Accertamento Fiscale A Imprese Di Pulizie: Come Difendersi Bene E Subito Con L’Avvocato

Introduzione

Il settore delle imprese di pulizie è una componente essenziale del tessuto produttivo italiano. Queste attività operano spesso con margini ridotti, devono gestire appalti pubblici e privati, rispettare norme sulla sicurezza e sul lavoro e, non di rado, subiscono controlli fiscali severi. Un accertamento da parte dell’Agenzia delle Entrate o dell’Ispettorato del Lavoro può mettere a rischio la continuità aziendale perché comporta richieste di IVA e imposte dirette, sanzioni dal 90 % al 180 % del tributo evaso, interessi e, nelle ipotesi più gravi, l’avvio di procedure esecutive come pignoramenti, fermi amministrativi e ipoteche.

Affrontare un accertamento fiscale richiede rapidità e competenza: le notifiche hanno scadenze perentorie, l’omessa impugnazione rende definitivi debiti ingenti e un ricorso non motivato correttamente può essere rigettato. Per questo è decisivo rivolgersi immediatamente a un professionista che conosca a fondo il diritto tributario, il regime IVA applicabile ai servizi di pulizie (reverse charge, split payment, esclusioni), le procedure di accertamento con adesione e i rimedi deflativi, le regole sui termini di decadenza e prescrizione, nonché i più recenti orientamenti della Cassazione e della Corte costituzionale.

L’avvocato Giuseppe Angelo Monardo, cassazionista e gestore della crisi da sovraindebitamento iscritto negli elenchi del Ministero della Giustizia, coordina un team di avvocati e commercialisti specializzati a livello nazionale in diritto tributario e bancario. È professionista fiduciario di un Organismo di Composizione della Crisi (OCC) ed esperto negoziatore della crisi d’impresa ai sensi del D.L. 118/2021. L’avv. Monardo e il suo staff offrono un’assistenza completa che comprende:

  • Analisi dell’atto di accertamento o del processo verbale di constatazione (PVC);
  • Studio del fascicolo e verifica delle notifiche, dei termini e della corretta motivazione;
  • Ricorso e opposizione davanti alle Corti di giustizia tributaria;
  • Richiesta di sospensione dell’esecutività, mediazione tributaria, accertamento con adesione e definizione agevolata del contenzioso;
  • Valutazione delle possibili forme di rottamazione, saldo e stralcio o rateazione;
  • Trattative extragiudiziali con l’amministrazione, predisposizione di piani di rientro e, quando necessario, accesso a procedure di composizione della crisi da sovraindebitamento (Legge 3/2012) o a strumenti della composizione negoziata della crisi;
  • Difesa nelle procedure esecutive: opposizione a cartelle di pagamento, pignoramenti, fermi e ipoteche.

Contatta subito l’avv. Giuseppe Angelo Monardo per una valutazione legale personalizzata e immediata. Il nostro studio è pronto ad analizzare la tua situazione, proporre le migliori strategie difensive e tutelare i tuoi diritti di contribuente.

Contesto normativo e giurisprudenziale

Fonti legislative principali

Per comprendere come difendersi da un accertamento fiscale è fondamentale conoscere la legislazione che disciplina le verifiche tributarie, i termini di decadenza e le prerogative del contribuente. Qui di seguito sono richiamati i principali riferimenti normativi:

NormaContenuto essenzialeNote
Statuto del contribuente (Legge 212/2000, art. 12)Stabilisce diritti e garanzie del contribuente nelle verifiche fiscali. Il comma 7 prevede che dopo il rilascio del processo verbale di constatazione l’amministrazione non può emettere l’avviso di accertamento prima di 60 giorni, salvo casi di particolare urgenza .Fondamentale per far valere la nullità dell’avviso emesso in violazione del termine.
D.P.R. 600/1973 art. 43Fissa i termini di decadenza per notificare gli avvisi di accertamento delle imposte sui redditi: 31 dicembre del quinto anno successivo a quello di presentazione della dichiarazione, ovvero del settimo anno se la dichiarazione è omessa o nulla .Il mancato rispetto determina l’inesistenza o l’illegittimità dell’atto.
D.P.R. 633/1972 art. 57Prevede termini analoghi per l’accertamento IVA: la notifica va effettuata entro il 31 dicembre del quinto anno successivo a quello della dichiarazione, prolungato a sette anni per le omissioni .Le imprese di pulizie sono soggette a questi termini per la liquidazione dell’IVA.
D.Lgs. 218/1997Regolamenta l’accertamento con adesione. Consente al contribuente di definire l’atto in via consensuale, con riduzione delle sanzioni e sospensione dei termini di impugnazione.Strumento deflativo utile per ridurre l’importo dovuto.
D.Lgs. 471/1997 e D.Lgs. 472/1997Disciplinano le sanzioni tributarie. Le violazioni relative all’IVA e alle imposte dirette comportano sanzioni dal 90 % al 180 % del tributo evaso o non dichiarato; gli interessi sono calcolati in base al tasso legale.Le sanzioni possono essere ridotte mediante definizioni agevolate.
D.Lgs. 74/2000Prevede i reati fiscali (dichiarazione fraudolenta, omesso versamento IVA, ecc.). L’omesso versamento dell’IVA superiore a 250.000 € è punito penalmente, ma la nuova disciplina sull’adempimento rateale ha ampliato le cause di non punibilità .Le imprese di pulizie devono prestare particolare attenzione ai versamenti per evitare la rilevanza penale.
Decreto-legge 118/2021 (conv. L. 147/2021)Istituisce la composizione negoziata della crisi d’impresa, un percorso volontario assistito da un esperto negoziatore (come previsto all’art. 2), che mira a risanare l’azienda e prevenire l’insolvenza.Utile per imprese di pulizie in difficoltà economica.
Legge 3/2012Introdotta per la composizione della crisi da sovraindebitamento. Consente ai soggetti sovraindebitati non fallibili (tra cui gli imprenditori sotto soglia) di accedere a procedure come il piano del consumatore, l’accordo di composizione e la liquidazione del patrimonio.Può essere impiegata per eliminare debiti tributari di imprese di piccole dimensioni.
Legge 197/2022 (Legge di bilancio 2023) art. 1 commi 231‑252Introduce la definizione agevolata dei carichi affidati all’Agente della Riscossione (c.d. rottamazione-quater). Il comma 236 stabilisce che l’estinzione del processo tributario non richiede il pagamento integrale del debito, ma il perfezionamento della procedura e il pagamento della prima rata .Importante per chi ha debiti iscritti a ruolo fino al 30 giugno 2022.
Legge 108/2025 (conversione del D.L. 84/2025)Introduce un’interpretazione autentica dell’art. 1 comma 236 della L. 197/2022, precisando che l’estinzione del giudizio avviene con il versamento della prima rata e la presentazione della documentazione; le sentenze emesse nel processo estinto perdono efficacia .Amplia la portata della rottamazione e tutela i contribuenti che aderiscono alle definizioni agevolate.
Circolare Agenzia delle Entrate 14/E del 27 marzo 2015Estende il reverse charge al settore delle pulizie (art. 17 comma 6 lett. a‑ter DPR 633/72). La circolare chiarisce che per i servizi di pulizia su edifici l’imposta deve essere assolta dal committente e non dal prestatore .Fondamentale per capire quando applicare l’inversione contabile.
Articolo 17 DPR 633/72Dopo le modifiche introdotte dalla Legge 190/2014, prevede l’obbligo di reverse charge per le prestazioni di pulizia di edifici, demolizione, installazione di impianti e completamento di edifici .La mancata applicazione corretta può portare a contestazioni e recupero dell’IVA.
Articolo 12‑bis D.L. 84/2025 (convertito in L. 108/2025)Norma di interpretazione autentica in materia di estinzione dei giudizi tributari a seguito di definizione agevolata: afferma che il perfezionamento della procedura avviene con il versamento della prima rata e la presentazione della relativa documentazione .Garantisce certezza alle imprese che aderiscono alla rottamazione.

