Accertamento Fiscale Per Costi Senza Supporto Contrattuale: Come Difendersi Con L’Avvocato

L’accertamento fiscale per costi senza supporto contrattuale è una contestazione molto diffusa, perché l’Agenzia delle Entrate tende a disconoscere la deducibilità dei costi quando ritiene che manchi una base contrattuale formale idonea a dimostrare l’esistenza, l’inerenza e la certezza dell’operazione.

In questi casi il Fisco sostiene che:

  • i costi siano privi di giustificazione giuridica
  • non vi sia prova del rapporto obbligatorio
  • la spesa non sia inerente all’attività
  • il costo sia indeducibile
  • l’IVA detratta sia non spettante

Con conseguente recupero di imposte, IVA, sanzioni e interessi, spesso su più annualità.

Il rischio è concreto:
un costo reale ma non formalizzato contrattualmente può trasformarsi in un accertamento oneroso, con effetti immediati su reddito e liquidità.

Molti si chiedono:

  • “Serve sempre un contratto scritto per dedurre un costo?”
  • “La fattura non basta?”
  • “Posso dimostrare il costo con altri documenti?”
  • “Conta più la forma o la sostanza dell’operazione?”
  • “Come difendersi da un disconoscimento automatico?”

È fondamentale chiarirlo subito:
l’assenza di un contratto scritto non rende automaticamente il costo indeducibile.
Ma la prova dell’operazione diventa decisiva.


Cosa si intende per costi senza supporto contrattuale

Rientrano in questa categoria, ad esempio:

  • prestazioni di servizi senza contratto scritto
  • consulenze formalizzate solo tramite fattura
  • collaborazioni basate su accordi verbali
  • rapporti continuativi non documentati
  • costi infragruppo senza accordi formalizzati
  • spese sostenute “per prassi” aziendale

La mancanza di un contratto scritto non equivale a inesistenza del rapporto, ma rende più complessa la dimostrazione.


Cosa contesta il Fisco in questi casi

Le contestazioni più frequenti riguardano:

  • assenza di un contratto o incarico scritto
  • genericità delle fatture
  • mancanza di documentazione probatoria
  • inerenza non dimostrata
  • costi ritenuti sproporzionati
  • prestazioni considerate “non provate”
  • IVA detratta su costi disconosciuti

Ma il contratto non è l’unico mezzo di prova ammesso.


Perché l’Agenzia delle Entrate disconosce i costi

Secondo l’Amministrazione finanziaria, il costo è indeducibile quando:

  • non è certo né determinabile
  • non è dimostrata l’effettiva prestazione
  • manca un nesso con l’attività d’impresa
  • la fattura è ritenuta insufficiente
  • il rapporto appare fittizio o antieconomico

Tuttavia, il Fisco non può limitarsi a rilevare l’assenza del contratto:
deve valutare l’insieme degli elementi probatori.


Il rischio più grave: recupero di imposte, IVA e sanzioni

Il vero pericolo è che:

  • il costo venga integralmente disconosciuto
  • il reddito imponibile venga aumentato
  • l’IVA venga recuperata
  • si applichino sanzioni rilevanti
  • maturino interessi pluriennali
  • l’accertamento diventi definitivo

Anche quando il servizio è stato realmente reso.


L’errore più comune: pensare che senza contratto non ci sia difesa

Molti contribuenti sbagliano quando:

  • accettano il disconoscimento senza reagire
  • non ricostruiscono il rapporto economico
  • non raccolgono documentazione alternativa
  • non dimostrano l’utilità del costo
  • rinunciano a una difesa tecnica

Nel diritto tributario, la sostanza dell’operazione prevale sulla forma.


Costi e diritto tributario: il punto chiave

È essenziale sapere che:

  • il costo deve essere:
    • effettivo
    • inerente
    • documentabile
  • il contratto scritto non è sempre obbligatorio
  • la prova può essere fornita anche con:
    • fatture dettagliate
    • corrispondenza email
    • report, relazioni, deliverable
    • pagamenti tracciati
    • testimonianze indirette documentate
  • l’onere della prova è dell’Amministrazione, ma il contribuente deve collaborare

Se il costo è reale e spiegabile, l’accertamento è contestabile.


Quando l’accertamento per costi senza contratto è difendibile

La difesa è particolarmente efficace quando:

  • la prestazione è stata realmente eseguita
  • esistono documenti alternativi al contratto
  • il costo è coerente con l’attività svolta
  • i pagamenti sono tracciabili
  • la fattura è dettagliata
  • l’atto è generico o presuntivo
  • non emerge intento evasivo

In questi casi l’accertamento può essere annullato o fortemente ridotto.


Come costruire una difesa efficace

Una difesa corretta richiede:

  • analisi dell’avviso di accertamento
  • ricostruzione del rapporto economico
  • raccolta di documentazione probatoria
  • dimostrazione dell’inerenza del costo
  • verifica della congruità dell’importo
  • contestazione delle presunzioni automatiche
  • argomentazioni giuridiche puntuali
  • impugnazione nei termini

È una difesa documentale e giuridica insieme.


