Accertamento Fiscale Per Piani Di Incentivazione Errati: Come Difendersi Con L’Avvocato

L’accertamento fiscale per piani di incentivazione errati è una contestazione sempre più frequente, perché l’Agenzia delle Entrate tende a riqualificare premi, bonus e incentivi riconosciuti a dipendenti, dirigenti, amministratori o collaboratori quando ritiene che non siano stati correttamente inquadrati e tassati.

In questi casi il Fisco sostiene che:

  • il piano di incentivazione mascheri una componente retributiva
  • l’incentivo non rispetti i requisiti normativi
  • il trattamento fiscale agevolato sia indebitamente applicato
  • l’imponibile sia stato sottostimato o omesso
  • vi sia un vantaggio fiscale indebito

Con conseguente recupero di IRPEF, addizionali, contributi previdenziali, sanzioni e interessi, spesso con riflessi sia per l’azienda sia per il beneficiario.

Il rischio è concreto:
un piano di incentivazione strutturato in modo impreciso può trasformarsi in un accertamento oneroso, incidendo sul costo del lavoro, sulla fiscalità aziendale e sulla posizione dei lavoratori coinvolti.

Molti si chiedono:

  • “Quando un incentivo è tassabile come retribuzione?”
  • “I premi di risultato sono sempre agevolabili?”
  • “Conta il nome del piano o la sua struttura reale?”
  • “Chi risponde dell’errore: azienda o beneficiario?”
  • “Come difendersi da una riqualificazione retroattiva?”

È fondamentale chiarirlo subito:
non tutti i piani di incentivazione sono automaticamente agevolati.
Ma se non viene dimostrato il corretto inquadramento, il Fisco può recuperare imposte e contributi.


Cosa si intende per piani di incentivazione

I piani di incentivazione comprendono strumenti come:

  • premi di risultato
  • bonus variabili
  • incentivi legati a obiettivi
  • piani MBO
  • premi collettivi o individuali
  • sistemi di incentivazione commerciale o manageriale

Fiscalmente, il trattamento dipende da:

  • struttura del piano
  • natura degli obiettivi
  • modalità di erogazione
  • collegamento con la prestazione lavorativa
  • rispetto dei requisiti normativi
  • corretta documentazione

Ed è proprio questa complessità a generare molti accertamenti.


Cosa contesta il Fisco nei piani di incentivazione errati

Le contestazioni più frequenti riguardano:

  • obiettivi non misurabili o non verificabili
  • premi erogati in modo automatico
  • incentivi sganciati da reali risultati
  • piani privi di accordi o regolamenti idonei
  • erogazioni sostanzialmente fisse
  • errata applicazione di regimi agevolati
  • mancata applicazione di ritenute e contributi

Ma non ogni incentivo è automaticamente una retribuzione ordinaria.


Perché l’Agenzia delle Entrate riqualifica gli incentivi

Secondo l’Amministrazione finanziaria, la riqualificazione è legittima quando:

  • l’incentivo è collegato direttamente alla prestazione lavorativa
  • manca una reale aleatorietà del premio
  • gli obiettivi sono generici o predeterminati
  • il premio sostituisce una quota fissa di retribuzione
  • il piano è utilizzato per ridurre il carico fiscale e contributivo

Tuttavia, la riqualificazione deve essere provata, non presunta.


Il rischio più grave: recupero imposte, contributi e sanzioni

Il vero pericolo è che:

  • l’intero incentivo venga tassato come retribuzione ordinaria
  • si recuperino IRPEF e contributi arretrati
  • si applichino sanzioni elevate
  • maturino interessi pluriennali
  • la responsabilità ricada anche sul datore di lavoro
  • l’atto diventi definitivo ed esecutivo

Anche quando il piano è stato formalmente adottato.


L’errore più comune: affidarsi solo alla denominazione del piano

Molti contribuenti sbagliano quando:

  • chiamano “premio” ciò che è di fatto fisso
  • non documentano criteri e obiettivi
  • non dimostrano la variabilità reale dell’incentivo
  • applicano agevolazioni senza verificarne i requisiti
  • accettano la riqualificazione senza difendersi

Nel diritto tributario, la sostanza economica del piano prevale sulla forma.


Piani di incentivazione e diritto tributario: il punto chiave

È essenziale sapere che:

  • l’incentivo deve avere aleatorietà reale
  • gli obiettivi devono essere misurabili e verificabili
  • l’erogazione non deve essere automatica
  • la documentazione è fondamentale
  • l’onere della prova è dell’Amministrazione
  • le sanzioni devono essere proporzionate
  • le riqualificazioni retroattive sono contestabili

Se il piano è coerente e strutturato correttamente, l’accertamento è difendibile.


Quando l’accertamento per piani di incentivazione è difendibile

La difesa è particolarmente efficace quando:

  • esiste un regolamento chiaro e documentato
  • gli obiettivi sono concreti e verificabili
  • l’incentivo non è garantito
  • il premio varia realmente in base ai risultati
  • l’errore è interpretativo
  • non vi è stato vantaggio fiscale indebito
  • l’atto è basato su presunzioni generiche

In questi casi l’accertamento può essere annullato o fortemente ridotto.


Come costruire una difesa efficace

Una difesa corretta richiede:

  • analisi dell’avviso di accertamento
  • esame del piano di incentivazione
  • verifica dei requisiti normativi applicabili
  • ricostruzione dei criteri di calcolo del premio
  • dimostrazione della variabilità e aleatorietà
  • contestazione delle presunzioni automatiche
  • argomentazioni giuridiche puntuali
  • impugnazione nei termini

È una difesa tributaria, lavoristica e documentale insieme.


Accertamento e rischio esecutivo

Se l’accertamento non viene contestato:

  • diventa definitivo
  • imposte e contributi si consolidano
  • le sanzioni si cristallizzano
  • partono azioni di riscossione
  • il danno economico diventa irreversibile

Agire subito è decisivo.


Cosa fare subito se ricevi un accertamento per piani di incentivazione errati

Se ricevi un accertamento per piani di incentivazione errati:

  • non accettare automaticamente la riqualificazione
  • non pagare senza un’analisi tecnica
  • ricostruisci il piano nel dettaglio
  • raccogli tutta la documentazione disponibile
  • verifica la proporzionalità delle sanzioni
  • prepara una difesa specialistica
  • valuta ricorso e sospensione

Il tempo è un fattore determinante.


