Lettera Da Fides S.p.a. Per Debiti Vecchi: Come Difenderti Da Un Sollecito Di Pagamento E Trattare Un Saldo E Stralcio

Introduzione

Hai ricevuto una lettera da Fides S.p.A. che sollecita il pagamento di un vecchio debito? È una situazione più comune di quanto pensi e richiede attenzione immediata. Ignorare un sollecito di pagamento può portare a gravi conseguenze: la società di recupero crediti potrebbe rivolgersi al giudice e ottenere facilmente un decreto ingiuntivo se il debitore rimane inerte . Con un titolo esecutivo in mano, Fides (o chi per essa) potrebbe avviare pignoramenti su stipendio, conto corrente o beni, aggravando ulteriormente la posizione debitoria. D’altro canto, reagire in modo impulsivo – ad esempio pagando subito quanto richiesto senza verifiche – può significare sborsare somme non dovute, magari per importi ormai prescritti (cioè caduti in prescrizione) o non più esigibili. Insomma, il rischio è duplice: da un lato subire azioni esecutive per mancata difesa, dall’altro pagare più del necessario per scarsa informazione.

Perché è importante muoversi subito? Innanzitutto, i termini per opporsi ad eventuali atti giudiziari sono brevi e tassativi (un decreto ingiuntivo va contestato entro 40 giorni, scaduti i quali diventa definitivo). Inoltre, certi errori iniziali possono compromettere le tue difese: ad esempio riconoscere il debito in modo improprio o effettuare un pagamento parziale senza le dovute cautele potrebbe interrompere la prescrizione (cioè far “ripartire da zero” il conteggio del tempo) e rafforzare la posizione del creditore . Allo stesso modo, ignorare completamente la comunicazione di Fides è pericoloso: spesso, se il debitore non risponde, la società riesce rapidamente a procurarsi un titolo esecutivo e a procedere al recupero forzoso . Agire tempestivamente consente invece di valutare con lucidità le soluzioni legali disponibili, che possono essere molteplici.

Quali soluzioni legali esistono? In questa guida affronteremo in modo completo e aggiornato le principali strategie difensive e opportunità di definizione del debito. Vedremo innanzitutto come verificare la legittimità della richiesta di Fides S.p.A., esaminando il contesto normativo: ad esempio, spiegheremo le norme sulla prescrizione dei crediti (dopo quanti anni un debito non è più esigibile) e quali atti sono necessari perché la prescrizione venga interrotta (scopriremo che telefonate o SMS non bastano a interrompere i termini ). Analizzeremo poi la procedura tipica del recupero crediti, dal sollecito iniziale fino all’eventuale fase giudiziale ed esecutiva, indicando passo dopo passo cosa succede e cosa può fare il debitore per difendersi in ogni fase. Approfondiremo le possibili difese legali: dalla contestazione del debito (per prescrizione, mancanza di documenti, vizi del contratto, ecc.), alla sospensione di azioni esecutive, fino alla opposizione a un decreto ingiuntivo. Spiegheremo come trattare un saldo e stralcio, ossia negoziare un accordo a saldo del debito per un importo ridotto, evidenziando le accortezze da adottare affinché l’accordo sia davvero risolutivo (clausole “tombali” ecc.). Non mancherà uno sguardo agli strumenti alternativi a disposizione dei debitori in difficoltà: ad esempio le rottamazioni e definizioni agevolate delle cartelle esattoriali (per chi ha anche debiti fiscali), i piani del consumatore e le procedure di sovraindebitamento previste dalla legge per ridurre o cancellare i debiti, nonché gli accordi di ristrutturazione e la esdebitazione finale. Il tutto sarà spiegato con un linguaggio chiaro ma rigoroso, con riferimenti a leggi e sentenze recenti (Cassazione, Corte Costituzionale, norme del Codice Civile e di procedura, Legge n.3/2012, D.Lgs. 14/2019 Codice della crisi, D.L. 118/2021, ecc.) per offrire una panoramica autorevole e aggiornata. Troverai anche tabelle riassuntive, esempi pratici e una ricca sezione di domande e risposte frequenti per dissipare ogni dubbio pratico. L’obiettivo è fornire al debitore (sia esso un privato cittadino, un consumatore o un piccolo imprenditore) gli strumenti per capire i propri diritti e le mosse giuste da fare per proteggere il proprio patrimonio di fronte a una richiesta di pagamento da parte di Fides o di altre società di recupero crediti.

Chi siamo: l’Avv. Giuseppe Angelo Monardo e il suo staff multidisciplinare

A supportarti in questo percorso c’è l’esperienza dell’Avv. Giuseppe Angelo Monardo e del suo team. L’Avv. Monardo è un avvocato cassazionista (abilitato al patrocinio in Cassazione) e coordinatore di un network nazionale di professionisti specializzati in diritto bancario e tributario. Oltre ad aver maturato una consolidata esperienza nel contenzioso bancario (ad esempio in opposizioni a decreti ingiuntivi, azioni contro banche e finanziarie) e nel contenzioso fiscale, l’Avv. Monardo vanta qualifiche specifiche nel campo della gestione delle crisi da debiti. In particolare:

  • È Gestore della crisi da sovraindebitamento iscritto negli elenchi del Ministero della Giustizia ai sensi della Legge 3/2012 (oggi Codice della Crisi d’Impresa e dell’Insolvenza, D.Lgs. 14/2019). Ciò significa che può assistere privati e piccoli imprenditori nelle procedure per ridurre o cancellare legalmente i debiti, operando anche come professionista nominato dall’OCC (Organismo di Composizione della Crisi).
  • È professionista fiduciario di un OCC, organismo autorizzato a livello ministeriale ad aiutare i debitori nella composizione delle crisi: una garanzia di competenza e affidabilità nelle procedure di piano del consumatore, accordo di ristrutturazione e liquidazione controllata.
  • È Esperto Negoziatore della crisi d’impresa ai sensi del D.L. 118/2021 (conv. in L. 147/2021), figura introdotta per assistere le aziende in crisi nelle trattative di ristrutturazione dei debiti e scongiurare il fallimento tramite la composizione negoziata. Questa qualifica attesta la capacità di gestire situazioni complesse di indebitamento anche in ambito aziendale.

Grazie a questa combinazione di competenze legali e contabili, l’Avv. Monardo e il suo staff di avvocati e commercialisti possono aiutarti concretamente e su misura. In particolare, analizzano a fondo l’atto o la lettera che hai ricevuto da Fides S.p.A. (o da altri creditori), individuando subito eventuali profili di illegittimità, vizi formali, prescrizione o altre difese. Possono quindi attivarsi immediatamente per tutelarti: ad esempio presentando ricorsi e opposizioni tempestive per bloccare sul nascere decreti ingiuntivi, pignoramenti, ipoteche, fermi amministrativi o altre azioni esecutive; oppure gestendo le trattative con la società di recupero crediti per ottenere soluzioni vantaggiose come una dilazione del pagamento o un saldo e stralcio a condizioni favorevoli. Lo studio fornisce assistenza completa sia nelle procedure giudiziali (dal tribunale ordinario alle Commissioni Tributarie, fino alla Cassazione) sia nelle soluzioni stragiudiziali, pianificando strategie legali efficaci e tempestive per ogni situazione debitoria. L’approccio è multidisciplinare: vengono considerate anche le implicazioni fiscali, aziendali e finanziarie del caso, così da proporre un piano di azione completo che permetta al cliente di risolvere i debiti nel modo più sicuro e definitivo possibile.

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Contesto normativo e giurisprudenziale

Per capire come difendersi da una lettera di sollecito inviata da Fides S.p.A., è fondamentale inquadrare il contesto normativo italiano in materia di crediti insoluti e recupero crediti, nonché le più recenti pronunce giurisprudenziali che tutelano il debitore. Di seguito esamineremo le principali leggi e orientamenti dei giudici riguardo a: prescrizione dei debiti, cessione dei crediti a società di recupero, necessità di un titolo esecutivo per procedere al pignoramento, e altre regole chiave. Questo quadro di riferimento ci aiuterà a identificare eventuali irregolarità o punti deboli nelle pretese di Fides S.p.A. e a impostare le giuste difese.

Prescrizione dei crediti: quando un debito non è più esigibile

Uno degli aspetti più importanti da verificare di fronte a un sollecito per un vecchio debito è se il credito sia già prescritto. La prescrizione è l’istituto giuridico per cui, trascorso un certo periodo di tempo, un diritto non può più essere legalmente fatto valere. Nel caso dei debiti, significa che dopo un tot di anni il creditore perde il diritto di pretenderne il pagamento in sede giudiziaria. In base al Codice Civile, il termine ordinario di prescrizione dei diritti di credito è di 10 anni (art. 2946 c.c.). Molti debiti rientrano in questa regola generale: ad esempio i finanziamenti, i prestiti personali, le carte di credito revolving, o i prestiti contro cessione del quinto dello stipendio si prescrivono in dieci anni . Ciò significa che, se dall’ultima richiesta di pagamento valida o dall’ultima rata scaduta sono passati più di 10 anni senza che il creditore abbia compiuto atti interruttivi, il debitore può eccepire la prescrizione e il debito non è più dovuto.

Tuttavia, esistono anche termini più brevi di prescrizione per specifiche categorie di crediti. L’art. 2948 c.c. prevede la prescrizione quinquennale (5 anni) per vari rapporti di carattere periodico: ad esempio, si prescrivono in 5 anni le annualità di rendite o vitalizi, le pensioni alimentari, gli affitti e – punto molto rilevante – gli interessi e le rate di debiti periodici . Questa regola spesso genera confusione quando si parla di rate di mutui o finanziamenti: le rate non pagate di un prestito vanno considerate singolarmente (5 anni) oppure il debito si considera unitario (10 anni)? La giurisprudenza ormai consolidata sul punto distingue in base alla natura del rapporto. Per i contratti di finanziamento rateale (credito al consumo, prestiti personali, mutui), la Corte di Cassazione ha chiarito che l’obbligazione di restituzione è unitaria, anche se frazionata in rate: le singole rate mensili non sono prestazioni autonome, ma parti di un’unica obbligazione di pagamento differito . Ne consegue che, in tali casi, la prescrizione decennale decorre dalla scadenza dell’ultima rata prevista nel contratto (o dalla data di scadenza anticipata dell’intero debito se, ad esempio, il contratto viene risolto per morosità) . Ad esempio, se un prestito ha come ultima rata il 31 dicembre 2016, l’intero credito si prescriverà solo 10 anni dopo tale data (quindi a fine 2026) salvo atti interruttivi – anche le rate scadute nel 2015 o prima restano comprese in questo unico termine decennale. Attenzione: ciò vale per i prestiti e mutui secondo l’orientamento prevalente dei giudici (confermata da Cass. n. 19291/2010 e decisioni successive), mentre per altre obbligazioni veramente periodiche (ad es. le bollette di utenze domestiche, le commissioni bancarie periodiche, ecc.) resta applicabile la prescrizione breve per ciascuna scadenza. Si pensi alle utenze di luce, acqua, gas: tradizionalmente si prescrivevano in 5 anni come “prestazioni periodiche” ex art. 2948 c.c., ma interventi legislativi recenti hanno ridotto ulteriormente il termine a 2 anni per i consumi (L. 205/2017, commi 4-10) per tutelare maggiormente gli utenti contro maxi-conguagli di bollette vecchie .

In sintesi, per capire se un debito bancario o finanziario è prescritto, bisogna:

  • Identificare la natura del credito: se derivante da un contratto con obbligazione unica a rate (prestito, mutuo, carta revolving), in genere vale il termine decennale dalla scadenza finale ; se invece è un credito di tipo periodico autonomo (ad es. interessi, canoni, utenze), può valere il termine quinquennale o anche minore in casi particolari .
  • Calcolare il tempo trascorso dall’evento rilevante (ultima rata dovuta, ultimo utilizzo del fido, ecc.) fino ad oggi, tenendo conto che eventuali atti interruttivi validi azzerano il conteggio (ripartendo da capo il termine da quando l’atto è compiuto, ex art. 2945 c.c.). Se sono passati più di 5 o 10 anni (a seconda del caso) senza atti interruttivi, il credito è presumibilmente prescritto.

Ma cosa si intende per atto interruttivo? La legge (art. 2943 c.c.) prevede che la prescrizione si interrompe a seguito di: riconoscimento del debito da parte del debitore (art. 2944 c.c.), oppure tramite un’azione giudiziale o una richiesta formale stragiudiziale del creditore rivolta al debitore. In pratica, per interrompere la prescrizione il creditore deve compiere un atto che manifesti in modo inequivoco la volontà di riscuotere, e questo atto deve giungere nella sfera di conoscenza del debitore. Un decreto ingiuntivo notificato certamente interrompe la prescrizione (essendo un atto giudiziale), così come una lettera raccomandata di costituzione in mora inviata al debitore (atto stragiudiziale). Non hanno invece effetto interruttivo le semplici sollecitazioni informali, come telefonate, email ordinarie o SMS: tali comunicazioni, oltre a non avere valore legale, spesso non lasciano traccia documentale opponibile in giudizio . Ad esempio, le chiamate del call center di Fides o messaggi telefonici non valgono a interrompere il decorso della prescrizione – motivo per cui molti debitori che non ricevono atti scritti per anni si trovano con debiti ormai prescritti, nonostante le continue telefonate. Anche una lettera non firmata dal creditore non ha efficacia interruttiva: la Cassazione ha ribadito che la sottoscrizione è un elemento essenziale della lettera di messa in mora ai fini della validità dell’interruzione (Cass. civ. n. 2335/2024) . Dunque, qualora Fides S.p.A. invochi un vecchio debito, è determinante verificare se nei precedenti 5 o 10 anni ti abbia mai inviato una raccomandata A/R o PEC di sollecito, o se il creditore originario abbia avviato azioni legali in passato. In mancanza di atti formali, potresti averti acquisito il diritto di opporre la prescrizione.

È fondamentale comprendere che la prescrizione non opera automaticamente. Il giudice non può rilevarla d’ufficio – in altre parole, se il caso arriva in tribunale, spetta al debitore eccepire la prescrizione nelle forme e tempi giusti, altrimenti il diritto si considera come rinunciato (art. 2938 c.c.) . Ciò significa che anche un credito tecnicamente prescritto può dar luogo a una condanna se il debitore, per ignoranza o disattenzione, non solleva l’eccezione in giudizio. Risulta quindi chiaro perché ricevere assistenza legale è importante: un avvocato esperto saprà riconoscere subito l’eventuale prescrizione e farà valere questa eccezione nel modo corretto e tempestivo, evitando che tu venga condannato a pagare un debito che la legge ormai ti consente di non pagare più.

