Accertamento Fiscale Per Ricavi Anticipati O Posticipati Artificiosamente: Come Difendersi Bene E Subito

L’accertamento fiscale per ricavi anticipati o posticipati artificiosamente è una contestazione sempre più frequente, perché l’Agenzia delle Entrate tende a ritenere che il contribuente abbia manipolato la competenza temporale dei ricavi al fine di ridurre o rinviare l’imposizione fiscale.

In questi casi il Fisco sostiene che i ricavi siano stati anticipati o rinviati senza valide ragioni economiche, procedendo alla loro riallocazione su periodi d’imposta diversi, con recupero di imposte, sanzioni e interessi, spesso su più esercizi.

Il rischio è concreto:
scelte di imputazione temporale coerenti con la gestione aziendale possono essere riqualificate come artificiose, generando un accertamento fiscale immediato e oneroso.

Molti si chiedono:
“Quando un ricavo va imputato correttamente?”
“Il Fisco può spostare i ricavi da un anno all’altro?”
“Conta la fatturazione o la prestazione?”
“Come posso difendermi da una riqualificazione retroattiva?”

È fondamentale chiarirlo subito:
l’anticipazione o il posticipo dei ricavi non è illegittimo di per sé.
La contestazione deve essere motivata e può essere efficacemente contrastata.


Cosa contesta il Fisco nella gestione dei ricavi

Le contestazioni più frequenti riguardano:

• imputazione dei ricavi in esercizi diversi
• fatturazione anticipata rispetto alla prestazione
• fatturazione posticipata ritenuta strumentale
• errata applicazione del principio di competenza
• scostamenti temporali ritenuti anomali
• presunta finalità di risparmio fiscale

Ma non ogni scostamento temporale è indice di artificiosità.


Perché l’Agenzia delle Entrate riqualifica i ricavi

Secondo l’Amministrazione finanziaria, l’imputazione è illegittima se:

• non rispetta il principio di competenza
• non è supportata da ragioni economiche
• appare sistematicamente orientata al risparmio d’imposta
• non riflette l’effettivo svolgimento della prestazione
• è priva di coerenza gestionale

Ma la valutazione deve tener conto della realtà operativa.


Il rischio più grave: riallocazione dei ricavi e sanzioni

Il vero pericolo è che:

• i ricavi vengano spostati ad altro esercizio
• l’imponibile venga aumentato
• si recuperino imposte su più anni
• si applichino sanzioni elevate
• maturino interessi
• l’atto diventi esecutivo

Anche quando la gestione temporale era coerente e documentata.


L’errore più grave: ritenere decisiva solo la data della fattura

Molti contribuenti sbagliano quando:

• accettano la riqualificazione senza reagire
• non dimostrano il momento effettivo della prestazione
• non spiegano le ragioni del differimento o anticipo
• non valorizzano i contratti e gli stati di avanzamento
• rinunciano a una difesa tecnica

Nel diritto tributario conta la sostanza economica, non solo la data contabile.


Ricavi e principio di competenza: il punto chiave

È essenziale sapere che:

• la competenza dipende dall’effettivo svolgimento
• la fattura non è sempre decisiva
• i contratti e le prestazioni sono centrali
• l’onere della prova è dell’Amministrazione
• le presunzioni devono essere motivate
• il contribuente può dimostrare la correttezza temporale

Se l’imputazione riflette la realtà, l’accertamento è illegittimo.


Quando l’accertamento sui ricavi è difendibile

La difesa è particolarmente efficace quando:

• il ricavo è legato a prestazioni complesse o continuative
• esistono stati di avanzamento lavori
• il contratto prevede tempi differiti
• l’imputazione segue criteri gestionali coerenti
• la contestazione è basata su automatismi
• la motivazione dell’atto è generica
• non emerge alcun intento elusivo

In questi casi l’accertamento può essere annullato o ridotto.


Come costruire una difesa efficace sui ricavi

Una difesa corretta richiede:

• analisi dell’avviso di accertamento
• ricostruzione del ciclo economico della prestazione
• esame dei contratti e delle clausole temporali
• dimostrazione del momento di maturazione del ricavo
• valorizzazione degli stati di avanzamento
• contestazione delle presunzioni automatiche
• verifica della coerenza contabile
• valutazione delle sanzioni
• argomentazioni giuridiche puntuali
• impugnazione nei termini

È una difesa tecnica e sostanziale, non solo contabile.


Accertamento e rischio esecutivo

Se l’accertamento non viene contestato:

• diventa definitivo
• l’imponibile si consolida
• le sanzioni diventano esigibili
• partono azioni di riscossione
• il danno economico diventa irreversibile

Agire subito è decisivo.


