Introduzione
Ricevere una lettera di sollecito da Cribis Credit Management per un vecchio debito può generare preoccupazione e incertezza. Questo tipo di comunicazione segnala che un creditore (banca, finanziaria, fornitore di servizi, ecc.) ti considera inadempiente su un pagamento passato. Ignorare la situazione è rischioso: potresti subire azioni legali (decreti ingiuntivi, pignoramenti) se il sollecito viene seguito da iniziative formali. Inoltre, molti debitori commettono errori comuni come pagare subito senza verifiche, riattivando magari un debito già prescritto, o trattare direttamente con i recuperatori senza le necessarie cautele. È importante agire con urgenza e cognizione di causa, evitando passi falsi e valutando subito le possibili difese legali. Nell’articolo che segue vedremo come verificare la legittimità della richiesta, controllare se il debito è ancora esigibile o prescritto, e quali strategie si possono adottare per contestare o negoziare un accordo a saldo e stralcio vantaggioso.
Prima di addentrarci nelle soluzioni, è doverosa una presentazione: questo articolo è curato dall’Avv. Giuseppe Angelo Monardo e dal suo staff multidisciplinare di avvocati e commercialisti. L’Avv. Monardo, cassazionista (abilitato alle giurisdizioni superiori), coordina professionisti esperti a livello nazionale in diritto bancario e tributario. Inoltre, è Gestore della Crisi da Sovraindebitamento (L. 3/2012) iscritto negli elenchi ufficiali del Ministero della Giustizia, professionista fiduciario di un OCC (Organismo di Composizione della Crisi) e Esperto Negoziatore della Crisi d’Impresa ai sensi del D.L. 118/2021. Grazie a queste competenze, l’Avv. Monardo e il suo team possono aiutarti concretamente ad affrontare situazioni di sollecito di pagamento per debiti datati: analizzano l’atto ricevuto, verificano vizi e termini, presentano eventualmente ricorsi o opposizioni per bloccare sul nascere procedure esecutive, ottengono sospensioni urgenti se necessario, gestiscono trattative di saldo e stralcio o piani di rientro sostenibili, e individuano le migliori soluzioni sia giudiziali che stragiudiziali (come procedure di composizione della crisi da sovraindebitamento, accordi di ristrutturazione, ecc.) per risolvere definitivamente il tuo caso.
In breve, se hai ricevuto una comunicazione da Cribis per un vecchio debito, non sei senza difese: esistono strumenti legali efficaci per contestare richieste illegittime, evitare pignoramenti e magari chiudere la posizione debitoria con un accordo vantaggioso. Vediamo passo dopo passo come procedere.
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Contesto normativo e giurisprudenziale sul recupero di vecchi debiti
Per comprendere come difendersi da un sollecito di pagamento è fondamentale conoscere il quadro normativo di riferimento. In Italia, il recupero crediti deve avvenire nel rispetto di precise regole di legge e termini di prescrizione. Ecco i punti chiave da tenere presenti:
- Termini di prescrizione dei debiti: La legge stabilisce che ogni diritto di credito si estingue se il creditore non lo esercita entro un certo periodo (art. 2934 c.c.). Il termine ordinario di prescrizione è 10 anni (art. 2946 c.c.), applicabile per esempio ai comuni crediti derivanti da finanziamenti, mutui, prestiti personali o altri contratti. Tuttavia, esistono termini più brevi per determinate tipologie di debito: ad esempio, le bollette telefoniche o energetiche tradizionalmente si prescrivono in 5 anni (credito periodico ex art. 2948 c.c.), mentre per le utenze domestiche recenti (luce, gas, acqua) la Legge di Bilancio 2018 ha ridotto la prescrizione a 2 anni per i consumi successivi a date stabilite (1° gennaio 2019 per il gas, 1° gennaio 2020 per l’acqua, ecc.) . Anche le sanzioni amministrative e le imposte locali cadono in prescrizione in 5 anni, salvo eccezioni . In pratica, se il tuo debito è molto vecchio, potrebbe essere già non più esigibile per decorso del tempo. Verificare il termine di prescrizione applicabile e la data dell’ultima azione interruttiva è il primo passo per capire se il sollecito è legittimo o se puoi opporre la prescrizione.
- Interruzione della prescrizione: Attenzione: il semplice trascorrere del tempo non basta, perché la prescrizione può essere interrotta da atti del creditore. Secondo la normativa (art. 2943 c.c.), qualsiasi atto formale con cui il creditore intimida o costituisce in mora il debitore fa ripartire il termine da capo. La Corte di Cassazione ha chiarito che è sufficiente che il creditore manifesti per iscritto la volontà di ottenere il pagamento e che tale richiesta giunga a conoscenza del debitore . Ciò significa che, in ambito civilistico, anche una lettera raccomandata o PEC di sollecito può costituire atto interruttivo, purché arrivi all’indirizzo corretto del debitore (vale anche la compiuta giacenza in caso di raccomandata non ritirata) . Ad esempio, una raccomandata di costituzione in mora inviata prima dello scadere dei 10 anni riattiva il termine decennale dal giorno della ricezione. Va evidenziato però che il contenuto della comunicazione deve indicare in modo chiaro il diritto fatto valere e l’intimazione di pagamento. Se si tratta di un generico avviso privo di dettagli, potrebbe non avere efficacia interruttiva. Inoltre, in ambito di sanzioni e cartelle esattoriali, la Cassazione ha stabilito che un semplice sollecito di pagamento atipico non interrompe la prescrizione, essendo richiesti gli atti tipici previsti dalla legge (es. la notifica di un atto nel procedimento di riscossione) . In sintesi: nel caso di debiti privati gestiti da Cribis, è altamente probabile che l’ultima lettera ricevuta (se tracciabile) abbia interrotto la prescrizione – a meno che fosse già trascorso il termine completo, nel qual caso la pretesa sarebbe ormai estinta e l’atto tardivo non avrebbe effetti.
- Cessione o affidamento del credito: Cribis Credit Management opera spesso come soggetto incaricato di recuperare crediti per conto di terzi. Può trovarsi davanti a due situazioni: (1) il credito è stato ceduto a una società collegata (per esempio nell’ambito di operazioni di cartolarizzazione NPL – Non Performing Loans), oppure (2) il credito è semplicemente affidato in gestione a Cribis dal creditore originario. Giuridicamente, la cessione del credito è regolata dagli artt. 1260 e seguenti c.c.: il nuovo creditore subentra nei diritti dell’originario e deve darne notifica al debitore (anche tramite pubblicazione in Gazzetta Ufficiale per cessioni in blocco ex art. 58 TUB). La Cassazione, con una recente ordinanza del 2024, ha confermato che la pubblicazione in G.U. della cessione in blocco esonera dall’obbligo di notifica individuale, ma non dispensa la società cessionaria dal provare che il singolo credito ceduto fosse incluso nell’operazione . In pratica, se vieni citato in giudizio dalla nuova società creditrice, questa dovrà dimostrare con documenti (contratto di cessione o estratti elenco crediti ceduti) che il tuo debito faceva parte del pacchetto acquistato. Se Cribis sta agendo come cessionaria, è lecito chiedere prova della cessione; se invece è solo mandataria del creditore originale, dovrà esibire l’incarico. Tali aspetti normativi sono cruciali: un difetto di legittimazione attiva (ad esempio Cribis non prova di aver titolo sul credito) può comportare l’infondatezza della pretesa in sede giudiziale.
- Natura della lettera di Cribis: È importante distinguere il sollecito di pagamento inviato da Cribis da un atto legale esecutivo. La lettera di Cribis non è un titolo esecutivo né un provvedimento del tribunale: in sé, non consente di pignorare beni o conti del debitore. Come confermato da esperti legali, una semplice comunicazione o telefonata da parte di una società di recupero non può attivare misure esecutive senza un passaggio per le vie giudiziarie . Per procedere con un pignoramento, sarebbe necessario che il creditore (originario o cessionario) ottenga un titolo esecutivo, ad esempio un decreto ingiuntivo emesso dal giudice o una sentenza favorevole, e poi notifichi un atto di precetto. Solo dopo questi step si può coinvolgere un Ufficiale Giudiziario per esecuzioni forzate. Pertanto, la lettera di Cribis va presa sul serio ma senza panico: di per sé non significa che domani subirete un pignoramento, ma segnala l’intenzione di recuperare il credito e prelude a possibili azioni legali se non si trova un accordo. Più avanti vedremo i passi esatti della procedura.
- Tassi di interesse e oneri accessori: Un altro profilo normativo riguarda gli interessi moratori e le spese che spesso vengono aggiunti al debito originario. Cribis, nella sua richiesta, potrebbe aver indicato un importo comprensivo di interessi di mora, spese legali, costi di recupero. Bisogna sapere che gli interessi moratori (per il ritardo) sono dovuti nei limiti previsti dal contratto originario o, in mancanza, nella misura legale. In ogni caso non possono essere usurari (art. 1815 c.c. e L. 108/1996): su questo punto esistono sentenze della Cassazione che annullano interessi eccessivi. Anche l’anatocismo (interessi su interessi) è vietato salvo condizioni specifiche (art. 1283 c.c.). Quanto alle spese di recupero, possono essere richieste solo se effettivamente sopportate e documentate (es. spese vive, parcella legale per decreto ingiuntivo, ecc.), non certo costi arbitrari o penali non pattuite. È quindi fondamentale far verificare a un legale il conteggio che Cribis ti richiede, per contestare eventuali addebiti indebiti. Ad esempio, se il debito è una carta di credito revolving può darsi che contenga interessi composti non dovuti o premi assicurativi non goduti; se è un’utenza, potrebbero esserci prescrizioni brevi per le sole componenti tariffarie già scadute.
In sintesi, la cornice normativa offre al debitore diverse tutele: prescrizioni estinte da far valere, necessità della prova della cessione, limiti agli interessi applicabili e divieti di pratiche scorrette. Supportati dalle più recenti pronunce giurisprudenziali – ad esempio Cass. 24258/2023 sull’efficacia interruttiva degli atti stragiudiziali o Cass. 7866/2024 sulla prova della titolarità del credito ceduto – possiamo passare ad esaminare come, in pratica, procedere una volta ricevuto il sollecito di Cribis.
Procedura passo-passo dopo aver ricevuto la lettera di sollecito
Vediamo ora concretamente cosa succede dopo la notifica di una lettera da Cribis e quali passi compiere per tutelarti:
1. Lettura attenta della comunicazione: Quando ricevi una lettera, email PEC o telefonata da Cribis, la prima cosa da fare è analizzare con attenzione il contenuto. La comunicazione in genere riporta: – L’importo richiesto, spesso già maggiorato di interessi e spese. – I riferimenti al credito originario (es.: numero di contratto di finanziamento, nome del creditore iniziale come una banca o società di servizi tipo Enel, TIM, ecc.). – Un termine per adempiere (ad esempio “pagare entro 15 giorni”) o per contattare l’ufficio recupero crediti. – Eventuali istruzioni di pagamento o proposte di saldo a stralcio (a volte le lettere propongono direttamente uno sconto se si paga subito una certa percentuale).
Prendi nota di tutti questi dettagli. Verifica innanzitutto di che debito si tratta: potrebbe essere un vecchio prestito non rimborsato, una carta di credito revolving, una bolletta dimenticata, un fido bancario sconfinato, ecc. . Se hai memoria del debito, ricorda l’ultima data in cui hai pagato qualcosa o hai avuto contatti col creditore – informazioni utili per valutare la prescrizione. Se invece non riconosci il debito o pensi sia un errore, questo è ancora più importante da evidenziare (potrebbe trattarsi di un caso di scambio di persona o di frode). Annotati anche come ti è stata recapitata la lettera: tramite posta ordinaria, raccomandata A/R, PEC, o consegna a mano. Questo incide sul valore probatorio dell’atto (una raccomandata/PEC documenta la consegna in una data certa).
