Lettera Da Hexa S.r.l. Per Debiti Vecchi: Come Difenderti Da Un Sollecito Di Pagamento E Trattare Un Saldo E Stralcio

Aggiornato a Dicembre 2026 – Ricevere una lettera da Hexa S.r.l. per debiti “vecchi” può generare preoccupazione e dubbi. Hexa S.r.l. è una società che si occupa di recupero crediti per conto di banche, finanziarie e grandi aziende, spesso in relazione a debiti risalenti nel tempo. Questa situazione presenta rischi concreti: se il debitore ignora il sollecito, potrebbe ritrovarsi con azioni legali imminenti (come un decreto ingiuntivo o un pignoramento) senza aver sfruttato le difese possibili. Al contempo, è facile commettere errori – ad esempio riconoscere il debito o pagare senza verifiche – che possono pregiudicare i propri diritti.

In questo articolo affronteremo in modo completo e aggiornato le soluzioni legali principali a disposizione del debitore. In particolare vedremo come: verificare la prescrizione del debito (spesso questi crediti datati possono essere prescritti), contestare la legittimazione di Hexa S.r.l. a riscuotere (ad esempio, se non è provata la cessione del credito), e negoziare un accordo a saldo e stralcio sostenibile. Esamineremo anche gli strumenti alternativi come le definizioni agevolate (es. rottamazione di cartelle) e le procedure di sovraindebitamento per cancellare i debiti, ove applicabili. Il tutto sarà accompagnato da riferimenti normativi (Codice Civile, leggi speciali) e dalle più recenti sentenze della Corte di Cassazione, per garantire un’analisi autorevole e aggiornata al mese in corso.

Presentazione dell’Avv. Giuseppe Angelo Monardo

L’Avv. Giuseppe Angelo Monardo è un avvocato Cassazionista che coordina un team multidisciplinare di avvocati e commercialisti esperti a livello nazionale in diritto bancario e tributario. È Gestore della crisi da sovraindebitamento iscritto negli elenchi del Ministero della Giustizia ai sensi della Legge 3/2012; è professionista fiduciario di un Organismo di Composizione della Crisi (OCC); ed è Esperto Negoziatore della crisi d’impresa ex D.L. 118/2021. Grazie a queste competenze, l’Avv. Monardo e il suo staff possono attivare strategie su tutto il territorio italiano per sospendere pignoramenti, contestare la legittimità delle società di recupero crediti, trattare accordi di saldo e stralcio, presentare ricorsi in tribunale e definire piani di rientro sostenibili. Il team offre un’analisi approfondita degli atti ricevuti (lettere di sollecito, decreti ingiuntivi, intimazioni), verificando eventuali vizi formali, la prescrizione e la corretta titolarità del credito, così da scegliere la migliore strategia difensiva per il debitore .

Se hai ricevuto una lettera da Hexa S.r.l. o un sollecito di pagamento per un vecchio debito, contatta subito l’Avv. Giuseppe Angelo Monardo per una valutazione legale personalizzata. Troverai in fondo all’articolo tutti i recapiti per una consulenza immediata (anche a distanza) e scoprire quali azioni intraprendere per difenderti efficacemente.

1. Contesto normativo e giurisprudenziale

In questa sezione esaminiamo il quadro giuridico di riferimento: chi è e come opera Hexa S.r.l. nel recupero crediti, quali norme regolano la cessione dei crediti e la necessaria prova a carico del cessionario, l’istituto della prescrizione (termini e interruzione), e gli orientamenti giurisprudenziali più recenti sia in ambito civile che tributario. Richiameremo articoli di legge chiave (codice civile, Testo Unico Bancario, leggi speciali) e pronunce della Corte di Cassazione, per comprendere appieno i diritti del debitore e i limiti dell’azione di Hexa S.r.l. nel 2026.

1.1 Chi è Hexa S.r.l. e come opera

Hexa S.r.l. è una società specializzata in customer care e recupero crediti per grandi aziende italiane, attiva da oltre 35 anni con sedi a Roma, L’Aquila e persino all’estero . Questo significa che, se hai ricevuto una loro lettera o telefonata, molto probabilmente Hexa sta agendo per recuperare un credito che potresti aver originariamente verso una banca, una finanziaria, una compagnia di telecomunicazioni o altro ente. Le banche e le società finanziarie, infatti, spesso si rivolgono a società come Hexa per gestire crediti deteriorati (i cosiddetti Non-Performing Loans o NPL) o insoluti, a volte cedendo direttamente i crediti oppure affidandoli in gestione.

Hexa S.r.l. può operare in due modalità principali:

  • Come cessionaria del credito: In alcuni casi Hexa (o un veicolo collegato) acquista in blocco portafogli di crediti dalle banche o aziende. Ad esempio, una banca potrebbe cedere centinaia di vecchi finanziamenti non rimborsati a una società collegata a Hexa attraverso un’operazione di cartolarizzazione o ex art. 58 del Testo Unico Bancario (D.Lgs. 385/1993). In tal caso Hexa agisce in proprio quale nuovo creditore e invia ai debitori lettere di sollecito, chiedendo il pagamento integrale del debito. Molti di questi debiti sono datati (possono risalire a 10-15 anni fa), perciò occorre verificare con attenzione se risultano prescritti o se la cessione è stata formalmente comunicata al debitore.
  • Come mandataria per il recupero: Spesso Hexa opera anche per conto del creditore originario o di un altro cessionario. Ad esempio, compagnie telefoniche, utilities (luce, gas) o società finanziarie incaricano Hexa di recuperare crediti insoluti dai propri clienti. In questo caso Hexa non è proprietaria del credito ma agisce su mandato, e la lettera dovrebbe indicare chiaramente per quale azienda sta agendo (es.: “Hexa S.r.l. per conto di …”). Anche in questa ipotesi, il debitore ha il diritto di chiedere evidenza del debito e dell’incarico.

Hexa S.r.l. si presenta come operatore professionale e aderisce al Codice di Condotta di UNIREC – Forum Consumatori, un insieme di regole deontologiche per il recupero crediti . Ciò significa che, in teoria, deve seguire standard di correttezza e trasparenza nei contatti con i debitori (niente minacce, telefonate opprimenti o comunicazioni ingannevoli). Inoltre, la società mette a disposizione un canale per eventuali reclami (un’email dedicata ai reclami) . Tuttavia, come vedremo, è fondamentale conoscere i propri diritti per difendersi in concreto: l’adesione ai codici di condotta non esclude che possano verificarsi pratiche aggressive o errori, e in quei casi il debitore deve sapere come reagire (anche segnalando eventuali abusi alle autorità competenti, come l’AGCM per pratiche commerciali scorrette).

1.2 La cessione del credito: normativa e requisiti

Spesso i “debiti vecchi” per cui arriva un sollecito da società come Hexa derivano da cessioni di credito. È quindi importante capire cosa prevede la legge italiana in materia di cessione dei crediti e quali sono gli obblighi verso il debitore.

1.2.1 Norme del Codice Civile

La cessione del credito è disciplinata dagli articoli 1260 e seguenti del Codice Civile. In base a queste norme, il creditore originario (cedente) può trasferire a terzi (cessionario) il proprio credito, senza bisogno del consenso del debitore, salvo che il credito abbia carattere strettamente personale o la legge lo vieti. Tuttavia, l’art. 1264 c.c. stabilisce un punto cruciale: la cessione ha effetto nei confronti del debitore solo quando questi l’ha accettata oppure quando gli è stata notificata in forma idonea . Prima di tale notifica (o accettazione), se il debitore paga al creditore originario, il pagamento lo libera validamente dall’obbligazione.

In caso di pluralità di cessioni dello stesso credito, prevale quella notificata per prima al debitore (o conclusa con data certa anteriore) come previsto dal Codice Civile. Lo scopo della notifica è proprio quello di rendere opponibile al debitore il cambio di titolarità: se il debitore non viene informato, potrebbe pagare in buona fede al vecchio creditore e ciò lo libererebbe comunque dal debito.

Un tempo si riteneva che fosse necessaria una notifica formale (ad esempio tramite ufficiale giudiziario o raccomandata AR) perché la cessione producesse effetti verso il debitore. La Cassazione, però, con una recente ordinanza, ha chiarito che non serve un atto in forma solenne: basta qualsiasi comunicazione idonea a informare il debitore del trasferimento, purché contenga tutti gli elementi identificativi del credito ceduto . In particolare, l’ordinanza n. 25496 del 17 settembre 2025 ha stabilito che non occorre la notifica “in forma processuale”: è sufficiente, ad esempio, una lettera o comunicazione scritta inviata al debitore, purché siano indicati il nuovo creditore, il credito ceduto e gli estremi essenziali (importo, contratto originario, ecc.). La cessione si perfeziona infatti tra cedente e cessionario con il loro accordo, mentre la comunicazione al debitore serve ad evitare che questi paghi il cedente originario ignorando la cessione.

In sintesi: se Hexa S.r.l. acquista un credito da una banca, deve comunicare ufficialmente al debitore di aver preso il posto della banca. Se tale comunicazione manca o è troppo generica, il debitore potrebbe contestare la legittimazione di Hexa a riscuotere, eccependo che non vi è prova che il credito sia effettivamente passato a Hexa (si vedano i rimedi difensivi più avanti).

1.2.2 Cessioni in blocco ex art. 58 TUB

Le banche spesso cedono interi portafogli di crediti deteriorati in un colpo solo, tramite la procedura di cessione in blocco prevista dall’art. 58 del D.Lgs. 385/1993 (Testo Unico Bancario). Questa norma consente di trasferire a un’altra società (di solito una società veicolo o un intermediario finanziario) una massa di crediti senza dover notificare singolarmente ogni debitore: è sufficiente pubblicare un avviso di cessione in Gazzetta Ufficiale e informarne la Banca d’Italia. Con la pubblicazione in Gazzetta, la cessione in blocco diviene efficace verso tutti i debitori ceduti.

Tuttavia, la giurisprudenza della Cassazione ha più volte ribadito che la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale ha valore di pubblicità-notizia, ma non esonera il nuovo creditore dal provare il credito nel caso di contestazione. In altre parole: se il debitore contesta in giudizio l’inclusione del proprio credito nel blocco ceduto, il cessionario deve dimostrare che quel credito specifico faceva parte del portafoglio trasferito . La Cassazione (ordinanze nn. 34641/2025 e 601/2026) ha chiarito che l’avviso in G.U. per cessione ex art. 58 TUB ha funzione di pubblicità, ma non prova in automatico che il singolo credito del debitore fosse incluso . Occorrono documenti come il contratto di cessione o gli elenchi nominativi dei crediti ceduti, o un attestato con precise indicazioni (ad es. numero rapporto, categoria e importo) da cui si evinca senza incertezze che il credito di Tizio era compreso. In mancanza di ciò, il giudice non può presumere l’inclusione solo perché c’è stata la pubblicazione.

Questi principi sono cruciali perché molte società di recupero (inclusa Hexa, quando agisce come cessionaria o gestore di NPL) fondano le loro pretese proprio su cessioni in blocco. Se Hexa non è in grado di dimostrare, su richiesta, che il tuo credito era nel pacchetto ceduto, potrai eccepire il difetto di legittimazione attiva, cioè sostenere che Hexa non ha diritto di chiederti nulla perché non prova di essere davvero il tuo creditore. Si vedano a riguardo le strategie difensive al paragrafo 3.2.

1.3 Prescrizione dei debiti: termini, norme e giurisprudenza

La prescrizione è l’istituto giuridico per cui un diritto si estingue a causa del trascorrere del tempo senza che il titolare lo eserciti (art. 2934 c.c.). In materia di debiti finanziari e fiscali è fondamentale conoscere i termini di prescrizione applicabili, perché un gran numero di “debiti vecchi” è in realtà prescritto, e il debitore ha il diritto di rifiutare il pagamento eccependo la prescrizione. Di seguito distinguiamo i termini prescrizionali a seconda della tipologia di debito, indicando le norme di riferimento e le ultime interpretazioni giurisprudenziali:

Tipo di debitoNormaTermine di prescrizioneNote
Debiti civili (prestiti personali, mutui, carte di credito, finanziamenti)Art. 2946 c.c.10 anniTermine ordinario salvo casi di prescrizioni brevi specifiche. Ad es., un credito derivante da mutuo bancario si prescrive in 10 anni dal momento in cui la banca può esigerne il rimborso completo . Se però vi sono rate non pagate, vedi riga successiva.
Rate scadute, interessi, affitti (prestazioni periodiche)Art. 2948 n. 4 c.c.5 anniSi prescrivono in cinque anni gli interessi e tutto ciò che deve pagarsi periodicamente ad intervalli annuali o più brevi . Es: singole rate di finanziamento o canoni mensili scaduti seguono la prescrizione breve quinquennale, ciascuna in autonomia, distinta dal capitale .
Debiti fiscali verso lo Stato (es. imposte erariali: IRPEF, IVA, bollo)Art. 19 D.Lgs. 472/1997;<br>Cass. ord. 24900/202510 anni per imposte<br>5 anni per sanzioni/interessiLa Cassazione ha confermato che i tributi erariali (imposte) si prescrivono in dieci anni, mentre le sanzioni amministrative e gli interessi si prescrivono in cinque anni se la definitività non deriva da sentenza passata in giudicato . In pratica, una cartella per IRPEF va in prescrizione decorsi 10 anni dalla notifica se nel frattempo l’Agenzia delle Entrate-Riscossione (AER) non ha compiuto atti interruttivi validi; le sanzioni collegate, non confermate da un giudice, si prescrivono in 5 anni.
Tributi locali, contributi previdenziali, multe (es. IMU, TARI, contributi INPS, sanzioni CdS)Art. 2948 c.c.;<br>Giurisprudenza costante5 anniLa prescrizione quinquennale si applica generalmente a entrate locali (tributi comunali/provinciali) e a contributi pensionistici obbligatori, nonché alle multe stradali. Ad es., una cartella per multe stradali va eccepita come prescritta dopo 5 anni dall’ultimo atto noto.
Bollo autoArt. 5, c.51, D.L. 953/1982 (conv. L. 53/1983)3 anniCaso particolare: il bollo auto (tassa automobilistica) è soggetto a prescrizione breve triennale. Decorrono 3 anni dall’anno successivo a quello in cui andava pagato il bollo; decorso tale termine senza atti interruttivi, il bollo non è più dovuto.

Come visto, il termine ordinario di prescrizione è 10 anni (art. 2946 c.c.) : “salvi i casi in cui la legge dispone diversamente, i diritti si estinguono per prescrizione con il decorso di dieci anni” . Molti debiti bancari rientrano in questa regola generale. La prescrizione breve quinquennale (5 anni, art. 2948 c.c.) si applica invece a tutto ciò che ha scadenze periodiche entro l’anno, in particolare interessi e rate: la Cassazione ha chiarito che ogni rata di un finanziamento costituisce un’obbligazione autonoma con propria prescrizione quinquennale, indipendente dal debito residuo principale .

Per i debiti fiscali, come anticipato, la legge e la Cassazione distinguono tra imposte (10 anni) e sanzioni/interessi (5 anni) in assenza di titolo giudiziale. Ad esempio, la Cass. ord. 24900/2025 ha ribadito che un avviso di liquidazione per imposta di registro si prescrive in dieci anni, mentre le sanzioni collegate (non confermate da giudice) in cinque .

1.3.1 Interruzione della prescrizione

Conoscere i termini è essenziale, ma altrettanto importante è capire come si interrompe la prescrizione, perché un debito potenzialmente “vecchio” potrebbe non essere prescritto se nel frattempo il creditore ha compiuto atti interruttivi validi. L’art. 2943 c.c. elenca gli atti che interrompono la prescrizione, facendo ripartire il termine da zero:

  • Un atto giudiziale col quale il creditore esercita il diritto in via giudiziaria, come la notifica di un atto di citazione, di un ricorso o di un decreto ingiuntivo . Anche atti successivi nel processo, se notificati, mantengono interrotta la prescrizione.
  • Un atto di esecuzione forzata o precetto notificato al debitore. Ad esempio, la notifica di un atto di precetto (intimazione a pagare entro 10 giorni pena esecuzione) interrompe la prescrizione; lo stesso dicasi per un pignoramento.
  • Qualsiasi atto che valga a costituire in mora il debitore (art. 2943 ult. co. c.c.), ossia una comunicazione formale con cui il creditore richiede la prestazione dovuta in maniera chiara. Tipicamente, la lettera raccomandata di costituzione in mora (ai sensi dell’art. 1219 c.c.) interrompe la prescrizione dalla data in cui il debitore la riceve .

Attenzione: un semplice sollecito non notificato potrebbe non bastare. Se la lettera di Hexa non è inviata con mezzi che provano la data certa di ricezione (come una raccomandata AR o PEC), il creditore potrebbe avere difficoltà a dimostrare che la prescrizione è stata interrotta. La lettera deve contenere una intimazione chiara e una data certa per costituire il debitore in mora secondo l’art. 1219 c.c.. Un sollecito generico via posta ordinaria o telefono non è sufficiente a interrompere i termini.

Caso particolare è la “intimazione di pagamento” inviata dall’Agente della Riscossione (Agenzia Entrate – Riscossione) per i debiti fiscali: di recente, la Cassazione ha innovato la materia stabilendo che l’intimazione di pagamento ex art. 50 DPR 602/1973 interrompe definitivamente la prescrizione solo se il contribuente la impugna tempestivamente. In pratica, la mancata impugnazione di un’intimazione cristallizza il debito, precludendo per il futuro la possibilità di far valere la prescrizione maturata . Le Sezioni Unite della Cassazione (sent. 6436/2025) hanno sancito che se un contribuente riceve un’intimazione su cartelle esattoriali “vecchie” deve fare ricorso entro 60 giorni; altrimenti, anche se le cartelle erano prescritte, il debito rivive e non potrà più eccepire la prescrizione in seguito . Questo principio, ulteriormente confermato dalle ord. 28706/2025 e 35019/2025 , segna una svolta: l’intimazione non è più vista come un mero sollecito interno, ma come un atto impugnabile autonomamente. Ignorarla equivale ad accettare il debito, rendendo vano far valere in futuro l’estinzione per decorso del tempo.

Per i debiti civili (prestiti, finanziamenti privati) invece non esiste un atto analogo all’“intimazione” fiscale. Le società di recupero inviano solleciti per lo più a mezzo posta semplice o PEC. Tali solleciti, se non hanno i requisiti della costituzione in mora (forma scritta e prova di ricezione), non interrompono la prescrizione e non producono effetti giuridici sostanziali. Sarà solo con un eventuale decreto ingiuntivo o atto di precetto che i termini si interromperanno e scatterà l’onere per il debitore di opporsi entro termini stringenti (40 giorni per il decreto ingiuntivo, 20 giorni per un precetto) . Pertanto, un debito civile ormai prescritto resta prescritto finché il debitore non riconosca il debito o il creditore non notifichi un atto giudiziario valido; una semplice lettera di Hexa non notificata non lo fa rivivere. In ogni caso, come regola generale, è bene non restare passivi: se ritieni prescritta la pretesa, comunicalo per iscritto e con mezzi tracciabili, manifestando la volontà di opporsi a qualunque richiesta.

