L’accertamento fiscale per abuso del diritto ed elusione fiscale è una delle contestazioni più complesse e insidiose, perché consente all’Agenzia delle Entrate di riqualificare operazioni formalmente lecite sostenendo che siano state poste in essere al solo fine di ottenere un vantaggio fiscale indebito.
In questi casi il Fisco non contesta un illecito “classico”, ma afferma che la struttura adottata, pur rispettando la legge, sia priva di valide ragioni economiche e quindi elusiva, con recupero di imposte, sanzioni e interessi, spesso su più annualità.
Il rischio è concreto:
operazioni legittime e pianificate possono essere stravolte retroattivamente, generando accertamenti fiscali molto pesanti.
Molti si chiedono:
“Se l’operazione è lecita, come può essere contestata?”
“Il Fisco può sindacare le mie scelte?”
“Quando si parla davvero di abuso del diritto?”
“Come posso difendermi da una contestazione così discrezionale?”
È fondamentale chiarirlo subito:
l’abuso del diritto non può essere presunto automaticamente.
L’accertamento deve rispettare requisiti rigorosi e può essere efficacemente contrastato.
Cos’è l’abuso del diritto secondo il Fisco
Secondo l’Amministrazione finanziaria, si parla di abuso del diritto quando:
• un’operazione è formalmente lecita
• produce un vantaggio fiscale significativo
• è priva di valide ragioni economiche
• è realizzata essenzialmente per risparmiare imposte
• non è coerente con la ratio delle norme fiscali
Ma la pianificazione fiscale non è di per sé elusione.
Perché l’Agenzia delle Entrate contesta l’elusione fiscale
Le contestazioni più frequenti riguardano:
• riorganizzazioni societarie
• operazioni straordinarie
• utilizzo di società veicolo
• scelte di localizzazione fiscale
• trasformazioni e conferimenti
• strutture considerate “artificiose”
Ma il Fisco non può sostituirsi all’imprenditore nelle scelte legittime.
Il rischio più grave: riqualificazione dell’operazione
Il vero pericolo è che:
• l’operazione venga riqualificata
• il vantaggio fiscale venga disconosciuto
• si recuperino imposte su più anni
• si applichino sanzioni elevate
• maturino interessi
• l’atto diventi esecutivo
Anche in presenza di operazioni reali e documentate.
L’errore più grave: pensare che basti la forma
Molti contribuenti sbagliano quando:
• si affidano solo alla correttezza formale
• non documentano le ragioni economiche
• non spiegano la logica dell’operazione
• accettano la riqualificazione senza reagire
• rinunciano a una difesa tecnica
Nel diritto tributario moderno conta la sostanza, ma va dimostrata.
Abuso del diritto ed elusione: il punto chiave
È essenziale sapere che:
• il vantaggio fiscale non è vietato di per sé
• le ragioni economiche possono essere anche indirette
• l’onere della prova è dell’Amministrazione
• l’operazione va valutata nel suo complesso
• le presunzioni devono essere motivate
• il contribuente può dimostrare la legittimità
• la libertà di iniziativa economica è tutelata
Se esistono valide ragioni economiche, l’accertamento è illegittimo.
Quando l’accertamento per abuso del diritto è difendibile
La difesa è particolarmente efficace quando:
• l’operazione ha effetti economici reali
• esiste una logica imprenditoriale concreta
• il vantaggio fiscale non è l’unico scopo
• la struttura adottata è coerente
• la motivazione dell’atto è generica
• il Fisco utilizza valutazioni astratte
• non c’è artificiosità
In questi casi l’accertamento può essere annullato.
Come costruire una strategia difensiva efficace
Una difesa corretta richiede:
• analisi dell’avviso di accertamento
• ricostruzione dell’operazione contestata
• dimostrazione delle ragioni economiche
• spiegazione della logica imprenditoriale
• contestazione della riqualificazione
• verifica della motivazione dell’atto
• valutazione delle sanzioni
• argomentazioni giuridiche puntuali
• impugnazione nei termini
• richiesta di sospensione, se necessaria
È una difesa economica, giuridica e strategica, non solo formale.
Accertamento e rischio esecutivo
Se l’accertamento non viene contestato:
• diventa definitivo
• il recupero fiscale si consolida
• scattano sanzioni e interessi
• partono azioni di riscossione
• il danno economico diventa irreversibile
Agire tempestivamente è decisivo.
I rischi di una gestione passiva
Una mancata difesa può portare a:
• recuperi fiscali ingiustificati
• sanzioni sproporzionate
• interessi elevati
• incertezza patrimoniale
• danni aziendali rilevanti
Il danno è fiscale e strategico.
Cosa fare subito se ricevi un accertamento per abuso del diritto
Se ricevi un accertamento per abuso del diritto o elusione fiscale:
• non accettare automaticamente la contestazione
• non pagare senza un’analisi tecnica
• verifica le ragioni addotte dal Fisco
• ricostruisci le finalità economiche
• raccogli documentazione e prove
• valuta la proporzionalità delle sanzioni
• prepara una difesa tecnica
• valuta ricorso e sospensione
Il tempo è un fattore determinante.
Il ruolo dell’Avvocato Monardo
L’Avvocato Monardo, cassazionista, opera con competenza qualificata nel contenzioso tributario e societario, assistendo imprese e contribuenti in accertamenti per abuso del diritto ed elusione fiscale, contrastando riqualificazioni arbitrarie e interpretazioni eccessivamente estensive del Fisco.
Può intervenire per:
• contestare l’accertamento
• dimostrare le valide ragioni economiche
• difendere la legittimità dell’operazione
• ridurre o annullare sanzioni e interessi
• bloccare la riscossione
• tutelare la pianificazione fiscale lecita
Agisci ora
La pianificazione fiscale non è un abuso del diritto se è sorretta da valide ragioni economiche.
Ma una contestazione non difesa correttamente può trasformarsi in un accertamento fiscale molto gravoso.
