Lettera Da Coface Italia Per Debiti Vecchi: Come Difenderti Da Un Sollecito Di Pagamento E Trattare Un Saldo E Stralcio

Introduzione

Ricevere una lettera di sollecito di pagamento da parte di una società di recupero crediti come Coface Italia può provocare forte preoccupazione in qualsiasi imprenditore, professionista o privato cittadino. Queste società cessionarie dei crediti, infatti, tendono a inviare solleciti sempre più insistenti, arrivando se necessario ad avviare azioni legali ed esecutive (pignoramenti di conti o stipendi, iscrizioni ipotecarie, fermi amministrativi sui veicoli). Di fronte a queste pressioni, molti debitori sono incerti su come reagire: c’è chi ignora le lettere sperando che il problema svanisca, chi paga immediatamente senza verificare la correttezza della richiesta, e chi si illude che il decorso del tempo annulli automaticamente il debito (prescrizione) senza però averne la certezza. Un approccio improvvisato può causare conseguenze gravi: ad esempio, se scade il termine per opporsi a un atto formale, il debito diventa definitivo e più difficile da contestare; se si perdono finestre temporali per aderire a sanatorie fiscali (come rottamazioni o stralci automatici), non sarà più possibile usufruire di quelle agevolazioni in un secondo momento.

L’obiettivo di questo articolo è fornire un vademecum operativo per chi ha ricevuto un sollecito da Coface Italia (o da altre società di recupero crediti) e vuole:

  • Conoscere i propri diritti e le possibilità di contestazione. La normativa sulla riscossione dei crediti (privati e fiscali) e le procedure di tutela del debitore è complessa e ricca di termini perentori. È fondamentale sapere quali atti possono essere impugnati e in quali tempistiche, nonché comprendere gli istituti della prescrizione e della decadenza. Ad esempio, l’art. 50 del d.P.R. 602/1973 stabilisce che l’agente della riscossione (per i debiti fiscali) può procedere ad esecuzione forzata solo dopo 60 giorni dalla notifica della cartella di pagamento; inoltre, se non inizia l’espropriazione entro 1 anno, deve prima notificare un avviso di intimazione (che a sua volta perde efficacia trascorso un anno senza esecuzione) . L’art. 19 del d.lgs. 546/1992 (sul processo tributario, abrogato dal 2026 ma ancora applicabile per i ricorsi fino al 31 dicembre 2025) elenca tassativamente gli atti impugnabili dinanzi al giudice tributario (avvisi di accertamento e liquidazione, cartelle di pagamento, avvisi di mora, fermi amministrativi, ipoteche esattoriali, dinieghi di agevolazioni, ecc.) escludendo atti meramente sollecitatori . Conoscere bene queste regole permette di evitare errori irreparabili: ad esempio, trascorsi 60 giorni senza ricorso, una cartella esattoriale non contestata diviene definitiva; trascorso 1 anno senza azioni esecutive, un intimazione decaduta può essere contestata per inefficacia .
  • Valutare soluzioni agevolate come rottamazione o saldo e stralcio. Negli ultimi anni il legislatore ha introdotto varie misure di “tregua fiscale” per facilitare la definizione dei debiti, soprattutto quelli con enti pubblici. La Legge n. 197/2022 (Legge di Bilancio 2023) ha previsto la Definizione agevolata delle cartelle (“rottamazione quater”) per i carichi affidati dal 1º gennaio 2000 al 30 giugno 2022, consentendo di estinguere i debiti con l’agente della riscossione pagando solo il capitale e le spese di notifica, senza sanzioni né interessi, con possibilità di rateizzare fino a 18 rate trimestrali . La stessa legge ha disposto anche lo stralcio automatico dei debiti residui fino a 1.000 € affidati entro il 2015 (cancellazione d’ufficio di queste mini-cartelle) . Successivamente, il decreto “Milleproroghe 2025” (d.l. 202/2024, conv. in l. 15/2025) ha riaperto i termini per chi era decaduto dalla rottamazione quater, permettendo la riammissione presentando una nuova domanda entro il 30 aprile 2025 e pagando le somme dovute entro luglio 2025 . Aggiornamento 2026: con la Legge n. 199/2025 (Legge di Bilancio 2026) è stata introdotta un’ulteriore definizione agevolata delle cartelle, la cosiddetta rottamazione quinquies, estesa ai carichi affidati fino al 31 dicembre 2023. Questa nuova rottamazione consente ancora di pagare solo il capitale (oltre a spese di notifica e pochi oneri) senza sanzioni né interessi di mora, con un piano di dilazione fino a 54 rate bimestrali (cioè circa 9 anni) . Per i debiti molto datati di importo ridotto, sono previste cancellazioni automatiche (mini-stralci) e in alcuni casi possibilità di saldo e stralcio mirati per contribuenti in difficoltà economica (come avvenuto nel 2019 per persone fisiche con ISEE basso). Conoscere e valutare queste opzioni è essenziale: ad esempio aderire a una rottamazione permette di risparmiare su sanzioni e interessi e blocca nuove azioni esecutive durante la procedura, mentre un saldo e stralcio concordato può chiudere definitivamente la posizione debitoria con un pagamento ridotto.
  • Tutelarsi con le procedure di sovraindebitamento. La normativa italiana offre ai debitori civili (consumatori, piccoli imprenditori, professionisti) strumenti specifici per gestire situazioni di grave sovraindebitamento, ovvero l’impossibilità di far fronte regolarmente ai propri debiti. La Legge 3/2012 ha introdotto tre procedure principali: l’accordo di ristrutturazione con i creditori, il piano del consumatore e la liquidazione controllata del patrimonio (in precedenza detta liquidazione dei beni) . Il nuovo Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza (d.lgs. 14/2019, interamente in vigore dal 2022) ha aggiornato tali istituti, definendo con precisione quali debitori possono accedervi (ad esempio consumatori, professionisti, imprenditori sotto determinate soglie dimensionali) . Attraverso queste procedure, supervisionate da un Organismo di Composizione della Crisi (OCC) e omologate da un giudice, è possibile ottenere significative riduzioni dei debiti e la successiva esdebitazione, ossia la cancellazione di tutti i debiti residui una volta eseguito il piano .

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1. Contesto normativo e giurisprudenziale

1.1 Riscossione dei crediti e tutela del debitore

Atti impugnabili e termini per il ricorso

Per difendersi efficacemente da una richiesta di pagamento è importante distinguere tra un semplice sollecito (che di per sé non è un atto esecutivo) e gli atti formali che possono seguire e che invece aprono la strada a procedure esecutive. In ambito fiscale, l’art. 19 del d.lgs. 546/1992 (vecchio codice del processo tributario) prevedeva espressamente quali atti della riscossione potevano essere impugnati dal contribuente entro 60 giorni dalla notifica, tra cui ad esempio :

  • Avvisi di accertamento o di liquidazione del tributo (es. avviso emesso dall’Agenzia delle Entrate per maggiori imposte dovute).
  • Provvedimenti di irrogazione di sanzioni tributarie.
  • Ruoli e cartelle di pagamento emesse dall’agente della riscossione (ex Equitalia, oggi Agenzia Entrate–Riscossione).
  • Avvisi di mora o intimazioni di pagamento (l’atto con cui l’agente sollecita il pagamento dopo che una cartella è rimasta insoluta da oltre 60 giorni).
  • Atti di iscrizione di ipoteca o di fermo amministrativo su beni del debitore, emessi a tutela del credito erariale (ai sensi degli artt. 77 e 86 del d.P.R. 602/1973).
  • Altri atti specificamente indicati dalla legge, come i dinieghi di rimborso o di autotutela, i rifiuti o revoche di agevolazioni fiscali, ecc.

Il contribuente destinatario di tali atti doveva proporre ricorso entro 60 giorni dalla notifica, pena la definitività del debito. Dal 2023 il processo tributario è stato riformato e dal 1º gennaio 2026 è entrato in vigore il nuovo Codice di Giustizia Tributaria (che ha abrogato il d.lgs. 546/92), ma gli atti sopra elencati restano tuttora impugnabili con analoghi termini e modalità presso le nuove Corti di Giustizia Tributaria. Fuori dall’ambito tributario, invece, un sollecito di pagamento inviato da Coface o altra società privata non è di per sé impugnabile in tribunale (non essendo un atto giudiziario né un atto amministrativo). Sarà però possibile contestarne il contenuto e la legittimità in via stragiudiziale (ad esempio rispondendo con una diffida formale) oppure, se la controparte avvia un’azione legale (come un decreto ingiuntivo o una citazione in giudizio), presentando opposizione dinanzi all’autorità giudiziaria competente nei termini previsti dal codice di procedura civile. In altre parole, il sollecito è un preavviso: il debitore non può “fare ricorso” contro la lettera in sé, ma può e deve preparare sin da subito le sue difese per farsi trovare pronto se il creditore passerà alle vie legali.

Prescrizione dei debiti

Non tutti i debiti durano in eterno. Il codice civile stabilisce, all’art. 2946, che salvo eccezioni specifiche i diritti si prescrivono in dieci anni. Ciò significa che un creditore ha, di regola, 10 anni di tempo per far valere in giudizio un credito; trascorso questo periodo senza atti interruttivi validi, il debitore può opporsi al pagamento eccependo la prescrizione estintiva. Vi sono però termini di prescrizione più brevi in relazione alla natura del credito. L’art. 2948 c.c., ad esempio, prevede la prescrizione quinquennale (5 anni) per “tutto ciò che deve pagarsi periodicamente ad anno o in termini più brevi”. Rientrano in questa categoria gli importi dovuti con cadenza regolare, come interessi, canoni di locazione, bollette per utenze domestiche (telefono, luce, gas, acqua), contributi previdenziali periodici, rate di alcuni tributi locali, ecc. In ambito civile, anche molti crediti commerciali tra privati si prescrivono in 5 anni, e in alcuni casi particolari esistono termini ancora più brevi (ad esempio 3 anni per il bollo auto e 1 anno per il diritto del mediatore alla provvigione, per il pagamento di pensioni alimentari arretrate, ecc.). Pertanto, per i “debiti vecchi” oggetto di recupero da parte di Coface occorre anzitutto verificare la natura del credito originario: ad esempio, una fattura telefonica o una bolletta si prescrive in 5 anni; un prestito bancario o mutuo si prescrive in 10 anni; una fattura commerciale tra imprese in 5 anni (salvo sia stata riconosciuta in un atto formale). Inoltre, qualsiasi atto di messa in mora formale o azione legale ricevuto dal debitore interrompe la prescrizione, facendo ripartire il termine da zero (art. 2945 c.c.). L’invio di una raccomandata AR o PEC da parte del creditore, contenente l’intimazione di pagamento e la chiara volontà di interrompere la prescrizione, è considerato un valido atto interruttivo; una semplice comunicazione telefonica invece non ha questo effetto . È dunque fondamentale ricostruire la storia del debito: se dall’ultimo atto interruttivo valido (es. lettera raccomandata del creditore originario, decreto ingiuntivo, notificazione di una cartella esattoriale, ecc.) sono trascorsi più di 5 o 10 anni (a seconda del caso) senza ulteriori solleciti formali, il diritto di credito potrebbe essersi estinto per prescrizione e il debitore potrà legittimamente rifiutare il pagamento, eccependo tale estinzione in giudizio. Va sottolineato però che la prescrizione non opera automaticamente: deve essere sollevata dal debitore come eccezione. Se il debitore, ignorando di poter opporre la prescrizione, riconosce il debito (ad esempio rispondendo per iscritto di voler pagare, oppure sottoscrivendo un piano di rientro, o versando una somma a titolo di acconto), la prescrizione si interrompe e il debito “si rianima” da capo . È quindi consigliabile non ammettere mai esplicitamente un debito potenzialmente prescritto prima di aver consultato un legale e verificato con certezza i termini.

Sovraindebitamento: definizioni e soggetti ammessi

La Legge 3/2012 e il successivo Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza (D.Lgs. 14/2019) definiscono lo stato di “sovraindebitamento” come la situazione di perdurante squilibrio tra le obbligazioni assunte e il patrimonio liquidabile per farvi fronte, tale da non consentire al debitore di soddisfare regolarmente i propri debiti. In termini più semplici, un soggetto sovraindebitato è chi non riesce più a pagare i debiti con le proprie risorse e redditi correnti, pur non essendo soggetto o assoggettabile a procedure concorsuali maggiori (fallimento o, come si chiama ora, liquidazione giudiziale). La normativa individua con precisione chi sono i debitori “meritevoli” di accedere a queste procedure. Si tratta tipicamente di: consumatori (persone fisiche al di fuori dell’attività imprenditoriale), professionisti, imprenditori minori (ossia sotto determinate soglie dimensionali) e imprenditori agricoli, nonché start-up innovative, enti non commerciali e altri soggetti esclusi dal fallimento . In particolare, sono considerati “imprenditori minori” quelli che negli ultimi tre esercizi non hanno superato congiuntamente €300.000 di attivo patrimoniale, €200.000 di ricavi lordi annui e €500.000 di debiti totali . Per questi debitori in crisi esistono tre strumenti principali (introdotti dalla L. 3/2012 e ora confluiti nel Codice della crisi):

  • Accordo di ristrutturazione dei debiti (detto anche “accordo con i creditori”): un piano proposto dal debitore con l’ausilio dell’OCC, che deve essere approvato dalla maggioranza qualificata dei crediti (almeno 60%) e omologato dal tribunale. Consente di pagare i creditori in maniera parziale e proporzionale, eventualmente con stralci significativi, ottenendo al termine l’esdebitazione.
  • Piano del consumatore: simile all’accordo ma riservato al debitore consumatore (non fallibile) e con la particolarità che non richiede il voto favorevole dei creditori. Se il tribunale valuta che il piano è fattibile e che il consumatore ha agito senza malafede, può omologarlo anche senza il consenso delle banche/finanziarie, imponendo quindi ai creditori una ristrutturazione forzosa dei debiti secondo le possibilità del debitore.
  • Liquidazione controllata del patrimonio: è una procedura in cui tutti i beni del debitore vengono liquidati (venduti) da un liquidatore nominato dal giudice, per distribuire il ricavato ai creditori. È una sorta di “mini-fallimento” per soggetti civili, che si conclude (anche qui) con l’esdebitazione del debitore onesto e meritevole.

