Lettera Da Nivi S.p.a. Per Debiti Vecchi: Come Difenderti Da Un Sollecito Di Pagamento E Trattare Un Saldo E Stralcio

INTRODUZIONE

Ricevere una lettera di sollecito di pagamento da Nivi S.p.A. relativa a debiti vecchi può generare preoccupazione e confusione. Si tratta di una situazione importante da affrontare con tempestività e consapevolezza, perché un errore o la passività possono comportare rischi significativi: ad esempio, azioni legali nei tuoi confronti (decreti ingiuntivi, pignoramenti) oppure il pagamento di somme non dovute o ormai prescritte. Ignorare il problema è pericoloso: potresti perdere la possibilità di far valere i tuoi diritti (come la prescrizione del debito) o di cogliere opportunità di definizione agevolata del debito. Al tempo stesso, pagare immediatamente senza verifiche può esporre al rischio di sborsare denaro per debiti non più esigibili o addirittura per situazioni di cui non sei più legalmente tenuto a rispondere.

Fortunatamente, esistono diverse soluzioni legali che esamineremo in dettaglio in questo articolo. Fin da subito, sappi che hai la possibilità di difenderti in modo efficace. Ad esempio, vedremo come verificare se il debito è prescritto (cioè troppo vecchio perché il creditore possa legalmente pretenderne il pagamento) e come eccepire la prescrizione per annullare la pretesa. Spiegheremo come impostare una contestazione formale del sollecito di pagamento, richiedendo eventualmente prove del debito e opponendoti a richieste infondate. Illustreremo inoltre le strategie per negoziare un saldo e stralcio – un accordo transattivo in cui paghi una somma ridotta per chiudere definitivamente la pendenza – massimizzando il vantaggio per te debitore. Analizzeremo poi gli strumenti alternativi messi a disposizione dall’ordinamento: dalle definizioni agevolate e rottamazioni previste per i debiti tributari e le multe, alle procedure per sovraindebitamento (come il piano del consumatore o l’esdebitazione) che consentono di ridurre o cancellare i debiti in caso di grave difficoltà economica, fino ai nuovi strumenti di composizione negoziata della crisi d’impresa per i piccoli imprenditori. Il tutto verrà presentato con un taglio pratico, facendo riferimento a leggi aggiornate e sentenze recenti di Cassazione e altre Corti, in modo da offrirti una guida autorevole basata su fonti ufficiali.

Affrontare un sollecito di pagamento per debiti vecchi richiede competenze legali specifiche nel campo del diritto bancario e tributario. In questi frangenti è fondamentale affidarsi a professionisti esperti. In particolare, l’Avv. Giuseppe Angelo Monardo e il suo staff multidisciplinare di avvocati e commercialisti offrono un’assistenza altamente specializzata a livello nazionale. L’Avv. Monardo è avvocato cassazionista (abilitato al patrocinio in Cassazione) e coordina professionisti esperti in diritto bancario e diritto tributario su tutto il territorio italiano. Inoltre, vanta qualifiche uniche: è Gestore della Crisi da Sovraindebitamento (Legge n. 3/2012) iscritto negli elenchi ufficiali del Ministero della Giustizia, nonché professionista fiduciario di un Organismo di Composizione della Crisi (OCC). Questo significa che può assistere privati e piccoli imprenditori nelle procedure per ridurre o cancellare i debiti in situazioni di insolvenza. È anche Esperto Negoziatore della Crisi d’Impresa ai sensi del D.L. 118/2021, figura che lo abilita a gestire tavoli di trattativa con i creditori per salvare aziende in difficoltà. Grazie a questo bagaglio di esperienze, l’Avv. Monardo e il suo team sono in grado di aiutarti concretamente in ogni fase: dall’analisi dell’atto che hai ricevuto, all’impugnazione del provvedimento ove possibile, alla richiesta di sospensione di eventuali misure esecutive, fino alle trattative con la società creditrice per ottenere soluzioni sostenibili (come piani di rientro rateali o saldo e stralcio). All’occorrenza potranno attivare strumenti giudiziali (ricorsi, opposizioni, azioni in tribunale) o soluzioni stragiudiziali (accordi transattivi, procedure davanti all’OCC) per tutelare efficacemente i tuoi diritti di debitore o contribuente.

In sintesi: non sei obbligato a subire passivamente le richieste di pagamento di Nivi S.p.A. per vecchi debiti. Hai dalla tua parte la legge e dei professionisti pronti a farla valere. Affrontando subito la questione, con l’assistenza giusta, potrai evitare passi falsi e risolvere il problema nelle migliori condizioni possibili, magari riducendo significativamente l’esborso dovuto o annullandolo del tutto se il credito non è più dovuto.

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Contesto normativo e giurisprudenziale: solleciti di pagamento, prescrizione dei debiti e tutele del debitore

Per capire come muoversi di fronte a una lettera di Nivi S.p.A. per debiti datati, è fondamentale inquadrare il contesto normativo di riferimento e alcuni importanti precedenti giurisprudenziali in materia di recupero crediti e prescrizione. In Italia il recupero crediti è disciplinato principalmente dalle norme civilistiche (Codice Civile e di Procedura Civile) per quanto riguarda i diritti delle parti, i tempi di prescrizione e le modalità con cui un creditore può agire, nonché da normative speciali se il credito ha natura particolare (ad esempio sanzioni amministrative, tributi, contributi).

Cos’è un sollecito di pagamento? Dal punto di vista giuridico, la lettera di Nivi S.p.A. che hai ricevuto rientra nei cosiddetti atti di costituzione in mora o solleciti stragiudiziali. In base all’art. 1219 del Codice Civile, il creditore può intimare formalmente al debitore di eseguire il pagamento dovuto; tale intimazione (“costituzione in mora”) generalmente interrompe i termini di prescrizione del diritto di credito. Non occorre una forma sacramentale: secondo la Corte di Cassazione è sufficiente anche una semplice richiesta scritta di pagamento, purché indirizzata al debitore identificato, per produrre effetti interruttivi . Ciò significa che, se la lettera di Nivi contiene gli estremi per capire chi è il debitore e quale obbligazione è rimasta inadempiuta, e se ti viene notificata correttamente (ad esempio via raccomandata A/R o PEC), essa in teoria può far ripartire da zero il termine di prescrizione del debito.

Tuttavia, attenzione: questo principio vale per i crediti ordinari tra privati o aziende. Diverso è il caso delle sanzioni amministrative (come multe stradali, sanzioni per mancato pagamento di pedaggi autostradali se qualificati come sanzioni ex Codice della Strada, ecc.) o dei carichi esattoriali affidati a enti pubblici. In tali ambiti la legge prevede atti tipici per la riscossione, e la giurisprudenza ha chiarito che un semplice sollecito non è sufficiente a interrompere la prescrizione. La Corte di Cassazione, con ordinanza n. 25226/2023 depositata il 24 agosto 2023, ha ribadito che in materia di sanzioni amministrative “sono idonei a interrompere la prescrizione solo gli atti tipici del procedimento previsti dalla legge per l’irrogazione e riscossione della sanzione, non anche le lettere raccomandate contenenti meri solleciti di pagamento” . In quel caso la Cassazione ha dato ragione a un cittadino che si era visto richiedere il pagamento di una sanzione ormai prescritta: i semplici solleciti inviati dall’amministrazione non avevano alcun effetto interruttivo e dunque la cartella esattoriale notificata dopo oltre 5 anni era illegittima . Questo importante precedente tutela i debitori di fronte a tentativi di recuperare multe o sanzioni “cadute in prescrizione” con comunicazioni informali.

È dunque cruciale distinguere la natura del debito per valutare la rilevanza giuridica del sollecito di pagamento inviato da Nivi S.p.A.:

  • Se il debito ha natura privatistica o contrattuale (ad esempio un insoluto verso una società autostradale per un pedaggio non pagato, un vecchio abbonamento non saldato, una fattura di servizi, ecc.), la lettera di Nivi costituisce in mora il debitore ai sensi dell’art. 2943 c.c. e interrompe la prescrizione dalla data in cui la ricevi. In tal caso, se il debito era prossimo alla prescrizione, l’invio della raccomandata fa ripartire il termine da capo (salvo poi dover verificare se la notifica è andata a buon fine). Cassazione ha confermato che la comunicazione è atto “recettizio”: produce effetti solo quando giunge nella sfera di conoscibilità del destinatario (ad es., al ritiro della raccomandata o al perfezionamento della compiuta giacenza) . Anche una raccomandata che torna indietro per compiuta giacenza può interrompere la prescrizione, purché sia stata inviata all’indirizzo corretto e il debitore abbia avuto la possibilità di ritirarla . In sostanza, per i crediti civili basta che il sollecito scritto arrivi correttamente al debitore per avere valore legale.
  • Se il debito ha natura di sanzione amministrativa o tributo, la semplice lettera di Nivi S.p.A. potrebbe non avere efficacia legale formale. Ad esempio, per le multe stradali il procedimento di riscossione richiede prima la notifica del verbale di accertamento entro termini perentori (di regola 90 giorni) e, in caso di mancato pagamento, l’iscrizione a ruolo e la notifica di una cartella esattoriale entro i termini di prescrizione quinquennali. Un sollecito via lettera di un’agenzia privata non sostituisce questi atti: se la multa è già prescritta perché sono passati 5 anni dall’ultima notifica valida, la lettera non può “resuscitarla”. Lo stesso vale per altri crediti esattoriali (ad esempio tributi locali): la Cassazione ritiene che ci si debba riferire ai termini di prescrizione propri di ogni tributo o sanzione , e solo atti formali come intimazioni di pagamento o nuovi avvisi notificati secondo legge li interrompono. Pertanto, una comunicazione atipica come quella inviata da Nivi – che non è un atto previsto dal Codice della Strada o dalle leggi tributarie – in linea di massima non ha valore interruttivo in questi casi.

Vediamo ora più in generale il concetto di prescrizione dei debiti. La prescrizione estintiva (art. 2934 c.c. e seguenti) è l’istituto per cui un diritto (in questo caso del creditore di esigere un pagamento) si estingue se non esercitato entro un certo tempo. Per i debiti civili ordinari il termine standard è 10 anni . Questo significa che, trascorsi 10 anni dall’ultima volta in cui il credito è stato validamente richiesto o riconosciuto, il debitore può rifiutarsi di pagare perché il debito è “vecchio” e il diritto del creditore si è estinto. Molte categorie di crediti però hanno termini più brevi (prescrizioni brevi di 5 anni o meno), fissati dall’art. 2948 c.c. o da leggi speciali:

  • Debiti derivanti da contratto in generale (prestiti, forniture, ecc.): 10 anni (prescrizione ordinaria) .
  • Crediti per prestazioni periodiche (ad es. canoni di locazione, interessi, bollette, rate mutuo, stipendi): 5 anni, salvo abbiano una prescrizione ancora più breve per legge. Ad esempio, retribuzioni e contributi previdenziali spesso 5 anni; per alcuni crediti di lavoro dipendente esiste anche la prescrizione presuntiva di 1 anno o 3 anni, ma sono casi particolari.
  • Bollette di utenze domestiche (luce, gas, acqua): oggi la legge di bilancio 2018 (L. 205/2017) ha introdotto una prescrizione breve di 2 anni per le bollette emesse dopo determinate date (1° marzo 2018 per luce , 1° gennaio 2019 per gas , 1° gennaio 2020 per acqua ). Per le bollette relative a consumi precedenti a tali date restano i termini previgenti di 5 anni . Lo scopo di questa riforma è evitare che le società di servizi presentino con grande ritardo conguagli pluriennali; quindi se ricevi oggi un sollecito per una bolletta elettrica del 2018, potrebbe essere già prescritta dopo 2 anni.
  • Multe stradali e sanzioni amministrative: 5 anni dal momento in cui la sanzione è divenuta definitiva (o dalla data di ogni atto interruttivo successivo) . Le multe hanno anche termini di decadenza per la notifica iniziale (90 giorni dal fatto), da non confondere con la prescrizione.
  • Cartelle esattoriali: non hanno un termine unico, dipende dal tipo di tributo sottostante. In base alla giurisprudenza “graniditica” citata dalla Cassazione :
  • Imposte statali (es. IRPEF, IVA, bollo auto se affidato a Agenzia Entrate Riscossione, contributi INPS): prescrizione 10 anni, salvo che la legge del tributo preveda 5 (in realtà per contributi INPS vige 5 anni).
  • Tributi locali (IMU, TARI, multe) e contributi INAIL/INPS: 5 anni.
  • Esempio: una cartella per IRPEF non pagata si prescrive in 10 anni dall’ultima notifica o atto; una cartella per una multa stradale si prescrive in 5 anni.
  • Altri crediti particolari: i titoli di credito (assegni, cambiali) hanno termini di prescrizione e decadenza propri (assegno 6 mesi per presentazione e 6 mesi per protesto, ma l’azione di regresso si prescrive in 6 mesi; cambiale si prescrive in 3 anni il diritto cambiario, ma il credito sottostante segue regole sue). I dettagli vanno oltre lo scopo di questo articolo, ma è bene sapere che non tutti i diritti seguono il termine decennale.

Quando parliamo di debiti vecchi, tipicamente ci riferiamo a posizioni in cui sono trascorsi diversi anni senza che il creditore si sia fatto vivo. Nivi S.p.A., in qualità di società di recupero, spesso invia lettere per conto di altri creditori (Autostrade per l’Italia, società di trasporti pubblici, ASL o enti sanitari per ticket non pagati, ecc.) proprio nel tentativo di recuperare crediti “dormienti” che magari il debitore ha dimenticato o riteneva non dovuti. Il quadro normativo ci dice però che se un credito è rimasto dormiente oltre il termine di legge (5 anni, 10 anni a seconda dei casi) può essere opposta la prescrizione. La prescrizione non opera automaticamente: significa che se il debitore la eccepisce, il giudice (in caso di causa) dichiara il debito estinto. Viceversa, se il debitore non la solleva e paga spontaneamente, il pagamento è valido e non ripetibile. Infatti, il Codice Civile (art. 2940 c.c.) specifica che non è ammessa ripetizione di ciò che è stato spontaneamente pagato in adempimento di un debito prescritto. In altre parole, se paghi un debito prescritto non potrai poi chiedere indietro i soldi sostenendo che non eri più tenuto. Pagando, hai rinunciato implicitamente alla prescrizione . È per questo che è fondamentale accertare lo status del debito prima di compiere qualsiasi atto che possa costituire riconoscimento.