Accertamento e rischio esecutivo

Se l’accertamento non viene contestato:

  • diventa definitivo
  • il debito fiscale si consolida
  • le sanzioni si cristallizzano
  • partono azioni di riscossione
  • il danno economico diventa irreversibile

Agire subito è fondamentale.


Cosa fare subito se ricevi un accertamento

Se ricevi un accertamento per costi senza supporto contrattuale:

  • non accettare automaticamente il disconoscimento
  • non pagare senza un’analisi tecnica
  • ricostruisci il rapporto e la prestazione
  • raccogli tutta la documentazione disponibile
  • verifica la proporzionalità delle sanzioni
  • prepara una difesa specialistica
  • valuta ricorso e sospensione

Il tempo è un fattore decisivo.


Il ruolo dell’Avvocato Monardo

L’Avvocato Monardo, cassazionista, opera con competenza qualificata nel contenzioso tributario, assistendo imprese e professionisti in accertamenti fiscali per costi disconosciuti per mancanza di supporto contrattuale, contrastando recuperi automatici e valutazioni meramente formali.

Può intervenire per:

  • contestare l’accertamento
  • dimostrare l’effettività delle prestazioni
  • difendere l’inerenza dei costi
  • ridurre o annullare sanzioni e interessi
  • bloccare la riscossione
  • tutelare liquidità e continuità aziendale

Agisci ora

Un costo senza contratto scritto
non è automaticamente indeducibile.

Ma un accertamento non difeso correttamente
può trasformarsi in un grave danno economico.

Se l’Agenzia delle Entrate ti contesta costi privi di supporto contrattuale,
richiedi una consulenza riservata con l’avvocato Monardo e difenditi subito, prima che una spesa reale venga trasformata in un debito fiscale definitivo.

Introduzione

Un accertamento induttivo con contestazione dei costi aziendali può trasformare spese vere e documentate in maggior reddito imponibile. Dal punto di vista del contribuente (privato, professionista o imprenditore) è dunque cruciale conoscere le regole di deducibilità e le modalità di difesa. In questa guida aggiornata a gennaio 2026 analizziamo in modo tecnico ma chiaro: i requisiti di deducibilità dei costi (art. 109 TUIR e principi giurisprudenziali), le tipologie di costi frequentemente contestate (consulenze, prestazioni occasionali, costi infragruppo, ecc.), le differenze tra accertamento analitico, analitico-induttivo e induttivo puro, e gli strumenti deflattivi del contenzioso (ravvedimento, adesione, autotutela). Il focus è pratico, con esempi e tabelle riepilogative: dal ragionamento giuridico (onere della prova, presunzioni) fino alle strategie difensive concrete, simulando un percorso di verifica fiscale. Le fonti normative e le pronunce giurisprudenziali più recenti – da Corte di Cassazione e Corte Costituzionale – sono citate in calce.

Requisiti di deducibilità dei costi e onere della prova

Per dedurre un costo dal reddito d’impresa il TUIR impone i tre principi fondamentali: effettività, inerenza e competenza. L’art. 109, comma 1, TUIR (ex art. 74 del TUIR) stabilisce che le spese devono essere «effettivamente sostenute ed inerenti all’attività». Sul versante contabile, l’art. 109, comma 4, TUIR esige la preventiva imputazione nel conto economico (principio della preventiva imputazione) . La giurisprudenza ha più volte chiarito che tali requisiti non sono formali: occorre documentare bene i costi, mostrando che erano necessari o funzionali all’attività d’impresa .

In particolare la Cassazione ha ribadito che spetta al contribuente provare l’esistenza e l’inerenza dei costi contestati. I costi, per essere ammessi in deduzione, debbono essere «opportunamente documentati, in modo tale che dalla documentazione relativa si possa ricavare l’inerenza del bene o servizio all’attività imprenditoriale» . Dunque non è sufficiente aver registrato contabilmente la spesa: serve una documentazione di supporto (contratti, fatture, pagamenti, testimonianze, ecc.) da cui emergano importo, natura e collegamento con l’attività aziendale . In mancanza, la deducibilità può essere legittimamente negata, in particolare se il costo risulta sproporzionato rispetto ai ricavi o all’oggetto sociale .

Tabella 1 – Principi di deducibilità e onere della prova:

RequisitoNorma/PrincipioDescrizione chiave
EffettivitàArt. 109 TUIR, 5% ART.Spesa reale e concreti costi sostenuti
InerenzaArt. 109 TUIR, Cass. su 12380/2021Spesa riferita all’attività aziendale (non ad ambiti personali). Se fattura generica, spetta al contribuente dimostrare il nesso .
CompetenzaArt. 109 TUIR, comma 4Spesa imputata al periodo di competenza
DocumentazioneCass. 24901/2023Occorre documento probatorio (fattura, contratto, ecc.) da cui risulti importo, causale e collegamento economico; carico prova sul contribuente.

Fonti: Art. 109 TUIR; Cass. n. 24901/2023 ; Cass. ordinanza 12380/2021 .

