Lettera Da Innolva Per Debiti Vecchi: Come Difenderti Da Un Sollecito Di Pagamento E Trattare Un Saldo E Stralcio

Introduzione

Ricevere una lettera di sollecito di pagamento da Innolva per un vecchio debito può generare allarme e confusione. Spesso il debitore non sa come reagire: c’è il timore di subire azioni legali imminenti, di commettere errori (come pagare somme non dovute) o di perdere occasioni per ridurre il debito. Questo tema è fondamentale, perché un sollecito di pagamento mal gestito può portare a pignoramenti, iscrizioni ipotecarie o altre azioni esecutive evitabili. Inoltre molti debiti “vecchi” potrebbero essere già prescritti, ossia legalmente non più esigibili: pagare senza verificare significherebbe rinunciare a un diritto e buttare denaro. È quindi urgente capire quali errori evitare (ad esempio non pagare immediatamente senza controlli) e quali strumenti legali sono disponibili per difendersi e risolvere la situazione in modo vantaggioso.

Anticipiamo subito le soluzioni chiave: in questa guida vedremo come verificare la legittimità della richiesta (accertando che Innolva abbia un regolare mandato o abbia acquisito il credito), come controllare la validità del debito (esistenza di un contratto, eventuale prescrizione già maturata), e come opporsi legalmente se necessario (impugnando atti giudiziari, eccependo la prescrizione o altre irregolarità). Vedremo anche come trattare un accordo a saldo e stralcio – cioè un pagamento ridotto a definitiva estinzione del debito – e quali strategie adottare in sede di trattativa per ottenere lo sconto migliore. Non mancheremo di esaminare procedure alternative come le definizioni agevolate per debiti fiscali (es. rottamazione delle cartelle) e gli strumenti per la crisi da sovraindebitamento, grazie ai quali, in certi casi, è possibile azzerare i debiti residui legalmente.

Per affrontare efficacemente situazioni complesse come queste, è prezioso l’aiuto di professionisti specializzati. A tal proposito, ti presentiamo l’Avv. Giuseppe Angelo Monardo e il suo staff multidisciplinare di avvocati e commercialisti. Chi è l’Avv. Monardo? È un avvocato cassazionista con lunga esperienza, che coordina un team di professionisti esperti a livello nazionale in diritto bancario e tributario. Inoltre vanta qualifiche specifiche: è Gestore della Crisi da Sovraindebitamento (L. 3/2012) iscritto negli elenchi ufficiali del Ministero della Giustizia, nonché professionista fiduciario di un OCC (Organismo di Composizione della Crisi). È anche Esperto Negoziatore della Crisi d’Impresa ai sensi del D.L. 118/2021, abilitato ad assistere aziende in difficoltà finanziaria. In breve, l’Avv. Monardo ha competenze a 360° sulla gestione di debiti, dalle trattative stragiudiziali fino alle procedure giudiziali più complesse.

Come può aiutarti concretamente l’Avv. Monardo e il suo team? Anzitutto con un’analisi legale approfondita della lettera o dell’atto ricevuto: verranno verificati tutti i dettagli (legittimità dell’incarico di Innolva, validità del credito, rispetto dei termini di legge, ecc.). In base all’esito, il team potrà attivarsi per presentare ricorsi o opposizioni nei tribunali competenti (ad esempio ricorso in autotutela, opposizione a decreto ingiuntivo o a pignoramento), ottenendo anche sospensioni immediate delle procedure esecutive se ne ricorrono i presupposti. Parallelamente, l’Avv. Monardo potrà gestire trattative dirette con Innolva o con il creditore originario per ottenere un piano di rientro sostenibile o un saldo e stralcio vantaggioso, riducendo sensibilmente l’importo dovuto. Se necessario, il suo staff è in grado di predisporre soluzioni sia giudiziali che stragiudiziali: dall’accordo transattivo firmato in pochi giorni, fino all’accesso a procedure di composizione della crisi da sovraindebitamento, in modo da mettere in sicurezza il debitore e condurre a stralcio, rateazione o cancellazione dei debiti in via definitiva.

Questa introduzione vuole trasmetterti un messaggio chiaro: non sei da solo di fronte a Innolva. Esistono norme e diritti che ti tutelano, ed esistono professionisti pronti a farli valere per te in modo rapido e risolutivo. Nei paragrafi che seguono troverai una mappa completa per difenderti efficacemente da un sollecito di pagamento su un vecchio debito, evitando passi falsi e sfruttando ogni opportunità legale a tuo favore. Leggi attentamente e, se al termine avrai bisogno di assistenza specifica sulla tua situazione, non esitare a farti aiutare da esperti. Il tempo è un fattore critico (certe scadenze sono brevi) e muoversi con competenza può fare la differenza tra subire le conseguenze di un debito e risolverlo a condizioni per te favorevoli.

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Contesto normativo e giurisprudenziale

Inquadriamo anzitutto le norme e i principi giuridici fondamentali che regolano questo campo. Sapere cosa dice la legge sulle lettere di sollecito, sulla prescrizione dei debiti e sulle attività delle società di recupero crediti ti aiuterà a capire i tuoi diritti di debitore e le possibili irregolarità da far valere. Esamineremo inoltre alcune recenti sentenze dei tribunali italiani (Corte di Cassazione in primis) che hanno chiarito punti importanti in materia di debiti ceduti, prove del credito e accordi di saldo e stralcio.

Chi è Innolva e cosa significa ricevere un suo sollecito di pagamento

Innolva S.p.A. è una società che opera nel settore del recupero crediti per conto terzi. In pratica, i creditori (banche, finanziarie, aziende) possono affidare la riscossione dei propri crediti a società specializzate come Innolva, secondo quanto consente l’art. 115 del T.U.L.P.S. (Testo Unico delle Leggi di Pubblica Sicurezza). Dunque, ricevere una lettera da Innolva significa che un tuo vecchio creditore ha incaricato questa società di riscuotere un pagamento da te dovuto, oppure che Innolva ha acquistato il tuo credito (caso frequente con i cosiddetti NPL – Non Performing Loans, cioè crediti deteriorati ceduti in blocco a società recuperatrici).

Di per sé, la lettera di sollecito non è un atto giudiziario e non ha efficacia esecutiva immediata. È un invito a pagare, spesso dai toni più o meno decisi, talvolta con minacce implicite di conseguenze se ignori la richiesta. Va chiarito che le società di recupero crediti come Innolva non hanno poteri coercitivi diretti: non possono pignorare beni, ipotecare immobili, dichiarare fallimento o bloccare stipendi/pensioni di loro iniziativa. Qualsiasi azione esecutiva (pignoramenti, fermi amministrativi, ecc.) deve essere promossa dal creditore originario mediante un procedimento legale e con l’autorizzazione di un giudice. Quindi, se nella lettera trovi frasi intimidatorie tipo “procederemo al pignoramento se non paghi” sappi che è un bluff: Innolva da sola non può farlo, può solo consigliare il suo cliente (il creditore) di intraprendere vie legali. Allo stesso modo, non possono “mandarti in carcere” perché l’inadempimento di un debito civile non è un reato: eventuali riferimenti a conseguenze penali (ad es. “denuncia per truffa” se non paghi un prestito) sono artifici per spaventarti e costituiscono pratiche scorrette e contrarie alla legge.

È importante tuttavia non sottovalutare la lettera di Innolva. Anche se non è un atto giudiziario, ignorandola completamente potresti provocare la reazione del creditore: come vedremo, se il debito è fondato il creditore potrebbe decidere di procedere con un decreto ingiuntivo o altra azione legale per ottenere un titolo esecutivo. La lettera spesso rappresenta l’ultimo tentativo “bonario” prima del contenzioso: viene inviata proprio per evitare le vie legali, dando al debitore una chance di pagare spontaneamente o di proporre un accordo. Dunque, ricevere un sollecito da Innolva segnala che c’è una posizione debitoria aperta nei tuoi confronti che qualcuno sta cercando attivamente di recuperare.

In sintesi: non farti prendere dal panico, ma prendi sul serio la comunicazione. Valuta anzitutto di che natura è il debito e da quanto tempo non viene pagato, come è arrivato il sollecito (posta ordinaria, raccomandata, PEC?) e cosa ti viene richiesto esattamente. Questi elementi sono cruciali per decidere la strategia: difendersi contestando o negoziare un saldo. Nei paragrafi seguenti chiariremo come muoversi in entrambi i casi.

Debiti “vecchi” e prescrizione: termini e verifica

La prescrizione è un istituto giuridico fondamentale per chi ha debiti datati. In termini semplici, la prescrizione stabilisce un limite di tempo oltre il quale un credito non può più essere legalmente preteso. Se un debito è prescritto, non sei più obbligato a pagarlo e, in caso di causa, puoi far valere questa eccezione per ottenere l’annullamento della richiesta. È quindi essenziale verificare se il “vecchio debito” segnalato da Innolva sia ormai caduto in prescrizione.

I termini di prescrizione variano a seconda della natura del debito. La regola generale nel codice civile (art. 2946 c.c.) prevede una prescrizione decennale (10 anni) per i diritti di credito, salvo che la legge disponga un termine diverso. Molti debiti bancari e finanziari rientrano in questo termine ordinario di 10 anni. Ad esempio, un prestito personale o un finanziamento in contratto scritto ha termine prescrizionale di 10 anni dal momento in cui la banca avrebbe potuto chiederti la restituzione delle rate non pagate.

Tuttavia, esistono prescrizioni brevi per determinate categorie di crediti, spesso 5 anni (art. 2948 c.c.) o ancora più brevi. Ecco una panoramica riepilogativa dei principali termini prescrizionali, utile per capire dove si colloca il tuo debito:

Tipo di creditoTermine di prescrizioneRiferimenti
Crediti ordinari da contratto (prestiti, finanziamenti, mutui non ipotecari)10 anni (prescrizione ordinaria)art. 2946 c.c.
Crediti derivanti da sentenza o decreto ingiuntivo (titolo giudiziale)10 anni dal passaggio in giudicatoart. 2953 c.c.
Rate scadute di mutuo o finanziamento (obbligazioni periodiche)5 anni dalla singola scadenza se non vi è titolo unicoart. 2948 c.c., n.4 (interessi e annualità)
Carte di credito/revolving (utilizzi non rimborsati)10 anni (se contratto scritto, assimilabile a finanziamento)art. 2946 c.c. (orientamento prevalente)
Scoperto di conto corrente bancario non rimborsato10 anni dall’ultimo utilizzo o comunicazione di recessoart. 2946 c.c. (debito derivante da contratto bancario)
Fatture di forniture commerciali (es. fornitori aziendali, professionisti)5 anni se trattasi di pagamento periodico o di prestazioni continuativeart. 2948 c.c., n.3 (prestazioni professionali annuali o periodiche)
Bollette utenze domestiche (luce, gas, acqua)2 anni (dalla scadenza della bolletta) per consumi dal 2018 in poiL. 205/2017 (Legge Bilancio 2018)
Bolletta telefonica (servizi telefonia/internet)5 anni (termine prescrizione civile per servizi di telecomunicazione)art. 2948 c.c., n.3 (prestazioni periodiche)
Canone di locazione (affitti non pagati)5 anni per i singoli canoni mensili scadutiart. 2948 c.c., n.3
Condominio – quote condominiali5 anni per i contributi periodici dovutiart. 2948 c.c., n.4
Tributi erariali (es. IRPEF, IVA) da cartella esattoriale10 anni dal momento esigibilità (orientamento Cassazione)Cass. ord. 25226/2023
Tributi locali e multe (IMU, TARI, sanzioni amministrative es. multe stradali)5 anni dal momento esigibilitàCass. ord. 25226/2023
Contributi previdenziali INPS da cartella5 anni (contribuzione obbligatoria)L. 335/1995, art. 3, co.9
Bollo auto3 anniArt. 5 D.L. 953/1982

Nota: se il tuo debito risale a molti anni fa, il primo passo è collocarlo nella categoria corretta e calcolare quanti anni sono trascorsi dall’ultima data utile (ultimo pagamento effettuato o ultimo atto interruttivo ricevuto, come vedremo sotto). Ad esempio, se hai ricevuto un sollecito nel 2026 per una bolletta della luce del 2019, sono passati 7 anni: ben oltre i 2 anni di prescrizione introdotti dalla legge, quindi salvo eventi interruttivi quel debito sarebbe già prescritto e “non dovrà più essere pagato”.

Interruzione della prescrizione: occhio alle lettere di sollecito

Attenzione: la prescrizione non decorre in modo lineare e imperturbato. Può essere interrotta da atti che manifestano la volontà del creditore di far valere il suo diritto, o dal riconoscimento del debito da parte tua (art. 2944 c.c.). Quando la prescrizione si interrompe, il “conto alla rovescia” riparte da capo (ex art. 2945 c.c.). È quindi fondamentale capire se il tuo debito, pur originariamente datato, abbia subito interruzioni.

Quali atti interrompono la prescrizione? In generale, ogni atto formale di costituzione in mora da parte del creditore è idoneo ad interrompere il termine (art. 2943 comma 4 c.c.). Questo include in particolare la notifica di un atto giudiziario (citazione, decreto ingiuntivo, precetto) oppure una richiesta scritta del pagamento inviata con modalità idonee a comprovare che ti è giunta (es. lettera raccomandata A/R, notifica tramite ufficiale giudiziario o invio tramite PEC con firma digitale) . Non occorrono formule solenni: un atto stragiudiziale (cioè fuori dal tribunale) può interrompere la prescrizione purché indirizzato al debitore e da questo ricevuto . La Cassazione ha chiarito che l’atto interruttivo non è soggetto a particolari formalità di notifica giudiziaria ; in pratica, anche una raccomandata semplice, se effettivamente consegnata o giacente presso l’indirizzo del debitore, produce effetto interruttivo . Perfino una raccomandata non ritirata e tornata indietro per “compiuta giacenza” vale come presunzione di consegna (salvo prova contraria) .

Tuttavia, occorre distinguere il caso dei debiti tributari o delle sanzioni amministrative. In tali ambiti, la legge prevede atti tipici specifici per la riscossione (es. la cartella esattoriale, l’ingiunzione fiscale) e la giurisprudenza ha stabilito che un semplice sollecito via raccomandata non è sufficiente a interrompere la prescrizione delle sanzioni se non rientra tra gli atti tipici. Ad esempio, per una multa stradale, trascorsi 5 anni senza che sia stata notificata una cartella o un’ingiunzione, l’ente non può salvare il credito inviando solo una lettera di sollecito: la Corte di Cassazione (ord. n. 25226/2023) ha ribadito che “non possono avere tale effetto (interruttivo) le lettere raccomandate contenenti meri solleciti di pagamento” se inviate oltre il termine previsto per gli atti esecutivi. In altre parole, per i debiti da sanzioni amministrative conta solo l’atto formalmente previsto (es. l’iscrizione a ruolo e la cartella), mentre una lettera “atipica” fuori procedura non vale.

