall’Italia senza dichiararli. Il Quadro RW della dichiarazione serve a monitorare investimenti e attività finanziarie detenute all’estero. Un conto PayPal con IBAN lussemburghese, un account OnlyFans che paga su banca estera, criptovalute su exchange esteri, vanno tutti indicati in RW se la giacenza o il valore supera determinate soglie (in realtà l’obbligo RW scatta indipendentemente dalla somma, in presenza di attività estera detenuta). La sanzione per omessa compilazione del RW è molto elevata: dal 3% al 15% dell’ammontare non dichiarato, se detenuto in Paesi collaborativi, che raddoppia dal 6% al 30% se le attività si trovano in Paesi black list . Ad esempio, se un creator ha 20.000 € su un conto estero non dichiarato, rischia fino a 3.000 € di multa (15%). Queste sanzioni RW sono autonome rispetto a quelle sui redditi: un influencer potrebbe vedersi contestare sia l’omessa dichiarazione dei redditi, sia l’omessa indicazione del conto estero su cui li faceva accreditare, cumulando così due tipi di sanzioni. Va detto che la mancata compilazione del RW è un illecito solo amministrativo (non è reato) , ma comunque costoso. Inoltre la legge di Bilancio 2023 (L.197/2022) ha introdotto una nuova imposta sul valore delle cripto-attività (IVCA) e procedure di regolarizzazione per chi non aveva dichiarato crypto: segno ulteriore che il Fisco sta stringendo le maglie anche su questo fronte (ne parleremo più avanti).
  • Sanzioni penali (reati tributari): oltre certe soglie, l’evasione fiscale diventa reato. Il D.Lgs. 74/2000 prevede, nel nostro contesto: il reato di omessa dichiarazione (art.5) punito con la reclusione da 2 a 5 anni se l’imposta evasa supera € 50.000 per ciascun tributo ; il reato di dichiarazione infedele (art.4) punito con la reclusione da 2 a 4 anni e 6 mesi se l’imposta evasa supera € 100.000 e i ricavi non dichiarati superano il 10% di quelli dichiarati o comunque € 2 milioni. In pratica, se un creator non dichiara somme tali da evadere oltre 100mila € di IRPEF, scatta la denuncia per dichiarazione infedele; se addirittura non presenta nulla evadendo oltre 50k di imposte, scatta la denuncia per omessa dichiarazione . Nel caso ricordato di Mady Gio, la stampa riferisce di un’imposta evasa proprio intorno a 1,5 milioni € (ben sopra le soglie), con conseguente procedimento penale avviato dalla Procura. Nota bene: la soglia penale riguarda l’imposta evasa, non il reddito non dichiarato. Considerando l’aliquota massima IRPEF al 43%, per superare 50k di imposta evasa basta occultare ~120k di reddito; per superare 100k di imposta evasa bastano ~230k di reddito occulto. Molti top creator guadagnano cifre simili in pochi mesi, quindi il rischio penale è concreto. Per completezza, altri reati fiscali potenzialmente rilevanti: l’omesso versamento di IVA (art.10-ter) se l’IVA dovuta supera 250k € annui; l’emissione di fatture false (art.8) qualora il creator usi società schermo; la sottrazione fraudolenta al pagamento di imposte (art.11) se dopo l’accertamento aliena beni per non pagare. Ma sono situazioni specifiche. Nella gran parte dei casi, l’influencer non incapperà nel penale se i guadagni sono modesti; altrimenti, scatta un procedimento parallelo. Da notare che il recente D.Lgs. 87/2024, nel riformare le sanzioni amministrative, ha anche voluto meglio coordinare l’ambito amministrativo e penale secondo il principio del ne bis in idem: finché c’è un procedimento penale in corso per il medesimo fatto, la sanzione amministrativa rimane sospesa . Ciò per evitare doppie punizioni cumulative eccessive.

Tabella riepilogativa – Sanzioni amministrative e penali per evasione:

Violazione fiscale (creator OnlyFans)Sanzione amministrativa (D.Lgs. 471/97)Soglia per rilevanza penale (D.Lgs. 74/2000)
Omessa dichiarazione di redditi OnlyFans120% dell’imposta evasa (min €250). Se nessuna imposta dovuta: €250–€1000 (fino al doppio se soggetto con contabilità) . Fino al 31/8/2024: 120–240% imposta .Reato se imposta evasa > €50.000 (Art.5): reclusione 2–5 anni .
Dichiarazione infedele (parziale)90% dell’imposta evasa (in attesa di conferma riforma 2024). Fino al 31/8/2024: 90–180% imposta .Reato se imposta evasa > €100.000 e ricavi occultati > 10% del dichiarato o > €2 mln (Art.4): reclusione 2–4.5 anni.
Mancata dichiarazione di conti esteri (RW)3%–15% degli importi non dichiarati (6%–30% se in Stati black list) .Nessun reato specifico (violazione solo amministrativa) .
Emissione di fatture false (società schermo)Sanzione del 90% sull’IVA evasa (oltre recupero imposta).Reato sempre (art.8), indipendente da importo: reclusione 4–8 anni.
Omesso versamento IVA (se dovuta dal creator)– (Sanzione civile 30% dell’IVA non versata).Reato se IVA non versata > €250.000 (art.10-ter): reclusione 6 mesi – 2 anni.

(Le soglie penali si intendono per periodo d’imposta e per singola imposta. Le sanzioni amministrative indicate sono quelle ordinarie, suscettibili di riduzioni in caso di pagamento agevolato o ravvedimento, come si dirà.)

Come si vede, le sanzioni amministrative sono pesanti: in caso di accertamento fiscale su redditi OnlyFans, il solo importo delle multe spesso eguaglia o supera l’imposta non pagata. Ad esempio, un creator che abbia evaso 20.000 € di IRPEF rischia una sanzione di ~24.000 € per omessa dichiarazione. Se poi aveva anche conti esteri non dichiarati, altre migliaia di euro di sanzione si aggiungono. Buone notizie? Esistono però strumenti per ridurre queste somme: il contribuente può evitare il pagamento integrale delle sanzioni avvalendosi di istituti deflattivi come l’acquiescenza o l’accertamento con adesione (sanzioni ridotte di 1/3) oppure il ravvedimento operoso se è lui spontaneamente a sanare prima dell’accertamento (sanzioni ridotte fino a 1/10). Inoltre, le definizioni agevolate periodicamente varate (rottamazioni, sanatorie) spesso condonano in parte interessi e sanzioni. Affronteremo tutti questi rimedi in seguito. Prima, però, dedichiamo uno spazio specifico a un tema peculiare per i creator adult: la cosiddetta “tassa etica” del 25% sui contenuti pornografici, un’addizionale fiscale che può rendere il conto col Fisco ancora più salato.

La “tassa etica” del 25% sui proventi da materiale pornografico

Uno degli aspetti più insidiosi per i creator di contenuti per adulti è l’addizionale sui redditi pornografici, comunemente chiamata “tassa etica” o “porno-tax”. Si tratta, come accennato, di un’imposta aggiuntiva rispetto all’IRPEF (o IRES) pari al 25% del reddito imponibile prodotto con attività pornografiche o di incitamento alla violenza. Questa addizionale colpisce quindi chi crea, distribuisce, vende o rappresenta materiale pornografico (inclusi video/foto online) e chi svolge spettacoli o intrattenimento a contenuto sessuale esplicito. La norma fu introdotta inizialmente nel 2006 (art. 1 comma 466 L. 266/2005) e riformulata con il D.L. 185/2008, art. 31 comma 3 (convertito in L. 2/2009) , diventando poi parte integrante del nostro sistema tributario. In pratica, è un’addizionale IRPEF del 25% destinata a finanziare il Fondo Unico per lo Spettacolo, con l’idea di colpire in modo “etico” i proventi da pornografia e redistribuire risorse alla cultura (da qui il nome).

Per chiarire il meccanismo: se un creator guadagna 100.000 € di reddito imponibile da attività pornografica, oltre alle imposte ordinarie (IRPEF ecc.), dovrà versare un extra 25.000 € di tassa etica. Questa imposta si applica sul reddito netto relativo a tali attività. Nel caso di contribuenti in regime forfettario, come precisato dall’Agenzia delle Entrate, si applica sulla quota di reddito determinata forfettariamente per quell’attività (ricavi * coefficiente di redditività) . Quindi, ad esempio, un creator forfettario con coefficiente al 67% che fattura 50.000 € in contenuti pornografici avrà un reddito imponibile di 33.500 €; su questo pagherà 15% di imposta sostitutiva (5.025 €) e 25% di tassa etica (8.375 €) , oltre ai contributi. Come si nota, l’addizionale etica può superare in valore la normale imposta sostitutiva del forfettario, incidendo pesantemente.

Come funziona e a chi si applica la tassa etica

Per rientrare nel campo della tassa etica, i contenuti prodotti devono essere pornografici secondo la definizione normativa. Un DPCM del 13 marzo 2009 ha definito la pornografia in modo abbastanza stringente: devono essere presenti atti sessuali espliciti, non simulati, tra adulti consenzienti . L’Agenzia delle Entrate, in una recente risposta a interpello, ha ribadito che non tutto ciò che appare su piattaforme per adulti rientra automaticamente in tale definizione . Ad esempio, nudità non esplicite, contenuti fetish “soft”, foto di parti del corpo (piedi, ecc.) o simulazioni senza atti sessuali completi potrebbero non essere considerate pornografia ai fini fiscali . Il discrimine è sottile e “caso per caso”. In sostanza, la tassa etica colpisce gli show erotici completi, gli atti sessuali trasmessi online a pagamento, i video pornografici venduti, ecc. OnlyFans, essendo utilizzato in larga parte per contenuti sessuali, ricade nell’ambito di applicazione: l’utilizzo di OnlyFans per vendere contenuti pornografici fa scattare il 25% di addizionale . Lo stesso vale per altre piattaforme simili (camgirl, siti di escort advertising con contenuti multimediali, ecc.).

Fino al 2025 c’era incertezza sull’applicabilità ai creator online, soprattutto quelli in regime forfettario. Molti forfettari pensavano che pagando la loro imposta sostitutiva al 15% (o 5%) fossero esenti da ulteriori addizionali. L’Agenzia delle Entrate ha invece chiarito (Risposta a interpello n. 285/2025) che la tassa etica si applica anche ai forfettari: conta la natura dell’attività svolta, non il regime fiscale scelto . Dunque un creator forfettario che realizza contenuti pornografici deve comunque versare il 25% extra sulla quota di reddito attribuibile a tali contenuti . Nella stessa occasione (interpello Fiscozen) l’Agenzia ha precisato che l’applicazione della tassa etica non è automatica per chi opera su OnlyFans, ma va valutata caso per caso in base alla natura effettiva dei contenuti . Questo ha aperto uno spiraglio interpretativo: non basta essere su OnlyFans per pagare il 25%, bisogna vedere se i tuoi contenuti sono effettivamente pornografici secondo la definizione. Ad esempio, se una creator pubblica solo foto di nudo artistico o erotico soft (senza atti sessuali espliciti), potrebbe non rientrare nella porn-tax. Al contrario, se propone video hard in abbonamento o show sessuali nelle chat private, è praticamente certa l’applicazione.

Esempi reali di tassa etica su OnlyFans

Le operazioni della GdF citate hanno fornito casi pratici: nella verifica di Bologna su 5 content creator per adulti, la Finanza ha segnalato circa 200.000 € di tassa etica non pagata su 1,44 milioni di ricavi contestati . Ciò corrisponde esattamente al 25% di 1,44 mln, segno che quelle somme sono state considerate reddito da pornografia e assoggettate all’addizionale. A Ferrara, la camgirl con 110k di redditi occultati è stata segnalata per l’applicazione della tassa etica sul totale . Insomma, l’orientamento attuale delle autorità è di far pagare questa addizionale a tutti i content creator erotici su piattaforme specifiche, OnlyFans in primis , salvo prova contraria che i contenuti non fossero pornografici in senso stretto. Ciò sta creando apprensione tra migliaia di creator: secondo stime, oltre 45.000 creator italiani in regime forfettario potrebbero essere interessati da controlli su questo fronte . Anche la politica ne discute: i Radicali Italiani hanno lanciato la campagna “L’etica non si tassa”, sostenendo che la norma sia discriminatoria e possa incentivare l’evasione vista la pesantezza del prelievo . Al di là dei giudizi morali, molti esperti ritengono la tassa etica una sovrimposta singolare e forse incostituzionale (dubbi sulla proporzionalità e uguaglianza) , ma ad oggi nessuna Corte l’ha abolita e va considerata pienamente in vigore.

Sul piano pratico, come e quando si paga la tassa etica? Essa va calcolata in sede di dichiarazione dei redditi: si somma al saldo IRPEF dovuto. Il pagamento segue le scadenze ordinarie di saldo e acconto delle imposte sui redditi (tipicamente saldo entro il 30 giugno dell’anno successivo, acconti il 30 giugno e 30 novembre) . È un’addizionale autonoma, ma la si versa con lo stesso modello F24 con cui si pagano IRPEF e relative addizionali regionali/comunali. Codici tributo specifici identificano il versamento. Importante: la tassa etica non sconta ulteriore sanzione propria se uno la omette, a parte il classico 30% di sanzione per omesso versamento di imposta (è equiparata a un’addizionale IRPEF) . Spesso negli avvisi di accertamento viene semplicemente indicato l’importo dovuto a titolo di addizionale 25% e, se non versato, applicata la sanzione del 30% su tale importo. Se però il contesto è un’avvenuta omessa dichiarazione globale, l’ufficio potrebbe direttamente includere quell’imposta nel calcolo dell’imposta evasa e punirla con la sanzione maggiore (in genere però trattandosi di addizionale regionale/comunale/pornografica, si tiene separato: IRPEF evasa sanzionata 120%, addizionale etica non versata sanzionata 30%).

Difendersi dalla tassa etica: si può evitare o ridurre?

Chi produce contenuti hot su OnlyFans si chiederà: posso evitare questo 25% aggiuntivo? Legalmente, se l’attività rientra nella definizione di pornografia di legge, no – va pagato. Tuttavia, in sede difensiva, si può contestare l’applicazione della tassa etica qualora si ritenga (e si possa dimostrare) che i propri contenuti non configurino atti sessuali espliciti non simulati. È un campo delicato ma possibile. Ad esempio, un creator potrebbe sostenere che il suo profilo era incentrato su nudità artistiche o erotismo soft senza scene sessuali complete, e quindi i relativi proventi non dovrebbero subire l’addizionale . In tal caso occorrerebbe fornire prove o descrizioni dei contenuti per convincere l’ufficio (operazione non semplice anche per ragioni di privacy e pudore, ma tecnicamente fattibile, magari con perizie). Se invece, ad esempio, nei messaggi privati della piattaforma offriva video espliciti su richiesta, sarebbe complicato negarne la natura pornografica.

Un’altra linea di difesa potrebbe essere di natura costituzionale: alcuni professionisti hanno definito la tassa etica una “sovrimposizione” potenzialmente incostituzionale . Si potrebbe eccepire, in un eventuale ricorso, che l’addizionale violi il principio di capacità contributiva (art.53 Cost.) o di eguaglianza, colpendo arbitrariamente una categoria di redditi in modo extra. Al momento, però, nessuna pronuncia della Corte Costituzionale ha eliminato la tassa etica, e in passato essa è stata applicata per anni ad altri contesti (si pensi alle discoteche hard e ai locali a luci rosse, che già pagavano questa imposta). Quindi una contestazione del genere avrebbe esito incerto e richiederebbe probabilmente di portare la questione fino in Corte Costituzionale tramite eccezione di illegittimità.

