L’accertamento fiscale per errata valutazione di immobilizzazioni immateriali è una contestazione sempre più frequente, soprattutto nei confronti di società che iscrivono in bilancio marchi, brevetti, software, avviamento, diritti di concessione, licenze o know-how.
In questi casi l’Agenzia delle Entrate ritiene che il valore attribuito all’immobilizzazione immateriale sia eccessivo, non giustificato o non coerente con la capacità di produrre utilità future, e procede a:
- rideterminare il valore del bene
- disconoscere quote di ammortamento
- recuperare a tassazione il reddito
- applicare sanzioni e interessi, spesso su più annualità
Il rischio è concreto:
una valutazione ritenuta “non corretta” può generare un accertamento pesante, con impatti immediati su utile, imposte e continuità aziendale.
Molti si chiedono:
- “Quando la valutazione di un bene immateriale è considerata errata?”
- “Il Fisco può contestare una stima fatta in buona fede?”
- “Conta il bilancio o il valore economico reale?”
- “L’Agenzia può sostituirsi all’impresa nella valutazione?”
- “Come posso difendermi da una riqualificazione retroattiva?”
È fondamentale chiarirlo subito:
la valutazione delle immobilizzazioni immateriali non è una scienza esatta.
Ed errata valutazione non significa automaticamente violazione fiscale.
Cosa sono le immobilizzazioni immateriali
Rientrano tra le immobilizzazioni immateriali, ad esempio:
- marchi e brevetti
- software e piattaforme digitali
- diritti di concessione e licenze
- costi di sviluppo capitalizzati
- know-how e diritti di utilizzo
- avviamento
La loro caratteristica principale è che non hanno consistenza fisica, ma producono valore economico nel tempo.
Ed è proprio questa natura “intangibile” a rendere la valutazione discrezionale e complessa.
Cosa contesta il Fisco nelle valutazioni immateriali
Le contestazioni più frequenti riguardano:
- valore di iscrizione ritenuto eccessivo
- criteri di valutazione giudicati non corretti
- assenza di perizie o documentazione di supporto
- incoerenza tra valore iscritto e risultati economici
- ammortamenti considerati indebiti
- costi capitalizzati ritenuti spese correnti
- avviamento considerato privo di reale capacità reddituale
Ma non ogni stima “alta” è illegittima.
Perché l’Agenzia delle Entrate riqualifica il valore
Secondo l’Amministrazione finanziaria, la valutazione è errata quando:
- manca una giustificazione economica concreta
- il bene non genera utilità future dimostrabili
- i flussi attesi non sono realistici
- la valutazione è ritenuta strumentale alla riduzione del reddito
- l’ammortamento incide in modo significativo sull’imponibile
Tuttavia, il Fisco non può limitarsi a dire che il valore è “troppo alto”:
deve motivare tecnicamente perché la stima sarebbe inattendibile.
Il rischio più grave: recupero di imposte e sanzioni pluriennali
Il vero pericolo è che:
- vengano disconosciute le quote di ammortamento
- il reddito imponibile venga aumentato
- l’IRES/IRPEF e l’IRAP vengano recuperate
- si applichino sanzioni rilevanti
- maturino interessi su più esercizi
- l’accertamento diventi definitivo
Anche quando l’immobilizzazione è reale e utilizzata dall’impresa.
L’errore più comune: trattare la valutazione come “oggettiva”
Molti contribuenti sbagliano quando:
- accettano la riqualificazione senza contestarla
- non difendono la discrezionalità della stima
- non documentano il processo valutativo
- confondono errore contabile con abuso fiscale
- rinunciano a una difesa tecnica specializzata
Nel diritto tributario, la valutazione economica non è matematica.
Immobilizzazioni immateriali e diritto tributario: il punto chiave
È essenziale sapere che:
- la valutazione è frutto di stime e previsioni
- i principi contabili ammettono margini di discrezionalità
- il valore dipende dal contesto economico e aziendale
- l’ammortamento segue la vita utile stimata
- il Fisco non può sostituirsi all’imprenditore
- l’onere della prova è dell’Amministrazione
Se la valutazione è ragionevole e coerente, l’accertamento è contestabile.
Quando l’accertamento è difendibile
La difesa è particolarmente efficace quando:
- l’immobilizzazione è reale e utilizzata
- esiste documentazione tecnica o economica
- la valutazione è coerente con il business
- i benefici futuri sono plausibili
- l’atto è generico o presuntivo
- manca una perizia alternativa dell’Ufficio
- non emerge intento elusivo
In questi casi l’accertamento può essere annullato o fortemente ridotto.
Come costruire una difesa efficace
Una difesa corretta richiede:
- analisi dell’avviso di accertamento
- esame del bilancio e delle note integrative
- verifica dei criteri di valutazione adottati
- ricostruzione della logica economica sottostante
- documentazione dei benefici futuri attesi
- confronto con principi contabili applicabili
- contestazione delle presunzioni automatiche
- argomentazioni giuridiche e tecniche
- impugnazione nei termini
È una difesa economica, contabile e giuridica insieme.
Accertamento e rischio esecutivo
Se l’accertamento non viene contestato:
- diventa definitivo
- le imposte si consolidano
- le sanzioni si cristallizzano
- partono azioni di riscossione
- il danno economico diventa irreversibile
Agire tempestivamente è essenziale.
Cosa fare subito se ricevi un accertamento
Se ricevi un accertamento per errata valutazione di immobilizzazioni immateriali:
- non accettare automaticamente la riqualificazione
- non pagare senza un’analisi tecnica
- verifica i criteri di valutazione utilizzati
- raccogli documentazione economica e contabile
- valuta la proporzionalità delle sanzioni
- prepara una difesa specialistica
- valuta ricorso e sospensione
Il tempo gioca un ruolo decisivo.
Il ruolo dell’Avvocato Monardo
L’Avvocato Monardo, cassazionista, opera con competenza qualificata nel contenzioso tributario, assistendo imprese e professionisti in accertamenti fiscali per errata valutazione di immobilizzazioni immateriali, contrastando recuperi indebiti e riqualificazioni basate su stime fiscali sostitutive di quelle aziendali.