Per i debiti civili (prestiti, bollette, ecc.), invece, qualunque messa in mora formale vale, a condizione che il creditore poi possa provare di avertela inviata e che tu l’abbia ricevuta. Ad esempio, la lettera che hai in mano di Innolva, se è stata spedita come raccomandata A/R o PEC, potrebbe aver interrotto la prescrizione, facendo ripartire il termine da zero dalla data di ricevimento. Se invece ti è arrivata per posta ordinaria (non tracciata), dal punto di vista legale non c’è prova certa della consegna e dunque quella missiva potrebbe non essere idonea a interrompere la prescrizione in giudizio (saresti tu eventualmente a dover eccepire di non averla mai ricevuta, e il creditore non avrebbe ricevuta firmata da mostrarti). In ogni caso, non dare mai per scontato che il debito sia prescritto senza aver verificato: occorre ricostruire la storia del credito, vedere se e quando sono state inviate diffide o effettuate notifiche nel frattempo, e solo così determinare se il termine è decorso. Questa è un’attività che l’Avv. Monardo e il suo staff possono svolgere per tuo conto con precisione, esaminando la documentazione.

Infine, ricorda che anche una tua azione può interrompere la prescrizione: se ad esempio riconosci il debito in forma scritta o inizi a pagare delle rate, compi un atto che fa rinascere l’obbligo (art. 2944 c.c.). Molti debitori inconsapevoli, per paura, telefonano alla società di recupero e ammettono verbalmente di dovere quei soldi, o magari pagano una piccola somma “per tenere buono il creditore”: questo comportamento viene interpretato come riconoscimento del debito e fa ripartire da capo i termini, vanificando una possibile prescrizione maturata o quasi maturata. Evita assolutamente di fare pagamenti parziali o dichiarazioni di riconoscimento prima di aver valutato con il tuo legale lo stato della prescrizione. Se deciderai di trattare un saldo e stralcio, lo farai in modo controllato e preferibilmente a prescrizione non ancora maturata (così da avere leva di trattativa) oppure ottenendo in cambio uno sconto sostanzioso.

Cessione del credito e ruolo di Innolva: i tuoi diritti se il debito è stato ceduto

È molto frequente che i “debiti vecchi” vengano ceduti dal creditore originario a società di recupero crediti o fondi specializzati in NPL (crediti non performanti). Ad esempio, la banca o finanziaria con cui avevi il debito può averlo ceduto in blocco a terzi, e spesso il debitore lo scopre solo quando riceve comunicazione dalla nuova società (come Innolva). Cosa comporta ciò dal punto di vista legale?

In base all’art. 1264 c.c., la cessione del credito diventa efficace verso il debitore quando gli viene notificata o quando il debitore la accetta. Spesso queste cessioni in massa vengono rese note tramite pubblicazione in Gazzetta Ufficiale (come previsto dall’art. 58 T.U. Bancario, D.Lgs. 385/1993, per le cessioni di crediti bancari in blocco). Quindi potresti aver ricevuto (o potresti reperire) una lettera o un avviso che ti informa che il tuo credito è stato ceduto dal Creditor S.p.A. a Innolva o altra società. Oppure la lettera stessa di Innolva potrebbe contenere tale notizia.

È tuo diritto in ogni caso chiedere prova della cessione. Se Innolva agisce come creditore cessionario (proprietario ormai del credito) e non solo come mandataria, dovrà dimostrare di aver effettivamente acquisito il diritto a riscuotere. La Corte di Cassazione ha di recente ribadito che grava sulla società cessionaria l’onere di provare la propria legittimazione, ossia che il credito specifico fosse incluso nel contratto di cessione. Non basta, in caso di contestazione, esibire l’estratto di un elenco generico o la sola pubblicazione in G.U.: se il debitore contesta l’esistenza o la titolarità del credito, la notifica di cessione o l’avviso in Gazzetta Ufficiale da soli non sono sufficienti a provare la titolarità, avendo al più valore indiziario. Il giudice deve verificare concretamente i documenti, e la Cassazione (ordinanza n. 27915/2025) ha confermato che spetta al cessionario fornire prova documentale che quello specifico credito rientrava nel perimetro della cessione in blocco, a meno che il debitore non l’abbia riconosciuto. Dunque, hai pieno diritto di esigere che chi ti chiede soldi come nuovo creditore produca i documenti rilevanti: tipicamente, la lettera di incarico o procura se agisce per conto altrui, oppure l’atto di cessione (o un estratto autenticato di esso) se il credito è stato acquistato. In giudizio, se questa prova non viene data in modo soddisfacente, la richiesta può essere respinta per difetto di legittimazione attiva (come accaduto in un caso del 2025 in cui la Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una società NPL che non aveva provato di essere titolare del credito, confermando l’annullamento di un’intera procedura fatto dalla Corte d’Appello).

Dal tuo punto di vista pratico, quando ricevi un sollecito da Innolva non dare per scontato che tutto sia in regola. Puoi scrivere (meglio tramite un avvocato) una lettera di risposta in cui chiedi formalmente: a) conferma di essere il soggetto legittimato alla riscossione, allegando copia del mandato o atto di cessione; b) copia del contratto originario o dei documenti che provano la fonte del debito e il suo importo (es. estratto conto, dettaglio interessi, ecc.); c) eventuali atti interruttivi già inviati o riferimenti a cause/interessi maturati. Questa richiesta metterà Innolva nella posizione di dover dimostrare ciò che dice. Talvolta, se il debito è molto vecchio, la documentazione potrebbe essere lacunosa (contratti non più reperibili, cessioni poco dettagliate): tutto ciò indebolisce la pretesa e ti dà vantaggio nel contestare o negoziare.

Un altro effetto della cessione del credito riguarda la trattativa di saldo e stralcio. Spesso i crediti ceduti vengono acquistati per una percentuale ridotta del loro valore nominale (ad esempio il cessionario paga solo il 20% o 30% dell’importo originale, specie se il debito non è garantito). Questo significa che la nuova società ha margine di profitto anche accettando di chiudere a saldo con il debitore per un importo inferiore al totale dovuto. Nel capitolo dedicato al saldo e stralcio vedremo come sfruttare questa situazione a tuo vantaggio (“So che hai comprato il mio debito a molto meno, quindi ti propongo un po’ di più di quella cifra e chiudiamo qui”). Certamente, la percentuale esatta pagata da chi ha comprato il credito non è trasparente: può variare dall’80% (se il debito era ben garantito e quindi di valore quasi pieno) al 20% o meno (se il debitore non ha beni e il credito era considerato difficile). Capire il contesto (tipo di debito, presenza di ipoteche o garanti, tua condizione economica) ti aiuta a stimare quanto margine c’è per uno sconto.

Riassumendo: se il tuo debito è stato ceduto, hai due fronti da considerare. Da un lato, la verifica della legittimità: pretendi la prova formale che Innolva (o chi per essa) abbia titolo a chiederti quei soldi. Dall’altro, la consapevolezza che il cessionario spesso è disposto a negoziare perché ha comprato a sconto: quindi potresti spuntare un saldo e stralcio favorevole se giochi bene le tue carte. In entrambi i casi, l’assistenza di un legale esperto ti mette in posizione di forza: sia nel far valere i tuoi diritti di informazione e contestazione, sia nel condurre una trattativa aggressiva sul piano economico.

Recupero crediti: limiti legali e tutele per il debitore

Le agenzie di recupero come Innolva devono operare entro i confini della legge e non possono adottare comportamenti lesivi della dignità o dei diritti del debitore. Purtroppo, nella pratica si registrano talvolta condotte aggressive o scorrette: telefonate minatorie continue, pressioni psicologiche, comunicazioni allarmistiche. Devi sapere che molte di queste pratiche sono vietate e il debitore ha strumenti per tutelarsi.

Ad esempio, non è lecito che un operatore prospetti conseguenze penali inesistenti (come il carcere per un debito civile) – ciò può integrare un’intimidazione indebita. Allo stesso modo, simulare atti legali è una grave scorrettezza: c’è chi invia false “citazioni in tribunale” che in realtà non sono mai state depositate. Se dovessi ricevere documenti sospetti (privi di timbri ufficiali o riferimenti di ruolo) consulta subito un avvocato per verificarne l’autenticità. È altresì vietato violare la privacy: i recuperatori non possono divulgare il tuo debito a terzi come vicini di casa, datori di lavoro o familiari non coinvolti. Riferire a persone estranee della tua insolvenza costituirebbe una violazione della normativa sulla privacy e potrebbe essere perseguito. Purtroppo alcune segnalazioni riportano minacce di “informeremo il tuo capo” oppure “manderemo persone a casa tua” – tutte cose abusive e prive di fondamento legale. Solo l’Ufficiale Giudiziario, munito di ordine del giudice, può presentarsi a casa per un pignoramento, e comunque mai per minacciare o umiliare il debitore.

Anche il Codice del Consumo tutela il consumatore da pratiche commerciali aggressive: telefonate incessanti a orari improbabili, toni insultanti o molesti sono comportamenti che possono essere segnalati all’Autorità Garante (AGCM) e sanzionati. Se ti senti vittima di molestie (ad esempio ricevi chiamate di continuo da numeri anonimi o esteri che ti incalzano per pagare), tieni un registro di questi contatti e riferisci tutto al tuo legale. In casi estremi, si può anche presentare una denuncia per stalking se la pressione è tale da provocare un turbamento grave nella tua vita quotidiana.

Un altro limite importante: le società di recupero non possono segnalarti alle centrali rischi creditizie (come CRIF) di propria iniziativa. Solo la banca o finanziaria originaria (o comunque soggetti abilitati come istituti di credito) hanno facoltà di fare segnalazioni di “cattivo pagatore” al CRIF. Dunque, se Innolva minaccia di “metterti al CRIF”, sappi che quella minaccia è strumentale e non dipende da loro direttamente. In realtà, la segnalazione negativa probabilmente esiste già se il tuo debito era con una banca e sei andato in sofferenza, ma è stata fatta a suo tempo dal creditore originario. La società di recupero non aggiunge nulla di nuovo a quel fronte: anzi, paradossalmente, se raggiungi un accordo transattivo potrai ottenere l’aggiornamento a saldo della posizione in centrale rischi (ad esempio, risulterà che hai saldato seppur parzialmente).

In sintesi, conosci i tuoi diritti: non devi subire passivamente abusi. Se il tono delle comunicazioni Innolva trascende nel ricatto o nella minaccia ingiustificata, informane il tuo avvocato. Spesso una diffida legale verso l’agenzia intimando il rispetto delle regole è sufficiente a far cessare certi comportamenti. Ricorda che tu hai un debito economico, ma non hai perso i tuoi diritti civili: mantieni la calma, raccogli prove di eventuali condotte scorrette (registrazioni di telefonate, testi di messaggi, lettere ricevute) e reagisci per le vie legali se necessario. Agire con determinazione farà capire all’agenzia che non può permettersi tutto, e che anzi rischia sanzioni se esagera.

Procedura passo-passo dopo la notifica del sollecito Innolva

Vediamo ora cosa accade tipicamente dopo che hai ricevuto la lettera di Innolva e come dovresti muoverti passo dopo passo. Questa sezione ti guiderà attraverso le fasi successive alla notifica (o ricezione) del sollecito, indicando tempi, scadenze e diritti che devi tenere presenti. Partiremo dalla ricezione della lettera stessa, proseguiremo con le possibili evoluzioni (dal nulla di fatto alle azioni legali del creditore) e spiegheremo i tuoi margini di intervento in ogni step.

1. Ricezione della lettera di sollecito – verifica e prima analisi

Appena ti arriva la lettera di Innolva, la prima cosa da fare è mantenerla integra (conserva la busta se è arrivata con raccomandata, poiché il timbro postale e la ricevuta possono essere elementi importanti). Leggi attentamente il contenuto: identifica chi è il creditore originario (dovrebbe essere indicato se Innolva agisce per conto di qualcuno), l’importo richiesto, la causale del debito (es. “prestito personale n°…, scaduto il …, dovuto € X”), e se viene dato un termine per il pagamento o proposta una soluzione (ad es. “paghi entro 15 giorni con uno sconto del 30%” oppure “ci contatti per evitare azioni legali”).

Quindi, procedi a una prima analisi interna: chiediti “riconosco questo debito?”. Se ti è completamente ignoto (ad esempio un finanziamento mai aperto, un errore di persona), è possibile che ci sia uno scambio di nominativo o un caso di omonimia: in tal caso è importante contestare immediatamente la richiesta come errore (meglio tramite legale) e far correggere la situazione. Se invece ricordi effettivamente di aver avuto quel debito, cerca di ricostruire mentalmente la storia: quando fu l’ultimo contatto col creditore? hai mai ricevuto decreti ingiuntivi o atti giudiziari su di esso? hai effettuato pagamenti negli ultimi anni? Questo aiuta a stimare se il debito possa essere prescritto o meno (come visto prima).

In questa fase, non prendere ancora impegni e non effettuare alcun pagamento. Non sei legalmente obbligato a rispondere alla lettera in tempi brevissimi (tranne rari casi in cui la lettera stessa contenga una formale costituzione in mora con effetti particolari, ma nella maggior parte dei casi il sollecito è un invito non vincolante). Spesso la lettera indica un termine per pagare (es. 10 o 15 giorni) trascorso il quale “valuteranno altre azioni”: sappi che questo termine non ha valore legale per te, è solo una scadenza di comodo fissata dal recuperatore. Non significa che dal giorno 16 scatta automaticamente qualcosa; serve a metterti pressione psicologica. Quindi prendi il tempo necessario (compatibilmente col fatto che, se il debito non è prescritto, prima si agisce meglio è per evitare cause) per consultarti con un esperto e decidere la strategia.

Verifica dell’autenticità: assicurati che la lettera sia genuina e non un tentativo di truffa. Innolva è una società reale, quindi controlla che l’intestazione riporti i suoi riferimenti (logo, indirizzo, contatti). Diffida di comunicazioni anomale come email da indirizzi non ufficiali o telefonate senza riscontro scritto. In caso di dubbio, puoi chiamare il numero ufficiale di Innolva (presente sul loro sito) e chiedere conferma dell’esistenza di una posizione a tuo nome: se non risulta nulla, potresti essere incappato in un tentativo fraudolento di farsi pagare da qualcuno che si spaccia per Innolva.