In conclusione su questo punto: verifica sempre la datazione del debito e degli eventuali atti ricevuti. Se il debito è molto vecchio, c’è la concreta possibilità che sia prescritto o parzialmente prescritto (ad esempio potrebbero essere caduti in prescrizione gli interessi più risalenti a oltre 5 anni, anche se il capitale no). Un professionista potrà aiutarti a ricostruire la cronologia e a individuare con esattezza se e quali somme non sono più dovute per decorso del tempo. Se c’è prescrizione, il legale la contesterà formalmente a Fides S.p.A. (magari in risposta al sollecito, per iscritto) e soprattutto la farà valere in sede giudiziaria qualora la società tenti comunque un’azione di recupero. Spesso già far presente di conoscere i propri diritti induce la società di recupero crediti a desistere o a trattare un accordo molto più favorevole, sapendo che in giudizio rischierebbe di perdere . Nel prossimo paragrafo vedremo infatti anche come utilizzare la carta della prescrizione (quando c’è) nelle trattative di saldo e stralcio.

Cessione del credito a società di recupero: cosa dice la legge

Un altro elemento normativo chiave nel caso in esame è la cessione del credito. Fides S.p.A. spesso agisce in qualità di cessionaria del credito originario: significa che la banca o finanziaria con cui avevi contratto il debito (es. per un prestito, una carta di credito, un fido bancario) ha ceduto il suo credito a Fides, la quale ora ne è proprietaria ed è legittimata a riscuoterlo per sé. La cessione dei crediti è lecita e regolata dal Codice Civile (artt. 1260 e segg. c.c.) e, nel caso di cessioni in blocco di crediti bancari, dal Testo Unico Bancario (art. 58 D.Lgs. 385/1993) e dalla L. 130/1999 sulle cartolarizzazioni. In pratica, gli intermediari finanziari possono cedere portafogli di crediti non riscossi a società specializzate (spesso definite società di recupero crediti o società NPL). Dal punto di vista del debitore ceduto, la legge prevede che debba esserne notificata la cessione (art. 1264 c.c.) oppure che questa venga resa pubblica tramite iscrizione nei pubblici registri o, come avviene nelle cessioni in blocco bancarie, tramite pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale (art. 58 TUB). Ad esempio, è prassi che le banche pubblichino in G.U. un avviso riepilogativo delle categorie di crediti ceduti e che magari inviino una lettera ai debitori ceduti informandoli del passaggio a nuovo creditore.

Tuttavia, dal fatto di ricevere una lettera da Fides non possiamo subito dare per scontato tutto: è lecito e opportuno chiedersi se Fides S.p.A. sia effettivamente titolare del credito e quindi legittimata a esigere il pagamento. Può capitare infatti che, per varie ragioni (mancata o tardiva notifica della cessione, errori nell’inclusione del credito nel pacchetto ceduto, ecc.), il debitore non sia stato correttamente informato o che la catena di cessioni presenti lacune documentali. La legge e la giurisprudenza tutelano il debitore in questo senso, imponendo oneri probatori stringenti al nuovo creditore: in caso di contestazione, spetta alla società cessionaria provare di aver realmente acquisito quello specifico credito. La Corte di Cassazione ha di recente ribadito che chi agisce in giudizio affermandosi successore a titolo particolare del creditore originario (come le società cessionarie NPL) deve fornire la prova documentale della propria legittimazione, ossia dell’inclusione del credito in questione nell’operazione di cessione in blocco ex art. 58 TUB . Non basta, in altre parole, che la cessionaria alleghi di aver comprato “tutti i crediti deteriorati di banca X” né è sufficiente produrre la copia dell’avviso sulla Gazzetta Ufficiale con l’elenco per categorie dei crediti ceduti: se il debitore contesta, il giudice deve verificare concretamente che il credito oggetto di causa fosse ricompreso senza incertezze nel perimetro della cessione . La pubblicazione in G.U. ha valore di mera presunzione indicativa, ma non costituisce prova definitiva qualora il rapporto specifico non sia identificabile con chiarezza . Occorre in genere che la cessionaria esibisca documenti più dettagliati (ad esempio un estratto del contratto di cessione con l’elenco dei crediti ceduti o una dichiarazione analitica della banca cedente) idonei a collegare quel debitore e quel finanziamento all’operazione di cessione. In mancanza, la pretesa può essere rigettata per difetto di legittimazione attiva.

Questi principi sono stati affermati in diverse pronunce recenti: ad esempio Cass. civ. Sez. I, ord. n. 27915/2025 ha confermato la revoca di un decreto ingiuntivo poiché la società cessionaria non aveva provato adeguatamente la titolarità del credito vantato in giudizio; analogamente Cass. n. 17944/2023 e Cass. n. 5478/2024 hanno ribadito che la notifica in Gazzetta Ufficiale non esime dal dover fornire prova rigorosa dell’inclusione del singolo credito ceduto, se il debitore nega di aver mai contratto quel debito o contesta gli estremi della cessione . Cosa significa per il debitore? Che è suo diritto esigere chiarezza: se ricevi una lettera da Fides S.p.A. riferita a un debito che avevi con un’altra banca/società, puoi legittimamente chiedere (anche in via giudiziale, in un’eventuale opposizione) che Fides produca i documenti che attestino la cessione. Diffida dalle mere parole: frasi come “abbiamo acquistato il suo credito” devono trovare riscontro in atti ufficiali. In un dialogo bonario, potresti chiedere a Fides copia della lettera di cessata cessione inviata dalla banca originaria, o dell’estratto della G.U. in cui compare il tuo nominativo o codice rapporto (spesso le cessioni in blocco indicano i numeri di contratto o posizioni). Se Fides rifiuta di fornire riscontri, e il caso finisce in tribunale, sarà compito loro farlo. Una strategia difensiva efficace è proprio quella di contestare la legittimazione della società recuperatrice qualora vi sia anche il minimo dubbio: questo costringe la controparte a “scoprire le carte” e, se non ha documenti solidi, le impedisce di ottenere decreti ingiuntivi facili. Ad esempio, in alcune cause i decreti ingiuntivi ottenuti dalle cessionarie sono stati annullati perché si erano limitate a produrre l’avviso in G.U. senza altri documenti, e il giudice – su eccezione del debitore – ha ritenuto non provata la titolarità del credito (cfr. Cass. 5478/2024). Dunque, non dare nulla per scontato: anche se Fides S.p.A. è una società nota nel settore del recupero crediti, esigi la prova che abbia diritto di riscuotere proprio quel vecchio debito. Questa verifica diventa essenziale soprattutto nel caso in cui tu non riconosca il debito (ad es. perché pensi di averlo già pagato in passato, o perché l’importo richiesto è diverso da quello che ricordavi): contestando per iscritto, potrai mettere in discussione sia l’esistenza del debito sia la titolarità di Fides a riscuoterlo. In tal modo, se ci sono falle nella pratica (importi non dovuti, errori di persona, prescrizione, difetto di legittimazione attiva, ecc.), avrai aperto più fronti di difesa.

Riassumendo, la cessione del credito è alla base dell’intervento di Fides S.p.A., ma va provata. Norme come l’art. 58 TUB e l’art. 1264 c.c. offrono strumenti al creditore per rendere efficace la cessione, ma non spogliano il debitore dei suoi diritti: hai sempre diritto a sapere chi è il tuo creditore e a ricevere documentazione adeguata. Nel dubbio, non effettuare pagamenti finché non ti è chiaro l’intero quadro creditore/debitore. Un avvocato può formalizzare per te una richiesta di documentazione e chiarimenti a Fides, e se necessario opporre un eventuale decreto ingiuntivo proprio sul punto della mancata prova della titolarità del credito.

Necessità di un titolo esecutivo per pignorare

Veniamo ora a un concetto fondamentale: Fides S.p.A., pur essendo eventualmente creditrice, non può procedere direttamente al pignoramento dei tuoi beni se prima non ha in mano un titolo esecutivo. In diritto, il titolo esecutivo è l’atto che conferisce al creditore la facoltà di avviare l’esecuzione forzata. I titoli esecutivi più comuni sono le sentenze di condanna, i decreti ingiuntivi non opposti (diventati esecutivi) e gli altri provvedimenti giudiziari equiparati (anche le cartelle esattoriali lo sono, per i tributi). Senza un titolo esecutivo, qualsiasi azione di pignoramento sarebbe illegittima e impugnabile. Il Codice di procedura civile (art. 474 c.p.c.) infatti stabilisce chiaramente che “non si può procedere a esecuzione forzata se non in virtù di un titolo esecutivo”.

Cosa implica ciò nel contesto del recupero crediti stragiudiziale da parte di Fides? Implica che, finché ti mandano soltanto lettere o ti fanno telefonate, siamo nella fase pre-contenziosa: Fides sta cercando di ottenere un pagamento volontario da parte tua, facendo leva sulla moral suasion o sul timore di conseguenze, ma non ha ancora alcun potere di coercizione legale. In questa fase non possono pignorare nulla, perché appunto manca un provvedimento del giudice che li autorizzi. Come evidenziato anche in fonti divulgative legali, in assenza di titolo esecutivo Fides “non può agire con il pignoramento; può solo sollecitare il pagamento” . È bene esserne consapevoli: ricevere una lettera di sollecito non equivale a ricevere un atto di pignoramento o una visita dell’ufficiale giudiziario. Molti debitori, non conoscendo la differenza, si spaventano al punto da confondere un semplice sollecito con una minaccia imminente di esecuzione: ma legalmente, tra una lettera di Fides e un pignoramento c’è di mezzo un procedimento giudiziario che richiede tempo e documenti.

Ciò non significa però che si possa stare del tutto tranquilli ignorando i solleciti: come già accennato, se il debitore non reagisce, Fides può (e di solito lo fa) procedere a richiedere un decreto ingiuntivo in tribunale, basandosi sul contratto e sul mancato pagamento. Il decreto ingiuntivo è l’atto giudiziario con cui – in assenza di opposizione del debitore – il credito diventa certo, liquido, esigibile e appunto esecutivo. Una volta ottenuto e notificato il decreto ingiuntivo, se tu non fai opposizione entro 40 giorni, quel decreto diviene definitivo ed esecutivo, e a quel punto Fides potrà far partire il pignoramento (ad esempio inviandoti un atto di precetto, che è l’ultimo avviso di pagamento entro 10 giorni, seguito – in mancanza di pagamento – dal pignoramento vero e proprio). In pratica, il sollecito di pagamento è solo un avvertimento stragiudiziale: non sottovalutarlo, ma sappi che da solo non ha efficacia esecutiva. Serve un passaggio in più attraverso i tribunali perché dalle parole si passi ai fatti (coattivi).

Per completezza, menzioniamo che esistono anche titoli esecutivi stragiudiziali in alcuni casi: ad esempio, se il tuo debito originario era stato riconosciuto in un atto pubblico o in una cambiale, quei documenti possono fungere da titolo esecutivo immediato. Ma questo scenario è raro per prestiti comuni: di solito mutui e finanziamenti non pagati richiedono comunque il decreto ingiuntivo (tranne che per alcune lombard o contratti di finanziamento stipulati per atto notarile, che però non è pratica comune). Dunque, nella stragrande maggioranza dei casi come quelli gestiti da Fides S.p.A., devono passare dal giudice prima di poterti attaccare i beni. Fai caso a eventuali frasi nella lettera di Fides del tipo “procederemo per vie legali”: significano appunto che, se non paghi, si attiveranno presso il tribunale per munirsi di un provvedimento esecutivo. Nessuno può “pignorarti subito” dall’oggi al domani senza questo passaggio .

Questa consapevolezza ti permette di gestire meglio la situazione. Invece di farti prendere dal panico, puoi usare il tempo della fase stragiudiziale a tuo vantaggio: ad esempio per verificare con calma la documentazione, far controllare il contratto a un legale (per vedere se ci sono clausole abusive, interessi usurari o altri profili che potrebbero invalidare in tutto o in parte la pretesa), oppure per intavolare una trattativa. Finché Fides non ha un decreto ingiuntivo, potrebbe essere maggiormente disposta a negoziare un accordo transattivo, pur di evitare le lungaggini e le incertezze di un giudizio. Dal canto tuo, hai lo spazio per eventualmente raccogliere risorse (se intendi pagare una parte a saldo e stralcio) o predisporre le difese.

Ricapitolando: nessun bene viene pignorato solo sulla base di una lettera di Fides S.p.A.. Però non bisogna neanche attendere passivamente il titolo esecutivo: è opportuno giocare d’anticipo. Nel prossimo capitolo vedremo infatti la procedura passo-passo dopo la ricezione del sollecito e come muoversi in ciascuna fase, dal precontenzioso all’eventuale contenzioso, fino all’esecuzione, indicando per ogni stadio cosa può fare Fides e cosa puoi (e dovresti) fare tu.

Procedura passo-passo dopo il sollecito di Fides S.p.A.

Ricevere un sollecito di pagamento da Fides S.p.A. è il primo passo di un iter che potrebbe evolvere in diverse direzioni. Vediamo cosa succede tipicamente dopo la notifica della lettera e quali sono gli step successivi. Comprendere questa procedura ti aiuterà a prevedere le mosse della società di recupero crediti e a reagire tempestivamente con le azioni giuste. Illustreremo ogni fase dal punto di vista di Fides (“cosa può fare”) e dal punto di vista tuo, del debitore (“cosa puoi fare tu”), presentando anche una tabella riepilogativa per chiarezza.

Fase 1: Sollecito (Pre-contenzioso stragiudiziale)

Cosa fa Fides: Inizialmente Fides S.p.A. invia una comunicazione di sollecito. Può trattarsi di una lettera cartacea inviata per posta ordinaria o raccomandata, oppure di un messaggio via email/PEC, o persino di un contatto telefonico. Nella comunicazione generalmente viene indicato l’importo richiesto, la provenienza del debito (ad es. “prestito X ceduto dalla banca Y” oppure “credito carta di credito non rimborsato”), e si invita il debitore a mettersi in contatto per definire la posizione (spesso entro un termine breve, tipo 7 o 10 giorni). Talvolta la lettera può contenere toni decisi e riferimenti a possibili “azioni legali in mancanza di riscontro”. L’obiettivo di Fides, in questa fase, è ottenere una risposta dal debitore e possibilmente un impegno di pagamento volontario, senza dover passare subito per vie giudiziarie. È importante notare che questa lettera non è un atto giudiziario: non proviene dal Tribunale, ma è redatta dalla società stessa (o dal suo ufficio legale interno) e non ha formule esecutive. In alcuni casi, Fides può proporre direttamente una soluzione transattiva sin dal primo contatto – ad esempio offrendo una riduzione dell’importo se si paga subito una certa cifra – oppure può limitarsi a chiedere il saldo integrale. Spesso vengono forniti recapiti telefonici di referenti o istruzioni per il pagamento (IBAN, bollettino). Parallelamente, Fides potrebbe telefonarti: le chiamate di sollecito mirano a sollecitare una promessa di pagamento o a “sondare” la disponibilità del debitore.