Se l’Agenzia delle Entrate ha contestato un presunto abuso del diritto o un’operazione ritenuta elusiva,
richiedi una consulenza riservata con l’avvocato Monardo e difendi ora la legittimità delle tue scelte, prima che una riqualificazione diventi definitiva.
Introduzione
L’abuso del diritto (noto anche come elusione fiscale) è un’area complessa del diritto tributario italiano, disciplinata dall’art. 10-bis della legge n. 212/2000 (Statuto del contribuente) introdotto dal D.Lgs. n. 128/2015 . In questo ambito l’Agenzia delle Entrate contesta operazioni formalmente lecite ma prive di reali scopi economici e finalizzate a ottenere “vantaggi fiscali indebiti” . Il contribuente (persona fisica, impresa, libero professionista) può difendersi illustrando le sue ragioni extrafiscali e dimostrando il contenuto economico delle operazioni. Dal punto di vista del debitore tributario, è essenziale conoscere la normativa, i presupposti legali e i diritti procedurali, nonché la prassi e la giurisprudenza più recenti. Questa guida fornisce un’analisi dettagliata, con esempi e tabelle, di come affrontare un accertamento per presunto abuso del diritto, alla luce di legislazione aggiornata e sentenze fino al 2026.
Quadro normativo e principi generali
L’art. 10-bis dello Statuto del contribuente (introdotto dal D.Lgs. 128/2015) definisce l’abuso del diritto come «una o più operazioni prive di sostanza economica che, pur nel rispetto formale delle norme fiscali, realizzano essenzialmente vantaggi fiscali indebiti» . In tali casi l’amministrazione finanziaria può disconoscere i vantaggi fiscali conseguiti (determinando le imposte secondo le norme e i principi elusi) e recuperare tributi e interessi .
Le operazioni senza sostanza economica sono quelle che non producono effetti significativi al di là dei benefici fiscali (es. usi anomali di strumenti giuridici o operazioni circolari) . I “vantaggi fiscali indebiti” sono quei benefici – anche non immediati – ottenuti in contrasto con le finalità delle leggi tributarie o i principi costituzionali (capacità contributiva e progressività) . In pratica, l’operazione è abusiva se è realizzata principalmente per ottenere un risparmio d’imposta illegittimo, anziché per veri scopi economici o organizzativi.
La norma prevede inoltre che non sono abusive le operazioni giustificate da valide ragioni extrafiscali, non marginali, di ordine imprenditoriale, organizzativo o gestionale, volte a migliorare la struttura o la funzionalità dell’impresa o dell’attività professionale . In altre parole, un’operazione è lecita se si dimostra che l’effetto fiscale è accessorio rispetto a reali finalità economiche. Il comma 4 dell’art. 10-bis ribadisce la libertà di scelta del contribuente tra regimi e percorsi alternativi fiscalmente differenti : l’utilizzo dello strumento più vantaggioso di per sé non configura abuso.
Infine, l’art. 10-bis stabilisce che l’abuso del diritto si configura solo quando i vantaggi fiscali non possano essere disconosciuti contestando la violazione di disposizioni specifiche . Ciò significa che azioni tipiche di evasione, simulazione o frode restano fuori dall’abuso del diritto: se un atto viola palesemente norme specifiche (e.g. mancata fatturazione, false attestazioni), si tratta di evasione o reato, non di abuso del diritto . Le operazioni abusive sono invece lecite nel loro svolgimento formale; non costituiscono reato tributario (comma 13) , ma l’Amministrazione può applicare solo sanzioni amministrative tributarie.
Tabella 1 – Confronto tra evasione fiscale, simulazione e abuso del diritto
| Aspetto | Evasione fiscale | Simulazione/frode | Abuso del diritto (elusione) |
|————————–|——————————————-|————————————|————————————-|
| Rispetto formale norme | No (violazione palese) | Formalmente lecito, ma fittizio | Sì (atto formale corretto) |
| Finalità dell’operazione | Pagare meno imposte aggirando norme | Riprodurre una realtà diversa da quella formale | Ottenere vantaggio fiscale indebito |
| Norme violate | Norme tributarie specifiche (art. 37-bis DPR 600/73 era esempio) | Simulazione: art. 141 c.c. | Nessuna norma specifica (clausola di principio) |
| Onere della prova | Ufficio dimostra elemento oggettivo dell’evasione | Ufficio dimostra falsità dell’atto | Ufficio dimostra assenza di sostanza e vantaggio indebito |
| Conseguenze penali | Sì (reati tributari: art. 2 e 4 D.Lgs. 74/2000) | Sì (frauduleus actus) | No (solo sanzioni amministrative) |
| Credibilità giuridica | Nullità dell’atto | Nullità della simulazione | Atto valido, ma risultati fiscali disconosciuti |
Presupposti e definizioni di abuso del diritto
Per configurare l’abuso del diritto, l’amministrazione deve dimostrare congiuntamente tutti i seguenti elementi coessenziali :
- Vantaggio fiscale indebito – un risparmio d’imposta che l’operazione assicura, contrastando lo scopo delle norme o i principi tributari . Non sono considerati vantaggi indebiti quelli pienamente coerenti con lo spirito della legge. In pratica l’Ufficio deve individuare come l’operazione riduca la base imponibile in modo incompatibile con l’ordinamento .
- Assenza di sostanza economica – l’operazione o la sequenza di operazioni sono «prive di sostanza economica», cioè producono effetti trascurabili al di fuori del risparmio fiscale . A titolo di esempio, indizi di mancanza di sostanza sono l’incoerenza tra la qualificazione formale e la sostanza dell’operazione, o l’uso non ortodosso di strumenti giuridici rispetto alla normale logica di mercato . L’orientamento interpretativo ribadisce un giudizio oggettivo: conta l’effetto economico concreto, non la motivazione soggettiva del contribuente . Operazioni pur complesse sono abusive se risultano meramente formali (es. operazioni circolari tra imprese collegate) .