Giurisprudenza più recente (Cassazione, Corte costituzionale, Corti di giustizia tributaria)

Per valutare se un accertamento sia legittimo e quali difese proporre, bisogna conoscere le decisioni più aggiornate. La Cassazione e la Corte costituzionale hanno pronunciato numerose sentenze sul contraddittorio endoprocedimentale, sul metodo di accertamento analitico‑induttivo, sulla riqualificazione dei contratti di appalto in somministrazione di manodopera e sui termini di decadenza. Di seguito vengono riepilogate le pronunce più significative a beneficio delle imprese di pulizie.

Obbligo di contraddittorio e tutela del contribuente

  • Cass., Sezioni Unite, sentenza 21271/2025 – La massima della sezione tributaria chiarisce che, per le verifiche cosiddette “a tavolino”, l’obbligo di contraddittorio endoprocedimentale prima dell’emissione dell’avviso di accertamento è generale soltanto per i tributi armonizzati (IVA). Per gli altri tributi, l’obbligo sussiste solo se è espressamente previsto dalla legge . Inoltre, la violazione dell’obbligo rende invalido l’atto solo se il contribuente indica le difese che avrebbe potuto svolgere e dimostra che non sono meramente pretestuose .
  • Cass., ordinanza 24428/2024 – Riguarda la definizione agevolata rottamazione‑quater e stabilisce che il perfezionamento della procedura estingue il giudizio senza necessità di pagamento integrale; il giudice deve dichiarare l’estinzione d’ufficio e le sentenze perdono efficacia . Anche questa pronuncia conferma l’importanza di aderire tempestivamente alle definizioni agevolate.
  • Cass., Sezioni Unite, ordinanza 19574/2025 – Dopo la sentenza della Corte costituzionale n. 10/2023, la Cassazione afferma che nel metodo di accertamento analitico‑induttivo il contribuente può dedurre costi anche in mancanza di documentazione contabile purché fornisca una prova presuntiva. Negare la deduzione equivarrebbe a penalizzare chi tiene regolarmente le scritture rispetto a chi le ha inesistenti .
  • Cass., Sezioni Unite, ordinanza 3625/2025 – Stabilisce che, nel caso di società sciolta, gli ex soci succedono nella posizione fiscale e non possono eccepire l’inesistenza della successione; possono contestare soltanto la fondatezza dell’avviso . È utile per le imprese di pulizie che pensano di sciogliere la società per evitare il debito.
  • Cass., ordinanza 17668/2025 – La Corte annulla un avviso di accertamento emesso e notificato nel 2022 perché i termini di decadenza erano stati sospesi dalla pandemia (D.L. 34/2020), ma la sospensione si applicava solo al periodo di notifica e non prorogava il termine di emanazione oltre il 31 dicembre 2020. L’atto era quindi tardivo . Questa decisione dimostra che la verifica dei termini è una difesa fondamentale.
  • Cass., ordinanza 175/2026 – Pur riferita al settore dell’intrattenimento, ribadisce un principio utile: in caso di appalto di servizi che nasconde una somministrazione illegale di manodopera, non è ammessa la detrazione dell’IVA e dell’IRAP per i costi sostenuti; bisogna valutare chi esercita concretamente il potere direttivo sui lavoratori . Questo vale anche per contratti di pulizie quando il committente dirige il personale dell’appaltatore.

Riqualificazione degli appalti di pulizie e somministrazione di manodopera

Nel 2025 la Corte di giustizia tributaria di secondo grado di Bari (ex CTR Puglia) ha deciso un caso emblematico relativo a un appalto di servizi di pulizia. L’Agenzia delle Entrate aveva riqualificato il contratto come somministrazione di manodopera (vietata se non autorizzata). I giudici hanno rilevato che la società appaltatrice non disponeva di mezzi propri né esercitava il potere direttivo sui lavoratori; al contrario, il committente stabiliva orari e modalità di lavoro. Di conseguenza, i costi sono stati considerati indeducibili ai fini IRAP e l’IVA non detraibile . La sentenza richiama gli articoli 41‑bis del D.P.R. 600/1973, l’art. 25 del D.Lgs. 446/1997 e l’art. 54 del DPR 633/1972.

Un’altra recente decisione (Tribunale tributario di Rimini 335/2025) – riportata da fonti dottrinali – ha stabilito che l’onere di provare l’illegittimità di un contratto di appalto grava sull’amministrazione finanziaria: se mancano contestazioni dei lavoratori o procedimenti penali, l’appalto deve considerarsi genuino. Questa pronuncia mette in evidenza l’importanza della prova e dell’istruttoria.