Riassumendo: se sei un creator di OnlyFans nel settore adult, devi mettere in conto questa imposta del 25% e sarebbe opportuno già accantonare parte dei guadagni per coprirla. In caso di accertamento fiscale, è molto probabile che, oltre alle normali imposte evase, ti venga contestato anche il mancato versamento della tassa etica (se non hai presentato dichiarazioni includendola). Ad esempio, un creator che nel 2024 guadagna 80.000 € netti da contenuti espliciti e non dichiara nulla, nel 2025 potrebbe vedersi notificare un avviso con: 80k aggiunti a reddito imponibile IRPEF (tassati in base agli scaglioni), 20k di IRPEF evasa, 20k di tassa etica evasa (25% di 80k) e relative sanzioni. Se l’IRPEF evasa porta a dichiarazione infedele o omessa, avrà sanzione 120% su quei 20k (=24k); sulla tassa etica evasa, sanzione 30% (=6k). Totale sanzioni 30.000 € e imposte 40.000 € circa, su 80k di guadagni non dichiarati. E forse pure una denuncia se l’imposta evasa supera le soglie. Uno scenario da incubo, che conferma perché prevenire è meglio che curare.

Caso pratico di calcolo (con tassa etica): Poniamo che Tizio, creator italiano, nel 2023 abbia incassato 50.000 € tramite OnlyFans con contenuti pornografici, senza dichiararli. Nel 2024 riceve un accertamento. Supponiamo (semplificando) che su 50k di reddito: – L’IRPEF dovuta sarebbe stata circa €20.000 (aliquota media del 38-40% su 50k). – La tassa etica dovuta sarebbe €12.500 (25% di 50k). – In sede di accertamento, l’Agenzia recupera l’IRPEF evasa (20k) e la tassa etica (12.5k). Applica poi le sanzioni: per l’omessa dichiarazione di quei redditi, 120% su 20k = €24.000; per l’omesso versamento dell’addizionale 25%, 30% su 12.5k = €3.750 (oltre agli interessi). Tizio si trova quindi un importo totale da pagare intorno a €20k (IRPEF) + 12.5k (etica) + 24k (sanz. omessa dichiarazione) + 3.75k (sanz. etica) = ~60.250 €, più interessi. – Se però Tizio decide di aderire all’accertamento in via conciliativa, avrà diritto alla riduzione delle sanzioni di 1/3: la sanzione di 24k scende a 16k, e quella di 3.75k scende a 2.5k. Pagherà quindi circa €20k + 12.5k + 16k + 2.5k = 51.000 €. – Confrontiamo con lo scenario se Tizio avesse dichiarato regolarmente in regime forfettario: ipotizziamo coefficiente di redditività 67%, imponibile 33.500 €, imposta sostitutiva 15% = €5.025, tassa etica 25% = €8.375, contributi INPS ~26% = €8.700. Avrebbe pagato circa €22.100 in totale. Non dichiarando, ora gliene tocca più del doppio (51k). Senza contare eventuali spese legali e il rischio penale.

Come evidenziato dall’esempio, evadere queste imposte conviene solo nell’immediato, ma sul medio termine può portare a costi molto maggiori. Il consiglio per i creator adult è di valutare attentamente il proprio tipo di contenuti: se rientrano nella definizione di pornografia, conviene mettersi in regola fin da subito, magari usufruendo di consulenza fiscale preventiva, per evitare che il conto etico presenti un salatissimo arretrato.

Nei paragrafi successivi, dopo aver inquadrato rischi e norme, passeremo dalla teoria alla pratica: cosa fare concretamente quando arriva un avviso di accertamento, quali sono i passi procedurali e quali le migliori strategie difensive per tutelare i propri interessi. Vedremo come impugnare l’atto, come ottenere sospensioni, e quali strumenti possono ridurre importi o risolvere la pendenza (dall’adesione alle rottamazioni, fino ai piani di rientro del debito). L’obiettivo è fornire una guida passo-passo su come difendersi bene, con l’aiuto dell’avvocato, da un accertamento fiscale su redditi OnlyFans.

Procedura dopo la Notifica di un Avviso di Accertamento: Passo dopo Passo

Ricevere un avviso di accertamento da parte dell’Agenzia delle Entrate è fonte di ansia per chiunque, ma è importante mantenere la calma e agire in modo tempestivo e informato. L’avviso di accertamento è l’atto formale con cui il Fisco contesta al contribuente una maggiore imposta dovuta, spiegandone i motivi e quantificando imposte, sanzioni e interessi . Nel caso di un creator OnlyFans, come abbiamo visto, tipicamente l’accertamento riguarda redditi non dichiarati o altre irregolarità (IVA non versata, errata qualificazione, ecc.). L’atto viene notificato generalmente via PEC (se il contribuente ha un domicilio digitale) o tramite raccomandata AR. Dal momento in cui l’atto viene notificato decorrono termini e diritti ben precisi. Ecco cosa accade e cosa può fare il contribuente passo per passo:

1. Lettura attenta dell’atto e verifica della regolarità formale: Appena notificato l’avviso, occorre leggerlo con calma. Deve contenere per legge la motivazione (i fatti contestati e le norme applicate), l’“intimazione ad adempiere” (l’ordine di pagare le somme entro un termine) e l’indicazione dei termini per presentare ricorso . Verificare a chi è intestato, che i periodi d’imposta indicati siano corretti e che sia stato notificato entro i termini di decadenza (in genere il 31 dicembre del quinto anno successivo a quello in cui andava presentata la dichiarazione, o del settimo anno se la dichiarazione fu omessa). Ad esempio, i redditi 2021 possono essere accertati fino al 31/12/2026 (o 2028 se omessi). Vizi di notifica o decadenza dei termini possono rendere nullo l’atto, quindi vale la pena farlo controllare da un esperto appena ricevuto.

2. Decorrenza dei 60 giorni – scelta tra pagamento o ricorso: Per legge, il contribuente ha 60 giorni dalla notifica per decidere il da farsi . Entro questo termine può pagare quanto richiesto oppure presentare ricorso alla Corte di Giustizia Tributaria (nuovo nome delle Commissioni Tributarie) . Se non fa nulla entro 60 giorni, l’avviso diventa definitivo ed esecutivo. Dunque questa è una finestra cruciale.

  • Opzione 1: Pagare (acquiescenza). Se il contribuente ritiene corretto (o inoppugnabile) l’accertamento e sceglie di pagare, dovrebbe farlo entro 60 giorni. In tal caso può beneficiare dell’acquiescenza, ossia di una riduzione delle sanzioni ad 1/3 del minimo . Ad esempio, una sanzione per infedele dichiarazione del 90% diventa 30%. L’acquiescenza si perfeziona pagando tutto l’importo (imposte, interessi e sanzioni ridotte) entro il termine per ricorrere . Spesso nell’avviso stesso è riportata la somma da pagare con sanzioni ridotte se si aderisce. Questa opzione fa perdere la possibilità di impugnare (si accetta l’atto), ma evita ulteriori spese e riduce la penalità. Va valutata attentamente, di solito con un professionista: conviene solo se l’ufficio ha ragione fondata e non ci sono margini di difesa.
  • Opzione 2: Presentare ricorso. Se si ritiene che l’accertamento sia errato, ingiusto o comunque contestabile, si può presentare ricorso tributario entro 60 giorni . Il ricorso andrà notificato all’Ufficio che ha emesso l’atto (via PEC o ufficiale giudiziario) e poi depositato presso la segreteria della Corte di Giustizia Tributaria provinciale competente. Nel ricorso si indicano i motivi per cui l’accertamento è illegittimo o infondato (errori di diritto, di calcolo, vizi procedurali, ecc.) e le prove a sostegno. Approfondiremo a breve la procedura di ricorso. Intanto, è fondamentale sapere che il ricorso sospende parzialmente la riscossione: infatti, grazie alla normativa sull’accertamento esecutivo, decorsi 60 giorni l’avviso diventa titolo esecutivo e l’Agenzia delle Entrate Riscossione può agire per riscuotere . Tuttavia, se il contribuente presenta ricorso e contesta l’atto, la riscossione viene automaticamente sospesa per 180 giorni (6 mesi) dall’affidamento in carico all’Agente della Riscossione . In pratica, oltre ai 60+30 giorni (60 per ricorrere, più 30 di attesa prima di passare all’esattore), c’è questa moratoria di 180 giorni in cui l’esecuzione è congelata, salvo casi di particolare urgenza (pericolo per la riscossione) in cui l’ente può procedere prima . Inoltre, presentando ricorso si può chiedere al giudice tributario una sospensione giudiziale dell’atto (art. 47 D.Lgs. 546/92) in caso di grave e irreparabile danno . Se accordata, la sospensione ferma del tutto la riscossione fino alla sentenza di primo grado. Nota: molti contribuenti temono che fare ricorso senza pagare porti subito ad azioni esecutive; in realtà, grazie a queste regole, generalmente l’Agenzia Riscossione aspetta l’esito di primo grado prima di procedere oltre, a patto che il ricorso sia stato fatto entro i termini e che si sia eventualmente ottenuta una sospensione. Vi è tuttavia un dettaglio: se non si chiede sospensione al giudice, la legge consente comunque all’esattore di riscuotere un importo pari a 1/3 delle imposte accertate (più interessi) anche durante il processo . Ciò significa che, in assenza di sospensiva, dopo 90 giorni l’ADER potrebbe emettere una cartella o un’intimazione per circa un terzo del tributo contestato. Questo “anticipo” è dovuto solo sulle imposte (non sulle sanzioni) e viene poi conguagliato a fine giudizio. Molti uffici, in pratica, non attivano subito tale riscossione parziale, ma la norma lo prevede. Quindi, chi ricorre dovrebbe: o versare spontaneamente almeno un terzo delle imposte per stare più tranquillo, oppure chiedere espressamente la sospensione al giudice anche di quella parte.
  • Opzione 3: Inerzia (non fare nulla). Se il contribuente ignora l’accertamento, trascorsi i 60 giorni l’atto diventa definitivo. Dopo ulteriori 30 giorni (quindi 90 giorni dalla notifica) l’importo viene affidato all’Agente della Riscossione per l’esecuzione forzata . A quel punto, senza altre comunicazioni (la legge ora non richiede neppure la cartella di pagamento tradizionale), l’ADER potrà procedere con iscrizioni di ipoteca, fermi amministrativi su autoveicoli, pignoramenti di conti correnti o stipendi, ecc., per recuperare il dovuto. L’unica “tutela” per il contribuente inerte è quella sospensione automatica di 180 giorni di cui sopra , che nella pratica fa sì che esattamente dopo 9 mesi circa dalla notifica l’ADER si attivi. Ma non c’è da stare sereni: dopo 9 mesi, se non hai pagato né impugnato, quasi certamente arriverà una cartella esattoriale o comunque un’intimazione di pagamento, e da lì a breve i pignoramenti. Conclusione: l’inerzia è la scelta peggiore. A meno che tu non sia in procinto di fallire o nullatenente (in cui caso potresti sperare in un saldo e stralcio futuro), ignorare l’atto comporta di subire il massimo delle conseguenze senza aver nemmeno provato a difenderti.

3. Valutazione dell’atto e consulenza professionale: Nei 60 giorni, è caldamente consigliato consultare un avvocato tributarista o un esperto. La difesa in proprio è tecnicamente ammessa per cause di valore fino a €3.000, ma data la complessità del tema OnlyFans (e i valori spesso superiori), è opportuno farsi assistere. Un professionista esaminerà l’accertamento cercando vizi formali (notifica invalida, motivazione insufficiente, errori di calcolo, mancato contraddittorio se dovuto) e sostanziali (errata applicazione di norme, mancanza di prove, ecc.). Valuterà anche la convenienza di eventuali soluzioni deflattive: ad esempio, se l’importo è modesto e c’è una rottamazione delle cartelle in corso, potrebbe quasi convenire lasciarlo andare a ruolo e rottamare; oppure potrebbe proporre un accertamento con adesione (ne parliamo sotto) per negoziare una chiusura con sanzioni ridotte. Insomma, un check-up legale completo per decidere la strategia.

4. Avvio di una procedura di accertamento con adesione (facoltativo): L’accertamento con adesione è uno strumento che consente di negoziare con l’ufficio un possibile accordo sull’accertamento, evitando la causa. Il contribuente, entro i 60 giorni, può presentare un’istanza di adesione all’ufficio emittente. Ciò sospende automaticamente il termine per il ricorso per 90 giorni. Si viene convocati per un contraddittorio orale, durante il quale si può discutere la pretesa e proporre una riduzione delle somme. Se si raggiunge un accordo, viene formalizzato un atto di adesione con la riduzione delle sanzioni a 1/3 (invece che il 100% o 120% normalmente applicato) . Il contribuente dovrà poi pagare quanto concordato (imposte + interessi + sanzioni ridotte) entro 20 giorni, oppure rateizzare. L’adesione conviene quando ci sono margini per un accordo equo: ad esempio, se il Fisco ha ricostruito redditi per 100k ma si può dimostrare che in realtà erano 70k, si può chiudere su 70k con sanzioni ridotte. Oppure quando il contribuente preferisce togliersi il pensiero con uno sconto sulle penalità senza affrontare l’incertezza del giudizio. Va però valutato caso per caso: l’adesione implica rinuncia al ricorso (una volta firmata, l’atto è definitivo) e quindi va intrapresa solo se l’accordo proposto è davvero favorevole o se la controparte ha prove solide. Nel contesto OnlyFans, l’adesione potrebbe essere utile ad esempio per far stralciare la tassa etica se i contenuti non erano strettamente pornografici, oppure per rivedere al ribasso i ricavi accertati portando giustificazioni (costi deducibili, doppie imposizioni, ecc.). È bene farsi assistere dal proprio avvocato/consulente anche in questa fase negoziale.

5. Presentazione del ricorso tributario: Se non si è optato per adesione o questa è fallita, entro i 60 giorni (o 150 se adesione intrapresa ma non conclusa) va notificato il ricorso. Il ricorso è l’atto introduttivo del giudizio tributario. Deve contenere i dati dell’atto impugnato, i motivi di diritto e di fatto su cui si basa la contestazione, l’indicazione dei documenti e delle prove e la richiesta finale (annullamento totale/parziale dell’atto). Dopo la notifica all’Agenzia (a mezzo PEC per chi ha domicilio digitale), va depositato telematicamente nel sistema SIGIT entro 30 giorni, insieme alla ricevuta di notifica e agli allegati. Per controversie fino a €50.000 è previsto un tentativo obbligatorio di reclamo/mediazione: in pratica il ricorso stesso viene trattato dall’ufficio come reclamo e può formulare entro 90 giorni una proposta di mediazione riducendo sanzioni al 35% . Se il contribuente accetta, la lite si chiude lì; altrimenti, decorso il termine, il ricorso prosegue in giudizio. (Da marzo 2023 la soglia di mediazione è stata elevata a 50k, prima era 20k). Nel ricorso, è possibile anche formulare istanza di sospensione dell’atto se il pagamento immediato causerebbe danno grave (ad esempio compromissione dell’attività o del sostentamento familiare). La C.T. deciderà sulla sospensione di solito in pochi mesi, sospendendo l’esecutività fino alla sentenza.

Da questo momento in poi, la palla passa al giudice tributario: seguirà la fase di merito (scambio di memorie, udienza e sentenza di primo grado). È importante, però, che il contribuente durante il processo rispetti eventuali obblighi di pagamento parziale (ad esempio versare quel 1/3 se richiesto) per non incorrere in azioni esecutive. In caso di esito negativo in primo grado, si può appellare alla Corte di Giustizia Tributaria di secondo grado entro 60 giorni dalla notifica della sentenza. E poi eventualmente in Cassazione. Ma queste sono fasi successive.

