Cartelle Esattoriali E Pignoramenti: Guida Per Imprenditori E Partite Iva Per Difendersi Bene

Le cartelle esattoriali e i pignoramenti rappresentano il momento più critico del rapporto con il Fisco, perché il debito non è più solo teorico, ma viene recuperato con azioni forzate che colpiscono conti, crediti, beni e operatività.

Per imprenditori e partite IVA, questa fase può significare blocco immediato dell’attività, perdita di liquidità e rischio concreto di chiusura, anche quando il debito sarebbe contestabile o gestibile con una strategia corretta.

Molti si chiedono:
“Possono pignorarmi il conto senza preavviso?”
“La cartella è sempre valida?”
“Posso ancora difendermi se il pignoramento è partito?”

È fondamentale chiarirlo subito:
cartelle esattoriali e pignoramenti non vanno mai subiti passivamente.
In molti casi possono essere contestati, sospesi o gestiti, ma solo se si agisce subito e con metodo.


Cosa sono le cartelle esattoriali

La cartella esattoriale è l’atto con cui l’Agente della Riscossione:

• richiede il pagamento di imposte e contributi
• rende esigibile il debito
• apre la strada alla riscossione coattiva
• fissa i termini per reagire
• precede le azioni esecutive

Non tutte le cartelle sono automaticamente legittime.


Quando scatta il pignoramento

Se la cartella non viene gestita correttamente, possono partire:

• pignoramento del conto corrente
• pignoramento dei crediti verso clienti
• pignoramento dello stipendio o compensi
• pignoramento immobiliare
• blocco dei flussi finanziari

Per un’impresa, il pignoramento dei crediti o del conto può essere devastante.


Perché cartelle e pignoramenti sono così pericolosi

Il vero rischio è che:

• colpiscono direttamente la liquidità
• bloccano i pagamenti correnti
• interrompono l’operatività
• danneggiano i rapporti bancari
• innescano una crisi a catena
• portano rapidamente alla chiusura

Spesso il danno supera di molto il debito iniziale.


L’errore più grave: aspettare troppo

Molti imprenditori e partite IVA sbagliano quando:

• ignorano la cartella
• pagano senza verificare
• non controllano i termini
• attendono il pignoramento
• pensano che “non ci sia più nulla da fare”
• reagiscono solo in emergenza

Con la riscossione, il tempo è decisivo.


Cartelle esattoriali: cosa va sempre verificato

Ogni cartella deve essere controllata per:

• correttezza della notifica
• prescrizione o decadenza
• legittimità dell’importo
• presenza di atti presupposti validi
• rispetto dei termini
• eventuali errori di calcolo

Molte cartelle contengono vizi che le rendono contestabili.


Quando pignoramenti e cartelle sono contestabili

La difesa è efficace quando:

• il debito è prescritto
• la notifica è irregolare
• l’importo è errato
• manca un titolo valido
• l’azione è sproporzionata
• non è stato rispettato il contraddittorio

In questi casi il pignoramento può essere sospeso o annullato.


Difesa nella fase esecutiva: è ancora possibile

Anche se il pignoramento è partito, è possibile:

• contestare gli atti esecutivi
• chiedere la sospensione urgente
• limitare l’azione su beni essenziali
• gestire il debito in modo sostenibile
• tutelare la continuità aziendale

Subire senza reagire aggrava il danno.


Cosa fare subito se ricevi una cartella o un pignoramento

Se sei un imprenditore o una partita IVA:

• non ignorare l’atto
• non pagare d’impulso
• verifica subito termini e importi
• controlla la legittimità
• agisci prima che parta l’esecuzione
• proteggi conti e crediti

Ogni giorno perso riduce le possibilità di difesa.


Come può aiutarti l’Avvocato Monardo

L’Avvocato Monardo, cassazionista, ha competenza specifica nella difesa contro cartelle esattoriali e pignoramenti, assistendo imprenditori e partite IVA nelle fasi più critiche della riscossione.

Coordina un team nazionale di avvocati tributaristi e professionisti esperti in:

• cartelle esattoriali
• pignoramenti
• riscossione coattiva
• sospensioni e opposizioni
• tutela patrimoniale
• crisi d’impresa

È inoltre:

• Gestore della Crisi da Sovraindebitamento
• iscritto negli elenchi del Ministero della Giustizia
• professionista fiduciario presso un OCC
• Esperto Negoziatore della Crisi d’Impresa

Può intervenire concretamente per:

• verificare la legittimità delle cartelle
• bloccare o limitare i pignoramenti
• tutelare conti e crediti aziendali
• gestire il debito in modo strategico
• preservare la continuità dell’attività


Agisci ora

Cartelle esattoriali e pignoramenti non sono una condanna inevitabile, ma una fase che può e deve essere gestita con metodo.

Chi aspetta subisce.
Chi agisce per tempo può ancora difendersi.

Se sei un imprenditore o una partita IVA e stai affrontando cartelle esattoriali o pignoramenti,
richiedi una consulenza riservata con l’Avvocato Monardo e imposta subito una difesa efficace, prima che la riscossione comprometta definitivamente la tua attività.