Importanza dei termini di accertamento

Il rispetto dei termini di decadenza è spesso il primo argomento di difesa. Le imprese di pulizie devono controllare:

  1. Termine di emissione: l’avviso deve essere emesso entro il 31 dicembre del quinto anno successivo alla dichiarazione (settimo anno se la dichiarazione è omessa). Questo termine riguarda la data di emissione e non di notifica. La pandemia di Covid‑19 ha introdotto una disciplina emergenziale con due distinti termini: gli atti riguardanti il 2016 dovevano essere emessi entro il 31 dicembre 2020 e notificati tra il 1° marzo 2021 e il 28 febbraio 2022 . Un atto emesso nel 2022 è illegittimo.
  2. Termine di notifica: entro il 31 dicembre dello stesso anno di emissione (o del successivo se la legge prevede sospensioni). La notifica oltre il termine rende l’atto inesistente.
  3. Decadenza e prescrizione: la decadenza impedisce all’amministrazione di emanare l’atto, mentre la prescrizione estingue il debito iscritto a ruolo (dieci anni per imposte erariali, cinque per tributi locali e contributi). Il controllo dei termini è una difesa preliminare decisiva.

Reverse charge e IVA nelle imprese di pulizia

Dal 1° gennaio 2015 il reverse charge si applica anche ai servizi di pulizia degli edifici (art. 17 comma 6 lett. a‑ter DPR 633/1972). La Circolare 14/E/2015 chiarisce che l’obbligo riguarda la prestazione di pulizia su immobili e che l’IVA va assolta dal committente . Tuttavia, l’errata applicazione del regime ha generato numerosi accertamenti:

  • Contestazione dell’oggetto dell’operazione: l’agenzia sostiene che il servizio non rientra tra quelli soggetti a reverse charge (ad esempio, perché riguarda manutenzione di macchinari o forniture di materiali). Se l’operazione è esclusa, l’IVA deve essere addebitata e versata dal fornitore; diversamente, l’inversione contabile è legittima.
  • Mancanza di requisiti soggettivi: possono essere contestati il numero di dipendenti, l’iscrizione alla camera di commercio o l’assenza di partita IVA adeguata.
  • Errori formali: l’Agenzia tende a recuperare l’IVA anche quando l’errore è meramente formale e non vi è danno erariale. La giurisprudenza europea e nazionale ha chiarito che l’IVA è neutra e che il recupero non è dovuto se non c’è perdita di gettito.

In presenza di un accertamento per reverse charge, il contribuente deve dimostrare la sussistenza dei presupposti e l’assenza di danno; l’onere probatorio spetta all’amministrazione. Un errore interpretativo può essere sanato con ravvedimento operoso o adesione.

Procedura passo‑passo dopo la notifica di un accertamento

Affinché una difesa sia efficace occorre agire tempestivamente, rispettando tutte le scadenze. Di seguito sono illustrati i passaggi principali dal ricevimento dell’avviso di accertamento alla eventuale definizione.

1. Verifica della notifica

  • Controlla la modalità di notifica (posta raccomandata, messo notificatore, PEC) e verifica che sia stata rispettata la normativa sulla notifica degli atti tributari. La relata di notifica fa prova fino a querela di falso.
  • Verifica la data di notifica e confrontala con la data di emissione per accertare il rispetto dei termini di decadenza (art. 43 DPR 600/73 e art. 57 DPR 633/72). Se l’atto è notificato dopo il termine, è nullo.
  • Se la notifica è avvenuta mediante PEC, controlla la conformità della mail ai requisiti della legge (estremi dell’atto allegato, firma digitale, certificazione dell’invio e della ricezione).

2. Esame dell’avviso di accertamento o del PVC

Analizza attentamente il contenuto dell’atto:

  • Motivazione: l’art. 42 del DPR 600/73 richiede che l’avviso sia motivato e che alleghi o indichi gli elementi su cui si basa. L’omessa motivazione è causa di nullità.
  • Vizi formali: verifica la mancanza della delega di firma, l’errata qualificazione del tributo o l’incompatibilità con quanto contestato nel PVC.
  • Vizi sostanziali: controlla la correttezza della ricostruzione dei ricavi e dei costi, la proporzione delle percentuali di ricarico utilizzate e l’eventuale omissione di elementi favorevoli.
  • Contraddittorio endoprocedimentale: accerta se l’ufficio ti ha convocato per un contraddittorio. Se l’imposta è armonizzata (IVA), l’obbligo è generale ; per le altre imposte può essere previsto da specifiche norme (es. art. 12 comma 7 L. 212/2000). Se non ti è stato concesso, potrai eccepirlo nel ricorso.

3. Richiesta di accesso agli atti

Puoi presentare richiesta di accesso ai sensi della Legge 241/1990 e del D.Lgs. 546/1992 per ottenere copia del fascicolo, del PVC, dei documenti e dei prospetti di calcolo. È un passo fondamentale per conoscere tutti gli elementi alla base dell’accertamento e preparare la difesa.

4. Presentazione di memorie e osservazioni (art. 12 L. 212/2000)

Se hai ricevuto un processo verbale di constatazione, hai 60 giorni di tempo per presentare osservazioni e richieste all’ufficio . Questo termine sospende la decadenza. Sfrutta tale periodo per:

  • Redigere una memoria dettagliata che confuti le contestazioni (ad esempio, spiegare la ragionevolezza del margine di ricarico, fornire giustificazioni dei costi e dimostrare la genuinità del contratto di appalto);
  • Produrre documenti integrativi (contratti, buste paga, fatture, registri turni, prove di potere organizzativo);
  • Chiedere un incontro per il contraddittorio e spiegare all’ufficio le tue ragioni.

5. Impugnazione dell’avviso: ricorso alla Corte di giustizia tributaria di primo grado

Se l’ufficio emette l’avviso di accertamento e non si raggiunge un accordo, puoi impugnarlo presentando ricorso entro 60 giorni dalla notifica (termine che può essere sospeso per 90 giorni in caso di accertamento con adesione). Il ricorso va presentato:

  1. All’ufficio che ha emesso l’avviso (per notizia);
  2. Alla Corte di giustizia tributaria provinciale competente (ex Commissione tributaria provinciale);
  3. Alla controparte (se diversa dall’Agenzia delle Entrate, ad esempio i soci coobbligati).