2. Non ignorare la comunicazione: Anche se la lettera di Cribis non è di per sé un atto giudiziario, non va ignorata. Trascurare ripetuti solleciti può indurre il creditore a passare alle vie legali. Lo stesso Cribis avverte che non reagire può aggravare i problemi . È dunque prudente affrontare la questione per tempo, preferibilmente prima che arrivi eventualmente un atto giudiziario vero e proprio. Ignorare le comunicazioni espone al rischio che tu possa essere poi citato in giudizio o raggiunto da un decreto ingiuntivo senza preavviso ulteriore. Ricorda: se dovesse arrivare un decreto ingiuntivo (atto giudiziario con cui un giudice, su ricorso del creditore, ingiunge il pagamento), avresti solo 40 giorni per fare opposizione (30 giorni dal 2024 per i nuovi procedimenti monitori telematici “Cartabia”), trascorsi i quali il decreto diviene definitivo ed esecutivo. Se invece ignorassi una citazione (atto di citazione in causa ordinaria) e non ti costituisci, il rischio è una sentenza in contumacia. Perciò, meglio giocare d’anticipo: la lettera di Cribis è un segnale da non sottovalutare.
3. Verifica immediata di prescrizione o decadenza: Appena letti i dati del debito, controlla se per caso il credito potrebbe essere prescritto. Ad esempio, se la lettera si riferisce a un prestito non pagato del 2012 e negli ultimi dieci anni non hai mai ricevuto richieste formali, è molto probabile che il diritto sia prescritto (termine decennale trascorso). Oppure, se riguarda bollette luce/gas di 5 anni fa, quelle potrebbero essere prescritte per il termine breve. Come verificare? Occorre individuare l’ultima data certa in cui il credito è stato reclamato o riconosciuto. Può essere: – L’ultima tua presa d’atto del debito (es. un pagamento parziale, una email in cui ammetti il debito, una richiesta di rateizzazione – attenzione: queste azioni valgono come riconoscimento di debito ex art. 2944 c.c. e riaprono i termini). – Oppure l’ultimo atto scritto del creditore che ti sia stato notificato o inviato validamente (es. una raccomandata di messa in mora, un atto di precetto, un precedente decreto ingiuntivo che magari non hai opposto, ecc.).
Se non trovi nulla del genere e sono passati più anni del termine di prescrizione previsto, sei probabilmente in presenza di un debito prescritto. In tal caso la migliore strategia è non ammettere mai esplicitamente di dovere quella somma: evitare di scrivere “riconosco di dover pagare ma chiedo tempo” perché sarebbe un riconoscimento che azzera la prescrizione pregressa. Invece, si potrà invocare formalmente la prescrizione come eccezione per bloccare ogni pretesa (lo vedremo nella sezione difese). Al contrario, se ti accorgi che il creditore ha inviato una raccomandata ad esempio 3 anni fa (magari all’indirizzo vecchio ma con giacenza perfezionata) o tu stesso hai chiesto anni fa una dilazione, allora la prescrizione è stata interrotta e decorre da capo da quella data . In questi casi, dovrai basare la difesa su altri motivi (vizi di merito, importi contestabili, ecc.) o puntare a una transazione.
4. Raccolta della documentazione contrattuale: È fondamentale recuperare ogni documento relativo al debito originario. Se hai ancora il contratto di finanziamento, il piano di ammortamento, le ultime bollette o fatture non pagate, le eventuali comunicazioni ricevute in passato, metti tutto assieme. Questo ti servirà per: – Verificare l’importo effettivamente dovuto (capitale residuo, interessi, penali contrattuali, ecc.) e confrontarlo con quanto richiesto da Cribis. Potresti scoprire discrepanze. – Controllare eventuali clausole contrattuali (tassi, decadenza dal beneficio del termine, spese di sollecito previste, garanzie, ecc.). – Verificare a chi era intestato originariamente il credito. Se nella lettera Cribis appare come cessionaria, confronta i dati per capire se c’è stata cessione. – Vedere se avevi magari una polizza assicurativa a garanzia del credito (ad esempio molti prestiti personali includono un’assicurazione per il caso di perdita lavoro, decesso, invalidità). In taluni casi, l’assicurazione poteva coprire il debito e se ciò non è avvenuto c’è materia di contestazione.
Se non possiedi la documentazione o ne hai solo parte, hai comunque diritto a chiedere chiarimenti. Cribis dovrebbe fornirti su richiesta copia del contratto originale o quantomeno indicazioni dettagliate sull’origine del credito. Spesso nella lettera c’è un riferimento (numero pratica, ente cedente) e puoi richiederne copia. Anticipiamo che in sede giudiziale il creditore dovrà esibire il contratto e gli estratti conto, quindi un rifiuto ingiustificato a fornire documenti potrebbe essere indice di scarsa documentazione (cosa che per te può rivelarsi un vantaggio nelle trattative di saldo e stralcio, come vedremo).
5. Valutazione delle opzioni con un legale: Una volta raccolte le informazioni di base – natura e data del debito, prescrizione sì/no, eventuali importi anomali – è altamente consigliabile consultare un avvocato specializzato in materia di credito. Un professionista esperto può: – Confermare la presenza di eccezioni legali (prescrizione maturata, vizio di notifica di atti precedenti, nullità di clausole contrattuali ad es. tassi usurari, difetto di titolarità di Cribis, ecc.). – Stimare la fondatezza della pretesa e l’eventuale esito di un giudizio: ad esempio, se mancano documenti o prove, il creditore avrebbe difficoltà in causa, e ciò ti dà forza negoziale. – Valutare se esistono margini per una trattativa stragiudiziale subito oppure se conviene attendere un eventuale atto giudiziario per poi opporsi. (In alcuni casi, se il credito è chiaramente prescritto, il legale potrebbe suggerirti di non contattare affatto Cribis e aspettare eventuali mosse, pronto a eccepire la prescrizione in tribunale; in altri casi, conviene invece prendere l’iniziativa e proporre subito un saldo e stralcio, specialmente se il debito è riconosciuto e vuoi chiuderlo evitando un decreto ingiuntivo). – Fornirti indicazioni su cosa comunicare o non comunicare a Cribis: ad esempio, è buona norma che le eventuali comunicazioni scritte verso il recuperatore siano vagliate da un avvocato, per evitare di fare ammissioni pregiudizievoli.
Molti studi, come il nostro, offrono consulenze rapide in queste situazioni, perché la tempistica è cruciale. Già nel giro di pochi giorni dal sollecito si può impostare la risposta più efficace.
6. Eventuale risposta scritta a Cribis: Sulla base della strategia concordata, si può decidere di rispondere formalmente a Cribis. Le possibili risposte variano a seconda dei casi: – Lettera di contestazione del debito: Se ritieni la pretesa infondata (perché hai già pagato, o il bene/servizio non era dovuto, o il debito è estinto per prescrizione), il legale potrà inviare a Cribis una comunicazione (preferibilmente via PEC o raccomandata A/R) in cui contesta il debito. In questa lettera si può diffidare la società dal proseguire il recupero, segnalando i motivi (ad esempio “il debito è prescritto ai sensi dell’art. 2946 c.c.” oppure “mancano prove del credito, si chiede l’esibizione del contratto originario”). Questa mossa spesso fa capire a Cribis che il debitore è assistito e consapevole dei propri diritti, inducendo la controparte a valutare se insistere o meno. – Richiesta di documentazione: In aggiunta o in alternativa, si può inviare una richiesta formale di ottenere copia dei documenti giustificativi (contratto, estratto conto, atto di cessione). Questo mette pressione affinché il creditore scopra le sue carte. Se non rispondono o tergiversano, è un segnale che forse non hanno tutto in mano. – Proposta di contatto telefonico tramite legale: Talvolta il tuo avvocato può contattare telefonicamente il referente di Cribis (spesso indicato in calce alla lettera) per discutere informalmente la posizione, chiarendo che lo assistei e iniziando magari a sondare l’ipotesi di un accordo transattivo. – Diffida in caso di comportamenti scorretti: Se Cribis (o i suoi operatori) hanno usato toni minacciosi, chiamato insistentemente più volte al giorno, contattato familiari o vicini, ecc., il legale può anche inviare una diffida per pratiche di recupero scorrette, ricordando che tali condotte violano la normativa sulla privacy e possono integrare molestie. Ad esempio, il Garante Privacy ha sanzionato una finanziaria che aveva inviato solleciti alla moglie del debitore per fare pressione indebita . Far presente che sei pronto a tutelarti anche sul fronte privacy e penale (in casi estremi di minacce gravi si può configurare addirittura il reato di estorsione tentata) può aiutare a ricondurre il recupero nell’ambito civile corretto.
7. Evoluzione successiva: Dopo la tua risposta, Cribis potrebbe reagire in diversi modi: – Accogliere parzialmente le tue richieste: ad esempio fornire i documenti richiesti, oppure cessare temporaneamente le chiamate in attesa di valutazioni. – Formulare una proposta transattiva scritta: se hai manifestato apertura a trattare, potrebbero inviarti un’offerta di saldo e stralcio (ad esempio “paghi il 50% entro fine mese e chiudiamo”). Valuta sempre insieme al legale queste offerte, soprattutto ottenendo la garanzia della liberatoria finale per iscritto. – Ribadire la richiesta integrale: in alcuni casi rispondono sostenendo la validità del credito e chiedendo tutto l’importo. Ciò non significa che abbiano ragione: potrebbe essere una tattica negoziale dura. Si potrà replicare ulteriormente o attendere se davvero intraprendono causa. – Intraprendere azioni legali: se la controparte ritiene di avere un caso forte (ad es. debito grosso non prescritto e ben documentato) e vede che non vuoi pagare l’intero, potrebbe passare ai fatti. Ciò si concretizza in genere con il deposito di un ricorso per decreto ingiuntivo presso il tribunale competente. Se ciò avviene, riceverai tramite Ufficiale Giudiziario la notifica del decreto. A quel punto partono i termini per l’opposizione (come detto, generalmente 40 giorni per proporre opposizione motivata). È fondamentale, se arriva un atto del genere, rivolgersi subito al proprio avvocato per predisporre l’opposizione: in essa farai valere tutte le difese (prescrizione, mancanza di documenti, importi non dovuti, ecc.). L’opposizione apre un giudizio ordinario in cui il creditore dovrà dimostrare le proprie ragioni. Spesso, l’atto di opposizione stesso induce il creditore a valutare accordi transattivi durante la causa, soprattutto se capisce che la tua difesa è solida. – Segnalazioni in banche dati: un possibile effetto collaterale di un debito impagato – specie se finanziario – è la segnalazione nelle banche dati dei cattivi pagatori (CRIF, Experian, Cerved). Va detto che se il debito è molto vecchio, probabilmente la segnalazione negativa è già avvenuta anni fa e potrebbe essere decaduta (le segnalazioni di sofferenze durano tipicamente 36 mesi dall’aggiornamento finale). Tuttavia, chiudere il debito anche con saldo e stralcio permette di ottenere una liberatoria da presentare per aggiornare il proprio stato creditizio (verrà risultare “saldo parziale a stralcio, posizione chiusa”). Se invece non paghi nulla e il credito rimane insoluto, la posizione potrebbe restare segnalata come sofferenza a tempo indeterminato nei limiti di legge. Questo per dire che, tra i fattori da considerare, c’è anche il profilo creditizio futuro, soprattutto se hai necessità di mutui o finanziamenti: a volte conviene trattare la chiusura del debito anche per ripulire la propria posizione.