Con l’omologazione e il completamento di uno di questi piani o della liquidazione, il debitore ottiene la liberazione dai debiti residui non soddisfatti: la cosiddetta esdebitazione, cioè la cancellazione definitiva delle obbligazioni pregresse. Questo permette a chi era oppresso dai debiti di ripartire da zero dal punto di vista finanziario e patrimoniale, un beneficio importante previsto a tutela del “fresh start” dell’individuo.

Da segnalare che, dal novembre 2020, la Legge 3/2012 prevede anche la possibilità di una esdebitazione senza utilità (talvolta detta “esdebitazione del nullatenente”), per i debitori persone fisiche prive di beni aggredibili: in casi eccezionali il giudice può liberare dai debiti il soggetto realmente incapiente, anche in assenza di un pagamento ai creditori, purché abbia soddisfatto determinate condizioni di meritevolezza e non abbia attivato altre procedure nei 5 anni precedenti. Questa è un’ulteriore tutela per chi si trova nella totale insolvenza.

Misure di tregua fiscale e definizioni agevolate

Negli ultimi anni il legislatore italiano ha varato numerosi strumenti di definizione agevolata dei debiti fiscali o verso enti pubblici, allo scopo di ridurre il carico su contribuenti in difficoltà e, al contempo, smaltire il vasto arretrato di cartelle esattoriali non riscosse. Di seguito riassumiamo le principali misure (tregua fiscale) introdotte dal 2018 in poi, con i relativi benefici e limiti applicativi:

NormaOggettoBeneficioLimiti
d.l. 119/2018, art. 4Stralcio automatico dei debiti residui fino a €1.000 affidati dal 2000 al 2010Cancellazione d’ufficio dell’intero debito (capitale, interessi e sanzioni) per i ruoli fino a €1.000. L’agente della riscossione comunica ai contribuenti l’elenco delle somme annullate.Esclusioni: risorse proprie UE, IVA all’importazione, multe per reati, danni erariali. Applicato una tantum con effetto al 31 dicembre 2018.
d.l. 41/2021 (Decreto Sostegni), art. 4 commi 4-9Stralcio automatico dei debiti fino a €5.000 (carichi 2000–2010) per contribuenti con reddito 2019 fino €30.000Annullamento automatico dei ruoli fino €5.000, comprensivo di imposta, interessi e sanzioni. L’annullamento è stato eseguito nel 2021 e comunicato dall’Agenzia delle Entrate-Riscossione.Esclusioni: carichi non erariali (es. multe locali) e debiti IVA UE. Riservato a persone fisiche e imprese con reddito imponibile 2019 fino 30.000 €.
Legge 197/2022 (L. Bilancio 2023), commi 222-230Stralcio automatico dei debiti residui fino a €1.000 affidati dal 2000 al 2015Annullamento d’ufficio, al 31 marzo 2023, dei debiti fino a €1.000 (imposta, interessi, sanzioni) ancora pendenti. L’Agenzia delle Entrate-Riscossione ha comunicato entro il 30/06/2023 l’avvenuta cancellazione delle somme.Esclusioni: come sopra (IVA import, risorse UE, multe penali, aiuti di Stato, ecc.).
Legge 197/2022, commi 231-252 (rottamazione quater)Definizione agevolata dei carichi affidati dal 1º gennaio 2000 al 30 giugno 2022Pagamento del solo capitale e delle spese di notifica (più eventuali diritti di aggio); esclusi totalmente interessi, interessi di mora e sanzioni. Possibilità di dilazione fino a 18 rate in 5 anni (prime due rate 2023, ultime nel 2027). Domanda di adesione entro il 30 aprile 2023.Necessario rinunciare ai giudizi pendenti sui carichi rottamati. Esclusioni: debiti da recupero aiuti di Stato, da sentenze Corte dei Conti, IVA all’importazione e altre risorse UE. I versamenti effettuati per carichi poi rottamati non sono rimborsabili.
Legge 145/2018 (L. Bilancio 2019), commi 184-199Saldo e stralcio per persone fisiche in comprovata difficoltà (ISEE fino €20.000) su debiti da dichiarazioni fiscaliPagamento di una percentuale ridotta del debito tributario (solo imposte dichiarate e contributi): 16% se ISEE fino €8.500; 20% tra €8.500 e €12.500; 35% tra €12.500 e €20.000. Stralcio totale di sanzioni e interessi.Riguardava solo debiti da dichiarazione dei redditi e contributi affidati all’agente della riscossione. Esclusi debiti da avvisi di accertamento. Domanda entro 30/04/2019 (misura non più ripetuta in anni successivi, ma utile a riesaminare posizioni pregresse).
D.L. 202/2024 (Milleproroghe 2025), art. 3-bisRiammissione alla rottamazione quater per decadenzaPossibilità per i debitori decaduti dalla Definizione 2023 (per mancato pagamento di qualche rata) di presentare una nuova domanda entro il 30 aprile 2025, versando le somme dovute in unica soluzione entro il 31 luglio 2025 oppure in 10 rate (fino al 2027).Si applicano le stesse condizioni della rottamazione quater originaria. I giudizi in corso sui debiti definibili sono sospesi fino al 31/07/2025.
Legge 108/2025, art. 12-bisChiarimenti sulla chiusura dei contenziosi con definizione agevolataInterpretazione autentica: stabilito che il giudizio pendente si estingue già con il pagamento della prima rata della rottamazione e il deposito della relativa documentazione in giudizio (non serve attendere l’ultima rata).Norma in vigore dal 1º agosto 2025, con valore retroattivo interpretativo. Confermati gli effetti estintivi anche per i debiti non tributari oggetto di definizione agevolata, sui quali il legislatore dovrà intervenire (implicito riferimento ai dubbi sui coobbligati e ai crediti previdenziali).
Legge 199/2025 (L. Bilancio 2026), commi 82-101Definizione agevolata quinquies dei carichi affidati dal 2000 al 2023Pagamento solo del capitale e spese di notifica, zero sanzioni e interessi di mora. Piano di dilazione fino a 54 rate bimestrali (9 anni); interesse ridotto al 3% annuo a decorrere dal 1º agosto 2026 per i pagamenti rateali . Domanda telematica di adesione entro il 30 aprile 2026.Riservata a carichi da omesso versamento di imposte risultanti da dichiarazioni annuali e contributi INPS (esclusi quelli da accertamento) . Esclusi dalla quinquies i debiti che erano già compresi in rottamazione quater e regolarmente pagati fino a settembre 2025 . Anche chi era decaduto da precedenti rottamazioni può aderire (per i debiti rientranti nel perimetro quinquies).

Giurisprudenza recente in materia di stralcio e sanatorie

La Corte di Cassazione, negli ultimi anni, si è espressa più volte sulle norme relative al saldo e stralcio dei debiti e sulle definizioni agevolate, fornendo importanti chiarimenti interpretativi:

  • Stralcio automatico fino €1.000 (d.l. 119/2018) – Con la sentenza del 13 ottobre 2020 n. 22018 la Cassazione ha precisato che il limite di importo di 1.000 euro, previsto per la cancellazione automatica dei mini-debiti, deve riferirsi a ciascun carico iscritto a ruolo e non all’intera cartella. Dunque, in una cartella contenente più debiti, quelli di importo inferiore a 1.000 € devono essere annullati singolarmente anche se la cartella nel complesso supera tale cifra . Questo principio ha garantito ai contribuenti un’applicazione estensiva del condono per le “mini cartelle” .
  • Definizione agevolata (rottamazione quater) – L’ordinanza 3 aprile 2024 n. 8784 della Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un contribuente che, dopo aver aderito alla rottamazione, aveva chiesto in giudizio l’estinzione immediata della causa esibendo solo la domanda di definizione e le prime ricevute di pagamento. La Corte ha rilevato che, allo stato della normativa vigente all’epoca, l’estinzione del giudizio per cessata materia del contendere presupponeva l’integrale pagamento di tutte le rate della definizione agevolata; tuttavia ha anche osservato che la semplice adesione alla rottamazione denota la mancanza di interesse a proseguire il contenzioso , auspicando un intervento chiarificatore.
  • Orientamento 2024–2025 e intervento legislativo – Con l’ordinanza n. 24428 dell’11 settembre 2024, la Cassazione ha mutato orientamento stabilendo che, in caso di adesione a una rottamazione, il giudizio può essere dichiarato estinto anche prima del pagamento integrale, purché il contribuente depositi la prova dell’avvenuta presentazione della domanda di definizione e dei versamenti effettuati fino a quel momento. Questo nuovo approccio – poi confermato da altre pronunce di fine 2024 – è stato recepito dal legislatore con l’art. 12-bis della legge 108/2025, che in via interpretativa ha sancito ufficialmente che il processo si estingue con il pagamento della prima rata e la relativa documentazione depositata in giudizio . Tale chiarimento normativo ha efficacia retroattiva e ha risolto il dubbio, garantendo che i contribuenti che aderiscono a una definizione agevolata non debbano attendere anni (fino all’ultima rata) per vedere chiusa la loro pendenza processuale.

(Nota: Resta ancora aperta una questione giuridica relativa agli effetti della rottamazione sui coobbligati e sui debiti non tributari: nel 2025 alcune ordinanze interlocutorie della Cassazione – es. Cass. 8383/2025 – hanno rimesso alle Sezioni Unite la decisione se la definizione agevolata richiesta da un debitore valga ad estinguere l’intero debito anche nei confronti degli eventuali coobbligati in solido e se si applichi a sanzioni diverse da quelle tributarie . Al momento (fine 2026) la pronuncia definitiva delle Sezioni Unite su questi aspetti non risulta ancora pubblicata, per cui permangono in dottrina interpretazioni divergenti. Ne parleremo anche più avanti nelle FAQ.)

1.2 Composizione della crisi e strumenti negoziati

Oltre alla “tregua fiscale” per i debiti con il Fisco, il diritto italiano mette a disposizione dei debitori civili e commerciali una serie di procedure di composizione della crisi e strumenti negoziali, volti a evitare il ricorso immediato alle vie giudiziali esecutive. Abbiamo già visto le procedure ex L.3/2012 per i soggetti sovraindebitati (consumatori e piccole imprese non fallibili). Qui ci concentriamo su altri strumenti di natura stragiudiziale o para-giudiziale utili per chi è insolvente verso banche, finanziarie o fornitori.

In particolare, per gli imprenditori commerciali in temporanea difficoltà finanziaria ma ancora attivi, il decreto-legge 118/2021 ha introdotto la composizione negoziata della crisi. Si tratta di un percorso volontario, attivabile sull’apposita piattaforma online delle Camere di Commercio, in cui l’imprenditore viene affiancato da un esperto indipendente (nominato dalla commissione istituita presso la CCIAA) con il compito di agevolare le trattative tra l’impresa debitrice e i suoi creditori. Durante la composizione negoziata, l’impresa può chiedere misure protettive al tribunale (come la sospensione temporanea delle azioni esecutive) e può giungere a diversi esiti: dal semplice accordo stragiudiziale con i creditori, alla convenzione di moratoria (art. 62 Cod. Crisi) per posticipare le scadenze, fino alla proposta di un accordo di ristrutturazione dei debiti agevolato (artt. 57 e 60 Cod. Crisi) da omologare in tribunale con maggioranze ridotte (anche solo il 30% dei creditori in alcuni casi) . Questi accordi possono includere anche il fisco e gli enti previdenziali, prevedendo transazioni fiscali e contributive (ossia il pagamento parziale o dilazionato dei tributi dovuti).

Per i debitori non fallibili (consumatori, professionisti, ditte individuali sotto soglia) restano validi il piano del consumatore e l’accordo con i creditori già menzionati, ora armonizzati nel Codice della crisi. Tali strumenti permettono di ridurre drasticamente l’ammontare dei debiti tramite un piano sostenibile, sottoposto al vaglio del giudice, evitando così sia il default totale sia azioni esecutive disordinate da parte dei singoli creditori. Ad esempio, un consumatore sovraindebitato con più finanziarie può proporre un piano che prevede il pagamento – nell’arco di alcuni anni – di una percentuale dei propri debiti (in base a ciò che realisticamente può permettersi), ottenendo l’esdebitazione del restante. Una volta omologato, il piano vincola tutti i creditori (anche dissenzienti) e blocca le procedure di pignoramento in corso.