Nel ricorso è fondamentale sollevare tutte le eccezioni di merito e di rito. In particolare, occorre:

  • Eccepire la decadenza dai termini (se applicabile) allegando la normativa e la giurisprudenza ;
  • Contestare la mancanza di contraddittorio endoprocedimentale (soprattutto per l’IVA), richiamando le Sezioni Unite ;
  • Dimostrare l’infondatezza dei criteri di ricostruzione (ricarichi, presunzioni) e allegare prove documentali e testimoni;
  • Chiedere la sospensione dell’esecutività dell’atto, motivandola con il pericolo di danno grave e l’esistenza di motivi fondati.

6. Accertamento con adesione

Parallelamente o prima di presentare ricorso, è possibile attivare l’accertamento con adesione ai sensi del D.Lgs. 218/1997. Si presenta un’istanza entro il termine di impugnazione: l’ufficio convoca il contribuente, discute la pretesa e può proporre la riduzione delle sanzioni fino a 1/3 del minimo. I vantaggi sono:

  • Sospensione dei termini di impugnazione per 90 giorni;
  • Eliminazione del contenzioso e pagamento rateizzato con interessi ridotti;
  • Impossibilità di applicare sanzioni penali per il reato di infedele dichiarazione se la conciliazione avviene prima della sentenza.

Lo strumento è utile quando la contestazione è fondata in parte e si vogliono ridurre sanzioni e interessi. Il pagamento può essere effettuato in rate trimestrali.

7. Mediazione tributaria

Per controversie di valore fino a 50.000 € (salvo successive modifiche), è obbligatorio presentare un’istanza di mediazione ex art. 17‑bis D.Lgs. 546/1992 prima del ricorso. La mediazione sospende i termini per 90 giorni. Se l’ufficio non risponde o rigetta, si può proporre ricorso. Spesso la mediazione consente di ottenere uno sconto sulle sanzioni.

8. Rottamazione e definizioni agevolate

Se l’avviso di accertamento si trasforma in cartella di pagamento o in ruolo, il debitore può usufruire delle procedure di rottamazione previste dalla legge. La legge di bilancio 2023 (L. 197/2022) ha introdotto la rottamazione-quater, prorogata e interpretata dalla L. 108/2025. Le caratteristiche principali sono:

  • Ambito: riguarda i carichi affidati all’Agente della Riscossione dal 1° gennaio 2000 al 30 giugno 2022;
  • Benefici: sanzioni annullate, interessi di mora annullati, pagamento integrale dell’imposta e degli interessi da ritardata iscrizione a ruolo;
  • Effetti: con la presentazione della dichiarazione di adesione e il pagamento della prima o unica rata, il processo tributario si estingue ;
  • Rate: sono previste fino a 18 rate in cinque anni.

Per i carichi successivi al 30 giugno 2022, sono previste le rottamazioni successive (cosiddetta quinquies per i carichi 2023) e definizioni agevolate ad hoc. È fondamentale presentare la domanda entro i termini stabiliti e provvedere al pagamento della prima rata per perfezionare la procedura.

9. Crisi d’impresa, sovraindebitamento e composizione negoziata

Quando l’impresa di pulizie non riesce a far fronte ai debiti tributari e commerciali, può accedere a strumenti di risanamento:

  1. Composizione negoziata della crisi (D.L. 118/2021): si svolge tramite una piattaforma informatica gestita dalle Camere di commercio. L’impresa nomina un esperto negoziatore (iscritto in apposito elenco) che assiste nel reperire accordi con i creditori e, se necessario, propone misure protettive (sospensione delle azioni esecutive). L’obiettivo è proseguire l’attività aziendale, ristrutturare i debiti e trovare nuova finanza. È particolarmente adatta alle imprese di pulizie, che possono proseguire l’operatività mentre negoziano con il fisco.
  2. Procedura di sovraindebitamento (Legge 3/2012): destinata a consumatori, professionisti e imprenditori minori non soggetti a fallimento. Il debitore può presentare:
  3. Piano del consumatore: riservato alle persone fisiche; prevede l’omologazione di un piano di pagamento che soddisfi i creditori secondo la propria capacità.
  4. Accordo di composizione della crisi: per imprenditori sotto soglia; richiede l’approvazione dei creditori.
  5. Liquidazione del patrimonio: il debitore mette a disposizione i propri beni per soddisfare i crediti residui; al termine ottiene l’esdebitazione.
  6. Esdebitazione del debitore incapiente: introdotta con il Codice della crisi d’impresa (D.Lgs. 14/2019) consente, a determinate condizioni, la liberazione dai debiti residui anche senza soddisfazione dei creditori.

Il ricorso a queste procedure deve essere valutato con un professionista esperto: spesso consente di annullare ingenti debiti fiscali e salvare l’attività.

Difese e strategie legali contro l’accertamento

Contestazione dei vizi formali

La giurisprudenza è ormai costante nel ritenere che l’atto di accertamento privo di motivazione o emesso da un funzionario non legittimato sia nullo. Le imprese di pulizie dovrebbero verificare:

  • Deleghe di firma: il dirigente che firma l’atto deve avere la delega prevista dall’art. 42 comma 2 DPR 600/73. In mancanza, l’atto è nullo. Occorre richiedere la copia della delega in giudizio.
  • Motivazione: se l’avviso richiama il PVC ma non lo allega o non lo mette a disposizione, viene violato l’art. 7 L. 212/2000; la Cassazione considera la motivazione insufficiente. Si possono eccepire l’illegittimità in sede di ricorso.
  • Contraddittorio: come anticipato, la mancata convocazione per l’IVA è causa di nullità se il contribuente dimostra che avrebbe potuto difendersi utilmente . È opportuno allegare le argomentazioni non espresse in sede di verifica.

