Introduzione: perché l’intimazione di pagamento è un campanello d’allarme per il contribuente
L’intimazione di pagamento emessa dall’Agenzia delle Entrate‑Riscossione (AdER) è un atto formale gravoso: è l’ultimo avviso prima che l’ente creditore avvii misure esecutive come pignoramenti, ipoteche o fermi amministrativi. La normativa italiana prevede che, quando trascorre più di un anno dalla notifica della cartella di pagamento e l’espropriazione non è ancora iniziata, l’Agente della riscossione deve notificare un avviso che contiene l’intimazione ad adempiere entro cinque giorni, pena il pignoramento . In sostanza, l’intimazione serve a riattivare la procedura esecutiva e avvisa il debitore che il tempo per difendersi sta per scadere.
La Cassazione ha chiarito che ignorare l’intimazione equivale ad accettare il debito: dal 2025 la Suprema Corte, con diverse ordinanze, ha equiparato l’intimazione al vecchio avviso di mora, affermando che deve essere impugnata entro 60 giorni come gli altri atti esattoriali, pena la cristallizzazione della pretesa tributaria . Altre pronunce (Cass. n. 2616/2015 e Cass. n. 16743/2024) avevano considerato facoltativa l’impugnazione, ma l’orientamento attuale invita alla massima prudenza: contestare l’intimazione è la via più sicura per non precludersi la possibilità di eccepire prescrizione, decadenza o altri vizi dell’atto .
Perché questo tema è importante nel 2026? L’Agenzia delle Entrate‑Riscossione continua a notificare intimazioni relative a cartelle emesse negli anni passati. Nel frattempo, il legislatore ha introdotto importanti novità normative: il Decreto legislativo n. 110/2024 prevede il discarico automatico dei ruoli dopo cinque anni, il nuovo Testo unico della giustizia tributaria (D.Lgs. 175/2024) ha riordinato le regole del contenzioso, e numerose leggi di bilancio e “rottamazioni” hanno aperto opportunità per definire i debiti. Inoltre, la giurisprudenza della Corte di Cassazione nel 2025 ha segnato un cambio di rotta sull’impugnabilità dell’intimazione. Tutto ciò rende necessario un approfondimento aggiornato e sistematico, orientato alla difesa del contribuente.
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Grazie all’esperienza maturata nel contenzioso tributario e nella difesa contro pignoramenti e fermi, l’Avv. Monardo e il suo staff sono in grado di valutare immediatamente la legittimità dell’intimazione e individuare la strategia più efficace per proteggere il patrimonio del contribuente. Se hai ricevuto un’intimazione di pagamento, contatta subito l’Avv. Giuseppe Angelo Monardo per una valutazione legale personalizzata: potrai scoprire se il debito è prescritto, se l’intimazione è illegittima e quali soluzioni giudiziali o stragiudiziali si possono attivare .
1. Contesto normativo: cos’è l’intimazione di pagamento e quando è necessaria
1.1 La riscossione coattiva e l’articolo 50 del DPR 602/1973
La riscossione coattiva delle imposte è disciplinata dal DPR 29 settembre 1973, n. 602. L’articolo 50, al comma 2, stabilisce che, se l’espropriazione forzata non è avviata entro un anno dalla notifica della cartella di pagamento, l’Agente della riscossione deve notificare al debitore un avviso contenente l’intimazione ad adempiere entro cinque giorni . Questo avviso è redatto secondo un modello approvato dal Ministero delle Finanze e conserva efficacia per un anno . In mancanza di questa intimazione l’espropriazione è illegittima e il pignoramento può essere annullato .
In pratica, l’intimazione è un atto propedeutico all’esecuzione forzata: riattiva la procedura esecutiva quando è passato oltre un anno dalla cartella. Senza l’intimazione, eventuali pignoramenti sarebbero nulli. Questo rende l’avviso un atto autonomo: deve contenere gli estremi della cartella o dell’atto esecutivo, l’indicazione delle somme dovute, l’intimazione ad adempiere entro cinque giorni e la minaccia di espropriazione . La notifica può avvenire tramite PEC, raccomandata A/R o messo notificatore.
1.2 Atti impugnabili e termine per proporre ricorso: art. 19 e 21 del D.Lgs. 546/1992
Il decreto legislativo n. 546/1992 regola il contenzioso tributario. L’articolo 19 elenca gli atti impugnabili dinanzi alla giustizia tributaria: avviso di accertamento, avviso di liquidazione, provvedimento di irrogazione sanzioni, ruolo e cartella di pagamento, e altri atti adottati dal concessionario relativi alla riscossione. A seguito delle recenti sentenze della Cassazione, anche l’intimazione di pagamento è stata ritenuta assimilabile all’avviso di mora e quindi impugnabile .
L’articolo 21, comma 1, stabilisce che il ricorso deve essere proposto entro 60 giorni dalla data di notifica dell’atto . Il termine decorre dalla notifica della cartella o dell’intimazione e la proposizione di un ricorso in via amministrativa o giudiziale non interrompe i termini, salvo i casi previsti. Per le domande di rimborso, la proposizione del ricorso è ammessa in caso di silenzio dell’amministrazione dopo 90 giorni .
In sostanza, il contribuente ha 60 giorni per impugnare l’intimazione: trascorso questo termine l’atto diventa definitivo e non si potranno più sollevare eccezioni sulla prescrizione, la mancanza di notifica delle cartelle o altri vizi . La tempestività è dunque essenziale: consultare un professionista entro pochi giorni dalla notifica consente di valutare le ragioni di opposizione e depositare il ricorso in tempo.
1.3 Giurisprudenza sulla impugnabilità dell’intimazione e la cristallizzazione del debito
Negli anni la Corte di Cassazione ha oscillato tra diverse posizioni sull’impugnabilità dell’intimazione. Le pronunce più recenti hanno tuttavia assunto un orientamento rigoroso che impone prudenza:
- Cassazione n. 2616/2015: la Corte riteneva che l’intimazione non fosse espressamente menzionata dall’art. 19 tra gli atti impugnabili e che la sua impugnazione fosse facoltativa. Non proporre ricorso non precludeva la possibilità di eccepire vizi in sede di opposizione successiva.
- Cassazione n. 16743/2024: confermava che l’intimazione interrompe la prescrizione ma non rientra tra gli atti impugnabili ex art. 19; di conseguenza l’impugnazione era considerata una facoltà e non un onere .
