Ricevere un avviso di accertamento da parte dell’Agenzia delle Entrate rappresenta un momento critico per contribuenti e imprese. Si tratta di un atto formale con cui l’amministrazione fiscale contesta la presunta evasione o errata dichiarazione dei redditi, dei tributi o dell’IVA. Questo strumento rientra nell’attività di accertamento tributario e può avere conseguenze rilevanti, sia sul piano economico che su quello patrimoniale. Inoltre, in caso di mancata impugnazione o mancato pagamento, le somme contestate possono essere riscosse coattivamente con provvedimenti come il pignoramento del conto corrente o il fermo amministrativo.
Negli ultimi anni, i controlli fiscali sono diventati sempre più stringenti, grazie anche all’uso delle nuove tecnologie e all’incrocio dei dati provenienti dalle banche, dall’INPS e da altri enti pubblici. Chi riceve un avviso di accertamento ha tempi limitati per agire e difendersi, motivo per cui è essenziale conoscere le proprie opzioni legali e fiscali. Gli strumenti di verifica dell’Agenzia delle Entrate si sono affinati con l’introduzione di algoritmi di intelligenza artificiale capaci di individuare anomalie e possibili incongruenze nelle dichiarazioni dei contribuenti.
L’avviso di accertamento si basa su elementi come dichiarazioni incomplete, versamenti insufficienti o operazioni sospette individuate attraverso l’analisi incrociata delle informazioni. Può riguardare diverse imposte, tra cui IRPEF, IRES, IVA e imposta di registro. Inoltre, dal 2011 l’avviso di accertamento è divenuto esecutivo, consentendo all’Agenzia di agire direttamente con il pignoramento dei beni senza passare dal giudice. Questo significa che, trascorsi i termini di impugnazione, il contribuente può trovarsi improvvisamente con il conto corrente bloccato o la casa sottoposta a ipoteca fiscale.
A fronte di un avviso di accertamento, il contribuente può presentare istanze di autotutela, aderire al procedimento di accertamento con adesione, ricorrere alla giustizia tributaria o, in alcuni casi, attivare le procedure di sovraindebitamento previste dal Codice della Crisi d’Impresa e dell’Insolvenza. Ogni scelta ha pro e contro e dipende dalla specifica situazione economica e finanziaria. Un errore nella gestione della contestazione può avere ripercussioni gravi, rendendo impossibile bloccare le procedure esecutive dell’Agenzia delle Entrate e aumentando il debito con interessi e sanzioni. Si tratta di un atto formale con cui l’amministrazione fiscale contesta la presunta evasione o errata dichiarazione dei redditi, dei tributi o dell’IVA. Questo strumento rientra nell’attività di accertamento tributario e può avere conseguenze rilevanti, sia sul piano economico che su quello patrimoniale.
Negli ultimi anni, i controlli fiscali sono diventati sempre più stringenti, grazie anche all’uso delle nuove tecnologie e all’incrocio dei dati provenienti dalle banche, dall’INPS e da altri enti pubblici. Chi riceve un avviso di accertamento ha tempi limitati per agire e difendersi, motivo per cui è essenziale conoscere le proprie opzioni legali e fiscali.
L’avviso di accertamento si basa su elementi come dichiarazioni incomplete, versamenti insufficienti o operazioni sospette individuate attraverso gli algoritmi dell’Agenzia delle Entrate. Può riguardare diverse imposte, tra cui IRPEF, IRES, IVA e imposta di registro. Inoltre, dal 2011 l’avviso di accertamento è divenuto esecutivo, consentendo all’Agenzia di agire direttamente con il pignoramento dei beni senza passare dal giudice.
A fronte di un avviso di accertamento, il contribuente può presentare istanze di autotutela, aderire al procedimento di accertamento con adesione, ricorrere alla giustizia tributaria o, in alcuni casi, attivare le procedure di sovraindebitamento previste dal Codice della Crisi d’Impresa e dell’Insolvenza. Ogni scelta ha pro e contro e dipende dalla specifica situazione economica e finanziaria.
Ma andiamo ad approfondire con Studio Monardo, i legali specializzati nel difenderti dagli avvisi di accertamento.
Come Funziona Un Avviso Di Accertamento E Come Difendersi Tutto Dettagliato
L’avviso di accertamento è un atto emesso dall’Agenzia delle Entrate per contestare al contribuente un’imposta non pagata o dichiarata in modo errato. Si tratta di un provvedimento amministrativo che determina l’importo da versare, includendo eventuali sanzioni e interessi.