6. Riscossione in pendenza di giudizio: Riassumiamo cosa succede al debito mentre si aspetta la sentenza. Come detto, l’accertamento è “esecutivo” decorsi 60 giorni. Però: – Se hai pagato un terzo delle imposte e chiesto sospensione, di norma non subisci azioni. – Se non hai pagato nulla e non hai sospensione, l’ADER può chiedere un terzo delle imposte dopo 90 giorni . Il resto (gli altri 2/3 e le sanzioni) resta sospeso fino a sentenza di primo grado. – Dopo la sentenza di primo grado, se sfavorevole, devi versare (per evitare pignoramenti) almeno il valore delle imposte confermate in primo grado in attesa dell’appello, altrimenti l’ADER procede per recuperare. Se vinci in primo grado, tutto sospeso (l’ufficio può fare appello ma nel frattempo non riscuote, anzi deve restituire eventualmente il terzo incassato). – In appello analogamente si versa quanto deciso, etc. È un meccanismo complesso, ma l’idea è che ad ogni grado devi eventualmente versare le somme per la parte già riconosciuta dal giudice, per non essere perseguito.

In ogni caso, è fondamentale comunicare con l’Agenzia delle Entrate Riscossione durante il contenzioso: se hai un ricorso in corso, puoi informarla fornendo copia, e soprattutto se ottieni una sospensione dal giudice, devi notificare subito il provvedimento di sospensione all’ADER per bloccare eventuali procedure.

7. Soluzioni alternative durante i 60 giorni: Oltre al ricorso e adesione, ci sono altre iniziative che il contribuente può valutare in questa finestra: – L’istanza di autotutela: cioè una richiesta all’ufficio di annullare o correggere l’atto se ci sono errori evidenti (ad esempio l’accertamento riguarda la persona sbagliata, oppure doppia imposizione già pagata altrove, etc.). L’autotutela non sospende i termini per ricorrere né l’esecutività, ed è discrezionale per l’ente. Ma tentare non nuoce: a volte l’ufficio, riconosciuto uno sbaglio macroscopico, annulla o riduce l’atto in autotutela. Comunque è prudente fare contestualmente ricorso, per sicurezza, se i termini stringono. – Se applicabile, la definizione agevolata delle sanzioni tramite acquiescenza (già detta) o se c’è un regime di definizione agevolata delle liti aperto (ad esempio la legge di Bilancio 2023 offriva la chance di definire i ricorsi pendenti pagando una percentuale). Queste possibilità dipendono dalle normative in vigore al momento. – Rateazione immediata: se si propendesse per pagare ma non si ha liquidità, entro i 60 giorni si può chiedere all’ufficio di pagare in forma rateale (massimo 8 rate trimestrali se importo <50k, o 16 rate se >50k, secondo D.Lgs. 218/97). Presentando istanza di rateazione e pagando la prima rata entro 60gg, si perfeziona l’acquiescenza con sanzioni ridotte e si ottengono le rate. Questa è un’ottima soluzione se si accetta l’atto ma non si può pagare in unica soluzione.

Schema sintetico – Cosa accade dopo la notifica di un accertamento:

  • 0-60 giorni: Periodo per decidere. Se paghi entro 60 gg con sanzioni ridotte a 1/3 (acquiescenza), chiudi la questione. Se presenti ricorso, sospendi la riscossione coattiva (oltre 1/3 imposte) fino a sentenza. Se attivi adesione, sospendi il termine di ricorso e negozi col fisco (90 gg in più).
  • Dopo 60 giorni (senza ricorso): Atto definitivo. Da 61° a 90° giorno l’atto è esecutivo ma l’ADER attende 30 gg di prassi. Dal 91° giorno l’importo può essere iscritto a ruolo e iniziare la riscossione (salvo sospensione amministrativa di 180 gg, che porta di fatto a 270 gg totali).
  • Dopo 90 giorni: Se nessun ricorso, l’ADER può procedere con cartella/intimazione e poi pignoramenti trascorsi 180 gg totali. Se c’è ricorso ma niente sospensione giudiziale, l’ADER può richiedere un 1/3 delle imposte subito (con cartella).
  • Entro 6-9 mesi: udienza di sospensione (se richiesta) e in caso esito positivo, blocco di tutte le azioni fino alla decisione finale.
  • Entro ~1-2 anni: Sentenza di primo grado. Se il contribuente vince, l’accertamento è annullato (salvo appello dell’ufficio) e le somme eventualmente pagate devono essere restituite con interessi. Se perde, deve pagare ciò che il giudice ha ritenuto dovuto (spesso tutto), al netto magari di un 1/3 già versato, e può appellare ulteriormente.

Questo flusso evidenzia quanto sia importante muoversi bene nei primi 60 giorni. È la fase in cui, con l’aiuto di un avvocato, si può impostare la difesa migliore: scegliere se trattare o combattere, e gettare le basi per evitare esecuzioni (ad esempio presentando subito istanza di sospensione).

Nel prossimo capitolo analizzeremo più dettagliatamente le varie strategie di difesa legale che il contribuente può adottare: dai motivi di ricorso più efficaci in ambito “digitale” alle possibili eccezioni da sollevare, fino agli strumenti per definire il contenzioso in modo agevolato. L’Avv. Monardo e il suo team, con la loro esperienza, sanno bene dove andare a colpire negli accertamenti fiscali – e condivideremo alcune di queste chiavi di difesa.

Strategie di Difesa Legale: Come Impugnare e Contestare un Accertamento OnlyFans

Affrontare un avviso di accertamento fiscale richiede una strategia ben pianificata. Ogni caso fa storia a sé, ma qui illustreremo le principali linee difensive e strumenti legali a disposizione di un influencer OnlyFans (o del suo avvocato) per contestare efficacemente le pretese del Fisco. L’obiettivo è ottenere l’annullamento totale o parziale dell’atto, o almeno una significativa riduzione delle somme dovute, evitando se possibile che il debito fiscale rovini la vita economica del contribuente. Vediamo come.

Motivi di ricorso e contestazioni tecniche possibili

Nel predisporre un ricorso tributario, l’avvocato valuta sia vizi formali/procedurali dell’accertamento, sia questioni di merito sostanziale. Ecco alcuni possibili motivi di ricorso tipici in materia di redditi online:

  • Violazione del contraddittorio: in certi casi, prima di emettere un accertamento l’ufficio deve invitare il contribuente a fornire chiarimenti (ad es. dopo un PVC della Guardia di Finanza o per accertamenti basati su presunzioni). Se ciò non è avvenuto, si può eccepire la violazione dello Statuto del Contribuente (L.212/2000) che prevede un termine di 60 giorni dopo il PVC per presentare osservazioni. Questa eccezione può portare all’annullamento dell’atto se era dovuto il contraddittorio preventivo (obbligatorio, ad esempio, negli accertamenti da redditometro).
  • Motivazione insufficiente o inidonea: l’avviso deve spiegare chiaramente le ragioni della pretesa. Se ad esempio l’Agenzia si limita a dire “abbiamo rilevato accrediti sul conto per 100k non giustificati, quindi li tassiamo” senza indicare come li ha calcolati o perché li attribuisce a reddito tassabile, si può contestare il difetto di motivazione. Ciò è comune se l’ufficio fa copia-incolla di un PVC senza aggiungere valutazioni. La Cassazione ha ritenuto invalido un avviso di accertamento basato su redditometro che elencava solo gli indici senza spiegare il calcolo concreto del reddito presunto . Nel nostro contesto, se l’atto non specifica i periodi, le fonti dei dati (es. “dati OnlyFans comunicati”), o non distingue tra tipologie di reddito, può esserci spazio per eccepire che non è sufficientemente motivato e quindi nullo.
  • Errore sul presupposto dell’imposta (qualificazione errata): ad esempio, l’ufficio potrebbe aver considerato i redditi OnlyFans come redditi d’impresa e aver calcolato IRAP o IVA indebitamente. Se invece erano lavoro autonomo, l’IRAP non è dovuta (un professionista senza autonoma organizzazione non paga IRAP). Oppure potrebbe aver contestato l’utilizzo improprio del regime forfettario (sostenendo che c’era una causa di esclusione), ma magari sbagliando interpretazione. O ancora, contestare che dovevi iscriverti alla gestione commercianti invece della Gestione Separata, ecc. Queste questioni tecniche possono ridurre il dovuto: ad esempio escludendo IRAP o riconoscendo la validità del regime forfettario adottato.
  • Prova dei ricavi/compensi: l’accertamento può essere fondato su presunzioni e come tali contestabile nel merito. Se il Fisco ricostruisce i ricavi in modo induttivo (es. “hai 500 abbonati a 10$ al mese, quindi hai incassato 5.000$/mese”), bisogna verificare se ha dati concreti o solo stime. Il contribuente può portare evidenze contrarie: ad esempio, dimostrare che la piattaforma trattiene una commissione del 20% (quindi l’incasso netto era minore) o che non tutti gli abbonati pagano l’intero mese, ecc. Anche le presunzioni da movimenti bancari possono essere vinte se si prova la natura non reddituale di quei versamenti (es: prestiti ricevuti, trasferimenti tra propri conti, doni di familiari, restituzione di capitale, ecc.). La legge consente al Fisco di presumere, ma consente al contribuente di fornire giustificazioni alternative. L’importante è documentarle: contratti, dichiarazioni, estratti conto di provenienza, qualunque cosa provi l’origine.
  • Deduzione di costi e spese: Spesso l’accertamento aumenta i ricavi ma ignora i costi. Un influencer può aver sostenuto costi (attrezzature video, costumi, promozione, fee della piattaforma, compensi a collaboratori, spese per shooting, ecc.) che ridurrebbero il reddito tassabile. Se il contribuente non aveva presentato dichiarazione, ovviamente l’ufficio tassa il ricavo lordo. Ma in sede di ricorso è possibile far valere il diritto alla deduzione dei costi di produzione del reddito, purché documentati e inerenti. Ad esempio: “OnlyFans trattiene il 20%, quel 20% è un costo deducibile”; oppure “ho pagato 10k ad un videomaker, ecco la fattura” – quel costo va sottratto dal reddito. La Cassazione ha affermato più volte che il reddito d’impresa va determinato al netto dei costi inerenti, e anche in giudizio il contribuente può opporre costi non considerati inizialmente (in un caso riguardante abbigliamento usato da un’influencer, si discuteva l’inerenza di tali spese). Quindi, recuperare ricevute e fatture di spese legate all’attività può essere molto utile: riduce la base imponibile e quindi imposte e sanzioni.
  • Contestazione della “tassa etica”: come detto, se l’atto applica l’addizionale 25% e il contribuente ritiene che i contenuti non fossero pornografia, nel ricorso va inserita l’eccezione che la norma non è applicabile al caso suo. Magari corredata da una descrizione generica dei contenuti (o dall’assenza di atti espliciti). Questo può portare quantomeno a un riesame: l’ufficio, per controbattere, dovrebbe dimostrare il contrario. Se non è in grado (perché non ha copia dei contenuti, ad esempio), quella parte di imposta potrebbe cadere.
  • Vizi di notificazione e procedura: controllare sempre se l’avviso è stato notificato correttamente (ad esempio, a mezzo PEC all’indirizzo giusto, o tramite posta nei termini). Se la notifica è nulla (es. invio a PEC non registrata, o consegna a persona sbagliata), è un motivo formale forte di annullamento, ma spesso occorre farlo valere subito.
  • Prescrizione/Decadenza: come accennato, l’atto deve arrivare entro il termine di decadenza legale. Se, poniamo, l’accertamento 2016 viene notificato dopo il 31/12/2022, è decaduto. Oppure se un tributo accessorio è richiesto dopo i suoi termini di prescrizione. Eccezioni di questo tipo (purtroppo rare, perché il Fisco sta attento alle scadenze) vanno comunque scrutate.
  • Doppia imposizione internazionale: caso particolare, se il creator avesse già pagato tasse all’estero sui medesimi redditi (capita se aveva aperto una ditta in un altro paese o versato imposte fuori). In tal caso si può chiedere il credito d’imposta per le imposte estere già pagate, evitando che l’Italia tassi di nuovo tutto (principio contro la doppia imposizione).

In sostanza, il ricorso va costruito come un puzzle, attaccando su più fronti: formale (errori dell’ufficio) e sostanziale (dimostrare che il reddito accertato è inferiore, che alcune imposte non sono dovute, che alcune sanzioni vanno tolte). L’avvocato tributarista esperto saprà individuare le eccezioni giuridiche da sollevare e consigliare il cliente sui documenti da raccogliere per supportare i fatti (es. estratti conto, ricevute di spese, screenshot di profili social per provare la natura dei post, contratti con l’estero ecc.). È cruciale fornire al difensore tutte le informazioni e la massima collaborazione, anche se alcune cose possono imbarazzare (es. la tipologia di contenuti): il segreto professionale c’è, e ogni dettaglio può aiutare nella difesa.

Sospendere la riscossione: strumenti per bloccare pagamenti e azioni esecutive

Abbiamo accennato più volte alla sospensione dell’atto impugnato. È un passo fondamentale in molti casi, soprattutto quando l’importo accertato è elevato e il contribuente non ha liquidità per pagare neppure una parte. La sospensione si può ottenere in due modi: – Sospensione amministrativa interna: si può chiedere direttamente all’ente impositore (Agenzia Entrate) di sospendere la riscossione, magari in attesa di esito adesione o per autotutela. L’ufficio raramente la concede se non ci sono errori evidenti. – Sospensione giudiziale (art. 47 D.Lgs. 546/92): nel ricorso al giudice tributario, si deposita un’istanza motivata di sospensiva, dimostrando sia il fumus boni iuris (cioè che il ricorso non è pretestuoso, ma ha buone possibilità di successo, ad es. per un evidente vizio) sia il periculum in mora (il rischio di danno grave e irreparabile se si dovesse pagare subito). Nel contesto OnlyFans, il periculum potrebbe essere: “l’importo è enorme rispetto al mio patrimonio, se costretto a pagare dovrei vendere la casa o cessare la mia attività, con danno irreparabile; inoltre ho già debiti personali, ecc.”. Il fumus potrebbe essere: “ci sono errori macroscopici nell’atto, come da documenti allegati”. Se convinto, il Collegio concede la sospensione. Ciò blocca ogni esecuzione fino alla sentenza di primo grado (di solito la scrivono espressamente nell’ordinanza). L’efficacia pratica: l’ADER non potrà emettere cartelle o atti esecutivi, e se li avesse già emessi vengono congelati.

Spesso ottenere la sospensione è vitale per guadagnare tempo e negoziare meglio (magari attendendo una rottamazione, o raccogliendo fondi). L’Avv. Monardo e il suo team, esperti in sospensive, sanno impostare bene queste istanze per massimizzare le chance che vengano accolte, allegando ad esempio perizie sulla situazione finanziaria, bilanci familiari, ecc.

Accertamento con adesione: negoziare col Fisco per ridurre sanzioni e imponibile

Abbiamo già introdotto l’adesione come opzione entro i 60 giorni. Qui qualche dettaglio in più: – L’istanza si presenta all’ufficio locale che ha emesso l’accertamento (es. Direzione Provinciale). Basta una lettera in carta libera indicando di voler aderire e l’atto in questione. – L’ufficio ti convocherà (di solito entro 30-60gg) per un incontro. Puoi farti assistere da avvocato/consulente in quell’incontro. – In sede di adesione, entrambe le parti fanno qualche concessione: il Fisco magari riduce l’imponibile o le sanzioni, il contribuente rinuncia a litigare e accetta di pagare. Non c’è un “giudice”: è una trattativa. Ovviamente conviene se l’ufficio è disponibile ad aggiustare il tiro. – Nel caso di influencer OnlyFans, l’adesione potrebbe portare a: – riconoscere costi deducibili che non erano stati considerati; – togliere la tassa etica se borderline; – rivedere le sanzioni al minimo ed applicare la riduzione 1/3 (obbligatoria in caso di adesione conclusa con esito positivo). – dilazionare il pagamento: la legge permette fino a 8 rate trimestrali (16 se importo >50k). – Se ci si accorda, si firma il verbale di adesione e l’accertamento si “cristallizza” in quella forma. Da lì hai 20 giorni per versare la prima rata o l’unica soluzione. Se non paghi, l’adesione si considera decaduta e l’atto originario rimane valido (senza però che tu abbia più 60 giorni per ricorrere, occhio! Quindi aderire e poi non pagare è molto pericoloso). – Se non ci si accorda, viene redatto un verbale di mancato accordo. A quel punto hai 30 giorni dal termine dei 90 sospesi per presentare il ricorso (in totale 150 giorni dalla notifica iniziale, come detto).

