Lettera Da Link Finanziaria Per Debiti Vecchi: Come Difenderti Da Un Sollecito Di Pagamento E Trattare Un Saldo E Stralcio

INTRODUZIONE

Ricevere una lettera di sollecito di pagamento da Link Finanziaria (Link Financial) per un debito datato può generare preoccupazione e incertezza. Si tratta di una situazione sempre più comune: società specializzate come Link Financial acquistano crediti bancari vecchi o non pagati e contattano i debitori per ottenere il saldo. Perché è importante affrontare subito questa situazione? Perché ignorare un sollecito può portare a conseguenze gravi (ingiunzioni di pagamento, pignoramenti, segnalazioni di insolvenza), mentre reagire correttamente consente spesso di evitare errori costosi e cogliere opportunità di soluzione (come eccepire la prescrizione del debito, concordare un saldo e stralcio vantaggioso, o attivare strumenti di tutela legale). In questa guida completa esamineremo:

  • Le norme italiane che regolano i debiti, la prescrizione e la cessione dei crediti, con riferimenti aggiornati a leggi e sentenze;
  • La procedura passo-passo da seguire dopo aver ricevuto la lettera, con i termini e i diritti del debitore;
  • Le strategie di difesa legale per contestare, sospendere o risolvere il debito (dall’opposizione all’eventuale decreto ingiuntivo fino alla trattativa per un saldo e stralcio);
  • Gli strumenti alternativi per gestire i debiti (dalle rottamazioni fiscali alle procedure da sovraindebitamento ex Legge 3/2012 e nuovo Codice della Crisi);
  • Gli errori comuni da evitare e una serie di consigli pratici per tutelarti;
  • Tabelle riassuntive di norme, scadenze, strumenti difensivi e benefici;
  • Oltre 15 FAQ (domande frequenti) con risposte chiare e semplici;
  • Esempi pratici e casi reali di successo nella gestione di debiti con finanziarie.

Prima di addentrarci nel merito, è importante presentarti chi ti fornirà queste soluzioni: l’Avv. Giuseppe Angelo Monardo e il suo staff multidisciplinare di avvocati e commercialisti. L’Avv. Monardo è un professionista di alto profilo con esperienza nazionale in diritto bancario e tributario. In particolare, va evidenziato che egli:

  • È avvocato cassazionista, abilitato a patrocinare in Corte di Cassazione;
  • Coordina un team di professionisti esperti a livello nazionale in diritto bancario e tributario;
  • È Gestore della Crisi da Sovraindebitamento (Legge 3/2012) iscritto negli elenchi ufficiali del Ministero della Giustizia;
  • È professionista fiduciario presso un OCC (Organismo di Composizione della Crisi) per assistere i debitori nelle procedure di composizione delle crisi;
  • È Esperto Negoziatore della Crisi d’Impresa ai sensi del D.L. 118/2021 (conv. in L. 147/2021), incaricato di aiutare le aziende in difficoltà a negoziare con i creditori.

Grazie a queste qualifiche, l’Avv. Monardo e il suo staff possono aiutarti concretamente ad analizzare la lettera o l’atto ricevuto, predisporre eventuali ricorsi e sospensive, condurre trattative efficaci con creditori (banche, finanziarie, Agenzia Entrate Riscossione ecc.), strutturare piani di rientro sostenibili oppure attivare le soluzioni giudiziali e stragiudiziali più adatte (dai procedimenti di opposizione in tribunale alle procedure di sovraindebitamento per la cancellazione dei debiti). In altre parole, non sarai solo: un team di esperti si occuperà di tutelare i tuoi diritti di debitore e trovare la via d’uscita migliore per il tuo caso.

Se hai ricevuto una comunicazione di Link Finanziaria o un altro sollecito di pagamento, non aspettare oltre. Agire tempestivamente fa spesso la differenza tra subire azioni esecutive o risolvere il problema alle migliori condizioni possibili. Ti invitiamo quindi a informarti con attenzione nelle sezioni che seguono e, soprattutto, a farti assistere da un professionista qualificato.

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Contesto normativo: debiti “vecchi”, prescrizione e cessione del credito

Per capire come difendersi da una lettera di sollecito, occorre inquadrare innanzitutto il contesto normativo in cui ci muoviamo: quali sono le leggi che regolano i debiti nel tempo, la prescrizione (estinzione del diritto per decorso del tempo) e la cessione del credito a società come Link Finanziaria. Inoltre, esamineremo alcuni precedenti giurisprudenziali recenti (sentenze di Cassazione) che offrono spunti importanti per la difesa del debitore. Vediamo i punti chiave.

La prescrizione dei debiti in Italia: tempi e atti interruttivi

In diritto italiano quasi tutti i debiti si estinguono dopo un certo periodo di tempo se il creditore non agisce per recuperarli. Questo principio generale è sancito dall’art. 2934 c.c., secondo cui ogni diritto si estingue per prescrizione quando il titolare non lo esercita per il tempo determinato dalla legge. Il termine di prescrizione ordinario (salvo eccezioni) è di 10 anni : ciò significa che, in generale, un creditore ha fino a dieci anni per far valere il proprio credito, trascorsi i quali il debitore può rifiutarsi legittimamente di pagare eccependo la prescrizione. L’art. 2946 c.c. recita infatti: “Salvi i casi in cui la legge dispone diversamente, i diritti si estinguono per prescrizione con il decorso di dieci anni” .

Tuttavia la legge prevede termini più brevi per taluni tipi di crediti, elencati nell’art. 2948 c.c. (cosiddetta prescrizione breve quinquennale di 5 anni). In particolare, si prescrivono in 5 anni :

  • gli importi dovuti con cadenza periodica annuale o infrannuale, ad esempio interessi (di mutui, finanziamenti, scoperti di conto, etc.), rate che scadono a intervalli regolari, canoni di affitto, bollette di utenze e così via ;
  • le somme dovute a titolo di stipendi, salari e altre retribuzioni (non pagate) e relativi arretrati, nonché indennità di fine rapporto (prescrizione quinquennale dal momento in cui maturano);
  • le sanzioni amministrative e interessi relativi, salvo che intervengano atti interruttivi (la Cassazione tributaria ha confermato l’orientamento secondo cui multe, sanzioni e interessi si prescrivono in 5 anni ai sensi dell’art. 2948 n.4 c.c. ).

Prescrizione ordinaria (10 anni) vs breve (5 anni): In pratica, un debito derivante da un contratto scritto (es. un mutuo, un finanziamento bancario, un prestito personale, un debito su carta di credito) ricade quasi sempre nella prescrizione ordinaria decennale , a meno che sia previsto come obbligazione periodica. Al contrario, gli importi dovuti periodicamente o su base annuale o più breve (interessi, canoni, bollette) e i crediti non contrattuali di tipo periodico si prescrivono in cinque anni . Ad esempio, un prestito bancario non rimborsato generalmente si prescrive in 10 anni dall’ultima rata scaduta (specie se la banca ha risolto il contratto chiedendo il saldo di tutto), mentre le singole bollette di luce/gas non pagate si prescrivono in 5 anni dall’emissione. Attenzione però: se un credito viene riconosciuto in una sentenza passata in giudicato o in un decreto ingiuntivo non opposto, esso si “consolida” e si prescriverà in ogni caso in 10 anni (ex art. 2953 c.c.), anche se originariamente aveva termine più breve.

Quando inizia a decorrere la prescrizione? Di regola dal giorno in cui il diritto può essere fatto valere (ad esempio, dal giorno successivo alla scadenza di pagamento prevista). Nel caso di un finanziamento rateale, ogni rata ha una sua data di scadenza da cui decorre la prescrizione del singolo importo; tuttavia, spesso il contratto prevede che al verificarsi di determinati inadempimenti il finanziamento venga risolto o decadenza dal beneficio del termine, facendo sì che l’intero debito residuo divenga esigibile in blocco – da quel momento decorre il termine decennale per l’intero importo. Questi dettagli possono essere complessi: è essenziale farli valutare da un esperto, soprattutto per capire se un “debito vecchio” è ormai prescritto o no.

Come si interrompe la prescrizione? La prescrizione non decorre indefinitamente se il creditore compie atti per far valere il suo diritto. L’art. 2943 c.c. stabilisce che la prescrizione è interrotta da ogni atto formale con cui il creditore comunica al debitore la volontà di ottenere il pagamento (in termini giuridici: una costituzione in mora) oppure promuove un’azione giudiziaria. In pratica:

  • Una lettera raccomandata (meglio se con ricevuta di ritorno) di sollecito o diffida di pagamento inviata dal creditore al debitore è generalmente un atto sufficiente a interrompere la prescrizione ai sensi del codice civile . Dal giorno in cui il debitore riceve tale raccomandata, il “conteggio” del tempo riparte da zero (inizia un nuovo periodo di prescrizione dello stesso importo di tempo). Anche un atto notificato via PEC con firma digitale può avere efficacia simile, purché vi sia prova dell’invio e ricezione.
  • Un atto legale come un ricorso per decreto ingiuntivo, un atto di citazione in giudizio, un atto di precetto (ingiunzione di pagamento notificata a seguito di un titolo esecutivo) interrompono la prescrizione e hanno effetti ancora più marcati, perché manifestano inequivocabilmente che il creditore sta esercitando il diritto in via giudiziale.

📝 Da sapere: Non tutti i solleciti “informali” valgono come atti interruttivi. Telefonate, email non PEC o semplici solleciti verbali non hanno valore legale ai fini della prescrizione – occorre un atto scritto di messa in mora notificato al debitore . Anche un semplice sollecito di pagamento generico potrebbe essere ritenuto insufficiente se non prova in modo chiaro la volontà del creditore di esigere quello specifico credito. La Cassazione, ad esempio, in materia di sanzioni amministrative ha stabilito che “in tema di prescrizione del diritto a riscuotere somme dovute a titolo di sanzione, solo gli atti tipici del procedimento sanzionatorio interrompono la prescrizione”, mentre un mero sollecito tramite raccomandata non è idoneo a interrompere i termini di legge . Questa pronuncia (Cass. civ. Sez. II ord. n. 25226/2023) riguarda però il caso particolare delle multe e sanzioni, dove la legge prevede atti “tipici” obbligatori; nel recupero crediti privati, invece, la lettera di diffida costituisce un atto valido a interrompere la prescrizione ex art. 2943 c.c., proprio perché rappresenta una costituzione in mora del debitore . Dunque, se ricevi una raccomandata da Link Finanziaria in cui si intima il pagamento del debito, devi presumere che essa abbia interrotto il termine di prescrizione precedente: non puoi fare affidamento sul decorso del tempo precedente come unica difesa, poiché il “timer” potrebbe essere ripartito dalla data di ricezione di quella raccomandata.

Riassumendo i concetti chiave sulla prescrizione: un debito “vecchio” (datato) può non essere più esigibile se è trascorso il termine di legge (5 o 10 anni, a seconda dei casi) senza che tu abbia mai ricevuto atti interruttivi validi. In tal caso si parla di debito prescritto, e il debitore può opporre formalmente la prescrizione per rifiutare il pagamento. Tuttavia, se nel frattempo il creditore ha inviato solleciti scritti (ad esempio tramite raccomandata) o compiuto azioni legali, il conteggio riparte e il termine si estende. Verificare attentamente le date è dunque fondamentale: ad esempio, potresti aver smesso di pagare nel 2015, ma se hai ricevuto un sollecito scritto nel 2018, la prescrizione decorre nuovamente da quel momento (fino al 2028, salvo ulteriori interruzioni). In sezione successiva vedremo come raccogliere e controllare queste informazioni nel procedimento passo-passo.

Cessione del credito a Link Finanziaria: efficacia e diritto alla prova

Un altro aspetto normativo cruciale: Link Finanziaria è un soggetto legittimato a riscuotere il debito? In altre parole, come faccio a sapere che devo pagare loro e non il creditore originario? Questo attiene alle regole sulla cessione del credito (artt. 1260 e segg. c.c.).

Le banche e finanziarie spesso cedono in blocco portafogli di crediti “vecchi” o inesigibili a società specializzate nel recupero (come Link Financial), che acquistano tali crediti a prezzo ridotto. La cessione del credito è lecita e regolata dalla legge: per essere opponibile al debitore ceduto, occorre che la cessione gli sia notificata oppure che egli l’abbia accettata per iscritto (art. 1264 c.c.) . La norma recita: “La cessione ha effetto nei confronti del debitore ceduto quando questi l’ha accettata o quando gli è stata notificata” . Ciò significa che, finché non ricevi comunicazione della cessione, hai diritto di pagare il creditore originario; ma una volta notificata, il nuovo creditore (cessionario) subentra nei diritti e poteri del precedente.

Nel caso di cessioni in blocco di crediti bancari (disciplinate dall’art. 58 del T.U. Bancario, D.lgs. 385/93), la legge consente – in luogo della notifica individuale – la pubblicazione di un avviso in Gazzetta Ufficiale con cui la banca comunica di aver ceduto un insieme di crediti identificabili in base a certi criteri (es: tutti i crediti in sofferenza di un certo periodo). L’avviso in G.U. svolge una funzione di pubblicità-notizia e rende efficace la cessione verso i debitori inclusi, senza bisogno di notifica singola . Tuttavia, ciò non dispensa il nuovo creditore dal dovere di provare la titolarità del credito in caso di contestazione. Su questo punto la giurisprudenza recente è stata molto chiara a tutela dei debitori:

  • La Cassazione civile (Sez. I) con ordinanza n. 25547/2025 ha stabilito che la pubblicazione dell’avviso di cessione in Gazzetta Ufficiale “non è sufficiente a dimostrare la titolarità di un credito specifico”. In un caso relativo proprio a una cessione di crediti bancari, la Suprema Corte ha censurato la decisione che si accontentava del solo avviso G.U. e di un elenco numerico generico, senza verificare concretamente l’inclusione del credito controverso nella cessione . Principio di diritto: il cessionario deve produrre documentazione contrattuale dettagliata (il contratto di cessione e gli allegati con l’elenco dei crediti) per provare di aver davvero acquisito quel credito . In sintesi, la Gazzetta Ufficiale serve a notificare la cessione ai debitori (ossia rende la cessione opponibile ex art. 58 TUB analogo all’art. 1264 c.c.) , ma non prova automaticamente che il singolo debitore X sia compreso: se X lo contesta, la società cessionaria deve esibire le prove (contratto, estratti elenco, ecc.) da cui risulti che il credito di X rientra tra quelli ceduti. Questo maggiore rigore probatorio è stato confermato anche da Cass. ord. n. 34641/2025, la quale ha ribadito che l’onere della prova del cessionario dipende dalle contestazioni del debitore: se il debitore contesta l’esistenza del contratto di cessione, il cessionario deve produrre il contratto; se contesta solo l’inclusione del proprio credito, l’avviso in G.U. può bastare solo se descrive categorie di crediti in modo così preciso da ricomprendere con certezza il credito in questione, altrimenti servono contratto e allegati .
  • Un ulteriore corollario è che non basta la Gazzetta Ufficiale per vincere la causa, se il debitore solleva dubbi. La Cassazione n. 25547/2025, infatti, sottolinea che questo orientamento “impone maggiore trasparenza e rigore nel mercato delle cessioni di crediti, affermando che la titolarità di un diritto deve essere provata senza ombra di dubbio” . Dal lato pratico, ciò protegge il debitore, consentendogli di contestare richieste di pagamento basate su prove documentali insufficienti . D’altro canto, per società come Link Finanziaria significa che devono avere una gestione documentale impeccabile, perché in giudizio potrebbero vedersi respinte le pretese se non forniscono i documenti completi e potrebbero essere condannate a pagare le spese legali .

Implicazioni per il debitore: se ricevi una lettera da Link Finanziaria relativa a un vecchio debito bancario ceduto, hai il diritto di pretendere le prove della cessione. In primo luogo, la lettera stessa di sollecito di solito costituisce notifica della cessione ex art. 1264 c.c., se contiene l’informazione che Link ha acquisito il credito dalla banca originaria. Ma se hai dubbi sulla legittimità (ad es. non era mai arrivata alcuna comunicazione precedente, o la lettera è poco chiara sull’origine del debito), puoi chiedere formalmente di vedere copia dell’eventuale contratto di cessione o almeno dell’estratto dell’elenco dove compare la tua posizione. In tribunale, qualora la società chiedesse un decreto ingiuntivo, potrai contestare l’opposizione eccependo la mancata prova della titolarità del credito da parte di Link: in base agli orientamenti sopra citati, il giudice dovrebbe pretendere dal creditore la produzione di tutti i documenti necessari (contratto di cessione, allegati con identificativo del tuo credito, documenti originari del credito stesso). Una difesa attenta su questo punto può condurre a far rigettare la domanda della società di recupero se essa non riesce a dimostrare compiutamente di essere legittimata. Questo è un tipico esempio di come una conoscenza aggiornata della giurisprudenza può dare un vantaggio al debitore.

Diritti del debitore ceduto e altre tutele normative

Oltre alla prescrizione e alla prova della cessione, ci sono altre norme che tutelano il debitore nei confronti delle società di recupero crediti:

  • Art. 115 T.U.L.P.S.: le agenzie di recupero crediti devono essere autorizzate e iscritte in appositi registri (licenza di pubblica sicurezza) per poter operare. Link Finanziaria è una società regolarmente operante nel settore (come evidenziato dal suo sito corporate, è attiva dal 2006 e gestisce milioni di posizioni) e soggetta alla normativa di settore, inclusi i codici di condotta. In pratica il debitore ha diritto a essere trattato con correttezza e rispetto, senza minacce o inganni. Comportamenti aggressivi o offensivi possono essere segnalati alle autorità (Polizia o Carabinieri, o anche all’AGCM – Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato – per pratiche commerciali scorrette). Ad esempio, l’AGCM ha in passato sanzionato società di recupero per aver inviato lettere ingannevoli o per aver molestato i debitori con telefonate continue a orari improbabili. Tali condotte possono integrare violazioni di legge (come l’art. 660 c.p. molestie, o il Codice del Consumo in tema di pratica aggressiva). Fortunatamente, Link Finanziaria sul proprio sito dichiara una politica di etica e trasparenza, quindi ci si aspettano comunicazioni rispettose; se così non fosse, il debitore può far valere i propri diritti.
  • Trasparenza sul calcolo del debito*: hai diritto a conoscere esattamente la composizione della cifra richiesta (capitale residuo, interessi, eventuali spese legali o commissioni). La Banca d’Italia e l’ABF (Arbitro Bancario Finanziario) hanno più volte ribadito che il debitore ha diritto di ottenere dall’intermediario la documentazione sul rapporto di credito (ad esempio, l’*estratto conto cronologico del finanziamento, ai sensi dell’art. 119 TUB). Anche se il credito è ceduto, il debitore può richiedere alla banca originaria copia della documentazione degli ultimi 10 anni (legge sulla trasparenza bancaria) e al nuovo creditore la rendicontazione degli interessi maturati. Consigliamo quindi, se l’importo richiesto sembra gonfiato, di chiedere spiegazioni dettagliate per iscritto.
  • Diritto alle eccezioni originarie: se avevi contestazioni in corso con la banca originaria (ad esempio per applicazione di interessi usurari, anatocismo, clausole nulle, errori nel calcolo), sappi che puoi opporre le stesse contestazioni al nuovo creditore cessionario. L’art. 1260 c.c. infatti tutela il debitore ceduto: la cessione del credito non può peggiorare la posizione del debitore. Pertanto, tutte le eccezioni opponibili al creditore originario (ad esempio: “gli interessi richiesti sono illegittimi oltre il tasso soglia”, oppure “avevo già pagato questa parte di debito in data X” o ancora “il contratto è nullo perché privo di firma”) restano opponibili anche a Link Finanziaria. La società cessionaria subentra nello stesso identico diritto, con pregi e difetti. Non può quindi richiedere più di quanto dovuto né ignorare eventuali pronunce favorevoli al debitore intervenute sul credito. Ad esempio, se c’è stata una sentenza del Tribunale che ha accertato un certo saldo minore, il cessionario non può pretendere l’importo pieno originario. Questa è una protezione importante: quindi, non credere a chi dice “ormai la banca ha ceduto, non puoi più contestare nulla”. Puoi eccome, in sede di opposizione o trattativa, far valere le ragioni originarie.
  • Privacy e dati personali: Link Finanziaria, come ogni operatore, deve rispettare il GDPR e le norme privacy. Può trattare i tuoi dati solo per finalità lecite di recupero del credito. Se ritieni che vi sia stato un abuso (ad esempio, comunicazione a terzi non autorizzati, o conservazione di dati non pertinenti), hai diritto di segnalare al Garante Privacy. Inoltre, la segnalazione nelle banche dati come CRIF o simili: di norma, dopo la cessione, il credito rimane segnalato come in sofferenza finché non viene estinto o finché decorrono i termini di conservazione. Saldare il debito (anche a stralcio) comporta la registrazione della chiusura (con saldo parziale) e dopo un certo periodo (in genere 36 mesi dall’aggiornamento) la posizione sarà cancellata dai sistemi di informazione creditizia. È bene richiedere a Link (dopo aver chiuso il debito) una “lettera di liberatoria” da esibire per far aggiornare le banche dati e attestare che nulla più è dovuto.