1.4 Onere di prova e legittimazione della società cessionaria

Quando una società come Hexa S.r.l. agisce per recuperare un credito ceduto, spetta a essa dimostrare di averne il diritto. Questo principio di carattere generale è stato più volte affermato dalla Cassazione: il cessionario che agisce in giudizio deve provare la propria legittimazione attiva, ovvero che il credito gli appartiene validamente. In pratica, se Hexa (o la società veicolo collegata) ti cita in giudizio o ti notifica un decreto ingiuntivo, dovrà dimostrare:

  • L’esistenza e validità del contratto originario da cui nasce il debito, e l’ammontare dovuto. Ad esempio, esibendo il contratto di finanziamento, gli estratti conto, il piano di ammortamento e il dettaglio degli interessi/moratorie. Questo per provare che il debito è reale e quantificato.
  • L’inclusione del tuo credito nella cessione: dovrà produrre il contratto di cessione (o estratti di esso) e, se la cessione è in blocco, elementi che colleghino precisamente il tuo rapporto a quelli ceduti (come un elenco con il tuo nominativo o codice contratto, o una certificazione di un notaio sulla riconducibilità del tuo credito al portafoglio ceduto) . La semplice pubblicazione in Gazzetta della notizia di cessione non basta, se tu contesti: la Cassazione lo ha definito solo indizio, non prova, se manca l’evidenza specifica .
  • L’opponibilità della cessione al debitore: ossia che ti è stata notificata o comunicata la cessione in maniera idonea, come richiesto dall’art. 1264 c.c. . Se non riesce a provarlo (ad esempio non esibisce la ricevuta di raccomandata della comunicazione di cessione, o la comunicazione è carente di dati), tu potresti aver pagato liberatoriamente al vecchio creditore. Su questo fronte, se tu non hai mai ricevuto alcuna comunicazione di cessione, è un punto a tuo favore da sfruttare in giudizio.

In assenza di tali prove, il giudice può rigettare la domanda di Hexa. Va ricordato infatti che nel processo civile vige il principio che chi vuol far valere un diritto in giudizio deve provarne i fatti costitutivi: per Hexa, ciò include provare di essere legittimata come titolare del credito. Il debitore convenuto può limitarsi a eccepire il difetto di legittimazione, e non è tenuto a provare nulla di impossibile (non può sapere se il credito era incluso o meno in un certo contratto fra terzi). Diverse ordinanze di Cassazione del 2025 (es. la n. 27915/2025) hanno ribadito che incombe al cessionario fornire documenti idonei a dimostrare la titolarità del credito ceduto, oltre la pubblicazione in G.U. . Pertanto, mai dare per scontato che “se mi scrivono avranno ragione loro”: chiedere documentazione e contestare eventuali lacune è un diritto basilare del debitore e spesso porta a esiti positivi (transazioni più favorevoli o addirittura cause vinte dal debitore per mancata prova del credito da parte del cessionario).

1.5 Effetti dell’intimazione di pagamento e dell’avviso di accertamento

Questa sezione riguarda principalmente i debiti fiscali o con enti pubblici, che però è utile affrontare perché molti lettori potrebbero avere, oltre a debiti con banche recuperati da Hexa, anche cartelle esattoriali. Inoltre, chiarisce la differenza tra atti “amministrativi” e semplici solleciti privati.

Le cartelle di pagamento emesse da Agenzia Entrate – Riscossione (AER, ex Equitalia) sono atti con cui si riscuotono coattivamente imposte, contributi o multe. Dopo la notifica di una cartella, se trascorre più di un anno senza pagamento né azioni esecutive, la legge (art. 50 DPR 602/1973) prevede che l’agente della riscossione debba notificare un’intimazione di pagamento prima di procedere con esecuzione forzata (pignoramenti, ipoteche, fermi amministrativi). L’intimazione è dunque un preavviso formale che sollecita il pagamento entro 5 giorni, trascorsi i quali l’agente potrà attivare il pignoramento.

Per molto tempo, l’orientamento dei giudici era che l’intimazione fosse un atto interno, non obbligatorio opporla: il contribuente poteva anche aspettare l’eventuale pignoramento e difendersi allora, eccependo la prescrizione delle cartelle. Ma come visto sopra (Cass. 6436/2025 e seguenti), oggi la situazione è cambiata: la Cassazione riconosce all’intimazione di pagamento valore di atto autonomamente impugnabile, con effetti sostanziali. In particolare:

  • Se il contribuente non impugna entro 60 giorni l’intimazione davanti alla Commissione Tributaria, perde per sempre la possibilità di far valere eventuali cause estintive del debito precedenti alla notifica dell’intimazione . Di fatto, l’inerzia equivale a un’accettazione del debito, consolidandolo definitivamente (cristallizzazione del debito).
  • L’intimazione, se non impugnata, “sanifica” eventuali vizi delle cartelle precedenti: ad esempio, se la cartella era prescritta o nulla e il contribuente non fa ricorso contro l’intimazione, non potrà più far valere quei vizi in sede di opposizione all’esecuzione (pignoramento) .
  • Al contrario, impugnando subito l’intimazione, il contribuente può far valere la prescrizione maturata o altre eccezioni (mancata notifica originaria della cartella, importi errati, ecc.).

Conclusione sul punto fiscale: se ricevi una intimazione di pagamento dall’AER per vecchie cartelle, agisci entro 60 giorni con ricorso, altrimenti il debito – anche se era prescritto – resterà dovuto.

Per i debiti privati, come anticipato, non esiste un atto equivalente all’intimazione di pagamento con simili effetti. Il sollecito inviato da Hexa S.r.l. non è un atto della Pubblica Amministrazione, ma una comunicazione tra privati. Non esiste un obbligo di legge di impugnarlo entro X giorni per non perdere diritti. Tuttavia, non significa che vada ignorato: come spiegheremo nella procedura operativa (Sezione 2), è opportuno reagire in maniera adeguata (ad es. inviando una diffida, chiedendo documenti, eccependo la prescrizione) per evitare che Hexa, non ricevendo risposta, passi al livello successivo (decreto ingiuntivo). In ogni caso, se Hexa dovesse ottenere un decreto ingiuntivo e notificarlo, scattano termini precisi per reagire: 40 giorni per fare opposizione in Tribunale dalla notifica del decreto ingiuntivo, altrimenti questo diventa definitivo (come fosse una sentenza) e consentirà pignoramenti . Analogamente, se ti notificano un atto di precetto (intimazione a pagare su un titolo esecutivo esistente), hai 20 giorni per fare opposizione all’esecuzione ex art. 615 c.p.c. .

Riassumendo: Hexa può inviarti solleciti stragiudiziali che di per sé non hanno valore legale cogente, ma se restano senza risposta può agire legalmente. Il debitore informato non aspetta passivamente di essere trascinato in giudizio: se ci sono motivi validi (prescrizione, vizi, ecc.), li fa valere prontamente.

1.6 Rottamazione-quater e Rottamazione-quinquies

Parliamo ora degli strumenti di definizione agevolata dei debiti fiscali varati di recente, perché rappresentano il contesto normativo in cui ci si muove nel 2026 per chiudere debiti con il Fisco. Spesso i debitori in difficoltà hanno sia debiti bancari (recuperati da società come Hexa) sia debiti con Agenzia Entrate-Riscossione; è utile dunque conoscere le opportunità di saldo agevolato offerte dalla legge.

  • Rottamazione-quater (2023): introdotta dalla Legge n. 197/2022 (Legge di Bilancio 2023), ha permesso di definire i carichi affidati ad Agenzia Riscossione dal 1º gennaio 2000 al 30 giugno 2022 pagando solo il capitale e un interesse ridotto del 2% annuo . In pratica si condonano integralmente sanzioni e interessi di mora. La rottamazione-quater prevedeva la possibilità di dilazionare il pagamento in 18 rate fino al 2027. Molti contribuenti hanno aderito nel 2023 sfruttando questa opportunità, riducendo notevolmente l’esposizione verso il Fisco.
  • Rottamazione-quinquies (2025-2026): visto il perdurare della crisi, la Legge n. 199/2025 (Legge di Bilancio 2026) ha introdotto una nuova definizione agevolata detta appunto rottamazione-quinquies . Essa amplia il periodo dei carichi definibili (includendo quelli affidati fino al 31 dicembre 2023) ma inasprisce leggermente le condizioni: il contribuente deve versare l’importo delle imposte originarie senza sanzioni né interessi . In sostanza, un altro condono di sanzioni e interessi. Le scadenze fissate: domanda di adesione entro il 30 aprile 2026; pagamento in unica soluzione entro 31 luglio 2026 oppure rateizzazione fino a 54 rate (4 anni e mezzo) con prima rata 31/7/2026 . Importante: la presentazione della domanda sospende le procedure esecutive in corso relative ai debiti rottamabili , e il perfezionamento della definizione avviene pagando tutte le rate. Se si decade (mancato pagamento di una rata), i pagamenti fatti vanno a coprire sanzioni e interessi condonati e l’agenzia può riprendere la riscossione come prima.

Questi strumenti rientrano nelle “definizioni agevolate” che lo Stato periodicamente offre. Non riguardano i debiti verso privati (banche, finanziarie) – per quelli la “rottamazione” consiste solo in accordi transattivi privati, di cui parleremo. Ma è utile tenere presente che se il lettore ha cartelle esattoriali, nel 2026 la rottamazione-quinquies è il principale strumento per chiuderle a saldo ridotto. Nell’ambito di un’assistenza legale completa, l’avvocato valuterà anche l’adesione a queste misure se compatibili con la situazione del debitore.

1.7 Legge 3/2012 e Codice della crisi d’impresa (sovraindebitamento)

La Legge 27 gennaio 2012 n. 3, nota come “legge salva-suicidi”, ha introdotto per la prima volta in Italia procedure concorsuali destinate ai soggetti non fallibili (privati, piccoli imprenditori, professionisti) in condizione di sovraindebitamento. Questa normativa – in vigore fino al 2022 e poi confluita nel nuovo Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza – consente al debitore civile di proporre ai creditori una sorta di piano di ristrutturazione dei debiti sotto il controllo del tribunale, ottenendo anche la cancellazione dei debiti (esdebitazione) residui a fine procedura.

Secondo la definizione normativa (artt. 6-7 L.3/2012), per sovraindebitamento si intende lo “squilibrio persistente tra le obbligazioni assunte e il patrimonio prontamente liquidabile per farvi fronte”, cioè quando una persona non riesce più a pagare i propri debiti con i mezzi ordinari . La platea include il consumatore sovraindebitato (ad esempio una famiglia oppressa da debiti di finanziarie, utenze, fisco), il piccolo imprenditore sotto soglia fallimento, il professionista, l’agricoltore, ecc. Per costoro la legge 3/2012 prevede tre strumenti: – Accordo di composizione dei debiti: una sorta di concordato tra debitore e creditori, in cui almeno il 60% dei crediti (in valore) accetta una proposta di pagamento parziale e/o dilazionato. Se omologato dal giudice, diventa vincolante anche per i dissenzienti. – Piano del consumatore: riservato al debitore persona fisica che ha contratto debiti “per scopi estranei all’attività imprenditoriale”. Non richiede il voto dei creditori: decide il giudice se il piano proposto è fattibile e il debitore meritevole (ovvero se l’eccesso di debiti non è dipeso da condotte fraudolente o gravemente imprudenti). Il piano può prevedere anche un pagamento parziale dei debiti chirografari (stralcio) in base alla capacità economica del debitore, e dura tipicamente alcuni anni. A fine piano, il debitore ottiene l’esdebitazione, cioè la cancellazione di eventuali debiti non pagati. – Liquidazione del patrimonio: il debitore mette a disposizione tutti i propri beni (eccetto quelli impignorabili per legge) per soddisfare parzialmente i creditori sotto la supervisione di un liquidatore nominato dal giudice. Dopo la liquidazione, il giudice può disporre l’esdebitazione dei debiti residui. È una procedura più drastica, spesso usata quando le altre due falliscono o non sono praticabili.

Nel 2022 è entrato in vigore il nuovo Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza (D.Lgs. 14/2019) che ha assorbito la legge 3/2012, ridenominando queste procedure ma mantenendone la sostanza. Ad esempio, ora si parla di Piano di ristrutturazione dei debiti del consumatore, Concordato minore e Liquidazione controllata, ma i meccanismi restano simili. L’Avv. Monardo, essendo Gestore della crisi e OCC, è qualificato per assistere i debitori in queste procedure.

Perché è rilevante in questo contesto? Perché se il debito richiesto da Hexa si inserisce in una situazione di sovraindebitamento più ampia, il debitore potrebbe valutare di accedere a queste procedure per risolvere tutti i debiti insieme in modo organico, invece di trattare solo con Hexa. Ad esempio, se hai molti debiti (Hexa, altre finanziarie, fisco, affitti arretrati) che superano la tua capacità di pagamento, un piano del consumatore potrebbe permetterti di pagare solo una parte di essi (magari liberandoti con una percentuale tipo 20-30%) e ottenere la cancellazione del resto, con l’omologazione di un giudice. In tal caso, Hexa come creditore chirografario rientrerebbe nel piano e sarebbe vincolata dalle condizioni approvate dal tribunale.

1.8 Composizione negoziata della crisi d’impresa (D.L. 118/2021)

Un’altra novità normativa recente, destinata però alle imprese in difficoltà, è la composizione negoziata della crisi introdotta dal D.L. 118/2021 (conv. in L. 147/2021). Si tratta di uno strumento stragiudiziale, attivo dal 15 novembre 2021, pensato per le imprese (società o ditte individuali sopra soglia) che affrontano una situazione di crisi o insolvenza reversibile. Tramite una piattaforma telematica presso le Camere di Commercio, l’imprenditore può richiedere la nomina di un Esperto indipendente (iscritto in apposito albo) che lo assiste nel condurre trattative con i creditori per trovare un accordo di ristrutturazione, evitando il fallimento.

Perché ne parliamo qui? Perché alcune piccole imprese o ditte individuali potrebbero ricevere da Hexa solleciti per debiti aziendali (ad es. scoperti di conto bancario, leasing non pagati, fornitori insoluti). Se l’imprenditore si trova in crisi generale di liquidità, la composizione negoziata offre un quadro in cui: – Si possono sospendere temporaneamente le azioni esecutive individuali dei creditori aderendo alla procedura (previa autorizzazione del tribunale) – ad esempio, Hexa potrebbe essere temporaneamente impedita di procedere a pignoramenti se l’impresa ha ottenuto misure protettive. – Con l’aiuto dell’esperto si cercano soluzioni come accordi stragiudiziali o piani di risanamento, oppure in mancanza si può accedere a procedure concorsuali semplificate (es. un concordato “semplificato” se le trattative falliscono). – L’esperto negoziatore è terzo e imparziale (non può essere l’avvocato stesso dell’imprenditore) , ma l’imprenditore può farsi assistere dal proprio legale durante la procedura.

In sintesi, per un imprenditore debitore l’esistenza di questo strumento significa che, invece di subire passivamente le pressioni del singolo creditore (come Hexa), può cercare una soluzione collettiva e coordinata ai suoi debiti aziendali, in un contesto protetto. Ovviamente occorre una “ragionevole prospettiva di risanamento” perché la procedura parta e abbia successo, e non tutte le trattative vanno a buon fine . Ma è un’opzione da conoscere e, se del caso, da valutare con consulenti specializzati.

Dopo questa panoramica normativa e giurisprudenziale, passiamo ora alla parte pratica: cosa fare, passo per passo, dopo aver ricevuto la lettera da Hexa, quali azioni intraprendere subito e come prepararsi alle eventuali mosse successive.

2. Procedura passo-passo dopo la notifica della lettera

Affrontare un sollecito di pagamento di Hexa S.r.l. richiede metodo e tempestività. Di seguito proponiamo una procedura in otto passaggi chiave, dal momento in cui si riceve la comunicazione. Questi step aiutano a non farsi trovare impreparati e a mettere in atto le tutele legali sin da subito. Anche se la lettera di Hexa non è un atto giudiziario, reagire in modo organizzato può fare la differenza tra risolvere il problema (magari con un saldo ridotto) e subire invece conseguenze peggiori più avanti.

2.1 Non ignorare la comunicazione

La prima regola d’oro: mai ignorare la lettera. Molti debitori, soprattutto se il debito è molto vecchio, tendono a accantonare il sollecito pensando che “tanto sarà prescritto” o sperando che il problema si risolva da sé. Questo è un errore comune e potenzialmente grave . Se arriva un atto giudiziario (come un decreto ingiuntivo o un precetto) i termini per reagire saranno molto brevi e una mancata opposizione in tempo utile potrebbe consolidare il debito. Dunque, anche se il sollecito di Hexa non è immediatamente vincolante, conviene prendere in mano la situazione subito.

Cosa significa in concreto “non ignorare”? Vuol dire: – Leggere con attenzione la comunicazione: capire chi è il creditore indicato, l’importo richiesto, l’origine del debito (dovrebbe essere menzionato, ad es. “finanziamento XYZ di Banca Tal dei Tali” o “utenza telefonica Fastweb” etc.), la data o periodo di riferimento. – Annotare la data di ricezione. Se la lettera è arrivata per raccomandata A/R o PEC, conserva la busta e segnati il giorno. Se è arrivata per posta ordinaria, considera la data approssimativa di arrivo. Questo potrà essere utile se sorgono questioni di prescrizione o se successivamente occorre dimostrare quando ne sei venuto a conoscenza. – Non dare riscontro telefonico immediato: spesso nella lettera c’è un numero di telefono da chiamare. È sconsigliabile telefonare di impulso senza prima aver valutato la posizione, perché al telefono potresti fare ammissioni improprie o ricevere pressioni a cui non sei preparato. Meglio riflettere e, se del caso, rispondere per iscritto più avanti.

Ignorare la lettera del tutto espone al rischio che Hexa decida di procedere con azioni legali (visto il silenzio del debitore). Al contrario, una risposta tempestiva e mirata da parte tua – ad esempio una lettera di contestazione ben scritta, magari da un avvocato – può scoraggiare o comunque rallentare la controparte, inducendola a trattare.

2.2 Verificare la prescrizione

Il passo successivo è valutare se il debito può essere prescritto. Occorre calcolare il tempo trascorso dall’ultima volta in cui il debito è stato “vivo”. In pratica: – Individua la data in cui è sorto il credito o l’ultima rata scaduta non pagata. Ad esempio, se si tratta di un prestito, qual è la data della prima rata non pagata? Se è una carta di credito, quando hai fatto l’ultimo movimento o pagamento? Se è una bolletta, a quando risale? – Verifica se nel frattempo hai ricevuto altri atti interruttivi: ad esempio, la banca ti aveva notificato un decreto ingiuntivo anni fa? Oppure hai ricevuto raccomandate di messa in mora da parte della banca o di altre società prima di Hexa? Qualsiasi atto ufficiale va considerato. Anche un tuo eventuale pagamento parziale o riconoscimento scritto del debito in passato avrebbe interrotto la prescrizione.

Con questi dati, confrontali con i termini di prescrizione spiegati nella sezione 1.3: – Per un finanziamento o prestito personale, se non c’è stato alcun atto dal creditore, la prescrizione è 10 anni dall’ultima rata non pagata o dalla scadenza del contratto (se risolto anticipatamente) . Ma attenzione: le singole rate scadute si prescrivono in 5 anni. Quindi, ad esempio, se hai smesso di pagare un prestito a gennaio 2016, le rate scadute da allora cadono in prescrizione man mano dopo 5 anni ciascuna, e dopo 10 anni l’intero prestito non potrà più essere reclamato. – Per un conto corrente scoperto (fido non rientrato): 10 anni dalla chiusura del conto o dalla richiesta di rientro. – Per una bolletta telefonica o di utenze: ad oggi la prescrizione per le bollette è stata ridotta a 2 anni (luce, gas, acqua, telefono, in base a varie leggi di bilancio 2018-2020). Dunque, se Hexa ti chiede nel 2026 pagamenti Telecom del 2019, molto probabilmente sono prescritti (2 anni dall’ultima bolletta non pagata, considerando le norme attuali). Attenzione però: se nel 2019 il termine vigente era 5 anni, bisogna valutare la disciplina transitoria. In ogni caso, per le utenze domestiche gli ultimi anni hanno visto prescrizioni brevi. – Per debiti bancari ceduti a Hexa: normalmente 10 anni, ma verifica eventuali decreti ingiuntivi emessi dalla banca. Se c’è un decreto ingiuntivo non opposto, quel decreto vale come sentenza e la prescrizione diventa di 10 anni dal passaggio in giudicato (art. 2953 c.c., c.d. actio iudicati). Quindi, se la banca aveva ottenuto un ingiuntivo nel 2018 e tu non hai fatto opposizione, la prescrizione riparte da quel momento per 10 anni, ossia fino al 2028 il credito è esigibile . In tal caso, la lettera di Hexa potrebbe essere solo un passo prima del pignoramento. – Per cartelle esattoriali eventualmente in mano a Hexa (non comune, di solito le cartelle le tratta AER, ma mettiamo pure che Hexa curi il recupero per qualche ente locale): termine 5 anni in genere, ma come visto se c’è stata intimazione e non opposta potrebbe essersi cristallizzato.