L’avviso di accertamento viene notificato quando l’Agenzia delle Entrate rileva anomalie nei redditi dichiarati, incongruenze nei versamenti o omissioni di pagamento. Può riguardare imposte come IRPEF, IVA, IRES, IMU o altri tributi locali e statali. Con le recenti modifiche normative, l’avviso di accertamento può contenere anche un’intimazione di pagamento, trasformandosi in atto immediatamente esecutivo senza bisogno di ulteriori notifiche.
Il contribuente ha diverse opzioni per difendersi da un avviso di accertamento. Se ritiene che l’importo richiesto sia errato, può presentare un’istanza di autotutela per chiedere la correzione o l’annullamento dell’atto. In alternativa, può fare ricorso alla Commissione Tributaria entro 60 giorni dalla notifica, contestando il provvedimento con adeguata documentazione e motivazioni giuridiche.
È possibile anche avvalersi di strumenti di definizione agevolata, come l’accertamento con adesione, che consente di negoziare con l’Agenzia delle Entrate per ridurre l’importo delle sanzioni e ottenere una soluzione concordata del contenzioso. Se il contribuente non impugna l’avviso né paga l’importo richiesto, l’Agenzia delle Entrate può procedere con il recupero forzoso del debito, attivando pignoramenti su conti correnti, stipendi o beni immobili.
Per evitare conseguenze gravi, è fondamentale esaminare attentamente l’avviso di accertamento e valutare la strategia più conveniente. Un’analisi dettagliata della documentazione fiscale e una consulenza legale possono aiutare a individuare errori formali o sostanziali nell’atto e a costruire una difesa efficace.
Di seguito una tabella riepilogativa delle azioni possibili dopo la notifica di un avviso di accertamento:
Situazione | Azione consigliata |
---|---|
Importo errato o inesatto | Richiesta di autotutela all’Agenzia delle Entrate |
Errori formali nella notifica | Opposizione per vizio di forma |
Importo elevato, ma accettabile | Accertamento con adesione per riduzione delle sanzioni |
Avviso di accertamento esecutivo | Pagamento o ricorso entro 60 giorni |
Mancato pagamento o ricorso | Possibile pignoramento e recupero forzoso |
L’avviso di accertamento è un atto che non può essere ignorato. Se il contribuente riceve una notifica, è essenziale agire tempestivamente per evitare sanzioni aggiuntive e blocchi sui propri beni. In caso di dubbi, è sempre consigliabile rivolgersi a un professionista esperto in diritto tributario per valutare le migliori strategie di difesa.
Cos’è un avviso di accertamento e quando viene notificato?
Un avviso di accertamento è un atto amministrativo con cui l’Agenzia delle Entrate o altri enti impositori contestano a un contribuente una presunta irregolarità fiscale, richiedendo il pagamento di imposte non versate, oltre a sanzioni e interessi. Questo strumento viene utilizzato per recuperare tributi che l’amministrazione ritiene siano stati evasi o dichiarati in modo errato. La notifica di un avviso di accertamento segna l’inizio di una fase in cui il contribuente può contestare l’addebito o cercare una soluzione prima che il debito diventi definitivo e venga avviata la riscossione forzata.
Caratteristiche e finalità di un avviso di accertamento
L’avviso di accertamento è il principale strumento con cui il fisco esercita il potere di controllo sui contribuenti. Questo documento ha lo scopo di correggere errori, omissioni o comportamenti fraudolenti nei confronti del fisco e può essere emesso nei confronti di persone fisiche, imprese, società e professionisti. L’Agenzia delle Entrate emette l’avviso di accertamento dopo aver svolto verifiche sui redditi dichiarati, sui versamenti effettuati e sulla documentazione contabile del contribuente.
L’avviso deve contenere:
- L’indicazione del tributo contestato (IRPEF, IVA, IRES, IMU, ecc.);
- Il periodo d’imposta oggetto di accertamento;
- Il dettaglio delle violazioni contestate e il metodo utilizzato per determinarle;
- L’importo delle imposte, sanzioni e interessi richiesti;
- Il termine per pagare o presentare opposizione;
- Le istruzioni per impugnare l’atto presso la Commissione Tributaria.