Può intervenire per:
- contestare l’accertamento
- difendere le scelte di bilancio
- dimostrare la correttezza della valutazione
- ridurre o annullare sanzioni e interessi
- bloccare la riscossione
- tutelare patrimonio e continuità aziendale
Agisci ora
Una valutazione di un’immobilizzazione immateriale
non è automaticamente errata perché contestata dal Fisco.
Ma un accertamento non difeso correttamente
può trasformarsi in un grave danno economico.
Se l’Agenzia delle Entrate ti contesta la valutazione di marchi, software, brevetti o avviamento,
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Introduzione
Le immobilizzazioni immateriali (es. marchi, brevetti, licenze, know-how, avviamento, software, ecc.) rappresentano beni aziendali privi di consistenza fisica ma di valore pluriennale. La loro corretta valutazione e iscrizione in bilancio è fondamentale, poiché influisce sulla determinazione del reddito imponibile tramite le quote di ammortamento deducibili. L’Amministrazione finanziaria può tuttavia contestare in sede di accertamento fiscale qualsiasi valutazione ritenuta errata o artificiosa, chiedendo di ricalcolare il reddito imponibile aggiungendo o sottraendo quote d’ammortamento o plus/minusvalenze. In questa guida, dal punto di vista del contribuente (soggetto passivo d’imposta), esaminiamo il quadro normativo aggiornato, la giurisprudenza recente, le strategie difensive (perizie giurate, istanze d’interpello, mediazione tributaria, ricorso) e simulazioni pratiche per affrontare e contrastare un accertamento fiscale fondato su errori di valutazione delle immobilizzazioni immateriali.
Quadro Normativo e Principi Contabili
- Definizione civilistica e contabile: Il codice civile (art. 2424) impone l’iscrizione delle immobilizzazioni immateriali nello stato patrimoniale (voce BI) quando rappresentano costi pluriennali sostenuti dall’impresa. Secondo l’Organismo Italiano di Contabilità (OIC 24), “i beni immateriali sono beni non monetari, privi di consistenza fisica, in genere costituiti da diritti giuridicamente tutelati” (es. licenze, brevetti, marchi, know-how, ecc.). L’avviamento, in particolare, è definito come “l’attitudine di un’azienda a produrre utili che derivano da fattori specifici o da incrementi di valore aziendale” . In sintesi, gli intangibili rientrano nel patrimonio aziendale purché individuabili singolarmente, attribuibili a costi sostenuti e destinati a produrre benefici economici futuri.
- Costi ammortizzabili: Dalla prospettiva fiscale, l’art. 103 del TUIR (D.P.R. 917/1986) disciplina l’ammortamento delle immobilizzazioni immateriali. In linea di principio il costo di tali beni si ripartisce nel tempo in quote di ammortamento deducibili. Tuttavia, il legislatore impone rigidi limiti: ad esempio, le quote relative ai diritti di utilizzazione di opere dell’ingegno e brevetti industriali sono deducibili al 50% del costo , mentre quelle relative ai marchi d’impresa e all’avviamento sono deducibili solo 1/18 del costo annuo . Tali limiti mirano a scoraggiare valutazioni gonfiate degli intangibili per ridurre artificiosamente il reddito imponibile. È altresì previsto che i costi accessori (interessi sui finanziamenti, spese accessorie d’acquisto) si comprendano nel costo iniziale dell’immobilizzazione (art. 110 c.1 DPR 917/86). Le nuove regole post-Euro, basate sui principi contabili internazionali (OIC, IAS/IFRS), permettono invece di iscrivere marchi e avviamento a valori diversi, sempre nel rispetto dei limiti di deducibilità fiscale .
- Inerenza e competenza: In termini generali, l’art. 109 TUIR sancisce che ricavi e costi concorrono a formare il reddito nell’esercizio di competenza, a meno che norme specifiche non dispongano diversamente . I costi deducibili devono essere inerenti (cioè pertinenti all’esercizio di impresa) e documentati. In caso di immobilizzazioni immateriali, ciò significa che il costo sostenuto deve corrispondere a un effettivo vantaggio patrimoniale futuro per l’azienda. Ad es., la Cassazione ha più volte chiarito che l’avviamento, pur “invisibile”, è un valore patrimoniale integrante l’azienda e non può essere escluso arbitrariamente in presenza di perdite pregresse .
- Norme anti-abuso e transfer pricing: Nei rapporti infragruppo o tra parti correlate, il TUIR (art. 110) impone che i prezzi delle cessioni di intangibili rispecchino il valore di mercato, analogamente alle norme OCSE sul transfer pricing. In caso contrario, l’Amministrazione può ricalcolare i ricavi e costi applicando i prezzi normali (art. 37-bis DPR 600/1973). Ad es., nelle Operazioni Straordinarie e nelle società controllate all’estero è ammessa l’autoimpugnazione degli atti (art. 17-ter DPR 546/92). L’obbligo di rispetto del principio di libera concorrenza tra entità collegate serve ad evitare “spostamenti” di imponibile attraverso valutazioni gonfiate o svalutate degli intangibili.
Classificazione e Valutazione delle Immobilizzazioni Immateriali
- Categorie principali: Le immobilizzazioni immateriali comprendono, in linea generale:
- Diritti di proprietà intellettuale: brevetti, licenze di utilizzo di opere dell’ingegno, formule e procedimenti tecnologici, segreti industriali.
- Diritti industriali e commerciali: marchi registrati, nomi commerciali, avviamento.
- Software e programmi informatici (quando non considerati costi di R&S, ma capitalizzati a seguito di sviluppo).
- Know-how e licenze tecnologiche acquisite o interne.
- Costi di ricerca e sviluppo (sia internamente capitalizzati sia acquisti da terzi, se ammessi come immateriali).
- Other intangibles: spese pluriennali organizzative o pubblicitarie capitalizzate, se ammessi.
Tutti tali beni sono ben non finanziari, separabili o soggetti a tutela legale, e destinati all’uso continuativo in azienda . L’avviamento, benché generato dal “mix aziendale”, è considerato un valore proprio ai fini civilistici e tributari .
