Le presunzioni gravi, precise e concordanti sono uno degli strumenti più utilizzati dall’Agenzia delle Entrate per sostenere un accertamento fiscale.
Quando l’Ufficio ritiene di aver raccolto elementi indiziari sufficienti, tende spesso a trasformarli in una prova quasi automatica di evasione, ribaltando di fatto l’onere della prova sul contribuente.
È fondamentale chiarirlo subito:
una presunzione non è una prova e deve rispettare requisiti rigorosi.
Molti accertamenti fondati su presunzioni vengono annullati perché tali requisiti non sono realmente presenti o perché gli indizi sono mal valutati, scollegati o contraddittori.
Cosa sono le presunzioni gravi, precise e concordanti
Le presunzioni sono deduzioni logiche che l’Amministrazione trae da fatti noti per risalire a fatti ignoti.
Per essere legittime, devono essere contemporaneamente:
• gravi, cioè idonee a fondare una ragionevole probabilità del fatto contestato
• precise, cioè non generiche, ambigue o alternative
• concordanti, cioè coerenti tra loro e non contraddittorie
Se anche uno solo di questi requisiti manca, la presunzione non è valida.
Perché l’Agenzia delle Entrate utilizza le presunzioni
L’Agenzia delle Entrate ricorre alle presunzioni per:
• colmare l’assenza di prove dirette
• semplificare la ricostruzione del reddito
• giustificare accertamenti analitici o induttivi
• sostenere ricavi o costi presunti
• rafforzare contestazioni patrimoniali o bancarie
• ribaltare l’onere della prova sul contribuente
Il problema è che spesso le presunzioni vengono usate in modo estensivo e improprio.
Le presunzioni più frequentemente contestate
Negli accertamenti fiscali, le presunzioni più comuni riguardano:
• scostamenti tra redditi e spese
• movimentazioni bancarie
• differenze inventariali
• ricarichi medi di settore
• antieconomicità della gestione
• rapporti con fornitori ritenuti anomali
• utilizzo di beni di valore
• incoerenze statistiche o ISA
Molti di questi elementi sono indizi isolati, non presunzioni qualificate.
Gli errori tipici dell’Agenzia delle Entrate
Negli accertamenti fondati su presunzioni, l’Agenzia sbaglia spesso quando:
• utilizza indizi singoli come se fossero presunzioni
• confonde probabilità con certezza
• basa l’accertamento su elementi alternativi
• ignora spiegazioni logiche e documentate
• utilizza dati astratti o statistici
• non dimostra il collegamento tra indizi e reddito
• ribalta illegittimamente l’onere della prova
• non rispetta il contraddittorio
In questi casi l’accertamento è giuridicamente fragile.
Quando le presunzioni non sono gravi
Le presunzioni non sono gravi quando:
• l’indizio è compatibile con più spiegazioni
• il fatto noto non conduce logicamente al fatto ignoto
• il collegamento è solo ipotetico
• manca un nesso diretto con il reddito imponibile
• l’indizio è statisticamente irrilevante
Un sospetto non è gravità probatoria.
Quando le presunzioni non sono precise
Le presunzioni non sono precise quando:
• sono generiche o approssimative
• non individuano l’importo del reddito presunto
• si basano su stime astratte
• non tengono conto delle specificità del caso
• non delimitano il periodo contestato
La precisione è un requisito essenziale, non accessorio.
Quando le presunzioni non sono concordanti
Le presunzioni non sono concordanti quando:
• gli indizi sono tra loro contraddittori
• conducono a risultati incompatibili
• si basano su fonti eterogenee non coerenti
• uno stesso fatto viene interpretato in modi opposti
• le spiegazioni alternative non vengono confutate
La concordanza richiede coerenza logica complessiva.
Come contestare efficacemente le presunzioni
La difesa contro presunzioni gravi, precise e concordanti deve essere tecnica e strutturata e può basarsi su:
• dimostrazione dell’assenza di uno o più requisiti
• spiegazione alternativa logica e documentata
• prova della non univocità degli indizi
• dimostrazione della mancanza di nesso causale
• contestazione del metodo di ricostruzione
• utilizzo di giurisprudenza favorevole
• perizie economico contabili
Non serve dimostrare “la verità assoluta”, ma l’inattendibilità della presunzione.
Prove fondamentali per la difesa
Per smontare le presunzioni sono decisive prove come:
• documentazione contabile coerente
• estratti conto e flussi finanziari
• contratti e documentazione commerciale
• ricostruzioni patrimoniali pluriennali
• analisi economiche di settore
• prova di eventi straordinari
• perizie indipendenti
La difesa deve ricostruire il contesto reale, non limitarsi al singolo dato.
Cosa fare subito
Se ricevi un accertamento fondato su presunzioni:
• fai analizzare immediatamente l’atto
• individua tutte le presunzioni utilizzate
• verifica se sono davvero gravi, precise e concordanti
• ricostruisci una spiegazione alternativa documentata
• raccogli tutta la documentazione utile
• prepara una risposta tecnica al contraddittorio
• evita adesioni o pagamenti affrettati
Valuta attentamente le opzioni difensive più idonee:
• osservazioni in contraddittorio
• istanza di autotutela
• accertamento con adesione solo se strategico
• ricorso alla Corte di Giustizia Tributaria
• richiesta di sospensione dell’esecutività
I rischi se non intervieni tempestivamente
• presunzioni cristallizzate come prova
• accertamento definitivo
• recuperi fiscali elevati
• sanzioni e interessi
• iscrizione a ruolo
• azioni esecutive
• estensione dei controlli ad altri anni
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• smontare le presunzioni dell’Agenzia
• dimostrare l’assenza dei requisiti legali
• contestare l’inversione dell’onere della prova
• ottenere l’annullamento o la riduzione della pretesa
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Introduzione
L’Agenzia delle Entrate, come mostrato nella foto della sede centrale a Roma, è l’ente responsabile degli accertamenti fiscali. Il legislatore ha previsto che, nei procedimenti di rettifica del reddito (o del volume d’affari IVA) basati su elementi indiziari extracontabili, le presunzioni semplici impiegate dall’Amministrazione devono essere “gravi, precise e concordanti” . In altre parole, un fatto noto (ad es. un movimento bancario, una dichiarazione di terzi, una spesa ingente) può portare il fisco a dedurre un fatto ignoto (ad es. un reddito non dichiarato) solo se l’indizio è solido e univoco. Questi requisiti sono stabiliti dall’art. 39 del DPR n. 600/1973 (come modificato) e dall’art. 2729 del Codice Civile . In questa guida, aggiornata a dicembre 2025, vedremo in modo dettagliato come il contribuente può contestare tali presunzioni nell’ambito degli accertamenti fiscali, con riferimento ai diversi metodi di accertamento (analitico-induttivo, sintetico, bancario), ai vari settori economici (edilizia, e-commerce, professionisti, ecc.) e alle fasi del procedimento. Seguiremo un approccio sistematico e useremo un linguaggio giuridico divulgativo, con esempi pratici, tabelle riassuntive e domande frequenti, per aiutare avvocati, imprese e contribuenti a difendersi efficacemente.