Oltre alle norme civilistiche sulla prescrizione, esistono anche tutele ulteriori per i debitori nelle fasi di recupero crediti. Il codice penale ad esempio punisce come reato di molestia o disturbo (art. 660 c.p.) le condotte petulanti e pressanti dei creditori che perseguitano il debitore oltre i limiti leciti. La Cassazione penale ha confermato che un numero elevato e insistente di telefonate quotidiane al debitore per sollecitare il pagamento, tale da ledere il suo diritto alla tranquillità, integra gli estremi della contravvenzione di molestia . In una vicenda esaminata dalla Suprema Corte (sent. n. 29292/2019), il responsabile di un’agenzia di recupero è stato condannato perché i suoi operatori chiamavano il debitore 8-10 volte al giorno per due mesi, anche in orari serali, nel tentativo di riscuotere un credito relativo a bollette non pagate . Questo serve a chiarire che, pur avendo diritto di agire per recuperare quanto dovuto, il creditore deve rispettare la dignità e la sfera privata del debitore: pratiche intimidatorie o persecutorie non sono tollerate dal nostro ordinamento e possono anzi ritorcersi contro il creditore sotto forma di sanzioni penali.

Riassumendo il quadro normativo/giurisprudenziale essenziale per il nostro tema:

  • Il sollecito di pagamento è un atto stragiudiziale con cui il creditore richiede il saldo di un debito. Ha efficacia legale (interruttiva della prescrizione) nei rapporti privati se fatto in forma idonea (es. raccomandata), mentre per debiti verso la PA conta solo se previsto dalle norme di settore.
  • La prescrizione è il principale istituto di difesa per debiti molto vecchi: occorre conoscerne la durata e come si calcola, per capire se puoi invocarla per non pagare.
  • La Cassazione nel 2022-2023 ha chiarito da un lato che un atto semplice basta a interrompere la prescrizione di un credito comune , dall’altro che per sanzioni e cartelle servono atti formali tipici e non semplici lettere .
  • Pratiche di recupero eccessivamente aggressive possono sconfinare nell’illegittimità: esiste un diritto del debitore a non essere vessato e a non subire abusi (conforme ai principi generali e sanzionato, nei casi estremi, anche penalmente).

Con queste basi, nei paragrafi successivi potremo affrontare con maggiore cognizione di causa cosa succede quando arriva una lettera da Nivi S.p.A. e come muoversi passo dopo passo per difendersi e trovare una soluzione.

Cosa succede dopo aver ricevuto la lettera di sollecito da Nivi S.p.A.

Vediamo ora in concreto cosa accade dopo la notifica del sollecito di pagamento inviato da Nivi S.p.A. e quali sono i passi immediati da compiere. Ricevere una lettera del genere può destare allarme, ma è importante mantenere la calma e agire in modo metodico. Ecco una guida passo-passo:

1. Verifica della comunicazione ricevuta: appena hai in mano la lettera di Nivi S.p.A., controlla innanzitutto di che tipo di comunicazione si tratta. È una semplice lettera ordinaria arrivata per posta prioritaria, oppure una raccomandata A/R (busta verde, se era una notifica formale)? Oppure ancora una PEC se sei dotato di domicilio digitale? Questo fa la differenza: una lettera ordinaria potrebbe anche perdersi o non essere mai giunta (e il creditore non avrebbe prova della tua ricezione), mentre una raccomandata o PEC indica che il mittente probabilmente considera l’atto come messa in mora formale. Annota la data in cui hai ricevuto o ritirato la raccomandata, e conserva la busta se c’è una ricevuta. La data di ricezione è rilevante perché da quel momento, se il debito non era prescritto, decorrono eventualmente nuovi termini (ad esempio potrebbe ripartire la prescrizione decennale, come detto prima, se il sollecito è valido).

2. Leggi attentamente il contenuto: identifica chi è il creditore originario per conto del quale Nivi S.p.A. agisce. Nivi è infatti un intermediario. La lettera dovrebbe indicare ad esempio: “Nivi S.p.A. per conto di XY SpA/Ente XY” oppure riferimenti di un credito ceduto. Capire chi vanta il credito ti aiuta a ricordare di cosa parliamo: una multa? un pedaggio autostradale non pagato? un vecchio conto telefonico? Nel sollecito devono essere indicati almeno l’importo richiesto, la causale o origine del debito (numero di verbale, numero fattura o contratto, data insoluto, ecc.), e spesso sono forniti i dati per il pagamento (IBAN, portale Nivi, bollettino allegato) e un termine entro cui pagare (es. “entro 15 giorni dal ricevimento”). Tali elementi ti servono per valutare attendibilità e dettaglio della richiesta. Verifica se sono incluse voci di interessi o spese aggiuntive rispetto al capitale originario: spesso i recuperatori aggiungono interessi di mora calcolati sugli anni trascorsi e spese di sollecito. Ogni voce deve essere lecita (gli interessi moratori legali o convenzionali sono dovuti, ma ad esempio non possono superare i tassi antiusura se si tratta di interessi corrispettivi; le “spese” devono essere giustificate, ad esempio diritti di notifica se hanno mandato un messo, non generiche penali).

3. Attenzione alla natura non giudiziaria del sollecito: è fondamentale capire che una lettera di Nivi S.p.A. è, allo stato attuale, una richiesta bonaria o al più un atto di messa in mora stragiudiziale. Non è un provvedimento di un giudice, non è un decreto ingiuntivo e non è un atto di pignoramento. Molti debitori, spaventati dalla forma altisonante delle lettere, le confondono con atti ufficiali. Invece, il sollecito non ti obbliga immediatamente a pagare sotto minaccia diretta di esecuzione forzata, finché resta una lettera. Certo, ignorarlo totalmente potrebbe spingere il creditore a fare il passo successivo (ossia adire le vie legali), ma in sé la lettera non ha valore esecutivo. Questo ti dà il diritto di esaminare con calma la pretesa e decidere il da farsi, senza farti prendere dal panico. Non firmi alcun “ricevuta di ingiunzione” né altro; se l’hai ritirata tu la raccomandata, quella firma è solo prova di consegna, non tuo assenso.

4. Termini e scadenze indicati: spesso nella lettera c’è scritto qualcosa tipo “La invitiamo a saldare entro 15 giorni… in mancanza si procederà legalmente” oppure “Offerta saldo a stralcio valida se pagamento entro il…”. Sappi che questi termini non hanno valore legale perentorio, ma vanno comunque presi sul serio. Non sono termini processuali fissati da un giudice, bensì scadenze unilateralmente indicate dall’agenzia per sollecitarti. Se le superi, non succede automaticamente nulla (non è che il giorno dopo scatta un pignoramento); tuttavia il creditore potrebbe, dopo la data indicata, decidere di intraprendere azioni più incisive. Quindi usa quel tempo – ad esempio i 15 giorni o 30 giorni indicati – per raccogliere informazioni e valutare la strategia. Se ti offrono uno sconto a saldo e stralcio entro una certa data, sappi che spesso queste offerte sono rinnovabili o negoziabili: non sentirti costretto a pagare di fretta per paura di perdere l’”occasione”, soprattutto se non hai chiarito la tua posizione. Quel termine serve a mettere pressione psicologica.

5. Diritti del debitore dopo la notifica: anche se sei formalmente inadempiente su un debito, hai dei diritti. Non sei in balia del creditore. In particolare: – Hai diritto a ricevere informazioni dettagliate sul debito: puoi pretendere di sapere l’esatta composizione dell’importo (capitale, interessi, spese) e di ottenere copia dei documenti comprovanti il credito (contratto originario firmato, fatture, verbali di multa…). È buona prassi richiederli se hai dubbi. – Hai diritto a non essere disturbato a ogni ora o luogo: le società di recupero devono attenersi a orari di chiamata ragionevoli, non possono chiamare sul posto di lavoro comunicando a estranei i tuoi debiti (violerebbero privacy e dignità). – Hai diritto a non subire minacce o inganni: se nella lettera o comunicazioni successive ci fossero frasi tipo “se non paga andrà in carcere” (falso, il mancato pagamento di un debito civile non è reato) oppure “domani verrà un ufficiale giudiziario a casa” senza che vi sia un titolo esecutivo, queste sarebbero pratiche aggressive e illecite. Fortunatamente la maggior parte delle comunicazioni scritte di società serie come Nivi mantengono un tono formale. Diffida però di eventuali telefonate dove l’operatore esagera le conseguenze. – Hai il diritto, riconosciuto dall’ordinamento, di eccepire la prescrizione o altre cause di inesigibilità. Il debitore può sempre sollevare davanti al giudice (e comunicarlo anche prima al creditore) che il credito è estinto per prescrizione, o che non è mai sorto, o che è già stato pagato in passato. E il creditore ha il dovere di verificare tali eccezioni. – Hai diritto a cercare una soluzione concordata: nessuna norma ti impedisce di contattare l’agenzia (direttamente o tramite il tuo legale) per discutere il debito, chiarire incongruenze, proporre una dilazione o un saldo ridotto. In molti casi, mostrare volontà di risolvere può ottenere un rinvio di eventuali azioni e condizioni più favorevoli.

6. Possibili azioni successive del creditore: se ignori completamente il sollecito e il debito è sostanzioso e ancora esigibile, devi mettere in conto che il creditore (tramite Nivi o il suo legale) potrebbe passare alla fase giudiziale. Le strade principali sono: – Decreto ingiuntivo: il creditore presenta ricorso al giudice (di pace o tribunale, a seconda del valore e materia) esponendo il credito e chiedendo un decreto ingiuntivo ex artt. 633 ss. c.p.c. Se il giudice ritiene che la prova scritta del credito sia valida (contratto, fattura, estratto conto, verbale multa non pagata, ecc.), emette un decreto che ti ingiunge di pagare entro 40 giorni. Quel decreto ti verrà notificato ufficialmente dall’ufficiale giudiziario. A quel punto, entro 40 giorni dovrai eventualmente fare opposizione in tribunale se vuoi contestarlo, altrimenti diverrà definitivo ed esecutivo. – Atto di citazione: meno frequente per recupero crediti (il d.ingiuntivo è più rapido), ma possibile. In tal caso riceveresti una citazione a comparire in giudizio civile. Anche qui potrai difenderti nei tempi previsti. – Iscrizione a ruolo esattoriale: se si tratta di somme dovute a enti pubblici (es. una sanzione stradale formalmente elevata, o un ticket sanitario non pagato a una ASL), l’ente potrebbe iscrivere a ruolo il debito e passarlo all’agente della riscossione (Agenzia Entrate Riscossione). In tal caso ti arriverebbe in futuro una cartella esattoriale ufficiale. A differenza della lettera di Nivi, la cartella è un atto amministrativo con valore legale, contro cui hai 60 giorni per fare ricorso (es. alla Commissione Tributaria o al Giudice di Pace, secondo i casi). – Segnalazione a banche dati crediti: se il debito è verso una banca/finanziaria (credito al consumo, mutuo, carta di credito) e sei moroso da molto, è probabile che tu sia già stato segnalato in CRIF o altre banche dati come cattivo pagatore. La lettera di Nivi in questi casi potrebbe preludere alla cessione del credito o a ulteriori azioni, ma la segnalazione negativa è un effetto collaterale da considerare (rimane fino a 36 mesi dal saldo/stralcio o dalla scadenza del contratto). – Ulteriori solleciti o visita domiciliare: Nivi S.p.A. nei suoi servizi include il “home collection”, cioè mandare incaricati sul territorio. Possono dunque programmare, in caso di mancato riscontro, un contatto telefonico più pressante o perfino inviare un loro esattore a casa per sollecitare di persona il pagamento. Nota bene: questi incaricati non sono ufficiali giudiziari né pubblici ufficiali, non hanno poteri di perquisizione o pignoramento. Sono semplici emissari che possono al massimo consegnarti documenti o invitarti a pagare. Sei libero di non aprire o di invitarli ad andar via. Quindi, l’eventuale visita domiciliare è solo un tentativo extra di recupero stragiudiziale, che puoi accettare per parlare oppure rifiutare.

In definitiva, dopo la lettera iniziale di sollecito, hai una finestra temporale in cui valutare il da farsi. Nessuna esecuzione immediata incombe, ma non bisogna nemmeno restare inerti troppo a lungo, soprattutto se il debito è valido, perché come visto il creditore ha diversi assi nella manica. Nel prossimo capitolo vedremo come puoi difenderti e quali strategie legali adottare per gestire al meglio questa situazione, che si tratti di far valere la prescrizione, contestare la pretesa o trovare un accordo transattivo.

Difese e strategie legali: come impugnare, sospendere o contestare il debito

Passiamo ora alle possibili strategie di difesa che un debitore può mettere in campo quando riceve un sollecito di pagamento per un debito (soprattutto se datato). Le principali linee d’azione sono: contestare formalmente il debito (in tutto o in parte), eventualmente con l’obiettivo di farlo dichiarare non dovuto o prescrizione; ottenere una sospensione o moratoria se vi sono procedure in corso; oppure negoziare una soluzione sostenibile (riduzione, rateazione). Analizziamole nel dettaglio.

Contestare il sollecito di pagamento e il debito richiesto

Se ritieni che la richiesta di Nivi S.p.A. sia in tutto o in parte infondata, è fondamentale manifestare per iscritto la tua opposizione. Una contestazione tempestiva svolge vari scopi: comunica al creditore che non accetti passivamente la pretesa, può scoraggiare eventuali azioni legali (se il creditore si rende conto che farai valere difese solide) e, soprattutto, evita che il tuo silenzio possa essere interpretato come acquiescenza. Contestare non “peggiora” la situazione, anzi spesso migliora la tua posizione negoziale.