Un altro strumento, rivolto principalmente alle piccole imprese e introdotto dal nuovo Codice della crisi, è la ristrutturazione dei debiti del consumatore (art. 67 Cod. Crisi) per l’imprenditore non fallibile che però abbia anche debiti verso fornitori/banche legati all’attività: si tratta di una sorta di piano del consumatore “ibrido” in cui si possono includere debiti professionali.

Infine, va ricordata la possibilità di negoziare soluzioni stragiudiziali private, come il saldo e stralcio con singoli creditori (banche, finanziarie, società di recupero crediti). Questa soluzione, pur non essendo formalizzata in una procedura pubblica, è spesso favorita dal fatto che le stesse società cessionarie acquistano crediti a prezzi ridotti e sono disposte ad accettare transazioni a saldo parziale pur di incassare rapidamente. Ne parleremo più approfonditamente nella sezione dedicata alle strategie di difesa.

2. Procedura passo-passo dopo una lettera di sollecito

Ricevere una lettera di sollecito da Coface Italia significa che la società sta cercando di recuperare un credito che le è stato affidato o ceduto dal creditore originario (ad esempio una banca, una finanziaria, un fornitore commerciale, una compagnia assicurativa, ecc.). Coface, essendo un attore globale nel campo dell’assicurazione dei crediti e del recupero, generalmente opera seguendo fasi progressive: inizia con un sollecito bonario, può proseguire con una richiesta formale di pagamento includendo interessi e costi di recupero, inviare ulteriori intimazioni e, in mancanza di riscontro, attivare legali per una citazione in giudizio o un decreto ingiuntivo, fino ad arrivare – se ottiene un titolo esecutivo – ad azioni come pignoramenti o altre misure coattive. Cosa fare, quindi, quando arriva la prima comunicazione di sollecito? Ecco una procedura passo-passo per gestire correttamente la situazione:

  1. Non ignorare il sollecito, ma verifica la legittimità del credito. Prima di tutto, è sconsigliabile cestinare la lettera o fare finta di nulla. Invece, è opportuno raccogliere tutte le informazioni disponibili sul debito in questione. Richiedi formalmente a Coface (meglio per iscritto, via PEC o raccomandata A/R) copia del contratto originario da cui deriva il debito, copia dell’eventuale atto di cessione del credito (se Coface agisce come cessionaria) e un estratto conto dettagliato che mostri come si compone la somma richiesta (capitale iniziale, interessi maturati, spese, eventuali penali). Hai il diritto di conoscere l’esatta provenienza e consistenza del debito. In molti casi, specialmente quando i crediti sono stati ceduti in blocco, le società di recupero potrebbero non disporre di tutta la documentazione specifica del singolo rapporto. Se Coface non fornisce riscontro, è possibile inviare una diffida formale intimando l’esibizione dei documenti giustificativi entro un termine perentorio, avvisando che in mancanza la pretesa sarà considerata contestata. Questa precauzione è importante perché, come affermato dalla giurisprudenza, la società cessionaria deve provare in giudizio sia l’esistenza del credito sia la propria legittimazione a riscuoterlo, non potendo basarsi unicamente su generiche indicazioni o su un semplice annuncio in Gazzetta Ufficiale . Pertanto, chiedere le prove del credito mette pressione al recuperatore e può rivelare sin da subito eventuali punti deboli (debito prescritto, importo errato, mancanza di documenti, ecc.). Diverse associazioni di consumatori consigliano inoltre di non fornire risposte o promesse di pagamento per telefono ai call center dei recuperatori, ma di mantenere la corrispondenza su canali tracciabili (PEC, raccomandata) . In tal modo si evita di riconoscere inconsapevolmente il debito e si crea un documento scritto utile in caso di futura causa.
  2. Verificare la prescrizione e i termini decadenziali. Come visto sopra, uno dei primi aspetti da valutare è se il debito fosse già prescritto al momento dell’arrivo del sollecito. Occorre controllare qual è il termine di prescrizione applicabile (5 anni? 10 anni?) in base alla natura del credito e quando è stato l’ultimo atto interruttivo valido compiuto dal creditore. Bisogna recuperare i documenti relativi al debito: ad esempio, l’ultima fattura non pagata, eventuali raccomandate o diffide inviate in passato, decreti ingiuntivi, precetti, atti giudiziari o cartelle esattoriali inerenti a quella posizione. Se scopri che sono trascorsi più di 5 o 10 anni dall’ultima comunicazione scritta (valida) senza che tu abbia mai riconosciuto il debito né effettuato pagamenti, è molto probabile che il credito sia estinto per prescrizione. In tal caso, potrai comunicarlo a Coface contestando formalmente la richiesta per intervenuta prescrizione. L’ideale è farlo tramite un legale, che formuli un’eccezione di prescrizione ben articolata e riferita ai riferimenti normativi corretti, ma anche da solo il debitore può inviare una lettera in cui dichiara di considerare il debito non più esigibile ai sensi degli artt. 2934 e seguenti c.c. Attenzione: anche in questa fase è cruciale non ammettere il debito né chiedere dilazioni, perché ciò vanificherebbe la prescrizione già maturata . Se invece dalla verifica risulta che la prescrizione non è ancora maturata (ad esempio sono passati 4 anni dall’ultima lettera su un debito da bolletta telefonica, quindi ancora nei 5 anni), occorrerà considerare altre difese, ma è comunque utile tenere d’occhio il calendario: a volte far “scorrere” ancora qualche mese fino al raggiungimento del termine prescrizionale potrebbe rivelarsi strategico, sospendendo nel frattempo il pagamento. Tuttavia, attenzione a eventuali atti giudiziari imminenti (un decreto ingiuntivo interromperebbe tutto).
  3. Analizzare l’atto ricevuto e individuare eventuali vizi formali. Se oltre alla semplice lettera di Coface hai ricevuto altri atti ufficiali (es. una cartella esattoriale dall’Agenzia Entrate-Riscossione riguardante lo stesso debito, oppure un atto di citazione, un decreto ingiuntivo, un precetto), è fondamentale esaminarli con cura. Verifica innanzitutto la correttezza della notifica: l’atto ti è stato consegnato regolarmente (a mano dall’ufficiale giudiziario o per raccomandata/PEC)? Ci sono vizi di notifica (ad es. indirizzo errato, mancata ricerca del destinatario, relata mancante)? Controlla poi che l’atto rechi tutte le indicazioni obbligatorie per legge: nella cartella di pagamento devono essere indicati l’ente creditore, il dettaglio delle somme, il responsabile del procedimento, i termini per il pagamento e per l’eventuale ricorso, ecc. Un atto privo di elementi essenziali potrebbe essere nullo. Se si tratta di una intimazione di pagamento (avviso di mora ex art. 50 d.P.R. 602/1973) notificata dall’agente della riscossione, ricorda che non è impugnabile autonomamente a meno che non si contesti anche la cartella sottostante, ma può essere annullata se notificata oltre il termine di legge o se priva degli elementi prescritti . In generale, ogni vizio formale o procedurale (notifica errata, firma non autorizzata, carenza di motivazione nell’atto, ecc.) può costituire motivo di opposizione e annullamento. È quindi consigliabile, in caso di atto legale ricevuto, farlo visionare subito a un avvocato, per valutare se vi siano estremi per un’impugnazione.
  4. Se arriva una cartella esattoriale o un avviso di addebito, valutare il ricorso entro 60 giorni. Può accadere che il debito originario sia in realtà verso un ente pubblico (es. un contributo previdenziale INPS, una tassa, o un’imposta) e che Coface sia intervenuta magari come assicuratrice del credito o coassicuratrice. In tal caso potresti ricevere direttamente dall’ente di riscossione (Agenzia Entrate-Riscossione) una cartella di pagamento o un avviso di addebito. In presenza di una cartella, i tempi sono tassativi: entro 60 giorni dalla notifica devi pagare (o rateizzare) oppure presentare ricorso alla Corte di Giustizia Tributaria (ex Commissione Tributaria) se ritieni il debito non dovuto. Il ricorso sospende l’obbligo di pagamento solo se ottieni una sospensiva dal giudice, altrimenti l’Agente può procedere comunque dopo i 60 giorni. Nel ricorso dovrai indicare i motivi di opposizione (ad es. prescrizione maturata, errore di persona, sgravio non contabilizzato, vizio di notifica, difetto di motivazione, importo errato, ecc.). Ricorda che per presentare ricorso tributario non è necessario pagare l’intera somma contestata: basta versare il contributo unificato (una sorta di tassa di iscrizione al ruolo, il cui importo dipende dal valore della controversia). Se invece l’atto è un decreto ingiuntivo proveniente dal tribunale civile su iniziativa di Coface (che agisce in proprio come creditore cessionario), i termini per l’opposizione sono generalmente 40 giorni dalla notifica. In quell’ipotesi dovrai rivolgerti a un avvocato civilista per predisporre l’atto di opposizione a decreto ingiuntivo, in cui farai valere tutte le tue difese (ad esempio: il credito non è provato, è prescritta la causa debendi, gli interessi sono usurari o non pattuiti, la cessione non è opponibile, ecc.). L’opposizione impedirà a Coface di procedere a esecuzione forzata e aprirà un giudizio ordinario dove il giudice valuterà la fondatezza del credito.
  5. Se l’agente della riscossione avvia procedure esecutive. Tornando al caso di debiti verso enti pubblici (fiscali o previdenziali) per cui magari Coface non c’entra direttamente, ma che sono parte della situazione debitoria complessiva: trascorsi 60 giorni dalla notifica di una cartella senza pagamento né ricorso, l’Agente della riscossione può avviare il pignoramento dei beni del debitore (conto corrente, stipendio/pensione, autoveicoli, immobili). Occorre sapere che, in base all’art. 50 del d.P.R. 602/1973, se l’esecuzione non viene iniziata entro un anno dalla notifica della cartella, l’Agente deve prima notificare una intimazione di pagamento (avviso di mora) e attendere altri 5 giorni. Tale intimazione però perde efficacia trascorso 1 anno se nel frattempo non viene avviata l’esecuzione . Quindi, se ricevi un’intimazione di pagamento dopo anni di silenzio, verifica subito se la cartella sottostante non sia magari prescritta (spesso usano l’intimazione per “risvegliare” vecchi crediti dormienti). In ogni caso, in presenza di un’intimazione puoi solo attendere eventuali atti esecutivi e poi impugnare quelli, a meno che non ci siano vizi immediati (notifica oltre i termini, importo già pagato, ecc.). Se invece ti arriva direttamente un atto di pignoramento (ad esempio un pignoramento del conto corrente o presso terzi), potrai proporre opposizione all’esecuzione davanti al giudice dell’esecuzione entro 20 giorni, sollevando in quella sede tutte le irregolarità (prescrizione, nullità della cartella, ecc.). L’importante è agire tempestivamente: far bloccare un pignoramento in corso è possibile presentando istanza al giudice (soprattutto se c’è in ballo la prima casa o stipendio minimo vitale), ma servono motivi fondati e non bisogna lasciare decorrere i termini.
  6. Valutare le definizioni agevolate o il saldo e stralcio prima di procedere in contenzioso. Prima di intraprendere una lunga battaglia legale, è sempre opportuno considerare se esistono soluzioni deflative più convenienti. Ad esempio, se il debito in questione rientra tra quelli definibili con rottamazione o altre sanatorie (come quelle descritte sopra), aderire a tali misure può ridurre drasticamente l’importo dovuto. Pagare solo il capitale senza sanzioni né interessi (come previsto nelle rottamazioni) oppure ottenere uno sconto per saldo e stralcio fiscale (nel caso si rientri nelle categorie di contribuenti ammessi, come fu per il 2019), può far risparmiare migliaia di euro e chiudere la vicenda. Ovviamente bisogna verificare le scadenze: ad esempio la rottamazione quater 2023 è stata a suo tempo accessibile fino ad aprile 2023, mentre la nuova rottamazione quinquies 2026 aveva scadenza aprile 2026 (ormai trascorsa); tuttavia chi ha presentato domanda è protetto dalle azioni esecutive purché rispetti i pagamenti . Se invece il debito è di natura privata (banche, finanziarie) non esistono “rottamazioni” di legge, ma come vedremo è sempre possibile tentare un accordo transattivo con il creditore: offrire una somma inferiore a saldo può convenire anche alla società di recupero, specialmente se il debitore è in evidente difficoltà o se il credito è di difficile esigibilità. Valuta queste opzioni con lucidità, magari facendoti assistere da un consulente, perché a volte litigare in tribunale può costare più del debito stesso.
  7. Rivolgersi a un professionista per le soluzioni giudiziali e stragiudiziali. Infine, ma non per importanza, considera seriamente di farti assistere da un avvocato esperto in questa materia. Uno specialista potrà: analizzare la lettera di Coface e i documenti del debito identificando eventuali irregolarità; consigliarti se sia più efficace impostare una trattativa (ad esempio per un piano di rientro o saldo e stralcio) oppure procedere con un’azione legale (ricorso, opposizione, ecc.); occuparsi di inviare le comunicazioni formali al creditore e attivare eventualmente l’OCC se la tua situazione rientra nel sovraindebitamento. L’avv. Monardo e il suo team, in particolare, offrono un servizio integrato: valutano la sostenibilità del debito, verifcano se puoi accedere a procedure come il piano del consumatore, oppure se conviene negoziare a stralcio con Coface stessa, e ti rappresentano in ogni sede opportuna. Questo ti permette di evitare errori (come decadenze di termini, ammissioni inconsapevoli di debito, pagamenti non dovuti) e spesso di risparmiare tempo e denaro nel medio termine. In sintesi, un supporto professionale aumenta notevolmente le chances di risolvere il problema dei debiti a condizioni per te favorevoli.