1. Quadro normativo delle presunzioni nei controlli tributari
Le presunzioni sono regolate dall’art. 2727 e 2729 del Codice Civile. In particolare l’art. 2729 c.c. stabilisce che “le presunzioni non stabilite dalla legge sono lasciate alla prudenza del giudice, il quale non deve ammettere che presunzioni gravi, precise e concordanti” . Ciò significa che il giudice civile (e analogamente il giudice tributario) può basare le proprie decisioni su presunzioni semplici solo se queste sono tali da fornire un’alta probabilità della verità del fatto ignoto, rafforzandolo attraverso molteplici indizi coerenti. Nel contesto tributario, l’Agenzia delle Entrate può utilizzare le presunzioni soprattutto ai sensi del DPR 600/1973 (per le imposte dirette) e del DPR 633/1972 (per l’IVA). Ad esempio, l’art. 39 del DPR 600/1973 (Disciplina IRPEF/IRES) al comma 1 lett. d) afferma che “l’esistenza di attività non dichiarate o l’inesistenza di passività dichiarate è desumibile anche sulla base di presunzioni semplici, purché gravi, precise e concordanti”. Allo stesso modo l’art. 55 del DPR 633/1972, che regola l’accertamento induttivo IVA, prevede condizioni analoghe (ad es. omissione della dichiarazione, irregolarità contabili gravi) che legittimano l’uso di presunzioni coeve nella determinazione del volume d’affari. In entrambi i casi, quindi, le “presunzioni semplici” (indizi liberi) possono tradursi in determinazione extracontabile dei ricavi o del volume di affari solo se rispettano i requisiti di gravità, precisione e concordanza .
- Gravità: l’indizio deve essere solido e attendibile, capace di suscitare un “convincimento pieno” sulla deduzione del fatto ignoto. Non basta che il fatto noto sia possibile o plausibile; esso deve indurre un certi convincimento della verità della presunzione.
- Precisione: l’indizio deve ricondurre ad un fatto determinato o determinabile (ad esempio importo, periodo, controparte). Ciò implica che il fisco deve ricavare il reddito o il volume d’affari con un unico ragionamento logico-valutativo, senza comporre dati disparati senza criterio.
- Concordanza: gli indizi raccolti devono convergere tutti nella stessa ricostruzione. Se si utilizzano più presunzioni (es. spese, movimenti bancari, dichiarazioni altrui), esse non devono contraddirsi ma anzi rafforzare l’unica tesi impositiva, eliminando alternative spiegazioni.
In assenza di questi requisiti, l’accertamento basato su presunzioni rischia di essere annullato: il giudice tributario, come ricordato dalla Cassazione, non può semplicemente prendere per buoni tutti gli indizi portati dall’Amministrazione.
2. Metodi di accertamento tributario e condizioni per le presunzioni
I principali metodi di accertamento in cui entrano in gioco le presunzioni semplici (con i requisiti sopra detti) sono:
- Accertamento analitico-induttivo (IRPEF/IRES): disciplinato dall’art. 39 del DPR 600/1973. L’Ufficio confronta i dati contabili con elementi esterni (es. fatture, contratti, verbali ispettivi) e, se riscontra “irregolarità gravi, precise e concordanti” nei conti o fatture mancanti, può determinare il reddito anche tramite presunzioni. Ad esempio, può sommare compensi non fatturati ricavati dalle dichiarazioni di terzi coinvolti . Condizioni: tipicamente si richiede un verbale di constatazione dell’assenza o inattendibilità dei dati contabili. Se il contribuente ha omesso o falsificato scritture, o le ha sottratte al controllo, scatta l’uso dell’induttivo puro (vedi oltre).
- Accertamento induttivo puro (IRPEF/IVA): previsto dall’art. 39 co.2 DPR 600/73 e art. 55 DPR 633/72. In questa modalità non si parte dai dati contabili del contribuente (ad es. imprese con contabilità mancante o inattendibile): l’amministrazione ricostruisce il reddito sulla base di dati esteriori (dichiarazioni di terzi, banche dati, rimborsi IVA, banche, studi di settore). Qui può usare anche presunzioni non qualificate (semplicissime) se ricorrono gravi situazioni (omessa dichiarazione, contabilità occultata, inattendibilità, ecc.). Condizioni: l’Ufficio deve riscontrare una delle gravi violazioni previste dalle norme (omissione dichiarazione, manca contabilità o è occultata, rifiuto di collaborare, ecc.), che autorizzano l’induttivo puro senza vincoli di gravità.