Consultazione di un legale: appena possibile, soprattutto se la somma è rilevante, è consigliabile sottoporre la lettera a un avvocato di fiducia. L’Avv. Monardo, ad esempio, offre servizi di analisi dell’atto ricevuto: grazie alla sua esperienza saprà leggere tra le righe se ci sono vizi formali, se il tono è minatorio oltre il lecito, e potrà iniziare a delineare opzioni (contestazione, transazione, ecc.). Questo passo può farti risparmiare errori: ad esempio evitare di scrivere da solo risposte che possano costituire riconoscimento di debito o di cedere in telefonate registrate. Un professionista parlerà al posto tuo, usando i termini giusti per difenderti.

2. Dopo il sollecito: possibili scenari e tempistiche

Una volta ricevuto il sollecito, se non paghi entro il termine indicato (o se comunichi la volontà di non pagare), cosa può succedere? Ci sono vari scenari possibili:

  • Nessuna azione immediata: Spesso, soprattutto per debiti di importo modesto o prossimi alla prescrizione, dopo il primo sollecito Innolva potrebbe attendere o inviarti ulteriori solleciti (magari con toni via via più accesi, o proponendo via telefono uno sconto). Possono passare settimane o mesi senza novità concrete. Questo non vuol dire che la questione sia sparita: potrebbero solo “metterla in coda” o riprovare più avanti. In genere, però, i recuperatori concentrano gli sforzi nei primi tempi dall’assegnazione della pratica; se vedono che il debitore oppone resistenza motivata, potrebbero anche restituire la pratica al creditore senza esito. D’altronde Innolva, come altre agenzie, di solito lavora a provvigione: se prevedono scarso recupero, non investono troppe risorse.
  • Ulteriori contatti e trattative informali: Un secondo scenario comune è che, invece di agire legalmente subito, Innolva intensifichi il recupero stragiudiziale: più telefonate, email, messaggi o lettere di “ultimo avviso”. Potrebbero proporti un piano di rientro (rateizzazione) o un mini-sconto purché tu inizi a pagare qualcosa. Queste proposte vanno valutate con cautela e preferibilmente con un avvocato: spesso rateizzare tutto l’importo originario (magari gonfiato di interessi) non è affatto conveniente, mentre un saldo e stralcio va negoziato alle giuste condizioni. Non sentirti obbligato ad aderire subito: ricorda che qualsiasi accordo firmato poi ti vincola, quindi va ponderato.
  • Azioni legali del creditore: Se il recupero bonario fallisce, il creditore (non la società di recupero, ma proprio l’originario proprietario del credito o il cessionario se ha comprato il credito) può decidere di procedere per vie legali. L’azione tipica è il ricorso per decreto ingiuntivo presso il tribunale competente. Il decreto ingiuntivo è un provvedimento che il giudice emette (spesso inaudita altera parte, cioè senza ascoltare il debitore in fase iniziale) su richiesta del creditore che dimostri il credito con documenti (contratti, estratti conto, ecc.). Se Innolva ha mandato, il ricorso lo farà in nome del creditore originario; se Innolva ha comprato il credito, farà il ricorso come nuovo creditore (ma dovrà allegare prova della cessione).
    • I tempi: un decreto ingiuntivo può arrivare anche a distanza di alcuni mesi dal sollecito, a seconda delle valutazioni del creditore. Non c’è un tempo fisso: potrebbero presentare ricorso subito dopo il termine dato nel sollecito, oppure attendere la scadenza di fine anno, o ancora tentare altri solleciti prima. Dal tuo punto di vista, devi restare vigile nei mesi successivi: controlla la posta raccomandata e l’eventuale PEC (se ne hai una registrata per atti) perché la notifica di un decreto ingiuntivo potrebbe arrivare in qualunque momento e da quel giorno avrai 40 giorni per fare opposizione, altrimenti diventa definitivo.
    • Se ti viene notificato un decreto ingiuntivo: troverai una busta verde (notifica a mezzo ufficiale giudiziario) contenente l’ingiunzione di pagare la somma X più spese entro 40 giorni. Allegata ci sarà la documentazione su cui si basa. A quel punto devi agire subito: vai dal tuo avvocato lo stesso giorno o entro pochi giorni, per permettere di preparare l’atto di opposizione in tempo. Se hai fondati motivi (es. prescrizione, difetto di prova, importo errato, ecc.), facendo opposizione si apre un normale processo civile in cui potrai far valere le tue ragioni. Se invece lasci decorrere i 40 giorni senza reagire, il decreto diviene esecutivo: il creditore potrà a quel punto procedere con pignoramenti ecc. (ti notificherà prima un atto di precetto, che è l’ultimo avviso di pagamento entro 10 giorni).
  • Altre azioni legali possibili: in alcuni casi particolari, il creditore potrebbe avere già un titolo esecutivo senza dover passare dal giudice: ad esempio, se il debito derivava da assegni o cambiali protestate, oppure da una sentenza passata in giudicato. In tali situazioni, potresti ricevere direttamente un atto di precetto (ingiunzione di pagare entro 10 giorni) seguito, se inadempi, dall’atto di pignoramento (mobili, conto corrente, stipendio, ecc.). Questo scenario è meno frequente per i debiti non pagati comuni (prestiti, bollette) perché di solito non c’è un titolo immediatamente esecutivo a meno di cambiali firmate. Comunque, se dovesse succedere (ti arriva un precetto da un soggetto che non conosci, magari proprio dopo un sollecito ignorato) rivolgiti immediatamente all’avvocato: si può valutare un’opposizione all’esecuzione ai sensi dell’art. 615 c.p.c. (ad esempio eccependo la prescrizione sopravvenuta del titolo o la nullità della cessione se non notificata correttamente). L’opposizione all’esecuzione va proposta entro i 20 giorni successivi alla notifica del precetto (meglio prima che inizino i pignoramenti). Nel frattempo, si può anche chiedere al giudice un provvedimento urgente di sospensione dell’efficacia esecutiva, se ci sono gravi motivi.
  • Restituzione della pratica al creditore e nuove cessioni: come accennato, se Innolva non riesce a incassare, potrebbe chiudere la pratica e il creditore originario potrebbe provare con un’altra agenzia o vendere nuovamente il credito. Non è raro che lo stesso debito passi di mano in mano a più società (magari dopo alcuni anni di silenzio, ricompare un altro recuperatore). Pertanto, conserva sempre tutta la documentazione precedente: ti tornerà utile se tra 2-3 anni qualcuno riprova. Inoltre, la storia dei vari tentativi e cessioni potrebbe creare confusione al creditore stesso: talvolta i documenti si perdono tra un passaggio e l’altro, e questo può avvantaggiarti in caso di contestazione.

Ricapitolando le tempistiche chiave:

  • Lettera di sollecito Innolva: nessun termine legale perentorio per rispondere; valuta con calma ma senza ignorare a lungo.
  • Decreto ingiuntivo: 40 giorni dalla notifica per fare opposizione (in tribunale civile).
  • Precetto: 10 giorni per adempiere spontaneamente; per opposizione (motivi sostanziali) meglio agire prima della scadenza o comunque entro il primo atto esecutivo.
  • Cartella esattoriale (se mai fosse un caso di cartella notificata via Innolva per conto di ente pubblico): 60 giorni per ricorso al giudice tributario (o al giudice ordinario per sanzioni amministrative), ma questo esula dall’ambito tipico di Innolva che è operatore privato.

Nel dubbio, consulta sempre un avvocato non appena ricevi un qualunque atto ufficiale. I termini decorrono dalla data di notifica, e non si “mettono in pausa” per tentativi di negoziazione informale. Quindi, se stai trattando un saldo e stralcio ma nel frattempo ti viene notificato un decreto ingiuntivo, non aspettare a vedere come va la trattativa: fai comunque atto di opposizione per cautelarti, poi potrai sempre rinunciare se l’accordo va a buon fine.

3. I tuoi diritti durante la procedura: accesso agli atti e difesa

Dal momento in cui sei a conoscenza del recupero in corso, hai una serie di diritti che puoi esercitare:

  • Diritto di ottenere informazioni e documenti: come già detto, puoi chiedere al creditore o al suo rappresentante copia dei documenti che provano il debito. Questo non sempre otterrai tutto facilmente in fase stragiudiziale (alcune agenzie tergiversano), ma se si va in giudizio avrai modo, tramite il tuo avvocato, di chiedere l’esibizione di contratti, estratti conto, ecc. Non pagare mai al buio! Assicurati di sapere esattamente da cosa origina la cifra richiesta.
  • Diritto alla trasparenza nel calcolo: hai diritto a un conteggio dettagliato. Spesso i debiti vecchi includono interessi moratori, spese, forse penali contrattuali. Puoi contestare voci non dovute (ad esempio interessi usurari o prescritti se oltre 5 anni, anatocismo non legittimo, spese non documentate). Se la somma appare gonfiata in modo abnorme rispetto al capitale, richiedi spiegazioni. In sede giudiziale, il giudice potrebbe ridurre o escludere componenti illegittime.
  • Diritto alla difesa e al contraddittorio: se si avvia una causa (ingiunzione opposta o altro), potrai presentare memorie, prove, testimonianze a tuo favore. Hai diritto di far valere tutte le eccezioni di merito (es. prescrizione, decadenza, nullità di clausole) e di forma (vizi di notifica, difetto di legittimazione, ecc.).
  • Diritto di chiedere termini di grazia o rate in tribunale: in alcuni casi, se non hai contestazioni sul merito ma solo difficoltà economiche, la legge (art. 1815 c.c. e altre disposizioni) consente di chiedere al giudice dei termini di grazia o soluzioni dilazionate, specialmente per crediti come locazioni o mutui. Non si applica a tutti i debiti, ma è bene sapere che il sistema giudiziario talvolta può venire incontro al debitore meritevole.
  • Nessuna segnalazione nel casellario giudiziale: un procedimento civile per debiti non intacca la tua “fedina penale”, perché non è materia penale. Quindi non devi temere ripercussioni di quel genere. Le uniche registrazioni pubbliche possibili sono: se il creditore ottiene ipoteca giudiziale su un tuo immobile (compare nei registri immobiliari) o se vieni protestato per titoli a vuoto (registro informatico dei protesti), ma nel caso di un semplice prestito non pagato, il massimo è una segnalazione in centrale rischi (già avvenuta come detto) o pubblicazione del pignoramento in caso di esecuzione immobiliare. Quindi la tua reputazione “penale” resta immacolata; l’aspetto è solo economico-finanziario.
  • Diritto alla privacy e alla dignità: come già detto, durante tutto il procedimento (anche giudiziale) valgono le regole di riservatezza – ad esempio, l’udienza di un’opposizione a decreto ingiuntivo non è pubblicizzata con manifesti, e i tuoi colleghi di lavoro non devono sapere nulla a meno che non arrivino atti di pignoramento stipendio (in quel caso il datore ne viene a conoscenza per forza, essendo coinvolto nel trattenere quote). Ma prima di quel punto, tutto può (e dovrebbe) avvenire in modo discreto.

Conoscere questi diritti ti aiuta a non sentirti sopraffatto. Molti debitori, per vergogna o paura, subiscono passivamente richieste eccessive. Invece tu puoi – e devi – esercitare i tuoi diritti, richiedendo spiegazioni e pretendendo correttezza. Un avvocato esperto sarà il tuo alleato naturale: per suo tramite, potrai formalizzare ogni richiesta di trasparenza e far rispettare la legalità della procedura.

Difese e strategie legali del debitore: impugnazioni, sospensioni, contestazioni e saldo a stralcio

Passiamo ora al cuore delle possibili azioni difensive. In questa sezione esploreremo come il debitore può difendersi attivamente da una richiesta di pagamento: dai rimedi formali (ricorsi, opposizioni) per impugnare l’atto o il debito, alle mosse strategiche per guadagnare tempo o sospendere eventuali azioni esecutive, fino alle soluzioni transattive per definire bonariamente la posizione (il famoso saldo e stralcio). L’obiettivo è fornirti un ventaglio completo di opzioni: a seconda della situazione concreta (debito fondato o meno, tempi, importo, condizioni economiche tue) potrai capire quale strada percorrere, magari combinandone più d’una.

Impugnare la richiesta di pagamento: opposizione e ricorsi

Se ritieni che la richiesta di Innolva sia ingiusta o infondata, la strada da percorrere è quella dell’impugnazione nelle sedi opportune. Tecnicamente, “impugnare” qui può voler dire diverse cose:

  • Rispondere contestando extragiudizialmente: prima ancora di un atto giudiziario, potresti contestare per iscritto il debito direttamente a Innolva (o al creditore). Questa non è un’impugnazione formale in tribunale, ma ha valore di far sapere che non riconosci il debito e ne contesti la legittimità. Nella lettera (che ti suggeriamo di far redigere a un legale) si elencano i motivi: ad esempio “il debito è prescritto ai sensi dell’art. …”, “non risulta alcun contratto firmato dal sottoscritto”, “la somma richiesta non corrisponde ai conteggi, chiedo evidenza documentale”, etc. Questo serve a mettere le basi per una difesa: se poi andate in causa, hai già espresso il diniego. Inoltre, talvolta una contestazione ben argomentata può convincere la controparte a desistere (ad esempio se capiscono che hai ragione sulla prescrizione, potrebbero archiviare la pratica). Importante: nella lettera di risposta, mantieni un tono fermo ma nei limiti della professionalità, e limita le informazioni personali. Non insultare né ammettere nulla di non dovuto. Una frase efficace se credi che la prescrizione sia maturata è: “Contestiamo integralmente la pretesa in quanto il credito è estinto per intervenuta prescrizione decennale, non risultando atti interruttivi validamente notificati entro i termini di legge”. In questo modo stai affermando un tuo diritto senza ambiguità.
  • Opposizione a decreto ingiuntivo: come già spiegato, se ti notificano un decreto ingiuntivo hai 40 giorni per opporlo in tribunale. L’opposizione è un atto di citazione con cui trascini il creditore in un giudizio ordinario dove sarai tu il convenuto/opponente e lui l’opposto. In quella sede potrai far valere tutte le difese. Le principali difese tipiche in questi casi sono:
  • Prescrizione: “il credito era prescritto prima del decreto” (se riesci a dimostrarlo con date e mancanza di atti).
  • Difetto di titolarità: “la parte che ha richiesto il decreto non ha provato di essere legittimata” (ad esempio Innolva non ha fornito atto di cessione).
  • Inesistenza o nullità del contratto originario: ad esempio la finanziaria non ha mai fornito copia firmata del contratto di finanziamento, quindi il credito non è certo liquido ed esigibile.
  • Errori di calcolo o usura: la somma include interessi oltre il tasso soglia o clausole nulle, quindi va rideterminata.
  • Pagamenti già effettuati: se hai quietanze o bonifici che provano di aver già saldato in parte o tutto.
  • Vizi di notifica: se il decreto ti fosse stato notificato in modo viziato (ad esempio a indirizzo errato) puoi eccepire nullità della notifica, ma fai attenzione: se comunque l’hai saputo e fai opposizione, il vizio di notifica da solo spesso non basta a far cadere il debito (si può sanare). Conta di più nel caso tu scopra un decreto mai notificato dopo anni, allora è un’altra situazione (si agisce per far dichiarare la nullità e la mancata decorrenza dei termini).