Tipologie di costi più spesso contestati

L’Agenzia delle Entrate, in fase di verifica, tende a mettere in dubbio in particolare i costi per i quali non esiste un contratto scritto o documentazione specifica. Tra quelli più frequentemente contestati troviamo :

  • Consulenze e prestazioni professionali (commercialista, avvocato, ecc.) con fatture generiche o contratti verbali. Se la fattura descrive solo una “consulenza” senza indicare a quale specifico progetto/commessa si riferisca, il costo rischia di essere considerato non inerente . La Cassazione, con l’ordinanza 12380/2021, ha affermato che in fattura dev’essere sempre indicato l’oggetto o commessa per giustificare inerenza; in mancanza, la spesa diventa indeducibile .
  • Collaborazioni occasionali (persone fisiche o piccoli lavoratori autonomi senza Partita IVA). Le prestazioni occasionali possono restare estranee all’attività d’impresa; serve dimostrare l’irrepetibilità dell’incarico e il superamento dei limiti di reddito previsti. La Corte di Cassazione ha più volte chiarito che compensi per lavoro occasionale (art. 2222 c.c. / art. 67 TUIR) non richiedono IRAP o IVA, ma i relativi costi vanno comunque giustificati come occasionali (Cass. 21124/2018 ). Se il Fisco contesta la “continuatività” della prestazione e accertamento come reddito di impresa, tocca al contribuente provare l’occasionalità (es. comunicazioni formalizzate, ricevute con dicitura chiara) .
  • Costi infragruppo (servizi/forniture tra società del gruppo). In presenza di operazioni intragruppo prive di documentazione giustificativa (contratti, prezzi di mercato), l’Agenzia contesta la mancata inerenza. La Cassazione del 29/9/2025 (n. 26307/2025) ha ribadito che per i costi infragruppo «non è sufficiente attestare formalmente un contratto; il beneficiario deve provare l’effettiva utilità economica del servizio ricevuto, secondo criteri oggettivi di determinabilità e coerenza economica» . Il costo deve quindi risultare funzionale all’attività aziendale, oltre a essere adeguatamente documentato: inerenza infragruppo > «utile e congruo in funzione del fatturato, non ricavabile semplicemente da articolo 109, c.5 TUIR» .
  • Spese generali o amministrative (viaggi, ristrutturazioni, pubblicità, ecc.) non correlate a un particolare ricavo. L’Amministrazione può respingere come “generiche” le spese di propaganda o rappresentanza prive di comprovati benefici economici diretti . Anche in questo caso, serve provare la finalità diretta all’attività aziendale.
  • Costi esteri o in contanti. Spese sostenute presso fornitori non residenti (black list) o pagate in nero attirano l’attenzione del Fisco, che spesso inferisce inesistenza o elusione. Anche se “sinteticamente” motivati, tali rilievi vanno contrastati con la piena documentazione (dichiarazioni doganali, contratti internazionali, movimenti bancari) che attestino la legittimità dell’operazione.

Esempio. Un’impresa acquista servizi di consulenza da un professionista non titolare di partita IVA. In sede di controllo, l’Agenzia può contestare tutti i compensi come non inerenti, se il contribuente non dimostra con documenti (contratto di collaborazione, attestati di esecuzione, eventuali fatture pro forma) che si è trattato di prestazioni occasionali effettive.

Accertamento analitico, analitico-induttivo e induttivo puro

In sede di verifica fiscale l’Amministrazione può scegliere diversi metodi di accertamento, a seconda della tenuta della contabilità del contribuente. La distinzione è fondamentale perché condiziona sia la legittimità del metodo sia le possibilità difensive del contribuente:

  • Accertamento analitico (art. 38 DPR 600/1973): si applica quando la contabilità è considerata regolare e attendibile. L’ufficio rettifica puntualmente le singole voci (ricavi o costi) sulla base di documenti certi. Per il contribuente è sufficiente dimostrare la correttezza contabile.
  • Accertamento analitico-induttivo (art. 39, c.1, lett. d) DPR 600/1973): viene utilizzato se la contabilità è formalmente regolare ma presenta errori o omissioni circoscritti. In questo caso l’ufficio può procedere a rettifiche induttive limitate: usa presunzioni (gravi, precise e concordanti) per integrare o correggere determinate voci, mantenendo però complessivamente affidabile il sistema contabile .
  • Accertamento induttivo “puro” (art. 39, c.2 DPR 600/1973): è l’extrema ratio, adottato solo se la contabilità risulta completamente inattendibile o gravemente falsata (es. mancanza di scritture, frodi, ritenute fraudolente). In tal caso il reddito viene ricostruito indipendentemente dai libri contabili, basandosi solo su indizi e presunzioni indifferenziate . L’Agenzia può cioè prescindere in tutto o in parte dalle scritture e determinare i ricavi o i costi in base a elementi bancari, dati di settore, consumi, o altre risultanze (ad es. movimenti sui conti correnti) . La giurisprudenza ricorda che presunzioni “supersemplici” (cioè anche non gravi/precise) sono consentite nel puro induttivo.