- Accertamento sintetico (redditometro): regolato dall’art. 38‑bis del DPR 600/73. Si applica a persone fisiche e lavoratori autonomi con determinati parametri di reddito e spesa. Se i consumi/beni acquisiti superano il 120% dei redditi dichiarati per almeno due anni, si presume un reddito maggiorato del 20%. Il contribuente ha onere di prova invertito: deve dimostrare la legittimità delle spese (ad es. depositi bancari, bonifici) e che la differenza non sia reddito imponibile. Qui non si parla di presunzioni semplici gravi precise e concordanti, ma di calcolo forfettario. Tuttavia, il contribuente può opporre prove contrarie (es. documentare finanziamenti o beni ereditati) per ridurre il reddito accertato.
- Accertamento bancario: previsto dall’art. 32 del DPR 600/73 (per IRPEF/IRES) e dall’art. 32 del DPR 633/72 (per IVA), nonché dalle norme sul redditometro. Esso si fonda su presunzioni legali relative stabilite dalla legge: i versamenti o prelievi bancari ingiustificati si presumono redditi (salvo prova contraria). In pratica, l’amministrazione analizza gli estratti conto e presume i redditi non dichiarati corrispondenti a somme depositate o prelevate in contanti. Al contribuente spetta dimostrare che quei movimenti rappresentano operazioni già tassate o finanziamenti regolari (ad es. anticipo da soci, prestiti).
In sintesi, nei controlli tributari il Fisco può usare presunzioni diverse a seconda del metodo impiegato. L’accertamento induttivo analitico/induttivo puro richiede presunzioni semplici GPC, mentre quello sintetico e bancario fa leva su regole specifiche. In ogni caso, è fondamentale che l’Ufficio motivi adeguatamente come ha realizzato le indagini e su quali dati oggettivi si basa (cosa che sarà rilevante nella fase di impugnazione).
3. Verifica dei requisiti delle presunzioni e onere della prova
Per contestare un accertamento fondato su presunzioni gravi, precise e concordanti, il contribuente deve anzitutto valutare se queste caratteristiche siano state correttamente riscontrate. Dal punto di vista pratico, il giudice tributario deve accertare se:
- Gravità: l’indizio era davvero attendibile. Ad es., una dichiarazione di un cliente costituisce indizio grave solo se il dichiarante è credibile e la sua dichiarazione è documentata e circostanziata. La Cassazione ha ricordato che “le dichiarazioni rese da terzi… hanno valore meramente indiziario, non costituiscono prova piena”. Il giudice deve quindi operare una valutazione critica, esaminando la credibilità del terzo e cercando riscontri oggettivi.
- Precisione: l’Ufficio ha specificato tutti gli elementi necessari. Ad esempio, se l’indizio è un pagamento in contanti, occorre quantificarne l’importo e identificare la sua fonte. La motivazione dell’avviso di accertamento – specie quando richiama altri atti “per relationem” – deve riprodurre “il contenuto essenziale degli atti” richiamati . Se l’Agenzia non alleghi gli atti ispezionati o non spieghi come ha calcolato i ricavi, la presunzione rischia di essere ritenuta non precisa.
- Concordanza: se più indizi portano all’accusa, essi devono combaciare. Ad es., se il Fisco somma ricavi dedotti da diversi clienti, deve spiegare perché la somma totali riflette fedelmente i proventi dell’impresa. Se emergono incoerenze (es. dichiarazioni contraddittorie, documenti che indicano cifre diverse), va messa in dubbio la concordanza.
Sul piano dell’onere della prova, vale un principio fondamentale: tocca all’amministrazione fornire gli elementi di fatto che hanno dato origine alle presunzioni . In sede di giudizio tributario, l’Ufficio deve infatti allegare gli atti (verbali d’ispezione, contratti, banche dati, ecc.) dai quali ha tratto gli indizi. Come precisato dalla Corte di Cassazione, l’accertamento “può basarsi su presunzioni semplici se queste sono gravi, precise e concordanti”, ma “l’amministrazione deve allegare o riprodurre gli atti richiamati” . Al contribuente spetta poi il compito di confutare tali elementi: può farlo dimostrando l’assenza di gravità o precisione nell’accusa. Ad esempio, può produrre documenti bancari alternativi, contratti, ricevute, dichiarazioni di terzi alternativi che smentiscano la ricostruzione dell’Ufficio, oppure mostrare che i movimenti monetari derivavano da fatti leciti (prestiti, cessioni di beni, contributi, risparmi accumulati, ecc.). È importante ricordare che il giudice tributario non è tenuto ad accettare passivamente le affermazioni del fisco, ma deve valutare criticamente ogni indizio .
In pratica, dunque, contestare le presunzioni significa mettere in dubbio le premesse logiche dell’accertamento. Se il contribuente evidenzia incoerenze o fornisce spiegazioni convincenti – suffragate da prove – il giudice non potrà fondare la decisione su quelle stesse presunzioni. Come ha affermato la Cassazione nell’accertamento analitico-induttivo, “spetta al giudice di merito non un’accettazione passiva [delle dichiarazioni dei terzi], ma un’attiva e rigorosa valutazione critica”.
4. Strategie di difesa passo-passo
Di fronte a un avviso di accertamento fondato su presunzioni GPC, il contribuente dovrebbe seguire un iter difensivo metodico:
- Verifica formale dell’avviso: controllare firma e delega del funzionario, tempi di notifica (60 giorni dal verbale d’accertamento o da ogni elemento nuovo), termini di decadenza (generalmente 5 anni dall’ultima dichiarazione valida, allungati a 7 in caso di omessa dichiarazione). Se manca la motivazione essenziale (art. 7 dello Statuto del Contribuente), oppure se la delega è nulla (anche se di norma la Cassazione tollera le deleghe generiche di firma), è possibile chiedere l’annullamento degli atti.
- Richiesta di informazioni all’Ufficio: nel contraddittorio, inviare tempestivamente controdeduzioni e documenti giustificativi. Ad esempio, se si è accusati di incassare somme non dichiarate tramite conti correnti, fornire al Fisco tutta la documentazione che spiega quei movimenti (quietanze, lettere di prestito, attestazioni). Se si teme che l’Ufficio abbia proceduto con un accertamento “per relationem” (richiamando verbali senza allegarli), si può sollecitare la consegna degli atti ispezionati. L’art. 7 dello Statuto impone infatti di allegare gli atti sui quali si basa l’accertamento.