I rischi di una gestione passiva

Una mancata difesa può portare a:

• tassazione anticipata o duplicata
• sanzioni sproporzionate
• interessi elevati
• crisi di liquidità
• danni patrimoniali evitabili

Il danno è fiscale e aziendale.


Cosa fare subito se ricevi un accertamento sui ricavi

Se ricevi un accertamento per ricavi anticipati o posticipati:

• non accettare automaticamente la riqualificazione
• non pagare senza un’analisi tecnica
• verifica la motivazione dell’atto
• ricostruisci il momento reale della prestazione
• raccogli contratti e documentazione operativa
• valuta la proporzionalità delle sanzioni
• prepara una difesa tecnica
• valuta ricorso e sospensione

Il tempo è un fattore determinante.


Il ruolo dell’Avvocato Monardo

L’Avvocato Monardo, cassazionista, opera con competenza qualificata nel contenzioso tributario, assistendo imprese e professionisti in accertamenti per errata imputazione temporale dei ricavi, contrastando riqualificazioni automatiche e recuperi fiscali non dovuti.

Può intervenire per:

• contestare l’accertamento
• dimostrare la corretta competenza dei ricavi
• ridurre o annullare sanzioni e interessi
• bloccare la riscossione
• tutelare la liquidità aziendale
• difendere la coerenza delle scelte gestionali


Agisci ora

Una corretta gestione temporale dei ricavi
non diventa artificiosa per una lettura astratta del Fisco.
Ma una contestazione non difesa correttamente può trasformarsi in un grave danno fiscale.

Se l’Agenzia delle Entrate ha contestato ricavi anticipati o posticipati ritenuti artificiosi,
richiedi una consulenza riservata con l’avvocato Monardo e difenditi subito, prima che una riqualificazione diventi definitiva.

Introduzione

Un’impresa (sia individuale sia di capitali) o un professionista non può liberamente spostare i ricavi da un esercizio a un altro: l’art. 109 del TUIR sancisce che “i ricavi … concorrono a formare il reddito nell’esercizio di competenza” . In altre parole, ogni elemento positivo di reddito deve essere imputato all’anno in cui nasce il diritto a incassarlo. La Corte di Cassazione ha ribadito a più riprese l’inderogabilità del principio di competenza: il contribuente non può essere lasciato arbitro della scelta del periodo in cui registrare i ricavi . Ne consegue che qualunque artificioso anticipare o posticipare ricavi (ad esempio via risconti o rateizzazioni improprie) configura una violazione fiscale, anche se i documenti sono regolarmente emessi.

Principio di competenza e normativa di riferimento

Il TUIR (DPR 917/1986) stabilisce norme generali sui componenti del reddito d’impresa: l’art. 109, comma 1, dispone che i ricavi “concorr[e] a formare il reddito nell’esercizio di competenza” , salvo il caso in cui non sia ancora certa l’esistenza o l’ammontare (in tal caso l’imputazione avviene quando tali condizioni si realizzano). Il comma 2 del medesimo articolo precisa i criteri di maturazione: ad es., i corrispettivi delle prestazioni di servizi “si considerano conseguiti alla data in cui le prestazioni sono ultimate” , mentre in caso di contratti a corrispettivi periodici (locazioni, mutui, assicurazioni, ecc.) si tiene conto della maturazione temporale dei canoni . In sostanza, anche se un corrispettivo è incassato in anticipo, va imputato ripartito negli anni in cui è stata resa la prestazione (come confermato ad esempio dalla Cass. 19165/2021 per contratti di licenza cinematografica ).

Nelle imprese individuali o nelle società di persone con contabilità ordinaria (IRPEF), così come nelle società di capitali (IRES) e nei grandi professionisti tenuti alla contabilità ordinaria, vale integralmente il principio di competenza sopra richiamato. Solo alcuni piccoli contribuenti in regime semplificato o forfettario adottano di fatto il criterio di cassa, ma anche in tali casi le regole fiscali prevedono paletti (per esempio alcune categorie di spese in competenza) e l’Agenzia delle Entrate vigila su abusi.

Sul fronte delle norme procedurali, l’Agenzia delle Entrate può rettificare il reddito dichiarato basandosi sulle scritture contabili (accertamento analitico) o, in presenza di anomalie gravi, ricorrendo a presunzioni (accertamento analitico-induttivo o induttivo puro). L’art. 39 del DPR 600/1973 disciplina i casi di rettifica: in particolare il comma 1 lett. d) consente di colmare le incompletezze contabili con “presunzioni semplici, purché gravi, precise e concordanti” (accertamento analitico-induttivo), mentre il comma 2 autorizza l’ufficio a determinare il reddito «anche prescindendo in tutto o in parte dalle scritture contabili» quando esse sono del tutto inattendibili . In caso di contabilità gravemente irregolare, l’Agenzia può dunque procedere secondo il metodo induttivo puro (ad es. ipotizzando ricavi basandosi su parametri di settore o dati bancari) .