- Essenzialità del vantaggio fiscale – il vantaggio ottenuto deve essere la ragione predominante (se non esclusiva) dell’operazione . In tal senso, come chiarito dall’atto di indirizzo del 2025, «il vantaggio fiscale indebito può dirsi essenziale… quando, a ben guardare, l’operazione risulta priva di sostanza economica» . In pratica, se senza il risparmio fiscale l’operazione non avrebbe senso economico, il requisito si considera soddisfatto.
Il legislatore chiarisce che le tre condizioni devono coesistere: se manca una di esse, l’abuso non sussiste . Ad esempio, se l’operazione è economicamente giustificata (presenza di sostanza) o il vantaggio fiscale è conforme alla ratio di legge, l’analisi antiabuso si arresta . L’Atto di indirizzo Mef del 27/02/2025 ribadisce: “l’analisi antiabuso deve dare priorità alla ricerca del vantaggio fiscale indebito” ; in mancanza di un vantaggio indebito la presunzione di abuso cade automaticamente.
Le valide ragioni extrafiscali non marginali (art. 10-bis comma 3) operano come eccezione generale: se il contribuente dimostra che l’operazione risponde a obiettivi reali (ad es. riorganizzazione aziendale, internazionalizzazione, efficienza gestionale) che giustificherebbero l’atto anche senza il beneficio fiscale, l’abuso è escluso . In particolare, tali ragioni non marginali sussistono solo se l’operazione non sarebbe stata posta in essere senza di esse . Una strada fiscale diversa, scelta in autonomia, non è di per sé indice di abuso . In sintesi, spetta al contribuente provare il contenuto economico dell’operazione: l’amministrazione deve dimostrare l’illegittimità del vantaggio fiscale, mentre il contribuente può controprovarne la lecità con motivazioni reali .
Tabella 2 – Presupposti e oneri di prova nell’abuso del diritto
| Presupposto | Cosa deve dimostrare l’Ufficio | Cosa può provare il contribuente | Citazioni |
|——————————|———————————————————|——————————————————-|—————–|
| Vantaggio fiscale indebito | Che l’atto realizza un risparmio d’imposta anomalo | Dimostrare che il risultato fiscale è legittimo nel contesto | Art.10-bis 1; Cass.12823/2024 |
| Assenza di sostanza economica| Che l’operazione è artificiosa, priva di effetti economici reali | Descrivere le ragioni economiche reali e l’effettivo valore dell’operazione | Art.10-bis 2a; Cass.14674/2024 |
| Essenzialità del vantaggio | Che il risparmio è condizione essenziale dell’operazione | Fornire prove che l’operazione sarebbe stata compiuta per altri scopi | Art.10-bis 1 (implicit); Cass.12823/2024 |
| Ragioni extrafiscali | Assenti o marginali rispetto all’operazione | Dettagliare valide ragioni extrafiscali “non marginali” | Art.10-bis 3; Cass.6741/2025 |
Diritti e garanzie del contribuente
La legge garantisce specifiche tutele procedurali al contribuente accusato di abuso del diritto. Innanzitutto, per la validità dell’accertamento è obbligatorio il contraddittorio preventivo: l’amministrazione deve notificare una richiesta di chiarimenti con i motivi di abuso entro il termine ordinario di decadenza e concedere almeno 60 giorni di tempo al contribuente per rispondere . La mancata richiesta di chiarimenti rende l’atto d’accertamento nullo . Inoltre, l’atto impositivo finale deve essere motivato specificamente sul comportamento abusivo contestato, sulle norme eluse e sui vantaggi fiscali di fatto riconosciuti (pena nullità) . Questi obblighi di forma mirano a garantire il contraddittorio e la comprensibilità della contestazione.
Dal 2024 la riforma dello Statuto ha introdotto l’art. 6‑bis, che afferma espressamente il principio del contraddittorio per tutti gli atti impugnabili (comprese pertanto notifiche di accertamento) . Ciò rafforza la tutela: ogni atto deve essere preceduto da un contraddittorio “informato ed effettivo” pena la sua annullabilità. In pratica il contribuente ha diritto di esaminare ed esporre le proprie controdeduzioni prima che l’atto sia emanato.
Al contribuente spetta quindi di presentare memorie scritte o documentazione entro i termini di 60 giorni , evidenziando le ragioni economiche ed organizzative dell’operazione. La giurisprudenza suggerisce di redigere una ricostruzione oggettiva dei fatti: illustrare lo scopo economico preminente, le valutazioni patrimoniali, l’impatto gestionale ecc. Tutto ciò costituisce mezzo di prova delle ragioni extrafiscali. D’altro canto, l’Amministrazione deve ragionare in termini oggettivi e motivare in modo preciso; per esempio non basta richiamare in modo generico schemi aziendali o evidenziare solo il risparmio d’imposta .
Domanda: Quali diritti ha il contribuente nel contesto di un accertamento per abuso del diritto?
Risposta: Il contribuente gode del pieno diritto al contraddittorio preventivo e ad un’adeguata motivazione dell’atto impositivo. La legge richiede che l’Agenzia invii una richiesta di chiarimenti con i punti critici (vizi di sostanza e vantaggi indebiti) concedendo 60 giorni per una replica . Se ciò non avviene, l’accertamento è viziato. L’atto di accertamento dovrà poi esplicitare i fatti costitutivi dell’abuso, le norme eluse e i vantaggi contestati . Il contribuente può così preparare una difesa documentale, evidenziando in via amministrativa le ragioni extrafiscali della sua scelta e contestando, in caso di ricorso, ogni motivazione carente .
Esempi pratici di fattispecie
Di seguito alcuni scenari tipici in cui possono nascere contestazioni di abuso del diritto, con indicazioni su come impostare la difesa.
- Società “schermo” tra soci. In un caso recente (Cass. 2284/2025) due fratelli usarono una SRL immobiliare come schermo per gestire un bene immobiliare personale. Dopo aver venduto l’immobile, cedettero le quote sociali, realizzando solo plusvalenza da cessione quote (tassata minore rispetto a plusvalenza diretta) . In appello il Fisco aveva perso perché la SRL aveva effettiva operatività. La Cassazione ha ribaltato, affermando che per provare l’abuso non serve dimostrare che la società fosse fittizia sin dall’inizio: è sufficiente che, alla luce dei fatti (confusione patrimoniale e artificiosità delle operazioni), la società si sia trasformata in uno schermo abusivo .