Il ruolo dell’Avvocato Monardo

L’Avvocato Monardo, cassazionista, opera con competenza qualificata nel contenzioso tributario e nella fiscalità del lavoro, assistendo imprese, dirigenti e lavoratori in accertamenti fiscali per piani di incentivazione ritenuti errati, contrastando riqualificazioni indebite e recuperi sproporzionati di imposte e contributi.

Può intervenire per:

  • contestare l’accertamento
  • dimostrare la corretta struttura del piano
  • difendere l’applicazione dei regimi agevolati
  • ridurre o annullare sanzioni e interessi
  • bloccare la riscossione
  • tutelare la posizione fiscale di azienda e beneficiari

Agisci ora

Un piano di incentivazione contestato
non è automaticamente un compenso ordinario non tassato.

Ma un accertamento non difeso correttamente
può trasformarsi in un grave danno economico.

Se l’Agenzia delle Entrate ti contesta piani di incentivazione ritenuti errati,
richiedi una consulenza riservata con l’avvocato Monardo e difenditi subito, prima che una riqualificazione diventi definitiva.

Introduzione

I piani di incentivazione (azioni gratuite, stock option, bonus variabili, fringe benefit ecc.) sono strumenti diffusi per remunerare dirigenti e dipendenti, ma diventano spesso oggetto di controversie fiscali. Come osserva uno studio specializzato, “l’accertamento fiscale delle stock option costituisce spesso materia complessa per manager, dirigenti e imprenditori” e tali piani, in base alla normativa, “concorreranno a formare il reddito [del lavoratore]… ai fini IRPEF” . In pratica, se un piano di incentivazione è strutturato o dichiarato in modo non conforme alle leggi fiscali, l’Agenzia delle Entrate può riqualificarne i benefici e recuperare imposte, contributi e sanzioni. L’importo contestato può riguardare IRPEF (redditi da lavoro dipendente), contributi previdenziali e persino altre imposte (ad esempio IRAP o IVA, se applicabili ai beni o servizi distribuiti). Tuttavia, ogni contestazione deve essere motivata e il contribuente può difendersi efficacemente nel contraddittorio e in giudizio . Di seguito viene illustrata in dettaglio la disciplina civilistica e fiscale dei principali piani di incentivazione, le criticità che possono emergere in sede di accertamento fiscale e le strategie di difesa, sia in fase stragiudiziale (osservazioni, contraddittorio, ravvedimento, accertamento con adesione) sia in sede giudiziale (ricorso, conciliazione tributaria). Il focus è sul punto di vista del contribuente (dipendente, dirigente o collaboratore) che subisce un accertamento, con linguaggio tecnico-giuridico ma divulgativo e numerosi esempi, tabelle riepilogative e domande/risposte frequenti.

Normativa di riferimento

  • Testo Unico delle Imposte sui Redditi (D.P.R. 917/1986) – l’art. 51 definisce i redditi di lavoro dipendente e assimilati. In particolare la lett. g-bis) del comma 2 include tra i redditi assimilati ai dipendenti quelli derivanti da piani di stock option e partecipazioni azionarie. Perciò l’esercizio del diritto di opzione o l’assegnazione di azioni gratuite genera un reddito imponibile pari alla differenza tra valore normale delle azioni e prezzo di acquisto . L’art. 51, comma 3 e 4, individua poi alcuni fringe benefit con criteri forfetari (per es. auto aziendale) e stabilisce le agevolazioni fiscali: fino a determinate soglie il valore dei beni e servizi concessi ai lavoratori non concorre alla formazione del reddito . Ad esempio, la Legge di Bilancio 2025 ha elevato la franchigia IRPEF a 1.000 € (2.000 € se il dipendente ha figli a carico) per i fringe benefit (beni e servizi gratuiti ai dipendenti, comprese le utenze domestiche) . Nello stesso tempo, entro tale soglia i fringe benefit non concorrono alla base imponibile previdenziale (art. 6, D.Lgs. 314/1997) .
  • D.P.R. 600/1973, art. 23 – obblighi del sostituto d’imposta (prelievo alla fonte dei redditi di lavoro), applicati anche ai proventi di piani incentivanti. In base alle istruzioni dell’Agenzia delle Entrate, il datore (società) deve operare ritenute sui redditi di tale natura e riconoscere eventuali crediti d’imposta (es. impatriati) .
  • Legge 221/2012 (art. 27, co.1-3) – disciplina agevolativa per le start-up innovative. L’art. 27 stabilisce che il reddito da lavoro dipendente derivante dall’assegnazione o dall’esercizio di stock option su azioni/quote di start-up innovative non concorre a formare il reddito imponibile ai fini IRPEF e contributivi. In sostanza, per i beneficiari di piani di stock option di start-up innovative il vantaggio è interamente esente da imposta e contributi .
  • Legge 27 maggio 2021, n. 81 (Statuto del lavoro autonomo) – all’art. 25 prevede che ai collaboratori (lavoratori autonomi non imprenditoriali) che sottoscrivono piani di partecipazione agli utili dell’impresa spetta una detassazione proporzionale, fino al 50% dell’incentivo ricevuto, previo rispetto di alcune condizioni. Può trovare applicazione nei casi di piani di incentivazione rivolti a figure di lavoro autonomo (tipici o occasionali).
  • Legge di Bilancio 2025 (L. 207/2024, art. 1, co. 48) – conferma fino al 2027 l’esenzione fiscale dei fringe benefit (beni e servizi) rispettivamente fino a 1.000 e 2.000 € . Ha inoltre introdotto importanti novità per i piani azionari di impresa: il nuovo comma 6-bis dell’art. 95 TUIR stabilisce che i costi contabilizzati relativi a stock option vengono dedotti solo al momento del pagamento effettivo (nel caso di piani cash-settled o liquidati in contanti). Ciò allinea la deducibilità fiscale ai tempi di erogazione (anziché alla maturazione).
  • Legge di Bilancio 2026 (L. n. 178/2025) – aggiorna alcuni profili fiscali. In particolare, in materia di fringe benefit non introduce novità rispetto al biennio precedente, prorogando il regime 1.000/2.000 €. Può invece prevedere ulteriori misure sui piani di incentivazione (ancora in fase di approvazione alla data richiesta, gennaio 2026).
  • Decreto Lavoro 4 maggio 2023, n. 48 (conv. L. 85/2023, art. 40) – riforma il welfare aziendale: per il 2023 era stata estesa l’esenzione fino a 3.000 € per fringe benefit (acqua, luce, gas, beni) ai dipendenti con figli a carico , anche se poi limitata. Tuttavia, questa norma abrogata ha avuto scarso impatto pratico.
  • Normativa previdenziale: l’art. 6 del D.Lgs. 314/1997 (principio di armonizzazione) dispone che i compensi in natura vengono inclusi nelle basi fiscali e contributive, salvo esenzioni specifiche. Grazie a questo principio, i fringe benefit esenti ai fini IRPEF entro la franchigia (1.000/2.000 €) non concorrono alla base imponibile contributiva . Per contro, i piani di stock option sono esenti contributivamente: infatti i proventi da stock option non concorrono all’imponibile previdenziale, pur restando imponibili IRPEF .
  • Giurisprudenza della Corte di Cassazione – numerose sentenze hanno chiarito aspetti dell’imposizione sui piani incentivanti. Ad esempio, l’ordinanza Cass. n. 3459/2025 ha stabilito che l’addizionale del 10% (art. 33 D.L.78/2010) sui compensi variabili dei dirigenti si applica solo sulla parte di compenso che eccede la componente fissa (superando precedenti tesi) . Una pronuncia “pilota” del 2021 (Cass. 17.8.2021, n. 22998) ha invece affermato che la disciplina fiscale delle stock option da applicare è quella vigente alla data di esercizio dell’opzione (no riliquidazioni successive) . La giurisprudenza tributaria di merito ha anche affrontato casi di azionariato diffuso, reddito globale di fatto e altri profili (cfr. Cass. n. 3913/2022; CA Milano n. 470/2024, ecc.).
  • Circolari e risposte dell’Agenzia delle Entrate – contengono interpretazioni ufficiali, soprattutto sui piani internazionali e impatriati. Ad esempio la Risposta n. 78/2020 ha chiarito che una società italiana deve operare la ritenuta su tutto il reddito da stock option percepito da manager non-agevolati (riconoscendo in certi casi il credito d’imposta) . Risposte più recenti (n. 81 e 199/2025) hanno ribaltato precedenti orientamenti sulla tassazione dei bonus maturati all’estero (vedi FAQ in seguito) . Altre fonti interne importanti sono la Circolare 17/E/2017 (su piani basati su IFRS 2) e la Circolare 23/E/2023 (sull’uso della soglia fringe benefit per figli a carico).