Ecco alcuni scenari tipici e come impostare la contestazione:

  • Debito già prescritto: come discusso, se hai verificato che sono passati più di 5 o 10 anni senza atti interruttivi validi, la miglior difesa è eccepire la prescrizione. In una lettera indirizzata a Nivi e, per conoscenza, al creditore originale, dichiarerai qualcosa del tipo: “Oggetto: contestazione e diffida – Riferimento vs. sollecito del … relativo a … Importo … – Con la presente contesto formalmente la Vostra richiesta di pagamento, eccependo l’intervenuta prescrizione del credito ai sensi degli artt. 2934 e segg. c.c. e dell’art. … c.c. (o legge speciale…). Dal … (data ultimo pagamento o documento valido) ad oggi è trascorso un periodo superiore al termine di legge previsto, senza che mi risulti notificato alcun atto interruttivo avente i requisiti di legge. Pertanto il Vostro credito risulta estinto e non esigibile. Vi invito a voler prendere atto di tale eccezione e ad astenervi da ulteriori comunicazioni se non per confermare l’archiviazione della posizione. La presente non costituisce in alcun modo riconoscimento del debito, che al contrario nego integralmente.” Questo linguaggio fermo e preciso fa capire all’agenzia che conosci i tuoi diritti. È importante inserire la frase che neghi il debito e che la comunicazione non vale come riconoscimento, così da evitare qualsiasi dubbio.
  • Debito non dovuto o errato: potresti contestare perché non riconosci affatto quel debito. Magari non hai mai avuto rapporti con il creditore citato, oppure avevi pagato a suo tempo. In tal caso, nella lettera specificherai: “non risulta alcun mio debito verso X, tale richiesta appare priva di fondamento. Vi chiedo pertanto di fornirmi copia dei documenti da cui deriverebbe l’obbligo di pagamento (contratto, fatture, ecc.), preavvisando sin d’ora che in mancanza di riscontro provvederò a tutelarmi nelle sedi opportune contro eventuali pretese infondate”. Questo approccio, oltre a negare il dovuto, sfida il creditore a dimostrare la legittimità del credito. Spesso, di fronte a contestazioni documentate (ad es. se alleghi la ricevuta di un pagamento effettuato in passato per quella stessa posizione), le società di recupero sospendono l’azione in attesa di verifiche con il loro cliente, o addirittura chiudono il sollecito.
  • Importo contestato (interessi o spese): può darsi che tu sia disposto a pagare il capitale ma non ritieni giuste le esagerate addizioni per interessi e penali. Puoi allora contestare parzialmente: “Riconoscendo l’origine del debito principale, contesto tuttavia le somme aggiuntive richieste a titolo di interessi e spese, in quanto appaiono sproporzionate e non documentate. In particolare, gli interessi calcolati paiono superiori al tasso legale e non risultano supportati da un titolo contrattuale; vi invito a ricalcolarli secondo legge e a fornire dettaglio analitico”. Questa mossa prepara il terreno per ridurre la somma dovuta e magari trattare uno sconto (di fatto è l’anticamera di una trattativa di saldo e stralcio).
  • Vizi procedurali: se il debito deriva da un procedimento (es. una multa), potresti contestare che non ti è mai arrivata la notifica originaria di quella multa, o che l’hai impugnata a suo tempo e la pratica è pendente. In tal caso, metti per iscritto la tua versione, allegando copie di eventuali ricorsi o sentenze favorevoli, e diffidando Nivi dal procedere oltre su una materia sub iudice.

In tutti i casi, la contestazione va inviata con mezzi tracciabili: raccomandata A/R (all’indirizzo indicato da Nivi, di solito Firenze, o alla sede legale) oppure PEC all’indirizzo PEC di Nivi (spesso riportato nella lettera stessa, ad es. nivispa@pec.nivi.it). Conserva la ricevuta di ritorno o la ricevuta di consegna PEC: diventerà la tua prova di aver reagito. Invia preferibilmente la contestazione prima dello scadere del termine indicato nella lettera (es. entro quei 15 giorni), in modo che nei loro archivi risulti il tuo feedback tempestivo.

Un ulteriore beneficio di una contestazione scritta è che, se mai la questione finisse in giudizio, potrai dimostrare al giudice di aver subito contestato il credito e di aver chiesto chiarimenti. Questo ti mette in buona luce (come parte diligente) e spesso basta a far desistere il creditore privo di basi solide. In molti casi, di fronte a contestazioni puntuali (ad esempio l’eccezione di prescrizione dettagliata con date e riferimenti di legge), le società di recupero archiviano la posizione o la classificano come “inesigibile”, preferendo concentrare gli sforzi su debitori più remissivi.

Cosa fare dopo aver inviato la contestazione? Bisogna attendere. Nivi S.p.A. potrebbe rispondere per iscritto, fornendo i documenti richiesti o proponendo una soluzione alternativa. Oppure potrebbe non farsi sentire per un po’. Se hai eccepito la prescrizione e hai ragione, è probabile che non insisteranno oltre (talvolta mandano una lettera di presa d’atto in cui comunicano la chiusura della pratica). Se invece contestavi l’importo, potrebbero replicare con un nuovo conteggio “ufficiale”. In ogni caso, hai segnato un punto a tuo favore.

E se invece non hai contestazioni da fare sul merito del debito? Può capitare che tu riconosca di dover effettivamente quei soldi (es. “sì, non ho pagato quella fattura, ricordo”) e il debito non è prescritto. Anche in questo scenario conviene comunque rispondere al sollecito, ma con un taglio diverso: chiedere tempo, proporre una soluzione o una trattativa. È sempre meglio interloquire piuttosto che sparire. Ad esempio, se non puoi pagare subito l’intera somma, scrivi a Nivi spiegando sinteticamente la situazione (es. difficoltà economica, perdita lavoro, etc.) e proponendo o di rateizzare o di ridurre l’importo. Questo mostra la tua buona fede e può evitare che procedano direttamente col legale. Lo vedremo meglio più avanti nella parte sul saldo e stralcio.

Sospendere o bloccare temporaneamente la riscossione

Nel contesto di una semplice lettera di sollecito non c’è ancora una “riscossione coattiva” avviata da sospendere, ma se il credito dovesse passare a una fase successiva (cartella esattoriale, pignoramento ecc.), esistono strumenti per chiedere una sospensione. Accenniamoli brevemente per completezza, immaginando evoluzioni possibili:

  • Sospensione amministrativa o in autotutela: quando si tratta di somme verso enti pubblici, si può chiedere all’ente creditore (Comune, Azienda sanitaria, etc.) la sospensione della riscossione se si ritiene vi siano errori (ad esempio notifica nulla, scambio di persona). Alcuni enti, su richiesta ben motivata, congelano l’invio al riscossore in attesa di chiarire.
  • Ricorso e istanza di sospensione al giudice: se arriva una cartella esattoriale relativa a quel debito (ad esempio perché Nivi non ha recuperato e l’ente iscrive a ruolo), presentando ricorso alla Commissione Tributaria o al Giudice di Pace entro 30/60 gg si può contestualmente chiedere una sospensione cautelare. Il giudice, se vede fumus (cioè che hai probabilmente ragione) e periculum (rischio di danno serio, es. pignoramento imminente), può sospendere l’esecutività della cartella fino alla decisione.
  • Opposizione a precetto o pignoramento: qualora malauguratamente il creditore avesse già ottenuto un decreto ingiuntivo e te lo notificasse unitamente a un atto di precetto (intimazione a pagare entro 10 giorni, preludio al pignoramento), hai la possibilità di proporre un’opposizione all’esecuzione o agli atti esecutivi, e chiedere al giudice dell’esecuzione di sospendere l’efficacia esecutiva del titolo. Ad esempio, se scopri che il decreto ingiuntivo è stato notificato solo per posta e tu non l’avevi mai visto (notifica irregolare), oppure era per un credito prescritto non eccepito per tempo, nell’opposizione al precetto evidenzierai queste ragioni e potrai ottenere la sospensione del pignoramento incombente.
  • Accordo transattivo in extremis: talvolta la stessa controparte, se sa che stai per presentare opposizione o ricorso, può accettare di sospendere temporaneamente le azioni esecutive per tentare un accordo. Ad esempio, proponendo di non procedere col pignoramento se si negozia un pagamento rateale. Ovviamente, è una situazione delicata da gestire tramite il tuo legale, cercando di formalizzare bene la moratoria.

Nel caso specifico di Nivi S.p.A., operando spesso per conto di enti pubblici o grandi società, è bene sapere che se il recupero bonario fallisce, il passo successivo può essere l’iscrizione a ruolo (per le sanzioni amministrative) oppure l’affidamento a uno studio legale che procederà giudizialmente. In entrambi i casi, quando arrivasse un atto ufficiale (cartella, citazione, decreto), dovrai agire prontamente entro i termini di legge, eventualmente con l’assistenza di un avvocato, per far valere le difese del caso. Questo articolo si focalizza sul prevenire e gestire prima di arrivare in tribunale, ma tieni presente questa prospettiva.

Utilizzare la contestazione come leva negoziale

Contestare un debito e sollevare eccezioni (prescrizione, mancanza di documenti, ecc.) non serve solo a puntare a un annullamento totale. Spesso è anche una leva negoziale. Significa che, anche se magari in cuor tuo saresti disposto a pagare qualcosa per chiudere la faccenda, far sapere al creditore che potresti avere modo di non pagare nulla legalmente ti mette in una posizione di forza per trattare un saldo ridotto. È frequente che dopo una contestazione ben articolata, la società di recupero offra spontaneamente uno sconto per definire bonariamente ed evitare lungaggini. Ad esempio, potrebbe replicare: “fermo restando quanto dovuto, senza riconoscere la fondatezza delle Sue eccezioni, il creditore è disposto in via transattiva ad accettare il 70% a saldo se il pagamento avviene entro il…”. A quel punto starà a te valutare se accettare l’offerta o rilanciare (magari col supporto del tuo legale).

In sintesi, impugnare e contestare il sollecito di pagamento è quasi sempre consigliabile, tranne nei casi (rari) in cui il debito è assolutamente certo, recente e incontestabile – ma anche in quei casi, come detto, si può almeno guadagnare tempo o condizioni migliori dialogando. Ricorda di non lasciar trascorrere troppo tempo: se ad esempio stai per raggiungere un termine importante (i 40 giorni di un eventuale decreto ingiuntivo, i 60 giorni di una cartella), la contestazione stragiudiziale non sospende quei termini! In tali frangenti dovrai agire formalmente in sede giudiziaria. Ma nella fase iniziale, in risposta alla prima lettera di Nivi, la strada maestra è la comunicazione scritta di controparte.

Nei prossimi paragrafi affronteremo poi l’aspetto negoziale puro, ovvero come trattare un saldo e stralcio vantaggioso. Ma prima, concludiamo la panoramica sulle difese parlando di errori da evitare e buone pratiche in generale.

(Continua…)

Come trattare un accordo a saldo e stralcio vantaggioso

Una delle soluzioni più frequenti, soprattutto quando il debito è effettivamente dovuto ma il debitore non riesce a pagare l’intera somma, è la trattativa di un accordo a saldo e stralcio. Vediamo cos’è esattamente, quali vantaggi offre, e come condurre la negoziazione a tuo favore.

Cos’è il saldo e stralcio: con questa espressione si intende un accordo transattivo tra debitore e creditore in base al quale il debitore si impegna a pagare una somma inferiore al totale dovuto e il creditore, accettandola, si considera soddisfatto integralmente e rinuncia a pretendere il resto . In pratica, si “chiude e stralcia” la posizione pendente: ad esempio, su un debito di €10.000 ci si accorda per pagare €4.000 e la pendenza viene definita, senza ulteriori richieste. Il saldo e stralcio di norma avviene in un’unica soluzione (pagamento lump sum), ma nulla vieta di pattuire anche un pagamento dilazionato purché sia chiaro che, al completamento delle rate, nulla più sarà dovuto . Va notato che, giuridicamente, la transazione a saldo e stralcio non estingue l’obbligazione originaria tramite novazione, a meno che le parti non lo stabiliscano espressamente; essa piuttosto la estingue per adempimento parziale concordato. La Cassazione ha chiarito che un accordo di saldo e stralcio non implica automatico effetto novativo, cioè non sostituisce il vecchio debito con uno nuovo, ma riduce l’importo e fissa nuove modalità di pagamento, lasciando che l’obbligazione si estingua solo a pagamento avvenuto . Ciò significa che se il debitore non paga quanto promesso secondo gli accordi, il creditore può pretendere nuovamente l’intera somma originaria (magari detraendo gli acconti versati) perché l’accordo viene meno. Viceversa, se il debitore paga correttamente l’importo concordato, il creditore deve considerare il debito completamente soddisfatto e non può più avanzare pretese.

Perché conviene alle parti? Dal lato del debitore, il saldo e stralcio permette una significativa riduzione del debito – spesso si ottengono sconti dal 30% fino al 70% o più, in base alle circostanze – e di evitare procedure legali o pignoramenti. Consente anche di chiudere rapidamente una situazione stressante, liberandosi del pensiero. Dal lato del creditore, specialmente se è una società di recupero che magari ha acquisito il credito per una frazione del valore, conviene incassare subito una parte piuttosto che rischiare di non recuperare nulla dopo anni di cause. Un accordo transattivo evita spese legali, riduce i tempi e garantisce almeno un ritorno parziale . In pratica, è un compromesso pragmatico: il debitore risparmia, il creditore incassa subito senza ulteriori rischi.

Quando proporre un saldo e stralcio: idealmente dopo aver effettuato i controlli del caso (prescrizione, eventuali vizi) e magari aver contestato formalmente qualche punto per avere margine di trattativa. Se però il debito non è contestabile o comunque vuoi evitare un contenzioso, puoi anche proporre direttamente lo stralcio. È fondamentale valutare la tua capacità finanziaria: il creditore sarà più disposto ad accettare un saldo e stralcio in unica soluzione e a breve termine. Quindi verifica quanti soldi puoi mettere sul piatto subito o in tempi brevi (es. “posso pagare X mila euro entro 30 giorni”). Se non hai liquidità immediata ma potresti pagare a rate, l’operazione diventa più simile a un piano di rientro: alcuni creditori accettano comunque di stralciare una parte se garantisci il pagamento di una quota in più rate (ad es. pagare 5.000 su 10.000 in 12 mesi). Tuttavia, tieni presente che più dilazioni chiedi, più sarà difficile ottenere un forte sconto sull’importo – spesso preferiscono un importo minore subito che uno maggiore spalmato.