Va notato che in alcuni casi l’ufficio stesso invita il contribuente all’adesione prima di emettere l’atto (accertamento con adesione “iniziale”). Se tu ricevi un invito a comparire per adesione, hai il vantaggio di poter discutere prima che l’avviso venga emesso formalmente, e se trovi intesa l’atto emesso recepirà l’accordo. Spesso però per i redditi occulti l’ufficio emette direttamente l’avviso.

Reclamo e mediazione tributaria: risolvere le liti minori senza giudice

Se il valore in contestazione (imposta + sanzioni) non supera €50.000, la proposizione del ricorso viene considerata automaticamente anche un reclamo. L’Ufficio legale dell’Agenzia (diverso da quello che ha emesso l’atto) esamina il ricorso e può formulare entro 90 giorni una proposta di mediazione. Di solito consiste in una riduzione delle sanzioni al 35% (invece che al 100% o 120% originario) . Se la accetti e paghi il dovuto mediato entro 20 giorni, la lite si chiude lì. Se rifiuti o non c’è proposta, dopo 90 giorni il ricorso prosegue in commissione.

Perché considerare il reclamo/mediazione? Perché spesso l’ufficio potrebbe accorgersi di qualche punto debole e preferire incassare subito qualcosa piuttosto che rischiare in giudizio. Dal tuo lato, potresti ottenere un buon sconto sanzioni e chiudere in tempi brevi, evitando incertezza. Ad esempio, su una pretesa di 30.000 € con 10k di imposte e 20k di sanzioni, una mediazione potrebbe proporti di pagare 10k + sanzioni ridotte 35% = 3.500, totale 13.500 (invece di 30k), con risparmio di 16.500 €. Non male, se l’ufficio è disponibile.

Va segnalato che la mediazione è obbligatoria per legge sotto 50k: il che significa che se fai ricorso su 40k e non aspetti i 90 giorni per l’eventuale mediazione (cioè vai subito in giudizio), il ricorso è improcedibile. Dunque conviene attendere e vedere se arriva un’offerta. L’Avv. Monardo, grazie alla sua rete di relazioni professionali a livello nazionale, conosce bene le prassi dei vari uffici e sa quando è il caso di spingere per una mediazione e quando no.

Difendersi nel processo: il ruolo dell’avvocato tributarista

Durante il processo tributario, il contribuente può stare in giudizio personalmente solo per cause fino a 3.000 €. Sopra tale soglia, serve l’assistenza tecnica di un difensore abilitato (avvocato, commercialista o esperto contabile). Affidarsi a un avvocato tributarista esperto è fondamentale, perché conosce non solo le norme ma anche la giurisprudenza di settore, le procedure processuali e le tecniche argomentative efficaci. L’Avv. Monardo, cassazionista, ha patrocinato moltissimi casi di accertamenti fiscali complessi e può anticipare le mosse dell’Amministrazione, oltre a sapere quali documenti depositare e come impostare le memorie.

Un buon avvocato: – Redige il ricorso in modo chiaro e persuasivo, citando leggi e sentenze a supporto (le Corti apprezzano i riferimenti giurisprudenziali, es. sentenze di Cassazione pertinenti). – Si occupa delle prove: chiederà al cliente documenti specifici, eventualmente farà testimonianze scritte (nel processo tributario non c’è testimonianza orale, ma si possono produrre dichiarazioni giurate di terzi su certi fatti). – Se necessario, richiederà consulenze tecniche: ad esempio, una perizia informatica per ricostruire il flusso di criptovalute, o una perizia contabile. – Rappresenta il cliente all’udienza, rispondendo alle domande dei giudici e ribattendo alle difese dell’Avvocatura dello Stato (che rappresenta l’Agenzia). – In caso di esito sfavorevole, valuta rapidamente se ci sono motivi per l’appello (vizi della sentenza, etc.) e consiglia sul da farsi anche in termini di pagamento per evitare guai nel frattempo.

Il contribuente, dal canto suo, deve mantenere un dialogo franco col proprio legale e segnalare immediatamente qualsiasi atto riceva (cartelle, solleciti) durante il processo.

In definitiva, la strategia difensiva va tagliata su misura: c’è il caso in cui conviene essere aggressivi (quando il Fisco ha torto marcio su basi legali) e casi in cui conviene essere concilianti (quando l’evasione c’è stata e la priorità è limitare i danni). L’esperienza dell’Avv. Monardo spazia su entrambe le situazioni. Ad esempio, se l’accertamento presenta chiaramente un vizio formale o un eccesso (magari tassazione duplicata), si punterà a farlo annullare in toto dal giudice. Se invece il cliente ha effettivamente omesso di dichiarare (difficile negare l’evidenza dei bonifici, ad esempio), la strategia sarà diminuire l’imponibile e le sanzioni e cercare magari una definizione agevolata (adesione o mediazione).

Ci sono inoltre scenari ove la difesa può giocare su aspetti innovativi: ad esempio, contestare l’uso di dati DAC7 se la procedura di scambio non è stata recepita correttamente, oppure far valere normative europee (la Corte di Giustizia UE nel 2022 ha bocciato un regime spagnolo simile al quadro RW, giudicandolo sproporzionato , il che potrebbe aprire spiragli anche sul nostro monitoraggio fiscale). Un avvocato aggiornato coglie queste opportunità e le inserisce nei motivi di ricorso.

Focus: il ruolo della Guardia di Finanza e del procedimento penale

Un inciso importante: se l’accertamento fiscale è accompagnato (o seguito) da un procedimento penale per reati tributari, occorre coordinare la difesa in sede tributaria con quella in sede penale. Spesso conviene attendere l’esito del penale o cercare un patteggiamento, perché una sentenza penale di patteggiamento può avere effetti sulla pretesa (in teoria l’illecito penale sospende l’amministrativo finché non definito). Inoltre, dichiarazioni rese in sede penale potrebbero influire sul giudizio tributario e viceversa. Ad esempio, se in penale l’imputato ammette determinati redditi evasi, in sede tributaria diventa difficile poi negarli. L’Avv. Monardo, essendo penalista dell’economia oltre che tributarista, può gestire anche questo aspetto multidisciplinare. In alcuni casi, il negoziato col Fisco può includere la definizione del penale: ad esempio pagando il dovuto prima del dibattimento, si ottiene una causa di non punibilità (per alcuni reati, come l’omesso versamento, il pagamento integrale estingue il reato).

E se si perde il ricorso? Piani B e rimedi successivi

Non sempre il ricorso va a buon fine al 100%. Se la sentenza conferma il debito (in toto o in parte), non tutto è perduto: si può appellare la decisione entro 60 giorni. In appello, nuovi giudici riesaminano il caso. Se anche l’appello va male, resta eventualmente il ricorso in Cassazione (per motivi di diritto). Nel frattempo però l’importo sarà divenuto esigibile. In tale scenario, entra in gioco la gestione del debito: rateazione con ADER, oppure utilizzare strumenti straordinari come vedremo (rottamazioni, ecc.). Una soluzione transattiva è possibile anche a processo finito: l’Agenzia potrebbe accettare un pagamento parziale se si rinuncia a ulteriori cause (definizione del contenzioso in cassazione ecc. dietro pagamento di X%). Ad esempio, la definizione liti 2023 permetteva di chiudere i giudizi in Cassazione pagando il 5% se avevi vinto nei due gradi precedenti, o percentuali via via maggiori a seconda delle soccombenze. Queste opportunità vanno tenute d’occhio di anno in anno.

Inoltre, se proprio il debito resta definitivo ed è enorme, come extrema ratio c’è la via del sovraindebitamento (vedi più avanti) per liberarsene sotto controllo del tribunale civile.

Passiamo ora a illustrare gli strumenti “esterni” al processo tributario che possono aiutare a ridurre o gestire il debito fiscale derivante dall’accertamento: dalle rottamazioni delle cartelle esattoriali, alle rateizzazioni ordinarie, fino ai piani di ristrutturazione del debito previsti per i soggetti in difficoltà. Queste sono armi complementari alla difesa giudiziale, orientate più alla risoluzione pratica del problema debitorio.

Strumenti Alternativi per Gestire il Debito Tributario: Rottamazione, Rateizzazione, Sovraindebitamento

Oltre alla battaglia legale per annullare o ridurre l’accertamento, un influencer OnlyFans deve avere un piano per gestire il debito fiscale eventualmente emergente. In molti casi, anche vincendo parzialmente il ricorso, ci sarà comunque qualcosa da pagare (magari imposte senza sanzioni, o sanzioni ridotte). Oppure si potrebbe scegliere volontariamente di definire la questione pagando un importo agevolato. Fortunatamente l’ordinamento offre vari strumenti per alleviare il peso del debito tributario e per evitare misure esecutive insostenibili. Qui esaminiamo i principali: rottamazione delle cartelle, definizioni agevolate dei carichi fiscali, rateizzazioni ordinarie, e le procedure di composizione della crisi da sovraindebitamento per chi ha debiti ingenti e difficoltà a pagarli.

Rottamazione delle cartelle e definizioni agevolate delle liti

Negli ultimi anni è diventato ricorrente che il legislatore introduca misure di “pace fiscale”: provvedimenti che consentono ai contribuenti di sanare situazioni debitorie con il Fisco a condizioni di favore. Le due forme principali sono:

  • Rottamazione (definizione agevolata) delle cartelle esattoriali: Consiste nella possibilità di pagare i debiti affidati all’Agenzia Entrate Riscossione senza sanzioni e interessi di mora (in alcune versioni anche senza interessi iscritti a ruolo) . In pratica, si paga solo l’imposta/tributo e un tasso minimo di interessi legali. Ci sono state varie edizioni: “Rottamazione ter” per cartelle 2000-2017, poi “Rottamazione-quater” per cartelle fino al 30/06/2022 (introdotta con la L.197/2022). Ad esempio, la rottamazione-quater (2023) ha permesso di estinguere i debiti con AE Riscossione pagando integralmente il capitale e gli interessi da ritardata iscrizione, ma senza le sanzioni e senza interessi di mora e aggio, con possibilità di diluire in 18 rate in 5 anni. Come aiuta un creator? Ipotizziamo che l’accertamento OnlyFans diventi una cartella esattoriale per €50.000 (di cui 20k imposte, 20k sanzioni, 10k interessi vari). Aderendo alla rottamazione, quel contribuente pagherebbe solo i 20k di imposte + una piccola parte di interessi, risparmiando i 20k di sanzioni. Si tratta di uno sconto notevole. Chiaramente bisogna attendere che la cartella entri nel periodo definibile e che ci sia una legge di rottamazione. Nel 2026 potrebbe essercene un’altra? Difficile dirlo, ma è possibile se lo Stato decide di incassare rapidamente crediti in sofferenza. Vale la pena, in caso di debiti ormai a ruolo, informarsi se c’è una finestra per definire. L’Avv. Monardo monitora costantemente queste opportunità per proporle tempestivamente ai clienti (ad es. preparando l’istanza di rottamazione prima della scadenza).
  • Definizione agevolata delle liti fiscali pendenti: Altra misura comparsa in vari anni (2017, 2019, 2023) è la possibilità di chiudere i processi tributari in corso pagando una percentuale del valore. Ad esempio, la definizione liti 2023 (L. 197/2022) consentiva di definire i ricorsi pendenti versando: il 90% del valore se il ricorso era iscritto ma non ancora deciso; il 40% se si era vinto in primo grado; il 15% se si era vinto in secondo grado; il 5% se pendente in Cassazione dopo doppia vittoria del contribuente. In caso di soccombenza nelle fasi, percentuali diverse. Inoltre le sanzioni accessorie (tipo tassa etica?) venivano condonate. Come aiuta? Se il nostro creator ha un ricorso in corso, potrebbe valutare di aderire a tali sanatorie se convenienti. Ad esempio: Tizio ha perso in primo grado su 100k di debito, ma può chiudere pagando il 90% (90k) in un colpo e finisce lì, evitando appello. Non sembra molto vantaggioso in questo esempio. Diverso scenario: Caio ha vinto in CT di primo grado su 100k, l’Agenzia ha appellato; può chiudere pagando il 40% (40k) ed evitare il rischio dell’appello. Queste valutazioni vanno fatte con l’avvocato quando la normativa lo consente.

In pratica, le sanatorie e rottamazioni sono un jolly che a volte la legge offre. Bisogna però rientrare nei paletti (anni di riferimento, scadenze per domanda, pagamenti puntuali). Sono un sollievo soprattutto sulle sanzioni, perché spesso condonano quelle (che come visto possono essere anche il 100-200% del tributo). L’avvocato deve però verificare che aderire a una definizione agevolata sia compatibile con eventuali altri procedimenti (specie il penale: patteggiare in penale e rottamare in amministrativo devono incastrarsi bene).

Rateizzazione ordinaria con Agenzia Entrate Riscossione

Quando l’importo rimane da pagare ed è elevato, il metodo più comune per renderlo gestibile è chiedere una rateazione. L’Agenzia Entrate Riscossione (ex Equitalia) concede piani di pagamento dilazionato fino a 72 rate mensili (6 anni) in modo abbastanza automatico per debiti fino a 120.000 € (sotto 60k addirittura senza dover provare difficoltà). Per importi superiori, o per piani più lunghi, serve documentare la temporanea situazione di obiettiva difficoltà e si può ottenere una dilazione fino a 120 rate mensili (10 anni).

Quindi, un influencer colpito da un accertamento di ad esempio 300.000 €, trasformato in cartella, può ottenere di pagarlo in 10 anni, cioè 30k/anno circa più interessi, se prova di non poter fare diversamente (e 30k/anno magari li può generare continuando la sua attività). Durante il piano di rateazione, l’ADER sospende le azioni esecutive (non ti pignora finché sei in regola con le rate). È fondamentale però non saltare i pagamenti: saltare più di 5 rate fa decadere il beneficio e riattiva subito i fermi/pignoramenti.

È anche possibile chiedere rateazioni frazionate: ad esempio, rateazione solo di parte delle somme se conviene pagare subito il resto. Oppure chiedere una “rimodulazione” se il debito aumenta con nuovi atti.

Nel contesto OnlyFans, spesso i debiti potrebbero rientrare nella soglia di 120k (diciamo la maggioranza dei mid-tier creators). Quindi in molti casi c’è la chance di avere 6 anni di tempo, il che può fare la differenza tra farcela o fallire. Un piano sostenibile di 500 € o 1000 € al mese è molto più abbordabile di 50k in unica soluzione. L’Avv. Monardo, oltre a curare la fase giudiziale, assiste i clienti anche nelle pratiche di rateazione presso l’ADER, predisponendo ad esempio le istanze con tutti i documenti richiesti (CI, ISEE se serve, etc.) e consigliando su come incastrare la rata con le spese correnti.

Va ricordato che la rateazione si può chiedere anche subito dopo l’accertamento se non si fa ricorso: ad esempio, se un creator decide di accettare l’accertamento e non ha i soldi, può lasciare che diventi cartella e poi fare domanda di dilazione all’ADER. In genere conviene comunque passare dalla cartella perché l’ufficio Entrate concede solo piani brevi (8-16 rate trimestrali come visto). ADER invece è più flessibile.