Una volta stimato il termine di prescrizione, chiediti: è decorso? Ad esempio, se l’ultima azione sul debito risale a più di 10 anni fa, ed Hexa compare solo ora, è probabile che tu possa eccepire la prescrizione. Anche se fosse 6-7 anni, e parliamo di un credito con prescrizione 5 anni (es. bollette), potrebbe essere prescritto. Attenzione: se ricevi la lettera e ritieni che manchi poco al compiersi del termine (esempio: mancano 2 mesi ai 10 anni), è possibile che la società stia tentando di interrompere la prescrizione con questo sollecito. Come spiegato, però, se la lettera non è notificata con certezza, potrebbe non avere effetto interruttivo.

In ogni caso, la verifica della prescrizione è cruciale. Se accerti che il debito è prescritto, sarà la tua difesa principale (vedi sezione 3.1 su come formalizzarla). Se invece mancano ancora anni, dovrai puntare su altre strategie (vizi di notifica, saldo e stralcio, ecc.), ma potrai sempre attendere eventuali sviluppi.

2.3 Richiedere la documentazione a Hexa

Prima di ammettere qualsiasi addebito o impegnarsi a pagare, il debitore ha diritto di vedere le carte. Un passo fondamentale è quindi richiedere copia della documentazione che provi e quantifichi il debito. Non è raro che i solleciti contengano importi generici o riferimenti sommari (ad es. “posizione n. XYZ: euro 5.000 per credito ceduto”). Tu hai diritto di sapere esattamente da cosa derivano quei €5.000.

Si consiglia di inviare una richiesta scritta (meglio se tramite raccomandata A/R o PEC) a Hexa, formulata in termini formali, tipo “istanza di accesso alla documentazione relativa al credito”. Nella lettera dovresti: – Contestare di non aver ricevuto adeguata documentazione e che, senza quella, non riconosci alcun debito. (Ciò per evitare qualunque implicito riconoscimento). – Chiedere copia del contratto originario (es. contratto di finanziamento o fornitura da cui il debito trae origine). – Chiedere l’estratto conto o prospetto di calcolo del debito (capitale residuo, interessi, spese) aggiornato. – Se la società afferma di essere cessionaria, chiedere copia dell’atto di cessione o quanto meno della comunicazione di cessione inviata a suo tempo. – Chiedere, se esiste, copia di eventuali decreti ingiuntivi o sentenze ottenute dal precedente creditore. – Diffidare la società dal compiere azioni esecutive fino a quando non avrà fornito riscontro alla richiesta documentale.

Questa richiesta ha diversi scopi: 1. Prendere tempo in modo legittimo – dimostri di non essere inerte, ma stai chiedendo chiarimenti. 2. Mettere Hexa di fronte all’onere della prova: se hanno tutto in regola, ti manderanno i documenti (contratto, estratti, etc.). Se non li hanno, magari perché il credito è vecchio e i documenti smarriti, partirai avvantaggiato. 3. Verificare eventuali vizi: ad es., dal contratto potrebbero emergere clausole usurarie o anatocistiche, dagli estratti magari spese non dovute, oppure potresti scoprire che l’importo include già interessi di mora esagerati. 4. Guadagnare tempo: se Hexa è seria, prima di procedere in giudizio aspetterà di rispondere (altrimenti si porrebbe in cattiva luce). Questo tempo puoi usarlo per organizzarti, consultare un legale, valutare un’offerta di saldo e stralcio.

Nel formulare la richiesta, mantieni un tono fermo ma civile. Evita frasi aggressive o minacciose. Basta far valere i tuoi diritti: “in mancanza della suddetta documentazione, qualunque pretesa è da ritenersi contestata e infondata, non avendo prova dell’esistenza né dell’entità del debito”.

Spedisci la richiesta di documenti il prima possibile, idealmente entro pochi giorni dalla ricezione del sollecito. Conserva ricevute di invio e di ricezione. Se hai un indirizzo PEC e Hexa ne ha uno (Hexa dovrebbe avere una PEC aziendale, essendo società iscritta al Registro Imprese), usa quello: è rapido e ha valore legale equivalente alla raccomandata.

Nota: Hexa, come molte società di recupero, spesso risponde per le rime a queste richieste inviando un estratto conto oppure proponendo direttamente un saldo e stralcio. In altri casi potrebbe ignorare la tua lettera: se non risponde entro un termine congruo (es. 30 giorni), l’inerzia rafforza la tua eventuale contestazione futura sulla mancanza di prova . In un eventuale giudizio potrai far presente di aver chiesto i documenti e di non averli ottenuti.

2.4 Analizzare l’eventuale decreto ingiuntivo

Questo passaggio si applica se scopri – magari dai documenti forniti da Hexa, o perché te lo menzionano nel sollecito – che prima della cessione la banca/creditore ha ottenuto un decreto ingiuntivo. Spesso le banche, prima di cedere i crediti a società come Hexa, ingiungono il debitore (magari quando il debito è ancora “giovane”) e poi cedono un credito che ha già un titolo esecutivo.

Cosa fare in tal caso: – Verifica se e quando ti è stato notificato quel decreto ingiuntivo. Se non ne hai memoria, chiedine copia (come da punto 2.3). Molte persone scoprono con sorpresa decreti di cui non sapevano nulla, a volte perché notificati a vecchi indirizzi o mai effettivamente ricevuti. Se così fosse, ci potrebbero essere vizi di notifica sfruttabili (vedi punto 2.5). – Se invece ricordi di averlo ricevuto ma magari non hai opposto, controlla la data: se il decreto ingiuntivo è passato in giudicato (40 giorni senza opposizione) è come una sentenza definitiva. La prescrizione da quel momento è di 10 anni (actio iudicati). Inoltre, quel decreto porta con sé spese legali e interessi legali dal giorno della notifica. Avere un decreto significa che Hexa può procedere subito al precetto e pignoramento, perché dispone già di un titolo esecutivo. – Se il decreto non è definitivo (ad esempio, l’hai opposto e la causa è pendente, oppure non sono trascorsi ancora 40 giorni dalla notifica), sei in una situazione particolare: potrebbe dover proseguire la causa con Hexa subentrata. Qui serve subito assistenza legale perché i termini processuali corrono.

In presenza di un decreto ingiuntivo definitivo: – È inutile eccepire la prescrizione antecedente alla data del decreto: l’emissione del decreto accerta il debito e interrompe la prescrizione, che riparte appunto come decennale (salvo casi di opposizione tardiva per vizi di notifica, ma è un ambito complesso). – Devi concentrare la tua strategia su altri aspetti: contestare eventualmente la legittimazione di Hexa (se non ha prove della cessione, come al punto 1.4) e soprattutto valutare un saldo e stralcio prima che parta il pignoramento. Perché se il decreto è definitivo e regolarmente notificato, le chance di annullarlo sono minime; però potresti negoziare un pagamento ridotto per evitare le esecuzioni (Hexa, avendolo comprato a poco, potrebbe accettare).

Se invece scopri che il decreto non ti fu notificato regolarmente (es.: notificato a un indirizzo sbagliato o in modo nullo), potresti avere l’opportunità di fare un’opposizione tardiva ex art. 650 c.p.c. qualora Hexa tenti di usarlo ora. In tal caso, dovrai impugnare la notifica come viziata (vedi prossimo punto).

2.5 Impugnare la notifica (se viziata)

Molti problemi nei vecchi debiti sorgono da notifiche errate o non comprovabili: il debitore magari non ha mai ricevuto formalmente l’atto di cessione o il decreto ingiuntivo. Questi vizi formali possono diventare un’arma a tuo favore, se ben utilizzati.

Esempi di vizi comuni: – La comunicazione di cessione del credito non ti è mai arrivata, oppure era priva degli elementi essenziali (non indicava il tuo specifico contratto, importo, etc.). Come visto, questo può rendere la cessione inefficace verso di te . – Un decreto ingiuntivo ottenuto dalla banca fu notificato ad un indirizzo errato (magari ti eri trasferito e la banca ha usato un indirizzo vecchio senza cercarti altrove) o con modalità non valide. In tal caso, il decreto potrebbe non essere mai divenuto definitivo: l’opposizione potrebbe essere ancora proponibile al momento in cui ne vieni a conoscenza reale. – Altri atti (es. precetti, pignoramenti) mai notificati regolarmente e poi comparsi in atti pubblici.

Cosa fare se ritieni vi siano vizi di notifica: – Raccogli le prove: se Hexa ti fornisce copie di relazioni di notifica, esamina bene i dettagli (indirizzo, persone che hanno ricevuto l’atto, eventuali depositi in comune, ecc.). Se noti discrepanze (indirizzo diverso dal tuo all’epoca, nominativi sconosciuti come riceventi), annotale. – Prepara (meglio con un avvocato) un’opposizione in sede giudiziale quando opportuno. Ad esempio, se Hexa tenta di procedere con un pignoramento basato su un decreto mal notificato, potrai fare opposizione al pignoramento ex art. 615 c.p.c. sostenendo che il titolo non è definitivo per vizio di notifica e chiedendo la sospensione. – In sede stragiudiziale, potresti anticipare la questione nella tua risposta, diffidando la controparte: “si evidenzia che l’eventuale decreto ingiuntivo n… risulta notificato in modo inesistente/irrituale e pertanto non opponibile al sottoscritto…”. Questo segnala a Hexa che non sarà una passeggiata ottenere esecuzione.

Da sottolineare: non tutti i vizi di notifica aiutano ad annullare il debito. Spesso portano “solo” a una nuova notifica regolare, facendo guadagnare tempo. Ad esempio, se un decreto del 2018 fu notificato male e tu lo fai valere, il giudice può dichiarare che il termine per opposizione non è mai decorso e ridartelo in mano ora: a quel punto dovrai difenderti nel merito (prescrizione, ecc.). Però, in tal frangente, potresti eccepire anche la prescrizione se nel frattempo sono passati più di 10 anni dal credito originario senza atti interruttivi validi nei tuoi confronti.

Riassumendo: scrutina ogni atto che emerge dalla vicenda alla ricerca di errori formali. Questi errori possono essere complessi da valutare, quindi spesso è opportuno l’intervento di un legale esperto in procedure (ad esempio l’Avv. Monardo e il suo team hanno esperienza nel scovare vizi di notifica nelle cartelle e negli atti di banche). Un vizio ben sfruttato può portare all’annullamento di un’intera esecuzione o alla necessità per il creditore di ricominciare da capo.

2.6 Valutare il ricorso al giudice o ad organismi alternativi

Una volta raccolte tutte le informazioni (prescrizione, documenti, eventuali vizi), devi decidere come procedere. Ci sono due strade generali: – La via giudiziale: prepararsi ad opporsi in tribunale se Hexa intraprende azioni legali (decreto ingiuntivo, citazione ordinaria, pignoramento). – La via stragiudiziale/alternativa: tentare di risolvere senza arrivare in giudizio, attraverso trattative (saldo e stralcio, piani di rientro) oppure, se idoneo, attraverso le procedure di cui alla legge 3/2012 (OCC) come piano del consumatore o accordo.

Quando optare per la causa? Se la documentazione evidenzia chiaramente dei difetti sostanziali nella pretesa di Hexa, potresti voler passare al contrattacco. Ad esempio: – Il debito è prescritto e Hexa insiste comunque. – Hexa non prova di essere titolare del credito (manca notifica cessione, nessun documento dell’elenco cessione): qui potresti attendere che facciano loro causa e giocarti la difesa, oppure addirittura agire tu per far dichiarare l’inesistenza del debito (azione di accertamento negativo). – Ci sono addebitati interessi o spese illegittime (usura? commissioni non dovute?). – Il contratto originario era nullo per qualche motivo (clausole vessatorie mai approvate, ecc.). – Oppure semplicemente ritieni di aver già pagato in passato (magari con assicurazioni, garanzie escusse, ecc., succede ad es. con debiti da sinistri).

In questi casi, rivolgiti a un avvocato e prepara una strategia giudiziale. Potrebbe significare: – Attendere un eventuale atto di Hexa (decreto ingiuntivo) e fare opposizione entro i termini, chiedendo anche la sospensione se necessario. – O, in certi casi, anticipare tu con un’azione legale (meno comune: ad es. causa contro Hexa per far dichiarare la prescrizione e inibire la riscossione).

Quando scegliere vie alternative? Se il debito è dovuto ma non puoi pagarlo interamente, o se è uno dei tanti debiti che hai, potresti optare per: – Saldo e stralcio (vedi punto 2.7) come soluzione stragiudiziale individuale con Hexa. – Procedura di sovraindebitamento (OCC) se hai vari debiti e vuoi inglobare anche quello di Hexa in un piano più ampio (vedi sezione 3.6 e 4.4). – Rottamazione/Rateizzazione se il debito rientra tra quelli fiscali definibili (non riguarda Hexa direttamente, ma se stai considerando le tue finanze globali devi includere anche i debiti con Stato, come spiegato in 1.6). – Composizione negoziata se sei un imprenditore con crisi aziendale (vedi 3.7 e 4.5).

La scelta dipende dalla valutazione complessiva: entità del debito, presenza di altri creditori, patrimonio personale, costi di una causa vs benefici, e anche dal comportamento di Hexa (alcune società sono più pronte a transare, altre spingono in giudizio).

In generale, il consiglio pratico è: fai analizzare da un esperto la situazione. L’Avv. Monardo, ad esempio, offre una prima valutazione che include l’esame dei documenti e l’indicazione delle opzioni (ricorso, saldo e stralcio, OCC, etc.). Spesso, solo dopo questo esame si ha chiaro qual è la strada con più probabilità di successo e più conveniente economicamente.

2.7 Trattare un saldo e stralcio

La trattativa di saldo e stralcio è spesso la via più rapida e concreta per chiudere la vicenda, specialmente se: – Riconosci che il debito è dovuto (magari non è prescritto e i documenti ci sono). – Non hai basi solidissime per una causa o vuoi evitare le incertezze del tribunale. – Vuoi liberarti del pensiero e risultare “pulito” magari per ottenere nuovi finanziamenti in futuro (chiudendo il debito, vieni anche cancellato dalle banche dati dei cattivi pagatori dopo un certo periodo).

Cosa significa saldo e stralcio? Significa proporre a Hexa di pagare una somma inferiore a quella dovuta, in unica soluzione (o a volte poche rate ravvicinate) in cambio della cancellazione completa del debito (stralcio della parte residua). In pratica, “saldo” di quanto concordato e “stralcio” del resto.

Come si svolge la trattativa: 1. Proposta scritta: generalmente conviene formulare una proposta formale scritta a Hexa, preferibilmente tramite PEC o raccomandata. Nella proposta si indica la somma che si offre e le motivazioni. Le motivazioni possono includere: situazione economica precaria, eventuali contestazioni legali, volontà di chiudere bonariamente evitando lungaggini. Includere documentazione reddituale (ISEE, buste paga) può dare credibilità se stai offrendo poco e vuoi dimostrare che più di così non potresti pagare . 2. Importo dell’offerta: qui sta l’arte della negoziazione. Quanto offrire? Dipende da quanto “forte” è la tua posizione. Se il debito è chiaramente prescritto o poco provato, potresti offrire una cifra simbolica (10-20%). Se sanno di avere un decreto ingiuntivo valido, forse accetteranno non meno del 50-60%. In generale, per NPL comprati a basso costo, le società di recupero spesso chiudono con percentuali intorno al 30% del dovuto originario (ma è variabile). Inizia magari basso (es. 20-30%) sapendo che lascerai margine per salire in caso di controproposta. 3. Condizioni: la tua proposta deve prevedere che, se paghi quell’importo, il debito si intende definitivamente estinto e null’altro potrà esserti chiesto in futuro (clausola di “saldo a stralcio tombale”). Inoltre, chiedi che sia rilasciata una lettera di liberatoria a pagamento avvenuto, attestante la chiusura completa della posizione. 4. Attendere risposta: Hexa normalmente risponde entro qualche settimana o mese. Potrebbe accettare subito, oppure farti una controproposta (es. chiedono il 50% invece del 30%). Oppure in alcuni casi rifiutano se credono di poter recuperare di più legalmente. Sta a te valutare se accettare eventuali controproposte. 5. Formalizzare l’accordo: se si giunge a un’intesa verbale, fatti mandare tutto per iscritto. L’accordo di saldo e stralcio deve essere sottoscritto da un responsabile di Hexa (o chi per essa). Verifica che sia ben specificato l’importo concordato, la data entro cui pagare, e la clausola che quel pagamento chiude ogni obbligo. Idealmente, che contestualmente rinunciano a eventuali cause in corso (se ce ne sono). 6. Pagamento: effettua il pagamento nei termini previsti e con mezzi tracciabili (bonifico, bollettino, assegno circolare) come indicato nell’accordo. Conserva la prova (ricevuta). 7. Liberatoria: pretendi, dopo il pagamento, una lettera ufficiale su carta intestata di Hexa in cui confermano che “a seguito del pagamento X, nulla più è dovuto” e, se applicabile, che provvederanno a far revocare eventuali pignoramenti/ipoteche e aggiornare le centrali rischi.

È importante condurre la trattativa con cautela: – Non versare acconti senza prima avere un accordo scritto. Pagare qualcosa senza accordo definitivo può solo peggiorare la tua posizione (è un riconoscimento del debito e se poi l’accordo salta, hai rimesso soldi e rimanenza intera ancora dovuta). – Attento alle telefonate: i recuperatori potrebbero chiamarti proponendo “sconti” verbali purché tu effettui subito un pagamento. Non cedere senza avere conferma scritta. Gli accordi verbali non sono facili da dimostrare e potresti trovarti ad aver pagato, ma senza liberatoria ufficiale. – Fatti assistere se necessario: un avvocato può negoziare per te condizioni migliori, specialmente se ci sono basi legali (ad esempio: “Accettiamo 30% perché sappiamo che in giudizio potremmo perdere per prescrizione”). Inoltre, l’avvocato curerà la redazione dell’accordo per tutelarti.