Il giudizio di opposizione può durare diversi mesi o anni, a seconda della complessità. Nel frattempo, il decreto ingiuntivo non è esecutivo (a meno che fosse stato provvisoriamente esecutivo ab origine, ma su crediti bancari di solito no, serve caso particolare). Il tuo avvocato potrà anche chiedere eventualmente la sospensione della provvisoria esecuzione se il giudice l’avesse concessa inizialmente.

  • Ricorso in Commissione Tributaria o Giudice di Pace (per multe): questa è un’altra forma di impugnazione che citiamo per completezza. Se per ipotesi la lettera riguarda un tributo locale o una multa stradale che Innolva sta riscuotendo in convenzione col Comune, l’atto successivo potrebbe essere un’ingiunzione fiscale o una cartella. In tal caso, l’impugnazione va fatta davanti al giudice competente (Commissione Tributaria per tributi, Giudice di Pace o Tribunale per multe a seconda della materia), di solito entro 30 o 60 giorni. I motivi di ricorso possono essere prescrizione, mancata notifica del verbale originario, ecc. Non dilunghiamo su questo perché specifico, ma sappi che ogni atto pubblico ha un suo canale di ricorso.
  • Opposizione all’esecuzione (ex art. 615 c.p.c.): se il creditore agisce esecutivamente (pignoramento) senza passare per un nuovo giudizio di merito – succede ad esempio se aveva già un titolo, oppure se ti ritrovi un precetto basato su un decreto non opposto in tempo – puoi fare opposizione all’esecuzione sostenendo che non poteva procedere. Ad esempio: “il credito è prescritto”, oppure “ho già pagato, ecco le prove”, oppure “il titolo non è stato notificato regolarmente, quindi non è efficace”. Questa opposizione va proposta con atto di citazione. Se l’esecuzione è già iniziata (ti hanno pignorato qualcosa), allora l’opposizione ex art. 615 va fatta tempestivamente e si può chiedere al giudice dell’esecuzione di sospendere la procedura in corso in attesa dell’esito. È un rimedio estremo, da valutare con l’avvocato, e preferibilmente da prevenire usando i precedenti (opposizione al decreto, etc.).

In tutte queste impugnazioni, l’assistenza legale è necessaria (tranne che per piccole cause sotto €1100 davanti al Giudice di Pace, ma anche lì è fortemente consigliata). L’Avv. Monardo ha una lunga esperienza proprio in opposizioni a decreti ingiuntivi bancari e finanziari in tutta Italia: saprà impostare la difesa più adatta, citando normative e precedenti di Cassazione pertinenti (ad esempio facendo valere le pronunce recenti sulla cessione dei crediti o sulla prescrizione). Impugnare con successo un atto può significare annullare totalmente il debito: ad esempio, ottenere dal giudice una sentenza che dichiara prescritto il credito significa chiudere per sempre la vicenda senza pagare nulla. È chiaramente l’esito migliore, ma va perseguito solo quando ci sono basi solide.

Sospendere le azioni di riscossione: quando e come ottenerla

Nel caso siano partite azioni esecutive (o siano imminenti), il debitore può tentare di sospendere provvisoriamente tali azioni, per evitare danni nell’immediato (come il pignoramento dello stipendio, o la vendita all’asta di un immobile). Ci sono vari strumenti a seconda della situazione:

  • Istanza di sospensione in opposizione a precetto/pignoramento: nel depositare l’opposizione all’esecuzione (615 c.p.c.), oppure l’opposizione agli atti esecutivi (617 c.p.c.), il tuo avvocato può richiedere al giudice un provvedimento urgente di sospensione. Questo viene concesso se il giudice ravvisa gravi motivi – ad esempio, se la tua eccezione di prescrizione pare fondata e il pignoramento appare ingiusto, il giudice sospende finché non si decide sul merito. La sospensione blocca la vendita all’asta o altre fasi dell’esecuzione nel frattempo.
  • Sospensione amministrativa in caso di cartella/atto ente pubblico: se hai fatto domanda di definizione agevolata (rottamazione) per quel debito tributario, l’agente della riscossione è obbligato a sospendere le azioni esecutive fino all’esito (vedi ad esempio la Rottamazione-quinquies 2026 che prevede sospensione delle misure esecutive una volta presentata la domanda). Oppure, se presenti ricorso al giudice tributario, puoi contestualmente chiedere la sospensione cautelare della cartella se vi è pericolo di danno grave.
  • Accordo stragiudiziale di stand-by: se sei in trattativa avanzata per un saldo e stralcio, puoi chiedere per iscritto che in attesa della definizione dell’accordo il creditore/non proceda legalmente. Molte agenzie accettano di sospendere le procedure se vedono che un accordo è vicino (anche perché avviare cause ha costi per loro). Naturalmente, questa non è una vera “garanzia” giuridica, ma vale la pena concordarla: fatti mandare magari una mail o lettera dove si riconosce che “in attesa del pagamento concordato entro il tal giorno non si darà corso ad azioni legali”. Così hai una base morale per lamentarti se poi partono lo stesso.
  • Sospensione tramite OCC o procedure concorsuali: se accedi a una procedura di composizione della crisi da sovraindebitamento (di cui parleremo dopo), con la nomina di un OCC e il deposito di un piano, la legge prevede che su istanza del debitore il giudice possa disporre la sospensione delle azioni esecutive individuali dei creditori nel frattempo, per facilitare la buona riuscita del piano. Ad esempio, se stai presentando un piano del consumatore e nel frattempo un creditore (magari proprio quell’NPL) ti ha pignorato lo stipendio, potrai chiedere la sospensione del pignoramento durante l’iter di omologazione. Questa è una protezione molto utile, ma ovviamente implica entrare in una procedura più strutturata, non la si attiva per un singolo debito isolato (ha senso se hai più posizioni critiche).
  • Reclamo o appello cautelare: se una prima istanza di sospensione viene negata, non tutto è perduto: si può fare reclamo al collegio (in caso di sospensione di esecuzione) oppure riproporre la richiesta se cambiano le circostanze.

L’obiettivo della sospensione è guadagnare tempo ed evitare che succedano cose irreparabili (ad es. una casa all’asta) mentre stai facendo valere le tue ragioni. È un pezzo importante della strategia difensiva: attaccare (con opposizioni) e contemporaneamente mettere in pausa l’avversario. L’Avv. Monardo, con la sua esperienza, sa impostare bene le istanze di sospensione evidenziando il periculum (danno imminente) e il fumus (ragioni valide) per convincere il giudice a concederle. Un debitore da solo difficilmente saprebbe come formulare tali richieste.

Contestare o ridurre il debito: vizi, errori di calcolo, prescrizione parziale

Non sempre si punta a cancellare l’intero debito: a volte l’obiettivo realistico è ridurre l’importo dovuto eliminando le parti non dovute. Può emergere, ad esempio, che una parte del debito è prescritta (es. gli interessi di più di 5 anni fa), oppure che sono state addebitate commissioni illegittime (pensiamo a commissioni di massimo scoperto bancarie dichiarate nulle, o premi assicurativi non dovuti). Contestare questi aspetti può portare a un ricalcolo a te favorevole.

Ad esempio, se avevi un finanziamento di €10.000 e ne hai pagati €5.000 poi ti sei fermato, la società potrebbe chiederti €8.000 includendo tutte le penali e interessi. Ma in giudizio puoi far conteggiare solo gli interessi legali o contrattuali leciti fino alla domanda giudiziale, escludendo quelli successivi se il decreto non li aveva, ecc. Oppure far notare che alcune spese di recupero crediti pretese non erano state pattuite. Tutto ciò può alleggerire il conto.

Un altro terreno di contestazione è quello dell’anatocismo (interessi su interessi): nelle aperture di credito e conti, la legge lo limita. Se trovassi che il debito è lievitato in modo anomalo per calcoli errati, fallo presente.

C’è poi il caso in cui riconosci di dovere qualcosa ma non quanto chiedono. In tal caso, puoi adottare la strategia del “riconoscimento parziale”: cioè ammetti di dovere X e contesti la parte eccedente. Questo va fatto con cautela, meglio in sede di trattativa finale (per non interrompere prescrizioni su tutto magari). Ma in giudizio esiste l’istituto dell’offerta reale di pagamento: puoi depositare la somma che ritieni corretta e dire “sono pronto a pagare questo, oltre è ingiusto”. Se il giudice poi ti dà ragione parziale, eviterai le spese.

L’idea generale è: non dare per scontato che ogni centesimo di ciò che ti chiedono sia dovuto. Le aziende spesso “ci provano” a caricare costi vari. Ad esempio, spese legali del recupero stragiudiziale: non c’è base per imporle al debitore se non erano pattuite. Quindi, in un’eventuale definizione, puoi rifiutarti di pagare quote prive di titolo.

Definire il debito con un accordo: il saldo e stralcio

Veniamo ora alla strategia negoziale del saldo e stralcio, probabilmente la soluzione più auspicabile quando il debito è effettivamente dovuto (almeno in parte) e vuoi evitare lunghe controversie. “Saldo e stralcio” significa letteralmente pagare un saldo (parziale) e stralciare cioè cancellare definitivamente il debito. In pratica si tratta di un accordo transattivo tra te e il creditore per chiudere la vicenda a fronte di un pagamento inferiore al totale inizialmente richiesto.

Come negoziare un saldo e stralcio? Ecco le linee guida operative:

  • Valuta la tua capacità e fai un’offerta realistica: devi capire quanto puoi pagare in un’unica soluzione (o in poche rate ravvicinate, di solito l’accordo richiede max 6-12 mesi di dilazione). Di solito più l’importo che offri è pagabile subito, più sconto puoi ottenere. Se hai disponibilità liquide, puoi ambire a sconti maggiori. Non ha senso proporre 1.000 € se non li hai poi per davvero, perché se accettano devi onorare l’accordo.
  • Informati sul probabile “valore di cessione” del tuo debito: come detto prima, se immagini che il tuo debito sia stato comprato a basso prezzo (perché molto vecchio, senza garanzie, tu magari disoccupato, ecc.), allora l’NPL si accontenterà anche di un 20-30%. Se invece hai un immobile intestato di valore, è probabile che puntino a prendere di più (sanno che possono aggredire un bene). Una regola spesso citata nei crediti al consumo non garantiti è che si chiude attorno al 30-40% del dovuto. Ma ci sono casi di sconti maggiori e casi di minori, dipende.
  • Non mostrare subito tutte le carte: se chiami Innolva o rispondi dicendo “non ho soldi, posso darti solo 500 euro”, potrebbero non crederti. Meglio impostare la trattativa in modo graduale: inizialmente contesti, prendi tempo, poi magari mostri apertura dicendo “sto valutando se chiedere aiuto familiare per chiudere questa storia… potrei arrivare a una cifra, purché il debito venga cancellato del tutto”. In questo modo fai capire che vuoi pagare ma solo a fronte di un buon sconto.
  • Fai in modo che l’offerta parta da loro, se possibile: chiedi “che proposta siete in grado di farmi per chiudere stragiudizialmente?”. Spesso l’operatore ha delle mandate (ad esempio, “minimo accettabile 50%”). Se ti dicono “ci servono almeno €5.000 su €10.000”, hai un riferimento. Poi contratta al ribasso: “troppi, posso malapena arrivare a 3.000… vedete se il creditore accetta”. È un po’ un gioco di pazienza. Anche l’Avv. Monardo svolge questo ruolo di mediatore: forte della conoscenza del settore, sa fin dove spingersi nel rilanciare.
  • Condiziona l’accordo alla cancellazione totale del debito: è fondamentale che nell’accordo scritto sia specificato che il pagamento di quella cifra sana definitivamente ogni obbligazione residua. Serve la clausola di “saldo a stralcio di ogni pretesa, nulla più a pretendere”. Altrimenti rischi di pagare e poi ritrovarti richieste per interessi o altro. Mai accettare accordi ambigui. Meglio se la controparte rilascia una quietanza liberatoria “a saldo e stralcio” chiara. Attenzione: la Cassazione (sent. n. 17033/2025) ha affermato che una quietanza con la dicitura “a saldo” costituisce mera dichiarazione di ricezione del pagamento e non rinuncia al credito residuo, a meno che non risulti una volontà inequivoca di rinuncia. Ciò significa che per essere al sicuro tu debitore devi pretendere un documento in cui il creditore rinuncia espressamente al restante. Ad esempio: “Riceviamo €X in via transattiva e definitiva, a chiusura di ogni conto, nulla più avremo a pretendere per qualsiasi causale relativa al credito Y”. Solo così sei tranquillo. Se loro ti mandano solo un generico “ricevuta di €X a saldo”, potrebbe non bastare come transazione completa. Insisti su questo punto.
  • Fai tutto per iscritto: le telefonate non bastano. È bene che la proposta finale di accordo arrivi su carta intestata o mail PEC. E tu effettuerai il pagamento solo dopo aver ricevuto la lettera di accettazione firmata o comunque un accordo sottoscritto da loro. Se possibile, sarebbe ideale far firmare ad entrambe le parti un breve accordo transattivo. A volte però in pratica l’agenzia invia una email o PEC: “con la presente confermiamo che il creditore XY accetta €… entro il… a definizione del debito in essere, senza ulteriori pretese future”. Se hai questa mail da un indirizzo ufficiale, e poi paghi, sei abbastanza protetto.
  • Pagamento tracciato e con causale adeguata: paga preferibilmente con bonifico o altro mezzo tracciabile, indicando nella causale qualcosa come “Pagamento a saldo stralcio definizione posizione XYZ”. Così resta traccia che quel pagamento era finalizzato all’estinzione totale (coerente con la lettera di accordo).
  • E se il debito è già stato ceduto dopo? Se ad esempio stai trattando con Innolva ma scopri che improvvisamente ha ceduto il credito a un’altra società (può capitare), assicurati di sapere chi deve firmare l’accordo. L’accordo va fatto col titolare attuale del credito. Innolva magari ti aiuta a orchestrare ma vuoi la firma del cessionario. Di solito però durante la trattativa non cedono di nuovo, lo farebbero se vedono che con te non si conclude nulla.