Introduzione

La cartella esattoriale è l’atto con cui l’Agenzia delle Entrate–Riscossione (AdER, ex Equitalia) intima al contribuente il pagamento di tasse, contributi o sanzioni non versati. Essa equivale a un precetto tributario e si fonda su un titolo esecutivo (“ruolo”) stilato dall’Ente creditore (Agenzia Entrate, INPS, ecc.). Una volta notificata la cartella, in assenza di impugnazione o pagamento nel termine previsto (di norma 60 giorni ), il debito è “definitivo” e l’Agenzia può avviare la riscossione coattiva (fermo, ipoteca, pignoramento).

Per imprenditori e Partite IVA, affrontare una cartella esattoriale e i relativi pignoramenti richiede una difesa attiva fin dall’inizio. In questa guida aggiornata a dicembre 2025, vedremo come contestare la cartella, ottenere sospensioni (anche attraverso definizioni agevolate), e difendersi efficacemente nei diversi tipi di pignoramenti esattoriali (conto corrente, terzi, immobili, stipendio, ecc.). Il taglio è avanzato, con riferimenti normativi e giurisprudenziali recenti (Corte di Cassazione, Commissioni tributarie), per offrire una prospettiva completa dal punto di vista del debitore.

1. Impugnazione della cartella esattoriale

  1. Scadenze e giudice competente – Il termine per impugnare la cartella di pagamento di debiti tributari è di norma di 60 giorni dalla notifica . (Per tributi previdenziali si applicano termini più brevi, es. 40 giorni per INPS.) Il ricorso va presentato in Commissione Tributaria Provinciale, indicando chiaramente i vizi dell’atto. In passato la Cassazione ammetteva impugnazioni anche in sede civile, ma oggi – dopo la riforma del processo tributario (D.Lgs. n. 110/2024) – la giurisprudenza e la norma riconfermano che ogni contestazione di cartella (atti prodromici all’esecuzione) spetta al giudice tributario . Solo nel caso di vizi relativi a crediti di natura «pubblicistica» (es. crediti garantiti da fondi pubblici) può spetteree al giudice ordinario .
  2. Vizi formali e sostanziali – Prima di tutto va verificata la regolarità formale: la cartella deve contenere dati del contribuente, importi, legge di riferimento, ragioni d’imposta e indicazioni su pagamento e impugnazione. La Cassazione mantiene ferma la validità delle cartelle purché redatte da soggetto competente e notificate correttamente. Ad esempio, Cass. ord. 02/10/2025 n. 26548 ha ribadito che per provare la notifica non è necessario produrre l’originale della cartella : è sufficiente la copia della cartella estratta dal ruolo con la relata di notifica. Tuttavia, vizi «radicali» (es. mancata competenza territoriale o soggettiva dell’Agente della riscossione) rendono la cartella nulla; la Corte ha annullato cartelle emesse da ufficio territoriale sbagliato. In sostanza, il contribuente deve verificare tutti i possibili vizi: sommarietà dei conteggi, omissioni, presunta prescrizione, difetti di notifica ecc., e riportarli nel ricorso.
  3. Prescrizione dei tributi e comportamento del contribuente – La Cassazione ha introdotto una svolta cruciale: impugnare subito anche l’avviso di pagamento, anche se si crede il debito prescritto. Due ordinanze del luglio 2025 (Cass. sez. V, ord. n. 20476/2025 e n. 29594/2025) stabiliscono che se il contribuente ignora l’intimazione di pagamento (o la cartella) per debito ormai prescritto e non la contesta entro 60 giorni, il diritto del Fisco “risorge” e la prescrizione non è più opponibile . In altre parole, il silenzio equivale ad accettazione della pretesa: il debito torna esigibile come se il termine non fosse mai trascorso . Di conseguenza, anche se il debito sembra caduto in prescrizione, il debitore deve comunque fare opposizione (anche solo formale) entro termine. Questo orientamento «epocale» rende obbligatorio reagire immediatamente all’avviso.
  4. Giudizio tributario vs giudizio ordinario – Generalmente l’impugnazione va in Commissione Tributaria. Eccezionalmente, se la cartella derivava da un credito pubblico non tributario (ad es. garanzia statale su finanziamento), l’opposizione spetta al giudice ordinario . Il contribuente (o il suo avvocato tributarista) dovrà valutare caso per caso a quale giudice rivolgersi, tenendo conto delle norme (D.Lgs. n. 546/1992 e D.Lgs. n. 110/2024) e della giurisprudenza più recente.
  5. Autotutela e reclami – Prima di impugnare, è consigliabile inviare un’istanza di autotutela all’Agenzia (richiesta di annullamento del ruolo/cartella) se ci sono evidenti errori materiali. In alternativa, nelle controversie di modesto importo (sotto €50.000), il ricorso in Commissione può produrre un reclamo con tentativo di mediazione integrato (art. 17-bis D.Lgs. 546/92). Tali rimedi non sospendono automaticamente l’esecuzione, ma in caso di mancato accordo sospendono la riscossione e danno 90 giorni per tentare di trovare un accordo.
  6. Tabella riepilogativa: Termini e giurisdizione
Atto da contestareTermine per impugnareGiudice competente
Cartella esattoriale (fiscale)60 giorni dalla notificaCommissione Tributaria
Intimazione di pagamento60 giorni dalla notificaCommissione Tributaria
Estratto di ruolo(non è autonomamente impugnabile)
Cartella per credito pubblico60 giorni (vedi sopra)Tribunale ordinario (se credito pubblicistico)
Altri atti prodromici60 giorniCommissione Tributaria