Tipologie di piani di incentivazione

  1. Stock Option – il più noto piano di incentivazione azionaria. Il lavoratore ottiene il diritto (opzione) di acquistare azioni dell’azienda a un prezzo prefissato (strike), di solito inferiore al valore di mercato futuro. Al momento dell’esercizio, il beneficiario realizza un reddito in natura pari alla differenza tra valore di mercato e prezzo pagato. Tale differenza concorre a formare il reddito complessivo IRPEF del dipendente e sarà tassata alle aliquote progressive (più eventuali addizionali) . Esempio: se il valore di mercato è 50 e lo strike 10, il fringe è 40 per azione. Secondo l’Agenzia Entrate, il datore deve operare la ritenuta su tutto questo ammontare (salvo crediti d’imposta per impatriati) . I costi aziendali delle stock option sono deducibili solo al pagamento (nuovo art. 95, comma 6-bis TUIR). Giuridicamente le opzioni si inquadrano anche nei parametri civili del Codice Civile (artt. 2349 e 2441 c.c.).
  2. Azioni gratuite / Azionariato diffuso – l’azienda può destinare quote o azioni gratuite a dipendenti. Se il piano è rivolto all’intero personale e rispetta criteri fissati dalla legge, il valore delle azioni (entro un certo limite) può essere esente IRPEF. In passato (art. 51, comma 2, lett. g-ter, TUIR) era prevista un’esenzione fino a 2.065,83 € per anno per azioni gratuite offerte a tutti i dipendenti . Se le condizioni non si verificano (ad esempio piani per pochi eletti o superamento soglie), allora il valore delle azioni viene imputato come reddito da lavoro e tassato integralmente come per le stock option. A differenza delle stock option però, il valore della stock grant può non produrre contributi se rispetta i requisiti di esenzione fiscale (principio di armonizzazione) .
  3. Piani in denaro (cash bonus, MBO, LTI) – bonus di produttività o bonus pluriennali legati a obiettivi aziendali. Sono considerati retribuzione differita e vengono tassati come normale reddito di lavoro dipendente al momento dell’effettivo pagamento. In alcuni casi esistono agevolazioni: ad esempio, per gli anni 2023-2025 i bonus di produttività riconosciuti sotto forma di premio in busta paga possono essere assoggettati a tassazione sostitutiva al 10% fino a 3.000 € (o 6.000 € per contratti aziendali) . In ogni caso l’intero bonus è materia imponibile IRPEF; l’eventuale imposta sostitutiva è applicata con ritenuta a carico del sostituto d’imposta.
  4. Fringe Benefit (compensi in natura) – qualsiasi bene o servizio concesso al dipendente. Rientrano tra i redditi in natura definiti all’art. 51, comma 3 TUIR, come per esempio auto aziendale, alloggio, buoni carburante e buoni acquisto, assistenza sanitaria, azioni esenti, telefonia, spese scolastiche ecc. Il valore attribuibile a ciascun benefit varia: per l’auto aziendale concessa in uso promiscuo si calcola di norma il 30% (o 25% per i veicoli elettrici) del costo chilometrico ACI, per i buoni acquisto il valore face value, ecc. Tuttavia la legge prevede esenzioni parziali: fino al 31/12/2024 non concorrono a formare reddito i fringe benefit fino a 2.000 € (1.000 € per i non aventi figli), così come le spese per utenze domestiche (acqua, luce, gas) riconducibili al lavoratore . In pratica, un dipendente con figli a carico può godere di fringe esenti fino a 2.000 € annui . Oltre queste franchigie, il valore del fringe si aggiunge al reddito imponibile. I fringe benefit tassati integrano anche l’imponibile previdenziale, salvo che rientrino nella franchigia (art. 6 D.Lgs. 314/1997) . In sintesi, entro 1.000/2.000 € i fringe non danno contributi; oltre, concorrono alla base INPS come normale reddito.
  5. Altri benefici agevolati – ad esempio, i piani di welfare aziendale con voucher welfare (art. 51 c.5 TUIR) fino a 600 € l’anno per dipendente non sono imponibili (esenti IRPEF e contributi). Anche le polizze sanitarie aziendali e i contributi ai fondi pensione possono beneficiare di rimborsi esenti entro certi limiti. Tali meccanismi rientrano nella più ampia disciplina dei fringe benefit e degli “emolumenti sostitutivi del salario” indicati nell’art. 51.
TIPOLOGIA DI PIANORIFERIMENTO NORMATIVOTRATTAMENTO IRPEFCONTRIBUTI PREVIDENZIALIEVENTUALI AGEVOLAZIONI
Stock OptionArt. 51 TUIR, co.2, lett. g-bis; art. 27 D.L. 179/2012 (start-up)Differenza valore/strike inclusa nel reddito complessivoEsenti (esenzione contributiva ai sensi art.6 D.Lgs.314/97)Startup innovative: intero vantaggio esente da IRPEF/contributi
Azioni gratuite*Art. 51 TUIR, co.2, lett. g-ter (vecchio); art. 51, co.3 e 5 (ESG)Valore normale nel momento della assegnazione (salvo esenzione entro franchigia)Se le condizioni di esenzione fiscale sono rispettate, esentiSoglia esente 2.065,83 € per piani generalizzati (se offerti a tutti i dipendenti)
Bonus/MBO (cash bonus)Disciplina IRPEF generale (art. 51, co.1)Assimilato a retribuzione: tassato come reddito da lavoro al momento dell’erogazioneOrdinariamente contributi come lavoro dipendentePremi di produttività: tassazione sostitutiva 10% su max 3.000 € (6.000 € per accordi)
Fringe benefit (auto, ecc.)Art. 51, co.3-4 TUIR; art. 6 D.Lgs. 314/1997Valore convenzionale (es. 30% ACI per auto); tassato entro franchigia; oltre soglie esenteNon inclusi nella base contributiva entro la franchigiaFranchigia 2025-27: 1.000/2.000 € (senza/sotto figli); bonus utenze domestiche incluse
Welfare aziendale (voucher, fondi, ecc.)Art. 51, co.5 TUIR; varie leggi regionali e contrattualiNon concorre al reddito (per gli importi previsti dalla legge)Esente fino a norma (art.6 D.Lgs.314/97)Vantaggi fiscali a vari titoli (es. voucher welfare fino a 600 € completamente esenti)