In ogni caso, adesso hai un’idea del percorso tipico dopo un sollecito: dalla ricezione alla decisione se contestare, negoziare o attendere, fino all’eventuale fase giudiziale. Nel prossimo paragrafo approfondiremo proprio le difese e strategie legali da mettere in campo a tutela del debitore.
Difese e strategie legali per contestare o ridurre il debito
Affrontare un sollecito di pagamento da Cribis richiede un approccio strategico improntato alla difesa dei tuoi diritti di debitore. Ecco le principali strategie legali che puoi adottare, a seconda della situazione emersa dall’analisi iniziale:
1. Eccepire la prescrizione del debito
Se dalle verifiche risulta che il termine di prescrizione è decorso, questa è una difesa decisiva. La prescrizione estingue il diritto del creditore e, se correttamente eccepita, impedisce ogni azione di riscossione. Come procedere: – Inviare (preferibilmente tramite il tuo legale) una lettera formale a Cribis in cui sollevi l’eccezione di prescrizione, citando gli articoli di legge (es. “Ai sensi degli artt. 2934 e 2946 c.c. il credito è estinto per decorso del termine decennale, atteso che dall’ultimo pagamento/data comunicazione del __ non risultano atti interruttivi validi”). Nella stessa lettera diffida la società dal proseguire il recupero e dal trattare i tuoi dati per tale finalità, essendo il debito non più esigibile. – Se il caso arriva comunque in tribunale (es. ti notificano un decreto ingiuntivo), l’eccezione di prescrizione va riproposta immediatamente nel primo atto difensivo (comparsa di opposizione). Ricorda: la prescrizione non è rilevata d’ufficio dal giudice, va sollevata dal debitore altrimenti si considera rinunciata. – A supporto dell’eccezione, produci la documentazione che attesta l’ultima data utile. Ad esempio, se affermi che l’ultimo pagamento risale a più di 10 anni fa, allega copia della ricevuta o estratto conto; se citi un sollecito ricevuto oltre 5 anni fa e null’altro poi, allegane copia se l’hai.
Spesso, di fronte a una chiara prescrizione, la controparte preferirà desistere o trattare una chiusura a importo simbolico, perché sa di avere poche chance in giudizio. Una recente ordinanza della Cassazione (n. 25226/2023) ha sottolineato l’importanza di non considerare efficaci meri solleciti tardivi, ribadendo che un debito per sanzione amministrativa non può essere risvegliato da lettere estranee al procedimento tipico dopo lo spirare del termine di legge . Questo principio di tutela del debitore può essere richiamato anche per analogia nei rapporti privatistici. Dunque, prescrizione = game over per il creditore, se ben utilizzata.
2. Contestare la legittimità del credito e la prova documentale
Un’altra linea di difesa è mettere in dubbio la legittimità e fondatezza della pretesa di Cribis, soprattutto sul piano probatorio: – Legittimazione ad agire: come accennato nel contesto normativo, verifica se Cribis sta agendo in proprio o per conto terzi. Se agisce in nome proprio (quindi come cessionaria del credito), in caso di giudizio dovrà provare di aver acquisito il credito. Già in fase stragiudiziale si può insinuare il dubbio: “Dimostratemi che avete titolo sul mio debito”. La Cassazione 7866/2024 ha chiarito che in mancanza di prove specifiche della cessione, la società cessionaria non è legittimata a riscuotere . Dunque, se Cribis non fornisce il contratto di cessione o un estratto da cui risulti il tuo nominativo, questa diventa un’obiezione forte. – Documentazione del debito: anche se Cribis rappresenta il creditore originario, deve comunque disporre dei documenti base (contratto, estratti conto, fatture). Se non li hanno, la loro posizione è debole. In giudizio, secondo giurisprudenza costante, il creditore deve produrre l’estratto autentico delle proprie scritture contabili (per i contratti bancari, ad esempio) e copia del contratto di finanziamento sottoscritto. La mancanza di contratto può portare all’inammissibilità della domanda (Cass. Civ. n. 17097/2019, ad esempio, ha rigettato la pretesa di una finanziaria che non aveva prodotto il contratto di conto corrente). Pertanto, se Cribis non esibisce i documenti nonostante la richiesta, è un segnale di allarme sulla legittimità del credito. – Vizi contrattuali: Analizzando la documentazione originaria, possono emergere vizi che inficiano il credito: tassi usurari, clausole vessatorie non approvate specificamente (es. interessi di mora molto elevati non evidenziati potrebbero essere nulli, cfr. Cass. 350/2013), mancata indicazione del TAEG (che dà luogo a sanzioni sul tasso applicabile), errori di calcolo nel piano di rimborso, ecc. Un classico esempio sono i contratti di carte revolving che a volte sono stati dichiarati nulli per indeterminatezza delle condizioni economiche o difetti di trasparenza: se il tuo debito deriva da uno di questi, un legale potrebbe eccepire la nullità parziale del contratto e rideterminare il saldo dovuto. – Contestazioni sul quantum dovuto: Puoi anche non negare l’esistenza del debito ma contestarne l’importo. Ad esempio: “Non nego di aver avuto un prestito, ma l’importo richiesto è errato perché include spese illegittime/interessi eccessivi”. In giudizio questo costringerebbe il creditore a giustificare ogni voce. Spesso, di fronte a contestazioni puntuali sul quantum, la controparte preferisce accordarsi su un importo ridotto anziché affrontare una perizia contabile.
Riassumendo, la strategia qui è mettere sotto la lente d’ingrandimento ogni aspetto del credito: “È davvero dovuto? In che misura? Cribis è titolata a chiederlo?”. Questa scrupolosa contestazione spesso costituisce la base per ottenere condizioni migliori in eventuali accordi (perché il creditore, conscio delle sue falle, accetterà un compromesso). È fondamentale avere assistenza legale per individuare i punti deboli tecnici su cui far leva.
3. Sospendere o bloccare azioni esecutive in corso
Nel caso in cui il recupero fosse già passato a una fase esecutiva (ad esempio, ipotizziamo che prima ancora di contattarti Cribis, il creditore originario avesse ottenuto un decreto ingiuntivo e magari notificato un atto di precetto o un preavviso di pignoramento), la priorità diventa fermare l’esecuzione. Gli strumenti possibili: – Opposizione al precetto: se dopo la lettera di Cribis ti arriva un atto di precetto (che è l’intimazione a pagare entro 10 giorni su base di un titolo esecutivo già formato, pena esecuzione forzata), puoi proporre opposizione ex art. 615 c.p.c. per far dichiarare l’inesistenza del diritto di procedere. In questa opposizione solleverai, ad esempio, la prescrizione sopravvenuta del titolo, o la nullità del titolo stesso. Chiederai anche la sospensione immediata dell’efficacia esecutiva al giudice, per evitare pignoramenti nel frattempo. Il giudice dell’esecuzione può concedere la sospensione se ravvisa seri motivi (ad esempio, prescrizione evidente). – Sospensione in sede di sovraindebitamento: anticipo qui che, se hai avviato o stai per avviare una procedura di composizione della crisi da sovraindebitamento (di cui parleremo più avanti), il tribunale può disporre la sospensione di tutte le azioni esecutive individuali dei creditori (lo prevede il Codice della Crisi). Quindi, attivare per tempo una procedura del genere può servire anche a congelare eventuali pignoramenti minacciati da Cribis o altri. – Reclamo al giudice dell’esecuzione: qualora un pignoramento fosse già iniziato (ad esempio ti hanno pignorato il conto o lo stipendio), attraverso l’opposizione suddetta puoi far valere le tue ragioni e ottenere la liberazione dei beni pignorati se vinci la causa. Puoi anche in casi urgenti chiedere un provvedimento d’urgenza (art. 700 c.p.c.) qualora l’esecuzione imminente ti provochi danno irreparabile e la pretesa sia manifestamente illegittima.
Fortunatamente, nella maggioranza dei casi di Cribis, prima di arrivare al pignoramento c’è margine per difendersi: raramente scavalcano la fase monitoria senza che il debitore se ne accorga. Il punto è che, se si giunge alla necessità di sospendere un’azione esecutiva, significa che la comunicazione iniziale è stata ignorata troppo a lungo. Agire tempestivamente – quando sei ancora alla fase del semplice sollecito – evita quasi sempre di trovarsi a dover spegnere incendi in tribunale.
4. Negoziare un accordo transattivo (saldo e stralcio)
Molto spesso la soluzione più pragmatica e vantaggiosa è arrivare a una transazione a saldo e stralcio con Cribis. Ciò significa trovare un accordo per cui tu paghi una somma inferiore al totale dovuto, e il creditore accetta tale importo come saldo definitivo rinunciando a ulteriori pretese (formalizzato in una liberatoria). Questa opzione è ideale quando: – Riconosci di dovere effettivamente qualcosa, ma non puoi o non vuoi pagare l’intero (magari perché il debito è lievitato di interessi). – Vuoi evitare una causa lunga e incerta, soprattutto se alcune eccezioni legali non sono granitiche. – Il creditore stesso mostra apertura alla trattativa (ad esempio nella lettera c’era già scritto che “in mancanza di riscontro valuteremo un piano di rientro o saldo stralcio”).
Come condurre la negoziazione? Ecco alcuni consigli pratici: – Non trattare mai da solo se non sei sicuro: Come avvertito dagli esperti, evitare di iniziare una trattativa senza aver prima consultato un legale . Ogni parola detta o scritta potrebbe essere interpretata come riconoscimento del debito. Inoltre, i professionisti conoscono le tattiche dei recuperatori e sanno fin dove tirare. – Stabilisci il budget e le condizioni: Valuta realisticamente quanto puoi pagare. Tieni conto che i debt buyer come Cribis spesso hanno acquistato il credito a prezzi molto bassi (anche 10-20% del valore) se è molto deteriorato. Dunque hanno margine per sconti elevati. In molti casi si possono ottenere sconti dal 50% al 70% del totale , specialmente se il debito è vetusto, se il debitore è in difficoltà economiche, o se mancano documenti (che rende rischiosa un’azione legale) . Imposta la tua offerta iniziale al ribasso, sapendo che probabilmente ci si incontrerà a metà strada. – Punta sul tuo status e sulle debolezze altrui: Nella trattativa è utile evidenziare elementi come: “Non ho reddito né immobili, se andate in causa e anche ottenete un titolo, non riuscirete a riscuotere nulla perché sono nullatenente/disoccupato” – questo motiva il creditore ad accontentarsi di quello che puoi dare ora. Oppure: “Ho già altri debiti pendenti e sto valutando la composizione della crisi, potrei includervi e rischiate di prendere ancora meno” – anche questo spinge a trovare un accordo. D’altra parte, se sai che loro hanno scarsa documentazione o il debito è borderline prescritto, il tuo avvocato può farlo capire velatamente: “Siamo pronti a fare opposizione supportata da giurisprudenza, perché il caso presenta profili dubbi… tuttavia il mio cliente è disponibile a chiudere subito con un importo di € X per chiudere la vicenda”. Questa miscela di fermezza legale e apertura al compromesso è spesso la chiave per un buon accordo. – Formalizzare per iscritto: Una volta raggiunto un accordo di massima (ad esempio, pagare €5.000 a fronte di un debito contabilizzato di €12.000), bisogna farlo mettere per iscritto. Si chiederà a Cribis di inviare una proposta transattiva scritta, su carta intestata, firmata dal responsabile, in cui si specifica che a fronte del pagamento di €X entro tale data, la posizione si intenderà definita a saldo e stralcio senza ulteriori pretese e verrà rilasciata liberatoria. Prima di pagare, assicurati di avere questo documento! È prudente far verificare al tuo legale che la lettera sia formulata correttamente, includendo la rinuncia a ogni diritto residuo sul maggior importo. – Pagamento tracciato e liberatoria finale: Esegui i pagamenti con modalità tracciabili (bonifico, bollettino) come indicato nell’accordo. Conserva le ricevute. Subito dopo l’ultimo pagamento (o l’unica rata pattuita), pretendi la lettera di liberatoria definitiva. Questa consiste in un documento in cui Cribis (o il creditore mandante) dichiara che il debito di € TOT è estinto per intervenuto accordo transattivo e nulla più è dovuto. Tale liberatoria servirà come prova per il futuro, ad esempio se qualcuno tentasse erroneamente di richiedere di nuovo il pagamento o per cancellare eventuali segnalazioni creditizie. – Attenzione alle rateizzazioni nel saldo e stralcio: A volte l’accordo prevede che il saldo e stralcio sia pagato a rate. In tal caso, assicurati di capire le conseguenze di eventuali ritardi: spesso viene inserita clausola per cui se salti una rata, l’accordo decade. Sarebbe preferibile ottenere la clausola di salvaguardia (tipo: piccola tolleranza di qualche giorno oppure che decada solo se ne salti due). In ogni caso, rispetta scrupolosamente le scadenze pattuite per non perdere il beneficio dello stralcio.