I vantaggi del saldo e stralcio: chiudere la vicenda rapidamente, pagare meno, evitare cause e possibili pignoramenti. Ad esempio, se avevi un debito di €10.000 e con l’aiuto dell’avvocato strappi un accordo a €3.000, in pochi giorni risolvi tutto – e magari quell’importo te lo presta un familiare – mentre una causa poteva farti rischiare di pagarne 12.000 con interessi e spese legali se andava male. Spesso il saldo e stralcio conviene a entrambe le parti: il creditore recupera subito qualcosa (senza attendere anni di tribunale con esito incerto) e tu risparmi una quota notevole.

Gli svantaggi e rischi: devi comunque avere una somma disponibile (non sempre facile). E devi fidarti che la controparte poi mantenga la parola e non venda ulteriormente residui. Per questo insisto: accordo scritto dettagliato. Inoltre, se paghi in più rate l’accordo, se salti una rata rischi che decada lo sconto e rivogliono il totale (inseriscono spesso clausole del genere). Quindi assicurati di poter rispettare i patti.

L’Avv. Monardo e il suo staff, forti di esperienza negoziale, possono occuparsi per te di trattare il saldo e stralcio con Innolva o con il creditore. Ciò ha diversi vantaggi: – parlando “tra professionisti” con l’avvocato della controparte, spesso si arriva prima al dunque e senza inutili prepotenze; – il tuo avvocato saprà farsi indicare formalmente i termini e metterli nero su bianco come si deve (evitando clausole ambigue); – la controparte capirà che sei disposto a pagare solo se ottieni uno sconto serio e non esiterai a far valere prescrizioni o altre eccezioni se la transazione salta. Insomma, mostri forza contrattuale.

In conclusione, il saldo e stralcio è una delle armi più potenti a tua disposizione, specialmente se il debito non è più integralmente esigibile o se la controparte non è sicurissima di vincere in causa. Moltissimi casi di lettere da recupero crediti si risolvono proprio così. Nei prossimi paragrafi, in particolare nelle FAQ, porteremo anche qualche esempio numerico di saldo e stralcio e risponderemo alle domande frequenti su come gestirlo.

Strumenti alternativi per risolvere il debito: rottamazioni, piani di rientro, sovraindebitamento

Oltre alle classiche vie del “pagare o litigare”, esistono soluzioni alternative e agevolate che potrebbero applicarsi al tuo caso. In questa sezione vedremo: – le definizioni agevolate e rottamazioni previste dalla legge (soprattutto per debiti fiscali o multe), – i piani di rientro concordati extra-giudiziali, – e soprattutto le procedure per la crisi da sovraindebitamento destinate a chi ha più debiti di quanti ne possa sostenere, introdotte dalla L. 3/2012 (nota anche come “legge salvasuicidi”) e ora disciplinate dal nuovo Codice della Crisi d’Impresa e dell’Insolvenza (D.Lgs. 14/2019).

Questi strumenti possono offrire vie d’uscita estremamente vantaggiose in situazioni complesse – ad esempio quando hai più debiti con vari creditori (non solo Innolva) e la tua condizione economica non consente di farvi fronte integralmente. L’Avv. Monardo, in qualità di Gestore della Crisi da Sovraindebitamento e professionista OCC, ha le competenze per guidarti attraverso queste procedure.

“Rottamazione” e definizione agevolata dei debiti fiscali

Se il debito per cui sei stato contattato riguarda tributi o carichi affidati all’Agente della Riscossione (Agenzia Entrate-Riscossione, ex Equitalia), devi sapere che il legislatore ha periodicamente varato misure di definizione agevolata – comunemente chiamate rottamazioni delle cartelle – che consentono di regolarizzare pagando importi ridotti. Anche se Innolva in sé non c’entra con queste procedure (Innolva opera nel privato), è bene citarle perché alcuni debiti “vecchi” potrebbero essere debiti fiscali che hai anche verso lo Stato e che segui in parallelo.

Ad esempio, la recente Legge di Bilancio 2026 (L. 199/2025) ha introdotto la Rottamazione-quinquies, rivolta ai carichi esattoriali dal 2000 al 2023. Questa misura permette di estinguere i debiti con il fisco senza pagare sanzioni, interessi di mora né aggio, ma solo il capitale e le spese di notifica. In pratica uno sconto consistente. I contribuenti devono presentare domanda entro il 30 aprile 2026 e possono poi pagare in un massimo di 9 anni rate bimestrali (fino a 54 rate). Sono ammessi anche coloro che avevano aderito a precedenti rottamazioni e decaduti, purché i carichi siano quelli previsti.

Se quindi per ipotesi la tua lettera riguardasse, poniamo, un vecchio bollo auto non pagato finito a ruolo, oppure una multa stradale, potresti verificare se rientra in queste agevolazioni. Per esempio, la Legge di Bilancio 2023 aveva già disposto lo stralcio automatico dei debiti sotto 1.000 € affidati dal 2000 al 2015, e la definizione agevolata (rottamazione-quater) per quelli maggiori. Queste opportunità possono cancellare interamente o parzialmente il debito verso l’erario e gli enti locali, senza bisogno di contenzioso. In molti casi conviene aderire a una rottamazione piuttosto che fare ricorsi incerti. Tieni presente però che queste misure riguardano il canale pubblico (cartelle esattoriali).

Nota: Innolva potrebbe essere eventualmente coinvolta come concessionario locale per riscossioni minori (alcuni comuni affidano la riscossione delle multe a società private, ma di solito si tratta di ingiunzione fiscale ex R.D. 639/1910, non di semplice lettera). In tali casi, se c’è una normativa agevolativa in corso, anche la società di recupero dovrà adeguarsi a farti pagare solo quanto previsto dalla legge (non possono chiederti sanzioni se sono condonate). Per sicurezza, informa sempre il tuo avvocato se hai in corso una rottamazione riguardante quel debito: servirà a stoppare eventuali iniziative indebite della società di recupero (che non dovrebbe neanche disturbarti se hai aderito a definizione agevolata, in teoria le posizioni vengono congelate).

In conclusione su questo punto: verifica sempre se lo Stato ha previsto qualche condono, saldo e stralcio fiscale o rottamazione applicabile al tuo caso, soprattutto se il debito originario è verso enti pubblici. Risolvere tramite legge (pagando magari solo il 50% o meno) è la strada più rapida e sicura. L’Avv. Monardo e il suo team seguono costantemente l’evoluzione normativa (leggi di bilancio, decreti fiscali) e potranno subito dirti se puoi sfruttare una definizione agevolata e come fare domanda.

Piani di rientro stragiudiziali concordati

Un’altra opzione è negoziare un piano di rientro a rate direttamente con il creditore o il recuperatore. Questa è un’alternativa al saldo e stralcio: invece di uno sconto sul totale, ottieni di poter pagare a poco a poco. Può essere utile se non disponi di una somma unica per il saldo, ma hai redditi periodici con cui pagare mensilmente.

Attenzione però: a differenza del saldo e stralcio, il piano di rientro in genere non prevede sconti, anzi spesso carica ulteriori interessi sulle rate. Quindi, prima di accettare, valuta se è sostenibile e se magari non conviene piuttosto percorrere la strada di un piano giudiziale con la legge 3/2012 (dove i creditori potrebbero essere costretti ad accettare meno di quanto chiedono).

Se però il tuo debito è piccolo o medio e sei in grado di rateizzare, allora concordare un pagamento dilazionato può risolvere la questione pacificamente. Consigli per il piano di rientro: – Cerca di non andare oltre le 24/36 rate: piani troppo lunghi finiscono spesso in default. Meglio una rata un po’ più alta ma per meno tempo, così tieni alta la motivazione e riduci gli interessi. – Blocca gli interessi futuri se possibile: chiedi che durante il piano non maturino ulteriori interessi (o solo interessi legali). Se firmi un piano senza pattuizioni, la legge presume che gli interessi legali siano dovuti sulle rate, ma almeno non farti imporre tassi elevati. – Chiedi una clausola di tolleranza: ad esempio che un lieve ritardo (fino a 10 giorni) nel pagamento di una rata non faccia decadere l’accordo. A volte un giorno di ritardo può essere usato come pretesto per annullare il piano e pretendere tutto subito. – Scrivi tutto in un accordo firmato: come per il saldo, formalizza. Se cominci a pagare senza nulla di scritto, potresti poi non avere prove di accordi verbali. – Verifica la convenienza: somma tutte le rate e vedi quanto pagheresti in totale. Se è quasi uguale al debito attuale, stai solo comprando tempo ma paghi tutto. Se invece con il piano riesci a evitare ulteriori spese legali e bloccare interessi, allora può avere senso.

Molti debitori scelgono la rateazione perché pensano “non ce la farò mai a mettere insieme la somma per il saldo”. Su questo l’Avv. Monardo può aiutarti a riflettere: magari ci sono soluzioni per trovare liquidità (un familiare, la vendita di un piccolo bene) che ti permettono di chiudere con uno sconto, piuttosto che impelagarti per anni di rate. In ogni caso, se il piano è la scelta, farlo concordare dall’avvocato ti mette al riparo da condizioni capestro e ti consente di avere un interlocutore per eventuali problemi in corso d’opera.

Procedure da sovraindebitamento (Legge “salvasuicidi” e nuovo Codice della Crisi)

Quando la situazione debitoria di una persona o famiglia è molto grave e generalizzata – ad esempio più debiti con finanziarie, banche, fisco, ecc., per importi totali impagabili rispetto al reddito – potrebbe essere opportuno valutare le procedure di composizione della crisi da sovraindebitamento. Si tratta di procedure giudiziarie pensate proprio per dare una via d’uscita a chi è soffocato dai debiti, pur essendo meritevole (cioè non ha truffato i creditori ma è incappato in difficoltà oggettive).

Le procedure sono state inizialmente introdotte con la Legge 3/2012 e, dal 2021-2022, sono confluite nel Codice della Crisi e dell’Insolvenza (CCII), con qualche modifica. Oggi abbiamo essenzialmente: – Ristrutturazione dei debiti del consumatore (era il “piano del consumatore”): destinata a persone fisiche che hanno debiti personali (non aziendali). Consiste nel presentare un piano di pagamento parziale dei debiti, proporzionato alle proprie possibilità, da far omologare al giudice. Se il giudice lo approva (valutata la meritevolezza del debitore e l’effettiva fattibilità del piano), il piano diventa obbligatorio per tutti i creditori, anche se qualcuno dissentisse. Significa che potresti pagare ad esempio solo il 20% a tutti, in 5 anni, e al termine ottenere la cancellazione di ogni debito residuo (esdebitazione). È molto potente perché impone ai creditori un taglio, cosa che fuori dal tribunale magari rifiuterebbero. – Concordato minore (ex “accordo di ristrutturazione”): destinato a piccoli imprenditori, professionisti, soggetti non fallibili. Funziona simile al concordato preventivo delle aziende: proponi un accordo con i creditori che deve essere approvato dalla maggioranza di essi e poi omologato. Anche qui c’è l’esdebitazione finale se rispetti l’accordo. – Liquidazione controllata del sovraindebitato (ex “liquidazione del patrimonio”): qui il debitore mette a disposizione tutto il suo patrimonio liquidabile a un liquidatore nominato dal tribunale, il quale vende i beni e ripartisce il ricavato ai creditori. Dopo, il debitore persona fisica può ottenere l’esdebitazione di ciò che non è stato pagato. – Esdebitazione del debitore incapiente: questa è una novità importante inserita dal D.L. 137/2020 (convertito nella L.176/2020) e ora nel Codice. Permette, una volta nella vita, al debitore che non ha alcun patrimonio né reddito pignorabile di chiedere al giudice la cancellazione dei suoi debiti subito, senza pagare nulla (o cifre simboliche). In pratica è un “fresh start” per chi è nullatenente. Ci sono condizioni (bisogna dimostrare la meritevolezza, l’assenza di atti in frode nei 5 anni ecc.). Se concessa, i crediti vengono spazzati via; se nei 4 anni successivi migliori la tua situazione (es. vinci alla lotteria), allora i creditori potrebbero tornare a chiederti qualcosa, ma altrimenti sei libero. – Composizione negoziata per la crisi d’impresa: la citiamo solo perché Avv. Monardo è esperto negoziatore. È rivolta ad aziende in crisi per prevenire il fallimento (D.L.118/2021). Non riguarda la persona consumatore, però se tu fossi un imprenditore con debiti, l’esperto negoziatore può aiutarti a trovare un accordo con i creditori prima di arrivare all’insolvenza conclamata.

Come si vede, queste procedure sono più complesse e richiedono l’intervento di un OCC (Organismo di Composizione della Crisi) con un Gestore nominato (di solito un professionista come Avv. Monardo, appunto). Ci sono costi iniziali e tempi (qualche mese per preparare la proposta e depositarla, poi udienza, ecc.). Non sono da attivare per un singolo debito di modesta entità, ma se hai ad esempio accumulato 5-6 debiti tra finanziarie, carte, agenzia entrate, e nessuna via d’uscita apparente, allora possono salvarti dalla spirale.

Un esempio concreto: poniamo che hai €100.000 di debiti totali con 10 creditori (banche, fisco, privati) e puoi permetterti di pagarne al massimo €30.000 con rate sostenibili. Fuori dal tribunale, riuscire a fare 10 accordi di saldo e stralcio con ognuno potrebbe essere impossibile (ti mancherebbe sempre qualcuno, o uno non ci sta). Con il piano del consumatore, invece, proponi al giudice di pagare quei €30.000 in 5 anni e spieghi la tua condizione (es. reddito fisso modesto, famiglia a carico, nessun immobile da pignorare se non la prima casa ecc.). Il giudice se ritiene la proposta equa e se verificherà che non hai colpe gravi nella situazione, la può omologare anche senza il consenso di tutti i creditori. Così tu paghi i 30k ripartiti come stabilito e poi sei libero. Capisci bene l’importanza: potresti risparmiare €70.000 di debiti. Ovviamente devi poi rispettare il piano: se non paghi le rate del piano omologato, decade tutto e i debiti ritornano esigibili.