Contestazione dei vizi sostanziali

  1. Valutazione delle prove: spesso l’ufficio utilizza presunzioni semplici (rapporti di ricarico, percentuali medie, consumi di prodotti) per ricostruire i ricavi. La Cassazione (ord. 19574/2025) ha ribadito che il contribuente può dedurre costi anche non documentati purché fornisca una prova presuntiva . Le imprese di pulizie possono dimostrare l’utilizzo di personale, attrezzature e detergenti con testimoni, documenti informatici, ordini di servizio e mappe di turnazione.
  2. Genuinità dell’appalto: l’amministrazione cerca talvolta di riqualificare il contratto di pulizie come somministrazione di manodopera. Per evitare ciò, bisogna provare di:
  3. Avere un’organizzazione autonoma: l’appaltatore deve dimostrare di avere mezzi propri (attrezzature, macchinari) e personale assunto. Occorre esibire contratti, estratti conto contributivi, eventuali leasing.
  4. Esercitare il potere organizzativo: il committente non deve impartire ordini diretti ai lavoratori; il capo squadra dell’appaltatore deve gestire gli orari e gli spostamenti. È utile fornire turni e testimonianze.
  5. Assumersi il rischio d’impresa: l’appaltatore dovrebbe sostenere i costi per eventuali imprevisti senza un rimborso automatico. I contratti devono prevedere corrispettivi fissi non legati al numero di ore lavorate.
  6. Fatturare correttamente: la fattura deve essere per l’intera prestazione e non per il mero costo del personale. Se vengono indicati dettagli (ore o numero di addetti), occorre dimostrare che ciò avviene per tracciabilità e non per determinare il compenso.

In mancanza di questi requisiti, l’ufficio può sostenere che si tratta di somministrazione di manodopera; ciò comporta l’indeducibilità dei costi e la ripresa a tassazione dell’IVA . Tuttavia, la prova della natura fraudolenta dell’appalto grava sull’amministrazione e deve essere concreta .

Altre eccezioni utilizzabili

  • Errori del metodo di accertamento: se l’ufficio utilizza parametri extra‑contabili (studi di settore, modelli ISA) senza motivare le ragioni per cui si discostano dalla situazione reale, il contribuente può contestare l’inattendibilità. È necessario allegare situazioni particolari (sconti ai clienti, appalti non continuativi, aumenti dei costi dei materiali).
  • Inerenza dei costi: occorre dimostrare che i costi sostenuti sono inerenti all’attività. Per le imprese di pulizie questo può includere l’acquisto di detergenti, noleggio di macchinari, spese di formazione, dispositivi di protezione individuale, assicurazioni. La prova documentale è importante; se manca, si può ricorrere a prove presuntive (testimonianze, registrazioni elettroniche di consegne) alla luce dell’orientamento della Cassazione.
  • Inizio dell’attività: le imprese di pulizie spesso subiscono accertamenti nei primi anni di attività perché registrano perdite. Il fisco contesta l’antieconomicità. Va invece dimostrato con bilanci previsionali che l’avvio richiede investimenti e che il margine cresce negli anni successivi.
  • Esistenza di crediti d’imposta: verificare se sono state correttamente considerate detrazioni per investimenti, bonus fiscali (Transizione 4.0, bonus energia) e crediti di imposta per sanificazioni. L’omessa detrazione può ridurre l’IVA dovuta.
  • Ravvedimento operoso: se il contribuente rileva errori nelle dichiarazioni prima di ricevere l’avviso, può regolarizzarli con il ravvedimento operoso (art. 13 D.Lgs. 472/1997) beneficiando di sanzioni ridotte. La tempestività del ravvedimento riduce il rischio di accertamenti futuri.

Strumenti alternativi per risolvere il debito

Quando l’accertamento è legittimo o è difficile da contestare, esistono strumenti per ridurre l’esborso e gestire il debito nel tempo. Qui esaminiamo le principali possibilità.

Definizioni agevolate e rottamazioni

Le rottamazioni introdotte dalla legge di bilancio 2023 e successive proroghe consentono di regolarizzare cartelle di pagamento con l’abolizione delle sanzioni e degli interessi di mora. Il contribuente presenta una domanda online all’Agenzia delle Entrate‑Riscossione, riceve la ripartizione delle rate e ottiene lo sgravio. Se il debito deriva da un avviso di accertamento ancora impugnato, l’adesione comporta la rinuncia al ricorso e l’estinzione del giudizio .

È importante verificare l’esatto periodo dei carichi ammessi (per esempio, 2000‑30 giugno 2022 per la quater, 2023 per la quinquies) e presentare la domanda entro le scadenze. L’avv. Monardo e il suo staff possono assisterti nel calcolo del risparmio e nella presentazione corretta.

Accordo di ristrutturazione dei debiti (D.Lgs. 14/2019)

Per le imprese di pulizie con ricavi superiori alle soglie di fallibilità ma in crisi, è possibile accedere all’accordo di ristrutturazione dei debiti previsto dal Codice della crisi d’impresa. Prevede un piano attestato e l’adesione dei creditori che rappresentano almeno il 60 % dei crediti. Consente l’omologazione e la riduzione del debito verso il fisco (che deve partecipare al piano) con rate decennali. L’assistenza di un professionista certificato è obbligatoria.

Procedure concorsuali minori (concordato semplificato)

Il D.Lgs. 14/2019 prevede procedure concorsuali semplificate per l’imprenditore sotto soglia. Il concordato semplificato consente di liquidare l’azienda mantenendo alcune attività e pagando i creditori in percentuale. Gli atti esecutivi pendenti vengono sospesi. È una via da valutare per uscire da una situazione debitoria insostenibile.

Piani del consumatore e accordi di composizione (Legge 3/2012)

Per l’imprenditore persona fisica o la ditta individuale, la procedura di sovraindebitamento consente di proporre un piano ai creditori. Il tribunale può omologarlo anche in mancanza di consenso di alcuni creditori se il piano garantisce un soddisfacimento migliore rispetto alla liquidazione. Una volta approvato e rispettato il piano, il debitore ottiene l’esdebitazione completa. Questa procedura può liberare anche dai debiti fiscali, purché sia previsto un pagamento parziale equo rispetto agli altri creditori.

Transazioni fiscali e stragiudiziali

Durante l’accordo di ristrutturazione, la composizione negoziata o le procedure di sovraindebitamento, è possibile proporre una transazione fiscale (art. 63 D.Lgs. 14/2019) con l’Agenzia delle Entrate, definendo il debito in percentuale. L’amministrazione può accettare riduzioni significative se il piano dimostra la convenienza rispetto alla liquidazione. Inoltre, anche al di fuori delle procedure concorsuali, è possibile proporre un piano di rientro extragiudiziale con rate che tengano conto della capacità di pagamento. L’avv. Monardo ha maturato esperienza in trattative con l’amministrazione per concordare soluzioni sostenibili.