Cosa puoi fare tu: Questa è la fase in cui hai maggiore libertà di azione e puoi impostare la strategia. Prima di tutto, mantieni la calma. Il tono allarmante della lettera è studiato per spingerti a pagare, ma ricorda che sei ancora in tempo per valutare con calma. Non ignorare la comunicazione, anche se arriva per posta semplice: il silenzio assoluto può indurre Fides a procedere subito con azioni legali, ritenendoti inattivo. È bene invece rispondere in forma scritta e in maniera formale – preferibilmente tramite raccomandata A/R o PEC – così da creare un riscontro documentale. Nella risposta (meglio se predisposta da un avvocato), puoi:

  • Chiedere chiarimenti e documentazione: ad esempio, domanda copia del contratto originario, dell’eventuale atto di cessione, del dettaglio di calcolo degli interessi e spese. Questo metterà pressione a Fides affinché dimostri ciò che chiede.
  • Contestare eventuali aspetti: se già emergono profili come la prescrizione del debito, la contestazione di alcuni addebiti, o il fatto che tu non riconosci quel credito (perché mai comunicato prima, o perché pagato), dichiaralo espressamente. Ad esempio: “Contesto la pretesa in quanto il credito appare estinto per intervenuta prescrizione decennale, non avendo io ricevuto atti interruttivi utili dal …” ecc. Oppure: “Non riconosco la somma richiesta, di cui si chiede specifica causale e prova documentale”. In tal modo fai capire di non essere un bersaglio facile.
  • Evitare ammissioni imprudenti: è fondamentale non formulare frasi che possano essere interpretate come un riconoscimento del debito (ex art. 2944 c.c.), a meno che tu non abbia già deciso di pagare e stia negoziando le condizioni. Evita quindi espressioni come “so di dover pagare ma…” o “non ho i soldi adesso, pagherò più avanti”: queste equivalgono ad ammettere il debito e interrompono la prescrizione. Mantieni un tono fermo ma neutro, chiedendo verifiche e magari adducendo motivi per cui la richiesta non è (o potrebbe non essere) dovuta. Un avvocato conosce bene queste formulazioni e può redigere una lettera che tuteli i tuoi diritti senza concedere nulla di pregiudizievole.
  • Valutare un contatto telefonico mirato: in genere è sconsigliabile discutere a lungo al telefono con i recuperatori, perché si rischia di dire qualcosa di sconveniente o di subire pressioni psicologiche. Se proprio vuoi sentire di che si tratta, limitati a raccogliere informazioni (importo, origine del debito, eventuali proposte) senza sbilanciarti in promesse. Meglio ancora, delega il tuo legale a contattarli: quando sanno che sei assistito, spesso moderano i toni e capiscono che la partita sarà più tecnica.

In questa fase puoi anche iniziare a valutare le opzioni di soluzione: ad esempio, se riconosci il debito e hai liquidità sufficiente, potresti istruire il tuo consulente a proporre a Fides un saldo e stralcio (di cui diremo a breve) offrendo una percentuale sul dovuto. Oppure, se il debito è contestabile, prepararti a resistere all’eventuale causa (raccogliendo i documenti necessari, come ricevute di pagamenti passati, estratti conto, ecc.). Tieni un registro di tutti i contatti: se Fides ti chiama più volte, annota date e contenuto delle telefonate; se ricevi ulteriori lettere, conservale. Queste informazioni potranno essere utili in seguito (ad esempio, se ti arrivano telefonate moleste a orari improbabili, potresti addirittura valutarne la segnalazione come comportamento aggressivo ai sensi del Codice del Consumo). Ma generalmente, mostrando fin da subito di voler dialogare in modo formale e consapevole, è probabile che Fides approcci il caso con maggiore cautela.

In tabella riassumiamo le azioni tipiche di questa fase:

FaseCosa può fare Fides (creditore)Cosa puoi fare tu (debitore)
Pre-contenzioso (sollecito stragiudiziale)Inviare lettere, email o fare telefonate di sollecito. <br>Prospettare azioni legali future se non paghi. <br>Eventualmente proporre un accordo (es. sconto per pagamento rapido).Verificare la legittimità del debito (prescrizione, importo, documenti). <br>Rispondere per iscritto in modo formale (meglio via legale), chiedendo prove e contestando dove opportuno. <br>Evitare riconoscimenti espliciti del debito. <br>Valutare possibili soluzioni (saldo e stralcio, dilazione) da proporre in modo condizionato.

Fase 2: Azione legale (Decreto ingiuntivo e giudizio di opposizione)

Cosa fa Fides: Se la fase stragiudiziale non porta esito (ad esempio, il debitore non paga né trova un accordo), Fides S.p.A. può passare alla fase contenziosa. Nella maggior parte dei casi, ciò avviene tramite la richiesta di un decreto ingiuntivo al tribunale competente. Fides si rivolgerà a un avvocato e depositerà un ricorso monitorio allegando le prove del credito (contratto, estratto conto del debito residuo, eventuale atto di cessione, ecc.). I tribunali, se la documentazione appare in ordine, emettono un decreto ingiuntivo che ingiunge a te, debitore, di pagare la somma entro 40 giorni, avvertendoti che in difetto si procederà forzatamente. Questo decreto viene poi notificato a te a mezzo ufficiale giudiziario (di solito presso la tua residenza o domicilio). Da quando ricevi la notifica, decorre il termine di 40 giorni per fare opposizione. Fides può anche chiedere che il decreto sia provvisoriamente esecutivo (in casi particolari previsti dall’art. 642 c.p.c., ad es. se ha assegni o se il credito è fondato su cambiali o riconoscimenti di debito autenticati), il che le consentirebbe di iniziare il pignoramento senza attendere i 40 giorni; ma per crediti chirografari comuni questa provvisoria esecutorietà non è automatica e spesso i giudici non la concedono se il credito non presenta requisiti particolari di pericolo nel ritardo. Nella generalità dei casi, dunque, dopo averti notificato il decreto, Fides attende 40 giorni: se tu non reagisci in questo periodo, trascorso tale termine il decreto diventa definitivo. Viceversa, se presenti opposizione in tempo, si apre un vero e proprio giudizio di cognizione (una causa civile ordinaria) in cui Fides dovrà dimostrare la fondatezza della sua pretesa e tu potrai far valere tutte le tue eccezioni difensive. Durante il giudizio di opposizione, Fides non può procedere al pignoramento, a meno che non abbia ottenuto una clausola di provvisoria esecutorietà; in genere l’azione esecutiva rimane sospesa fino alla sentenza, salvo che il giudice – su istanza di Fides – conceda una provvisoria esecuzione (ad esempio se il debitore non contesta affatto la somma ma chiede solo termini di grazia, oppure in altre ipotesi previste dall’art. 648 c.p.c.).

In alternativa al decreto ingiuntivo, Fides potrebbe notificarti direttamente un atto di citazione per il pagamento, ma questo è meno frequente perché il procedimento monitorio è più rapido e conveniente per il creditore. Un atto di citazione aprirebbe comunque un giudizio immediato dove tu saresti convenuto; anche in quel caso avresti termini per costituirti e difenderti (generalmente 20 giorni prima dell’udienza fissata). Sia il decreto ingiuntivo che l’eventuale citazione sono atti formali, notificati tramite ufficiale giudiziario o PEC: difficilmente passano inosservati.

Cosa puoi fare tu: Se ricevi un decreto ingiuntivo da parte di Fides, non perdere tempo! Questo è il momento di attivarsi con massima urgenza. Entro 40 giorni dalla notifica devi, tramite avvocato, presentare un’opposizione al decreto ingiuntivo presso il tribunale indicato. L’opposizione è un atto di citazione con cui tu (opponente) contesti il decreto e fai valere le tue ragioni. È fondamentale rivolgersi immediatamente a un legale appena ti viene notificato il decreto: più aspetti, meno tempo avrà l’avvocato per preparare una difesa accurata. Nell’opposizione potrai far valere tutte le eccezioni di merito e di procedura: ad esempio, eccepire la prescrizione (se non lo avevi già fatto e sussisteva), la mancanza di legittimazione di Fides (come spiegato sopra, se pensi che non abbia provato la cessione), la carenza di prova su importi o interessi (magari Fides non ha prodotto il contratto originale o il conteggio degli interessi è errato), oppure eccepire nullità contrattuali (tassi usurari, clausole anatocistiche, indeterminatezza del tasso, vizi nel contratto di finanziamento che possano inficiarlo). Potrai anche chiedere la sospensione della provvisoria esecutività del decreto (qualora fosse stata concessa) presentando apposita istanza in prima udienza. Insomma, avrai l’opportunità di giocarti la partita in tribunale, con la garanzia del contraddittorio e la possibilità di far valere i tuoi diritti. Ricorda: se non ti opponi entro i 40 giorni, il decreto diventerà cosa giudicata e a quel punto potrai solo cercare soluzioni esecutive (tipo rateizzare spontaneamente o subire il pignoramento per poi magari chiedere una conversione del pignoramento). Non ci sarà più modo di discutere nel merito se il debito era dovuto o no. Quindi mai far scadere i termini! Se per qualche motivo hai scoperto tardi la notifica (ad esempio perché eri temporaneamente irreperibile), esistono rimedi come l’opposizione tardiva (art. 650 c.p.c.) ma sono situazioni complesse e da valutare caso per caso.

Durante il giudizio di opposizione, dovrai collaborare col tuo avvocato fornendo tutta la documentazione e gli elementi utili. Ad esempio, se eccepisci di aver pagato parte del debito, dovrai esibire le ricevute; se sostieni la prescrizione, sarà importante mostrare di non aver ricevuto atti in date successive; se contesti interessi, il tuo legale potrà servirsi di consulenti contabili per ricalcolare il dovuto. Il giudizio può durare diversi mesi o qualche anno a seconda della complessità, ma intanto guadagni tempo e soprattutto hai la chance di spuntarla o quantomeno di ottenere magari una condanna ridotta (a volte contestare interessi e spese porta a decurtare notevolmente il totale). Sappi inoltre che, spesso, l’avvio dell’opposizione può riaprire il dialogo con Fides: di fronte a una causa, la società potrebbe offrire un accordo transattivo più favorevole pur di chiudere subito la vicenda ed evitare l’incertezza di un giudizio. È quello che in gergo si chiama “trattativa in pendenza di causa”. Ovviamente, valuta tali proposte insieme al tuo avvocato: se le tue difese sono solide (es. prescrizione palese, vizi grossolani), potresti voler attendere la sentenza; se invece il risultato è incerto, un accordo può convenire.

Se invece ricevi un atto di citazione (caso raro in ambito bancario per il recupero crediti, ma possibile), dovrai costituirti in giudizio entro i termini indicati (tipicamente 20 giorni prima dell’udienza) con un comparsa di risposta, sempre tramite avvocato, sollevando le medesime eccezioni difensive di cui sopra. La sostanza non cambia molto: cambia solo la forma del procedimento.

Riassumiamo anche questa fase in tabella:

FaseCosa può fare FidesCosa puoi fare tu
Contenzioso (azione legale)Deposita ricorso per decreto ingiuntivo in tribunale, ottenendo un D.I. per l’importo dovuto. <br>Notifica il decreto ingiuntivo al debitore. <br>(Eventualmente, atto di citazione come via ordinaria alternativa).Dopo notifica del D.I.: Presentare opposizione entro 40 giorni, tramite avvocato, eccependo prescrizione, difetti di prova, vizi del credito ecc. <br>Chiedere sospensione della esecuzione provvisoria se concessa. <br>Partecipare attivamente al giudizio di opposizione, fornendo prove a tuo favore. <br>Valutare transazione in corso di causa se vantaggiosa.

Fase 3: Esecuzione forzata (pignoramento) e soluzioni in extremis

Cosa fa Fides: L’ultima fase, quella esecutiva, scatta se Fides ha ottenuto un titolo esecutivo definitivo e il debitore ancora non paga spontaneamente. A questo punto la società (tramite i suoi legali) procederà con un atto di precetto, ovvero un’intimazione di pagamento entro almeno 10 giorni, notificata come il decreto. Trascorsi i 10 giorni senza pagamento, potrà richiedere all’ufficiale giudiziario di eseguire un pignoramento. Il pignoramento può colpire vari beni: ad esempio il conto corrente (pignoramento presso terzi: la banca viene obbligata a vincolare le somme), lo stipendio/pensione (pignoramento presso il datore di lavoro o l’INPS, nei limiti di 1/5 per i crediti ordinari), oppure i beni mobili o immobili intestati al debitore (pignoramento mobiliare in casa o immobiliare su case/terreni, se di valore adeguato al credito). In questa fase Fides agirà con la massima efficacia per recuperare il dovuto, includendo anche le spese legali e gli interessi maturati. È possibile che, prima di pignorare, Fides faccia svolgere delle indagini patrimoniali (anche tramite accesso alle banche dati come l’Anagrafe Tributaria, il PRA per veicoli, i registri immobiliari) per individuare dove conviene pignorare. Ad esempio, se hai uno stipendio, quasi certamente tenteranno il pignoramento presso il datore di lavoro; se sei autonomo, potrebbero colpire il conto o eventuali crediti verso clienti; se possiedi immobili, potrebbero iscrivere ipoteca (se il debito supera 20.000€ circa) come passo preliminare e poi procedere all’espropriazione. Da notare: una volta avviata l’esecuzione, aumentano i costi a tuo carico (spese di esecuzione, compensi aggiuntivi, ecc.) e l’importo lievita. Fides potrebbe comunque restare aperta a accordi anche in extremis (in molti casi, davanti a un pignoramento imminente, i debitori trovano un accordo per pagare a rate evitando la vendita all’asta, perché conviene anche al creditore evitare tempi lunghi delle aste). Ma formalmente, una volta al pignoramento, Fides ha il coltello dalla parte del manico: può procedere coattivamente alla liquidazione dei beni pignorati per soddisfarsi.

Cosa puoi fare tu: Se si è giunti a questa fase, vuol dire che o non ti sei opposto al titolo nei termini, oppure hai perso la causa di opposizione. Le tue armi difensive a questo punto si riducono, ma qualcosa è ancora possibile. Intanto, anche dopo il precetto e prima che inizi il pignoramento, puoi evitare l’esecuzione pagando il dovuto (magari accendendo un finanziamento, rivolgendoti a un familiare, ecc.). Se non puoi pagare tutto insieme, contatta subito Fides (o il loro legale) prima che scada il precetto: spesso accettano di fare un piano di rientro rateale anche all’ultimo, perché preferiscono incassare in modo concordato piuttosto che avventurarsi in un pignoramento che potrebbe dare esiti incerti. Sappi che, però, in questa fase la tua forza contrattuale è bassa: se non hai difese legali residue, probabilmente dovrai accettare condizioni meno favorevoli (ad es. rateizzazione breve e per l’intero importo, con poche o nessuna riduzione). Non aspettare che arrivi l’ufficiale giudiziario a casa o sul lavoro: cerca di trovare un accordo prima, tramite il tuo avvocato, magari chiedendo almeno di evitare il pignoramento in cambio dell’impegno a pagare secondo un calendario preciso.

