L’accertamento fiscale per mancata svalutazione dei crediti deteriorati è una contestazione sempre più frequente nei confronti di imprese e professionisti, perché l’Agenzia delle Entrate tende a riqualificare come sopravvalutato il valore dei crediti iscritti in bilancio quando ritiene che fossero già inesigibili o di difficile recupero.
In questi casi il Fisco sostiene che il contribuente avrebbe dovuto svalutare o stralciare il credito, imputando la perdita a conto economico, e contesta la mancata deduzione fiscale della svalutazione o della perdita su crediti, con recupero a tassazione del reddito e applicazione di sanzioni e interessi.
Il rischio è concreto:
una valutazione ritenuta “non prudente” può trasformarsi in un accertamento oneroso, con effetti immediati sul carico fiscale e sulla solidità economica dell’impresa.
Molti si chiedono:
- “Quando un credito è davvero deteriorato?”
- “Sono obbligato a svalutare anche se sto ancora tentando il recupero?”
- “Conta il bilancio o la situazione reale del debitore?”
- “Il Fisco può sostituirsi all’imprenditore nelle valutazioni?”
- “Come posso difendermi da una riqualificazione retroattiva?”
È fondamentale chiarirlo subito:
la mancata svalutazione dei crediti non equivale automaticamente a violazione fiscale.
La valutazione dei crediti è discrezionale, tecnica e contestabile.
Cosa si intende per crediti deteriorati
Per crediti deteriorati si intendono, in generale:
- crediti verso clienti in ritardo nei pagamenti
- crediti verso soggetti in grave difficoltà economica
- crediti oggetto di procedure esecutive o concorsuali
- crediti di incerta esigibilità, ma non ancora definitivamente persi
La svalutazione rappresenta una stima prudenziale, non una certezza matematica.
Ed è proprio su questa stima che nascono molti accertamenti.
Cosa contesta il Fisco nella mancata svalutazione
Le contestazioni più frequenti riguardano:
- mancata svalutazione di crediti scaduti da lungo tempo
- mancato adeguamento del fondo svalutazione crediti
- iscrizione a bilancio di crediti ritenuti irrealistici
- assenza di azioni di recupero ritenute “significative”
- mancata rilevazione di perdite su crediti già compromessi
- scostamento tra valore contabile e valore “presunto” di realizzo
Ma non ogni credito scaduto è automaticamente da svalutare.
Perché l’Agenzia delle Entrate riqualifica la valutazione
Secondo l’Amministrazione finanziaria, la mancata svalutazione è indebita quando:
- il debitore è palesemente insolvente
- esistono elementi oggettivi di inesigibilità
- la permanenza del credito in bilancio appare strumentale
- la svalutazione avrebbe ridotto il reddito imponibile
- la valutazione è ritenuta non conforme al principio di prudenza
Tuttavia, il Fisco non può sostituirsi all’imprenditore nelle valutazioni economiche senza una motivazione solida.
Il rischio più grave: recupero a tassazione e sanzioni
Il vero pericolo è che:
- il reddito venga rideterminato al rialzo
- venga recuperata l’imposta non versata
- si applichino sanzioni rilevanti
- maturino interessi pluriennali
- l’accertamento diventi definitivo
Anche se il credito, nella sostanza, non è mai stato incassato.
L’errore più comune: considerare la svalutazione come “obbligatoria”
Molti contribuenti sbagliano quando:
- accettano l’accertamento senza analizzare la discrezionalità della stima
- non dimostrano le ragioni economiche della scelta contabile
- confondono la svalutazione con la perdita definitiva
- non documentano i tentativi di recupero
- rinunciano a una difesa tecnica
Nel diritto tributario, la valutazione economica non è automatica.
Svalutazione crediti e diritto tributario: il punto chiave
È essenziale sapere che:
- la svalutazione è una facoltà, non un obbligo assoluto
- la deducibilità fiscale segue regole specifiche
- la stima dipende da elementi concreti e documentabili
- l’incertezza del credito va valutata caso per caso
- l’onere della prova è dell’Amministrazione
- la discrezionalità imprenditoriale va rispettata
Se la scelta è coerente e motivata, l’accertamento è contestabile.
Quando l’accertamento per mancata svalutazione è difendibile
La difesa è particolarmente efficace quando:
- il credito era ancora oggetto di trattative o recupero
- non vi erano procedure concorsuali in corso
- il debitore non era formalmente insolvente
- la valutazione è coerente con il settore e la prassi
- l’atto è generico o basato su presunzioni
- manca una reale dimostrazione di inesigibilità
- non emerge alcun intento elusivo
In questi casi l’accertamento può essere annullato o ridimensionato.
Come costruire una difesa efficace
Una difesa corretta richiede:
- analisi dell’avviso di accertamento
- esame del bilancio e dei criteri di valutazione
- verifica dei principi contabili applicati
- ricostruzione della posizione del debitore
- documentazione delle azioni di recupero
- dimostrazione della ragionevolezza della stima
- contestazione delle presunzioni automatiche
- argomentazioni giuridiche puntuali
- impugnazione nei termini
È una difesa tecnica, economica e giuridica insieme.
Accertamento e rischio esecutivo
Se l’accertamento non viene contestato:
- diventa definitivo
- le imposte si consolidano
- le sanzioni si cristallizzano
- partono azioni di riscossione
- il danno economico diventa irreversibile
Agire subito è fondamentale.
Cosa fare subito se ricevi un accertamento
Se ricevi un accertamento per mancata svalutazione dei crediti:
- non accettare automaticamente la riqualificazione
- non pagare senza un’analisi tecnica
- verifica la reale situazione dei crediti
- ricostruisci la logica di bilancio adottata
- raccogli documentazione contabile e contrattuale
- valuta la proporzionalità delle sanzioni
- prepara una difesa specialistica
- valuta ricorso e sospensione
Il tempo è un fattore decisivo.
Il ruolo dell’Avvocato Monardo
L’Avvocato Monardo, cassazionista, opera con competenza qualificata nel contenzioso tributario, assistendo imprese e professionisti in accertamenti fiscali per mancata svalutazione dei crediti deteriorati, contrastando recuperi indebiti e valutazioni fiscali sostitutive di quelle imprenditoriali.