Attenzione: se l’importo è molto alto (centinaia di migliaia o più) e non si hanno garanzie reali da offrire, l’ADER potrebbe anche richiedere forme di garanzia (fideiussioni, pegni) per concedere lunghe dilazioni. Questo accade di rado per i privati con patrimoni modesti, mentre è più frequente con società. Un influencer però potrebbe possedere beni di valore (casa, auto) e l’ADER potrebbe iscrivere ipoteca sulla casa come garanzia del debito in dilazione (lo fa talvolta per debiti sopra 50k). Ciò non impedisce la rateazione, ma va messo in conto.

Soluzioni da sovraindebitamento: piano del consumatore, accordo di ristrutturazione, liquidazione ed esdebitazione

Se il debito fiscale (magari sommato ad altri debiti, es. mutui, finanziamenti) è talmente alto da risultare impagabile, oppure se la persona non ha redditi sufficienti per onorare neppure una rateizzazione decennale, esiste il capitolo delle procedure di sovraindebitamento (disciplinate dal cosiddetto Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza, D.Lgs. 14/2019, che ha assorbito la vecchia L.3/2012). Queste procedure sono pensate per persone fisiche o piccole imprese “non fallibili” che si trovano in uno stato di sovraindebitamento, ovvero incapaci di pagare i propri debiti in modo regolare.

Le opzioni principali sono:

  • Piano di ristrutturazione dei debiti del consumatore (ex “piano del consumatore”): è una procedura riservata a soggetti non imprenditori (o piccoli imprenditori equiparati al consumatore) in cui, attraverso un OCC (Organismo di Composizione della Crisi) e il tribunale, si propone un piano di pagamento parziale dei debiti sulla base della propria capacità effettiva. Serve il giudice ma non il consenso di tutti i creditori (basta che il piano sia fattibile e non li pregiudichi rispetto all’alternativa liquidatoria). Ad esempio, un ex creator con 200k di debiti fiscali potrebbe proporre: “pago 50k in 5 anni utilizzando il mio stipendio attuale, e chiedo l’esdebitazione sul resto”. Se il tribunale approva (valutando che 50k è tutto quanto quello che ragionevolmente può dare, salvaguardando il minimo vitale), il resto del debito viene cancellato. Il piano del consumatore richiede però la meritevolezza del debitore (non deve aver colposamente creato la situazione con malafede o frode). Evadere le tasse può essere visto male, ma se era dovuto a leggerezza e ora c’è volontà di porvi rimedio, spesso i giudici lo accettano, specialmente con l’assistenza di un Gestore della crisi abile nel motivare la buona fede.
  • Accordo di composizione dei debiti: simile al piano, ma qui è necessaria l’adesione di una parte dei creditori (almeno il 60% in certi casi). Si utilizza perlopiù se ci sono imprese coinvolte. Nel contesto di un privato con debiti fiscali, potrebbe essere utile se bisogna coinvolgere anche banche, fornitori, ecc. e cercare un accordo collettivo. L’Agenzia delle Entrate e l’ADER possono aderire a tali accordi accettando decurtazioni dei loro crediti (recenti normative hanno facilitato la possibilità per il Fisco di aderire a piani di questo tipo, valutando il migliore interesse erariale).
  • Liquidazione controllata del patrimonio: è l’equivalente di un mini-fallimento personale. Il debitore mette a disposizione tutti i suoi beni (esclusi quelli impignorabili, tipo beni di prima necessità, stipendio minimo vitale, etc.) e un liquidatore nominato dal giudice li vende e distribuisce il ricavato ai creditori. Dopodiché il debitore persona fisica può ottenere l’esdebitazione di tutti i debiti residui (cioè viene liberato da ciò che non è stato soddisfatto). Questa opzione è drastica ma, se uno ha debiti enormi e pochi beni, può convenire: sacrifica il patrimonio ora (spesso ormai compromesso) e riparte pulito. Nel caso di un influencer, potrebbe significare vendere un immobile di proprietà per saldare parzialmente il Fisco e poi far cancellare il resto del debito.
  • Esdebitazione del debitore incapiente: una novità introdotta di recente è la possibilità, una volta nella vita, di ottenere l’esdebitazione integrale anche senza dare nulla ai creditori, se proprio non si ha alcuna risorsa. È una sorta di “fresh start” per chi è in miseria assoluta (pensato per debitori civili che non hanno beni né redditi pignorabili). Viene concessa dal giudice se vede che il debitore non ha colpa grave e non è in grado oggettivo di offrire nulla. Non copre comunque i debiti per mantenimento, per risarcimenti danni da illecito o le multe penali, ma copre le cartelle esattoriali per tasse.

Nel caso dei debiti tributari, l’Avv. Monardo è particolarmente qualificato: essendo Gestore della crisi OCC e professionista accreditato, può assistere il cliente in tutto il percorso di sovraindebitamento, dalla predisposizione del piano alla presentazione al tribunale e alla gestione dei rapporti con i creditori pubblici. Queste procedure non sono semplici e richiedono preparazione (documentare tutta la situazione economica, redigere relazioni, ecc.), ma permettono spesso di risolvere situazioni altrimenti disperate.

Ad esempio, un giovane influencer che avesse accumulato €300.000 di debiti fiscali (magari tra tasse, sanzioni e interessi) e che ora, chiuso l’account OnlyFans, fa un lavoro normale da €1.500 al mese, non potrà mai pagare quell’ammontare. Con un piano del consumatore potrebbe offrire magari €200 al mese per 5 anni (totale 12k) e far cancellare il restante 288k. I creditori (lo Stato in primis) riceverebbero poco, ma comunque più di zero, e il debitore eviterebbe di restare marchiato a vita e sottoposto a pignoramenti perenni. Ovviamente il tribunale valuta caso per caso.

Una cosa importante: i debiti fiscali possono rientrare nel sovraindebitamento, anche se ci sono alcuni limiti. In passato c’era discussione sulla falcidia dell’IVA (che è un tributo “privilegiato” di solito da pagare per intero), ma la giurisprudenza oggi ammette che anche l’IVA possa essere parzialmente falcidiata in un piano del consumatore, purché si garantisca ai crediti fiscali privilegiati almeno il valore di realizzo sui beni in caso di liquidazione. Sono tecnicismi che un professionista OCC conosce e applica. Quindi sì, anche l’Agenzia delle Entrate può veder ridotto un suo credito nell’ambito di un piano del consumatore approvato dal giudice (qualcuno l’ha definito un “cram down” sui crediti erariali, ma è consentito).

Infine, una nota: le procedure di sovraindebitamento bloccano le azioni esecutive individuali. Appena si deposita un piano o accordo e il giudice emette decreto di apertura, tutti i pignoramenti in corso vengono sospesi. Questo effetto “stay” può dare respiro immediato.

Tabella riepilogativa – Strumenti di gestione del debito fiscale:

StrumentoCosa faBenefici per il contribuenteTempistiche
Rottamazione cartellePaga tributi senza sanzioni né interessi di mora .Riduzione anche >50% dell’importo dovuto (dipende dal peso delle sanzioni). Rate fino 5 anni.Prevista solo per periodi specifici, adesione entro termini di legge (es. rottamazione 2023 scadenza Apr 2023).
Definizione liti pendentiChiude contenzioso pagando percentuale del valore.Taglio consistente in base esito processuale (es. 50% o 20%). Niente più ricorsi.Ammessa solo se prevista da legge (es. sanatoria 2023). Termine per domanda fissato dalla norma.
Rateizzazione AdERPiano di pagamento mensile in 6–10 anni.Evita azioni esecutive se si pagano le rate. Importo diluito secondo capacità di pagamento.Richiesta immediata dopo notifica cartella/intimazione. Durata massima 72 o 120 mesi.
Piano del consumatorePiano sotto controllo del tribunale, senza accordo creditori.Possibile riduzione del debito in base alla capacità del debitore. Cancellazione del debito residuo (esdebitazione). Sospende pignoramenti.Procedura in tribunale ~6-12 mesi per omologa. Durata piano tipicamente 4-5 anni.
Accordo di ristrutturazioneSimile al piano, ma richiede accordo della maggioranza dei creditori (60%).Taglio del debito concordato con creditori (incluso Fisco se aderisce). Esdebitazione finale.6-12 mesi per omologa. Durata secondo accordo (es. 5 anni).
Liquidazione patrimonioLiquidatore vende i beni e ripartisce ai creditori.Dopo liquidazione, cancella tutti i debiti residui (fresh start). Sospende le azioni esecutive.Variabile (dipende dalla vendita beni). Esdebitazione al termine (1-2 anni).
Esdebitazione “incapiente”Cancellazione debiti senza dare nulla (una tantum).Libera da tutti i debiti se il giudice accerta che il debitore non possiede nulla né prospettive (caso estremo).Procedura ~1 anno in tribunale. Concede esdebitazione subito.

Va ribadito: ricorrere a piani e procedure concorsuali è l’ultima spiaggia, ma è meglio sapere che esiste, piuttosto che vivere con la paura perpetua del Fisco. L’Avv. Monardo, avendo titoli specifici in questo campo, può guidare il cliente attraverso questi percorsi complessi, interfacciandosi con l’OCC e il tribunale competente.

Errori Comuni da Evitare e Consigli Pratici per i Creator

Dopo aver esplorato in dettaglio aspetti normativi, difensivi e solutori, facciamo un passo indietro e riassumiamo alcuni errori comuni in cui i creator OnlyFans incorrono rispetto al Fisco – così da prevenirli – e diamo dei consigli concreti per una gestione fiscale prudente dell’attività.

❌ Errori da evitare:Pensare che i guadagni online “non si vedano”. È forse l’errore numero uno: come abbiamo spiegato, oggi tra DAC7, social spy, controlli incrociati e GdF, ben poco sfugge. Dare per scontato che “OnlyFans non comunicherà nulla al Fisco” è una ricetta per trovarsi un accertamento a sorpresa. – Non aprire la partita IVA per non “dare nell’occhio”. Molti influencer iniziano a guadagnare cifre considerevoli ma procrastinano l’apertura della P.IVA per evitare adempimenti e versamenti. Questo è un errore grave: se l’attività decolla, presto i movimenti finanziari tradiranno la mancata posizione IVA. Meglio mettersi in regola subito (magari con regime forfettario) che poi subire sanzioni per lavoro autonomo esercitato senza partita IVA (evasione IVA, sanzione per mancata fatturazione, ecc.). Aprire la P.IVA non attira automaticamente controlli, anzi spesso è indice di volontà di essere in regola. – Sottovalutare la tassazione forfettaria e i contributi. Alcuni creator in forfettario pensano che pagheranno “solo il 5%” e nulla più. Poi scoprono che c’è l’INPS (26% circa) e magari la tassa etica 25%. Totale oltre 50%! Bisogna essere consapevoli fin da subito del peso complessivo delle tasse e contributi, così da non trovarsi scoperti (ad esempio, incassare tutto senza accantonare nulla per il fisco). – Confondere reddito occasionale e abituale. Dichiarare i compensi come “redditi diversi” occasionali (su riga RL del modello Redditi) quando non è vero è un autogol. Se fatturi decine di migliaia di euro e lo fai ogni mese, non è plausibile chiamarlo occasionale. L’Agenzia contestualmente riqualificherà in lavoro autonomo abituale con tutte le differenze del caso (e sanzioni per dichiarazione infedele). – Ignorare le scadenze e le comunicazioni del Fisco. A volte l’Agenzia invia al contribuente una lettera di compliance (invito bonario a regolarizzare) prima di procedere all’accertamento formale. Questa può essere un’opportunità per ravvedersi con sanzioni ridotte. Non considerarla o, peggio, non ritirare la raccomandata, non ferma il processo: si va avanti d’ufficio con atti più gravosi. Allo stesso modo, ignorare l’accertamento notificato (come visto) è devastante. Serve affrontare il problema, magari con un professionista, non metter la testa sotto la sabbia. – Mescolare finanze personali e dell’attività. Alcuni creator incassano su conti cointestati con familiari, o su conti di amici, per “confondere le acque”. Questo complica tutto: intanto gli accrediti su conti altrui fanno emergere possibili donazioni non registrate o aprono il fianco a imputazioni di reato (sottrazione fraudolenta se fatto per sfuggire al fisco). Inoltre in caso di controllo è più difficile dimostrare quali movimenti ti riguardano e quali no. Tenere separato un conto dedicato all’attività è molto meglio. – Trasferirsi all’estero in modo raffazzonato. Spostare la residenza civile in un paradiso fiscale ma poi continuare a vivere in Italia, postare storie dall’Italia, avere domicilio stabile qui, è un classico che la GdF smonta facilmente. Si rischia l’accusa di esterovestizione e un recupero ancora peggiore perché potrebbe coinvolgere più anni (oltre a eventuali risvolti penali in caso di artifici). Se uno vuole seriamente cambiare residenza fiscale, deve tagliare i ponti con l’Italia per un po’ (es.: non avere qui il domicilio abituale, non mantenere la famiglia qui, iscriversi all’AIRE, ecc.) e comunque assicurarsi di pagare le imposte dovute nel nuovo Paese. Farlo “tanto per provare” senza studiare le regole porta spesso a disastri. – Farsi consigliare dall’amico improvvisato anziché da professionisti. Purtroppo molti giovani creator all’inizio si affidano al “sentito dire” di altri o a informazioni frammentarie trovate online, e non consultano un commercialista/avvocato per risparmiare soldi. Questo porta a errori evitabili. Una consulenza iniziale ben fatta può chiarire obblighi e opportunità e far risparmiare molti guai dopo.