Se il pignoramento è già partito (es. ti bloccano il conto, o ti arriva l’atto di pignoramento dello stipendio), hai ancora un ultimo strumento: la conversione del pignoramento (art. 495 c.p.c.), che consiste nel chiedere al giudice di esecuzione di sostituire ai beni pignorati una somma di denaro che versi tu come debitorio esecutato, anche rateizzabile fino a 36 mesi. In pratica, se ti pignorano uno stipendio, puoi proporre: “liberate il pignoramento e vi verso io tot al mese direttamente”. Il giudice spesso accoglie se garantisci il pagamento integrale con cauzione iniziale e rate trimestrali. Questo strumento, tuttavia, richiede di avere comunque risorse per coprire il debito (è una sorta di rateazione giudiziaria del debito in sede esecutiva).

Va detto che, se non hai proprio modo di pagare e il tuo patrimonio è insufficiente (ad es. nulla da pignorare, o solo stipendio al minimo pignorabile), potresti trovarti in una situazione di persistente insolvenza. In tali casi estremi, potrebbe valere la pena valutare le procedure di sovraindebitamento di cui parleremo nel capitolo successivo: ad esempio, la liquidazione controllata dei beni (ex liquidazione del patrimonio) può portare a liberarti dei debiti residui anche se non li paghi completamente, offrendo però ai creditori tutto il pignorabile in un’unica procedura ordinata. È una soluzione drastica (equivalente a una specie di “piccolo fallimento” personale), ma garantisce la esdebitazione finale, cioè la cancellazione dei debiti insoddisfatti.

Riassunto in tabella della fase esecutiva:

FaseCosa può fare FidesCosa puoi fare tu
Esecuzione (titolo esecutivo ottenuto)Notificare atto di precetto (pagamento entro 10 gg). <br>Avviare pignoramento di stipendio, conto corrente, beni mobili o immobili. <br>Eventualmente iscrivere ipoteca sugli immobili (per crediti > €20.000). <br>Procedere con vendita all’asta o assegnazione dei beni pignorati.Pagare per evitare l’esecuzione (anche chiedendo aiuto o prestiti). <br>Proporre subito un accordo di saldo o una rateazione per evitare il pignoramento. <br>Se il pignoramento è iniziato: chiedere la conversione del pignoramento depositando una somma e rateizzando il resto (fino a 36 mesi con autorizzazione del giudice). <br>Valutare procedure di sovraindebitamento per liberarsi dei debiti residui se la situazione è insostenibile.

Difese e strategie legali del debitore

Dopo aver delineato il percorso tipico di un recupero crediti, approfondiamo ora le strategie difensive che il debitore può adottare per contestare, sospendere o ridurre il debito richiesto da Fides S.p.A. Le difese possono essere attivate in varie fasi: sia in risposta al semplice sollecito stragiudiziale, sia – a maggior ragione – in sede giudiziale qualora la vicenda arrivi davanti al giudice. Presentiamo di seguito le principali linee di difesa legale, ricordando che è sempre raccomandabile farsi assistere da un professionista per metterle in atto correttamente.

Contestare la legittimità e l’esigibilità del credito

1. Eccezione di prescrizione: Come già ampiamente trattato, se il debito è antico e sono decorsi i termini previsti dalla legge senza atti interruttivi validi, la prima difesa è dichiarare che il credito è prescritto. Questa eccezione va sollevata formalmente (idealmente tramite un atto scritto inviato a Fides e poi, se del caso, davanti al giudice). La prescrizione estingue il diritto del creditore, quindi è una difesa potentissima: un debito prescritto è un debito “morto”. Attenzione però: sollevarla tempestivamente è cruciale; come detto, se ti fanno causa e non la eccepisci, la perdi. Inoltre, l’onere della prova di un’eventuale interruzione spetta poi al creditore: una volta che tu dichiari “il credito è prescritto al tal giorno”, sarà Fides a dover dimostrare che ad esempio 3 anni fa ti mandò una raccomandata che ha interrotto (producendone la copia e la ricevuta). Se Fides non prova atti interruttivi, il giudice dichiarerà non dovuto il pagamento per intervenuta prescrizione .

2. Difetto di legittimazione attiva (cessione non provata): Un’altra linea di difesa, menzionata nel contesto normativo, è contestare che Fides non ha dimostrato di essere il vero creditore. Questa eccezione (spesso chiamata “difetto di legittimazione attiva”) è pertinente soprattutto in giudizio: nel decreto ingiuntivo opposto, il tuo avvocato può scrivere che “la società istante non ha fornito prova della titolarità del credito azionato, limitandosi ad allegare l’avviso di cessione in G.U., documento insufficiente a identificare il credito specifico”. Come visto, la Cassazione ti appoggia su questo fronte . Se il giudice ritiene non provata la cessione, Fides perde la causa indipendentemente dal merito del debito. Va detto che spesso, a seguito di tale eccezione, Fides correrà ai ripari depositando in corso di causa la documentazione mancante (es. contratto di cessione o attestazione della banca cedente): ma se non lo fa, o se i documenti restano lacunosi, la tua opposizione può prevalere. Anche in fase stragiudiziale, puoi usare quest’argomento per “mettere alla prova” Fides: chiedi di mostrarti la cessione.

3. Mancanza di prova del credito: Legato al punto precedente, ma più ampio, è il concetto di onere della prova. In un processo civile, il creditore deve provare il fatto costitutivo del suo diritto, ovvero che tu hai contratto quel debito e non lo hai pagato. Ciò implica presentare il contratto originario (firmato da te) e i conti che mostrano il calcolo delle somme dovute (rate non pagate, interessi). Se Fides – o la banca originaria – non dispone del contratto firmato, sarà difficile per loro vincere una causa qualora tu contesti l’esistenza stessa del rapporto. A volte accade per vecchi crediti smarriti negli archivi che l’unica traccia sia un estratto conto, ma non il contratto: in tal caso, se tu affermi “io non ho mai sottoscritto nulla o contesto quelle condizioni”, la mancanza del documento originale può portare al rigetto della domanda del creditore (molti tribunali hanno deciso così quando mancava il contratto di finanziamento). Similmente, se i conteggi sono errati o non trasparenti, puoi contestare gli importi: l’onere di dimostrare come si arriva alla somma richiesta è del creditore. Quindi, fai attenzione: Fides ti chiede 10.000€… ma come sono composti? Capitale? Interessi? Mora? Spese? Chiedilo. Se non ottieni risposta, sarà un punto a tuo favore davanti al giudice. Contestare il quantum (cioè la quantità dovuta) può portare magari non all’annullamento totale, ma a una riduzione significativa (ad esempio eliminando interessi non dovuti perché prescritti o non pattuiti).

4. Vizi del contratto originario: Un approccio più tecnico consiste nell’esaminare il contratto di finanziamento alla ricerca di clausole nulle o violazioni di legge. Ad esempio, se il tasso di interesse applicato era usurario (superiore ai tassi soglia fissati trimestralmente), puoi eccepire l’usura e chiedere la nullità della clausola interessi (pagheresti solo il capitale residuo senza interessi, o addirittura potresti chiedere la restituzione di interessi indebitamente pagati, se ne avevi pagati). Oppure, in vecchi contratti di credito revolving o cessione del quinto, c’erano a volte clausole abusive (come polizze assicurative obbligatorie non restituite, commissioni occulte, patti anatocistici per capitalizzare interessi). La legge n. 108/1996 tutela dal tasso usurario; il codice del consumo tutela dalle clausole vessatorie; il codice civile sanziona nullità per indeterminatezza dell’oggetto se il contratto non indicava chiaramente il TAEG, ecc. Sono difese complesse che richiedono perizie, ma possono fare la differenza: se ad esempio dimostri che su un prestito c’erano tassi fuorilegge, il giudice può dichiarare che non sono dovuti interessi oltre la soglia, riducendo drasticamente il debito.

5. Pagamenti già effettuati o altre cause estintive: Non dimenticare di segnalare se avevi già pagato in passato qualcosa. Può sembrare banale, ma capita che nella cessione del credito si “perdano per strada” accrediti o pagamenti parziali fatti dal debitore. Se conservi ricevute di versamenti (anche parziali) fatti alla banca originaria o a precedenti società di recupero, mostrale: il saldo richiesto potrebbe non averne tenuto conto. Così come se c’erano accordi transattivi verbali poi saltati – riferisci ogni dettaglio utile. Altre possibili cause di estinzione: compensazione (ad es. se avevi un controcredito verso la banca), remissione del debito (se hai lettere dove pare che la banca avesse rinunciato), ecc. Sono casi rari, ma vanno valutati.

6. Vizi formali e procedurali: In aggiunta ai vizi di merito, controlla sempre gli aspetti formali. Ad esempio, se hai ricevuto la notifica del decreto ingiuntivo, era regolare? L’ufficiale giudiziario ha rispettato le formalità (data, luogo, eventuale consegna a familiare, ecc.)? Ci sono casi in cui un’opposizione vince per vizi di notifica o difetti procedurali (magari il decreto è stato notificato a un vecchio indirizzo e tu l’hai saputo tardi). Anche il difetto di giurisdizione o competenza è un’eccezione da valutare: se per ipotesi Fides ha adito un foro incompetente (non succede spesso perché seguono le regole: di solito è competente il tribunale del tuo domicilio per queste materie), potresti contestarlo. Ancora, verifica se Fides aveva realmente titolo per agire: ad esempio, se è priva di licenza o autorizzazione come recupero crediti (in Italia le società che svolgono recupero per conto terzi devono essere iscritte in apposito elenco tenuto dalla Prefettura, ex art. 115 TULPS). Fides S.p.A. è nota e sicuramente autorizzata, ma qualora si trattasse di un soggetto meno conosciuto, puoi chiedere prova dell’autorizzazione. Agire senza titolo sarebbe illecito.

In definitiva, la tua strategia di difesa dovrebbe essere un mix personalizzato di queste eccezioni, costruito sul tuo caso concreto. L’avvocato è il regista di questa strategia: studierà il fascicolo e deciderà quali argomenti usare, anche in base alla giurisprudenza più recente. Ad esempio, se la tua eccezione di prescrizione ha altissime chance, la porrà in primissimo piano; se invece il contratto presenta tassi potenzialmente usurari, ordinerà subito una perizia tecnica per corroborare l’eccezione in giudizio. In sede di opposizione a decreto ingiuntivo, tutte le eccezioni vanno sollevate a pena di decadenza nei primi atti, quindi la preparazione iniziale del caso è cruciale.

Sospendere le azioni esecutive

Quando c’è di mezzo un atto giudiziario (decreto ingiuntivo, precetto, pignoramento), un obiettivo fondamentale è spesso ottenere una sospensione dell’efficacia esecutiva, per guadagnare tempo e spazio di manovra. Ci sono vari momenti in cui si può chiedere la sospensione:

  • Nel giudizio di opposizione a D.I.: depositando l’opposizione, il tuo avvocato può contestualmente chiedere al giudice di sospendere l’esecuzione del decreto ingiuntivo (art. 649 c.p.c.) se nel frattempo Fides avesse già iniziato un’esecuzione (cosa possibile solo se il D.I. era provvisoriamente esecutivo). Di solito, comunque, il D.I. “normale” non è esecutivo fino a 40 giorni, dunque l’opposizione tempestiva impedisce che decada il termine. Ma se Fides aveva ottenuto la clausola di provvisoria esecutorietà, allora la sospensione può bloccare eventuali pignoramenti in corso, su ordine del giudice, quando ci sono gravi motivi (ad es. fumus buono dell’opposizione, irreparabile pregiudizio altrimenti).
  • Nel giudizio di opposizione a precetto o a pignoramento: Se per qualche ragione non ti sei opposto al D.I. in tempo ma ritieni che l’esecuzione abbia vizi propri (es. il precetto è viziato o è stato intimato un importo maggiore del titolo, oppure il pignoramento è avvenuto su beni impignorabili, o altri motivi specifici), puoi proporre un’opposizione all’esecuzione o agli atti esecutivi (artt. 615 e 617 c.p.c.). In tali casi, si può chiedere al giudice dell’esecuzione di sospendere il processo esecutivo se ricorrono gravi motivi. È un’ultima spiaggia, spesso legata a questioni tecniche. Ad esempio, se Fides volesse pignorare la tua prima casa (abitazione principale non di lusso) per un credito chirografario, oggi non è consentito per legge (D.L. 83/2015 ha introdotto un divieto per crediti sotto 120k su prima casa): potresti opporre questa impignorabilità e chiedere sospensione. Oppure se rilevi che il precetto è stato notificato mentre pendeva già il termine di 40 giorni del D.I. (quindi anticipatamente), contesti la procedura. Insomma, sono evenienze particolari.
  • In procedura di sovraindebitamento: va segnalato che, se intraprendi una procedura ex L.3/2012 (o Codice della crisi attuale), la legge prevede misure protettive. Ad esempio, dal momento in cui il giudice ammette la procedura (piano del consumatore o concordato minore) può disporre la sospensione di tutte le azioni esecutive dei creditori sul patrimonio del debitore. Quindi, se hai i requisiti e presenti un’istanza di sovraindebitamento prima che il pignoramento vada troppo avanti, potresti ottenere un congelamento delle esecuzioni. Ne parleremo nella sezione dedicata, ma è importante sapere che esiste questa chance, specie per chi ha più debiti e sta subendo diversi attacchi dai creditori.

In tutti i casi, ottenere una sospensione è delicato: serve convincere il giudice che senza sospendere subiresti un danno grave e difficilmente rimediabile (es. vendita di casa, perdita di soldi poi irrestituibili se vinci la causa, ecc.). Un avvocato esperto saprà impostare bene l’istanza, citando la giurisprudenza e mostrando il fumus boni iuris (ossia che le tue ragioni paiono fondate).

Trattativa per saldo e stralcio (accordo transattivo)

Parallelamente alle vie giudiziarie, o anche in alternativa, esiste sempre la possibilità di cercare un accordo stragiudiziale con Fides S.p.A. per chiudere la posizione debitoria in modo concordato. Il cosiddetto saldo e stralcio è proprio questo: un accordo transattivo in cui tu paghi una somma inferiore al totale dovuto, e in cambio il creditore accetta di considerare estinto definitivamente il debito, rinunciando a qualsiasi ulteriore pretesa. Si tratta di una soluzione win-win potenziale: il debitore risparmia, il creditore incassa subito (o in poche soluzioni) evitando la lunga incertezza del recupero giudiziale.

Come funziona un saldo e stralcio? In genere, dopo aver analizzato la tua situazione, si formula una proposta a Fides. La proposta può venire da te spontaneamente oppure essere suggerita dalla stessa Fides (talvolta, nelle lettere, offrono già uno sconto se paghi entro tot giorni). È consigliabile che la trattativa sia condotta dal tuo avvocato o consulente, per evitare passi falsi. Nella proposta si indica un importo che si è disponibili a pagare – ad esempio il 30% del debito nominale – e possibilmente le ragioni per cui conviene al creditore accettare (es. “il debitore non ha altri beni aggredibili, rischio prescrizione prossimo, volontà di definire bonariamente” etc.). Fides valuterà e spesso contro-proporrà un importo più alto. La percentuale di stralcio dipende da molti fattori: quanto è vecchio il debito, quanto è documentato, se ci sono garanzie (un conto è un debito chirografario da un disoccupato, un altro è un debito garantito da ipoteca su immobile: nel primo caso la società accetterà percentuali molto basse perché rischia di non recuperare nulla; nel secondo caso sarà meno propensa a sconti). In linea di massima, per debiti non garantiti acquistati da società come Fides, gli sconti possibili vanno dal 20-30% fino a punte del 70-80% nei casi disperati (ad esempio crediti ultradecennali quasi prescritti, o debitore nulla tenente). Spesso ci si assesta intorno al 50%. Ad esempio, se devi 10.000€, potresti chiudere a 4.000-5.000€; ci sono casi riportati in cui 18.000€ sono stati stralciati a 4.800€ , quindi circa il 27%. Ogni caso è a sé. Tieni presente che Fides probabilmente ha acquistato il tuo credito dalla banca pagando esso stesso una percentuale (magari il 10-20%). Quindi se incassa più di quella quota, è già in guadagno.