- Dimostrazione della mancata “gravità” degli indizi: cercare di squalificare i singoli elementi sui quali l’avviso è fondato. Ad es.: deponenti inattendibili (si può dimostrare che i terzi che hanno fornito informazioni avevano conflitti di interesse o contraddizioni), dati imprecisi (es. fatture incongruente con prezzi medi di mercato), presunzioni riflessa non regola (nei casi iuris tantum l’Ufficio deve applicare i criteri oggettivi di legge, senza ricorrere a interpretazioni arbitrarie). La giurisprudenza ricorda che il giudice deve verificare la “gravità” intesa come probabilità che dal fatto noto derivi il fatto ignoto. Se la connessione logica è debole, la presunzione non regge.
- Motivazione per relationem: se l’Agenzia ha richiamato altri documenti senza riprodurne il contenuto essenziale, si può eccepire la carenza motivazionale . In particolare, la Corte ha ammesso la motivazione per relationem solo se nell’avviso sono riportati i punti fondamentali degli atti citati . In mancanza di ciò, l’atto rischia di essere viziato.
- Quantificazione alternativa dei ricavi: proporre una ricostruzione di segno opposto ai valori indicati dall’Ufficio. Ad esempio, se il fisco ha sommato dei ricavi “occulti” derivanti da subappalti in nero, si può costruire un ragionamento spese-consumi (redditometro del contribuente) che dimostri l’antieconomicità dell’ipotesi impositiva. Oppure si può citare il principio secondo cui, se il contribuente fornisce documentazione contabile reale, il giudice non può supplirla con dati medi o forfettari (ciò emergerebbe dall’art. 39 stesso nel caso in cui la contabilità è affidabile).
- Uso di periti o consulenti: se necessario, far redigere perizie tecniche o contabili che analizzino i dati concreti (ad es. un CTU che confermi le spese sostenute o un consulente tecnico che valuti i listini di mercato). Queste prove possono contrastare il nesso dedotto dalle presunzioni.
- Ricorso tributario: impugnare l’avviso entro 60 giorni (oppure l’atto successivo se cartella esattoriale) presso la Commissione Tributaria Provinciale. Nell’atto di ricorso, indicare chiaramente tutti i motivi (errori di fatto, mancanza di gravità/precisione degli indizi, violazioni di legge), e allegare le prove raccolte. In udienza, ribadire i punti salienti – ad es. citando la Cassazione che ricorda il dovere di valutazione critica e l’onere dell’Ufficio di provare gli elementi di fatto .
Ad ogni passo è cruciale agire con rapidità e attenzione: le scadenze tributari sono rigidissime e il silenzio del contribuente spesso equivale ad accettazione tacita delle pretese. Una difesa tempestiva può bloccare gli effetti dell’atto (ad es. con sospensione cautelare) e aumentare le probabilità di successo, come evidenziato anche da fonti specialistiche .
5. Settori economici e presunzioni frequenti: esempi
In alcuni settori l’Amministrazione tende a fidarsi meno delle scritture contabili e a impiegare presunzioni più aggressive. Ecco alcuni esempi ricorrenti:
- Settore edilizio: Qui i controlli mirano a verificare la coerenza tra ricavi dichiarati e capacità operativa. L’Agenzia confronta il volume delle opere (costi di materiali, attrezzature, numero di operai) con i ricavi registrati. Se emergono discrepanze “gravi, precise e concordanti” (ad es. molti mezzi e materiali ma ricavi bassi), può procedere analiticamente-induttivo. In tal caso adotta presunzioni semplici: somma ricavi dai contratti di appalto registrati, oppure aggiunge proventi non fatturati desunti da dichiarazioni di terzi (clienti e fornitori) . Per difendersi, l’impresa edile può produrre documenti come contratti scritti (appalti, subappalti), registri dei materiali (DDT, fatture acquisto cemento/legname), Durc e pagamenti, e dimostrare con perizie (ad es. CTU di valutazione delle opere) che i ricavi dichiarati sono congrui con l’attività svolta. Le indagini bancarie sono particolarmente incisive: il contribuente deve spiegare ogni prelievo in contanti (ad es. prestiti non versati sul conto) e ogni giroconto tra soci per attenuare le presunzioni legali dell’accertamento bancario. L’esperienza mostra che l’assenza di motivazione dettagliata nell’accertamento (dettagli su come sono state rilevate le irregolarità) è un punto debole da contestare.
- Commercio online (E-commerce): Le piattaforme di vendita elettronica costituiscono un canale rischioso per il fisco, poiché parte dell’attività può rimanere nell’e-commerce incassato in contanti o non fatturato. L’Amministrazione può indagare incrociando i dati delle banche dati (es. transazioni PayPal, pagamenti bancari) con i ricavi dichiarati. Se rileva elementi indiziari gravi (molte entrate bancarie non corrispondenti a vendite documentate, scorte che crescono senza giustificazione fiscale, clienti interpellati che confermano vendite non fatturate), applica un accertamento analitico-induttivo basato su presunzioni semplici. Il contribuente può contestare consegnando estratti conto, report di fatturazione della piattaforma, fatture integrative o autocertificazioni dei clienti che spiegano gli importi “misteriosi” (ad es. spiegando che certi incassi erano prepagamenti o rimborsi), e utilizzando il redditometro personale: confrontando le spese effettuate con i ricavi documentati, dimostra che non c’è una divergenza ingiustificata. Attenzione: non è raro che l’Agenzia utilizzi anche il nuovo “accertamento sintetico” per soggetti senza contabilità, quindi è utile predisporre preventivamente una chiara documentazione di tutte le spese (ricevute di acquisto merce, affitti, utenze) per contrastare il redditometro se mai applicato.