2.8 Alternative al saldo e stralcio

Il saldo e stralcio richiede in genere di disporre di una somma immediata (o in poche rate ravvicinate). Se l’importo è elevato o se le tue risorse sono limitate, questa strada potrebbe non essere praticabile. In tal caso, ci sono altre opzioni da considerare:

  • Piano di rientro rateizzato: Puoi provare a negoziare con Hexa un pagamento dilazionato del debito, magari senza rinunciare a un piccolo stralcio. Ad esempio: non riesci a dare 10.000€ subito, ma potresti pagare 12.000€ in 24 rate mensili da 500€. Alcune società accettano piani di rientro, magari richiedendo un piccolo acconto immediato e poi rate mensili con addebito SEPA. Attenzione: finché paghi regolarmente, solitamente sospendono le azioni legali, ma se salti una rata l’accordo salta e potresti perdere quanto versato e sottoporti a esecuzione per l’intero. Quindi negozia rate sostenibili. Chiedi sempre un accordo scritto che preveda, se possibile, la rinuncia agli interessi futuri (o un tasso fisso agevolato).
  • Interventi di garanzia o consolidamento: a volte un familiare può aiutare pagando il saldo e stralcio; oppure potresti rifinanziare altrove (difficile se sei segnalato cattivo pagatore, ma se hai un immobile potresti valutare un’ipoteca volontaria per ottenere liquidità con cui chiudere il debito).
  • Definizioni agevolate pubbliche: se tra i tuoi debiti ci sono anche cartelle esattoriali, sfrutta la rottamazione-quinquies per quelle (come spiegato in 1.6). Meno debiti rimangono, più risorse puoi destinare a chiudere i debiti con Hexa.
  • Procedura da sovraindebitamento: se la tua condizione è di insolvenza conclamata su più fronti, la soluzione migliore può essere la procedura L.3/2012 (ora Codice crisi) come il piano del consumatore o l’accordo (vedi sezione 4.4). In quel contesto, il debito verso Hexa verrà affrontato insieme agli altri, e potresti prevedere di pagarne solo una frazione in più anni. Il vantaggio è che, con l’omologazione, ottieni la liberazione legale dai debiti (compreso quello verso Hexa) pagando solo ciò che il piano stabilisce.
  • Nullatenenza e attesa di prescrizione: se proprio non hai nulla da perdere (né beni, né redditi aggredibili) e il debito non è enorme, una “strategia” – non la più ortodossa, ma a volte considerata – è quella di non pagare e attendere. In pratica, se sei nullatenente, anche se Hexa ti fa causa e ottiene un titolo, potresti non subire alcun pignoramento per mancanza di beni. Dopo 10 anni, il titolo si prescrive (a meno che lo rinnovino) e il debito muore definitivamente. È però un rischio: primo, perché se ti capita in futuro di acquisire beni o un lavoro regolare, il creditore potrebbe colpire allora; secondo, vivere con una spada di Damocle non è piacevole né ti consente di ripartire (resti segnalato cattivo pagatore finché non sistemi).
  • Fallimento o liquidazione: se sei imprenditore, potresti considerare procedure concorsuali formali (concordato preventivo, liquidazione giudiziale ex fallimento) dove il debito di Hexa rientrerà tra quelli falcidiati. Questa però è estrema ratio per aziende in grave crisi e trascina con sé tutte le conseguenze (cessione attività, etc.).

Ogni alternativa ha pro e contro. Il piano di rientro ti evita il maxi esborso iniziale ma ti vincola a lungo; la procedura concorsuale ti dà un taglio ai debiti ma richiede tempi, costi e magari la liquidazione di beni; l’attesa è percorribile solo se non hai nulla da temere (e confidando che il creditore non riesca a prendere niente nel frattempo).

L’importante è valutare realisticamente la tua condizione: ad esempio, se hai un lavoro fisso statale, è difficile sfuggire a un pignoramento del quinto in caso di titolo esecutivo; quindi meglio negoziare prima. Se invece sei disoccupato e senza proprietà, potresti tentare di strappare un saldo e stralcio al ribasso con la leva che altrimenti non otterranno nulla.

In conclusione di questa fase procedurale, hai visto che dalla ricezione del sollecito in poi ci sono molte mosse che il debitore accorto può compiere. Nei capitoli successivi approfondiremo le strategie legali di difesa vere e proprie (prescrizione, contestazione del credito, opposizioni) e dettaglieremo gli strumenti alternativi citati, con focus sui vantaggi e requisiti di ciascuno.

3. Difese e strategie legali del debitore

In questa sezione analizziamo specificamente le strategie difensive che un debitore può adottare per contrastare o gestire la pretesa di Hexa S.r.l. Tali strategie vanno dall’eccepire la prescrizione (quando applicabile) al contestare la legittimazione del creditore, fino all’opposizione formale di atti giudiziari come decreti ingiuntivi o pignoramenti. Illustreremo anche come sospendere misure cautelari, concludere in sicurezza un saldo e stralcio, e sfruttare le procedure di sovraindebitamento o negoziazione assistita per mettere al riparo il proprio patrimonio.

È fondamentale selezionare le difese pertinenti alla tua situazione: non tutte saranno applicabili contemporaneamente, ma conoscere il ventaglio completo ti permette di scegliere (magari con il consiglio del tuo legale) la combinazione più efficace.

3.1 Eccepire la prescrizione e l’inesigibilità del debito

La prima difesa da valutare, se ne ricorrono le condizioni, è l’eccezione di prescrizione. Come ampiamente spiegato (par. 1.3), se il credito è decorso oltre il termine previsto senza atti interruttivi validi, il debitore ha il diritto di rifiutare il pagamento per intervenuta prescrizione.

Come eccepire la prescrizione? In fase stragiudiziale, conviene farlo per iscritto subito nella prima risposta formale a Hexa . Ad esempio, in una lettera raccomandata/PEC si può scrivere: “Si eccepisce che il credito vantato è estinto per intervenuta prescrizione ai sensi degli artt. 2934 e segg. c.c., essendo trascorsi oltre X anni dall’ultimo atto interruttivo conosciuto. Pertanto nessuna somma è dovuta e ogni ulteriore richiesta verrà considerata illegittima”. È importante usare la parola “eccepire” o comunque dichiarare esplicitamente che si considera il debito prescritto. Questo mette nero su bianco la tua posizione.

In ambito giudiziale, la prescrizione va eccepita nel primo atto difensivo utile, ad esempio nel ricorso in opposizione a decreto ingiuntivo o nel giudizio ordinario. Se ti dimentichi di sollevarla, il giudice non può rilevarla d’ufficio (nel diritto civile italiano la prescrizione è un’eccezione in senso stretto, lasciata alla parte) .

Se il debito è chiaramente prescritto, l’eccezione di prescrizione può risolvere la vicenda in tuo favore. Attenzione: il creditore potrebbe replicare che c’è stato un atto interruttivo (ad esempio, una raccomandata inviata – magari che tu non ricordi). A quel punto spetta a lui provare l’effettiva interruzione (esibendo ricevute di ritorno, etc.). Se non ci riesce, la tua eccezione vincerà.

Oltre alla prescrizione, un concetto correlato è l’inesigibilità o decadenza. Ci sono casi in cui un credito, pur non prescritto, non è comunque esigibile perché il creditore ha perso il diritto di farlo valere per altre ragioni (decadenze amministrative, mancata tempestiva escussione di garanzie, etc.). Un esempio è la decadenza dal beneficio del termine: se la banca non comunica formalmente la risoluzione del contratto di finanziamento, potrebbe non poter chiedere tutte le rate residue in un colpo solo. Oppure, in ambito di cartelle, la decadenza per mancata notifica entro certi termini (ma sono tecnicismi).

In ogni caso, la prescrizione rimane la regina delle eccezioni: se applicabile, risolve completamente l’obbligo. Quindi, se ne hai facoltà, insisti su di essa in ogni sede. Spesso la semplice comunicazione al recupero crediti “il debito è prescritto e non intendo pagare” li porta ad archiviare la posizione e rivolgere altrove le proprie attenzioni, consapevoli che intraprendere un giudizio sarebbe inutile.

Un’ultima avvertenza: non fare nulla che possa interrompere tu stesso la prescrizione! Evita frasi come “riconosco di dover pagare ma…”, evitare di firmare piani di rientro, non effettuare pagamenti parziali “a buona fede”. Qualsiasi ammissione o pagamento anche minimo può costituire riconoscimento del debito ex art. 2944 c.c. e far ripartire da zero il termine decennale . Mantieni quindi sempre un atteggiamento di contestazione formale se vuoi giocare la carta prescrizione.

3.2 Contestare la legittimazione attiva del cessionario

Come visto, uno dei punti deboli tipici delle società di recupero subentrate è la necessità di provare la propria legittimazione, ossia di essere effettivamente i nuovi creditori. Contestare la legittimazione attiva significa sostenere: “Hexa S.r.l. non ha dimostrato di aver validamente acquisito il credito e pertanto non è legittimata a pretenderne il pagamento”. Questa eccezione può mandare a monte le pretese di Hexa se effettivamente mancano le prove documentali.

Quando e come sollevarla: – Stragiudizialmente, nella tua risposta iniziale potresti scrivere: “Si contesta la legittimazione di codesta società a esigere il credito, non risultando notificata al sottoscritto alcuna cessione valida ai sensi dell’art. 1264 c.c. né essendo stata fornita prova dell’inclusione del credito in eventuali operazioni di cessione in blocco ex art. 58 TUB”. In pratica, metti le mani avanti e chiedi conto di tale legittimazione. Questo spesso induce la società a inviarti i documenti (se li ha) o a temporeggiare. – Giudizialmente, lo farai nelle tue difese: ad esempio, in un atto di opposizione preciserai che “l’onere della prova in ordine alla titolarità del credito incombe su parte opposta, la quale non ha prodotto documentazione idonea a comprovare la valida cessione… pertanto il ricorso monitorio è da rigettarsi per difetto di legittimazione attiva”.

Su cosa basare la contestazione: – Mancata o irregolare notifica di cessione: se non hai ricevuto comunicazioni, come già detto, l’art. 1264 c.c. gioca a tuo favore . Anche una comunicazione troppo generica (“abbiamo acquisito un portafoglio di crediti, il tuo debito ne fa parte” senza dettagli) potrebbe essere ritenuta insufficiente. – Mancata prova dell’inclusione del credito ceduto: la Cassazione (ord. 27915/2025, 601/2026 cit.) impone la prova specifica . Se Hexa produce solo un estratto conto fatto da loro o la Gazzetta Ufficiale con l’elenco di milioni di euro di crediti ceduti senza indicare i nominativi, tu eccepisci che non c’è certezza che il tuo fosse incluso. – Dubbi sull’efficacia della cessione: talvolta emergono situazioni peculiari, es. la banca cedente ha commesso errori (crediti prescritti ceduti lo stesso, crediti oggetto di cause pendenti che non potevano cedere liberamente, etc.). Oppure casi di più cessioni sovrapposte e conflitti di titolarità. – Controlla anche la cronologia: se il contratto originario prevedeva una clausola di incedibilità e non risulta autorizzata (raro, perché di solito i contratti bancari prevedono la cedibilità), potresti contestare la cessione nulla (art. 1260 c.c. prevede che se il credito è dichiarato inesigibile, la cessione potrebbe essere inefficace).

Spesso contestare la legittimazione porta la controparte a doversi scoprire: se hanno tutto in regola, lo tireranno fuori; se non ce l’hanno, cercheranno piuttosto un accordo.

Esempio concreto: poniamo che Hexa stia agendo per un credito ex Finanziaria Alfa. Tu eccepisci la legittimazione. Se Hexa non riesce a procurarsi dal cedente i documenti, magari preferirà chiudere a saldo ridotto che andare in causa a mani vuote. Viceversa, se spunta fuori un contratto di cessione nominativo con la tua posizione, allora su quel fronte sei coperto e dovrai puntare su altre difese (prescrizione, ecc.).

Da ricordare: questa contestazione non è “offensiva” ma “difensiva”. Non porta automaticamente benefici pecuniari, ma se vince evita che tu debba pagare un soggetto non legittimato, costringendolo a farsi avanti il vero titolare (che potrebbe essere ancora la banca, anche se per assurdo se Hexa non prova la cessione, tu saresti ancora formalmente debitore della banca; e se la banca non ti chiede nulla entro 10 anni… prescrizione). Insomma, è un bastone tra le ruote importante da mettere.

3.3 Opporsi al decreto ingiuntivo e al pignoramento

Se Hexa S.r.l. passa dalle lettere ai fatti legali, potresti trovarti di fronte a un decreto ingiuntivo notificato a tuo nome. Oppure, in caso di titolo esistente (es. decreto della banca), direttamente un atto di precetto o un pignoramento (conto corrente bloccato, notifica di atto di pignoramento presso terzi, ecc.). In queste situazioni devi attivarti immediatamente con opposizioni giudiziarie, pena perdere la possibilità di difesa.

Opposizione a decreto ingiuntivo: quando ti viene notificato un decreto ingiuntivo, hai 40 giorni di tempo (salvo termini ridotti in casi eccezionali) per depositare in tribunale un atto di opposizione . L’atto va redatto da un avvocato e introdurrà un giudizio a cognizione piena dove tu diventerai “attore in opposizione” e Hexa la parte opposta. Nell’opposizione dovrai articolare tutte le tue difese di merito e di rito: ad esempio prescrizione, carenza di legittimazione, importi contestati, nullità contrattuali, ecc. Tutto ciò che hai raccolto nei punti precedenti andrà messo in gioco. Puoi anche chiedere la sospensione provvisoria dell’esecutività del decreto, se hai fondati motivi e rischio di danno (es: “sospendere perché sto per subire pignoramento stipendio e il credito è palesemente prescritto”). La sospensione viene valutata dal giudice in tempi brevi di solito. Se viene concessa, blocca le esecuzioni finché la causa di opposizione non decide.

Nota: se il decreto ingiuntivo è provvisoriamente esecutivo (alcuni lo sono da subito, per legge o per provvedimento del giudice), l’opposizione non sospende nulla di per sé. Devi proprio chiedere la sospensione e convincere il giudice che c’è fumus di difesa valida.

Opposizione a precetto o pignoramento: se, ad esempio, Hexa ti notifica un atto di precetto (ti intima di pagare entro 10 giorni perché ha un titolo, altrimenti avvierà pignoramento), puoi proporre opposizione all’esecuzione ex art. 615 c.p.c. entro 20 giorni se vuoi bloccare l’esecuzione . Nell’opposizione all’esecuzione puoi far valere: – Che non esiste valido titolo (es: contesti il decreto che è alla base, magari perché notificato male o perché già decaduto, etc.). – Che il titolo non è efficace (prescritto, non più valido per qualche ragione). – Oppure fatti estintivi sopravvenuti (pagamenti già avvenuti, transazioni etc.).

Se invece il pignoramento è già iniziato (ti arriva un atto di pignoramento del conto o stipendio), l’opposizione all’esecuzione va fatta tempestivamente e comunque entro i termini di comparizione dell’udienza di assegnazione se pignoramento presso terzi, o entro 20 giorni se pignoramento immobiliare. È complesso, dunque è preferibile muoversi prima al precetto.

In parallelo, potresti anche fare un’opposizione agli atti esecutivi ex art. 617 c.p.c. se il vizio che lamenti è formale (tipo: il precetto è nullo perché privo di indicazioni, o il pignoramento è viziato). Questo ha termini brevissimi (5 giorni).

Chiaramente, opporre efficacemente atti esecutivi richiede assistenza legale. Non è fattibile da soli. Ma qui stiamo delineando cosa si può fare: l’importante è non subire passivamente oltre i termini.

Riassumendo: – Se notificano un decreto ingiuntivo: prendi subito contatto con un legale e predisponi l’opposizione entro 40 giorni. Non aspettare l’ultimo giorno. – Se notificano un precetto: hai 10 giorni prima che possano pignorare; entro 20 giorni depositi l’opposizione, ma per ottenere una sospensione dell’esecuzione spesso bisogna agire in fretta e chiedere al giudice in via d’urgenza. – Se notificano un pignoramento: corri dall’avvocato perché i tempi sono strettissimi (possono assegnare somme in poche settimane).

Le difese di merito all’interno di queste opposizioni saranno quelle già illustrate (prescrizione, difetto legittimazione, ecc.). Aggiungiamo che in opposizione a esecuzione si può pure chiedere la conversione del pignoramento (se ad esempio ti hanno pignorato casa, puoi chiedere al giudice di sostituire il bene con una somma dilazionata, se hai risorse).

3.4 Sospendere le misure cautelari (fermo amministrativo, ipoteca)

Le misure cautelari tipiche in materia di debiti sono: – Il fermo amministrativo di beni mobili registrati (es. fermo auto). – L’ipoteca su beni immobili.

Va premesso che il fermo amministrativo di regola è uno strumento utilizzato da Agenzia Entrate-Riscossione per i crediti pubblici (multe, tasse), non dai privati. Un creditore privato per vincolare un’auto dovrebbe notificare un pignoramento mobiliare e poi chiedere al PRA di trascrivere il pignoramento, procedura più complessa. Quindi, se parliamo di Hexa, difficilmente potrà iscriverti un fermo sull’auto in autonomia, mentre è comune che AER lo faccia per cartelle.

L’ipoteca giudiziale invece può essere iscritta da un creditore privato se ha un titolo esecutivo (es: ottiene il decreto ingiuntivo, può iscrivere ipoteca sul tuo immobile come misura cautelare). Anche AER può iscrivere ipoteca esattoriale per ruoli sopra certe soglie.

Come difendersi: – Contro il fermo amministrativo: se ricevi un preavviso di fermo dall’AER, puoi presentare istanza di sospensione pagando/iniziando una rateizzazione oppure impugnare il fermo se il debito è contestabile. Ma riferito a Hexa, poco attinente: se Hexa ti minacciasse “ti blocchiamo l’auto”, sappi che da privati non possono farlo senza passare per un tribunale. – Contro l’ipoteca giudiziale: se scopri che Hexa ha iscritto ipoteca (ad esempio, hanno un decreto e lo trascrivono su un tuo immobile), hai la via giudiziale: chiedere la cancellazione se il titolo è contestabile (con opposizione) o negoziare. Ad esempio, potresti chiedere di sospendere/vincolare l’ipoteca nel frattempo che definisci un accordo. Il giudice può sospendere l’esecutività di un titolo (e così l’efficacia dell’ipoteca) se l’opposizione appare fondata.

Se l’ipoteca l’ha messa Agenzia Entrate (cartelle), devi fare ricorso alla Commissione Tributaria per importi < €20.000 e puoi contestarla per mancanza di presupposti (es: mancato preavviso di ipoteca, debito sotto soglia, prescrizione). La Cassazione ha chiarito che ipoteca e fermo di AER vanno impugnati entro 60 giorni come atti lesivi autonomi.

In sintesi: prevenire è meglio che curare. Se temi ipoteche o fermi, agisci prima. Ad esempio, pagando o rateizzando il dovuto fiscale per sbloccare l’auto, oppure facendo un accordo con Hexa prima che ottenga un decreto per ipotecarti casa.

Se una ipoteca è già iscritta su un immobile e il debito sottostante lo chiudi (pagando o vincendo la causa), ricorda di chiedere la cancellazione dell’ipoteca. Nel caso di ipoteca giudiziale, serve l’assenso del creditore o un’ordinanza del giudice se la causa si conclude a tuo favore.