Aspetti cruciali da curare: Un accordo di saldo e stralcio deve essere messo per iscritto e formulato correttamente. Non basta versare i soldi e sperare. Bisogna redigere un documento (spesso lo predispone la stessa Fides) in cui si dichiara che pagando X euro entro la data Y, il debitore sarà liberato da ogni ulteriore obbligo e il creditore rinuncia al residuo. Questo documento deve contenere una clausola di rinuncia tombale a ogni pretesa ulteriore da parte del creditore . È fondamentale che sia scritto in modo chiaro e inequivoco: frasi ambigue potrebbero lasciare spiragli a richieste future (ad esempio, se non si menzionano espressamente gli interessi o le spese legali, la società poco corretta potrebbe un domani pretendere quelli). Fai attenzione ai moduli standard che spesso inviano: alcuni contengono diciture fuorvianti come “saldo a stralcio salvo buon fine e fatti salvi diritti di terzi” che lasciano troppa incertezza. Un avvocato esperto riformulerà l’accordo per proteggerti, inserendo tutte le clausole necessarie: la dichiarazione che il pagamento è effettuato a titolo transattivo e novativo, la liberatoria totale (“null’altro avrò più a pretendere…”), l’eventuale cancellazione di segnalazioni pregiudizievoli (se il tuo nome è in CRIF come cattivo pagatore, nell’accordo puoi pattuire che segnalino la posizione come chiusa per accordo transattivo, così migliorando il tuo credit scoring) . Anche la tempistica del pagamento va fissata: immediato o rate? Se rate, prevedere che il mancato pagamento di una rata fa decadere il beneficio e l’intero debito originario risorge (di solito purtroppo le società vogliono questa clausola, per tutelarsi). Cerca di ottenere magari la condizione che se hai pagato una parte e salta l’accordo, quella parte venga almeno scalata dal debito (a volte si può pattuire).

Importante: mai inviare un pagamento “a caso” sperando di stralciare. Ad esempio, non fare bonifici parziali scrivendo “saldo per stralcio” nell’oggetto senza un accordo formale: rischi di aver solo interrotto la prescrizione e riconosciuto il debito senza ottenere nulla in cambio . Qualsiasi pagamento va fatto dopo aver ricevuto l’accordo firmato da entrambe le parti (o contestualmente alla firma se di persona). Idealmente, lo scambio è: tu firmi l’accordo e paghi X euro, loro contestualmente ti firmano una quietanza liberatoria dove attestano di aver ricevuto X euro a completo saldo.

Conviene il saldo e stralcio? Dal punto di vista del debitore, conviene se l’importo stralciato è sensibilmente minore del dovuto e se si ha la liquidità per farvi fronte (spesso richiedono pagamento in unica soluzione o poche rate). È una soluzione rapida e definitiva, a patto che l’accordo sia ben fatto . Se però il debito appare non dovuto per motivi di prescrizione o vizi e la società potrebbe non vincere in giudizio, a volte puoi non offrire nulla e puntare a vincere in tribunale. Dipende dal grado di rischio che vuoi assumerti e dalla tua capacità di attendere l’esito della causa. In ogni caso, un piccolo pagamento a saldo a volte psicologicamente alleggerisce e chiude ogni questione, dando pace. Valuta il rapporto costo/beneficio con consulenza legale: un avvocato onesto ti dirà “questo caso lo vinciamo facile, non pagare nulla” oppure “è rischioso, se chiudi pagando il 30% ti togli il pensiero e risparmi possibili ulteriori spese”.

Dal punto di vista di Fides, accettano il saldo e stralcio perché preferiscono “pochi, maledetti e subito” piuttosto che investire soldi in cause lunghe e magari infruttuose. Sanno che su crediti vecchi un giudice potrebbe tagliare interessi o rigettare la domanda. Dunque la trattativa è spesso possibile.

Esempio pratico di saldo e stralcio riuscito: Un caso reale: un debitore garante di un prestito da €18.000, inseguito da Fides dopo il default del principale obbligato. Dopo verifica delle carte (c’erano state mancanze di solleciti per anni) e negoziazione, si è concordato un saldo e stralcio a €4.800 pagati in due rate , con liberatoria e cancellazione dalle banche dati creditizie. Il debitore, che temeva un pignoramento, ha così risolto con circa il 26% del dovuto iniziale, rateizzando in pochi mesi. Questo per dire che risultati concreti sono possibili. Naturalmente non tutti gli stralci sono così vantaggiosi, ma l’importante è chiudere in modo definitivo e scritto.

In conclusione, il saldo e stralcio è una strada altamente consigliabile se non hai contestazioni legali fortissime o se comunque vuoi evitare l’incertezza del giudizio. Assicurati solo di farlo nel modo corretto, facendoti assistere nella redazione dell’accordo. Una volta pagato e ottenuta la liberatoria, conserva con cura quei documenti per eventuali futuri malintesi (ad es. se per errore, anni dopo, qualche altra società ti richiedesse quel debito, tu tiri fuori l’accordo tombale firmato e li zittisci seduta stante).

Saldo e Stralcio vs. Sovraindebitamento: differenze in breve

Per chi ha più debiti o difficoltà economiche serie, è utile capire la differenza tra accordo privato a saldo e stralcio e le procedure di sovraindebitamento previste dalla legge. Ecco una breve tabella di confronto:

CaratteristicaSaldo e Stralcio (accordo privato)Procedura di Sovraindebitamento (piano del consumatore/concordato)
Coinvolgimento creditoriCoinvolge un solo creditore per volta, accordo individuale. Gli altri creditori restano estranei (possono agire separatamente).Coinvolge tutti i creditori in un’unica procedura. Il piano approvato dal giudice è vincolante per tutti (anche dissenzienti).
Effetti su azioni esecutiveNon blocca eventuali pignoramenti di altri creditori mentre tratti (salvo che il creditore stesso sospenda volontariamente). Se hai altri pignoramenti in corso, quell’accordo non li ferma.Blocca pignoramenti e azioni esecutive non appena la procedura è ammessa dal giudice. Tutti i procedimenti esecutivi sono sospesi (stay).
Pagamento dovutoRichiede di solito pagamento immediato o in poche rate della somma concordata (serve disponibilità liquida nel breve termine).Prevede un piano pluriennale (tipicamente 4-5 anni, ma anche di più) per pagare in modo sostenibile parte dei debiti, oppure una liquidazione dei beni. Anche chi non ha liquidità iniziale può proporre un piano con vendita di beni o pagamenti futuri.
Tipo di accordoÈ un accordo stragiudiziale privato. Serve la firma del creditore specifico; nessun intervento del giudice (a parte eventuale omologa se le parti la chiedono, ma non è pratica comune per stralci).È una procedura giudiziale: c’è un giudice che valuta e omologa il piano o l’accordo. Ha garanzie legali, e il debitore è protetto da un OCC e dalla supervisione del tribunale.
Riduzione dei debitiPossibile riduzione, dipende dalla trattativa con ciascun creditore. Non c’è una percentuale prefissata, conta la forza contrattuale. Alcuni creditori potrebbero non accettare nulla meno del 70-80%.La legge consente di proporre un abbattimento forte dei debiti se la situazione lo richiede. Si può anche prevedere la esdebitazione: al termine, i debiti residui (non pagati nel piano) vengono cancellati. Anche chi non può pagare quasi nulla può aspirare a un fresh start (previa valutazione di meritevolezza).

In sintesi, il saldo e stralcio è ottimo per chi vuole chiudere velocemente singole posizioni e ha le risorse per farlo, mentre le procedure di sovraindebitamento sono pensate per chi ha troppi debiti per uscirne da solo, coinvolgono tutti i creditori e offrono protezione giudiziaria e possibili cancellazioni del debito residuo. Nel prossimo capitolo entriamo nel dettaglio di queste procedure “concorsuali” per il debitore civile.

Strumenti alternativi per risolvere il debito: rottamazione, sovraindebitamento e altre soluzioni

Oltre alle difese “tradizionali” e alla trattativa privata, l’ordinamento italiano mette a disposizione dei debitori una serie di strumenti straordinari per gestire e risolvere situazioni debitorie complesse. Questi strumenti possono offrire vie d’uscita agevolate, specialmente quando i debiti sono multipli o coinvolgono anche enti pubblici. Vediamo le principali opzioni:

Definizioni agevolate dei debiti fiscali (rottamazione, saldo e stralcio delle cartelle)

Spesso chi ha un debito con Fides S.p.A. ha anche altre posizioni aperte, magari con il Fisco (cartelle esattoriali per tasse non pagate, multe, contributi). Negli ultimi anni, il legislatore ha varato varie misure di “tregua fiscale” per consentire ai contribuenti in difficoltà di regolarizzare i debiti tributari con sconti su sanzioni e interessi. Queste misure sono comunemente chiamate rottamazioni delle cartelle o definizioni agevolate.

Ad esempio, la Legge di Bilancio 2023 (L. 197/2022) ha previsto due importanti interventi: lo stralcio dei debiti fino a 1.000 € e la Rottamazione-quater. In particolare, i debiti affidati all’Agente della Riscossione dal 2000 al 2015 di importo residuo fino a 1.000 euro sono stati annullati automaticamente al 31 marzo 2023 . Inoltre, la rottamazione-quater ha permesso ai contribuenti di estinguere le cartelle fino al 30 giugno 2022 pagando solo l’importo del tributo (senza sanzioni, interessi di mora e aggio) anche a rate, con domanda entro il 30 aprile 2023 . Chi ha aderito a queste definizioni sta beneficiando di notevoli sconti. Ad esempio, le sanzioni amministrative per violazioni del Codice della Strada vengono ridotte al 50%.

Perché ne parliamo in un articolo sul debito con Fides S.p.A.? Per evidenziare che se il tuo indebitamento include anche cartelle esattoriali, vale la pena sfruttare queste misure agevolative per alleggerire il carico fiscale, così da poterti concentrare meglio sui debiti “privati”. Le rottamazioni e stralci pubblici vanno a scadenze di legge: attualmente (dicembre 2026) siamo nella fase di pagamento dilazionato della rottamazione-quater per chi ha aderito, e non si esclude che future leggi di bilancio possano introdurre nuove edizioni (a volte denominate “rottamazione-quinqies” e così via). Tieniti informato: se arriva la possibilità di definire le cartelle, coglila, perché pagare meno al Fisco ti libera risorse.

Inoltre, esistono istituti come l’accertamento con adesione e il concordato tributario per definire avvisi di accertamento o contenziosi tributari con sconti, ma esulano dal nostro tema principale.

Riassumendo: per i debiti con Agenzia Entrate Riscossione, verifica sempre se c’è qualche norma di definizione agevolata vigente o imminente. Chiedi consiglio al tuo consulente fiscale o legale. Queste misure, benché temporanee, possono cancellare penali e interessi, lasciandoti solo il “nudo capitale” da pagare, a volte dilazionabile in 5 anni. Ridurre i debiti fiscali ti permetterà di affrontare meglio quelli bancari (come con Fides).

Piano del consumatore e procedure di sovraindebitamento (Codice della Crisi)

Se la tua situazione debitoria è grave e generalizzata – ad esempio hai più debiti: con Fides, con banche, con finanziarie, con il Fisco, con privati – e il tuo reddito/patrimonio non permette di pagarli integralmente, potresti considerare le procedure di composizione della crisi da sovraindebitamento previste dalla legge. Introdotte inizialmente con la L. 3/2012 (la cosiddetta “legge salva suicidi”) e ora confluite nel Codice della Crisi d’Impresa e dell’Insolvenza (D.Lgs. 14/2019), queste procedure consentono a persone sovraindebitate (privati, piccoli imprenditori, ex imprenditori, start-up, professionisti, ecc. che non possono accedere alle procedure fallimentari) di ottenere una sorta di “reset” della propria posizione debitoria, attraverso l’approvazione giudiziale di un piano di ristrutturazione.

Le forme principali oggi sono: il Piano di ristrutturazione dei debiti del consumatore, il Concordato minore (simile all’accordo con i creditori per soggetti non consumatori) e la Liquidazione controllata (equivalente a una liquidazione del patrimonio). Approfondiamo brevemente:

  • Piano del consumatore (piano di ristrutturazione dei debiti): dedicato a chi ha debiti prevalentemente da consumo, personali, non legati ad attività d’impresa. Consente al debitore di proporre al giudice un piano di pagamento parziale dei debiti, sostenibile coi suoi redditi, della durata di solito 4-5 anni (ma anche estendibile). Il piano può prevedere che il debitore paghi solo una parte di ogni debito, in proporzione alle sue possibilità, e al termine ottenga l’esdebitazione del resto. La cosa importante: non serve il consenso di tutti i creditori; il giudice può omologare il piano anche con il dissenso di alcuni, purché li ritenga trattati equamente e li convinca che il debitore sta offrendo tutto il suo ragionevole sforzo. Il piano del consumatore richiede che il debitore sia “meritevole”, cioè che non abbia colposamente provocato la sua insolvenza (ad esempio facendo debiti senza prospettiva di pagarli). Se il giudice attesta la meritevolezza, l’omologazione può avvenire anche con creditori contrari. Durante la procedura, come detto, si bloccano i pignoramenti pendenti . Esempio: Mario, consumatore pieno di debiti con finanziarie e Agenzia Entrate, propone di pagare il 20% di ciascun debito in 5 anni attingendo al suo stipendio detratto l’indispensabile per vivere. Se il tribunale approva, Mario paga quel 20% e poi è libero. Questa è una drastica semplificazione, ma rende l’idea del beneficio.
  • Accordo di ristrutturazione/concordato minore: è una procedura simile ma destinata a piccoli imprenditori o professionisti, dove serve l’accordo di una maggioranza di creditori (almeno il 60% dei crediti). È più vicina a un concordato preventivo, semplificato per non fallibili. Se si raggiunge l’accordo con la maggioranza e il giudice omologa, anche i dissenzienti sono obbligati. Utile per situazioni con molti creditori aziendali.
  • Liquidazione controllata del sovraindebitato: se non sei in grado di offrire un piano credibile, puoi optare per la liquidazione. Cedi ai creditori tutto il tuo patrimonio disponibile (case, auto, ecc., tranne i beni impignorabili per legge) che viene liquidato da un liquidatore nominato dal tribunale, e il ricavato viene ripartito tra i creditori. Al termine della procedura, ottieni l’esdebitazione dei debiti residui, anche se i creditori hanno recuperato solo una piccola percentuale . In pratica, è una “pulizia” dai debiti a fronte della perdita dei beni (ma conservi il minimo per vivere, stipendi minimi, pensioni minime etc. non vengono portati via interamente, c’è un rispetto del necessario). C’è anche la possibilità di una esdebitazione del debitore incapiente: introdotta di recente, permette a chi proprio non ha nulla da liquidare e nessuna capacità di pagare, di ottenere comunque la cancellazione dei debiti dopo un controllo di meritevolezza, senza dover dare nulla ai creditori (una sorta di “perdono” una tantum, ammesso solo una volta).