Giurisprudenza: competenza inderogabile e accertamento induttivo

La giurisprudenza tributaria italiana è unanime nel ribadire che la libera manipolazione dei tempi di imputazione dei componenti di reddito è vietata. La Cassazione ha affermato che le regole sull’imputazione temporale dei ricavi sono inderogabili: il contribuente non può scegliere l’esercizio di imputazione a suo arbitrio . Anzi, ha precisato che il recupero a tassazione dei ricavi nell’anno di competenza è legittimo anche se il contribuente li avesse dichiarati in un diverso esercizio , poiché lasciare discrezionale tale scelta comprometterebbe la corretta determinazione del reddito imponibile .

In concreto, ciò significa che se l’Agenzia ritiene che un contribuente abbia anticipato indebitamente certi ricavi, può rideterminare il reddito imponibile nell’esercizio di reale competenza. In casi pluriennali (ad es. contratti a canoni periodici), la Corte ha stabilito che i ricavi devono essere imputati agli esercizi in cui si è verificata la fruizione del servizio , indipendentemente dalle clausole di pagamento.

Viceversa, se il contribuente posticipa artificiosamente i ricavi (ad es. dichiarandoli in ritardo), la tesi è simile: tale scostamento della competenza porta comunque a un’irregolarità contabile, e l’ufficio può rettificare il reddito per riportarlo al periodo corretto. In pratica, non è ammessa alcuna deroga soggettiva: conta la sostanza economica, non la volontà del contribuente.

Se dal controllo emerge una contabilità anomala (ad es. ricavi cumulati in un anno eccessivamente elevati rispetto al normale o, al contrario, utili “ripianati” con versamenti dei soci per occultare utili neri ), l’Agenzia può applicare le presunzioni previste dall’art.39. Ad esempio, la Corte ha ritenuto indizio di ricavi occulti un saldo di cassa negativo: se l’azienda dichiara un saldo cassa negativo, si presumeranno ricavi non dichiarati almeno pari al disavanzo . Inoltre, margini di profitto anomali (ad es. ricarichi molto bassi rispetto al mercato) sono considerati sintomo di contabilità sospetta, giustificando l’accertamento induttivo . In tali situazioni, “anche formalmente regolari”, le scritture diventano inattendibili e l’ufficio può prescindere da esse .

La Cassazione ha quindi ribadito che in presenza di spostamenti contestati di ricavi l’uso del metodo induttivo è pienamente legittimo. Nel celebre caso dei contratti pubblicitari, la Suprema Corte ha dichiarato che il solo fatto che il contribuente non abbia imputato correttamente i corrispettivi (su lavori pluriennali) giustifica di per sé l’accertamento induttivo, “a nulla rilevando che i corrispettivi siano stati comunque contabilizzati e dichiarati negli anni precedenti” . In sostanza, non è necessario dimostrare un danno finanziario all’Erario: la violazione del principio di competenza è già di per sé un illecito fiscale, e l’ufficio può recuperare il maggior reddito sulla base di dati alternativi .

Fasi dell’accertamento e strumenti di difesa

1. Controllo e comunicazione preventiva

L’Agenzia delle Entrate può avviare il controllo dei redditi verificando la contabilità, i contratti e altri documenti. In alcuni casi (in base al D.M. 24 aprile 2024), prima dell’atto vero e proprio l’ufficio emette una comunicazione degli esiti del controllo ai sensi dell’art. 36-bis DPR 600/1973 (per i redditi), analoga per l’IVA (art. 54-bis e segg. DPR 633/72) . Tale comunicazione funge da “atto di controllo formale” che obbliga al contraddittorio: in pratica, l’amministrazione notifica allo stesso modo una bozza del futuro accertamento (o degli esiti con rilievi) e assegna al contribuente almeno 60 giorni per formulare osservazioni scritte o chiedere accesso agli atti .

Questo meccanismo (introdotto dall’art. 6-bis dello Statuto del Contribuente e dettagliato dal DM 24/4/2024) garantisce al contribuente la possibilità di difendersi prima dell’atto finale. L’ufficio deve inviare uno “schema di atto” con termini ragionevoli e motivare puntualmente in merito alle osservazioni del contribuente . Durante questo contraddittorio preventivo, il contribuente potrà presentare documenti, perizie e spiegazioni che giustifichino i propri criteri di imputazione. Se il contraddittorio non viene svolto quando obbligatorio (ad es. l’atto rientra tra quelli precedibili dal contraddittorio), l’atto impositivo che verrà emesso potrà essere impugnato per annullabilità . In altre parole, la mancata concessione del contraddittorio in presenza dei requisiti previsti dalla legge comporta la nullità/annullabilità dell’atto .