Ora che abbiamo chiarito il quadro normativo di base – tempi di prescrizione, efficacia della cessione del credito e diritti del debitore – possiamo passare all’aspetto pratico: cosa fare, passo dopo passo, quando arriva una lettera di Link Finanziaria che sollecita il pagamento di un vecchio debito.

Procedura passo-passo dopo la ricezione del sollecito di Link Finanziaria

Affrontare in modo organizzato la situazione è fondamentale. Di seguito illustriamo una procedura in più fasi che ti guiderà dall’apertura della lettera fino alla scelta della strategia di risposta più opportuna. Seguire questi passi ti aiuterà a non commettere errori dettati dalla fretta o dall’emotività, e a raccogliere tutte le informazioni utili per decidere come muoverti (che sia contestare il debito, negoziare un saldo e stralcio, chiedere aiuto legale, ecc.).

1. Analisi immediata della lettera: provenienza, contenuto e scadenze

Appena ricevi la lettera di Link Finanziaria, leggila attentamente da cima a fondo. Verifica innanzitutto:

  • Chi l’ha inviata: generalmente sarà su carta intestata “Link Finanziaria” o di un avvocato incaricato da essa. Link Financial in Italia opera tramite Link Finanziaria S.p.A., con sede e riferimenti indicati. Controlla se è una lettera semplice o una raccomandata A/R (busta verde o bianca con ricevuta): se è raccomandata, prendi nota della data di ricezione (fa fede l’avviso di ricevimento) perché, come detto, può interrompere la prescrizione. Se l’hai trovata nella buca senza firma, potrebbe essere ordinaria (quindi minor valore legale, ma va presa comunque sul serio).
  • Intestazione e riferimenti del debitore: assicurati che sia effettivamente a te indirizzata (nome, cognome, indirizzo corretti). Può capitare – specie nei crediti molto vecchi – che la lettera arrivi a vecchi indirizzi o a omonimi. Se non sei tu il destinatario o c’è un palese errore di persona, sarà più semplice risolvere (in quel caso potrai comunicare che la persona cercata non è reperibile o non sei tu, allegando magari un documento).
  • Origine del debito e importo richiesto: la lettera dovrebbe indicare la provenienza del debito (es: “Credito n. XXXX originato da finanziamento con Banca XYZ”, oppure “Carta di credito emessa da ABC Bank”, con numero contratto o conto, intestatario, e data di stipula), l’importo totale dovuto aggiornato (capitale residuo + interessi accumulati + eventuali spese) e talvolta la data di ultimo pagamento noto. Questi dati sono cruciali per capire di che si tratta. Confrontali con i tuoi ricordi e documenti: riconosci questo debito? Era un prestito che non sei riuscito a finire di pagare, una carta revolving, un conto finito in rosso? Oppure ti è nuovo? In caso di debito non riconosciuto o dubbio, segna questa incongruenza (potrebbe trattarsi di un errore, o di una frode di identità, o semplicemente di un debito talmente datato da esser caduto nel dimenticatoio).
  • Presenza di una data ultima per pagare: spesso i solleciti indicano frasi come “La invitiamo a provvedere al pagamento entro 15 giorni dal ricevimento” oppure “entro e non oltre il [data]“. Attenzione: questa scadenza non è un termine legale perentorio, ma va comunque considerata. Non pagare entro quel termine non comporta automaticamente azioni immediate, ma passato il termine la società potrebbe decidere di procedere con passi successivi (ulteriori solleciti, telefonate, o eventualmente un’azione legale). È un termine di cortesia o pressione commerciale. Segnatelo, ma sappi che non è una scadenza processuale: se la superi, non perdi diritti di difesa, semplicemente rischi che la controparte inasprisca il recupero.
  • Eventuali proposte di saldo a stralcio o piani di rientro: alcune lettere di Link Finanziaria (soprattutto se il debito è molto vecchio) propongono già una soluzione agevolata, ad esempio “qualora volesse definire bonariamente, siamo disponibili a valutare una chiusura a saldo e stralcio con pagamento di € XXX pari al Y% del dovuto” oppure “possibilità di rateizzare in tot rate mensili”. Se c’è una proposta concreta, è segno che la società è interessata a trovare un accordo rapido (magari sa che il credito è difficile da recuperare integralmente). Prendi nota dell’offerta, ma non aderire né firmare nulla subito: bisogna prima valutare se conviene, se si può ottenere uno sconto maggiore, o se magari il debito è prescritto e non va pagato affatto.
  • Firma o nome del referente: la lettera potrebbe essere firmata da un funzionario di Link Finanziaria o da un legale. Spesso contengono riferimenti di contatto (numero di telefono del recuperatore assegnato, email generica tipo clienti@link…). Segna anche questi dati.

Una volta esaminati questi elementi, non farti prendere dal panico. È normale provare ansia, ma adesso hai un primo quadro: sai quale debito ti contestano, di quando risale, quanto vogliono e con che urgenza. Il passo successivo è raccogliere tutta la documentazione e le informazioni relative, per capire la storia di questo debito.

2. Raccogliere la documentazione e ricostruire la storia del debito

Per decidere come muoverti, devi avere chiaro lo storico del rapporto. Ecco cosa fare:

  • Cerca tra i tuoi documenti eventuali carteggi relativi a quel debito originario. Ad esempio, se si tratta di un vecchio prestito bancario, recupera il contratto di finanziamento se lo trovi, le comunicazioni di messa in mora della banca (se ne avevi ricevute), le ricevute di eventuali pagamenti fatti, estratti conto, email, qualsiasi cosa. Se è una carta di credito, cerca estratti conto, lettere di revoca fido, ecc. Anche vecchie raccomandate: ad esempio potresti aver ricevuto anni fa una lettera di cessione del credito dalla banca che diceva “abbiamo ceduto a Link Financial…”. Ogni dettaglio temporale conta.
  • Annota le date chiave: quando hai smesso di pagare? Quando hai avuto l’ultima comunicazione dal creditore originario? Hai mai ricevuto ingiunzioni dal tribunale in passato per questo debito? Ad esempio, se ricordavi di aver ricevuto un decreto ingiuntivo magari 8 anni fa e poi null’altro, quell’ingiunzione se non è stata eseguita potrebbe essere “scaduta” (il decreto non opposto ha efficacia per 10 anni rinnovabili, ma ci sono dettagli). Se invece non hai mai avuto atti giudiziari, vorrà dire che finora è stato tutto su base di solleciti.
  • Controlla la tua posta elettronica (anche PEC se l’avevi comunicata) e gli SMS: talvolta le finanziarie inviano anche email o messaggi. Non hanno valore di notifica legale, ma se li trovi possono ricordarti eventi (es. “sollecito del 2019 via email”).
  • Richiedi informazioni alla banca/finanziaria originaria: se ti mancano dati cruciali (ad es. non ricordi quando hai pagato l’ultima rata), puoi provare a contattare il creditore originale. Grazie all’art. 119 TUB, hai diritto di ottenere l’estratto conto cronologico e la documentazione del rapporto fino a 10 anni addietro. Certo, se il rapporto è stato ceduto e chiuso da molto, la banca potrebbe non essere collaborativa, ma tentare non nuoce. Una richiesta formale via PEC o raccomandata alla banca, indicando il tuo nome, codice cliente/contratto e chiedendo l’estratto conto e il certificato del debito residuo alla data di cessione, può fornire elementi (talora fanno pagare piccole spese amministrative).
  • Verifica eventuali segnalazioni in CRIF o altre banche dati: collegandoti ai servizi di accesso ai dati creditizi (CRIF Eurisc, Experian, Cerved etc.), puoi richiedere la tua posizione creditizia. Se il debito era bancario e insoluto, molto probabilmente sei stato segnalato a suo tempo come “sofferenza” o “credito inesigibile”. La scheda CRIF può contenere la data di ultimo aggiornamento e l’importo a sofferenza. Questo può farti capire ad esempio se nel frattempo c’è stata una vendita del credito (a volte CRIF indica “cessionario: tot”). Inoltre, se per caso il debito fosse già stato cancellato perché troppo vecchia la segnalazione (di solito avviene dopo 36 mesi dalla chiusura o dalla scadenza), questo è un indizio che sono trascorsi almeno alcuni anni.
  • Cerca eventuali cause o conciliazioni passate: hai mai fatto un reclamo o ricorso all’ABF o Altroconsumo su questo debito? O un accordo col recupero precedente? Se ad esempio in passato avevi concordato un saldo e stralcio con un’agenzia e pensavi di aver chiuso, ma ora Link ti richiede soldi sullo stesso debito, potrebbe esserci un grosso problema (forse l’accordo non era concluso o l’agenzia non ha comunicato la chiusura al cedente successivo). Devi portare alla luce tutto questo.

Questa fase di due diligence personale è un po’ noiosa ma fondamentale. Solo così potrai, al prossimo passo, capire se:

  • Il debito è ancora esigibile o forse già prescritto (es: ultimo pagamento 8 anni fa, nessuna raccomandata negli ultimi 5 anni… forse è prescritto, ma occhio alla raccomandata attuale che interrompe di nuovo).
  • L’importo richiesto è corretto o spropositato (magari ti chiedono 10.000€ quando il debito iniziale era 5.000€ – segno di tanti interessi accumulati in anni).
  • Ci sono anomalie (tipo chiedono soldi per un contratto che non hai mai firmato, scambio di persona, oppure hanno già pignorato qualcosa in passato a tua insaputa?).
  • Puoi vantare qualche obiezione (es: interessi usurari, prescrizione di parte degli interessi quinquennali, vedi oltre).

Finita la raccolta dati, procedi col valutare le strategie possibili. È consigliabile, a questo punto, coinvolgere un legale di fiducia, specialmente se la situazione è intricata o se ci sono importi elevati in gioco. Un avvocato esperto saprà leggere i documenti e individuare immediatamente le linee di difesa.

3. Valutazione delle opzioni di risposta: pagare, negoziare o contestare?

Una volta chiarito il quadro, arriviamo al bivio decisionale: come rispondere alla lettera di Link Finanziaria. In generale, hai davanti a te alcune opzioni principali:

  • A) Pagare integralmente quanto richiesto entro il termine indicato.
  • B) Negoziare con Link Finanziaria per ottenere uno sconto (saldo e stralcio) o una dilazione, e poi pagare.
  • C) Contestare il debito e rifiutare il pagamento, preparandoti eventualmente a difenderti in sede legale.
  • D) Ignorare la lettera. (Opzione sconsigliata, ma pur sempre praticata da alcuni).

Vediamo le considerazioni su ciascuna opzione:

A) Pagamento integrale immediato: È l’opzione più semplice solo in apparenza: comporta procurarsi i fondi e versare tutto ciò che viene richiesto, chiudendo così la partita. Può avere senso se: (i) l’importo non è elevato e non vale la pena di litigare; (ii) hai certezza che il debito sia dovuto e non ci sono ragioni di contestazione; (iii) vuoi risolvere subito per evitare ulteriori stress. Prima di pagare, però, assicurati di ottenere conferma scritta che il pagamento estinguerà ogni obbligazione residua. Chiedi a Link di mandarti una presa d’atto del fatto che il pagamento integrale di € X entro tal data chiuderà il debito (liberatoria finale). Esegui il pagamento con metodi tracciati (bonifico su conto intestato a Link Finanziaria, ad esempio, o sul conto indicato nella lettera – mai contanti o ricariche anonime) e conserva la ricevuta. Dopo, pretendi una lettera di conferma di saldo avvenuto a chiusura stralcio del debito. Questa opzione però raramente è la più vantaggiosa per il debitore, soprattutto se il debito è molto vecchio: spesso in questi casi i creditori mettono già in conto di accettare cifre minori, quindi pagare il 100% senza tentare una trattativa è come rinunciare a un possibile sconto.

B) Negoziare un saldo e stralcio o una rateizzazione: Questa è l’opzione più praticata e spesso la più conveniente. Consiste nel contattare Link Finanziaria (meglio per iscritto, via PEC o raccomandata, o inizialmente anche per telefono per capire la disponibilità) e proporre una definizione bonaria. Può avvenire in due forme: – Saldo e stralcio, ovvero pagamento in un’unica soluzione (o poche rate ravvicinate) di un importo inferiore al totale dovuto, a titolo di saldo definitivo. Ad esempio, se ti chiedono 10.000€, potresti offrire 3.000€ in unica soluzione entro 30 giorni a saldo e stralcio del debito. Questa formula implica che, una volta pagata quella somma concordata, il creditore rinuncia definitivamente a qualsiasi ulteriore pretesa e “stralcia” (cancella) il residuo. È fondamentale che l’accordo sia messo per iscritto, preferibilmente su carta intestata di Link Finanziaria, firmato dal responsabile, dove si dichiara che “riceverà € X entro il tal giorno, quale importo concordato a saldo e stralcio del debito originario Y, rinunciando a ogni ulteriore importo”. Solo così sei tutelato che domani non ti chiedano altro. – Rateizzazione (piano di rientro): se non hai liquidità per un saldo immediato, puoi proporre di pagare a rate mensili. In tal caso, di solito la società preferisce rate brevi (6, 12, 24 mesi), difficilmente oltre i 2-3 anni per debiti piccoli/medi. Potrebbero richiedere il riconoscimento del debito per iscritto e magari l’impegno a emettere cambiali o RID bancari. Attenzione: la rateizzazione di norma comporta il pagamento dell’intero importo (o quasi) senza sconti, magari con rinuncia agli interessi futuri se rispetti il piano. Anche qui, serve un accordo scritto che dettagli le rate, le scadenze e cosa succede in caso di mancato pagamento di una rata (solitamente decadono dal beneficio e chiedono tutto). – Una forma mista può essere saldo e stralcio dilazionato: es. paghi 50% del dovuto in 6 mesi, e ti abbuonano il 50% finale.

Conviene trattare? Nella maggior parte dei casi , conviene almeno tentare la via del saldo a stralcio. Società come Link Finanziaria acquistano i crediti a prezzi molto bassi (spesso il 5-10% del valore nominale per crediti molto deteriorati). Ciò significa che potrebbero accontentarsi di incassare anche solo il 20-30% per comunque realizzare un guadagno. Ovviamente la loro prima richiesta sarà più alta (magari ti offrono uno sconto del 20%), ma c’è margine di contrattazione. Non accettare la prima offerta: puoi fare una controproposta più bassa. Importante: fallo sempre con educazione e fornendo motivazioni (es: la tua situazione economica, la vetustà del debito, etc.). Se hai poco reddito o beni, fallo presente: anche loro sanno che se procedessero legalmente potrebbero non recuperare nulla se sei nullatenente o quasi. Questo ti dà forza in trattativa. D’altro canto, se hai uno stipendio consistente o una casa, la società lo valuterà e sarà meno incline a forti sconti perché confidano di rifarsi via tribunale. – Strategia: spesso funziona offrire un importo immediato, anche piccolo, purché tangibile: “Posso pagarvi 5.000€ entro 30 giorni e chiudiamo subito, altrimenti non sono in grado e valuterò altre strade”. Se la controparte percepisce che c’è il rischio di non vedere nulla (ad es. se tu sollevi questioni di prescrizione o nullità), potrebbe preferire prendere quei soldi subito. – Assistenza legale nella trattativa: Far condurre la negoziazione a un avvocato può ottenere risultati migliori, perché un legale saprà evidenziare le debolezze della pretesa di Link (ad es. “il credito pare prescritto, siamo pronti a far causa”) per poi però offrire comunque una somma transattiva. Questo mix di fermezza legale e apertura conciliativa spesso porta la controparte a concedere sconti maggiori pur di evitare un contenzioso incerto.

C) Contestazione formale del debito (non pagare e opporsi): Questa opzione significa prendere una posizione netta: “non vi pago perché non lo devo” (o perché non siete legittimati, o perché il debito è estinto, ecc.), e prepararsi a difendersi in caso di azioni legali. È la strada giusta se dalle analisi fatte emergono forti motivi di opposizione, ad esempio: – Il debito appare prescritto (es: sono passati oltre 10 anni dall’ultimo pagamento o atto e la lettera di Link è arrivata tardiva – attenzione: dovresti comunque rispondere eccependo la prescrizione, vedi dopo). – Il debito non esiste o è già stato pagato/definito (errore del creditore). – L’importo richiesto è illegittimo in gran parte (ad es. conti con tassi usurai, spese non dovute, ecc., che ridurrebbero fortemente il dovuto). – Non vi è prova sufficiente del credito (documentazione mancante, cessione non provata – questa la verificherai soprattutto in giudizio). – La società non ha seguito procedure corrette (ma qui bisogna poi portare la questione in tribunale eventualmente).

Contestare formalmente il debito implica che rispondi alla lettera (meglio per iscritto tramite PEC o raccomandata A/R) dichiarando, in sostanza: “Contesto la Vostra richiesta per le seguenti ragioni…” e spiegando i motivi: ad esempio “il debito è estinto per intervenuta prescrizione ai sensi degli artt. 2934 e 2946 c.c., essendo decorso oltre un decennio dall’ultima manifestazione di volontà da parte del creditore originario”, oppure “ritengo il vostro cliente privo di legittimazione attiva non avendo fornito prova della titolarità del credito”, o ancora “il sottoscritto non ha mai stipulato alcun contratto con la banca indicata”. Questa lettera di contestazione inviata da te (o dal tuo avvocato) non ha l’effetto di chiudere la vicenda immediatamente (ovviamente Link Finanziaria quasi mai dirà “ah scusi, ci siamo sbagliati, annulliamo tutto” – anche se a volte su contestazioni di persona sbagliata può succedere che riconoscano l’errore). Il vero scopo è mettere a verbale la tua opposizione, creare un precedente scritto in cui neghi il debito e anticipare che farai valere i tuoi diritti. Spesso, dopo una contestazione ben argomentata dall’avvocato, la società propone essa stessa un accordo più vantaggioso, per evitare la lite. Altre volte, se sono convinti del loro diritto, procederanno comunque legalmente (es: chiederanno un decreto ingiuntivo).