- Cassazione n. 6436/2025: segna un cambio di rotta. La Corte qualifica l’intimazione di pagamento, prevista dall’art. 50 DPR 602/1973, come equiparabile all’avviso di mora di cui all’art. 46 dello stesso decreto e pertanto autonomamente impugnabile; afferma che la mancata impugnazione entro 60 giorni cristallizza la pretesa tributaria .
- Cassazione n. 20476/2025 e Cassazione n. 28706/2025: confermano la linea tracciata nel 2025, evidenziando che l’intimazione ha funzione sostanziale analoga all’avviso di mora e che il debitore che non propone ricorso non può successivamente far valere l’inesistenza della notifica delle cartelle o la prescrizione .
- Cassazione n. 35019/2025: ribadisce che la mancata impugnazione dell’intimazione rende definitivo il debito; la Corte richiama il principio di buona fede e di tutela dell’affidamento nei confronti dell’amministrazione tributaria, sottolineando che il contribuente deve reagire tempestivamente .
Queste pronunce hanno un impatto notevole: oggi la prudente difesa consiglia sempre di impugnare l’intimazione entro 60 giorni per evitare la cristallizzazione. Il fatto che la Corte si sia pronunciata più volte in maniera esplicita implica che la giurisprudenza ritiene l’intimazione un atto esecutivo vero e proprio, con la funzione di interrompere la prescrizione e riattivare la procedura. In assenza di ricorso, la pretesa si consolida e il debitore non potrà più eccepire vizi inerenti alle cartelle o alla prescrizione.
1.4 Le novità legislative degli ultimi anni: discarico automatico e nuove definizioni agevolate
Il contesto normativo della riscossione è in continua evoluzione. Negli ultimi anni il legislatore ha introdotto misure volte a ridurre i ruoli inesigibili e a offrire soluzioni agevolate ai debitori:
- Discarico automatico dei ruoli (D.Lgs. 110/2024, “Decreto riscossione”): dal 1° gennaio 2025, l’AdER deve restituire automaticamente al creditore i carichi non riscossi entro il 5º anno successivo alla loro iscrizione a ruolo . Il discarico mira a pulire i ruoli da crediti ormai difficilmente esigibili. Tuttavia, non estingue il debito: il creditore può ancora recuperarlo direttamente o riaffidarlo all’Agente della riscossione . Alcuni crediti (risorse proprie UE, recupero aiuti di Stato, danni erariali) sono esclusi dal discarico ; inoltre, il termine è sospeso durante i piani di rateizzazione o le definizioni agevolate .
- Testo unico della giustizia tributaria (D.Lgs. 175/2024): ha riordinato la disciplina del contenzioso, confermando il termine di 60 giorni per proporre ricorso e specificando le regole per la costituzione in giudizio .
- Definizioni agevolate (“rottamazione-quater” e successive): la legge di bilancio 2023 (L. 197/2022) e la legge 100/2023 hanno introdotto la rottamazione-quater, consentendo il pagamento delle cartelle affidate fino al 30/6/2022 in un massimo di 18 rate in cinque anni, senza sanzioni né interessi di mora. La legge 18/2024 ha esteso i termini per il pagamento e introdotto ulteriori definizioni agevolate per le liti fiscali pendenti. Queste misure offrono opportunità al contribuente di estinguere il debito con abbattimento di sanzioni e interessi.
- Dilazione fino a 120 rate: l’art. 19 DPR 602/1973, come modificato dal D.Lgs. 36/2022 e successivi, prevede la possibilità di rateizzare le cartelle fino a 72 rate mensili, estendibili a 84 per debiti superiori a 120 mila euro e a 120 rate in casi di comprovata e grave difficoltà . Le rateizzazioni consentono la sospensione delle procedure esecutive con il pagamento della prima rata. La domanda di dilazione può essere presentata anche dopo la notifica di un’intimazione.
- Codice della crisi d’impresa e sovraindebitamento (Legge 3/2012 e D.Lgs. 14/2019): la riforma della crisi (entrata a regime nel 2022) consente a consumatori e imprenditori in difficoltà di proporre piani del consumatore, accordi di ristrutturazione o liquidazione controllata con esdebitazione. Le procedure avviano la sospensione delle azioni esecutive e possono portare alla cancellazione dei debiti residui . Per le imprese in crisi è stata introdotta la composizione negoziata dal D.L. 118/2021: il debitore può chiedere la nomina di un esperto che lo assista nella ricerca di un accordo con i creditori .
Queste norme influenzano direttamente la gestione delle intimazioni: il discarico può far sparire l’intimazione se il carico è molto datato; le definizioni agevolate consentono di chiudere il debito a condizioni vantaggiose; le procedure di sovraindebitamento permettono di bloccare l’esecuzione. Conoscere questi strumenti è fondamentale per scegliere la migliore difesa.
2. Procedura: cosa accade dopo la notifica dell’intimazione e quali sono i termini
2.1 Come avviene la notifica e come verificare la regolarità dell’atto
L’intimazione di pagamento viene notificata dall’Agente della riscossione tramite diversi canali: posta elettronica certificata (PEC), raccomandata A/R o tramite messo notificatore. Il contribuente deve prestare attenzione alla data di notifica, perché da essa decorrono sia i cinque giorni per evitare l’espropriazione sia i sessanta giorni per presentare ricorso. Alcune regole pratiche:
- Verificare la prova di notifica: se l’intimazione arriva via PEC, bisogna conservare le ricevute di accettazione e consegna. Se arriva tramite raccomandata, è necessario conservare l’avviso di ricevimento. Se notificata dal messo, questi deve redigere la relata di notifica. La giurisprudenza ha precisato che la contestazione della conformità di una copia informatica deve essere specifica: non basta affermare genericamente che l’atto è falso, occorre indicare le differenze rispetto all’originale .
- Controllare il contenuto dell’atto: l’intimazione deve indicare gli estremi della cartella o dell’atto a cui si riferisce, la somma dovuta, il termine di cinque giorni per pagare e la minaccia di espropriazione . Se mancano elementi essenziali (ad esempio l’indicazione della cartella o l’importo) l’atto è nullo e impugnabile.
- Verificare il rispetto del termine annuale: occorre controllare quando è stata notificata la cartella di pagamento originaria. L’art. 50 prevede che, se l’esecuzione non è iniziata entro un anno dalla cartella, occorre notificare l’intimazione . Se l’intimazione arriva prima che sia trascorso l’anno, o se arriva oltre un anno e non consente 5 giorni per pagare, l’atto è illegittimo e può essere annullato.
- Valutare la continuità: l’intimazione conserva efficacia per un anno dalla notifica . Se l’AdER non avvia l’espropriazione entro quell’anno, deve notificare una nuova intimazione. È frequente ricevere più intimazioni relative allo stesso debito; bisogna verificare la data di ciascuna e accertare se si è superato il termine.