Come negoziare concretamente: ci sono due strade principali: – Trattativa diretta (anche telefonica) con Nivi: L’agenzia di recupero ha normalmente il potere di negoziare entro certi limiti. Puoi chiamare il numero indicato nella lettera e chiedere di parlare con il responsabile della tua posizione, manifestando l’intenzione di chiudere ma dicendo chiaramente che la somma richiesta è fuori dalla tua portata. È utile, in questa fase, fornire qualche elemento a tuo favore: ad esempio, menziona se hai avuto problemi economici, se sei disoccupato, o altri debiti. Le società di recupero classificano i debitori per “probabilità di recupero”: se capiscono che rischiano di non vedere nulla perché sei in difficoltà seria, saranno più propensi a tagliare il debito pur di incassare qualcosa. Durante la telefonata (o scambio di email) non ammettere esplicitamente “devo per forza pagarvi tutto”, piuttosto fai capire che vorresti risolvere spontaneamente per evitare rogne ma che potresti anche scegliere altre vie (esempio velato: “stavo valutando di rivolgermi all’OCC per una procedura, ma preferirei trovare un accordo con voi se possibile”). Lascia intendere quindi che non sei senza alternative legali. – Trattativa tramite avvocato: spesso far intervenire un avvocato può portare risultati migliori. Il legale infatti saprà evidenziare i punti deboli della controparte (prescrizione vicina o già maturata, documentazione carente, ecc.) e farà una proposta formalmente più incisiva. Una lettera di un avvocato con intestazione di studio, che propone un saldo e stralcio motivando ad esempio “il credito risulta difficilmente esigibile per X ragioni, tuttavia il nostro assistito, al solo fine transattivo, offre la somma di €… a completo stralcio”, viene presa molto sul serio. L’avvocato può negoziare senza coinvolgere emotivamente te e spesso le agenzie preferiscono trattare tra professionisti. Certo, comporta un costo – ma se il debito è elevato, l’intervento di un legale può farti risparmiare importi ben maggiori ottenendo uno sconto migliore.

Quanto offrire? Non c’è una regola fissa. Dipende da: – Anzianità del debito: più è vecchio, più chances hai di ottenere un forte sconto (soprattutto se c’è rischio prescrizione). Debiti ultra-decennali a volte si chiudono con il 20% o 30% del valore. – Tipo di creditore: se il credito è stato ceduto a Nivi (quindi Nivi lo ha comprato a basso costo), anche il 50% può essere un affare per loro. Se invece Nivi agisce solo per conto e magari il creditore originario vuole recuperare quasi tutto, margine minore. – Tua situazione: se dimostri di essere nullatenente o con basso reddito, e magari paventi una procedura di sovraindebitamento (dove quel creditore prenderebbe forse il 5-10%), allora accettare un 20-30% può sembrare ottimo a confronto. – Importo assoluto: per importi piccoli (es. 200€) di solito fanno meno sconto, magari togliendo giusto interessi e poco più, perché non vale la pena neanche la trattativa lunga. Per importi grandi (es. 20-30mila €) gli sconti percentuali possono essere più sostanziosi ma servono argomentazioni solide.

Strategicamente, conviene iniziare proponendo abbastanza basso da avere spazio per eventuali rilanci. Ad esempio, se puoi al massimo pagare 5.000 su 10.000, non offrire subito 5.000; prova magari a offrire 3.000, sapendo che probabilmente rifiuteranno ma potrebbero rilanciare chiedendone 6-7. A quel punto contrattate verso il punto di incontro (5). Importante: non impegnarti per somme o scadenze che non sei sicuro di poter rispettare. Meglio chiudere un po’ più in alto ma con certezza, che promettere una cifra entro 30 giorni e poi non trovarla, mandando all’aria l’accordo.

Formalizzare l’accordo: una volta trovato l’accordo verbale, fai in modo che venga messo per iscritto prima di pagare. L’ideale è uno scambio di lettere o email ufficiali in cui Nivi o il creditore scrivono: “accettiamo la somma di €X entro il tal giorno a definizione del dovuto, nulla più avremo a pretendere”. Potrebbe essere una loro lettera o PEC di conferma. Se tardano a formalizzare, scrivi tu una email riepilogativa: “Come da accordi telefonici del…, confermo la mia disponibilità a versare €X entro il… a stralcio definitivo del debito, confidando nella Vostra conferma scritta che tale importo sarà da Voi accettato a saldo ogni pendenza”. Quando hai questa conferma, effettua il pagamento con un mezzo tracciabile (bonifico, bollettino, ecc., evitando i contanti) e indica nella causale “saldo stralcio come da accordi, posizione XYZ, CF…”. Dopo il pagamento, richiedi sempre una quietanza liberatoria finale, ossia una dichiarazione che loro hanno ricevuto il pagamento e che considerano estinto il debito. Questa documentazione ti tutela da qualsiasi futura sorpresa (ad es. cessione residuo a altra società – non dovrebbero, ma è bene poter provare la chiusura).

Effetti del saldo e stralcio: una volta che hai pagato quanto concordato e hai la liberatoria, il debito si intende chiuso definitivamente . Il creditore non potrà più avanzare pretese legali su quel contratto/posizione. Se per caso il debito era segnalato in CRIF o altre banche dati, verrà aggiornato come “saldo stralcio” o simili – attenzione, questo tecnicamente non è uguale a “pagato per intero”, nella segnalazione rimane traccia che hai chiuso con una riduzione. Ma agli effetti pratici, sei libero dal creditore. Se nel frattempo c’era una causa o decreto ingiuntivo, parte dell’accordo deve prevedere la cessazione della materia del contendere: il creditore rinuncerà alla procedura legale una volta incassato (spese a carico proprio di solito, o negoziate). Anche eventuali misure come pignoramenti pendenti dovranno essere revocate – fa’ in modo che nell’accordo sia scritto, ad esempio: “a seguito del buon fine del pagamento convenuto, la società XY rinuncerà alla procedura R.G. … e provvederà alla cancellazione di eventuali iscrizioni/ipoteche…”.

Cosa evitare nel saldo e stralcio: – Non versare acconti prima di avere l’accordo scritto. Potresti perdere forza contrattuale e rischi che poi pretendano comunque l’intero. – Non fidarti di promesse solo verbali: serve sempre qualcosa di scritto, anche fosse una mail del funzionario di Nivi. – Evita di inviare assegni post-datati o cambiali se possibile: meglio tenere il controllo tu dei pagamenti rateali, effettuando bonifici man mano. Assegni e cambiali non pagati aggravano la tua posizione giuridica. – Se l’accordo è rateale, specifica cosa succede in caso di lieve ritardo o difficoltà: a volte basta avvisare e tollerano qualche giorno, ma formalmente molti accordi dicono “decade dal beneficio dell’accordo se saltata una rata”. Cerca di ottenere almeno 15 giorni di tolleranza o la possibilità di rimediare. – Infine, non dichiarare mai cose non vere (es. non produrre documenti falsi sul tuo reddito) per ottenere lo sconto: sarebbe un illecito. Puoi enfatizzare la tua difficoltà, ma senza sconfinare nell’inganno.

Esempio pratico di saldo e stralcio riuscito: Immagina che a Maria venga richiesto da Nivi il pagamento di €5.000 per un prestito non rimborsato. Maria, dopo aver verificato che non è prescritto ma sapendo di non poter pagare 5.000, contatta Nivi (magari tramite il suo avvocato) e fa presente di essere disoccupata e che potrebbe valutare una procedura di sovraindebitamento se non si trova un accordo. Offre €2.000 che le hanno prestato i familiari. La società inizialmente chiede almeno €3.500. Dopo trattativa si accordano per €2.800 da pagare entro 30 giorni. Maria riceve via PEC la proposta formale e accettazione, paga tramite bonifico €2.800. Dopo 10 giorni Nivi le invia la quietanza liberatoria. Maria ha così risparmiato €2.200 e ha estinto definitivamente il debito, evitando azioni legali e liberandosi dell’incubo.

Come si vede, il saldo e stralcio è un potente strumento “win-win” se usato con criterio. Nella prossima sezione esamineremo altre soluzioni alternative previste dalla legge per affrontare i debiti, oltre alla negoziazione privata: parliamo di rottamazioni, piani del consumatore, ecc., utili soprattutto in situazioni con più debiti o con creditori pubblici. Dopodiché riepilogheremo con tabelle pratiche e risponderemo alle domande frequenti.

Strumenti alternativi: rottamazione, definizioni agevolate, sovraindebitamento e accordi di ristrutturazione

Oltre alle iniziative individuali (contestazione, accordo col creditore), il nostro ordinamento prevede una serie di strumenti legali specifici che consentono di risolvere o attenuare il peso dei debiti. Questi strumenti possono rivelarsi molto utili se il sollecito di Nivi S.p.A. rientra in un quadro più ampio di indebitamento, oppure se riguarda categorie di crediti per cui lo Stato ha previsto misure agevolative. Vediamoli:

Rottamazione delle cartelle e definizioni agevolate dei debiti fiscali

Se il debito per cui hai ricevuto il sollecito riguarda tributi o multe che sono (o potrebbero presto essere) in carico all’Agenzia delle Entrate-Riscossione (ex Equitalia), potresti beneficiare delle cosiddette rottamazioni delle cartelle o altre definizioni agevolate. Negli ultimi anni, il legislatore ha introdotto varie edizioni di “rottamazione” (rottamazione ter, quater ecc.) che permettono ai contribuenti di pagare i debiti iscritti a ruolo con forti sconti su sanzioni e interessi. Ad esempio, la rottamazione-quater prevista dalla Legge di Bilancio 2023 (L. 197/2022) consente di estinguere i carichi affidati all’agente della riscossione dal 2000 al 30 giugno 2022 pagando solo l’imposta o sanzione principale, senza interessi di mora né sanzioni aggiuntive, e con rateizzazioni fino a 18 rate. Se il tuo debito rientra in queste categorie (per esempio, è una multa stradale o un bollo auto non pagato e già iscritto a ruolo), potresti presentare istanza di adesione alla rottamazione (quando le finestre sono aperte) e ridurre automaticamente l’importo dovuto per legge.

Attenzione: nel caso specifico di Nivi S.p.A., come visto, spesso la società interviene prima che il debito diventi cartella esattoriale. Quindi può darsi che il tuo debito non sia ancora formalmente “rottamabile” perché non passato dalla riscossione coattiva statale. Tuttavia, qualora tu non risolva con Nivi e successivamente ti arrivi una cartella, tieni presente questa opportunità. Vale anche per debiti fiscali (IRPEF, IVA) o contributivi: periodicamente lo Stato offre condoni o definizioni agevolate (saldo e stralcio per contribuenti in difficoltà con ISEE basso, stralcio automatico di mini-cartelle sotto certi importi, ecc.). Ad esempio, nel 2019 ci fu un “saldo e stralcio” fiscale per persone con ISEE sotto 20.000 euro, che permetteva di chiudere cartelle fino a 2017 pagando dal 16% al 35% del dovuto a seconda dell’ISEE. Sono misure una tantum e con requisiti specifici.

Importante: se ritieni di poter rientrare in una definizione agevolata, informati bene sulle scadenze e modalità (di solito si deve fare domanda entro un termine per legge, e pagare le rate puntualmente). Queste procedure sospendono le azioni esecutive: ad esempio, con la rottamazione-quater, una volta presentata la domanda (entro giugno 2023) sono sospesi i pignoramenti in corso e l’agente della riscossione non può avviare nuovi atti esecutivi fino alla scadenza della prima o unica rata (e poi, se paghi regolarmente, in generale non procede affatto). La Cassazione nel 2024 è intervenuta proprio su questo tema: con l’ordinanza n. 24428 dell’11/09/2024 ha statuito che, in caso di adesione alla definizione agevolata, il giudizio eventualmente pendente va dichiarato estinto , poiché l’adesione comporta rinuncia implicita al contenzioso. Questo significa che se, ad esempio, avevi fatto ricorso contro una cartella e poi aderito alla rottamazione, la causa viene chiusa per cessata materia del contendere (dopo il pagamento). È un dettaglio tecnico, ma indica come l’adesione a queste procedure agevolate risolve la pretesa debitoria in via definitiva, evitando ulteriore contenzioso.

Riassumendo: tieni d’occhio le opportunità di definizione agevolata pubblica. Nel 2026, ad esempio, potrebbero esserci nuove iniziative (si vocifera spesso di “rottamazione-quinqies” per le cartelle dal 2023 in poi, ma sarà da confermare con le leggi di fine anno). Se il tuo debito è di natura fiscale o da sanzione amministrativa e ne hai i requisiti, potrebbe convenire aspettare o informarti presso un professionista prima di pagare per intero o fare un accordo privato: magari tra pochi mesi lo Stato ti consente di pagare la metà legalmente.

Procedura di sovraindebitamento (Legge 3/2012 e Codice della Crisi)

Se la lettera di Nivi S.p.A. è solo uno dei tanti debiti che ti affliggono, e ti trovi in una situazione di sovraindebitamento (incapacità di pagare tutti i debiti con il tuo patrimonio/reddito disponibile), dovresti sapere che esiste una legge specifica per aiutare persone come te: la Legge n. 3/2012, nota anche come “legge salva-suicidi”, oggi assorbita nel nuovo Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza (D.Lgs. 14/2019) ma ancora operativa come concetto. Questa legge prevede tre procedimenti: – Piano del consumatore (oggi Piano di ristrutturazione dei debiti del consumatore): riservato a persone fisiche che hanno debiti prevalentemente personali (non da attività d’impresa). Consiste nel presentare al tribunale una proposta di pagamento parziale dei propri debiti, in base alle proprie reali possibilità, mantenendo per sé il minimo vitale. Il piano non richiede l’accordo dei creditori: se il giudice lo valuta fattibile e il debitore è meritevole (cioè non ha colpe gravi nell’essersi indebitato), lo omologa anche con il dissenso dei creditori, e questi devono accontentarsi di quanto previsto dal piano. Esempio: un consumatore con 100.000 € di debiti potrebbe ottenere di pagare solo 30.000 € in 5 anni (rateizzando) e al termine i restanti 70.000 € verrebbero cancellati (esdebitazione). – Accordo di ristrutturazione (ex accordo di composizione): per soggetti non fallibili o piccoli imprenditori, prevede invece il consenso del 60% dei crediti (in valore). Se si ottiene tale adesione, il giudice omologa e rende vincolante l’accordo per tutti i creditori, anche i dissenzienti. È più utile quando hai molti creditori e alcuni sono disposti a trattare. – Liquidazione controllata del patrimonio: è una sorta di “piccolo fallimento” personale. Il debitore mette a disposizione tutti i suoi beni (eccetto quelli impignorabili, stipendio minimo, etc.) a un liquidatore nominato dal giudice, che li vende e ripartisce il ricavato tra i creditori. Al termine, anche se i creditori hanno preso poco, il debitore persona fisica può ottenere la esdebitazione, cioè la cancellazione di tutti i debiti residui. Questa procedura è utile se non si hanno entrate per fare un piano ma magari qualche bene liquidabile c’è (es. una casa che però vendendo non copre tutti i debiti). Permette di “azzerare” e ripartire puliti, sia pure con il sacrificio del patrimonio.