2. Sospensione e definizioni agevolate

  1. Sospensione automatica – In alcuni casi la legge sospende l’esecuzione. Ad esempio, in attesa di decisione di Commissione su impugnazione, la riscossione è sospesa fino alla sentenza (art. 52 D.P.R. 602/1973). In caso di definizione agevolata (rottamazione ter, quinquies, stralcio), il perfezionamento del piano di rientro sospende le misure di recupero.
  2. Sospensione per contenzioso – Una volta presentato ricorso, è possibile richiedere al giudice tributario (art. 36-bis D.Lgs. 546/92) la sospensione della riscossione. In gravi casi (riscossione su beni immobili unici, espropriazione di redditi da pensione/lavoro) l’imposizione della cauzione o depositi può essere sostituita da una semplice prospettazione documentale dell’inserimento in piani di rientro o situazioni analoghe.
  3. Autotutela dell’Agenzia – Prima di proporre ricorso, il contribuente può attivare la procedura di autotutela presso l’Agenzia (art. 2, co. 10 del TU Riscossione). In pratica, si presenta istanza (cd. “memoria difensiva”) all’ente creditore/Agente della Riscossione chiedendo la revisione del ruolo. Questa strada può far annullare o ridurre il debito senza necessità di ricorso, ma non interrompe i termini di impugnazione .
  4. Definizioni agevolate – Le misure di rottamazione e saldo&stralcio (per omessi versamenti fino al 2022) consentono di rateizzare o cancellare parte degli interessi/sanzioni e sospendono i pignoramenti sui ruoli oggetto di definizione (ove la domanda sia valida). Tuttavia, un’istanza di definizione non è automatica: occorre presentarla entro i termini di legge e accettarla. In assenza di domanda o in caso di rigetto, l’iter esecutivo riprende.
  5. Domande frequenti
  6. D. Posso fermare un pignoramento bancario richiedendo un piano di rateizzazione?
    R. Sì, se ottieni un piano di rateizzazione con AdER o l’Ente creditore (ad es. tramite rottamazione), le azioni esecutive in corso si sospendono fino a che il piano è rispettato. Tuttavia, i termini di impugnazione restano in vigore: conviene presentare ricorso in Commissione anche mentre si tratta la definizione .
  7. D. L’istanza di autotutela interrompe il termine per ricorso?
    R. No. L’istanza non sospende né interrompe i termini tributari . Bisogna comunque presentare il ricorso entro il termine se si vuole conservare il diritto di difesa.
  8. D. Se ottengo un accertamento tributario in mio favore, può mitigare i pignoramenti?
    R. Sì, ma spesso le cartelle in esecuzione sono afferenti a ruoli definitivamente formati; quindi, occorre annullare la cartella che ha assunto valore esecutivo.

3. Tipologie di pignoramento esattoriale

Gli atti di riscossione coattiva possono colpire diversi beni del debitore. Di seguito le principali tipologie:

3.1 Pignoramento presso terzi (crediti del debitore)

L’agente della riscossione può espropriare crediti che terzi (banche, aziende private, ecc.) vantano verso il contribuente. Ciò è disciplinato dall’art. 170 del TU Riscossione (ex DPR 602/1973, art.72-bis) : l’atto di pignoramento contiene un ordine di pagamento al terzo. In particolare:
Crediti maturati al momento dell’atto: il terzo deve versare quanto già dovuto al contribuente entro 60 giorni dalla notifica . (Per fitti e pigioni questa scadenza è di 15 giorni .)
Crediti futuri: i pagamenti che scadono dopo la notifica vanno corrisposti alle date di scadenza, fino alla concorrenza del credito per cui si procede . Ciò significa che il pignoramento “segue” il credito anche dopo l’atto, estendendosi automaticamente alle somme che via via maturano (Cass. 28520/2025 ).
Inadempienza del terzo: se il terzo non ottempera all’ordine, l’agente può rivolgersi al giudice ordinario (procedura ordinaria di espropriazione mobiliare presso terzi) .

Esempio: se viene notificato un pignoramento esattoriale su un conto corrente bancario, la banca deve versare all’Agenzia delle Entrate–Riscossione l’estratto conto positivo entro 60 giorni e poi tutti i versamenti futuri alle rispettive scadenze (Cass. 28520/2025) . Ciò riflette la recente giurisprudenza: la Cassazione ha confermato che, superati i 60 giorni, anche i flussi successivi al pignoramento rimangono vincolati per l’intero ammontare del debito . In pratica, il pignoramento “scivola” oltre il periodo iniziale.

Limiti e garanzie: Nel caso di conti correnti, valgono in parte le protezioni del Fondo di garanzia: per es., l’ammontare del saldo positivo fino a € 1.000 in conti a risparmio o correntisti minorenni/integri è sempre indisponibile . Per conti correnti ordinari intestati a maggiorenni, non esiste una soglia assoluta, ma si applicano i limiti di saldo pignorabile imposti dalla norma e da Cassazione. Il consenso bancario può aiutare: la banca solitamente notificherà il pignoramento al proprio indirizzo legale, sul quale il cliente deve controllare movimenti.