2.2 I cinque giorni per evitare l’espropriazione forzata
L’intimazione ordina di pagare le somme entro cinque giorni dalla notifica . Questo termine brevissimo serve a evitare misure esecutive: se il debitore versa integralmente o chiede una rateizzazione e paga la prima rata, l’ente non può procedere. È consigliabile agire tempestivamente, perché dopo i cinque giorni l’Agente può avviare l’espropriazione senza ulteriore preavviso.
Alcune azioni possibili entro i cinque giorni:
- Pagamento integrale: estingue il debito e impedisce l’esecuzione.
- Richiesta di rateizzazione: come previsto dall’art. 19 DPR 602/1973, la domanda può essere presentata anche dopo la notifica dell’intimazione; con il pagamento della prima rata la procedura è sospesa .
- Istanza di sospensione: il contribuente può chiedere all’Agente la sospensione del carico per varie ragioni (nullità dell’atto, prescrizione, decadenza, condono, sgravio) allegando la documentazione. La richiesta non sospende automaticamente l’intimazione ma può evitare l’esecuzione se accolta.
- Avvio di procedure concorsuali o sovraindebitamento: la presentazione di un piano del consumatore o la domanda di accordo di ristrutturazione comporta la sospensione delle azioni esecutive .
2.3 I sessanta giorni per presentare ricorso e la costituzione in giudizio
Dalla notifica decorre anche il termine di 60 giorni per proporre ricorso alla Corte di giustizia tributaria competente. È fondamentale rispettare questo termine, perché la mancata impugnazione cristallizza la pretesa dell’ente . Ecco i principali passi procedurali:
- Valutazione professionale: entro pochi giorni dalla notifica, è opportuno rivolgersi a un professionista per analizzare l’intimazione, verificare gli eventuali vizi (prescrizione, decadenza, nullità) e decidere la strategia.
- Redazione del ricorso: il ricorso deve contenere l’indicazione del giudice competente, le generalità delle parti, l’oggetto della domanda, i motivi di impugnazione, l’indicazione dei mezzi di prova e la richiesta di sospensione. Deve essere sottoscritto digitalmente e notificato all’ente mediante PEC o ufficiale giudiziario. L’eventuale difetto di sottoscrizione rende il ricorso inammissibile .
- Notifica del ricorso e pagamento del contributo unificato: il ricorrente deve notificare l’atto all’Agente della riscossione e depositarlo presso la segreteria della Corte di giustizia tributaria. Al ricorso va allegata la copia della prova di notifica, la ricevuta del contributo unificato e la copia della cartella e dell’intimazione.
- Istanza di sospensione: nel ricorso è possibile chiedere la sospensione dell’esecuzione. La Corte decide sull’istanza con ordinanza motivata, anche inaudita altera parte nei casi d’urgenza. Se concessa, la sospensione blocca le procedure esecutive fino alla decisione nel merito.
- Costituzione in giudizio: l’ente resiste depositando memorie e documenti. Il processo si svolge con rito scritto, salvo richiesta di audizione. In caso di rigetto del ricorso, l’ente potrà procedere all’esecuzione; in caso di accoglimento, l’intimazione e le cartelle saranno annullate.
2.4 Espropriazione forzata e altri atti successivi
Trascorsi i cinque giorni senza pagamento o rateizzazione, l’Agente della riscossione può procedere con pignoramento presso terzi, pignoramento immobiliare o fermo amministrativo. L’intimazione funge da titolo esecutivo: la Corte di Cassazione ha chiarito che l’intimazione è equiparata all’avviso di mora e costituisce condizione per l’espropriazione .
- Pignoramento presso terzi: l’Agente notifica al datore di lavoro o alla banca un atto di pignoramento che impedisce il pagamento al debitore. Questo atto è impugnabile entro 20 giorni ai sensi degli artt. 615 e 617 c.p.c.
- Pignoramento immobiliare: l’AdER può iscrivere ipoteca sull’immobile e poi procedere al pignoramento. L’iscrizione di ipoteca è un atto autonomamente impugnabile entro 60 giorni.
- Fermo amministrativo: riguarda i veicoli; comporta il divieto di circolare fino al pagamento. Anche il fermo è impugnabile con ricorso tributario.
È importante ricordare che, dopo la notifica dell’intimazione, ogni atto successivo può essere contestato per vizi propri (ad esempio difetto di notifica) o per vizi dell’atto presupposto (l’intimazione), ma la possibilità di eccepire vizi della cartella si perde se non si è impugnata l’intimazione entro 60 giorni . Pertanto, impugnare l’intimazione consente di conservare tutte le difese.
3. Difese e strategie legali: come contestare, sospendere o definire il debito
Affrontare un’intimazione di pagamento richiede la valutazione di diversi profili: prescrizione, decadenza, vizi della notifica, vizi dell’atto, possibilità di definire il debito. Vediamo nel dettaglio le principali strategie.
3.1 Eccepire la prescrizione: termini e onere della prova
La prescrizione estingue il diritto all’esazione quando il credito non è esercitato entro un certo periodo. I termini variano a seconda del tributo:
- Tributi erariali (IRPEF, IVA, IRAP, contributi INPS): prescrizione ordinaria decennale (art. 2946 c.c.) perché sono crediti dello Stato.
- Tributi locali (IMU, TARI, TASI) e multe stradali: prescrizione quinquennale (art. 2948 c.c., n. 4), trattandosi di crediti periodici .
- Canone Rai e tassa automobilistica (bollo auto): prescrizione triennale (art. 2948 c.c., n. 4) secondo la giurisprudenza.
L’intimazione interrompe il termine prescrizionale, ma solo se è valida. Pertanto è importante verificare se, dalla notifica della cartella alla notifica dell’intimazione, sia decorso il termine prescritto. Ad esempio, se una cartella per multe stradali del 2015 non è stata mai notificata e si riceve un’intimazione nel 2026, è probabile che il credito sia prescritto. La prescrizione va eccepita nel ricorso: il giudice non può rilevarla d’ufficio.
La giurisprudenza ha chiarito che, se l’intimazione non è impugnata, il debito si cristallizza e la prescrizione non potrà più essere eccepita . È quindi fondamentale proporre ricorso per far valere la prescrizione.
3.2 Sollevare la decadenza e il vizio di notifica
Oltre alla prescrizione, il contribuente può eccepire la decadenza, cioè la perdita del potere di riscossione per mancato rispetto di termini perentori. Gli elementi principali:
- Art. 50 DPR 602/1973: se l’esecuzione non è iniziata entro un anno dalla cartella, l’intimazione è necessaria . Se l’Agente procede con pignoramento senza aver notificato l’intimazione, l’atto è nullo e va eccepito con opposizione agli atti esecutivi.