* *La tabella assume che non si applichi l’art. 27 D.L. 179/2012 (esenzione start-up) o altre agevolazioni specifiche.

Come avviene l’accertamento

L’accertamento fiscale inizia di solito con un controllo da parte dell’Agenzia delle Entrate o dell’Ispettorato del Lavoro. Nel caso dei piani incentivanti, ciò avviene spesso durante una verifica contabile completa dell’azienda, o in seguito alla segnalazione di un reato (omesso versamento contributivo) o a intelligence fiscali. L’ufficio può verificare la documentazione di ogni piano: delibere del CDA, regolamenti dei piani, liste di partecipanti, prospetti di determinazione del valore di benefit e alloggio (per i fringe), ricevute di rimborsi spese, ecc. Se l’ufficio ravvisa incongruenze, trasmette un invito al contraddittorio o un verbale di constatazione (anche detto proposta di rettifica).

Nel contraddittorio endoprocedimentale (art. 12 D.Lgs. 218/1997), il contribuente ha diritto di presentare osservazioni scritte e documenti a sostegno della posizione tenuta. Ad esempio, se il Fisco contesta la sottovalutazione dell’auto aziendale, si possono fornire fatture di acquisto e dimostrazioni dell’uso reale. È fondamentale reagire con osservazioni puntuali: la giurisprudenza ricorda che “la contestazione deve essere motivata e può essere efficacemente contrastata” se infondata .

Se dalle verifiche emerge una maggiore imposta, l’Agenzia notifica un accertamento definitivo (cartella esattoriale o atto impositivo). L’accertamento deve indicare le violazioni (omissioni nei modelli, valori non dichiarati, ecc.) e calcolare imposte, sanzioni e interessi. Se l’atto contiene vizi formali (ad es. mancanza di motivazione) o il termine di notifica è scaduto, può essere annullato. In ogni caso, il contribuente può impugnare l’atto entro 60 giorni dalla notifica (vedi oltre).

Errori tipici nei piani incentivanti

In sede di controllo, l’Amministrazione contesta spesso i seguenti aspetti :

  • Valore del benefit errato: es. assegno di un valore troppo basso all’auto aziendale o a un alloggio, o omessa la quota di carburante nei buoni spesa.
  • Soglie di esenzione superate: per i fringe benefit, se il totale dei valori gratuiti supera la franchigia (es. 1.000/2.000 €), la parte eccedente deve essere tassata. Se il dipendente non ha figli, si applica il limite minore (1.000 €) .
  • Mancata dichiarazione in busta paga: se il datore non ha comunicato il fringe nel CUD o nel 770, l’ufficio può ritenere il compenso non tassato. Tuttavia, l’omessa dichiarazione non fa venir meno il diritto del contribuente di dimostrare di aver correttamente adempiuto gli obblighi (è principio generale che l’onere della prova è a carico dell’Amministrazione).
  • Requisiti non soddisfatti: ad esempio, un piano stock option che non prevedeva vesting period minimi o che era esteso a tutti i dipendenti (violando le condizioni di esenzione contributiva) . Oppure un “piano azionario” non rivolto a tutto il personale (mancando i requisiti per l’agevolazione fiscale su partecipazioni gratuite).
  • Confusione tra uso personale e aziendale: ad es. l’impiego di un’auto aziendale per fini privati deve essere bene distinto, altrimenti l’ufficio potrebbe assumerlo tutto come beneficio tassabile.
  • Applicazione automatica di presunzioni non adeguatamente motivate: occorre contestare se, per esempio, l’ufficio determina il valore di un bene con criteri forfetari generici senza fornire una valutazione concreta.

An errore spesso decisivo del contribuente è non reagire tempestivamente: accettare tacitamente la riqualificazione del Fisco equivale a subire in pieno il recupero. In tal caso il valore del fringe viene aumentato nella dichiarazione, aumentano l’imponibile IRPEF (e previdenziale), vengono applicate sanzioni e interessi e l’atto diventa esecutivo . È invece consigliabile costruire una difesa tecnica valida che analizzi ogni aspetto dell’accertamento : dalla verifica dei calcoli di imposta, alla ricostruzione puntuale dell’utilizzo dei beni, fino all’argomentazione giuridica sulle norme applicabili.