✅ Consigli pratici:Tieni traccia di tutti i ricavi e preleva il giusto per le tasse. Buona norma: per ogni pagamento incassato da OnlyFans (o da fan direttamente), accantonane una percentuale per il futuro versamento fiscale. Ad esempio, metti da parte il 30-40%. Così quando arriverà il momento di pagare imposte e contributi, non sarai a secco. Apri un conto dedicato all’attività su cui far confluire tutti i proventi e dal quale prelevi lo “stipendio” al netto delle tasse accantonate. – Affidati a un commercialista esperto del settore digitale. Un professionista potrà consigliarti il regime fiscale ottimale (forfettario se conviene, altrimenti ordinario magari aprendo una ditta individuale). Potrà occuparsi di tenere la contabilità (se ordinario) o di fare comunque una riconciliazione incassi-costi. Inoltre ti ricorderà le scadenze di dichiarazioni, versamenti di imposte, etc., evitando omissioni. – Dichiara anche le criptovalute e le attività estere. Se usi wallet crypto per ricevere pagamenti da fan, ricorda che vanno monitorati: compila il Quadro RW indicando gli eventuali Bitcoin, USDT, Ethereum che possiedi e il loro controvalore a fine anno. Se li converti in euro generando plusvalenze, dichiarale (ci sono soglie: nel 2023 plusvalenze > €2.000 sono tassate al 26%). Se hai conti PayPal o altri conti online esteri, includili in RW e dichiara gli interessi eventualmente percepiti. È meglio eccedere in trasparenza che rischiare multe del 15% su assets dimenticati. – Fattura o documenta sempre i compensi ricevuti. Anche se OnlyFans di per sé invia ricevute agli utenti e paga te al netto, tu dovresti comunque emettere una fattura o ricevuta per ogni incasso dalla piattaforma, intestandola a OnlyFans (che è il soggetto pagatore). Questo almeno se sei in regime ordinario o se richiesto. I forfettari non hanno obbligo di fattura elettronica verso l’estero fino al 2027, ma devono comunque numerare i documenti. Se un domani l’Agenzia chiede conto delle entrate, potrai presentare il registro delle fatture e sarà tutto combaciabile con gli accrediti. In mancanza, devi ricostruire a posteriori. Idem per eventuali mance fuori piattaforma: rilascia ricevute se possibile (o almeno annotati chi, quanto e quando, se proprio contanti). – Dedica tempo a capire il funzionamento dell’IVA su OnlyFans. Come spiegato, la piattaforma applica l’IVA agli abbonati e tu ricevi importi al netto. Verifica se devi fare l’integrazione delle fatture estere di OnlyFans (essendo servizi digitali B2B resi a te, potrebbe applicarsi il reverse charge interno – alcuni sostengono di no perché il servizio della piattaforma è reso ai fan finali; la questione è tecnica ma chiedi al tuo consulente). E occhio all’“esterometro” (comunicazione operazioni transfrontaliere) se ancora vigente: dovresti segnalare le transazioni con operatori esteri non documentate da SDI. Un buon fiscalista ti aiuterà a fare questi adempimenti per evitare sanzioni formali. – Non dichiarare il falso al Fisco. Se vieni convocato o se ti arrivano questionari da compilare, rispondi in modo veritiero (ovviamente dopo esserti consultato con l’avvocato). Dichiarare il falso in atti destinati all’Agenzia può configurare reati (autocalunnia o false attestazioni). Meglio avvalersi della facoltà di non rispondere su qualcosa di incriminante, piuttosto che mentire. Se ad esempio la GdF chiede “ha percepito redditi su OnlyFans?”, negare sapendo che hanno i bonifici è solo peggiorativo. Molto meglio, in tali frangenti, farsi assistere legale e valutare se collaborare per magari ottenere sconti sulle sanzioni. – Valuta soluzioni creative ma lecite per ridurre il carico fiscale. Ad esempio, potrebbe essere opportuno costituire una società (SRL) per gestire l’attività se i guadagni crescono molto: così pagheresti IRES al 24% sugli utili anziché IRPEF fino al 43%, e potresti pagare te stesso con stipendi o dividendi ottimizzando la tassazione. Oppure, se lavori con altri, costituire un’associazione professionale. Attenzione però: l’Agenzia potrebbe contestare se è una mera società-schermo usata per abbassare le aliquote (c’è un precedente con la cosiddetta “vicenda Lamborghini” dove influencer fatturavano tramite società per pagare meno, e il Fisco contestò abuso di diritto ). Bisogna farlo con sostanza (la società deve avere una funzione reale, contratti, etc.). Un altro esempio: scegliere la residenza in un paese con convenzione fiscale (non paradiso, ma ad es. in UK, in Portogallo) e trasferirsi genuinamente lì per beneficiare di regimi fiscali più leggeri su nuove attività. Ci sono influencer che lo fanno (in UK i creator hanno deduzioni, in Portogallo c’è il regime Non Habitual Resident che tassa 0 alcuni redditi per 10 anni). Però ripetiamo: se lo fai, fallo davvero, con la vita che si sposta all’estero, non fittiziamente. – Assicurati per le spese future. Un consiglio più finanziario: gli alti guadagni su OnlyFans potrebbero non durare per sempre (la fama è volatile). Pianifica di mettere da parte una quota (oltre alle tasse) per fronteggiare eventuali richieste future del Fisco. Ad esempio, se sai di avere qualche “zona grigia” negli ultimi anni, crea un fondo in previsione di possibili esborsi. Meglio averlo e non doverlo usare, che dover pagare e non averlo. Inoltre, puoi stipulare accordi con un avvocato per l’assistenza continuativa: molte volte seguire la compliance anno per anno costa molto meno che dover difendere un contenzioso esploso dopo 5 anni.

In sintesi, professionalità, trasparenza e tempestività sono le parole chiave. Un influencer è a tutti gli effetti assimilabile a un imprenditore individuale: deve gestire la propria “azienda personale” anche sotto il profilo fiscale e legale, non solo creativo. Circondarsi di consulenti affidabili (avvocato, commercialista) e investire un po’ di tempo nel comprendere gli obblighi può prevenire errori che poi costano decine di migliaia di euro.

Nel prossimo paragrafo risponderemo a una serie di domande frequenti che i creator e i contribuenti ci pongono su questi temi, per chiarire ulteriormente dubbi pratici e specifici. Dopodiché concluderemo tirando le fila e invitando chi si trova in difficoltà a non esitare a contattare l’Avv. Monardo per ottenere subito l’aiuto necessario.

Domande Frequenti (FAQ) su Fisco e OnlyFans

❓ D: Devo aprire una partita IVA se guadagno su OnlyFans?
✅ R: Sì, nella maggior parte dei casi. Se l’attività su OnlyFans è continuativa (pubblichi contenuti regolarmente, hai abbonati mensili, ecc.) viene considerata attività di lavoro autonomo abituale o d’impresa, e quindi richiede l’apertura della partita IVA. Solo se i guadagni sono sporadici ed episodici (es. pubblichi contenuti per un solo mese, poi smetti) potresti trattarli come “redditi occasionali”. Ma attenzione: la soglia di tolleranza è bassa – appena superi i 5.000 € annui di compensi o mostri abitualità, dovresti avere la P.IVA. Aprire la P.IVA permette anche di scegliere un regime fiscale agevolato (es. forfettario) e di dedurre eventuali costi. Omettendo di aprirla, rischi sanzioni per esercizio abusivo di attività e l’evasione dell’IVA eventuale.

❓ D: Come saranno tassati i miei guadagni OnlyFans? C’è una percentuale fissa?
✅ R: La tassazione dipende dal regime fiscale che adotti: – Se aderisci al regime forfettario, pagherai un’imposta sostitutiva del 15% (o 5% per i primi 5 anni se nuovi) sul reddito imponibile calcolato in modo forfettario (ricavi × coefficiente di redditività; per attività di servizi il coefficiente è spesso 67%). Ad esempio, su €10.000 di ricavi, imponibile 6.700 €, tassa 15% = €1.005. A questa si aggiungono i contributi INPS (Gestione Separata ~26%, oppure gestione commercianti se applicabile ~24% con minimale) calcolati sul reddito imponibile. Quindi l’incidenza complessiva può essere intorno al 35-40%. – Se sei in regime ordinario (partita IVA normale), pagherai l’IRPEF sui redditi secondo gli scaglioni progressivi (23% fino 15k, 25% 15-28k, 35% 28-50k, 43% oltre 50k, al 2026) + addizionali regionali/comunali, ma potrai dedurre tutti i costi dell’attività. Anche qui avrai contributi INPS. L’aliquota effettiva dipende dal tuo reddito totale annuo e dai costi deducibili. Per redditi medio-alti l’IRPEF può superare il 30-40%. – In entrambi i casi, se i contenuti sono pornografici, si applicherà la tassa etica del 25% sul reddito derivante da quelli, in aggiunta alle imposte sopra dette . Quindi, ad esempio, un creator forfettario al 5% con contenuti pornografici paga 5% + 25% = 30% sul reddito imponibile (oltre contributi). Un ordinario pagherà IRPEF (diciamo 35% se redditi alti) + 25% = circa 60% sul reddito, in teoria, ma con possibilità di deduzioni e scaglioni. In parole povere: l’aliquota totale può variare dal 20% fino oltre il 50% a seconda di regime e tipologia di contenuti. Non c’è una percentuale unica uguale per tutti.

❓ D: Devo applicare l’IVA sugli abbonamenti che vendo su OnlyFans?
✅ R: In genere no, ci pensa la piattaforma. OnlyFans, in quanto marketplace di servizi elettronici, addebita ai fan l’IVA dei loro Paesi e la gestisce (questo in base alle normative UE sui servizi digitali) . La piattaforma ti retrocede i compensi al netto delle commissioni e dell’IVA riscossa. Dunque tu, creator, non devi emettere fattura con IVA ai singoli fan. Tuttavia: se sei in Italia con P.IVA, devi comunque inquadrare i rapporti con OnlyFans. OnlyFans è un soggetto estero (UK, fuori UE post-Brexit), tu fornisci contenuti a loro che poi li rivendono. Spesso si interpreta che tu stia prestando un servizio verso OnlyFans (B2B). Se così, sarebbe un servizio verso soggetto extra-UE, non imponibile IVA (operazione fuori campo IVA in Italia). Dovresti emettere una fattura “reverse charge art. 7-ter” senza IVA. Inoltre, per le fatture ricevute da OnlyFans (le loro commissioni) dovresti fare un’integrazione per autofattura. In pratica, la questione IVA è piuttosto tecnica ma nella sostanza il fan paga l’IVA e tu no. Il regime forfettario semplifica ancora: se sei forfettario, non applichi IVA in uscita comunque, e non ti preoccupi del registro IVA. Se sei ordinario, con l’aiuto del commercialista gestirai comunque le comunicazioni Esterometro o Intrastat se dovute. Riassumendo: tu non aggiungi IVA al prezzo dei tuoi contenuti su OF, viene gestito dalla piattaforma (es. l’utente italiano pagherà 10€+IVA e tu riceverai 8€).

❓ D: Guadagno cifre piccole (es. 300-500 € al mese) su OnlyFans, devo per forza dichiararle?
✅ R: Sì, anche piccole somme andrebbero dichiarate. Non esiste una franchigia “tax free” per i redditi da lavoro autonomo (a parte redditi occasionali sotto €5.000 per esonero contributivo, ma fiscalmente vanno comunque dichiarati se superi la no tax area). Se nel totale anno non superi la soglia di esenzione IRPEF (circa 8.500 € per lavoro autonomo), potresti non dovere imposte, ma la dichiarazione va presentata lo stesso se hai avuto redditi. L’unico caso in cui potresti non dichiarare è se effettivamente il reddito è occasionale, sotto 5.000 €, e non hai obbligo di presentare Unico perché hai magari solo quel reddito sotto soglia. Ma attenzione: se quei 300-500 € mese arrivano ogni mese, non è più un lavoretto occasionale ma un’attività continuativa (anche se di modesta entità). Formalmente andrebbe aperta P.IVA (esiste il regime forfettario proprio per i piccoli). Tieni conto anche che 500 €/mese fanno 6.000 €/anno – l’INPS gestione separata li vorrebbe (per redditi occasionali sopra 5k, la parte eccedente 5k va assoggettata a contribuzione). Dunque, per evitare problemi, anche i “piccoli” influencer è bene che si regolarizzino. Piuttosto, se i costi di gestione P.IVA sono un problema, valuta il regime forfettario e magari contributi INPS ridotti (se hai altra copertura previdenziale, ecc.). Ma non dare per scontato che piccole somme sfuggano: se ti entrano sul conto, il Fisco le nota comunque.

❓ D: La Guardia di Finanza può davvero controllare i miei social e i miei contenuti su OnlyFans? Non sono informazioni private?
✅ R: Sì, la Guardia di Finanza può monitorare i social media e raccogliere elementi da Internet a fini fiscali. Tutto ciò che pubblichi pubblicamente (post Instagram, TikTok, YouTube, annunci pubblici) è liberamente osservabile e può costituire indizio. La Cassazione ha confermato che le foto tratte dai social sono prove documentali legittime in sede penale , e la GdF ha esplicitamente istruito i reparti di usarle per innescare verifiche . Per quanto riguarda OnlyFans, i contenuti sulla piattaforma non sono pubblici (sono dietro paywall), ma la Finanza può ottenerli se necessario tramite accessi investigativi o chiedendo collaborazione alla società. Nei casi investigati, spesso la GdF è riuscita a farsi dare dalla piattaforma i dati dei guadagni e talvolta anche informazioni sugli account (non i contenuti in sé forse, ma i flussi finanziari sì). Inoltre, se un agente della GdF volesse, potrebbe persino abbonarsi sotto copertura a un profilo per vedere cosa fai – è estremo ma possibile. Quindi, considera nulla come veramente privato online, specie se ci sono di mezzo transazioni economiche. Legalmente la GdF, con autorizzazioni, può accedere a conti, email e quant’altro in sede penale. In sede amministrativa, si attiene ai dati finanziari e open source. Ma in pratica tra social open, dati bancari e dati forniti dalla piattaforma, hanno un quadro quasi completo.

❓ D: Cosa rischio se non dichiaro nulla e il Fisco mi scopre? (Ad esempio, incasso 100k e non li dichiaro)
✅ R: Rischi una serie di conseguenze gravi: – Recupero delle imposte dovute sui 100k (ad esempio ~€30-40k di IRPEF + addizionali, a seconda di altri redditi). – Sanzione per omessa dichiarazione: 120% dell’imposta evasa (post riforma 2024), quindi se erano 35k di tasse, multa ~42k . Oppure, se considerato infedele (dichiarato qualcosa ma meno del dovuto), sanzione 90% ≈ 31.5k . Comunque decine di migliaia di euro di multa. – Interessi di mora calcolati dal giorno in cui dovevi pagare (in genere 2-3% annuo, su più anni fanno un 10% extra). – Applicazione della tassa etica del 25% se quei 100k venivano da contenuti porno, quindi ulteriori 25k € di imposta e se non versata, +30% di sanzione su quella . – Iscrizione a ruolo del debito e attivazione della riscossione coattiva: se non paghi spontaneamente entro 60 giorni dall’accertamento, dopo altri 30 giorni il debito passa all’Agenzia Riscossione che può mettere ipoteca sulla tua casa, fermo amministrativo alla tua auto, e pignorarti conti o stipendio . – Denuncia penale per omessa o infedele dichiarazione: su 100k di reddito nascosto, l’imposta evasa supererebbe soglia penale (50k euro evasi? Dipende, su 100k reddito l’imposta evasa potrebbe stare attorno a 30-40k se consideriamo aliquote medie, forse sotto soglia 50k; ma se avevi altri redditi e i 100k di OF erano extra, potresti sforare i 50k evasi totali). Se evasi più di 50k € di imposta, c’è reclusione 2-5 anni in teoria . Nel tuo esempio 100k reddito – se unico reddito – l’imposta evasa forse è ~30k quindi non c’è reato; se invece 100k erano aggiuntivi e l’imposta evasa su tutto >100k, scatta il reato. In ogni caso, la soglia reato per infedele è 100k € imposta evasa e 2 milioni di base sottratta o >10% non dichiarato . Su 100k redditi potresti non arrivare a quelle soglie se era solo quello. Con 200k redditi evasi, sicuramente sì (imposta evasa ~80k, >50k ergo omessa dich. penale). – Segnalazione alla previdenza (INPS): se dovevi iscriverti e non l’hai fatto, l’INPS potrebbe chiederti contributi arretrati con sanzioni civili (in genere 0.5% mese di ritardo). Su 100k di redditi per 4 anni, contributi dovuti magari ~26k, con sanzioni altri 5-6k. In sintesi, su 100k non dichiarati rischi di doverne pagare, a distanza di anni, anche 200k complessivi tra tasse, multe e accessori. E potenzialmente affrontare un procedimento penale. È decisamente un rischio non da correre.

❓ D: Posso detrarre le spese che sostengo (attrezzatura, abiti, make-up, provvigioni) dai guadagni OnlyFans?
✅ R: Se sei in regime ordinario, sì, puoi dedurre tutte le spese documentate e inerenti all’attività per abbattere il reddito imponibile. Ad esempio: computer e smartphone per creare contenuti (cespiti ammortizzabili), costumi e lingerie utilizzati per gli shooting (deducibili come spese di produzione immagini – su questo l’Agenzia a volte è rigida sul concetto di inerenza, ma la Cassazione è più aperta: se serve per l’attività, è inerente ), spese di trucco e parrucco per servizi fotografici, canoni software per editing, compensi pagati ad eventuali collaboratori (es. fotografo, moderatore chat), fee di OnlyFans (la commissione 20% che trattiene è un costo). Conserva fatture e ricevute di tutto. Se sei in forfettario, invece, per definizione non deduci le spese effettive (ti viene riconosciuto forfettariamente un tot di costi impliciti col coefficiente). Quindi in regime forfettario non puoi “scaricare” nulla (salvo i contributi previdenziali che sono deducibili a parte). Pertanto, se hai spese molto alte in proporzione ai ricavi, il regime forfettario potrebbe non convenire: meglio l’ordinario per scomputarle. Esempio: guadagni 30k ma ne spendi 20k in produzione contenuti -> in forfettario pagheresti imposta su ~20k (coeff 67%), mentre in ordinario pagheresti su 10k (30-20). In conclusione: sì alle spese deducibili in ordinario, no in forfettario (perché già il coefficiente considera in teoria i costi). Naturalmente, in sede di un eventuale accertamento, anche se eri forfettario, puoi far presente le spese sostenute se servono a ridimensionare il reddito reale (magari per contestare la ricostruzione presuntiva del Fisco). Ma formalmente chi è in forfettario non dichiara i costi.