Con un buon saldo e stralcio ben condotto, ottieni due risultati: ti liberi del debito per sempre e lo fai risparmiando magari una grossa percentuale. Ad esempio, molti nostri assistiti hanno chiuso con successo posizioni CRIBIS ottenendo sconti notevoli e dilazioni sostenibili . Naturalmente ogni caso è a sé: lo sconto dipende dall’anzianità del debito, dalla tua situazione economica e da quanto il creditore vuole incassare subito. Però tentare questa via con l’assistenza di un legale quasi sempre porta benefici rispetto al pagare tutto e subito.
5. Procedure da sovraindebitamento o soluzioni concorsuali
Se il sollecito di Cribis è solo uno dei tanti debiti che ti affliggono, oppure se l’importo è tale da non essere gestibile con un semplice stralcio, potresti valutare strumenti più ampi come le procedure di composizione della crisi da sovraindebitamento (oggi regolate dal Codice della Crisi d’Impresa e dell’Insolvenza, D.Lgs. 14/2019 e s.m.i.). Queste procedure, note anche come “Legge salva suicidi” (L.3/2012, confluita nel Codice), consentono ai privati cittadini, piccoli imprenditori o professionisti in grave squilibrio debitorio di trovare una soluzione giudiziale per ristrutturare o cancellare i debiti. Le principali sono: – Piano di ristrutturazione dei debiti del consumatore (ex piano del consumatore): riservato a chi ha contratto debiti principalmente per scopi personali/familiari (non aziendali). Consente di presentare al giudice un piano di pagamento parziale dei debiti, proporzionato alla propria capacità, anche senza il consenso di tutti i creditori. Se il giudice ritiene il piano fattibile e che il consumatore sia “meritevole” (cioè non abbia colpe gravi nel sovraindebitamento), può omologarlo e renderlo vincolante per tutti. Ciò significa che anche Cribis (o il creditore che rappresenta) dovrà accettare quanto previsto dal piano, ad esempio il pagamento del 20% del suo credito in 5 anni, e poi null’altro. La giurisprudenza recente è abbastanza favorevole all’omologa di piani anche con forte decurtazione purché il debitore mostri impegno e buona fede . Un’omologazione del piano comporta la cessazione immediata di tutte le azioni esecutive e, a completamento del pagamento previsto, la cancellazione dei debiti residui (esdebitazione). – Concordato minore (ex accordo di composizione): è simile al piano ma si applica a debitori non consumatori (imprenditori minori, ditte individuali) o consumatori che preferiscono un accordo votato dai creditori. Richiede l’adesione di una maggioranza di crediti (il 60%) e l’omologa del tribunale. Una volta omologato, vincola tutti i creditori inclusi, anche dissenzienti. È indicato se si ha un’impresa o debiti IVA, ecc., dove serve il voto dei creditori. Come il piano, comporta sospensione delle azioni esecutive. – Liquidazione controllata del patrimonio: è una sorta di “piccolo fallimento” personale. Il debitore mette a disposizione tutti i suoi beni liquidabili (eccetto quelli impignorabili per legge, come i beni di prima necessità), e un liquidatore nominato dal tribunale li vende per distribuire il ricavato ai creditori. Dopo la liquidazione, il debitore persona fisica può ottenere l’esdebitazione di tutti i debiti residui. Questa procedura è dolorosa perché si perdono i propri beni, ma offre una liberazione totale dai debiti. Esiste anche la possibilità per il debitore incapiente (cioè che non ha proprio nulla da liquidare) di ottenere l’esdebitazione di fatto “a zero” – l’esdebitazione del debitore incapiente ex art. 283 CCII – purché sia meritevole e non abbia occultato beni, con l’impegno morale di pagare i creditori se entro 4 anni dal beneficio migliorasse la sua situazione . Questa è una novità molto importante introdotta nel 2022 e attuata nel 2023: in parole semplici, offre una seconda chance a chi è davvero in condizioni disperate, cancellando i debiti una tantum.
Come vedi, se ti trovi sommerso da più debiti (Cribis, finanziarie, banche, cartelle esattoriali, ecc.), queste procedure potrebbero essere la strada per uscire dal tunnel in modo ordinato e legale. L’Avv. Monardo, in qualità di Gestore della Crisi e professionista di un OCC, ha una specifica esperienza nel predisporre tali piani e accordi su misura. Vale la pena saperlo perché magari pagando un singolo debito in saldo e stralcio rischi di non riuscire poi a far fronte ad altri, mentre con un piano del consumatore potresti risolvere tutto in un’unica sede. Comunque, anche se il tuo problema principale è solo la lettera di Cribis, è utile conoscere che esiste questo arsenale di strumenti alternativi.
6. Difendersi da eventuali pratiche scorrette (molestie, privacy, etc.)
Un cenno va fatto alle condotte illegali o scorrette che talvolta alcune agenzie di recupero crediti possono mettere in atto e da cui hai diritto a difenderti. Cribis è una società strutturata e affidabile, parte del gruppo CRIF , dunque ci si aspetta professionalità; tuttavia, se un singolo operatore esagera, ricorda questi punti: – Molestie e minacce: La legge vieta di usare metodi aggressivi. Telefonate continue a tutte le ore, linguaggio intimidatorio (“se non paga verranno a prenderla a casa”, “finirà in tribunale penale” – quando è falso), visite di esattori non concordate che creano imbarazzo, sono tutte condotte che possono integrare violazioni. Registra e annota eventuali conversazioni e riferimenti temporali. Puoi presentare esposti all’Autorità di Pubblica Sicurezza per molestie o tentata estorsione se vi sono minacce di conseguenze inesistenti (ad esempio minaccia di denuncia penale per un mero debito civile – comportamento illecito). Spesso però basta far capire a Cribis di conoscere i propri diritti perché adottino un tono più rispettoso. – Violazione della privacy: Il Garante Privacy con un provvedimento generale del 30/11/2005 (ancora vigente nell’era GDPR) ha stabilito che non si possono informare terzi dei debiti altrui né fare pressione passando da familiari, datori di lavoro, vicini . Se succede (come nel caso citato prima in cui fu contattata la moglie non debitrice), puoi sporgere reclamo al Garante Privacy. Le sanzioni per queste violazioni sono salate e le società serie tendono a evitare di incorrervi. Anche lasciare messaggi in segreterie telefoniche accessibili a terzi o inviare cartoline dal contenuto visibile (che fanno capire che è un recupero crediti) è illecito. Fai valere questi principi se necessario. – Segnalazione all’OAM: Le società di recupero crediti finanziari devono essere iscritte in appositi elenchi (OAM per gli agenti in attività finanziaria e mediatori, art. 128-quater TUB). Operatori abusivi o non autorizzati possono essere denunciati. Cribis è regolarmente autorizzata e vigilata, ma è un’informazione che vale in generale: se mai ricevessi pressioni da soggetti strani e non verificabili, stai all’erta. – Diritto all’informazione chiara: Hai diritto a sapere con precisione chi è il tuo interlocutore. Ogni operatore che ti chiama dovrebbe qualificarsi con nome e società. Se ricevi visite domiciliari (non frequente, ma possibile) da esattori domiciliari, verifica la loro identità e delega. Non far entrare in casa sconosciuti senza aver accertato chi siano. In ogni caso l’esattore non ha poteri di prendere beni: non è un ufficiale giudiziario, quindi non farti intimorire indebitamente.
In caso di comportamenti scorretti, la strategia legale è: documenta tutto, fallo presente al tuo avvocato e valuta azioni di tutela (diffide, esposti, reclami al Garante). Spesso la semplice comunicazione di un legale che minaccia di passare alle autorità per certe condotte è sufficiente a ricondurre la controparte nei ranghi. Ricorda: la legge tutela il debitore da abusi, senza però sollevarlo dai debiti legittimi. Dunque usa questi strumenti per garantirti un trattamento equo mentre risolvi la questione sostanziale del debito.
7. Soluzioni “creative” e casi particolari
Per completezza, citiamo alcune soluzioni ulteriori che talvolta possono applicarsi: – Opposizione alle segnalazioni in Centrale Rischi: Se il debito nasce verso una banca/finanziaria e sei segnalato in CRIF, puoi ottenere la cancellazione anticipata della segnalazione se dimostri che il credito è prescritto o inesigibile. Questo è un effetto indiretto importante per ripulire la tua reputazione creditizia. – Transazione con garanzia ipotecaria: In alcuni casi, il debitore proprietario di un immobile può negoziare offrendo al creditore un’ipoteca volontaria su un bene in cambio di una dilazione lunga o di uno sconto. È un’opzione da valutare con molta cautela (rischiosa se non si paga poi), ma a volte utile se si vuole evitare un pignoramento e si ha un immobile su cui però magari c’è già mutuo (il creditore chirografario gradisce un’ipoteca di secondo grado pur di aumentare le chance di recupero futuro). – Cessione del quinto o prestito di consolidamento: Se hai uno stipendio ma troppi debiti, valutare di consolidare può essere una via: ad esempio contrarre un prestito delega o cessione del quinto (se ancora fattibile) per pagare il saldo e stralcio a Cribis. Ovviamente fai attenzione a non indebitarti ulteriormente oltre le tue possibilità. – Beneficiare di normative temporanee di sollievo: Il Governo periodicamente ha introdotto misure come la “rottamazione” dei debiti fiscali o il “saldo e stralcio” delle cartelle esattoriali. Ad esempio, la Legge di Bilancio 2023 (L.197/2022) e la Legge di Bilancio 2026 (L. 199/2025) hanno previsto definizioni agevolate di cartelle con stralcio di interessi e sanzioni . Queste riguardano debiti con Agenzia Entrate Riscossione, non i privati, ma se hai anche pendenze fiscali puoi alleggerire quel fronte aderendo a tali misure (ad esempio la Rottamazione-quater 2023 o la Rottamazione-quinquies 2026 che permette rate fino a 9 anni ). Liberando risorse dal lato fiscale, potresti avere più liquidità per chiudere i debiti con Cribis. Inoltre, se la lettera Cribis riguardasse eccezionalmente un credito di natura pubblica affidato in gestione (ad esempio alcune multe o tributi locali dati a società di recupero), potresti valutare se quel debito rientra negli stralci automatici previsti (come il saldo a zero per mini-cartelle < €1.000 di alcune annualità, disposto dal DL 41/2021 e L.197/2022).