Tabella 2 – Differenze tra accertamenti fiscali:

Metodo di accertamentoContabilità del contribuenteCriteri d’uso principaliRequisiti formali
AnaliticoCompleta e regolareRettifica analitica delle voci di bilancio con documentazione certaContabilità coerente e affidabile
Analitico-InduttivoFormalmente regolare, ma con incongruenze parzialiUso di presunzioni gravi, precise e concordanti per correggere errori puntualiOmiss. contabili limitate, contabilità compless. attendibile
Induttivo puroGravi violazioni o false scritture: affidabilità contabile nullaDeterminazione del reddito su base indiziale (es. movimenti bancari, listini)Scritture inattendibili o incomplete

Fonti: DPR 600/1973, art. 38 e art. 39; Cass., sez. trib., ord. 6861/2019; Cass. ord. 6861/2019, Cass. ord. 24278/2014 .

Nell’accertamento analitico-induttivo il contribuente conserva la possibilità di presentare prova contraria (anche in forma presuntiva) rispetto alle risultanze induttive. In altri termini, può documentare alternativamente l’esistenza di costi proporzionali ai maggiori ricavi accertati . La Suprema Corte ha recentemente confermato che anche in analitico-induttivo il contribuente può dedurre forfettariamente una quota di costi (es. una percentuale forfettaria di incidenza sui ricavi presunti), in linea con l’orientamento costituzionale che già ammette tale deduzione nell’induttivo puro .

Al contrario, nell’induttivo puro il Fisco è libero di ammettere solo i costi obbligatoriamente previsti (es. contributi, spese sanitarie) o quelli dimostrabili con presunzioni semplici, mentre il contribuente può esercitare il diritto alla deduzione forfettaria (come stabilito da Corte Cost. 10/2023) . In tutti i casi, comunque, l’avviso di accertamento deve motivare adeguatamente l’uso del metodo induttivo, in base alle carenze riscontrate nei documenti contabili (art. 39, comma 1 DPR 600/73) .

Lo svolgimento dell’accertamento e l’onere motivazionale

Nel corso del contraddittorio fiscale (adempimenti amministrativi ante contenzioso), il contribuente deve concentrarsi su: (a) verificare esattamente quali spese sono state disconosciute e perché; (b) individuare eventuali errori di metodo da parte dell’Ufficio (es. calcoli errati, applicazione impropria del margine di oscillazione, mancato rispetto dei termini); (c) raccogliere ogni documento mancante o testimonianza utile. Se il contribuente dispone di elementi nuovi (contratti firmati tardivamente, dichiarazioni dei prestatori, riporti bancari), può usare il contraddittorio per presentarli all’Agenzia. È comunque fondamentale impugnare tempestivamente l’avviso (entro 60 giorni) per non consolidare presunzioni errate.

Sul piano giuridico vale ricordare: l’onere della prova dei costi deducibili compete al contribuente , ma questo non significa che spetti a lui ogni prova senza limiti. In caso di fattura regolare non contestata nella sua genuinità, opera la presunzione di veridicità dei dati esposti, spostando all’amministrazione finanziaria l’onere di provare l’inesistenza o non inerenza (per es. con elementi di fatto o presunzioni) . Come confermato dalla Cassazione, se il Fisco contesta solo l’antieconomicità del costo, ciò costituisce un indizio indiretto di mancanza di inerenza e va motivato caso per caso . Viceversa, la mera presenza di fatture (anche multiple) non esonera di per sé il contribuente dall’onere di dimostrare la pertinenza economica del costo .

Infine, l’accertamento deve rispettare principi generali di ragionevolezza: motivazioni generiche o sterotipate sono viziabili. Se l’Agenzia lamenta solo mancata documentazione, occorre obiettare che “non tutti i costi possono essere esclusi solo per carenze formali”: ciascun costo contestato va valutato singolarmente in base alle prove alternative offerte, come indicato dagli orientamenti giurisprudenziali .

Strategie difensive in sede amministrativa

Ecco alcuni consigli di strategia per affrontare un avviso di accertamento sui costi:

  • Esamina l’atto con cura. Controlla quali anni e voci vengono contestate. Verifica termini di decadenza/ prescrizione, eventuali errori nei calcoli, scostamenti applicati.
  • Richiedi copia del report di verifica. Spesso i motivi di disconoscimento (es. mancanza contratto, incongruità prezzi, ricavi non dichiarati) sono specificati nei documenti di verifica o note di fine controlli.
  • Ricostruisci le spese con ogni mezzo. Se hai fatture incomplete o verbali, integra con contratti tardivi, ordini di acquisto, estratti conto, recapiti di bonifici, testimonianze dei fornitori. Anche dichiarazioni sostitutive possono servire a confermare prestazioni.
  • Contesta la metodologia se inapplicabile. Se usano l’induttivo puro senza giustificare perché la contabilità sarebbe inaffidabile in toto, solleva il vizio procedimentale. Se applicano il mero induttivo su contabilità sostanzialmente valida, ricorda che può valere l’analitico-induttivo e i costi vanno valutati singolarmente .
  • Offri prova contraria forfetaria. In caso di analitico-induttivo, valuta se può essere utile proporre un’imputazione forfetaria dei costi. La Cassazione del 2025 autorizza a dedurre forfettariamente una percentuale dei costi di produzione presunti (ad esempio, applicando un incidenza percentuale media di costi sui ricavi di settore).
  • Preparati al contraddittorio. Richiedi l’audizione in contraddittorio (se prevista) e porta subito le prove aggiuntive. Se il tuo difetto è “scarso” (mancanza di contratto scritto), spesso le testimonianze orali o scritte dei prestatori possono cambiare la valutazione dell’Ufficio.
  • Documenta l’inerenza. Enfatizza con dati concreti l’utilità della spesa: collegala a progetti realizzati, commesse concluse, incrementi di fatturato conseguenti. Dimostra che la società ha effettivamente beneficiato del servizio o della consulenza.
  • Valuta soluzioni stragiudiziali. Se il contenzioso appare rischioso, considera l’accertamento con adesione (per ridurre sanzioni e interessi) o la definizione agevolata in caso di errori formali. Il ravvedimento operoso è utile solo per omissioni formali scoperte prima del controllo.