- Professionisti (liberi professionisti e consulenti): Per queste categorie l’accertamento induttivo si basa spesso su controlli incrociati di fatture, spese (es. studi di settore o parametri). Se il Fisco sospetta redditometri integrativi, guarda a dichiarazioni di terzi (clienti, colleghi) e a spese personali (utenze, auto, immobili). Spesso conteggia in modo presuntivo i compensi non fatturati. In queste situazioni il professionista deve produrre, oltre ai registri ordinari, anche parcelle emesse, contratti di consulenza, registrazioni fiscali di eventuali collaboratori (se applicabile), certificati pensionistici (se percepiti) o altre fonti reddituali. Dichiarazioni testimoniali di clienti che confermano fatture complete e congrue possono essere decisive (come già accaduto in casi analoghi). Chi è indagato per accertamento induttivo IRAP/IVA (ad es. per costi dedotti senza prova) deve portare giustificativi dettagliati delle spese, perché le presunzioni fiscali in questi ambiti sono, in alcuni casi, legali relative (ad es. art. 36 TUIR per l’IRAP o art. 30 DPR 633/72 per mancata fattura).
- Settori ad alta discrezionalità: In generale tutte le attività nei quali si usano contanti (ristorazione, arti e mestieri, ecc.) o che si basano su appalti complessi (infrastrutture, costruzioni, eventi) possono essere soggetti a presunzioni trasversali. Il contribuente in questi settori deve perciò tenere una contabilità ancora più rigorosa, registrando ogni pagamento e incasso in entrata e in uscita. In casi estremi, come accaduto per la “Sagra della Castagna” nelle sentenze di merito recente, la Cassazione ha evidenziato che non è sufficiente l’assenza di documenti per ritenere provata un’attività: serve dimostrare la continuità o l’appartenenza a quella attività. Se un contribuente è temporaneamente assunto in un settore diverso o lo gestisce in simbiosi con altro soggetto (es. una pro loco), deve far valere fin da subito questo dato.
In ogni settore, il fattore comune è che le presunzioni fiscali devono basarsi su elementi concreti e verificabili. Un imprenditore edile, ad esempio, non può subire un reato definitivo se presenta DURC e contratti che dimostrano che i materiali acquistati sono giustificati dai lavori eseguiti. Allo stesso modo un professionista può dimostrare con buste paga o attestati di consulenza ricevuta la provenienza lecita degli accrediti sul conto. Le tabelle e le domande successive illustrano come applicare questi principi in casi concreti.
6. Domande e risposte frequenti
D: Cosa significa esattamente che le presunzioni devono essere “gravi, precise e concordanti”?
R: Come si è detto, il requisito di gravità implica che ogni indizio raccolto (movimenti bancari, dichiarazioni di terzi, analisi di spese) sia sufficientemente fondato da generare un ragionevole convincimento sul fatto ignoto (ad es. reddito non dichiarato). Precisione significa che l’accertamento deve indicare con chiarezza quali fatti noti sono stati considerati e come questi ricondurrebbero al presunto reddito. Infine, concordanza vuol dire che tutti gli indizi convergono verso la stessa conclusione. Se anche uno solo risulta vago o contraddittorio, mancano i requisiti. Il contribuente può quindi contestare ogni singolo indizio (es. dichiarando che la fonte di un bonifico era un prestito) per far decadere almeno uno dei tre requisiti normativi.
D: In pratica, come si scardina una presunzione “grave e precisa”?
R: Occorre dimostrare che l’accertamento manca dei requisiti normativi. Ad esempio, se il Fisco basa l’accusa su dichiarazioni di terzi, si può chiedere la lettura formale di quelle dichiarazioni: spesso esse sono vaghe o frammentarie, oppure contraddette da altre prove. La Cassazione ha ricordato che il giudice deve verificare la credibilità delle dichiarazioni e non può prenderle semplicemente come vere. Se le dichiarazioni sono generiche o carenti, o addirittura in contrasto con libri contabili regolari, si colpisce la precisione del presupposto. Altre volte, è possibile evidenziare l’antieconomicità dell’ipotesi del fisco: ad es., se l’accertamento aggiunge ricavi che superano le spese effettivamente sostenute, il giudice può essere persuaso dal contribuente che quei ricavi sarebbero irrealistici.
D: Chi ha l’onere di provare le presunzioni?
R: Formalmente, il contribuente deve sempre opporsi alle conclusioni dell’Ufficio con i propri elementi di prova. Tuttavia la normativa e la giurisprudenza sottolineano che l’amministrazione deve presentare tutti gli atti sui quali si basa l’accertamento . Ad es., se il Fisco ha verbalizzato un’ispezione in cantiere, deve portare quel verbale in giudizio o almeno riportarne dettagli essenziali. Se il contribuente rileva che l’atto è motivato per relationem senza indicazioni specifiche, può eccepire la nullità dell’avviso o la sua infondatezza. In sostanza, se l’Ufficio non prova i fatti noti da cui trae le presunzioni, il contribuente non è obbligato a dimostrare l’ammontare esatto del reddito occorso: l’accertamento può essere cassato per difetto di prova.
D: Cosa cambia se l’accertamento è “analitico-induttivo” rispetto a “sintetico” o “bancario”?
R: Nei controlli analitico-induttivi (art. 39 DPR 600/73, art. 55 DPR 633/72) il contribuente normalmente tiene contabilità e fatture, e il Fisco prova irregolarità gravi per integrarne il reddito. Qui entrano in gioco le presunzioni semplici GPC. In ambito sintetico (redditometro) o bancario (art. 32) la metodologia è diversa: si parte da spese o depositi e si presume forfettariamente il reddito. Tuttavia in tutti i casi si può contestare la logica dell’accertamento. Per esempio, se il redditometro accerta un reddito superiore per insufficienza di spese dedotte, il contribuente può portare nuove fatture o documenti (es. bonifici per spese mediche) per aumentare le uscite e abbassare il reddito. Nell’accertamento bancario, invece, bisogna giustificare prelievi e versamenti (anche con spiegazioni per iscritto). In tutti i casi, resta indispensabile verificare la motivazione: se manca qualunque contraddittorio o se si riscontrano vizi formali, la difesa del contribuente si fa più robusta.