In definitiva, hai a disposizione un ventaglio di difese e soluzioni. Dalla semplice eccezione di prescrizione, passando per la contestazione tecnica, fino alla trattativa transattiva e agli strumenti concorsuali, l’importante è agire in modo informato e tempestivo. Nel prossimo paragrafo riassumeremo in una tabella i concetti chiave visti sin qui, così da avere un quadro sintetico a portata di mano. Dopodiché, affronteremo una sezione di FAQ – domande frequenti – per chiarire i dubbi più comuni, e proporremo qualche esempio pratico.
Tabella riepilogativa di norme e strumenti
Di seguito una tabella riassuntiva che sintetizza i principali aspetti normativi, i termini da ricordare e gli strumenti difensivi a disposizione:
| Aspetto / Strumento | Descrizione e Riferimenti |
|---|---|
| Prescrizione del debito | Termine entro cui il creditore deve agire. Ordinario 10 anni (es. prestiti, scoperti di conto) ; brevi 5 anni per bollette telefono, canoni, forniture periodiche ; dal 2018: 2 anni per bollette luce/gas recenti . Se il termine decorre senza atti interruttivi, il debito si estingue (art. 2934 c.c.). Va eccepita dal debitore in giudizio. |
| Atto interruttivo | Qualsiasi atto scritto con cui il creditore richiede il pagamento e che giunga al debitore (art. 2943 c.c.). Esempi: raccomandata di messa in mora, notifica di decreto ingiuntivo, precetto. Effetto: la prescrizione ricomincia da zero dalla data di arrivo . Eccezione: in materia di sanzioni, serve un atto tipico (un sollecito generico non basta) . |
| Cribis Credit Management | Società italiana del Gruppo CRIF, specializzata in recupero crediti per banche, finanziarie, aziende. Agisce stragiudizialmente (lettere, call center, visite) e, se necessario, legalmente tramite avvocati . Opera per conto di creditori originari che le affidano pratiche o come cessionaria di crediti deteriorati (NPL). Non emette direttamente atti giudiziari ma può farli emettere al creditore o al proprio legale. |
| Sollecito di pagamento | Lettera (o PEC, o telefonata) con cui Cribis comunica il debito e invita a pagare entro un termine . Non è un titolo esecutivo né un atto giudiziario. Serve a sollecitare bonariamente e preavvisare possibili azioni. Da solo non autorizza pignoramenti . Va però preso sul serio perché in caso di inerzia può preludere a un’azione legale successiva. |
| Decreto ingiuntivo | Provvedimento del giudice emesso su ricorso del creditore che accerta il diritto di credito e ordina al debitore di pagare entro 40 giorni. Titolo esecutivo: se non opposto nei termini, consente pignoramenti. Cribis o il creditore possono ottenerlo se forniscono prova scritta del credito (contratti, estratti). Opponibile dal debitore con l’assistenza di un legale, facendo valere tutte le difese. |
| Pignoramento | Atto di esecuzione forzata (su conto corrente, stipendio, pensione, immobile, auto, ecc.) possibile solo se il creditore dispone di un titolo esecutivo valido (es. decreto ingiuntivo definitivo, sentenza). Cribis direttamente non può pignorare nulla senza titolo. L’eventuale pignoramento viene svolto dall’Ufficiale Giudiziario su istanza del creditore munito di titolo e precetto. Esistono limiti: stipendio/pensione pignorabile al max 1/5, prima casa impignorabile da Fisco (non da privati, salvo casi), ecc. |
| Saldo e stralcio (accordo transattivo) | Accordo stragiudiziale con cui il debitore paga una parte del dovuto e il creditore accetta di rinunciare al resto, dichiarando estinto il debito. Spesso comporta sconti considerevoli (30-70%) a seconda di anzianità e recuperabilità. Va formalizzato per iscritto e seguito da liberatoria. Vantaggi: evita cause lunghe, chiude definitivamente la posizione, riduce l’esborso. |
| Piano del consumatore / Ristrutturazione debiti | Procedura giudiziale prevista dal Codice della Crisi (già L.3/2012) per soggetti sovraindebitati. Permette di ristrutturare tutti i debiti con un unico piano sostenibile, anche senza l’accordo dei creditori (se omologato dal tribunale) . Effetti: blocco immediato di pignoramenti , pagamento parziale dei debiti secondo le possibilità, cancellazione dei debiti residui a fine procedura (esdebitazione). Richiede requisiti di meritevolezza e una relazione OCC. |
| Liquidazione del patrimonio | Procedura di liquidazione giudiziale dei beni del debitore sovraindebitato. Il ricavato va ai creditori in proporzione. Al termine, il debitore persona fisica può essere esdebitato, liberandosi dai debiti residui. È l’ultima ratio se non si riescono a fare piani o accordi. Anche qui, durante la liquidazione, le azioni esecutive individuali sono sospese. Prevista anche l’esdebitazione dell’incapiente (una tantum) per chi non ha proprio beni né redditi, come misura di clemenza . |
| Errori comuni da evitare | 1) Ignorare i solleciti pensando che “tanto non possono far nulla” – errore grave, può portare a decreti ingiuntivi non opposti. 2) Parlare al telefono ammettendo il debito o promettendo pagamenti senza accordo scritto – può costituire riconoscimento. 3) Pagare piccole somme “a caso” – interrompe prescrizione e può essere inutile se non c’è un piano globale. 4) Accettare piani di rate proposti senza valutare se sostenibili – poi saltare rate peggiora la situazione. 5) Non richiedere la liberatoria dopo aver pagato – rischi che in futuro ti chiedano ancora soldi. 6) Rivolgersi tardi all’avvocato, magari a pignoramento iniziato, quando molte difese potevano giocarsi prima. |
| Diritti del debitore vs recuperatori | Il debitore ha diritto a: essere trattato con correttezza e rispetto, non subire molestie né comunicazioni a terzi sulla sua situazione ; ricevere informazioni chiare sull’ammontare e l’origine del debito; contestare importi non dovuti; proporre soluzioni ragionevoli di rientro; essere assistito da un proprio consulente. Gli esattori non possono: minacciare conseguenze illegali (es. carcere, che per debiti civili non esiste), né presentarsi come “ufficiali” se non lo sono, né chiamare sul lavoro divulgando il motivo, ecc. In caso di abusi, il debitore può segnalare alle autorità competenti. |
FAQ – Domande frequenti su lettere da Cribis e vecchi debiti
Di seguito una serie di domande comuni dei debitori alle prese con comunicazioni di Cribis Credit Management, con risposte chiare e basate sulla legge:
D: Chi è esattamente Cribis Credit Management e perché mi ha inviato una lettera?
R: Cribis Credit Management è una primaria società italiana di recupero crediti, parte del gruppo CRIF, attiva da oltre 20 anni. Se ti ha inviato una lettera, significa che sta agendo per conto di un tuo creditore (ad esempio una banca, finanziaria o azienda di servizi) che le ha affidato la pratica di recupero oppure ha ceduto a Cribis il credito non pagato . In pratica, Cribis è l’intermediario incaricato di riscuotere quel debito in modo stragiudiziale (o giudiziale tramite legali) . Ti ha contattato perché risulti debitore inadempiente di un obbligo (prestito, bolletta, fattura commerciale, ecc.) . La lettera è il primo passo formale per sollecitare il pagamento.
D: La lettera di sollecito che ho ricevuto è un atto ufficiale? Devo per forza pagare entro la data indicata?
R: La lettera di Cribis non è un atto giudiziario ufficiale né un precetto esecutivo. È un invito bonario (per quanto pressante) a regolarizzare la posizione. La data indicata per il pagamento è un termine che fissano loro, ma non ha valore legale perentorio come avrebbe, ad esempio, la scadenza di un decreto ingiuntivo. Ciò detto, è fortemente consigliato di non ignorare la scadenza: se non paghi né ti fai vivo entro quella data, è probabile che intensifichino il recupero (più telefonate, ulteriori lettere) e, se il credito lo giustifica, potrebbero procedere con un’azione legale successiva. Quindi, non sei obbligato a pagare entro quel termine, ma sei tenuto a reagire in qualche modo: o pagando, o contestando, o cercando un accordo. Ignorare è la scelta peggiore.
D: Cosa succede se ignoro i solleciti di Cribis?
R: Se ignori completamente le comunicazioni, il creditore (direttamente o tramite Cribis) potrebbe decidere di agire legalmente. Il passo tipico, come detto, è richiedere un decreto ingiuntivo in tribunale. Una volta ottenuto, te lo notificheranno e se ancora non reagisci (non fai opposizione entro i termini), quel decreto diventa definitivo e potranno procedere con pignoramenti di beni, conti, stipendio ecc. In pratica, ignorare i solleciti trasforma un problema gestibile in un problema molto più grave. In più, più tempo passa e più maturano interessi di mora sul debito. Quindi conviene rispondere ai solleciti, direttamente o tramite avvocato. Se invece ignori perché ritieni il debito prescritto o inesistente, stai comunque all’erta: non dare per scontato che lascino perdere; potrebbe arrivare un atto giudiziario a sorpresa anni dopo e dovrai difenderti allora.
D: Come faccio a capire se il mio debito con Cribis è già prescritto?
R: Devi anzitutto conoscere il tipo di debito e il periodo di inattività. Ogni tipologia ha un termine di prescrizione: es. finanziamenti 10 anni, bollette 5 o 2 anni, affitti 5 anni, assegni 6 mesi, ecc. Poi devi vedere quando decorre: in genere dalla data in cui avresti dovuto pagare e non hai pagato (o dall’ultima rata pagata). Se dopo quella data non hai mai più ricevuto atti formali (lettere raccomandate, ingiunzioni, citazioni) dal creditore per un periodo più lungo del termine previsto, il diritto al pagamento si è prescritto. Ad esempio: ultimo pagamento prestito gennaio 2015, nessun atto fino a oggi (dicembre 2026) = oltre 10 anni, quindi prescritto. Se invece in mezzo c’è stato un sollecito scritto che puoi considerare interruttivo (raccomandata, PEC) nel 2018, allora i 10 anni ripartono da lì. Non sempre il debitore ha chiara traccia degli atti ricevuti (magari una raccomandata mai ritirata comunque interrompe). Per sicurezza, un avvocato può aiutarti a calcolare la prescrizione esatta e vedere se è già maturata o quando maturerà . Puoi anche chiedere un estratto cronologico al creditore, ma non è detto che collabori. In pratica: se ritieni siano passati molti anni, probabilmente il debito è prescritto, ma meglio far verificare professionalmente prima di esporsi.
D: Ho scoperto che il debito è prescritto. Posso semplicemente ignorare Cribis senza rispondere o è meglio comunicare qualcosa?
R: Se sei assolutamente certo della prescrizione compiuta, teoricamente potresti anche non pagare nulla e aspettare: la prescrizione è un’eccezione che solleverai se mai ti faranno causa. Molti consigliano in questi casi di non muoversi per non “risvegliare” il creditore. Tuttavia, c’è un rischio: se arriva un decreto ingiuntivo e tu, magari per disattenzione, non fai opposizione in tempo, finisci condannato a pagare un debito che in realtà era prescritto (ma non avendo eccepito per tempo, non puoi più farlo). Quindi dipende da quanto sei pronto a reagire. Un approccio proattivo è, tramite legale, inviare a Cribis una comunicazione affermando che il debito è prescritto e che non intendi pagare, intimando di astenersi da ulteriori richieste. Questo a volte scoraggia il recuperatore dal procedere, perché sa di avere torto e vede che sei ben consigliato. In altri casi potrebbero comunque tentarci legalmente sperando in un tuo passo falso. Quindi, non c’è una risposta univoca: se scegli di non rispondere, tieniti pronto a un’eventuale comparsa di un atto giudiziario e non mancare di opporti subito. Se scegli di rispondere dichiarando la prescrizione, fallo in modo formale e deciso. In entrambi i casi, è bene essere seguiti da un professionista.