Attenzione: agire celermente è essenziale. Un accertamento non impugnato diventa definitivo e può sfociare in riscossioni esecutive (cartelle, ipoteche) molto onerose .

Strumenti deflattivi del contenzioso

Prima di arrivare alle Commissioni Tributarie, il contribuente può tentare alcune vie per evitare o ridurre il contenzioso:

  • Accertamento con adesione (DPR 218/1997, art. 6 e succ.): entro 120 giorni dalla notifica dell’atto, il contribuente può proporre all’Agenzia di definire l’accertamento con la concessione di benefici in termini di riduzione delle sanzioni e degli interessi. Può essere utile se si intuisce una debolezza dell’atto e si vuole un accordo equilibrato.
  • Autotutela dell’Agenzia (r.p.p.): l’ufficio stesso può revocare o modificare l’atto (art. 2 d.p.r. 322/1998 e segg.), per esempio se emergono errori materiali o nuovi elementi. Si può inviare una istanza di riesame (motivata con documenti integrativi) per far valutare nuovamente la questione.
  • Ravvedimento operoso: non si applica direttamente all’accertamento, ma può rimediare a violazioni formali precedenti (es. ritardata registrazione del contratto o mancato versamento di IVA) con sanzioni ridotte, evitando futuri rilievi.

Tabella 3 – Strumenti stragiudiziali:

StrumentoFinalitàTermini principali
Accertamento con adesioneDefinire consensualmente l’accertamento riducendo sanzioniIstanza entro 120 giorni dalla notifica dell’avviso (art. 6 DPR 218/1997)
Autotutela (revisione)Far rettificare spontaneamente dall’Ufficio errori/materiali dell’attoNessun termine specifico; si agisce con istanza di riesame
Ravvedimento operosoSanare tardivamente violazioni tributarie di lieve entitàEntro i termini previsti per ciascuna violazione (dall’art. 13 D.Lgs. 472/1997)

Questi strumenti sono utili soprattutto in fase pre-contenziosa o all’inizio del contenzioso. Ad esempio, se è stato dimenticato un documento rilevante, l’adesione può chiudere la vertenza evitando giudizio. Viceversa, una volta intrapreso il contenzioso, si può comunque valutare la conciliazione in sede di commissione (art. 48 c.p.c. dopo la riforma del 2022) per uno stralcio delle sanzioni e dell’imposta.

Strategie difensive pratiche ed esempi

Vediamo due esempi di simulazione pratica per capire come impostare la difesa:

Esempio 1 – Consulenza verosimile ma senza contratto scritto. Una s.r.l. deduce € 30.000 di spese per consulenze legali e marketing sostenute nel 2024. In sede di verifica l’Agenzia contesta la mancanza di contratto formale specifico per ogni consulenza, ritenendo le spese non inerenti. Il contribuente, difeso dall’avvocato tributarista, raccoglie: e-mail di incarico, corrispondenza con i consulenti, fatture parziali e bonifici bancari effettuati, nonché un documento interno che menziona i progetti affidati ai consulenti.

  • In contraddittorio si contesta la generalità della motivazione: si mostra che le consulenze hanno avuto attuazione concreta (es. verbali di riunioni, report di progetto).
  • Si sottolinea che, secondo Cassazione, non serve un contratto scritto obbligatorio per ogni prestazione occasionale , purché la prestazione sia certa e funzionale.
  • Nel ricorso tributario si allegano le prove alternative (e-mail, testimonianze scritte dei consulenti che confermano le attività svolte).
  • L’Avvocato può anche proporre un calcolo forfettario alternativo: per esempio, dimostrare che spese analoghe nei precedenti esercizi erano sempre presenti e proporzionate (argumentum ex silentio).

Potenziale esito: il Giudice tributario potrebbe accolgiere la prova contraria del contribuente, riconoscendo almeno parte delle spese come inerenti e riducendo l’imponibile.

Esempio 2 – Prezzi di trasferimento e costi infragruppo. Una multinazionale italiana acquista servizi di distribuzione da una società controllante estera. L’Agenzia contesta i costi, ritenendoli sproporzionati e non necessari (dubbia inerenza). Il contribuente dimostra invece: ha una lettera d’incarico con la capogruppo, corrispettivi derivanti da un accordo quadro, e un’analisi economica che mostra l’utilità del servizio (es. senza quel supporto le vendite calerebbero).