Dal 2020, l’avviso di accertamento ha assunto efficacia esecutiva, il che significa che, trascorsi 60 giorni dalla notifica senza opposizione, l’Agenzia delle Entrate può procedere direttamente con la riscossione, senza dover passare per l’iscrizione a ruolo tramite cartella esattoriale. Questo rende ancora più importante per il contribuente agire tempestivamente dopo aver ricevuto l’atto.
Quando viene notificato un avviso di accertamento?
L’avviso di accertamento viene notificato quando l’Agenzia delle Entrate o un altro ente impositore rileva una presunta irregolarità nella dichiarazione dei redditi o nel pagamento delle imposte. Le tempistiche variano a seconda del tipo di tributo e della modalità con cui è stato accertato il debito fiscale.
Termini di notifica
L’avviso di accertamento deve essere notificato entro termini precisi, oltre i quali il debito fiscale si prescrive. I principali termini di notifica sono:
- 5 anni per i tributi locali (IMU, TARI, TASI, ecc.);
- 5 anni per l’IVA e le imposte sui redditi, se il contribuente ha presentato la dichiarazione dei redditi, ma con errori o incongruenze;
- 7 anni per l’IVA e le imposte sui redditi, se il contribuente non ha presentato la dichiarazione;
- 8 anni per le dichiarazioni fraudolente con uso di documenti falsi o operazioni inesistenti.
Se l’Agenzia delle Entrate non notifica l’avviso entro questi termini, il debito si considera prescritto e il contribuente non è più obbligato a pagarlo. Tuttavia, alcuni atti interruttivi, come la richiesta di documentazione o un preavviso di accertamento, possono sospendere il decorso della prescrizione.
Modalità di notifica dell’avviso di accertamento
La notifica dell’avviso di accertamento deve avvenire nel rispetto delle norme previste dal Codice di Procedura Civile. Le modalità di notifica principali sono:
- Raccomandata con avviso di ricevimento → Il contribuente riceve l’atto direttamente a casa. Se non è presente, viene lasciato un avviso per il ritiro presso l’ufficio postale.
- Posta Elettronica Certificata (PEC) → Per le imprese, i professionisti e chi è titolare di partita IVA, la notifica avviene tramite PEC. L’avviso si considera ricevuto anche se la casella di posta è piena o se il destinatario non legge il messaggio.
- Notifica diretta da parte di un ufficiale della riscossione o di un messo comunale → In alcuni casi, un incaricato dell’ente notificante consegna direttamente l’atto.
- Affissione all’albo pretorio → Se il contribuente è irreperibile, l’atto può essere depositato presso la casa comunale e pubblicato all’albo pretorio. In questo caso, la notifica è considerata valida anche se il contribuente non ne viene a conoscenza.
Dopo la notifica, il contribuente ha 60 giorni di tempo per:
- Pagare quanto richiesto (eventualmente beneficiando di una riduzione delle sanzioni in caso di adesione);
- Impugnare l’atto presentando ricorso alla Commissione Tributaria Provinciale;
- Richiedere un accertamento con adesione, per cercare un accordo con l’Agenzia delle Entrate e ottenere una riduzione dell’importo dovuto.
Se il contribuente non fa nulla entro il termine di 60 giorni, l’avviso diventa definitivo e l’ente impositore può procedere direttamente con la riscossione coattiva tramite pignoramento di conti correnti, stipendio, pensione o immobili.
Come difendersi da un avviso di accertamento
Se il contribuente ritiene che l’avviso sia errato o infondato, può contestarlo con diversi strumenti:
- Istanza di autotutela → Se l’avviso contiene errori evidenti (ad esempio, un pagamento già effettuato non considerato), è possibile chiedere all’Agenzia delle Entrate di correggerlo senza dover fare ricorso. L’istanza non sospende i termini per il ricorso, quindi è consigliabile agire su entrambi i fronti.
- Accertamento con adesione → Questa procedura permette di negoziare con l’Agenzia delle Entrate una riduzione dell’importo dovuto, evitando il ricorso. Se il contribuente accetta, ottiene uno sconto sulle sanzioni e può rateizzare il pagamento.
- Ricorso alla Commissione Tributaria → Se l’accertamento viene contestato formalmente, il contribuente deve presentare un ricorso entro 60 giorni, allegando documenti e prove che dimostrino l’illegittimità della richiesta fiscale.