Novità introdotte col Codice della crisi (D.Lgs. 14/2019, in vigore dal 2022) includono anche l’esdebitazione del debitore incapiente: in pratica, una persona fisica senza beni né redditi pignorabili e in situazione di povertà può chiedere al tribunale di cancellare tutti i suoi debiti subito, senza pagare nulla, a titolo di “esdebitazione per impossibilità di pagare”. È una misura di estrema ratio, concessa una tantum se il debitore merita e non ha colpe gravi, e si può revocare entro 4 anni se la persona migliora la propria situazione (ad es. vince alla lotteria). Ma è un istituto innovativo che può salvare chi è veramente insolvente e senza vie d’uscita.

Come si ricollegano queste procedure alla lettera di Nivi S.p.A.? Se il tuo debito con Nivi è uno tra vari e tu temi di non poter far fronte a tutto, rivolgerti a un Gestore della crisi da sovraindebitamento (come l’Avv. Monardo, che è professionista OCC) può essere risolutivo. Attraverso l’OCC (Organismo di Composizione della Crisi) potresti: – Inserire il debito oggetto di sollecito nel piano del consumatore insieme agli altri, magari prevedendo di pagarne solo una percentuale. – Notificare a Nivi e al creditore l’apertura della procedura: questo di norma sospende le azioni esecutive in corso (una volta accolta la domanda dal giudice) e impedisce nuovi pignoramenti. Dunque anche eventuali iniziative di Nivi verrebbero bloccate in attesa del piano. – Tagliare drasticamente gli importi: nella procedura infatti i creditori chirografari (non garantiti da ipoteche) spesso ricevono dividendi modesti, dipende dal tuo bilancio. Ma l’importante è che, se il giudice approva, quello è quanto prendono e devono rinunciare al resto.

Naturalmente queste procedure hanno un certo costo (ci sono compensi per OCC, spese di procedura) e richiedono la consulenza di esperti. Vanno valutate se hai debiti complessivi ingenti e difficoltà serie. Se invece hai un unico debito con Nivi di importo non enorme, può essere eccessivo attivare una procedura del genere: in tal caso meglio concentrarsi su contestazione o accordo bonario. Ma è bene conoscere anche questa strada, specie se la crisi debitoria è ampia (ad es. mutuo insoluto, più finanziarie, cartelle esattoriali e pure la lettera di Nivi – allora sì che conviene ragionare su un piano per liberarsi di tutto insieme).

Accordi di ristrutturazione e composizione negoziata per imprese

Il contesto di questo articolo è più incentrato su consumatori e piccoli imprenditori, ma accenniamo anche agli strumenti per imprese in crisi, dato che l’Avv. Monardo è Esperto Negoziatore e potrebbe assistere anche imprenditori indebitati:

  • Accordi di ristrutturazione dei debiti ex art. 182-bis L.F. (oggi Codice della crisi): sono accordi con i creditori che, se sottoscritti da almeno il 60% di essi, possono essere omologati in tribunale ed estendere gli effetti anche ai dissenzienti (limitamente a creditori finanziari). Di solito riguardano aziende o ditte individuali con esposizioni significative, e prevedono un piano di risanamento.
  • Concordato preventivo o “concordato minore”: altra procedura giudiziale dove l’azienda propone ai creditori un certo piano (anche qui pagando parzialmente i debiti) sotto controllo del tribunale. Serve per evitare il fallimento (liquidazione giudiziale).
  • Composizione negoziata della crisi d’impresa: introdotta col D.L. 118/2021, è un percorso volontario e stragiudiziale in cui l’imprenditore in difficoltà chiede la nomina di un Esperto indipendente (come qualifica l’Avv. Monardo), il quale lo aiuta a trattare con i creditori per trovare accordi (dilazioni, stralci) ed evitare di finire in procedure concorsuali. È uno strumento nuovo e su base negoziale: se funziona, bene (magari si chiude con contratti di ristrutturazione del debito, accordi con banche, etc.); se non funziona, l’imprenditore può comunque accedere alle procedure concorsuali con qualche vantaggio (ad esempio prenotare un concordato). Durante la composizione negoziata, l’imprenditore può chiedere misure protettive al tribunale, cioè uno stop temporaneo alle azioni esecutive dei creditori mentre si negozia.

Se sei un piccolo imprenditore e il debito oggetto della lettera Nivi è legato all’attività (es. un insoluto verso un fornitore pubblico, un pedaggio per un mezzo aziendale, ecc.), considera che potresti inquadrare anche quello all’interno di un’unica strategia di ristrutturazione. L’Esperto Negoziatore della Crisi potrebbe coinvolgere anche quel creditore (o l’ente per cui Nivi recupera) in un tavolo di trattativa più ampio.

Altre soluzioni: rateizzazioni classiche e sostegni

Chiudiamo questa rassegna menzionando brevemente soluzioni “standard” che spesso i debitori utilizzano: – Rateizzazione con l’Agente della riscossione: se il debito in questione diventa cartella esattoriale, hai sempre la facoltà di chiedere una dilazione fino a 72 rate (6 anni) o 120 rate in casi di grave difficoltà. Questo non riduce l’importo, ma diluisce il pagamento ed evita azioni esecutive finché sei regolare con le rate. – Prestiti di consolidamento o finanziamenti: attenzione a non cadere dalla padella nella brace. Alcuni debitori, pur di pagare un creditore urgente, fanno nuovi debiti (ad es. prestito in banca o finanziaria). Valuta con prudenza: può avere senso solo se il nuovo prestito ha condizioni sostenibili e ti permette di chiudere un debito più costoso. In caso contrario, rischi di aumentare l’indebitamento. – Fondo di prevenzione usura o fondi di solidarietà: per chi è sovraindebitato esistono anche alcuni fondi pubblici o di fondazioni antiusura che possono garantire prestiti a tasso agevolato per uscire dai debiti, purché la persona rientri in certe categorie e ci sia un piano di recupero. Sono ipotesi di nicchia ma, se ti trovi davvero in difficoltà e a rischio di misure esecutive, informarsi tramite associazioni dei consumatori o Caritas locali può aiutare.

In sintesi, il messaggio chiave è che nessun debitore è mai senza vie d’uscita. Il nostro ordinamento, specie negli ultimi anni, ha predisposto vari strumenti per dare una seconda chance o comunque per alleviare il peso dei debiti, sia attraverso trattative mirate (saldo e stralcio, accordi), sia tramite procedure legalizzate (piani, esdebitazione, rottamazioni). La scelta dello strumento va calibrata sul caso concreto: un professionista esperto come l’Avv. Monardo potrà consigliarti se nel tuo caso sia meglio tentare un semplice accordo stragiudiziale o se invece attivare una procedura di sovraindebitamento, o ancora se sfruttare una rottamazione fiscale.

Nei capitoli successivi, organizzeremo in tabelle riassuntive questi concetti per una rapida consultazione e affronteremo una serie di domande frequenti (FAQ) dal punto di vista pratico. Dopodiché proporremo alcune simulazioni ed esempi concreti per rendere ancor più chiaro come applicare queste difese nella realtà di tutti i giorni.

Tabelle riepilogative

Per facilitare la comprensione, di seguito presentiamo alcune tabelle che riassumono i punti chiave trattati finora, dai termini di prescrizione alle possibili strategie difensive e ai benefici previsti.

Tabella 1 – Prescrizione dei debiti per tipologia

Tipo di debitoTermine di prescrizioneRiferimenti normativi
Crediti ordinari derivanti da contratto10 anni (prescrizione ordinaria)Art. 2946 c.c.
Prestazioni periodiche (affitti, interessi, bollette fino al 2018)5 anniArt. 2948 co.1 c.c. (termini quinquennali per obbligazioni periodiche)
Bollette luce (dopo 1° marzo 2018)2 anniL. 205/2017 (Bilancio 2018)
Bollette gas (dopo 1° gennaio 2019)2 anniL. 205/2017
Bollette acqua (dopo 1° gennaio 2020)2 anniL. 205/2017
Bollo auto3 anniArt. 5, DL 953/1982 (rinvio art. 2953 c.c.) – Cass. 25226/2023
Multe stradali e sanzioni amm.ve (definitive)5 anniArt. 28, L. 689/1981 – Cass. 25226/2023
Tributi erariali (es. IRPEF, IVA) in cartella10 anni (in mancanza di termini specifici)Cass. 25226/2023
Tributi locali (IMU, TARI) in cartella5 anniCass. 25226/2023
Contributi INPS/INAIL5 anni (dal 1996 in poi per INPS)L. 335/1995 art. 3, co.9 – Cass. 25226/2023
Assegni bancari (azione esecutiva)6 mesi (termini di presentazione e protesto)RD 1736/1933 (Legge assegni)
Cambiali (azione cambiaria diretta)3 anniRD 1669/1933 (Legge cambiale)

Nota: La prescrizione può essere interrotta da atti di costituzione in mora o riconoscimenti scritti, che fanno ripartire da zero i termini (art. 2944 c.c.). Ad esempio, una raccomandata di messa in mora ricevuta interrompe il termine , così come un pagamento parziale con quietanza può valere come riconoscimento. Nel caso di sanzioni e atti della PA, solo gli atti previsti dalla legge specifica hanno efficacia interruttiva .

Tabella 2 – Strumenti di difesa e soluzioni per il debitore

Situazione del debitoStrumento di difesa/soluzioneEffetti e vantaggiRiferimenti
Debito probabilmente prescritto (nessuna richiesta da anni)Eccezione di prescrizione – Lettera di contestazione formale al creditore/NiviIl credito viene dichiarato non più esigibile. Il debitore può rifiutare il pagamento legittimamente.Art. 2934 c.c. e segg.; Cass. ord. 25226/2023 (sollecito inefficace su debito prescr.)
Debito non dovuto o erratoContestazione nel merito – Richiesta di documenti e prove, eventuale ricorso giudiziale se il creditore insistePuò portare all’annullamento del debito per errore (scambio persona, pagamento già effettuato, vizi notificazione multa).Art. 2697 c.c. (onere della prova al creditore); Codice del Consumo se applicabile (pratiche scorrette)
Debito dovuto ma importo con interessi eccessiviTrattativa su importo – Richiesta di sgravio interessi o riduzione sanzioniSpesso il creditore riduce spontaneamente le voci accessorie se riconosce qualche irregolarità (tassi, anatocismo) o per facilitare il saldo.Art. 1284 c.c. (interessi legali), L. 108/1996 (usura)
Debito non sostenibile interamenteSaldo e stralcio – Accordo transattivo pagando una parteChiude definitivamente la posizione con un pagamento ridotto. Vantaggio: risparmio economico e stop ad azioni legali.Art. 1965 c.c. (transazione); Cass. 12876/2015 (transazione a saldo non novativa)
Più debiti, rischio insolvenza (sovraindebitamento)Procedura da sovraindebitamento (piano del consumatore, accordo o liquidazione)Sospende le azioni esecutive. Possibile pagamento parziale di tutti i debiti ed esdebitazione (cancellazione dei residui).L. 3/2012; D.Lgs. 14/2019 (Codice crisi); es. Cass. 1869/2016 (meritevolezza piano consumatore)
Debito verso Fisco o enti (multa, tassa) in riscossioneDefinizione agevolata / Rottamazione se prevista dalla legge vigenteRiduce importo da pagare (no sanzioni e interessi). Rateizzabile. Blocco di pignoramenti durante adesione.L. 197/2022 (rottamazione-quater); Cass. 24428/2024 (estinzione giudizio con rottamazione)
Atto legale ricevuto (es. decreto ingiuntivo)Opposizione in tribunale entro termini (40 gg per d.ingiuntivo)Si apre un giudizio per accertare il debito. Se fondata (prescrizione, difetto prova) l’ingiunzione viene revocata.Art. 645 c.p.c. (opposizione); Art. 643 c.p.c. (termine 40gg)
Minaccia di azioni esecutive (precetto/pignoramento)Opposizione all’esecuzione e/o istanza di sospensione al giudice dell’esecuzioneSe vi sono gravi motivi (es. prescrizione, pagamento già avvenuto, vizi formali) il giudice può sospendere l’esecuzione in attesa di decidere.Art. 615 c.p.c. (opposizione a esecuzione); Art. 624 c.p.c. (sospensione)
Debitore molestato da recupero aggressivoTutela penale e segnalazioni (querela per molestie, segnalazione AGCM per pratiche aggressive)Il creditore molesto può essere sanzionato (reato contravvenzionale art.660 c.p. o illecito amministrativo se pratica commerciale scorretta).Art. 660 c.p. ; Codice del Consumo artt. 24-25 (pratiche aggressive)

Le tabelle sopra sintetizzano molte informazioni: da consultare secondo il proprio caso. Se non sei sicuro di quale situazione corrisponda al tuo caso, consulta un avvocato di fiducia: un esperto saprà individuare la categoria giusta e usare lo strumento adeguato.

Domande Frequenti (FAQ)

Di seguito una raccolta di domande comuni che un debitore può porsi quando riceve una lettera di sollecito da Nivi S.p.A. per debiti vecchi, con risposte concise e chiare.

D: Chi è Nivi S.p.A. e perché mi ha mandato questa lettera?
R: Nivi S.p.A. è una società italiana specializzata nel recupero crediti per conto di enti pubblici e aziende private. Ad esempio, Nivi recupera pedaggi autostradali non pagati per le società autostradali, sanzioni per viaggiatori senza biglietto per aziende di trasporto pubblico, ticket sanitari non versati per ASL, e in generale crediti insoluti sia in Italia che all’estero . Se hai ricevuto una loro lettera, significa che un ente o azienda (il creditore originario) le ha affidato l’incarico di riscuotere un importo che risulta a tuo carico. Nivi agisce come intermediario: ti sollecita a pagare spontaneamente prima che il creditore intraprenda azioni legali o di riscossione coattiva.