3.5 Trattare un saldo e stralcio in modo sicuro

Riprendiamo il tema del saldo e stralcio, focalizzandoci però sugli accorgimenti legali per renderlo sicuro. Abbiamo visto come negoziarlo al punto 2.7; ora sottolineiamo le precauzioni per evitare brutte sorprese: – Accordo scritto e firmato: Non bastano telefonate o email informali. Devi ottenere un documento, su carta intestata Hexa (o mail PEC dall’indirizzo ufficiale di Hexa) firmato da un responsabile. Se è un PDF inviato via mail, verifica la firma (se digitale o scansione con firma autografa). Conserva questo documento con cura. – Contenuto dell’accordo: Deve essere chiaro che la somma pattuita è “a totale stralcio” del debito. Parole come “a saldo e stralcio definitivo” o “nulla più sarà dovuto” devono comparire. Se l’accordo prevede rate, indicare che l’inosservanza farà decadere i benefici ecc., ma se paghi come stabilito, il debito si intende estinto. – Modalità di pagamento: Effettua pagamenti tracciabili (bonifico bancario, bollettino postale, assegno circolare). Evita contanti. Nel bonifico inserisci la causale ad esempio: “Pagamento saldo e stralcio rif pratica X come da accordo del [data]”. Così resta traccia inequivocabile. – Verifica del creditore: Accertati di chi firma l’accordo. Se Hexa dichiara di agire per conto di un fondo/cessionario, l’accordo potrebbe dover essere sottoscritto da quel soggetto o da Hexa con poteri rappresentativi. In caso di dubbio, chiedi che l’accordo sia co-firmato anche dal titolare effettivo del credito o che Hexa alleghi procura. – Liberatoria finale: Dopo aver pagato, richiedi (se non arriva entro 30 giorni) la lettera liberatoria. È importante per i tuoi archivi e per eventuali future contestazioni (es. se vendi casa e dall’ipoteca risulta un credito, la liberatoria serve al notaio per cancellare). – Privacy e segnalazioni: Fai inserire, se ti interessa, che contestualmente l’accordo prevede la richiesta di cancellazione da banche dati (CRIF, Experian) come cattivo pagatore. Questo di solito avviene comunque automaticamente entro 30-60 mesi dal saldo, ma meglio anticipare. Saldo e stralcio infatti comporta la chiusura della posizione e le segnalazioni dovrebbero venire aggiornate a “saldo parziale e chiusura”. Non è immediata la cancellazione integrale, ma dal momento della chiusura decorrono i tempi per l’eliminazione (in CRIF, 5 anni). – No clausole nascoste: Leggi bene l’accordo. A volte potrebbero infilare clausole tipo “restano impregiudicati i diritti per eventuali garanti” (ovvero: tu debitore principale sei liberato, ma il garante no! E potrebbero poi perseguitare il tuo garante/mallevadore per la parte stralciata). Se hai garanti o coobbligati, assicurati che l’accordo liberi anche loro (a meno che ci sia un motivo per escluderlo). Chiarisci se l’accordo di stralcio è novativo (sostituisce l’obbligazione originaria) o solo remissione parziale: l’importante è che nessuno possa richiedere la parte residua a te o ad altri. – Implicazioni fiscali: Sappi che la parte di debito stralciata, se riguarda un ente finanziario, può essere segnalata all’Agenzia delle Entrate come reddito diverso per te (è raro per privati, più per aziende). Ad esempio, stralci 10k su 20k: la banca potrebbe inviarti comunicazione di reddito da saldo e stralcio. Informati col commercialista se serve dichiararla (normativa complicata, spesso per persone fisiche consumatori l’importo stralciato non genera tassazione, ma dipende).

Seguendo questi accorgimenti, il saldo e stralcio sarà concluso senza strascichi. La maggior parte delle lamentele su forum nasce quando la gente paga senza avere nulla di scritto, oppure si fida di accordi verbali. Non cadere in queste ingenuità: finché non hai le carte firmate, il debito “ufficialmente” rimane. Con rigore formale invece, il saldo e stralcio è una soluzione eccellente e definitiva.

3.6 Utilizzare la procedura di sovraindebitamento

Se ti trovi in una condizione di sovraindebitamento (molti debiti, importo complessivo superiore alle tue capacità di rimborso), puoi attivare in tua difesa l’intervento del tribunale tramite le procedure previste dalla Legge 3/2012 (ora Codice della crisi). Questo strumento non è una “difesa” contro un singolo creditore in senso stretto, ma una soluzione globale che indirettamente protegge dai creditori, compresa Hexa.

Come funziona in breve: – Valutazione iniziale presso un OCC: ti rivolgi a un Organismo di Composizione della Crisi (ce ne sono in ogni provincia, presso le Camere di Commercio, Ordini professionali, enti pubblici). L’Avv. Monardo stesso, essendo gestore e professionista OCC, può seguire il caso. – Viene nominato un Gestore della crisi che aiuta a fare un elenco di tutti i debiti, patrimonio, redditi, e a predisporre una proposta di ristrutturazione. – Puoi scegliere tra: Piano del consumatore, Accordo di ristrutturazione con i creditori o Liquidazione controllata (ex liquidazione del patrimonio). La scelta dipende se sei consumatore o piccolo imprenditore e dalla fattibilità. – Si deposita un ricorso al tribunale competente (il tribunale del luogo di residenza per il consumatore, o sede impresa per accordo). Il giudice valuta ammissibilità e nomina un OCC se non c’è già. – Nel caso di piano del consumatore, non serve il voto dei creditori: proponi ad esempio di pagare il 20% a tutti i chirografari (come Hexa), magari tenendo fuori debiti privilegiati che paghi per intero in 4-5 anni. Il giudice fissa un’udienza, i creditori possono fare osservazioni ma non votano. Se il giudice ritiene il piano fattibile e tu meritevole, lo omologa anche senza consenso creditori. – Nel caso di accordo, i creditori votano (serve 60% di consensi). Se raggiunto, il giudice omologa e diventa vincolante per tutti. – Effetti: dall’omologazione, tutti i creditori sono obbligati a rispettare il piano. Le azioni esecutive in corso sono sospese o revocate. Tu effettui i pagamenti previsti (ad es., versi una rata mensile per X anni). Al termine, ottieni l’esdebitazione: sei liberato dai debiti residui . Significa che se ai creditori chirografari era stato promesso il 20% e tu l’hai pagato, il restante 80% è cancellato e nessuno potrà più pretenderlo.

Tornando a Hexa: se includi Hexa in un piano del consumatore, per dire, e proponi di pagarle ad esempio il 10% del credito, e il giudice omologa, Hexa dovrà accontentarsi di quel 10%. Non potrà agire diversamente. Ovviamente deve emergere che più del 10% non riusciresti a dare e c’è equità tra creditori similari.

I benefici di questa strada: – Sospende le angherie dei creditori individualmente. Appena la procedura è ammessa, il giudice può bloccare pignoramenti in corso. – Riduce drasticamente l’importo da pagare se c’è incapienza (talora vengono falcidiati debiti in percentuali molto alte). – Dà una fine certa: dopo il piano, sei pulito (eccetto alcune eccezioni come debiti per mantenimento, risarcimenti da illecito e poche altre cose che rimangono).

Le criticità: – Non è gratis: ci sono costi di procedura (compenso OCC, spese legali, contributi unificati ridotti). Tuttavia spesso sono affrontabili e possono essere inclusi nel piano stesso. – Devi essere meritevole: se è emerso che hai frodato i creditori, o contratto debiti frivoli con leggerezza, il giudice potrebbe non omologare (nel piano del consumatore c’è controllo di meritevolezza). – È un percorso che dura mesi (istruttoria in tribunale, udienze). Quindi non è immediato come un saldo e stralcio; ma i vantaggi a lungo termine lo giustificano. – Durante il piano devi rispettare rigorosamente i pagamenti, altrimenti il beneficio decade .

In definitiva, la procedura di sovraindebitamento è una potente arma di difesa collettiva: ti permette di affrontare Hexa e altri creditori in un colpo solo e con lo scudo del tribunale. Non tutti i casi lo rendono necessario – se hai un solo debito con Hexa di entità moderata, meglio negoziare direttamente. Ma se ti senti sommerso, questa è la via per tornare a galla.

3.7 Composizione negoziata e strumenti per imprenditori

Quando il debitore non è un semplice consumatore ma un imprenditore (magari con una società) che si trova in situazione di difficoltà, oltre alle procedure viste c’è la recente composizione negoziata prevista per la crisi d’impresa. Ne abbiamo parlato al par. 1.8: consiste nel nominare un Esperto che aiuti a trovare un accordo con i creditori aziendali, al di fuori delle aule di tribunale ma sotto l’egida della Camera di Commercio.

Come si può tradurre in pratica: – Poniamo che la tua società Srl abbia vari debiti: banche (alcune gestite da Hexa), fornitori, Equitalia. Sei in affanno ma credi che l’azienda potrebbe salvarsi se alleggerita dai debiti. Avvii la composizione negoziata facendo domanda online. Ti assegnano un Esperto indipendente (può essere un commercialista, avvocato o altro formato). – Con l’Esperto, contattate i creditori, prospettate soluzioni: ad esempio, ai creditori chirografari come Hexa offrite un haircut (taglio del credito) e dilazione, ai privilegiati offerte diverse, ecc., il tutto per permettere all’azienda di continuare. – Se i creditori accettano, formalizzate accordi stragiudiziali individuali o un unico accordo quadro. Può essere qualcosa di simile a un concordato ma volontario. – Durante la negoziazione puoi chiedere misure protettive al tribunale: il giudice può ordinare che nessun creditore (compresa Hexa) inizi o prosegua azioni esecutive per, ad esempio, 3-4 mesi, mentre tentate l’accordo . – Se la negoziazione riesce, bene. Se fallisce, hai comunque la possibilità di convertire il tutto in un concordato preventivo semplificato (una procedura concorsuale rapida introdotta insieme alla comp. negoziata).

La differenza rispetto al sovraindebitamento è che qui siamo nell’ambito imprese maggiori, quindi c’è il coinvolgimento dell’impresa in toto e i creditori hanno maggiore peso negoziale (possono rifiutare e mandare a monte la trattativa, salvo poi tu ripieghi su concordato ordinario).

Strumenti per imprenditori includono ancora: – Il Concordato preventivo tradizionale: se il negoziato fallisce, l’imprenditore può comunque presentare un concordato in tribunale offrendo ai creditori un certo piano con eventuale continuità aziendale o liquidatoria. – L’Esdebitazione dell’imprenditore fallito: se sei stato soggetto a fallimento (liquidazione giudiziale) e quello si chiude senza pagare tutto, la legge ora consente comunque l’esdebitazione dell’ex fallito (liberazione debiti residui) a certe condizioni.

Ma torniamo ad Hexa: se l’azienda tratta, può mettere sul piatto la stessa logica del saldo e stralcio ma in un contesto di trattativa multi-creditore assistita dall’Esperto. Hexa in quanto creditore finanziario probabilmente aderirà se la proposta è ragionevole (preferiscono incassare qualcosa in un concordato piuttosto che niente in un fallimento, ad es.).

Infine, un cenno sul ruolo dell’Esperto negoziatore: come FAQ 16 riporta, l’Esperto deve essere indipendente e non può essere il tuo stesso consulente . Quindi il tuo avvocato di fiducia (es. Avv. Monardo) non può fungere da Esperto nominato, ma può affiancarti come advisor durante le riunioni coi creditori. Questo è importante perché tu abbia comunque qualcuno che tutela i tuoi interessi nella trattativa.

In sintesi, le imprese hanno oggi più vie d’uscita rispetto al passato, e Hexa S.r.l., trovandosi di fronte a un debitore che attiva tali procedure, dovrà adeguarsi al tavolo negoziale o alle decisioni concordatarie invece che perseguire ostinatamente il recupero individuale. Anche qui, tempestività e consulenza specializzata sono decisive.

4. Strumenti alternativi di definizione del debito

In questo capitolo esamineremo alcuni strumenti alternativi per definire o ridurre i debiti, complementari alle difese fin qui trattate. Lo scopo è fornire una panoramica di tutte le possibili soluzioni pratiche a disposizione di un debitore: dalle definizioni agevolate fiscali (come la rottamazione) ai classici accordi transattivi privati (saldo e stralcio), passando per i piani di rateizzazione e le procedure concorsuali minori (legge 3/2012) di cui abbiamo già anticipato i meccanismi. Confronteremo i benefici e le condizioni di ciascuno strumento, così che il lettore possa individuare quello più adatto alla propria situazione.

4.1 Rottamazione e definizioni agevolate

Le definizioni agevolate sono misure legislative straordinarie che consentono di pagare i debiti fiscali in forma ridotta. Abbiamo già approfondito la rottamazione-quater e quinquies (par. 1.6). Ricapitolando gli elementi essenziali: – Rottamazione-quinquies (Legge 199/2025): riguarda i debiti affidati all’Agente della Riscossione tra 2000 e 2023. Permette di estinguere tali carichi pagando solo il capitale (e un rimborso spese notifiche) senza sanzioni né interessi di mora . È in pratica un condono parziale. I beneficiari sono tutti i contribuenti, purché presentino domanda entro il 30/4/2026 e rispettino i pagamenti dovuti. Il vantaggio è un taglio spesso consistente (pensiamo a cartelle di 10 anni fa dove gli interessi magari raddoppiavano l’importo). Lo svantaggio è dover comunque reperire il capitale in tempi non lunghissimi (max 4 anni di rate) e l’esclusione di alcuni debiti (es. IVA riscossa per conto UE, sanzioni penali, ecc.). – Altre definizioni agevolate recenti: accanto alla rottamazione, il legislatore ha talvolta introdotto specifici stralci una tantum. Ad esempio, nel 2023 c’è stato l’Stralcio dei mini-debiti (cancellazione automatica dei debiti fino a €1.000 affidati entro 2015). Oppure la possibilità per i decaduti da vecchie rottamazioni di rientrare in gioco con la quinquies . È importante stare aggiornati: ad ogni Legge di Bilancio possono comparire nuove misure.

Se il tuo problema con Hexa riguardasse tributi o multe (ma come detto, di solito quelle le gestisce direttamente AER, salvo Hexa magari incaricata da Comuni per riscossione extra Equitalia), verifica sempre se esiste una definizione agevolata applicabile. Pagare meno con una legge è meglio che pagare di più sotto minaccia del recupero.

Ad esempio, se Hexa sta recuperando per conto di un Comune delle multe stradali del 2018, potresti applicare lo Stralcio parziale della Legge di Bilancio 2023 (che cancellava interessi e sanzioni delle multe fino 2015 e permetteva pagamento solo capitale per 2016-17, ecc.). Oppure, se sta recuperando crediti di Agenzia Riscossione, potresti dire: “queste cartelle le definisco tramite rottamazione, quindi non pagherò a voi ma tramite le modalità previste per legge”.

In effetti, durante i periodi di rottamazione, l’Agenzia Entrate-Riscossione sospende l’attività di recupero stragiudiziale per i carichi potenzialmente rottamabili. Quindi, se ad esempio hai cartelle rottamabili e affidi la pratica all’Avv. Monardo, egli proporrà l’adesione alla definizione agevolata per quei debiti (pagando magari il solo 20-30% effettivo del montante, a seconda di cosa sono), e per gli altri debiti non fiscali tratterà a parte.

Conclusione su questo punto: le definizioni agevolate sono strumenti da cogliere quando ci sono, perché hanno scadenze precise e sono irripetibili. Se ne hai diritto, aderire è quasi sempre conveniente. L’unico caso in cui valutare di no è se proprio non riesci a sostenere nemmeno il capitale scontato; ma anche lì, una rateizzazione di 4 anni può aiutare. Sempre meglio che restare col debito intero più sanzioni.

4.2 Saldo e stralcio privatistico

Per i debiti con banche, finanziarie o società private, come ampiamente discusso, il principale strumento di “definizione agevolata” è in realtà l’accordo transattivo a saldo e stralcio tra debitore e creditore. Non c’è una legge che lo impone, è frutto di libera contrattazione, ma è molto diffuso e quasi sempre consigliabile tentarlo.

Ricapitoliamo i punti chiave del saldo e stralcio privato: – Quando: può essere avviato in qualsiasi momento, sia in fase stragiudiziale (dopo una lettera, prima che parta causa) sia a volte durante un giudizio (molte cause bancarie si chiudono con transazione prima della sentenza). – Quanto si può stralciare: dipende dal tipo di credito e dallo standing del debitore. I crediti NPL venduti a società come Hexa spesso vengono acquistati a valori tra il 5% e il 30% del nominale. Ciò significa che, anche offrendogli il 30-40%, il cessionario realizza un utile. D’altra parte, se sa di avere leva su di te (garanzie, prospettive di recupero), tenderà a chiedere di più. Empiricamente, su debiti non garantiti con privati si vedono stralci dal 30% al 70%. Ad esempio, un debito da 10.000€ a volte si chiude con 3.000€, altre volte con 6.000€, dipende dalle circostanze. – Benefici: immediatezza (chiudi in poco tempo rispetto a anni di rate o di cause), costo minore (paghi meno del dovuto nominale), fine delle seccature (niente più chiamate, lettere, paura di atti), riabilitazione creditizia (come detto, una volta chiuso il debito si avvia il countdown per toglierti dalle liste dei cattivi pagatori). – Criticità: serve liquidità immediata (o a breve termine), l’accordo è volontario quindi se la società non vuole accettare o tu offri troppo poco, si rischia uno stallo, e devi fare attenzione a formalizzare tutto (per questo abbiamo dedicato il par. 3.5 alla sicurezza dell’accordo).

Un consiglio pratico: se non te la senti di negoziare direttamente, lascia che sia il tuo legale a proporre il saldo e stralcio. Spesso le società prendono più sul serio la proposta fatta da uno studio legale strutturato (capiscono che hai dietro chi conosce i tuoi diritti e magari ha riscontrato punti deboli). Inoltre, l’avvocato può presentare la cosa in termini tecnici, citando ad esempio rischi di prescrizione, difficoltà probatorie, ecc., per giustificare l’offerta bassa. Così Hexa avrà argomenti per riferire al creditore originario: “accettiamo poco perché altrimenti rischiamo di non incassare nulla per queste ragioni…”.

Molti successi in quest’ambito si ottengono con una combinazione: mostrare i muscoli legali e al contempo offrire una via d’uscita bonaria. Ad esempio: lettera dell’avvocato che contesta tutto (prescrizione, legittimazione) ma conclude dicendo “nonostante quanto sopra, per chiudere bonariamente e senza pregiudizio alcuno, il cliente è disposto a offrire X a saldo…” Questo approccio spesso porta la controparte a valutare l’accordo proprio perché si sente in potenziale difficoltà sul piano legale.

In definitiva, il saldo e stralcio privatistico è probabilmente la modalità con cui si chiuderà la maggior parte delle posizioni di debito vecchio come quelle gestite da Hexa. È mutuamente vantaggioso: tu risparmi soldi e ti liberi dal pensiero, loro incassano subito evitando spese legali e incertezze. Basta farlo nel modo giusto.

4.3 Piani di rientro e rateizzazioni

Quando non è possibile pagare in unica soluzione una cifra significativa, entra in gioco lo strumento del piano di rientro rateizzato. Si differenzia dal saldo e stralcio perché qui paghi l’intero importo (o quasi), ma dilazionato nel tempo. In alcuni casi, però, si può combinare con uno stralcio parziale (es: debito 10k, accordo per pagare 8k in 24 rate mensili).