Rateazioni e sospensioni

Se il debito viene iscritto a ruolo, è possibile chiedere la rateazione fino a 72 rate mensili (o 120 in casi di grave difficoltà), con la possibilità di ottenere la sospensione della riscossione in pendenza di ricorso. È importante rispettare le scadenze: il mancato pagamento di cinque rate comporta la decadenza dal beneficio e il ripristino della riscossione.

Errori comuni e consigli pratici

Nel corso dell’attività professionale abbiamo notato ricorrenze di errori che compromettono la difesa. Ecco i più frequenti:

  1. Ignorare la notifica: alcune aziende non ritirano le raccomandate per paura. La notifica si perfeziona comunque e i termini decorrono; l’inerzia comporta l’esecutività dell’atto.
  2. Affidarsi a consulenti non specializzati: il diritto tributario è complesso; un commercialista generico può non cogliere vizi procedurali o giurisprudenza recente.
  3. Non richiedere l’accesso agli atti: senza visionare il fascicolo non si conoscono i presupposti dell’accertamento e si rischia di contestare in modo generico.
  4. Non verificare i termini: la decadenza è una delle eccezioni più efficaci e va sollevata subito. Spesso i termini vengono sospesi da norme speciali (ad es. D.L. 34/2020 per la pandemia), ma solo per periodi determinati .
  5. Confondere errori formali e sostanziali: l’Agenzia tende a recuperare l’IVA anche quando la fatturazione è solo formalmente errata. La giurisprudenza UE afferma che l’IVA è neutra; occorre insistere su questo punto.
  6. Mancata evidenza della gestione autonoma nell’appalto: l’assenza di prova che la società di pulizie organizza autonomamente il servizio porta alla riqualificazione. È importante curare i contratti e documentare la propria organizzazione.
  7. Ritardo nella richiesta di rottamazione o rateazione: le domande hanno scadenze rigide. L’omissione comporta la perdita del beneficio.

Tabelle riepilogative

Per facilitare la comprensione, le seguenti tabelle sintetizzano le principali norme, termini e strumenti difensivi.

Tabella 1: Termini di decadenza e scadenze

Imposta / AttoTermine di emissioneTermine di notificaRiferimento normativo
Imposte sui redditi (IRPEF, IRES)31 dicembre del 5° anno successivo a quello di presentazione della dichiarazione (7° se omessa)31 dicembre dello stesso anno di emissioneArt. 43 DPR 600/73
IVA31 dicembre del 5° anno successivo alla dichiarazione (7° se omessa)31 dicembre dello stesso annoArt. 57 DPR 633/72
Termine post‑pandemia (2020)Gli avvisi relativi al 2016 dovevano essere emessi entro il 31 dicembre 2020 e potevano essere notificati fra il 1° marzo 2021 e il 28 febbraio 2022Deroga D.L. 34/2020
Osservazioni al PVC60 giorni dalla consegna del processo verbaleL’Ufficio non può emettere l’avviso prima dello scadere salvo urgenzaArt. 12 comma 7 L. 212/2000
Ricorso alla Corte di giustizia tributaria60 giorni dalla notifica dell’avviso (sospensione di 90 giorni se si propone accertamento con adesione)Art. 21 D.Lgs. 546/92

Tabella 2: Strumenti difensivi e opportunità

StrumentoQuando utilizzarloVantaggi principaliNorme di riferimento
Accesso agli attiDopo la notifica del PVC o dell’avvisoPermette di conoscere tutti gli elementi usati contro il contribuenteL. 241/1990, art. 7 L. 212/2000
Memoria ex art. 12 L. 212/2000Entro 60 giorni dal PVCConsente di presentare osservazioni e sospendere l’emissione dell’avvisoStatuto del contribuente
Accertamento con adesionePrima o in luogo del ricorsoRiduce le sanzioni a 1/3 del minimo, sospende i termini per 90 giorni, consente il pagamento ratealeD.Lgs. 218/1997
Mediazione tributariaControversie fino a 50.000 €Possibilità di risolvere senza contenzioso e con sanzioni ridotteArt. 17‑bis D.Lgs. 546/1992
Ricorso giurisdizionaleQuando si ritiene l’avviso infondato o viziatoPossibilità di ottenere l’annullamento dell’atto e la condanna alle spese per l’amministrazioneD.Lgs. 546/1992
Rottamazione / definizione agevolataQuando il debito è già a ruolo o si vuole evitare il contenziosoAnnullamento delle sanzioni, rateazione fino a 5 anni, estinzione del giudizioL. 197/2022, L. 108/2025
Composizione negoziataImpresa in crisi economica con prospettive di risanamentoSospensione delle azioni esecutive, assistenza di un esperto negoziatore, possibilità di continuità aziendaleD.L. 118/2021
Procedure di sovraindebitamentoPer imprenditori sotto soglia o persone fisicheEsdebitazione anche dei debiti tributari, rateazione e riduzione del debitoLegge 3/2012, D.Lgs. 14/2019

Domande frequenti (FAQ)