Tutte queste procedure si svolgono con l’ausilio di un Organismo di Composizione della Crisi (OCC) e di un Gestore della crisi (figura che, come l’Avv. Monardo, è iscritta negli elenchi ministeriali). Sono procedure più articolate di una semplice trattativa, ma hanno il vantaggio di un decreto di omologazione del tribunale che impone la soluzione ai creditori e ti dà certezza di ripartire senza debiti (la cosiddetta fresh start o “seconda chance” riconosciuta anche a livello europeo come diritto del debitore onesto). Lo svantaggio è che sono percorsi non brevi (possono volerci parecchi mesi per arrivare all’omologa) e comportano dei costi (compensi per OCC, spese di giustizia) – però spesso sostenibili e proporzionati.

Quando considerare il sovraindebitamento? Se sei sommerso dai debiti e non vedi possibilità realistica di pagarli tutti nemmeno con stralci, questa è la via da valutare. Ad esempio, se hai debiti con 5 finanziarie, 3 banche e il fisco, per un totale impossibile, e magari percepisci solo uno stipendio modesto, con un piano del consumatore potresti pagare quanto riesci (fosse anche il 10-20%) e cancellare il resto. L’alternativa (continuare a essere pignorato per anni su ogni stipendio) è peggiore. Anche se hai debiti con garanzie reali (ipoteche) che superano il valore dei beni, il sovraindebitamento consente di vendere l’immobile a valore di mercato e cancellare l’eccedenza.

In sintesi, le procedure da sovraindebitamento sono una sorta di soluzione di ultima istanza, legale e definitiva, per chiudere con il passato di debiti. L’Avv. Monardo, essendo Gestore della crisi e professionista OCC, può valutare la tua situazione e dirti se sei eleggibile e quale procedura conviene.

Prima di concludere questa panoramica, facciamo un esempio per chiarire:

Esempio: Luigi ha 5 debiti: €10.000 con Fides (prestito personale), €5.000 con un’altra finanziaria, €8.000 di carte di credito arretrate, €20.000 di cartelle Equitalia e un mutuo residuo di €50.000 su casa pignorata (immobile che vale 40.000). Luigi è operaio con stipendio di €1.300. Situazione ingestibile. Luigi, tramite l’OCC, propone un piano: vende la casa (il ricavato 40.000 va ai creditori ipotecari della banca mutuo, che però rinunciano a 10.000 perché ipoteca eccedeva), si impegna a pagare €300 al mese per 4 anni ai chirografari (tot circa 14.000). In totale, i chirografari (Fides, finanziarie, fisco per parte non privilegiata) ottengono ad esempio il 30% cadauno. Il giudice valuta che Luigi offre tutto il suo reddito disponibile oltre il minimo e approva. Risultato: Luigi paga quei €300/mese per 4 anni, perde la casa ma avrebbe comunque forse persa all’asta, e poi non deve più nulla a nessuno (viene esdebitato anche dal residuo mutuo non coperto da vendita, dalle cartelle non pagate interamente, ecc.). Ha perso un bene ma ha salvato il suo futuro finanziario. Questo è un caso da manuale di sovraindebitamento riuscito.

Naturalmente, ogni soluzione va calibrata sulle circostanze individuali, e spesso si utilizzano più strumenti in combinazione: ad esempio, saldo e stralcio con alcuni creditori, rotamazione per i debiti fiscali, e procedura giudiziale per il resto. Non c’è una ricetta unica.

L’importante messaggio è: non esiste solo la via di subire i debiti passivamente. Il nostro ordinamento offre opportunità e tutele per chi, con serietà e trasparenza, vuole risolvere i debiti e ripartire. L’Avv. Monardo e il suo team conoscono approfonditamente questi strumenti e possono guidarti verso quello più adatto, impostando la pratica e seguendola fino alla conclusione (che sia un decreto di omologazione, una transazione chiusa, o la cancellazione di una cartella). Spesso, la soluzione migliore è frutto di un mix: per esempio, transare il debito con Fides mentre si fa un piano del consumatore per gli altri, oppure ottenere la sospensione dei pignoramenti presentando il piano e nel frattempo negoziare con i creditori più collaborativi.

Errori comuni da evitare e consigli pratici

Nel fronteggiare un sollecito di pagamento e pianificare la difesa, è umano commettere passi falsi se non si ha esperienza in materia. Ecco un elenco dei 10 errori più comuni che i debitori commettono e dei consigli pratici per evitarli, frutto dell’esperienza sul campo:

1. Ignorare la lettera di sollecito: Lasciare la comunicazione di Fides chiusa nel cassetto sperando che il problema sparisca è l’errore più frequente. Consiglio: rispondi sempre, per iscritto e in modo formale. Mostrare disinteresse totale può spronare il recupero crediti ad agire subito legalmente . Anche se credi che il debito non sia dovuto, comunica la tua posizione (preferibilmente tramite un legale), invece di tacere.

2. Farsi prendere dal panico e pagare subito senza verifiche: Alcune persone, spaventate dalle minacce di azioni legali, pagano immediatamente tutto quanto richiesto, magari ricorrendo a prestiti da familiari, senza neppure aver accertato se la somma è dovuta o se il debito è prescritto. Consiglio: prenditi il tempo di consultare un esperto e di controllare lo stato del debito. Potresti scoprire che non devi pagare tutto, o che puoi pagare molto meno attraverso un accordo.

3. Comunicare al telefono in modo inappropriato: I recuperatori al telefono possono essere insistenti; talvolta il debitore, per troncare la chiamata, promette “Sì sì, pagherò tutto il mese prossimo” anche se non è vero. Quella telefonata viene registrata mentalmente dal creditore come riconoscimento del debito. Consiglio: limita le conversazioni telefoniche. Se rispondi, non ammettere mai indiscriminatamente il dovuto; mantieni un tono cortese ma fermo: “Sto verificando con il mio legale, vi farò sapere per iscritto”. Meglio ancora, prediligi comunicazioni tracciabili (PEC, raccomandata) così hai controllo su cosa dichiari.

4. Firmare piani di rientro o moduli senza consulenza: A volte Fides propone un piano rateale con moduli prestampati, che magari includono la dicitura “il debitore riconosce la somma di €X…”. Firmandoli senza capire bene, riconosci tutto il debito e magari rinunci pure a difese. Consiglio: prima di firmare qualsiasi accordo o piano, fallo visionare a un avvocato. In alcuni casi rateizzare è utile, ma bisogna vedere le clausole (ad es. accollo di spese ulteriori, interessi, decadenza dal beneficio del termine ecc.).

5. Effettuare pagamenti parziali “tanto per accontentarli”: Pagare 50 o 100 euro una tantum pensando di calmare il creditore può essere deleterio: quel pagamento rappresenta un atto di riconoscimento implicito del debito ex art. 2944 c.c., che interrompe la prescrizione facendola ripartire da zero . Consiglio: non pagare nulla finché non hai chiaro un piano complessivo. Se decidi di pagare, fallo nell’ambito di un accordo definito (saldo e stralcio formalizzato o rateizzazione formalizzata). Evita versamenti spot senza accordo scritto, perché perdi solo la forza contrattuale residua.

6. Sottovalutare le scadenze legali: Alcuni debitori, pur ricevendo un decreto ingiuntivo o un atto di precetto, procrastinano: “me ne occuperò il mese prossimo”. Poi i 40 giorni passano e il titolo diventa definitivo. Consiglio: tieni d’occhio le date. Appena arriva un atto giudiziario, segna la scadenza per reagire (ricorso, opposizione) e attivati immediatamente. Sono termini perentori: un giorno di ritardo può compromettere tutto. Se parti per ferie o sei malato, avvisa qualcuno di fiducia di ritirare eventuali atti in tua assenza.

7. Non informare l’avvocato di tutti i dettagli: Quando finalmente vai dall’avvocato, devi condividere con lui tutte le informazioni: anche quella telefonata di 6 mesi fa dove hai detto “forse pago”, o quel cambio di residenza non comunicato, o quella raccomandata mai ritirata… Ogni dettaglio può influire sulla strategia. Consiglio: sii trasparente e preciso con il tuo difensore. Non temere giudizi: il legale è lì per aiutarti, non per rimproverarti errori passati. Meglio sapere prima se, ad esempio, hai involontariamente già riconosciuto il debito, così da adattare la difesa.

8. Confondere sollecito con atto giudiziario: Come detto, la lettera di Fides non è un atto esecutivo. C’è chi, confondendo le cose, teme che la lettera equivalga a un pignoramento imminente e magari svende dei beni di fretta o addirittura lascia il lavoro per evitare pignoramenti sullo stipendio. Consiglio: informati bene sulla natura degli atti. Un sollecito è solo un invito: dopo può arrivare al massimo un decreto ingiuntivo (che ha carta intestata di tribunale). Non prendere decisioni drastiche sulla base di equivoci. Prima di vendere l’auto o cambiare lavoro per paura, consulta un avvocato su quali beni effettivamente rischi.

9. Trascurare gli altri debiti pendenti: Mentre ti focalizzi sulla lettera di Fides, potresti dimenticare di pagare rate correnti di altri finanziamenti o tasse, aggravando il tuo quadro debitorio. Consiglio: fai un bilancio completo dei tuoi debiti e impegni mensili. Cerca di non creare nuovi inadempimenti. Se le risorse non bastano per tutto, valuta subito un percorso di ristrutturazione (es. procedura sovraindebitamento) prima che la situazione degeneri.

10. Farsi guidare dall’orgoglio o dalla vergogna: Alcuni debitori rifiutano di negoziare perché “preferisco farmi pignorare piuttosto che dare soldi a quei tizi”, altri al contrario pagano subito in silenzio per vergogna di chiedere aiuto. Sono entrambe reazioni emotive comprensibili ma controproducenti. Consiglio: affronta la questione con mente lucida e senza vergogna. L’indebitamento può capitare a chiunque per mille ragioni (crisi economica, perdita del lavoro, spese impreviste). Non c’è nulla di disonorevole nel cercare aiuto legale. Allo stesso modo, mantieni l’orgoglio fuori dall’equazione economica: se conviene trovare un compromesso, fallo, senza percepirlo come una sconfitta personale. La vera vittoria è ritrovare la serenità finanziaria.

In generale, un consiglio pratico fondamentale è: non affrontare tutto da solo. Anche il debitore più attento può sfuggirgli una norma o una opportunità. Affidarsi a professionisti (avvocati, commercialisti esperti in crisi debitorie) sin dall’inizio ti farà risparmiare tempo, denaro ed errori. Ad esempio, può evitare di pagare dove non dovresti, oppure evitare di farti pignorare lo stipendio quando potevi salvarti presentando un piano del consumatore. Il costo di una consulenza è spesso insignificante rispetto ai benefici (debiti abbattuti, pignoramenti evitati, serenità recuperata).

Infine, tieni sempre traccia scritta di ogni cosa: se mandi lettere, conserva copie e ricevute; se ricevi risposte di Fides, falle esaminare al legale; se fai pagamenti, conservali e fatti rilasciare quietanze. La documentazione è la tua migliore alleata in caso di contestazioni future.

Domande Frequenti (FAQ)

Di seguito una serie di domande comuni che i debitori si pongono quando ricevono lettere da società di recupero crediti come Fides S.p.A., con risposte sintetiche e chiare per ciascuna.