  • Si ottiene consulenza di transfer pricing che valuta i canoni come pari a quelli di mercato.
  • Si evidenzia che, per Cassazione 26307/2025, l’interesse dell’impresa sostegno delle consociate può giustificare la gratuità apparente dei servizi .
  • Durante il giudizio si chiede che la CTR verifichi la reale utilità (non basta la mera esistenza del contratto). La Corte di Cassazione ha proprio indicato che la prova dell’ufficio deve essere contestualizzata, e tocca al contribuente provare che il servizio ha funzionalità economica .

Potenziale esito: la Cassazione potrebbe riconoscere l’orientamento recente che richiede verifica oggettiva della coerenza economica dei costi intragruppo , confermando la deducibilità se dimostrata utilità e congruità.

Domande e risposte (FAQ)

  • D: Che succede se non ho alcun contratto scritto per la prestazione o il servizio?
    R: Non è detto che il costo non sia deducibile. Anche senza contratto scritto, puoi fornire altre prove: ricevute di pagamento (ad es. bonifici, ricevute non fiscali), email di incarico, ordini, rapporti di lavoro occasionale, dichiarazioni sostitutive, ecc. La legge non richiede obbligo di forma per le prestazioni occasionali . L’importante è ricostruire la genesi economica della spesa. Se, ad esempio, hai una fattura ma nessuna spiegazione, tocca al contribuente dimostrarne l’inerenza. In Cassazione si afferma che spetta al contribuente l’onere della prova dell’inerenza , perciò è fondamentale affiancare alla fattura ogni elemento che ne evidenzi lo scopo aziendale.
  • D: Posso dedurre i costi forfettariamente durante il ricorso?
    R: Sì, almeno in certi limiti. Per l’induttivo puro la Cassazione ha già stabilito che al contribuente è riconosciuta la possibilità di dedurre forfettariamente i costi di produzione (ad es. con un coefficiente percentuale) per evitare un eccessivo rigore fiscale . Recentemente, anche in sede di accertamento analitico-induttivo è ammessa la stessa facoltà: la Cassazione dell’estate 2025 (ordinanza n. 19574/2025) ha affermato che il contribuente “può sempre opporre la prova presuntiva contraria, eccependo una incidenza percentuale forfetaria di costi di produzione” . In pratica, se il Fisco ha aggiunto ricavi induttivi, l’imprenditore può calcolare una deduzione presuntiva dei costi sulla base di parametri (settore, tabelle, esperienze pregresse).
  • D: Che cosa significa “onere della prova” nel contenzioso tributario?
    R: In generale, chi deduce un costo ha l’onere di provarne gli elementi essenziali (esistenza, inerenza, competenza) . Se l’Agenzia contesta un costo, dovrà indicare le ragioni specifiche (es. inesistenza, antieconomicità, discrepanze), perché non basta dire genericamente “non è inerente”. Nel giudizio tributario, peraltro, vale il principio della vicinanza della prova (art. 2697 c.c.): chi afferma fatti giuridici deve provarli. La Cassazione sottolinea che i giudici di merito devono valutare le prove offerte dal contribuente e “non può limitarsi a dichiarare di non conoscere cosa effettivamente è stato prestato” . In concreto, va presentato tutto quanto dimostra l’operatività del rapporto: contratti, fatture specifiche, mails, comunicazioni di pagamento, ecc. Anche le dichiarazioni testimoniale o notarile dei prestatori occasionali possono aiutare a soddisfare l’onere di prova.
  • D: Cosa posso fare se l’avviso ha già notificato la cartella?
    R: Se l’accertamento è divenuto definitivo (ad es. con la cartella esattoriale), la strada rimane il giudizio tributario, ma si può valutare anche una istanza di sospensione ex art. 68 L. 342/2000 (se permangono dubbi sulla fondatezza dell’atto). Nel contempo, conviene valutare un’adesione tardiva (se ancora possibile) o la definizione agevolata per ridurre sanzioni. Se esiste già contenzioso, si può chiedere riconciliazione (art. 48 c.p.c.) prima della sentenza. Attenzione: i termini di decadenza per proporre ricorso e strumenti deflattivi sono rigorosi, per cui è fondamentale agire prontamente.
  • D: Come faccio a pagare meno sanzioni?
    R: Se riconosci di aver commesso degli errori formali (es. mancata contabilizzazione di qualche spesa), considera di usufruire del ravvedimento operoso (D.Lgs. 472/1997) prima che inizi la verifica: la sanzione si riduce notevolmente. Durante il contenzioso, puoi ottenere una lieve riduzione delle sanzioni pagando spontaneamente l’imposta accertata, oppure con l’accertamento con adesione (riduzione fino all’80% delle sanzioni ordinarie). Nel giudizio tributario, se prevali, otterrai l’esclusione delle maggiori imposte e sanzioni; in caso di soccombenza parziale, il contribuente ha diritto in genere alla riduzione automa delle sanzioni (Cass. 7035/2016).
  • D: È meglio prevenire o curare?
    R: La prevenzione è sempre preferibile. Un controllo fiscale basato su accertamenti induttivi può essere evitato in parte dimostrando corretta organizzazione contabile: ad esempio, tenere contratti sempre firmati e archiviati, annotare le prestazioni occasionali, dichiarare prontamente i compensi percepiti. Quando insorgono dubbi sulla regolarità, è utile far ricorso al contraddittorio preventivo ex art. 12 del D.Lgs. 218/1997 (richiesta di chiarimenti scritti all’ufficio). Ciò può chiarire la posizione prima dell’avviso. Se il problema emerge in dichiarazione, valutare un’integrazione volontaria oppure ravvedimento può stemperare eventuali pesanti azioni di controllo. In ogni caso, coinvolgere un legale tributarista ai primi segnali di verifica aiuta a orientare la strategia difensiva e a prevenire errori procedurali dannosi.