Cointestazione: Se il conto è cointestato (ad esempio con coniuge o parente), si pignora la parte spettante solo al debitore; la banca dovrebbe effettuare una divisione della somma secondo la quota di pertinenza del debitore (si assume parità di quote salvo prova contraria) . L’altro cointestatario è estraneo al pignoramento dei fondi a lui non dovuti.

Scopertura del conto: Un pignoramento su conto non blocca solo il saldo attuale ma, secondo Cassazione, “tiene a disposizione” i depositi futuri. Se il conto è scoperto al momento dell’atto, la Banca dovrebbe comunque bloccare i versamenti successivi rientranti nell’ammontare del debito .

Tabella: Pignoramento crediti presso terzi

SituazioneTermine per terzoAzione inadempienzaNorme di riferimento
Debiti già maturati al pignoramento60 giorniSegue la normale procedura di espropriazione (CPC)art.170 c.1 lett. a (TU Riscossione)
Crediti futuri (scadenze successive)Al momento di ciascuna scadenzaPagamento automatico al debitore; il pignoramento “persecuta” i flussiart.170 c.1 lett. b (TU Riscossione)
Cedole/pigioni/fitti di immobile15 giorni (non 60)Inadempienza -> citazione del terzo e del debitore (CPC)art.169 TU Riscossione

3.2 Pignoramento di stipendi e indennità (redditi da lavoro)

Il TU Riscossione (art.171, corrispondente a DPR 602/1973 art. 72-ter) fissa quote specifiche di pignorabilità per stipendi, salari e indennità di lavoro . In sintesi:
– Per redditi da lavoro fino a € 2.500 mensili, la quota pignorabile è 1/10 dello stipendio .
– Per redditi da € 2.500 fino a € 5.000, si applica 1/7 .
– Per oltre € 5.000, vige il criterio ordinario del codice di procedura civile (art.545 c.p.c.) ovvero il pignoramento di 1/5 del netto mensile (come per qualsiasi espropriazione da stipendio).
– Il premio di risultato e l’indennità di fine rapporto sono considerati nella quota media mensile.

Importante: l’ultimo stipendio versato non può essere pignorato. L’art.171 c.3 TU Riscossione stabilisce che, se l’accredito è sul conto corrente, il terzo (datore di lavoro o ente pensionistico) non pignora l’ultimo emolumento riconosciuto . In pratica, resta preservato almeno un mese di reddito interamente liquidato.

Le tabelle seguenti illustrano i limiti in cifre esemplificativi:

Reddito netto mensile (circa)Quota pignorabileEsempio pratica
Fino € 2.50010%Stipendio €2.000 → pignorati €200
Tra € 2.500 e € 5.00014,3% (1/7)Stipendio €3.500 → pignorati ~€500
Oltre € 5.00020% (1/5)Stipendio €6.000 → pignorati €1.200

Salari pubblici e privati: Per i dipendenti pubblici, vigono le stesse quote; per le pensioni si applica il già citato art.545 c.p.c. (ossia la parte eccedente 5 volte l’assegno sociale è pignorabile nella misura di 1/5, art. 545 c.p.c.). Il cedolino pensionistico segue regole analoghe a quelle di uno stipendio privato se erogato da Inps.

Limiti di legge (art.545 c.p.c.) – La norma generale di articolo 545 c.p.c. impedisce il pignoramento di alcune somme indispensabili (assegni di invalidità, sussidi ai poveri, ecc.) . Inoltre, per la casa di abitazione unica, il legislatore ha previsto regole di equo soddisfacimento: ad esempio, se il debito è modesto rispetto al valore dell’immobile, almeno 1/3 di quest’ultimo può essere riservato al debitore. Queste regole sono complesse e dipendono dal valore relativo di casa/debito (artt. 545 e 546 c.p.c. e successive modifiche; cfr. Cass. civ. Sez. V 28.7.2025 n.21635).

Q&A: pignoramento stipendio
D. Se ho già un’ingiunzione sul conto corrente, mi bloccheranno anche lo stipendio?
R. No. L’Agenzia deve emettere separatamente un atto di pignoramento sullo stipendio (art.171), diverso da quello sul conto bancario. Se non ce n’è uno, lo stipendio resta libero.

  • D. Qual è la differenza tra conti e stipendio?
    R. Sul conto la banca preleva le somme pignorate direttamente. Sull’ufficio paga, l’agente diffida l’ente datore di pagare a lui all’inizio di ogni mese. Se paga, il pignoramento esaurisce la quota mensile; se non paga, occorre un’ingiunzione formale e infine l’intervento del giudice. Tuttavia, con AdER spesso l’ordine di pagamento in luogo della citazione rende immediata la trattenuta.
  • D. Lavoro autonomo / Partita IVA: come si applica il pignoramento?
    R. In mancanza di terzi soggetti che trattengono denaro per noi (dipendenti o enti previdenziali), il creditore può in teoria espropriare beni mobili/immobili personali o quote sociali. Se l’attività è in forma individuale, i beni dell’impresa coincidono con quelli del titolare. È cruciale proteggere gli strumenti indispensabili all’attività.