- Criteri di iscrizione e costo: Ai fini contabili, l’iscrizione tra le immobilizzazioni immateriali richiede che il bene sia a utilità pluriennale. Il costo iniziale è di norma il prezzo d’acquisto o il costo di produzione (comprendente tutti i costi direttamente imputabili al bene) . I costi accessori all’acquisto (ad esempio oneri di registrazione di brevetti, commissioni legali) possono essere aggiunti al costo d’acquisizione. La vita utile stimata può essere finita o indefinita a seconda della natura del bene: p.es. l’avviamento spesso ha vita indefinita (non è ammortizzato sotto OIC/IAS), mentre brevetti e licenze hanno un termine concordato. Tuttavia, ai fini fiscali anche per beni a vita indefinita (marchi, avviamento) rimane il limite di ammortamento minore (1/18) .
- Recuperabilità economica: Un requisito fondamentale per iscrivere un intangibile in bilancio (e ammortizzarlo) è che esso generi benefici economici futuri. La giurisprudenza della Cassazione ha evidenziato che i costi di acquisto di una licenza brevettuale, per essere iscritti tra le immobilizzazioni immateriali, devono garantire “la recuperabilità dei costi iscritti tramite i benefici economici” direttamente derivanti dall’uso della licenza . In altre parole, se un intangibile non produce né porterà redditi futuri (p.es. un brevetto mai sfruttato), la sua capitalizzazione è ingiustificata e le relative quote di ammortamento non sono deducibili. Questo principio di costo storico e recuperabilità deve guidare sia l’amministrazione aziendale sia i giudici tributarî in caso di contenzioso.
- Effetti del riallineamento e rivalutazione: Le normative recenti (L. 178/2020) hanno introdotto meccanismi di riallineamento e rivalutazione delle immobilizzazioni immateriali (marchi, avviamento e intangibili a vita indefinita) ai valori civilistici, con imposte sostitutive agevolate. Tali benefici comportano però l’obbligo di ammortizzare il maggior valore in 50 anni , e sono ammessi solo per i beni ricadenti nei limiti di deducibilità “in diciottesimi” previsti dall’art. 103 . Ad esempio, la Risoluzione AE 46/E/2022 chiarisce che possono accedere ai regimi di riallineamento solo marchi e avviamento, mentre altri intangibili (soggetti a deducibilità al 50%) restano fuori .
Possibili Errori e Contestazioni dell’Agenzia delle Entrate
In un accertamento sulle immobilizzazioni immateriali, l’Amministrazione Finanziaria può:
- Contestare la natura intangibile del bene: ad es., sostenere che certi costi non costituiscono elementi patrimoniali separati ma spese correnti (p. es. Sviluppo di software interno registrato come costo di esercizio). Oppure dichiarare che un asset (ad es. migliorie su bene di terzi) è contabilizzato impropriamente come immateriale . Nella recente ordinanza Cass. n. 9927/2025, l’Agenzia aveva negato il rimborso IVA richiesto dal contribuente sostenendo che il costo di un impianto realizzato su bene altrui doveva essere qualificato come immobilizzazione immateriale (riconoscendo implicitamente che le migliorie su terzi sono da iscrivere tra le immateriali). I giudici di legittimità, tuttavia, hanno ribadito che il concetto di “bene ammortizzabile” è ampio e include anche beni strumentali di fatto, a prescindere dalla titolarità formale . Ciò significa che anche senza possedere un diritto reale sul bene (es. usufrutto o concessione), l’investimento è deducibile se funzionale all’attività.
- Sostenere un’errata valutazione (gonfiamento): se un intangibile è stato sopravvalutato (ad es. al momento di una cessione, fusione o conferimento), l’Agenzia potrebbe imputare la differenza come utili inesistenti o utili non distribuiti agli azionisti, applicando l’art. 110 TUIR sui profitti occultati. Nel caso Cass. 22506/2015, ad esempio, l’Agenzia aveva rettificato il valore di un avviamento dichiarato simbolico (“€1”) perché l’azienda ceduta produceva comunque utili (anche se in perdita complessiva). La Cassazione ha accolto il ricorso dell’Agenzia affermando che “l’avviamento possiede un valore che si somma a quello degli altri beni…” e non può essere escluso a priori in base alle perdite pregresse . Qui, l’impugnazione in Cassazione ha dato ragione al Fisco: il valore dell’avviamento doveva riflettere l’effettivo valore complessivo dell’azienda (meno passività), indipendentemente dalle perdite di esercizio.
- Ritrovare plusvalenze e minusvalenze fuori bilancio: artifizi contabili quali omissioni di plusvalenze o sottrazione di minusvalenze legate all’alienazione di intangibili possono portare a recuperi d’imposta. Anche qui le Commissioni Tributarie possono esaminare se esistono elementi oggettivi (p. es. atti di vendita, perizie, scambi infragruppo) a indicare un valore diverso.
- Imporre il transfer pricing: in caso di cessioni tra società collegate di intangibili, l’Ufficio può verificare il prezzo convenuto e, se anomalo, applicare i prezzi di libera concorrenza (art. 110 c.8 e art. 37-bis DPR 600/73). Ciò accade ad es. quando un marchio o brevetto è trasferito “a un prezzo non di mercato” tra società appartenenti allo stesso gruppo internazionale.
In tutti questi casi, il contribuente può vedersi notificare un avviso d’accertamento con contestazione di maggiori imposte, interessi e sanzioni, basato su calcoli integrativi delle imposte sul reddito (IRES/IRPEF/IRAP) e/o dell’IVA. È fondamentale rispondere tempestivamente alle richieste documentali dell’Ufficio (art. 32 TUIR, art. 22 DPR 600/73) e preparare la difesa tecnica, con l’assistenza del professionista.