Strategie di difesa extragiudiziale

  • Contraddittorio preventivo e osservazioni: dopo aver ricevuto il verbale di constatazione o il preavviso di accertamento, si può inviare all’ufficio osservazioni dettagliate e documentali entro i termini (solitamente 60 giorni). È il momento di dimostrare, per esempio, la corretta imputazione dei benefit al reddito, l’applicazione delle norme agevolative (esenzione start-up, impatriati, fringe esenti) e di segnalare eventuali errori dell’ufficio. Un contraddittorio ben documentato può far cancellare totalmente o parzialmente le rettifiche .
  • Ravvedimento operoso: se ci si accorge di omissioni (ad es. non dichiarato un fringe o un bonus nell’anno fiscale ancora aperto), si può utilizzare il ravvedimento operoso per regolarizzare spontaneamente. Ciò comporta il versamento delle imposte dovute con sanzioni ridotte fino a 1/10-1/5 del minimo . Tale strumento è utile anche dopo la notifica di un preavviso di accertamento (prima dell’atto formale), alleggerendo le penalità.
  • Accertamento con adesione: è un accordo stragiudiziale con l’ufficio, aperto fino a quando non è notificato l’atto definitivo. Se il contribuente e l’Agenzia trovano un’intesa (sulla base di negoziazioni), si sottoscrive un verbale d’accertamento con adesione che stabilisce le imposte concordate. Le condizioni economiche sono vantaggiose: secondo Chambers & Partners, l’adesione concede una riduzione di un terzo delle sanzioni minime calcolate sulle imposte contestate e la chiusura del periodo d’imposta interessato (così da non riaprire nuovi controlli per quell’anno, salvo fatti sopravvenuti) . In pratica, firmare l’adesione consente di abbattere le penalità e di fermare il contenzioso: tuttavia il verbale non può più essere impugnato successivamente . L’accertamento con adesione è quindi una soluzione da valutare se la contestazione ha fondamento parziale e si vuole tagliare drasticamente sanzioni e interessi, privilegiando la certezza del credito d’imposta rispetto al rischio di un ricorso.

Conciliazione giudiziale e contenzioso

Se non si raggiunge un accordo amichevole, il contribuente può impugnare l’atto tributario dinanzi alla Commissione Tributaria Provinciale (entro 60 giorni dalla notifica). In giudizio valgono i principi generali del processo tributario e i diritti del contribuente (ad es. difesa tecnica, acquisto di prove testimoniali o peritali). Occorre rispettare i termini di decadenza: se si omette di ricorrere, l’accertamento diventa definitivo ed esecutivo, con ingiunzione di pagamento. Se invece si contesta in via amministrativa (avviso di prelievo, cartella), si fa opposizione in commissione.

Durante il contenzioso è possibile ricorrere alla conciliazione tributaria (giudiziale). Come prevede la procedura tributaria, le parti possono definire parzialmente o totalmente la lite. Il vantaggio per il contribuente è ottenere un’ulteriore riduzione delle sanzioni: in particolare il sistema prevede riduzioni progressive a seconda del grado di giudizio. In prima istanza (CTP) la riduzione è del 40% del minimo, in secondo grado del 50% e in Cassazione del 60% . Ad esempio, se il giudice confermasse l’accertamento per 100.000 € di imposte con sanzioni, optando per la conciliazione il contribuente pagherebbe le imposte ma scontate di percentuali crescenti, senza applicazione di interessi moratori fino alla conclusione. La conciliazione tributaria è dunque un’ulteriore leva per contenere il costo complessivo del contenzioso.

Simulazioni pratiche

  • Esempio 1: Stock option non dichiarate. Un manager esercita opzioni acquistando 10.000 azioni a €5 ciascuna (strike price). Al momento dell’esercizio (ad es. 2025) le azioni valgono €25. L’IRPEF si applica sulla differenza di €20 per azione, quindi €200.000 di reddito. Supponendo un’aliquota marginale del 43% (per alti redditi), il prelievo IRPEF ammonterebbe a €86.000. I contributi previdenziali su questo fringe sono nulli (esenzione). Se il manager provasse di essere lavoratore impatriato (per regime 24-bis), potrebbe aver già diritto a tassazione agevolata sul reddito da impatriato, ma se non vi rientra l’aliquota piena sarà applicata. Se in sede di accertamento si dimostra che il piano gode dell’esenzione startup (azienda qualificata) o che il manager rientra nel regime impatriati, parte di questo imponibile potrebbe invece non essere dovuta . In caso contrario, l’Agenzia notificasse la differenza IRPEF (€86.000 circa) più sanzioni (min. 90% se omessa la ritenuta) e interessi. Tramite l’accertamento con adesione il contribuente potrebbe ridurre le sanzioni di un terzo prima di pagare.
  • Esempio 2: Auto aziendale e bonus. Un impiegato gode di un’auto aziendale “ibrida plug-in” al 100%. Il datore calcola il fringe come 30% del costo chilometrico ACI e lo sottopone a tassazione IRPEF; supponiamo che il fringe annuo così determinato sia 5.000 €. Se il datore non lo dichiara nel CUD, l’ufficio può pretendere imposte tardive su tali 5.000 € (ad es. 38% = 1.900 € di IRPEF) e contributi relativi (dal 2025 questa quota concorre alla base contributiva, poiché eccede l’esenzione nominale di 258,23 € ). Se invece il lavoratore riceve anche un bonus di produttività di 3.000 € corrispondente a premi aziendali agevolati, su questi si applicherebbe il 10% sostitutivo, facendo pagare €300 di imposta entro il limite agevolato. Supponiamo che però l’erogazione del fringe + bonus non sia stata correttamente documentata: l’Agenzia potrebbe rettificare il reddito dichiarato, addebitando l’IRPEF non versato (circa 2.200 €) con sanzioni (minimo 90% = ~1.980 €) e interessi. In risposta, il lavoratore (o datore) potrebbe presentare bollette per dimostrare che l’auto è usata anche per necessità familiari (riducendo il fringe imponibile) o chiedere accertamento con adesione per contenere le sanzioni .

Domande e Risposte

D: Cos’è un piano di incentivazione “errato” ai fini fiscali?
R: Non esiste una definizione tecnica univoca; per “errato” si intende in genere un piano strutturato o implementato in modo non conforme alla legge. Ad esempio, un piano di stock option senza delibera assembleare o senza vesting period, un registro delle azioni mal compilato, una franchigia fringe applicata erratamente, o un bonus MBO calcolato con criterio non consentito. L’Agenzia delle Entrate può contestare ogni anomalia: in sostanza un piano è “errato” se viola una norma tributaria o amministrativa applicabile. Tuttavia ogni contestazione deve essere motivata: il contribuente ha diritto di conoscere esattamente su quale violazione si fonda l’accertamento.