Conclusione
L’avviso di accertamento è un atto con cui l’Agenzia delle Entrate notifica al contribuente una presunta irregolarità fiscale, imponendo il pagamento di imposte, sanzioni e interessi. Può essere emesso per errori nella dichiarazione dei redditi, per omessi versamenti o per discrepanze rilevate nei controlli fiscali. Una volta notificato, il contribuente ha 60 giorni per pagare, contestare l’atto o cercare un accordo con l’ente impositore. Ignorare l’accertamento comporta l’avvio della riscossione forzata, con possibili pignoramenti o altre azioni esecutive. Per questo motivo, è fondamentale agire tempestivamente e valutare con attenzione la strategia migliore per evitare conseguenze gravi.
Perché viene emesso un avviso di accertamento? Tutti I Motivi
L’Agenzia delle Entrate emette avvisi di accertamento in presenza di irregolarità fiscali, tra cui:
– Redditi non dichiarati: Se vi sono discrepanze tra quanto dichiarato e quanto risultante dai controlli incrociati. Questo può accadere, ad esempio, quando il contribuente omette di dichiarare redditi derivanti da locazioni immobiliari, attività commerciali in nero o investimenti all’estero non segnalati. L’Agenzia può incrociare i dati bancari e quelli contenuti nel Registro dei Contratti di Locazione per individuare eventuali anomalie. Inoltre, negli ultimi anni, con l’introduzione della fatturazione elettronica e dell’invio telematico dei corrispettivi, l’Agenzia delle Entrate è in grado di monitorare in tempo reale le transazioni economiche, individuando eventuali incongruenze tra i ricavi dichiarati e quelli effettivi. L’evasione fiscale legata ai redditi non dichiarati può derivare anche dall’uso di metodi di pagamento non tracciabili, come il contante, o da compensazioni illecite tra crediti e debiti fiscali. Gli accertamenti possono partire anche da segnalazioni anonime o da controlli incrociati tra diverse banche dati, comprese quelle relative ai conti correnti e ai movimenti finanziari internazionali Un altro elemento che può generare un avviso di accertamento riguarda il cosiddetto redditometro, un algoritmo che confronta le spese sostenute dal contribuente con i redditi dichiarati, evidenziando eventuali discrepanze. Se il contribuente sostiene spese elevate rispetto al reddito dichiarato, può scattare un accertamento basato sulla presunzione di un maggior reddito non dichiarato. In questi casi, è fondamentale fornire prove documentali per giustificare la provenienza delle risorse utilizzate.
– Costi indeducibili: Se l’amministrazione contesta la deducibilità di alcune spese aziendali. È frequente che le imprese inseriscano nelle dichiarazioni fiscali costi non inerenti all’attività, come spese personali mascherate da costi aziendali. L’Agenzia può contestare la natura di tali spese sulla base di documentazione incompleta o incongruenze rispetto al volume d’affari dichiarato.
– Operazioni inesistenti: Quando vengono segnalate fatture false o operazioni non reali. Questa tipologia di accertamento è particolarmente frequente nelle verifiche nei confronti delle imprese che operano in settori ad alto rischio, come l’edilizia, il commercio all’ingrosso, la logistica e l’import-export. In molti casi, tali operazioni sono finalizzate a gonfiare i costi aziendali, abbattendo l’utile imponibile e riducendo il carico fiscale. L’Agenzia delle Entrate utilizza strumenti digitali avanzati per tracciare le transazioni e identificare schemi fraudolenti, avvalendosi dell’incrocio di dati tra fatture elettroniche, dichiarazioni IVA e conti bancari Le fatture false possono essere emesse da società inesistenti, cosiddette “cartiere”, che non svolgono alcuna attività economica ma servono esclusivamente a generare costi fittizi. In altri casi, le operazioni inesistenti riguardano la sovrafatturazione tra aziende collegate per spostare profitti o simulare costi inesistenti. Le sanzioni per chi utilizza fatture false sono molto severe e possono sfociare in procedimenti penali, con pene che arrivano fino a sei anni di reclusione ai sensi del D.Lgs. 74/2000 Un altro aspetto rilevante riguarda le operazioni triangolari, spesso utilizzate per mascherare esportazioni fittizie o evadere l’IVA. Queste operazioni possono essere individuate grazie ai nuovi strumenti di controllo fiscale dell’Agenzia, come lo spesometro e il reverse charge, che consentono di tracciare i flussi di denaro e identificare transazioni sospette. Il contribuente che viene coinvolto in un’accusa di operazioni inesistenti deve essere pronto a dimostrare la reale esistenza delle transazioni, fornendo documentazione dettagliata come contratti, bolle di accompagnamento e pagamenti tracciabili.