D: Cribis minaccia “azioni legali immediate” se non pago. Cosa intendono e quanto è “immediato”?
R: Di solito è un modo per metterti pressione. “Azioni legali” significa che potrebbero incaricare un avvocato di procedere con ingiunzione di pagamento o citazione in tribunale. Non accade dall’oggi al domani: ottenere un decreto ingiuntivo richiede qualche tempo (può essere questione di settimane o pochi mesi dal momento in cui si attivano, a seconda del tribunale). Difficilmente il giorno dopo la scadenza indicata ti ritrovi un ufficiale giudiziario alla porta. C’è una procedura da seguire. Quindi “immediate” va inteso come senza ulteriori solleciti bonari. In pratica, ti stanno dicendo: “Se entro quella data non regolarizzi, passeremo il dossier ai nostri legali per agire giudizialmente”. Potrebbero davvero farlo se il credito è importante e fondato. Oppure è un bluff per farti pagare subito. Non c’è certezza: dipende dall’importo (per poche centinaia di euro magari no, per migliaia di euro sì), dalla politica del creditore e da quanto tu sembri reattivo. In ogni caso, tu prendi sul serio l’avvertimento ma usalo a tuo favore: ad esempio, potresti contattarli (meglio col tramite di un legale) prima di quella “deadline” per dire: “Sto valutando la posizione, non sono in condizione di pagare tutto, possiamo trovare un accordo transattivo?” Così dimostri di non essere passivo e magari ottieni più tempo evitando la causa.
D: Posso telefonare io a Cribis per discutere del debito o è sconsigliato?
R: Puoi farlo, ma con cautela. Sappi che le telefonate al recupero crediti sono spesso registrate e qualsiasi cosa tu dica potrebbe essere usata contro di te (se ammetti il debito, se offri un pagamento, ecc.). Se decidi di chiamare: – Preparati prima gli appunti su cosa dire e cosa non dire. Mantieni la calma e non farti intimorire. – Non fornire informazioni finanziarie non necessarie (es. dettagli sul tuo stipendio o patrimonio) se non per sommi capi. Meglio riservare questi dettagli in sede di trattativa scritta tramite il tuo legale. – Se l’operatore è aggressivo o poco collaborativo, interrompi con cortesia la chiamata. Non c’è obbligo di subire maleducazione. – L’obiettivo della tua chiamata potrebbe essere ottenere informazioni (es. “Mi può mandare via email/PEC copia del contratto e il dettaglio del calcolo?”) oppure segnalare che stai valutando con un consulente. Non impegnarti in promesse di pagamento immediate tipo “domani vedo di fare un bonifico” perché poi, se non lo fai, ti richiameranno a tamburo battente. – Meglio ancora, se hai un avvocato, lascia che sia lui a contattarli. La comunicazione tra professionisti di solito è più franca ed evita situazioni spiacevoli. Inoltre, quando sanno che c’è un legale, talvolta abbassano i toni e trattano più seriamente la pratica.
In sintesi: la telefonata diretta è un’arma a doppio taglio – utile per capire l’atteggiamento di Cribis e magari guadagnare tempo, ma rischiosa se non sei preparato. Se hai dubbi, delega la cosa al tuo avvocato.
D: Cribis può inserirmi in qualche “lista nera” dei cattivi pagatori o segnalarmi in CRIF?
R: Allora, Cribis stessa come società di recupero non gestisce le liste dei cattivi pagatori, però fa parte del gruppo CRIF che invece è il gestore di una delle principali SIC (Sistemi di Informazioni Creditizie). Tuttavia, le segnalazioni negative (ritardi, sofferenze) vengono fatte dal creditore originario (banca/finanziaria) alla CRIF, non da Cribis. Se il tuo debito è un prestito o carta non pagata, è probabile che tu sia stato segnalato a suo tempo. Di solito, dopo un certo periodo (36 mesi circa dalla scadenza del contratto o dall’ultimo aggiornamento) la posizione viene rimossa dai dati visibili ai nuovi creditori, a meno che nel frattempo non ci siano azioni legali. Ad esempio, se un finanziamento è scaduto nel 2018 e mai pagato, potresti essere stato segnalato come “sofferenza”, e dopo 3 anni dalla scadenza contrattuale (2021) quella segnalazione non dovrebbe più essere visibile in CRIF (a meno di cause pendenti). Quindi potresti già non risultare più in lista oggi. Detto questo, quando si chiude un debito con saldo e stralcio, conviene farsi rilasciare la liberatoria e accertarsi con una visura CRIF della propria posizione. Talvolta, su richiesta, l’istituto originario aggiorna la segnalazione a “posizione chiusa per accordo a saldo e stralcio” fino alla normale scadenza dei tempi di conservazione. Se invece non paghi affatto, la segnalazione rimane come sofferenza fino a 36 mesi dopo eventuale estinzione del credito (che può essere anche la cessione o la rinuncia). In pratica, risolvere il debito difficilmente peggiora la tua posizione creditizia, semmai la stabilizza o la migliora leggermente (da aperta insoluta a chiusa con stralcio). In conclusione: non è che Cribis domani ti mette su un elenco pubblico di cattivi pagatori – le banche dati creditizie seguono regole precise – ma è comunque bene puntare a chiudere la faccenda anche per ripulire la tua storia finanziaria nel medio termine.
D: Non ho davvero alcuna possibilità di pagare neanche in parte questo debito. Cosa possono farmi se sono nullatenente?
R: Se sei ufficialmente nullatenente (niente immobili, niente auto, nessun conto con soldi depositati, disoccupato o redditi minimi esenti), allora anche se il creditore ottenesse un titolo esecutivo, avrebbe serie difficoltà a recuperare. Potrebbero notificarti un decreto, magari iscrivere un’ipoteca su eventuali beni futuri, ma se non c’è nulla su cui rifarsi al momento, di fatto sei insolvibile. Nel lungo periodo però la situazione potrebbe cambiare: se ad esempio tra 5 anni troverai lavoro o riceverai un’eredità, quel creditore (se ha un titolo valido) potrebbe rifarsi avanti. Tieni anche presente che un creditore munito di decreto ingiuntivo potrebbe, in alcuni casi, cedere a sua volta il credito a società specializzate che monitorano i debitori in attesa che “risorgano” economicamente. Dunque, essere nullatenente ti dà uno scudo momentaneo – “nulla X nulla fit”, come si dice, non possono cavare sangue da una rapa – ma non definitivo. La cosa migliore in questi casi potrebbe essere ricorrere alle procedure di esdebitazione: come spiegato, esiste la possibilità di essere esdebitati anche se non si paga nulla (per l’incapiente meritevole) . Altrimenti, il debito non pagato resta pendente a tempo indeterminato (solo la prescrizione lo estingue, ma se hanno un decreto ingiuntivo il termine di prescrizione diventa 10 anni dal decreto, rinnovabili con atti esecutivi). Quindi consigliamo: se sei nullatenente ma il debito è grosso, considera di chiuderlo legalmente con una procedura di sovraindebitamento. Se è relativamente piccolo, può anche darsi che non investano soldi per inseguirti in tribunale visto che non potrebbero ricavare niente – ma su questo non c’è garanzia. In sintesi, nell’immediato non possono prenderti ciò che non hai, ma il debito potrebbe perseguitarti se la tua situazione migliorasse.
D: Ho proposto a Cribis di pagare a rate mensili perché non riesco in un colpo solo. È rischioso?
R: Offrire un pagamento rateale non è di per sé rischioso, anzi dimostra volontà di collaborazione. Bisogna però fare attenzione a come viene formalizzato: – Se chiedi un piano di rateazione prima di avere un accordo formalizzato di saldo e stralcio, potresti stare riconoscendo tutto il debito. Infatti, la richiesta di rateizzazione può essere interpretata come riconoscimento del debito ex art. 2944 c.c., e quindi interrompe la prescrizione . Quindi, se lo fai, assicurati di contestualmente aver negoziato uno sconto o una definizione chiara. – Idealmente, il rateizzo deve far parte di un accordo transattivo: es. “pago €6000 in 24 rate mensili da €250 cad., a saldo di un debito di €10000”. In tal caso, fai inserire la clausola che la transazione resta valida finché rispetti i pagamenti e che, a completamento, verrà rilasciata liberatoria. Se l’accordo prevede che la mancata rata faccia decadere lo stralcio, sappi che torneresti a dover l’importo originario (magari meno quanto versato). Queste clausole vanno lette bene. – Pagare a rate significa che il recupero crediti seguirà la pratica a lungo: se salti una rata, si rifaranno sotto subito. Quindi, proponi rate mensili solo se sei certo di poterle sostenere. Meglio una rata un po’ più bassa con qualche mese in più, che troppo alta e poi fallire. – Nessun pagamento senza accordo scritto: se cominci a pagare un po’ alla buona, magari perché “mi hanno detto al telefono mandi intanto 100 euro per bloccare tutto e poi vediamo”, evitalo. Piccoli pagamenti isolati senza un piano concordato non risolvono nulla e anzi – come detto – rinnovano la prescrizione. O si definisce un piano completo per iscritto, o è meglio tenere i soldi da parte in attesa di definizione.
Quindi, pagare a rate va bene, ma fai in modo che sia frutto di un accordo ben preciso. Se senti di non aver ben chiara la cosa, coinvolgi un legale per negoziarlo: spesso i professionisti ottengono condizioni migliori e più sicure (ad esempio, possono contrattare che se manchi una rata non decada tutto ma ci sia una penale o un termine di grazia).
D: Ho altri debiti (es. altre finanziarie, carte, Equitalia). Posso fare un unico accordo globale con tutti?
R: Non esiste una procedura di “saldo e stralcio globale” stragiudiziale che coinvolga più creditori a meno che tu non li metta tutti d’accordo uno per uno (cosa complicata). Tuttavia, come spiegato, esiste la via delle procedure di composizione della crisi da sovraindebitamento che unificano la trattativa in tribunale. Con il piano del consumatore o il concordato minore, includi tutti i tuoi debiti e proponi un’unica soluzione (esempio: pagherò quello che posso pagare, supponiamo il 20%, ripartito tra tutti i creditori, eventualmente privilegiando qualcuno se la legge lo impone, ecc.). Se il tribunale approva, risolvi ogni pendenza in un colpo solo, paghi quello stabilito e poi sei libero. Questo è assai utile se hai debiti con Agenzia Entrate Riscossione (che raramente fa stralci bonari col singolo, salvo aderire a rottamazioni di legge) o se semplicemente gli importi totali sono fuori dalla tua portata. Certo, sono procedure più lunghe e impegnative, ma ti danno una soluzione definitiva. In alternativa, devi negoziare separatamente con ciascun creditore: puoi provarci, ma coordinarli non è facile (ognuno vorrà la sua parte). A volte capita che dopo che uno accetta un saldo e stralcio, lo vengano a sapere gli altri e richiedano anche loro soldi… Insomma, c’è il rischio di non finirla mai. Il nostro studio valuta sempre l’entità del sovraindebitamento: se è circoscritto (2-3 debiti gestibili) trattiamo singolarmente; se è esteso (10 diverse posizioni, somme enormi) di solito consigliamo di passare dal tribunale col piano del consumatore. È un caso molto soggettivo. In breve: sì, puoi “fare piazza pulita” di tutti i debiti, ma realisticamente il modo migliore per farlo in un’unica soluzione è attraverso le procedure di legge sul sovraindebitamento.