- Termine per iscrivere ipoteca: l’ipoteca deve essere iscritta entro un anno dalla notifica dell’intimazione; se decorre un anno senza esecuzione, l’ipoteca è nulla e va ripetuta.
- Decadenze di accertamento: se la cartella origina da un avviso di accertamento tardivo (ad esempio emesso oltre il 31 dicembre del quinto anno successivo al periodo d’imposta) l’intero procedimento è nullo.
La notifica dell’intimazione deve essere eseguita secondo le regole del codice di procedura civile e del DPR 602/1973. Sono frequenti vizi come: inesistenza o irripetibilità della relata; notifica a indirizzo PEC errato; mancata consegna all’effettivo destinatario; difetto di delega del messo notificatore. Il contribuente può eccepire la nullità della notifica che comporta la nullità dell’intimazione e dei successivi atti esecutivi.
3.3 Controllare la legittimità dell’atto e della cartella
L’intimazione si basa su una cartella o su un avviso di accertamento esecutivo. Occorre quindi verificare la legittimità del titolo originario:
- Notifica della cartella: va accertato se la cartella è stata effettivamente notificata. In molti casi il contribuente scopre l’esistenza del debito solo con l’intimazione. Se la cartella non è mai stata notificata o è stata notificata in modo irregolare, l’intimazione è nulla ma deve essere impugnata entro 60 giorni .
- Vizi formali: la cartella deve indicare gli estremi dell’atto presupposto (accertamento), il dettaglio delle somme iscritte a ruolo, il responsabile del procedimento. La mancanza di questi elementi comporta la nullità.
- Sgravio o definizione agevolata: bisogna verificare se il debito è stato sgravato in autotutela, condonato con una rottamazione, prescritto o definito con un accordo. Spesso l’AdER non aggiorna tempestivamente i ruoli e continua a notificare intimazioni per carichi già estinti.
- Duplicazione di ruoli: può capitare che lo stesso debito sia iscritto più volte. Confrontando l’intimazione con l’estratto di ruolo e le cartelle, si può verificare l’esistenza di errori contabili.
3.4 Sospendere o annullare il carico mediante istanza di autotutela
L’autotutela è un procedimento amministrativo che consente all’ufficio competente di annullare o sospendere, in tutto o in parte, gli atti illegittimi o errati. Il contribuente può presentare una richiesta motivata all’Agenzia delle Entrate‑Riscossione o all’ente creditore, allegando documenti che dimostrino vizi dell’intimazione o della cartella.
L’Agente può sospendere l’esecuzione in caso di:
- Sgravio emesso dall’ente creditore;
- Prescrizione o decadenza accertata dall’ente;
- Doppia iscrizione;
- Errore di persona (ad esempio omissione del codice fiscale);
- Annullamento o sospensione da parte del giudice.
La sospensione in autotutela non richiede il pagamento e consente di evitare l’espropriazione in attesa della decisione. Tuttavia, se l’Agente non risponde o rigetta l’istanza, è consigliabile presentare ricorso per evitare la decadenza.
3.5 Opposizione all’esecuzione e agli atti esecutivi
Se il pignoramento è già iniziato, il contribuente può proporre opposizione all’esecuzione (art. 615 c.p.c.) o opposizione agli atti esecutivi (art. 617 c.p.c.). Queste azioni sono trattate dal giudice dell’esecuzione e consentono di contestare la mancanza di titolo esecutivo (ad esempio perché l’intimazione è nulla) o i vizi formali dell’atto (pignoramento, precetto, atto di pignoramento presso terzi). È necessario depositare l’opposizione entro 20 giorni dalla notifica del pignoramento; la mancata proposizione dell’opposizione comporta la preclusione.
3.6 Accedere alle definizioni agevolate e alle rateizzazioni
Le definizioni agevolate consentono di estinguere i debiti fiscali con riduzione di interessi e sanzioni. Fra queste ricordiamo:
- Rottamazione-quater (Legge di bilancio 2023): pagamento delle cartelle affidate fino al 30/6/2022 in un massimo di 18 rate. Con il versamento della prima rata il carico si considera definito. L’intimazione su tali carichi viene sospesa.
- Definizione delle liti pendenti: permette di chiudere i contenziosi con pagamento di una percentuale del tributo a seconda del grado di soccombenza. La legge 18/2024 ha esteso i termini per aderire.
Inoltre, la rateizzazione (72, 84 o 120 rate) rappresenta uno strumento per diluire il pagamento nel tempo. La presentazione della domanda e il pagamento della prima rata sospendono l’esecuzione . È possibile presentare la domanda anche dopo aver ricevuto l’intimazione. In caso di decadenza da una rateizzazione, si può chiedere un nuovo piano se sono trascorsi almeno 24 mesi dall’ultima decadenza.
3.7 Procedure di sovraindebitamento e composizione negoziata
Per chi si trova in una situazione di sovraindebitamento, la Legge 3/2012 e il successivo Codice della crisi prevedono tre strumenti:
- Piano del consumatore (art. 12-bis L. 3/2012): il consumatore non imprenditore può proporre un piano per la ristrutturazione dei debiti con pagamento parziale; l’omologazione del giudice consente la sospensione delle esecuzioni e, all’esito positivo, la cancellazione del debito residuo .
- Accordo di ristrutturazione dei debiti (art. 10 L. 3/2012 e art. 57 CCII): consente al debitore (consumatore o impresa minore) di raggiungere un accordo con i creditori che deve essere approvato dal 60% dei crediti ammessi. Anche in questo caso le azioni esecutive sono sospese durante le trattative.
- Liquidazione controllata (art. 14-ter L. 3/2012): il debitore mette a disposizione il proprio patrimonio per soddisfare i creditori; al termine, ottiene l’esdebitazione (cancellazione dei debiti residui). Questa procedura è utilizzata quando non è possibile proporre un piano o un accordo.
Per le imprese in crisi, il D.L. 118/2021 ha introdotto la composizione negoziata: l’imprenditore può chiedere la nomina di un esperto che lo assista nel negoziare con i creditori per evitare il fallimento . L’accesso a tale procedura sospende le azioni esecutive. L’Avv. Monardo, come esperto negoziatore della crisi d’impresa, è in grado di assistere gli imprenditori in questo percorso.