– Omessi versamenti IVA o altre imposte: In caso di mancato pagamento dell’IVA dovuta, l’Agenzia delle Entrate può rilevare l’anomalia attraverso i modelli F24 e l’incrocio con le dichiarazioni periodiche IVA. L’omesso versamento può derivare anche da errori contabili o difficoltà finanziarie dell’azienda, ma in ogni caso può comportare l’emissione di un avviso di accertamento con applicazione di sanzioni e interessi L’utilizzo dell’intelligenza artificiale da parte dell’Agenzia delle Entrate ha reso i controlli più efficaci, permettendo di individuare anomalie con maggiore precisione. Grazie agli strumenti di data mining e machine learning, l’Agenzia può analizzare in tempo reale le dichiarazioni dei redditi, confrontarle con i dati disponibili su altre piattaforme fiscali e segnalare i soggetti a rischio per accertamenti più approfonditi. I contribuenti devono quindi prestare la massima attenzione nella compilazione delle dichiarazioni, perché anche un semplice errore può attivare una procedura di accertamento.
Come difendersi da un avviso di accertamento?
Difendersi da un avviso di accertamento è possibile, ma richiede un’azione tempestiva e ben motivata. Un avviso di accertamento è un atto con cui l’Agenzia delle Entrate o altri enti fiscali contestano una presunta irregolarità nei versamenti delle imposte e richiedono il pagamento di somme aggiuntive, comprensive di sanzioni e interessi. Se il contribuente ritiene che l’accertamento sia errato o ingiustificato, può presentare opposizione seguendo una procedura ben precisa.
Il primo passo è analizzare attentamente l’avviso ricevuto. È fondamentale verificare la correttezza delle contestazioni, controllando se l’importo richiesto è stato calcolato in modo corretto e se le deduzioni, detrazioni o altri elementi dichiarati sono stati presi in considerazione. Spesso, l’Agenzia delle Entrate basa l’accertamento su presunzioni o su dati parziali, quindi il contribuente ha il diritto di contestare eventuali errori.
Se si ritiene che l’accertamento sia errato, il contribuente ha diverse possibilità di difesa:
- Presentare un’istanza di autotutela → Se l’avviso contiene errori evidenti, come un calcolo sbagliato o la mancata considerazione di pagamenti già effettuati, è possibile chiedere all’Agenzia delle Entrate di correggere l’atto senza dover avviare un contenzioso. L’autotutela non sospende i termini per l’impugnazione, quindi è consigliabile presentare il ricorso nei tempi previsti mentre si attende la risposta.
- Richiedere l’accertamento con adesione → Questo strumento consente di avviare un confronto con l’Agenzia delle Entrate per ridurre l’importo contestato. Se si raggiunge un accordo, si ottiene uno sconto sulle sanzioni e si evita il ricorso.
- Presentare ricorso alla Commissione Tributaria Provinciale → Se l’accertamento non viene annullato o ridotto in via amministrativa, il contribuente può fare ricorso entro 60 giorni dalla notifica. Il ricorso deve essere motivato e supportato da documenti che dimostrino l’erroneità dell’accertamento. Se l’importo richiesto supera i 50.000 euro, è obbligatorio tentare la mediazione tributaria prima di avviare il processo.
Durante il ricorso, il contribuente può chiedere la sospensione della riscossione, per evitare che l’Agenzia delle Entrate proceda con il recupero forzato delle somme richieste. Se il ricorso viene accolto, l’accertamento viene annullato o ridotto; se viene respinto, si può impugnare la decisione davanti alla Commissione Tributaria Regionale e, in ultima istanza, alla Corte di Cassazione.
Se il contribuente non impugna l’accertamento entro i termini previsti, l’atto diventa definitivo e l’Agenzia delle Entrate può avviare la riscossione coattiva, tramite cartelle esattoriali, pignoramenti o fermi amministrativi.
Un’alternativa al contenzioso è la rateizzazione del debito, che può essere richiesta anche dopo la notifica dell’accertamento, consentendo di pagare in più tranche anziché in un’unica soluzione.