Strumenti Pre-Contenzioso e Difesa Collaborativa
Prima di avviare un giudizio, il contribuente dispone di alcuni strumenti non giurisdizionali:
- Istanza di interpello (art. 11 L. 212/2000): se in sede preventiva esistono dubbi interpretativi sulla normativa fiscale applicabile (ad es. modalità di ammortamento di un nuovo tipo di intangibile), l’impresa può richiedere un interpello ordinario all’Agenzia delle Entrate, esponendo il caso concreto. La risposta, se pubblicata, offre un orientamento utile, anche se non vincolante in giudizio. Ad es., diverse risposte a interpello (come la n.533/2022) hanno chiarito i nuovi requisiti per dedurre i maggiori valori di avviamento riallineato in 50 anni . In sede difensiva, citare una risposta d’interpello coerente può comunque confortare la tesi del contribuente.
- Rivalutazioni e riallineamenti (Legge di Bilancio 2022): le risposte AE 533 e 534/2022 hanno definito i limiti di tali misure. In caso di valutazione addizionale positiva, l’impresa può versare l’imposta sostitutiva (ad esempio 3% annuo) e poi dedurre fiscalmente gli ammortamenti come previsto . Va però fatto attenzione che la norma si applichi effettivamente al tipo di immobile posseduto . In controversia, l’Agenzia potrà contestare se la valutazione “riallineata” è conforme alle condizioni normative, o se il contribuente ha realmente usufruito dell’agevolazione prevista (ad es. ha effettivamente versato l’imposta sostitutiva).
- Accertamento con adesione / conciliazione parziale: l’art. 17-ter del D.Lgs. 546/92 permette di definire transattivamente l’accertamento notificato, anche solo su alcuni punti (p.es. concordando il maggior valore di un singolo bene). Ciò consente di ridurre sanzioni e rischi processuali. Il termine per aderire è limitato (generalmente entro 60 giorni dalla notifica dell’avviso), pertanto conviene valutare la proposta dell’Agenzia sulla base di stime oggettive (perizie indipendenti, valori di mercato). Anche in mediazione fiscale (prima abolita e ora, per la parte del 2023, obbligatoria solo per contenziosi < €50.000 ) è possibile cercare un accordo. Se l’Amministrazione respinge la conciliazione, si resta comunque liberi di proseguire in giudizio.
- Perizia giurata stragiudiziale: può essere redatta da un tecnico incaricato (commercialista, esperto contabile, perito industriale) prima del giudizio, per stimare il valore corretto di un intangibile. La perizia giurata (ex art. 380 c.p.c.) si presta a dimostrare ai fini fiscali il valore storico o di mercato dell’immobilizzazione contestata. ATTENZIONE: la giurisprudenza ha chiarito che tale perizia non ha valore probatorio automatico in tribunale, essendo qualificata solo come mera allegazione difensiva . In Cassazione 5667/2025 è ribadito che una perizia giurata depositata in un giudizio (seppur giurata) ha solo valore di indizio e spetta al giudice di merito valutarla liberamente . In altre parole, non è certo un titolo esecutivo: il giudice tributario non è tenuto a “confutarla” come atto pubblico, ma può utilizzarla come base per eventuali CTU d’ufficio.
Contenzioso Tributario: Fasi e Strategie Difensive
Se non si raggiunge un accordo preventivo, l’unica via per il contribuente è il ricorso tributario. I passaggi tipici sono:
- Ricorso in Commissione Tributaria Provinciale (CTP): va depositato entro 60 giorni dalla notifica dell’avviso (o, se obbligatorio, 30 giorni dalla decisione sul reclamo-mediazione). Il ricorso deve contenere i motivi di impugnazione (es. “violazione delle norme in materia di valutazione delle immobilizzazioni” o “errore di fatto nel determinare il costo ammortizzabile”), con esposizione sintetica dei fatti di causa. È essenziale allegare tutta la documentazione probatoria disponibile: contratti di acquisizione intangibili, fatture, perizie indipendenti, pareri, delibere societarie, decisioni di società collegate che confermino il valore, studi di settore, ecc. Di norma, l’onere della prova spetta all’Agenzia per gli elementi negativi contestati (come la mancanza di benefici economici); tuttavia, il contribuente deve dimostrare la fondatezza del proprio valore dichiarato.
- Consulente Tecnico di Ufficio (CTU): la Commissione Tributaria può nominare un CTU (generalmente a richiesta di una delle parti, o d’ufficio per fatti complessi) per accertare il valore reale dell’immobilizzazione. In casi complessi di valutazione economica, può essere conveniente chiedere il CTU, depositando una propria relazione tecnica di parte che il CTU potrà utilizzare o confutare. Se la Commissione dispone una CTU, il contribuente ha diritto di nominare un proprio consulente tecnico (CTP) di parte che lo assista in contraddittorio.
- Deposito di perizia giurata: benché priva di valore probatorio vincolante , depositare in giudizio una perizia giurata di parte può comunque indirizzare il giudice e il CTU verso determinazioni di valore. È importante tuttavia predisporre perizie solide: redatte con metodo noto (es. costi storici, valor di mercato, flussi di reddito attesi) e motivazioni chiare. In particolare, va documentata la «recuperabilità economica» dei costi immateriali per l’impresa, come richiesto da Cass. 36597/2021 .
- Eccezioni giurisdizionali: si possono sollevare eccezioni quali l’insussistenza del titolo di legittimazione dell’atto (p.es. notifica irregolare dell’avviso), illegittimità della determinazione analitica, carenza di motivazione specifica in ordine alla contestazione del valore, violazione di norme civilistiche applicate in bilancio, ecc. In molti casi, il conflitto ruota su elementi di fatto (valore economico dell’immateriale) e di diritto (interpretazione dell’art. 103/109/110 TUIR, correttezza del concetto di inerenza).
- Ricorso in Commissione Tributaria Regionale (CTR): se si perde in primo grado, si può impugnare la sentenza della CTP entro 30 giorni dalla notifica. In questa sede l’attenzione è più rivolta alla corretta interpretazione del diritto (art. 366 c.p.c.) e all’istruzione probatoria del primo grado. Se la CTP ha negato valore alla perizia di parte, si potrà evidenziare l’orientamento giurisprudenziale che, seppur ne attribuisce solo valore di indizio , invita a considerarla con attenzione. Si possono inoltre chiedere integrazioni istruttorie (ad es. testi witness che attestino l’utilizzo economico del bene immateriale) o la riapertura dell’istruttoria su specifici punti di fatto.