4. Strumenti alternativi e opportunità: discarico, rottamazione, piani di rientro e oltre
4.1 Discarico automatico dei ruoli: opportunità e limiti
Il discarico automatico introdotto dal D.Lgs. 110/2024 rappresenta una novità di grande rilevanza. A partire dal 1° gennaio 2025, l’Agente della riscossione deve restituire i carichi non riscossi entro il quinto anno successivo all’affidamento . Ciò significa che, per un ruolo affidato nel 2019, se entro il 31 dicembre 2024 non sono state riscosse somme, l’AdER lo restituirà all’ente creditore nel 2025. Il discarico ha le seguenti caratteristiche:
- Non estingue il debito: il creditore può ancora esigere la somma, ad esempio tramite proprie strutture o affidandola di nuovo all’AdER . Tuttavia, la prescrizione continua a decorrere e, trascorso il termine, il credito si estingue.
- Esclusioni: sono esclusi dal discarico i carichi relativi a risorse proprie dell’UE, recupero aiuti di stato e danni erariali .
- Sospensioni: il quinquennio è sospeso durante la rateizzazione, i piani di pagamento agevolato e le definizioni agevolate . Quindi un carico rateizzato o rottamato non sarà discaricato finché il piano è in corso.
Il discarico offre due opportunità: da un lato alleggerisce il contribuente da intimazioni su ruoli molto vecchi, perché il carico torna all’ente creditore; dall’altro, se il credito non è prescritto, il contribuente può essere nuovamente destinatario di intimazioni. È perciò importante monitorare la prescrizione.
4.2 Rottamazione e saldo e stralcio: definizioni agevolate
Le definizioni agevolate (rottamazioni) consentono di estinguere i debiti con riduzione o annullamento di sanzioni e interessi. Negli ultimi anni si sono susseguite diverse versioni; la rottamazione-quater, introdotta dalla legge di bilancio 2023 e ulteriormente prorogata nel 2024, è la più recente. Principali caratteristiche:
- Ambito: riguarda i carichi affidati all’Agente della riscossione fino al 30 giugno 2022. Il contribuente può estinguere pagando solo l’imposta e gli interessi legali, senza sanzioni né interessi di mora.
- Piano di pagamento: è possibile rateizzare l’importo in un massimo di 18 rate, da versare in cinque anni. Il pagamento della prima rata determina l’estinzione delle procedure esecutive e impedisce nuove intimazioni sullo stesso carico.
- Vantaggi: riduzione consistente dell’importo dovuto; cancellazione di sanzioni e interessi di mora; sospensione delle azioni esecutive.
Oltre alla rottamazione, alcune leggi hanno introdotto un saldo e stralcio per soggetti in difficoltà economica, prevedendo il pagamento di una percentuale delle imposte e la cancellazione della parte restante. È necessario verificare se la propria situazione rientra nei requisiti (ISEE basso, reddito familiare, etc.). In ogni caso, quando si riceve un’intimazione su un carico rottamato, è possibile eccepire l’estinzione.
4.3 Rateizzazione ordinaria e straordinaria
La dilazione di pagamento è regolata dall’art. 19 DPR 602/1973. Le modalità principali sono:
- Rateizzazione ordinaria: fino a 72 rate mensili per debiti fino a 120 mila euro, con possibilità di proroga per gravi difficoltà. La domanda può essere presentata senza dover allegare il reddito (autodichiarazione).
- Rateizzazione straordinaria: 84 rate per debiti superiori a 120 mila euro; l’Agente richiede la documentazione sulla situazione economica.
- Rateizzazione “maxi”: fino a 120 rate (10 anni) in casi di grave e comprovata difficoltà; serve la garanzia ipotecaria o fideiussoria. La legge 18/2024 ha reso questa forma più accessibile, ampliando i casi di grave e comprovata difficoltà .
La domanda di rateizzazione può essere presentata anche online. Con il pagamento della prima rata si ottiene la sospensione delle procedure esecutive; tuttavia, se si decade dal piano (mancato pagamento di cinque rate anche non consecutive), l’Agente riprenderà l’esecuzione e occorrerà richiedere un nuovo piano dopo due anni.
4.4 Piani del consumatore, accordi di ristrutturazione ed esdebitazione
Le procedure previste dalla Legge 3/2012 sono strumenti strutturali per chi ha un indebitamento tale da non poter far fronte ai propri impegni. Offrono diversi vantaggi:
- Sospensione delle azioni esecutive e delle intimazioni durante la procedura;
- Possibilità di pagare una parte del debito in rapporto alla capacità di rimborso;
- Esdebitazione, ossia la cancellazione dei debiti non pagati al termine della procedura .
L’Avv. Monardo, come gestore della crisi da sovraindebitamento e professionista fiduciario di un OCC, può guidare il debitore nella scelta del percorso più adatto: piano del consumatore, accordo di ristrutturazione o liquidazione. L’esdebitazione permette di ripartire da zero e riacquistare la piena capacità economica.
4.5 Composizione negoziata della crisi d’impresa
Per le imprese in crisi, la composizione negoziata introdotta dal D.L. 118/2021 consente di avviare trattative con i creditori sotto la guida di un esperto indipendente nominato dalla Camera di commercio. È una procedura stragiudiziale che mira a evitare il fallimento e a preservare la continuità aziendale. L’adesione comporta la sospensione delle azioni esecutive e consente di negoziare un accordo anche con l’Agenzia delle Entrate .
5. Errori comuni da evitare e consigli pratici
Nonostante l’importanza dell’intimazione, molti contribuenti commettono errori che compromettono la loro difesa. Ecco i più frequenti e come evitarli:
- Ignorare l’intimazione: il peggiore degli errori. La Cassazione ha ribadito che la mancata impugnazione rende il debito definitivo . Anche se si ritiene che la cartella sia prescritta o non notificata, bisogna agire.
- Confondere la prescrizione con l’annullamento: ricevere un’intimazione su un debito prescritto non significa che il debito sia già cancellato; occorre eccepire la prescrizione nel ricorso. In caso contrario, la prescrizione non potrà essere fatta valere successivamente.
- Trascurare i termini: i cinque giorni per evitare l’espropriazione e i sessanta per proporre ricorso sono perentori. È necessario contattare un professionista tempestivamente.
- Non conservare le prove di notifica: la mancanza di PEC o di avviso di ricevimento può rendere difficile dimostrare la nullità della notifica. Conserva sempre le ricevute.
- Presentare istanze generiche: per ottenere la sospensione in autotutela o la vittoria in giudizio occorrono motivazioni precise, prove documentali e normative a sostegno. Il fai‑da‑te e i modelli standardizzati sono spesso inefficaci.