D: La lettera di sollecito pagamento inviata da Nivi è un atto ufficiale? Devo rispondere per forza?
R: Il sollecito di Nivi non è un atto giudiziario, ma è comunque una comunicazione formale di costituzione in mora. Non sei obbligato per legge a rispondere immediatamente, tuttavia ignorarlo potrebbe essere rischioso. Se non dai alcun segnale, il creditore potrebbe decidere di proseguire con un’azione legale (es. decreto ingiuntivo). Rispondere invece – contestando il debito se hai motivi o cercando un accordo – spesso è la scelta migliore. Quindi, pur non avendo l’obbligo giuridico di risposta, è fortemente consigliato interloquire, direttamente o tramite un legale, per dimostrare che non stai subendo passivamente. In ogni caso, se decidi di non pagare, dovrai poi rispondere nelle sedi opportune (ad esempio facendo opposizione se arriva un atto giudiziario).

D: Cosa succede se ignoro completamente la lettera di Nivi e non faccio nulla?
R: Nel breve termine, probabilmente niente di immediato: continueranno forse a inviarti ulteriori solleciti o a telefonare. Ma nel medio termine ignorare il problema può portare a conseguenze peggiori. Il creditore, non ottenendo risposta né pagamento, potrebbe: – Inviare ulteriori solleciti (anche da studi legali) con toni più decisi. – Attivare procedure legali: ad esempio, chiedere un decreto ingiuntivo al tribunale. Se ciò accade, riceverai un atto giudiziario a cui dovrai reagire in 40 giorni per evitare un pignoramento. – Iscrivere a ruolo il credito (se è un ente pubblico): il che sfocia in una cartella esattoriale. Ignorare anche quella porterebbe poi a pignoramenti, fermi amministrativi su auto, ecc. Inoltre, nel periodo di attesa potrebbero maturare ulteriori interessi. Insomma, non rispondere e non pagare equivale spesso a rimandare e aggravare la situazione. A meno che tu non sia convinto al 100% che il debito sia prescritto o inesistente (in tal caso il silenzio non risolve comunque: meglio contestare ufficialmente), è sconsigliabile ignorare. Meglio prendere in mano la situazione tu, piuttosto che lasciarla evolvere sotto il controllo altrui.

D: Il debito che mi chiedono è molto vecchio, come faccio a sapere se è prescritto?
R: Devi ricostruire la storia del debito e verificare quando c’è stato l’ultimo atto interruttivo. In pratica: 1. Cerca tra i tuoi documenti se hai ricevuto in passato raccomandate, atti giudiziari o altri solleciti relativi a questo debito. L’ultimo di questi atti (se ce ne sono stati) data l’inizio del decorso dell’ultimo periodo di prescrizione. 2. Conta quanti anni sono passati da allora ad oggi. Confronta con il termine di prescrizione applicabile (vedi Tabella 1 sopra). Ad esempio: se fu una fattura del 2015 e non hai mai ricevuto nulla, ora siamo nel 2026 quindi sono passati 11 anni -> prescrizione decennale sarebbe maturata; oppure una multa del 2017 senza cartelle entro 5 anni -> prescritta oltre 5 anni. 3. Se non trovi nessun atto precedente, considera la data di nascita del debito (es. data fattura, data multa) come inizio: ma occhio, potrebbe esserci stata una notifica che non ricordi. 4. Tieni presente che telefonate o email ordinarie non interrompono la prescrizione, servono atti scritti formali (raccomandate, PEC, notifiche). Se hai dubbi, puoi anche richiedere a Nivi: “fornite evidenza di eventuali atti interruttivi/precedenti richieste”. In ogni caso, se ritieni siano passati più di 5 o 10 anni, puoi eccepire prescrizione; sarà poi onere loro provare eventualmente che c’è stata un’interruzione nel frattempo .

D: Ho scoperto (o sono convinto) che il debito è prescritto: cosa devo fare adesso?
R: In tal caso, la cosa migliore è comunicare formalmente a Nivi (e al creditore) che il debito è prescritto e che non intendi effettuare alcun pagamento. Come spiegato, invia una lettera raccomandata o PEC dove eccepisci la prescrizione e diffidi da ulteriori richieste. È importante farlo, perché in questo modo: – Metti agli atti la tua posizione, impedendo che il silenzio venga interpretato come riconoscimento. – Probabilmente farai chiudere la pratica: un debito esplicitamente contestato per prescrizione spesso viene accantonato dall’agenzia, perché sanno che in giudizio perderebbero . – Ti metti al riparo da incidenti: se un domani, sbadatamente, pagassi anche una piccola somma, potresti far ripartire la prescrizione. Ma avendo inviato la lettera, sei cosciente e difficilmente farai passi falsi. Quindi, appena hai certezza (o fondatezza) sulla prescrizione, scrivilo nero su bianco e attendi la loro reazione. Molto probabilmente smetteranno di cercarti o comunque non intraprenderanno azioni legali sapendo che solleveresti quell’eccezione e vinceresti.

D: Se il debito è prescritto, possono comunque farmi causa o emettere decreto ingiuntivo?
R: Tecnicamente, possono provarci ma sarebbe un’azione destinata a perdere, a patto che tu ti difenda sollevando la prescrizione. La prescrizione, infatti, non impedisce al creditore di presentare ricorso per decreto ingiuntivo (il giudice emette decreti su crediti apparentemente validi, e spesso la prescrizione va eccepita dal debitore). Se tu resti inerte, un decreto ingiuntivo non opposto diventa esecutivo anche su un credito prescritto! Ecco perché è fondamentale stare all’erta: se anche dopo la tua lettera di eccezione dovesse arrivarti un atto giudiziario, dovrai formalmente presentare un’opposizione al giudice, allegando la prova che il credito era prescritto. In udienza vincerai e il decreto verrà revocato, con condanna del creditore alle spese. Ma se non fai opposizione in tempo, il giudice non lo sa da solo che era prescritto e il titolo passa. Dunque, sì, in teoria potrebbero tentare un’azione legale sperando nella tua inerzia. È raro con crediti chiaramente prescritti (sarebbe lite temeraria), ma non impossibile. L’importante è: non abbassare mai la guardia. Dopo aver eccepito la prescrizione stragiudizialmente, continua a monitorare la situazione.

D: Ho parlato con un operatore di Nivi al telefono e gli ho detto che “riconosco il debito ma non posso pagare subito”. Ho fatto un guaio?
R: Dipende. Una dichiarazione verbale di riconoscimento del debito, soprattutto al telefono, in teoria non ha pieno valore legale come un riconoscimento scritto (che interrompe la prescrizione ex art. 2944 c.c.). Tuttavia, è sempre rischioso ammettere il debito senza riserve: la telefonata potrebbe essere stata registrata e, pur non essendo una prova formale pari a un atto scritto, potrebbe indebolire le tue posizioni in un eventuale giudizio (un giudice potrebbe considerarla quantomeno un indizio di conferma del credito). Inoltre l’operatore potrebbe aver verbalizzato nei loro sistemi che hai riconosciuto il debito. In futuro, se tenterai di contestare, useranno quella nota per insistere. Quindi, meglio evitare, per quanto possibile, di discutere al telefono sul “sì, è vero devo quei soldi”. Se l’hai già fatto, non disperare: puoi comunque impostare una difesa, magari sostenendo che lo hai detto in stato di paura o per tentare un accordo ma non era un riconoscimento formale. L’importante è che ora tu metta per iscritto le tue vere intenzioni: ad esempio, se il debito è prescritto, manda comunque la lettera di eccezione di prescrizione (la legge permette di rinunciare alla prescrizione solo espressamente, non basta una frase detta a voce a un operatore). Se invece il debito è dovuto ma cercavi tempo, scrivi chiedendo formalmente dilazione o spiegando la situazione, così da avere traccia precisa. Insomma, recupera via lettera quello che hai eventualmente compromesso a voce.

D: Cosa significa esattamente “saldo e stralcio”? È diverso da una rateizzazione?
R: “Saldo e stralcio” significa pagare una somma a saldo di ogni pretesa e stralciare (eliminare) il debito residuo. È diverso da una semplice rateizzazione perché nella rateizzazione normalmente paghi tutto il dovuto in più tranche. Nel saldo e stralcio invece paghi solo una parte (il saldo concordato) e il resto viene condonato dal creditore come parte dell’accordo . Può avvenire anche a rate, ma sempre con una componente di sconto sul totale. Esempio: debito €10.000 -> rateizzazione classica: 10.000 in 20 rate = paghi 10.000 interi, solo diluiti; saldo e stralcio: accordo per €6.000 magari in 6 rate, e gli altri 4.000 vengono abbuonati e “stralciati”. Ovviamente il creditore accetta il saldo e stralcio solo se ritiene che sia comunque la soluzione per lui più conveniente (meglio qualcosa subito che rischio zero poi). Il risultato per te debitore è ottimo: risparmi soldi e chiudi la vicenda definitivamente . Attenzione però: assicurati di ottenere una quietanza liberatoria dopo aver pagato il saldo pattuito, in modo che sia documentato che nulla più è dovuto.

D: Quanto posso chiedere di sconto con un saldo e stralcio? C’è una percentuale standard?
R: Non c’è una percentuale fissa, ogni caso è a sé. Abbiamo visto stralci anche dell’80-90% su crediti praticamente inesigibili o vicini alla prescrizione. Più realisticamente, in ambito di recupero crediti su privati, gli sconti variano dal 30% al 70% di riduzione. Quindi potresti pagare tra il 70% e il 30% dell’importo iniziale. Se il credito è fresco e molto documentato, forse solo un 20% di sconto (paghi 80%). Se è vecchio e difficile, magari accettano 20-30% del totale. Tieni conto che Nivi, se opera per conto terzi, avrà indicazioni dal cliente su fin dove può spingersi. Se il credito è stato ceduto a Nivi, probabilmente lo hanno acquistato a un prezzo basso (a volte 5-10% del valore) e dunque anche se tu paghi il 20% per loro è profitto. Invece se sono solo mandatari, magari il creditore non vuol scendere sotto il 50%. In pratica: prova a chiedere il massimo dello sconto ragionevole (es. offri 30% inizialmente) e vedi la reazione. Di solito si trova un punto di incontro. Un avvocato esperto conosce anche le “usanze” del settore e può consigliarti sul target raggiungibile.

D: Nivi S.p.A. può pignorare il mio stipendio o i miei beni?
R: No, non direttamente. Nivi è un soggetto privato e non ha poteri di pignoramento autonomi. Per pignorare stipendio, conto o beni, occorre un titolo esecutivo (sentenza, decreto ingiuntivo non opposto, cartella esattoriale) e poi un ufficiale giudiziario che esegue il pignoramento. Quindi Nivi, allo stato della lettera, non può venire a casa tua a portarti via i mobili, né bloccare il tuo conto in banca senza passare prima da un giudice. Se minacciassero direttamente “le pignoreremo lo stipendio”, sarebbe una minaccia infondata e illecita . Quello che possono fare è consigliare al creditore di procedere legalmente: ottenuto un decreto dal giudice, allora un ufficiale giudiziario su mandato potrà pignorare lo stipendio (nei limiti di 1/5 per debiti civili) o altro. Ma parliamo di un processo con garanzie. Inoltre, se il tuo reddito è molto basso o hai solo una pensione minima, certe somme sono impignorabili. In sintesi: la lettera di Nivi di per sé non ti toglie nulla, è una richiesta bonaria. Il pignoramento può avvenire solo dopo un iter giudiziario dove avrai la possibilità di difenderti.

D: Possono iscrivere ipoteche sulla mia casa o fermo amministrativo sulla mia auto?
R: Anche qui, Nivi direttamente no. L’ipoteca su un bene di tua proprietà per un debito civile richiede un titolo esecutivo e spesso il passaggio in tribunale (o, se è il Fisco, importi sopra certe soglie e preavviso di ipoteca). Un creditore munito di sentenza o decreto può iscrivere ipoteca giudiziale su un immobile tuo come forma di garanzia, ma è una fase successiva all’eventuale causa. Il fermo amministrativo dell’auto è uno strumento usato da Agenzia Entrate Riscossione per cartelle esattoriali non pagate (basta una notifica di preavviso 30gg prima). Se il tuo debito con Nivi è, ad esempio, una multa che poi diventa cartella, l’ente riscossore potrebbe in futuro metterti il fermo auto se non paghi. Ma Nivi stessa no, non può. Quindi, ricevere il loro sollecito non comporta ipso facto ipoteche o fermi. Ci vorrebbe o un giudice (per ipoteca giudiziale su istanza di un creditore privato) o la fase esattoriale (per il fermo). In ogni caso, se arrivassi a quel punto, saresti avvisato: es. preavviso di fermo dall’Agenzia Riscossione. L’obiettivo è agire prima che si arrivi lì.

D: Rischio conseguenze penali o il carcere se non pago questo debito?
R: No, assolutamente. La legge italiana non prevede il carcere per chi non paga debiti civili o commerciali. Il mancato pagamento di un pedaggio, di una multa o di una fattura è un inadempimento civile, non un reato. Diffida da chi suggerisce il contrario: alcune agenzie poco serie minacciano “denuncia penale” o “arresto” per far paura, ma è una menzogna e una pratica aggressiva illecita . Ci sono casi estremi e diversi in cui è coinvolto il penale, ma parliamo di truffa, bancarotta fraudolenta, assegni a vuoto con dolo, ecc. Nel tuo caso (debito ordinario) non c’è alcun reato nel non pagare per difficoltà economica. L’unico rischio penale, come abbiamo visto, semmai ce l’ha il creditore se ti molesta pesantemente (art.660 c.p.). Quindi stai tranquillo: nessuno ti arresterà per un debito non pagato. Ci saranno eventualmente misure civili (pignoramenti) ma nessuna conseguenza sulla tua libertà personale.

D: Mi hanno proposto un saldo e stralcio al telefono, devo farmelo mettere per iscritto?
R: Sì. Mai fidarsi di accordi solo verbali. Chiedi sempre conferma scritta, via email o lettera. Puoi tu stesso inviare una PEC riassumendo i termini (importo, scadenza, “a definitivo stralcio”) e chiedendo di confermare firmando per accettazione. Idealmente, la società dovrebbe mandarti un documento intitolato “proposta transattiva” o “accordo transattivo” da firmare. In ogni caso, anche una mail aziendale in cui scrivono “Confermiamo che con il pagamento di €X entro il tal giorno la posizione sarà chiusa e nulla più sarà dovuto” è accettabile come prova. Non effettuare pagamenti finché non hai qualcosa di scritto che attesti l’impegno reciproco. E conserva quella comunicazione insieme alla ricevuta di pagamento e alla quietanza finale. Questo pacchetto di carte ti tutela per il futuro.