D: Qual è la differenza tra IRPEF e contribuzione sui piani incentivanti?
R: IRPEF grava sulla retribuzione (anche in natura) del lavoratore. Tutti i piani di incentivazione assegnati a un dipendente (stock option, fringe, bonus, ecc.) producono reddito di lavoro imponibile, che entra nell’imponibile IRPEF con le regole viste (art. 51 TUIR). I contributi previdenziali si applicano in base al principio di armonizzazione: di regola il reddito di lavoro (comprese indennità e fringe) concorre alla base contributiva. Tuttavia la legge prevede esenzioni completamente diverse per i diversi piani. Ad esempio, i fringe benefit entro i limiti esenti non concorrono alla base contributiva ; anzi nell’esempio 2025 tali fringe esentati “non concorrono alla formazione della base imponibile previdenziale” . Al contrario, i proventi da stock option godono di specifica esenzione contributiva totale: l’importo percepito non rientra nell’imponibile previdenziale (quota confermata dalla giurisprudenza; è derivato dall’art. 6 cit.).

D: Cosa posso fare prima di ricevere un avviso di accertamento?
R: In fase preventiva è consigliabile un self-check: verificare che gli incentivi siano stati gestiti correttamente (delibere assembleari, buste paga, CUD, prospetti di assegnazione). Se si individuano errori formali o omissioni nei versamenti, si può applicare il ravvedimento operoso versando subito quanto dovuto con sanzioni ridotte (1/10-1/5 del minimo) . Se il piano non è ancora erogato, può valere la pena chiedere un interpello all’Agenzia (o un ruling interno) per avere conferma su quale trattamento seguire. In alcuni casi convenzionali, il passaggio in commissione con la controparte fiscale può essere evitato avvalendosi del “contraddittorio endo-procedimentale”: dopo l’ispezione, l’ufficio convoca il contribuente per chiarimenti, permettendo di fare luce sulle violazioni prima di formalizzare l’atto di accertamento.

D: Cosa comporta un accertamento definitivo e come rispondere?
R: L’atto definitivo (avviso di accertamento o cartella) specifica le rettifiche IRPEF e contributi dell’ufficio, le sanzioni (si applica di regola il 90% minimo del tributo omesso) e gli interessi moratori. Ricevuto l’atto, il contribuente ha 60 giorni (art. 20 L. 212/2000) per impugnare (iscrivere a ruolo o proporre ricorso). Fino all’udienza di primo grado, si può invocare la conciliazione giudiziale per definire parzialmente la controversia con riduzione delle sanzioni (40%-60% a seconda del grado) . Se si decide di non ricorrere, l’atto diventa esecutivo e parte la riscossione (pignoramenti, fermo amministrativo, ecc.). Quindi è fondamentale valutare l’ammissibilità di una difesa (accertare vizi procedurali, errori di calcolo, presunzioni inesistenti) e preparare un ricorso motivato.

D: Quando conviene l’accertamento con adesione e cosa offre?
R: L’accertamento con adesione è un atto negoziale con l’ufficio. Con esso il contribuente accetta di pagare parte o tutta l’imposta contestata, beneficiando però di grosse riduzioni di sanzioni. In concreto, come spiega Chambers, l’adesione riduce a un terzo le sanzioni minime (es. su 100.000€ di tributo sanzioni minime 90.000€, ridotte a 30.000€). In più si ottiene la chiusura del periodo d’imposta, per cui non possono nascere ulteriori contestazioni su quegli anni. Tuttavia, una volta firmato l’atto di adesione, non è più possibile impugnare il procedimento in giudizio. L’accertamento con adesione conviene di solito quando l’importo contestato è medio-alto e vi è un rischio significativo di condanna (ad es. su giurisprudenza incerta), perché scambia un piccolo sconto (67% di sanzioni restanti) con la certezza di chiudere la partita.

D: Quali sono i termini e rischi se non contesto in tempo?
R: Il termine ordinario per ricorrere è di 60 giorni dalla notifica dell’avviso di accertamento. Se il contribuente non si oppone entro questo termine, l’atto diventa definitivo e l’ufficio può iscrivere a ruolo l’importo dovuto. A quel punto il contribuente ha solo il ricorso in opposizione esattoriale (che non azzera tasse già legalmente esigibili). Se nemmeno così si reagisce, l’accertamento viene eseguito coattivamente (fisco pignora conti, immobili, ecc.). Inoltre, trascorrere il termine può comportare il pagamento di una sanzione ulteriore (fino al 60%) per omesso ricorso in Commissione. Dunque è cruciale rispondere tempestivamente.

Tabelle riepilogative

  • Tabella 1 – Esenzioni fiscali rilevanti (2025-2027): riassume le franchigie e i regimi speciali più comuni.
Misura AgevolativaAmbitoEsenzione / Beneficio
Stock option start-up innovativeIRPEF/Contributi dipendentiReddito da stock option interamente esente
Fringe benefit (L. Bil. 2025/26)Imposta lavoro dip.€1.000 esenti (senza figli); €2.000 (con figli)
Lavoratori impatriati (art.24-bis)IRPEF su redditi lavoro dip.Tassa sostitutiva (per 5-10 anni) su retribuzioni estere percepite in Italia
Azionariato diffuso (L. 208/2015)IRPEF lavoro dipendente€2.065,83 esenti su azioni gratuite offerte a tutti i dipendenti
Premio di produttività 2023-25IRPEF10% sostitutiva fino a €3.000 (6.000 se CCNL)
Incentivo welfare aziendale (voucher, fondo, ecc.)IRPEFEsenzione fino alle soglie di legge (es. €600 di welfare esenti)
  • Tabella 2 – Definizioni e responsabilità: | Fase | Descrizione | |——————————|—————————————————————————————————| | Contraddittorio (verbale) | Fase preventiva in cui l’ufficio comunica le contestazioni e si discute la documentazione. | | Avviso di accertamento | Atto formale di rettifica fiscale. Il contribuente è titolare del diritto di ricorso in 60 gg. | | Accertamento con adesione | Procedura stragiudiziale di conciliazione prima dell’accertamento definitivo (sconti di sanzioni) . | | Ricorso alla Commissione | Atto giurisdizionale di impugnazione. Può seguire processo con prove e perizie. | | Conciliazione giudiziale | Definizione di controversia anche in corso di causa, con riduzioni delle sanzioni (40-60%) . |