  1. Che cos’è un avviso di accertamento e perché può arrivare a un’impresa di pulizie?
    È l’atto con cui l’Agenzia delle Entrate comunica al contribuente la pretesa tributaria per imposte e sanzioni. Arriva quando, a seguito di controlli, ritiene che l’impresa abbia dichiarato meno redditi o applicato in modo errato l’IVA (es. reverse charge). Anche piccoli errori formali possono generare un avviso.
  2. Quali sono i primi passi da compiere dopo aver ricevuto un avviso?
    Occorre verificare la data e il modo della notifica, leggere attentamente la motivazione, richiedere l’accesso agli atti e calcolare i termini per il ricorso. È consigliabile rivolgersi subito a un avvocato esperto che verifichi la legittimità dell’atto.
  3. Quali sono i termini per impugnare un avviso di accertamento?
    Il ricorso deve essere proposto entro 60 giorni dalla notifica (prolungati di 90 giorni se si attiva l’accertamento con adesione). Se non si rispetta il termine, l’atto diventa definitivo.
  4. Cosa succede se il Fisco non rispetta il termine di emissione o di notifica?
    L’avviso è nullo. Ad esempio, per il periodo d’imposta 2016 l’avviso doveva essere emesso entro il 31 dicembre 2020; se è stato emesso nel 2022, come nel caso deciso dalla Cassazione , è annullabile. Il termine di notifica scade il 31 dicembre dell’anno di emissione.
  5. È sempre obbligatorio il contraddittorio prima dell’avviso?
    È obbligatorio per l’IVA e per alcuni tributi espressamente previsti (come tributi doganali). Per gli altri tributi non armonizzati l’obbligo sussiste solo se previsto dalla legge. La sua violazione comporta nullità soltanto se il contribuente dimostra quali difese avrebbe potuto formulare .
  6. Quando l’impresa può dedurre costi non documentati?
    Dopo la sentenza della Corte costituzionale n. 10/2023, la Cassazione ha stabilito che nel metodo analitico‑induttivo i costi possono essere dedotti anche senza documentazione, purché il contribuente fornisca una prova presuntiva della loro esistenza . Tuttavia, è consigliabile conservare quanta più documentazione possibile.
  7. Cosa accade se un contratto di pulizia viene considerato come somministrazione di manodopera?
    L’IVA pagata sull’acquisto non è detraibile e i costi non sono deducibili ai fini IRAP e IRES . L’amministrazione può recuperare l’IVA, applicare sanzioni e, nei casi più gravi, contestare il reato di somministrazione illegale. Occorre dimostrare che l’appaltatore ha una propria organizzazione e gestisce autonomamente il personale .
  8. L’applicazione errata del reverse charge comporta sempre la perdita dell’IVA?
    No. La Corte di giustizia dell’UE e la giurisprudenza nazionale affermano che se l’IVA è comunque stata assolta dal committente e non c’è perdita di gettito, l’Amministrazione deve recuperare solo l’imposta formale e ridurre le sanzioni. È essenziale dimostrare l’assenza di danno erariale e la buona fede.
  9. Si può chiedere la sospensione dell’esecuzione delle somme richieste?
    Sì. Con il ricorso si può presentare un’istanza cautelare alla Corte di giustizia tributaria che, in presenza di periculum in mora (pericolo di danno irreparabile) e fumus boni iuris (apparente fondatezza del ricorso), può sospendere in tutto o in parte l’esecuzione dell’atto.
  10. Cos’è l’accertamento con adesione e quando conviene?
    È una procedura consensuale che consente di chiudere la controversia con riduzione delle sanzioni. Conviene quando la pretesa è corretta in parte o quando si vuole evitare il contenzioso. È necessario presentare l’istanza prima del ricorso.
  11. Quali sono i vantaggi della rottamazione?
    Permette di pagare solo le imposte e gli interessi da ritardata iscrizione a ruolo, cancellando sanzioni e interessi di mora. Inoltre, il giudizio tributario si estingue una volta pagata la prima rata . Tuttavia, è necessario versare la prima rata entro la scadenza; in caso contrario, i benefici decadono.
  12. Un’impresa di pulizie può accedere alla procedura di sovraindebitamento?
    Sì, se rientra tra gli imprenditori non soggetti a fallimento (imprese sotto soglia o professionisti). Può proporre un piano del consumatore, un accordo di composizione o la liquidazione del patrimonio. Al termine, se rispetta il piano, ottiene l’esdebitazione dei debiti residui, inclusi quelli tributari.
  13. Cosa comporta la composizione negoziata della crisi?
    Permette all’impresa di negoziare con i creditori, inclusa l’Agenzia delle Entrate, con l’assistenza di un esperto nominato dalla Camera di commercio. Durante il procedimento sono sospese le azioni esecutive. È una soluzione efficace per evitare il fallimento e riorganizzare i debiti.
  14. Se ho già rateizzato il debito con l’Agenzia delle Entrate‑Riscossione, posso ancora fare ricorso?
    In generale, l’accettazione della rateizzazione comporta riconoscimento del debito e rinuncia alla contestazione. Tuttavia, se la richiesta di rateazione è stata presentata solo per evitare l’esecutività e non vi è stata adesione ai fatti contestati, è possibile sostenere che non c’è stata acquiescenza. Ogni caso va valutato attentamente.
  15. Cosa succede se sciolgo la società per non pagare i debiti tributari?
    La Cassazione ha chiarito che la dissoluzione della società non estingue il debito: gli ex soci subentrano nella responsabilità e non possono contestare la successione . Pertanto, sciogliere la società non evita l’accertamento e può aggravare la posizione.
  16. È possibile dedurre i costi delle tute e delle attrezzature per le pulizie?
    Sì, i costi per dispositivi di protezione individuale, tute e attrezzature sono inerenti all’attività di pulizia e sono deducibili. È consigliabile conservare fatture e documenti; in caso di accertamento, è possibile fornire prove presuntive se i documenti mancano, secondo l’orientamento giurisprudenziale .
  17. Come si calcolano le sanzioni in caso di omessa fatturazione?
    Le sanzioni variano dal 90 % al 180 % dell’imposta non versata (D.Lgs. 471/1997). Se la violazione riguarda il reverse charge, può essere applicata la sanzione fissa da 250 € a 10.000 € per irregolarità formali. La sanzione può essere ridotta del 50 % se si regolarizza entro un anno mediante ravvedimento.
  18. Cosa comporta la rinuncia al ricorso in caso di definizione agevolata?
    La presentazione della domanda di rottamazione implica la rinuncia ai giudizi in corso. Una volta pagata la prima rata, il giudizio viene dichiarato estinto e le sentenze già pronunciate perdono efficacia .
  19. Posso impugnare un avviso relativo a un periodo già definito con rottamazione?
    Se l’avviso di accertamento riguarda imposte diverse o maggiori rispetto al carico rottamato, è comunque impugnabile. Tuttavia, il carico rottamato non può più essere contestato perché è stato definito. Occorre analizzare l’oggetto dell’avviso e verificare se rientra nella definizione.
  20. L’avv. Monardo può assistermi anche se la mia impresa di pulizie ha sede in un’altra regione?
    Sì. L’avv. Giuseppe Angelo Monardo coordina un team di professionisti a livello nazionale e può seguire i tuoi interessi in tutta Italia, rappresentandoti davanti a tutte le Corti di giustizia tributaria e curando l’assistenza anche in modalità telematica.