D: Quando è legittimo invertire l’onere della prova?
R: In generale, a norma dell’art. 2729 c.c. non c’è inversione automatica dell’onere della prova nelle cause civili; ne deriva che in sede tributaria spetta al contribuente confutare le presunzioni. Tuttavia, vi è un orientamento (vedi sentenza CDD 2567/2024) secondo cui, qualora le scritture contabili siano “complessivamente inattendibili”, il fisco può procedere induttivamente e l’onere della prova si sposta sul contribuente. Questo però vale solo se si dimostra in giudizio l’inattendibilità dei documenti contabili (ad es. per frodi conclamate). In ogni caso, il contribuente ha comunque il diritto di fornire prove alternative. La “inversione dell’onere” non deve spaventare: se il contribuente contesta efficacemente anche uno solo dei requisiti (gravità, precisione, concordanza) o solleva vizi di motivazione, l’accertamento può essere annullato.
D: Quali termini e modalità per impugnare l’avviso?
R: L’avviso di accertamento va impugnato entro 60 giorni dalla notifica dinanzi alla Commissione Tributaria Provinciale competente. L’atto successivo (cartella esattoriale o atto tributario diverso) segue le sue specifiche scadenze. È fortemente consigliato fare sempre ricorso, anche solo per sollevare questioni formali (termine, competenza, motivazione), in quanto la presentazione di un ricorso tempestivo impedisce di considerare sanati alcuni vizi formali . Durante il ricorso si possono chiedere misure cautelari se sussistono gravi motivi (ad es. importante anomalia nelle pretese o imminente pericolo di esecuzione). L’assistenza di un tributarista o avvocato è quasi indispensabile per raccogliere tutte le prove e argomentare sui casi di giurisprudenza aggiornati.
7. Tabelle riepilogative
Tabella 1 – Metodi di accertamento fiscale e requisiti delle presunzioni:
| Metodo di accertamento | Riferimento normativo | Presunzioni richieste | Quando si applica |
|---|---|---|---|
| Accertamento analitico-induttivo | DPR 600/1973, art. 39, co.1 lett.d | Presunzioni semplici gravi, precise e concordanti | Imprese e autonomi con contabilità esistente; retaggio di fatture mancanti o sproporzioni contabili |
| Accertamento induttivo puro | DPR 600/1973, art. 39, co.2; DPR 633/1972, art. 55 | Presunzioni anche semplici (non qualificati) se ricorrono gravi violazioni (omissione dichiarazione, mancata contabilità, irregolarità attesta) | Controlli incontestati dove la contabilità è assente, nascosta o dichiarata invalida |
| Accertamento sintetico (redditometro) | DPR 600/1973, art. 38‑bis | Non è incentrato su presunzioni GPC, ma su spese sostenute. Il contribuente deve provare spese lecite e spiegazioni. | Persone fisiche con redditi/consumi irregolari (es. 20% di scostamento per 2 anni), tipico per autonomi |
| Accertamento bancario | DPR 600/1973, art. 32; DPR 633/1972, art. 32 | Presunzioni legali relative di redditività sui versamenti/prelievi bancari non giustificati | Qualsiasi contribuente con operazioni bancarie inconsistenti con i dati dichiarati |
Tabella 2 – Elementi indiziari e controdifese tipiche:
| Elemento indiziario | Presunzione fiscale | Come difendersi (esempi) |
|---|---|---|
| Movimenti bancari ingiustificati | Somma di redditi non dichiarati (art. 32 DPR 600/73) | Fornire documentazione di prestiti, anticipo soci, rimborsi spese; evidenziare addebiti compensati dagli accrediti. |
| Dichiarazioni di terzi (clienti, fornitori) | Conferma di vendite/compensi non fatturati | Chiedere trascrizione/revisione delle dichiarazioni; portare altre testimonianze contrarie o documenti aziendali. |
| Spese personali elevate (acquisto auto, casa) | Reddito presunto aggiuntivo (“accertamento sintetic o redditometro”) | Mostrare risparmi pregressi, eredità, finanziamenti o portare fatture/documenti che giustificano le spese. |
| Prezzi di vendita anomali (eccessivamente alti) | Maggiori corrispettivi rispetto a quelli dichiarati (caso funebre) | Produre contratti reali, ricevute, o dichiarazioni dei clienti che attestano prezzi inferiori (come nel caso Cass. 2018). |
| Incongruenza acquisti/ricavi (cantieri edili) | Reddito occulto desumibile da lavori svolti | Presentare contratti di appalto, DDT dei materiali, preventivi di spesa, perizia che quantifica la congruità. |
Le tabelle forniscono una visione schematica dei casi più frequenti. Naturalmente la preparazione di una difesa efficace richiede di adattare questi esempi alla propria situazione concreta.
8. Simulazioni pratiche
Simulazione 1 – Impresa edile: Un’impresa di costruzioni dichiara annualmente €200.000 di ricavi, ma nel cantiere vengono trovate molte forniture e macchinari. La Guardia di Finanza rileva acquisti per €500.000 e nessuna documentazione corrispondente. L’Agenzia accerta €300.000 di redditi non dichiarati usando presunzioni semplici (dichiarazioni dei fornitori). Controdifesa: L’impresa presenta registri IVA, contratti di appalto e Durc che provano che molti acquisti sono stati pagati con prestiti bancari (quindi non reddito). Presenta inoltre testimoni (colleghi appaltatori) che confermano modalità di pagamento concordate. Così riesce a sfalzare la “gravità” degli indizi, ottenendo l’annullamento parziale dell’accertamento.