Se scegli la linea dura della contestazione, devi essere pronto a passare al passo successivo in tribunale: ovvero, se ti notificano un decreto ingiuntivo, presentare tramite avvocato un’opposizione entro 40 giorni dalla notifica, sostenendo in giudizio le tue ragioni (prescrizione, difetto legittimazione, ecc.). Oppure, se tentano direttamente un pignoramento (caso raro senza titolo esecutivo, solo se avevano già un decreto ingiuntivo non notificato prima – poco probabile), dovrai fare opposizione all’esecuzione immediata. In sostanza, preparati a litigare in tribunale. Questa opzione è consigliabile solo se hai ottime possibilità di vincere o ridurre di molto il debito, e se l’importo giustifica spese legali. Ad esempio, se per un debito di €5.000 scopriamo che è prescritto e la controparte non ha appigli, può valer la pena opporsi perché quasi certamente vincerai (la prescrizione, se dimostrata, azzera il debito). Se però il tuo unico scopo è prendere tempo, considera comunque che le spese legali possono poi esserti addebitate se perdi. La valutazione costi-benefici va fatta con l’avvocato.

D) Ignorare la lettera: Molti debitori, per ansia o speranza che il problema sparisca, scelgono di non rispondere affatto al sollecito, cestinando la lettera. Questa non è una “strategia” ma piuttosto un azzardo. Cosa succede se ignori? Nel breve termine, forse nulla di drastico: probabilmente riceverai ulteriori solleciti (magari telefonate da operatori di Link, altre lettere più “minacciose” tipo “ULTIMO AVVISO prima di azioni legali”). Potrebbero anche inviarti a domicilio un loro esattore o incaricare un’agenzia locale di farti visita (hanno il diritto di farlo, purché in orari consoni e con discrezione; tu non sei obbligato a riceverli). Se continui a ignorare, alla fine il creditore può attivarsi legalmente: richiedere un decreto ingiuntivo dal giudice competente. Se ciò avviene, tu potresti non accorgertene subito (il decreto viene notificato all’indirizzo risultante dai loro dati: se non ti trovano, potrebbero notificare per posta o persino per pubblici proclami, e il rischio è di ritrovarti con un atto esecutivo senza essertene accorto in tempo utile per opporti). Ignorare quindi è pericoloso. L’unico caso in cui ha un senso è se sei ragionevolmente certo che il creditore non possa o non voglia procedere legalmente: ad esempio per importi molto piccoli (difficile che facciano causa per 100 euro) o se il credito è palesemente prescritto e la società sta solo tentandone il recupero sperando che paghi volontariamente. In taluni casi, alcune agenzie si fermano ai solleciti e se vedono che non rispondi, archiviano e passano ad altri casi più fruttuosi. Ma non c’è garanzia. Link Finanziaria, essendo una realtà grande, ha sicuramente un ufficio legale che valuterà caso per caso se procedere. Dunque ignorare può farti guadagnare tempo, ma anche peggiorare la situazione se poi arriva un atto giudiziario vero e proprio. Inoltre, ignorare significa perdere l’opportunità di negoziare uno sconto: se non parli con loro, di certo non ti offriranno il saldo del 30%! Potresti perdere soldi risparmiabili.

Conclusione su questo passo: realisticamente, la scelta migliore per la maggior parte dei debitori è una combinazione tra B) e C): ovvero, contestare tutto ciò che c’è da contestare (prescrizione, interessi ecc.) per migliorare la propria posizione e, parallelamente, negoziare un accordo transattivo che chiuda la questione in modo favorevole (pagando meno). Questo perché la contestazione aumenta il tuo potere contrattuale, ma la transazione ti evita i rischi e i tempi di una causa. Naturalmente, se la legge è totalmente dalla tua parte (es: debito prescritto abbondantemente, zero rischi), potresti puntare tutto su C) e non pagare nulla. Valuta sempre però con lucidità: talvolta si è convinti della prescrizione ma magari c’è un dettaglio (una raccomandata ricevuta da un familiare, un’interruzione che ignoravi) che può farti perdere in giudizio. Quindi, consigliamo: consulta un legale con tutta la documentazione raccolta e chiedi quale opzione ha più senso nel tuo caso specifico.

4. Come comunicare con Link Finanziaria: canali e accortezze

Indipendentemente dall’opzione scelta, dovrai quasi certamente comunicare con la società di recupero. Alcuni consigli pratici:

  • Preferisci comunicazioni scritte tracciabili. Anche se inizialmente puoi telefonare per un approccio informale (spesso nelle lettere c’è un numero di telefono del referente del tuo caso), è bene confermare sempre per iscritto ciò che viene detto. Se ad esempio per telefono concordi un certo piano o esprimi obiezioni, chiedi poi un’email riepilogativa o manda tu una PEC a Link con “Come da conversazione telefonica odierna con il Sig. XY, ribadisco…”. Questo evita fraintendimenti e tiene traccia.
  • Usa la PEC (posta elettronica certificata) se ce l’hai, perché ha valore legale equiparato alla raccomandata. Spesso le finanziarie hanno un indirizzo PEC (cercalo sul sito o chiedilo). In alternativa, raccomandata A/R tradizionale.
  • Mantieni un tono professionale e fermo. Nelle lettere di risposta, non farti prendere dalla rabbia: evita insulti o toni provocatori che non aiutano. Sii sì deciso nel rivendicare i tuoi diritti (“si contesta la vostra pretesa in quanto…”), ma rimani nei binari di un linguaggio civile. Questo ti mette in posizione di forza e facilita anche eventuali giudici futuri nel prenderti sul serio.
  • Non ammettere il debito se vuoi contestarlo. Questa è cruciale: se stai eccependo prescrizione o dubitando del debito, non scrivere frasi tipo “so di dovervi questi soldi ma non posso pagarli” o “vi prometto che pagherò qualcosa”. Un’ammissione scritta di debito interrompe la prescrizione per riconoscimento (art. 2944 c.c.) e rende poi più difficile contestare. Mantieni quindi, in caso di contestazione, la linea: “sulla base delle informazioni in mio possesso il debito non risulta dovuto/perché prescritto”, etc., senza concessioni.
  • Se negozi, vincola l’accordo alla conferma scritta. Non inviare mai soldi prima di avere il testo dell’accordo firmato dalla controparte. Questo perché una volta pagato, perdi potere contrattuale. Ad esempio, se stai trattando un saldo e stralcio: prima ottenete uno scambio di lettere/email in cui si definiscono i termini (importo, data, stralcio totale), poi paghi esattamente come concordato e infine ti fai mandare la liberatoria finale originale.
  • Chiedi sempre la liberatoria post-pagamento, come già detto, e l’aggiornamento eventuale in centrale rischi se pertinente.
  • Tieni un archivio di tutto: copie delle lettere inviate e ricevute, ricevute di ritorno, registrazioni di telefonate (se le fai e se informi di registrare per correttezza, oppure annota data/ora e contenuto). Questo archivio sarà utile se nascono contestazioni sul “chi ha detto cosa”.

5. Monitorare le mosse successive di Link Finanziaria

Dopo la tua risposta o comunque dopo la scadenza che ti avevano dato, cosa succederà? Diversi scenari:

  • Se hai raggiunto un accordo di saldo o di rate, e lo stai rispettando, bene: la vicenda si avvia alla conclusione. Assicurati solo di rispettare scrupolosamente i termini (date pagamenti) perché un ritardo potrebbe far saltare l’accordo. Una volta completati i pagamenti, sollecita la conferma di chiusura.
  • Se hai contestato e non pagato, preparati: Link potrebbe rispondere con un’altra lettera (es. confutando le tue eccezioni e ribadendo la richiesta) oppure passare direttamente il dossier al loro studio legale per valutare un’azione giudiziaria. In molti casi, prima di andare dal giudice, proveranno ancora un contatto: ad esempio potresti ricevere una telefonata da un loro legale che cerca un ultimo accordo, magari con una piccola riduzione. Se sei fermo sul non pagare nulla perché hai ragione, potresti mantenere la posizione; se invece preferisci evitare cause, magari questo è il momento per chiudere con un accordo leggermente migliorato rispetto a prima.
  • Se hai ignorato finora, quasi certamente intensificheranno i tentativi: chiamate telefoniche frequenti al tuo numero (possono farlo negli orari 8-21 feriali, con moderazione; se diventano troppe, puoi chiedere di essere contattato solo per iscritto), lettere ulteriori. Possono anche incaricare un agente sul territorio (a volte inviano comunicazioni tipo “il nostro funzionario Tizio Caio sarà incaricato di effettuare un sollecito domiciliare”). Sappi che nessuno può entrare in casa tua senza il tuo consenso o senza un mandato del giudice: il funzionario può al massimo citofonare e parlare con te sulla porta, non ha poteri di pignoramento. Di solito questi incontri servono a capire se c’è spiraglio di pagamento.
  • Atto legale: la prima vera mossa legale che potresti vedere è un decreto ingiuntivo notificato a tuo nome. Il decreto ingiuntivo è un provvedimento del giudice che, su ricorso di Link Finanziaria (che allega documenti del credito), ingiunge al debitore di pagare quanto dovuto più spese, entro 40 giorni, pena l’esecuzione forzata. Se ti arriva un decreto ingiuntivo, non ignorarlo! A differenza della lettera, questo ha forza esecutiva. Devi immediatamente andare da un avvocato con l’atto e valutare l’opposizione entro 40 giorni (se hai motivi validi tipo prescrizione, errori, ecc.) . Se non fai opposizione entro quel termine, il decreto diventa definitivo (cosa simile a una sentenza) e a quel punto Link potrà procedere con pignoramenti.
  • Atti di precetto o pignoramento: un precetto è un’ultima intimazione di pagamento su un titolo esecutivo (come un decreto ingiuntivo definitivo o una sentenza). Ti dà 10 giorni per pagare, dopo di che possono pignorare. Se dovesse arrivarti un precetto da Link (tramite ufficiale giudiziario), significa che o non ti sei accorto di un decreto e ora loro procedono, o hanno un qualche altro titolo (raro, a meno che la banca originaria avesse già un decreto ingiuntivo emesso in passato). In tal caso, rivolgiti immediatamente al legale per vedere se c’è margine di opposizione all’esecuzione (ad esempio per irregolarità, prescrizione sopravvenuta del titolo – i decreti non eseguiti per 10 anni si prescrivono anch’essi e serve rinnovarli).
  • Tempi delle mosse legali: non è detto che Link agisca subito. Magari provano per mesi la via stragiudiziale prima di fare causa. Oppure, se la prescrizione è imminente (es: scade a breve il decennio), potrebbero presentare ricorso monitorio giusto per interrompere i termini giudizialmente. Purtroppo non c’è un calendario prevedibile: alcuni debiti vengono citati in giudizio anche dopo 1 anno di solleciti, altri mai. In ogni caso, la regola d’oro è: tieni sempre aggiornata la tua residenza anagrafica! Se ti trasferisci, fai la variazione in Comune e le poste, così che eventuali atti ti raggiungano e tu possa reagire. Molti problemi nascono da atti legali notificati a vecchi indirizzi dove il debitore non c’è più.

Per concludere questa sezione, ecco una tabella riepilogativa dei passaggi essenziali dopo aver ricevuto la lettera:

FaseCosa fareObiettivo
1. Lettura inizialeLeggere bene la lettera, capire chi la manda, per quale debito, importo richiesto, scadenza indicata.Identificare natura del sollecito e urgenza.
2. Raccolta documentiCercare contratti, ricevute, comunicazioni passate, annotare date di ultimo pagamento, prescrizioni possibili, ecc.Ricostruire la storia del debito e punti di forza per difesa.
3. Valutazione opzioniDecidere se pagare, negoziare, contestare o ignorare, basandosi sui dati raccolti e sulla propria situazione finanziaria. Possibilmente consultare un legale.Definire la strategia ottimale (difensiva o transattiva).
4. Comunicazione con LinkInviare risposta scritta: richiesta di documenti, contestazione motivata, o proposta di accordo a saldo/rate. Usare PEC/Racc. A/R, tono professionale.Formalizzare la propria posizione e/o aprire un canale di negoziazione, creando prove documentali.
5. Negoziazione (se scelta)Trattare importo e termini. Ottenere accordo scritto e firmato prima di pagare. Effettuare pagamenti secondo accordo.Ridurre l’esborso e chiudere il debito in modo definitivo e certo.
6. Contestazione (se scelta)Mantenere posizione di rifiuto. Prepararsi ad azioni legali. Monitorare eventuale decreto ingiuntivo o precetto.Respingere pretese indebite e farsi trovare pronti in caso di causa (opposizione tempestiva).
7. Chiusura e liberatoriaSe accordo raggiunto e pagato, ottenere liberatoria e ricevuta finale da Link. Aggiornare la propria documentazione (CRIF, ecc.).Ufficializzare l’estinzione del debito ed evitare future rivendicazioni.
8. Monitoraggio nel tempoConservare tutti i documenti. Se il caso non è chiuso (es: contestazione in atto), monitorare la prescrizione e ulteriori mosse del creditore.Essere pronti a far valere i propri diritti e non farsi sorprendere da atti inaspettati.

Questi passaggi coprono in modo strutturato l’intero “ciclo di vita” di un sollecito di pagamento da parte di Link Finanziaria, dal ricevimento alla risoluzione. Nel capitolo seguente entreremo più nel dettaglio delle difese legali possibili (impugnazioni, opposizioni) e degli strumenti alternativi a disposizione del debitore per gestire situazioni di sovraindebitamento.

Difese e strategie legali del debitore: come contestare o ridurre il debito

In questa sezione affronteremo le principali strategie di difesa legale a disposizione di un debitore che riceve un sollecito per un debito finanziario. L’ottica è quella difensiva (dal punto di vista del debitore): vedremo come impugnare formalmente gli atti, quali eccezioni sollevare, come sospendere eventuali azioni esecutive e, dall’altro lato, come ridurre il peso del debito ricorrendo a strumenti giuridici (transazioni, piani, procedure di esdebitazione). Ricorda che ogni caso ha le sue peculiarità, ma conoscere gli strumenti generali ti aiuterà a discuterne con il tuo avvocato e a capire cosa sta facendo per te.

Eccepire la prescrizione del debito

Come ampiamente spiegato, la prescrizione è spesso la prima linea di difesa se il debito è molto vecchio. Ma attenzione: la prescrizione non opera automaticamente, deve essere eccepita dal debitore. Cosa significa? Significa che se anche il debito è formalmente prescritto, se tu paghi spontaneamente o non la sollevi in un eventuale giudizio, il giudice non può rilevarla d’ufficio (tranne in rarissimi casi di diritti indisponibili). Quindi, se vuoi far valere la prescrizione, devi:

  • Dichiararlo espressamente per iscritto quando rispondi al sollecito: ad esempio nella tua lettera di risposta a Link Finanziaria scriverai “si eccepisce l’intervenuta prescrizione del credito ex art. 2934 c.c., essendo decorso oltre [x] anni dall’ultima richiesta valida di pagamento risalente al [data]”.
  • Non compiere atti che possano costituire riconoscimento del debito (art. 2944 c.c.), altrimenti vanifichi la prescrizione maturata. Un riconoscimento può essere esplicito (“lo so che devo pagare, ma…”) oppure implicito (ad esempio un pagamento parziale, o anche solo chiedere una dilazione potrebbe essere interpretato come ammissione). È un campo minato: conviene, se la prescrizione è borderline, agire con molta cautela. In sede di trattativa, è possibile concordare che i pagamenti sono “senza riconoscimento del debito e fatti solo in ottica transattiva” (ma serve accordo scritto con tale riserva).
  • Essere pronti a ribadirla in tribunale: se arrivasse un decreto ingiuntivo, dovrai fare opposizione scrivendo nella comparsa di risposta che il credito è prescritto e dimostrare la data da cui calcoli la prescrizione (esibendo la documentazione dell’ultimo atto interruttivo per far vedere che da lì son passati più di 5 o 10 anni, a seconda). L’onere di provare che la prescrizione si è interrotta spetta poi al creditore: ecco perché magari Link in giudizio tirerà fuori raccomandate che tu magari non hai, per sostenere che in realtà c’era stata interruzione.

Spesso c’è contestazione sulla data esatta: tu dirai “ultimo pagamento 2012, quindi prescrizione nel 2022”; loro potrebbero replicare “abbiamo spedito raccomandata nel 2016” (magari firmata da un convivente) e sostenere che dunque il termine si sposta al 2026. In tali casi il giudice valuterà le prove: ad esempio se producono la ricevuta di ritorno firmata, è un loro punto a favore. Se tirano fuori un documento interno (non notificato) o telefonate registrate, di solito non bastano come atti interruttivi.

Qual è la prescrizione applicabile? Lo abbiamo visto: nella maggior parte dei debiti bancari/finanziari, 10 anni per il capitale e 5 per gli interessi scaduti. Quindi, ad esempio, se hai avuto un mutuo, gli interessi di mora maturati più di 5 anni prima sono prescritti separatamente dal capitale. C’è una complessità: la Cassazione in ambito tributario ad esempio ha detto che “gli interessi si prescrivono in 5 anni a prescindere dal capitale” . Nel privato, se in giudizio invochi la prescrizione quinquennale per interessi, devi quantificarli. Tipicamente lo si fa con una CTU (consulenza tecnica) o producendo estratti conto. Non semplice per il debitore da solo; per questo conviene farlo fare a un legale con l’ausilio di un commercialista se serve. Comunque, eccepire la prescrizione di una parte del debito (es. degli interessi maturati oltre 5 anni fa) è possibile e può ridurre il totale.

Esempio pratico: Debito da carta revolving di €5.000 scaduto nel 2017. Link ti scrive nel 2026 chiedendo €9.000 (5k capitale + 4k interessi moratori vari). Potresti eccepire: capitale ancora nei 10 anni (non prescritto fino al 2027), ma gli interessi dal 2017 al 2021 sono prescritti perché ciascuna annualità di interessi si prescrive in 5 anni . Quindi, male che vada pagheresti 5k + interessi ultimi 5 anni = forse 6k, non 9k. Questi argomenti servono in trattativa per dire: “guarda che 4k di interessi ve li smonto, tanto vale che li togliamo già ora dall’importo richiesto”. Un avvocato lo formalizzerà per iscritto con riferimenti normativi, il che li convincerà a ridurre la pretesa.

In conclusione, la prescrizione è un’arma potente, ma va maneggiata correttamente. Spesso solo minacciarla in modo credibile porta a un risultato: ad esempio, se scrivi “il debito pare prescritto, sono pronto a far valere la prescrizione in ogni sede”, la società potrebbe decidere di non rischiare il giudizio (sapendo che perderebbe) e quindi accontentarsi di un piccolo importo transattivo. D’altra parte, se non sei sicuro al 100% che sia prescritto, non bluffare: se va a finire in tribunale e salta fuori che mancava ancora un anno, avrai speso soldi e perso tempo per nulla. Chiarezza sulle date prima di imboccare questa difesa.