D: Cosa significa che l’Avv. Monardo è Gestore della Crisi o Esperto Negoziatore? In cosa mi aiuta ciò per il mio debito con Cribis?
R: Significa che l’Avv. Giuseppe Angelo Monardo possiede qualifiche specifiche nel campo della gestione di situazioni debitorie complesse: – Gestore della crisi da sovraindebitamento (L.3/2012): è iscritto negli elenchi del Ministero della Giustizia per svolgere il ruolo di gestore (figura analoga al curatore fallimentare ma per procedure da sovraindebitamento). In pratica, è abilitato a predisporre piani del consumatore, accordi di ristrutturazione per privati e piccole imprese, e a seguire l’iter davanti al giudice. Questo è un valore aggiunto: pochi avvocati hanno questa specializzazione. Se la tua situazione lo richiede, lui può direttamente agire come OCC o collaborare con l’OCC per portare a termine la procedura, coordinando ogni aspetto legale e contabile. – Esperto Negoziatore della crisi d’impresa (D.L.118/2021): questa è una figura prevista per le imprese in difficoltà (la cosiddetta “composizione negoziata” per evitare il fallimento). Indica che sa condurre trattative anche in ambito aziendale con più creditori, banche, fornitori, ecc., trovando mediazioni. Nel tuo caso, se tu fossi un piccolo imprenditore o se il debito Cribis deriva da un’attività, questa competenza assicura che l’avvocato ha esperienza nel negoziare accordi complessi. – Cassazionista e team multidisciplinare: vuol dire che se anche la vicenda dovesse arrivare nelle alte corti (Cassazione) lui può patrocinare, e che nel suo staff ci sono anche commercialisti ed esperti tributari. Questo è utile perché molti debitori hanno anche questioni fiscali o bilanci di azienda da sistemare nel contesto della crisi.
In sintesi, queste qualifiche garantiscono che l’Avv. Monardo può assisterti a 360°: dal semplice contenzioso su un debito singolo fino alla ristrutturazione integrale di tutti i tuoi debiti, sia privati che verso il Fisco. Anche se il tuo caso fosse molto complesso, lui e il suo team hanno gli strumenti per gestirlo efficacemente.
D: Mi consigliate di pagare subito qualcosa a Cribis per guadagnare tempo?
R: No, non pagare nulla senza prima una strategia chiara. Versare soldi “per buon gesto” non garantisce nulla, anzi come detto può interrompere la prescrizione e toglierti leve. Piuttosto, se ti serve tempo, puoi cercare di ottenere un rinvio concordandolo: ad esempio, rispondendo che stai esaminando la posizione con il tuo consulente e chiedendo di non intraprendere azioni per X giorni. Ma pagare, seppur poco, ti toglie risorse e potrebbe essere interpretato come riconoscimento del debito. L’unico caso in cui ha senso pagare subito è se hai un accordo di saldo e stralcio già definito e il pagamento fa parte di esso. Altrimenti, trattieni i tuoi soldi finché non hai chiaro quanto e come devi pagarli. In emergenza, se proprio temi un’azione fulminea e vuoi mostrare buona fede, potresti depositare su un tuo conto dedicato la somma che saresti disposto a pagare, tenendola lì pronta ma senza darla a loro finché non c’è accordo. Così, in caso di trattativa, potrai dire “ho già accantonato X euro, li posso versare subito se accettate l’accordo”.
D: Se arriva un decreto ingiuntivo da parte di Cribis o del creditore, posso ancora fare qualcosa o ormai è tardi?
R: Puoi ancora fare molto ma devi attivarti immediatamente. Dal momento in cui ti notificano un decreto ingiuntivo, hai (salvo indicazioni differenti sull’atto) 40 giorni per presentare opposizione in tribunale. L’opposizione è una causa vera e propria in cui tu diventi attore (opponente) e il creditore convenuto. In quell’atto potrai far valere tutte le difese che abbiamo discusso: prescrizione, mancanza di documenti, importo errato, ecc. Se il giudice ritiene che hai ragione su anche una di esse, il decreto verrà revocato o ridotto. Durante il periodo dell’opposizione, se il decreto non era provvisoriamente esecutivo, il creditore non può eseguire. Se invece era provvisoriamente esecutivo (può capitare per crediti fondati su assegni, mutui o determinate categorie), allora insieme all’opposizione devi chiedere al giudice una sospensione dell’esecutorietà, motivando il perché (ad es. “il credito è prescritto, se pignorano nel frattempo subisco un danno ingiusto…”). Spesso i giudici sospendono se vedono fumus di illegittimità nel decreto. Quindi non è affatto tardi: anzi, il giudizio di opposizione è il luogo dove finalmente le tue ragioni verranno valutate. Certo, sarebbe stato meglio non arrivarci, ma a quel punto hai comunque una chance robusta di difesa. Attenzione: scaduti i 40 giorni (o 30 nel rito Cartabia per ingiunzioni emesse dal 2024 in poi), non potrai più opporre nulla e il decreto sarà definitivo. Solo rimedi straordinari (opposizione tardiva se c’erano vizi di notifica gravi, o accordo col creditore post-sentenza) ma è un terreno minato. Quindi se ricevi un decreto, corri subito dal tuo avvocato con tutti i documenti: l’orologio inizia a ticchettare dal giorno della notifica!
D: È vero che per debiti sotto una certa soglia non procedono legalmente? (Mi hanno detto sotto 1000 euro non conviene).
R: In molti casi pratici è vero: i creditori valutano costi e benefici. Recuperare €200 in via giudiziale ha poco senso (si spenderebbe di più di avvocato). Quindi per importi molto bassi, specie se il debitore pare non reattivo, spesso i recuperatori si limitano a telefonare e mandare lettere, poi chiudono la pratica a perdita se non riscuotono. La soglia è variabile: dire €1000 euro è indicativo. Alcune finanziarie hanno policy di non procedere legalmente sotto 5000€, altre anche per 2000€ si muovono se pensano che il debitore sia aggredibile. Tieni presente che con la procedura monitoria, i costi per il creditore possono essere relativamente contenuti e a volte li recuperano dal debitore stesso (il decreto ingiuntivo aggiunge spese legali e interessi). Quindi non fare troppo affidamento sul “è poco, lasceranno stare”. Piuttosto guarda: è prescritto? Se sì, sei al sicuro in sostanza; se no, anche 1500-2000 euro potrebbero provare a ingiungerli se hanno elementi facili (contratto firmato, ecc.). Esempio: alcune società telefoniche per bollette da 300 euro magari no, ma se c’è un giudizio cumulativo potrebbero inserirla. Dunque, vero che c’è una soglia di economicità, ma non c’è una legge su questo, solo scelte aziendali. Se non paghi, devi essere pronto all’eventualità, anche se poco probabile, di un’azione legale.
D: Ho sentito parlare di debiti “cancellati dal bilancio” o venduti a 1 euro. Se il credito è stato ceduto per poco, posso far leva su questo?
R: Il fatto che il credito sia stato ceduto a un prezzo molto basso (cosa comune con i NPL) non incide giuridicamente sull’importo che ti possono chiedere. Se tu devi 100, legalmente devi 100 anche se la società cessionaria l’ha comprato a 5. Però, a livello pratico, come dicevamo, sapere che loro hanno margine aiuta in fase di trattativa: se sai (o presumi) che il tuo credito è stato pagato dal cessionario pochi centesimi sul valore, puoi proporre un saldo e stralcio basso e avere buone chance che accettino comunque un utile. A volte i recuperatori non confermano volentieri queste informazioni, ma si possono desumere: ad esempio se il tuo debito era del 2010 per 10.000€, è plausibile che nel 2022 sia stato venduto magari a 500€. Offrirne 1000-1500 potrebbe già essere per loro un rientro sufficiente con profitto. Diverso è se sei ancora con la finanziaria originaria: lì tenderanno a recuperare di più perché il credito a bilancio è pieno (anche se magari svalutato). In sintesi: sì, sapere delle logiche di cessione aiuta nel quantificare un’offerta ragionevole, ma legalmente non esonera dal pagare il totale se loro volessero puntare ai 100. Sta all’abilità negoziale far valere la convenienza reciproca di una chiusura rapida a cifra moderata.
D: In conclusione, qual è il primo passo che dovrei fare dopo aver ricevuto la lettera da Cribis?
R: Prendere contatto con un professionista qualificato. Sembra un consiglio di parte, ma davvero la miglior mossa iniziale è far valutare il tuo caso da un avvocato esperto in questi temi. Questo ti farà risparmiare tempo, denaro e stress nel medio termine. L’avvocato ti dirà subito se hai ragioni forti (prescrizione, vizi) o se conviene negoziare e come. Spesso la prima consulenza chiarisce il quadro e ti toglie l’ansia dell’incertezza. Quindi, il primo passo concreto: raccogli i documenti che hai sul debito e contatta l’Avv. Monardo (o il tuo legale di fiducia) per un appuntamento o una consulenza, anche a distanza. Nel frattempo, non fare promesse di pagamento autonomamente a Cribis, né firmare nulla. Dopo la consulenza, deciderai con lui la strategia: magari partirà con una lettera di risposta a Cribis entro i termini dati, oppure fisserete un piano di azione se dovesse arrivare un atto. L’importante è non restare bloccato dalla paura: attivandoti subito con i consigli giusti, spesso il problema si ridimensiona enormemente rispetto a come sembrava all’arrivo di quella lettera.
Esempi pratici e casi reali
Per capire meglio come applicare queste difese nella realtà, esaminiamo alcuni casi ipotetici ispirati a situazioni comuni:
Caso 1: Debito prescritto e sollecito tardivo
Mario riceve a novembre 2026 una lettera da Cribis che gli chiede €4.500 per una carta di credito non pagata. Mario ricorda che l’ultima volta che aveva sentito parlare di quel debito era stato nel 2015, quando ricevette una lettera di messa in mora dalla finanziaria originaria. Da allora, silenzio totale. Sono passati 11 anni dall’ultima intimazione formale. La prescrizione decennale è maturata quindi già nel 2025 . La lettera di Cribis del 2026 è arrivata quando il debito era già prescritto e, secondo i principi espressi dalla Cassazione, un sollecito atipico non può far rivivere un credito prescritto . Mario si affida a un legale, il quale invia subito a Cribis una PEC contestando il credito come prescritto e diffidando da ulteriori richieste. Esito: Cribis dapprima ribatte con una mail generica di “verificheremo con il creditore”, poi non si fa più sentire. Il debito di Mario, in effetti, era legalmente inesigibile. Mario ha evitato di pagare somme non dovute e non subirà conseguenze. (Se per ipotesi Cribis avesse comunque avviato un decreto ingiuntivo, l’avvocato di Mario avrebbe fatto opposizione e quasi certamente il giudice avrebbe accolto l’eccezione di prescrizione, annullando la pretesa).