- Ricorso in Cassazione: infine, il contribuente (o l’Erario) può promuovere ricorso per cassazione entro 60 giorni dalla sentenza di CTR (salvo prassi recenti). In Cassazione si possono sollevare questioni di legittimità: errata interpretazione delle norme (p.e. sull’applicazione dell’ammortamento 1/18), mancata considerazione di principi civilistici (come quello espresso in Cass. 22506/2015 ), violazione di leggi tributarie o costituzionali (es. eccesso di potere). È raro che la Cassazione decida “sul merito” delle perizie di fatto, ma può valutare se la CTR abbia applicato correttamente la legge. Ad esempio, se le Corti inferiori avessero negato ogni valore all’avviamento ignorando il principio che esso è parte integrante dell’azienda , la Cassazione potrebbe confermare la decisone a favore dell’Agenzia.
Domande Frequenti e Risposte
D: Quando una spesa di ricerca e sviluppo o di marketing può divenire immobilizzazione immateriale deducibile?
R: Una spesa può essere capitalizzata come immobilizzazione immateriale solo se esaurirà la sua utilità in più esercizi. Ad esempio, i costi di sviluppo di un software possono essere iscritti se vengono completati progetti con ritorni futuri. L’esistenza di un piano di ammortamento coerente e di documentazione tecnica (benché non vincolante) è essenziale. Se tali condizioni mancano, la spesa va interamente imputata nell’esercizio e non dà luogo ad ammortamenti deducibili negli esercizi successivi.
D: Come si applicano gli ammortamenti fiscali agli intangibili?
R: L’art. 103 TUIR stabilisce limiti di deducibilità: le quote ammortamento di brevetti e simili sono al 50% (cioè si può ammortizzare al massimo la metà del valore ogni anno) , per marchi e avviamento al massimo 1/18 (circa 5,56%) del valore annuo . In pratica, anche se contabilmente si decide una vita utile minore (p.es. 10 anni), fiscalmente non si può dedurre più del 5,56% annuo fino a esaurimento del valore di acquisizione. È dunque cruciale valutare il piano di ammortamento in sede di bilancio iniziale per evitare disallineamenti.
D: Cosa succede se valuto eccessivamente un marchio e l’Agenzia contesta la sopravvalutazione?
R: L’Agenzia potrebbe ritiene che il maggior valore iscritto non riflette il vero valore economico e può recuperare la differenza imponibile come utili sottratti a tassazione. In contenzioso il contribuente dovrà dimostrare con documenti e perizie che il valore attribuito era congruo (ad es. accordi di licenza di mercato, analisi comparabili o proiezioni di redditi futuri legati al marchio). Se le Commissioni tributarie ritengono che le perdite aziendali escludano qualunque valore di avviamento, la Cassazione (22506/2015) ha già chiarito che ciò è un errore giuridico: l’avviamento ha valore indipendentemente dall’utile attuale . Ciò significa che non bisogna rinunciare a far valere il criterio “valore complessivo netto” dell’azienda (tutti i beni meno passività) contemplato dall’art. 51 DPR 131/86.
D: Qual è il valore probatorio di una perizia giurata della controparte o del contribuente?
R: La Suprema Corte ha ribadito che “la perizia giurata depositata da una parte non è dotata di efficacia probatoria”, fungendo semmai da mero indizio . In pratica, il giudice non è obbligato a considerarla “prova certa”: se ne tiene conto solo se convincenti, al pari di altri documenti terzi. Ciò significa che il contribuente non può basare tutta la difesa su una sua perizia di parte, ma deve integrare con altri mezzi (CTU, testimoni, documenti contabili, contratti esterni) e dimostrare la coerenza dei propri conti.
D: Esiste ancora oggi l’obbligo di mediazione tributaria o reclamo prima del ricorso?
R: Il D.Lgs. 220/2023 ha abrogato l’art. 17-bis del D.Lgs. 546/92 (reclamo/ mediazione) per i ricorsi notificati dal 4 gennaio 2024 in poi . Oggi, quindi, il contribuente può impugnare direttamente in giudizio l’accertamento, senza preliminare reclamo, salvo i residui obblighi transitori: in passato, per contenziosi di valore fino a €50.000 notificati entro il 3/1/2024, era obbligatorio presentare entro 60 giorni un’istanza di reclamo con proposta di mediazione . Attualmente per contrasti “importanti” (oltre 50k) non c’è più alcun vincolo pre-processuale, perciò il ricorso in Commissione Tributaria diventa improcedibile solo se omesso entro il termine stabilito, senza necessità di trattativa preventiva. Rimane comunque prassi sensata cercare un accordo bonario (perizia congiunta o conciliazione) prima di iniziare la causa.
D: Quali documenti preparare per difendersi in CTP/CTR?
R: Oltre alla perizia di parte e a relazioni tecnico-economiche sull’immobilizzazione, è utile allegare elementi oggettivi che attestino il valore del bene: contratti di vendita simili (benchmark), perizie di mercato di terzi, fatture di acquisto/cessione di intangibili, delibere assembleari o del CdA che approvano le operazioni, report di analisi di fatturato generato dall’intangibile, corrispondenza con auditor, pareri legali sul riconoscimento del valore. Se l’Ufficio contesta la non inerenza, occorre dimostrare che l’intangibile è essenziale all’attività (es. brevetto brevettato in azienda, software su misura, ecc.). In caso di plusvalenza o minusvalenza contestata, occorre produrre il bilancio con la spiegazione di ogni movimentazione e il contratto di cessione. Infine, testimonianze di dirigenti o esperti di settore possono corroborare la stima economica, purché ammesse (la prova testimoniale, se cogente, deve essere autorizzata dal giudice tributario).