Opposizione al decreto ingiuntivo e agli atti esecutivi

Se il dialogo con Link Finanziaria non ha portato a soluzione e la vicenda sfocia in un’azione legale contro di te, dovrai attivare le opportune difese processuali. Vediamo le principali:

  • Opposizione a decreto ingiuntivo: come accennato, se ricevi un decreto ingiuntivo dal tribunale (un atto che inizia con “REPUBBLICA ITALIANA – In nome del popolo italiano – Il Giudice visti gli artt… ingiunge a Tizio di pagare…”), hai 40 giorni per proporre opposizione. L’opposizione si fa depositando un atto di citazione in opposizione a mezzo avvocato presso lo stesso tribunale, citando la controparte (Link Finanziaria) a comparire in udienza. L’opposizione trasforma il procedimento in un normale giudizio in cui tu diventi attore (anche se sostanzialmente sei il convenuto sostanziale) e dovrai esporre tutte le tue motivazioni di contestazione. È fondamentale in questa sede indicare tutte le eccezioni: prescrizione, incompetenza territoriale (se il decreto è stato chiesto in un foro sbagliato, es. a Roma ma tu sei consumatore con domicilio altrove), eventuale nullità del contratto, mancanza di prova della cessione, conteggi errati, ecc. Devi anche decidere se chiedere la sospensione provvisoria dell’esecutorietà del decreto: il decreto ingiuntivo, di base, non è esecutivo prima di 40 giorni; ma scaduti i 40 giorni, se non hai ottenuto una sospensione, Link può iniziare l’esecuzione anche se la causa di opposizione è pendente. Quindi spesso, contestualmente all’opposizione, il tuo avvocato deposita un’istanza al giudice perché “sospenda la provvisoria esecutorietà del decreto ingiuntivo opposto”, adducendo i gravi motivi (ad esempio: il credito è presumibilmente prescritto, quindi far pagare prima del giudizio creerebbe un danno). Se il giudice accorda la sospensione, Link non può agire finché la causa non finisce. Se la nega, il decreto è esecutivo e potresti dover trovare accordi nel frattempo per evitare pignoramenti durante la causa.

Nell’opposizione dovrai produrre le prove a tuo favore: es. la lettera di cessione arrivata tardi, la mancanza di documenti firmati, oppure richiedere CTU per rifare conti. D’altro canto, Link (o chi per essa) allegherà i contratti, l’estratto notarile di cessione, ecc. Come notato, grazie alle pronunce di Cassazione, puoi contestare se producono solo G.U. e non contratto di cessione . L’esito dell’opposizione potrà essere: conferma del decreto (se perdi la causa, dovrai pagare tutto e spese legali loro), revoca totale (se vinci su tutta la linea, il decreto è annullato e non devi nulla, anzi loro pagheranno spese) o revoca parziale (es: giudice riconosce prescritti alcuni interessi, quindi riduce l’importo). Spesso, visti i tempi lunghi, le cause di opposizione si conciliano nel frattempo: possono volerci anni e nel frattempo entrambe le parti possono trovare un accordo transattivo (un classico: tu ritiri l’opposizione e paghi una certa somma ridotta, e ognuno paga le proprie spese o si accorda su spese a metà).

  • Opposizione al precetto: se, in uno scenario meno comune, ti venisse notificato un atto di precetto senza che tu avessi visto prima un decreto ingiuntivo (può succedere se il decreto te l’hanno notificato per esempio in forma irreperibile o a vecchio indirizzo e tu l’hai mancato), allora puoi fare opposizione al precetto. L’opposizione a precetto ha termini strettissimi (20 giorni dalla notifica al massimo, ma se ti stanno per pignorare puoi agire anche dopo chiedendo sospensione urgente). Con l’opposizione a precetto puoi far valere ad esempio che il titolo esecutivo su cui si basa non è valido o è decaduto (ad esempio decreto ingiuntivo notificato oltre 10 anni fa e mai eseguito, quindi prescritto ex art. 2953 c.c. se non rinnovato, oppure titolo già pagato, ecc.). Anche qui serve l’avvocato, è un atto di citazione d’urgenza (spesso con richiesta di sospensione al giudice dell’esecuzione). Se il giudice ti dà ragione, annulla il precetto (e di solito l’ingiunzione retrostante se invalida la notifica).
  • Opposizione all’esecuzione (ex art. 615 c.p.c.): se addirittura parte un pignoramento (di stipendi, conti o altro) e tu non hai mai avuto modo prima di difenderti (es. davvero ti hanno notificato tutto in contumacia), allora puoi opporti all’esecuzione direttamente. L’opposizione all’esecuzione mira a far dichiarare che il creditore non aveva diritto di eseguire (perché magari il debito è estinto, o il titolo è nullo, o non sei tu il debitore). Anche qui, si va davanti al giudice dell’esecuzione con un ricorso urgente se c’è un’asta o un’udienza di assegnazione, per sospendere e accertare. Sono situazioni complesse che richiedono assistenza qualificata immediata.
  • Istanza di conversione del pignoramento: se malauguratamente ti pignorano qualcosa (es. un quinto dello stipendio o un conto corrente), hai un’ultima carta: chiedere la conversione del pignoramento (art. 495 c.p.c.), cioè sostituire i beni pignorati con una somma di denaro che depositi in tribunale (anche a rate, con anticipo 1/5 e resto in 18 mensilità max). Questa è un’opzione da valutare se vuoi evitare che continuino a prendere dallo stipendio, ad esempio, e preferisci definire tu il pagamento con il tribunale – però devi avere un minimo di liquidità per la cauzione iniziale (20%).

In ogni caso, appena entra in gioco il tribunale, avrai necessariamente bisogno di un legale (non è possibile fare opposizione da soli). Quindi tutta la parte di difesa giudiziale sarà seguita dal tuo avvocato. Il tuo compito come debitore è: fornirgli tutte le informazioni e documenti utili per difenderti (come hai già fatto nei passi precedenti), rispettare i tempi (i 40 giorni per opposizione al decreto sono perentori!), e seguire i suoi consigli. A volte, se la causa è incerta, l’avvocato stesso potrebbe suggerirti di chiudere con una transazione prima della sentenza: valutalo attentamente, perché se c’è un rischio concreto di perdere, può essere saggio accordarsi.

In sintesi: non aver paura di far valere i tuoi diritti in giudizio, la legge offre vari strumenti per bloccare pretese illegittime. Ma sii anche pragmatico: se la controparte ha tutte le carte in regola, combattere una battaglia persa può solo aumentare i costi. L’abilità sta nel capire quando opporsi fino in fondo e quando invece conviene patteggiare il male minore.

Trattativa per saldo e stralcio: consigli legali per un accordo sicuro

Abbiamo già parlato in parte del saldo e stralcio come una delle opzioni (la B) nel passo-passo). Qui approfondiamo alcuni consigli legali per condurre al meglio questa trattativa:

  • Valuta la soglia di sconto raggiungibile: Dipende da vari fattori: l’anzianità del debito (più è vecchio, più probabile che la società l’abbia pagato poco e accetti un forte sconto), l’importo (per importi molto grandi è più difficile percentualmente ottenere sconti altissimi, ma non impossibile se sei nullatenente), la presenza di garanzie (se c’è un coobbligato solvente o un pegno, scordati grandi sconti, proveranno da lui). In linea di massima, su debiti chirografari (non garantiti) di molti anni fa, si può spuntare anche un 70-80% di sconto (pagando il 20-30%). Su debiti recenti o con possibilità di recupero, magari lo sconto sarà 20-30%.
  • Non mostrare subito tutte le carte: Ad esempio, se sai che il debito è prescritto, potresti essere tentato di dirlo subito. Invece, in trattativa conviene a volte tenerlo come minaccia implicita: tu offri un tot per chiudere, se rifiutano, allora tiri fuori l’artiglieria dicendo “bene, allora eccepirò la prescrizione e non vedrete nulla”. Se parti subito col “è prescritto, offro 10%”, loro potrebbero irrigidirsi. Sono abilità negoziali fini, dove l’assistenza di un legale che mantenga il poker face è utile.
  • Attento al riconoscimento del debito durante le trattative: Come detto, evita di firmare moduli di riconoscimento o dilazioni prima di avere l’accordo finale. Alcune agenzie inviano moduli di “riconoscimento e rinuncia alla prescrizione” in cambio di una rateazione: capisci che firmarlo ti fa perdere la difesa della prescrizione. Quindi mai firmare di getto.
  • Temporeggia tatticamente, ma non troppo: Se la controparte percepisce che vuoi solo prendere tempo, potrebbe portarti in tribunale. Quindi nei dialoghi mostrati collaborativo (“voglio risolvere bonariamente”), però magari dilata leggermente i tempi per farli scendere. Esempio: loro chiedono 50% subito e tu dici “sto cercando i fondi, mi dia 2 settimane”, intanto speri che scendano a 40% pur di chiudere. Occhio però: se tiri troppo la corda, possono scocciarsi.
  • Considera un piano di rientro solo se sei sicuro di poterlo sostenere: Meglio un saldo immediato (anche piccolo) che una rateizzazione lunga che rischi di saltare. Perché se salti, perdi l’accordo e magari hai già versato migliaia di euro e ti ritrovi al punto di partenza. Quindi se accetti rate, assicurati che la rata sia davvero sostenibile per te, anche in momenti difficili. Le finanziarie spesso chiedono cambiali o addebiti RID per costringerti a rispettare il piano – ciò ti espone a protesti se non paghi una cambiale. Valuta bene.
  • Se il debito è condominiale o simile: qui abbiamo un focus sui debiti finanziari, ma a margine, anche debiti condominiali vengono ceduti a recupero. Sappi che col condominio di solito conviene dialogare prima di far arrivate società esterne, perché poi chiedono spese e interessi. Ma se sei già al recupero, la logica è simile: un saldo con sconto può essere fatto deliberare dall’assemblea, portando il caso concreto (ho difficoltà, ma posso dare X subito, ecc.).
  • Mantenere le promesse: Una volta firmato l’accordo di saldo e stralcio, onoralo nei tempi concordati. In caso di problemi (es: ritardo di qualche giorno per motivo grave), avvisa immediatamente, chiedi proroga scritta. Non dare per scontato che possano aspettare: se non vedono arrivare il bonifico entro la data stabilita e tu non ti fai sentire, rischi di far saltare tutto.
  • Gli accordi transattivi sono irrevocabili per il creditore: se tu rispetti quanto pattuito, la legge considera il debito estinto. Il creditore non può poi cambiare idea. Quindi, una volta incassato il saldo e stralcio, Link Finanziaria non potrà mai più reclamare il residuo stralciato. È una tranquillità per il futuro. Ricordati solo di custodire gelosamente l’accordo e le ricevute per almeno 10 anni (il tempo in cui potrebbero ipoteticamente spuntare questioni, anche se rare, tipo contestazioni fiscali sul condono del debito – es. in teoria la parte stralciata è un arricchimento per te e sarebbe reddito diverso tassabile, ma attualmente l’Agenzia Entrate non tassa il debito condonato tra privati, diverso dalle rottamazioni fiscali su cui torneremo).

Altre eccezioni e difese tecniche

Oltre alla prescrizione, vi sono altre eccezioni difensive che potresti far valere a seconda dei casi, eccone alcune:

  • Nullità del contratto originario: se il debito deriva da un contratto affetto da nullità (es. mutuo con tasso usurario, finanziaria non abilitata, firme false, clausole invalide come interessi anatocistici trimestrali non pattuiti), puoi opporre queste nullità anche al cessionario. La nullità è imprescrittibile, quindi anche a distanza di anni puoi sollevarla. Ad esempio, in una causa di decreto ingiuntivo, potresti chiamare in causa la banca originaria (se possibile) e far valere che quel contratto di mutuo era nullo in parte (riducendo il saldo). Tuttavia, queste eccezioni richiedono competenze tecniche e spesso consulenze contabili. Da valutare se l’importo è grosso e se hai elementi (es. tassi oltre soglia, diffida della Banca d’Italia su quell’istituto ecc.).
  • Vizi procedurali delle comunicazioni: ad esempio, se la cessione in blocco non ti è stata comunicata né via G.U. né via lettera, potresti eccepire l’inopponibilità della cessione (art. 1264 c.c.) . In pratica dire “io non pago Link perché non mi avete notificato la cessione, quindi giuridicamente devo ancora al cedente originario”. Questa eccezione però ha effetti limitati: se poi in giudizio loro producono l’avviso G.U. o comunque ti notificano la cessione con l’atto giudiziario, il giudice li considera legittimati. È più una dilazione, a meno che manchi totalmente la pubblicazione richiesta per legge (il che invaliderebbe la cessione? Difficile, art. 58 TUB dice che l’opponibilità è data dalla G.U.; se non hanno pubblicato, in teoria il debitore potrebbe validamente pagare al vecchio creditore per liberarsi – ma se quest’ultimo non esiste più come soggetto di credito, di fatto l’eccezione regge poco).
  • Eccezione di pagamento: sembra banale, ma se hai già pagato quel debito (tutto o in parte) e puoi provarlo, naturalmente è una difesa. A volte succede: pagasti anni fa a un recuperatore intermedio, ma non hai più ricevute. Oppure un coobbligato ha pagato (ad es. tuo garante ha saldato, e Link erroneamente chiede anche a te). Bisogna portare le ricevute: se non le hai, cerca di recuperarle dalla banca (es. estratto conto con bonifico fatto). Un debito pagato è ovviamente improcedibile.
  • Transazione novativa precedente: se hai un documento in cui la banca originaria anni fa ti dava stralcio e tu pagasti quanto concordato, quell’accordo se ha valore novativo estingue il debito. Anche qui, la prova scritta è decisiva.
  • Competenza territoriale: Piccolo cavillo, ma se sei consumatore, per legge eventuali cause devono essere promosse nel foro del tuo luogo di residenza/domicilio. Se Link ti fa un decreto ingiuntivo in un altro foro (es. sede del creditore), potresti eccepire l’incompetenza per materia (contratto del consumatore, foro esclusivo). La giurisprudenza è oscillante su se valga nel monitorio, ma in opposizione certamente lo puoi dire e far spostare la causa. Non annulla il debito ma fa perdere tempo e spese a loro.
  • Documentazione incompleta: come detto, se mancano documenti (tipo non producono il contratto originale firmato, o il conteggio degli interessi dettagliato), puoi chiedere al giudice di rigettare la domanda per carenza di prova. La Cassazione dà man forte: le società cessionarie devono portare contratti e allegati, non solo G.U. . Quindi il tuo legale punterà su eventuali lacune probatorie.
  • Usura sopravvenuta / interessi illegittimi: sono argomenti specialistici. Ad esempio, se i tassi di mora sono superiori al tasso soglia antiusura, potresti chiedere di non dover pagare gli interessi (Cassazione sull’usura sopravvenuta ha avuto posizioni alterne). Oppure, se nel calcolo del residuo hanno applicato interessi capitalizzati non dovuti dopo la risoluzione del contratto, puoi contestarli. Di solito si fa con CTU tecnico.
  • Fideiussioni nulle per violazione antitrust: se il tuo debito è garantito da fideiussione a prima richiesta, sappi che alcune clausole standard ABI sono state dichiarate anticoncorrenziali e quindi nulle. Se tu fossi il fideiussore, potresti opporre questa nullità e liberarti della garanzia (in capo al debitore principale però resta il debito). Anche questo è un tema da avvocato se applicabile.

Insomma, la gamma di difese è ampia. Non devi necessariamente conoscerle tutte nel dettaglio (ci penserà l’avvocato a individuare quelle rilevanti), ma è utile sapere che esistono molti appigli possibili. L’importante è che tu non dia per scontato di dover soccombere: anche davanti a un decreto ingiuntivo, finché sei nei termini puoi opporti e dire la tua. Solo un giudice potrà eventualmente obbligarti in via definitiva, e solo dopo che avrai avuto piena possibilità di difesa.

Sospensione delle azioni di recupero: come ottenere tempo (in via giudiziale)

Una preoccupazione comune del debitore è: “Mi serve tempo per organizzarmi/valutare, come faccio a fermare temporaneamente il recupero?”. Oltre alla via extragiudiziale (chiedere gentilmente proroghe a Link, che a volte le concede se vede trattativa in corso), ci sono strumenti giudiziali per sospendere o posticipare l’azione esecutiva:

  • Sospensione della provvisoria esecutorietà l’abbiamo detta: in sede di opposizione a decreto ingiuntivo, chiedere al giudice di sospendere l’efficacia esecutiva finché la causa è pendente . Se accordata, significa che fino alla sentenza non possono pignorare nulla.
  • Istanze al giudice dell’esecuzione: se è iniziato un pignoramento (es. immobiliare o mobiliare) e c’è un motivo valido (opposizione in corso, trattativa avanzata, o grave pregiudizio), si può chiedere al G.E. di sospendere la procedura esecutiva. Ad esempio, se stai vendendo la casa tu spontaneamente per pagare i creditori, potresti chiedere di sospendere l’asta. Sono casi specifici.
  • Art. 182-bis TUB (piano rientro prima casa): recente normativa permette, in caso di pignoramento immobiliare sulla prima casa per debiti bancari, di chiedere al giudice un termine fino a 48 mesi per vendere l’immobile a un certo valore, sospendendo l’esecuzione. Ma questo esula un po’ dal nostro focus (e vale per debiti ipotecari di banche).
  • Sovraindebitamento (legge 3/2012): quando presenti un ricorso per una delle procedure di composizione della crisi da sovraindebitamento (che vedremo tra poco), puoi chiedere al giudice la sospensione o il divieto di iniziare/continuare azioni esecutive durante la pendenza della procedura. Ad esempio, se depositi un Piano del consumatore in tribunale e c’è un pignoramento in corso, il giudice può sospenderlo fino all’omologazione del piano (e se il piano viene omologato, i creditori saranno vincolati alle nuove condizioni, non potranno più eseguire se rispettato il piano).
  • Concordati preventivi per imprenditori: analogamente, se fossi un imprenditore e presenti istanza di concordato o composizione negoziata, scattano misure protettive che bloccano i creditori. Ma qui entriamo nell’ambito aziendale.

In soldoni, un debitore privato ha come ancora giudiziale di salvataggio proprio la procedura da sovraindebitamento (ora nel Codice della Crisi, ma comunemente nota come Legge 3/2012). Ne parleremo a breve: sappi che se proprio sei schiacciato da più debiti, attivare quella procedura può congelare tutto e ristrutturare i debiti con l’aiuto del tribunale.

Al di fuori di ciò, il potere di concedere tempo sta anche nel creditore: perciò, se hai bisogno di un mese in più e stai negoziando, chiedilo apertamente. Link Finanziaria non ha interesse a procedere giudizialmente se vede che con un rinvio di 30 giorni incasserà, a meno che non sospettino che stai bluffando. La comunicazione onesta (“mi serve tempo per ottenere un finanziamento/fondi dai parenti per chiudere”) di solito viene recepita.

Strumenti alternativi per la definizione del debito (rottamazioni, sovraindebitamento, ecc.)