2. Avviso di accertamento

Superato il contraddittorio, l’ufficio può emanare l’avviso di accertamento formale. In esso vengono quantificate le maggiori imposte dovute a seguito delle rettifiche (ad es. riallineamento dei ricavi al corretto esercizio, recupero di IVA, ecc.). L’avviso è un atto autonomamente impugnabile: il contribuente ha a disposizione 60 giorni dalla notifica (più 30 giorni per il deposito) per proporre ricorso in Commissione Tributaria Provinciale . Nella redazione del ricorso è fondamentale contestare puntualmente i rilievi e argomentare la correttezza della propria contabilità.

L’avviso di accertamento deve indicare espressamente i motivi della pretesa (violazione di legge, errori nei calcoli, ecc.). Se il contribuente ritiene che ci siano errori materiali evidenti (ad es. duplicazioni di imponibile, calcoli aritmetici sbagliati) è opportuno farne risaltare la palese inconsistenza già in sede di controdeduzioni o mediante un’istanza di autotutela .

3. Autotutela

Prima di ricorrere alla Commissione, il contribuente può chiedere all’ufficio il riesame dell’atto attraverso l’autotutela. La circolare e la giurisprudenza la definiscono come il potere (e in alcuni casi dovere) dell’amministrazione di correggere o annullare i propri atti viziati da errori palese . Il contribuente può presentare un’istanza motivata anche autonomamente, indicando le ragioni (di fatto o di diritto) che rendono l’avviso illegittimo.

Va tenuto presente che l’autotutela è di fatto discrezionale: l’ufficio non è obbligato ad accoglierla e, se respinge la richiesta, il contribuente non perde comunque il diritto di ricorrere in tribunale. Inoltre, la presentazione dell’istanza di autotutela non sospende i termini per il ricorso . Tuttavia, in presenza di un errore macroscopico – per esempio una doppia tassazione dello stesso importo, un calcolo matematico palesemente sbagliato o documenti utilizzati impropriamente – è opportuno tentare la via dell’autotutela . Se l’ufficio riconosce l’errore, procederà in autotutela alla rettifica o annullamento dell’avviso, sollevando il contribuente dall’onere dell’imposizione errata. In pratica, l’autotutela può portare a uno sgravio totale o parziale della maggiore pretesa, specialmente negli aspetti contestati più deboli.

4. Accertamento con adesione e conciliazione giudiziale

Parallelamente o in alternativa, il contribuente può valutare la transazione fiscale mediante l’istituto dell’accertamento con adesione (D.Lgs. 218/1997). Si tratta di un negoziato formale con l’Agenzia: dopo la notifica dell’avviso, il contribuente può chiedere all’ufficio un incontro per definire consensualmente le controversie. Con l’accordo, parte delle imposte e delle sanzioni può essere ridotta. Questa soluzione è vantaggiosa quando la posizione dell’Agenzia appare sostenibile e il contribuente preferisce chiudere la vertenza con un compromesso.

Fino al 2023, prima dell’accesso alla giustizia tributaria era obbligatorio un reclamo e mediazione tributaria per controversie di valore contenuto (≤ €50.000) . Tuttavia la procedura di reclamo-mediazione obbligatorio (art. 17-bis D.Lgs. 546/92) è stata abrogata dal 2024 . In pratica, per gli atti notificati oggi (2026) non è più previsto alcun tentativo preventivo obbligatorio: il contribuente può scegliere liberamente se definire la controversia in via amministrativa (adesione o acquiescenza) o ricorrere direttamente in Commissione. Rimane comunque sempre possibile attivare una conciliazione giudiziale nel corso del processo tributario (art. 48 D.Lgs. 546/92), che può comportare una sostanziale riduzione delle sanzioni qualora le parti si accordino.

5. Ricorso in Commissione Tributaria (CTP)

Se le vie deflative non conducono a una soluzione soddisfacente, il contribuente impugna l’avviso davanti alla Commissione Tributaria Provinciale competente (di norma quella della provincia di residenza o di domicilio fiscale) entro 60 giorni dalla notifica . Nel ricorso occorre contestare dettagliatamente le motivazioni dell’Agenzia e fornire ogni mezzo di prova in proprio favore. È possibile chiedere lo stralcio di particolari voci di accertamento qualora infondate e la conferma delle parti legittime dell’avviso.

La difesa processuale si articola in memoria scritta (eventualmente integrata da documenti nuovi) e, se necessario, in eventuali consulenze tecniche. Se al termine del giudizio la CTP accoglie le tesi del contribuente, l’avviso viene annullato o ridotto. Contro la sentenza di primo grado può essere proposto appello alla Commissione Tributaria Regionale e, in ultima istanza, ricorso per cassazione alla Corte Suprema, limitatamente alle questioni di diritto.