Simulazioni pratiche e numeriche

Per comprendere meglio come funzionano le difese e le definizioni, analizziamo alcuni esempi ipotetici.

Esempio 1: Contestazione di ricavi presunti e deduzione dei costi

Scenario: la società Pulix S.r.l. dichiara un volume d’affari IVA di 500.000 € per il 2022. A seguito di verifica, l’Agenzia ricostruisce ricavi per 800.000 € applicando un ricarico medio del settore del 35 %. In mancanza di documenti, disconosce costi per 200.000 € e recupera IVA per 66.000 € (22 % su 300.000 €) oltre a IRES e IRAP per 80.000 €. Applicando la sanzione del 90 %, richiede ulteriori 66.000 € di sanzioni e 4.000 € di interessi.

Difesa:

  1. Verifica termini di emissione e notifica dell’avviso. Se l’avviso è emesso oltre il termine, l’atto è nullo.
  2. Contestazione della percentuale di ricarico: l’azienda dimostra, tramite documenti interni e testimonianze, di aver praticato sconti perché ha ottenuto un appalto a prezzo ridotto. Si producono preventivi, contratti e fatture dei fornitori per dimostrare che i costi sono superiori a quelli medi e giustificano un margine minore.
  3. Deduzione dei costi non documentati: benché alcune fatture siano smarrite, si producono ordini di acquisto, note interne, dichiarazioni degli addetti e prove presuntive della spesa (transazioni bancarie). Si richiamano le Sezioni Unite che consentono la deduzione anche in mancanza di documenti.
  4. Si chiede l’annullamento o la riduzione dell’atto e, in subordine, si propone l’accertamento con adesione, riducendo le sanzioni a 22.000 € e ottenendo la rateazione.

Esito: la Corte di giustizia tributaria annulla la parte eccedente la ricostruzione dei ricavi e riconosce la deduzione dei costi, riducendo il recupero IVA a 22.000 €. L’azienda paga l’imposta dovuta e aderisce alla definizione agevolata per sanzioni e interessi.

Esempio 2: Errata applicazione del reverse charge

Scenario: la ditta individuale Linda Pulizie emette nel 2023 fatture senza IVA applicando il reverse charge per servizi di pulizia di macchinari industriali in un’officina. L’Agenzia contesta che l’oggetto del servizio non rientrava tra le prestazioni di pulizia di edifici e recupera IVA per 10.000 € con sanzione del 90 % e interessi.

Difesa:

  1. Dimostrare che i macchinari erano installati stabilmente nell’officina e costituivano parte integrante dell’edificio; quindi, la pulizia rientrava nelle prestazioni soggette a reverse charge. Produrre fotografie, contratti e perizie.
  2. Richiamare la neutralità dell’IVA: il committente ha comunque autofatturato e versato l’imposta, quindi non c’è danno erariale. L’amministrazione deve limitarsi alla sanzione formale ridotta.
  3. Proporre il ravvedimento operoso con sanzione ridotta se l’errore è riconosciuto.

Esito: in sede di adesione, l’ufficio riconosce l’oggettiva incertezza normativa e accetta di ridurre la contestazione all’aspetto formale, annullando l’IVA recuperata e riducendo le sanzioni a 1.000 €.

Esempio 3: Rottamazione e estinzione del giudizio

Scenario: la società EcoClean S.p.A. riceve nel 2024 un avviso di accertamento per 200.000 € di IVA e IRAP riferiti al 2017. Propone ricorso e la causa è fissata in udienza nel 2026. Nel frattempo viene emanata la rottamazione‑quinquies che consente di definire i carichi affidati all’agente della riscossione fino al 31 dicembre 2023.

Strategia:

  1. Verificare che il debito sia stato affidato a ruolo e rientri nel periodo previsto;
  2. Presentare la dichiarazione di adesione alla rottamazione entro la scadenza;
  3. Sospendere il giudizio comunicando alla Corte la volontà di aderire e depositando la dichiarazione;
  4. Pagare la prima rata (o unica rata) entro i termini.

Esito: dopo il versamento della prima rata e la documentazione al giudice, il procedimento si estingue automaticamente e la sentenza non ha più effetto . EcoClean risparmia circa 70.000 € di sanzioni e interessi.

Conclusione

L’accertamento fiscale è un evento delicato e potenzialmente devastante per un’impresa di pulizie. Tuttavia, come si è visto, esistono numerosi strumenti per difendersi efficacemente: il controllo dei termini di decadenza, la verifica della motivazione dell’atto, la valorizzazione del contraddittorio, la dimostrazione della genuinità dell’appalto, la possibilità di dedurre costi non documentati, le procedure di accertamento con adesione, mediazione e rottamazione. Le recenti sentenze della Cassazione offrono spunti importanti per sostenere che il contribuente ha diritto a una difesa effettiva e che le sanzioni devono essere proporzionate.

È fondamentale agire tempestivamente: ogni giorno è decisivo per presentare ricorso, proporre adesione o aderire a una definizione agevolata. Il supporto di professionisti esperti consente di trasformare un accertamento in un’opportunità per mettere in ordine la contabilità, chiudere pendenze e, se necessario, ristrutturare l’impresa attraverso procedure concorsuali o di composizione della crisi.

L’avv. Giuseppe Angelo Monardo, cassazionista, gestore della crisi da sovraindebitamento e esperto negoziatore, offre assistenza qualificata e tempestiva per aziende di pulizie e imprese di servizi. Con il suo staff multidisciplinare di avvocati e commercialisti, coordina difese a livello nazionale, analizza gli atti, valuta i vizi di forma e di sostanza, presenta ricorsi efficaci e guida i clienti nelle procedure alternative. Grazie all’esperienza nella gestione della crisi d’impresa e nelle trattative con l’Agenzia delle Entrate, lo studio è in grado di stoppare pignoramenti, ipoteche, fermi amministrativi e di proporre piani di rientro sostenibili.

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La consulenza fisica, a differenza di quella digitale, viene organizzata a partire da due settimane dal primo contatto.

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