Oltre alle strategie “dirette” di difesa e negoziazione, esistono strumenti alternativi previsti dalla legge per aiutare chi ha debiti, specie se i debiti sono molteplici o di diversa natura. Vediamone alcuni, distinguendo i casi di debiti fiscali (verso il Fisco/Agenzia Entrate Riscossione) e quelli privati (banche, finanziarie, privati vari):

a) Definizioni agevolate e rottamazioni per debiti fiscali

Se oltre al debito con Link Finanziaria (che è di natura privata) hai anche cartelle esattoriali o avvisi dell’Agenzia delle Entrate-Riscossione (ex Equitalia) per tasse, multe o contributi, devi sapere che negli ultimi anni il legislatore ha introdotto diverse misure di definizione agevolata – comunemente dette “rottamazioni delle cartelle”.

  • L’ultima in ordine di tempo è la Rottamazione-quater prevista dalla Legge n. 197/2022 (Legge di Bilancio 2023), che consente di pagare i debiti affidati all’Agente della Riscossione fino al 30 giugno 2022 senza sanzioni né interessi di mora, ma solo con le somme base dovute e interessi legali dilazionabili . In pratica, un condono parziale. I contribuenti hanno potuto aderire entro il 30 giugno 2023, ricevendo poi la Comunicazione delle somme dovute. I pagamenti sono previsti in un massimo di 18 rate spalmate fino al 2027 (con prima rata 31 ottobre 2023, seconda 30 nov 2023, poi semestrali fino al 2027). È importante rispettare le scadenze: un ritardo oltre 5 giorni fa decadere i benefici . Se hai aderito e hai cartelle “rottamate”, il vantaggio è grande – ad esempio non paghi il 35-40% di aggio e sanzioni – e si somma agli eventuali accordi con creditori privati per il resto dei debiti.
  • Ci sono state anche in passato la rottamazione-ter (2019), la definizione “saldo e stralcio” del 2019 per contribuenti in difficoltà economica (ISEE < €20.000) che prevedeva percentuali ridotte su alcune cartelle, e altre edizioni di rottamazione nel 2017 (bis) e 2018. Se hai aderito a qualcuna e stai pagando, occhio a non mancare rate perché decadresti.
  • Stralcio automatico dei mini-debiti: la Legge 197/2022 ha previsto anche lo stralcio automatico dei debiti fino a €1.000 affidati a riscossione tra 2000 e 2015, con cancellazione delle cartelle residuo al 31/3/2023 (salvo che gli enti creditori potessero annullare solo sanzioni e interessi mantenendo il capitale). In molti casi, multe o imposte piccole antecedenti al 2015 sono state annullate d’ufficio nel 2023. Verifica nel tuo cassetto fiscale o con AER se hai beneficiato di questo.
  • Rateizzazioni ordinarie delle cartelle: indipendentemente da rottamazioni, ricorda che per cartelle esiste sempre la possibilità di chiederne la rateizzazione (fino a 72 rate ordinarie, o 120 rate straordinarie con ISEE e comprovate difficoltà). Rateizzando, eviti azioni esecutive su quelle.
  • Rottamazioni future? Al dicembre 2026, non è escluso che nuove definizioni agevolate possano essere introdotte, magari nel 2027 per cartelle 2023-2024. Tieni d’occhio le normative di fine anno.

Perché ne parliamo in un articolo su Link Finanziaria? Perché spesso chi ha debiti finanziari ha anche qualche debito fiscale, e conviene affrontare tutto il quadro. Inoltre, il concetto di “saldo e stralcio” esiste pure nel fisco (anche se regolato per legge quando c’è la rottamazione). Ad esempio, se hai una cartella per una vecchia multa, dal 2022 le multe stradali notificate da oltre 5 anni possono essere annullate su richiesta grazie alla sentenza Cass. SS.UU. 4090/2022 (ma è ambito tributario specifico).

L’Avv. Monardo e il suo team, competenti in diritto tributario, potranno esaminare le tue cartelle esattoriali e consigliarti se aderire alle definizioni agevolate (se aperte) o fare ricorsi, ecc. Ad esempio, se Link ti chiede 10k e hai anche 5k di cartelle, si può impostare una strategia complessiva: rottamare i 5k (magari pagandone 3k senza sanzioni) e stralciare con Link a 3k, così con 6k totali chiudi 15k di debiti.

b) Procedure da Sovraindebitamento (Legge 3/2012 e Codice della Crisi)

Se ti trovi in una situazione di grave squilibrio debitorio complessivo – ovvero hai più debiti con varie finanziarie, banche, fisco, fornitori, e il totale supera di gran lunga la tua capacità di rimborso – la legge italiana mette a disposizione le cosiddette procedure di composizione delle crisi da sovraindebitamento. Queste procedure, introdotte con la Legge 3/2012 (detta anche “legge salva-suicidi”) e ora disciplinate dal nuovo Codice della Crisi d’Impresa e dell’Insolvenza (D.Lgs. 14/2019, entrato pienamente in vigore dal 15 luglio 2022), consentono a privati, piccoli imprenditori e consumatori non fallibili di ristrutturare o cancellare i propri debiti sotto controllo del tribunale, evitando fallimenti e pignoramenti insostenibili.

Le principali procedure (nomi aggiornati al Codice della Crisi) sono:

  • Piano di ristrutturazione dei debiti del consumatore (ex “Piano del consumatore” L.3/2012): è destinato a chi ha debiti personali come consumatore, cioè non legati ad attività d’impresa (o comunque per la parte di debiti estranei all’impresa). Ti consente di presentare al giudice un piano in cui proponi come pagare i tuoi debiti (ad esempio: vendendo qualche bene, o pagando una quota mensile del reddito per X anni) e in quale misura stralciare la parte eccedente le tue possibilità. Il piano non richiede l’accordo dei creditori: se il tribunale (verificate certe condizioni, tra cui che tu non abbia colpe gravi nel sovraindebitamento e che la proposta sia più vantaggiosa per i creditori rispetto alla liquidazione) lo omologa, diventa vincolante e i creditori devono accontentarsi di quanto previsto lì. Può anche prevedere che tu paghi solo in parte i crediti e per il resto esdebitazione (cancellazione del debito). Ad esempio, un pensionato sovraindebitato con 50k euro di debiti potrebbe ottenere di pagare solo 20k in 5 anni (rate di 333€/mese) e far cancellare i restanti 30k, liberandosi dai debiti.
  • Concordato minore (ex “accordo di composizione dei debiti” L.3/2012): è simile al piano ma pensato per imprenditori piccoli o professionisti che non rientrano nel fallimento. Qui serve il consenso di almeno il 60% dei crediti (voto dei creditori). È più utile per chi ha debiti anche di natura professionale/aziendale. Una volta omologato con il consenso richiesto, vincola tutti i creditori, anche dissenzienti. Può includere anche la cessione dei beni non necessari, ecc.
  • Liquidazione controllata del sovraindebitato (ex “liquidazione del patrimonio” L.3/2012): è una sorta di procedura di liquidazione simile al fallimento su base volontaria o chiesta dai creditori. Un liquidatore nominato realizza tutto il patrimonio del debitore (salvo beni impignorabili e necessari), ripartisce il ricavato tra i creditori, e al termine il debitore persona fisica può ottenere l’esdebitazione (cancellazione di eventuali debiti non soddisfatti). Si usa quando il debitore non ha entrate per fare un piano, ma vuole comunque liberarsi dai debiti sacrificando quel che ha adesso. Ad esempio, hai troppi debiti e nessuna possibilità di pagarli in futuro: metti in liquidazione volontaria la tua casa e altri beni, li vendono, i creditori prendono quel che c’è (magari il 10% di quanto dovevano) e tu poi riparti pulito dai debiti residui.
  • Esdebitazione del debitore incapiente: novità del Codice della Crisi, prevede che una persona fisica senza alcun patrimonio né reddito meritevole possa chiedere al giudice di essere esdebitato (liberato dai debiti) senza dare nulla in cambio, salvo obbligo morale di pagare qualcosa ai creditori se nei 4 anni successivi dovesse migliorare la sua condizione. È pensato per chi proprio non ha nulla da liquidare e non avrebbe senso nemmeno fare la procedura (ad esempio un disoccupato senza beni con 30k di debiti: il giudice può cancellarglieli per consentirgli di reinserirsi nella società). Ci sono criteri di ammissibilità piuttosto stringenti (non devi aver frodato i creditori, non devi avere prospettive di miglioramento a breve, ecc.).

Come funziona nella pratica l’accesso a queste procedure? Ci si rivolge a un Organismo di Composizione della Crisi (OCC) o a un professionista gestore della crisi nominato dal tribunale. L’Avv. Monardo, essendo Gestore della Crisi e fiduciario di un OCC, è proprio la figura adatta a seguire queste pratiche. Insieme al debitore, il gestore raccoglie tutte le informazioni su debiti e patrimonio, redige un piano o proposta, la deposita in tribunale e segue l’iter con i giudici. Durante il procedimento, come detto, si possono chiedere misure protettive per bloccare i creditori.

Qual è il vantaggio di queste procedure? Che forniscono una soluzione definitiva e legalmente garantita al sovraindebitamento. A differenza di accordi isolati con ciascun creditore, qui con un unico piano sistemi tutti i debiti in un colpo solo. I creditori finanziari (come Link) saranno costretti ad accettare le condizioni se la procedura va in porto, anche se magari prendono una quota minima. In più, si azzerano anche interessi futuri, more, ecc. Certo, servono i requisiti di legge (onestà del debitore, completezza di informazioni, e in alcuni casi maggioranze di voto). È una procedura complessa che richiede l’assistenza di esperti, ma per molte persone è stata la salvezza: pensiamo a chi aveva perso tutto e si trovava con debiti esorbitanti, con questa legge è ripartito da zero dopo l’omologa.

Esempio di piano del consumatore: Una famiglia con 100.000€ di debiti (mutuo residuo, carte di credito, prestiti) e pignoramento in atto sulla casa. Il piano omologato prevede la vendita della casa all’asta (liberando 60.000€ da distribuire) e la rateizzazione di altri 10.000€ in 5 anni, mentre i restanti 30.000€ vengono falcidiati (cancellati). I creditori ottengono una parte, la famiglia rinuncia alla casa ma alla fine non deve più nulla e può ricominciare senza debiti.

Nota bene: durante la procedura, eventuali azioni esecutive di Link Finanziaria o altri vengono sospese. Una volta omologato il piano o concordato, i creditori non possono più agire singolarmente (sono vincolati al piano). Se però il debitore non rispetta il piano, si decade dai benefici e i crediti revivono per intero (meno quanto incassato). Quindi è un impegno serio.

c) Composizione negoziata della crisi d’impresa (D.L. 118/2021) – per imprenditori

Siccome nell’introduzione è menzionato, lo citiamo brevemente: se il debitore è in realtà un imprenditore (società o ditta) e ha debiti finanziari importanti, dal 2021 esiste la Composizione Negoziata per la crisi d’impresa. Consiste in una procedura volontaria in cui l’imprenditore chiede la nomina di un Esperto Negoziatore (come l’Avv. Monardo, abilitato ex D.L.118/21) per condurre trattative riservate con i creditori e trovare una soluzione (accordi, ristrutturazioni) prima di arrivare all’insolvenza conclamata. Durante questa composizione, l’imprenditore può ottenere misure cautelari dal tribunale per bloccare azioni dei creditori e tentare il risanamento. È uno strumento nuovo e innovativo per prevenire il fallimento delle aziende. Nel nostro contesto, potrebbe applicarsi se, poniamo, un professionista o piccolo imprenditore ha debiti con banche e Link Finanziaria acquista crediti aziendali: l’esperto negoziatore può includere quell’esposizione nel pacchetto delle trattative. È un campo molto tecnico e aziendale, quindi se sei un imprenditore in crisi meglio consultare direttamente l’esperto per valutare se utilizzare questa strada.

d) Altre soluzioni stragiudiziali

Per completezza, ricordiamo anche soluzioni stragiudiziali che a volte aiutano a alleggerire o risolvere situazioni debitorie:

  • Intervento di un Confidi o fondo di prevenzione usura: Ci sono fondi statali e associazioni che in alcuni casi offrono garanzie o prestiti a tasso agevolato per chi è caduto vittima di sovraindebitamento, specie con usurai. Se la tua situazione rientra (ad esempio, hai debiti con finanziarie a tassi altissimi e rischi di perdere la casa, puoi rivolgerti alla Fondazione antiusura della tua regione), potresti ottenere un prestito per pagare i creditori e poi restituirlo con calma e tassi bassi.
  • Intervento di familiari: non è giuridico, ma pragmatico: se un parente può saldare il tuo debito per farlo chiudere, considera questa opzione, magari formalizzandola come prestito infruttifero scritto, così poi tu restituisci con calma a lui e intanto eviti cause. È meglio dovere soldi a un familiare comprensivo che a una società di recupero spietata.
  • Arbitro Bancario Finanziario (ABF): l’ABF è un organo di risoluzione stragiudiziale delle controversie bancarie. Potresti rivolgerti all’ABF per contestare ad esempio comportamenti scorretti di una banca o finanziaria, oppure contestare il conteggio di un residuo. Tuttavia, l’ABF accetta ricorsi solo verso intermediari vigilati. Se Link Finanziaria opera come servicer iscritto all’albo 106 TUB, forse potresti coinvolgerlo, ma in genere l’ABF tratta casi su banche o finanziarie originarie. E soprattutto, se il debito è ceduto e scaduto da tanto, l’ABF potrebbe dichiararsi non competente. Vale la pena giusto in casi di errori evidenti di calcolo o contestazioni di segnalazioni in CRIF.
  • Conciliazioni paritetiche o presso camere di commercio: per bollette, utenze, ecc., esistono sedi di conciliazione. Per debiti finanziari specifici no, ma se avessi controversie con una società di credito al consumo, talvolta c’è la conciliazione ANSPC. Link Finanziaria però è un attore privato non soggetto a conciliazioni volontarie note.

Abbiamo così delineato il panorama dei possibili strumenti. Il messaggio da portare a casa è: non esistono solo pignoramenti e disperazione; il nostro ordinamento prevede anche percorsi di risanamento e di liberazione dai debiti, a tutela di chi vuole ripartire onestamente. L’Avv. Monardo, come Gestore OCC ed esperto, può guidarti in questi percorsi se ne hai i requisiti, valutando insieme la fattibilità e convenienza rispetto alla semplice trattativa col singolo creditore.

Errori comuni da evitare e consigli pratici per i debitori

Quando si affronta una situazione di debito con società di recupero crediti, ci sono alcuni errori frequenti che i debitori commettono, spesso per disinformazione o emotività. Di seguito elenchiamo i principali “tranelli” in cui è bene non cadere, seguiti da consigli pratici per gestire al meglio la situazione.

Errori comuni da evitare

  1. Ignorare il problema sperando che sparisca: come detto, far finta di nulla è una reazione istintiva comprensibile (nessuno vuole affrontare un problema sgradevole), ma quasi mai risolve la questione. Anzi, rischia di aggravare la tua posizione. Se butti le lettere senza leggerle, potresti perdere importanti opportunità (come aderire a una rottamazione, o contestare in tempo un atto). E soprattutto, potresti trovarti azioni legali a sorpresa. Meglio affrontare subito la situazione, almeno informandoti sui tuoi diritti.
  2. Parlare troppo al telefono con i recuperatori: I professionisti del recupero crediti al telefono possono essere molto abili nel farti ammettere cose che poi useranno contro di te. Ad esempio, ti fanno domande incalzanti tipo “Allora, riconosce questo debito? Perché se non paga partiamo con pignoramento” – e tu impaurito dici “sì, lo riconosco ma non ho soldi”. Ecco, quell’affermazione (spesso registrata) è un riconoscimento del debito. Poi in giudizio potrebbero presentarlo. Consiglio: al telefono mantieni la calma, non entrare in dettagli o ammissioni. Limìtati a dire che stai verificando con il tuo legale e che invierai comunicazione scritta. Meglio ancora, gestisci tutto per iscritto, dove puoi misurare le parole.
  3. Firmare accordi frettolosamente: Non firmare mai accordi, piani di rientro, quietanze, cambiali, senza aver letto bene (magari facendoli controllare da un legale). Le società talvolta ti inviano moduli da firmare subito per bloccare azioni, giocando sul tuo panico. Dentro potrebbe celarsi la rinuncia a difese (es. clausola “il debitore rinuncia a eccepire prescrizione e contesta di dovere l’intera somma”). Prenditi sempre il tempo di far visionare la carta a qualcuno competente prima di sottoscrivere.
  4. Pagare piccole somme “tanto per accontentarli”: A volte il debitore, per sedare il pressing, versa 50€, 100€ sperando di far calmare l’agenzia. Errore: un pagamento, anche parziale e minimo, interrompe la prescrizione (è riconoscimento) e inoltre può dare la percezione che sei sollecitabile (hanno il tuo IBAN, sanno che qualcosa spunti). Pagare qualcosa senza un accordo strutturato è spesso controproducente. Meglio tenere quei soldi e offrirli in un saldo più sostanzioso a stralcio, oppure aspettare.
  5. Fidarsi di promesse verbali: “Mi hanno detto al telefono che se verso 500 euro chiudiamo tutto” – salvo poi scoprire che non era vero, e che il residuo appare ancora dovuto. Mai fidarsi senza pezze d’appoggio: se vi accordate a voce su qualcosa, chiedi conferma scritta via email/PEC. Ci sono casi di debitori che pagano quanto “detto al telefono” e poi l’operatore nega, o se n’è andato dall’azienda, e tu non hai prove.
  6. Confondere recupero crediti con forze dell’ordine: Alcune persone pensano che se non pagano a Link, arrivano i carabinieri a casa. Non è così. Il recupero crediti non è autorità pubblica, non possono arrestarti, né commettere violazioni di domicilio o simili. Possono sì farti causa, con i tempi e modi visti, ma non c’è mai la galera per debiti (in Italia non esiste prigione per debiti civili, salvo casi di omissione alimenti o reati). Quindi non confondere le lettere di un’agenzia con atti ufficiali di autorità. Se qualche lettera è scritta in modo da sembrare un atto giudiziario, occhio: potrebbe essere una pratica scorretta. Rivolgiti a un legale se hai dubbi di autenticità.
  7. Trascurare la propria difesa per “vergogna”: Molti debitori non parlano con nessuno della loro situazione per imbarazzo, e così facendo non ottengono aiuto e commettono errori. Sappi che non c’è nulla di cui vergognarsi: l’insolvenza capita a tanti, per i motivi più vari (crisi economica, perdita lavoro, malattia, ecc.). Parlane con un professionista: gli avvocati sono tenuti al segreto professionale e non ti giudicheranno, bensì cercheranno soluzioni. Rimanere isolati è un errore psicologico che può portare a depressione e ad aggravare il sovraindebitamento.
  8. Cedere a minacce impossibili: Tipicamente, se un recuperatore ti dice “domani veniamo a pignorare il suo stipendio” sta mentendo perché ci vuole una procedura e tempi tecnici. Oppure “denuncia penale”: il debito civile non è reato (salvo casi di truffa, ma se tu sei debitore solo per inadempimento, non è truffa). Conoscendo i tuoi diritti, non farti terrorizzare da minacce fuori luogo. Se ricevi vere minacce (tipo “se non paga veniamo noi e… [qualcosa di illegale]”), prendi nota e valuta denuncia per estorsione.
  9. Non aggiornare il domicilio legale: Come detto, se cambi indirizzo e non fai il cambio di residenza, i creditori potrebbero notificare atti a vecchi indirizzi con conseguenti decadenze per te. Sempre notificare all’anagrafe il nuovo domicilio; inoltre, fornire un indirizzo PEC ai creditori può essere utile: se hai PEC, comunicagliela in modo che notifichino lì (così non perdi nulla).
  10. Pagare al primo contatto senza verifiche: A volte i debitori, presi dal panico, pagano subito quel che gli viene chiesto, magari indebitandosi con altri per farlo, e poi scoprono che il debito era prescritto, o che l’importo era errato. Non fare mai bonifici immediati senza aver controllato bene la situazione. La fretta è cattiva consigliera in questi casi.