Può intervenire per:
- contestare l’accertamento fiscale
- difendere le scelte di bilancio
- dimostrare la correttezza della valutazione dei crediti
- ridurre o annullare sanzioni e interessi
- bloccare la riscossione
- tutelare patrimonio e continuità aziendale
Agisci ora
La mancata svalutazione di un credito deteriorato
non è automaticamente una violazione fiscale.
Ma un accertamento non difeso correttamente può trasformarsi in un grave danno economico.
Se l’Agenzia delle Entrate ti contesta la mancata svalutazione dei crediti,
richiedi una consulenza riservata con l’avvocato Monardo e difenditi subito, prima che una scelta contabile legittima venga trasformata in un debito fiscale definitivo.
Introduzione
Gli imprenditori spesso si trovano a dover registrare in bilancio crediti verso clienti per forniture o servizi non incassati. In questi casi l’azienda può decidere di svalutare tali crediti (cioè ridurne il valore contabile) o di stralciarli come perdite su crediti. Tali operazioni sono ammesse in contabilità civilistica per riflettere la realtà economica e garantire la veridicità del bilancio . Tuttavia, in sede di accertamento fiscale l’Agenzia delle Entrate può contestare la deducibilità delle svalutazioni o perdite su crediti, ipotizzando che mancassero i presupposti (per esempio elementi certi sulla inesigibilità del debito) o che il credito fosse inesistente (fittizio). Il contribuente (impresa o professionista) sottoposto a verifica deve pertanto sapere come difendere la propria posizione con efficacia .
Questo approfondimento, aggiornato al 12 gennaio 2026, fornisce gli strumenti normativi e giurisprudenziali per orientarsi nell’accertamento fiscale relativo alla mancata svalutazione di crediti deteriorati. Illustreremo le regole civilistiche e fiscali applicabili, le contestazioni tipiche dell’Amministrazione finanziaria, le difese possibili (fase pre-contenziosa e contenzioso tributario) e i risvolti sanzionatori e penali. Il taglio è operativo e rivolto in particolare agli imprenditori (ma anche professionisti e privati) e ai loro avvocati difensori, con esempi pratici, simulazioni numeriche, tabelle di riepilogo e una sezione di FAQ.
Nozioni di base: crediti inesigibili, svalutazioni e perdite su crediti
- Credito inesigibile vs credito inesistente: Un credito inesigibile è un credito reale verso un cliente che, per eventi concreti (es. fallimento o insolvenza del debitore, irreperibilità, prescrizione, ecc.), si ritiene non sarà incassato . Un credito inesistente invece è un credito creato artificialmente o privo di un effettivo presupposto economico (ad es. una vendita mai avvenuta) . Nel primo caso il credito è reale ma dubbio, nel secondo è totalmente fittizio. Dal punto di vista del contribuente “debito” è il valore fiscale che rischia di dover versare se la deduzione di un credito inesistente non viene ammessa .
- Svalutazione di crediti: In bilancio civilistico, la svalutazione riduce il valore del credito per tener conto del rischio di mancato incasso . Si iscrive un accantonamento (il fondo svalutazione crediti) che rettifica il valore dell’attivo, riportando i crediti al loro presumibile realizzo . La svalutazione può essere parziale (solo una quota del credito) o totale (valore del credito = zero). La svalutazione integrale non equivale a cancellare il credito dal bilancio: il credito rimane iscritto a valore zero .
- Perdita su crediti (stralcio contabile): Si ha una perdita su crediti quando il credito è considerato definitivamente irrecuperabile e viene rimosso dall’attivo di bilancio . Esempi tipici sono un credito coperto da fallimento del debitore senza recupero, o una transazione finale che estingue con un importo più basso e fa sì che nulla o quasi verrà riscosso. Contabilmente il credito viene stralciato e si riconosce un costo (sfruttando eventualmente l’eventuale fondo svalutazione residuo). In sintesi: svalutazione = perdita solo potenziale / probabile, perdita = credito definitivamente perso . Come rilevato di recente dalla Cassazione, “si ha perdita del credito quando esso è divenuto (alla stregua di un giudizio prognostico) definitivamente inesigibile; la svalutazione … ne presuppone una perdita (solo) potenziale, probabile, ma non (ancora) certa e definitiva” . Questa distinzione è cruciale: il fisco tratta in modo diverso la perdita definitiva e la svalutazione preventiva di un credito.
- Svalutazione integrale (“a zero”) e contestazioni fiscali: Se l’impresa valuta un rischio elevato, può svalutare completamente un credito (portandolo a zero) anche prima di averlo perso definitivamente. In passato l’Agenzia a volte contestava che ciò equivalesse a una deduzione anticipata della perdita senza i presupposti richiesti. Tuttavia la giurisprudenza più recente ha chiarito che la svalutazione integrale è lecita se basata su un serio rischio di inesigibilità “ragionevolmente prevedibile ma non ancora definitivo” . In altre parole, un’anticipazione contabile della perdita (svalutazione 100%) è ammessa purché, quando poi il credito sarà definitivamente perso, l’importo non venga nuovamente dedotto (si evita così la doppia deduzione) . Occorre comunque dimostrare la solidità della previsione di mancato incasso che ha giustificato la svalutazione.
- Crediti “inesistenti” in ambito tributario: Nella terminologia fiscale un credito inesistente è un credito documentato che non corrisponde a un’esistenza reale o è privo dei requisiti per la deducibilità. Ad esempio, crediti iscritti in contabilità tramite fatture false o operazioni solo apparenti sono considerati inesistenti. L’Agenzia contesterebbe che la svalutazione (o perdita) di un credito inesistente equivale a dedurre una perdita indetraibile, giustificata da circostanze non reali .
Questi concetti fondamentali saranno utili per capire le regole di deducibilità e le contestazioni possibili. In particolare, il criterio fiscale per dedurre le perdite su crediti richiede sempre elementi certi e precisi che giustifichino la perdita (come evidenziato dalla Cassazione ), mentre le svalutazioni di bilancio sono ammesse entro limiti prefissati (si veda oltre).