Conclusioni

In sintesi, l’accertamento fiscale su costi senza supporto contrattuale richiede una difesa attiva e documentata. Il contribuente deve agire come “debitore” nei confronti del Fisco: conservare scritture, giustificativi alternativi e verificare ogni contestazione. La giurisprudenza più recente (Cass. 19574/2025, 24901/2023, 12380/2021, Corte Cost. 10/2023, ecc.) offre strumenti nuovi – quali la prova presuntiva contraria – a tutela del contribuente, ma occorre farne buon uso. Una tempestiva consulenza con l’avvocato tributarista può fare la differenza tra un costo legittimamente dedotto e un’imposta maggiore ingiusta.

Fonti

  • Normativa italiana: DPR 600/1973, artt. 38, 39; DPR 917/1986 (TUIR), art. 109 e seguenti; D.Lgs. 546/1992, art. 6 (accertamento con adesione); D.Lgs. 472/1997, art. 13 (ravvedimento); L. 212/2000 (Statuto del Contribuente), art. 6 (accertamenti); circolari e risoluzioni Agenzia delle Entrate (es. R.M. 203/E/2006).
  • Giurisprudenza: Corte di Cassazione, ordinanze n. 19574/2025 , n. 24901/2023 , n. 12380/2021 , n. 6368/2021, n. 21001/2021; Cassazione (SS.UU.) n. 225/2005, n. 228/2014; Corte di Cassazione, sez. trib., sent. n. 21124/2018 ; sent. n. 6861/2019; Corte Costituzionale, sent. n. 10/2023 ; Commissione Tributaria Regionale Lazio (o Collegio) sez. 5, sent. 29/09/2025 n. 26307 (costi infragruppo) .

Il Fisco ti contesta costi privi di supporto contrattuale e recupera imposte, sanzioni e interessi? Sai che molti accertamenti sui costi senza contratto scritto sono tecnici, presuntivi e spesso difendibili? Fatti Aiutare da Studio Monardo

Il Fisco ti contesta costi privi di supporto contrattuale e recupera imposte, sanzioni e interessi? Sai che molti accertamenti sui costi senza contratto scritto sono tecnici, presuntivi e spesso difendibili?

Nel 2026 l’Agenzia delle Entrate ha intensificato i controlli su:

– costi sostenuti senza contratto formale,
– prestazioni ritenute non documentate,
– rapporti basati su accordi verbali,
– spese considerate non inerenti o non provate,
– presunti costi fittizi o inesistenti.

Le conseguenze possono essere molto pesanti:

👉 disconoscimento totale dei costi,
👉 recupero a tassazione dell’imponibile,
👉 maggiori imposte dirette e IVA,
👉 sanzioni e interessi,
👉 rettifiche su più periodi d’imposta.

La domanda decisiva è questa:
come difendersi efficacemente da un accertamento fiscale per costi senza supporto contrattuale?

Devi saperlo subito:

👉 nel 2026 molti accertamenti sono contestabili,
👉 il contratto scritto non è sempre obbligatorio,
👉 il costo può essere provato anche con altri mezzi,
👉 la strategia difensiva va attivata subito.


Cos’è l’Accertamento per Costi Senza Supporto Contrattuale

L’accertamento si fonda sull’idea che il contribuente:

– abbia dedotto costi senza un contratto scritto,
– non abbia dimostrato l’esistenza del rapporto,
– abbia sostenuto spese ritenute non inerenti,
– abbia ridotto indebitamente il reddito imponibile.

👉 Ma l’assenza di un contratto scritto non equivale automaticamente a costo inesistente.

Molti rapporti economici sono validi anche se fondati su:

– accordi verbali,
– prassi consolidate,
– esecuzione continuativa della prestazione,
– comportamenti concludenti delle parti.


Perché il Fisco Contesta i Costi Senza Contratto

Nel 2026 l’Amministrazione finanziaria contesta quando ritiene che:

– il costo non sia adeguatamente provato,
– manchi un titolo giuridico formale,
– la prestazione non sia dimostrabile,
– vi sia un uso strumentale dei costi.

👉 Ma il Fisco non può pretendere solo il contratto scritto come unica prova.


Il Principio Chiave: Contratto Assente ≠ Costo Inesistente

Un principio fondamentale è questo:

👉 un costo non è indeducibile solo perché manca un contratto scritto.

Questo significa che:

– la prova può essere anche indiretta,
– conta la realtà economica dell’operazione,
– rileva l’effettività della prestazione,
– non sono ammessi automatismi repressivi.