Nel frattempo, l’eventuale esecutività dell’avviso di accertamento può essere sospesa (conciliazione giudiziale) oppure, in casi estremi, il contribuente può chiedere al giudice tributario di sospendere la riscossione (ai sensi dell’art. 47 D.Lgs. 546/1992) fino alla decisione definitiva.

Tabelle riepilogative

  • Tempistiche del procedimento fiscale:
  • Esame contabile/pre-notifica: l’Agenzia può effettuare ispezioni e accertamenti; se emergono rilievi rilevanti, invia la comunicazione esiti (art.36-bis DPR 600/73) preceduta dal contraddittorio .
  • Termine contraddittorio: almeno 60 giorni dall’avviso informale per controdeduzioni .
  • Notifica avviso: al termine del contraddittorio l’Agenzia emette l’avviso formale.
  • Ricorso alla CTP: entro 60 giorni dalla notifica dell’avviso (plus 30 giorni di deposito).
  • Iter giudiziario: CTP → CTR → Cassazione (ogni grado con termini propri di impugnazione).
  • Tipologie di accertamento:
    | Tipo | Base di rettifica | Presupposti | Rif. normativi | |————————|————————————————————————————|—————————————————————————|——————————-| | Accertamento analitico (o con scritture) | Viene rettificata la dichiarazione in base alle risultanze contabili | Scritture contabili regolari e complete; errore di calcolo o interpretativo | Art.39 DPR 600/73 c.1, lett. a-b | | Accertamento analitico- induttivo | Contabilità + elementi esterni/presunzioni semplici (“gravi, precise, concordanti”) | Contabilità presente ma con incongruenze (omissioni o alterazioni di dati) | Art.39 DPR 600/73 c.1, lett. d | | Accertamento induttivo puro | Redd. determinato senza fare affidamento sulle scritture (es. su dati di settore, conti bancari, retrenchment) | Scritture mancanti o talmente incoerenti da essere inattendibili | Art.39 DPR 600/73 c.2 |
  • Imputazione dei ricavi secondo la situazione del contribuente:
    | Soggetto | Principio fiscale | Nota | |———————————-|——————————–|—————————————————————| | Professionista (lavoro autonomo) | Principio di cassa (in genere) | I ricavi di lavoro autonomo sono tassati al momento del pagamento【36†】; alcune spese (ammortamenti, leasing) restano in competenza. | | Impresa individuale (cont. sempl.) | Regime di cassa (ordinario) | In regime semplificato base, spesso i ricavi si considerano percepiti in cassa (con eccezioni previste da legge). | | Impresa con contabilità ordinaria | Principio di competenza | Come per le società: si applica l’art.109 TUIR . Eventuali anticipi/posticipi devono essere giustificati da contratti pluriennali. | | Società di capitali (S.r.l., S.p.A.) | Principio di competenza | Stessi criteri delle imprese individuali; la contabilità deve riflettere la competenza fiscale. |

Simulazioni pratiche

  • Esempio 1 – Contratto pluriannuale anticipato: Una S.r.l. stipula nel 2024 un contratto quinquennale di manutenzione software e incassa €50.000 all’atto. In sede di bilancio 2024 contabilizza tutto come ricavo 2024 (risconto passivo 2025-2028). In un controllo 2026, l’Agenzia contesta che il servizio si svolge ogni anno e pretende di ripartire i €50.000 su 5 anni per competenza. Difesa: l’azienda dimostra il piano di lavoro, ma la Cassazione (Cass. 19165/2021) conferma che, per contratti assimilabili a locazione d’uso, i canoni vanno imputati secondo le annualità di godimento . Dunque l’impresa dovrà ammettere la rettifica (o chiedere adesione) per allineare i ricavi all’effettivo svolgimento dell’attività.
  • Esempio 2 – Fatture emesse fuori termine: Un libero professionista (regime forfettario) emette fatture datate dicembre 2025 per prestazioni effettuate nel 2026. Dal punto di vista IRPEF regola il pagamento al momento incasso; tuttavia l’Agenzia, nel caso la prestazione fosse stata fatturata per evadere IVA, potrebbe comunque contestare il rinvio dei ricavi al 2026. Difesa: si evidenzia che, essendo forfettario, l’incasso è avvenuto effettivamente dopo il 31/12 e l’IVA non è dovuta; spesso questi casi si risolvono mostrando che non esiste immediata disponibilità del denaro nel 2025 e che gli adempimenti fiscali (IVA) sono compatibili con la fatturazione posticipata.
  • Esempio 3 – Autotutela su errore manifesto: Un’impresa individuale riceve un avviso di accertamento per €20.000 di IRES dovuta, in cui l’ufficio dice di aver aggiunto €50.000 di ricavi (anticipati) al 2023. Il contribuente nota che l’Agenzia ha duplicato erroneamente una voce di vendita. Presenta immediatamente istanza di autotutela spiegando l’errore di calcolo e fornendo la copia del contratto. Se l’errore è evidente, l’ufficio dovrebbe revocare l’avviso (autotutela) almeno per quella parte . Altrimenti il contribuente includerà la contestazione anche nel ricorso in CTP.