Consigli pratici per il debitore

Dopo aver evidenziato cosa non fare, riepiloghiamo alcuni consigli su cosa fare attivamente per gestire la situazione al meglio:

  • Informati e documentati: come stai facendo leggendo questo articolo. Conoscere i tuoi diritti (prescrizione, procedure) ti mette in posizione di non subire passivamente. Leggi da fonti attendibili (normative ufficiali, guide di esperti). Diffida invece di “voci di corridoio” o forum non qualificati: c’è chi dispensa consigli sbagliati (es. “strappa la lettera, tanto non possono farti nulla” – falso in tanti casi).
  • Calcola un budget realistico: se decidi di pagare/accordarti, guarda le tue finanze e decidi quanto puoi permetterti di pagare senza mettere a rischio il necessario. Non offrire 5.000€ se puoi racimolarne solo 2.000. Meglio promettere meno ma essere in grado di mantenerlo, che offrire la luna e poi fallire l’accordo. Fai un bilancio familiare: entrate, spese primarie, voci comprimibili. L’eventuale somma per i creditori va ricavata dal superfluo (o da aiuti esterni).
  • Tutela i beni indispensabili: se temi pignoramenti, prendi misure preventive legali. Ad esempio, se hai uno stipendio modesto e una famiglia a carico, sappi che la legge già protegge una parte (massimo 1/5 pignorabile, e il minimo vitale sempre esente). Se hai conti in banca, sappi che possono essere pignorati: valuta di tenere il conto con solo l’indispensabile e magari cointestare con coniuge? (Attenzione, i conti cointestati possono essere pignorati per quota). Se hai immobili solo a tuo nome, potrebbero ipotecarli: a volte la costituzione di un fondo patrimoniale o trust può proteggere, ma va fatto prima che i debiti siano sorti o prima di azioni (e comunque non copre i debiti precedenti per bisogni familiari). Questi sono temi complessi su cui consultare un legale se hai patrimoni rilevanti a rischio.
  • Mantenere una tracciabilità delle comunicazioni: di ogni telefonata, segnati data, nome operatore e sintesi. Di ogni lettera inviata, conserva ricevute. Questo log può tornare utile. Ad esempio, se un operatore è stato offensivo, avere il suo nome e giorno può supportare un reclamo formale all’azienda o all’AGCM.
  • Non avere timore reverenziale: ricorda che, per quanto grossa, Link Finanziaria è pur sempre un privato. Non sei di fronte all’Agenzia delle Entrate o a un giudice (almeno finché non vanno in giudizio). Quindi puoi negoziare con fermezza, non prendere ogni loro parola come oro colato. Se un addetto dice “non facciamo sconti mai”, tu comunque fai la tua proposta e magari al superiore starà bene. Spesso mettono la “faccia cattiva” all’inizio per vedere se cedi. Fa parte del gioco negoziale.
  • Chiedi l’intervento di un professionista appena ti senti sopraffatto: Se la situazione debitoria è ingarbugliata, o se semplicemente non te la senti di gestirla da solo (comprensibilissimo: l’aspetto emotivo pesa), delega a un avvocato. Dare la procura a un legale comporta che i creditori non dovrebbero più contattare te direttamente ma lui (lo prevede anche il codice deontologico: una volta che sanno che sei assistito, devono interfacciarsi col legale su richiesta). Questo ti alleggerisce lo stress. Inoltre, un avvocato con nome e studio potrebbe incutere maggiore rispetto a certi creditori. Ovviamente c’è un costo, ma spesso ben speso: anche perché un avvocato esperto potrebbe farti risparmiare molto di più negoziando bene o evitando errori.
  • Tieni sempre separati i debiti personali da quelli dell’azienda: Se sei un imprenditore, cerca di non mischiare le finanze. Un errore classico è usare il fido personale per l’azienda o viceversa, garantire con la casa personale un debito d’impresa – poi saltano entrambi. Mantieni contabilità separate e affronta i problemi con strumenti adeguati (azienda: composizione negoziata o concordato; persona: sovraindebitamento).
  • Approfitta di eventuali “finestre di pace”: se la società di recupero resta inerte per molto tempo (ad esempio dopo un tuo reclamo non senti più nulla per mesi o anni), non dormire sugli allori: potrebbe essere che abbiano accantonato temporaneamente, ma la prescrizione scorre di nuovo dal tuo ultimo atto (il reclamo tuo non interrompe la prescrizione a loro favore, semmai il contrario se riconoscevi qualcosa). Quindi se vedi passare il tempo, valuta se ti conviene attendere (per giocarti la prescrizione se maturerà) oppure se anticipare tu proposte. Dipende: se mancano 2 anni alla prescrizione decennale e non si fanno vivi, magari ti conviene non disturbarli finché non serve. Se invece la prescrizione è lontana, potresti voler chiudere per evitare ansie future.

In poche parole: mantieni la calma, pianifica e fatti assistere. Gestire i debiti è possibile, ma richiede sangue freddo e metodo. Molti prima di te ci sono passati e ne sono usciti: con accordi, con cause vinte o con procedure ad hoc. Quindi non sei solo e non è la fine del mondo. L’importante è non arrendersi all’inerzia o alla paura. C’è sempre una soluzione legale che può ridurre il danno o risolverlo completamente.

Tabelle riepilogative utili

Di seguito proponiamo alcune tabelle di sintesi per aiutare il lettore a richiamare rapidamente le principali informazioni pratiche fornite finora: tempi di prescrizione per vari debiti, strumenti difensivi e le loro caratteristiche, confronti tra alternative di soluzione.

Tabella 1: Termini di prescrizione di alcuni tipi di debito

Tipo di credito/debitoTermine di prescrizioneRiferimento normativo
Finanziamento bancario (prestito personale, mutuo)10 anni dalla scadenza/risoluzione (capitale) <br> 5 anni per rate scadute e interessi periodiciArt. 2946 c.c. (diritti in genere, 10 anni) <br>Art. 2948 n.4 c.c. (interessi e obbligazioni periodiche, 5 anni)
Carta di credito/revolving non pagata10 anni dall’ultima utilizzazione/richiesta saldo (rapporto di credito in conto) <br>(Possibile tesi 5 anni per singole spese, ma prevale decennale)Art. 2946 c.c. (rapporto di durata assimilato a apertura di credito)
Fido di conto corrente scoperto10 anni dalla chiusura del conto/fido revocato (saldo debitore)Art. 2946 c.c.
Assegno bancario non pagato6 mesi per presentazione; <br>6 mesi dall’ultimo giorno di presentazione per protesto; <br>10 anni per azione causale di arricchimento (se applicabile).L. Assegni R.D. 1736/33 (azione cartolare 6 mesi) <br>Art. 2946 c.c. (azione causale su rapporto sottostante)
Bolletta utenza domestica (luce, gas, acqua, telefono)5 anni (talora ridotti a 2 per luce/gas recenti per normativa ARERA)Art. 2948 n.4 c.c. (pagamenti periodici) <br> L. 205/2017 (prescriz. 2 anni per alcune forniture)
Canone di locazione (affitto)5 anni ogni singola mensilità canone scadutoArt. 2948 n.3 c.c. (pigioni locazioni, 5 anni)
Rate condominiali5 anni ciascuna rata non pagataArt. 2948 n.4 c.c. (obbligazioni periodiche)
Multa stradale (sanzione amministrativa)5 anni dalla data di esecutività (se non notificata cartella) <br> 5 anni dalla notifica della cartella se non altri attiCodice della Strada art. 209; L. 689/81 art. 28 (sanzioni) <br> Cass. SS.UU. 17/11/2016 n. 23397 (cartella multe 5 anni)
Tributi (es. IRPEF, IVA) iscritti a ruolo10 anni da notifica cartella esattoriale (termine ordinario, salvo atti interruttivi) <br> Alcune imposte hanno termini specifici per accertamento decadenza, ma per la riscossione in genere 10 anniArt. 2946 c.c. (crediti erariali, Cass. 2019 orient. 10 anni) <br> Cass. Sez. Trib. 2024 (sanzioni e interessi trib. 5 anni)
Contributi INPS non versati5 anni (termine di prescrizione contributi previdenziali, ridotto da 10 dal 1995)L. 335/1995 art. 3, co. 9 (prescrizione contributi 5 anni)
Debito riconosciuto con sentenza o decreto ingiuntivo definitivo10 anni dalla data di definitività (passaggio in giudicato o mancata opposizione)Art. 2953 c.c. (trasformazione in term. decennale)

Nota: I termini indicati possono essere interrotti da atti del creditore (lettere raccomandate, atti giudiziari) , facendo decorrere da capo un nuovo periodo di pari durata (art. 2945 c.c.). Inoltre, specifiche normative di emergenza (es. sospensioni COVID) possono aver congelato i termini per alcuni periodi. In caso di dubbio, consultare un legale per il calcolo preciso.

Tabella 2: Strumenti di difesa e risoluzione del debito – confronto sintetico

StrumentoCos’èVantaggiSvantaggi / Condizioni
Opposizione legale (a decreto ingiuntivo, precetto, ecc.)Contestazione giudiziale del credito o dell’atto esecutivo. Richiede avvocato e cause in tribunale.– Se fondato (es. prescrizione provata), può annullare o ridurre completamente il debito.<br>- Sospende temporaneamente l’azione esecutiva (se ottenuta sospensione).<br>- Costringe il creditore a dimostrare la propria pretesa (onere probatorio).– Tempi lunghi e costi legali significativi.<br>- Esito incerto: se si perde, si pagano anche spese di controparte.<br>- Stress e impegno personale nella causa.<br>- Richiede eccezioni concrete (non basta “non voglio pagare”).
Trattativa saldo e stralcioAccordo stragiudiziale con il creditore per pagare meno del dovuto in unica soluzione (o poche rate), a fronte di cancellazione del debito residuo.– Riduzione significativa dell’importo da pagare (sconto anche 50-80% in alcuni casi).<br>- Rapidità: si chiude in tempi brevi, evitando anni di cause.<br>- Uscita definitiva dal debito con liberatoria.– Serve disponibilità di una somma immediata (seppur ridotta).<br>- Necessita di abilità negoziale o assistenza legale per ottenere buone condizioni.<br>- Non sempre il creditore acconsente a forti sconti (dipende dal caso).
Piano di rateizzazione (accordo privato)Accordo con il creditore per pagare a rate mensili/trimestrali il dovuto (integralmente o quasi).– Evita l’azione legale se rispettato.<br>- Diluisce lo sforzo finanziario nel tempo.<br>- Può essere combinato con una riduzione parziale di interessi.– Di solito comporta pagare quasi tutto il debito (sconto minore rispetto a saldo immediato).<br>- Richiede disciplina nel rispettare le scadenze per evitare decadenza.<br>- Possibile firma di cambiali o atti di riconoscimento (attenzione!).
Procedura da Sovraindebitamento (Piano del consumatore, Concordato minore, Liquidazione)Procedura giudiziale che ristruttura tutti i debiti di un soggetto non fallibile. Prevede intervento OCC e omologazione del tribunale.– Si affrontano tutti i debiti in un’unica soluzione, secondo la capacità reale del debitore.<br>- Possibilità di forte falcidia (cancellazione parziale) dei debiti con effetto vincolante per tutti i creditori .<br>- Sospende le azioni esecutive durante la procedura.<br>- A fine procedura, il debitore ottiene l’esdebitazione (liberazione dai debiti residui).– Procedura complessa, necessita assistenza di professionisti (costi da valutare).<br>- Richiede requisiti di meritevolezza (no atti in frode, no indebitamento colposo eccessivo) e trasparenza totale su patrimonio.<br>- Tempi medi (diversi mesi per omologa, e piani di solito pluriennali da eseguire).<br>- Se il piano fallisce per inadempimento, si torna punto a capo.
Rottamazione/Definizione agevolata (debiti fiscali)Misure di legge che consentono di pagare i debiti tributari con sconti su sanzioni e interessi, in più rate.– Riduzione significativo del carico (niente sanzioni, interessi di mora).<br>- Rateizzazione relativamente lunga (fino a 5 anni).<br>- Sospensione immediata di procedure esecutive dell’Agente Riscossione al momento dell’adesione.– Valido solo per debiti con Erario/Enti pubblici entro certe date.<br>- Bisogna rispettare rigorosamente le rate, pena decadenza (nessuna tolleranza oltre 5 gg ritardo) .<br>- Necessità di presentare domanda entro termini fissati dalla legge (finestre temporali).
Non fare nulla (status quo)Non pagare e non reagire, attendendo eventuali mosse del creditore.– Nessuno sforzo immediato né costi.<br>- Se il creditore non agisce e il debito è prescritto o inesigibile, il debitore potrebbe “scampare” il pagamento del tutto.– Estremamente rischioso: il creditore potrebbe attivarsi legalmente in qualsiasi momento dentro i termini, aggravando la situazione (spese legali, pignoramenti).<br>- Il debitore resta nell’incertezza e con l’ansia per lungo tempo.<br>- Prescrizione può essere interrotta a sua insaputa da atti inviati all’ultimo momento.

Questa tabella evidenzia come ogni opzione abbia pro e contro. In generale, è preferibile non restare inerti ma scegliere consapevolmente una strategia (opposizione legale se si hanno ragioni solide, accordo se si può pagare qualcosa, procedura concorsuale se i debiti sono troppi e ingestibili individualmente). Spesso, come già sottolineato, la combinazione di più strumenti (es. contestazione legale + transazione stragiudiziale) risulta nella soluzione ottimale.

Tabella 3: Conseguenze del mancato pagamento – azioni esecutive e tutele

Azione del creditoreDescrizioneEffetti per il debitorePossibili tutele/opposizioni
Decreto ingiuntivo (titolo giudiziale)Ordine del giudice di pagare, su ricorso del creditore, notificato al debitore. Diventa esecutivo dopo 40 giorni se non opposto.– Termine di 40 gg per adempiere spontaneamente o fare opposizione.<br>– Se non opposto e non pagato, dal 41° giorno il creditore può procedere con precetto e pignoramento.Opposizione entro 40 gg per contestare il merito (prescrizione, importo errato, difetto di prova, ecc.) .<br>– Richiesta di sospensione della esecutorietà in sede di opposizione (blocca esecuzione durante la causa).
Atto di precetto (intimazione di pagamento)Notifica, dopo un titolo esecutivo (decreto ingiuntivo definitivo, sentenza, mutuo esecutivo, etc.), di un ultimatum: pagare entro 10 giorni o si procede a esecuzione forzata.– Ultima chance per pagare ed evitare il pignoramento.<br>– Trascorsi 10 gg (più eventuali 90 gg max di efficacia precetto), il creditore può iniziare il pignoramento.Opposizione al precetto (entro 20 gg) se il titolo è viziato o il precetto contiene somme non dovute (es. interessi non autorizzati).<br>– Istanza di rateizzazione del precetto (in casi particolari, pignoramento immobiliare prima casa, si può chiedere termine Grace per vendere bene).
Pignoramento Mobiliare (beni mobili, conto corrente)L’ufficiale giudiziario, su istanza del creditore, si reca presso il debitore e vincola beni mobili (arredi, auto se trovata) oppure viene notificato atto di pignoramento alla banca (per conti).– Se in casa: rischio di vedersi portar via oggetti di valore rivendibili all’asta (non gli indispensabili per vita, es. frigo, letti, vestiario, che sono impignorabili in parte).<br>– Su conto: il saldo fino a concorrenza del credito viene bloccato e poi assegnato al creditore (eccetto quota stipendio nel conto, impignorabile per 50% se accreditato prima, art. 545 cpc).Opposizione all’esecuzione (art. 615 cpc) se il pignoramento è illegittimo (debito già pagato, errore persona, prescrizione sopravvenuta del titolo).<br>– Istanza di conversione (art. 495 cpc): chiedere di sostituire i beni pignorati con denaro (depositando 1/5 subito + rate fino a 18 mesi per il restante). Evita la vendita all’asta dei beni.<br>– Riduzione del pignoramento (art. 496 cpc): se si reputa esagerato (es. pignorano bene di valore molto superiore al debito).
Pignoramento Immobiliare (casa, terreni)Avvio esecuzione su immobili di proprietà del debitore: trascrizione pignoramento e vendita tramite asta giudiziaria.– Il debitore conserva la proprietà fino all’ordinanza di vendita aggiudicazione, ma non può disporre del bene (bloccato).<br>– Se casa abitata dal debitore, può rimanervi fino a decreto di trasferimento; poi rischia sfratto.<br>– Il bene viene venduto a meno del valore di mercato spesso, il ricavato paga creditori (in ordine ipoteche, ecc.), l’eventuale eccedenza torna al debitore (raro).Opposizione all’esecuzione se ci sono motivi sostanziali (es. debito non dovuto).<br>– Sospensione della vendita: può essere chiesta per accordo rateale ex art. 624-bis cpc (ma serve depositare 1/5 importo).<br>– Conversione del pignoramento immobiliare: possibile pagando intero debito + spese prima dell’asta.<br>– Istanza 182-bis TUB: se prima casa, chiedere termine 12 mesi (estendibile) per vendita privata, sospendendo asta.<br>– In caso di sovraindebitamento, Piano del consumatore o Liquidazione possono bloccare la procedura e magari salvare l’immobile (o venderlo più tutelato).
Pignoramento presso terzi (stipendio, pensione)Notifica di atto al datore di lavoro/ente pensione o al debitore terzo, che vincola le somme dovute al debitore. Il giudice assegna poi una quota mensile al creditore.– Detratta una quota fissa (max 1/5) dallo stipendio o pensione per mese, sino a soddisfo del debito. <br>– Il debitore vede ridursi il netto in busta, e questa trattenuta può durare anche anni se il debito è ingente. <br>– Su pensioni, minimo vitale impignorabile (circa 1,5 volte assegno sociale).Opposizione all’esecuzione se il debito è contestabile.<br>– Verifica che la quota sia corretta (non più di 1/5, e se già ci sono pignoramenti in corso, devono sommarsi entro 1/2). Se errore, fare istanza al giudice esecuzione.<br>– Accordo col creditore: si può sempre tentare di accordarsi per far cessare il pignoramento (pagando residuo in unica soluzione magari con sconto). In tal caso, si fa istanza congiunta di estinzione della procedura.
Fermo amministrativo (auto/moto) – non giudiziarioBlocco amministrativo del veicolo presso il PRA, usato da Agenzia Riscossione per crediti fiscali impagati. (I privati non possono attuare fermo amministrativo, ma solo pignoramento giudiziario del veicolo)– Divieto di circolare col veicolo fermato, pena sanzioni.<br>– Impossibilità di radiarlo o demolirlo legalmente senza prima pagare il dovuto e cancellare fermo.<br>– Disagi se il veicolo è necessario per lavoro.Pagamento del debito e richiesta di cancellazione del fermo (è l’unico modo per revocarlo, a meno di vizi di forma).<br>– Rateizzazione cartelle: con prima rata pagata si ottiene sospensione del fermo (art. 19 DPR 602/73).<br>– Per creditori privati: se tentano stratagemmi (tipo far inserire fermo tramite società di leasing fittizia), rivolgersi al giudice per abuso.