Difesa del contribuente: documentare ogni elemento di operatività effettiva anteriore (ad es. contabilità, bilanci, contratto di locazione precedente). Sottolineare che la cessione delle quote dopo la vendita dell’immobile seguiva logiche commerciali (anche temporali), e che i soci avevano necessario diritto di alienare i propri beni. In caso di contestazione di abuso della personalità giuridica, evidenziare la mancanza di confusione patrimoniale (se esistono, documentare chiaramente i movimenti finanziari). In quest’ambito la Cassazione ricorda che “il divieto di abuso si concretizza nell’uso distorto di strumenti giuridici reali, ma nel pieno rispetto formale delle norme” , per cui il contribuente può ribadire di aver rispettato gli adempimenti formali (registrazioni, pagamenti d’imposta) e che le operazioni erano sufficientemente razionali per i soci. - Operazione di “leveraged cash‑out”. I soci vogliono monetizzare riserve societarie riallocando quote. Una recente Cassazione (ordinanza n. 6741/2025) ha esaminato un’operazione complessa: i soci ridenominarono e rivalutarono il valore delle partecipazioni e costituirono una NewCo per cederle a quest’ultima, finanziando il corrispettivo con utili e prestiti . L’Agenzia contestava l’uso indiretto degli utili come abuso (aggiramento dell’Art.47 TUIR sui dividendi), ma la Corte ha ritenuto non abusiva l’operazione poiché sorretta da autentici motivi economici oltre al risparmio fiscale . In particolare, Cassazione ha sottolineato che l’operazione mirava a riorganizzare il gruppo familiare valorizzando i soci, realizzando un aumento di patrimonio netto e capacità finanziaria del gruppo .
Difesa del contribuente: evidenziare la valida ragione extrafiscale (ad es. ristrutturazione o successione generazionale) che giustifica lo schema. Porre in luce la sostanza economica: incremento del fatturato consolidato, nuova solidità patrimoniale, accordi bancari o finanziari connessi. Citando l’ordinanza Cass. 6741/2025, si può argomentare che un’operazione con apprezzabile sostanza economica e per scopi non meramente fiscali “non si considera abusiva” . Si può altresì ricordare la libertà di scelta fiscale: un contribuente ha il diritto di scegliere il percorso più efficiente, purché non sia palesemente artificioso . La motivazione dell’Ufficio, se generica, potrà essere contestata come insufficiente. - Cessione di partecipazioni tramite holding. Anche la Cass. 12823/2024 ha ribadito che una struttura interposta di holding non è automaticamente elusiva . In quel caso i soci trasferirono quote a una holding prima di cedere all’acquirente finale. La Corte ha annullato l’accertamento, sottolineando che non basta il risparmio d’imposta per qualificare abuso: l’Ufficio deve provare il percorso artificioso e l’assenza di reale obiettivo economico .
Difesa del contribuente: ribadire il principio di proporzionalità (D.Lgs. 219/2023, art.10-ter) e la necessità di un obiettivo concreto (es. pianificazione organizzativa o finanziaria del gruppo) diverso dalla mera convenienza fiscale. Illustrare il piano strategico dell’operazione (ad es. diversificazione del rischio, ingresso in nuovi mercati) con documentazione di supporto (piano aziendale, perizie, pareri consulenziali). Se l’accertamento contesta l’uso della holding, rilevare che la Cassazione ha fissato come onere del Fisco quello di «dimostrare in modo specifico la natura artificiosa dell’operazione e l’assenza di sostanza economica» .
Procedura di accertamento e contraddittorio
Il procedimento di accertamento per abuso del diritto segue le regole ordinarie, ma con alcune formalità aggiuntive previste dallo stesso art. 10-bis :
- Richiesta di chiarimenti. L’atto di accertamento (o di rettifica) deve essere preceduto dalla notifica di una istanza di chiarimenti al contribuente . Questa richiesta (in forma di lettera o interrogazione ufficiale) deve contenere i motivi per cui si ritiene configurabile l’abuso e concedere almeno 60 giorni per la risposta . Se l’atto viene emesso senza osservare questo passaggio, è annullabile per difetto di contraddittorio.
- Risposta del contribuente. Il contribuente può rispondere con memorie e documenti che illustrano il quadro di fatto e gli scopi extrafiscali. È consigliabile allegare ogni documento rilevante (contratti, perizie, piani aziendali) che supporti le ragioni economiche della strategia adottata.
- Motivazione dell’atto. Nel provvedimento finale l’Amministrazione deve motivare specificamente l’accertamento “in relazione alla condotta abusiva, alle norme o ai principi elusi, agli indebiti vantaggi fiscali realizzati” , nonché riferirsi ai chiarimenti forniti dal contribuente. Il mancato rispetto di questa specificazione comporta nullità dell’atto.
Terminato l’iter amministrativo, in caso di impugnazione il giudice tributario verificherà in primo luogo la regolarità delle procedure (contraddittorio, decadenze, motivazione) e solo poi passerà ad esaminare il merito dell’abuso. Dal 2024 il principio del contraddittorio è rafforzato dall’art. 6-bis dello Statuto, che lo estende a tutti gli atti autonomamente impugnabili .
Domanda: Cosa succede se l’ufficio omette la richiesta di chiarimenti o non motiva specificamente l’abuso?
Risposta: In base all’art. 10-bis, l’accertamento è viziato. Senza la preventiva richiesta di chiarimenti l’atto è annullabile; analogamente, la mancanza di motivazione puntuale rende nullo l’atto impositivo . Il contribuente può eccepire questi vizi procedurali in sede di ricorso, indipendentemente dal merito. Anche il nuovo art. 6-bis L.212/2000 conferma che ogni atto tributario impugnabile deve essere preceduto da contraddittorio informato .