Tabelle Riepilogative
Tabella 1 – Ammortamenti delle immobilizzazioni immateriali (art. 103 TUIR):
| Tipo di bene immateriale | Ammortamento fiscale | Note contabili/fiscali |
|---|---|---|
| Brevetti / Diritti opere ingegno / Sviluppo software | 50% annuo (massimo) | Deduzione ordinaria al 50%; se vita utile >2 anni, è necessario applicare il limite. |
| Marchi d’impresa | 1/18 del costo annuo (circa 5,56%) | Ammortamento minimo 18 anni, anche se contabile si può accelerare se vita definita. |
| Avviamento (goodwill) | 1/18 del valore annuo | Non deducibile nei primi 5 anni (art. 103 c.1-bis); deduzione minima 18 anni. |
| Immobili intangibili (brevetti, licenze, programmi) | Varia secondo la natura | Alcuni credono che applicare limiti diversi; in generale, se non specificati, vale comma 3 TUIR (vedi nota). |
(Note: il legislatore ha esteso i limiti al 50%/1/18 anche per OIC/IFRS – vale la pena consultare il piano di ammortamento adottato.)
Tabella 2 – Procedura e termini di contenzioso tributario (dopo D.Lgs. 220/2023):
| Fase | Azione | Termine operativo |
|---|---|---|
| Notifica avviso di accertamento | Il contribuente riceve l’atto impositivo | Giorno di notifica |
| Ricorso in CTP | Presentazione ricorso presso Comm. Provinciale | Entro 60 giorni dalla notifica dell’avviso (in alternativa, 30 gg dalla decisione sul reclamo – soppresso dal 4/1/2024) |
| Deposito documenti e perizie | Allegare prove, depositare CTU o perizie di parte | Contestualmente al ricorso o entro 20 gg prima udienza di merito |
| Udienza di merito CTP | Discussione delle parti | In base al calendario del tribunale tributario |
| Sentenza CTP | Decisione motivata sul merito | Solitamente entro 6-12 mesi dall’udienza |
| Appello in CTR | Impugnazione della sentenza CTP | Entro 30 giorni da notifica sentenza CTP |
| Deposito memorie in CTR | Ampliamento/miglioramento argomenti | Entro 20 giorni prima dell’udienza di appello |
| Cassazione (facoltativa) | Ricorso per vizi di diritto (Cassazione) | Entro 60 giorni da sentenza CTR (1° reclamo-mediazione) |
Tabella 3 – Strumenti di composizione della controversia:
| Strumento/Procedura | Quando usarlo | Effetti/Scopo |
|---|---|---|
| Interpello ordinario | Prima di operare incerte o atipiche, per norme complesse | Ottenere un parere dell’Agenzia (90 gg); non vincolante ma offre indicazioni. |
| Accertamento con adesione | Dopo notifica dell’avviso | Definire transattivamente controversie; scontare sanzioni, interesse fisso. |
| Reclamo/Mediazione (fino al 3/1/2024) | Entro 60 gg dalla notifica (per >chiamate entro soglia) | Tentativo di conciliazione obbligatorio per controversie ≤50k; sospende ricorso. |
| Conciliazione & Collaborazione | In ogni fase, anche informale | Risolvere amichevolmente con documenti; evitare giudizio o abbreviare spese. |
| Perizia giurata (difensiva) | In fase istruttoria giudizio | Allegazione tecnica a supporto del valore del bene; solo valore indiziario . |
Esempi e Simulazioni Pratiche
Esempio 1: Rivalutazione di un Marchio. La Soc. Alfa acquista un marchio per €1.000.000 e lo ammortizza in 10 anni. Dopo 2 anni, l’Agenzia contesta la deduzione troppo alta, ritenendo il valore più basso. Alfa presenta un’apposita perizia di stima di mercato: un perito indipendente valuta il marchio €1.200.000 (giustificando così la precedente valutazione). In sede di contenzioso, Alfa deposita la perizia giurata di parte, ma la Cassazione ricorda che va considerata solo come indizio . Tuttavia, Alfa ha altresì raccolto: prove di redditi aggiuntivi attribuibili al marchio, contratti di licenza redditizi conclusi con terzi, pareri di esperti sul valore di mercato. Grazie a tali elementi integrativi (utile economico collegato, comparables di settore, ecc.), la CTP ritiene fondata la valutazione iniziale, riconoscendo la deducibilità delle quote pari a €100k/anno (1/10) e afferma che il limite fiscale (1/18) non si applicava in quanto il criterio di recuperabilità era soddisfatto. In caso contrario, una CTR o Cassazione potrebbe riformare parzialmente, vincolando Alfa a ripetere l’ammortamento su 18 anni (ammontare max 1/18), con correlativa integrazione del reddito degli anni successivi (maggiore imponibile annuo ~€55.556 anziché €100.000).
Esempio 2: Cessione di Avviamento con Perdite. La Soc. Beta vende il ramo d’azienda al valore patrimoniale netto, dichiarando l’avviamento pari a €1 simbolico, poiché ha registrato perdite consistenti. L’Agenzia impugna l’atto, ritenendo l’avviamento sottostimato e recupera €500.000 di imposte su utili presumibili. Beta ricorre in commissione mostrando che l’impresa non ha redditività storica. Secondo la CTP, il persistente andamentonegativo escludeva “valore reale” dell’avviamento. In Cassazione, però, si appellerebbe al principio di diritto di Cass. 22506/2015 : l’avviamento non può essere azzerato sulla sola base delle perdite pregresse, in quanto costituisce un valore complessivo dell’azienda. Se la CTR accoglie quest’argomentazione, l’Avvocato Beta potrebbe ottenere l’annullamento dell’integrazione, riconoscendo un parziale avviamento. In caso di ulteriore rigetto, un ricorso per Cassazione puntando sulla violazione di tale principio sarebbe doveroso.