Caso 2: Saldo e stralcio vantaggioso grazie a contestazioni
Lucia aveva un prestito personale di €20.000 con una finanziaria, che non è più riuscita a pagare dopo il 2019. Nel 2024 il credito è stato ceduto a una società e la pratica viene gestita da Cribis. Nel 2025 Lucia riceve un sollecito: con interessi e spese ora chiedono €27.000. Lucia, guidata dall’Avv. Monardo, contesta alcuni aspetti: mancano i conteggi di interessi dettagliati, potrebbero esserci interessi di mora usurari oltre soglia; inoltre chiede prova dell’avvenuta cessione in blocco. Cribis fornisce qualche documento ma non il contratto di cessione, e propone a Lucia un saldo e stralcio a €18.000. Lucia in realtà può raccogliere al massimo €10.000 (aiutata dai familiari). Il legale evidenzia a Cribis che la cliente ha situazione economica compromessa (disoccupata), minaccia possibile apertura di procedura di sovraindebitamento che la renderebbe praticamente inesigibile, e offre €10.000 come importo immediatamente pagabile grazie all’aiuto di terzi. Dopo varie trattative, Cribis accetta €12.000 in due rate ravvicinate come saldo e stralcio. Viene firmato un accordo transattivo, Lucia paga come stabilito (praticamente il 45% del debito contabilizzato). Cribis (per conto del creditore cessionario) rilascia la liberatoria. Esito: Lucia ha risparmiato €15.000 circa rispetto al teorico dovuto e ha risolto definitivamente la posizione. Il tutto senza cause, in pochi mesi, sfruttando le leve negoziali (documentazione carente e rischio procedura concorsuale) a suo favore.
Caso 3: Opposizione a decreto ingiuntivo per difetto di prova
Giovanni riceve nel 2026 un decreto ingiuntivo richiesto dal Credito Alfa S.p.A. (società per cui Cribis agisce) per un debito di leasing di €8.000. Rimane sorpreso perché non aveva ricevuto prima alcun sollecito – probabilmente era stato inviato a un vecchio indirizzo. Giovanni va dall’avvocato subito. Nell’opposizione, il legale eccepisce mancata notifica del sollecito (ma quello conta fino a un certo punto) e soprattutto contesta la prova del credito: la società ha allegato solo un estratto conto ma non il contratto di leasing firmato da Giovanni. Inoltre, Giovanni aveva delle contestazioni pendenti sul bene in leasing (malfunzionamenti). Nel giudizio di opposizione, il creditore fatica a produrre il contratto originale (lo aveva ma dopo vari rinvii). Nel frattempo, visto l’atteggiamento combattivo, propone un accordo: pagare €5.000 e chiudere. Giovanni, conscio che potrebbe far valere le sue ragioni ma anche che la causa è incerta e onerosa, accetta €3.500 immediatamente. Si formalizza la cessazione della lite con accordo. Esito: grazie all’opposizione, Giovanni è riuscito a ridurre di molto l’esborso (pagando il ~40%) e evitare un pignoramento sul suo conto che sarebbe potuto scattare se non si fosse difeso. Il tutto evidenziando la mancanza iniziale di documentazione completa da parte del creditore, che ha preferito transare.
Caso 4: Sovraindebitamento con esdebitazione finale
Anna è una piccola imprenditrice che dal 2020 ha accumulato debiti: €15.000 con una banca, €7.000 con fornitori vari, €4.000 di bollette arretrate e un debito personale di €5.000 gestito da Cribis (originariamente una carta di credito). Totale €31.000. Non possiede immobili, ha solo un’auto usata, vive in affitto e il suo reddito attuale è molto basso. Anna non riuscirebbe mai a pagare integralmente tutto e i creditori la incalzano. Decide di rivolgersi all’Avv. Monardo per valutare una procedura di composizione della crisi. Dalla relazione emerge che Anna è meritevole (ha avuto calo di lavoro per cause di mercato, non ha dolo). Viene elaborato un piano del consumatore in cui Anna si impegna a pagare €300 al mese per 4 anni utilizzando il suo stipendio attuale e un piccolo aiuto dei genitori – in totale circa €14.400 – da ripartire tra tutti i creditori. In tal modo ogni creditore riceverebbe circa il 45% del proprio credito. Cribis (per la carta di credito) prenderebbe circa €2.250 invece di €5.000. Viene presentato il piano al tribunale. Alcuni creditori sono contrari, ma non importa: il giudice omologa il piano ritenendolo fattibile e accertata la buona fede di Anna. Da quel momento tutti i creditori sono vincolati: Cribis e gli altri non possono più agire individualmente né pretendere più di quanto previsto. Anna paga regolarmente le 48 rate. Al termine, il tribunale dichiara l’esdebitazione: i debiti residui (quel ~55% non pagato) sono legalmente cancellati. Esito: Anna ha pagato solo ciò che poteva e ha ottenuto di ricominciare da capo senza debiti. Cribis e gli altri non potranno mai più avanzare pretese su quelle differenze annullate. Questo esempio mostra come, a fronte di una situazione multi-debito, la procedura unitaria abbia risolto in maniera equa e definitiva, cosa che sarebbe stata ardua da ottenere negoziando singolarmente con ciascun creditore.
Caso 5: Errore di persona – richiesta indebita risolta in sede stragiudiziale
Può capitare anche un caso diverso: Paolo riceve da Cribis un sollecito per €1.200 relativo a bollette Telecom non pagate del 2019. Peccato che Paolo non abbia mai avuto un contratto Telecom a suo nome. Approfondendo, scopre che il debitore originale ha il suo stesso nome e una cifra del codice fiscale in comune, e per un errore nelle banche dati è partita la lettera alla persona sbagliata. Paolo risponde immediatamente a Cribis, allegando copia del suo documento d’identità e codice fiscale, e dichiarando di non essere il soggetto debitore, chiedendo l’immediato storno della sua posizione dai loro archivi (invocando anche la normativa privacy, trattandosi di un palese errore di dato personale). Cribis verifica e riconosce lo scambio di persona, scusandosi e confermando che Paolo è estraneo al debito. Esito: pratica chiusa senza ulteriori conseguenze per Paolo. Questo caso evidenzia l’importanza di contestare formalmente se ritieni che il debito non ti appartenga: a volte ci sono omonimie o errori amministrativi che si risolvono documentando la propria innocenza. In casi più gravi (furto d’identità, contratti attivati fraudolentemente a tuo nome) sarebbe opportuno anche sporgere denuncia alle autorità, ma fortunatamente la maggior parte degli errori si chiarisce con uno scambio di documenti.
Questi esempi, pur semplificati, riflettono scenari reali. La morale comune è: informarsi, muoversi con metodo e farsi assistere permette quasi sempre di trasformare una posizione di debolezza (il debitore che subisce un sollecito) in una posizione quantomeno negoziale, se non addirittura vincente sul piano legale.
Conclusione
Ricevere una lettera per un vecchio debito da Cribis Credit Management non è la fine, ma l’inizio di un percorso in cui – come abbiamo visto – il debitore ha diversi assi nella manica. In questo articolo abbiamo analizzato: – I riferimenti normativi e giurisprudenziali che regolano la prescrizione dei crediti e le modalità di recupero, evidenziando come molti debiti possano risultare non più esigibili se il creditore ha dormito troppo a lungo , e come la legge e i tribunali tutelino i debitori da pretese illegittime (Cass. 24258/2023 enfatizza l’importanza di atti scritti per interrompere i termini , Cass. 25226/2023 esclude efficacia a solleciti tardivi su sanzioni , Cass. 7866/2024 impone ai cessionari di provare i loro diritti , solo per citare alcuni esempi significativi). – La procedura pratica post-sollecito: dall’analisi della lettera, alla verifica di prescrizioni e importi, fino al contatto con un professionista e all’eventuale risposta da inviare. Muoversi con i tempi giusti può evitare l’aggravarsi della situazione e spesso risolve il problema prima che degeneri in un pignoramento. – Le possibili difese legali: l’eccezione di prescrizione – potente scudo che può annullare il debito; la contestazione della legittimazione e della documentazione – per smontare la pretesa se mancano prove solide; l’impugnazione degli atti giudiziari – per congelare e far cadere eventuali decreti; e naturalmente la strada negoziale del saldo e stralcio, che in moltissimi casi consente di chiudere la vicenda con un sacrificio economico ridotto e sostenibile . Abbiamo anche esplorato soluzioni ulteriori come le procedure di sovraindebitamento, vere àncore di salvezza quando i debiti sono multipli o insostenibili, e i rimedi contro eventuali abusi nel recupero (diffide, reclami privacy, ecc.). – Consigli pratici ed errori da evitare, per agire con astuzia e non peggiorare la propria posizione: non fare mosse azzardate, non credere a falsi miti (“non mi possono fare nulla per così poco”), ma neppure farsi prendere dal panico e pagare di corsa senza prima negoziare o consultarsi. La gestione accorta di queste situazioni fa la differenza tra un esito disastroso e uno invece risolutivo e persino vantaggioso per il debitore. – Infine, tramite FAQ ed esempi reali, abbiamo chiarito i dubbi più comuni – dal ruolo effettivo di Cribis alle tempistiche, dalle prescrizioni alle rateizzazioni – e mostrato come casi tipici vengono risolti nella pratica quotidiana (prescrizioni accolte, accordi di saldo con grossi sconti, cause vinte dal debitore, procedure di esdebitazione completate con successo, ecc.).
Il denominatore comune di tutte queste situazioni è l’importanza di agire tempestivamente e con competenza. Un debitore informato dei propri diritti e che si muove subito ha ottime possibilità di bloccare sul nascere azioni esecutive come pignoramenti, ipoteche o fermi amministrativi. Al contrario, l’inerzia o l’improvvisazione possono spalancare la porta a provvedimenti che poi richiedono tempo e soldi per essere revocati.
Ecco perché affidarsi a un professionista qualificato fa la differenza. L’Avv. Giuseppe Angelo Monardo e il suo team, con la loro esperienza specialistica in diritto bancario, finanziario e nelle procedure di crisi, sono in grado di intervenire rapidamente per: – Verificare la legittimità del sollecito Cribis e individuare subito le migliori eccezioni opponibili. – Predisporre eventuali ricorsi o opposizioni d’urgenza per sospendere qualunque atto esecutivo minaccioso. – Intavolare trattative mirate con la controparte, ottenendo spesso riduzioni importanti del debito o dilazioni senza aggravi – grazie alla reputazione e alla conoscenza delle leve giuridiche a favore del debitore. – Se necessario, attivare soluzioni giudiziali come il piano del consumatore o altre procedure concursuali, coordinando il tutto con competenza tecnica (anche fiscale e contabile) per garantire la riuscita. – Fornire un supporto continuo al debitore in difficoltà, sollevandolo dal peso di dover gestire da solo telefonate pressanti o scartoffie legali di non facile comprensione.
Il valore di queste difese legali sta non solo nel risparmio economico (evitare di pagare ciò che non è dovuto, ottenere sconti, prevenire sanzioni e costi aggiuntivi), ma anche nel recupero della serenità personale. Sapere di avere un avvocato dalla propria parte, che sa dove mettere le mani e come fermare eventuali abusi, toglie quell’angoscia che spesso accompagna chi si sente braccato dai debiti.
In conclusione, se ti trovi nella spiacevole situazione di un sollecito di pagamento per vecchi debiti – che sia da Cribis Credit Management o da altre società di recupero – non aspettare oltre: informarsi ed essere proattivi è la chiave per trasformare quella lettera da minaccia a semplice pratica da risolvere con gli strumenti giuridici adeguati.
Ricorda, il tempo gioca un ruolo fondamentale: ogni giorno perso può voler dire interessi che maturano, opportunità di accordo mancate o, nel peggiore dei casi, un atto giudiziario che si avvicina. Agisci subito e metti il tuo caso nelle mani giuste. Con l’assistenza professionale appropriata, potrai difenderti efficacemente, far valere i tuoi diritti e arrivare a una soluzione concreta – che sia l’annullamento della pretesa, un saldo e stralcio conveniente o un piano di rientro sostenibile – evitando le conseguenze più gravi come pignoramenti dello stipendio, ipoteche sulla casa, fermi amministrativi sull’auto o nuove cartelle esattoriali.
Hai a disposizione le conoscenze e i mezzi per reagire: ora sta a te fare il passo successivo.
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