Normativa fiscale di riferimento sulle perdite e svalutazioni
Le regole fiscali sulla deduzione di perdite e svalutazioni di crediti sono contenute principalmente nel Testo Unico delle Imposte sui Redditi (TUIR) . In particolare:
- Art. 101 comma 5 TUIR (perdite su crediti commerciali): stabilisce che le perdite su crediti derivanti dall’inesigibilità di crediti commerciali sono deducibili se risultano da elementi certi e precisi. In sintesi, il credito deve essere effettivamente perduto (definitivamente inesigibile) e il contribuente deve avere prove affidabili della perdita . Il comma 5 introduce anche deroghe: sono deducibili anche le perdite relative a crediti verso società sottoposte a procedure concorsuali, e automatiche quelle su crediti di entità modesta (inferiori a €2.500 per imprese ordinarie, €5.000 per grandi imprese) .
- Art. 106 TUIR (svalutazioni di crediti): disciplina la deduzione delle svalutazioni e accantonamenti a fondi rischi su crediti. Le imprese possono dedurre fiscalmente, con modalità forfettarie, le svalutazioni iscritte in bilancio ai fini civilistici. Il TUIR prevede un limite complessivo pari al 5% del valore nominale o di acquisto dei crediti esistenti a inizio esercizio: fino a quel limite è possibile dedurre tutte le svalutazioni operate . Se in un esercizio la quota complessiva degli accantonamenti supera il 5%, concorre a formare reddito imponibile solo l’eccedenza rispetto a tale soglia . In altre parole, il fondo svalutazione fiscale creato include tutte le svalutazioni dedotte negli anni fino al 5% del totale crediti; una volta superata tale soglia, l’eventuale eccesso viene portato in aumento del reddito.
- Art. 109 TUIR: disciplina profili IRAP legati agli accantonamenti; nel caso di istituti bancari e assicurativi prevede trattamenti particolari, ma per le imprese ordinarie la rilevanza IRAP delle svalutazioni non è generalmente rilevante (per le aziende non finanziarie, l’IRAP è basata sul valore della produzione e non considera componenti reddituali come perdite su crediti).
- Modifiche legislative recenti: Negli ultimi anni la normativa è stata spesso aggiornata. Ad esempio, il D.Lgs. 147/2015 (c.d. “decreto internazionalizzazione”) ha riformato l’art. 101 comma 5 TUIR allineando i criteri fiscali ai principi contabili internazionali (IFRS). Le leggi di bilancio successive hanno confermato e in qualche caso limato questi criteri. In generale, come ha osservato la Cassazione, la disciplina fiscale degli artt. 101, 106 e 109 TUIR si è consolidata con l’obiettivo di introdurre maggiore certezza nella determinazione del reddito imponibile .
- Prassi dell’Agenzia delle Entrate: Oltre alla legge, rilevano anche le circolari e risoluzioni di prassi che chiariscono l’applicazione. Ad esempio, la Risoluzione n. 65/E del 8 giugno 2017 dell’Agenzia ha spiegato come il limite del 5% va calcolato sul totale delle svalutazioni effettivamente dedotte , confermando il criterio forfettario (senza indagini puntuali sulla singola esigibilità) . In precedenza, la Circolare AE 26/E/2013 aveva già fornito indicazioni su come coordinare art.101 e 106. È utile tener presenti anche le risposte a interpelli e la prassi consolidata (ad es. Risoluzione 342/E/2021) che chiariscono tempi e modalità di deduzione .
- Principi contabili di riferimento: A livello civilistico, il principio OIC 15 prevede come regola generale la costituzione di un fondo svalutazione per tenere conto delle scarse possibilità di incasso . Il Codice Civile (art. 2426) impone di iscrivere i crediti al valore di realizzo. Sebbene il TUIR non segua pedissequamente le regole civilistiche (introduce i limiti forfettari del 5%), la conformità con i bilanci civilistici costituisce di solito un elemento favorevole nella difesa fiscale.
In breve, per le imprese ordinarie (non finanziarie) la deduzione fiscale si basa sul rispetto simultaneo di due condizioni: (i) sussistenza di un credito reale e perduto (o di un serio rischio di perdita nel caso di svalutazione) e (ii) prova degli elementi “certi e precisi” che giustificano la perdita , sempre entro i limiti quantitativi previsti dalla legge (5% del totale crediti per le svalutazioni) .
Modalità di accertamento e contestazioni tipiche
Durante una verifica fiscale, l’Amministrazione finanziaria può esaminare i bilanci e le dichiarazioni dell’impresa e sollevare accertamenti in base alle sue osservazioni su crediti e relative perdite. Le contestazioni più comuni in materia di perdite su crediti riguardano i seguenti aspetti:
- Esistenza del credito: l’Ufficio può asserire che il credito in bilancio non era reale o riscontrabile. In altre parole, può dubitare che la cessione di beni/servizi sia avvenuta o che il documento fiscale esista, equiparando il credito a uno fittizio. In tali casi il fisco potrebbe sostenere che si tratti di crediti inesistenti, indeducibili per definizione. Spesso queste contestazioni nascono in presenza di fatture emesse verso società di comodo o gruppi stranieri (es. società di fatto inesistenti) o quando sono evidenti incongruenze documentali.
- Mancanza di elementi certi e precisi: anche se il credito è reale, l’Ufficio può ritenere che non ci siano prove incontrovertibili dell’inesigibilità. Ad esempio, se il debitore non è formalmente fallito né ha subito procedure esecutive, il fisco può affermare che l’impresa non ha dimostrato “certamente” la perdita, soprattutto se non sono documentati solleciti, tentativi di recupero o pendenze giudiziali concrete. In tale ipotesi la contestazione è sulla base dell’art. 101 comma 5 TUIR, che richiede documenti e fatti oggettivi (es. atto giudiziario, certificato di fallimento, valutazione giurata) .
- Applicazione in anni diversi (errore di periodo): a volte il fisco sostiene che la perdita andava dedotta in un esercizio diverso. Per esempio, se l’impresa ha portato in deduzione una perdita su credito in bilancio del 2023, l’Amministrazione può sostenere che sarebbe stata deducibile già nel 2022 (quando il credito si è già manifestato come perduto), e viceversa. In questi casi la prassi indica che l’errore di anno non deve di per sé inficiare la deducibilità, purché in un anno o nell’altro sussistano gli elementi certi di inesigibilità . La legge prevede inoltre deroghe per piccoli crediti (sotto i 2.500/5.000 €) che possono essere dedotti immediatamente senza oneri documentali aggiuntivi .