Domande e risposte (Q&A)

  • D: Cos’è un “ricavo anticipato artificiosamente”?
    R: Si verifica quando un soggetto contabilizza in un anno un ricavo che sarebbe spettato a un esercizio successivo (o viceversa). Ad esempio, un pagamento incassato nel 2026 viene però dichiarato come reddito del 2025 senza giustificato motivo. Tale artificio contrasta con il principio di competenza fiscale: i ricavi devono essere imputati all’esercizio in cui il diritto a incassarli si è formato . Spostare unilateralmente la competenza fiscale è illecito, anche se la somma è iscritta nel bilancio.
  • D: Che rischi si corrono per ricavi imputati all’anno sbagliato?
    R: Il Fisco può rettificare il reddito in base al criterio di competenza. Di solito si procede con un accertamento con metodo induttivo: l’Agenzia ripristina i ricavi nell’anno corretto e calcola le maggiori imposte dovute. Inoltre, la contabilità irregolare espone a sanzioni: la violazione dell’art. 39 (scritte contabili) comporta sanzioni fisse (da €1.000 a €8.000 ai sensi dell’art.9 D.Lgs.471/97) e, se emerge un’evasione, si aggiungono sanzioni proporzionali (fino al 90% dell’imposta evasa) . Nei casi più gravi scatta anche la responsabilità penale (ad es. occultamento o falsificazione di scritture contabili, fatture false) .
  • D: Posso chiedere l’annullamento dell’avviso perché manca il contraddittorio?
    R: Se l’avviso era di quelli per cui la legge richiede il contraddittorio preventivo (in generale tutti gli atti impositivi autonomamente impugnabili , incluse le comunicazioni ex art.36-bis ), la sua omissione rende l’atto annullabile . In tal caso l’utente può sollevare nel ricorso in CTP o con istanza di autotutela il vizio di forma: l’atto definitivo, non preceduto da valida fase contraddittoria, non può avere efficacia vincolante.
  • D: Quali documenti servono per difendermi?
    R: Durante il contraddittorio (o subito dopo aver ricevuto l’avviso), il contribuente deve fornire ogni elemento probatorio utile: contratti integrali, accordi scritti, fatture, verbali di consegna/prestazione, estratti conto bancari, report di settore, consulenze tecniche di parte, ecc. Lo scopo è dimostrare l’effettiva competenza economica dei ricavi come registrati. In pratica, occorre far valere la coerenza economica delle scritture contabili e confutare i rilievi dell’ufficio punto per punto. Il principio di competenza fiscale è inderogabile , quindi l’onere probatorio spetta solitamente all’Agenzia una volta dimostrata l’attendibilità della contabilità.
  • D: Devo utilizzare la “mediazione tributaria” obbligatoria?
    R: No. Fino al 2023 esisteva l’obbligo di esperire il procedimento di reclamo-mediazione per controversie di importo contenuto (art.17-bis D.Lgs.546/1992) . Tuttavia tale procedura è stata eliminata dal 1° gennaio 2024 . Per gli atti notificati a partire dal 2024 non è richiesto alcun reclamo preventivo: il contribuente può impugnare immediatamente in Commissione oppure cercare soluzioni deflative (accertamento con adesione, acquiescenza ridotta, conciliazione giudiziale) a propria discrezione .

Fonti

  • Normativa fiscale principale: DPR 917/1986 (TUIR), art. 109 ; DPR 600/1973, art. 39 ; Legge 27 luglio 2000, n. 212 (Statuto del Contribuente), art. 6-bis e art. 10-quater; D.Lgs. 546/1992, artt. 19-21; D.Lgs. 218/1997; D.Lgs. 156/2015; D.L. 29 marzo 2024, n. 39 (conv. L. 23/5/2024, n. 67), art. 7-bis .
  • Giurisprudenza rilevante: Cass. civ., ord. 6 luglio 2021, n. 19165 (ricavi cinematografici per competenza); Cass. civ., sez. trib., sentt. 23 gen. 2008, n. 1938, e 13 ott. 2017, n. 16754 (ribadito in ) (anticipazione dei corrispettivi e metodo induttivo); Cass. civ., sez. 5, sentt. 15 nov. 2000, n. 14774; Cass. civ., sez. 5, sentt. 24 sett. 2008, n. 23987; Cass. civ., sez. trib., sentt. 25 lug. 2013, n. 20975 (principio di competenza inderogabile ).