  1. Chi è Fides S.p.A. e perché mi ha inviato una lettera di pagamento?
    Risposta: Fides S.p.A. è una società di recupero crediti attiva a livello nazionale. Opera spesso per conto di banche, finanziarie o aziende (o come cessionaria dei loro crediti) per riscuotere importi non pagati dai debitori. Se hai ricevuto una loro lettera, probabilmente Fides ha in gestione (o ha acquistato) un tuo vecchio debito – ad esempio un prestito non rimborsato o una bolletta non pagata – e sta cercando di ottenerne il pagamento. In altre parole, hanno preso il posto del creditore originario nelle richieste verso di te.
  2. Devo rispondere alla lettera di Fides S.p.A. oppure ignorarla?
    Risposta: Sì, è consigliabile rispondere. Ignorare del tutto il sollecito è rischioso, perché Fides potrebbe interpretare il silenzio come mancanza di volontà di accordo e procedere rapidamente per vie legali . Meglio inviare una risposta formale (idealmente tramite raccomandata A/R o PEC), magari con l’assistenza di un avvocato. Nella risposta puoi chiedere dettagli sul debito, contestare se necessario alcuni addebiti o far presente eventuali errori (come prescrizione o importi non dovuti). Una risposta ben formulata dimostra che stai prendendo la cosa seriamente e che conosci i tuoi diritti, il che spesso induce la società a trattarti con maggiore cautela.
  3. Cosa succede se ignoro il sollecito di pagamento?
    Risposta: Se lo ignori, la vicenda quasi certamente proseguirà peggiorando: Fides potrà, trascorso un breve periodo, rivolgersi a un avvocato e ottenere un decreto ingiuntivo dal tribunale per obbligarti a pagare. Una volta ottenuto un titolo esecutivo, potranno poi attivare misure come il pignoramento di beni o dello stipendio. Ignorare il sollecito non fa “cadere” il debito; anzi, spesso accelera l’azione legale perché la società vede che non c’è collaborazione. Inoltre, non rispondendo perdi l’opportunità di far valere subito eventuali ragioni (ad es. che il debito è prescritto o già estinto). Insomma, il rischio è di ritrovarti, dopo qualche mese, con un atto giudiziario in mano e costi ulteriori da affrontare.
  4. Possono pignorare subito i miei beni o il conto corrente?
    Risposta: No, non immediatamente. Per legge, prima di poter pignorare qualcosa Fides deve ottenere un titolo esecutivo, tipicamente un decreto ingiuntivo non opposto (o una sentenza). Senza titolo non possono legalmente prelevare soldi dal tuo conto né toccare i tuoi beni . Ci vorrà dunque del tempo: solitamente, se non trovi accordi, prima ti notificheranno un decreto ingiuntivo; solo se tu non ti opponi o perdi l’eventuale causa di opposizione, potranno procedere col pignoramento tramite ufficiale giudiziario. Dunque non temere un pignoramento “a sorpresa” il giorno dopo la lettera. Tieni però presente che, una volta ottenuto il titolo, possono agire (conto, stipendio, auto, immobili, ecc. a seconda di cosa è aggredibile).
  5. Che cos’è un decreto ingiuntivo esattamente?
    Risposta: È un provvedimento del giudice (Tribunale) che ordina al debitore di pagare una certa somma entro un termine (40 giorni). Viene emesso su richiesta del creditore quando questi dimostra il credito con documenti (contratti, estratti conto). Il decreto ingiuntivo ti viene notificato ufficialmente e, se non fai opposizione in tempo, diventa definitivo ed equiparabile a una sentenza di condanna. In pratica, è lo strumento legale più usato dai creditori per trasformare un credito in un titolo esecutivo. Per te, ricevere un D.I. significa che il giudice – senza ancora sentire la tua versione – ha ritenuto valida la richiesta del creditore; ma hai la possibilità di reagire e contestarla entro i 40 giorni presentando opposizione.
  6. Quanti giorni ho per oppormi a un decreto ingiuntivo di Fides? Serve un avvocato?
    Risposta: Hai 40 giorni dalla notifica (se la notifica avviene in Italia; 50 se all’estero) per proporre opposizione al decreto ingiuntivo. L’opposizione richiede necessariamente un avvocato (a meno che il decreto non provenga dal Giudice di Pace per somme bassissime, ma nel caso di Fides di solito parliamo di tribunale). Quindi sì, devi rivolgerti a un legale che redigerà un atto di citazione in opposizione con cui si apre un giudizio ordinario. Se lasci trascorrere i 40 giorni senza fare nulla, il decreto diventerà esecutivo e a quel punto non potrai più contestare nel merito il debito (potrai solo, eventualmente, chiedere al creditore di rateizzare o accordarti tardivamente, ma sarai in posizione debole). Dunque, fondamentale attivarsi entro quei 40 giorni.
  7. Cos’è la prescrizione di un debito e come faccio a sapere se il mio debito è prescritto?
    Risposta: La prescrizione è il termine oltre il quale un credito non può più essere legalmente preteso. Per i comuni debiti da finanziamenti o contratti, in generale è 10 anni . Significa che, trascorsi 10 anni dall’ultima volta in cui il creditore ha chiesto il pagamento in modo formale (o tu hai riconosciuto il debito), quel credito si estingue. Alcuni tipi di debito hanno prescrizioni più brevi: ad esempio, le rate scadute di alcuni contratti potrebbero avere prescrizione 5 anni , le bollette di luce/gas 5 anni (ora ridotti a 2 per i consumi recenti), le parcelle professionali 3 anni, etc. Per sapere se il tuo è prescritto, devi ricostruire quando hai fatto l’ultimo pagamento o quando hai ricevuto l’ultimo atto formale. Esempio: avevi smesso di pagare un prestito nel 2015 e da allora non hai mai ricevuto raccomandate sino alla lettera attuale del 2026 – in tal caso oltre 10 anni sono passati e il debito potrebbe essere prescritto. Ma se nel mezzo la banca ti inviò una diffida nel 2018 (anche se tu l’hai ignorata), quell’atto ha interrotto la prescrizione e il conteggio riparte da zero dal 2018. Non sempre è facile saperlo da soli: controlla la tua documentazione (ci sono lettere AR non aperte? comunicazioni PEC? solleciti vari?). Un avvocato, eventualmente, può chiedere copia degli atti interruttivi a Fides in causa. Importante: la prescrizione non è automatica: va eccepita, altrimenti non opera . Se pensi sia prescritto, solleva la questione formalmente nella risposta a Fides e certamente in un’eventuale opposizione in tribunale.
  8. Una telefonata di Fides o un loro SMS interrompono la prescrizione?
    Risposta: No, telefonate, SMS, messaggi WhatsApp o email semplici non interrompono la prescrizione . Per interrompere i termini serve un atto formale e scritto, come una lettera raccomandata, una PEC o un atto giudiziario notificato. Le telefonate servono solo come promemoria o pressione psicologica, ma legalmente non costituiscono costituzione in mora (e spesso non se ne può neanche provare il contenuto in giudizio). Quindi, se l’unico contatto ricevuto in anni sono state chiamate a cui magari non hai risposto o hai risposto a voce senza nulla di scritto, la prescrizione continua a decorrere indisturbata. Tuttavia, fai attenzione: se in una telefonata tu riconosci chiaramente il debito (“sì, so di dover pagare, abbiate pazienza…”), quella conversazione, se registrata o confermata per iscritto, potrebbe complicare la tua eccezione di prescrizione. Ma in linea generale, servono atti scritti con data certa per interrompere.
  9. Ho un debito di carta di credito/prestito dal 2010 e mi scrivono nel 2026: posso evitare il pagamento perché è passato tanto tempo?
    Risposta: Potenzialmente sì, se dal 2010 al 2026 non ci sono stati atti interruttivi, il diritto di credito potrebbe essere prescritto (termine ordinario 10 anni). Però bisogna essere sicuri: spesso le finanziarie inviano almeno una raccomandata o fanno decreti ingiuntivi in quel lasso di tempo. Se davvero non è mai successo nulla e solo ora (dopo 16 anni) qualcuno si fa vivo, hai ottime chance di eccepire la prescrizione e vincere. Prima di dirlo con certezza, però, investi un po’ di tempo a cercare eventuali notifiche passate: per esempio, controlla se nel 2015/2016 hai ricevuto qualche lettera (a volte non ce ne ricordiamo). Se vivi nello stesso domicilio da sempre e sei sicuro di non aver ricevuto nulla, è molto probabile che sia prescritto. In ogni caso, rispondi a Fides affermando che il credito è prescritto e che, pertanto, nulla è dovuto. Sarà compito loro, eventualmente, provare il contrario.
  10. Posso evitare del tutto di pagare se il debito è stato ceduto? Cioè, posso dire a Fides che devo soldi solo alla banca originaria?
    Risposta: No, la cessione del credito è legale e valida: se la banca ha ceduto a Fides il tuo debito, ora tu lo devi a Fides (una volta che ne sei informato). Non esiste l’opzione di “pagare solo al creditore originario” se questo ha ceduto il credito. Tuttavia, puoi contestare la cessione se non è provata bene: ad esempio, chiedere a Fides di mostrarti documenti che attestino che proprio il tuo rapporto rientra nei crediti ceduti . Se Fides non riesce a provarlo e ti portasse in causa, il giudice potrebbe darle torto. Ma se invece ha tutte le carte in regola (contratto di cessione, lettera di comunicazione, ecc.), non c’è scappatoia: Fides è legittimata e tu devi trattare con loro. Ricorda: se anche tu pagassi alla banca originaria dopo che ha ceduto, quel pagamento non ti libera (a meno che tu non ignorassi in buona fede la cessione). Quindi non è una strategia percorribile.
  11. Fides S.p.A. può aggiungere interessi o spese al mio debito originale?
    Risposta: Sì, in linea di principio Fides può richiedere gli interessi moratori previsti dal contratto originario (o, in mancanza, quelli legali) per il periodo di ritardo, nonché l’eventuale rimborso di spese sostenute (per esempio spese di sollecito, costi legali se vanno in giudizio). Però non possono inventare importi arbitrari. Se ti chiedono molto più del capitale dovuto, chiedi il dettaglio: gli interessi vanno calcolati correttamente (non oltre i limiti di legge antiusura), e le spese devono essere documentate o quantomeno giustificate (es. “spese di messa in mora €X”). Spesso nelle lettere indicano l’importo “comprensivo di interessi” senza dettaglio; tu hai diritto a conoscerne la composizione. In sede di eventuale causa, il giudice può ridurre o eliminare alcune voci se non dovute (ad es. interessi per periodi prescritti , o spese forfettarie non giustificate). Quindi controlla e, se la somma non ti torna, contestala e fanne motivare la struttura.
  12. Possono contattare il mio datore di lavoro, i miei familiari o terze persone riguardo al mio debito?
    Risposta: No, per legge le società di recupero crediti non possono divulgare a terzi le informazioni sulla tua situazione debitoria senza il tuo consenso. Farlo violerebbe le norme sulla privacy e potrebbe configurare molestia. Ad esempio, non possono chiamare il tuo datore di lavoro raccontandogli dei tuoi debiti (possono al massimo cercare di reperirti sul luogo di lavoro, ma senza rivelare dettagli a terzi). Non possono nemmeno tempestare di telefonate i tuoi parenti o vicini: è un comportamento scorretto segnalabile alle autorità (Autorità Garante Privacy o Prefettura). Se succede, prendine nota (giorno, ora, persona contattata, contenuto) e informa subito il tuo legale: si possono inviare diffide formali alla società intimando di cessare questi comportamenti. I recuperatori seri di solito stanno attenti a non violare questi limiti, perché rischiano sanzioni. Purtroppo qualche operatore più aggressivo può provarci: sappi che hai pieno diritto di tutelare la tua riservatezza.
  13. Possono arrivare al pignoramento dello stipendio o della pensione? In che misura?
    Risposta: Sì, se ottengono un titolo esecutivo e tu non paghi, uno dei bersagli preferiti è il pignoramento dello stipendio (o pensione). Possono notificare un atto al tuo datore di lavoro o ente pensionistico e ottenere che una quota mensile del tuo stipendio venga trattenuta e girata a loro. La legge impone precisi limiti: per debiti ordinari, la quota massima pignorabile è 1/5 (20%) dello stipendio/pensione netto. Quindi, se prendi €1.500 netti, al massimo €300 al mese potranno prelevare. Inoltre ci sono minimi vitali impignorabili: ad esempio, sulle pensioni lasciando intoccabile circa 1.5 volte l’assegno sociale (circa €750). Anche il TFR può essere pignorato, ma sempre nei limiti. Quindi, in caso estremo, sappi che non ti possono togliere più di un quinto del reddito. Ciò detto, è meglio agire prima che avvenga: un pignoramento sullo stipendio appare anche in busta paga, può creare imbarazzo sul lavoro, e soprattutto ti vincola per molti mesi/anni. Se prevedi che potrebbero pignorarti, valuta di giocare d’anticipo con un accordo rateale volontario magari di importo un po’ più basso del quinto, in modo da gestire tu il pagamento invece di subirlo (spesso i creditori preferiscono un accordo al pignoramento, perché risparmiano tempo).
  14. Conviene trattare da solo con Fides o è meglio farsi rappresentare da un avvocato?
    Risposta: Decisamente meglio con un avvocato. Trattare da soli espone al rischio di commettere errori (riconoscere il debito senza condizioni, accettare clausole sfavorevoli, pagare e non ottenere liberatoria chiara, ecc.). Un avvocato sa come muoversi: conosce i margini di sconto tipici, sa contrattare con i legali di Fides, e soprattutto redigerà un accordo scritto a tua tutela . Inoltre, la presenza di un professionista segnala a Fides che non possono usare trucchetti o pressioni improprie, perché dall’altra parte c’è qualcuno che conosce la legge. Ovviamente l’avvocato ha un costo, ma spesso è compensato dal miglior risultato economico che ottiene (ad es. stralcio più alto, o evitare un pagamento non dovuto). In più, ti toglie lo stress di interagire direttamente coi recuperatori. Puoi anche iniziare a trattare tu per sondare il terreno, ma prima di concludere qualsiasi accordo, fallo vagliare da un legale. Nei casi complessi, delegare tutto dall’inizio evita intoppi.
  15. Ho più debiti con vari soggetti (banche, Equitalia, privati). Posso risolverli tutti insieme?
    Risposta: Sì, ci sono strumenti appositi. In parte, come spiegato, puoi usare le procedure di sovraindebitamento che sono pensate proprio per affrontare globalmente tutti i debiti in un unico piano . Ad esempio, un piano del consumatore ingloba ogni creditore e prevede chi paga cosa in che misura. Fuori dalle procedure formali, anche un avvocato abituato a queste situazioni può orchestrare una trattativa a 360 gradi: magari ottenendo un saldo e stralcio con Fides, una dilazione con un altro creditore, una rottamazione delle cartelle, coordinandole per uscire gradualmente. L’importante è non procedere casualmente: occorre una strategia. Se provi a negoziare random, rischi di usare male le tue risorse (ad es. paghi quello che urla di più, e poi ti manca per pagare un altro che ti fa causa). Quindi sì, si può risolvere tutto, ma serve una regia unitaria. Rivolgiti a professionisti esperti in crisi debitorie per farti aiutare a stilare un piano di azione integrato. L’Avv. Monardo, ad esempio, grazie alla sua squadra multidisciplinare, potrà esaminare tutti i tuoi debiti (bancari e fiscali) e proporti soluzioni coordinate (es. presentare un piano del consumatore per bloccare i più pesanti e intanto negoziare stralci sui minori, ecc.).
  16. Che differenza c’è tra un sollecito di pagamento e una diffida legale?
    Risposta: Spesso i termini si confondono. Un sollecito di pagamento come quello di Fides è in genere una comunicazione generica, magari standard, inviata dal creditore stesso o da società di recupero, che “sollecita” il pagamento entro tot giorni, pena conseguenze. Una diffida di pagamento in senso stretto è una lettera, solitamente redatta da un avvocato, che intima formalmente il pagamento a pena di azioni legali. La diffida ha toni più perentori e proviene da uno studio legale, il che prelude in genere davvero a un’azione giudiziaria imminente. In ogni caso, entrambi servono come costituzione in mora del debitore. Legalmente la differenza non è enorme: entrambi ti avvisano. Forse la diffida di un avvocato è da prendere ancor più sul serio perché indica che il creditore ha già coinvolto legali e quindi è pronto al passo successivo. Ma anche un sollecito “fai-da-te” di Fides, se in raccomandata, ha valore interruttivo della prescrizione e indica volontà seria di incasso. Insomma, sia che arrivi su carta intestata Fides, sia di uno studio legale per loro conto, considera la cosa con attenzione.
  17. Una volta raggiunto un accordo a saldo e stralcio e pagato, il debito è davvero estinto al 100%?
    Risposta: Sì, purché l’accordo sia scritto bene. Se nell’accordo Fides dichiara di “rinunciare irrevocabilmente a ogni ulteriore importo” e che la somma versata è a saldo finale, allora il debito è estinto e non potranno mai più chieder nulla . Ti rilasceranno una lettera di quietanza e liberatoria a conferma. Devi conservare gelosamente quel documento. In taluni casi, negli archivi interni o nelle banche dati, potrebbe tardare ad apparire come chiuso: verifica dopo qualche mese che, ad esempio, in CRIF risulti “saldo a stralcio” o simili. Ma se hai i documenti firmati, sei al sicuro. Il problema sorge se l’accordo è ambiguo: ecco perché insistiamo che contenga una clausola tombale ben formulata . Un rischio concreto, ad esempio, è se il credito è stato cartolarizzato e gestito da Fides ma poi spezzettato: tu stralci con Fides, ma se il testo non esclude “cessioni future”, potrebbero rivendere la parte non pagata (in teoria scorretta, ma se l’accordo era mal scritto potrebbe succedere). Dunque l’accordo deve prevenire questa eventualità (inserendo che il creditore dichiara nulla più dovere “a qualsiasi titolo”). In sintesi: se tutto è fatto a dovere, dormi tranquillo: quel debito è chiuso. Se hai dubbi perché l’accordo l’avevi fatto da solo magari in modo sommario, fallo visionare ora a un avvocato per capire se è blindato; nel caso potresti chiedere a Fides una integrazione per mettere nero su bianco la liberatoria.
  18. Cosa fa l’Avv. Monardo e il suo staff quando prendo contatto per una situazione del genere?
    Risposta: Innanzitutto l’Avv. Monardo ascolterà la tua storia completa e vorrà esaminare i documenti (lettera di Fides, eventuali contratti originari se li hai, atti ricevuti, estratti conto, ecc.). Poi farà un’analisi legale personalizzata: verificherà se ci sono estremi di prescrizione, di vizi contrattuali, la consistenza del tuo patrimonio/reddito, l’eventuale presenza di altri debiti. Sulla base di ciò, ti proporrà una strategia. Ad esempio, potrebbe consigliarti di: fare immediatamente opposizione a un atto e contemporaneamente tentare un saldo e stralcio; oppure di iniziare una procedura di sovraindebitamento; o ancora di contestare extragiudizialmente il credito e vedere come reagiscono. Lui e il suo team si occuperanno di tutti gli aspetti operativi: redazione delle lettere a Fides, predisposizione di eventuali ricorsi in tribunale (oppure difese se Fides ha già fatto causa), trattative telefoniche con i legali di controparte, calcoli tecnici sugli interessi, ecc. Inoltre, grazie alle competenze tributarie dei suoi collaboratori, valuteranno anche se ci sono impatti fiscali (ad esempio: su un saldo e stralcio a volte la parte di debito condonata potrebbe teoricamente essere considerata un reddito tassabile, chiamato “reddito da remissione di debito”, ma ci sono esenzioni in molti casi; lo staff potrà consigliarti su questo). In sostanza, l’Avv. Monardo prende in carico la situazione e la gestisce a 360 gradi: tu non dovrai più parlare con Fides o preoccuparti delle scadenze, penseranno loro a informarti e guidarti. L’obiettivo dichiarato è trovare la soluzione più vantaggiosa per te, utilizzando ogni strumento legale disponibile e mettendoti al riparo da errori. Molti clienti riferiscono che già poter delegare la gestione ad un professionista fa calare l’ansia: sai che c’è qualcuno dalla tua parte che conosce la materia e si interfaccia con il creditore “a muso duro” se serve. E difatti è così: lo studio Monardo agirà come tuo scudo, facendo in modo che i tuoi diritti siano rispettati e che tu ottenga il miglior risultato (che sia uno sconto consistente, o il tempo necessario, o la cancellazione totale del debito se ci sono i presupposti).
  19. Quanto può costare l’assistenza legale in casi di questo tipo? Ne vale la pena se ho già difficoltà economiche?
    Risposta: I costi ovviamente variano in base alla complessità del caso (scrivere una semplice lettera di risposta costerà molto meno che seguire un’intera causa civile o una procedura di sovraindebitamento). Tuttavia, l’Avv. Monardo e molti professionisti in questo campo sanno che chi si rivolge a loro ha problemi economici, quindi in genere offrono tariffe sostenibili e spesso rateizzabili, a maggior ragione se c’è da impostare un piano lungo. Inoltre, spesso propongono una sorta di “investimento”: ad esempio, se riescono a farti risparmiare 10.000€ di debito, la parcella sarà solo una frazione di quel risparmio. In molti casi ne vale assolutamente la pena: pensiamo a chi, senza avvocato, pagherebbe 100% del dovuto, e con l’avvocato magari chiude al 50% (anche pagando l’onorario, ci guadagna nettamente). O a chi, grazie alla difesa legale, evita un pignoramento che gli avrebbe bloccato 1/5 dello stipendio per anni (danno ben maggiore del costo legale). In più, alcuni costi possono essere recuperati: se fai opposizione e vinci, la controparte può essere condannata a pagare (in tutto o in parte) le tue spese legali. Idem in procedura sovraindebitamento, le spese vengono in parte poste a carico del fondo o dei creditori. In sintesi: non avere timore di chiedere un preventivo o comunque di spiegare la tua situazione anche economica – l’avvocato potrà venire incontro. È un errore non cercare aiuto per paura dei costi, perché i costi di non farsi aiutare spesso sono molto superiori (debiti maggiorati, esecuzioni, ecc.). Nella prima consulenza, potrai anche valutare tu stesso se il professionista ti ispira fiducia e se le soluzioni prospettate giustificano l’impegno economico. Con l’Avv. Monardo, il primo contatto è finalizzato proprio a capire ciò e a pianificare spese e benefici in modo trasparente.
  20. Cosa succede ai miei dati in CRIF o altre banche dati dopo che ho sistemato il debito?
    Risposta: Se il tuo nome era stato segnalato come “cattivo pagatore” nelle banche dati creditizie (CRIF, Experian, Cerved etc.), è importante occuparsi anche di questo aspetto dopo la definizione del debito. In caso di saldo e stralcio, di solito la segnalazione viene aggiornata con “posizione chiusa per accordo a saldo” e rimane visibile per un certo periodo (attualmente, le segnalazioni di morosità estinte restano 36 mesi dalla data di aggiornamento). In caso di pagamento integrale del dovuto (ad esempio in una rateizzazione completa), la posizione viene chiusa come “pagato” e anche lì dopo 36 mesi sparisce. Se hai ottenuto una procedura di sovraindebitamento omologata, le segnalazioni dovrebbero essere rimosse al completamento del piano/esdebitazione, perché il debito è legalmente estinto. È sempre bene, dopo aver sistemato il debito, richiedere una visura CRIF per verificare lo stato. Se noti anomalie (ad esempio risulta ancora “sofferenza aperta” nonostante tu abbia la liberatoria), puoi inviare tramite il tuo avvocato una richiesta di correzione/daggiornamento sia a Fides che a CRIF stessa, allegando la documentazione. Nel caso di Fides, spesso negli accordi di saldo e stralcio si inserisce proprio una clausola dove si impegnano a far aggiornare le banche dati come posizione definita . Questo è importante per la tua “riabilitazione creditizia”: una volta a posto, vorrai magari in futuro poter accedere di nuovo al credito senza trascinarti etichette negative. In sostanza: a debito risolto, assicurati che anche “sulla carta” (banche dati) risulti risolto. Eventuali errori si possono rettificare esercitando i diritti privacy (accesso, rettifica, cancellazione) verso i gestori di tali sistemi.