- Credit aging o errori contabili: l’Ufficio verifica che l’impresa non abbia già “dedotto” la stessa perdita tramite fondi o altri meccanismi contabili. Ad esempio, in caso di utilizzo del fondo svalutazione crediti in contabilità anziché imputare subito la perdita, può emergere un disallineamento tra i tempi contabili e fiscali . La Corte di Cassazione, di recente, ha affermato che lo storno contabile di un fondo svalutazione dedotto nei limiti di legge non genera automaticamente una sopravvenienza attiva fiscale: in pratica, l’uso del fondo fiscale ammesso non si traduce in imposta se non si sforano i limiti dell’art.106 . Ciò significa che il semplice impiego del fondo (stornare il credito con il fondo) non fa scattare tassazione se la perdita non era certa.
In sintesi, in sede di verifica il fisco può accusare l’impresa di aver dedotto crediti inesistenti o di non aver fornito prove sufficienti della perdita di crediti reali . Spesso l’accertamento si concentra quindi su: validità e coerenza dei documenti contrattuali, congruenza delle registrazioni contabili e delle scritture, storicizzazione dei flussi creditizi, e verifica di ogni segnale di solvibilità del debitore.
Gli strumenti di difesa: documentazione e interlocuzione
Quando l’Agenzia solleva rilievi su perdite su crediti, il contribuente (e il suo avvocato difensore) devono innanzitutto organizzare tutta la documentazione probatoria utile. Ecco alcune linee guida operative:
- Contratti e documenti base: è fondamentale dimostrare che le operazioni commerciali siano avvenute. Vanno quindi prodotti contratti, ordini, bolle di consegna, fatture originali e ogni documento fiscale che attesti l’esistenza del credito. Inoltre, si possono fornire comunicazioni formali (lettere, PEC) con il debitore, piani di rientro, valutazioni di terze parti. Tutto ciò mostra che il credito era reale e non fittizio.
- Accertamento dell’inesigibilità: occorre dimostrare che il credito è effettivamente perduto. Utili sono certificati di fallimento o concordato del debitore, estratti catastali per provare irreperibilità, documenti che attestino l’esaurimento del patrimonio pignorabile, visure camerali aggiornate (cessazione di attività, cancellazioni, protesti). Spedire solleciti di pagamento e lettere di messa in mora è buona prassi: allegando tali comunicazioni si mostra che si è tentato il recupero. Se si dispone di relazioni di consulenti (es. legali, esperti) è opportuno allegarle per rafforzare la perizia dell’impresa.
- Coerenza con principi contabili: nei documenti di bilancio e contabili si deve evidenziare che la svalutazione o perdita è stata operata in base ai principi civilistici (es. OIC/IAS) di prudenza e correttezza. Le scritture contabili devono essere ordinate e conformi: ogni credito svalutato dovrebbe comparire nella contabilità come voce distinta, con il corrispondente fondo svalutazione. In pratica, un sistema contabile trasparente aiuta a dimostrare che non ci sono state manipolazioni mirate.
- Analisi temporale: è utile preparare una cronologia degli eventi salienti: quando è stata emessa la fattura, quando si sono verificate le difficoltà del debitore (fallimento, ritardo oltre termini), quando si è deciso di svalutare il credito, quando è stata presentata la dichiarazione con la deduzione. Ciò permette di controbattere tesi di “errore di competenza” mostrando che la scelta dell’esercizio di deduzione è stata motivata e documentata.
- Raccogliere precedenti giurisprudenziali e prassi: anche se non parte delle “prove”, citare in memorie difensive o ricorso le pronunce favorevoli (Cassazione, CTP, pareri di prassi) rafforza l’argomentazione giuridica. Ad esempio, si può ricordare la recente Cassazione n. 10408/2025 che ha legittimato la svalutazione integrale di un credito in presenza di un serio rischio di insolvenza, oppure la Ris. 65/E/2017 che spiega il calcolo del 5%. Fornire tali riferimenti dimostra che la posizione del contribuente ha basi giuridiche solide.
- Domande all’Amministrazione (richiesta di interpello o memoria): in alcuni casi può convenire formalizzare le proprie ragioni prima dell’atto di accertamento, per esempio con un interpello preventivo o con una memoria (istanza motivata) da presentare durante il contraddittorio scritto. Anche se non sempre risolutivi, questi strumenti permettono di esporre le prove raccolte e sollevare eventuali questioni di diritto al momento giusto.
In pratica, il difensore dovrà curare che l’avviso di accertamento sia il più documentato possibile. Se durante il controllo emergono contestazioni infondate (errori materiali, dati non aggiornati, crediti confusi tra conti diversi, ecc.), conviene segnalarlo tempestivamente. In ogni caso, il contribuente deve essere pronto a illustrare e documentare tutti gli elementi che supportano la legittimità della deduzione delle perdite su crediti .
Contenzioso tributario: dal ricorso alle prove
Se l’accertamento non si risolve con la fase di contraddittorio o precontenzioso, il contribuente (tramite l’avvocato) dovrà presentare ricorso alla Commissione Tributaria Provinciale (oggi Corte di Giustizia Tributaria di I grado) competente. Il ricorso deve essere redatto con cura, contenendo: descrizione dei fatti, motivi giuridici di impugnazione, prove, istanze. Alcuni punti essenziali:
- Struttura del ricorso: la memoria difensiva iniziale in sede tributaria deve includere i dati identificativi (C.T.P. competente, estremi dell’avviso, dati contribuente), l’esposizione dei fatti (pena esame da parte del giudice), e i motivi di diritto. È consigliabile articolare i motivi con titoli chiari: ad es. “Violazione art. 101 co.5 TUIR – Prova della perdita”, “Eccesso di potere per errore di fatto – il credito non era inesistente”, “Natura della sanzione – eccessiva o ingiustificata” ecc. In ciascun motivo si cita il quadro normativo (art. 101, 106 TUIR, art. 6 D.Lgs. 472/97 sulle sanzioni) e la giurisprudenza rilevante, collegandoli ai fatti del caso. Ad esempio, se il motivo è la prova insufficiente, si può scrivere: il credito era fondato su fattura regolare (si allega doc. A), il debitore risultava fallito (doc. B) e si sono effettuati ripetuti solleciti (doc. C), pertanto sussistono gli «elementi certi e precisi» richiesti dall’art.101 co.5 TUIR . Si evidenzia così come la norma fiscale sia stata rispettata.