- Rinunciare alla rateizzazione: alcuni ritengono che chiedere la rateizzazione sia ammissione di colpa. In realtà, la richiesta non preclude di contestare il debito in sede giudiziaria; consente solo di evitare l’esecuzione immediata.
- Sottovalutare gli strumenti concorsuali: piani del consumatore, accordi di ristrutturazione ed esdebitazione sono strumenti potenti per risolvere una situazione di indebitamento strutturale. Spesso si arriva troppo tardi perché non se ne conosce l’esistenza.
- Rivolgersi a professionisti non specializzati: la materia della riscossione è complessa e in continua evoluzione. Affidarsi a un avvocato cassazionista con esperienza specifica consente di individuare soluzioni adeguate.
Consigli pratici
- Documenta tutto: conserva cartelle, intimazioni, ricevute di notifica, estratti di ruolo, pagamenti e comunicazioni con l’AdER. Sono indispensabili per costruire il ricorso.
- Verifica sempre i termini: annota la data di notifica e calcola i cinque giorni e i sessanta giorni; usa un calendario legale per non sbagliare.
- Controlla lo stato dei debiti: richiedi l’estratto di ruolo all’AdER e verifica quali carichi sono effettivamente dovuti, quali sono rottamati o prescritti.
- Valuta la prescrizione: per i tributi locali e le multe, spesso il termine quinquennale è già decorso; per i tributi erariali verifica se sono passati dieci anni senza atti interruttivi.
- Considera la composizione negoziata o il sovraindebitamento se i debiti sono ingenti e non sei in grado di pagare.
6. Tabelle riepilogative
6.1 Atti impugnabili e termini
| Atto o misura | Normativa di riferimento | Termine per ricorso | Note |
|---|---|---|---|
| Cartella di pagamento / ruolo | Art. 19, co. 1, lett. d) D.Lgs. 546/1992 | 60 giorni dalla notifica | Indica l’importo da versare e costituisce titolo per l’esecuzione; può essere impugnata per vizi propri (notifica, prescrizione, decadenza). |
| Intimazione di pagamento (avviso di mora) | Art. 50 DPR 602/1973; Cass. n. 6436/2025 | 60 giorni dalla notifica | Deve essere notificata se l’esecuzione non inizia entro un anno; equiparata all’avviso di mora; non impugnare cristallizza il debito. |
| Iscrizione di ipoteca | Art. 77 DPR 602/1973 | 60 giorni dalla notifica | La notifica dell’iscrizione è obbligatoria se il debito supera 20 mila euro; è atto autonomo impugnabile. |
| Fermo amministrativo | Art. 86 DPR 602/1973 | 60 giorni dalla notifica | Riguarda i veicoli; comporta il divieto di circolazione. |
| Pignoramento presso terzi | Artt. 543 e ss. c.p.c., art. 72-bis DPR 602/1973 | 20 giorni per opposizione agli atti esecutivi (art. 617 c.p.c.) | Atto mediante il quale l’AdER pignora stipendi, pensioni o conti bancari. |
| Pignoramento immobiliare | Artt. 602 e ss. c.p.c., art. 76 DPR 602/1973 | 20 giorni per opposizione (art. 617 c.p.c.) | L’ipoteca deve essere iscritta almeno 30 giorni prima del pignoramento; l’immobile adibito a prima casa non può essere pignorato se il debito non supera 120 mila euro. |
| Fermo dei beni mobili registrati | Art. 86 DPR 602/1973 | 60 giorni | Atto che vieta l’utilizzo di auto o altri mezzi; impugnabile dinanzi al giudice tributario. |
6.2 Termini di prescrizione dei principali tributi
| Tributo/Contributo | Termine di prescrizione | Norma | Note |
|---|---|---|---|
| Imposte sui redditi, IVA, IRAP, contributi INPS | 10 anni | Art. 2946 c.c. | Prescrizione ordinaria dei crediti dello Stato . |
| IMU, TARI, TASI, multe stradali | 5 anni | Art. 2948 c.c., n. 4 | Crediti di enti locali; spesso l’ente non notifica atti interruttivi e la prescrizione matura. |
| Canone Rai, bollo auto | 3 anni | Art. 2948 c.c., n. 4 | A parere della giurisprudenza; l’Agenzia può contestare, ma è difesa spesso accolta. |
6.3 Strumenti difensivi e soluzioni
| Strumento | Destinatari | Vantaggi | Limiti |
|---|---|---|---|
| Ricorso alla Corte di giustizia tributaria | Tutti i contribuenti | Consente di annullare l’intimazione e la cartella, sospendere l’esecuzione, far valere prescrizione, decadenza, vizi | Necessario presentare entro 60 giorni; richiede assistenza professionale; in caso di rigetto può seguire l’espropriazione |
| Istanza di sospensione in autotutela | Contribuenti che rilevano vizi evidenti | Possibilità di bloccare l’esecuzione senza contenzioso; costo limitato | L’Agente può rigettare l’istanza; non interrompe i termini per il ricorso |
| Opposizione all’esecuzione/atti esecutivi | Debitori già oggetto di pignoramento | Consente di contestare la validità del titolo o del pignoramento; può sospendere la procedura | Deve essere proposta entro 20 giorni; la competenza è del giudice dell’esecuzione |
| Rateizzazione | Contribuenti che vogliono pagare a rate | Sospensione dell’esecuzione, dilazione fino a 10 anni | Gli interessi continuano a maturare; decadenza se non si pagano 5 rate |
| Rottamazione e saldo e stralcio | Debitori con carichi inclusi nelle definizioni agevolate | Riduzione di sanzioni e interessi; sospensione dell’esecuzione | Richiede adesione entro termini stabiliti dalla legge; non sempre disponibile |
| Piano del consumatore/Accordo di ristrutturazione | Consumatori e piccoli imprenditori sovraindebitati | Sospensione di tutte le esecuzioni; possibilità di pagare solo una parte del debito; esdebitazione finale | Richiede l’intervento dell’OCC e l’omologazione del giudice; comporta costi procedurali |
| Composizione negoziata della crisi d’impresa | Imprenditori in crisi | Trattativa assistita con i creditori; tutela della continuità aziendale; sospensione delle esecuzioni | Serve un esperto nominato dalla Camera di commercio; richiede apertura alla negoziazione |
7. Domande frequenti (FAQ)
Di seguito una raccolta di domande frequenti che i contribuenti rivolgono quando ricevono un’intimazione di pagamento. Le risposte si basano su norme e sentenze aggiornate al 2026.
- Cos’è l’intimazione di pagamento dell’Agenzia delle Entrate‑Riscossione?