Per quanto riguarda Innolva e i recuperatori: se imbocchi la strada del sovraindebitamento, durante la procedura tutte le azioni esecutive individuali devono fermarsi (previa istanza al giudice) e i tuoi crediti verso quell’agenzia confluiranno nel piano (ad esempio la finanziaria XY che ha incaricato Innolva sarà uno dei creditori chirografari a cui proponi magari il 20%). L’Avv. Monardo, essendo Gestore della crisi iscritto e avendo coordinato team di specialisti a livello nazionale, potrà assisterti sia come advisor legale per presentare l’istanza, sia eventualmente come gestore nominato se la procedura è avviata tramite un OCC in cui collabora. Ti guiderà nel preparare documenti, nel riorganizzare la tua situazione finanziaria e nel convincere il tribunale della bontà del piano.

Va ribadito: queste procedure non sono automatismi dove basta presentare la domanda e puff, i debiti spariscono. No, serve impegno, onestà e talvolta sacrifici (magari dovrai rinunciare a qualche bene superfluo). Ma rappresentano un ancora di salvezza legale quando non hai altri margini.

L’importante è non aspettare troppo: se le posizioni degenerano (pignoramenti multipli in corso, ecc.), sarà più complicato gestire il tutto. Prima di arrivare all’esasperazione, parlane con un professionista. L’Avv. Monardo e il suo staff interdisciplinare (avvocati + commercialisti) possono fare una valutazione globale dei tuoi debiti e consigliarti se è meglio: – negoziare singolarmente (saldo e stralcio), – oppure fare una procedura unica di sovraindebitamento per chiuderli tutti.

Spesso per i privati la seconda opzione è risolutiva se i debiti superano di molto le proprie capacità.

Errori comuni da evitare e consigli pratici

Nel gestire un sollecito di pagamento da Innolva (o in generale un debito in mano ai recuperatori), ci sono alcuni errori molto comuni che i debitori commettono, spesso per paura o per mancanza di informazioni. Evitarli può fare la differenza tra risolvere bene la vicenda o peggiorarla inutilmente. Vediamoli e diamo i consigli pratici correlati:

  • Errore 1: Pagare subito senza verificare – Preso dal panico di ulteriori conseguenze, qualcuno appena riceve la lettera corre a pagare, magari chiedendo un prestito ad amici. Sbagliato! Prima bisogna verificare la legittimità e la prescrizione del debito. Se il debito fosse non dovuto o prescritto, pagando rinunci ai tuoi diritti e rianimi un credito morto. Consiglio: fai sempre un check con un esperto; paga solo quando sei certo che il debito è dovuto e non ci sono alternative migliori (riduzioni, ecc.).
  • Errore 2: Ignorare completamente la lettera – L’altro estremo è buttare la testa sotto la sabbia. Ignorare può sembrarti allentare lo stress nell’immediato, ma non farà sparire il problema. Se il debito è vivo, probabilmente arriveranno atti più seri poi (ingiunzione, precetto). Inoltre ignorando perdi la chance magari di chiudere con un buon accordo stragiudiziale. Consiglio: prendi sempre in carico la situazione, anche se decidi di non rispondere direttamente a Innolva, fallo strategicamente (ad esempio predisponendo già una difesa per quando agiranno).
  • Errore 3: Telefonare alla società di recupero da soli – Molti, presi dall’agitazione, chiamano Innolva o il call center indicato per “spiegare la propria situazione”. Purtroppo, i debitori al telefono spesso dicono cose che li danneggiano: ammettono il debito (“sì lo so che devo pagare, ma…”) = riconoscimento, oppure si fanno intimidire a promettere un pagamento entro tot (impegno unilaterale). Ricorda che le chiamate sono spesso registrate e possono essere usate contro di te (ad esempio per dimostrare che hai riconosciuto il debito prima della prescrizione). Consiglio: limita i contatti telefonici. Se proprio vuoi interloquire, fallo per iscritto o delega l’avvocato. Alle telefonate, se rispondi, non entrare nel merito: prendi tempo, chiedi comunicazioni scritte. Non farti estorcere IBAN e bonifici al volo.
  • Errore 4: Firmare accordi o titoli di credito senza garanzie – Un classico: il recuperatore propone “firma questo piano di rientro” oppure “firma queste cambiali così blocchiamo tutto”. Il debitore firma per calmare la situazione. Così facendo però fornisce armi al creditore: la cambiale firmata se non la paghi diventa titolo esecutivo subito; l’accordo se è sfavorevole ti vincola e magari prevede che se salti una rata decade il beneficio e paghi tutto in un colpo. Consiglio: non firmare nulla senza farlo visionare dal tuo legale. E soprattutto, mai firmare cambiali a un recuperatore per un debito contestato: trasformeresti un credito vecchio in un titolo nuovo fresco di zecca e incontestabile.
  • Errore 5: Sottovalutare la prescrizione breve delle utenze – Abbiamo visto che bollette luce/gas/acqua ora prescrivono in 2 anni. Molti consumatori non lo sanno e pagano arretrati vecchi di 5-6 anni richiesti magari da società di recupero per conto del fornitore. Consiglio: se ricevi solleciti per utenze domestiche, controlla attentamente le date dei consumi e informati sulle leggi vigenti (dal 2018 in poi quasi tutte le bollette cadono in prescrizione biennale). In caso, contesta e cita la legge (L. 205/2017) che ha introdotto quella prescrizione breve.
  • Errore 6: Confondere una lettera di sollecito con una cartella esattoriale – La grafica o il tono intimidatorio a volte fanno credere al debitore che sia “come Equitalia”. Ma una lettera normale non ha valore di cartella. Se paghi direttamente dall’agenzia di recupero somme per tributi, magari perdi la possibilità di rottamarli. Consiglio: distingui bene i documenti: una cartella esattoriale ha l’intestazione “Agenzia Entrate Riscossione” e un numero di ruolo, ecc. Una lettera di Innolva avrà il suo logo. Tratta i casi fiscali con strumenti fiscali (ricorso o rottamazione); non confondere i due piani.
  • Errore 7: Aspettare troppo a cercare aiuto professionale – Molti provano da soli finché la situazione non degenera (arriva l’ufficiale giudiziario alla porta) e solo allora corrono ai ripari. Certo, mai dire mai, anche in extremis qualcosa si può fare, ma più aspetti e meno margini di manovra restano. Consiglio: un consulto tempestivo con un avvocato può farti risparmiare soldi e guai. Anche solo capire che quella lettera era spazzatura ti toglie l’ansia. Inoltre, un avvocato può spesso ottenere dai creditori condizioni migliori (sanno che se no si va in causa).
  • Errore 8: Non considerare le soluzioni globali (sovraindebitamento) – Alcuni si intestardiscono a gestire ogni debito separatamente, pagando un po’ qui un po’ là, magari facendo altri debiti per pagare quelli vecchi (trappola classica). Così però rischiano di non venirne mai fuori. Consiglio: se hai troppi debiti rispetto alle tue possibilità, fermati e valuta una soluzione unificata: meglio dichiarare una volta la crisi e uscirne pulito, che trascinarsi per decenni. Informati sulla possibilità di un piano del consumatore o simili se ti trovi in situazione di insolvenza.
  • Errore 9: Vergognarsi e isolarsi – La vergogna del debito porta qualcuno a non parlarne con nessuno, nemmeno con i familiari, finché magari scoppia la crisi. Questo può portare a errori di valutazione emotivi (paura irrazionale di chiedere consiglio). Consiglio: condividi il problema con persone fidate (coniuge, un parente stretto): non sei il primo né l’ultimo ad avere debiti. Avere supporto morale e magari aiuto finanziario da chi ti vuole bene può fare la differenza. E certamente parlane con un professionista senza imbarazzo: gli avvocati e consulenti finanziari trattano queste situazioni quotidianamente e sanno come affrontarle con discrezione e senza giudizio.
  • Errore 10: Pensare “non possono farmi nulla perché sono nullatenente” e disinteressarsi – Questo atteggiamento a volte è comprensibile (se uno non ha lavoro né beni, dice che potranno anche farmi causa ma non troveranno niente). Tuttavia, non considerare i rischi futuri è sbagliato: magari oggi sei nullatenente, ma tra 5 anni potresti avere uno stipendio o ereditare qualcosa, e quel debito nel frattempo è diventato un decreto ingiuntivo non opposto che ti inseguirà. Consiglio: sebbene essere nullatenente ti dia uno “scudo” pratico temporaneo (non possono cavare sangue da una rapa), non abusarne. Meglio affrontare il tema, magari con la procedura di esdebitazione incapiente: così riparti pulito e se un domani migliori la tua condizione non avrai spettri dal passato.

Seguendo questi consigli pratici, affronterai la situazione con lucidità e senza aggravare la tua posizione. Un avvocato esperto come Monardo può aiutarti a evitare ogni trappola, perché conosce già tutti questi tranelli del mestiere. La regola d’oro è: informarsi prima di agire. Quando ricevi un sollecito di pagamento, non è mai una buona idea agire impulsivamente: prenditi il tempo (poco) necessario per capire il quadro, poi muoviti in modo informato.

Tabelle riepilogative utili

Riassumiamo ora in forma tabellare alcuni punti chiave visti finora, così da averli a colpo d’occhio.

Tabella 1 – Principali rimedi del debitore e relativi termini

Situazione/Atto ricevutoTermine per reagireRimedio legale del debitore
Lettera di sollecito di pagamento (raccomandata)Nessun termine legale perentorio. <br> (Termine indicato nella lettera è solo sollecito)– Risposta di contestazione (facoltativa, consigliata se fondati motivi) <br> – Preparazione documentazione per eventuale difesa
Decreto ingiuntivo notificato40 giorni dalla notifica– Opposizione a decreto ingiuntivo davanti al tribunale competente <br> – (Chiedibile sospensione provvisoria esecuzione se necessario)
Atto di precetto (ingiunzione di pagamento)Entro 10 giorni va pagato per evitare esecuzione.<br> Opposizione: prima dell’inizio esecuzione (consigliato entro 20 gg)– Opposizione all’esecuzione ex art.615 c.p.c. (se contestate il diritto di procedere) <br> – Opposizione agli atti esecutivi ex art.617 c.p.c. (per vizi formali) <br> – Richiesta di sospensione al giudice dell’esecuzione (in caso di gravi motivi)
Atto di pignoramento (mobiliare, immobiliare o presso terzi)Variabile: <br> – 20 giorni per opposizione formale atti (617 cpc) <br> – Fino all’assegnazione/vendita per opposizione sostanziale (615 cpc)– Opposizione all’esecuzione (se non fatta prima, comunque entro fine esecuzione) <br> – Opposizione atti esecutivi (per vizi notifica pignoramento entro 20 gg) <br> – Istanza sospensione/vendere con incanto etc.
Cartella esattoriale (Agenzia Entrate Riscossione)60 giorni (Tributi) / 30 giorni (Multe) dalla notifica– Ricorso alla Commissione Tributaria (tributi) o al Giudice di Pace/Tribunale (sanzioni) <br> – In alternativa: adesione a definizione agevolata se prevista entro termini di legge
Avviso di addebito INPS / ingiunzione fiscale enti locali40 giorni dalla notifica (INPS) / 30 giorni (ingiunzione locale)– Ricorso al Tribunale (INPS) <br> – Opposizione a ingiunzione davanti a Giudice competente (es. Tribunale) per crediti locali, oppure pagamento/definizione agevolata se disponibile

Legenda: i termini sopra indicati sono generali e possono variare in casi particolari. È sempre bene agire il prima possibile, preferibilmente con l’ausilio di un legale, per evitare decadenze.

Tabella 2 – Vantaggi e svantaggi comparativi di alcune soluzioni

SoluzioneVantaggiSvantaggi / Note
Opposizione legale (fare causa)– Possibilità di annullare il debito (es. se prescritto) <br> – Si guadagna tempo (iter processuale) <br> – Pressione sul creditore a negoziare– Costi legali da anticipare (poi spesso rifusi se vinci) <br> – Tempi lunghi e esito incerto <br> – Stress del contenzioso
Saldo e stralcio (accordo transattivo)– Risparmio economico: paghi meno del dovuto <br> – Tempi rapidi: chiudi in settimane o pochi mesi <br> – Certezza del risultato (debito estinto con accordo)– Richiede liquidità immediata per pagare la somma concordata <br> – Se negoziato male, rischio di clausole sfavorevoli (necessario accordo scritto chiaro)
Rateizzazione extra-giudiziale (piano di rientro)– Niente causa, rapporto più disteso <br> – Paghi gradualmente senza sborsare tutto subito– Di solito nessuno sconto, paghi tutto (talvolta con interessi) <br> – Durata prolungata: rischio di saltare rate e decadere <br> – Finché paghi, il debito continua a “pendere” (ancora segnalato finché non finisci)
Procedura sovraindebitamento (piano del consumatore, ecc.)– Taglio anche significativo dei debiti se il piano mostra il massimo sforzo <br> – Unica procedura per tutti i debiti: soluzione globale <br> – Protezione dalle azioni esecutive durante la procedura (moratoria) <br> – Esdebitazione finale (fresh start)– Procedura complessa, serve supporto professionale OCC <br> – Ci sono costi procedurali e tempi in tribunale (qualche mese per l’omologazione) <br> – Richiede onestà e impegno nel rispettare il piano (pena revoca benefici)
Inazione totale (non fare nulla, ignorare)– Nessuna spesa immediata né impegno– Molto rischioso: il creditore può ottenere titoli esecutivi e procedere <br> – Potresti perdere chance di saldo o di difesa (es. far scadere termini opposizione) <br> – Crescita ulteriore del debito per spese legali e interessi

Queste tabelle ovviamente semplificano situazioni articolate, ma servono a darti un quadro immediato. Ogni caso avrà le sue peculiarità e va valutato specificamente.

Domande frequenti (FAQ)

Di seguito raccogliamo una serie di domande frequenti che un debitore si pone quando riceve una lettera di Innolva per un vecchio debito, con risposte chiare e concise. Queste FAQ coprono sia aspetti pratici immediati, sia dubbi di carattere legale sul medio termine.

1. Se ricevo una lettera da Innolva devo pagare subito per evitare guai maggiori?
Risposta: No. Non pagare immediatamente senza prima verificare la legittimità della richiesta. La stessa Innolva, come le associazioni dei consumatori, consigliano di non affrettarsi a saldare subito ma di fare prima controlli fondamentali. Pagare “al volo” non ti mette al riparo da nulla, anzi potresti pagare somme non dovute (ad esempio un debito prescritto) e riattivare situazioni dormienti. Prenditi il tempo di capire se davvero devi pagare e quanto. Se dopo tutte le verifiche risulta un debito valido, potrai comunque pagare (magari trattando condizioni migliori); se invece emergono irregolarità, potrai difenderti.