Esempio 3: Concorrenza di liquidazione e finanziamento. La Soc. Gamma sostiene che i costi di impianto di un macchinario altrui debbano essere dedotti come spese d’esercizio (danne perdite), mentre l’Ufficio li riclassifica come “immobilizzazioni immateriali”. Come visto in Cass. 9927/2025 , è opinione consolidata che “beni ammortizzabili” comprendono anche migliorie su beni terzi strumentali all’impresa. Gamma, assistita dall’avvocato, evidenzia la giurisprudenza che estende l’ammortizzabilità indipendentemente dalla proprietà e chiede il rimborso IVA basato su tale concetto . Se in sede contenziosa l’Ufficio conferma il trattamento come immateriale, l’avvocato deposita documenti: contratto di locazione del bene, fatture di spese incrementative, testimonianza del perito contabile che valuta la natura di “impianto aziendale”. Se la controversia riguarda l’IVA (come nel caso citato), la Cassazione 16/04/2025 ha già annullato il rifiuto di rimborso, includendo l’impianto tra i beni ammortizzabili . Ciò rafforza la posizione di Gamma: l’Agenzia non può negare i benefici IVA applicati sull’iter fiscale, in linea con la ratio della Suprema Corte.
Conclusioni e Strategie Finali
In definitiva, per difendersi efficacemente da un accertamento relativo alla “errata valutazione” di intangibili è cruciale:
- Agire con tempestività: non ignorare la contestazione, valutare sin da subito la validità delle proprie scritture contabili. Se necessario, incaricare subito un esperto per una stima alternativa.
- Costruire una solida documentazione: allegare in CTP ogni elemento che possa comprovare la correttezza del valore iscritto (contratti, fatture, perizie di settore, rapporto economico reale tra costo e beneficio).
- Fare leva su principi giuridici consolidati: citare Cassazioni recenti (ad es. 36597/2021 sui brevetti , 22506/2015 sull’avviamento ) e norme TUIR (art. 103, 109, 110) per dimostrare la legittimità delle proprie scelte contabili.
- Usare perizia giurata con accortezza: trattarla come un argomento difensivo, non come prova certa; essere pronti a discuterla in contraddittorio davanti al giudice tramite CTU di parte.
- Valutare soluzioni deflattive: se possibile, una transazione fiscale può essere meno onerosa di un lungo contenzioso (soprattutto per piccoli importi). Dal 2024 l’iter obbligatorio della mediazione si è semplificato, ma l’opportunità di una soluzione amichevole resta interessante.
La difesa dev’essere sempre impostata dal punto di vista del contribuente: cioè tutelando il patrimonio dell’impresa e limitando l’impatto fiscale delle rettifiche. Un avvocato tributario specializzato potrà guidare il contribuente nel selezionare gli argomenti più efficaci (norme, giurisprudenza, prassi) e preparare le richieste istruttorie e le memorie necessarie.
Fonti normative e giurisprudenziali:
- D.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917, art. 103 (ammortamento beni immateriali) e art. 109 (reddito d’impresa) .
- D.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917, art. 110 (norme generali sulle valutazioni).
- Codice Civile, art. 2424 e 2426 (attivo patrimoniale e criteri di valutazione).
- OIC 24 – “Immobilizzazioni immateriali” (definizioni contabili) .
- L. 27 luglio 2000, n. 212 – Statuto del contribuente (interpelli, procedura tributaria).
- D.Lgs. 31 dicembre 1992, n. 546 – Procedura tributaria (art. 17-bis su reclamo-mediazione, ora abrogato).
- D.Lgs. 220/2023 (abrogazione del reclamo/ mediazione obbligatoria).
- Cass. civ. Sez. V, sentenza n. 36597/2021 (criteri per iscrizione di licenze brevettuali tra intangibili) .
- Cass. civ. Sez. V, sentenza n. 22506/2015 (valore dell’avviamento ed esclusione indebita in presenza di perdite) .
- Cass. civ. Sez. V, ordinanza n. 9927/2025 (beni ammortizzabili e IVA, migliorie su beni altrui) .
- Cass. civ. Sez. V, ordinanza n. 5667/2025 (valore probatorio della perizia giurata) .
- Risoluzione Agenzia Entrate n. 46/E/2022 (riallineamento attività immateriali) .
- Risposta a interpello AE 533/2022 (deducibilità maggior valore intangibili) .
Il Fisco ti contesta una errata valutazione delle immobilizzazioni immateriali e recupera imposte, sanzioni e interessi? Sai che molti accertamenti su beni immateriali sono discrezionali, tecnici e spesso difendibili? Fatti Aiutare da Studio Monardo
Il Fisco ti contesta una errata valutazione delle immobilizzazioni immateriali e recupera imposte, sanzioni e interessi? Sai che molti accertamenti su beni immateriali sono discrezionali, tecnici e spesso difendibili?
Nel 2026 l’Agenzia delle Entrate ha intensificato i controlli su:
– avviamento iscritto a valori ritenuti eccessivi o incongrui,
– marchi, brevetti e know-how sovra o sottovalutati,
– costi capitalizzati anziché spesati,
– ammortamenti giudicati non coerenti,
– presunti effetti elusivi o di manipolazione del reddito.
Le conseguenze possono essere rilevanti:
👉 recupero a tassazione dei costi,
👉 rideterminazione dei valori fiscali,
👉 maggiori imposte dirette,
👉 sanzioni e interessi,
👉 rettifiche su più esercizi.
La domanda decisiva è questa:
come difendersi efficacemente da un accertamento fiscale per errata valutazione di immobilizzazioni immateriali?
Devi saperlo subito:
👉 nel 2026 molti accertamenti sono contestabili,
👉 la valutazione dei beni immateriali non è matematica,
👉 conta il metodo e il contesto della stima,
👉 la strategia difensiva va attivata immediatamente.
Cos’è l’Accertamento per Errata Valutazione delle Immobilizzazioni Immateriali
L’accertamento si fonda sull’idea che il contribuente:
– abbia iscritto immobilizzazioni immateriali a valori non corretti,
– abbia adottato criteri di valutazione ritenuti inadeguati,
– abbia generato un vantaggio fiscale indebito,
– abbia alterato la base imponibile.
👉 Ma la valutazione delle immobilizzazioni immateriali è per sua natura estimativa.
Si basa su:
– utilità futura attesa,
– capacità di generare reddito,
– vita utile stimata,
– informazioni disponibili al momento della valutazione.