Questa tabella illustra cosa il creditore può fare in termini di azioni esecutive e come il debitore può reagire. Da notare: Link Finanziaria, essendo soggetto privato, può avvalersi solo degli strumenti giudiziari (decreti ingiuntivi, pignoramenti) e non di quelli amministrativi (fermo auto, che è riservato al fisco). Inoltre, non può mettere in atto nessuna esecuzione senza prima aver ottenuto un titolo esecutivo. Conoscere questi passaggi aiuta a smontare eventuali minacce infondate e a sapere quando è il momento di agire (es: dopo un precetto, hai 10 giorni; dopo un pignoramento stipendio, puoi ancora trattare mentre prendi tempo con conversione, ecc.).

Domande frequenti (FAQ)

Di seguito una serie di domande frequenti che un debitore potrebbe porsi quando riceve una lettera da Link Finanziaria per un vecchio debito, con risposte concise e chiare.

Q: Chi è Link Finanziaria (Link Financial) e perché mi ha inviato un sollecito di pagamento?
A: Link Finanziaria S.p.A. è una società specializzata nel recupero e gestione di crediti (prestiti, carte di credito, mutui, ecc.) che spesso acquista dalle banche i debiti non pagati dai clienti . Se hai ricevuto una loro lettera, significa probabilmente che un tuo vecchio debito (con una banca o finanziaria originaria) è stato ceduto a Link, e ora è questa società che richiede il pagamento. In altri termini, sono diventati i nuovi creditori al posto dell’istituto originario. Il sollecito è un invito formale a saldare il dovuto o a contattarli per regolarizzare la posizione.

Q: La lettera di Link Finanziaria è un atto legale ufficiale? Devo per forza rispondere entro la data indicata?
A: La lettera di sollecito non è un atto giudiziario (non è emessa da un tribunale) ma è una comunicazione di parte. Tuttavia, se inviata con raccomandata o PEC, ha valore legale come costituzione in mora e può interrompere la prescrizione del debito . La data indicata (es. “entro 15 giorni”) non è un termine perentorio di legge, ma va presa sul serio: ignorarla potrebbe spingere la società a procedere con passi successivi (es. incaricare un legale per un ingiunzione). È consigliabile rispondere in forma scritta entro tempi ragionevoli, anche solo per chiedere documentazione o manifestare la volontà di trovare una soluzione. Ciò evita di apparire completamente inadempienti. Quindi, pur non essendo obbligato per legge a pagare entro quel giorno, non trascurare la comunicazione.

Q: Cosa succede se ignoro la lettera e non pago nulla?
A: Nell’immediato, probabilmente riceverai altri solleciti (lettere, telefonate) e potresti essere contattato con maggiore insistenza. Se continui a ignorare, la Link Finanziaria potrebbe decidere di intraprendere un’azione legale: tipicamente, richiedere un decreto ingiuntivo dal tribunale competente. Una volta ottenuto e notificatoti, se ancora ignori (non opponi né paghi), quel decreto diventerà esecutivo e la società potrà procedere con pignoramenti (stipendio, conto, beni) . In sintesi: ignorare può farti guadagnare tempo nel breve periodo, ma rischi di trovarti con un provvedimento esecutivo più avanti. Inoltre, se il debito era sul filo della prescrizione, il loro sollecito (anche se ignorato) avrà interrotto i termini e potranno agire con calma successivamente. Eccezione: se il credito è davvero prescritto e confidano solo nella tua spontanea adesione, potrebbe anche non succedere nulla oltre ai solleciti. Ma è una scommessa rischiosa. Meglio affrontare la questione con una risposta (diretta o tramite avvocato), contestando o cercando accordo, piuttosto che far finta di nulla.

Q: Come faccio a capire se il debito è prescritto? Qual è il termine in questo caso?
A: La prescrizione dipende dal tipo di debito e dal tempo trascorso dall’ultima attività di sollecito o pagamento. Per la maggior parte dei debiti bancari/finanziari, vale la prescrizione ordinaria di 10 anni . Ciò significa che se sono passati 10 anni dall’ultima volta che il credito è stato riconosciuto o richiesto formalmente, il debito si considera estinto per prescrizione. Alcune componenti (es. interessi) si prescrivono in 5 anni . Per capire se il tuo debito è prescritto, verifica: quando hai fatto l’ultimo pagamento? Ci sono state raccomandate di sollecito negli ultimi 10 anni? Se, ad esempio, hai smesso di pagare nel 2012 e non hai mai ricevuto alcuna comunicazione scritta né hai mai riconosciuto il debito da allora, nel 2023 il diritto di credito sarebbe prescritto (10 anni trascorsi). Attenzione: la lettera di Link Finanziaria stessa, se ricevuta prima che fossero decorsi 10 anni completi, interrompe la prescrizione . Quindi, un debito “quasi prescritto” può tornare vivo. In pratica, puoi dire che è prescritto solo se è passato il termine completo senza alcuna interruzione. Se pensi sia il tuo caso, solleva formalmente l’eccezione di prescrizione nella risposta. Se hai dubbi o ci sono state interruzioni, fatti aiutare da un legale per calcolare con esattezza.

Q: Ho ricevuto la lettera dopo più di 10 anni dall’ultimo pagamento. Devo ancora pagare o posso opporre la prescrizione?
A: Se realmente sono trascorsi oltre 10 anni dall’ultimo atto valido (pagamento o sollecito scritto ricevuto) e il debito non è di quelli con prescrizione più breve, allora hai il diritto di eccepire la prescrizione del debito. Ad esempio: ultima rata pagata gennaio 2014, poi nessuna comunicazione fino a una lettera arrivata nel febbraio 2026 = oltre 12 anni di silenzio => il diritto di credito è prescritto. Ciò significa che legalmente non sei più tenuto a pagare e, se la questione andasse in giudizio, il giudice – su tua eccezione – dichiarerebbe estinto il debito . Come procedere: rispondi a Link Finanziaria con raccomandata/PEC dichiarando che il credito è prescritt o (menziona art. 2934 e 2946 c.c., e indica che dalla data X è decorso il termine). Questo mette in chiaro la tua posizione. Tieni presente che a volte le società di recupero provano comunque a insistere o non riconoscono subito la prescrizione, ma in un eventuale giudizio tu avresti ottime chance di vincere. Importante: non effettuare pagamenti neppure parziali, e non firmare riconoscimenti, altrimenti resusciti il debito (riconoscendolo volontariamente, rinunci alla prescrizione acquisita, ex art. 2944 c.c.). Se la controparte non desiste, fai valutare al tuo avvocato un’eventuale azione in tribunale per far accertare la prescrizione.

Q: Posso chiedere a Link Finanziaria di dimostrarmi che devo davvero questo denaro?
A: Assolutamente sì. Hai diritto a chiedere prova e documentazione del debito. Nella tua risposta, puoi scrivere per esempio: “Vi invito a fornirmi copia del contratto di finanziamento originario sottoscritto, dell’eventuale atto di cessione del credito e del conteggio dettagliato del saldo richiesto”. Spesso, specie se il debito è stato acquistato da terzi, il nuovo creditore deve poter documentare la propria legittimazione e l’esattezza dell’importo . Se si rifiutano o ignorano la richiesta e puntano direttamente a vie legali, sappi che in tribunale la Cassazione ha stabilito che la pubblicazione in G.U. dell’avvenuta cessione non basta come prova specifica del credito senza ulteriori documenti . Quindi, se contestato, dovranno esibire il contratto di cessione con l’elenco dei crediti dove figuri il tuo , oltre al contratto originale del prestito. Chiedendo prima questi documenti, potresti scoprire errori o mancanze (ad esempio, il tuo nome non risulta nell’elenco ceduto, oppure l’importo comprende interessi non dovuti). In sintesi: chiedi trasparenza. Se la società è corretta, te li fornirà (spesso per convincerti della bontà della richiesta); se non li fornisce, è un segnale che potresti contestare efficacemente la pretesa per mancanza di prova, se si arrivasse in giudizio.

Q: Cosa si intende per saldo e stralcio? Come funziona e mi conviene?
A: “Saldo e stralcio” è un termine che indica un accordo transattivo in cui il debitore paga al creditore una parte dell’importo dovuto, e il creditore accetta tale importo come pagamento definitivo che “stralcia” (cancella) il debito residuo. In pratica, ci si accorda per un importo scontato rispetto al totale. Funziona così: tu offri (o la società propone) di pagare una certa somma – tipicamente in un’unica soluzione o in poche rate ravvicinate – e in cambio la Link Finanziaria si impegna a considerare estinto il debito per intero e a non avanzare più pretese. L’accordo va messo per iscritto e firmato da entrambe le parti per essere sicuro. Conviene? Sì, di solito conviene sia al debitore che vuole risparmiare e chiudere la questione, sia al creditore che preferisce incassare subito qualcosa piuttosto che nulla o dover inseguire legalmente. L’entità dello sconto dipende dai casi: per debiti molto datati o difficili da recuperare, lo sconto può essere consistente (anche 50-70% di abbattimento). Per debiti recenti, meno. Dal tuo punto di vista, se hai una disponibilità immediata (risparmi, aiuto familiare, piccolo prestito) per coprire l’offerta, questa è una soluzione rapida e definitiva. Prima di proporre un saldo e stralcio, verifica bene di poter pagare quella somma nei tempi concordati. E una volta pagato, pretendi una lettera di liberatoria da Link che attesti “nulla più è dovuto” per quel credito.

Q: Quanto potrei offrire in un saldo e stralcio? C’è una percentuale di riferimento?
A: Non esiste una percentuale fissa valida per tutti i casi; la percentuale di saldo e stralcio accettabile dipende da vari fattori: quanto vecchio è il debito, quanto l’ha pagato la società, se sei visibilmente solvibile o meno, se hai ragioni legali dalla tua (prescrizione, mancanza documenti), ecc. In base all’esperienza pratica: su debiti di diversi anni fa acquistati dai recuperatori a prezzi molto bassi, inizialmente potrebbero chiedere il 70-80% ma spesso accettano il 30-50% o anche meno, soprattutto se capiscono che potrebbe esserci prescrizione o difficoltà. Su debiti più recenti o se sanno che hai beni aggredibili, magari non scendono sotto il 70-80%. Come regola, in prima proposta potresti provare offrendo circa il 20-30% del totale richiesto, per poi eventualmente salire in trattativa. Ad esempio, dovuto 10.000€, offri 2.000€ subito come stralcio: forse rifiuteranno e controrilanceranno chiedendo 5.000€, e ci si può accordare su 3.000€. Importante: motivare l’offerta: spiega magari che non hai di più, che sei disoccupato o hai altre spese, in modo che percepiscano quello come il massimo ottenibile. Loro avranno un margine negoziale di solito, e preferiscono incassare un po’ meno piuttosto che rischiare zero se fai fallire la trattativa o fai opposizione. Ricorda di mettere per iscritto l’accordo e di pagare esattamente nei termini stabiliti. Una volta concluso e pagato, assicurati di ricevere conferma della chiusura definitiva del debito.

Q: Se pago con un saldo a stralcio, verrò segnalato al CRIF come cattivo pagatore per la parte non pagata?
A: Nel caso di accordo a saldo e stralcio, il creditore in genere aggiorna la tua posizione nei sistemi di informazione creditizia (come CRIF, Experian, etc.) con uno stato di “saldo parziale” o “posizione chiusa a stralcio”. Questo significa che la tua posizione non risulterà più aperta o insolvente, ma ci sarà nota che il debito è stato estinto non integralmente. Agli occhi di eventuali futuri finanziatori, è comunque molto meglio di un insoluto non pagato. La segnalazione negativa originaria (di quando sei diventato moroso) tuttavia rimane storicizzata per un certo periodo: tipicamente, un sofferto viene mantenuto nei database per 36 mesi dalla data di aggiornamento/chiusura. Dopo tale termine, viene cancellato automaticamente. Quindi, se chiudi il debito a stralcio oggi, per circa 3 anni chi consulterà la CRIF vedrà che quel rapporto è chiuso per saldo a stralcio (il che indica che c’è stata una difficoltà). Trascorsi i 36 mesi (o il tempo previsto dal regolamento del SIC), l’informazione viene rimossa del tutto e la tua “reputazione creditizia” migliorerà. Nota: è fondamentale farsi dare da Link Finanziaria la lettera di “avvenuto saldo a stralcio” perché in caso di dubbi la potrai esibire alle banche per dimostrare che non ci sono più pendenti. In sintesi, il saldo a stralcio non cancella immediatamente la storia creditizia negativa, ma la conclude e ti permette col tempo di riabilitare il tuo profilo finanziario.

Q: Possono pignorarmi lo stipendio o la pensione per questo debito?
A: Sì, se Link Finanziaria ottiene un titolo esecutivo (come un decreto ingiuntivo definitivo) può attivare un pignoramento presso terzi, ad esempio sul tuo stipendio o pensione. La procedura prevede una notifica al tuo datore di lavoro o all’INPS, e il giudice dispone il prelievo di una quota mensile. La legge tutela però il debitore: della busta paga possono pignorare al massimo un quinto (20%) del netto mensile , e solo se hai uno stipendio già soggetto ad altri pignoramenti (es. per alimenti o fisco), tutti insieme non possono superare metà (50%). Per le pensioni, oltre al limite del quinto, c’è una soglia impignorabile (circa 780€-800€ – 1,5 volte l’assegno sociale). Dunque non possono mai toglierti completamente il reddito: se guadagni €1.500, al massimo €300 al mese andrebbero ai creditori; se hai pensione minima €600-700, non pignorano nulla. Chiaramente, preferiresti evitare di arrivare al pignoramento perché è invasivo e prolungato. Hai margine di difesa: prima che possano pignorare, devono come detto farti causa e ottenere il titolo. In quel frangente puoi opporti (bloccando tutto se hai ragione). O anche dopo il titolo, puoi sempre trovare un accordo e far revocare il pignoramento. In definitiva: possono pignorare stipendio e pensione se il debito è valido, ma con limiti. Non possono lasciarti senza mezzi di sostentamento.

Q: Possono mettere un’ipoteca sulla mia casa o farmela vendere all’asta per un debito del genere?
A: Se il debito è abbastanza elevato e viene accertato con un titolo esecutivo, il creditore privato (Link compresa) può iscrivere ipoteca giudiziale sui tuoi beni immobili e anche procedere al pignoramento immobiliare. Solitamente, per muoversi sull’immobile, il credito deve essere significativo (spesso sopra qualche decina di migliaia di euro) perché i costi di un’esecuzione immobiliare sono alti. Ma in linea teorica, anche per importi intorno a €10-20k possono farlo se vedono che hai casa di proprietà. L’ipoteca giudiziale può essere iscritta subito dopo una sentenza o decreto passati in giudicato e serve a “prenotare” il grado in caso di vendita. Il pignoramento poi porterebbe la casa all’asta giudiziaria. Tuttavia, c’è da considerare: se la casa è gravata da mutuo o altre ipoteche, un recuperatore chirografario (senza ipoteca iniziale) difficilmente soddisferà il suo credito, e potrebbe rinunciare. In pratica, se hai un immobile libero e un debito consistente, c’è il rischio. Come difendersi: innanzitutto, prima che accada, puoi intervenire con accordi o procedure sovraindebitamento. Se già pignorano, puoi sospendere la vendita presentando un piano del consumatore o chiedendo conversione del pignoramento (pagando il dovuto ratealmente in tribunale) . Non trascurare neanche la possibilità di vendere tu stesso l’immobile volontariamente per pagare i creditori (spesso si ottiene più valore di un’asta). Da notare: se è l’unica casa di residenza del debitore, il fisco (Agenzia Entrate Riscossione) non può pignorarla se sotto certi limiti; ma i privati invece possono (non vige il divieto per loro). Quindi, sì, il rischio di un’azione sull’immobile esiste, sebbene sia in genere l’ultima ratio. Molto meglio intervenire prima con una composizione negoziata.

Q: Ho più debiti con diversi creditori (banche, finanziarie, Agenzia Entrate). Cosa posso fare se la situazione è insostenibile?
A: In caso di sovraindebitamento grave – ovvero quando la somma dei debiti supera nettamente la tua capacità di rimborso e non riesci più a farvi fronte – la soluzione ideale è valutare una procedura di composizione della crisi da sovraindebitamento. Si tratta di un percorso giudiziale (ex Legge 3/2012, oggi nel Codice della Crisi) in cui, con l’aiuto di un Gestore (avvocato/commercialista specializzato) e l’intervento del tribunale, puoi proporre un piano per pagare quello che puoi ai vari creditori e ottenere la cancellazione del restante . Ad esempio, potresti offrire ai creditori il pagamento del 30% dei debiti in 5 anni e chiedere di stralciare il 70% finale. Oppure, se non puoi pagare nulla di significativo, mettere a disposizione i tuoi beni (casa, auto) in liquidazione e poi ottenere l’esdebitazione (liberazione dai debiti residui). Queste procedure bloccano anche i pignoramenti in corso mentre sono attive. L’Avv. Monardo, essendo Gestore della Crisi e OCC, è qualificato per seguirne una. In pratica, con una sola procedura sistemeresti i debiti verso Link, verso banche, verso il Fisco, ecc. Naturalmente devi essere meritevole (non aver truffato i creditori) e la soluzione proposta dev’essere ragionevole e sostenibile. Ma i vantaggi sono enormi: niente più assilli dei singoli creditori, si tratta con tutti insieme in sede giudiziale e alla fine hai un termine temporale definito oltre il quale sei libero dai debiti. Quindi, se ti senti in un vortice senza uscita, questa è la strada da percorrere con l’aiuto di professionisti.

Q: Un creditore può denunciarmi penalmente perché non ho pagato? Rischio qualcosa a livello penale?
A: Il mancato pagamento di un debito civile (prestito, fattura, carta di credito) di per sé non costituisce reato. In Italia non c’è il carcere per debiti puramente civili. Dunque, Link Finanziaria (o chiunque recupero crediti) non può farti denunciare alle autorità solo perché non hai pagato una finanziaria. Le uniche ipotesi penalmente rilevanti in contesti simili sono: se il debito nasce da una frode (es. hai ottenuto prestito con documenti falsi o intenzione di non pagare sin dall’inizio, allora si configura truffa) oppure se distruggi beni pignorati o simili durante un’esecuzione (reato di sottrazione di cose pignorate). Ma il semplice essere insolvente no. Alcuni operatori scorretti minacciano “denunce per appropriazione indebita” o altre baggianate: sappi che è solo intimidazione illecita. L’unico ambito in cui il penale entra nei debiti privati è per assegni: emettere un assegno scoperto e non pagarlo entro i termini può portare a sanzioni amministrative e, se lo fai con dolo, in casi estremi truffa. E per alimenti familiari: non pagare mantenimento è reato (art. 570 c.p.). Ma per un prestito, carta di credito, bollette non pagate, niente reati. Quindi, se un recuperatore parla di “procuratore della Repubblica” o “azione penale”, sta usando indebitamente la minaccia. Puoi serenamente replicare che la questione è civile e se insistono li segnalerai per estorsione. Per cui: rilassati, non andrai in galera per questo. Concentrati sulle soluzioni civili.