- Prova e onere della prova: come regola di diritto tributario, nel contenzioso sulle perdite su crediti l’onere della prova spetta al contribuente . Ciò significa che è il ricorrente a dover portare in giudizio i documenti e le prove che dimostrano la fondatezza della deduzione. La Commissione Tributaria deve poi valutare tale materiale: se il contribuente produce contratti, visure, attestazioni che provano la perdita del credito, l’accertamento dell’Ufficio cadrà . È dunque cruciale allegare, fin dal ricorso, tutta la documentazione disponibile.
- Prove documentali: nel processo tributario sono ammesse libere prove documentali (contratti, fatture, corrispondenza commerciale, bilanci, visure, pareri tecnici, ecc.) . È buona prassi allegare, oltre ai documenti primari, anche:
- una perizia o relazione tecnica (magari di un consulente contabile o legale), che spieghi i criteri di valutazione dell’impresa e la ragionevolezza delle valutazioni di credito;
- estratti camerali o atti notarili che certificano lo stato del debitore;
- lettere raccomandate di sollecito, fogli di pagamento delle parcelle di legali per tentativi di recupero;
- documenti bancari (assegni insoluti, comunicazioni di banca).
L’articolazione del ricorso di solito prevede, dopo i fatti contestati, la petitum finale: la richiesta di annullamento totale o parziale dell’avviso (specificando se si chiede alternativamente la compensazione di un ammontare minore o la riduzione delle sanzioni per obiettiva incertezza ). Infine, si elencano i documenti allegati (la “lista allegati”) e si richiede che la causa sia trattata in pubblica udienza.
- Difesa orale e grado di giudizio: in fase di discussione orale (pubblica udienza), l’avvocato potrà richiamare ulteriori elementi, far valere precedenti giurisprudenziali e replicare alle obiezioni del giudice. Se la decisione è sfavorevole, sarà possibile appellare alla Commissione Tributaria Regionale e infine alla Corte di Cassazione (giustizia di legittimità tributaria). In ogni grado di giudizio la strategia difensiva rimane la stessa: dimostrare la verità sostanziale dei fatti, far valere le norme fiscali applicabili e portare giurisprudenza favorevole come supporto.
Tabella 1 – Principali ambiti di contestazione e riferimenti normativi
| Contesto di contestazione | Argomenti del Fisco | Riferimenti difesa principali |
|---|---|---|
| Credito inesistente o fittizio | In mancanza di prova, credito “non vero” (fattura falsa, cliente di comodo) | Contratti e documenti reali, cod. civil. art.2426, Cass. 10408/2025 sulla buona fede |
| Mancanza elementi certi e precisi | Insufficiente attività di recupero o prove (assenza di fallimento, solleciti mancanti) | Atti giudiziari (fallimento, decreto ingiuntivo), solleciti, testi di colleghi; Cass. 223/2024 sul grado di prova |
| Errore di competenza temporale | Perdita dedotta nell’anno sbagliato (es. prima invece di dopo fallimento) | Dimostrare l’intervenuta insolvenza in anno attuale; consulenza fiscale sulla circolare 26/E/2013 che ammette la flessibilità temporale |
| Uso del fondo svalutazione | Mancata tassazione dello storno del fondo; “sopravvenienza attiva” | Normativa art.106, Ris.65/2017, Cass. 6100/2024: stornare il fondo dedotto nei limiti non genera imposta |
Questa tabella riassume schemi tipici. Durante il procedimento tributario, ogni contestazione deve essere contrastata con deduzione di diritto (art.101/106 TUIR, circolari, ecc.) supportata da fatti documentati. Ad esempio, se l’Ufficio afferma che il credito non esiste, la strategia sarà presentare il contratto, la bolla di consegna e la prova del riconoscimento del debito (corrispondenza con il cliente) per dimostrare la realtà del rapporto commerciale. Se l’accertamento assume che la perdita non fosse certa, si ribadirà che il debitore è stato dichiarato fallito o irreperibile e che tutti i tentativi di incasso hanno avuto esito negativo.
Sanzioni e rischi penali
La mancata deduzione di una perdita su crediti contestata può avere pesanti conseguenze sanzionatorie e – nei casi gravi – penali. In particolare:
- Sanzioni amministrative: se l’Ufficio contesta l’infedeltà della dichiarazione (ad es. per essersi avvalsi di crediti inesistenti o per aver errato il periodo di deduzione), si applicano le sanzioni del D.Lgs. 472/1997. La sanzione ordinaria per dichiarazione infedele è pari al 90% delle imposte dovute sui maggiori redditi accertati. Se l’Agenzia ritiene che vi sia stata frode fiscale documentale (es. uso di fatture false per creare un credito artificiale), la sanzione può salire fino al 200% . Di solito, nel nostro contesto, l’evento contestato è un’irregolarità contabile, quindi si applica la sanzione del 90%. L’impresa dovrà calcolare l’imposta aggiuntiva dovuta (ad es. IRES al 24% sui redditi “ricostruiti”) e gli interessi, oltre alla sanzione.
- Reati tributari: nei casi più gravi il professionista può rendersi responsabile di reati fiscali, in particolare la dichiarazione infedele (art. 4 D.Lgs. 74/2000) o la dichiarazione fraudolenta mediante artifici (art. 2, 3 D.Lgs. 74/2000). Ad esempio, l’imputazione penale può scattare se è accertato che la perdita su crediti sia stata dedotta con dolo e mezzi fraudolenti: emissione di fatture false (art. 8 D.Lgs. 74/00), occultamento di scritture contabili (art. 10 ter), ecc. La stessa Cassazione ha richiamato che il legislatore esclude la punibilità per errori di mero apprezzamento tecnico, quindi se il contribuente ha un credito reale ma una deduzione errata di competenza, in linea di principio non si configura reato (art. 4 comma 1-bis D.Lgs.74/00) . Tuttavia, una volta trasmessa notizia di reato alla Procura (sovente se l’evasione contestata supera i 100.000 € ), spetta al pubblico ministero valutare la natura dell’illecito. È pertanto importante, durante il contenzioso tributario, difendere anche il profilo penale: depositare memorie ex art. 415-bis c.p.p. (per il processo penale) può argomentare che non c’è dolo ma solo legittime interpretazioni della legge (ad esempio evidenziando l’art.4, 1-bis D.Lgs.74/00 e la riforma sul falso in bilancio). In genere, si consiglia agli amministratori di cooperare il più possibile con il fisco prima che nascano sospetti di frode e, se necessario, concordare le somme dovute (ravvedimento) in modo da evitare l’avvio di un processo penale.