3. Difese e strategie legali

Dopo aver inquadrato il contesto normativo e gli strumenti disponibili, passiamo alle strategie difensive concrete che un debitore può adottare di fronte a un sollecito di pagamento di Coface Italia. In questa sezione analizzeremo le principali tattiche legali, dalla contestazione del debito per prescrizione alla negoziazione di un saldo e stralcio, passando per le possibili impugnazioni e procedure alternative.

3.1 Eccepire la prescrizione

L’eccezione di prescrizione è forse la difesa più potente a disposizione del debitore, ma richiede attenzione e precisione. Come già sottolineato, la prescrizione non opera automaticamente: se il debitore non la solleva e anzi paga o riconosce il debito, il diritto si considera ancora valido. Pertanto, nel momento in cui Coface (o un altro creditore) avanza una richiesta di pagamento per un debito molto datato, è essenziale valutare se i termini prescrizionali siano trascorsi.

Esempio pratico: supponiamo che Coface ti richieda nel 2026 il pagamento di una fattura telefonica non pagata risalente al 2015. Il credito per bollette telefoniche è soggetto a prescrizione quinquennale (trattandosi di prestazioni periodiche) . Se dal 2015 non hai mai ricevuto alcun sollecito scritto dal gestore telefonico né altri atti (ingiunzioni, decreti) fino alla lettera Coface del 2026, sono passati oltre 5 anni e il debito è con ogni probabilità prescritto. In tal caso, la mossa corretta è eccepire subito la prescrizione: puoi farlo inviando tu stesso una lettera raccomandata/PEC in cui dichiari che, essendo decorso il termine previsto dall’art. 2948 c.c., consideri il debito estinto e non pagherai; oppure, meglio ancora, tramite un avvocato che invierà una formale risposta a Coface sollevando l’eccezione e intimando l’archiviazione della posizione. Se poi Coface dovesse comunque procedere per vie legali, in giudizio il tuo legale riproporrà l’eccezione di prescrizione chiedendo al giudice di dichiarare nulla la pretesa per intervenuta estinzione del diritto. Ricorda: non fare pagamenti parziali o promesse di pagamento su un debito che ritieni prescritto, perché anche un versamento di minima entità può costituire riconoscimento del debito e far ripartire i termini . Allo stesso modo, evita frasi come “so di dovere questa somma ma non posso pagarla subito” – una simile ammissione potrebbe esserti fatale in caso di lite.

Va aggiunto che la prescrizione va eccepita in modo chiaro e specifico: non basta dire “il debito è vecchio”, bisogna indicare che si eccepisce la prescrizione ai sensi degli artt. 2934 e segg. c.c. ed eventualmente citare la durata applicabile (5 anni, 10 anni, etc.). È utile, se possibile, allegare prova delle date (ad es. copia dell’ultima bolletta o documento da cui risulta la data di scadenza, e dichiarare che da allora non vi sono stati atti). Una volta sollevata formalmente, l’onere di provare che il debito non è prescritto ricade sul creditore, il quale dovrebbe dimostrare l’esistenza di un atto interruttivo più recente (come una raccomandata inviata che il debitore ha ricevuto, una causa promossa e notificata, etc.). Se Coface non è in grado di provare nulla del genere, dovrà desistere. In sintesi, eccepire tempestivamente la prescrizione può spesso chiudere la questione senza ulteriori strascichi.

3.2 Impugnare la cartella esattoriale o l’avviso di mora

Questa strategia si applica se il sollecito di pagamento di Coface è accompagnato o seguito dall’arrivo di atti della riscossione pubblica (cartelle, avvisi di pagamento emessi da Agenzia Entrate-Riscossione). Come visto, tali atti sono impugnabili davanti al giudice tributario entro 60 giorni. Pertanto, se ti vedi recapitare una cartella esattoriale – magari relativa a un debito fiscale o contributivo sottostante – è fondamentale presentare ricorso nei termini. L’impugnazione può portare all’annullamento dell’atto se sussistono vizi o motivi di merito validi. Ad esempio, motivi frequenti di ricorso contro cartelle/avvisi sono:

  • Prescrizione del tributo: spesso le cartelle vengono notificate quando il debito fiscale era già prescritto (es. cartella IRPEF notificata dopo oltre 10 anni dall’anno d’imposta senza atti nel frattempo). In tal caso si contesta che il diritto di riscuotere era estinto.
  • Vizio di notifica: se la cartella non è stata notificata correttamente (es. mai ricevuta, o notifica a persona non abilitata, o vizi nell’atto di notifica), si può chiederne l’annullamento.
  • Mancata indicazione del responsabile o altri vizi formali: la legge impone che la cartella riporti il nome del responsabile del procedimento, la sottoscrizione del dirigente, la data in cui il ruolo è stato reso esecutivo, ecc. L’assenza di questi elementi essenziali è motivo di nullità.
  • Errata intestazione o scambio di persona: è raro ma può capitare che la cartella riguardi un omonimo o sia intestata erroneamente al soggetto sbagliato.
  • Pagamento già effettuato o sgravio: se il debito era stato in realtà pagato (magari all’ente originario) o annullato in autotutela ma la cartella è stata emessa lo stesso, occorre documentarlo e richiederne l’annullamento.

Presentando ricorso, puoi anche chiedere una sospensiva per bloccare subito la riscossione coattiva fino alla decisione. I termini sono rigidi: 60 giorni (dalla notifica) per il ricorso tributario; se invece l’atto è un avviso di addebito INPS, il ricorso va fatto in sede amministrativa INPS o al giudice del lavoro a seconda dei casi, con termini di 30 o 40 giorni. Non ignorare mai una cartella esattoriale confidando che tanto “ho poco, non mi fanno nulla”: anche piccoli importi non pagati possono portare a spiacevoli sorprese (fermo dell’auto, blocco conto, ecc.), e contestarli tardivamente diventa molto più difficile.

Nell’ipotesi in cui Coface non c’entri nulla perché il debito è direttamente col Fisco, questa strategia è fondamentale: impugnare gli atti è l’unico modo per portare la contestazione davanti a un giudice (a meno di aspettare un pignoramento e opporsi, ma è peggio). Se hai dubbi, affidati a un avvocato tributarista che sappia individuare tutti i possibili vizi della cartella.

3.3 Contestare il mandato di cessione e il calcolo degli interessi

Quando il tuo debito originale è stato ceduto a una società di recupero crediti (come Coface stessa, se opera in qualità di cessionaria), hai la facoltà di contestare la legittimità della cessione e verificare che il credito sia effettivamente dovuto nell’importo richiesto. Questa strategia comprende diversi profili:

  • Legittimazione attiva della cessionaria: le società come Coface spesso acquistano pacchetti di crediti in blocco (ad esempio da banche o finanziarie) ai sensi dell’art. 58 TUB (D.Lgs. 385/93). In tali operazioni, la cessione è efficace verso i debitori tramite pubblicazione in Gazzetta Ufficiale di un estratto dell’atto di cessione. Tuttavia, se il debitore contesta di dovere quella somma o quella cessione, la Cassazione ha chiarito che la pubblicazione in G.U. è solo una pubblicità-notizia e non costituisce di per sé prova dell’avvenuta cessione per il singolo credito . Quindi, puoi esigere che Coface dimostri documentalmente che il tuo specifico credito rientra tra quelli ceduti e di esserne ora titolare. Spesso, specie per crediti vecchi, la documentazione è lacunosa: la cessionaria magari ha solo un file con l’elenco dei crediti, ma non il contratto originario firmato, oppure mancano le ricevute di raccomandate inviate dal precedente creditore. Se in giudizio Coface non riesce a provare con precisione la catena di titolarità (contratto di cessione con allegato elenco, attestazione che il tuo nominativo è compreso, ecc.), potrebbe vedersi respingere la domanda.
  • Verifica degli interessi e degli accessori: un altro punto da scrutinare è come Coface ha calcolato l’importo richiesto. Dal momento in cui è subentrata, la cessionaria può aver aggiunto interessi di mora, spese legali forfettarie, compensi vari. È tuo diritto chiedere un piano di calcolo dettagliato. Spesso emergono errori: interessi conteggiati oltre la soglia (magari un tasso usurario se sommato a interessi moratori contrattuali), oppure richieste di spese non documentate. Ad esempio, molte società di recupero aggiungono costi di sollecito, costi di domiciliazione, ecc., che non sempre sono dovuti. Nel rispondere a Coface, puoi contestare espressamente ogni voce non dovuta e pretendere la riduzione dell’importo al netto di interessi illegittimi o non pattuiti. Se il credito originario era bancario, puoi anche far verificare da un consulente se vi fossero clausole nulle (es. anatocismo, interessi non validamente pattuiti) e in tal caso eccepire la nullità parziale del contratto e ricalcolare il saldo.
  • Nullità della cessione per vizi di forma: la legge prevede che, nelle cessioni in blocco notificate via G.U., entro 30 giorni i debitori ceduti possano chiedere al cedente o al cessionario conferma che la propria posizione è stata ceduta (art. 58 TUB). Anche se questo termine spesso passa inosservato, è buona prassi, una volta ricevuta la prima comunicazione da Coface, inviare una raccomandata chiedendo formale conferma della cessione e copia dell’atto. Se non rispondono, ciò rafforza la tua posizione di contestazione.

In sintesi, contestare il mandato di Coface significa non dare per scontato che tutto ciò che chiedono sia corretto: chiedi le carte, verifica i numeri e metti in dubbio ciò che non ti convince. Questa strategia, unita magari all’eccezione di prescrizione, costituisce la base della difesa per molti debiti ceduti.

3.4 Aderire alla rottamazione quater (definizione 2023)

Nel caso in cui il tuo debito con Coface derivi in realtà da una cartella esattoriale (ad esempio Coface potrebbe essere intervenuta come assicuratore del credito ma il recupero è rimasto in mano pubblica, scenario peculiare ma non impossibile), potresti aver avuto l’opportunità di aderire alla rottamazione quater prevista dalla legge di bilancio 2023. Questa misura – che ha riscosso molto successo – consentiva di estinguere i carichi iscritti a ruolo dal 2000 al 30/6/2022 pagando solo l’imposta e le spese vive, senza sanzioni né interessi. La domanda di adesione andava presentata entro il 30 aprile 2023, e il pagamento poteva essere dilazionato in 18 rate (5 anni) . Se hai presentato tale domanda, sappi che:

  • La presentazione della domanda ha comportato la sospensione di eventuali azioni esecutive e precautionary dall’agente della riscossione, nonché il congelamento dei termini di prescrizione . Quindi Coface (se per assurdo agisse come incaricata di recuperare un carico definibile) o l’Agente non possono nel frattempo pignorare.
  • Se hai ricevuto risposta positiva con l’ammontare dovuto, devi rispettare rigorosamente le scadenze delle rate: la legge prevedeva che il mancato pagamento di una qualsiasi rata comporta la decadenza dai benefici, con conseguente perdita dello sconto e ripresa della riscossione normale (con tutte le sanzioni e interessi ripristinati) .
  • Nel 2025 è stata prevista una riammissione per chi era decaduto (Milleproroghe 2025), di cui abbiamo detto: se hai colto quella seconda chance, bene; altrimenti, se anche la riammissione è scaduta, purtroppo il tuo debito tornerà esigibile per intero.

Perché parliamo al passato? Perché al dicembre 2026 la rottamazione quater è un capitolo chiuso per quanto riguarda nuove adesioni; restano però in corso i pagamenti rateali fino al 2027 per chi l’ha attivata. Dunque, se hai aderito e stai pagando, continua a farlo regolarmente per non perdere il beneficio. Se invece avevi i requisiti ma non hai aderito per tempo, ormai quella nave è salpata, ma tieni d’occhio future possibili sanatorie.

(Nota: Nel 2025, col cambio di governo, si è già varata la nuova rottamazione quinquies per i carichi 2000-2023: chi non ha definito prima potrebbe aver avuto lì dentro un’ulteriore opportunità, se il debito era fiscale. Dato che Coface in genere tratta crediti privati, è più probabile che questo punto non si applichi al tuo caso specifico, ma lo segnaliamo per completezza.)

3.5 Valutare il saldo e stralcio fiscale 2019 o altre definizioni agevolate

Un’altra difesa possibile, per i debiti di natura tributaria, è verificare se rientrino in precedenti definizioni agevolate o condoni mirati, come ad esempio il Saldo e Stralcio 2019. Questa misura fu introdotta con la legge di bilancio 2019 (L. 145/2018) ed era rivolta esclusivamente a persone fisiche con ISEE fino a 20.000 € e riguardava debiti fiscali risultanti da dichiarazioni (ad esempio imposte dichiarate ma non versate) e contributi previdenziali propri. In pratica, chi presentò domanda entro aprile 2019 pagò solo una percentuale ridotta (dal 16% al 35% a seconda dell’ISEE) del debito, vedendosi cancellare tutto il resto . Se il tuo debito rientrava in quella categoria ma non hai aderito allora, purtroppo oggi non puoi più farlo (la misura non è stata ripetuta negli anni successivi). Tuttavia, è utile saperlo perché, ad esempio, se Coface ti chiede oggi il 100% di un vecchio debito fiscale che nel 2019 era condonabile al 20%, questo può darti un’idea di margine di trattativa: potresti ragionevolmente offrire a saldo proprio quell’ordine di grandezza, facendo leva sul fatto che in sede di rottamazioni il Fisco stesso avrebbe accettato percentuali simili. È un argomento negoziale da usare con cautela ma che spesso ha un peso.