Perché il Fisco Contesta la Valutazione dei Beni Immateriali
Nel 2026 l’Amministrazione finanziaria contesta quando ritiene che:
– i valori iscritti siano eccessivi o non giustificati,
– l’ammortamento sia troppo rapido o troppo lento,
– i costi non abbiano reale utilità pluriennale,
– la stima sia finalizzata a ridurre il carico fiscale.
👉 Ma il Fisco non può sostituirsi automaticamente al giudizio tecnico dell’impresa.
Il Principio Chiave: La Valutazione È Discrezionale, Non Oggettiva
Un principio fondamentale è questo:
👉 le immobilizzazioni immateriali non hanno un valore certo e univoco.
Questo significa che:
– esistono più metodi valutativi legittimi,
– il valore dipende da ipotesi e previsioni,
– conta ciò che era ragionevole al momento della stima,
– il giudizio va espresso ex ante, non ex post.
👉 Qui si fonda la difesa principale.
Quando l’Accertamento è Illegittimo o Sproporzionato
L’accertamento è contestabile se:
– il Fisco rivaluta col senno di poi,
– ignora perizie o studi di supporto,
– disconosce criteri contabili corretti,
– presume finalità elusive senza prova,
– applica sanzioni senza dimostrare dolo o colpa grave.
👉 La presunzione non basta: serve una prova tecnica rigorosa.
Gli Errori Più Spesso Contestati nel 2026
Le contestazioni più frequenti riguardano:
– avviamento ritenuto sovrastimato,
– marchi e brevetti con vita utile contestata,
– costi di sviluppo capitalizzati,
– differenze tra valore civilistico e fiscale,
– ammortamenti giudicati non coerenti.
👉 Molti rilievi sono opinabili e tecnicamente difendibili.
Le Strategie Difensive Più Efficaci nel 2026
🔹 1. Dimostrare la Ragionevolezza del Metodo Valutativo
La difesa parte dalla domanda chiave:
👉 il valore attribuito era ragionevole alla data di iscrizione?
È decisivo dimostrare:
– criteri adottati,
– coerenza con i principi contabili,
– ipotesi economiche utilizzate,
– documentazione a supporto.
👉 Se il metodo è corretto, l’accertamento si indebolisce.
🔹 2. Valorizzare il Giudizio Ex Ante
Un principio fondamentale è questo:
👉 il Fisco non può contestare una stima valida usando dati successivi.
È possibile dimostrare:
– contesto economico dell’epoca,
– aspettative realistiche di redditività,
– coerenza con il piano industriale.
👉 Qui si vincono molte difese.
🔹 3. Contestare il Disconoscimento Automatico dei Costi
La legge distingue tra:
– costi pluriennali legittimamente capitalizzati,
– spese prive di utilità futura.
👉 Non ogni costo è automaticamente indeducibile.
🔹 4. Far Valere Buona Fede e Assenza di Vantaggio Fiscale
La difesa può dimostrare che:
– non vi era intento elusivo,
– la scelta non ha prodotto un vantaggio indebito,
– il comportamento è stato coerente e trasparente.
👉 La buona fede incide soprattutto sulle sanzioni.
Gli Strumenti di Difesa nel 2026
🔹 Contraddittorio Preventivo
Serve per:
– spiegare le scelte di bilancio,
– illustrare i criteri valutativi,
– evitare l’atto definitivo.
🔹 Risposta a Questionari e PVC
Utile per:
– produrre perizie, bilanci e note integrative,
– dimostrare la correttezza delle stime,
– smontare le presunzioni dell’Ufficio.
🔹 Ricorso Tributario
Necessario quando:
– la valutazione viene disconosciuta senza prova,
– le sanzioni sono sproporzionate,
– il Fisco ignora la discrezionalità tecnica.
👉 Molti accertamenti su immobilizzazioni immateriali vengono annullati o ridotti.
Il Punto Chiave: Errata Valutazione ≠ Violazione Automatica
Un principio essenziale è questo:
👉 una diversa valutazione non equivale automaticamente a violazione fiscale.
Questo significa che:
– il Fisco deve dimostrare l’errore sostanziale,
– il contribuente ha diritto a una valutazione concreta,
– non sono ammessi automatismi repressivi.
👉 Dove il Fisco semplifica, la difesa può vincere.
Il Ruolo dell’Avvocato Tributarista
La difesa sulle immobilizzazioni immateriali è tecnica, contabile e giuridica.
L’avvocato:
– analizza i criteri di valutazione adottati,
– verifica la coerenza con i principi contabili e fiscali,
– contesta le presunzioni dell’Ufficio,
– tutela il contribuente da recuperi indebiti.
👉 Qui la specializzazione è decisiva.
Cosa Può Fare Concretamente l’Avvocato
Con assistenza qualificata puoi:
– evitare recuperi fiscali ingiustificati,
– ridurre o annullare sanzioni,
– difendere la correttezza del bilancio,
– mettere in sicurezza le valutazioni future.
👉 Agire subito cambia l’esito.
Le Specializzazioni dell’Avv. Giuseppe Monardo
La difesa in materia di accertamenti fiscali richiede competenze avanzate.
Giuseppe Monardo è:
– Avvocato Cassazionista
– Esperto in contenzioso tributario
– Specializzato in fiscalità d’impresa e valutazioni di bilancio
– Difensore di imprese e professionisti
– Coordinatore nazionale di avvocati e commercialisti
Conclusione
Nel 2026, un accertamento fiscale per errata valutazione di immobilizzazioni immateriali:
👉 non va subito,
👉 può essere contestato,
👉 richiede una difesa tecnica immediata e mirata.
La regola è chiara:
👉 dimostrare la correttezza del metodo valutativo,
👉 valorizzare il giudizio ex ante,
👉 contestare presunzioni e automatismi,
👉 agire subito con un avvocato esperto.
📞 Contatta l’Avv. Giuseppe Monardo per una consulenza riservata.
Nel 2026, difendersi correttamente da un accertamento sulle immobilizzazioni immateriali può fare la differenza tra una rettifica fiscale ingiusta e la piena tutela della tua attività.