Strategie difensive del contribuente
Per contrastare con successo un accertamento per abuso del diritto, il contribuente (o il suo difensore) deve agire su più fronti:
- Documentare le ragioni extrafiscali: fin dalla fase del contraddittorio, il contribuente dovrebbe presentare ogni elemento che dimostri il motivo economico reale dell’operazione (ad esempio incrementi patrimoniali, miglioramenti organizzativi, esigenze di mercato). Spesso è utile allegare memorie, perizie contabili o pareri di esperti che spieghino le logiche aziendali o strategiche. L’obiettivo è far risaltare la non marginalità delle motivazioni non fiscali, come richiesto dalla legge . Ad esempio, nel caso di ristrutturazione aziendale si possono illustrare progetti di sviluppo o pianificazioni industriali all’atto degli investimenti; in operazioni tra familiari, attenzioni alla governance interna.
- Contestare l’onere probatorio: l’amministrazione deve dimostrare tutti e tre i presupposti dell’abuso e l’anomalia complessiva dell’operazione . In giudizio è utile eccepire la genericità della motivazione: se l’accertamento si limita ad affermare un risparmio fiscale senza evidenziare gli specifici indici di mancanza di sostanza, si può contestare che non sia stato assolto l’onere di prova. Cassazione 12823/2024, ad esempio, ha ribadito che «spetta all’Amministrazione dimostrare che il complesso delle forme giuridiche impiegate ha carattere anomalo… perseguite solo per raggiungere un determinato risultato fiscale» . Ciò implica che il Fisco deve descrivere il disegno elusivo (es. perché gli schemi negoziali violano la logica di mercato) e solo dopo analizzare se persistono ragioni economiche apprezzabili .
- Evidenziare l’assenza di violazioni di legge: come chiarito, se i fatti implicano violazioni tributarie specifiche (evasione) o simulazione, l’Agenzia non può ricorrere all’art. 10-bis, poiché l’abuso è residuale rispetto a tali casi . In fase di ricorso si può argomentare l’inapplicabilità della clausola anti-abuso quando l’atto contestato rientra in un’infrazione distinta (es. IVA non versata, falsità in bilancio). Se il contribuente può dimostrare che tutte le norme contabili e fiscali sono state rispettate nei fatti, ciò rafforza la tesi che non vi sia abuso ma (eventualmente) altra fattispecie.
- Usare l’interpello preventivo: ai sensi del co.5 dell’art. 10-bis, il contribuente può rivolgersi all’Agenzia delle Entrate con interpello (art. 11 L.212/2000) prima di compiere operazioni sospette. È un istituto spesso trascurato. Con un interpello motivato e tempestivo si può ottenere un parere sulla potenziale abusività del disegno proposto, il quale – se accolto positivamente – garantisce protezione qualora venga seguito. Anche se l’interpello non vincola il giudice, offre un’importante traccia documentale di buona fede preventiva.
- Preparare simulazioni di risparmio fiscale lecite: considerare in risposta i percorsi alternativi al proprio, mostrando che senza le ragioni economiche l’atto non avrebbe senso. Questo contrasta l’essenzialità dell’agevolazione fissata dal Fisco. Ad es., citare la libertà di scelta “tra regimi opzionali diversi” (art. 10-bis co.4) mette in luce che non è illecito scegliere l’opzione meno onerosa. Le prassi amministrative interne (come l’Atto di indirizzo 2025) ribadiscono che l’abuso non può configurarsi “ab origine” se il vantaggio coincide con la ratio normativa .
- Questione di tempo e termini: l’art. 10-bis, comma 12, stabilisce che l’abuso può essere accertato solo se i vantaggi fiscali non possono essere disconosciuti contestando altre disposizioni specifiche . Di conseguenza, va verificata che l’amministrazione abbia esaurito tutti gli accertamenti ordinari nel termine di decadenza per ciascun tributo prima di contestare l’abuso. Se l’Ufficio tenta di configurare abuso oltre i termini o senza aver prima esercitato le sue azioni ordinarie, il contribuente può eccepire l’illegittimità dell’atto per violazione della decadenza o del comma 12 di art. 10-bis.
Domanda: Se l’Agenzia contesta un’elusione, cosa posso opporre?
Risposta: Innanzitutto, verificare che la contestazione sia ben motivata e proposta nei termini. Poi, si oppone dimostrando i reali fini economici dell’operazione (messaggio contabile, documenti aziendali) e contestando la fondatezza tecnica dell’accertamento. Si può argomentare, per esempio, che l’operazione poteva essere spiegata con scopi organizzativi diversi dal risparmio fiscale (ex art. 10-bis co.3) . Si sottolinei anche che i percorsi alternativi fiscali più onerosi sono sempre contemplati dalla legge: pertanto, un risparmio raggiunto semplicemente scegliendo l’iter meno costoso non è vietato in sé . Infine, contestare ogni lacuna procedurale (contraddittorio, motivazione specifica), che potrebbe inficiare l’efficacia dell’atto.
Conclusioni e consigli operativi
In caso di accertamento per abuso del diritto, il contribuente non è disarmato: la normativa e la giurisprudenza riconoscono una chiara ripartizione degli oneri e numerose tutele procedurali. Punti chiave per la difesa del contribuente sono:
- Analizzare subito l’atto: controllare la congruità dei termini e la completezza della motivazione. Verificare che la richiesta di chiarimenti sia stata effettivamente notificata e che l’atto contenga la prova degli elementi costitutivi dell’abuso (assenza di sostanza e risparmio indebito).
- Reperire documentazione: raccogliere prove materiali (contratti, contabilità, comunicazioni aziendali) che attestino i reali scopi economici. Anche testimonianze di consulenti o partner commerciali possono essere utili.
- Preparare una memori difensiva articolata: spiegare passo passo il percorso economico-effettivo delle operazioni, mettendo in evidenza tutte le ragioni non fiscali. Descrivere come l’iter seguito rientri nei normali schemi di mercato (ad es. cessione di quote, fusioni, affitti) e non sia artatamente complesso.
- Valutare l’interpello preventivo: se si ha ancora facoltà d’azione, chiedere un parere formale all’Agenzia per ridurre i rischi di successiva contestazione.