Il Fisco ti contesta ricavi anticipati o posticipati “artificiosamente” e sostiene che hai alterato la competenza per ridurre le imposte? Sai che non ogni scostamento temporale è illecito e che molte contestazioni sono difendibili? Fatti Aiutare da Studio Monardo

Nel 2026 l’Agenzia delle Entrate intensifica i controlli sulla competenza temporale dei ricavi, soprattutto quando ritiene che l’impresa abbia:

anticipato ricavi a esercizi precedenti o
posticipato ricavi a esercizi successivi,
– allo scopo di spostare l’imponibile nel tempo,
– in violazione dei principi di competenza e corretta rappresentazione.

Le conseguenze possono essere pesanti:

👉 rettifica del reddito imponibile,
👉 recupero di IRES/IRPEF e IVA,
👉 sanzioni e interessi,
👉 effetti su più esercizi (recuperi “a catena”),
👉 contestazioni di abuso del diritto nei casi più gravi.

La domanda decisiva è questa:
come difendersi efficacemente da un accertamento per ricavi anticipati o posticipati “artificiosamente”?

Devi saperlo subito:

👉 nel 2026 questi accertamenti sono spesso difendibili,
👉 non ogni errore di competenza equivale a elusione,
👉 la strategia difensiva va attivata subito.

Questa guida ti spiega:

– quando un ricavo va imputato correttamente a competenza,
– perché il Fisco contesta anticipi o posticipi,
– quali difese funzionano davvero,
– come impostare una difesa efficace e tempestiva.


Ricavi e Principio di Competenza (In Modo Chiaro)

Il principio di competenza impone che:

– i ricavi siano imputati all’esercizio in cui maturano,
– indipendentemente dall’incasso,
– in base all’avvenuta prestazione o consegna e alla certezza del corrispettivo.

👉 La competenza non coincide sempre con l’incasso,
👉 né con la semplice fatturazione anticipata o posticipata.


Perché il Fisco Contesta Ricavi Anticipati o Posticipati

Nel 2026 l’Agenzia delle Entrate contesta quando ritiene che:

– la fatturazione non rifletta l’effettiva maturazione del ricavo,
– siano stati usati artifici contabili per spostare l’imponibile,
– vi sia incoerenza tra contratti, SAL, consegne e fatture,
– la scelta temporale sia priva di giustificazione economica,
– il comportamento sia sistematico e non occasionale.

👉 Ma la contestazione deve essere concreta e motivata,
👉 non basata su automatismi.


Anticipo dei Ricavi: Quando NON È Illecito

L’anticipo può essere legittimo se:

– la prestazione è sostanzialmente completata,
– il corrispettivo è certo e determinabile,
– esistono stati di avanzamento lavori (SAL),
– la fatturazione anticipata è contrattualmente prevista,
– la scelta è coerente con la rappresentazione economica.

👉 Anticipare non significa necessariamente manipolare.


Posticipo dei Ricavi: Quando NON È Illecito

Il posticipo può essere corretto se:

– la prestazione non è ancora ultimata,
– il ricavo è incerto o condizionato,
– mancano accettazione o collaudo,
– il contratto prevede condizioni sospensive,
– la fatturazione segue criteri tecnici oggettivi.

👉 Posticipare non è illecito se il ricavo non è maturato.


Quando l’Accertamento è Illegittimo o Sproporzionato

La rettifica è contestabile se:

– il Fisco confida competenza e incasso,
– ignora contratti, SAL, collaudi, penali,
– applica automatismi (fattura = ricavo),
– non dimostra artificiosità o finalità elusive,
– disconosce la coerenza economica della scelta.

👉 La presunzione non basta: serve prova rigorosa.


Il Principio Chiave: Competenza, Non Intento Presunto

Un principio fondamentale è questo:

👉 l’errore di competenza non equivale automaticamente a elusione.

Questo significa che:

– l’Amministrazione deve provare l’artificiosità,
– il contribuente può dimostrare la correttezza tecnica,
– la valutazione deve essere caso per caso.

👉 Dove il Fisco semplifica, la difesa può vincere.


Le Strategie Difensive Più Efficaci nel 2026

🔹 1. Ricostruire Tecnico-Contrattualmente la Competenza

La difesa parte dalla prova che:
– il ricavo matura in un determinato esercizio,
– la prestazione è parziale o completa secondo criteri oggettivi,
– il corrispettivo è certo o condizionato.

👉 Contratti, SAL, collaudi e cronoprogrammi sono decisivi.