Simulazione 2 – Negozio online (E-commerce): Un commerciante su piattaforma web vende abbigliamento. L’Agenzia, incrociando estratti conto bancari e dati fatture, sospetta di non avere dichiarato incassi per €50.000. Nel verbale d’ispezione si afferma che alcuni clienti hanno dichiarato di aver pagato quote in contanti. L’imposta accerta dunque quel reddito. Controdifesa: Il contribuente invia alla Commissione listini ufficiali, report di fatture elettroniche complete e gli scontrini dell’e-commerce che provano altre entrate. Mostra inoltre lo storico bancario integrale, dimostrando che alcuni incassi ricostruiti dal Fisco erano in realtà rimborsi di resi o bonifici di commissioni pagate dall’azienda stessa. Alcuni clienti, se chiamati, smentiscono quanto affermato precedentemente. Grazie a questa documentazione, la Commissione ritiene non attendibile la presunzione basata sui verbali, annullando in tutto l’accertamento.
Simulazione 3 – Professionista (consulente): Un commercialista riceve molte parcelle in nero. Il Fisco scopre movimentazioni sospette sul suo conto: prelievi e versamenti per €30.000 senza corrispondenti fatture. In mancanza di spiegazioni, applica un accertamento bancario presuntivo tassando tutto come reddito. Controdifesa: Il professionista ricorre mostrando certificati bancari di mutuo da €20.000 e fatture di un sub-fornitore (che amministrava alcune parcelle). Spiega che i restanti €10.000 erano anticipi da un cliente con cui ha un piano di dilazione (provandolo con email e note contabili). Inoltre, rileva che nelle spese deducibili erano già comprese spese di studio e corsi per quell’ammontare. Presenta anche bollettini postali che testimoniano un assegno non riscosso e poi annullato. Il giudice tributario, valutando queste prove oggettive, decurtapercepisce l’ammontare tassato. Queste simulazioni illustrano come la combinazione di documentazione e argomentazioni giuridiche può capovolgere la ricostruzione fiscale basata su presunzioni.
9. Conclusioni
Contestare un accertamento basato su presunzioni gravi, precise e concordanti richiede una difesa articolata e fondata su prove concrete. Il contribuente deve scrutinare ogni indizio portato dall’Agenzia, verificare se l’atto di accertamento è regolarmente motivato e puntare sulle parti deboli delle deduzioni presuntive . Le ultime sentenze della Cassazione ribadiscono che le presunzioni semplici non possono affermarsi da sole: occorre che il giudice effettui una valutazione critica dei fatti. In altre parole, l’amministrazione non può limitarsi a ripetere meccanicamente le dichiarazioni o i dati trovati, ma deve dimostrare chiaramente come essi dimostrino il maggior reddito. Dal lato del contribuente, quindi, la strategia vincente consiste nel produrre elementi di prova che creino, a loro volta, un impianto indiziario contrario: documenti, testimonianze, dati contabili aggiuntivi e ricostruzioni economiche plausibili.
Infine, la preparazione e l’assistenza legale tempestiva sono fondamentali: una difesa strutturata può spesso ridurre notevolmente l’imposta contestata o ottenerne l’annullamento . Conoscere i propri diritti e le sentenze più recenti (ad esempio Cassazione n. 2567/2024 e n. 30986/2025) e le norme vigenti (DPR 600/1973, art. 39; art. 2729 c.c. e seguenti) è essenziale per ogni contribuente attento a tutelare la propria posizione fiscale.
10. Fonti normative e giurisprudenziali
- D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600 – Disciplina delle imposte sui redditi: art. 39, comma 1 lett. d) (accertamento analitico-induttivo del reddito; presunzioni semplici purché gravi, precise e concordanti); art. 32 (accertamenti bancari).
- D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633 – Disciplina IVA: art. 55 (accertamento induttivo basato su violazioni contabili, analoghi requisiti di indizio); art. 32 (indagini bancarie), art. 57 (termini di decadenza).
- Codice Civile: art. 2729 (presunzioni semplici – «non deve ammettere presunzioni gravi, precise e concordanti» ); art. 2727 (nozione di presunzione).
- Legge 27 luglio 2000, n. 212 (Statuto del Contribuente): art. 7 (obbligo di motivazione degli atti amministrativi tributari).
- L. 13/2024, D.Lgs. 81/2025 e succ. modifiche: riforma fiscale 2025 (tempi di decadenza, accertamento con adesione digitalizzato).
Giurisprudenza:
– Corte di Cassazione, Sez. V trib., ord. n. 2567 del 26/01/2024 (stato di gravità degli indizi – dichiarazioni di terzi con valore meramente indiziario, dovere di valutazione critica).
– Corte di Cassazione, ord. n. 30986 del 26/11/2025 (assenza di documenti contabili non è di per sé prova di attività – necessità di presunzioni GPC per imputare ricavi a soggetto diverso da chi li contabilizza).
– Corte di Cassazione, Sez. V trib., ord. n. 27039 del 26/11/2025 (accertamento parziale e motivazione per relationem – possibilità per il contribuente di contestare mancanza di gravità/precisione delle presunzioni, onere dell’amministrazione di allegare gli atti rilevanti) .
– Ulteriori fonti attuali sono citate nell’articolo di approfondimento di CommercialistaTelematico (2013) e negli esempi pratici di settore .
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Ti contestano maggiori redditi, ricavi o imponibili senza prove dirette, ma sulla base di una costruzione presuntiva?
Temi che una presunzione teorica venga trattata come una prova certa, con imposte, sanzioni e interessi elevati?
Devi saperlo subito:
👉 le presunzioni non sono prove automatiche,
👉 “gravi, precise e concordanti” non è una formula magica,
👉 moltissimi accertamenti fondati su presunzioni sono fragili, forzati e ribaltabili.
Questa guida ti spiega:
- cosa sono davvero le presunzioni qualificate,
- quando il Fisco può usarle,
- quali errori commette più spesso,
- come contestare efficacemente la loro validità.
Cosa Sono le Presunzioni Gravi, Precise e Concordanti
Le presunzioni sono inferenze logiche con cui il Fisco:
- parte da fatti noti,
- deduce fatti ignoti,
- ricostruisce redditi o imponibili.
Per essere legittime devono essere:
- gravi → logicamente forti e significative,
- precise → non vaghe o generiche,
- concordanti → coerenti tra loro, non contraddittorie.
👉 Se manca anche uno solo di questi requisiti, la presunzione cade.