- Cercare alleanze interpretative: richiamare orientamenti della giurisprudenza di legittimità che interpretano restrittivamente l’abuso. Ad esempio, diverse sentenze recenti hanno escluso l’abuso quando sono dimostrate motivazioni economiche reali (es. Cass. 6741/2025, [49†L100-L108]) o hanno ribadito che lo schema di diritto è residuo rispetto a eccessi di simulazione e frode .
Ricordando sempre che l’accertamento per abuso del diritto è un accertamento normale (civile/tributario) e non un procedimento penale, il contribuente potrà contestarlo innanzi alla Commissione Tributaria Provinciale, e poi eventualmente in appello e in Cassazione, avvalendosi delle tutele ordinarie (ricorso introito, misura cautelare ex art. 47bis, ecc.). In ogni fase, la chiave della difesa è far valere l’onere della prova sul Fisco e dimostrare concretamente il motivo extra-fiscale e non marginale dell’operazione.
In sintesi: l’abuso del diritto è configurabile solo quando un atto formale, in assenza di ragioni economiche valide, produce un vantaggio fiscale che cozza con lo spirito delle leggi tributarie . Spetta all’Amministrazione provare la natura artificiosa dell’operazione e il vantaggio indebito , mentre il contribuente deve dimostrare l’esistenza di fini economici reali . Un buon sistema di difesa combina la ricostruzione fattuale dettagliata, la contestazione degli aspetti procedurali carenti e l’invocazione dei principi giurisprudenziali di libertà di scelta e proporzionalità .
Tabelle riepilogative
Tabella 3 – Oneri di prova e difese comuni
| Aspetto | Amministrazione finanziaria | Contribuente |
|---|---|---|
| Elementi da provare | Vantaggio fiscale illegittimo; assenza di sostanza economica; essenzialità del beneficio fiscale . Deve illustrare gli “artifici negoziali” (Cass. 12823/2024) . | Valide ragioni extrafiscali non marginali (art. 10-bis, c.3). Deve dimostrare che l’operazione “non sarebbe stata posta in essere in assenza” di tali ragioni . |
| Forma dell’accertamento | Notifica richiesta di chiarimenti con tempo minimo 60 giorni (art. 10-bis, c.6) . Successiva notifica di atto motivato. | Presentazione di controdeduzioni entro i termini assegnati; integrazione di documenti e istanze (anche in via di interpello preventivo). |
| Motivazione dell’atto | Deve specificare in modo dettagliato la condotta abusiva, le norme o i principi elusi, gli indebiti vantaggi rilevati . | Può eccepire carenze, incongruenze o genericità della motivazione (per esempio, “generici schemi artificiosi” senza prova concreta) . |
| Termini di decadenza | L’azione dell’ufficio deve rientrare nei termini ordinari di decadenza per i tributi interessati (art. 43 DPR 600/73, etc.). L’abuso si può configurare solo se non è già contemplato da norme speciali (art. 10-bis, c.12) . | Verificare sempre le scadenze: se l’ufficio va oltre la decadenza per violazione diversi commi, ricorrere per decadenza. Oppure eccepire inopponibilità dell’abuso se si sarebbe potuto contestare in modo diverso (art. 10-bis, c.12). |
| Sanzioni | L’abuso del diritto non è reato: si applicano solo sanzioni amministrative (dal 90% al 180% o più, a seconda della tipologia) . | Può contestare la correttezza della quantificazione delle sanzioni (ad es. deducibilità di oneri di procedura; vedi Cass. 31012/2025). In caso di esito positivo del ricorso, ottenere sanzioni ridotte o annullate. |
Tabella 4 – Fonti normative e giurisprudenziali principali
| Fonte | Contenuto rilevante | Citazione |
|---|---|---|
| L. 27/7/2000, n. 212 – Statuto del contribuente, art. 10-bis (come modificato dal D.Lgs. 128/2015) | Disciplina dell’abuso del diritto: definizione, requisiti, oneri di prova e procedure . | Art. 10-bis (Statuto contrib.) |
| D.Lgs. 5/8/2015, n. 128 | Attuazione Direttiva UE antiabuso 2011/16/UE; inserisce art. 10-bis nella L.212/2000 e abroga il previgente art. 37-bis del DPR 600/73 . | D.Lgs. 128/2015, art. 1 |
| D.Lgs. 28/12/2023, n. 219 | Riforma tributaria: contraddittorio generalizzato (art. 6-bis Statuto) e principio di proporzionalità (art. 10-ter Statuto) . | D.Lgs. 219/2023, artt. 6-bis, 10-ter |
| Cass. civ., Sez. V, n. 12823/2024 (10 mag. 2024) | Conferma che l’Agenzia deve provare l’anomalia delle operazioni e l’assenza di motivazioni economiche; ribadisce l’onere probatorio del Fisco . | Cass. 12823/2024 |
| Cass. civ., Sez. V, n. 27905/2024 (29 ott. 2024) | Chiarisce principi di abuso secondo gli artt. 53 e 41 Cost.: serve valutare le “ragioni economiche” oggettive, altrimenti si configura abuso . | Cass. 27905/2024 |
| Cass. civ., Sez. V, ord. n. 6741/2025 (14 mar. 2025) | Esclude l’abuso nel leveraged cash-out se l’operazione ha apprezzabile sostanza economica e valide ragioni extrafiscali . | Cass. 6741/2025 |
| Cass. civ., Sez. V, n. 2284/2025 (31 gen. 2025) | Società schermo: afferma che non è necessario che la società sia fittizia sin dall’inizio; basta che si riveli abusiva per i fatti successivi . | Cass. 2284/2025 |
| Cass. civ., Sez. V, ord. n. 14674/2024 (27 mag. 2024) | Ribadisce il principio generale antielusivo: vantaggi fiscali mediante strumenti idonei sono vietati senza valide ragioni economiche . | Cass. 14674/2024 |
| Cass. civ., Sez. V, n. 33793/2022 (16 nov. 2022) | Stabilisce che il giudice può rilevare d’ufficio l’abuso anche senza formale contraddittorio, ma tale orientamento è ormai superato dal nuovo Statuto (v. D.Lgs. 219/2023). | Cass. 33793/2022 (nota) |
| Atto di Indirizzo Mef, 27 feb. 2025, prot. 7 | Fornisce linee guida interpretative: indicazione dell’ordine logico (vantaggio, sostanza, essenzialità), ribadisce la residualità dell’abuso e l’importanza delle ragioni extrafiscali . | Atto di indirizzo 27/2/2025 |
Ulteriori fonti normative: D.P.R. 600/1973 (art. 37-bis abrogato) per la disciplina pre-2016; Direttiva UE 2016/1164 (AD/ATAD). Si segnala anche la Raccomandazione UE 2012/772 che definisce le prassi abusive, utile per l’interpretazione . In ambito domestico, consigliamo la lettura di guide e manuali degli ordini professionali (es. “Statuto del contribuente commentato”) e di circolari/prassi informative (ad es. Ris. 12/E e 13/E Agenzia Entrate 2016 sui codici tributo, utile per procedure).