Analogamente, negli anni ci sono state altre definizioni come le varie rottamazioni (ter, bis) e lo stralcio 2021 dei debiti fino 5.000 € per chi aveva redditi bassi. Vale la pena controllare se il debito che ti viene chiesto sarebbe rientrato in uno di questi provvedimenti. Ad esempio, un debito di €800 del 2010 con Equitalia sarebbe rientrato nello stralcio automatico del 2018: se Coface o chi per lei te lo chiede oggi, segnala questa circostanza, perché è possibile che per qualche disallineamento quel carico non sia stato eliminato come doveva. In diversi casi, infatti, debiti che dovevano essere annullati d’ufficio sono stati comunque richiesti per errore: far notare la cosa può portare all’archiviazione immediata.

In sintesi, fai un breve check normativo retroattivo: “il mio debito poteva essere condonato o stralciato con qualche legge passata?”. Se sì, c’è la possibilità che quell’agevolazione ti sia sfuggita o non ti sia stata comunicata a dovere. Un professionista può aiutarti a scavare in questi dettagli.

3.6 Avviare la procedura di sovraindebitamento

Se la lettera di Coface è solo una delle tante che ricevi e la tua situazione debitoria complessiva è fuori controllo, potrebbe essere opportuno cambiare approccio: non più difendersi caso per caso, ma affrontare globalmente la crisi debitoria attraverso una procedura di sovraindebitamento ex L.3/2012 (oggi Codice della crisi). Come già spiegato, esistono tre opzioni principali a seconda del profilo del debitore: piano del consumatore, accordo con i creditori, liquidazione controllata.

Quali vantaggi offre questa strada? In breve:

  • Sospensione delle azioni esecutive: dal momento in cui si deposita il ricorso per l’omologazione del piano o si apre la liquidazione, tutti i creditori (compresi quelli come Coface) vengono bloccati: non possono procedere a pignoramenti, aste o altre esecuzioni individuali. Si tira un sospiro di sollievo, una sorta di “automatic stay” come nel Chapter 11 americano.
  • Trattamento unitario dei debiti: invece di trattare separatamente con ogni creditore, presenti un unico piano che affronta tutti i debiti secondo un criterio di equità e sostenibilità. Ad esempio, se hai 50.000 € di debiti totali e puoi offrire 20.000 € pagabili in 5 anni, il piano ripartirà quei 20.000 tra i creditori in proporzione ai loro crediti, e tu sarai liberato del restante 30.000 €. Coface si vedrà riconosciuta la sua quota come gli altri creditori, senza possibilità di opporsi (nel piano del consumatore) se il giudice ritiene congrua la proposta.
  • Taglio dei debiti (stralcio) ed esdebitazione*: come detto, al termine, pagando quanto stabilito (o liquidando i beni disponibili, nel caso di liquidazione), ottieni la *cancellazione di ogni ulteriore pretesa. Ciò significa che Coface e gli altri creditori non potranno più importunarti per quei vecchi debiti, nemmeno per la parte che non hanno recuperato.

Naturalmente, avviare una procedura di sovraindebitamento richiede la consulenza di un Gestore della crisi o di un OCC, e c’è bisogno di preparare documentazione dettagliata (elenco debiti, certificato dei carichi pendenti, relazione particolareggiata, ecc.). Inoltre, il giudice valuterà la meritevolezza del debitore: chi ha colposamente aumentato i debiti o tenuto comportamenti frodatori potrebbe vedersi negare l’omologazione. Ma per la maggior parte delle persone oneste, sovraindebitate per cause come perdita del lavoro, crisi economica, spese mediche, garanzie prestate, ecc., questa rappresenta una via d’uscita concreta.

Dunque, se sei sopraffatto da debiti verso più creditori (banche, finanziarie, fisco, recuperatori vari), prendi in considerazione la procedura di sovraindebitamento. Ad esempio, il sig. Luca nel nostro caso pratico più avanti (vedi sezione 5.3) è riuscito tramite un piano del consumatore a ridurre il suo indebitamento da 50.000 € a circa 18.000 €, pagabili in 5 anni, ottenendo esdebitazione del resto . Risultati del genere non sono utopia ma realtà, grazie a queste leggi.

3.7 Errori da evitare

Dopo aver delineato le strategie, è utile ricapitolare alcuni errori comuni che i debitori commettono quando ricevono lettere di sollecito e che andrebbero evitati:

  1. Ignorare il sollecito sperando che “sparisca”. Come abbiamo detto, cestinare la lettera non la fa magicamente scomparire. Anzi, spesso porta il creditore a intensificare le azioni (secondo sollecito, diffida formale, avvocati…). Meglio affrontare subito la questione, anche solo per guadagnare tempo o preparare le difese. Ignorare completamente può farti perdere notifiche importanti (ad es. una causa) e precluderti difese poi tardive.
  2. Pagare immediatamente e integralmente senza verifiche. Molti, presi dalla paura, corrono a pagare quanto richiesto pur di togliersi il pensiero, magari facendo sacrifici enormi. Ma se il debito non era dovuto, o era prescritto, o esageratamente gonfiato, hai buttato soldi che potevi risparmiare. Prima di pagare, controlla: chiedi documenti, consulta un esperto, verifica la prescrizione. Il pagamento deve essere l’ultima opzione, quando sei certo che il credito è legittimo e magari hai anche negoziato uno sconto.
  3. Comunicare a voce al telefono con i recuperatori. I call center dei recupero crediti sono insistenti e addestrati a ottenere ammissioni. Non cedere alle pressioni telefoniche: rischi di dire qualcosa che confermi il debito (“Sì, ricordo di avere quel debito, adesso vedo di pagare…”) e questo verrà probabilmente registrato o annotato. Meglio limitarsi, al telefono, a chiedere di inviare tutto per iscritto e interrompere la chiamata. Le comunicazioni utili vanno fatte in forma scritta e tracciabile .
  4. Farsi prendere dal panico e accettare qualunque accordo. A volte il debitore, spaventato da minacce di azioni legali, firma di getto un piano di rientro proposto dalla società di recupero, con rate insostenibili e importo pieno, magari ipotecando il poco che ha. Così si lega le mani e se poi non riesce a rispettare il piano, si trova in posizione peggiore di prima (perché ha riconosciuto tutto il debito). Ogni eventuale accordo (specialmente se a lungo termine) va ponderato: non firmare né promettere nulla senza aver negoziato condizioni per te fattibili e magari fatto rivedere il tutto da un legale.
  5. Non considerare le soluzioni legali alternative. C’è chi, per vergogna o sfiducia, non prende in considerazione l’idea di rivolgersi a un avvocato o ai procedimenti di cui abbiamo parlato (esdebitazione, ecc.). Magari continua per anni a inseguire le singole scadenze, rimbalzando tra un creditore e l’altro e finendo in un circolo vizioso. Questo è un errore: esistono strumenti di legge per uscire dal tunnel, e professionisti pronti ad aiutarti. Informati, perché talvolta un piccolo investimento in assistenza legale porta a risparmi molto grandi sul debito.

In conclusione, mantieni la calma, informati e agisci con razionalità. Un debito per quanto oneroso è un problema risolvibile, se affrontato con le giuste strategie.

4. Strumenti alternativi alla riscossione coattiva

In questa sezione forniamo un utile riepilogo di alcuni strumenti alternativi che possono evitare di arrivare al punto estremo dell’esecuzione forzata, aiutandoti a definire il debito in modo agevolato o concordato.

4.1 Rottamazione quater e riammissione 2025

Come già illustrato, la rottamazione quater (definizione agevolata 2023) ha permesso a milioni di italiani di chiudere le cartelle esattoriali a condizioni molto vantaggiose. I numeri: oltre 1,5 milioni di domande presentate entro aprile 2023 e circa €50 miliardi di carichi ammessi alla definizione. Se hai aderito, starai beneficiando di sconti anche del 30-40% sull’ammontare. Facciamo un esempio concreto per chiarire: Marco aveva ricevuto nel 2021 quattro cartelle per un totale di €20.000, di cui €12.000 di imposte, €400 di spese e ben €7.600 tra sanzioni e interessi. Aderendo alla rottamazione quater, Marco pagherà solo €12.400 (capitale + spese) a rate, e vedrà condonati €7.600 di penali e interessi . In pratica quasi il 40% di risparmio. Le prime due rate (ciascuna pari al 10% del dovuto) scadevano il 31 luglio e il 30 novembre 2023, le restanti 16 rate trimestrali scadranno dal 2024 al 2027, con un interesse ridotto del 2% annuo sul rateizzo .

Se, invece, eri tra coloro che hanno aderito ma poi non sono riusciti a pagare qualche rata, ricorda che hai avuto la chance di rientrare nei benefici grazie al Milleproroghe 2025: presentando istanza entro aprile 2025 e pagando entro luglio 2025 (o in 10 rate), potevi essere riammesso. Chi ha colto questa opportunità ora è di nuovo in regola col piano, chi non l’ha colta purtroppo è decaduto definitivamente.

4.2 Saldo e stralcio per contribuenti in difficoltà

Il Saldo e Stralcio 2019 (legge 145/2018) merita un paragrafo dedicato. Fu un provvedimento “una tantum” di grande importanza sociale: destinato a persone fisiche con ISEE fino a €20.000, permetteva – come detto – di pagare una frazione del debito fiscale (16%, 20% o 35% a seconda delle fasce ISEE) sui carichi affidati all’Agente della riscossione. Ad esempio, Paola, libera professionista con ISEE 2019 di €10.000, aveva cartelle per IRPEF e IRAP dichiarati per €15.000 complessivi. Aderendo al saldo e stralcio, ha pagato solo il 20% di 15.000, cioè €3.000, più l’aggio e le spese di notifica, e ha ottenuto la cancellazione di tutto il resto (sanzioni e interessi) . Un condono significativo riservato però, appunto, a chi versava in comprovata difficoltà economica. Paola in seguito, non riuscendo a proseguire nei versamenti, è decaduta, ma ha potuto poi valutare di entrare nella rottamazione quater 2023 o nella riammissione 2025 .

Perché è importante menzionarlo ora che non è più attivo? Perché alcuni debitori che oggi si trovano con cartelle “piene” (comprensive di sanzioni e interessi) potrebbero rientrare nei requisiti di un futuro saldo e stralcio se il legislatore dovesse riproporlo. Non è scontato che accada, ma l’ipotesi di un saldo e stralcio bis è stata talvolta ventilata in sede politica, legata magari all’ISEE. Quindi, se hai ISEE basso e debiti fiscali dichiarati, tieniti informato su eventuali novità legislative.

4.3 Stralcio automatico dei mini-debiti

Le varie operazioni di stralcio automatico (2018, 2021, 2023) hanno portato alla cancellazione di milioni di piccole cartelle ormai non più recuperabili. In generale, se il tuo debito rientrava nei limiti previsti (importo sotto soglia e anno di affidamento entro i range previsti), è probabile che l’Agente della riscossione lo abbia già eliminato d’ufficio. Ad esempio, tutte le cartelle sotto €1.000 degli anni 2000-2010 e 2000-2015 sono state oggetto di annullamento rispettivamente nel 2019 e nel 2023 . Se per caso Coface ti sollecita un importo che rientrava in queste categorie (ipotizziamo: multa stradale del 2009 da €300), potrebbe esserci stato un disallineamento informativo. Conviene in tali casi accedere al tuo cassetto fiscale o chiedere all’Agenzia per verificare se quel ruolo risulta annullato. Importante: lo stralcio automatico non si applica ai crediti privati (tipo banca o utenze) – riguarda solo i carichi a ruolo. E, attenzione, nel condono non rientra la quota capitale delle multe stradali: per queste nel 2023 si cancellavano solo interessi e maggiorazioni, ma la sanzione base restava dovuta (infatti molti comuni hanno poi continuato a riscuoterla). Dunque, se Coface sta recuperando per conto di un Comune una multa, lo stralcio potrebbe aver eliminato solo gli interessi, non la multa in sé.

4.4 Composizione negoziata e accordi di ristrutturazione

Per gli imprenditori che si trovano in temporanea difficoltà ma credono di poter risanare l’azienda con un po’ di respiro, è disponibile – come visto – la Composizione negoziata della crisi (D.L. 118/2021). Questo strumento, attivo dal novembre 2021, consente di nominare un esperto negoziatore indipendente che aiuta l’imprenditore a raggiungere accordi con i creditori. È una procedura riservata (non viene iscritta nei registri pubblici finché non si vuole omologare un accordo) e volontaria, che può durare alcuni mesi. Durante la composizione negoziata è possibile ottenere misure protettive (come un’ordinanza del tribunale che blocca i creditori per la durata delle trattative). Se le trattative riescono, l’imprenditore può concludere contratti di ristrutturazione, ottenere nuova finanza prededucibile, oppure depositare un accordo di ristrutturazione dei debiti per l’omologa. Per esempio, un imprenditore edile con debiti verso banche e fornitori potrebbe attraverso questo percorso farsi concedere una moratoria sui pagamenti e poi proporre ai creditori un accordo: pagare il 60% dei crediti in 5 anni, vendere qualche asset non strategico, ecc. Se i creditori per almeno il 60% aderiscono, l’accordo può essere omologato e vincola anche gli altri. Il vantaggio rispetto al fallimento è evidente: l’impresa continua a operare e si evita la liquidazione giudiziale, preservando valore economico e posti di lavoro.