- Peculiarità dei crediti d’imposta: seppur non oggetto diretto di questo focus, vale la pena ricordare che l’uso di crediti d’imposta inesistenti (ad es. crediti IVA o bonus fittizi) è invece regolato da altre norme (art. 10-quater del DLgs.74/00 sulla compensazione indebita, credito d’imposta inesistente). In tali casi si applicano specifiche sanzioni (art. 10-quater) e anche qui si distinguono le nozioni di inesistente e non spettante per la punibilità .
Tabella 2 – Impatto fiscale: esempio di simulazione
| Voce | Con perdita dedotta (scenario corretto) | Senza perdita dedotta (accertamento) |
|---|---|---|
| Reddito netto imponibile ante-perdita | € 50.000 | € 50.000 |
| + Perdita su crediti 100.000 | – € 100.000 | + € 100.000 |
| = Reddito netto IRES | – € 50.000 (ipotetico “zero” imponibile) | € 150.000 |
| Imposta IRES (24%) | € 0 | € 36.000 |
| Sanzione (90%) | € 0 | € 32.400 (sui 36k) |
| Totale recupero (imposta + sanzione) | € 0 | € 68.400 |
Nota: nella simulazione, un’azienda aveva dedotto una perdita su crediti di €100.000 (scenario di sinistra), azzerando il reddito imponibile (reddito iniziale €50.000). Se la perdita viene invece disconosciuta dall’accertamento (scenario di destra), il reddito imponibile sale a €150.000, con €36.000 di imposta aggiuntiva (24% di 150k) e una sanzione del 90% (€32.400). L’importo complessivo da pagare salirebbe pertanto a ~€68.400. A queste somme si aggiungono gli interessi legali maturati per il ritardo di pagamento. Lo scostamento è evidente: un accertamento sbagliato può gravare pesantemente sulle casse aziendali, tanto da richiedere un’attenta strategia difensiva.
Domande e risposte frequenti (FAQ)
D: Cos’è un “credito inesistente” rispetto a uno “inesigibile”?
R: Un credito inesigibile è un credito reale per cui esistono elementi oggettivi di mancato incasso (ad es. fallimento del debitore, prescrizione, irreperibilità) . Un credito inesistente è invece artificiale, privo di riscontro economico, come una fattura emessa per una prestazione mai avvenuta . Nel primo caso la perdita può essere dedotta se documentata, nel secondo non è deducibile in quanto il credito non è mai esistito realmente .
D: Quando posso dedurre nel reddito una perdita su crediti?
R: Una perdita su crediti commerciale (art.101 co.5 TUIR) è deducibile nell’anno in cui il credito è divenuto inequivocabilmente irrecuperabile, purché il contribuente dimostri con documenti gli elementi certi e precisi che ne causano l’inesigibilità . In presenza di crediti modesti (<€2.500/€5.000) o di procedure concorsuali, la norma prevede una deduzione automatica. Altrimenti, è necessario provare fatti concreti (atto di fallimento, giudizio non opponibile, ecc.) che giustifichino la perdita. L’onere di dimostrarlo spetta al contribuente .
D: Quali documenti servono per difendermi?
R: Devono essere forniti tutti i documenti giustificativi: contratti, ordini, fatture del cliente, bilanci che evidenziano il credito, estratti conto bancari che mostrano insolvenze, lettere raccomandate di sollecito, relazioni legali sulle inadempienze. In pratica, ogni elemento che dimostri la sussistenza del credito e il tentativo di recupero. Se l’Ufficio sostiene che il credito fosse inesistente, si può depositare tutta la documentazione probatoria della transazione commerciale. Se si contesta la perdita, si devono allegare prove dell’insolvenza del debitore (visure, sentenze, ecc.) .
D: Cosa succede se l’Agenzia mi contesta l’uso del fondo svalutazione?
R: La legge fiscale stabilisce che, ai fini IRES, prima di dedurre le perdite su crediti si deve usare prioritariamente il fondo svalutazione crediti “fiscale” (art.106 comma 1). Se in passato si è stornato il fondo anziché contabilizzare subito la perdita, l’Amministrazione potrebbe proporre di tassare tale storno come sopravvenienza attiva. Tuttavia, secondo la Cassazione più recente (Cass. 6100/2024), lo storno del fondo dedotto non comporta una sopravvenienza attiva tassabile a patto che non si superi il tetto del 5% . In pratica, se il fondo era stato costituito nei limiti di legge, il semplice suo utilizzo non aumenta la base imponibile.
D: Devo pagare subito la sanzione se l’accertamento è corretto?
R: Se l’accertamento viene confermato (in sede di conciliazione o giurisdizionale), occorre versare l’imposta maggiorata e la sanzione applicata (più interessi). L’impresa ha la possibilità di pagare entro i termini di notifica con lo scudo sui rimborsi fiscali (L.124/2019, cosiddetto “fondo rottamazione”) e, in alcuni casi, può ridurre le sanzioni o patteggiare (accolto i benefici del ravvedimento operoso o del procedimento di cooperazione), ma tali aspetti vanno valutati con il consulente fiscale specifico. In ogni caso è fondamentale non ignorare l’avviso, ma contestarlo nei termini per usufruire dei benefici (riduzione delle sanzioni con adesione, compensazione o altro).
D: Se vengo indagato penalmente, come mi posso difendere?