3.3 Pignoramento di beni mobili (cose presso terzi)

Se il debitore possiede beni (merci, attrezzature, ecc.) in luogo di terzi, l’Agenzia può agire come per gli affitti: con ricorso all’autorità giudiziaria, il giudice ordina la consegna al venditore e successiva vendita . L’art.172 TU Riscossione (ex art.73 DPR 602/1973) prevede che, se il terzo dichiara di possedere beni del debitore, il giudice dell’esecuzione ordina la consegna al riscossore, il quale poi li vende . In alternativa, l’agente di riscossione può chiedere direttamente al terzo di consegnare i beni entro 30 giorni .

Ad esempio, se un magazzino terzo custodisce mobili che formalmente appartengono al debitore, l’Agenzia può attivare tale procedura. È un istituto poco usato perché più complesso: richiede l’intervento del giudice (a differenza del pignoramento di crediti, che avviene con atto amministrativo diretto). Tuttavia, un debitore può verificare se esistono beni propri presso terzi (depositi, agenti di commercio, ecc.) e, se proprio privato, tentare di negoziare con quei terzi.

Q&A: pignoramento beni mobili
D. Ho merci in conto deposito presso un fornitore: possono sequestrargliele?
R. Sì, se si tratta di beni registrati come di proprietà tua. AER può chiedere al Giudice dell’Esecuzione di ordinare al deposito la consegna delle merci . Finché non arriva quell’ordine, il deposito non è obbligato. Il debitore può tentare di concordare con il deposito per non far vendere le merci.

  • D. E gli autoveicoli registrati a mio nome?
    R. Gli autoveicoli (mobili registrati) si pignorano seguendo le norme speciali del Codice della Strada (art. 81 e segg. delle norme di polizia stradale). In sintesi, il pignoramento va notificato al PRA (Pubblico Registro Automobilistico) e la vendita avviene in forma diversa, ma spesso è sconsigliato tenere auto personali intestate al debitore se è a rischio di pignoramento.

3.4 Pignoramento immobiliare

L’espropriazione immobiliare richiede l’intervento del giudice civile dell’esecuzione. Dopo intimazione infruttuosa (dopo 2 mesi dalla cartella, se il contribuente non paga), l’Agenzia notifica atto di pignoramento presso il Tribunale (cfr. artt. 555 e segg. c.p.c.). Il processo di pignoramento immobiliare segue il Codice di Procedura Civile: nomina di un Custode, stima dei beni, vendita all’asta.

Inesigibilità della prima casa (equo soddisfacimento): Se l’immobile pignorato è l’abitazione principale e il debito non è di entità enorme, il giudice dell’esecuzione può applicare l’istituto dell’equo soddisfacimento (D.L. Crescita 2019, art. 22-26 c.p.c.). In pratica, salva parte del valore residuo: per debiti fino a una certa soglia, almeno 1/3 del valore dell’immobile (o 1/5 in caso di casa superiore a 2 volte l’ISEE) rimane al debitore. Il calcolo dipende da fattori come valore dell’immobile, entità del debito e nucleo familiare. È un meccanismo complesso, spesso gestito dall’avvocato dell’esecuzione, ma fondamentale per chi rischia di perdere la prima casa.

Ipoteca e pignoramento: Quando si iscrive ipoteca (ad es. dopo 60 giorni dall’intimazione), l’ipoteca grava sull’immobile come “blocco” che impedisce vendite; il pignoramento immobiliare è l’atto successivo all’ipoteca. Se il debitore riesce ad annullare la cartella o a farla dichiarare prescritta, l’ipoteca può essere cancellata. Cassazione (es. Cass. 25/07/2015 n.15990) ha stabilito che l’ipoteca esattoriale va cancellata se l’atto che l’ha legittimata viene annullato . In caso di decisione favorevole in giustizia tributaria, si può chiedere revoca dell’ipoteca e inviare copia della sentenza alla Conservatoria.

4. Strategie difensive e simulazioni pratiche

Un debitore avveduto affronta la situazione in modo proattivo. Ecco alcune strategie e casi pratici comuni:

  1. Verifica delle notifiche – La prima cosa è controllare che la cartella o l’intimazione siano state effettivamente notificate in maniera corretta. Chiedere copia della relata o dell’avviso di accertamento. Cassazione ha chiarito che bastano copie dei documenti di notifica , ma il contribuente deve conservare le ricevute PEC e indicare nel ricorso qualsiasi anomalia (indirizzo mancante, data dubbia, mancata notifica alla sede legale). Se la notifica è nulla, il debito potrebbe essere sottratto all’esecuzione.
  2. Simulazione: pignoramento conto corrente
  3. Scenario: Mario Rossi, titolare P.IVA, riceve una cartella di €30.000 e non interviene. Dopo 60 giorni, l’AdER pignora il suo conto. Conto CC: saldo 5.000€ al 1° settembre. Il pignoramento avviene il 1° settembre.
  4. Prima novità Cassazione 2025: la banca deve versare immediatamente 5.000€ all’Agenzia entro 60 giorni . Se sul conto entrano altri 3.000€ il 15 settembre, Cassazione 28520/2025 ha stabilito che anche quei 3.000€ devono essere versati alla scadenza (cioè al 15/09) . In pratica, fino al soddisfo dei 30.000€ del debito, qualunque somma passi sul conto è a disposizione dell’erario.
  5. Difesa: Mario poteva opporsi alla cartella, per esempio eccependo prescrizione o altro difetto. Già al ricevimento della cartella (o dell’intimazione) doveva impugnare entro 60 giorni . Se avesse contestato per tempo, il pignoramento sul conto non sarebbe potuto partire (fino alla sentenza). Ora, dopo la sentenza Cassazione, anche crediti futuri sono bloccati; ma è possibile chiedere al giudice ordinario (in caso di mancato pagamento del terzo) di applicare i criteri ordinari di esecuzione (CPC), ad esempio bloccando una sola ricarica contemporaneamente (art.72-bis prevede il pagamento entro le scadenze, non una tantum). In ogni caso, prima di far cessare i pagamenti sul conto, il debitore dovrebbe pagare quanto può o trovare soluzioni (es. chiedere rateizzazione, anche con “femminile” della revoca di pignoramento).
  6. Simulazione: difesa contro il pignoramento dello stipendio
  7. Scenario: Un libero professionista è anche lavoratore dipendente, stipendio netto €4.200. L’Agenzia pignora quota mensile.
  8. Applicazione art.171: Per €4.200 lordi, scatta il 1/7 (circa 14,3%). Se la retribuzione netta è €4.200, la quota pignorabile è €600 circa . Nel cedolino sarà una trattenuta fissa; il professionista riceve solo €3.600. Con corretta difesa, si può chiedere aiuto spiegando le necessità primarie (dipendenti a carico, mutuo prima casa). Il giudice dell’esecuzione può limitare la misura massima pignorabile se accerta esigenze di equo soddisfacimento, anche intervenendo sul computo (art.545 c.p.c.).
  9. Protezione parte di reddito: Se il professionista è impiegato presso Ente pubblico, vale la legge 193/2016: per assegni pensionistici ed equiparati, la protezione è 5 volte l’assegno sociale (circa €3.500 mensili totali protetti) anziché le quote fisse sopra. In tale ipotesi, poiché €4.200 – €3.500 = €700 eccedente, si pignorerà 1/5 di questo eccedente (~€140) mensili.
  10. Difesa: pignoramento immobiliare e “equo soddisfacimento”
  11. Scenario: Una società individuale ha ricevuto cartelle fiscali per €100.000. L’unico suo bene immobiliare (la casa abitazione) è stata pignorata.
  12. Azione del debitore: In primo luogo, impugnare la cartella (per esempio, eccependo il prezzo del terreno ai fini IMU errato). Se il procedimento tributario non blocca, nell’esecuzione l’avvocato può chiedere equo soddisfacimento: supponiamo che la casa valga €150.000 e il debito sia €100.000. Il giudice può stabilire che almeno il 1/3 del valore (≈€50.000) rimanga al debitore , limitando la vendita al restante €100.000. Questo meccanismo tutela il debitore persona fisica privo di altri beni.
  13. Subentro di nuovo debitore: Se la casa è intestata a un familiare convivente (fondo patrimoniale), l’Agenzia può chiedere la revocatoria (dichiarando che è fatto a discapito dei creditori). Se l’attacco fallisce, la casa potrebbe essere salvaguardata.
  14. Difesa: negoziazione e reclami – In alcune ipotesi, è possibile negoziare con l’Agenzia un piano di pagamento personalizzato o contestare formalmente prima dell’esproprio. Sebbene l’Agenzia non sia tenuta a concedere piani “su misura” oltre quelli standard (rateizzazione a 72 rate per tributi iscritti a ruolo, ecc.), dimostrare la propria impossibilità di adempiere può portare a qualche flessibilità (e anche a dilazioni temporanee fino al giudizio).
  15. Sintesi per il debitore (Checklist):
  16. Verificare con urgenza notifiche e termini (cartella, intimazione, pignoramento).
  17. Impugnare immediatamente gli atti (cartella o intimazione) entro 60 giorni, anche se si ritiene il debito già prescritto .
  18. Nel ricorso, far valere tutti i vizi possibili: nullità di notifica, indebita iscrizione a ruolo, decadenza dal potere impositivo (Cass. 02/10/2025 n.26548) , prescrizione del credito decennale , ecc.
  19. Contestualmente, valutare autotutela o mediazione (reclamo), ma senza dilazionare il ricorso.
  20. Controllare i possibili beni pignorabili e anticipare l’Agenzia: es. trasferire liquidità su conto meno raggiungibile (con cautela), vendere mobili o beni di scarso utilizzo. Attenzione: ogni escamotage deve essere trasparente per non integrare il reato di sottrazione fraudolenta.
  21. Considerare l’ingresso in strumenti di composizione del debito (accordi di ristrutturazione o liquidazione giudiziale ex Codice della Crisi) se il debito è insostenibile.