È un avviso con cui l’Agente della riscossione ordina al contribuente di pagare entro 5 giorni le somme iscritte a ruolo, avvertendolo che in mancanza procederà all’espropriazione . Serve a riattivare l’esecuzione quando è passato più di un anno dalla cartella . - L’intimazione è obbligatoriamente impugnabile?
Secondo l’orientamento attuale della Cassazione (ordinanze 6436/2025, 20476/2025, 28706/2025, 35019/2025) l’intimazione è equiparata all’avviso di mora e deve essere impugnata entro 60 giorni; altrimenti il debito si cristallizza . Altre pronunce precedenti ritenevano l’impugnazione facoltativa, ma la prudenza consiglia di proporre ricorso. - Che succede se non pago entro cinque giorni?
Trascorso il termine, l’AdER può procedere con pignoramento, iscrizione di ipoteca o fermo amministrativo. L’intimazione funge da titolo esecutivo, quindi l’espropriazione può iniziare immediatamente . - Quanto tempo ho per fare ricorso?
60 giorni dalla data di notifica . Il termine è perentorio: se scade, l’intimazione non può più essere impugnata e i vizi della cartella non saranno più deducibili . - Posso chiedere la rateizzazione dopo aver ricevuto l’intimazione?
Sì. La domanda di dilazione può essere presentata anche dopo la notifica. Con il pagamento della prima rata l’esecuzione è sospesa . - L’intimazione interrompe la prescrizione?
Sì, se è valida. L’atto di intimazione interrompe la prescrizione e fa decorrere un nuovo termine. Tuttavia, se l’intimazione è nulla o non impugnata, la prescrizione non può essere eccepita successivamente . - Posso eccepire la prescrizione se la cartella è molto vecchia?
Sì, la prescrizione va eccepita nel ricorso. I termini sono 10 anni per i tributi erariali, 5 anni per tributi locali e multe, 3 anni per bollo auto e canone Rai . - L’estratto di ruolo è impugnabile?
La Cassazione (Sezioni Unite n. 26283/2016) ha stabilito che l’estratto di ruolo è impugnabile solo se l’interessato dimostra un pregiudizio concreto. Dal 2025 la giurisprudenza richiede l’impugnazione dell’intimazione per contestare vizi della cartella; l’estratto di ruolo non basta. - Cosa succede se l’intimazione è stata notificata a un indirizzo errato?
La notifica è nulla. Occorre dimostrarlo nel ricorso allegando documenti (ad esempio visura anagrafica, certificato di residenza) che provino il domicilio corretto. La nullità della notifica travolge l’intimazione. - Ho pagato tramite rottamazione: perché ricevo ancora un’intimazione?
Spesso l’Agente non aggiorna i ruoli; se hai aderito a una definizione agevolata e hai pagato o stai pagando le rate, l’intimazione è illegittima. Devi presentare un’istanza di sospensione e allegare le ricevute di pagamento. Se l’AdER non revoca l’atto, occorre impugnare. - La cartella non mi è mai arrivata: posso impugnare l’intimazione?
Sì. La Corte ha chiarito che la notifica della cartella può essere contestata solo entro 60 giorni dall’intimazione . Se non impugni l’intimazione, perderai la possibilità di eccepire la mancata notifica. - È necessario un avvocato per presentare ricorso?
Per importi superiori a 3.000 euro, la difesa tecnica è obbligatoria. Inoltre, la materia è complessa: un avvocato cassazionista esperto in diritto tributario può individuare vizi che sfuggono ai non addetti ai lavori e redigere un ricorso efficace. - Quali documenti devo preparare per il ricorso?
L’intimazione, le cartelle di pagamento, le prove di notifica, eventuali avvisi di accertamento, l’estratto di ruolo aggiornato, le ricevute di eventuali pagamenti o definizioni agevolate, la documentazione che prova la prescrizione o la decadenza. - Posso impugnare l’intimazione anche se ho aderito a una rottamazione precedente?
Dipende. Se la rottamazione riguarda lo stesso carico e sei in regola con i pagamenti, l’intimazione è illegittima; occorre chiederne l’annullamento. Se invece la rottamazione riguarda altri carichi, puoi aderire alla rateizzazione per l’intimazione corrente. - Cosa comporta la cristallizzazione del debito?
La cristallizzazione implica che il debito diventa definitivo: non è più contestabile in merito alla legittimità, alla prescrizione o alla mancata notifica delle cartelle . L’AdER potrà procedere alle esecuzioni senza rischi di annullamento. - Il discarico automatico estingue il debito?
No. Il discarico rimuove il carico dai ruoli dell’AdER, ma il debito rimane e potrà essere richiesto dall’ente creditore . Può tuttavia essere un buon argomento per eccepire l’inerzia dell’ente e la prescrizione. - Le procedure di sovraindebitamento annullano anche i debiti fiscali?
Sì. I piani del consumatore, gli accordi di ristrutturazione e la liquidazione controllata consentono di ridurre o annullare i debiti fiscali con esdebitazione finale , purché il piano sia omologato dal giudice e l’AdER partecipi. - Cos’è la composizione negoziata?
È una procedura introdotta dal D.L. 118/2021 che consente all’imprenditore in crisi di negoziare con i creditori con l’assistenza di un esperto indipendente . Durante le trattative le azioni esecutive sono sospese. - Cosa devo fare subito dopo aver ricevuto l’intimazione?
Verifica la data di notifica, conserva la PEC o l’avviso di ricevimento, raccogli i documenti relativi al debito, consulta un professionista esperto (come l’Avv. Monardo). Non aspettare: i termini decorrono immediatamente. - L’intimazione è un precetto?
Ha funzione simile al precetto nel processo civile, ma è disciplinata dal DPR 602/1973. L’intimazione costituisce il titolo per procedere all’esecuzione se il debito non è pagato .
8. Simulazioni pratiche e casi reali
Per comprendere meglio come difendersi dall’intimazione, analizziamo alcune situazioni tipiche, con numeri e strategie applicate.
8.1 Esempio 1: cartella per imposta IRPEF 2015 prescritta
Scenario: il sig. Mario riceve nel gennaio 2026 un’intimazione per una cartella di pagamento relativa all’IRPEF 2015, notificata nel giugno 2016. L’intimazione arriva dopo quasi 10 anni. Mario non ha mai ricevuto alcun atto interruttivo.
Analisi: il termine di prescrizione per le imposte erariali è 10 anni. Dal 2016 al 2026 sono decorsi dieci anni; tuttavia la notifica dell’intimazione a gennaio 2026 è tardiva. Mario può eccepire la prescrizione nel ricorso, allegando la copia della cartella e dimostrando l’assenza di atti interruttivi intermedi. La mancata impugnazione entro 60 giorni comporterebbe la cristallizzazione del debito .