Vediamo le caratteristiche: – Agenzia Entrate-Riscossione (cartelle): offre piani standard fino a 72 rate mensili (6 anni) per importi ordinari, e fino a 120 rate (10 anni) in casi di comprovata grave difficoltà . Il tasso di interesse di rateizzazione è relativamente basso (circa 2% annuo negli ultimi anni). La domanda va presentata all’AER e si ottiene automaticamente entro certi importi (fino a 120k € automatico, oltre serve dimostrare calo reddito). Se paghi regolarmente, nessuna azione esecutiva; se salti più di 5 rate, decadi. – Piani con creditori privati: qui è tutto da negoziare. Può essere semplice (“mi dai 24 mesi di tempo, senza interessi, per pagare tutto”) oppure articolato (con interessi, con garanzie). Le società di recupero accettano piani soprattutto quando vedono che non puoi fare saldo subito ma hai entrate regolari. Ad esempio, potresti concordare di versare 300€ al mese per tot mesi. Spesso chiedono la firma di cambiali mensili a garanzia (prassi non rara: se non paghi una cambiale, possono agire subito con esecuzione cambiaria). Valuta bene: le cambiali ti vincolano molto. Alternativa è RID sul conto, ma se non c’è cambiale la società vuole avere fiducia. – Interessi: cerca di strappare il tasso zero o quasi. Molti recuperatori accettano di non caricare ulteriori interessi se ti impegni a pagare rate costanti. D’altronde i loro crediti spesso sono già fermi da anni, aggiungere interessi complica solo. – Documento scritto: come sempre, formalizza l’accordo di rateazione. Deve essere chiaro cosa succede se ritardi o salti una rata (di solito decadono dal beneficio del termine e possono chiedere tutto, magari detraendo quanto già pagato). Se possibile, prevedere un piccolo “periodo di grazia” per ritardi (es. 10 giorni). – Attenzione ai coobbligati: se firmi cambiali o un nuovo accordo, e magari c’è un garante, quell’accordo potrebbe far ripartire i termini anche per lui. Discutine col legale se è il caso di far sottoscrivere anche al garante l’accordo, oppure se conviene lasciare fuori per trattare separatamente.

Il piano di rientro ha il pro di diluire lo sforzo e di bloccare sul nascere eventuali azioni legali (il creditore di solito si impegna a non procedere finché sei adempiente). Il contro è che finisci per pagare quasi tutto (a differenza del saldo e stralcio dove tagli), e devi stare attento a non incorrere in decadenza (basta un imprevisto e potresti dover affrontare di nuovo il problema con meno soldi in tasca perché li hai già pagati in parte).

Un compromesso potrebbe essere: iniziare a pagare qualche rata e poi, se ti arriva liquidità (es. un bonus, una vendita), proporre di chiudere anticipatamente con uno stralcio del residuo. A volte funziona: “ho già pagato 10 rate su 24, se ora vi do in un colpo 10 rate invece di 14 rimanenti, chiudiamo?”. Il creditore potrebbe accettare, risparmi qualcosina.

In ambito pubblico, oltre alla rateazione classica, ricorda che c’è anche la “saldo e stralcio” per persone fisiche in difficoltà (L. 145/2018) che fu una misura per condonare in parte i debiti AER di chi aveva ISEE < 20k: oggi non attiva, ma se riapparisse qualcosa di simile, fai attenzione.

4.4 Legge 3/2012: accordo di composizione, piano del consumatore e liquidazione

Abbiamo trattato estesamente le procedure di sovraindebitamento come strategia (3.6). Qui le riepiloghiamo in chiave di strumento alternativo: – Accordo di composizione dei debiti: adatto a situazioni in cui ci sono vari creditori e magari serve il consenso (perché non sei un semplice consumatore o non soddisfi requisiti di meritevolezza stringenti). Ti permette di ridurre i debiti e rateizzarli, ma servono consensi almeno del 60% dei crediti . Il vantaggio è coinvolgere anche eventuali creditori che non avrebbero nulla (preferiranno magari prendere 30% invece che zero da un fallimento personale). Lo svantaggio è proprio dover convincere quella maggioranza. – Piano del consumatore: il top per le persone fisiche non imprenditori. Benefici: non serve il voto dei creditori, puoi prevedere anche pagamenti parziali (non integrali dei debiti) , e ottieni l’esdebitazione finale. I creditori chirografari come Hexa prendono la falcidiatura decisa dal giudice in base alla tua capacità e non possono opporsi. Criticità: devi mostrare di esserti indebitato senza colpa grave o frode (es. se hai fatto un mega prestito sapendo di non poterlo pagare per comprare cose voluttuarie, potresti essere considerato non meritevole – però la giurisprudenza è abbastanza comprensiva finché non c’è dolo). – Liquidazione del patrimonio: è l’ultima spiaggia, dove metti all’asta i tuoi beni e qualunque ricavato si distribuisce ai creditori. Vantaggio: anche se i creditori non vengono soddisfatti completamente, tu ti liberi dei debiti residui (salvo eccezioni) . Svantaggio: perdi casa, beni, ecc. Ma se non hai beni, c’è addirittura l’esdebitazione del debitore incapiente (introdotta di recente): in pratica una “remissione dei debiti” pura per chi non ha nulla da liquidare, concedibile una volta ogni X anni.

Queste tre opzioni, ora disciplinate dal Codice della Crisi, sono calibrate per diversi profili ma puntano tutte a dare al debitore una via d’uscita legalmente assistita. Una tabella di sintesi è fornita più avanti (Tabelle riepilogative) con benefici e criticità di ciascuna .

Se hai dubbi su quale si adatta al tuo caso, uno studio specializzato (come quello dell’Avv. Monardo) potrà fare uno screening: ad esempio, esaminano i tuoi debiti, vedono che sei un consumatore, propongono il piano; oppure se sei un imprenditore sotto soglia, meglio accordo; se hai troppo pochi redditi e beni, meglio liquidazione ecc.

Non sottovalutare questo strumento pensando “è troppo complicato”: certo, è più complesso che fare un accordo con Hexa e basta, ma se i debiti sono multipli e ingestibili, è l’unico che ti permette di ripartire da zero veramente. E i tribunali italiani ormai hanno accumulato esperienza dal 2015 in poi su questi procedimenti, quindi non è più un terreno ignoto.

4.5 Composizione negoziata per la crisi d’impresa

Chiudiamo con lo strumento dedicato alle imprese (società, ditte) in difficoltà: la composizione negoziata (vista al par. 3.7). Più che ripetere il funzionamento, elenchiamo i benefici principali: – Assistenza di un esperto indipendente che analizza la situazione aziendale e suggerisce soluzioni (un po’ come un “mediatore” tra te e i creditori). – Sospensione delle azioni: puoi ottenere, su richiesta al tribunale, che i creditori sospendano atti esecutivi o cautelari mentre sei protetto dalle trattative . Questo è fondamentale se stavi per subire pignoramenti che manderebbero in fumo la continuità dell’azienda. – Flessibilità: la negoziazione non è incasellata in rigidi schemi di legge come un concordato. Puoi trovare qualsiasi accordo che i creditori accettino: dilazioni lunghe, stralci parziali, conversione di crediti in quote societarie, cessioni di asset non strategici, ecc. La bravura sta nell’architettare una proposta che sia nell’interesse di tutti (win-win). – Accesso a misure premiali: la legge prevede alcuni incentivi, ad esempio se l’azienda segue le indicazioni dell’esperto, in caso di successivo fallimento amministratori e soci hanno attenuanti sulla responsabilità per aggravamento del dissesto. Inoltre ci sono finanziamenti prededucibili possibili, ecc.

Le criticità: – Non garantisce il successo: è negoziata, quindi se un creditore chiave non vuole accordarsi, rischia di saltare tutto . Diciamo che funziona meglio per crisi incipienti dove i creditori ancora sperano nel recupero, piuttosto che per aziende totalmente decotte. – Richiede di avere comunque una prospettiva di risanamento: se l’azienda è irreversibilmente decotta, meglio passare a liquidazione o concordati. – È nuova, alcuni imprenditori la guardano con diffidenza perché temono controllo esterno. In realtà l’Esperto non impone nulla, ma certo bisogna collaborare con trasparenza.

In conclusione, per un piccolo imprenditore che riceve lettere da Hexa e magari ha anche leasing scaduti, fornitori in attesa, banche in sofferenza, la composizione negoziata può offrire un tavolo unico dove ridiscutere i debiti. Hexa in tale sede sarà uno dei tanti, e potresti offrire un piano di rientro/saldo e stralcio contestualizzato nella rinascita dell’impresa.

È interessante notare che l’Avv. Monardo, essendo lui stesso Esperto Negoziatore ex D.L.118/2021, conosce dall’interno questi meccanismi: può consigliarti se è il caso di attivarli, e anche farti trovare preparato al confronto con l’esperto indipendente nominato (pur non potendo essere lui quell’esperto per il tuo caso, come detto).

Abbiamo così passato in rassegna tutti gli strumenti di difesa e risoluzione: normative, giudiziali e stragiudiziali. A questo punto, offriamo di seguito alcune tabelle riassuntive per consolidare le informazioni chiave e poi passeremo a rispondere alle domande frequenti che i debitori si pongono in queste situazioni.

5. Errori comuni e consigli pratici

Nel trattare con società di recupero crediti come Hexa S.r.l., è facile incorrere in alcuni errori comuni dettati dalla paura o dalla scarsa informazione. Vediamo i principali e come evitarli, accompagnati da consigli pratici:

  1. Ignorare la comunicazione: Archiviare la lettera di Hexa nel cassetto pensando che il debito sia “vecchio e magari prescritto” è rischioso. Se poi arriva un atto giudiziario (es. decreto ingiuntivo o precetto), i termini per opporsi sono brevi e stringenti . Consiglio: reagisci subito, anche solo con una lettera di contestazione o facendoti assistere, così da non farti trovare impreparato.
  2. Pagare senza verificare: Presi dall’ansia, alcuni accettano di pagare immediatamente somme anche ingenti al recupero crediti senza richiedere documenti o chiarimenti . Così facendo, rinunciano implicitamente a possibili eccezioni (ad es. prescrizione) e magari pagano importi non dovuti. Consiglio: prima di pagare, verifica sempre la legittimità e l’esattezza del debito. Pretendi le carte, fai controllare a un esperto se tutto torna.
  3. Fidarsi di accordi verbali: Un classico errore è concordare al telefono un pagamento a saldo o una dilazione e poi inviare i soldi sulla base di quella promessa senza nulla di scritto. Purtroppo, senza prova scritta l’operatore potrebbe smentire o l’azienda potrebbe non riconoscere l’accordo. Consiglio: metti per iscritto ogni accordo, fallo firmare e solo dopo paga . Niente ricevuta? Niente pagamento.
  4. Non calcolare la prescrizione: Molti non conoscono i propri diritti in tema di prescrizione. Magari pagano un debito ormai prescrittibile o, al contrario, non eccepiscono la prescrizione nei modi dovuti e nei tempi giusti. Ricorda che anche piccoli atti (come un pagamento parziale o una dichiarazione) possono interromperla . Consiglio: informati sui termini di prescrizione del tuo debito e, se sono trascorsi, eccepisci formalmente la prescrizione. Al contempo, evita di fare tu azioni che la interrompono (pagamenti, riconoscimenti).
  5. Ignorare l’intimazione di pagamento (per debiti fiscali): Molti contribuenti bollano l’intimazione come un semplice promemoria e la ignorano. Ma come spiegato, la Cassazione richiede di impugnarla entro 60 giorni, altrimenti il debito si consolida . Consiglio: se ricevi un’intimazione da AER, corri subito dall’avvocato e presentate ricorso. Non aspettare il pignoramento pensando di far valere la prescrizione allora, sarebbe troppo tardi.
  6. Utilizzare modulistica generica: Alcuni scaricano da internet fac-simili di lettere di contestazione e li inviano tali e quali. Ciò può essere meglio di nulla, ma spesso le lettere generiche non centrano le specificità del caso e possono non sortire effetto. Consiglio: personalizza sempre le comunicazioni, cita i riferimenti precisi (numero pratica, nome creditore originario) e se possibile inserisci riferimenti normativi e giurisprudenziali appropriati (ad es. “eccepisco prescrizione ai sensi dell’art. XY c.c., richiamando Cassazione tal dei tali…”). Questo fa capire che sai di cosa parli.
  7. Sottovalutare la consulenza professionale: Per risparmiare, talvolta si improvvisano difese fai-da-te o si temporeggia. Ma un avvocato esperto può individuare vizi tecnici che al profano sfuggono e negoziare condizioni ben migliori . Consiglio: almeno una consulenza iniziale con un legale specializzato conviene farla. Spesso i primi 30 minuti di valutazione sono gratuiti o a basso costo e ti chiariscono il panorama. Se poi la somma in gioco è rilevante, farsi assistere può farti risparmiare molti soldi o evitarti errori irreversibili.

Riassumendo: informarsi, muoversi per tempo, mettere tutto nero su bianco e farsi aiutare quando serve sono le chiavi per non inciampare nei classici errori che i recuperatori sperano tu faccia. Essere un debitore accorto e consapevole è già metà della vittoria.

6. Tabelle riepilogative

Di seguito presentiamo alcune tabelle riassuntive per consolidare i concetti esposti, facilitare la comprensione dei punti chiave normativi e comparare i vari strumenti di difesa/soluzione.

6.1 Sintesi delle norme sulla prescrizione e sulle difese

NormativaOggettoPrincipio chiaveFonte
Art. 2946 c.c.Prescrizione ordinariaI diritti si estinguono per prescrizione con il decorso di 10 anni .Codice civile
Art. 2948 c.c.Prescrizione quinquennaleSi prescrivono in cinque anni, tra l’altro, gli interessi e ciò che deve pagarsi periodicamente .Codice civile
Art. 1264 c.c.Cessione del creditoLa cessione ha effetto verso il debitore quando l’ha accettata o quando gli è stata notificata . Prima, il pagamento al cedente è liberatorio.Codice civile
Cass. ord. 25496/2025Cessione del creditoNon è necessaria una notifica formale; basta una comunicazione idonea a informare il debitore del trasferimento, con tutti gli elementi identificativi .Corte di Cassazione
Cass. ord. 27915/2025Prova della cessione in bloccoIl cessionario deve dimostrare l’inclusione del credito nel portafoglio ceduto; la sola pubblicazione in G.U. non è prova sufficiente .Corte di Cassazione
Cass. ord. 28706/2025 e 35019/2025Intimazione di pagamento (debiti fiscali)L’intimazione è atto autonomamente impugnabile; ignorarla cristallizza il debito rendendo impossibile eccepire la prescrizione successivamente .Corte di Cassazione
Art. 58 D.Lgs. 385/1993 (TUB)Cessione in bloccoLa pubblicazione in Gazzetta Ufficiale rende opponibile la cessione in blocco, ma non prova la legittimazione se il debitore contesta .Testo Unico Bancario
Legge 3/2012 (artt. 6-7)SovraindebitamentoDefinisce il sovraindebitamento come squilibrio tra obblighi e patrimonio; consente al debitore di proporre un accordo di ristrutturazione o piano .Legge ordinaria
Legge 199/2025Rottamazione-quinquiesIntroduce la definizione agevolata dei carichi affidati dal 2000 al 2023 senza sanzioni né interessi (pagamento del solo capitale) .Legge di Bilancio 2026
D.L. 118/2021Composizione negoziataIntroduce la procedura negoziata per imprenditori in crisi, con nomina di esperto indipendente e trattative assistite.Decreto-Legge

6.2 Strumenti difensivi e benefici

StrumentoA chi si rivolgeBenefici principaliCriticità
Saldo e stralcio (privati)Debitori verso banche/finanziarie (debiti civili)Permette di estinguere il debito con un importo ridotto; chiude la posizione definitivamente e solitamente comporta la cancellazione della segnalazione negativa in CRIF una volta saldato .Richiede un pagamento immediato (o a breve termine); l’accordo va formalizzato accuratamente; ottenere grandi sconti può essere difficile senza leva legale o situazione di insolvenza evidente.
Rottamazione-quinquies (debiti fiscali)Debitori fiscali con cartelle 2000-2023Estinzione dei debiti fiscali pagando solo il capitale, zero sanzioni e interessi . Sospende le azioni esecutive in corso dopo la domanda . Agevola chi ha carichi esattoriali pendenti riducendo drasticamente l’importo dovuto.Scadenze tassative (domanda entro 30/4/2026, prima rata 31/7/2026) ; se salti una rata perdi il beneficio e il debito torna integro con interessi; non copre tutti i tipi di debito (esclusi alcuni tributi UE, danni erariali, ecc.).
Rateizzazione AER (piano dilaz.)Contribuenti con cartelle esattorialiConsente il pagamento dilazionato fino a 120 rate (10 anni) con interessi moderati; nessuna azione esecutiva finché si è in regola; soglie automatiche fino a certi importi.Non riduce l’importo (sanzioni e interessi restano); la mancata pagamento di alcune rate comporta decadenza e ripresa integrale delle azioni ; si rimane segnalati finché il debito non è estinto.
Piano del consumatore (L. 3/2012)Consumatori sovraindebitati (persone fisiche, non imprenditori)Non richiede l’adesione dei creditori (decide il giudice); permette di pagare solo una parte dei debiti in base alla propria capacità, con eventuale falcidia dei crediti chirografari e ristrutturazione di quelli privilegiati ; offre l’esdebitazione finale (cancellazione di ogni debito residuo) a conclusione del piano.Necessaria la meritevolezza (il debitore non deve aver colposamente aggravato la sua posizione); iter giudiziale con costi e tempi (qualche mese); richiede il rispetto rigoroso del piano, altrimenti c’è revoca con ripresa delle azioni . Va considerato il compenso dell’OCC e spese procedurali.
Accordo di composizione (L. 3/2012)Piccoli imprenditori, professionisti, enti non fallibili con debiti multipliPossibilità di ridurre i debiti e rateizzarli con il consenso del 60% dei creditori (in valore). Coinvolge tutti i creditori e, se omologato, è vincolante anche per i dissenzienti. Si può prevedere la continuazione dell’attività se del caso.Richiede il voto favorevole di una maggioranza qualificata di crediti (non è un diritto unilaterale come il piano); se i creditori non approvano, la procedura può convertirsi in liquidazione; tempi non brevissimi se ci sono molte classi di creditori.
Liquidazione del patrimonio (L. 3/2012)Tutti i soggetti non fallibili (persone fisiche, enti, imprenditori sotto soglia)Consente la liquidazione (vendita) controllata dei beni del debitore con distribuzione ai creditori e, al termine, l’esdebitazione totale dei debiti residui . In pratica, il debitore “pulisce” la propria posizione sacrificando il patrimonio disponibile e poi riparte da zero senza debiti.Perdita dei beni di proprietà (casa, auto, ecc. vengono liquidati dal liquidatore); procedura lunga e complessa (può durare anni per vendere gli asset); durante la liquidazione il debitore è sorvegliato e deve collaborare. È l’extrema ratio, ma a volte necessaria se non si hanno entrate per un piano di rientro.
Composizione negoziata (D.L. 118/2021)Imprenditori commerciali o agricoli in crisi (società o ditte)Consente di trattare con i creditori con l’assistenza di un esperto indipendente nominato dalla CCIAA; possibilità di ottenere misure protettive (stop ai pignoramenti) durante le trattative; approccio flessibile e personalizzato alle soluzioni (stralci, dilazioni, ristrutturazioni del debito) ; nessun stigma pubblico iniziale (procedura riservata nella fase negoziale).Richiede la ragionevole prospettiva di risanamento dell’impresa (se è destinata comunque al fallimento, la negoziazione non decolla); il successo non è garantito (dipende dalla volontà dei creditori di accordarsi); impegna gli organi sociali a seguire le indicazioni dell’esperto e può portare, in caso di fallimento delle trattative, a procedure concorsuali successive. Non elimina i debiti se non c’è accordo, a differenza di un concordato.

6.3 Termini e scadenze

Atto o proceduraTermine per agireRiferimento
Opposizione a decreto ingiuntivo40 giorni dalla notificaCodice di procedura civile (art. 641 c.p.c.)
Opposizione a precetto/pignoramento20 giorni dalla notifica (in media)Art. 615 c.p.c. (opposizione all’esecuzione)
Ricorso contro cartella esattoriale o intimazione AER60 giorni dalla notificaD.Lgs. 546/1992 (termine per impugnare atti tributari)
Domanda di Rottamazione-quinquiesEntro 30 aprile 2026Legge 199/2025 (Bilancio 2026)
Pagamento in unica soluzione rottamazione31 luglio 2026 (scadenza prima/ unica rata)Legge 199/2025 (Bilancio 2026)
Rate piano di rientro AERFino a 72 o 120 rate mensiliArt. 19 D.P.R. 602/1973; Circolari AER (dilazione concessa su richiesta)
Durata massima piano del consumatoreVariabile (di solito 3-5 anni) deciso dal giudiceLegge 3/2012 (ora Codice crisi)
Validità ipoteca esattoriale senza azioni20 anni (rinnovabile)Art. 77 D.P.R. 602/1973
Prescrizione titolo giudiziale (sentenza, decreto ing.)10 anni dal passaggio in giudicato (salvo atti interruttivi)Art. 2953 c.c.