Sono state affrontate le domande principali, ma se ne hai altre specifiche sul tuo caso, non esitare a contattare l’Avv. Monardo per un chiarimento personalizzato.

Conclusione

Affrontare una lettera di Fides S.p.A. per debiti vecchi può sembrare inizialmente destabilizzante, ma come abbiamo visto in questo ampio articolo, esistono molte strade legali per difendersi efficacemente e persino trasformare la crisi in un nuovo inizio. Riassumiamo i punti chiave: innanzitutto, non farsi prendere dal panico né dall’inerzia: la cosa peggiore è ignorare o agire d’impulso. Occorre invece analizzare con lucidità la pretesa di Fides, verificando i propri diritti (prescrizione maturata? importo corretto? documenti contrattuali esistenti? cessione provata? etc.) e muovendosi entro i tempi giusti per farli valere . Abbiamo sottolineato come la legge protegga il debitore, a patto che questi alzi le dovute eccezioni: un debito non è mai “inesorabile” fino a sentenza passata in giudicato, e anche in quel caso esistono spazi di negoziazione e strumenti di composizione.

Le difese legali illustrate – dalla contestazione della prescrizione all’opposizione a decreto ingiuntivo, dalla contestazione della cessione all’eccezione di usura o nullità contrattuali – costituiscono un arsenale di argomenti che, se ben utilizzati, possono bloccare le azioni esecutive o portare a riduzioni significative del debito dovuto. Allo stesso modo, la possibilità di negoziare un saldo e stralcio offre una via d’uscita rapida e conveniente, a patto di formalizzare tutto adeguatamente . Parallelamente, le soluzioni di sovraindebitamento e le definizioni agevolate fiscali rappresentano rimedi più strutturati, ma estremamente efficaci, per chiudere i conti col passato e ripartire senza il macigno dei debiti: grazie a queste procedure, si possono bloccare pignoramenti, ottenere dilazioni sostenibili e persino vedere cancellati importi non pagabili . Sono veri e propri salvagente offerti dall’ordinamento, pensati per ridare fiato a persone e famiglie strangolate dai debiti.

Un filo conduttore emerge in tutte le situazioni: l’importanza di agire tempestivamente e con competenza. I problemi finanziari non scompaiono da soli, e più si aspetta più le soluzioni possibili si riducono. Intervenire subito – già alla prima lettera di Fides – consente di giocare d’anticipo, anziché inseguire eventi ormai compromessi. E agire con competenza significa avvalersi di chi queste situazioni le gestisce quotidianamente. L’Avv. Giuseppe Angelo Monardo e il suo team incarnano esattamente la combinazione di esperienza giuridica, visione strategica e sensibilità pratica necessaria per portare a casa il miglior risultato per il debitore. In qualità di cassazionista esperto in diritto bancario e tributario, e come Gestore della crisi da sovraindebitamento nominato dal Ministero, l’Avv. Monardo ha le carte in regola per intervenire su tutti i fronti: può contestare in giudizio le pretese ingiuste di Fides, bloccando immediatamente esecuzioni e decreti; può condurre trattative serrate con i creditori forti della sua autorevolezza; può orchestrare piani di rientro sostenibili o attivare procedure concorsuali per congelare le azioni esecutive in corso ; può individuare eventuali profili di illecito bancario o usura sfuggiti al cliente, trasformandoli in leve difensive; e, last but not least, grazie al network di professionisti che coordina, può affiancare alle azioni legali una consulenza fiscale-contabile per affrontare ogni aspetto del problema.

Il valore aggiunto di rivolgersi a professionisti come l’Avv. Monardo sta anche nell’approccio umano: comprendere il dramma di chi si sente braccato dai debiti e fornire un supporto non solo tecnico ma anche morale. Sapere di avere un alleato al proprio fianco permette al debitore di ritrovare la lucidità e di non sentirsi più solo contro un gigante. E di fatti molte soluzioni legali funzionano al meglio solo se debitore e avvocato collaborano con fiducia, scambiandosi informazioni oneste e delineando insieme gli obiettivi (ad es. “voglio tenere la casa”, oppure “preferisco pagare qualcosa ma chiudere presto”, etc.).

In conclusione, trovarsi davanti a una lettera di Fides S.p.A. per un vecchio debito non è la fine, ma può essere l’inizio di un percorso di risoluzione. Come un puzzle complesso, ogni pezzo (norme, sentenze, strumenti negoziali) deve andare al suo posto: in questo articolo abbiamo fornito tutte le tessere e la guida per assemblarle a tuo favore. Non esitare ad utilizzarle. Il debito, per quanto gravoso, è una situazione giuridica che può essere gestita e superata con gli strumenti giusti. L’importante è agire ora.

Se ti trovi in questa situazione di difficoltà, ricorda che il tempo è un fattore critico: prima reagisci, più soluzioni avrai. E soprattutto, non sei obbligato a combattere da solo. Hai diritto a difenderti e a far valere le tue ragioni così come qualsiasi altra parte in causa. Spesso, dopo aver intrapreso la strada legale corretta, quello che sembrava un incubo senza via d’uscita si ridimensiona e diventa un problema risolvibile.

🔍 In estrema sintesi: conoscere i tuoi diritti (come la prescrizione), muoverti con metodo (ad esempio opponendoti entro i termini) e farti assistere da professionisti competenti sono le armi vincenti. Molti debiti si possono ridurre, rateizzare, sospendere o addirittura annullare; quasi nulla è irreparabile se si interviene per tempo. Questo vale per il tuo caso con Fides S.p.A. e in generale per le crisi debitorie.

Hai nelle tue mani la possibilità di voltare pagina, recuperando la tranquillità economica e personale. Il passo successivo spetta a te: prendi la decisione di affrontare la situazione attivamente, con gli strumenti legali adeguati. Ogni giorno perso è un vantaggio per il creditore; ogni giorno guadagnato con la giusta strategia è un passo verso la soluzione.

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La tua situazione debitoria può essere risolta – e con l’assistenza giusta, lo sarà.

Fonti normative e giurisprudenziali principali citate:

  • Codice Civile: art. 2934 e segg. (prescrizione dei diritti); art. 1260 e segg. (cessione del credito); art. 2944 (interruzione da riconoscimento).
  • Codice Proc. Civile: art. 474 (titolo esecutivo); art. 633 e segg. (decreto ingiuntivo); art. 641 (termine di opposizione 40 gg); art. 495 (conversione pignoramento).
  • Legge 3/2012 e D.Lgs. 14/2019 (Codice della Crisi) – procedure di sovraindebitamento del consumatore.
  • D.L. 118/2021 conv. L. 147/2021 – Composizione negoziata per crisi d’impresa.
  • Legge 197/2022 (Legge di Bilancio 2023), commi 222-230 e 231-252 – Stralcio debiti fino €1000 e Definizione agevolata (“rottamazione-quater”).
  • Cass. Civ. Sez. I, ord. n. 27915/2025: onere per la cessionaria di provare la titolarità del credito ceduto in blocco .
  • Cass. Civ. Sez. I, n. 17944/2023; Sez. I, n. 5478/2024: confermano che la pubblicazione in G.U. non basta, servono prove documentali della cessione (vedi nota in Diritto del Risparmio) .
  • Cass. Civ. Sez. III, n. 2335/2024: la lettera di messa in mora priva di sottoscrizione non interrompe la prescrizione .
  • Cass. Civ. Sez. III, ord. n. 12182/2021: ribadisce che la costituzione in mora è atto recettizio che richiede forma scritta ad substantiam e firma (richiamata in Cass. 2024) .
  • Cass. Civ. Sez. I, n. 19291/2010: mutuo e finanziamenti rateali: prescrizione decennale unica dalla scadenza ultima rata .
  • Tribunale di Lecce, 11/07/2022: applica il principio Cassazione sopra al credito al consumo (piano di ammortamento 72 rate, prescrizione 10 anni dall’ultima) .
  • Cass. Civ. Sez. III, n. 24149/2018: conferma l’essenzialità della firma del creditore sull’atto interruttivo (citata in Cass. 2024) .
  • Cass. Civ. Sez. Un., n. 24418/2010: (storica) pagamento parziale o richiesta di dilazione costituisce riconoscimento del debito ex art. 2944 c.c. (principio consolidato) .
  • D.Lgs. 385/1993 (TUB), art. 58 – Cessione in blocco di crediti bancari e pubblicazione in G.U.
  • Legge 108/1996 (usura) e art. 1815 c.c. – interessi usurari non dovuti.
  • GDPR e Codice Privacy D.Lgs. 196/03 – tutela privacy debitore vs. recupero crediti invadente.
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