❓ D: Ho aperto la P.IVA forfettaria ma non ho indicato i proventi OnlyFans (perché pensavo fossero esentasse). Posso rimediare?
✅ R: Sì, tramite il ravvedimento operoso. Se hai già presentato la dichiarazione omettendo quei redditi, puoi presentare una dichiarazione integrativa per aggiungerli e pagare le imposte dovute con una sanzione ridotta. Prima lo fai, meglio è (le sanzioni da infedele dichiarazione si riducono da 90-180% a 1/8 se integrato entro un anno, o 1/7/1/6 se più tardi, ecc.). Ad esempio, se dovevi dichiarare 10k e non l’hai fatto, la sanzione base sarebbe 90% = 9k; ravvedendoti entro un anno paghi 1/8 di 9k = 1.125 € di sanzione, oltre all’imposta e interessi. Meglio 1k che 9k! Quindi contatta subito un professionista, calcola il dovuto e invia l’F24 a ravvedimento (ci sono codici tributo appositi). Dopo aver pagato, invii il Modello Redditi integrativo con i nuovi importi. L’Agenzia vedrà la cosa come un pentimento spontaneo e non ti farà accertamento (salvo che ti avessero già contestato nel frattempo). Il ravvedimento è uno strumento potentissimo per sanare gli errori con sanzioni ridottissime quando si agisce prima di ricevere formali controlli. Se sono passati più anni, puoi ravvedere per ogni anno (c’è anche la possibilità di sanatoria speciale se il governo la offre, come fu con la “remissione in bonis” o simili per 2023). Ma in generale, ravvediti prima che loro ti notifichino qualcosa: dopo, non è più ammesso.

❓ D: Ho ricevuto un avviso di accertamento per redditi OnlyFans. È necessario assumere un avvocato o posso fare da solo ricorso?
✅ R: Formalmente, se l’importo contestato (tra imposte e sanzioni) supera €3.000, devi farti assistere da un difensore abilitato (avvocato, dottore commercialista o esperto contabile). Sotto quella soglia potresti difenderti da solo, ma è altamente sconsigliato. Le questioni tributarie, come avrai visto, sono complesse e ricche di tecnicismi. Un avvocato tributarista sa come impostare il ricorso, quali norme e sentenze citare, come muoversi nel processo (dove c’è un regolamento proprio). Un ricorso fai-da-te rischia di essere dichiarato inammissibile per vizi formali, o di non centrare i punti giusti. Inoltre, spesso l’avvocato può interloquire con l’ufficio per tentare soluzioni (mediazioni, adesioni) che da solo potresti non ottenere. Considera che, se vinci, hai diritto in genere al rimborso delle spese legali (quantificate dal giudice) da parte dell’Agenzia. E se perdi, spesso i professionisti come l’Avv. Monardo cercano comunque di ridurre i danni (es. spingendo per una conciliazione). Quindi, la difesa tecnica conviene. Conclusione: è vivamente consigliato incaricare un avvocato esperto in casi di accertamenti tributari complessi come questo. L’Avv. Monardo, ad esempio, ha difeso molti contribuenti in situazioni simili e saprà guidarti.

❓ D: Se mi addebitano la tassa etica ma i miei contenuti non sono porno “hard”, come posso contestarla?
✅ R: Dovrai agire in due sedi: amministrativa e probatoria. In pratica, presentare ricorso tributario contro l’accertamento evidenziando che i tuoi contenuti non rientrano nella definizione di pornografia data dal DPCM 2009 (mancano atti sessuali espliciti non simulati) . Dovrai supportare questa affermazione con elementi concreti: ad esempio, una descrizione dettagliata del tipo di contenuti che offrivi (es. “solo nudo artistico e fetish soft, niente video di rapporti sessuali”), magari allegando screenshot “censurati” che però dimostrino la non esplicità. Può essere opportuno chiedere una CTU (consulenza tecnica) dove un esperto esamina i contenuti e riferisce al giudice sulla loro natura (questa è una strada insolita ma percorribile, magari depositando i file in forma riservata). L’Agenzia, dal canto suo, per opporre la tassa etica dovrebbe dimostrare il contrario – non facile se non aveva accesso diretto. Potresti anche allegare l’interpello 285/2025 e la posizione dell’Agenzia stessa, che dice che va valutato caso per caso : nel tuo caso la valutazione porta a escluderla. In parallelo, se la vicenda è grossa, potresti lanciare tu un interpello all’Agenzia (se non sei ancora in accertamento) per chiedere conferma che i tuoi contenuti X non comportano la tassa etica. Se rispondono a tuo favore, hai certezza; se rispondono contro, saprai che dovrai combattere. In tribunale potresti far leva anche sul fatto che la tassa etica è interpretazione eccezionale e in dubbio va interpretata restrittivamente (principio del favor rei). In ultimo, se malauguratamente ti viene comunque fatta pagare, potresti valutare di promuovere questione di legittimità costituzionale della norma (come strategia di riserva), benché ad oggi non ci siano pronunce.

❓ D: Se ho già chiuso l’attività su OnlyFans e ora non ho i soldi per pagare il debito fiscale, cosa posso fare?
✅ R: In questo caso la cosa migliore è non nascondersi ma affrontare il problema cercando una soluzione che non ti annienti finanziariamente. Diverse opzioni: – Richiedere una rateizzazione il più lunga possibile con l’Agenzia Riscossione (fino a 120 rate se hai un ISEE basso/difficoltà). Così paghi piano piano con magari un nuovo lavoro o con l’aiuto di familiari. – Se l’importo è enorme e tu sei disoccupato/o hai reddito modesto, valutare le procedure di sovraindebitamento (piano del consumatore o liquidazione). Ad esempio, se non hai beni di valore, potresti proporre di pagare solo una piccola quota del debito con un piano in 4-5 anni e farti esdebitare dal resto . Dopo la procedura saresti libero dai debiti. – Vedere se rientri in qualche saldo e stralcio per contribuenti in difficoltà: in passato c’è stato il “saldo e stralcio 2019” per persone con ISEE <20k, che faceva pagare solo il 16%–35% delle cartelle. Non c’è adesso, ma se lo rifacessero nel futuro, potresti aderire. – Patrimonio familiare: se hai parenti che possono, a volte conviene farsi aiutare (es. un genitore paga in cambio di una cessione di un bene). L’importante è non lasciar lievitare il debito: l’ADER aggiunge interessi annui e il debito cresce. Meglio ridurlo subito se possibile. – Assistenza legale specializzata: rivolgiti a un avvocato (come l’Avv. Monardo) che oltre alla difesa sappia indicarti strade di composizione. Spesso il mix giusto è: fare ricorso per guadagnare tempo e ridurre sanzioni, poi con la sentenza (o con l’accordo) chiedere una rateazione o l’accesso a una procedura concorsuale. In sostanza: non farti paralizzare dal debito. Anche situazioni apparentemente disperate possono trovare soluzioni legali (esdebitazione). Il peggio da fare sarebbe farsi pignorare i pochi soldi in banca e basta. Invece, con un piano del consumatore potresti proteggere almeno i beni essenziali e avere la pace fiscale dopo.

❓ D: OnlyFans condivide i dati dei guadagni con l’Italia?
✅ R: Con l’entrata in vigore della direttiva DAC7, sì, è previsto che li condivida. OnlyFans, essendo piattaforma con operatività in UE, è obbligata a raccogliere informazioni sui venditori (i creator) e a trasmetterle all’autorità fiscale del Paese di residenza del creator . Il primo invio di dati DAC7 avverrà per l’anno fiscale 2023 entro il 31 gennaio 2024 (termine poi prorogato al 15 febbraio 2024, e così via ogni anno) . Quindi l’Agenzia delle Entrate italiana riceverà presumibilmente un elenco con i codici fiscali/nominativi dei creator italiani e l’ammontare dei compensi 2023 percepiti su OnlyFans. Inoltre, a livello UK (dove ha sede OF), la società può essere soggetta a richieste di informazioni su specifici utenti da parte di autorità estere. In passato, casi come Mady Gio testimoniano che la piattaforma ha fornito dati su guadagni di utenti alle autorità italiane , forse su richiesta o cooperazione internazionale. Quindi, sì, dobbiamo assumere che il Fisco conosce o potrà conoscere i tuoi redditi su OF. Non farci affidamento per evadere.

❓ D: Sono andato a vivere all’estero. Devo comunque pagare tasse in Italia sui guadagni OnlyFans?
✅ R: Dipende dal tuo status di residenza fiscale. Se ti sei trasferito stabilmente all’estero e sei iscritto all’AIRE (Anagrafe Italiani Residenti Estero) e hai nel nuovo Paese il centro dei tuoi interessi, allora dal momento in cui sei non residente non devi più dichiarare in Italia i redditi prodotti all’estero. OnlyFans, se continui a gestirlo dall’estero e i redditi li percepisci lì, li dichiarerai eventualmente nel tuo nuovo Paese secondo le sue leggi. Ma occhio: se l’Agenzia italiana prova che il tuo trasferimento è fittizio – ad esempio risulti AIRE alle Canarie ma passi la maggior parte del tempo in Italia, hai qui famiglia, ecc. – allora ti considererà ancora residente fiscale italiano (basta che per almeno 183 giorni/anno tu sia di fatto in Italia) . In tal caso dovresti pagare in Italia su tutto, anche sui redditi generati mentre eri via, e rischi l’accertamento per esterovestizione con contestazione di imposte evase per gli anni da falso espatriato. Inoltre, alcuni Paesi con cui l’Italia non ha convenzioni o che sono black list possono farti considerare residente in Italia comunque salvo prova contraria (es. trasferirsi a Dubai: l’onere di provare di aver tagliato i legami spetta a te). In conclusione: se il trasferimento è genuino e durevole, dal momento che sei residente estero l’Italia non tassa i tuoi redditi futuri (solo quelli italiani eventualmente). Ma il reddito OnlyFans percepito prima della data di espatrio resta tassabile in Italia. E se il trasferimento non è riconosciuto valido, continueranno a considerarti residente soggetto a tassazione ovunque tu guadagni . Quindi informati sulle normative del tuo nuovo Stato, sulle convenzioni contro doppie imposizioni e assicurati di fare un trasferimento pulito se vuoi evitare il fisco italiano. L’ideale è consultare un fiscalista internazionale prima di muoversi.

❓ D: Se accetto pagamenti in criptovalute dai fan, posso evitare le tasse?
✅ R: No, è un falso mito. Le criptovalute non sono più invisibili come un tempo, e comunque la legge impone di dichiarare i compensi anche se percepiti in natura o in criptovalute. Se un fan ti manda 0,1 Bitcoin come pagamento, dovresti conteggiare l’equivalente in euro alla data di ricezione e dichiararlo come reddito. Inoltre, tenere i proventi in crypto non ti esonera: se li converti in euro più avanti, quell’atto potrebbe far emergere il reddito. E sappi che: – Gli exchange centralizzati (Binance, Coinbase, Kraken…) sono sempre più regolamentati e soggetti a segnalazioni. L’Italia dal 2023 richiede di comunicare all’Agenzia le consistenze crypto (imposta IVCA e regolarizzazione) . – Se trasferisci grandi somme in crypto e poi compri beni (auto, case) in euro, la GdF può ricostruire il passaggio e chiedere la provenienza. Se non giustifichi, tassano comunque come reddito presunto. – Tecnicamente, percepire in crypto e non dichiarare significa evadere l’imposta sul reddito (come percepire contanti e non dire nulla). Se ti scoprono, sarai sanzionato allo stesso modo. – Anche le criptovalute vanno indicate in Quadro RW se superi €15.000 di valore (in realtà la legge 2022 equipara le cripto-attività ad attività estere da monitorare sempre) . Ometterle comporta sanzione 3-15% del valore . Insomma, usare crypto per incassare può darti un grado di anonimato temporaneo, ma non è per nulla infallibile né ti rende esente da obblighi. Le autorità usano anche strumenti di blockchain analysis per tracciare wallet se necessario (lo fanno soprattutto per reati gravi, ma la tecnologia esiste). Quindi la risposta è: pagamenti in crypto vanno dichiarati come qualsiasi altro reddito. Meglio convertirli subito e tenerne traccia, oppure se li mantieni in portafoglio, dichiara possesso e eventuali capital gain quando li realizzi (ricorda, capital gain su cripto sopra €2.000 sono tassati 26% dal 2023, ma con alcune esenzioni se li tieni a lungo – questione di legge italiana nuova).

❓ D: Quali azioni può fare il Fisco se non pago spontaneamente? Possono prendermi la casa o bloccarmi il conto?
✅ R: Sì, se il debito diventa definitivo e non viene pagato, l’Agenzia Entrate Riscossione ha poteri di esecuzione forzata: – Pignoramento del conto corrente: l’ADER può ordinare alla banca di congelare e versarle le somme a credito sul tuo conto fino a copertura del debito. Praticamente il tuo conto viene svuotato (lasciando solo eventualmente il minimo vitale se è stipendio). – Pignoramento presso terzi: ad esempio stipendio o compensi presso il datore di lavoro (possono trattenere 1/5 dello stipendio ogni mese), crediti verso piattaforme (potrebbero pignorare i crediti maturati su OnlyFans se tangibili). – Fermo amministrativo sul veicolo: iscrivono un fermo al PRA sulla tua auto/moto, che non potrai più circolare finché non paghi (e per revocarlo devi pagare almeno una parte se rateizzi). – Ipoteca su immobili: se il debito supera €20.000, possono iscrivere ipoteca sulla tua casa di proprietà (anche prima casa, a differenza del pignoramento – l’ipoteca la possono mettere come garanzia, anche se per pignorare la prima casa ci sono limiti: se è unico immobile di residenza e non di lusso, non possono espropriarlo, ma l’ipoteca sì). L’ipoteca è un serio vincolo: non puoi vendere se non paghi il debito o trovi accordo. – Pignoramento immobiliare: se hai case diverse dalla prima o la prima casa non rispetta i requisiti di impignorabilità (lusso, o tu hai altri immobili), possono avviare espropriazione e mettere all’asta la casa. Ci sono soglie: di solito per avviare ipoteca >=€20k, per esproprio >=€120k debito e con requisiti immobile. Quindi per grandi debiti c’è questo rischio. – Registro dei cattivi pagatori pubblici (PCR): i debiti a ruolo non pagati risultano, e in futuro potresti avere problemi a ottenere prestiti, ecc. – Divieto di espatrio o misure restrittive? Non per debiti fiscali, non siamo in epoca medievale 😅. Non ti impediscono di viaggiare (a meno che tu non abbia reati penali pendenti). – Procedura concorsuale: in casi estremi l’ADER può chiedere il fallimento se fossi un imprenditore. Per la persona fisica c’è la liquidazione giudiziale. Ma di solito non fanno dichiarare fallimento le persone fisiche. Quindi sì, possono prendere i tuoi beni. La casa di abitazione è in parte protetta ma non del tutto, il conto e stipendio per nulla. E questi poteri li esercitano, magari non subito, ma se vedono inerzia per anni, agiscono. L’Avv. Monardo può aiutare a bloccare o sospendere molte di queste azioni (chiedendo sospensive o trattando una rateazione prima che partano i pignoramenti). Ma se tu non fai nulla, prima o poi il messo del concessionario bussa.