5. Punti chiave e riepilogo

  • Impugnazione tempestiva: Sempre reagire entro 60 giorni . Ignorare l’atto significherebbe “cristallizzare” il credito (Cass. 20476/2025) .
  • Cartella nulla se formale: Un errore di notifica o competenza rende nulla la procedura (Cass. 26548/2025) . Si faccia attento controllo e se ne denunci l’inesistenza con azioni legali (art. 2699 c.c. inibitoria).
  • Prescrizione del credito: Il credito tributario si estingue in 10 anni dall’accertamento definitivo (art. 2948 c.c.), ma occorre eccepirla subito nel ricorso . Il contribuente non può contare sul decorso del tempo a procedura già avviata.
  • Limiti di pignorabilità: (1) Contanti/proprietà personale minimi non pignorabili ai sensi del c.p.c. – ad es. beni di prima necessità (art.545 c.p.c.); (2) stipendio/pensione protetto secondo quote di legge ; (3) prima casa protetta da equo soddisfacimento; (4) deposito bancario fino a € 1.000 garantito.
  • Nuove norme (TU Riscossione 2025): Le regole di espropriazione da adesso si trovano nel D.Lgs. 33/2025 (artt. 169-173). La legge ha confermato i principali istituti (pignoramento crediti, stipendio, fitti, ecc.) , ma ha unificato la terminologia e le procedure.
  • Discarico automatico (dal 2026): È in arrivo (L. delega Fiscale 2023) l’azzeramento d’ufficio dei carichi affidati da 5 anni senza riscossioni . Ciò significa che debiti “dormienti” verranno cancellati in sede amministrativa, alleggerendo il c.d. “magazzino fiscale”. L’impresa dovrà comunque monitorare i registri di carico per assicurarsi che le sue posizioni siano valutate correttamente.

6. Fonti normative e giurisprudenziali

  • Normativa italiana: DPR 602/1973 (artt. 26, 50, 70-74) e D.Lgs. n. 33/2025 (Testo unico riscossione, art.169-173) – disciplina dei pignoramenti; D.Lgs. n. 546/1992 – norme sul contenzioso tributario; Codice di Procedura Civile (artt. 543-548, 545, 546 c.p.c.) – limiti di pignorabilità; legge di bilancio 2018 – equo soddisfacimento sull’abitazione.
  • Giurisprudenza: Cass. civ. ord. n. 20476/2025 (21.07.2025) e n. 29594/2025 (11.2025) – sul risorgere del debito prescritto (impugnazione necessaria) ; Cass. civ. ord. 28.10.2021 n.20769 e Cass. ord. n.26548/2025 – notifica cartella e prova, copia con relata sufficiente ; Cass. Sez. Un. 18.07.2025 n.20022 – giurisdizione (cartelle su crediti pubblici vanno al giudice ordinario) ; Cass. n.28520/2025 (27.11.2025) – pignoramento presso terzi, inclusione dei crediti futuri ; Cass. n.15990/2015 – cancellazione ipoteca illegittima. CGT Varese 25.02.2025 – prescrizione decennale del credito tributario da eccepirsi nell’impugnazione .
  • Giurisprudenza secondaria: numerose ordinanze e decisioni delle Commissioni tributarie e delle Corti d’Appello e Cassazione in materia di riscossione, pignoramento esattoriale e procedure esecutive, a supporto dei principi esposti (cfr. ad es. Corte Cost. 2018, n.114 su giurisdizione; Cass. 2023 su protezione conto; etc.).

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Hai ricevuto cartelle esattoriali e temi che il passo successivo sia il pignoramento dei conti, dei beni o dei crediti?

Ti è arrivato un atto di pignoramento (o un preavviso) e non sai se è legittimo, se puoi bloccarlo o se ormai sia troppo tardi?

Hai paura che una gestione sbagliata possa paralizzare l’attività, prosciugare la liquidità o colpire il patrimonio personale?

Devi saperlo subito:

👉 cartelle esattoriali e pignoramenti non sono automatici né intoccabili,
👉 molte procedure presentano vizi contestabili,
👉 una difesa tempestiva può bloccare, sospendere o ridurre l’aggressione.

Questa guida ti spiega:

  • cosa sono le cartelle esattoriali e i pignoramenti,
  • quando il Fisco può agire e quando no,
  • quali errori evitare,
  • come difendersi bene con una strategia corretta.

Cosa Sono le Cartelle Esattoriali (In Modo Chiaro)

La cartella esattoriale è l’atto con cui l’Agente della Riscossione:

  • chiede il pagamento di tributi, sanzioni e interessi,
  • rende il debito formalmente esigibile,
  • apre la strada alle azioni esecutive.

👉 Non è ancora un pignoramento, ma è il passaggio che lo rende possibile.


Cosa Sono i Pignoramenti Fiscali

Il pignoramento è l’atto con cui il Fisco:

  • blocca conti correnti,
  • aggredisce crediti verso terzi,
  • colpisce beni mobili o immobili,
  • incassa forzatamente quanto ritiene dovuto.

👉 È la fase più aggressiva della riscossione.


Perché Cartelle e Pignoramenti Sono Così Pericolosi

Queste misure:

  • bloccano la liquidità aziendale,
  • interrompono l’operatività,
  • compromettono rapporti con banche e fornitori,
  • colpiscono direttamente il patrimonio.

👉 Il danno spesso è immediato, anche prima del giudizio.


Il Punto Chiave: Non Tutte le Cartelle Portano a Pignoramento

Un errore comune è pensare che:

👉 “se arriva la cartella, il pignoramento è inevitabile”.

In realtà:

  • devono essere rispettati termini e procedure,
  • molte cartelle sono prescritte o notificate male,
  • non tutte le somme sono legittimamente esigibili,
  • il Fisco deve rispettare proporzionalità e gradualità.