In sintesi, per difendersi da un avviso di accertamento è essenziale agire in tempi rapidi, valutando la possibilità di presentare un’istanza di autotutela, avviare una trattativa con l’Agenzia delle Entrate o ricorrere alla giustizia tributaria. Ignorare l’accertamento può portare a conseguenze gravi, come l’avvio di procedure esecutive e l’applicazione di ulteriori sanzioni. Per questo motivo, è sempre consigliabile consultare un professionista per individuare la strategia più efficace.
Quando conviene aderire alla definizione agevolata?
Negli ultimi anni, il legislatore ha introdotto diverse misure di definizione agevolata, come il saldo e stralcio o la rottamazione delle cartelle. Accettare una definizione agevolata può essere conveniente se le somme richieste sono effettivamente dovute e non si hanno elementi per contestarle. Tuttavia, è essenziale valutare attentamente le implicazioni finanziarie, le possibilità di rateizzazione del pagamento e le condizioni specifiche previste dalle normative in vigore.
La rottamazione delle cartelle permette di pagare solo l’importo del debito originario senza l’aggiunta di sanzioni e interessi di mora, mentre il saldo e stralcio prevede una riduzione ulteriore dell’importo dovuto per i contribuenti che si trovano in condizioni economiche difficili. Questi strumenti rappresentano un’opportunità importante per regolarizzare la propria posizione fiscale, evitando ulteriori azioni esecutive da parte dell’Agenzia delle Entrate-Riscossione.
Tuttavia, è necessario verificare se si rientra nei requisiti richiesti per accedere alle agevolazioni e considerare che, una volta accettata la definizione agevolata, il contribuente è vincolato al pagamento dell’importo residuo secondo il piano prestabilito. Il mancato rispetto delle scadenze previste comporta la decadenza dal beneficio e il ripristino del debito originario con l’applicazione di sanzioni e interessi.
Per questo motivo, prima di aderire a una definizione agevolata, è consigliabile effettuare un’analisi approfondita della propria situazione finanziaria e valutare con un professionista le migliori strategie di gestione del debito fiscale, evitando scelte affrettate che potrebbero aggravare la propria posizione economica nel lungo termine.
Hai ricevuto un avviso di accertamento? Fatti aiutare da Studio Monardo, gli avvocati esperti in cancellazione debiti con l’Agenzia Entrate Riscossione
L’Avvocato Monardo coordina un team di avvocati e commercialisti esperti in diritto bancario e tributario su tutto il territorio nazionale, offrendo consulenza e assistenza personalizzata a privati, professionisti e imprese. Grazie alla sua competenza nella gestione delle controversie fiscali e tributarie, è in grado di individuare le strategie più efficaci per la tutela del contribuente e la riduzione del contenzioso con l’Agenzia delle Entrate.
La sua competenza nella gestione delle crisi da sovraindebitamento, riconosciuta dal Ministero della Giustizia, lo rende un punto di riferimento per chi affronta difficoltà economiche e fiscali. Assiste i contribuenti nel trovare soluzioni concrete per la rinegoziazione del debito, evitando le conseguenze più gravi delle procedure esecutive, come pignoramenti e ipoteche.
Attraverso la sua attività nell’ambito degli OCC (Organismi di Composizione della Crisi), l’Avvocato Monardo supporta cittadini e imprese nell’accesso alle procedure di esdebitazione previste dal Codice della Crisi d’Impresa e dell’Insolvenza (D.Lgs. n. 14/2019).
Vuoi difenderti da un avviso di accertamento? Fatti aiutare da Studio Monardo, gli avvocati esperti in avvisi di accertamento
Se hai ricevuto un avviso di accertamento, non aspettare! Il tempo è fondamentale per difendersi efficacemente. Più si tarda, maggiori sono le possibilità che l’Agenzia delle Entrate proceda con misure esecutive, come il pignoramento di conti correnti, stipendi o immobili. Ogni giorno che passa senza una reazione adeguata può complicare la situazione e limitare le opzioni di difesa.
Contatta ora un avvocato esperto per una consulenza personalizzata, in modo da valutare tutte le possibili strategie per opporsi all’accertamento o ridurre il debito. Un’azione tempestiva può fare la differenza tra una soluzione vantaggiosa e un’esposizione finanziaria difficile da gestire. Non lasciare che il tempo giochi contro di te: proteggi i tuoi diritti prima che sia troppo tardi.
Per maggiori informazioni e richiedere un primo supporto, qui tutti i nostri riferimenti del nostro studio legale che ti difende dagli avvisi di accertamento.