🔹 2. Dimostrare la Coerenza Economica della Scelta

Un principio fondamentale è questo:

👉 la competenza va letta nella sostanza economica, non nella forma contabile.

Questo significa che:
– la scelta temporale deve essere razionale e motivata,
– non serve l’“opzione più tassata”,
– conta la corretta rappresentazione.

👉 Qui si vincono molte difese.


🔹 3. Contestare l’Automatismo del Fisco

Molti accertamenti:
– trasformano una divergenza temporale in manipolazione,
– senza dimostrare vantaggio fiscale indebito.

👉 Questo automatismo è contestabile.


🔹 4. Escludere Abuso del Diritto

È decisivo provare che:
– non vi era finalità esclusivamente fiscale,
– la scelta rispondeva a ragioni operative reali,
– non esiste artificiosità.

👉 La gestione lecita del timing non è abuso.


Gli Strumenti di Difesa nel 2026

🔹 Risposta a Questionari e PVC

È il primo snodo decisivo.
Serve per:
– spiegare la maturazione dei ricavi,
– produrre documentazione contrattuale e tecnica,
– evitare l’accertamento definitivo.

👉 Una risposta generica rafforza la tesi del Fisco.


🔹 Accertamento con Adesione

Utile solo quando:
– una parte della contestazione è difficilmente superabile,
– conviene ridurre sanzioni e interessi,
– si vuole una soluzione controllata.

👉 Va valutato strategicamente, non accettato per timore.


🔹 Ricorso Tributario

Necessario quando:
– il Fisco ignora la competenza reale,
– applica presunzioni non dimostrate,
– rettifica in modo sproporzionato.

👉 Molti accertamenti sui ricavi “anticipati o posticipati” vengono annullati o ridotti.


Il Punto Chiave: Il Ricavo Si Tassa Quando Matura

Un principio fondamentale è questo:

👉 il ricavo è imponibile quando matura, non quando conviene al Fisco.

Questo significa che:
– la competenza prevale sull’incasso,
– la prova dell’artificiosità spetta all’Amministrazione,
– il contribuente ha diritto a una valutazione concreta.

👉 Dove manca la prova, la difesa è possibile.


Gli Errori Più Gravi da Evitare

Nel 2026 molte imprese sbagliano perché:

– accettano la rettifica senza contestare,
– non documentano SAL e contratti,
– rispondono senza una strategia tecnica,
– pagano per paura di aggravamenti.

👉 Così l’accertamento diventa definitivo anche se ingiusto.


Il Ruolo dell’Avvocato Tributarista

La difesa su ricavi anticipati o posticipati è giuridica e tecnica.

L’avvocato:

– analizza la maturazione dei ricavi,
– ricostruisce il timing contrattuale e operativo,
– smonta le presunzioni dell’Ufficio,
– tutela l’impresa da recuperi indebiti.

👉 Qui la differenza la fa l’argomentazione, non la data in fattura.


Cosa Può Fare Concretamente l’Avvocato

Con assistenza qualificata puoi:

– ridurre o annullare la rettifica del reddito,
– evitare sanzioni sproporzionate,
– prevenire effetti su più esercizi,
– proteggere bilancio e continuità aziendale.

👉 Agire subito cambia l’esito.


Le Specializzazioni dell’Avv. Giuseppe Monardo

La difesa negli accertamenti sulla competenza richiede competenze avanzate.

L’Giuseppe Monardo è:

– Avvocato Cassazionista
– Esperto in contenzioso tributario
– Specializzato in competenza dei ricavi e accertamenti fiscali
– Difensore di imprese e gruppi societari
– Coordinatore nazionale di avvocati e commercialisti


Conclusione

Nel 2026, un accertamento fiscale per ricavi anticipati o posticipati “artificiosamente”:

👉 non va subito,
👉 può essere contestato,
👉 richiede una difesa tecnica immediata e strutturata.

La regola è chiara:

👉 dimostrare quando il ricavo matura davvero,
👉 contestare le presunzioni automatiche,
👉 agire subito con un avvocato esperto.

📞 Contatta l’Avv. Giuseppe Monardo per una consulenza riservata.
Nel 2026, difendersi correttamente da una rettifica sulla competenza dei ricavi può fare la differenza tra una ripresa fiscale ingiusta e la piena tutela dell’impresa.

Leggi con attenzione: se in questo momento ti trovi in difficoltà con il Fisco ed hai la necessità di una veloce valutazione sulle tue cartelle esattoriali e sui debiti, non esitare a contattarci. Ti aiuteremo subito. Scrivici ora. Ti ricontattiamo immediatamente con un messaggio e ti aiutiamo subito.

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La consulenza fisica, a differenza di quella digitale, viene organizzata a partire da due settimane dal primo contatto.

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