Nota: I termini sopra indicati sono generali e possono variare in situazioni particolari. Ad esempio, l’opposizione a precetto se fondata su fatti sopravvenuti può avvenire anche oltre 20 giorni (finché l’esecuzione non è conclusa), ma per sicurezza è meglio agire tempestivamente. Inoltre, la normativa sulla rottamazione prevede anche rate semestrali per pagamento dilazionato (fino a 4 anni, 8 rate semestrali dopo la prima). Consultare sempre le fonti ufficiali o un professionista per dettagli aggiornati.

7. Domande frequenti (FAQ)

Passiamo ora a una serie di quesiti pratici che spesso i debitori si pongono quando ricevono comunicazioni da società di recupero crediti come Hexa S.r.l. Abbiamo raccolto le 20 domande più frequenti, con risposte chiare e concise, per dissipare dubbi comuni e offrire ulteriori chiarimenti.

  1. Che cosa significa ricevere una lettera da Hexa S.r.l.?
    Ricevere una lettera da Hexa indica che un tuo creditore (banca, finanziaria, azienda) ha affidato o ceduto il tuo credito insoluto a Hexa per il recupero. In pratica, Hexa sta gestendo la riscossione di quel debito. La lettera è un sollecito stragiudiziale, non è ancora un atto giudiziario: non ha valore esecutivo immediato. Tuttavia segnala che il creditore sta attivando procedure di recupero. È importante verificare chi è il creditore originario (dovrebbe essere indicato) e se il credito non sia prescritto. In sostanza: Hexa ti informa che devi dei soldi su un vecchio rapporto e ti invita a pagare, minacciando eventualmente azioni legali future. Non ignorare la lettera, ma considera che non è un decreto del Tribunale – è un primo step.
  2. Come posso sapere se il mio debito è prescritto?
    Devi calcolare il tempo trascorso dall’ultima volta in cui il debito è stato reclamato o riconosciuto validamente. In pratica: individua la data di scadenza dell’ultima rata non pagata o l’ultimo movimento sul conto o l’ultima bolletta non saldata. Poi verifica se da allora è passato il termine di legge (10 anni per crediti ordinari , 5 anni per rate e interessi periodici , termini specifici per tributi). Ad esempio, se hai smesso di pagare un prestito a gennaio 2015 e non hai più avuto solleciti formali, a gennaio 2025 sarebbero decorsi 10 anni e il debito sarebbe prescritto. Attenzione che atti interruttivi come raccomandate, atti giudiziari o tuoi pagamenti/riconoscimenti interrompono il conteggio e fanno ripartire da capo il termine. Se non sei sicuro, chiedi a Hexa l’estratto conto cronologico e consulta un legale: la prescrizione va eccepita con precisione e prova delle date.
  3. Una semplice lettera di sollecito interrompe la prescrizione?
    No, un sollecito informale (posta ordinaria, telefono, email non PEC) non ha efficacia certa di interruzione della prescrizione. Solo gli atti compiuti con forma idonea – ad esempio una raccomandata A/R contenente un’intimazione scritta (costituzione in mora) oppure la notifica di un atto giudiziario – interrompono la prescrizione . Se Hexa ti ha inviato solo lettere ordinarie, senza ricevuta di ritorno, o ti ha chiamato, quei solleciti non sono in grado di provare un’interruzione. Invece, se ti manda una raccomandata che intimida il pagamento e tu la ricevi, quella costituisce atto interruttivo da quella data. Quindi, la “mera” lettera semplice non vale; serve che sia tracciabile e provata.
  4. È obbligatorio pagare un debito ceduto a Hexa?
    È obbligatorio pagarlo solo se effettivamente dovuto e legittimamente richiesto. Ciò significa: devi pagare se e quando Hexa prova di avere titolo (ad es. mostrando il contratto originale di prestito, l’atto di cessione, la comunicazione che ti è stata inviata) e se il debito non è estinto (prescritto o già pagato). In caso contrario, hai diritto a contestare. Inoltre, anche se il debito è dovuto, hai facoltà di trattare un saldo e stralcio per pagare meno. Quindi, non è che per il solo fatto che Hexa te lo chieda devi subito pagare integralmente: puoi esigere le prove e puoi negoziare. Se però il debito è certo, liquido ed esigibile e Hexa è legittimata, alla fine per evitare azioni esecutive dovrai pagare (tutto o in parte, se transi).
  5. Hexa S.r.l. può pignorare il mio stipendio o la mia casa?
    Hexa, di per sé, non ha poteri speciali (non è Agenzia delle Entrate). Può però arrivare a pignorare i tuoi beni solo se ottiene un titolo esecutivo da un giudice. In concreto: se Hexa (o il creditore per cui opera) ti notifica un decreto ingiuntivo e questo diventa definitivo (perché tu non fai opposizione entro 40 giorni), a quel punto hanno un titolo esecutivo equivalente a una sentenza e possono procedere con pignoramenti di stipendio, conto, auto, immobili etc. . Senza titolo, no: una semplice lettera non permette loro di pignorare nulla. Quindi la sequenza è: prima eventualmente causa o ingiunzione, poi – in caso di esito favorevole a loro – precetto e pignoramento. Se ricevi atti come precetto o pignoramento, rivolgiti subito a un avvocato per opporti (se hai motivi) o trovare soluzioni. Ma finché siamo a livello di “lettera di Hexa”, non possono ancora portarti via stipendio o casa.
  6. Come si svolge la trattativa di saldo e stralcio?
    Tipicamente la trattativa avviene per iscritto o telefono in questi passi: tu (o il tuo legale) invii a Hexa una proposta scritta di saldo e stralcio, offrendo di pagare una certa percentuale del debito . È bene motivare l’offerta, ad esempio allegando prove delle tue difficoltà economiche (ISEE, buste paga, stato di disoccupazione) per far capire che stai offrendo il massimo possibile. Hexa valuterà e spesso risponde entro qualche settimana/mesi con un’accettazione o una controproposta (es. tu offri 30%, loro chiedono almeno 50%). Si negozia fino a trovare un punto d’incontro. Una volta raggiunto l’accordo verbale, Hexa ti invia un accordo transattivo scritto con importo e scadenza del pagamento e clausola di liberatoria. Tu firmi (se concorde) e restituisci il documento controfirmato. Quindi effettui il pagamento pattuito (entro la data stabilita, spesso vogliono bonifico o assegno entro 30 giorni). Infine, ricevi da Hexa la lettera di quietanza/liberatoria. Dall’inizio alla fine, il processo può durare pochi mesi. Importante: mantieni toni collaborativi ma cauti, e rispetta sempre le scadenze concordate per non invalidare l’accordo.
  7. Cos’è la Rottamazione-quinquies e quali debiti comprende?
    La Rottamazione-quinquies è una forma di definizione agevolata prevista dalla Legge di Bilancio 2026 (Legge n. 199/2025) per i debiti affidati all’Agente della Riscossione dal 2000 al 2023 . In pratica riguarda cartelle esattoriali emesse in quel periodo. Cosa consente? Di pagare solo l’importo residuo del tributo (o contributo, o multa) senza le sanzioni né gli interessi di mora. In alcuni casi particolari potrebbero essere dovuti solo interessi “mini” o aggio ridotto, ma in generale è capitale netto. Comprende la maggior parte dei carichi: imposte erariali (IRPEF, IVA, ecc.), contributi INPS, multe stradali (pagando solo la sanzione principale, senza maggiorazioni). Restano esclusi i debiti derivanti da condanne penali (es. ammende della Corte dei Conti) e risorse proprie UE (dazi). Per aderire occorre presentare domanda telematica all’Agenzia Entrate-Riscossione entro il 30/04/2026. In sintesi: se hai cartelle, la rottamazione-quinquies è lo strumento per liberartene a costi ridotti.
  8. Se aderisco alla rottamazione, posso sospendere i pignoramenti?
    Sì. Dal momento in cui presenti la domanda di adesione alla rottamazione-quinquies (o quater), la legge prevede che le procedure esecutive già in corso sui debiti rottamabili siano sospese . Ad esempio, se avevi un pignoramento dello stipendio avviato da Agenzia Riscossione, presentando domanda di definizione quel pignoramento dovrebbe essere congelato fino all’esito. Analogamente, nuovi pignoramenti su quei debiti non possono iniziare. La sospensione dura fino alla scadenza della prima rata (31/7/2026). Se poi paghi regolarmente tutte le rate, il pignoramento verrà revocato definitivamente al termine. Attenzione: la sospensione vale solo per i debiti inclusi nella domanda. Se hai altri debiti fuori rottamazione, quelli possono essere perseguiti. Quindi la risposta è sì, la rottamazione ti dà respiro sospendendo le esecuzioni sul perimetro dei carichi rottamati.
  9. Posso combinare saldo e stralcio e rottamazione?
    Certamente , se hai debiti di diversa natura. Ad esempio, potresti avere debiti con banche o finanziarie (che gestisci con un saldo e stralcio privatistico con Hexa) e contemporaneamente debiti fiscali con cartelle (che gestisci aderendo alla rottamazione) . Sono due binari paralleli: uno con soggetti privati, l’altro con l’Agente pubblico. L’importante è pianificare bene le risorse: magari destini la liquidità immediata per chiudere i debiti bancari a saldo e stralcio, mentre per il Fisco sfrutti la rateazione della rottamazione in 4 anni. Ogni posizione va negoziata o definita separatamente con il relativo ente. Occhio però a non promettere la stessa somma due volte! Fai i conti di quanto ti serve per la rottamazione e quanto per eventuale accordo con Hexa, e assicurati di poterli sostenere entrambi.
  10. Cos’è la procedura di sovraindebitamento?
    È una procedura giudiziale (oggi inserita nel Codice della crisi, originariamente Legge 3/2012) che consente ai soggetti “non fallibili” – cioè privati, piccoli imprenditori, professionisti – di affrontare in modo unitario e regolamentato una situazione di sovraindebitamento . In pratica, tramite il Tribunale e un Organismo di Composizione della Crisi (OCC), il debitore può proporre ai creditori un piano di pagamento sostenibile. Può assumere tre forme: piano del consumatore (senza voto dei creditori, deciso dal giudice), accordo di composizione (con voto di una maggioranza di creditori) o liquidazione del patrimonio (vendita beni e cancellazione debiti). L’obiettivo finale è ottenere l’esdebitazione, cioè la cancellazione di tutte le pendenze che il debitore non è in grado di pagare. È quindi uno strumento per chiudere definitivamente la posizione debitoria, sotto controllo dell’autorità giudiziaria, quando le soluzioni “private” non bastano.
  11. In quanto tempo si conclude la procedura di sovraindebitamento?
    La durata varia in base alla complessità dei debiti e alla procedura scelta. L’iter iniziale (dalla presentazione del ricorso all’omologazione) può durare alcuni mesi: spesso 4-6 mesi per avere un’omologazione, ma dipende dal carico del tribunale e dall’eventuale voto dei creditori. Una volta omologato, se parliamo di un piano/accordo, la durata del piano dipende dal suo contenuto: potrebbe essere ad esempio un piano di pagamento di 4-5 anni (molti piani del consumatore durano 3-5 anni). Se parliamo di liquidazione del patrimonio, quella può durare anche diversi anni perché bisogna vendere i beni (immobili, ecc.) e ciò richiede tempo. Quindi: istruttoria iniziale pochi mesi; esecuzione del piano qualche anno; liquidazione può protrarsi. Tuttavia, rispetto a restare magari inseguiti dai creditori a tempo indeterminato, la procedura fissa un orizzonte temporale al termine del quale si ha la liberazione dai debiti. Durante la procedura, comunque, sei protetto dalle aggressioni (i creditori non possono agire fuori da essa).
  12. Posso accedere alla procedura se ho già avuto protesti o segnalazioni in CRIF?
    Sì. Essere protestati o segnalati come cattivo pagatore non preclude affatto l’accesso alle procedure di sovraindebitamento. Sono situazioni comuni per chi è sovraindebitato. L’importante è che il debitore sia meritevole, ovvero non abbia assunto i debiti con frode o colpa grave. Un protesto in sé (assegno o cambiale non pagata) non ti squalifica, né la segnalazione in CRIF. Queste procedure sono pensate proprio per chi non riesce più a far fronte ai propri debiti, quindi è normale che abbia segnalazioni negative. Ciò che conta è presentare un piano credibile e dimostrare la buona fede: ad esempio, il protesto può essere stato effetto della crisi, non causa volontaria. Quindi procedi pure: l’OCC e il giudice guarderanno la tua situazione finanziaria e storia dei debiti, non tanto le segnalazioni in sé.
  13. Il piano del consumatore prevede il pagamento integrale di tutti i debiti?
    No, non necessariamente. A differenza di un concordato aziendale dove serve un minimo del 20% ai chirografari, nel piano del consumatore non c’è una percentuale minima fissata dalla legge. Il piano prevede il pagamento di quanto il consumatore realisticamente può permettersi in base al suo reddito e patrimonio, assicurando però di solito un trattamento equo e proporzionato. Ciò significa che molti piani approvati includono pagamenti parziali dei debiti chirografari (una “falcidia”). Ad esempio, su €50.000 di debiti totali, il piano potrebbe prevederne il pagamento di €15.000 (30%) in 5 anni, se quello è l’importo sostenibile con il reddito meno le spese familiari. I debiti privilegiati (es. ipotecari, alimentari) vanno di solito pagati almeno in parte secondo il grado di privilegio (si parla di ristrutturazione, possono essere allungati o ridotti negli interessi). Quindi, il piano non richiede affatto il 100% salvo tu abbia sufficienti disponibilità. L’importante è che i creditori ricevano almeno quanto otterrebbero in una liquidazione. Molti consumatori ottengono anche tagli del 70-80% sui debiti chirografari, se il loro reddito consente di pagare solo il 20-30%.
  14. Cosa succede se non rispetto il piano omologato?
    Se non rispetti le scadenze e gli importi previsti dal piano (o accordo) omologato, la procedura può essere revocata dal giudice su segnalazione del gestore o su ricorso dei creditori. In parole povere, il piano viene annullato e si perde la protezione. I creditori, a quel punto, possono riprendere le azioni esecutive come se il piano non ci fosse mai stato . Inoltre, la revoca comporta la perdita dei benefici che il piano dava, ad esempio la sospensione degli interessi (durante il piano gli interessi non maturano). Non solo: se il fallimento del piano è dovuto a dolo o colpa grave del debitore, questi non potrà più accedere ad altra procedura per quei debiti e l’esdebitazione diventa molto difficile. Dunque è fondamentale, prima di proporre un piano, essere sicuri di poterlo sostenere. Meglio fare un piano prudente e sostenibile che uno ottimistico e poi fallire. In caso di difficoltà durante il piano, informa subito l’OCC: in certi casi si può chiedere al giudice una modifica (ad esempio, in situazioni eccezionali). Ma evadere i pagamenti senza dir nulla porta alla revoca.
  15. Cos’è la composizione negoziata per la crisi d’impresa?
    È una procedura introdotta nel 2021 rivolta alle imprese (società o ditte) in stato di crisi o insolvenza incipiente. Si attiva con un’istanza telematica alla Camera di Commercio, che nomina un esperto indipendente. Questo esperto aiuta l’imprenditore a esaminare la situazione e a negoziare con i creditori possibili soluzioni volontarie . Non è un fallimento né un concordato, ma un percorso stragiudiziale assistito. Durante la composizione negoziata, l’impresa può chiedere misure protettive (blocco dei pignoramenti) e finanziamenti prededucibili per sostenersi. La procedura dura al massimo 180 giorni (prorogabili di 180). Se entro quel termine si trova un accordo (es. ristrutturazione debiti consensuale, accordo di moratoria con banche, ecc.), bene. Altrimenti, l’imprenditore può scegliere di accedere a strumenti concorsuali (concordato semplificato o preventivo). In sintesi, è un tentativo ufficiale di mediazione con i creditori aziendali sotto la guida di un esperto terzo, per evitare soluzioni traumatiche come il fallimento e cercare di salvare l’impresa.
  16. L’esperto negoziatore può essere lo stesso avvocato che mi difende?
    No. L’esperto nominato nella composizione negoziata deve essere scelto da un elenco nazionale e deve essere indipendente e imparziale . Non può avere avuto rapporti professionali recenti né con l’impresa né con i creditori coinvolti. Dunque, il tuo avvocato di fiducia non può essere nominato come esperto nella tua procedura. Tuttavia, nulla vieta che tu ti faccia assistere dal tuo avvocato o commercialista durante le trattative: l’esperto conduce, ma tu come imprenditore puoi avere i tuoi consulenti presenti. Anzi, è spesso utile: l’esperto è super partes e non tutela i tuoi interessi specifici, quindi il tuo avvocato può consigliarti strategie o controllare che gli accordi proposti siano equi per te. Ma formalmente l’esperto è un soggetto terzo (es. un commercialista di altra città designato dalla commissione) che non fa “l’avvocato tuo”, piuttosto facilita il dialogo.
  17. I debiti con le finanziarie possono essere rottamati come quelli fiscali?
    No, purtroppo la rottamazione è una misura prevista solo per i debiti affidati all’Agente della Riscossione, quindi essenzialmente debiti verso enti pubblici (Fisco, INPS, multe comunali). I debiti con finanziarie, banche o altri creditori privati non rientrano nelle definizioni agevolate di legge . Non esiste una “rottamazione” per i debiti privati. L’unico modo per ottenere sconti su quelli è trattare direttamente col creditore (saldo e stralcio) o inserirli in procedure concorsuali (dove comunque sono i creditori a subire decurtazioni forzose). Quindi, se hai debiti Equitalia e debiti con finanziarie, puoi rottamare i primi, ma per i secondi dovrai negoziare privatamente o eventualmente ricorrere a un piano del consumatore. Ogni tipologia segue strade diverse.
  18. Cosa succede se la società di recupero non risponde alla mia richiesta di documenti?
    Se hai inviato a Hexa (o altra società) una richiesta formale di documentazione (contratto, estratti, atto di cessione) e rimangono silenziosi, questo silenzio gioca a tuo favore. In pratica, puoi interpretarlo come un’assenza di prova della loro pretesa . Non possono pretendere che tu paghi sulla fiducia. Quindi, dopo un tempo congruo (es. 30 giorni), se non rispondono, puoi inviare una diffida ribadendo che in mancanza dei documenti richiesti tu consideri non provato il credito e quindi rifiuti il pagamento. Nel caso poi andassero in giudizio senza averti fornito nulla, evidenzierai al giudice che avevi chiesto le prove e non ti sono state date (mostrando la raccomandata). Questo li pone in cattiva luce. Dal punto di vista pratico, se non rispondono, spesso è indice che magari neanche loro hanno tutti i documenti in ordine. Non dare altri soldi finché non chiariscono. Continua anzi a insistere (magari tramite un avvocato) perché, in giudizio, l’onere probatorio è loro. Il tuo compito è sollevare formalmente il problema: “senza documenti io non devo nulla”.
  19. Quando conviene pagare subito e quando impugnare?
    Conviene pagare (magari dopo aver trattato uno sconto) quando il debito è certo, non prescritto e supportato da documenti e tu hai la liquidità per chiudere. In tal caso, prolungare la disputa serve solo ad accumulare interessi o spese legali. Ad esempio, se hai ricevuto da Hexa copia di un decreto ingiuntivo valido, di una cessione regolare e non hai difese sostanziali, può convenire cercare un accordo di saldo e stralcio e chiudere, evitando un pignoramento. Conviene invece impugnare o contestare quando ci sono dubbi sulla legittimità: se pensi che il debito sia prescritto, o Hexa non dimostra la titolarità, o ci sono vizi di notifica, ecc. In questi casi, un ricorso o un’opposizione possono farti risparmiare l’intero importo. Anche quando l’importo è molto alto e tu non puoi pagare, vale la pena impugnare per guadagnare tempo e leva. In sostanza: se hai buone ragioni legali, usa la via giudiziale; se invece la controparte ha tutto in regola e la tua è più una questione di ottenere uno sconto, allora meglio trattativa e pagamento. La consulenza di un professionista aiuta a capire in che situazione sei: a volte quel che sembra regolare non lo è, o viceversa. Quindi fai valutare le carte: saprai se attaccare in tribunale o trovare un accordo stragiudiziale.
  20. Posso essere segnalato come cattivo pagatore durante la trattativa?
    Sì, la segnalazione in centrale rischi (CRIF, Experian ecc.) dipende dall’andamento passato del credito e non viene sospesa solo perché sei in trattativa. Se il tuo pagamento è in ritardo rispetto alle scadenze originarie, probabilmente sei già segnalato come cattivo pagatore (ad esempio, dopo 2 rate non pagate di un finanziamento scatta la segnalazione). Quella segnalazione rimane fino a una certa data (solitamente 36 mesi dopo la regolarizzazione o la chiusura). Finché non sistemi il debito (pagando integralmente o con saldo e stralcio concordato), il creditore segnalerà che sei “in sofferenza”. Solo con la chiusura del debito potrai ottenere l’aggiornamento a “chiuso” e poi dopo un periodo la cancellazione . Quindi, durante la trattativa è possibile restare segnalati. Anzi, se la trattativa si protrae e tu intanto non paghi nulla, la posizione rimane negativa. Per questo conviene concludere l’accordo il prima possibile, così da far partire i tempi di riabilitazione. Dopo un saldo e stralcio, di solito la segnalazione viene aggiornata a “importo a perdita” e poi cancellata trascorsi 5 anni dalla chiusura. Nel frattempo potresti avere difficoltà ad accedere a nuovi crediti. Se hai urgenza di pulire il record (es. per un mutuo futuro), meglio pagare/patinare il debito e poi eventualmente contestarlo per vie legali per riavere i soldi, ma è un percorso costoso: nella pratica, conviene chiudere l’accordo e attendere la riabilitazione naturale.