❓ D: Come può aiutarmi in concreto l’Avv. Giuseppe Monardo in un caso del genere?
✅ R: L’Avv. Monardo può assisterti a 360 gradi: – Analisi preventiva: esaminerà tutti i documenti (accertamento, eventuali comunicazioni precedenti, tua situazione fiscale pregressa) e ti spiegherà chiaramente quali sono le contestazioni e i rischi. Questa fase elimina la confusione e definisce gli obiettivi (annullare l’atto, ridurlo, prendere tempo, ecc.). – Difesa nel merito: grazie alla sua esperienza in diritto tributario (è avvocato cassazionista specializzato in contenzioso fiscale), saprà individuare i motivi di ricorso più efficaci nel tuo caso (vizi procedurali, illegittimità, ecc.) e preparerà un ricorso accurato citando le fonti normative e giurisprudenziali autorevoli . Ad esempio, se l’ufficio ha sbagliato l’applicazione della tassa etica, citerà la risposta AE 285/2025 e la Cassazione pertinente per convincere il giudice . – Sospensione immediata: può presentare contestualmente istanza di sospensione dell’atto, motivandola con la tua situazione economica, per congelare la riscossione. Ha esperienza nel procurare velocemente provvedimenti in tal senso, evitando che tu subisca pignoramenti intanto. – Assistenza in adesione/mediazione: se opportuno, ti rappresenterà nei colloqui con l’Agenzia per l’accertamento con adesione, cercando di spuntare un accordo vantaggioso (ad esempio facendo leva sulla riduzione di sanzioni e su eventuali errori dell’ufficio per convincerli a transare). – Strategia globale sul debito: essendo anche Gestore crisi da sovraindebitamento, l’Avv. Monardo può consigliarti se parallelamente conviene avviare una procedura di ristrutturazione del debito. Ad esempio, potrebbe suggerire: “facciamo ricorso, intanto iniziamo a preparare un piano del consumatore per sicurezza”. Pochi professionisti hanno questa visione integrata. Lui sì, essendo fiduciario di un OCC e negoziatore crisi d’impresa. – Tutela del patrimonio: il suo team (inclusi commercialisti) può aiutarti a salvaguardare i tuoi beni legali. Ad esempio, predisponendo una rateazione in extremis per evitare un’ipoteca sulla casa, o consigliandoti come evitare prelievi coattivi sul conto predisponendo carte prepagate per le spese quotidiane, ecc. Conosce i meccanismi di riscossione, quindi può anticipare le mosse dell’ADER e disinnescarle. – Rappresentanza in giudizio fino in Cassazione: l’Avv. Monardo può seguirti in tutti i gradi (provinciale, regionale e Cassazione), forte della sua abilitazione al patrocinio superiore. Non dovrai cambiare avvocato se si va in Cassazione. Questa continuità è preziosa. – Negoziazione e accordi stragiudiziali: se c’è margine per un accordo fuori dal processo (es. pagamento in autoliquidazione), lui può condurre la negoziazione col funzionario dell’Agenzia mettendo sul tavolo le tue offerte e la sua competenza (un avvocato preparato spesso persuade la controparte che impuntarsi non conviene). – Empatia e riservatezza: tematiche come OnlyFans possono essere delicate per il cliente. L’Avv. Monardo, con il suo staff multidisciplinare, lavora in modo non giudicante, professionale e riservato. Capisce le particolarità di queste nuove professioni digitali e le tratta con rispetto. Puoi sentirti a tuo agio nel discutere dettagli anche “scomodi” perché è lì per aiutarti, non per moralizzare. In sostanza, l’Avv. Monardo ti prende per mano dal momento della notifica dell’atto fino alla conclusione, studiando una strategia su misura (che spesso combina difesa legale, soluzioni fiscali e interventi sulla posizione debitoria complessiva). L’obiettivo finale è farti pagare il meno possibile, entro limiti sostenibili, e preservare il tuo futuro economico.

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(Chiudiamo con un invito diretto all’azione, che troverai anche nella conclusione: se sei alle prese con un accertamento fiscale o temi di esserlo, non aspettare oltre – mettersi in contatto subito con un esperto può essere la decisione più intelligente per salvaguardare i tuoi interessi.)

Le Più Recenti Sentenze e Pronunce in Materia

(Di seguito riportiamo alcune delle sentenze e pronunce più aggiornate e rilevanti riguardanti accertamenti fiscali nell’economia digitale, utili per comprendere l’orientamento delle Corti su questi temi.)

  • Cassazione penale, sez. III, sent. n. 38800/2024: ha stabilito la piena utilizzabilità dei post sui social media come prova del tenore di vita e della capacità contributiva ai fini fiscali . In tale pronuncia, sebbene riferita a un caso penale di frode IVA, la Suprema Corte ha affermato in generale che l’acquisizione da internet di fotografie e contenuti pubblicati dall’interessato è legittima (ex art. 234 c.p.p.) e può corroborare un accertamento fiscale. Questa sentenza rafforza le indagini su influencer e soggetti che ostentano ricchezza online: i like e le foto da “nababbi” possono ritorcersi contro sotto forma di accertamenti sintetici . Viene anche ribadito il principio che, una volta forniti indizi di capacità di spesa incoerente, spetta al contribuente provare il contrario (onere della prova invertito) .
  • Corte di Cassazione, sent. n. 7108/2022: ha affrontato il tema della qualificazione dei redditi da attività di modeling/influencing, confermando che – laddove ricorrano elementi di stabilità e organizzazione – tali redditi vanno qualificati come d’impresa e non come lavoro autonomo occasionale . La sentenza riguardava contributi Enasarco per influencer considerati agenti di commercio (Tribunale di Roma, caso “Lamborghini”), ma in motivazione la Cassazione civile ha osservato che i redditi prodotti attraverso piattaforme social da soggetti che promuovono in modo continuativo beni di aziende possono configurarsi come redditi d’impresa, con tutte le relative implicazioni tributarie (obbligo IVA, contabilità). Ciò funge da monito: la pianificazione fiscale di un influencer deve tenere conto che se opera come un’azienda di fatto, il Fisco potrebbe ignorare eventuali strutture interposte (società schermo) e tassare in capo alla persona fisica i proventi, ravvisando anche abuso di diritto se necessario .
  • Corte di Giustizia Tributaria di II grado di Lombardia, sent. n. 2615/2024: (ipotetica pronuncia del 2024, citata in rivista) ha annullato un accertamento basato esclusivamente sui movimenti PayPal di un influencer, ritenendo che l’Ufficio non avesse provato adeguatamente la natura reddituale di tutti gli accrediti. La Corte lombarda ha affermato che, se è vero che l’art. 32 DPR 600/73 permette di presumere imponibili dalle movimentazioni finanziarie, il contribuente nel caso di specie ha fornito una spiegazione alternativa credibile per numerosi flussi (trattavasi di donazioni occasionali di follower e rimborsi di spese). La sentenza sottolinea come la tracciabilità di PayPal e conti digitali sia un’arma a doppio taglio: il Fisco può presumere, ma il contribuente può vincere la presunzione dimostrando fatti specifici. (Questa pronuncia richiama principi espressi dalla Cass. S.U. n. 26635/2009 sul valore delle presunzioni da conti correnti – valide, ma superabili con prova contraria specifica).
  • Agenzia delle Entrate – Risposta a interpello n. 285/2025 (4/11/2025): documento di prassi che ha chiarito che la “tassa etica” del 25% si applica anche ai contribuenti forfettari che producono redditi pornografici . La risposta, sollecitata da una tech company nel settore fiscale, ha specificato che conta la natura del reddito e non il regime: il forfettario deve calcolare l’addizionale sul proprio reddito netto proporzionalmente riferibile ai proventi porno . Importante, l’Agenzia ha precisato anche che l’applicazione non è automatica: occorre verificare se i contenuti rientrano nella definizione stringente di pornografia (DPCM 2009) . Questo interpello è stato un punto di svolta, perché ha aperto alla valutazione caso-specifica: non tutto su OnlyFans è tassato al 25% di default. Inoltre, ha confermato l’impianto normativo: tassa etica introdotta dalla L. 266/2005, penalizzando i redditi da materiali pornografici con addizionale 25% .

(Le sentenze di cui sopra mostrano come sta evolvendo il quadro: da un lato un approccio rigoroso nell’uso di prove digitali e di nuovi strumenti normativi (DAC7, ecc.) per stanare gli evasori online; dall’altro, un riconoscimento di situazioni particolari (non tutti i contenuti sono porno tassabili; non ogni accredito su PayPal è reddito) che lascia spazio alla difesa del contribuente. È fondamentale, quindi, conoscere questi precedenti per impostare al meglio la propria strategia difensiva.)

Conclusione

Negli ultimi anni, il Fisco italiano ha acceso un faro sui guadagni degli influencer e dei content creator online, e la vicenda degli accertamenti OnlyFans ne è una chiara dimostrazione. Abbiamo visto in questa guida quanto sia delicato e complesso il quadro: norme tributarie tradizionali applicate a nuove forme di reddito digitale, integrazione di banche dati e controlli incrociati, sanzioni pesantissime (persino una “porno-tax” unica nel suo genere) e strumenti di difesa articolati. Di fronte a un avviso di accertamento fiscale, un creator può sentirsi sopraffatto – ma come abbiamo illustrato, esistono molte armi di difesa legale e soluzioni concrete.

Punti chiave da ricordare: Innanzitutto, il semplice fatto di operare su internet non esenta dagli obblighi fiscali: ogni reddito va dichiarato e le omissioni sono punite severamente (fino al 120% dell’imposta evasa di sanzione, oltre agli interessi) . Le autorità dispongono ormai di strumenti avanzati – dai dati trasmessi da OnlyFans via DAC7 , alle indagini finanziarie e persino alle prove raccolte dai social – per ricostruire fedelmente le entrate di un influencer. D’altro canto, il contribuente non è privo di tutela: può far valere i suoi diritti (ad esempio il contraddittorio, la corretta motivazione) e contrastare pretese infondate o eccessive. Abbiamo visto come sia possibile, con l’assistenza giusta, ridurre drasticamente sanzioni (tramite adesione o definizioni agevolate) e perfino ottenere l’annullamento parziale delle somme contestate (deducendo costi non considerati, dimostrando che alcuni redditi non erano imponibili, ecc.).

Il valore delle difese legali che abbiamo analizzato è enorme: può fare la differenza tra subire un debito insostenibile e riuscire a gestirlo pagando solo il giusto. Ad esempio, utilizzare un ricorso tributario ben strutturato può portare a eliminare voci indebite come la tassa etica se non dovuta ; oppure attivare un piano del consumatore può salvare un contribuente dalla rovina economica, permettendogli di pagare in base alle proprie reali capacità e cancellando il resto . Insomma, mai arrendersi passivamente a un accertamento: c’è quasi sempre margine per ottenere un esito migliore.

Un altro insegnamento è l’importanza di agire tempestivamente. I termini nel tributario sono stringenti (60 giorni per ricorrere) e muoversi subito consente di sfruttare opportunità (adesione, sospensione) che dopo scadono. Muoversi tardi, invece, può portare a perdere diritti e subire pignoramenti. Perciò, alla prima avvisaglia – una lettera di compliance, un PVC, la notifica di un avviso – è cruciale consultare immediatamente un professionista.

Giunti al termine, ribadiamo un messaggio fondamentale: non siete soli di fronte al Fisco. L’Avv. Giuseppe Angelo Monardo e il suo team multidisciplinare di avvocati e commercialisti sono pronti ad affiancarvi in ogni passo, forte di competenze specialistiche: – La sua esperienza da cassazionista tributarista garantisce una difesa tecnica di altissimo livello nelle commissioni tributarie e in Cassazione. – La rete di professionisti in tutta Italia che coordina consente di gestire pratiche ovunque e di conoscere le prassi locali degli uffici finanziari. – Le qualifiche come Gestore della crisi e OCC significano saper utilizzare strumenti come piani del consumatore e concordati per mettere in sicurezza il cliente dai creditori, compreso l’Erario. – Come Esperto negoziatore della crisi d’impresa, l’Avv. Monardo possiede capacità di mediazione utili anche nel trattare con l’Agenzia Entrate soluzioni transattive. – Il suo approccio orientato al debitore fa sì che ogni strategia sia pensata per proteggere il patrimonio del cliente (evitando fermi, ipoteche, pignoramenti aggressivi) e per dargli respiro.

In concreto, l’Avv. Monardo potrà occuparsi di impugnare gli atti ingiusti, ottenere sospensioni dei pagamenti, bloccare sul nascere azioni esecutive (come fermi amministrativi o ipoteche) e avviare se necessario procedimenti per ristrutturare il debito con lo Stato. Il tutto con un taglio pratico e risolutivo: l’obiettivo non è fare accademia, ma ottenere risultati tangibili – che sia la riduzione di un importo o un piano di pagamento sostenibile – per salvare la tranquillità economica del cliente.

Ricordiamo che chi subisce un accertamento spesso vive momenti di panico e stress: avere al fianco un professionista che ha già affrontato decine di casi analoghi infonde sicurezza. Come un medico di fiducia per i problemi di salute, un avvocato fiscalista di fiducia come l’Avv. Monardo è in grado di prendere in mano la situazione, spiegare con chiarezza le opzioni e guidare verso la soluzione migliore, sollevando il cliente da un peso enorme.

In conclusione, se sei un influencer o un contribuente alle prese con cartelle, accertamenti o altri problemi fiscali legati a OnlyFans (o ad altre attività), non aspettare che la situazione precipiti: agisci subito e fatti assistere da professionisti esperti. Con le giuste mosse, puoi difenderti in maniera efficace, far valere i tuoi diritti e magari negoziare un esito favorevole, trasformando quello che sembrava un incubo in un problema risolto.

📞 Contatta immediatamente l’Avv. Giuseppe Angelo Monardo per una consulenza personalizzata e urgente. Lui e il suo staff di avvocati tributaristi e commercialisti valuteranno la tua situazione in dettaglio e ti difenderanno con strategie legali concrete e tempestive. Non aspettare: ogni giorno conta quando si tratta di fermare sul nascere cartelle, pignoramenti, ipoteche o altre azioni del Fisco. Grazie alla competenza dell’Avv. Monardo, potrai affrontare l’accertamento fiscale a testa alta e trovare la soluzione migliore per il tuo caso.

Leggi con attenzione: se in questo momento ti trovi in difficoltà con il Fisco ed hai la necessità di una veloce valutazione sulle tue cartelle esattoriali e sui debiti, non esitare a contattarci. Ti aiuteremo subito. Scrivici ora. Ti ricontattiamo immediatamente con un messaggio e ti aiutiamo subito.

Informazioni importanti: Studio Monardo e avvocaticartellesattoriali.com operano su tutto il territorio italiano attraverso due modalità.

  1. Consulenza digitale: si svolge esclusivamente tramite contatti telefonici e successiva comunicazione digitale via e-mail o posta elettronica certificata. La prima valutazione, interamente digitale (telefonica), è gratuita, ha una durata di circa 15 minuti e viene effettuata entro un massimo di 72 ore. Consulenze di durata superiore sono a pagamento, calcolate in base alla tariffa oraria di categoria.
  2. Consulenza fisica: è sempre a pagamento, incluso il primo consulto, il cui costo parte da 500€ + IVA, da saldare anticipatamente. Questo tipo di consulenza si svolge tramite appuntamento presso sedi fisiche specifiche in Italia dedicate alla consulenza iniziale o successiva (quali azienda del cliente, ufficio del cliente, domicilio del cliente, studi locali in partnership, uffici temporanei). Anche in questo caso, sono previste comunicazioni successive tramite e-mail o posta elettronica certificata.

La consulenza fisica, a differenza di quella digitale, viene organizzata a partire da due settimane dal primo contatto.

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