2. Cosa succede se ignoro il sollecito di pagamento?
Risposta: Ignorare il sollecito non ferma la procedura di recupero, anzi potrebbe spingere il creditore a vie legali. Nel breve termine, potresti ricevere ulteriori solleciti o telefonate di Innolva. Nel medio termine, se non paghi né contesti, il creditore potrebbe fare causa (solitamente un decreto ingiuntivo) per ottenere un titolo esecutivo. Ignorare quell’atto poi sarebbe disastroso (diventerebbe definitivo e seguiranno pignoramenti). Quindi, ignorare non risolve: meglio affrontare proattivamente la questione, magari con l’aiuto di un legale che contatti Innolva per conto tuo o prepari la difesa.

3. Innolva può pignorare il mio stipendio o i miei beni?
Risposta: No, non direttamente. Innolva è una società di recupero crediti privata e non ha poteri di pignoramento autonomi. Può tempestarti di chiamate, ma non può materialmente toccare i tuoi beni. Solo il creditore, tramite un ufficiale giudiziario e un provvedimento del giudice, può avviare un pignoramento dello stipendio, del conto o altro. Quindi, se la lettera di Innolva minaccia “azioni di pignoramento”, sappi che per arrivarci devono prima passare dal tribunale (ottenere un titolo esecutivo) e poi fare atto di precetto e pignoramento autorizzato. Nessun pignoramento lampo solo perché non rispondi alla lettera.

4. Innolva può farmi fallire o dichiararmi insolvente pubblicamente?
Risposta: No. Il fallimento riguarda solo gli imprenditori e segue procedure ben più complesse. Un privato consumatore non può essere dichiarato fallito. Inoltre, per importi modesti non c’è neppure procedura concorsuale. Dunque, minacce tipo “ti portiamo al fallimento” rivolte a una persona fisica sono prive di senso legale e costituiscono solo spauracchi. Se sei invece un piccolo imprenditore, la soglia di fallibilità è alta (debiti oltre €500k circa e insolvenza conclamata): un singolo debito in mano a Innolva difficilmente porta a procedure concorsuali. E in ogni caso, le società di recupero non hanno il potere di dichiarare nulla: al più potrebbero istigare il creditore a presentare istanza di fallimento (ma succede per situazioni molto grosse, non per creditucci al consumo).

5. Possono segnalarmi al CRIF come cattivo pagatore a causa di questa lettera?
Risposta: La segnalazione al CRIF (centrale rischi finanziari) non dipende dalla società di recupero crediti. Solo la banca/finanziaria originaria, in qualità di istituto creditizio, può averlo fatto al momento del tuo inadempimento. Se il debito è vecchio, è probabile che tu sia già stato segnalato quando sei risultato moroso la prima volta. Innolva, come tale, non può inviare nuove segnalazioni a CRIF. Attenzione: se invece stai parlando di debiti verso operatori telefonici o commerciali, lì la segnalazione è in banche dati “privati” (come banche dati di cattivi pagatori di utenze) ma in genere non è CRIF. In sintesi, la lettera Innolva in sé non causa nuova segnalazione: piuttosto, risolvendo il debito potrai aggiornare la tua posizione a “saldo stralcio” o “pagato” nelle banche dati, il che a lungo termine è meglio.

6. Come faccio a capire se il debito è già prescritto?
Risposta: Devi controllare da quanti anni non effettui pagamenti e non ricevi atti ufficiali. Confronta questo periodo col termine di prescrizione tipico per quel debito (vedi tabella nella sezione prescrizione). Ad esempio, se è un prestito bancario (10 anni) e sono passati 12 anni dall’ultima rata non pagata senza che tu abbia ricevuto decreti o raccomandate nel frattempo, è probabilmente prescritto. Se è una bolletta di 3 anni fa (termine 2 anni), è prescritta salvo tu abbia ricevuto un sollecito formale nel frattempo. Non è sempre semplice: devi ricostruire la storia. Suggerimento pratico: chiedi un estratto di posizione al creditore o in banca dati creditizia per vedere se risultano note di decadenza, oppure verifica la tua PEC per eventuali comunicazioni perse. In dubbio, un avvocato può calcolare per te e considerare se c’è margine per eccepire prescrizione in giudizio con buone chance. Ricorda che anche se non sei sicuro al 100%, puoi comunque eccepire la prescrizione in causa e sarà il creditore a dover dimostrare eventuali interruzioni.

7. Se il debito è prescritto, devo rispondere a Innolva o posso semplicemente ignorare?
Risposta: Se sei assolutamente certo che il debito sia prescritto, non sei tenuto a pagarlo. Molti in questi casi scelgono di ignorare i solleciti, e se mai arrivasse una causa, eccepiranno la prescrizione in quella sede. È una strategia possibile. In alternativa, puoi rispondere subito per contestare la prescrizione: ad esempio una lettera via PEC/raccomandata dove affermi che il debito è estinto per prescrizione maturata in data… e che qualsiasi eventuale azione sarà temeraria. Questo a volte porta la società a desistere, perché vede che sei consapevole dei tuoi diritti. Scegliendo di ignorare, corri il piccolo rischio che tentino lo stesso un decreto ingiuntivo sperando tu non faccia opposizione: quindi ignorare va bene solo se sei certo di poter monitorare eventuali atti successivi e reagire in tempo. Se c’è la minima possibilità che ti sfugga una notifica (cambio indirizzo, ecc.), meglio rispondere e mettere le cose in chiaro subito.

8. Posso chiedere a Innolva di dimostrarmi che hanno mandato di riscuotere o che hanno comprato il mio credito?
Risposta: Assolutamente sì. È un tuo diritto chiedere evidenza del mandato (se agiscono per conto altrui) o dell’atto di cessione (se hanno acquisito il credito). La legge (art.1264 c.c.) prevede che la cessione dev’essere notificata al debitore per avere effetto, e la Cassazione richiede prova della titolarità in caso di contestazioni. Quindi puoi inviare una comunicazione del tipo: “In relazione alla Vs. richiesta, si invita a trasmettere copia della procura alle liti o lettera di incarico conferita dal creditore originario (o atto di cessione del credito) e dettagliata estratto conto del credito vantato, al fine di verificare legittimità e consistenza della pretesa”. A volte le agenzie forniranno almeno una lettera di incarico su carta intestata del creditore originario. Se non producono nulla, la loro posizione è debole. In giudizio, questo diventa un punto a tuo favore (eccepire il difetto di legittimazione).

9. Non ho mai firmato nulla con Innolva, com’è possibile che ora sia mio creditore?
Risposta: Innolva non c’era quando hai contratto il debito: è comparsa dopo, perché ha ricevuto l’incarico di recupero o ha acquistato il credito. Se non hai ricevuto comunicazioni prima, la cosa può sorprenderti. Tuttavia, la legge consente la cessione del credito senza bisogno del consenso del debitore. Devono però notificartela. Spesso lo fanno mediante pubblicazione in Gazzetta Ufficiale per i crediti bancari ceduti in massa. In pratica, anche se tu non firmi nulla con Innolva, se il tuo contratto originario prevedeva la cedibilità del credito (quasi tutti lo prevedono) e la cessione è stata notificata (anche con strumenti collettivi), Innolva acquisisce gli stessi diritti del creditore originario. Ciò detto, hai comunque il diritto (vedi domanda precedente) di chiedere prova di questa cessione. Se non la danno, in tribunale potresti far valere la contestazione.

10. Come funziona la trattativa di saldo e stralcio? Devo proporre io una cifra o aspettare un’offerta?
Risposta: La trattativa è come un piccolo mercato: entrambe le parti cercano di spuntare la cifra migliore. Inizialmente puoi sondare chiedendo se prevedono sconti per chiusura immediata. Spesso rispondono con un’offerta (es: “paghi il 70% entro fine mese e chiudiamo”). Quella è raramente la loro ultima parola: di solito c’è margine per contrattare più in basso. Puoi rilanciare spiegando le tue difficoltà e offrendo meno (es: “posso arrivare al 30% entro pochi giorni”). Un trucco: se sei assistito da un avvocato, lascia che sia lui a negoziare; le società sanno che l’avvocato conosce i possibili difetti del credito e spesso fanno offerte migliori da subito. In ogni caso, mai accettare la prima proposta senza provare a ridurla, a meno che sia già ottima. Tieni presente che ogni debito ha una diversa percentuale minima accettabile (dipende da quanto hanno pagato per quel credito e dalle politiche interne). Può aiutarti sapere se altri hanno concluso con quella società: ad esempio, alcune note (Kruk, Hoist, Banca IFIS ecc.) hanno percentuali medie note nel settore. Ma come regola generica, puntare al 20-30% se il debito è molto vecchio o poco garantito è fattibile, mentre per debiti più recenti o se fiutano che potresti pagare tutto (es: hai stipendio pignorabile) magari non scendono sotto il 50%. Importante: qualunque cifra negozierai, assicurati di ottenere la “liberatoria a saldo e stralcio” scritta dopo il pagamento.

11. Posso pagare un saldo e stralcio a rate oppure vogliono per forza tutto insieme?
Risposta: Dipende. In linea di massima, il saldo e stralcio per definizione è migliore se pagato in unica soluzione, perché per il creditore equivale a incassare subito. Se chiedi di rateizzare l’importo scontato, alcuni creditori accettano ma tendono a ridurre lo sconto o a inserire clausole: ad esempio, sconto 50% se paghi entro 30 giorni, oppure sconto 40% se in 12 rate mensili. Dovrai quindi negoziare anche questo. Spesso le agenzie propongono un compromesso: ad esempio “paghi il 20% subito e il resto in 6 mesi”. Sta a te vedere se riesci a fare fronte. In generale, comunque, sono più disponibili a brevi dilazioni (max 6-12 mesi). Oltre, preferiscono avviare azioni. Consiglio: se proprio non hai tutto in una volta, prova a vedere se puoi reperire almeno una parte subito come “anticipo” per impegnarli, e il residuo in poche rate. E, come sempre, formalizza bene che anche in caso di pagamento rateale, a saldo dell’ultima rata avrai l’attestazione di stralcio definitivo.

12. Cosa succede se faccio un accordo di saldo e stralcio e poi Innolva (o il creditore) mi richiede altri soldi?
Risposta: Se hai fatto tutto correttamente (accordo scritto con clausola di definizione totale), non possono chiederti altri soldi per quel debito. L’accordo transattivo ha forza di legge tra le parti (art. 1965 c.c. transazione). Nel caso improbabile che successivamente un altro soggetto ti scriva per lo stesso debito, esibirai la quietanza liberatoria che attesta la chiusura. La Cassazione ha però di recente ammonito che una quietanza “a saldo” generica potrebbe non bastare a dimostrare la rinuncia al resto. Ecco perché abbiamo insistito di farti dare una formula chiara “a saldo e stralcio di ogni pretesa”. Con quella in mano, se qualcuno provasse a recuperare ancora, potresti opporre immediatamente l’accordo transattivo già avvenuto. Quindi la chiave è: documentazione precisa. Tieni copia di tutto (accordi, ricevute di pagamento, email intercorse). In caso di problemi, coinvolgi subito il tuo avvocato: potrebbe trattarsi di un errore (magari vendono erroneamente un credito già chiuso perché non hanno aggiornato archivi) che si risolve inviando loro la prova della transazione effettuata.

13. Innolva mi ha offerto una riduzione del debito se pago entro pochi giorni: come faccio a fidarmi?
Risposta: È comprensibile essere diffidenti. Ecco come tutelarti: pretendi una comunicazione scritta dell’offerta (mail PEC o lettera su carta intestata) dove si evince che pagando tot entro tal data sarai liberato dal debito. Se l’hai solo a voce, non è sufficiente. Una volta che ce l’hai scritta, verifica che provenga effettivamente da Innolva (controlla indirizzo email, ad esempio deve essere un dominio aziendale @innolva.it o simili, non certo un gmail). Se hai dubbi, chiama Innolva al numero ufficiale e chiedi conferma dell’offerta. In genere, quando fanno queste proposte serie, le formalizzano senza problemi. Dopo il pagamento, richiedi sempre la quietanza liberatoria finale. Puoi fidarti solo quando hai i documenti in mano: finché sono parole, rimani cauto. In ogni caso, offerte con scadenza strettissima (“entro 5 giorni”) sono una tattica per metterti pressione. Se non riesci in 5 giorni ma vuoi accettare, spesso puoi negoziare qualche giorno in più: l’importante per loro è chiudere entro fine mese/trimestre di solito, hanno target interni.

14. E se non pago né contesto e il creditore non fa nulla? Il debito può scomparire col tempo?
Risposta: Se il creditore non intraprende azioni legali entro i termini di prescrizione, allora sì, col tempo il debito si estingue da sé per prescrizione. Ad esempio, hai un debito dal 2015, non paghi, il creditore/agenzia manda qualche sollecito ma non va mai in giudizio; nel 2025 (dopo 10 anni) il diritto di credito si prescrive e tu potresti rifiutarti di pagare anche se dovessero richiedertelo. Abbiamo visto casi in cui i recuperatori tentano a vuoto per anni e poi mollano la presa. Quindi è possibile “scampare” se loro non agiscono in tempo. Ma è un rischio: tu non hai controllo su quando decideranno di muoversi legalmente. Potresti pensare di averla scampata e invece all’ultimo anno utile ti notificano un decreto ingiuntivo interrompendo la prescrizione. Pertanto, fare lo struzzo nella speranza che “vada in cavalleria” è una scommessa. Va bene per piccoli importi dove magari al creditore non conviene spendere soldi per causa; rischioso per importi maggiori. In sintesi: il debito “scompare” se il creditore dorme a lungo oltre i termini. Se hai elementi per crederlo (creditore fallito? pratiche datate senza movimenti da 15 anni?), ok. Altrimenti, meglio agire attivamente come spiegato.