Perché il Fisco Usa le Presunzioni negli Accertamenti
Il Fisco ricorre alle presunzioni perché:
- spesso non ha prove dirette,
- vuole colmare lacune istruttorie,
- utilizza dati economici e comportamentali,
- semplifica la ricostruzione del reddito.
Il ragionamento tipico è questo (spesso scorretto):
👉 “Da questi indizi si deduce che esiste reddito non dichiarato.”
Ma attenzione:
➡️ l’indizio non è una prova,
➡️ la deduzione deve reggere sul piano logico e fattuale.
Gli Errori Più Frequenti dell’Agenzia delle Entrate
Molti accertamenti basati su presunzioni presentano errori gravi, tra cui:
- utilizzare presunzioni non gravi (indizi deboli),
- basarsi su elementi non precisi,
- costruire presunzioni non concordanti tra loro,
- sommare indizi eterogenei senza coerenza,
- usare dati statistici come fatti certi,
- applicare automatismi logici,
- motivazioni generiche (“presunzioni sufficienti”),
- violazione del contraddittorio preventivo.
👉 Errori che rendono l’accertamento contestabile e spesso annullabile.
Presunzione ≠ Prova di Evasione
Un principio cardine della difesa è questo:
👉 il Fisco deve dimostrare che:
- ogni indizio è grave,
- ogni indizio è preciso,
- tutti gli indizi sono tra loro concordanti.
Non basta dimostrare:
- una probabilità,
- una media statistica,
- una supposizione logica.
👉 Il dubbio non è una prova.
Quando le Presunzioni NON Sono Valide
Le presunzioni non sono legittime se:
- si basano su un solo indizio,
- sono alternative e non convergenti,
- si fondano su dati incompleti,
- ignorano spiegazioni plausibili,
- sono contraddette da documenti,
- non tengono conto del contesto reale,
- non superano la prova contraria.
👉 La presunzione deve resistere alla confutazione.
Come Contestare le Presunzioni in Modo Efficace
1. Attaccare la “gravità”
È fondamentale dimostrare che:
- l’indizio è marginale,
- non è determinante,
- non ha forza logica sufficiente.
2. Attaccare la “precisione”
La difesa efficace dimostra che:
- l’indizio è generico,
- è ambiguo,
- può avere più spiegazioni lecite.
3. Attaccare la “concordanza”
È fondamentale dimostrare che:
- gli indizi non convergono,
- si contraddicono tra loro,
- portano a conclusioni diverse.
👉 Se non convergono, non sono presunzioni valide.
4. Offrire una spiegazione alternativa credibile
La difesa deve dimostrare:
- una diversa lettura dei fatti,
- una spiegazione economica lecita,
- la coerenza con la realtà operativa.
📄 Prove tipiche:
- documentazione contabile,
- estratti conto,
- contratti,
- corrispondenza,
- ricostruzioni logiche alternative.
5. Contestare la motivazione dell’accertamento
È essenziale verificare:
- se l’atto spiega davvero il ragionamento,
- se collega gli indizi al reddito,
- se supera il mero automatismo.
👉 Un’accertamento mal motivato è nullo.
Quando l’Accertamento è ILLEGITTIMO
Un accertamento fondato su presunzioni è ribaltabile se:
- le presunzioni non sono gravi,
- non sono precise,
- non sono concordanti,
- esistono spiegazioni alternative valide,
- manca una prova logica del maggior reddito,
- il contraddittorio è assente o viziato.
👉 La presunzione non può sostituire la prova piena.
I Rischi se Non Ti Difendi Subito
Un accertamento presuntivo non contestato può portare a:
- tassazione di redditi inesistenti,
- recuperi di IRPEF/IRES, IRAP e IVA,
- sanzioni fino al 180%,
- interessi elevati,
- iscrizioni a ruolo rapide,
- pignoramenti di conti e beni,
- danni patrimoniali rilevanti.
👉 Subire una presunzione non difesa può essere devastante.
Strategia Difensiva Completa
6. Gestire correttamente il contraddittorio
Il contraddittorio serve per:
- smontare subito le presunzioni,
- fornire spiegazioni alternative,
- evitare l’emissione dell’atto.
7. Impugnare e bloccare l’accertamento
Se l’atto viene emesso puoi:
- presentare ricorso nei termini,
- chiedere la sospensione giudiziale,
- evitare iscrizioni a ruolo e pignoramenti.
Le Specializzazioni dell’Avv. Giuseppe Monardo
La difesa contro accertamenti basati su presunzioni richiede competenza tributaria avanzata, logica giuridica e strategia processuale.
L’Avv. Giuseppe Monardo è:
- Avvocato Cassazionista
- Coordinatore nazionale di avvocati e commercialisti esperti in diritto tributario
- Gestore della Crisi da Sovraindebitamento – Ministero della Giustizia
- Professionista fiduciario di un OCC
- Esperto Negoziatore della Crisi d’Impresa
Come Può Aiutarti Concretamente
- analisi tecnica delle presunzioni utilizzate,
- verifica della loro gravità, precisione e concordanza,
- costruzione di una spiegazione alternativa solida,
- gestione del contraddittorio con l’Agenzia delle Entrate,
- sospensione immediata degli effetti,
- ricorso per annullamento totale o parziale,
- tutela del patrimonio personale e aziendale.
Conclusione
Le presunzioni gravi, precise e concordanti non sono intoccabili.
Devono reggere sul piano logico, fattuale e giuridico, altrimenti cadono.
Con una difesa tecnica, tempestiva e ben strutturata puoi:
- smontare le presunzioni,
- annullare l’accertamento,
- evitare imposte e sanzioni ingiuste,
- proteggere il tuo patrimonio.
👉 Agisci subito: negli accertamenti presuntivi, la logica giuridica è la tua arma migliore.
📞 Contatta l’Avv. Giuseppe Monardo per una consulenza riservata.
Difendersi da un accertamento fondato su presunzioni è possibile, se lo fai nel modo giusto.