Conclusioni

L’accertamento fiscale sui piani di incentivazione richiede al contribuente una difesa tecnica e documentale approfondita. È indispensabile conoscerne la normativa di riferimento (IRPEF, TUIR, leggi speciali), preparare la documentazione completa (contratti, delibere, prospetti valutativi) e reagire senza ritardi. Spesso è possibile ottenere annullamenti o riduzioni consistenti (sanzioni ridotte, franchigie agevolative riconosciute) presentando osservazioni convincenti o ricorrendo agli strumenti conciliativi previsti dalla legge. Non bisogna dimenticare le opportunità extragiudiziali: il contraddittorio e l’accertamento con adesione possono risolvere molte contestazioni prima di arrivare in tribunale. Solo in ultima istanza si ricorrerà al giudizio tributario, dove è necessario strutturare un ricorso fondato sul diritto (eccezioni di nullità, motivazioni carenti dell’atto, errori nella ricostruzione del reddito, falsa applicazione delle agevolazioni, ecc.). In ogni fase, il supporto di un avvocato tributarista specializzato è essenziale per valutare le strategie migliori (conciliazione o azioni legali), presentare le istanze nel modo corretto e tutelare gli interessi del contribuente (come ribadito in vari casi da Cassazione e CTR).

Fonti normative e giurisprudenziali: D.P.R. 917/1986 (TUIR), art. 51; D.P.R. 600/1973, art. 23; D.L. 179/2012 conv. in L. 221/2012, art. 27; L. 208/2015 (Bilancio 2016), L. 160/2019, L. 207/2024 (Bilancio 2025), L. 178/2025 (Bilancio 2026); D.Lgs. 314/1997, art. 6; L. 48/2023, art. 40; Codice Civile artt. 2349, 2441; Cassazione Civile sez. V, ord. n. 3459/2025; Cass. ord. n. 3913/2022; Cass. ord. 17.8.2021 n. 22998; Corte di Appello Milano n. 470/2024; Corte Costituzionale n. 21/2024; Agenzia delle Entrate – Circolare 17/E/2017; Risposte Interpello n. 78/2020, 81/2025, 199/2025; Circolare AE 23/E/2023.

Il Fisco ti contesta piani di incentivazione ritenuti errati (premi, bonus, MBO, piani variabili, incentivi in equity o cash) e recupera imposte, sanzioni e contributi? Sai che molti accertamenti sui piani di incentivazione sono tecnici, interpretativi e spesso difendibili? Fatti Aiutare da Studio Monardo

Il Fisco ti contesta piani di incentivazione ritenuti errati (premi, bonus, MBO, piani variabili, incentivi in equity o cash) e recupera imposte, sanzioni e contributi? Sai che molti accertamenti sui piani di incentivazione sono tecnici, interpretativi e spesso difendibili?

Nel 2026 l’Agenzia delle Entrate ha intensificato i controlli su:

– premi e bonus qualificati come reddito ordinario,
– errata applicazione di regimi agevolati,
– incentivi esclusi indebitamente da tassazione o contribuzione,
– piani variabili considerati retribuzione fissa mascherata,
– disallineamenti tra contratti, policy aziendali e buste paga.

Le conseguenze possono essere molto pesanti:

👉 recupero di IRPEF e addizionali,
👉 recupero contributivo INPS e sanzioni previdenziali,
👉 sanzioni e interessi fiscali,
👉 rettifiche su più annualità,
👉 responsabilità anche in capo al datore di lavoro.

La domanda decisiva è questa:
come difendersi efficacemente da un accertamento fiscale per piani di incentivazione errati?

Devi saperlo subito:

👉 nel 2026 molti accertamenti sono contestabili,
👉 la tassazione degli incentivi è materia complessa,
👉 non ogni incentivo è automaticamente retribuzione ordinaria,
👉 la strategia difensiva va attivata subito.


Cos’è l’Accertamento per Piani di Incentivazione Errati

L’accertamento si fonda sull’idea che il contribuente:

– abbia applicato un trattamento fiscale o contributivo non corretto,
– abbia escluso incentivi dall’imponibile senza presupposti,
– abbia qualificato erroneamente premi e bonus,
– abbia ridotto indebitamente il carico fiscale e contributivo.

👉 Ma i piani di incentivazione non sono tutti uguali e richiedono un’analisi puntuale.

La disciplina dipende da:

– struttura del piano incentivante,
– criteri di maturazione e condizionamento,
– aleatorietà o meno del premio,
– collegamento a obiettivi futuri,
– normativa vigente nel periodo di riferimento.


Perché il Fisco Contesta i Piani di Incentivazione

Nel 2026 l’Amministrazione finanziaria contesta quando ritiene che:

– il premio sia certo e non aleatorio,
– l’incentivo sia assimilabile a retribuzione fissa,
– il piano non rispetti i requisiti di legge,
– l’agevolazione sia stata applicata in modo estensivo.

👉 Ma il Fisco non può prescindere dall’analisi concreta del piano e della sua struttura.


Il Principio Chiave: Incentivo ≠ Retribuzione Ordinaria Automatica

Un principio fondamentale è questo:

👉 un incentivo non è automaticamente retribuzione ordinaria imponibile.

Questo significa che:

– conta la reale aleatorietà del premio,
– rilevano le condizioni di maturazione,
– va valutato il momento impositivo corretto,
– non sono ammessi automatismi repressivi.

👉 Qui si costruisce la difesa principale.


Quando l’Accertamento è Illegittimo o Sproporzionato

L’accertamento è contestabile se:

– il Fisco ignora la struttura incentivante del piano,
– riqualifica il premio solo per la sua ricorrenza,
– disconosce condizioni sospensive reali,
– applica sanzioni piene per errori interpretativi,
– non dimostra un vantaggio fiscale effettivo.

👉 La presunzione non basta: serve un’analisi tecnica rigorosa.


Gli Errori Più Spesso Contestati nel 2026

Le contestazioni più frequenti riguardano:

– premi di risultato,
– MBO (management by objectives),
– bonus annuali o pluriennali,
– piani di retention,
– incentivi legati a performance individuali o aziendali.

👉 Molti rilievi sono tecnici e difendibili.


Le Strategie Difensive Più Efficaci nel 2026

🔹 1. Analizzare la Struttura Reale del Piano di Incentivazione

La difesa parte dalla domanda chiave:

👉 il premio era realmente aleatorio e condizionato?