In parallelo, per imprenditori e società che non riescono a raggiungere un accordo ma vogliono evitare il fallimento, rimane la via degli accordi di ristrutturazione “in bianco” (art. 182-bis L.F. ora trasfuso nel Codice) o del concordato preventivo (laddove si proponga una percentuale ai chirografari con magari continuità aziendale). Questi però esulano dal nostro focus, che è più sul singolo debitore.

Basti sapere che esistono vie negoziate anche per l’impresa, e un professionista come l’avv. Monardo – che è anche esperto negoziatore nominato ex D.L.118/2021 – può assistere l’imprenditore nel valutare e intraprendere tali percorsi prima che la situazione degeneri in azioni esecutive o istanze di fallimento.

4.5 Piano del consumatore e accordo con i creditori (sovraindebitamento)

Per concludere questa carrellata di strumenti alternativi, torniamo ai rimedi offerti dal sovraindebitamento per i privati e le piccole attività. Il piano del consumatore – di cui abbiamo già parlato – è forse il più potente perché non richiede il consenso dei creditori. Immagina un soggetto sommerso dai debiti che possa però offrire un minimo ritorno: con il piano, può destinare tutte le sue risorse eccedenti il sostentamento a un progetto di rimborso parziale, anche se i creditori non sono d’accordo. Se il giudice valuta che quel piano è il massimo sforzo possibile e che il debitore non ha colpe gravi, lo omologa e da lì i creditori devono accontentarsi di quanto previsto. È una forte inversione di potere a favore del debitore onesto ma sfortunato.

L’accordo di ristrutturazione con i creditori (procedura di sovraindebitamento) invece richiede l’adesione di almeno il 60% dei crediti, ma a volte è preferibile se si vogliono coinvolgere anche società o soggetti non consumatori in certe situazioni miste. Con la riforma 2021-2022, esiste anche la versione “agevolata” al 30% di consenso in alcuni casi, e la possibilità di cram-down fiscale (il tribunale può approvare un accordo anche senza l’adesione del Fisco, se ritiene che il trattamento proposto al Fisco non sia inferiore a quanto otterrebbe altrimenti). Insomma, il quadro normativo è diventato più flessibile.

In pratica, se hai debiti con banche, finanziarie, privati e magari anche col fisco, e la somma supera di gran lunga quello che potrai mai pagare, la scelta di fare un piano del consumatore può salvarti da una vita di stenti. L’OCC e il giudice fanno da garanti che il tuo patrimonio sia messo a disposizione in modo trasparente e che non ci siano abusi, ma ti danno la chance di ricominciare pulito.

Abbiamo portato l’esempio di Luca: dipendente pubblico, debiti totali €50.000 (banche, carte, bollette arretrate). Con l’aiuto dell’avv. Monardo, Luca ha presentato un piano del consumatore offrendo di pagare €300 al mese per 5 anni (quindi circa €18.000 in totale, inclusi i costi procedurali). Il tribunale ha omologato il piano ritenendolo sostenibile e correttamente formulato; ciò ha comportato lo stralcio di ben €32.000 di debiti e la cancellazione di tutte le eventuali azioni esecutive in corso . Al termine del piano, Luca ha ottenuto l’agognata esdebitazione, potendo finalmente tornare a una vita normale senza l’assillo dei creditori.

Questo esempio dimostra il potenziale di queste procedure. Ovviamente non tutti i casi sono identici e serve una valutazione attenta (non sempre conviene: se uno ha pochi debiti gestibili, magari meglio trattare singolarmente). Ma quando il debito è tale da schiacciare ogni prospettiva futura, allora queste soluzioni “globali” diventano quasi obbligatorie da considerare.

5. Esempi pratici e simulazioni

Per comprendere meglio come funzionano in concreto le varie opzioni descritte, presentiamo ora alcune simulazioni numeriche e casi pratici semplificati. Questi esempi illustrano possibili scenari reali di gestione del debito.

5.1 Esempio di rottamazione quater

Il sig. Marco è un artigiano che nel periodo 2015-2017 ha accumulato debiti col fisco per IVA e IRPEF non versate, a causa di difficoltà di liquidità. Nel 2018 e 2019 l’Agenzia delle Entrate-Riscossione gli notifica diverse cartelle, per un totale (tra imposte, sanzioni e interessi) di €20.000. Marco non riesce a pagare né a presentare ricorsi in tempo utile. Nel 2023, grazie alla rottamazione quater, presenta domanda di definizione agevolata. Dall’estratto di ruolo risultano: €12.000 di imposte ancora dovute, €400 di spese di notifica e diritti vari, e €7.600 tra sanzioni e interessi di mora. Aderendo alla rottamazione, Marco dovrà pagare solo €12.400 (capitale + spese), mentre i €7.600 di sanzioni e interessi verranno condonati . Egli opta per il pagamento rateale in 18 rate trimestrali: dunque verserà due rate all’anno per 5 anni. Le prime due rate, pari ciascuna al 10% (€1.240), scadono il 31 luglio e 30 novembre 2023; le restanti 16 rate, di importo costante (circa €715 ciascuna), scadranno ogni tre mesi dal 2024 al 2027, con un interesse agevolato del 2% annuo su esse . Marco è puntuale nei pagamenti e, completate tutte le rate, otterrà l’automatica estinzione di tutti i debiti inclusi nella definizione. Già dal 2023 comunque le cartelle di Marco sono “congelate”: nessuna esecuzione può essere avviata dall’Agente fintanto che Marco rispetta la rottamazione.

Interpretazione dei benefici: Marco, grazie alla rottamazione, ha risparmiato €7.600 e ha potuto diluire il pagamento in 5 anni senza ulteriori interessi di mora (solo un minimo 2%). Se non avesse aderito, su €20.000 sarebbero continuati a maturare interessi e l’Agente avrebbe potuto pignorargli beni, aggravando la sua situazione.

5.2 Esempio di saldo e stralcio fiscale

Paola, citata prima, è una professionista con un reddito irregolare e nel 2018 si trova con cartelle per imposte IRPEF e IRAP relative ad alcuni anni, per un totale di €15.000 di tributi (dichiarati ma non versati). In aggiunta, le cartelle includevano sanzioni e interessi portando il totale a circa €20.000. Paola nel 2019 aderisce al Saldo e Stralcio previsto dalla L. 145/2018. Avendo un ISEE di €10.000, rientra nella fascia intermedia: dovrà pagare il 20% del dovuto in base alle aliquote di legge . Il 20% di €15.000 (solo tributi e interessi legali) è €3.000. Paola versa dunque €3.000, oltre a circa €500 tra aggio e spese di notifica. Vengono invece annullati automaticamente circa €7.000 tra sanzioni amministrative e interessi di mora maturati negli anni . In pratica Paola ha pagato complessivamente €3.500 circa invece di €20.000. Un notevole sollievo. Purtroppo, a causa di ulteriori difficoltà, Paola non riesce a saldare l’ultima rata del piano di stralcio e decade. Nel 2023, tuttavia, può aderire alla rottamazione quater per i residui importi non versati o, se il termine è passato, sfruttare la riammissione 2025 .

Considerazioni: Il saldo e stralcio è stato molto conveniente per Paola (pagare il 20% anziché il 100%). Tuttavia, essendo una misura straordinaria, va colta quando c’è. Paola ha avuto la sfortuna di non completare i pagamenti, ma il sistema le ha offerto un’altra opportunità (rottamazione) su cui rimettersi in carreggiata. Questo esempio mostra l’importanza di monitorare le nuove leggi: chiudere i debiti pagando poco è possibile, ma bisogna rientrare nelle norme e rispettarne i termini.

5.3 Esempio di piano del consumatore

Luca è un dipendente pubblico di 45 anni. Nel corso del tempo ha accumulato diversi debiti: un prestito personale in banca con €35.000 di capitale residuo, vari utilizzi di carte di credito revolving per €10.000, e €5.000 di arretrati di bollette e spese condominiali. In totale circa €50.000 di esposizione. Luca porta a casa uno stipendio netto di €1.800 al mese, vive in affitto, non possiede immobili e ha solo un’auto utilitaria. La sua situazione è quella tipica del consumatore sovraindebitato: nessun bene aggredibile di valore, ma reddito limitato con cui non può far fronte a tutte le rate (infatti era in mora con tutti i creditori). Luca decide di rivolgersi all’OCC (Organismo di Composizione della Crisi) e, con l’assistenza dell’avv. Monardo, predispone un piano del consumatore . Nel piano propone di pagare €300 al mese per 5 anni, ossia un totale di €18.000. Questa somma, al netto delle spese procedurali, viene offerta ai creditori in percentuale: all’incirca, la banca (garantita da cambiali firmate) prende 40% del suo credito, le finanziarie delle carte 30%, e i restanti crediti (bollette, ecc.) una quota minore, dati i gradi di privilegio. I creditori votano? Nel piano del consumatore non occorre il voto. Si va direttamente in udienza di omologazione. Il tribunale valuta che: a) Luca ha meritevolezza (è diventato insolvente per aver aiutato economicamente un familiare malato, non per colpa grave propria); b) il piano è fattibile e i €300/mese sono compatibili col suo reddito (gli rimangono €1.500 per vivere, sufficiente); c) i creditori in caso di liquidazione otterrebbero ancora meno, quindi il piano li tratta il meglio possibile. Di conseguenza, il giudice omologa il piano. Da quel momento, i creditori sono obbligati ad accettare quanto previsto e non possono più agire individualmente. Luca esegue puntualmente i pagamenti mensili, sotto il controllo dell’OCC. Al termine dei 5 anni, ha versato €18.000 complessivi e il tribunale dichiara l’esdebitazione di Luca: gli €32.000 circa di debiti residui vengono cancellati , e le eventuali segnalazioni in centrale rischi verranno aggiornate come “soddisfatte da procedura di sovraindebitamento”.

Luca dunque si libera dei debiti e può ripartire con la sua vita finanziaria. I creditori, sebbene non soddisfatti al 100%, hanno ottenuto il massimo che Luca realisticamente poteva dare senza ridurlo in miseria.

Morale: attraverso il piano, Luca ha trasformato una situazione senza via d’uscita (50k di debiti ingestibili) in una soluzione sostenibile (300€/mese per 5 anni) con la benedizione del tribunale. Questo è esattamente lo scopo del sovraindebitamento: dare una seconda chance ai debitori civili onesti.

(Nota: Esempi come questo sono tratti da casi reali assistiti dallo Studio Monardo, opportunamente semplificati e resi anonimi.)

6. Domande frequenti (FAQ)

Vediamo ora una serie di quesiti pratici che spesso vengono posti dai debitori alle prese con società di recupero crediti come Coface Italia. Le risposte sintetiche chiariranno i dubbi più comuni:

  1. Che cos’è una lettera di sollecito di pagamento di Coface Italia?
    È una comunicazione (di solito inviata per raccomandata o PEC) con cui Coface – agendo per conto di un creditore oppure in qualità di cessionaria – invita formalmente il debitore a pagare una certa somma entro un termine indicato. In genere la lettera specifica l’origine del debito (ad es. contratto di finanziamento n° XYZ ceduto a Coface) e l’importo attuale dovuto. Il sollecito in sé non è un atto giudiziario: significa che non ha immediato valore esecutivo, ma costituisce un preavviso di possibili azioni future più incisive se non si adempie spontaneamente.
  2. Devo rispondere a un sollecito telefonico o via e-mail di Coface?
    È consigliabile non fornire dichiarazioni orali al telefono che possano costituire riconoscimento del debito. Spesso i recuperatori telefonici cercano di far ammettere al debitore l’esistenza del debito o di ottenere impegni di pagamento. La cosa migliore da fare è mantenere la calma e spostare la comunicazione su un canale formale e scritto. Ad esempio, si può dire al telefono: “Inviatemi tutta la documentazione via PEC o raccomandata, valuterò con un consulente”. Non impegnarti a pagare subito né fornire dettagli finanziari. Dopo la chiamata, se non l’hanno già fatto, invia tu una richiesta scritta (meglio a mezzo PEC) in cui chiedi copia dei documenti comprovanti il debito (contratto, estratti conto, atto di cessione). Ricorda che una telefonata non interrompe legalmente la prescrizione, mentre una lettera raccomandata sì . Quindi, tutelati mantenendo traccia scritta.
  3. Che differenza c’è tra un sollecito di Coface, un’intimazione di pagamento dell’Agente della riscossione e una cartella esattoriale?
    – Il sollecito di Coface (o di altra società privata) è, come detto, una richiesta informale di pagamento: non ha valore di titolo esecutivo e non è impugnabile in sé.
    – L’intimazione di pagamento ex art. 50 d.P.R. 602/1973, invece, è un atto formale emesso dall’Agente della riscossione (Agenzia Entrate-Riscossione) quando c’è già a monte una cartella esattoriale non pagata. Viene notificata per intimare il pagamento entro 5 giorni, preludendo all’esecuzione forzata. Ha carattere legale, ma di norma non è impugnabile autonomamente (puoi contestarla solo per vizi propri o insieme alla cartella sottostante) .
    – La cartella di pagamento è l’atto con cui l’Agente della riscossione riscuote crediti iscritti a ruolo (tributi, contributi, sanzioni). Ha valore di atto esecutivo: se non paghi entro 60 giorni, consente il pignoramento. La cartella è impugnabile entro 60 giorni davanti all’autorità competente (giudice tributario per tributi, giudice del lavoro per contributi, gdp per multe, ecc.). Quindi, mentre il sollecito Coface è un segnale di allerta, la cartella è già “la multa” e va presa molto sul serio subito.
  4. Quando un debito può considerarsi prescritto?
    In generale, un debito si considera prescritto quando è trascorso il periodo di tempo previsto dalla legge senza che il creditore abbia compiuto atti interruttivi e senza che il debitore l’abbia riconosciuto. Il termine standard è 10 anni (prescrizione ordinaria ex art. 2946 c.c.) per i diritti di credito comuni. Molti debiti però hanno termini più brevi: ad esempio 5 anni per quelli da pagamento periodico (interessi, bollette, canoni) , 5 anni per tributi locali, 5 anni per contributi previdenziali, 3 anni per il bollo auto, 1 anno per alcuni crediti minori. Bisogna quindi vedere la tipologia. Un debito è prescritto solo se dopo l’ultimo atto valido (una raccomandata, un decreto, un pagamento) è trascorso l’intero termine senza altre azioni. Fai attenzione che alcune cause (es. riconoscimento, causa in corso) sospendono o interrompono la prescrizione. Meglio farsi aiutare a calcolare da un esperto.
  5. La lettera di sollecito interrompe la prescrizione?
    Dipende da chi la invia e come. Una semplice lettera ordinaria o una telefonata di Coface non interrompe nulla. Per costituire atto interruttivo, serve una comunicazione scritta e formale spedita dal creditore originario o da un suo rappresentante legale, indirizzata al debitore e con chiara richiesta del pagamento dovuto (messa in mora). Se Coface agisce come cessionaria, può interrompere tramite raccomandata/PEC di messa in mora a proprio nome (meglio se fa riferimento alla volontà di interrompere la prescrizione). Però se la lettera proviene da un soggetto che non prova la titolarità, potrebbe essere contestabile. In sintesi: un sollecito scritto via raccomandata può interrompere la prescrizione, mentre telefonate, email non PEC o SMS no .
  6. Cosa succede se ignoro la lettera di sollecito?
    Se non dai alcun riscontro, la società di recupero crediti tipicamente intensificherà le azioni. Potresti ricevere ulteriori solleciti, magari toni più forti o minacciosi, o visite di esattori domiciliari (in alcuni casi). Alla lunga, il creditore potrebbe decidere di passare alla fase legale: rivolgersi a un avvocato per notificarti una diffida formale o un atto di citazione in tribunale o ottenere un decreto ingiuntivo. Dopodiché, se ottiene un titolo esecutivo, passerà al pignoramento (conto corrente, stipendio, ecc.) senza ulteriori avvisi. In pratica, ignorare completamente può portare a trovarsi con un precetto e un pignoramento improvviso. Inoltre, se il debito era contestabile e non hai contestato nulla, rischi di far consolidare la pretesa. Certo, capita anche che alcune società dopo un po’ desistano (magari perché il debitore è nulla tenente), ma è un azzardo. Meglio interagire in modo strategico, contestando dove ci sono appigli, oppure cercando un accordo se il debito è legittimo. Ignorare e basta è rischioso .
  7. Posso ottenere lo stralcio automatico di un mini-debito?
    Se il debito a cui si riferisce il sollecito rientra nei casi di annullamento automatico previsti dalla legge (ad esempio importo residuo sotto €1.000 affidato entro 2015, oppure sotto €5.000 per redditi fino 30k nel 2021), allora potresti non dover pagare nulla perché il debito è stato o sarà cancellato. Nello specifico, la legge 197/2022 ha disposto lo stralcio automatico dei debiti residui fino a €1.000 affidati dal 2000 al 2015, con effetto al 31 marzo 2023 . Quindi, se ad esempio Coface ti chiede €800 per una vecchia cartella del 2010, quel debito potrebbe rientrare nello stralcio 2023 e tu nulla devi più (l’importo dovrebbe esserti stato comunicato come annullato). Devi verificare con Agenzia Entrate-Riscossione o nel tuo cassetto fiscale se quella posizione risulta annullata. Se sì, basta comunicare a Coface che il debito è stato azzerato per legge e diffidarli dal proseguire. Attenzione: lo stralcio 2023 non si applica a multe stradali, IVA import, ecc. (che magari Coface recupera per enti locali). In generale comunque, se il tuo debito è piccolo (<€1.000) vale la pena controllare: c’è stata buona probabilità che rientrasse in qualche mini-condono.
  8. Quando conviene aderire alla rottamazione quater o quinquies?
    Conviene sicuramente se il debito è di natura fiscale e comprende multe, sanzioni o interessi rilevanti. La definizione agevolata infatti abbatte totalmente sanzioni e interessi di mora, lasciando da pagare solo il tributo base (oltre a un piccolo interesse dilatorio annuo). Se hai la liquidità per saldare il capitale – magari dilazionando – risparmierai anche fino al 50% del dovuto. Facciamo un esempio: debito fiscale €10.000 di cui €4.000 imposta e €6.000 tra sanzioni e interessi; con rottamazione paghi €4.000 (in comode rate) e “risparmi” €6.000. Quando non conviene? Se il debito è quasi tutto capitale (es. contributi INPS non pagati, che non hanno sanzioni grosse) allora lo sconto è poco. Oppure se pensi di poter vincere in giudizio per annullare totalmente l’atto (in tal caso aderire ti preclude di proseguire la causa, perché devi rinunciare ai ricorsi pendenti). Quindi conviene quando non hai contestazioni di merito forti e il carico è gravato da sanzioni pesanti. Ricorda: aderendo alla rottamazione devi rinunciare ai giudizi in corso e poi rispettare tutte le scadenze di pagamento , altrimenti perdi il beneficio. In definitiva, è una buona scelta se hai necessità di ridurre l’importo ed evitare liti prolungate, ma va affrontata con serietà per non decadere.
  9. Che succede se non pago una rata della rottamazione?
    In caso di mancato pagamento di una delle rate previste, la legge (per la quater e anche per la quinquies) sancisce la decadenza dal beneficio. Ciò significa che la definizione agevolata viene annullata, i pagamenti fatti vengono trattenuti dall’Agente della riscossione come acconto sul dovuto, ma il debito ritorna quello originario integrale al netto di quanto pagato. In più, l’Agente riprende le azioni di recupero coattivo (pignoramenti, fermi) potendo richiedere anche sanzioni e interessi che erano stati temporaneamente sospesi . È una bella batosta, insomma. L’unica àncora di salvezza è stata, come detto, la possibilità di riammissione introdotta dal Milleproroghe 2025: questa norma (valida solo per rottamazione quater) permetteva a chi era decaduto di presentare una nuova domanda entro aprile 2025, pagando poi entro luglio 2025 il dovuto . Oltre tale termine, non ci sono state ulteriori proroghe al 2026 per sanare i ritardi. Quindi se ormai hai saltato una rata, devi mettere in conto che il debito è tornato esigibile per intero. In futuro, il Governo potrebbe fare ulteriori sanatorie, ma non vanno mai date per scontate.
  10. La rottamazione quater/quinquies vale anche per debiti non fiscali (es. multe stradali o rate di mutuo)?
    La definizione agevolata riguarda esclusivamente i carichi affidati all’Agente della riscossione (Ader), cioè cartelle esattoriali. Include pertanto anche le multe stradali e altre sanzioni amministrative iscritte a ruolo (con la particolarità che sulle multe vengono abbuonati interessi e maggiorazioni, ma la sanzione principale va pagata). Non riguarda invece i debiti di natura privatistica, come le rate di mutuo verso la banca, i prestiti, le bollette non pagate a un fornitore privato, ecc. Quei debiti non passano per Agenzia Riscossione e dunque non rientrano nelle rottamazioni legislative . Per essi, l’equivalente è cercare un accordo transattivo con il creditore. In sintesi: rottamazione e stralcio sono concetti legati a cartelle esattoriali, non a crediti tra privati (per i quali le “rottamazioni” le puoi fare solo privatamente, appunto saldo e stralcio negoziale). Quindi se Coface ti chiede un debito di banca, non c’è legge che ti faccia lo sconto automatico: dovrai eventualmente trattare tu.
  11. Posso chiedere la sospensione dell’esecuzione se aderisco alla rottamazione?
    Sì. In realtà la presentazione stessa della domanda di definizione agevolata comporta per legge: la sospensione dei termini di prescrizione e decadenza dei carichi, la sospensione di nuove azioni esecutive e cautelari (fermi, ipoteche) da parte dell’Agente, nonché il fatto che eventuali rateizzazioni in corso sono sospese di diritto. Inoltre, se hai un giudizio pendente, puoi chiedere al giudice un rinvio per adesione alla definizione. Quindi è uno strumento molto potente per congelare la situazione . Attenzione, però: se la domanda viene rigettata (ad es. perché il debito non rientrava o hai saltato poi i pagamenti), la sospensione termina e l’Agente può riprendere da dove aveva lasciato.
  12. Se un coobbligato aderisce alla rottamazione, libera anche gli altri coobbligati?
    È una domanda complessa su cui non c’è ancora pieno accordo. Immaginiamo due persone obbligate in solido su un debito (es. due co-firmatari di una fideiussione): se uno dei due definisce la cartella con rottamazione, pagando ad esempio 50 su 100 dovuti, cosa succede all’altro? La legge non lo specifica chiaramente. Alcune commissioni hanno detto che l’adesione di uno estingue l’obbligazione per entrambi, ma altre no. Nel 2025 la Cassazione (Sez. III civ.) si è resa conto del contrasto e ha rimesso la questione alle Sezioni Unite . Finché le Sezioni Unite non decidono, la prudenza suggerisce: ogni coobbligato deve presentare domanda di definizione per stare tranquillo. In pratica, se tu e un garante siete entrambi debitori per lo stesso tributo, fate tutti e due la rottamazione separatamente, così siete certi di chiudere la posizione per ciascuno. Se uno solo aderisce e paga, potrebbe rischiare che all’altro venga chiesto il residuo (anche se magari poi si farebbe causa fra coobbligati). Insomma, meglio non rischiare.
  13. È possibile impugnare un’ipoteca o un fermo amministrativo iscritti dall’Agente della riscossione?
    Sì, certamente. L’iscrizione di ipoteca su un immobile o il fermo amministrativo su un veicolo sono atti cosiddetti “cautelari” che l’Agente può adottare per debiti non pagati. Ebbene, tali atti sono espressamente impugnabili dal contribuente (art. 19 d.lgs. 546/92 li includeva, e il nuovo processo tributario pure li considera impugnabili) . Hai 60 giorni dalla notifica per proporre ricorso. Motivi comuni di ricorso: l’ipoteca o il fermo su importi sotto soglia (ci sono limiti di legge, es. il fermo non si può iscrivere se il debito è sotto €1.000), oppure l’omessa comunicazione preventiva (devono notificarti un preavviso e darti 30 giorni), oppure la prescrizione del debito sottostante. Spesso infatti i fermi/ipoteche vengono iscritti su ruoli vecchi e magari prescritti: contestando questo, puoi far annullare il tutto. Anche vizi formali (mancanza del dirigente che ha autorizzato, ecc.) possono servire. Quindi non subire passivamente: se ti bloccano l’auto e ritieni sia ingiusto, fai ricorso; in molti casi le commissioni annullano questi atti se illegittimi .
  14. Cosa sono le procedure di sovraindebitamento e chi può accedervi?
    Sono procedure giudiziarie (ma volontarie) che permettono a soggetti non fallibili – consumatori, piccoli imprenditori, partite IVA, enti no profit, ecc. – di ridurre, ristrutturare o cancellare i propri debiti sotto il controllo di un tribunale. Come spiegato, ce ne sono tre: accordo con i creditori, piano del consumatore, liquidazione controllata. Può accedervi chiunque abbia debiti insostenibili e non sia soggetto alle grandi procedure concorsuali (fallimento). Occorre rivolgersi a un OCC (ce ne sono in ogni provincia, di solito presso gli Ordini professionali) e nominare un Gestore. Queste procedure coinvolgono tutti i creditori e portano a una soluzione globale (pagamento parziale, vendita beni o stralcio). Anche debiti verso banche o finanziarie privati possono essere inclusi, non solo quelli fiscali . È la via migliore quando si è sommersi dai debiti e non se ne esce più con le normali trattative.
  15. Quanto costa presentare un piano del consumatore?
    Non c’è un costo fisso uguale per tutti, dipende dalla complessità del caso e dalle tariffe dell’OCC e dei professionisti coinvolti. In genere però le spese procedurali (compenso OCC, gestore, eventuali consulenti) vengono inserite nel piano stesso e ripartite tra i creditori. Ad esempio, se devi pagare 20.000 € in totale, di cui 1.000 sono spese di procedura, quei 1.000 vanno agli organi e i restanti 19.000 ai creditori. Quindi non devi anticipare cifre enormi. L’avvocato che ti assiste potrebbe chiedere un compenso, ma molti professionisti modulano l’onorario in base al risultato (sapendo che sei in difficoltà). Diciamo che le spese sono sempre molto inferiori ai benefici: se ti fanno risparmiare decine di migliaia di euro di debiti, pagare qualche migliaio di euro di costi è comunque vantaggioso . E alcuni OCC applicano tariffe calmierate. In sintesi: presentare un piano ha un costo, ma affrontabile, e spesso viene “pagato da solo” con lo stralcio ottenuto.
  16. Le telefonate continue del recupero crediti sono legittime?
    No, non nel senso di poter essere vessatorie. La legge e il codice deontologico delle società di recupero vietano le molestie e le minacce nei confronti del debitore. Telefonate a raffica, insulti, pressioni indebite (“se non paga domani le porteremo via i mobili”) sono comportamenti illeciti. Se subisci telefonate insistenti (tipo tutti i giorni, o al lavoro facendo figuracce) puoi presentare un reclamo al Garante Privacy e segnalare la cosa alle associazioni di consumatori o all’Autorità Antitrust. In passato, il Garante ha sanzionato recuperatori troppo aggressivi. Ti consiglio di comunicare con Coface solo per iscritto: se chiamano, dì cortesemente che preferisci scambi scritti e riaggancia. Se perseverano con chiamate moleste, manda una PEC di diffida a interrompere contatti telefonici indesiderati. Hai diritto a non essere disturbato continuamente .
  17. Posso chiudere un debito con un saldo e stralcio privato*?
    Sì, certamente. “Saldo e stralcio” significa proprio accordarsi col creditore (o la società di recupero) per pagare una parte del dovuto a titolo di *saldo definitivo, ottenendo la liberazione dal restante. È prassi comune soprattutto per debiti bancari, finanziari o verso società di recupero che li hanno acquistati a sconto. Spesso si riesce a chiudere pagando percentuali che vanno dal 30% al 70% del debito nominale, a seconda dei casi. Ad esempio, hai un debito di €10.000 con Coface: puoi proporre €4.000 in un’unica soluzione a saldo. Se sanno che il debitore non ha molto da perdere (magari sei nullatenente o hai solo redditi difficili da pignorare), potrebbero accettare anche perché loro magari hanno comprato quel credito a €1.000 e comunque ci guadagnano. Importante: far mettere tutto per iscritto. L’accordo di saldo e stralcio va formalizzato tramite lettera o email PEC in cui Coface (o il creditore) dichiara che accetta €X entro tale data a stralcio e che dopo il pagamento considererà nulla ogni ulteriore pretesa. Meglio ancora farsi rilasciare a pagamento avvenuto una liberatoria scritta attestante la chiusura definitiva. Inoltre, è bene farsi assistere da un avvocato nella negoziazione, perché può spuntare condizioni migliori e verificare che l’accordo sia ben formulato (ad es. includa la rinuncia ad azioni future) . Dunque sì, il saldo e stralcio è spesso la via più semplice e veloce per chiudere un debito privato, a patto di disporre di un po’ di liquidità immediata da offrire.
  18. L’adesione a una rottamazione incide su eventuali reati tributari?
    Questa è una domanda più tecnica, ma interessante. Dunque, se il debito riguarda imposte non pagate e c’è un procedimento penale in corso (ad es. per omesso versamento IVA, reato previsto sopra certe soglie), pagare il debito tramite definizione agevolata può influire? Nel 2023 è intervenuto il D.L. 34/2023 (convertito dalla L. 56/2023) che ha stabilito la non punibilità per alcuni reati tributari (omesso versamento di ritenute, IVA, indebite compensazioni) qualora il debito venga estinto integralmente prima della sentenza di primo grado . Questo “scudo penale” vale sia se paghi spontaneamente sia se definisci con rottamazione e completi i versamenti. Attenzione però: la Cassazione ha chiarito che questa non punibilità vale solo se il processo penale è in corso; se uno paga quando non è stato nemmeno scoperto (e quindi niente processo), non è che l’azione penale sia impedita – è un tecnicismo, ma per dire che la causa di non punibilità opera in pendenza di giudizio . Comunque, per farla semplice: se avevi un processo per omesso versamento IVA e grazie alla rottamazione paghi tutto il dovuto prima della sentenza, potrai essere dichiarato non punibile (come è successo in vari casi nel 2023). Questo ovviamente riguarda pochi casi gravi, non la normalità.
  19. Cosa succede ai debiti dopo l’esdebitazione?
    Dopo che ottieni l’esdebitazione (ad esempio a seguito di liquidazione controllata o esito positivo di un piano/accordo), tutti i debiti coinvolti nella procedura si considerano estinti definitivamente per la parte non pagata. In pratica i creditori non possono più avanzare alcuna richiesta nei tuoi confronti, nemmeno se un giorno dovessi diventare ricco. Le eventuali ipoteche iscritte sugli immobili decadono (possono essere cancellate presentando il decreto di esdebitazione in conservatoria). Se c’erano pignoramenti in corso, vengono chiusi. Insomma, il debitore diventa “pulito”. Ci sono solo alcune eccezioni: non sono cancellati dall’esdebitazione eventuali debiti per mantenimento familiare, obblighi di alimenti, risarcimenti per danni da fatto illecito e sanzioni penali (multe di sentenze). Quelli restano. Ma tutti i debiti civili e fiscali sì, spariscono. Quindi dopo l’esdebitazione il debitore ricomincia da capo senza pendenze .
  20. Quando è opportuno rivolgersi a un avvocato?
    Prima possibile. L’errore di tanti debitori è aspettare l’ultimo minuto (ad esempio dopo che arriva l’atto di pignoramento) per correre ai ripari. Invece, consultare un avvocato specializzato appena arriva il primo sollecito o comunque nelle fasi iniziali del contenzioso può fare una differenza enorme. L’avvocato esaminerà la situazione, ti dirà subito se il credito è contestabile (prescrizione, vizi, ecc.), ti aiuterà a preparare le risposte da dare a Coface (ad esempio una diffida ben fatta per chiedere documenti), ti consiglierà se aderire a eventuali definizioni agevolate o se avviare una procedura di sovraindebitamento, e potrà gestire le trattative per strappare un accordo vantaggioso. Inoltre, ti aiuterà a evitare passi falsi (come firmare accordi svantaggiosi o perdere termini di legge). Insomma, il supporto professionale ti permette di affrontare il problema dei debiti con lucidità e strategie collaudate, risparmiando tempo, denaro e stress . Quindi il momento giusto per rivolgersi a un avvocato è subito dopo aver ricevuto il sollecito o comunque non appena realizzi che da solo non sai come muoverti. Nel dubbio, una consulenza iniziale ti chiarirà la strada.