Strategia:
- Presentare ricorso entro 60 giorni eccependo la prescrizione decennale .
- Richiedere la sospensione dell’esecuzione.
- Verificare se il carico potrebbe essere discaricato nel 2026 (affidato nel 2016, discarico possibile nel 2021 ma sospeso se vi sono atti). In ogni caso, chiedere al giudice di dichiarare l’estinzione.
8.2 Esempio 2: cartella per TARI 2018 con notifica irregolare
Scenario: la sig.ra Anna riceve a marzo 2026 un’intimazione per TARI 2018. La cartella non le era mai arrivata; l’intimazione è stata notificata via PEC a un indirizzo non più attivo. Anna se ne accorge solo perché l’AdER invia un duplicato a mezzo raccomandata.
Analisi: la TARI è un tributo locale con prescrizione quinquennale. Inoltre, se la cartella non è stata notificata o è stata notificata a un indirizzo errato, l’intimazione è nulla. Anna ha diritto di eccepire la mancata notifica e la prescrizione, perché sono trascorsi più di cinque anni senza atti validi.
Strategia:
- Raccogliere documenti che provino il cambio di domicilio (residenza, PEC attiva e cessata).
- Impugnare l’intimazione entro 60 giorni, eccependo la nullità della notifica e la prescrizione quinquennale .
- In subordine, chiedere la rateizzazione se il debito risultasse comunque dovuto.
8.3 Esempio 3: rottamazione-quater e nuova intimazione
Scenario: l’impresa Alfa aderisce alla rottamazione-quater nel 2023 per cartelle relative a IVA e contributi. Paga regolarmente le prime 8 rate, ma a gennaio 2026 riceve un’intimazione per gli stessi carichi, con importo completo di sanzioni e interessi.
Analisi: la rottamazione estingue i carichi con il pagamento integrale delle somme dovute secondo il piano. L’intimazione è illegittima perché l’aderente è in regola con i pagamenti.
Strategia:
- Presentare un’istanza di sospensione in autotutela allegando le ricevute delle rate pagate.
- Se l’AdER non annulla l’intimazione, presentare ricorso entro 60 giorni chiedendone l’annullamento.
- Continuare a pagare le rate della rottamazione per non decadere.
8.4 Esempio 4: sovraindebitamento con piano del consumatore
Scenario: il sig. Carlo ha debiti per 150 mila euro derivanti da imposte non pagate, mutui e finanziamenti. Ha ricevuto diverse intimazioni e pignoramenti. Il suo reddito non consente di pagare, e i creditori hanno già avviato espropriazioni.
Analisi: Carlo può accedere alla procedura di piano del consumatore prevista dalla Legge 3/2012. Con l’assistenza dell’Avv. Monardo, può predisporre un piano di ristrutturazione basato sulla sua capacità reddituale.
Strategia:
- Presentare domanda all’OCC competente e nominare l’Avv. Monardo come gestore.
- Proporre un piano che preveda il pagamento di una quota (ad esempio il 30% dei debiti) in un arco di cinque anni.
- L’omologazione del giudice sospenderà le azioni esecutive, incluse le intimazioni, e a fine procedura il debito residuo sarà cancellato .
8.5 Esempio 5: impresa in crisi e composizione negoziata
Scenario: la società Beta, attiva nel commercio all’ingrosso, ha debiti fiscali e bancari per 800 mila euro. Ha ricevuto intimazioni e pignoramenti su conti correnti. Il fatturato è in calo ma l’azienda ha potenzialità di ripresa.
Analisi: Beta può accedere alla composizione negoziata della crisi d’impresa. Con l’assistenza di un esperto indipendente, può negoziare un accordo con i creditori, rinegoziare i debiti, richiedere un concordato o un accordo di ristrutturazione. Le intimazioni e le esecuzioni sono sospese durante la procedura .
Strategia:
- Presentare la domanda di composizione negoziata tramite la piattaforma telematica della Camera di commercio.
- Nominare l’esperto che coadiuvi l’impresa nel negoziare con l’AdER e gli altri creditori.
- Proporre una ristrutturazione del debito con dilazione e riduzione degli interessi.
- Evitare l’avvio di procedure concorsuali più invasive e salvaguardare l’attività.
9. Conclusione: agire subito per difendersi e proteggere il proprio patrimonio
L’intimazione di pagamento dell’Agenzia delle Entrate‑Riscossione è un atto da non sottovalutare. La normativa (art. 50 DPR 602/1973) impone l’invio dell’intimazione se l’esecuzione non inizia entro un anno dalla cartella ; la giurisprudenza della Cassazione del 2025 ha chiarito che l’intimazione è equiparata all’avviso di mora e deve essere impugnata entro 60 giorni, pena la cristallizzazione della pretesa . Ignorare l’atto significa perdere per sempre la possibilità di eccepire prescrizione, decadenza o vizi della cartella.
Tuttavia, la legge offre al contribuente numerosi strumenti di difesa: è possibile verificare la regolarità della notifica, eccepire la prescrizione o la decadenza, presentare ricorso alla Corte di giustizia tributaria, chiedere la sospensione in autotutela, accedere alla rateizzazione o alle definizioni agevolate e, per chi è in difficoltà, ricorrere alle procedure di sovraindebitamento o alla composizione negoziata. La scelta dell’azione più efficace dipende dalla situazione concreta: un’analisi professionale è indispensabile.
L’Avv. Giuseppe Angelo Monardo e il suo team di avvocati e commercialisti sono pronti ad assistere imprenditori, professionisti e privati in ogni fase: dall’esame delle cartelle e delle intimazioni alla redazione di ricorsi, dalla negoziazione di piani di rientro all’attivazione di procedure concorsuali. Grazie alla competenza maturata come cassazionista, Gestore della crisi da sovraindebitamento e fiduciario di un OCC , l’avv. Monardo è in grado di individuare la strategia più adatta per bloccare l’esecuzione, ridurre il debito e proteggere il patrimonio.
Non aspettare che l’AdER proceda con pignoramenti, ipoteche o fermi amministrativi. Se hai ricevuto un’intimazione di pagamento o hai dubbi sulla legittimità delle tue cartelle, contatta subito l’Avv. Giuseppe Angelo Monardo per una consulenza personalizzata. Solo agendo tempestivamente potrai difendere i tuoi diritti e sfruttare a tuo favore le novità normative e giurisprudenziali.
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