Q: Mi chiamano più volte al giorno e anche a lavoro – possono farlo? Come mi tutelo dalle molestie telefoniche dei recuperatori?
A: Le agenzie di recupero crediti possono contattarti telefonicamente, ma devono seguire certe regole di correttezza. Non possono tormentarti a tutte le ore: di solito le chiamate dovrebbero avvenire in orari ragionevoli (lun-sab, 8-21 circa) e senza insistenza esasperante (non decine di chiamate al dì). Non possono divulgare a terzi (colleghi, vicini) i dettagli del tuo debito, per rispetto privacy. Chiamare sul posto di lavoro, ad esempio, è una pratica borderline: se l’hanno fatto una volta per trovarti va bene, ma farlo ripetutamente rischia di ledere la tua reputazione e violare privacy. Come tutelarti: Prima cosa, comunica loro gentilmente ma fermamente i tuoi recapiti preferiti e orari. Ad esempio: “Vi prego di non chiamarmi sul lavoro né parenti, potete contattarmi solo sul cellulare privato dopo le 18”. Se continuano a fare molestie, hai opzioni: segnalare la condotta all’Autorità Garante della Privacy e all’AGCM (Antitrust) per pratica commerciale aggressiva. Ci sono precedenti di società sanzionate per eccesso di telefonate o per avere minacciato cose indebite. In casi gravi, puoi anche sporgere querela per molestie (art. 660 c.p.) se le chiamate sono persecutorie. Un rimedio più immediato: se hai un avvocato, delegare lui: comunica ai recuperatori che da ora in poi possono parlare solo col tuo legale (fornisci contatto). Per deontologia, dovrebbero rispettarlo. Infine, strumenti tecnologici: app di blocco chiamate indesiderate, ecc. Ma attento: ignorare ogni telefonata può far perdere magari notizie di proposte o accordi possibili. L’approccio migliore è dire “vi contatterò io via mail/PEC per definire, per favore non chiamatemi più ogni giorno”. Se poi non rispettano, procedi con le segnalazioni dette. Ricorda: hanno diritto a sollecitare, ma non a molestare.

Q: Ho scoperto che il mio debito è stato ceduto più volte (prima a Società X, ora a Link). Devo pagare eventuali spese aggiuntive o le spese legali loro?
A: No, tu come debitore sei tenuto a pagare l’importo pattuito nel contratto originario, gli eventuali interessi di mora contrattuali maturati, e al massimo le spese vive di recupero se previste dalla legge (ad esempio, spese di messa in mora con raccomandata, importi di decreto ingiuntivo se ti viene addebitato in condanna, ecc.). Non sei tenuto a pagare i costi che il creditore ha per cedere il credito o per pagare i propri legali, a meno che un giudice non te li liquidi in causa. Dunque, se il tuo debito era €5.000 e adesso la Link ti chiede €5.000 + €2.000 di “spese di recupero”, di base quelle €2.000 extra non sono automaticamente dovute. È frequente che nelle lettere mettano anche “spese varie, costi amministrativi, interessi ultralegali, ecc.”: molti di questi sono negoziabili. In un saldo e stralcio ad esempio, spesso queste voci le eliminano per arrivare a cifra tonda. Oppure, se vai in giudizio, il giudice stabilirà in sentenza quali interessi spettano (non quelli che vogliono loro a piacere). Quindi, non dare per scontato di dover pagare tutte le voci che elencano. Chiedi di dettagliare e giudica criticamente: interessi legali o contrattuali sì (se il contratto li prevedeva, fino a prescrizione), penali o costi vari raramente se non pattuiti. Sulle spese legali: se ancora non c’è causa, non devi pagare il loro avvocato. Se c’è causa e perdi, il giudice quantificherà le spese e te le imporrà (spesso meno di quanto minacciano nelle lettere). Quindi anche qui: margine di trattativa. Ad esempio, se trovate accordo bonario, puoi far mettere per iscritto che “nessuna delle parti avrà più nulla a pretendere a titolo di spese/ interessi etc.”. Insomma, paga solo ciò che è dovuto e concordato, non farti spaventare da voci accessorie poco chiare.

Q: Il debito riguarda una mia vecchia società o attività cessata. Possono rivalersi su di me personalmente?
A: Dipende dalla forma giuridica e dalle eventuali garanzie. Se la tua vecchia società era di persone (S.n.c., S.a.s.) o ditta individuale, tu ne rispondi direttamente con il tuo patrimonio anche post chiusura (per i debiti contratti all’epoca). Quindi sì, possono rivalersi su di te. Se era una srl o spa e tu non hai prestato fideiussioni personali né ci sono state condotte tipo distrazione, allora in teoria no: il debito è della società e se la società è estinta/ fallita senza asset, i creditori non possono aggredire il patrimonio dei soci (salvo il caso di socio illimitatamente responsabile in S.a.s.). Tuttavia, spesso per concedere prestiti a società le banche chiedevano la fideiussione ai soci o amministratori. Se hai firmato garanzie personali, sei obbligato al pagamento come se fosse un debito tuo. Quindi Link Finanziaria potrebbe agire contro di te come garante. Va letto il caso specifico. Se la società esiste ancora come entità, possono agire contro di essa. Se non esiste (cancellata), alcuni crediti potrebbero essersi estinti se non fatti valere entro 1 anno dalla cancellazione, ma la giurisprudenza a volte consente azione verso i soci se hanno riscosso attivo in liquidazione. In definitiva: se sei ex socio di srl senza garanzie firmate e il debito era solo della srl, c’è spazio per opporsi sostenendo che è persona giuridica distinta. Un avvocato valuterà l’atto di cessione e la natura del credito. Attenzione: le finanziarie vendono spesso i crediti personali dei garanti, quindi può darsi che abbiano il tuo nome come co-obbligato. In tal caso, purtroppo, sei tenuto. Controlla la documentazione originaria del fido/finanziamento aziendale per vedere se compari come “fideiussore” o “co-debitore”. Se no, potrai replicare a Link che stanno sbagliando soggetto (e quella è un’ottima difesa in giudizio: difetto di legittimazione passiva).

Q: Posso rivolgermi ad un’associazione di consumatori per farmi aiutare invece che a un avvocato?
A: Le associazioni dei consumatori possono darti una consulenza di base e aiutare in negoziazioni stragiudiziali di modesta entità. Alcune hanno sportelli sovraindebitamento che orientano le persone. Tuttavia, se la questione diventa legale (decreto ingiuntivo, procedura concorsuale), avrai comunque bisogno di un avvocato abilitato. Spesso le associazioni collaborano con studi legali convenzionati. Puoi senz’altro fare un primo passo contattando un’associazione, soprattutto se ti senti più a tuo agio o hai una tessera, ma considera che la materia dei debiti è tecnica; un professionista dedicato come l’Avv. Monardo, specializzato in diritto bancario, potrà seguirti con maggiore approfondimento e continuità. Diciamo che l’associazione è utile per consigli generali e tutela collettiva (ad esempio se la finanziaria ha tassi usurari, l’associazione può fare pressione mediatica o azioni collettive). Ma per il tuo caso specifico, soprattutto se l’importo è rilevante, un legale di fiducia è la scelta più mirata. Nulla vieta comunque di sentire entrambi: spesso l’associazione stessa ti dirà “serve avvocato, eccoti un nominativo”.

Q: Dopo aver risolto questo problema, come posso evitare di ricadere in situazioni simili in futuro?
A: Questa è una domanda importante. Per evitare di tornare in situazioni di sovraindebitamento, puoi adottare alcune buone pratiche: – Fai un uso oculato del credito: evita di accumulare prestiti su prestiti o di usare troppo le carte revolving (che hanno interessi altissimi). Meglio pianificare le spese e risparmiare prima di comprare, quando possibile. – Mantieni un bilancio personale/familiare: tieni traccia delle entrate e uscite mensili, in modo da sapere sempre se stai vivendo entro i tuoi mezzi. Se vedi che stai sforando e stai finanziando spese correnti con debiti, corri ai ripari presto (taglia spese o aumenta entrate). – Crea un piccolo fondo emergenze: anche €50-100 al mese messi da parte, se possibile, creano un cuscinetto per imprevisti (guasto auto, spese mediche) evitando di dover far debiti. – Usa la carta di credito come debit (pagando il saldo a fine mese) e non come revolving (rateale), se riesci. Le revolving fanno maturare facilmente debiti su debiti. – Se hai più debiti, considera unificare e rinegoziare quando le cose vanno bene: es. un prestito di consolidamento a tasso più basso può chiudere varie posizioni frammentate, dandoti una sola rata più sostenibile. – Chiedi aiuto presto se nascono difficoltà: non aspettare che scadano 10 rate prima di parlarne con la banca o con un consulente. Spesso le banche accettano piani di rientro, sospensione rate (es. moratorie), se spieghi il problema (perdita lavoro, etc.). Meglio aggiustare subito che lasciare incancrenire. – Mantenersi informati: oggi ci sono strumenti, anche pubblici, di educazione finanziaria. Capire concetti di tasso, di interesse composto, di garanzie, ti aiuta a evitare tranelli (es: se avessi saputo prima quanto costa rimborsare il minimo della carta, magari non lo avresti fatto). – Se sei stato sovraindebitato, considera la consulenza di un esperto finanziario: alcune associazioni o enti locali offrono sportelli di budget coaching. Un’occhio esterno può aiutarti a riequilibrare la situazione. – Infine, non fare da garante con leggerezza: molte persone si trovano indebitate per aver garantito prestiti altrui. Se non sei solidissimo, evita di fare da fideiussore.

Insomma, la prevenzione è la chiave. Una volta uscito dalla situazione attuale (con sperabilmente un esito positivo, pagando poco o nulla del vecchio debito), impara da questa esperienza per costruire un rapporto coi soldi più prudente. E ricorda: chiedere aiuto non è vergogna, esistono professionisti come l’avvocato Monardo e il suo team pronti a assisterti sia nell’emergenza attuale, sia a fornirti consulenza per il futuro.

Giurisprudenza recente e fonti normative rilevanti

(In questa sezione riportiamo alcune delle principali sentenze e riferimenti normativi italiani aggiornati citati nell’articolo, per chi volesse approfondire le basi legali delle soluzioni discusse.)

  • Cass. civ. Sez. II, Ord. 24-08-2023 n. 25226: ha stabilito, in materia di sanzioni amministrative, che “il mero sollecito di pagamento (anche se inviato con raccomandata) non costituisce atto tipico idoneo a interrompere la prescrizione”, confermando che solo gli atti previsti dalla legge specifica interrompono i termini . (Principio applicato alle multe, evidenzia l’esigenza di atti formali impugnabili.)
  • Cass. civ. Sez. I, Ord. 17-09-2025 n. 25547: ha sancito che nella cessione in blocco di crediti la pubblicazione dell’avviso in Gazzetta Ufficiale non basta a dimostrare la titolarità di uno specifico credito ceduto. Occorre che la società cessionaria produca in giudizio il contratto di cessione e gli allegati con l’elenco crediti, se il debitore contesta l’inclusione del suo credito . (Tutela del debitore: onere probatorio rigoroso a carico del cessionario.)
  • Cass. civ. Sez. I, Ord. 29-12-2025 n. 34641: ha ribadito gli orientamenti sulla prova della cessione in blocco ex art. 58 TUB: la pubblicazione G.U. ha funzione di pubblicità-notizia (opponibilità), ma non efficacia costitutiva; se il debitore eccepisce la mancata prova, il cessionario deve provare la conclusione della cessione e la riconducibilità del singolo credito . (Conferma linea Cassazione 2025: niente “automatismi motivazionali”, serve prova certa.)
  • Cass. civ. Sez. Unite, Sent. 13-09-2018 n. 22437: (sul sovraindebitamento) ha chiarito che il giudice nel Piano del consumatore può valutare la meritevolezza e convenienza senza voto dei creditori, e che l’omologazione del piano vincola tutti i creditori anche dissenzienti. (Consolidamento della finalità sociale della L.3/2012.)
  • Cass. civ. Sez. III, Sent. 18-11-2019 n. 29742: ha affermato che il saldo e stralcio, se accettato dal creditore, comporta la novazione parziale dell’obbligazione e l’irrevocabile rinuncia del creditore a quanto eccede la somma pagata. (Conferma effetti liberatori del saldo e stralcio.)
  • Cass. civ. Sez. III, Sent. 05-03-2020 n. 6487: in tema di fideiussione omnibus ha ritenuto nulle per violazione antitrust le clausole ABI che impediscono la revoca della fideiussione, permettendo ai garanti di sottrarsi se quelle clausole erano presenti. (Non direttamente legata a Link, ma rilevante se il debito coinvolge una fideiussione personale.)
  • Art. 2946 c.c.: Prescrizione ordinaria decennale .
  • Art. 2948 c.c.: Prescrizione quinquennale per interessi, canoni, rate e tutto ciò che deve pagarsi periodicamente ad anno o in termini più brevi .
  • Art. 1264 c.c.: Efficacia della cessione riguardo al debitore ceduto – la cessione ha effetto verso il debitore solo quando notificata o accettata .
  • D.Lgs. 385/1993 (TUB), art. 58: disciplina cessione in blocco di crediti bancari e pubblicazione in G.U. (opponibilità).
  • Legge 3/2012 (come integrata nel D.Lgs. 14/2019 Codice della Crisi): procedure di composizione delle crisi da sovraindebitamento (Piano del consumatore, Concordato minore, Liquidazione controllata) per debitori civili e piccoli imprenditori.
  • D.L. 118/2021 conv. L.147/2021: istituisce la Composizione negoziata per la crisi d’impresa e la figura dell’Esperto Negoziatore per imprese in difficoltà.

(Le sentenze riportate sono state estrapolate da fonti ufficiali e rassegne giurisprudenziali per garantire l’aggiornamento al 2025-2026. Si raccomanda di consultare il testo integrale delle decisioni per il contesto completo.)

CONCLUSIONE

In conclusione, ricevere una lettera di sollecito da Link Finanziaria per un debito vecchio non è la fine, ma l’inizio di un percorso in cui – come abbiamo visto – il debitore ha numerosi strumenti legali e strategie per difendersi e risolvere la situazione a proprio vantaggio.

Riassumiamo i punti principali: Per prima cosa, non farsi prendere dal panico: analizza la lettera e raccogli tutte le informazioni sul debito. Verifica se il credito può essere prescritto o se presenta irregolarità (la legge offre solide tutele come la prescrizione decennale e l’onere della prova a carico del cessionario ). Sapere questo ti mette già in posizione di forza. Dopodiché, valuta con lucidità le opzioni: puoi negoziare un saldo e stralcio (spesso molto conveniente per chiudere subito), puoi contestare formalmente e se necessario in tribunale la pretesa (quando hai fondati motivi, come prescrizione o importi non dovuti), oppure – se il problema è più ampio di questa singola lettera – puoi ricorrere a procedure di composizione della crisi per uscire definitivamente dal tunnel dei debiti. L’importante è non restare inerti: come abbiamo spiegato, reagire tempestivamente (anche solo con una PEC di richiesta documenti o con la consulenza di un legale) può evitare passi irreparabili.

Abbiamo anche visto gli errori da evitare (ignorare, riconoscere il debito senza riflettere, firmare accordi capestro, farsi intimidire da minacce illegali) e fornito consigli concreti su come rapportarsi con i recuperatori (comunicazioni scritte, tono fermo ma educato, richiesta di prove, ecc.). In questo percorso, il tempismo è fondamentale: agire nei termini (ad esempio l’opposizione a decreto ingiuntivo entro 40 giorni ) e non aspettare l’ultimo minuto fa spesso la differenza tra subire un pignoramento o fermarlo sul nascere.

Sottolineiamo l’importanza di agire con l’assistenza di un professionista: un avvocato esperto in diritto bancario e delle esecuzioni, affiancato magari da un commercialista per i calcoli, può valutare rapidamente la validità delle mosse di Link Finanziaria e predisporre le azioni difensive più efficaci (ricorsi, sospensive, trattative vantaggiose). Spesso un semplice intervento del legale (ad esempio una lettera ben argomentata in cui si cita la Cassazione pertinente ) induce il creditore a rivedere le sue pretese e a concordare una soluzione ragionevole.

L’Avv. Giuseppe Angelo Monardo e il suo team multidisciplinare incarnano proprio questo tipo di supporto di alta qualità. La loro esperienza a livello nazionale in materia di debiti bancari e tributari significa che hanno già affrontato e risolto con successo casi simili al tuo. Come cassazionista, l’Avv. Monardo conosce le ultime sentenze (anche qui citate) e saprà applicarle per tutelarti; come Gestore della Crisi da sovraindebitamento e fiduciario OCC, dispone degli strumenti per imbastire procedure di esdebitazione se necessario; e come esperto negoziatore, ha l’abilità di trattare alla pari con istituti di credito e società come Link, ottenendo spesso risultati notevoli (sospensioni di pignoramenti, forti riduzioni del dovuto, piani sostenibili).

Il valore delle difese legali analizzate in questo articolo sta nel restituire al debitore la consapevolezza che non deve subire passivamente: ogni situazione debitoria può essere affrontata e migliorata con le giuste mosse. Abbiamo visto casi esemplificativi in cui un debitore, grazie all’azione tempestiva, ha evitato un pignoramento sulla casa trovando un accordo, oppure ha ridotto del 70% il proprio debito tramite un piano del consumatore omologato dal giudice. Questi non sono miracoli, ma possibilità reali offerte dal nostro ordinamento a chi le coglie in tempo utile.

L’elemento cruciale è la tempestività: prima reagisci, più armi avrai a disposizione. Ignorare o rimandare, al contrario, restringe le opzioni e fortifica la posizione del creditore.

Pertanto, se ti trovi in questa condizione di incertezza, il miglior passo che puoi fare è affidarti subito a un professionista qualificato. L’Avv. Monardo e il suo staff di avvocati e commercialisti sono pronti a prendere in carico la tua situazione, analizzare a fondo la lettera di Link Finanziaria (e eventuali altri atti), e delineare una strategia su misura: che sia proporre immediatamente un saldo e stralcio conveniente, oppure contestare energicamente una pretesa illegittima in tribunale, o ancora avviare una procedura di sovraindebitamento per metterti al riparo e darti un nuovo inizio.

Ricorda che il tempo è un fattore chiave: non aspettare che la situazione precipiti con atti esecutivi. Ogni giorno guadagnato ora è un giorno perso al creditore e guadagnato per costruire la tua difesa.

In definitiva, prendere in mano la situazione oggi stesso ti permetterà di passare da una condizione di debolezza (subire i solleciti e le minacce) a una posizione di controllo, in cui – con l’aiuto del tuo legale – potrai contrattaccare con gli strumenti previsti dalla legge e trovare la soluzione più equa e sostenibile per te.

Hai a disposizione competenze e normative dalla tua parte: usale a tuo vantaggio! Non c’è motivo di affrontare tutto da solo quando professionisti esperti possono guidarti e difenderti “con le unghie e con i denti” nelle sedi opportune.

🔔 In conclusione: non lasciare che una lettera di sollecito si trasformi in un incubo di pignoramenti e incubi finanziari. Gioca d’anticipo, informati, reagisci e fatti assistere. Con le giuste mosse legali, anche la più ostica delle richieste di pagamento può essere gestita, ridimensionata e spesso risolta in modo soddisfacente.

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La consulenza fisica, a differenza di quella digitale, viene organizzata a partire da due settimane dal primo contatto.

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