È decisivo dimostrare:

– presenza di obiettivi futuri e incerti,
– assenza di automatismo nella corresponsione,
– dipendenza da risultati non garantiti.

👉 Se l’aleatorietà è reale, la riqualificazione cade.


🔹 2. Individuare il Corretto Regime Fiscale Applicabile

Un principio fondamentale è questo:

👉 la tassazione dipende dal regime vigente nel periodo corretto.

È possibile dimostrare:

– applicazione legittima di regimi agevolativi,
– corretto inquadramento temporale del reddito,
– distinzione tra maturazione e corresponsione.

👉 Qui si vincono molte difese.


🔹 3. Contestare la Riqualificazione Automatica in Retribuzione

La legge distingue tra:

– incentivi variabili e condizionati,
– retribuzione fissa e certa.

👉 La riqualificazione richiede prova rigorosa della certezza del compenso.


🔹 4. Far Valere Buona Fede e Assenza di Vantaggio Indebito

La difesa può dimostrare che:

– il piano era conforme a prassi consolidate,
– l’interpretazione adottata era ragionevole,
– non vi è stato intento elusivo.

👉 Questo incide fortemente su sanzioni e contributi.


Gli Strumenti di Difesa nel 2026

🔹 Contraddittorio Preventivo

Serve per:

– analizzare il piano incentivante,
– chiarire criteri e obiettivi,
– evitare l’atto definitivo.


🔹 Risposta a Questionari e PVC

Utile per:

– produrre contratti, regolamenti e policy,
– dimostrare la corretta qualificazione,
– smontare la tesi dell’Ufficio.


🔹 Ricorso Tributario

Necessario quando:

– l’incentivo è riqualificato senza prova,
– le sanzioni sono sproporzionate,
– il Fisco ignora la disciplina applicabile.

👉 Molti accertamenti per piani di incentivazione errati vengono annullati o ridotti.


Il Punto Chiave: Incentivo Contestato ≠ Violazione Automatica

Un principio essenziale è questo:

👉 i piani di incentivazione vanno valutati caso per caso, non con automatismi.

Questo significa che:

– il Fisco deve dimostrare la certezza del reddito,
– il contribuente ha diritto a una valutazione concreta,
– non sono ammessi automatismi punitivi.

👉 Dove il Fisco semplifica, la difesa può vincere.


Il Ruolo dell’Avvocato Tributarista

La difesa sugli accertamenti per piani di incentivazione è tecnica, giuridica e strategica.

L’avvocato:

– analizza struttura e funzionamento del piano,
– individua il corretto regime fiscale,
– contesta le presunzioni dell’Ufficio,
– tutela datore di lavoro e beneficiari da recuperi indebiti.

👉 Qui la specializzazione è decisiva.


Cosa Può Fare Concretamente l’Avvocato

Con assistenza qualificata puoi:

– evitare il recupero di imposte e contributi indebiti,
– ridurre o annullare sanzioni e interessi,
– prevenire riqualificazioni future,
– mettere in sicurezza i sistemi di incentivazione aziendale.

👉 Agire subito cambia l’esito.


Le Specializzazioni dell’Avv. Giuseppe Monardo

La difesa in materia di accertamenti fiscali complessi richiede competenze avanzate.

Giuseppe Monardo è:

– Avvocato Cassazionista
– Esperto in contenzioso tributario
– Specializzato in fiscalità del lavoro e sistemi incentivanti
– Difensore di imprese, dirigenti e amministratori
– Coordinatore nazionale di avvocati e commercialisti


Conclusione

Nel 2026, un accertamento fiscale per piani di incentivazione errati:

👉 non va subito,
👉 è spesso interpretativo,
👉 può e deve essere contestato.

La regola è chiara:

👉 analizzare correttamente struttura e aleatorietà del piano,
👉 applicare il regime fiscale corretto,
👉 contestare automatismi e presunzioni,
👉 agire subito con un avvocato esperto.

📞 Contatta l’Avv. Giuseppe Monardo per una consulenza riservata.
Nel 2026, difendersi correttamente da un accertamento sui piani di incentivazione può fare la differenza tra una pretesa ingiusta e la piena tutela della tua organizzazione.

Leggi con attenzione: se in questo momento ti trovi in difficoltà con il Fisco ed hai la necessità di una veloce valutazione sulle tue cartelle esattoriali e sui debiti, non esitare a contattarci. Ti aiuteremo subito. Scrivici ora. Ti ricontattiamo immediatamente con un messaggio e ti aiutiamo subito.

Informazioni importanti: Studio Monardo e avvocaticartellesattoriali.com operano su tutto il territorio italiano attraverso due modalità.

  1. Consulenza digitale: si svolge esclusivamente tramite contatti telefonici e successiva comunicazione digitale via e-mail o posta elettronica certificata. La prima valutazione, interamente digitale (telefonica), è gratuita, ha una durata di circa 15 minuti e viene effettuata entro un massimo di 72 ore. Consulenze di durata superiore sono a pagamento, calcolate in base alla tariffa oraria di categoria.
  2. Consulenza fisica: è sempre a pagamento, incluso il primo consulto, il cui costo parte da 500€ + IVA, da saldare anticipatamente. Questo tipo di consulenza si svolge tramite appuntamento presso sedi fisiche specifiche in Italia dedicate alla consulenza iniziale o successiva (quali azienda del cliente, ufficio del cliente, domicilio del cliente, studi locali in partnership, uffici temporanei). Anche in questo caso, sono previste comunicazioni successive tramite e-mail o posta elettronica certificata.

La consulenza fisica, a differenza di quella digitale, viene organizzata a partire da due settimane dal primo contatto.

Disclaimer: Le opinioni espresse in questo articolo rappresentano il punto di vista personale degli Autori, basato sulla loro esperienza professionale. Non devono essere intese come consulenza tecnica o legale. Per approfondimenti specifici o ulteriori dettagli, si consiglia di contattare direttamente il nostro studio. Si ricorda che l’articolo fa riferimento al quadro normativo vigente al momento della sua redazione, poiché leggi e interpretazioni giuridiche possono subire modifiche nel tempo. Decliniamo ogni responsabilità per un uso improprio delle informazioni contenute in queste pagine.
Si invita a leggere attentamente il disclaimer del sito.

Torna in alto

Abbiamo Notato Che Stai Leggendo L’Articolo. Desideri Una Prima Consulenza Gratuita A Riguardo? Clicca Qui e Prenotala Subito!