R: In caso di notizia di reato (di solito notificata dall’Agenzia tramite Guardia di Finanza), è opportuno farsi assistere da un avvocato penalista specializzato in reati tributari. Le difese tipiche includono: dimostrare la sussistenza del credito reale e che non vi era dolo (i crediti erano veri e i parametri contabili prudenziali) ; invocare l’errore di valutazione (art.4, comma 1-bis D.Lgs.74/00, esclusione di reato per ragionevoli incertezze) ; depositare in Procura la documentazione contabile e commerciale come prova; sfruttare eventuali cause di non punibilità (per es. pagamento delle imposte contestate prima dell’udienza di primo grado). Spesso l’autorità giudiziaria, constatata l’assenza di artifici fraudolenti, può archiviare il caso. L’obiettivo è sempre dimostrare che non si è trattato di una condotta dolosa, bensì di una questione fiscale controversa.
Conclusioni
In conclusione, la difesa dall’accertamento fiscale per mancata svalutazione di crediti deteriorati richiede una strategia accurata che combini prove fattuali e argomenti giuridici. Da un lato occorre documentare in modo rigoroso la reale situazione dei debiti ceduti, depositando contratti, estratti, atti giudiziari e ogni scritto che provi gli eventi (insolvenza del cliente, tentativi di recupero, valutazione patrimoniale). Dall’altro è fondamentale basare la difesa sulle norme tributarie e sui precedenti della giurisprudenza più recente. Come rilevato da diverse pronunce di Cassazione, l’impresa può legittimamente svalutare integralmente un credito reale in presenza di un affidabile rischio d’inesigibilità , e non viene automaticamente penalizzata fiscalmente se ha agito in buona fede entro i limiti consentiti. La conoscenza dettagliata dell’art.101 e art.106 TUIR e della prassi dell’Agenzia (risoluzioni, interpelli) è altrettanto cruciale per rispondere in modo puntuale alle contestazioni. Infine, è consigliabile agire con anticipo: predisporre adeguatamente le scritture contabili e le relative scorte documentali durante l’esercizio, e in caso di avviso di accertamento rivolgersi a un avvocato tributarista per impostare subito la difesa (memorie al PVC, ricorso, ecc.).
Un approccio preventivo (consulenza fiscale e legale continuativa, attenzione alle procedure di recupero crediti) unito a una difesa aggressiva nel contenzioso consente di arginare i maggiori rischi fiscali e, se del caso, penali. La chiave è evitare qualsiasi apparenza di mancanza di documentazione o di artificio contabile: in sede di giudizio, l’imprenditore deve mostrare di aver operato secondo prassi trasparenti e nei limiti di legge .
Fonti normative e giurisprudenziali
- DPR 22 dicembre 1986, n. 917 (TUIR): art. 101 comma 5 (perdite su crediti); art. 106 (svalutazioni crediti)
- D.Lgs. 147/2015: riforma deducibilità perdite su crediti per imprese
- L. 232/2016, art. 1 commi 126-131: modifica art. 101 TUIR (Legge di Bilancio 2017)
- Principi contabili OIC 15 (fondo svalutazione crediti)
- Cass. Civ., Sez. V, 22/04/2025 n. 10408 – deducibilità svalutazioni e perdite crediti
- Cass. Civ., Sez. V, 06/03/2024 n. 6100 – storno fondo svalutazione e sopravvenienza attiva
- Cass. Trib., Sez. V, 04/01/2024 n. 223 – deducibilità perdite su crediti e prova “certi e precisi”
- Cass. Ord. 31/10/2025 n. 27096 – deducibilità perdite da accordo transattivo (ordinanza, trattativa)
- Agenzia Entrate – Risoluzione 65/E del 08/06/2017 – interpretazione art.106 TUIR (5% fondi, trattamento excendente)
- Circolare Agenzia Entrate 26/E del 01/08/2013 – indicazioni su perdite su crediti e art.106 (disposizioni generali)
- Art. 4, 10-quater, D.Lgs. 74/2000 – reati di dichiarazione infedele e indebita compensazione (crediti inesistenti)
- Cass. Pen. Sez. 5, 11/12/2023 n. 34419 (fattispecie sui crediti inesistenti/fatture false) – definizione di credito inesistente
- Cass. Ord. 17/09/2024 n. 25018 – definizione penale di credito inesistente vs non spettante (ordinanza)
Il Fisco ti contesta la mancata svalutazione dei crediti deteriorati e recupera imposte, sanzioni e interessi? Sai che molti accertamenti su svalutazioni crediti sono discrezionali, tecnici e spesso difendibili? Fatti Aiutare da Studio Monardo
Il Fisco ti contesta la mancata svalutazione dei crediti deteriorati e recupera imposte, sanzioni e interessi? Sai che molti accertamenti su svalutazioni crediti sono discrezionali, tecnici e spesso difendibili?
Nel 2026 l’Agenzia delle Entrate ha intensificato i controlli su:
– crediti iscritti a bilancio senza svalutazione,
– presunta inesigibilità non riconosciuta,
– differenze tra valutazioni civilistiche e fiscali,
– utilizzo di fondi svalutazione ritenuti insufficienti,
– presunti effetti elusivi o di rinvio d’imposta.
Le conseguenze possono essere rilevanti:
👉 recupero a tassazione dei costi,
👉 maggiori imposte dirette,
👉 sanzioni e interessi,
👉 rettifiche su più esercizi,
👉 impatti su bilanci e rating.
La domanda decisiva è questa:
come difendersi efficacemente da un accertamento fiscale per mancata svalutazione dei crediti deteriorati?
Devi saperlo subito:
👉 nel 2026 molti accertamenti sono contestabili,
👉 la svalutazione dei crediti non è automatica,
👉 conta la valutazione concreta del rischio di insolvenza,
👉 la strategia difensiva va attivata subito.
Cos’è l’Accertamento per Mancata Svalutazione dei Crediti
L’accertamento si fonda sull’idea che il contribuente:
– abbia mantenuto in bilancio crediti ormai deteriorati,
– non abbia svalutato crediti ritenuti inesigibili dal Fisco,
– abbia rinviato indebitamente la deduzione fiscale,
– abbia alterato il risultato imponibile.
👉 Ma la svalutazione dei crediti non è un obbligo automatico.
È una valutazione tecnico-contabile, basata su:
– probabilità di incasso,
– informazioni disponibili alla data di bilancio,
– comportamenti del debitore,
– azioni di recupero in corso.