👉 Molte azioni esecutive sono contestabili.


Quando Cartelle e Pignoramenti Sono Contestabili

Sono contestabili se:

  • il debito è prescritto o decaduto,
  • manca o è viziata la notifica,
  • l’importo è errato o duplicato,
  • non è stato rispettato il preavviso,
  • l’azione è sproporzionata,
  • colpisce beni essenziali all’attività.

👉 Colpire oltre il necessario viola i diritti del contribuente.


L’Errore Più Grave di Imprenditori e Partite IVA

Molti contribuenti sbagliano perché:

  • ignorano la cartella ricevuta,
  • reagiscono solo dopo il pignoramento,
  • pagano per paura senza strategia,
  • non chiedono la sospensione urgente.

👉 Nella riscossione il tempo è decisivo.


Cartelle e Pignoramenti ≠ Situazione Senza Difesa

Un principio fondamentale è questo:

👉 anche in presenza di pignoramento esistono rimedi immediati.

È possibile:

  • impugnare cartelle e atti esecutivi,
  • chiedere la sospensione,
  • bloccare pignoramenti illegittimi,
  • rateizzare senza rinunciare alla difesa,
  • proteggere liquidità e patrimonio.

👉 La difesa va attivata subito.


Il Ruolo dell’Avvocato nella Difesa

La difesa contro cartelle e pignoramenti è giuridica e urgente.

L’avvocato:

  • verifica la legittimità degli atti,
  • individua vizi e decadenze,
  • chiede sospensioni immediate,
  • impugna pignoramenti e misure cautelari,
  • coordina difesa e gestione del debito.

👉 Il commercialista segue i conti.
👉 L’avvocato ferma l’aggressione.


Cosa Può Fare Concretamente l’Avvocato

Con l’assistenza legale puoi:

  • analizzare cartelle e atti di pignoramento,
  • verificare prescrizione e notifica,
  • impugnare nei termini corretti,
  • ottenere la sospensione delle azioni,
  • ridurre o annullare pretese illegittime,
  • salvaguardare attività e patrimonio.

👉 Agire tempestivamente fa la differenza.


I Rischi Se Non Ti Difendi

Una gestione passiva può portare a:

  • pignoramenti irreversibili,
  • blocco dei conti correnti,
  • perdita di liquidità,
  • crisi dell’attività,
  • danni patrimoniali gravi.

👉 La riscossione non aspetta.


Perché È Cruciale per Imprenditori e Partite IVA

Per chi fa impresa o lavora in proprio:

  • la liquidità è vitale,
  • il patrimonio è spesso garanzia dell’attività,
  • un pignoramento può fermare tutto.

👉 Difendersi significa continuare a lavorare.


Le Specializzazioni dell’Avv. Giuseppe Monardo

La difesa contro cartelle esattoriali e pignoramenti richiede competenze avanzate in diritto tributario, riscossione ed esecuzione forzata.

L’Giuseppe Monardo è:

  • Avvocato Cassazionista
  • Coordinatore nazionale di avvocati e commercialisti esperti in diritto tributario
  • Gestore della Crisi da Sovraindebitamento – Ministero della Giustizia
  • Professionista fiduciario di un OCC
  • Esperto Negoziatore della Crisi d’Impresa

Come Può Aiutarti Concretamente

  • analisi immediata delle cartelle esattoriali,
  • verifica della legittimità dei pignoramenti,
  • richiesta di sospensione cautelare,
  • impugnazione mirata degli atti,
  • tutela del patrimonio personale e aziendale,
  • assistenza fino alla gestione completa della posizione.

Conclusione

Cartelle esattoriali e pignoramenti non vanno mai subiti passivamente.

👉 Possono essere illegittimi,
👉 sproporzionati,
👉 devastanti per l’attività.

La regola è chiara:

👉 reagire subito,
👉 difendere liquidità e patrimonio,
👉 mai affrontare il Fisco senza tutela legale.

📞 Contatta l’Avv. Giuseppe Monardo per una consulenza riservata.
Per imprenditori e Partite IVA, difendersi bene da cartelle e pignoramenti è spesso la differenza tra continuare a operare o vedere l’attività travolta dalla riscossione.

Leggi con attenzione: se in questo momento ti trovi in difficoltà con il Fisco ed hai la necessità di una veloce valutazione sulle tue cartelle esattoriali e sui debiti, non esitare a contattarci. Ti aiuteremo subito. Scrivici ora. Ti ricontattiamo immediatamente con un messaggio e ti aiutiamo subito.

Informazioni importanti: Studio Monardo e avvocaticartellesattoriali.com operano su tutto il territorio italiano attraverso due modalità.

  1. Consulenza digitale: si svolge esclusivamente tramite contatti telefonici e successiva comunicazione digitale via e-mail o posta elettronica certificata. La prima valutazione, interamente digitale (telefonica), è gratuita, ha una durata di circa 15 minuti e viene effettuata entro un massimo di 72 ore. Consulenze di durata superiore sono a pagamento, calcolate in base alla tariffa oraria di categoria.
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La consulenza fisica, a differenza di quella digitale, viene organizzata a partire da due settimane dal primo contatto.

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