👉 Qui si costruisce la difesa principale.


Quando l’Accertamento è Illegittimo o Sproporzionato

L’accertamento è contestabile se:

– il Fisco ignora documenti alternativi,
– disconosce prestazioni effettivamente svolte,
– presume la fittizietà senza prova,
– confonde carenze formali con inesistenza sostanziale,
– applica sanzioni piene senza dimostrare dolo o colpa grave.

👉 La presunzione non basta: serve prova concreta dell’inesistenza del costo.


Gli Errori Più Spesso Contestati nel 2026

Le contestazioni più frequenti riguardano:

– consulenze senza contratto scritto,
– servizi continuativi regolati verbalmente,
– prestazioni infragruppo non formalizzate,
– collaborazioni storiche non contrattualizzate,
– costi considerati “non documentati”.

👉 Molti rilievi sono opinabili e tecnicamente difendibili.


Le Strategie Difensive Più Efficaci nel 2026

🔹 1. Dimostrare l’Effettività della Prestazione

La difesa parte dalla domanda chiave:

👉 la prestazione è stata realmente svolta?

È decisivo dimostrare:

– attività concretamente eseguite,
– utilità per l’impresa,
– coerenza con l’attività svolta,
– riscontri operativi.

👉 Se la prestazione è reale, il costo non è fittizio.


🔹 2. Utilizzare Prove Alternative al Contratto

Un principio fondamentale è questo:

👉 la prova del costo può derivare da più elementi convergenti.

È possibile utilizzare:

– fatture dettagliate,
– corrispondenza email,
– report e relazioni,
– pagamenti tracciati,
– testimonianze e prassi operative.

👉 Qui si vincono molte difese.


🔹 3. Contestare l’Automatismo “Senza Contratto = Indeducibile”

La legge distingue tra:

– carenze formali,
– costi inesistenti o non inerenti.

👉 Solo i secondi possono essere disconosciuti.


🔹 4. Far Valere Buona Fede e Assenza di Vantaggio Fiscale

La difesa può dimostrare che:

– non vi era intento evasivo,
– il costo non ha prodotto vantaggi indebiti,
– il comportamento è stato trasparente e coerente.

👉 La buona fede incide soprattutto sulle sanzioni.


Gli Strumenti di Difesa nel 2026

🔹 Contraddittorio Preventivo

Serve per:

– spiegare la natura dei costi,
– illustrare le modalità di svolgimento delle prestazioni,
– evitare l’atto definitivo.


🔹 Risposta a Questionari e PVC

Utile per:

– produrre documentazione alternativa,
– dimostrare l’effettività delle prestazioni,
– smontare la tesi dell’Ufficio.


🔹 Ricorso Tributario

Necessario quando:

– i costi sono disconosciuti senza prova,
– le sanzioni sono sproporzionate,
– il Fisco ignora le spiegazioni fornite.

👉 Molti accertamenti sui costi senza contratto vengono annullati o ridotti.


Il Punto Chiave: Mancanza di Contratto ≠ Costo Fittizio

Un principio essenziale è questo:

👉 un costo reale, inerente e documentabile non diventa fittizio solo perché manca un contratto scritto.

Questo significa che:

– il Fisco deve dimostrare l’inesistenza della prestazione,
– il contribuente ha diritto a una valutazione concreta,
– non sono ammessi automatismi repressivi.

👉 Dove il Fisco semplifica, la difesa può vincere.


Il Ruolo dell’Avvocato Tributarista

La difesa sui costi senza supporto contrattuale è tecnica, giuridica e strategica.

L’avvocato:

– ricostruisce il rapporto economico reale,
– valorizza le prove alternative,
– contesta le presunzioni dell’Ufficio,
– tutela il contribuente da recuperi indebiti.

👉 Qui la specializzazione è decisiva.


Cosa Può Fare Concretamente l’Avvocato

Con assistenza qualificata puoi:

– evitare il disconoscimento di costi legittimi,
– ridurre o annullare sanzioni,
– regolarizzare la posizione senza danni eccessivi,
– mettere in sicurezza i rapporti futuri.

👉 Agire subito cambia l’esito.


Le Specializzazioni dell’Avv. Giuseppe Monardo

La difesa in materia di accertamenti fiscali richiede competenze avanzate.

Giuseppe Monardo è:

– Avvocato Cassazionista
– Esperto in contenzioso tributario
– Specializzato in fiscalità d’impresa e costi deducibili
– Difensore di imprese e professionisti
– Coordinatore nazionale di avvocati e commercialisti


Conclusione

Nel 2026, un accertamento fiscale per costi senza supporto contrattuale:

👉 non va subito,
👉 può essere contestato,
👉 richiede una difesa tecnica immediata e mirata.

La regola è chiara:

👉 dimostrare l’effettività delle prestazioni,
👉 utilizzare prove alternative al contratto,
👉 contestare automatismi e presunzioni,
👉 agire subito con un avvocato esperto.

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Nel 2026, difendersi correttamente da un accertamento sui costi senza contratto può fare la differenza tra una ripresa fiscale ingiusta e la piena tutela della tua attività.

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