Perché il Fisco Contesta la Mancata Svalutazione
Nel 2026 l’Amministrazione finanziaria contesta quando ritiene che:
– il credito fosse già definitivamente compromesso,
– il rischio di insolvenza fosse evidente,
– il contribuente abbia agito in modo prudenziale “eccessivo”,
– vi sia stato un rinvio artificioso del costo deducibile.
👉 Ma il Fisco non può sostituirsi al giudizio dell’imprenditore o del professionista.
Il Principio Chiave: La Svalutazione È una Valutazione, Non un Automatismo
Un principio fondamentale è questo:
👉 la svalutazione dei crediti è frutto di una valutazione discrezionale e prospettica.
Questo significa che:
– non basta l’insolvenza temporanea,
– non basta il ritardo nei pagamenti,
– conta ciò che era ragionevolmente prevedibile,
– il giudizio va dato ex ante, non ex post.
👉 Qui si costruisce la difesa principale.
Quando l’Accertamento è Illegittimo o Sproporzionato
L’accertamento è contestabile se:
– il Fisco valuta i crediti col senno di poi,
– ignora azioni di recupero in corso,
– non considera piani di rientro o trattative,
– confonde rischio con certezza di perdita,
– disconosce la coerenza con i principi contabili,
– applica sanzioni senza dimostrare dolo o colpa grave.
👉 La presunzione non basta: serve una prova rigorosa.
Gli Errori Più Spesso Contestati nel 2026
Le contestazioni più frequenti riguardano:
– mancata svalutazione di crediti scaduti,
– fondi svalutazione ritenuti insufficienti,
– differenze tra bilancio civilistico e fiscale,
– crediti verso clienti in difficoltà finanziaria,
– valutazioni considerate “non prudenti”.
👉 Molti rilievi sono opinabili e tecnicamente difendibili.
Le Strategie Difensive Più Efficaci nel 2026
🔹 1. Dimostrare la Ragionevolezza della Valutazione Effettuata
La difesa parte dalla domanda chiave:
👉 alla data di bilancio, il credito era realmente inesigibile?
È decisivo dimostrare:
– informazioni disponibili in quel momento,
– comportamenti del debitore,
– azioni di recupero intraprese,
– precedenti pagamenti o rientri.
👉 Se la perdita non era certa, l’accertamento si indebolisce.
🔹 2. Valorizzare il Giudizio Ex Ante
Un principio fondamentale è questo:
👉 il Fisco non può giudicare ex post una scelta ex ante.
È possibile dimostrare:
– coerenza con la prassi aziendale,
– applicazione dei principi contabili,
– prudenza ragionevole e non elusiva.
👉 Qui si vincono molte difese.
🔹 3. Contestare il Disconoscimento Automatico del Costo
La legge distingue tra:
– perdite certe e definitive,
– rischi di credito ancora incerti.
👉 La svalutazione non è obbligatoria finché la perdita non è certa.
🔹 4. Far Valere Buona Fede e Assenza di Vantaggio Fiscale
La difesa può dimostrare che:
– non vi era intento di rinviare l’imposizione,
– la scelta non ha prodotto un vantaggio indebito,
– il comportamento è stato coerente e documentato.
👉 La buona fede è decisiva sulle sanzioni.
Gli Strumenti di Difesa nel 2026
🔹 Contraddittorio Preventivo
Serve per:
– spiegare le valutazioni di bilancio,
– illustrare il contesto economico,
– evitare l’atto definitivo.
🔹 Risposta a Questionari e PVC
Utile per:
– produrre bilanci, note integrative e documentazione,
– dimostrare la correttezza delle stime,
– smontare le presunzioni dell’Ufficio.
🔹 Ricorso Tributario
Necessario quando:
– il costo è disconosciuto senza prova,
– le sanzioni sono sproporzionate,
– il Fisco ignora la discrezionalità tecnica.
👉 Molti accertamenti su svalutazione crediti vengono annullati o ridotti.
Il Punto Chiave: Mancata Svalutazione ≠ Violazione Automatica
Un principio essenziale è questo:
👉 non svalutare un credito non equivale automaticamente a violare la legge fiscale.
Questo significa che:
– il Fisco deve dimostrare l’inesigibilità certa,
– il contribuente ha diritto a una valutazione concreta,
– non sono ammessi automatismi repressivi.
👉 Dove il Fisco semplifica, la difesa può vincere.
Il Ruolo dell’Avvocato Tributarista
La difesa sulla svalutazione dei crediti è tecnica, contabile e giuridica.
L’avvocato:
– analizza la posizione dei crediti,
– ricostruisce il contesto decisionale,
– contesta le presunzioni dell’Ufficio,
– tutela il contribuente da recuperi indebiti.
👉 Qui la specializzazione è decisiva.
Cosa Può Fare Concretamente l’Avvocato
Con assistenza qualificata puoi:
– evitare il recupero di costi legittimi,
– ridurre o annullare sanzioni,
– difendere la correttezza del bilancio,
– mettere in sicurezza le valutazioni future.
👉 Agire subito cambia l’esito.
Le Specializzazioni dell’Avv. Giuseppe Monardo
La difesa in materia di accertamenti fiscali richiede competenze avanzate.
Giuseppe Monardo è:
– Avvocato Cassazionista
– Esperto in contenzioso tributario
– Specializzato in bilancio, fiscalità d’impresa e accertamenti
– Difensore di imprese e professionisti
– Coordinatore nazionale di avvocati e commercialisti
Conclusione
Nel 2026, un accertamento fiscale per mancata svalutazione dei crediti deteriorati:
👉 non va subito,
👉 può essere contestato,
👉 richiede una difesa tecnica immediata e mirata.
La regola è chiara:
👉 valutare correttamente la situazione dei crediti,
👉 dimostrare la ragionevolezza delle scelte,
👉 contestare presunzioni e automatismi,
👉 agire subito con un avvocato esperto.
📞 Contatta l’Avv. Giuseppe Monardo per una consulenza riservata.
Nel 2026, difendersi correttamente da un accertamento sulla svalutazione dei crediti può fare la differenza tra una rettifica fiscale ingiusta e la piena tutela della tua attività.