Giurisprudenza tributaria: oltre alla Cassazione, è rilevante seguire le decisioni delle Commissioni Tributarie Regionali e la Corte di Cassazione Tributaria (Corte di Cassazione Sezioni Unite), che periodicamente affrontano casi di abuso. Altre pronunce interessanti (es. Cass. 31973/2025, Cass. 31012/2025) si concentrano su specifici istituti collegati come l’indeducibilità dei costi della difesa o la rilevanza temporale degli atti.
Fonti e riferimenti consultati
- Legge 27 luglio 2000, n. 212 (Statuto del contribuente), art. 10 e art. 10-bis, commi 1-13 (come modificati dal D.Lgs. 128/2015).
- D.Lgs. 5 agosto 2015, n. 128 – Attuazione della Direttiva UE n. 2016/1164 (“Anti Tax Avoidance Directive”), in particolare Art. 1 (introduzione art.10‑bis Statuto) .
- D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, art. 37-bis (clausola antiabuso previgente, poi abrogato dal D.Lgs. 128/2015 ).
- Legge 9 agosto 2023, n. 111 – Deleghe per riforma fiscale; in particolare attuazione principi di contraddittorio (art. 6-bis Statuto) e proporzionalità.
- D.Lgs. 28 dicembre 2023, n. 219 – Norme di attuazione, in vigore dal 18/1/2024, che hanno introdotto nell’art. 6 bis Statuto il principio del contraddittorio preventivo (comma 1) e nell’art. 10-ter Statuto il principio di proporzionalità nell’azione tributaria .
- Cassazione Civile – Sez. V, sentenze e ordinanze:
- n. 12823/2024 (10 mag. 2024) – requisiti di prova dell’elusione fiscale .
- n. 27905/2024 (29 ott. 2024) – definizione dell’abuso secondo principi costituzionali .
- ord. n. 6741/2025 (14 mar. 2025) – leveraged cash-out e conf. patrimoniale .
- n. 2284/2025 (31 gen. 2025) – uso abusivo della società schermo .
- ord. n. 14674/2024 (27 mag. 2024) – afferma il principio generale antielusivo e costituzionale .
- Casi correlati citati: n. 33793/2022, n. 20673/2024 (agevolazioni “prima casa”), n. 31973/2025, n. 31012/2025, ecc.
- Agenzia delle Entrate – Dip. Finanze (MEF): Atto di indirizzo n. 7 del 27/2/2025 relativo all’art. 10-bis Statuto
- Risoluzioni e circolari Agenzia Entrate (es. n. 12/E-13/E/2016 sulla codifica dei tributi, richiamate nel decreto attuativo antiabuso).
- Direttiva UE 2016/1164 (implementata dal D.Lgs. 128/2015).
- Raccomandazione UE 2012/772/UE, in materia di schemi di elusione, integrativa per definizioni di “operazione circolare” e “prive di sostanza” .
Il Fisco ti contesta un’operazione come abuso del diritto o elusione fiscale e sostiene che, pur essendo “formalmente corretta”, aveva come unico scopo il risparmio d’imposta? Fatti Aiutare da Studio Monardo
Nel 2026 l’Agenzia delle Entrate utilizza sempre più spesso la contestazione di abuso del diritto per colpire:
– riorganizzazioni societarie,
– operazioni straordinarie,
– scelte contrattuali o fiscali considerate “artificiose”,
– pianificazioni ritenute prive di reale sostanza economica,
– strutture giuridiche giudicate eccessivamente complesse.
Le conseguenze possono essere molto pesanti:
👉 disconoscimento dei vantaggi fiscali,
👉 recupero di imposte su più annualità,
👉 sanzioni e interessi,
👉 apertura di contenziosi lunghi e complessi,
👉 rischi reputazionali per imprese e professionisti.
La domanda decisiva è questa:
come difendersi efficacemente da un accertamento per abuso del diritto ed elusione fiscale?
Devi saperlo subito:
👉 nel 2026 queste contestazioni sono difendibili,
👉 non ogni risparmio d’imposta è abuso,
👉 la strategia difensiva iniziale è determinante.
Questa guida ti spiega:
– cos’è davvero l’abuso del diritto per il Fisco,
– quando un’operazione viene considerata elusiva,
– quali difese funzionano davvero,
– il ruolo centrale dell’avvocato tributarista.
Cos’è l’Abuso del Diritto (In Modo Chiaro)
Si parla di abuso del diritto quando il Fisco ritiene che:
– un’operazione sia formalmente lecita,
– ma priva di sostanza economica,
– e realizzata essenzialmente per ottenere un vantaggio fiscale indebito.
👉 Non è evasione,
👉 non presuppone operazioni fittizie,
👉 ma riguarda la finalità e la struttura dell’operazione.