D: Se faccio un saldo e stralcio, vengo segnalato al CRIF come cattivo pagatore?
R: Dipende dal tipo di debito. CRIF e le SIC (banche dati crediti) registrano informazioni su mutui, prestiti, finanziamenti e simili concessi da banche/finanziarie. Se il debito con Nivi riguarda, ad esempio, una carta di credito non pagata o un prestito personale ceduto a recupero, probabilmente eri già segnalato come in sofferenza. Quando fai un saldo e stralcio, la banca/finanziaria aggiorna lo stato come “chiuso per saldo inferiore al dovuto” o diciture simili. Tale segnalazione rimane per un certo periodo (di solito 36 mesi dalla chiusura) e potrebbe influire sulla tua credit reputation. Tuttavia, è meglio di una segnalazione “a sofferenza non pagata”. Se invece il debito era verso un ente pubblico (multa, tassa) o un servizio (bolletta), queste cose non finiscono di norma in CRIF. Quindi dipende. In generale, l’effetto sul merito creditizio c’è solo per debiti finanziari. Comunque, dopo un saldo e stralcio, col tempo la posizione si “pulisce”. Potresti eventualmente aggiungere alle note CRIF (diritto di replica) che hai rinegoziato per difficoltà, così da spiegare a futuri creditori.

D: Ho più debiti con diversi creditori, incluso quello gestito da Nivi: posso fare un unico piano per risolverli tutti insieme?
R: Sì, è possibile tramite le procedure di sovraindebitamento. Come spiegato, puoi ad esempio fare un Piano del consumatore in tribunale, includendo tutti i tuoi debiti (banca, finanziaria, fisco, fornitori, ecc. e anche il credito gestito da Nivi). Presenti un progetto di pagamento parziale generale. Se approvato, estingue l’obbligo verso tutti i creditori aderenti al piano, con eventuale stralcio di grosse percentuali. Un altro modo, meno formale, è cercare di negoziare separatamente ma in parallelo con ciascun creditore per saldi e stralci: in pratica componi il mosaico da solo. Ciò richiede abilità e liquidità sufficiente. Ad esempio potresti dire: “se tutti accettano, posso pagare 30% a ciascuno”. A volte funzionano accordi stragiudiziali globali, ma serve il consenso di ciascuno. La procedura ex L.3/2012 invece è vincolante anche per dissenzienti (nel piano consumatore) o a maggioranza (nell’accordo). Quindi, risposta: sì, puoi risolverli in blocco, ma dovrai valutare se procedura in tribunale (coinvolgendo un OCC) o trattativa multipla privata. Consiglio: se i debiti totali superano nettamente la tua capacità di rimborso, valuta seriamente la procedura con OCC: mette tutto in pausa e ti dà un quadro ordinato.

D: Cos’è l’Organismo di Composizione della Crisi (OCC) e come può aiutarmi?
R: L’OCC è un organismo istituito presso i tribunali o altri enti abilitati, composto da professionisti (gestori della crisi) iscritti in appositi elenchi del Ministero. Il suo compito è assistere il debitore nel predisporre le procedure di sovraindebitamento. In pratica, ti aiuta a raccogliere i documenti, redigere il piano di rientro o la proposta, e svolge una funzione di vigilanza e mediatore con i creditori. Se ti rivolgi a un OCC, ti verrà assegnato un Gestore, che studierà il tuo caso. Ad esempio, l’Avv. Monardo, in quanto gestore della crisi, potrebbe essere quella figura. L’OCC svolge anche compiti di attestazione: certifica che i dati sono corretti, che la proposta è fattibile, ecc. Questo dà fiducia al giudice per omologare. Senza OCC non puoi accedere a quelle procedure (eccetto la composizione negoziata per imprese, che è un’altra cosa). Dunque, l’OCC è lo “strumento tecnico” attraverso cui la legge ti fa uscire dai debiti in modo organizzato. Per attivarlo, puoi rivolgerti al tribunale della tua zona o ad OCC autorizzati (alcune Camere di Commercio o Ordini professionali li hanno). In sintesi: se sei soffocato dai debiti, l’OCC è il tuo alleato per mettere tutti attorno a un tavolo (metaforico) e risolvere, con l’avallo del giudice.

D: Cosa devo fare se ricevo un decreto ingiuntivo da un creditore (magari dopo aver ignorato Nivi)?
R: Non perdere tempo e contatta immediatamente un avvocato. Un decreto ingiuntivo è un ordine del giudice di pagare; hai 40 giorni dalla notifica per fare opposizione. Se ricevi un decreto: – Leggi chi l’ha emesso e su quale credito (sarà presumibilmente quello di cui ti occupavi con Nivi). – Segna la data di notifica (sulla relata dell’ufficiale giudiziario) perché da lì partono i 40 giorni. – Recati da un avvocato di fiducia portando tutti i documenti (anche le lettere di Nivi, eventuali contestazioni fatte). L’avvocato redigerà un atto di opposizione a decreto ingiuntivo da depositare in tribunale. – Nell’opposizione potrai far valere tutte le tue difese: prescrizione, mancanza di prova del debito, importi errati, etc. Diventerà una causa ordinaria nella quale il creditore dovrà dimostrare il diritto e tu potrai controbattere. – Puoi anche chiedere la sospensione della provvisoria esecuzione, se il decreto l’aveva (a volte i giudici concedono al creditore l’esecuzione provvisoria, specie se il credito è fondato su assegni o altre prove forti). Se sospesa, il creditore non potrà pignorare in pendenza di giudizio. – Se vinci l’opposizione, il decreto viene revocato e tu nulla devi (anzi, puoi chiedere le spese). Se perdi, il decreto diventa esecutivo (e a quel punto dovrai pagare o subirai pignoramenti). In sostanza, ricevere un decreto ingiuntivo è l’ultimo campanello d’allarme per agire: non rimandare oltre. Con un legale, hai ancora chance di difesa. Senza difese, dopo 40 giorni quel pezzo di carta può diventare un pignoramento sul conto o stipendio.

D: Posso rivolgermi a un’associazione di consumatori per farmi aiutare a difendermi da Nivi?
R: Certo. Associazioni dei consumatori come Adiconsum, Unione Nazionale Consumatori, Federconsumatori, ecc., spesso forniscono consulenza su casi di recupero crediti. Possono aiutarti a scrivere la lettera di risposta, valutare la prescrizione, segnalare eventuali abusi. Talvolta hanno sportelli dedicati alle “pratiche commerciali scorrette” dove rientrano minacce indebite dei recuperatori. Alcune associazioni (come quella citata in un nostro riferimento ) hanno proprio guide su come difendersi e offrono assistenza legale convenzionata. Quindi, se ti senti spaesato e non vuoi subito andare da un avvocato privato, puoi fare un tentativo tramite queste associazioni. Tieni presente però che se si arriva a dover fare causa (opposizione, ecc.), servirà comunque un avvocato abilitato. Le associazioni possono fare da tramite e magari farti spendere un po’ meno perché convenzionate. L’Avv. Monardo e il suo staff, ad esempio, collaborano con diverse realtà di tutela consumatori a livello nazionale, quindi potresti arrivare a loro anche tramite quei canali.

D: Quali pratiche di recupero crediti sono considerate illegali o scorrette?
R: Alcuni comportamenti delle società di recupero non sono consentiti e se li subisci puoi reagire: – Minaccia di azioni penali inesistenti: come detto, dire “ti facciamo arrestare” o “denuncia per truffa” per un semplice debito è scorretto. – Comunicazioni ingannevoli: ad esempio, inviarti documenti falsi come finti atti giudiziari non depositati (accade: taluni mandano un “atto di citazione” mai realmente iscritto a ruolo, solo per spaventare) . Questo è gravissimo e va segnalato. – Contatti eccessivi e petulanti: chiamarti 10 volte al giorno o a orari improbabili, o tempestare anche familiari e vicini. Come visto, potrebbe configurare molestia (reato) o comunque violazione del Codice del Consumo. – Visite a domicilio non annunciate con atteggiamento intimidatorio: un addetto recupero può presentarsi ma non può spacciarsi per “ufficiale giudiziario” né entrare in casa senza permesso. Se lo fa, è violazione di domicilio e tentata estorsione in casi estremi. – Mancata prova del mandato o della cessione: hai diritto di sapere se Nivi agisce per conto del creditore o ha comprato il credito. Se lo chiedi, devono dirtelo. Se rifiutano, non sei tenuto a pagare finché non provano di avere titolo. – Offrire accordi senza poi formalizzarli: ad esempio incassare somme a titolo di saldo e poi sostenere che erano acconti. Per questo insisto: tutto scritto. Se subisci queste pratiche, puoi inviare un reclamo scritto a Nivi, segnalare l’accaduto all’AGCM (Antitrust) per pratica commerciale scorretta e, se del caso, presentare querela per molestie o tentata estorsione (a seconda della gravità). Fortunatamente, aziende strutturate come Nivi di solito tengono un codice di condotta, ma non si può escludere qualche operatore zelante. Sapere i tuoi diritti ti aiuta a riconoscere e respingere eventuali abusi.

D: In conclusione, qual è il miglior modo di agire quando ricevo una lettera come questa?
R: Riassumendo: il miglior approccio è proattivo e informato. Appena ricevuta la lettera: 1. Mantieni la calma e analizza il contenuto (creditore, importo, motivazione). 2. Verifica la prescrizione e la fondatezza: raccogli documenti, ricordi, chiedi consiglio se serve. 3. Decidi una strategia: se il debito ti pare non dovuto/prescritto -> prepara una contestazione; se è dovuto ma somma alta -> predisponi una proposta di accordo o dilazione; se sei in grave difficoltà con più debiti -> consulta un professionista per soluzioni globali. 4. Comunica per iscritto con Nivi nei tempi indicati, in modo civile ma fermo, esercitando i tuoi diritti (richiesta documenti, eccezioni, o disponibilità a trattare). 5. Non cedere a pressioni indebite: nessun panico per minacce di carcere inesistenti, ma allo stesso tempo non procrastinare nella speranza che scompaiano da soli. 6. Coinvolgi un esperto (avvocato, OCC, associazione) se la cosa si complica o se non ti senti sicuro. Investire in una consulenza può farti risparmiare molto in errori evitati. Seguendo questi passi, affronterai la questione da una posizione di consapevolezza e potrai risolverla nel modo meno oneroso possibile per te.

Esempi pratici e casi reali

Per rendere ancora più concreti i concetti discussi, ecco alcune simulazioni pratiche basate su casi tipici di debitori alle prese con solleciti per debiti datati. Ogni esempio mostra il problema iniziale e la soluzione attuata, con numeri e risultati.

Esempio 1: Debito prescritto contestato con successo
Mario riceve da Nivi S.p.A. una richiesta di €850 per il mancato pagamento di alcune fatture telefoniche del 2015. Mario ricordava di aver chiuso quell’utenza mobile tanti anni fa, e di non aver più avuto notizie. Controlla i suoi archivi e vede che l’ultimo sollecito dalla compagnia telefonica risale al 2016. Sono passati 10 anni senza comunicazioni formali. Mario quindi eccepisce la prescrizione decennale inviando lettera raccomandata a Nivi con riferimento all’art. 2946 c.c. e citando la data dell’ultimo contatto noto. Risultato: dopo circa un mese, Nivi invia a Mario una lettera di riscontro informando che, “verificata l’anzianità del credito”, la pratica è archiviata senza seguito. Mario non paga nulla e il caso è chiuso. (In questo scenario, Mario ha risparmiato €850 semplicemente conoscendo e facendo valere la prescrizione.)

Esempio 2: Saldo e stralcio di un vecchio pedaggio autostradale
Lucia nel 2022 trova nella buca delle lettere un sollecito Nivi di €300 per un pedaggio autostradale non pagato nel 2018 durante un viaggio. La cifra include il pedaggio di €70 più penali e interessi. Lucia, preoccupata, contatta Nivi. L’operatore spiega che se paga subito entro 10 giorni possono offrirle un saldo a €200. Lucia però è in difficoltà economica in quel momento, quindi invia un’email in cui propone di chiudere a €120, spiegando di essere disoccupata. Dopo qualche giorno, Nivi risponde offrendo un accordo a €150. Lucia accetta, riceve via PEC la conferma che pagando €150 entro 30 giorni la posizione sarà definita. Riesce a farsi prestare la somma e paga in un’unica soluzione. Dopo due settimane riceve la quietanza liberatoria. Risultato: Lucia ha saldato il suo debito autostradale pagando la metà di quanto richiesto inizialmente (€150 anziché €300) e non avrà ulteriori sanzioni. (In questo esempio, pur non essendo prescritta la pretesa, Lucia ha negoziato un sostanzioso sconto del 50% e chiuso la vicenda.)

Esempio 3: Pianificazione di sovraindebitamento con inclusa la lettera Nivi
Giovanni è un piccolo artigiano che nel 2026 ha accumulato diversi debiti: €20.000 con una banca per un prestito, €5.000 di cartelle esattoriali, €3.000 di fornitori non pagati e anche una lettera da Nivi che gli chiede €1.200 per multe non pagate del Comune (risalenti al 2019). In totale €29.200. Giovanni, assistito dall’OCC e dall’Avv. Monardo come gestore, presenta un piano del consumatore al tribunale offrendo quello che può: ha calcolato di poter pagare €300 al mese per 5 anni, quindi €18.000 totali. Propone di ripartirli proporzionalmente tra i creditori (circa il 60% dei debiti). Il piano prevede che a Nivi (per conto del Comune) vadano €720 su €1.200 dovuti (cioè il 60%). Il tribunale omologa il piano dato che Giovanni è meritevole e l’importo è il massimo delle sue possibilità. Tutti i creditori, inclusa Nivi/Comune, devono accettare. Giovanni paga regolarmente le 60 rate da €300. A fine 5° anno, ottiene dal tribunale l’esdebitazione: i debiti residui (€11.200 totali non pagati, tra cui €480 verso il Comune/Nivi) sono cancellati per sempre. Risultato: Giovanni ha risolto tutti i suoi debiti in modo sostenibile, pagando solo circa il 60% di ciascuno, evitando fallimenti o pignoramenti. (Questo esempio mostra il potere di una procedura giudiziale: anche senza accordo diretto di Nivi o altri, il giudice ha imposto una soluzione equilibrata, facendo risparmiare a Giovanni quasi €12.000 sul totale.)