Conclusione

Affrontare un debito segnalato da Coface Italia (o direttamente dall’Agenzia delle Entrate-Riscossione, quando si tratta di cartelle esattoriali) richiede una buona dose di informazione giuridica e la conoscenza delle tante norme che regolano la materia. In questo articolo abbiamo illustrato perché è importante non farsi trovare impreparati: conoscere quali atti si possono impugnare e con quali tempistiche (ad es. l’art. 19 d.lgs. 546/1992 per le cartelle e gli atti della riscossione) , verificare sempre se un debito è prescritto prima di pagarlo (richiamando gli artt. 2946 e 2948 c.c. per i termini ordinari quinquennali e decennali) , distinguere un semplice sollecito da un’intimazione o una cartella, e saper utilizzare a proprio vantaggio gli strumenti offerti dal legislatore. Abbiamo visto che esistono varie soluzioni per ridurre o risolvere il debito: dagli stralci automatici per importi minori, alla rottamazione quater (e ora quinquies) che consente di pagare solo il capitale, al saldo e stralcio per soggetti in difficoltà, fino alle procedure come la composizione negoziata per le imprese o il piano del consumatore per i privati. La giurisprudenza più recente conferma una tendenza benevola verso il contribuente: ad esempio, la Cassazione ha stabilito che la definizione agevolata produce effetti estintivi sul processo già con il pagamento della prima rata (recepito poi dalla legge 108/2025), e che lo stralcio dei mini-debiti va applicato su ogni singolo carico , massimizzando i condoni concessi.

Il filo conduttore è che agire tempestivamente è fondamentale. Aspettare passivamente può far cristallizzare il debito (oltre i termini di ricorso non si può più contestare l’atto) o farti perdere opportunità (finestre di definizione agevolata, ecc.). Al contrario, muovendoti per tempo puoi ottenere sospensioni, sconti o soluzioni sostenibili. In tutto questo, l’assistenza di un professionista esperto come l’avv. Giuseppe Angelo Monardo e il suo staff può davvero fare la differenza tra subire le iniziative del creditore e prendere in mano la situazione per uscirne nel migliore dei modi. Il team dello Studio Monardo è composto da avvocati cassazionisti, commercialisti e gestori della crisi con esperienza pluriennale in materia di debiti bancari e tributari. Rivolgendoti a loro, potrai:

  • Far analizzare la lettera di sollecito e tutta la documentazione di credito, così da individuare immediatamente eventuali vizi, profili di nullità, prescrizioni o irregolarità su cui fondare la tua difesa.
  • Impugnare prontamente cartelle esattoriali, intimazioni o altri atti di riscossione, ottenendo se possibile la sospensione di procedure esecutive già minacciate (come pignoramenti, ipoteche o fermi).
  • Valutare le opzioni di stralcio o rottamazione: gli esperti dello Studio sapranno dirti se il tuo debito rientra in qualche definizione agevolata attiva o prevista, aiutandoti a presentare le domande necessarie e a gestire i pagamenti in sicurezza.
  • Negoziare un saldo e stralcio privato con Coface o con la finanziaria di turno: l’avv. Monardo può interfacciarsi con la controparte per ottenere la miglior transazione possibile, forte della sua conoscenza delle prassi bancarie e dei margini effettivi di trattativa.
  • Attivare un piano del consumatore o un accordo di ristrutturazione tramite l’OCC competente, qualora la tua situazione lo richieda, seguendoti passo passo in tutte le fasi (dalla predisposizione del piano alla presentazione in tribunale e fino all’omologazione).
  • Bloccare sul nascere azioni esecutive come pignoramenti presso terzi, ipoteche su immobili o fermi auto: attraverso istanze mirate al giudice o accordi transattivi in extremis, il team può tutelare i tuoi beni mentre si costruisce la soluzione più ampia (ad esempio ottenendo dilazioni o misure protettive nel frattempo).
  • Ottenere infine l’esdebitazione totale laddove ne ricorrano i presupposti, liberandoti definitivamente da incubi finanziari che magari ti portavi dietro da anni.

In poche parole, con l’ausilio qualificato dello Studio Monardo potrai passare dalla difesa all’attacco, sfruttando ogni appiglio legale per ridurre il debito e impedire che la situazione degeneri in procedure coattive. Se ti trovi a dover fronteggiare richieste di pagamento pressanti, non aspettare oltre:

📞 Contatta subito l’avv. Giuseppe Angelo Monardo per una consulenza personalizzata e urgente. Lui e il suo staff di avvocati e commercialisti esamineranno la tua posizione specifica e sapranno indicarti la via più efficace per difenderti dalle pretese di Coface Italia, sospendere eventuali azioni esecutive già minacciate e costruire un percorso concreto di uscita dai debiti, con strategie legali tempestive e risolutive. La parola d’ordine è agire ora: ogni giorno guadagnato può tradursi in un vantaggio nella tua trattativa o procedura. Non sei solo in questa battaglia: affidandoti a professionisti competenti, potrai affrontare anche il debito più gravoso con la certezza di aver fatto tutto il possibile per risolverlo al meglio. Contatta l’Avv. Monardo tramite i recapiti qui sotto e inizia subito a riprendere in mano il tuo futuro finanziario. La libertà dai debiti è un traguardo raggiungibile – con il giusto alleato al tuo fianco!

Leggi con attenzione: se in questo momento ti trovi in difficoltà con il Fisco ed hai la necessità di una veloce valutazione sulle tue cartelle esattoriali e sui debiti, non esitare a contattarci. Ti aiuteremo subito. Scrivici ora. Ti ricontattiamo immediatamente con un messaggio e ti aiutiamo subito.

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  1. Consulenza digitale: si svolge esclusivamente tramite contatti telefonici e successiva comunicazione digitale via e-mail o posta elettronica certificata. La prima valutazione, interamente digitale (telefonica), è gratuita, ha una durata di circa 15 minuti e viene effettuata entro un massimo di 72 ore. Consulenze di durata superiore sono a pagamento, calcolate in base alla tariffa oraria di categoria.
  2. Consulenza fisica: è sempre a pagamento, incluso il primo consulto, il cui costo parte da 500€ + IVA, da saldare anticipatamente. Questo tipo di consulenza si svolge tramite appuntamento presso sedi fisiche specifiche in Italia dedicate alla consulenza iniziale o successiva (quali azienda del cliente, ufficio del cliente, domicilio del cliente, studi locali in partnership, uffici temporanei). Anche in questo caso, sono previste comunicazioni successive tramite e-mail o posta elettronica certificata.

La consulenza fisica, a differenza di quella digitale, viene organizzata a partire da due settimane dal primo contatto.

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