15. Ho scoperto che il mio debito iniziale era di 1.000 € ma ora Innolva ne chiede 2.000 per interessi e spese: devo pagarli tutti?
Risposta: Non necessariamente. Dipende cosa prevedeva il contratto originale e cosa dice la legge. Gli interessi di mora decorrono dal momento in cui sei in ritardo: questi, se il contratto li prevedeva (es. tasso X), sono dovuti, ma spesso vengono calcolati male o eccessivamente. Inoltre, gli interessi maturati oltre 5 anni fa sono prescritti a sé stanti (prescrizione degli interessi è quinquennale), anche se il capitale avesse 10 anni. Quindi ad esempio di quei 1.000 € extra, una parte potrebbe non essere dovuta per prescrizione degli interessi più vecchi. Le spese di sollecito: se nel contratto c’era una clausola che le pone a tuo carico (ad es. spese legali, spese di recupero €50 a lettera ecc.), potrebbero richiederle, ma in molti casi non c’erano tali clausole e cercano di addebitarti costi generici (tipo “spese amministrative 200€“) senza titolo – non pagabili. Spese legali del decreto: se hanno fatto un decreto ingiuntivo, nella somma troverai le spese liquidate dal giudice che sì, in caso di soccombenza devi pagare (ma se fai opposizione e vinci, no). Dunque, la cifra finale spesso è negoziabile: ecco perché conviene chiedere il dettaglio. Magari scopri che 500 € su 2.000 sono interessi ultracinquennali → li contesti e li togli. Alla peggio, in sede di accordo saldo e stralcio quei 2.000 diventano 1.000: indirettamente stai togliendo proprio gli extra. Morale: non prendere la cifra maggiorata come oro colato, c’è margine per abbassarla sia legalmente (giudice) sia negozialmente (transazione).

16. Ho più debiti con diverse società di recupero: è meglio affrontarli uno per uno o esiste una soluzione unica?
Risposta: Se i debiti sono tanti e tu fai fatica a gestirli, esiste la soluzione unica delle procedure da sovraindebitamento (piano del consumatore, concordato minore, ecc., vedi sezione dedicata). Quella ti permette di pagare secondo le tue reali possibilità e cancellare tutto il resto. Quindi, se la somma totale dei debiti è molto superiore alle tue capacità, conviene valutare questa strada. Se invece i debiti non sono enormi e ragionevolmente potresti saldarli con sconti e piani un po’ alla volta, potresti provare uno per uno, magari iniziando da quello più facile o pressante. Attenzione: trattare singolarmente può portare a disparità: il primo magari lo paghi, poi per il secondo non hai più risorse… In un piano unico invece dai qualcosa a tutti in misura ridotta. Consiglio di farti aiutare da un professionista a fare un bilancio totale dei tuoi debiti e delle tue entrate, per capire se riesci in via stragiudiziale o se serve il “bombardone” della procedura unitaria. Non è una decisione semplice, ma sbagliare approccio può farti perdere tempo e soldi. L’Avv. Monardo, essendo esperto di entrambe le modalità, può prospettarti scenari e pro e contro personalizzati.

17. Se contatto l’Avv. Monardo per assistermi, cosa può fare subito per me e quanto tempo ci vuole per vedere risultati?
Risposta: L’Avv. Monardo e il suo team possono dare un primo riscontro immediato: una volta esaminata la lettera Innolva e la documentazione del tuo debito, entro pochi giorni possono inviarti un parere sulle opzioni percorribili (contestazione, trattativa o procedura). Possono inoltre contattare Innolva immediatamente per notificare che sei assistito e che eventuali comunicazioni vanno fatte a loro, sollevandoti così dal peso di interfacciarti con i recuperatori. Già questo spesso calma la situazione (le società capiscono che la pratica è seguita legalmente e tendono a moderare i toni). Se c’è margine di dialogo, l’Avv. Monardo può avviare subito trattative e a volte nel giro di poche settimane ottenere una bozza di accordo di saldo e stralcio. Se invece opti per l’opposizione legale, il ricorso o atto di citazione viene predisposto entro i termini (anche quelli brevi come 40 giorni del decreto) e depositato: l’effetto di sospensione di solito si ottiene abbastanza presto (ad esempio, se chiedi la sospensione di un’esecuzione, il giudice fissa udienza cautelare in tempi rapidi). Quindi, i primi risultati – che sia un accordo scritto da valutare, o una sospensione giudiziale, o semplicemente l’arresto delle chiamate moleste – arrivano spesso entro 1-2 mesi dall’inizio dell’assistenza, se non prima. Ovviamente la soluzione finale (chiusura debito o sentenza) richiederà più tempo in base alla scelta fatta, ma tu già potrai vivere più sereno perché la situazione è sotto controllo professionale e non ti riserverà sorprese. In sintesi, l’Avv. Monardo può darti supporto immediato e avviare in tempi brevissimi le azioni necessarie a mettere in sicurezza la tua posizione (che sia bloccare, trattare o transare).

18. Cosa costa farmi assistere in queste pratiche? Vale la pena rispetto al debito che ho?
Risposta: I costi dipendono ovviamente dalla complessità del caso. Molti studi legali offrono un primo consulto a tariffa accessibile o addirittura gratuito se poi affidi la pratica. Nel caso di Avv. Monardo, la consulenza iniziale e l’analisi dell’atto te la può offrire a condizioni agevolate, e solo se decidi di procedere con lui verrà definito un accordo di compenso. Spesso nei casi di debiti, il costo dell’avvocato si ripaga da sé grazie al risparmio che ottieni: ad esempio, se grazie alla sua trattativa paghi 5.000 € invece di 15.000, capisci che il compenso professionale sarà una frazione di quei 10.000 risparmiati. Oppure, se in giudizio ottieni l’annullamento del debito, puoi chiedere che le spese legali siano poste a carico del creditore soccombente. Quindi, sì, solitamente vale la pena farsi assistere, soprattutto per importi medio-alti. Per debitucci molto piccoli (es. 200 €) forse no, ma in quei casi difficilmente si muove Innolva, di solito parliamo di migliaia di euro. Inoltre, non quantificabile in denaro è la serenità e il tempo che risparmi delegando le rogne a un professionista. Togliersi l’ansia delle telefonate e la paura di sbagliare mossa spesso non ha prezzo. In ogni caso, puoi sempre informarti senza impegno: la trasparenza sui costi fa parte dell’etica professionale, per cui l’avvocato ti dirà prima quanto potrebbe venire a costare un determinato intervento e potrai decidere.

Esempi pratici di gestione del sollecito Innolva

Per rendere ancora più concreto quanto esposto, ecco due brevi simulazioni basate su casi tipici:

Caso pratico 1: Debito di carta di credito prescritto e contestato con successo
Marco riceve da Innolva nel 2026 una richiesta di €1.200 per una vecchia carta di credito revolving usata l’ultima volta nel 2015 e mai rimborsata del tutto. Marco non ha più avuto notizie dal 2016. La lettera di Innolva arriva per posta semplice e minaccia azioni legali se non paga in 15 giorni. Marco si rivolge a un legale. Analisi: Il debito originale (capitale residuo €500, più interessi) appare prescritto perché sono passati oltre 10 anni dall’ultimo utilizzo/pagamento e non risultano atti interruttivi (Marco non ha mai cambiato residenza e conferma di non aver ricevuto raccomandate o decreti). L’avvocato invia immediatamente una lettera di contestazione a Innolva citando la prescrizione decennale (art. 2946 c.c.) e affermando che ogni eventuale azione sarà respinta come temeraria. Esito: Innolva dopo qualche settimana risponde con una comunicazione in cui informa che “a seguito di verifiche il credito risulta inesigibile” e chiude la pratica. Marco non paga nulla. Questo esempio mostra che un debito effettivamente molto vecchio, se difeso con la giusta eccezione, può essere azzerato senza contenzioso perché la controparte sa di non avere chance in giudizio. Marco ha speso solo una cifra modesta per la lettera dell’avvocato e ha risparmiato 1.200 €.

Caso pratico 2: Debito bancario non prescritto, ridotto del 70% con saldo e stralcio
Lucia aveva un prestito personale di €20.000 stipulato nel 2018 con una finanziaria. Ha pagato rate fino al 2020 per un totale di €5.000, poi per difficoltà economiche ha smesso. Nel 2021 la finanziaria l’ha ceduto in blocco a un fondo, che nel 2024 incarica Innolva di recuperare. Nel 2024 Innolva la contatta per €18.000 (capitale residuo + interessi). Lucia nel frattempo ha trovato lavoro ma non potrebbe mai pagare 18k in una volta, al massimo potrebbe raccogliere €6.000 chiedendo aiuto ai parenti. Si rivolge all’Avv. Monardo. Azione: l’avvocato verifica che il debito è di 4 anni, quindi ancora entro i 10 di prescrizione; suggerisce di tentare un saldo e stralcio evidenziando al recuperatore che Lucia ha avuto difficoltà e potrebbe valutare sovraindebitamento se non si trova un accordo (facendo intendere che potrebbero recuperare ancora meno). L’avvocato chiede anche la documentazione: Innolva fornisce copia del contratto e prova della cessione (ok). Dopo negoziazioni, Innolva (sentito il fondo proprietario) accetta €6.000 a saldo e stralcio, pari al 30% circa del dovuto, purché pagati entro 3 mesi. Lucia ottiene conferma scritta dell’accordo: 2.000 € subito e 4.000 € in tre rate mensili. L’accordo specifica “nulla più a pretendere”. Lucia paga regolarmente; a fine piano Innolva le invia la quietanza liberatoria totale. Risultato: Lucia ha risolto pagando €6.000 invece di 18.000. Certo, ha dovuto chiedere aiuto ai familiari, ma ora è libera dal debito e soprattutto nessuno potrà più aggredirla in futuro per quella causa. Il fondo recupera qualcosa subito, l’avvocato di Lucia viene compensato con una parte del risparmio ottenuto (in pratica Lucia con 6.000 + parcella minore ha comunque speso intorno a 7.000, assai meno di 18.000). Questo scenario è molto comune: grazie all’intervento professionale, le parti trovano un compromesso vantaggioso. Lucia inoltre può iniziare a ricostruire la propria situazione finanziaria senza quell’incubo e, col tempo, la sua segnalazione in CRIF risulterà come “posizione chiusa a stralcio” che è meglio di “insoluto aperto”.

Questi esempi mostrano come, a seconda che il debito sia effettivamente contestabile o meno, si può agire in modi diversi. L’importante è non arrendersi alla prima richiesta integrale: c’è quasi sempre margine per migliorare l’esito a favore del debitore.

Conclusione

In conclusione, abbiamo visto che ricevere una lettera da Innolva per un vecchio debito non è la fine, ma l’inizio di un percorso nel quale hai numerosi strumenti di difesa legale. Riassumiamo i punti principali: verifica sempre la situazione (il debito è realmente dovuto? è ancora esigibile o magari prescritto?), conosci i tuoi diritti (la società di recupero non può agire esecutivamente senza un processo, e non può infrangere la tua privacy o dignità), e ricorda che hai opzioni concrete per reagire. Puoi impugnare atti ingiuntivi, ottenere sospensioni per bloccare azioni in corso, contestare vizi e irregolarità per ridurre o annullare la somma pretesa, oppure negoziare un saldo e stralcio conveniente per chiudere la questione pagando solo una parte dell’importo. Abbiamo anche evidenziato soluzioni sistematiche come le rottamazioni fiscali (se il debito è verso enti) e le procedure da sovraindebitamento, che offrono un quadro di insieme per risolvere situazioni debitorie complesse con l’aiuto della legge.

Ciò che emerge con forza è l’importanza di agire tempestivamente e con l’assistenza giusta. Le leggi e le sentenze recenti sono dalla parte del debitore informato: ad esempio la Cassazione ha tutelato i debitori imponendo al cessionario di provare la titolarità del credito e riconoscendo che una quietanza deve essere chiara per estinguere il residuo. Questo significa che, con un professionista preparato al tuo fianco, puoi far valere diritti concreti e spesso vincere la partita contro pretese infondate o eccessive. Al contrario, se subisci passivamente, rischi di ritrovarti con un pignoramento sul conto solo perché non hai risposto in tempo a un decreto ingiuntivo.

Agire tempestivamente vuol dire risparmiare denaro e grattacapi: contestare subito una prescrizione può evitare un lungo processo; negoziare un saldo e stralcio prima che parta una causa può ottenere sconti maggiori (il creditore preferisce transare che pagare avvocati e attendere). Ogni mese che passa, interessi e spese aumentano: intervenire presto limita i danni.

A questo punto, se hai letto fin qui, avrai compreso che non esiste un debito senza via d’uscita. Anche nelle situazioni più difficili, la legge offre vie di soluzione: dalle transazioni alle esdebitazioni. L’Avv. Giuseppe Angelo Monardo e il suo team di avvocati e commercialisti sono pronti ad aiutarti a individuare la strada migliore e a percorrerla insieme a te. Con la loro competenza nel diritto bancario e tributario a livello nazionale, possono bloccare sul nascere azioni esecutive (pignoramenti di stipendi, ipoteche su immobili, fermi amministrativi su veicoli, ecc.) facendo valere le irregolarità e i diritti del consumatore. Possono assisterti nel ricorso in tribunale per annullare pretese ingiuste, oppure condurre trattative serrate con i creditori per farti ottenere uno sconto significativo. E se necessario, hanno le qualifiche per guidarti attraverso procedure più articolate di ristrutturazione dei debiti con l’OCC, garantendo così una tutela completa a 360 gradi.

Ricorda: agire da soli, nella complessità delle leggi, è rischioso. Con l’Avv. Monardo avrai invece al tuo fianco un alleato esperto che ha già gestito con successo tanti casi simili al tuo. Non aspettare che la situazione precipiti o che scadano i termini utili – il tempo è cruciale in materia di debiti. Non appena ricevi un sollecito o un atto di intimazione, prendi in mano la situazione e fatti assistere.

In definitiva, il valore delle difese legali analizzate in questo articolo sta nel farti passare da una posizione di paura e passività a una di controllo e negoziazione. Hai scoperto che hai voce in capitolo riguardo al tuo debito: puoi contestare se non dovuto, puoi trattare quanto e come pagare se è dovuto. Non sei destinato a subire passivamente ogni richiesta. Con l’aiuto di un professionista qualificato, puoi spesso capovolgere il tavolo a tuo favore, ottenendo risultati concreti: debiti annullati, importi ridotti, pagamenti rateali sostenibili, o piani per liberarti definitivamente dai pesi finanziari. Tutto questo preservando i tuoi beni essenziali e la tua serenità familiare.

Il messaggio finale che vogliamo darti è di non arrenderti e non procrastinare. Agisci oggi stesso per proteggere i tuoi diritti e il tuo patrimonio. Se hai dubbi, domande specifiche, o se semplicemente vuoi una valutazione franca e immediata del tuo caso, affidati a chi lo fa di mestiere.

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