Esempio 4: Opposizione a decreto ingiuntivo per debito contestato
Federica riceve nel 2025 da Nivi lettere per €4.500 riguardo a un finanziamento personale del 2013 ceduto a un creditore terzo. Lei ignora le lettere, convinta di non poter pagare. Nel 2026 si vede notificare un decreto ingiuntivo di €6.000 (capitale più interessi legali). A quel punto si rivolge a un avvocato. L’avvocato scopre che il contratto di finanziamento originario presentato in decreto è privo di alcune pagine firmate (manca la firma sulle condizioni generali) e che Federica non ha ricevuto comunicazione di cessione del credito. Propone quindi opposizione, eccependo anche la quasi prescrizione (gli ultimi contatti erano del 2014). Il giudice, dopo la causa, ritiene che manca la prova compiuta del credito in capo al nuovo attore (documentazione incompleta) e inoltre rileva che, grazie alle lettere non ritirate, la prescrizione era maturata nel 2024. Accoglie l’opposizione e revoca il decreto ingiuntivo. Federica non deve pagare nulla e il creditore è condannato alle spese legali. Risultato: grazie alla difesa in giudizio, Federica ha evitato di pagare €6.000 e ha annullato un decreto che altrimenti sarebbe divenuto definitivo. (L’esempio dimostra che anche se si arriva tardi – al decreto – si può rimediare, ma con costi legali che si potevano evitare contestando prima. Infatti, Federica poi riflette che avrebbe potuto rispondere a Nivi nel 2025 e magari chiudere con 1.000-2.000€, evitando la causa. Comunque, è uscita vincitrice in tribunale.)

Esempio 5: Errore di persona risolto tramite documenti
Il Sig. Rossi riceve da Nivi una lettera per un debito di €500 verso un ente ospedaliero per mancato pagamento ticket di pronto soccorso. Ma il Sig. Rossi non ricorda di essere mai stato in quell’ospedale in data indicata. Fa richiesta di dettagli. Dalla documentazione risulta che c’è un caso di omonimia: un altro Rossi con stessa data di nascita. Il nostro Sig. Rossi recupera il certificato storico dal SSN che attesta che il codice fiscale indicato non è il suo oppure porta come prova che quel giorno era ricoverato altrove. Invia tutto a Nivi e all’ASL. L’ente riconosce l’errore di persona e comunica l’annullamento della posizione. Risultato: Sig. Rossi non paga nulla e viene corretto l’errore negli archivi. (Questo caso reale insegna: se sei certo di non aver contratto tu quel debito, insistere nel chiedere verifica paga. I database a volte sbagliano, e fornendo prove puoi farti togliere dall’elenco debitori.)

Esempio 6: Comportamento aggressivo fermato sul nascere
Paolo riceve continue telefonate da un recuperatore (non Nivi in questo caso, ma altra agenzia) per un debito di €2.000. Lo chiamano 5-6 volte al giorno, anche sul lavoro, minacciando di mandare persone a casa. Paolo, conoscendo i suoi diritti, registra alcune chiamate e raccoglie il registro delle chiamate sul cellulare. Manda una diffida all’agenzia citando l’art. 660 c.p. sulle molestie e minacciando a sua volta querela se non cessano. Inoltre segnala la cosa all’AGCM. Improvvisamente le chiamate cessano: l’agenzia passa il caso a un legale esterno, il quale contatta Paolo in modo molto più professionale per proporre un piano di rientro. Paolo riesce a respirare e negoziare senza pressioni indebite, ottenendo poi una rateizzazione tranquilla. (Qui vediamo che far valere anche gli strumenti di tutela anti-molestie può cambiare il modo in cui vieni trattato dal creditore.)

Queste simulazioni coprono vari scenari: prescrizione, saldo e stralcio, procedura sovraindebitamento, causa in tribunale, errore amministrativo, e condotta scorretta del recuperatore. La morale comune è che informazione e azione portano sempre a un esito migliore. Ogni debitore ha una via d’uscita più favorevole della semplice rassegnazione a pagare tutto e subito: a volte è la prescrizione, a volte uno sconto, a volte una legge che aiuta. Saperlo e muoversi di conseguenza fa la differenza tra subire un danno economico e risolvere dignitosamente.

📚 Sentenze recenti rilevanti in materia di solleciti di pagamento e difesa del debitore

(Riportiamo alcune delle più importanti pronunce giurisprudenziali degli ultimi anni, emanate da Corti supreme o istituzionali, attinenti ai temi trattati: prescrizione dei crediti, efficacia dei solleciti, saldo e stralcio, sovraindebitamento, pratiche di recupero ecc.)

  • Cass. Civ., Sez. VI, ord. 10/03/2022 n. 7835: ha stabilito che per interrompere la prescrizione è sufficiente una richiesta scritta di pagamento, anche priva dell’indicazione dell’importo dettagliato o di formule intimatorie, purché il debitore sia individuato . Questa ordinanza conferma un orientamento estensivo sull’efficacia degli atti stragiudiziali ai fini interruttivi, semplificando gli oneri formali per il creditore. In pratica: una lettera raccomandata che sollecita il pagamento, se ricevuta, fa decorrere un nuovo termine di prescrizione.
  • Cass. Civ., Sez. VI, ord. 24/08/2023 n. 25226: pronunciandosi in tema di sanzioni amministrative (multe), ha sancito che i meri solleciti inviati per raccomandata non interrompono la prescrizione . Occorrono gli atti tipici previsti dalla legge (es. ingiunzione fiscale, cartella). La Corte ha annullato una cartella notificata oltre 5 anni dalla multa, non valendo i solleciti intermedi . Significato: tutela i debitori pubblici: se l’ente si limita a lettere e trascura gli atti formali, la pretesa si estingue.
  • Cass. Civ., Sez. I, sent. 03/11/2015 n. 22858 (massimata come 12876/2015): in materia di saldo e stralcio, la Suprema Corte ha chiarito che l’accordo transattivo che riduce l’importo del debito non costituisce novazione salvo patto espresso . Dunque, la transazione a saldo ha natura di soddisfazione parziale convenuta: se il debitore non adempie all’accordo, il creditore può richiedere l’intero originario deducendo l’inadempimento dell’accordo, mentre se il debitore paga, il debito si estingue. Implicazione: massima cautela nel rispettare i patti del saldo e stralcio, perché un pagamento inferiore non garantito da accordo può non liberare dall’obbligo originario.
  • Cass. Civ., Sez. III, sent. 22/10/2014 n. 22231: affronta il caso di debiti solidali e transazione parziale. Ha stabilito che se uno dei coobbligati conclude un saldo e stralcio, il debito degli altri coobbligati si riduce in proporzione alla quota transatta . Non può né aumentare la loro esposizione né far recuperare al creditore più del totale dovuto. Valore pratico: per i coobbligati (es. garanti), se uno paga a saldo la sua parte, gli altri vedranno ridotta la loro porzione di debito.
  • Cass. Pen., Sez. I, sent. 4/07/2019 n. 29292: ha affermato che pressanti iniziative di recupero crediti, con frequenti telefonate che ledono la tranquillità altrui, integrano il reato di molestie ex art. 660 c.p. . Nel caso concreto, 8-10 telefonate al giorno per due mesi hanno portato alla condanna del responsabile dell’agenzia di recupero. Conseguenza: i creditori devono adottare condotte rispettose, altrimenti rischiano sanzioni penali.
  • Cass. Civ., Sez. VI, ord. 11/09/2024 n. 24428: (Sez. Tributaria) in tema di rottamazione-quater ha stabilito che l’adesione del debitore alla definizione agevolata dei carichi comporta la necessaria estinzione del giudizio pendente relativo a quei carichi . Ciò in virtù della natura condonistica della norma (L.197/2022) e della volontà espressa dal legislatore di chiudere i contenziosi. Morale: se scegli la via agevolata, rinunci implicitamente a liti in corso su quelle cartelle.
  • Cass. Civ., Sez. I, ord. 27/07/2023 n. 22890: (inserita in Cod. crisi) ha toccato il tema del piano del consumatore e del requisito di meritevolezza. Ha ritenuto che anche debiti d’impresa minori non possano essere inclusi nel piano del consumatore, rimarcando la distinzione con il concordato minore (no commistione) . Ha inoltre ribadito che il giudice deve valutare la correttezza del debitore nel contrarre i debiti (escludendo dolo o colpa grave) ma con criteri aggiornati dopo la riforma del 2021. Impatto: conferma la necessità di onestà e buona fede per accedere ai benefici delle procedure di sovraindebitamento.

Queste sentenze – emesse dalla Corte di Cassazione negli anni 2014-2025 – costituiscono riferimenti autorevoli e aggiornati. Esse rafforzano molti dei concetti discussi: l’importanza degli atti formali per la prescrizione, la validità giuridica degli accordi a saldo, le tutele contro gli abusi nel recupero, e l’evoluzione normativa nelle soluzioni concorsuali. Affidarsi a professionisti informati su tali pronunce ti garantisce di sfruttare a tuo vantaggio i più recenti orientamenti giurisprudenziali.

CONCLUSIONE

In conclusione, trovarsi di fronte a una lettera di Nivi S.p.A. per debiti vecchi non è una condanna inevitabile a pagare somme magari ingiuste o ormai non più dovute. Come abbiamo analizzato nel corso di questo approfondito articolo, esistono numerose difese legali e strategie che il debitore può adottare. Dalla verifica della prescrizione del debito – che spesso, per le lunghe inerzie dei creditori, risulta maturata salvando il debitore dall’obbligo di pagamento – alla possibilità di contestare nel merito importi non corretti o pretese infondate, fino alla chance di negoziare un saldo e stralcio che riduca sensibilmente l’esborso: ogni situazione può essere affrontata con gli strumenti giuridici appropriati invece di subire passivamente. Abbiamo visto come sia possibile ottenere sconti, rateizzazioni sostenibili, oppure ricorrere alle soluzioni offerte dalla legge in casi di difficoltà seria, come le procedure di sovraindebitamento che permettono persino di eliminare debiti insostenibili con l’intervento del giudice.

Il filo conduttore di tutte queste soluzioni è la tempestività e la consapevolezza. Agire per tempo, non appena ricevuto il sollecito, è fondamentale: questo ti consente di evitare che la situazione degeneri in decreti ingiuntivi o pignoramenti. Far valere subito i tuoi diritti – ad esempio eccependo la prescrizione entro i termini – può significare vincere la partita in partenza, come dimostrato dalle sentenze recenti della Cassazione che tutelano il debitore diligente . Anche qualora il debito sia dovuto, muoversi presto per negoziare un accordo ti mette in una posizione di forza relativa e può farti risparmiare molto, oltre a ridurre lo stress e l’incertezza. Al contrario, rimandare o ignorare spesso peggiora le cose: i costi lievitano e le contromisure diventano più complesse.

Un altro punto emerso chiaramente è l’importanza di farsi assistere da professionisti esperti. Le materie che abbiamo affrontato – diritto civile delle obbligazioni, procedura civile per le opposizioni, diritto bancario, norme tributarie sulle cartelle, leggi speciali sul sovraindebitamento – sono complesse e in continua evoluzione. Affidarsi a un legale competente in questi settori significa potersi avvalere di ogni sottile opportunità offerta dalla legge e dalla giurisprudenza più aggiornata. Ad esempio, un avvocato esperto saprà se nel tuo caso c’è una recente sentenza di Cassazione a favore (come quella che invalida i solleciti tardivi su multe), oppure conoscerà i dettagli per impugnare un decreto ingiuntivo viziato. Inoltre, solo un professionista abilitato può attivare per tuo conto procedure cruciali – dal ricorso in tribunale alla presentazione di un piano di ristrutturazione dei debiti.

In questo senso, l’Avv. Giuseppe Angelo Monardo e il suo team rappresentano una risorsa preziosa. Con la sua esperienza da cassazionista e la rete di professionisti specializzati (che includono anche commercialisti e consulenti finanziari), l’Avv. Monardo è in grado di offrire assistenza a 360 gradi al debitore in difficoltà. La sua competenza nel diritto bancario e tributario assicura che ogni aspetto – dalle contestazioni sulle somme, ai rapporti con eventuali banche o col Fisco – venga affrontato con cognizione di causa. In più, grazie al ruolo di Gestore della crisi da sovraindebitamento e di Esperto negoziatore, può seguirti anche lungo percorsi più articolati come un piano del consumatore o una trattativa multi-creditore, coordinando il tutto per farti uscire dalla crisi. Abbiamo visto come tali percorsi possano letteralmente bloccare azioni esecutive già minacciate o in corso (pignoramenti, ipoteche, fermi amministrativi) e arrivare a soluzioni che alleggeriscono enormemente la posizione debitoria.

Il valore aggiunto di rivolgersi a professionisti come l’Avv. Monardo sta anche nell’evitare gli errori comuni che un debitore isolato potrebbe commettere: ad esempio, mancare una scadenza processuale, formulare male una lettera di riconoscimento del debito, oppure non accorgersi di un vizio di notifica che avrebbe annullato tutto. Un occhio esperto vede opportunità difensive dove il profano non le vede, e sa come muoversi nelle aule di tribunale o nei tavoli di trattativa per ottenere il massimo risultato possibile, nel minor tempo. E soprattutto, sa dare quella serenità al cliente che deriva dall’avere un piano d’azione concreto, realistico e su misura per il caso specifico.

Ricordiamo che ogni situazione debitoria è diversa: abbiamo fornito linee guida generali e scenari tipici, ma nulla sostituisce un’analisi personalizzata del tuo caso. Magari il tuo debito riguarda un ambito peculiare (es. un leasing auto, un debito aziendale, una fideiussione) che comporta considerazioni specifiche. Oppure hai già in mano atti giudiziari di cui occuparsi subito. Per questo l’invito conclusivo che ti rivolgiamo è di non esitare a cercare consulenza qualificata.

Agire tempestivamente con l’assistenza di un professionista può fare la differenza tra subire conseguenze spiacevoli (pignoramenti dello stipendio, prelievi dal conto, vincoli sulla casa) e invece bloccare sul nascere queste azioni, magari riuscendo a cancellare il debito o a ridurlo drasticamente. Come abbiamo visto, la legge offre scudi e soluzioni, ma vanno attivati correttamente e in tempo.

Dunque, se ti trovi in difficoltà per una lettera di Nivi S.p.A. o in generale per un debito che non sai come gestire, non aspettare oltre. Affronta la situazione oggi stesso con gli strumenti adeguati e con il supporto di chi conosce queste materie.

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