8. Simulazioni pratiche ipotetiche

Per comprendere meglio le possibili soluzioni e i loro effetti, presentiamo ora alcune simulazioni numeriche basate su casi ipotetici ma realistici. Questi esempi illustrano come potrebbe svolgersi un saldo e stralcio con Hexa S.r.l., come funzionerebbe l’adesione a una rottamazione su debiti fiscali e un caso di piano del consumatore in tribunale. I numeri e i nomi sono di fantasia, ma riflettono situazioni tipo che potrebbero applicarsi a molti lettori.

8.1 Saldo e stralcio su debito bancario ceduto a Hexa

Situazione:
– Maria, residente a Livorno, nel 2014 ottiene un prestito personale di €20.000 da una banca, con rata mensile di €350.
– Dopo tre anni, nel 2017, perde il lavoro e smette di pagare. La banca la sollecita più volte, poi nel 2018 cede il credito in sofferenza ad un veicolo di cartolarizzazione gestito da Hexa S.r.l. per €2.000 (cioè il 10% del valore nominale).
– Nel 2023, Maria riceve una lettera da Hexa che le chiede €25.000 (importo originario più interessi di mora e spese).
– Maria nel frattempo ha ritrovato lavoro nel 2021 ma con stipendio modesto e ha altre pendenze. Non ha beni di proprietà di rilievo.

Analisi:
– Il debito di Maria potrebbe essere in buona parte prescritto: l’ultima rata pagata è del 2017, siamo nel 2023, sono passati 6 anni. Tuttavia bisogna vedere se la banca notificò qualcosa prima di cedere. Maria non ricorda decreti ingiuntivi. Hexa potrebbe non avere prove di atti interruttivi.
– Maria contatta l’Avv. Monardo. L’avvocato invia a Hexa una richiesta di documentazione e contesta la prescrizione.
– Hexa risponde allegando il contratto originale e un estratto conto interessi, ma non fornisce prova di interruzioni.
– Probabilmente, la prescrizione decennale maturerà nel 2027 (10 anni dall’ultima rata). Però già ora le rate singole scadute nel 2017 sono prescritte (5 anni). C’è margine per eccepire che almeno interessi e rate vecchie sono prescritti.

Azione:
– L’avvocato consiglia a Maria di tentare un saldo e stralcio rapido, usando come leva la possibile prescrizione e il fatto che Hexa ha pagato solo €2.000 per quel credito.
– Maria può racimolare, chiedendo ai familiari, fino a €5.000 in un’unica soluzione.
– Viene inviata a Hexa una proposta transattiva di €5.000 a saldo e stralcio immediato, motivando che: a) Maria è disoccupata fino a poco fa e ora guadagna poco; b) il debito è in parte prescritto quindi difficilmente esigibile per via giudiziale; c) la somma offerta rappresenta 1/5 del dovuto ma il 250% di quanto Hexa ha investito acquistando il credito.
– Hexa inizialmente contropropone €10.000. Si negozia. Alla fine accetta €6.000.

Esito:
– Viene redatto un accordo scritto: Maria pagherà €6.000 entro 60 giorni a totale stralcio del debito, Hexa rinuncia al resto.
– Maria riesce, con l’aiuto del padre, a pagare i €6.000 con bonifico.
– Hexa invia la liberatoria attestante che nulla è più dovuto e che la posizione sarà chiusa.
– Maria ottiene la chiusura del debito nel 2024. La segnalazione in CRIF rimarrà fino al 2026, ma con status “saldo a stralcio, posizione chiusa”.
– Hexa ha incassato €6.000 a fronte dei €2.000 spesi: comunque un guadagno per loro, e hanno evitato spese legali.
– Maria ha risparmiato €19.000 rispetto ai €25.000 richiesti inizialmente e ha risolto la questione senza causa e senza pignoramenti.
– Se Maria non fosse riuscita a trovare €6.000, l’alternativa sarebbe stata attendere la prescrizione completa entro il 2027 (rischiando però un’ingiunzione nel frattempo). Con questo accordo, ha preferito pagare qualcosa ma stare tranquilla.

8.2 Rottamazione-quinquies su cartelle esattoriali

Situazione:
– Luigi ha varie cartelle esattoriali accumulate: €8.000 per IRPEF 2015, €3.000 di multe stradali, €2.000 di contributi INPS non pagati. Totale circa €13.000 di ruoli affidati a Equitalia/AER.
– Nel 2024 Luigi riceve delle intimazioni di pagamento su queste cartelle. Inoltre, a causa di un vecchio debito bancario, viene contattato anche da una società di recupero (non Hexa in questo caso) per €5.000. Luigi guadagna €1.500 al mese.

Azione:
– Luigi si rivolge allo Studio Monardo a gennaio 2026. Si decide un piano integrato:
– Per le cartelle esattoriali si aderisce alla rottamazione-quinquies appena aperta. Luigi presenta domanda a marzo 2026 includendo tutti i carichi dal 2000-2023 (quindi i suoi €13.000 rientrano).
– L’Agenzia Riscossione risponde con il prospetto: degli €13.000 originari, togliendo sanzioni e interessi, Luigi dovrà pagare solo €9.000 (capitali e pochi oneri) rateizzabili. Prima rata luglio 2026.
– Luigi opta per 18 rate (4 anni e mezzo). Dovrà pagare circa €500 a rata semestrale (circa €1.000 l’anno, fino al 2030).
– Nel frattempo, grazie alla domanda presentata, eventuali fermi amministrativi sull’auto di Luigi sono sospesi e l’AER non procederà a pignorargli il conto.
– Per il debito bancario di €5.000 (in mano a recupero crediti privato), l’avvocato tratta un saldo e stralcio di €3.000 pagabili in 3 rate mensili da €1.000. Luigi usa parte di una liquidazione TFR che aveva ricevuto per coprire questo.
– Luigi segue il piano: paga i €3.000 nel 2026 e si libera dei privati. Inizia a pagare le rate rottamazione.

Esito:
Debiti privati: definitivamente chiusi con €3.000 e ricevuta liberatoria (2026).
Debiti fiscali: congelati e in via di estinzione con pagamento a rate. Luigi dovrà essere diligente fino al 2030, ma in totale pagherà €9.000 invece di €13.000+interessi (un risparmio significativo, considerando anche che le sanzioni sulle multe e gli interessi IRPEF non li paga).
– Durante il periodo di pagamento, Luigi non subirà altre azioni per quelle cartelle purché rispetti le scadenze.
– Nel 2030, completate le rate, riceverà certificato che il debito fiscale è estinto.
– Luigi è soddisfatto: la rottamazione gli ha permesso di gestire senza angoscia i debiti fiscali, mentre col saldo e stralcio ha chiuso quelli bancari. Senza questi strumenti, avrebbe rischiato pignoramenti sullo stipendio e avrebbe dovuto pagare molto di più.

8.3 Piano del consumatore

Situazione:
– Claudia è una madre separata con due figli, impiegata part-time. Ha accumulato circa €80.000 di debiti totali: mutuo residuo €50.000 (casa ormai venduta all’asta), €20.000 tra prestiti personali e carte revolving, €10.000 di bollette arretrate e piccole cartelle. Attualmente paga affitto e mantiene i figli con €1.400 mensili netti. Non ha immobili né altri beni pignorabili; la sua auto vale €2.000.
– Claudia è in sovraindebitamento conclamato: le sue entrate bastano appena per vivere, impossibile pagare €80.000. Alcuni crediti (della banca del mutuo) sono stati ceduti a società come Hexa che la tartassano di lettere.
– I debiti risalgono per lo più al periodo 2015-2018, contratti per far fronte alle spese familiari quando ha perso il lavoro per un periodo.

Azione:
– Nel 2026 Claudia si rivolge all’Avv. Monardo. Si valuta che la soluzione migliore sia un Piano del Consumatore ex L.3/2012.
– Si attiva l’OCC e Claudia dichiara tutti i suoi debiti. Viene nominato un Gestore.
– Si propone un piano di durata 5 anni: Claudia può destinare €300 al mese ai creditori (grazie anche ad un piccolo aiuto mensile di un parente). In 5 anni sono €18.000.
– Considerando che i debiti privilegiati (alcune cartelle per contributi) sono €5.000, questi sarebbero pagati integralmente nel piano. Il resto (€75.000 circa) è chirografario e verrebbe pagato pro-quota con i €13.000 rimanenti. Ciò significa che i creditori chirografari (banche, finanziarie, Hexa ecc.) riceverebbero circa il 20% dei loro crediti.
– Viene redatta la proposta e depositata in Tribunale. Il piano prevede anche che Claudia mantenga l’auto (serve per lavoro) e non tocca i suoi mobili di casa.
– Il giudice verifica la fattibilità e soprattutto la meritevolezza: emergono motivi validi (Claudia si è indebitata per necessità: spese familiari, poi cassa integrazione; non vi è colpa grave né atti in frode).
– I creditori vengono informati e alcuni fanno osservazioni, ma non c’è voto.
– Nell’udienza di omologazione, il giudice ritiene il piano conforme e lo omologa nel 2027.

Esito:
– Claudia inizia a pagare €300/mese secondo il piano, monitorata dall’OCC. I creditori non possono intraprendere o proseguire azioni esecutive contro di lei. Le eventuali cause o pignoramenti pendenti vengono sospesi. Hexa e le altre società di recupero devono adeguarsi: incasseranno semestralmente le quote previste (20% del loro credito, in 5 anni, in piccole tranche).
– Al termine del piano, nel 2032, Claudia avrà versato €18.000. Verrà emesso il decreto di esdebitazione: i restanti ~€62.000 di debiti sono cancellati. I creditori chirografari perdono la parte non pagata. Claudia è ufficialmente libera dai debiti.
– Durante la procedura, Claudia ha condotto una vita parca ma dignitosa, con il necessario per sé e i figli (il giudice nel piano le ha lasciato la quota di reddito necessaria alle spese mensili).
– Hexa S.r.l., che per dire vantava €15.000 su un vecchio prestito, alla fine ne ha ricevuti €3.000 dal piano e deve considerarsi soddisfatta così. Non potrà più pretendere nulla da Claudia.
– Questo esempio mostra come, grazie al piano, il debitore ha pagato solo quello che realisticamente poteva (il 22% circa del totale) e ha avuto una soluzione definitiva senza assilli quotidiani, mentre i creditori hanno dovuto accettare un sacrificio ma in un quadro legale trasparente.

Questi esempi evidenziano nella pratica come le varie strategie possono trovare applicazione. Naturalmente ogni caso reale è unico: importi, percentuali e durate variano a seconda delle circostanze. Tuttavia, le dinamiche generali rimangono: accordi transattivi se possibile, definizioni agevolate sul fronte pubblico, e in situazioni estreme l’intervento dell’autorità giudiziaria con piani di ristrutturazione.

Nel prossimo paragrafo riportiamo le pronunce giurisprudenziali più significative citate nell’articolo e le norme chiave, per chi volesse approfondire direttamente dalle fonti ufficiali.

9. Sentenze recenti e fonti ufficiali

Di seguito si riportano le pronunce più significative della Corte di Cassazione e le norme ufficiali citate nell’articolo. È consigliabile consultare il testo integrale delle sentenze per un approfondimento.

  1. Corte di Cassazione, ordinanza n. 25496 del 17 settembre 2025Cessione del credito: non è necessaria una notifica formale per rendere opponibile al debitore la cessione; basta una comunicazione idonea con gli elementi identificativi .
  2. Corte di Cassazione, ordinanza n. 27915 del 20 ottobre 2025Legittimazione della società cessionaria: il cessionario deve dimostrare l’inclusione del credito nell’operazione di cessione; la pubblicazione in Gazzetta ha valore di pubblicità‑notizia e non costituisce prova sufficiente .
  3. Corte di Cassazione, ordinanza n. 28706 del 30 ottobre 2025Prescrizione delle cartelle esattoriali: deve essere eccepita impugnando l’intimazione di pagamento; l’inerzia cristallizza il debito .
  4. Corte di Cassazione, ordinanza n. 35019 del 31 dicembre 2025Intimazione di pagamento: atto autonomamente impugnabile; non impugnarla impedisce di eccepire vizi delle cartelle precedenti .
  5. Corte di Cassazione, ordinanza n. 24900 del 9 settembre 2025 – In tema di riscossione, il diritto alla riscossione delle sanzioni si prescrive in cinque anni e quello relativo all’imposta in dieci anni; il termine quinquennale si applica quando la definitività non deriva da provvedimento giurisdizionale .
  6. Art. 2946 c.c.Prescrizione ordinaria decennale: “salvi i casi in cui la legge dispone diversamente, i diritti si estinguono per prescrizione con il decorso di dieci anni” .
  7. Art. 2948 c.c.Prescrizione quinquennale: riguarda, fra l’altro, gli interessi e le prestazioni periodiche (si prescrivono in cinque anni) .
  8. Art. 1264 c.c.Cessione del credito: la cessione ha effetto verso il debitore quando l’ha accettata o quando gli è stata notificata .
  9. Art. 58 D.Lgs. 385/1993 (TUB)Cessione in blocco: la pubblicazione in Gazzetta rende opponibile la cessione ma non prova la titolarità se contestata .
  10. Legge 3/2012 (artt. 6-7) – Definizione di sovraindebitamento e procedure di composizione (piano del consumatore, accordo, liquidazione).
  11. Legge 199/2025 – Introduce la Rottamazione-quinquies, definizione agevolata dei carichi affidati dal 2000 al 2023 (pagamento solo del capitale, senza sanzioni/interessi).
  12. D.L. 118/2021 – Introduce la composizione negoziata della crisi d’impresa.

Conclusione

La gestione di un vecchio debito – ad esempio un credito ceduto a Hexa S.r.l. – richiede competenza giuridica, attenzione ai dettagli e rapidità d’azione. Come abbiamo visto, il debitore dispone di numerosi strumenti per difendersi e per risolvere la propria esposizione in modo sostenibile:

  • Verificare la prescrizione e i termini di decadenza, eccependo tempestivamente eventuali vizi e facendo valere i propri diritti prima che sia troppo tardi. Un debito magari non è più legalmente esigibile e basta farlo presente con gli strumenti corretti per liberarsene .
  • Contestare la legittimazione della società cessionaria, chiedendo la documentazione e facendo valere l’onere della prova a suo carico. Se Hexa (o chi per essa) non dimostra di avere titolo, il debitore può ottenere l’estinzione della pretesa .
  • Trattare un saldo e stralcio vantaggioso, basato sulla reale possibilità della società di recuperare il credito. Spesso queste società preferiscono incassare meno subito che affrontare cause dall’esito incerto. Il debitore informato può spuntare sconti considerevoli, soprattutto se il credito è stato acquisito a basso costo.
  • Aderire alle definizioni agevolate (come la rottamazione-quinquies) per i debiti fiscali, rispettando termini e condizioni di legge . Ciò permette di tagliare sanzioni e interessi e rateizzare il dovuto con serenità.
  • Accedere alle procedure di sovraindebitamento (piano del consumatore, accordo di composizione, liquidazione controllata) o alla composizione negoziata per le imprese, per ottenere la ristrutturazione o la cancellazione dei debiti quando la situazione economica è compromessa.

Ogni situazione è diversa: i debiti possono essere civili, fiscali o professionali; i termini di prescrizione cambiano; le procedure da seguire sono complesse e richiedono navigazione esperta. Per questo è fondamentale affidarsi a professionisti specializzati. L’Avv. Giuseppe Angelo Monardo e il suo staff multidisciplinare sono in grado di analizzare gli atti ricevuti, individuare eventuali errori dei creditori, sospendere esecuzioni in corso e negoziare piani di rientro o saldo e stralcio tagliati su misura. In qualità di cassazionista, gestore della crisi da sovraindebitamento e esperto negoziatore della crisi d’impresa, l’Avv. Monardo offre soluzioni personalizzate che combinano gli strumenti giudiziali e stragiudiziali più efficaci .

Se hai ricevuto un sollecito di pagamento o una lettera da Hexa S.r.l. (o da altre società di recupero), contatta immediatamente l’Avv. Giuseppe Angelo Monardo. Con un’analisi legale personalizzata potrai difenderti con strumenti concreti, evitare pignoramenti e ipoteche e trovare una soluzione definitiva ai tuoi debiti .

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  2. Consulenza fisica: è sempre a pagamento, incluso il primo consulto, il cui costo parte da 500€ + IVA, da saldare anticipatamente. Questo tipo di consulenza si svolge tramite appuntamento presso sedi fisiche specifiche in Italia dedicate alla consulenza iniziale o successiva (quali azienda del cliente, ufficio del cliente, domicilio del cliente, studi locali in partnership, uffici temporanei). Anche in questo caso, sono previste comunicazioni successive tramite e-mail o posta elettronica certificata.

La consulenza fisica, a differenza di quella digitale, viene organizzata a partire da due settimane dal primo contatto.

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