Quando il Fisco Parla di Elusione Fiscale
Nel 2026 l’Agenzia delle Entrate contesta elusione quando sostiene che:
– l’operazione non ha ragioni economiche apprezzabili,
– esistono strade alternative più “lineari”,
– la struttura è artificiosa o non necessaria,
– il vantaggio fiscale è l’obiettivo principale o esclusivo,
– l’assetto scelto non è coerente con la realtà operativa.
👉 Il punto centrale è la “sostanza economica”,
👉 non la mera correttezza formale degli atti.
Cosa NON È Abuso del Diritto
Un principio fondamentale è questo:
👉 scegliere l’opzione fiscalmente meno onerosa non è di per sé abuso.
Questo significa che:
– la pianificazione fiscale è lecita,
– il risparmio d’imposta non è vietato,
– il contribuente non è obbligato a scegliere l’opzione più costosa.
👉 Il Fisco deve dimostrare l’assenza di valide ragioni economiche,
👉 non basta il solo vantaggio fiscale.
Il Rischio Maggiore: Disconoscimento Totale dell’Operazione
Se l’accertamento passa:
– l’operazione viene riqualificata,
– il vantaggio fiscale viene annullato,
– le imposte vengono ricalcolate come se l’operazione non fosse avvenuta,
– si applicano sanzioni e interessi.
👉 Il danno può essere rilevante anche su operazioni lecite e pianificate.
Le Strategie Difensive Più Efficaci nel 2026
🔹 1. Dimostrare le Valide Ragioni Economiche
La difesa parte dalla prova che l’operazione:
– aveva obiettivi economici concreti,
– rispondeva a esigenze organizzative, finanziarie o gestionali,
– non era artificiosa,
– produceva effetti reali diversi dal risparmio d’imposta.
👉 Le ragioni economiche vanno spiegate e documentate.
🔹 2. Dimostrare la Coerenza con l’Attività Reale
Un principio fondamentale è questo:
👉 un’operazione coerente con il business non è abusiva.
Questo significa che:
– l’assetto scelto deve essere compatibile con l’attività svolta,
– la struttura deve avere una logica operativa,
– la pianificazione deve inserirsi in un disegno economico complessivo.
👉 Qui si vincono molte difese.
🔹 3. Contestare le Presunzioni del Fisco
Molti accertamenti si fondano su:
– valutazioni soggettive dell’Ufficio,
– giudizi ex post (“si poteva fare diversamente”),
– ricostruzioni teoriche non aderenti alla realtà.
👉 Il Fisco deve provare l’abuso,
👉 non basta affermarlo.
🔹 4. Valorizzare il Contraddittorio Preventivo
Nel 2026, prima dell’accertamento per abuso:
– l’Agenzia deve attivare un contraddittorio rafforzato,
– consentire al contribuente di spiegare le ragioni dell’operazione.
👉 Un contraddittorio ben gestito può chiudere il caso prima dell’accertamento.
Gli Strumenti di Difesa nel 2026
🔹 Risposta a Questionari e Inviti
È il primo momento decisivo.
Serve per:
– spiegare la logica dell’operazione,
– fornire documentazione economica e strategica,
– evitare l’atto impositivo.
👉 Una risposta superficiale rafforza la tesi dell’abuso.
🔹 Accertamento con Adesione
Utile solo quando:
– la posizione è parzialmente debole,
– conviene ridurre sanzioni e imposte,
– si vuole evitare un contenzioso lungo.
👉 Va valutato con estrema cautela.
🔹 Ricorso Tributario
Necessario quando:
– l’abuso è solo presunto,
– l’operazione aveva reali ragioni economiche,
– il Fisco applica criteri astratti.
👉 Molti accertamenti per abuso del diritto vengono annullati.
Il Punto Chiave: Il Fisco Deve Provare l’Abuso
Un principio fondamentale è questo:
👉 l’abuso del diritto non si presume.
Questo significa che:
– l’onere della prova è a carico dell’Amministrazione,
– il contribuente può dimostrare la legittimità delle scelte,
– il risparmio d’imposta, da solo, non basta.
👉 Dove manca la prova, la difesa è possibile.
Gli Errori Più Gravi da Evitare
Nel 2026 molti contribuenti sbagliano perché:
– sottovalutano la contestazione di abuso,
– non documentano le ragioni economiche,
– rispondono senza una strategia giuridica,
– accettano riqualificazioni non dovute per paura.
👉 Così l’accertamento si consolida inutilmente.
Il Ruolo dell’Avvocato Tributarista
La difesa per abuso del diritto è giuridica, strategica ed economica.
L’avvocato:
– analizza l’operazione nel suo complesso,
– costruisce la prova delle ragioni economiche,
– smonta le presunzioni dell’Agenzia,
– tutela impresa e contribuenti da recuperi indebiti.
👉 Qui la differenza la fa la strategia, non la sola forma degli atti.
Cosa Può Fare Concretamente l’Avvocato
Con assistenza qualificata puoi:
– difendere la legittimità delle operazioni,
– evitare il disconoscimento dei vantaggi fiscali,
– ridurre o annullare sanzioni e imposte,
– chiudere il contenzioso nel modo più favorevole.
👉 Agire subito cambia l’esito.
Le Specializzazioni dell’Avv. Giuseppe Monardo
La difesa sugli accertamenti per abuso del diritto richiede competenze avanzate.
L’Giuseppe Monardo è:
– Avvocato Cassazionista
– Esperto in contenzioso tributario
– Specializzato in abuso del diritto ed elusione fiscale
– Difensore di imprese, professionisti e gruppi societari
– Coordinatore nazionale di avvocati e commercialisti
Conclusione
Nel 2026, un accertamento fiscale per abuso del diritto ed elusione fiscale:
👉 non va subito,
👉 può essere difeso,
👉 richiede una strategia giuridica solida e documentata.
La regola è chiara:
👉 dimostrare le ragioni economiche,
👉 contestare le presunzioni,
👉 agire subito con un avvocato esperto.
📞 Contatta l’Avv. Giuseppe Monardo per una consulenza riservata.
Nel 2026, difendersi correttamente da una contestazione di abuso del diritto può evitare conseguenze fiscali, economiche e patrimoniali molto gravi.
